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CRONACHE CAMPIONATO 1914-15 - Pagina Semif. |
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| Stagione 1914-15 | Cronache Girone | Cronache Semifinali | Cronache Finali | Extra | Campionato | Tabellini | Giocatori | ||||||
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LA TROPPO DURA SCONFITTA SUBITA DALLA JUVENTUS A GENOVA. Genoa batte Juventus 4 – 0. Genova, 10. La sconfitta subita in campo genoano dall’ undici juventino, sceso nella superba con qualche velleità di conquista non proprio recondita, è grave e certamente sproporzionata, nell’ esito numerico, alla differenza che distingue l’undici vittorioso del Genoa dal plotone torinese. Nonostante ciò si può sicuramente affermare che il match odierno superò ogni migliore attesa e se la sfortuna si fosse un po’ meno accanita nel primo tempo contro gli striscioni torinesi, certo la gara – che aveva già per natura sua i massimi caratteri della velocità, della spigliatezza di assieme e della combattività vivace e tecnica – sarebbe assurto a dignità di una grande contesa e, impegnando più a fondo il Genoa, avrebbe dato modo di stabilire un più preciso raffronto fra i due teams combattenti e di dedurre più sicure previsioni per la lotta futura che involgerà anche i campioni d’Italia. Se mancò il grande scontro, vi fu però un match che soddisfece ad usura le esigenze del folto pubblico genoano, ormai specializzato in fatto di foot-ball. UNA JUVENTUS NUOVO STILE. La Juventus nuovo stile è senza dubbio una bella e salda unità. Oggi le facevano particolare difetto la mancanza di Dalmazzo, che valse da sola a slegare e sconnettere tutto l’assetto rendendolo nullo proprio nel culminar delle azioni decisive iniziate di lontano e portate con un giuoco deciso, veloce e scapigliato sin sulla porta difesa da Rolla, e la cattiva giornata di Varalda: l’insufficienza dell’ half juventino lasciò via libera da un lato al pronunziarsi e al concretarsi del serrato e forte attacco genoano. In formazione compatta e in giornata più felice, la Juventus avrebbe innalzato dinnanzi al Genoa una barriera non tanto facilmente sormontabile e la vittoria non dubbia del genovesi – data la netta e sensibile supremazia nel severo ordine tecnico – sarebbe stata assai più limitata. Un rapido esame della squadra vinta trova buona la difesa, ben inquadrata sul trio Baldi-Bigatto-Faroppa. Il portiere, il bravo “Pony” ebbe poi modo di prodigarsi ebbe poi modo di prodigarsi in parate veramente classiche toccando ancora una volta quella fama di virtuoso difensore della porta che venne sciupata una volta e purtroppo con conseguenze indistruttibili in un disgraziato incontro internazionale disputato a Torino. Della coppia dei terzini il migliore per correttezza e precisione di giuoco fu l’ex novarese. Bigatto è ancora troppo sbandato e un po’ falloso nelle melèe. La linea mediana rimase in campo, nella sua reale formazione, soltanto nel primo tempo, poiché nella ripresa l’ottimo Bona vista ormai perduta la partita corse a rinfrancare l’attacco. Noi crediamo che se la mossa del tarchiato juventino non fosse stata ritardata di tanto, un esito un po’ diverso avrebbe avuto la partita stessa. La presenza in prima linea di Bona diede coesione e maggiore forza di penetrazione a tutto l’attacco e spinse incursioni rapide e decise fino alla rete di Rolla, sciupandole purtroppo di poi in tiri imprecisi che fecero mancare sicuri goals persino a porta indifesa. Ma, chiusa la breve parentesi, dei tre uomini della linea di sostegno il migliore fu Boglietti II. Infaticabile, pronto e preciso, in un giuoco largo di distribuzione del pallone e nel sostenere quasi da solo tutto il furioso contrattacco avversario; Bona a lato gli fu buon compagno. Varalda dall’ altro mancò completamente al compito suo. L’attacco svolgente fino all’ esasperazione una trama unica di assalto basato sulle incursioni velocissime e travolgenti, mancò, come già accennammo al risultato, soprattutto per l’assenza di un uomo che potesse raccogliere e coordinare le azioni dei due binomi di destra e di sinistra. In ogni modo agli avanti torinesi non difetta la sicurezza nel palleggio e la rapidità di azione. IL GENOA PARI ALLA SUA FAMA. Il Genoa fu senza alcun dubbio in una giornata ottima. Vorremmo dire eccezionale, facendo una lodevolissima eccezione per quello che tocca da vicino il punto ordinariamente più debole di tutto lo squadrone rosso-bleu. Anche la linea mediana, il lamentato tallone d’Achille della equipe curata da mister Garbutt fu sul terreno soffice ed asciutto sicurissima e fiera della riconquistata efficienza sua. Sentendosi fin dai primi approcci dell’ impetuoso scontro ben salda e unita, si prodigò fino all’ esaurimento in un gioco brillante nel quale tutti emersero: il tarchiato Magni con un giuoco di testa preciso e con rimandi forti, sicuri e ben calcolati nel quale cercava di curare, più che gli fosse possibile e che gli consentisse il suo giuoco ordinariamente sbandato, la distribuzione del pallone agli avanti. Il minuscolo Pella al quale difetta solo la statura per essere un ottimo half; il modesto e valente Leale che cela come ape laboriosa l’indefesso suo lavoro sotto le apparenze di un giuoco per lui facile e piano. E, trovato buono ciò che ordinariamente non lo è, il resto della squadra rese quanto ordinariamente dà. Dunque, pressoché insormontabile l’estrema difesa, ora chiusa meraviglia anche sull’ estremo vertice con un portierino agilissimo, energico e sicuro nella presa; buona nell’ attacco, nel quale permane ancora – e permarrà finché qualcuno che in effetto ingombra o slega le azioni più piane e facili non ne sarà tolto – un piccolo enigma: una risultante cioè minima, povera, intisichita di forze, magnificamente chiusa in un quintetto di uomini rotti a tutte le malizie del giuoco ed in effetto tra i migliori forwards nostri e che dovrebbero combinare attacchi assolutamente insostenibili per le più chiuse ed agguerrite difese. IL GIUOCO. L’ouverture dell’ incontro è fatta su di una impetuosa discesa dei genoani che serrano di un fitto assedio la rete di Faroppa. E Baldi, nell’ assillo della difesa, arresta, con uno di quei falli infantili che non trovano difensori neppure in chi li commette, la palla con la mano. De Vecchi non manca il penalty e così al 2.o minuto il Genoa è subito in vantaggio. La Juventus si scuote ed argina contrattaccando audacemente la continua minaccia rosso-bleu. Al 35.o minuto, dopo che “Pony” ha di già infranto con un plongeon ardito un fine e pericoloso lavoro di dribbling intessuto da Sardi e Santamaria portato fin presso la rete, Benvenuto, raccogliendo il debole rimando, infila di sorpresa la rete torinese. Nella ripresa vi è un maggiore equilibrio di forze. Gli juventini sono un po’ demoralizzati dal duplice insuccesso e giuocano senza troppa convinzione. Si rianimano quando vedono più facile la via di accesso all’ estrema area avversaria. Allora attaccano con foga ma mancano in facili occasioni; mentre Sardi al 7.o minuto non sciupa un preciso traversone di Mariani e Magni segna per la quarta e ultima volta otto minuti appresso riprendendo una palla, sgusciata da una melèe provocata da un corner, e infilandola dritta dritta nella porta di Faroppa. Verso il finish il Genoa torna ad un netto sopravvento e allora l’estrema difesa torinese argina di forza, provocando qualche grido ostile della folla. Pedroni che si lasciò sfuggire con qualche offside anche qualche fallo abbastanza grave – disse lui per non guastare la continuità del giuoco – fischiò però poco dopo il termine della brillante e movimentatissima gara. Fu però arbitro energico e coscienzioso ed il risultato dell’ incontro, per quanto riesca un po’ ostile agli sfortunati juventini; non ha di certo subito alcuna influenza d’ordine … arbitrale. Franco Scarioni. Gazzetta dello Sport – 11 Gennaio 1915, Milano.......................................................................................................
Note regolamento: Il portiere non poteva “portare la palla” cioè fare più di quattro passi con il cuoio in mano senza farlo rimbalzare a terra. Il portare la palla e la trattenuta a terra erano sanzionati con una punizione a due tocchi in area. Il portiere poteva essere caricato e anche spinto dentro la porta quando aveva in mano la palla. Il “disastro Faroppa” avvenne a Torino nel 1912 in Italia – Francia 3-4. Faroppa, dimostratosi pauroso di fronte alle cariche francesi, non custodì a dovere la porta italiana subendo delle reti alquanto evitabili. De Prà un decennio dopo venne premiato con una medaglia per il valore dimostrato contro la furia degli spagnoli. Note: Scarioni era un giornalista di Milano, appassionato di calcio (fu segretario della Federazione), nuoto e pugilato. Capitano d’aviazione a 34 anni venne abbattuto a Vicenza nel 1918. Una squadra di calcio e una piscina di Milano portano il suo nome.
FOOT-BALL. CAMPIONATO ITALIANO. Genoa batte Juventus 4 – 0. La prima giornata delle semifinali, a Genova, è stata favorita da una bellissima giornata. Il pubblico è quindi accorso numeroso ad assistere alla partita fra il Genoa e la Juventus, che si annunciava molto interessante. Diciamo subito che la partita sarebbe riuscita assai più interessante, dal lato tecnico, sol che i genovesi non avessero giuocato, a tratti, con troppa confidenza. Così ci parve, così credemmo riscontrare. E’ certo, comunque, che i genovesi avrebbero potuto e saputo giuocare meglio. Perché i quattro goals a zero hanno uno scarso valore sulla impressione fornita dal giuoco della Juventus. Il Genoa, in altri termini e secondo il nostro modestissimo parere, si sarebbe trovato a mal partito, se invece di giuocare a Genova avesse giuocato a Torino. Questa è l’impressione che, a più riprese, ci ha fatto il giuoco veloce degli uomini di Torino. Sicuro. Eppure la Juventus era incompleta; cioè, mancandone uno ha dovuto posporre i propri giuocatori. Il Genoa invece si è presentato nella migliore formazione con la quale disputò le eliminatorie. Mancava di Berardo. Ma, dato che questa unità è assai a corto di allenamento, che neanche il match d’oggi avrebbe potuto metterlo “au point” la sua assenza ha avuto un peso assai relativo sulla bilancia. Chi mancò completamente, o quasi al suo compito, fu Magni, il centro della spina dorsale del Genoa. Fu svogliato, troppo, o troppo poco allenato – dopo le feste – oppure stanco? Non sappiamo. Fatto si è che fu di pochissimo rendimento: a volte, anzi, ingombrante. La difesa fu all’ altezza del suo compito, così come il piccolo Pella, addirittura straordinario ed esasperante per colui che l’aveva… fra i piedi. Bene pure Walsingham e Benvenuto; lento, sul principio, il Sardi, troppo farraginoso sul finire. Santamaria sacrificato; Mariani s’impressionava del backs. I torinesi, per quanto sconfitti, come dicemmo innanzi, si sono battuti in modo tale che se fossero stati in casa loro avrebbero potuto sperare anche alla vittoria. La partita s’inizia alle 15 precise. I genoani attaccano fulminei, tanto fulmineamente che dopo 19 secondi obbligano i torinesi in corner, dal quale questi si salvano. Gli juventini si tolgono tosto la benda dagli occhi e a questa raffica cercano di far fronte. Non lo possono ancora: nella disperata difesa nell’ area di rigore commettono un fallo di mano, che viene punito. Il calcio di rigore è, al 6.o minuto, mutato in goal da De Vecchi, fra un subisso di applausi. Oh! Ecco finalmente le velocissime ali torinesi volare verso la porta di Rolla. Pareggiano, stanno per pareggiare. No, De Vecchi è pronto a sventare. Casanova rimanda con certi colpi di testa che sembrano i più invidiati rimandi. Ma la Juventus è ormai sveglia e spinge: salvo qualche velocissima incursione rosso-bleu essa incalza e mantiene per un certo periodo di tempo l’offensiva. Il pubblico però incita i beniamini alla riscossa e questi ubbidiscono. Ed è così che al 37.o minuto Sardi segna il secondo punto. Il primo tempo termina con due goals a favore del Genoa e zero per i torinesi. Nel secondo tempo sono ancora i rosso-bleu che segnano con Sardi al 7.o minuto. Al 16.o minuto Santamaria porta a quattro i goals del Genoa e poi non si segna più. Sul finire abbiamo una ripresa rabbiosa dei torinesi, nei quali è evidente l’intenzione di segnare almeno un goal. Non riescono. Ricordiamo, anzi, un magnifico tiro, improvviso dell’ ala sinistra, il quale suscita un po’ di apprensione. Ma Rolla ferma con una straordinaria semplicità e prontezza sulla punta delle dita e lo scaraventa lontano. Se non è passato questo, non ne potevano certamente passare altri. Arbitro attentissimo e imparziale l’avv. Pedroni. FREEKICK Il Secolo XIX – 11 Gennaio 1915, Genova ...............................................................................................................
UNA BELLA VITTORIA DEL GENOA nella prima semi-finale del campionato italiano di foot-ball. La prima giornata delle semifinali di campionato italiano di foot-ball, ci ha fatto assistere sulla elegante pelouse di via del Piano ad una partita vivacemente combattuta. Il Genoa club, contrapposto alla Juventus di Torino - l'undici che veniva a noi con ben fieri propositi di affermazione - ha fatto rifulgere ancora una volta tutte le belle doti che si racchiudono nello squadrone rosso-bleu. Gli elementi che lo compongono, sono tutti indistintamente ottimi; la squadra lascia pieno affidamento che anche attraverso le difficili prove del girone delle semifinali potrà avanzare fino ad assicurarsi un posto tra la limitata cerchia celle elettissime che scenderanno in campo per la finale. La partita d'ieri, disputata con tanta padronanza sugli avversari, che rappresentano un grave pericolo per tutte le concorrenti, è la riprova della fondatezza delle nostre considerazioni. Il Genoa infatti è veramente forte per gli elementi che lo compongono, e se si considera che la squadra dovrà necessariamente consolidarsi nel susseguirsi di incontri difficili, si deve a rigor di logica concludere che il successo finale non dovrebbe mancare. La Juventus, nel suo giuoco tutto brio, ed animazione, senza sviste né allentamenti, è apparsa una bella equipe, bene inquadrata, degna di contrastare il passo degli avversari. Ma ha dovuto piegare di fronte alla forza superiore dei rosso-bleu, che dispongono di giuocatori di classe, coi quali possono colmare quelle lacune che di quando in quando si aprono nello svolgersi dell' azione, per la imperfetta inquadratura della squadra. Il Genoa si è imposto fin dall' inizio con un nutrito assalto alla porta torinese, sconvolgendo le file difensive, tutte tese in un febbrile lavoro di rimando. Ma i nostri, in seguito ad un penalty, segnano al 6° minuto con De Vecchi. E l'affermazione si delinea maggiormente con un secondo punto che Benvenuto assicura alla squadra al 38° minuto con un magistrale tiro nell' angolo della rete. Nella ripresa il giuoco si profila più aperto nei due campi; ma il Genoa si avvantaggia e rende più netta la vittoria della giornata. Al 7° minuto Sardi corona una brillante e velocissima discesa deviando deviando il ball nella rete. Gli juventini sono messi in corner al 15.o minuto, e dal calcio d'angolo Magni trae un nuovo punto per i rosso-bleu. Così il Genoa si afferma con quattro goals a zero. Arbitro Pedroni di Milano. Le squadre erano così composte: GENOA CLUB: Rolla - Casanova, De Vecchi - Pella, Magni, Leale - Walsingham, Sardi, Benvenuto, Santamaria, Mariani. JUVENTUS F.B.C.: Faroppa - Baldi, Bigatto - Varalda, Boglietti II, Bona - Goggio, Soldano, Giriodi, Lora, Boglietti I. Alla Juventus mancava il Dalmazzo ed il Genoa era privo di Berardo. Il Caffaro – 11 Gennaio 1915, Genova ....................................................................................................................
RISULTATI DELLA PRIMA GIORNATA DELLE SEMIFINALI DI CAMPIONATO. I. GRUPPO. GENOA 4 JUVENTUS 0. Sino dai primi momenti il Genoa è subito all’ attacco e Baldi fermando nell’ area di rigore la palla con la mano da adito a De Vecchi di segnare il primo punto su penalty. La Juventus è mancante di Dalmazzo e perciò l’attacco è un po’ slegato; però portano dei buoni attacchi e delle volte mettono anche a repentaglio la rete genoana difesa magnificamente da Rolla. In una bella discesa fra Sardi e Santamaria, Faroppa su plongeon può rimandare; ma Benvenuto riprendendo può infilare la rete juventina per la seconda volta. Il primo tempo finisce con 2 a 0. Nella ripresa Bona passato all’ attacco dà maggiore coesione agli avanti della Juventus; con tutto ciò un bel traversone di Mariani, ripreso al 7’ minuto da Sardi frutta il 3.o goal. In una melèe Magni riprendendo la palla segna irremissibilmente per la quarta volta. La Juventus attacca ora con più foga ma non può segnare per la salda difesa genoana e per troppa precipitazione. La fine vede nuovamente il Genoa minaccioso all’ attacco. Il Piccolo di Genova – 11 Gennaio 1915, Genova......................................................................................................
01° Giornata - 10 Gennaio 1915 Genoa - Juventus 4 - 0; Casale - Venezia 2 - 1. Classifica: Genoa e Casale 02; Juventus e Venezia 0.
GENOA – VENEZIA 3 – 0. Venezia, 17 – Lo squadrone genoano benché sia sceso a Venezia mancante del portiere e di un secondo giocatore, ha impressionato assai i veneziani per la potenza dimostrata nella linea di attacco ed in quella dei terzini, uno dei quali, il Casanova, è apparso dolorante per una contusione ad un piede. Egli però ha resistito accanto all’ impareggiabile De Vecchi fino a pochi minuti prima della fine del match. E per quanto il giuoco non sia stato svolto nel migliore dei modi specie dagli avanti veneziani, oggi non certo in felice giornata, anche per la cocciutaggine deplorevole del Piccoli che non ha quasi mai voluto impegnarsi; però sono state ammirate alcune belle combinazioni ed il pubblico non ha lesinato gli applausi ai cortesi ospitati e gli incitamenti ai propri beniamini. Ma dinnanzi ad una superiorità indiscussa dei genovesi poche speranze si potevano nutrire e l’esito di tre goals a zero dice appunto che i calciatori della superba erano ben degni della vittoria conquistata. Si potrebbe aggiungere che essi avrebbero potuto segnare di più, ma se si pensa alla energica difesa opposta dai coraggiosi concittadini, occorre convenire che anche questi avevano diritto di non avvilirsi nel confronto e potevano tentare, come tentarono qualche volta, la via del goal. La cronaca del match si può riassumere in pochi tratti rilevando un ardimentoso inizio di giuoco dei veneziani che costrinsero subito in corner, ma senza risultato, i bravi genovesi. Questi dopo un gioco di saggio presero subito il sopravvento obbligando a loro volta in corner i veneziani e marcando al 25° minuto, dopo una bella serie di attacchi, per merito di Santamaria. Dieci minuti dopo il secondo punto è segnato per il Genoa dal valoroso Berardo con un tiro abbastanza da lontano non proprio imparabile. In questo primo tempo si segnarono due corner contro i genovesi e cinque contro i veneziani. La ripresa non fu troppo brillante ……………..squadra concittadina di avere il merito di …. Due volte in corner i genovesi …. Volta di seguito tre in favore….. al 40.o minuto, dove, dopo una intricata melèe dinnanzi alla porta veneziana, Santamaria segna l’ultimo punto per la sua squadra…… ben meritato la sua vittoria… della quale ha ….. Berardo, Santamaria. Dei concittadini ….. Dorigo II e (la pagina è rovinata). Gazzetta dello Sport – 18 Gennaio 1915, Milano ......................................................................................................
02° Giornata - 17 Gennaio 1915 Venezia - Genoa 0 - 3; Juventus - Casale 4 - 2. Classifica: Genoa 4; Casale e Juventus 02; Venezia 0.
Il Genoa sbaraglia la Campione d’Italia. La stella cadente. GENOA BATTE CASALE CON 3 GOALS A 0. Genova, 7 febbraio. Nella mattinata il vento di tramontana ha spazzato di ogni nuvolaglia il cielo, preparando una giornata ventosa e soleggiata ed un buon terreno di giuoco. Non si poteva certo prevedere tanto dopo un manto uggioso e devastato da una pioggia fitta e cattiva. Il tanto atteso incontro non doveva decidere soltanto di finaliste, ma risolvere anche una questione di vita fra due delle nostre maggiori squadre, ha dunque avuto impreviste e ottime condizioni di tempo e di campo. Non è dunque il caso di elevare particolari riserve per lo stato speciale del campo né di connettervi le risultanze del match. Stabilita la regolarità dello scontro per quel che riguarda il terreno, conviene senz’altro confermarlo anche per ciò che concerne lo svolgimento di tutta la partita. E nelle insolite condizioni di xxità che per stranezza di sorte sono xxx patrocinare uno di quei duelli xxivi dove si corre sempre sui confini dell’ irregolarità e assai spesso questi xxarcano, rimane dominante la netta affermazione del Genoa. Lo stesso risultato numerico che è più significativo nella sua consistenza xxxnetica non è affatto sproporzionato al merito dei vittoriosi né a quelle che dovevano essere le risultanze vere dell’ incontro. La discussa questione di superiorità e vita che si combatteva con ardore da due forti avversari ha finito per avere la sua più logica, più naturale conclusione. Vi è nei termini numerici dell’ affermazione genoana il compenso più alto e più giusto, e poiché ben poche volte il numero dei goals segnati in una partita di foot-ball segna con matematica precisione il prevalere di uno dei contendenti è bene mettere in giusto risalto l’eccezione odierna. Quello che oggi è apparso sul campo di Marassi è stato un Genoa soprattutto unito: un Genoa insospettato per potenza e fusione di linee, per sano amalgama. Non ci arrischiamo ancora a nominarlo “il più forte”, perché nulla c’è di più relativo nella caotica vita calcistica dell’ efficienza e della buona sorte di una squadra. LA NUOVA FORZA DEI GENOANI. Perché da un po’ di tempo a questa parte ci troviamo dinanzi ad un’ unità che migliora di volta in volta e che è (nonostante i piccoli mutamenti di linea pericolosi anche quando sono minimi per una squadra che sta cercando con affanno il suo migliore assetto) un plotone sempre più saldo e omogeneo, ci affrettiamo subito a rimarcare il primato, pressoché assoluto, dei rosso-bleu. Fin d’ora prevediamo quanta xxx avrà nelle ultime gare il Genoa ormai avviato su una facile via di affermazioni e che sembra il più pronto ad afferrare quella eredità che il Casale ha dovuto oggi cedere rinunziando ormai al massimo titolo. La squadra che oggi il Genoa Club ha messo in campo teneva in porta il prode milanese, il lungo Lissone, ex difensore della rete del Roman; portava al centro della linea mediana Sardi e, al comando dell’ attacco, Berardo. E’ stato un vero sovvertimento dell’ intiera squadra, ma uno spostamento intelligente per nulla arrischiato se non per quel che doveva riguardare, davvicino, la prima linea. Poiché dietro a quella salda barriera innalzata dall’ impenetrabile duo Casanova – De Vecchi, ogni portiere xxx appena dall’ aurea mediocrità xxxro posto e, dinnanzi ai due terzini genoani, il giuoco di half scapigliato basato tutto all’ azione di offensiva come quello svolto di preferenza da Sardi è indicatissimo e troxxx di innalzare sulla serrata barriera xxx lo sorregge la base più sicura xxx audace e varia incursione. Berardo al comando della linea d’attacco saltava all’ occhio dell’ appassionato e del critico la mossa ardita la quale veniva perciò discussa e criticata nelle risultanze immediate che la prova conferiva attraverso le varie sue fasi. Non parve di certo per tutto il pubblico come la più indovinata delle variazioni, è bene dirlo; ma nella xxesa del torinese adattandosi prontamente al giuoco di forza seguito dagli avversari seppe svolgere azioni personali e proficue. Non fu però ancora il coordinatore e direttore dell’ attacco perché questo manca da tempo al campo e la sua assenza si dovrà ancora per qualche tempo lamentare. Per parlare degli altri rosso-bleu diremo che Casanova fu ben degno di De vecchi; che l’ottimo Leale e poderoso Magni ben completarono il terzetto mediano. I due estremi Mariani e Walsingham – quest’ ultimo sceso in campo febbricitante – lavorarono con rapidità e di precisione e nei lati di destra e di sinistra diedero coesione ai binomi laterali. Santamaria che sta ritornando alla vecchia e invidiata forma fu in una meravigliosa giornata. IL TRAMONTO DEI CAMPIONI. Il Casale non aveva fede nella vittoria. Giocò per l’onore delle armi, deciso a spendere ogni sua energia nelll’affronto degli avversari, se mai di rivolgersi alla fortuna se questa si fosse degnata a mostrare una intesa con i Campioni d’Italia. Xxento stesso della partita caxxx la predisposizione dello spirito xxx dei casalesi. La gara si presentò troppo incerta, la vittoria troppo lontana e pressoché irraggiungibile per poter correre nell’ usata baldanza di fronte al pericolo e per nutrire fondate speranze di domarlo. Si giuocò così il tutto per il tutto; decisi a sopraffare quella che era la evidente riconosciuta supremazia degli avversari con la verve indiavolata e instancabile, ma senza avere cieca fede in un risultato proficuo. E infatti per tutto il primo tempo il Casale poté erigersi indomabile di fronte ai migliori e più forti suoi avversari, arginando i serrati attacchi genoani sulla sua difesa – oggi sicura – contrattaccando a rapide incursioni intessute dall’ ancor possente trio mediano della prima linea e iniziato per la indefessa opera di Mattea – unico uomo degno del grande Casale di un tempo e uno dei migliori atleti in campo – alla propria area di rigore nei rimandi forti e disperati. Neppure il primo punto segnato dagli avversari riuscì a scuotere ed a smontare la decisa irruenza casalese. Si sperò in una migliore sorte nella ripresa, visto che l’audacia del primo tempo era riuscita almeno in parte a compiere il suo difficile compito. Ma poi venne il tracollo per il sole e per il vento ostili e per la fatica incombente su uomini che avevano prodigato nei primi 45 minuti di giuoco tutte le loro energie, e il Casale dovette cedere gradualmente dinnanzi alla prevalenza tecnica dei genoani. Il secondo goal diede poi il tracollo ad ogni resistenza e ad ogni speranza casalese. Sinceramente, fece pena vedere lo squadrone uso ai dominii o alle rese strenue e combattute con fierezza nella stessa sorte avversa contrastare oggi passivamente il primato agli avversari e opporsi soltanto a che il primato non avesse a tramutarsi in un clamoroso bottino di punti e in una troppo amara sconfitta. Il vero match finì così all’ 11° minuto del secondo tempo. Il Casale cedette allora ai suoi antagonisti l’ambito titolo, quasi che avesse voluto riconoscer sul campo che quelli erano più agguerriti e meglio pronti a difenderlo nelle future battaglie. Della squadra nero-stellata dopo Mattea i migliori furono Rosa, Parodi e Varese. Barbesino ebbe alterne vicende di grande attività e di stasi, ma il suo lavoro era oggi particolarmente difficile. Il nuovo giuocatore che si allineava nella squadra casalese, così all’ improvviso, per una di quelle strane concessioni di tessere che farà la storia e forse la celebrità dell’ attuale segretario generale, pur avendo portato un notevole contributo nell’ estrema difesa del Casale, non ha certo vinto una grande prova. Il vecchio Pennano, dopo una lunga assenza dalle pelouses nostre, è apparso il Pennano di una volta, virtuoso e difettoso nel contempo. Sicurissimo nel piazzamento e assolutamente deficiente nella presa. E quest’ ultimo è grave difetto, mentre ha potuto trovare un rimedio per tutta la durata del primo tempo nei forti rimandi fatti coi pugni anche nei plongeon più disperati, ha lasciato però via facile e libera di accesso alla ripresa. E per lo meno uno dei due punti segnati al Casale poteva essere evitato. L’operato dell’ arbitro Pedroni, improntato ad una larga ma intelligente e severa interpretazione delle regole di giuoco, ha soddisfatto le stesse esigente pretese del pubblico: e ciò non è poco. Franco Scarioni. LA PARTITA. Genova, 7 febbraio. Una folla numerosa ed elegante ha affollato il signorile campo genoano. L’atteso incontro si inizia poco prima delle 15. I rosso-bleu, per non perdere tempo e per sopraffare gli avversari, appena sono in possesso del pallone invadono l’area casalese. Un brusco ed irregolare arresto, e il preciso e forte freekick tirato da De Vecchi al 1.o minuto impegna Pennano in una pronta parata a terra. Il Casale per nulla scosso dalla folata impetuosa che lo ha colpito in pieno si riunisce e serra le sue linee. Trovando un buon appoggio sui terzini vola alla controffensiva, spostando di preferenza il giuoco su tutta l’ala destra dove però il volenteroso Ravetti fa rimpiangere l’assente Caire. Il pubblico è tutto preso nelle alterne vicende della gara e segue con vera ansia le fasi della partita, incitando senza posa i rosso-bleu. Del potente squadrone genoano balza però subito netta la padronanza del giuoco. L’attacco genovese, portato di preferenza sulle due ali, manca solo di coordinamento al centro, ma è efficacissimo per i pronti interventi di Santamaria e di Benvenuto. Il portiere casalese ha così modo di sgranchirsi in spettacolose parate infrangendo tutto il lavoro di offesa degli avversari proprio quando questo sembrava tradursi in un certo goal. Anche il Casale non manca però di qualche buona occasione per segnare, ma una volta Varese tira troppo alto e qualche altra l’ intiero trio nero intensificando troppo il lavoro di dribbling presso l’area di rigore avversaria permette l’energico intervento di De vecchi o di Casanova. Al 37° minuto, dopo un fitto attacco alla rete casalese e quando la melèe sgrovigliata sembra allontanare il pericolo, Walsingham con un inatteso fortissimo traversone riesce a mandare il pallone nella rete di Pennano senza che questi possa neppur tentare la parata. La descrizione dell’ entusiasmo genovese a vittoria assicurata appartiene alla letteratura futuristica perché fatto a base di lancio di cappelli, bastoni ed abbracci… fin troppo affettuosi. Un bel tipo d’inglese genovesizzato, Mister Coggins, che è… passatista, si scopre silenziosamente e rimane qualche istante in posa devota e compunta. Il Casale è per un solo istante demoralizzato; poi, quasi per scrollarsi di dosso la cattiva sorte, assai decisamente contrattacca mancando ancora qualche buona occasione. Nell’ ultimo istante il Genoa ritorna a dominare e Pennano è appena in tempo a deviare dalla linea della sua rete un molesto e pericoloso pallone portato fin laggiù con veemenza da Mariani e Santamaria. Nel breve intervallo del riposo i commenti sono infiniti perché la partita non appare per nulla decisa. Basta però l’inizio della ripresa per togliere ai trepidanti supporters genoani ogni apprensione. Nelle prime azioni il Genoa è di già due volte in corner contro il Casale ed il sole ed il vento che sono contrari ai nero stellati agevolano loro il già facile compito. Berardo sicuro e vivace porta ora i suoi uomini a un deciso e scapigliato attacco. All’ 11° Santamaria su di un preciso passaggio in linea di Walsingham segna il secondo punto. Al 20° minuto una fuga impetuosa di Berardo manda un bel pallone sulla rete casalese, Penanno l’ afferra ma subito se lo lascia sfuggire : così Santamaria che sopravviene in piena corsa non ha difficoltà a segnare il terzo punto. La partita è irrimediabilmente perduta e la gara finita. Il Genoa stesso non s’impegna più e termina ancora nell’ attacco salutato da una entusiastica dimostrazione. (nella prima parte l'articolo è rovinato) Gazzetta dello Sport – 08 Febbraio 1915, Milano......................................................................................................
FOOT-BALL. CAMPIONATO ITALIANO. Genoa batte Casale 3 -0. Genoa for ever! Ora è proprio il caso di dirlo. Il Genoa si è dimostrato sempre forte in questo campionato; però si aspettava la volta dei casalesi, campioni d’Italia, ecc.. per metterlo alla prova. E la prova è venuta. I casalesi si sono presentati più che completi; avevano in porta un Pennano il quale ha parato una infinità di goals, meno tre. Ciò dicendo faccio un elogio a Pennano: è stato bravo davvero. Con questi diavoli rosso-bleu, i quali si sono infischiati del fortissimo vento contrario del primo tempo, ritorcendolo alle orecchie, anzi alle ginocchia del portiere casalese, questi non poteva comportarsi meglio. I nero-stellati gliene debbono essere grati. Senza Pennano, sarebbero stati assai più pelati. Abbiamo cacciato lungi da noi la testata dell’ articolo “il tempo è cattivo, cattivissimo”; un tempo del Kaiser… Se la mattina prometteva male (come la notte) avutasene a male delle interne… rampogne, nel dopo pranzo il tempo è andato talmente al bello da meravigliarsi. Ma non ce ne siamo mica avuti a male. Proprio no. Del resto sarebbe stato da ingrati. E’ così bello assistere al via vai delle innumerevoli automobili e vetture di piazza che riversano nelle tribune del Campo Sportivo di via del Piano i più eleganti sportmen e le non meno eleganti sport women di Genova. Dato il meraviglioso dopo pranzo (a parte il vento) le tribune e il parterre sono popolatissimi. Questo è segno di grande elettricità. E la elettricità si svilupperà infatti durante il match. L’inizio della partita si ha alle 14.55. I rosso-bleu hanno il vento contrario (fortissimo quando s’inizia il match, scomparso quando è tutto finito o quasi, con qualsiasi squadra) ma Mariani avuto il ball fugge istantaneamente e centra. Berardo è lì per calciare: un casalese commette un fallo davanti all’ area di rigore. Il tiro è sventato. Il Casale controattacca e con Mattea tenta il goal. Lissone però salva. Casale insiste a tal punto che il Genoa è in corner, il quale va a vuoto, in quanto Casanova manda il ball lontano sì che, poco dopo i rosso-bleu obbligano a loro volta in corner i nero-stellati. Walsingham tira, il vento trasporta il pallone e, nella confusione, si nota un fallo che viene appioppato al Genoa. Sardi ci sembra veramente a posto, e sbaraglia, anzi lavora, distribuisce e intercetta e giuoca Barbesino e qualche suo compagno. Berardo manca un sicuro goal: cioè è Maggiani che non ha permesso il punto. Il vento però paralizza molto le azioni dei rosso-bleu; i nero-stellati non ne sanno approfittare. Non si segna? Ma come va, eppure siamo superiori, si grida!Eh! Si segna quando è tempo. E il tempo ha stabilito che al 36.o minuto Walsingham segni il principio della disperazione casalese. Mariani con una fuga improvvisamente centra: Berardo raccoglie e tira in goal. Pennano para tanto debolmente che il pallone va a Benvenuto: questo lo passa a Walsingham e l’inglese penetra la rete. E’ necessario dire che per poco non vengono giù le tribune? E veniamo ai casalesi. Vogliono pareggiare, questo lo capisce chiunque; ma c’è De Vecchi, un Casanova, un Leale (a proposito avete visto come giuoca? Bravo sempre così!) Sardi, Mariani, ci sono tutti insomma, meno Benvenuto, il quale oggi ha fatto poco, anzi se fosse stato un termometro – rispetto agli altri avrebbe segnato sette gradi sotto zero. Cosicché il pareggio non viene. I casalesi hanno con loro 4 automobili e nel momento di riposo vi si rifugiano. Finito il match queste automobili non le vediamo più. E’ certo che si sono allontanate. Il secondo tempo è rabbioso. Uno a zero è brutto, molto brutto. E giù a corpo perduto pur di guadagnare il pareggio. Ma se i casalesi non hanno segnato col vento in favore non lo potranno col vento alla viceversa. E qui sono stati letteralmente schiacciati. Abbiamo un sacco di corners contro il Casale, i quali però vanno tutti a vuoto. Al 9.o minuto Santamaria manda in visibilio il pubblico con un nuovo goal su centro di Walsingham. Dopo tre minuti è il Genoa che si trova in corner per una fuga di Varese.. Anche questo va a vuoto. I casalesi si imbestialiscono e giuocano un tantino duro… Parodi specialmente non sappiamo perché non sia stato espulso dal campo. Scommettiamo che se un tale provvedimento avesse preso l’arbitro non se ne sarebbe venuto a male neanche Barbesino. Infatti non fa sempre piacere a un capitano ricevere dei rimbrotti per un giuocatore il quale poi, in fondo, se volesse, saprebbe giuocare bene. E giungiamo al 18.o minuto. Su discesa casalese, De Vecchi arresta, esamina la posizione dei suoi poulains e manda a Benvenuto, questi passa a Walsingham; “Polidoro”, pressato, passa a Berardo il quale fugge. Scrivano ingaggia una gara di velocità; Berardo ha la meglio perché sulla linea del corner Scrivano scivola e cade; Berardo lo scavalca e tira in goal, debolmente, dato il lavoro compiuto. Pennano, sorpreso ha un simulacro di parata del quale approfitta Santamaria per segnare il terzo goal. Casale ora sembra un toro. Cornate da tutte le parti pur di aprirsi un varco. De Vecchi che, pur conosciamo calmo, si fa toro anche lui (bisogna che gliele abbiano fatte grosse) e scende, scende, dribla, scavalca e poi, con calma, passa al miglior ricevente. Per i casalesi è finita insomma. Tentano di salvare almeno l’onore, ma non lo possono. Provano Lissone, ma quel gigante pare e tutto è inutile. I migliori Pennano, Barbesino, Mattea e Maggiani per il Casal; Leale, Sardi, Santamaria, Walsingham, Casanova e Mariani del Genoa. E De Vecchi? Ma è necessario farlo notare ancora che fu (pardon) che è De Vecchi?L’avvocato Pedroni andò bene. GENOA - Lissone; Casanova e De Vecchi - Magni, Sardi, Leale; Walsingham, Benvenuto, Berardo, Santamaria, Mariani. CASALE: Pennano; Maggiani, Scrivano – Rosa, Barbesino, Parodi; Ravetti, Gallina II, Mattea, Varese, Bertinotti. FREEKICK. Il Secolo XIX – 08 Febbraio 1915, Genova...............................................................................................................
Campionato italiano di foot-ball. La magnifica vittoria del Genoa sul Casale per 3 a 0. L'incontro tra il Genoa e il Casale, svoltosi sul terreno della squadra concittadina, ha richiamato tutta quella grande folla che con tanto interessamento segue e si appassiona alle alterne vicende del campionato. Il Genoa colla gara di ieri ha corrisposto alle speranze che si fondavano sul valore e valentia dei nostri rappresentanti. La battaglia aperta portata con tanta sicurezza sui forti avversari sta a dimostrare il progredire continuo dei rosso-bleu, che s'avviano così attraverso le prove più difficili, alla conquista di quel primato che dovrebbe portarli alla grande finale di questo campionato. Mai come ieri ci è stato dato di assistere ad una affermazione cos' metta e decisa. Il Casale, sceso nella sua migliore formazione, rafforzato nella estrema difesa dal Pennano, lasciava dubbiosi sull' esito della sfida. Tanto più che il Genoa mancava del portiere Rolla, sostituito dal Lissone. Tra le fila nero-stellate si notava però l'assenza di caire, rimpiazzato da Ravetti. Quell' inizio combattuto e animatissimo, ha posto subito gli estremi per far convergere a favore del "Genoa" l'impressione favorevole sulle sorti della giornata. La frequenza degli assalti portati dai rosso-bleu, malgrado giuocassero in sfavore del vento, e la padronanza assoluta che ne risultava nei riguardi degli avversari, non lasciava dubbio con giustificato compiacimento dei supporters genovesi. La squadra casalese non apparve la salda compagine che si era imposta indomita nello scorso anno, e dovette piegare - pur restando fiera combattente fino alle ultime battute - dinnanzi ad avversari più agguerriti e di valore assai superiore. Tutti indistintamente gli uomini del Genoa giuocarono ottimamente. Del Casale tra i migliori va notato Mattea e Rosa. La partita abitrata dall' avv. Pedroni di Milano, s'inizia alle ore 14.55. I rosso-bleu hanno il vento sfavorevole, e sono così ostacolati nei primi tentativi di avanzata. Mentre Casale, in un inizio brillante per vivacità, perviene fin verso le estreme linee genovesi. La ferrea difesa del Genoa arresta e respinge ogni tentativo, ed allarga il giuoco così che gli avanti rosso-bleu invadono il campo avversario con stretti assalti. Una pericolosa melèe succede davanti alla rete di Pennano, e Walsingham segna di precisione al 36.o minuto. La ripresa volge in netto prevalere dei nostri. In breve volger di tempo il Casale è costretto quattro volte in corner. Il Genoa serra vieppù l'offesa attorno al goal casalese, e l'azione, ricca di combinazioni e quanto mai movimentata, obbliga la difesa dei nero stellati ad un ben duro lavoro. Il secondo punto dei genovesi è conseguito al 10.o minuto: Santamaria che in questa ripresa spiega un attività sorprendente, è pronto a raccogliere un preciso centro di Walsingham e segna con un tiro impareggiabile. Una discesa impetuosa e abilissima di Berardo porta la minaccia su Pennano con un fortissimo traversone. Santamaria è ancora pronto a raccogliere il bolide, che invano il portiere casalese tenta di respingere, e lo proietta in goal. La partita termina con la netta e meritata affermazione del Genoa con tre goals a zero. Le squadre erano così composte: GENOA CLUB: Lissone - Casanova, De Vecchi - Magni, Sardi, Leale - Walsingham, Benvenuto, Berardo, Santamaria, Mariani. CASALE F.B.C.: Pennano - Passerone, Maggiani - Rosa, Barbesino, Parodi - Ravetti, Mattea, Gallina, Varese, Bertinotti. Il Caffaro – 08 Febbraio 1915, Genova....................................................................................................................
Football. La 3° giornata delle semifinali per il campionato. Delle tre grandi gare che davano una notevole e forse decisiva importanza alla giornata di campionato svoltasi ieri, la terza delle semifinali, due sole hanno potuto svolgersi, quelle a Torino e a Genova. Entrambe le squadre favorite hanno avuto regolarmente la vittoria , ma una vittoria così netta quale nessuno avrebbe potuto prevedere. Le due squadre ex campioni d'Italia hanno perso entrambe con 3 a 0. Se del Casale si conosceva da tempo il declino di forma, della Pro Vercelli si sperava una resistenza più forte, tanto più che essa ieri si è presentata in campo con Milano I e rampini, due valentissimi campioni che da tempo non partecipavano più al campionato per i bianchi colori. Il Torino , liberandosi così facilmente della minaccia portatagli dalla Pro Vercelli, vede accrescersi e farsi quasi incrollabili le sue probabilità di partecipare al girone finale. Anche il Genoa ha vinto contro il Casale una bella partita, che lo spinge quasi libero ormai d'intoppi, verso il girone finale. Data la non effettuazione del match di Novara, la lotta fra Milan, Alessandria e Novara è ancora incerta. Invece la sconfitta della Doria a Vicenza sembra assicurare all' Internazionale il posto di finalista. Le sorprese della giornata sono date, come al solito, dalla forma delle squadre venete: mentre quella vicentina riusciva nell' audace tentativo di battere l'Andrea Doria, quella veronese soccombeva nettamente di fronte al Como. PRIMO GRUPPO. Genoa batte Casale 3 a 0. Genova – Nel primo tempo le squadre hanno fieramente lottato per soverchiarsi. La gara è durata incerta fino al termine. Pochi minuti prima della fine il Genoa riusciva a segnare il primo punto. Alla ripresa, la superiorità dei genoani si andava sempre più accentuando e altri due punti, ottenuti da Santamaria, davano ai rosso e bleu la grande vittoria. In ottima forma il Genoa, in declino il Casale, sebbene fosse al completo. Arbitro Pedroni. A Venezia la gara Venezia contro Juventus è stata rimandata per le cattive condizioni del terreno. Corriere della Sera – 08 Febbraio 1915, Milano .......................................................................................................
03° Giornata - 07 Febbraio 1915 Genoa - Casale 3 - 0; Venezia - Juventus (rinviata) Classifica: Genoa 6; Casale e Juventus 02; Venezia 0. Note: Juventus e Venezia una gara in meno.
04° Giornata - 21 Febbraio 1915 Juventus - Genoa (rinviata); Venezia - Casale 0 - 1. Classifica: Genoa 6; Casale 4; Juventus 02; Venezia 0. Note: Genoa e Venezia una gara in meno. Juventus due.
GENOA batte VENEZIA con 9 goals a 1. Genova, 28 – Accolti festosamente dal nostro pubblico e dai nostri dirigenti che vollero per l’occasione ricambiare le cortesie usate ai nostri giuocatori nella recente visita a Venezia, i rappresentanti della Laguna lasciavano sperare in una partita invero più contrastata di quella offerta quest’ oggi contro i rosso-bleu. Il Genoa invece ha trovata facile e piana la via della vittoria , quantunque sia stato costretto a giuocare tre quarti del match con soli dieci uomini, per il forzato ritiro di Magni. Ma troppe lacune presentava oggi la squadra veneta per poter fronteggiare la salda compagine dei rosso-bleu. Deboli in difesa – anche Bazzeghin non rispose alla fama che si era formata intorno a lui di portiere di gran classe – assolutamente inefficace nella linea di attacco per la mancanza di decisione nel tiro in porta, solo la linea di sostegno ha potuto reggere al confronto dei rivali per merito di Vecchina e Dorigo. Il Genoa col suo giuoco possente ha subito assicurato il successo segnando al 1° minuto con Santamaria, il quale ha poi modo di aggiungere al 9° minuto il secondo goal coronando l’azione di Berardo e Sardi. A sua volta il Venezia riesce ad incunearsi nelle linee genoane ma sciupa in un lungo lavorio di passes le belle azioni che conducono i propri forwards fino sotto la rete di Lissone. Al 24° Magni è costretto ad abbandonare il campo per una distorsione prodottasi ad un piede e non potrà più riprendere il suo posto. Così il Genoa deve giuocare con soli dieci uomini ma senza veder menomata per questo la superiorità della sua squadra, anzi è ancora Santamaria che al 29° minuto segna mentre poco appresso i nero-verdi possono sorprendere Lissone e segnare per merito di Migliorini. L’attore principale, sorprendente per attività e brio, è stato oggi indubbiamente Santamaria. Infatti egli segna due altri goals, e prima che si arrivi alla ripresa Walsingham aumenta il bottino con un nuovo punto che è il sesto. La ripresa permette al Venezia qualche scorreria sul campo rosso-bleu, obbligando al lavoro il nuovo portiere genoano; ma il Genoa pur non impegnandosi seriamente può guadagnare nuovo vantaggio penetrando altre volte la rete veneziana, al 19° minuto con Santamaria, poi con Sardi ed al 39° con Berardo. Il fischio del referee mette termine alla danza dei goals che minacciava di proseguire ancora. La partita si chiude con una netta affermazione del Genoa per nove goals a uno. Le squadre erano in questa formazione: GENOA: Lissone - Casanova, De Vecchi - Magni, Sardi e Leale - Walsingham, Benvenuto, Berardo, Santamaria e Mariani. VENEZIA: Bazzeghin - Dorigo II, Borgati - Giol, Vecchina, Dorigo I - Sartori, Storto, Migliorini, Padovan e Piccoli. Il Venezia sostituiva due uomini. Arbitrò benissimo Brunetti di Torino. Ettore Benvenuti Gazzetta dello Sport – 29 Febbraio 1915, Milano .....................................................................................................
Note: L'articolo della Gazzetta, nella seconda parte, è pressoché riportato identico dal Caffaro che aggiunge - A Pisa "Genoa" riserve batte "Pisa F.B.C." 5 a 1; a Savona "Genoa III" batte Savona S.F.C. 3 a 1.
Un azione acrobatica davanti all' area di rigore. Parodi del Casale contrasta Santamaria
FOOT-BALL. IL CAMPIONATO ITALIANO. Genoa batte Venezia 9 a 1. Come si prevedeva il Genoa ha dominato completamente i rappresentanti della Laguna infliggendo loro ben 9 goals. Ma i veneziani si sono vendicati con l’infrangere, per primi in questa semifinale, la invulnerabilità della porta genoana penetrandola una volta sola. Il giuoco è stato tutto a favore del Genoa, come lo dice il numero dei goals.Nel primo tempo il Genoa segna 6 goals e se ne fa segnare uno. Nel secondo tempo i rosso-bleu segnano altri tre punti e il Venezia nessuno. I goals furono segnati per il Genoa al 3’, al 10’, al 28’ da Santamaria; pel Venezia da Migliorini al 29’. Poi segna Santamaria al 30’ e al 32’ e Walsingham poco prima della fine. Nel secondo tempo il Genoa segna al 20’ minuto Dorigo II del Venezia, poi Sardi su debole rimando del portiere veneto e finalmente Berardo su centro di Benvenuto. La vittoria del Genoa è ancor più notevole quando si consideri che per tutto il secondo tempo e parte del primo ha giuocato con soli dieci uomini. Pubblico discreto e non rumoroso. UNA VITTORIA DEL GENOA CLUB A PISA. Tagiuri ci telefona alle ore 21,30: Presente un pubblico numerosissimo si svolse una partita di foot-ball tra una squadra del Genoa Club e una squadra delo Sporting Pisa Club. La partita era attesa con molto interesse. La squadra del Genoa era composta dei sig. Costa, Ferrari, Maineri, Brughera, Barabino, Sedino, Magnani, Traverso, Crocco, Bergamino, De Nardo. Al primo tempo la squadra genovese segnò quattro goals, mentre quella pisana ne ha segnato uno. Alla ripresa i genovesi soltanto marcarono un altro goal, restando così vincitori con cinque goals contro uno. Il pubblico ha vivamente applaudito i giuocatori genovesi per la precisione e l’abilità colla quale hanno condotto la partita. Il Secolo XIX – 29 Febbraio 1915, Genova ..............................................................................................................
CORRIERE SPORTIVO. Le lotte per la conquista del girone finale. Anche ieri, la giornata di campionato non si è potuta effettuare completamente. Sei incontri sugli otto programmati sono stati rimandati per l'impraticabilità del terreno, non si sa se dappertutto giustificata, Sono venuti così a mancare i due matches più attesi della giornata, che a Casale, e specialmente ad Alessandria, avrebbero potuto decidere le sorti delle semifinali del campionato. Tutto l'interesse s'è così riversato sull' incontro a Milano fra gli internazionali e i doriani, che avrebbero certo deciso la questione di supremazia dibattentesi nel quarto gruppo fra Internazionale, Vicenza e Andrea Doria, fino a ieri a parità di punti in classifica. La vittoria dei milanesi era prevedibile dato il vantaggio del campo da essi goduto; ma i genovesi, che giuocavano ieri con una foga eccezionale, potevano creare una sorpresa. Dal match burrascoso, violento, pieno d'incidenti, sotto l'incerta direzione di un arbitro supplente all' ultimo minuto di quello ufficiale che non era arrivato, è risultata una vittoria non molto netta dell' Internazionale, che specialmente ieri ha palesato il declino di forma della sua squadra. Se i nero-azzurri non sapranno riacquistare la potenza di qualche tempo addietro, le loro probabilità di successo nel girone finale potranno essere scarse. PRIMO GRUPPO. Genoa batte Venezia con 9 a 1. Genova – Quantunque i genovesi, dopo mezz’ora di gioco, fossero ridotti a dieci uomini in campo, per un incidente sopravvenuto a Magni, la partita finì con un nettissimo vantaggio per i rosso e bleu. E’ la prima volta nel campionato attuale che i veneziani, i quali hanno così bene figurato recentemente, e per due volte, contro il Casale, incappano in una giornata così nera. Arbitro Brunetti. Corriere della Sera – 29 Febbraio 1915, Milano .......................................................................................................
05° Giornata - 28 Febbraio 1915 Genoa - Venezia 9 - 1, Casale - Juventus (rinviata). Classifica: Genoa 8; Casale 4; Juventus 02; Venezia 0. Note: Casale, Genoa e Venezia una gara in meno. Juventus tre.
IL CASALE VITTORIOSO SUL GENOA. CASALE batte GENOA con 2 goals a 1. Casale, 7 - Il Casale risentiva ancora della dolorosa ferita che sul campo genoano veniva a troncare quasi definitivamente le sue speranze per un posticino nel girone finale che avrebbe permesso poi la difesa ad oltranza del titolo ambitissimo che i nero-stellati vedevano allontanarsi senza ancora avere potuto difenderlo con tutte le forze di cui la loro squadra poteva disporre. Dopo la partita odierna disputata sul campo del Casale, fra la folla calda di sano entusiasmo non si salutava tanto la nuova vittoria, quanto si correva col pensiero più in là: ed i nomi di quegli juventini che avevano troncato per i primi le rosee speranze casalesi, era mormorato su tutte le labbra nella fede che essi abbiano a giungere, con una loro vittoria, a riporre alla pari i tre grandi teams del primo gruppo. Il Casale attendeva dunque oggi i rosso-bleu con l'animo tranquillo, tanto più che la squadra genoana non poteva contare fra le sue fila De Vecchi, Magni, Benvenuto e Rolla sicché il compito casalese era facilitato in sommo grado dal grave handicap che pesava sulla squadra ligure. Ma la partita avrebbe forse potuto avere un altro risultato perché sul campo non notammo quella superiorità di giuoco dei vincitori che il risultato stesso dell' incontro palesa. Il Casale aveva sgomberato il campo dalla neve accumulandola ai lati del campo stesso che veniva ad essere così notevolmente ristretto; poi un abbondante strato di sabbia rendeva il terreno pesantissimo. La squadra nero-stellata si presentava in campo nella sua migliore formazione, ma quanto lontano ancora dalle brillanti unità dello scorso anno. Solo Mattea si adoperò a tutt' uomo per ricollegare le azioni di giuoco, e lo si vedeva sempre continuamente e all' attacco e in difesa, pronto ad accorrere laddove si faceva sentire la minaccia genoana e a supplire alla deficienza di qualche compagno di squadra. Della seconda linea casalese, solo il Parodi fu redditizio, Gallina spostato nel faticoso giuoco di centro half, si preoccupò a torto più della difesa che dell' attacco poiché alle spalle egli poteva contare su Maggiani in gran forma e sull' ottimo de Giovanni. La mancanza di De Vecchi fu fatale per i rosso-bleu. Il sostituente Ferrari fece del suo meglio, ma spesse volte si lasciò giuocare dagli avanti casalesi. Casanova si prodigò e fu, con Leale e Sardi, uno dei migliori uomini in campo. Il portiere Lissone commise alcuni gravi errori, ma si comportò abbastanza bene per il resto della partita. Al Genoa si era propizia l'occasione del pareggio, ma Sardi sbagliò il penalty per... troppa precisione. Sicché la lotta che seguì dopo il mancato pareggio fu asprissima, e condusse alla espulsione dal campo di mariani prima e di Passeroni poi. In complesso la partita fu giuocata con troppo accanimento e fu fortuna che l'arbitro Pedroni intervenisse continuamente a frenare la soverchia vivacità dei giuocatori, troncando ad ogni piè sospinto le azioni, a tutto scapito della bellezza tecnica della partita. Il match si inizia alle 15 precise. Il Genoa giuoca col sole in faccia ed attacca con decisione portandosi sotto la rete casalese; ma il primo intervento di Maggiani rompe le combinazioni di Berardo e Santamaria, dando agio a Varese di intessere una bella trama di passaggi col suo vicino Passeroni. I due avanzano a brevi passes, driblano la difesa avversaria, sono sul goal, e Passeroni al 7.o minuto non dura fatica a segnare. Per il pubblico corre un urlo di entusiasmo, presto calmato dal rabbioso attacco genoano che costringe la difesa casalese in corner, che però non sorte alcun effetto. L'azione che ne segue dà nuovamente modo a Mattea, con un giuoco finissimo di dribbling di portarsi sotto la rete di Lissone, ma questi para il tiro potente. Poi al 25.o minuto De Giovanni tocca il primo pallone inviatogli da Walsingham. nei dieci minuti che seguono sosta nell'area genoana, poi i rosso-bleu sono nuovamente all' attacco, che per poco non frutta un sicuro goal. Santamaria si trova a soli quattro metri dalla porta avversaria, ma sbaglia il tiro per troppa precipitazione. Un fallo di Lissone provoca un freekick contro il Genoa ma i nero-stellati non sanno approfittarne. Ancora un corner contro il Casale al 42.o minuto e poi ecco la fine del primo tempo. La ripresa vede un lungo passaggio di Varese a Bertinotti che si porta rapidamente sul goal di Lissone, ma è ancora Casanova che salva. L'attacco casalese si intensifica. Un tiro di Mattea al 7.o minuto è respinto quasi sul goal da Sardi, ma Varese colpisce al volo il ball e lo scaraventa inesorabilmente nella rete del Genoa, senza che Lissone possa nemmeno tentare la parata. Appena tre minuti dopo le file genoane si rinserrano, si riorganizzano. Leale riesce a passare un preciso pallone a Berardo che segna un bel goal per i rosso-bleu. Il successo rianima i genoani. Una furiosa mischia sotto la rete casalese, un fallo di mano di Barbesino e Pedroni concede il penalty. La colonia genoana scesa a Casale per accompagnare i suoi pouloins intravede già il pareggio... ma Sardi tira il pallone proprio nelle mani di De Giovanni che può fermare il tiro e respingere potentemente. Le azioni si susseguono rabbiosamente ed anche i falli. Al 24.o minuto Mariani è espulso dal campo: pochi minuti appresso la stessa sorte tocca a Passeroni. Ormai la partita è virtualmente finita. Non bastano certo le azioni individuali di Walsingham, passato ora all' ala, e di Berardo a mutare il risultato e ad ottenere il pareggio. Ancora un corner in favore del Genoa allo scoccare del 45.o minuto, poi la fine: l'osanna clamoroso del pubblico e poi... qualche pugilato. Era immancabile. Eccovi come i due teams si sono presentati in campo. CASALE: De Giovanni - Maggiani e Scrivano - Parodi, Gallina e Barbesino - Caire, Mattea, Varese, Passeroni e Bertinotti. GENOA: Lissone - Casanova e Ferrari - Pella, Sardi e Leale - Mariani, Traverso, Berardo, Santamaria e Walsingham. L.A.Rangone Gazzetta dello Sport – 08 Marzo 1915, Milano..........................................................................................................
La rete di Hermann contro il Liguria. Il Genoa sceso in campo a casale: Garbutt, Wallsingham, Casanova, Traverso, Berardo, Lissone, Sardi, Ferrari. In basso Leale, Santamaria, Pella, Mariani
CORRIERE SPORTIVO. Football. Una giornata di aspre lotte per il campionato. La giornata di ieri è la più notevole nella serie delle semifinali. Perchè i risultati di ieri hanno dato alla classifica un nuovo assetto, decidendo in certi gruppi una questione di supremazia che si dibatteva da tempo, accendendo in altri nuove rivalità che sembravano sopite. La decisione si è avuta nel terzo gruppo , dove la vittoria del Torino ha tolto alla Pro Vercelli ogni chances di classificarsi al girone finale. Nel grande incontro, combattuto nel modo più aspro, il leggero vantaggio dei torinesi ha premiato una loro pure leggera ma convincente superiorità. Ma il modo col quale la Pro Vercelli ha ieri lottato contro una delle maggiori squadre italiane che potrà essere la vincente del campionato, rasentando il risultato pari, acuisce il rincrescimento che il nuovo regolamento inibisca a più d'una squadra, in ogni settore semifinalista, di partecipare alla lotta estrema, decisiva per il campionato. Clamorosi ed inaspettati i risultati di Casale e di Torino. Il Casale ha riconfermato la sua forma di imbattibilità sul proprio terreno che ha da due anni. Strappando la vittoria al Genoa, gravemente indebolito per la mancanza di De Vecchi, la squadra ex campione ha messo in dubbio le ciance finaliste dei genovesi. Infatti, se, come può essere probabile, il Casale batterà sul proprio campo la Juventus, Casale e Genoa finiranno le semifinali a punti pari in classifica, ed occorrerà un match suppletorio. Gravissima la sconfitta subita dal Milan per parte di un outsider.: il Vigor. Sconfitta che può significare per il Milan l’esclusione dal girone finale. Oggi infatti il Milan si trova ad aver perduto il vantaggio che aveva sull’Alessandria. La gara decisiva fra queste squadre, si svolgerà ad Alessandria. Ecco il dettaglio della settima giornata: PRIMO GRUPPO. Casale – Casale batte Genoa 2 a 1. Gara interessantissima, di sorti incerte fino all’ ultimo. Il primo tempo finisce col vantaggio casalese di un sol punto, per merito di Passerone. Alla ripresa il Casale, con un tiro di Varese, porta a due i punti in proprio vantaggio, alla mezz’ora. Nell’ ultimo quarto d’ora si offrono occasioni al Genoa per pareggiare: una prima volta, per errore del portiere, la rete casalese è passata; all’ ultimo minuto, un fallo nell’ area di rigore casalese procura un penalty al Genoa: ma De Giovanni para splendidamente. Arbitro l’avv. Pedroni. Il Genoa era privo di De Vecchi. Venezia – Juventus batte Venezia 5 a 2. I veneziani hanno contrastato assai bene la vittoria ai torinesi, i quali nella ripresa hanno soverchiato l’estrema difesa avversaria. Corriere della Sera – 08 Marzo 1915, Milano..................................................................................................
06° Giornata - 07 Marzo 1915 Casale - Genoa 2 - 1, Venezia - Juventus 2 - 5 Classifica: Genoa 8; Casale 6; Juventus 04; Venezia 0. Note: Casale, Genoa e Venezia una gara in meno. Juventus tre.
IL GENOA SI CLASSIFICA PER LA FINALISSIMA METTENDO FUORI GARA LA JUVENTUS E IL CASALE. La precisa vittoria del Genoa per 5 a 2 sulla Juventus. Torino, 21 Marzo. L’esito del match può dirsi regolare. Lo scarto dei punti segnato dalle due squadre rappresenta abbastanza francamente la differenza della potenzialità di giuoco degli odierni avversari. Dei sette goals complessivamente segnati nel corso della partita tre soli furono convincenti e non dovuti cioè a fortunate combinazioni e questi tre sono ad appannaggio del Genoa. Gli altri scaturirono da colpi di mal presa o da evidentissimi errori delle difese. Ciò premesso, esaminiamo brevemente le squadre. Al completo dei loro uomini migliori entrambe potevano oggi accampare titoli di vittoria. Sennonché né l’una né l’altra apparvero in quella che si dice “una buona giornata”. La Juventus, legatissima all’ attacco, mancò di quel brio col quale supplì sovente, nel passato, alla poca scuola dei suoi forwards. Boglietti I, indisposto, fu inferiore all’ attuale attività e abilità. Giriodi e Dalmazzo come sempre indecisi e punto preoccupati di tenere il loro posto, non riuscirono mai a legare il loro giuoco, con quello dei compagni di linea, così da sostenere validamente le audaci sgroppate di Bona, l’inesauribile anima dell’ attacco juventino. Goggio fu quasi nullo per la efficace sorveglianza di Leale. Riassumendo, l’attacco juventino tutto imperniato su Bona con qualche rara intesa Bona – Boglietti I. La seconda linea lavorò di lena e di scuola, ma curò poco la marcatura degli uomini, essenzialmente preoccupata di respingere la palla, spesso non seppe prevedere i rapidi spostamenti degli avversari e provvedere a neutralizzare la loro tattica. Ad ogni modo fu laboriosa e corretta nel suo difficile lavoro di arginatura della potente offensiva dei rosso-bleu. Emerse Boglietti II che fu oggi il migliore uomo nel campo torinese. Buoni entrambi i terzini, sia il Baldi dal calcio potente e dall’ azione poderosa, che il Bigatto, fine, scientifico, efficacissimo sempre anche se talvolta, stretto in melèe ebbe a fallire qualche rimando. Faroppa fu semplicemente meraviglioso, specie nel primo tempo in cui ebbe occasione di prodursi in una svariatissima serie di parate e di rimandi spettacolosi. Nella ripresa, dei quattro goals che gli vennero infilati, di uno solo gli si può muovere colpa, il secondo, passatogli alto fra le mani protese e la sbarra della porta. E ciò per un difettoso calcolo della traiettoria di un pallone venutogli da lungi. E veniamo al Genoa. Più organica della squadra avversaria quella genoana, mostrò anzitutto di possedere una prima linea. I cinque uomini tennero l’attacco con metodo e con criterio. Il giuoco fu cos’ sempre egualmente distribuito. Con l’innesto di Berardo al centro, Santamaria pare abbia abbandonato quel suo giuoco individuale compiendo la sua azione coi compagni di linea. Si può forse incolpare l’ex piemontino di essere, come centro forwards troppo poco accentratore, di esagerare cioè nell’ appoggiare il giuoco ai compagni rinunciando inopportunamente ad un lavoro maggiormente individuale, ma è certo che Berardo, come centro di prima linea è un elemento eccellente perché dispone con una agilità ed una decisione non comune, anche di quella potenza e direzione di shoot che sono requisiti peculiari di un centro avanti. La linea di sostegno dimostrò di possedere una buona dose di mobilità e di qualità atletiche. Oltreché attenta nella rimessa in giuoco e nel servire l’attacco sa all’ occorrenza curare i forwards avversari e impedire loro di sbizzarrirsi a piacimento. Dei due terzini ottimo come sempre De Vecchi, anche se, per troppa confidenza nei suoi mezzi, commise qualche errore cui seppe però trovare pronto rimedio. Casanova si lasciò talora sorprendere dalle folate di Boglietti e di Bona, ma a visuale aperta fu sicuro e potente a liberare il proprio campo. Sul portiere Lissone si dovrebbe dire molto perché rappresenta il punto debole della squadra genoana. I due goals che gli vennero segnati non possono trovare giustificazione: corrisposero a due errori madornali. Per contro l’atletico portiere del Genoa ebbe alcuni buoni arresti su tiri alti o forti, coì da lasciar sperar in un avvenire… migliore del presente. E infine due parole sull’ arbitro. L’avvocato Pedroni fu visto altre volte arbitrare con maggiore perizia, senza commettere dei grossi errori o delle potenti ingiustizie, ma dall’ insieme di tante piccole circostanze si deve concludere che, alla pari delle squadre in campo, anche Pedroni non fosse oggi in una delle sue buone giornate. E’ certo però che i giudici di linea non furono sempre i suoi migliori consiglieri. LA PARTITA. Fu la folla delle grandi occasioni quella che convenne oggi sul campo della Juventus: folla elegante e fittissima in ogni ordine di posti. Alle 15.10 si inizia la partita. I bianco-neri muovono per primi all’ attacco impegnando con un bel traversone di Goggio il portiere genovese. Alcuni minuti di schermaglie e di azioni non condotte a fondo e poi sono i rosso-bleu che attaccano. I cinque forwards genoani intessono un ampio giuoco nell’ area juventina, ma l’attenta difesa torinese neutralizza il loro lavoro. Non sono passati che 10 minuti dall’ inizio del match quando, in una incursione sul campo nemico, Goggio centra dall’ ala estrema. Dalmazzo, di fianco al goal non coglie il pallone, ma, caricato, lo passa a Giriodi. Questi tira da pochi passi ma il calcio riesce debole e la palla si avvia verso Lissone, lentamente. Il portiere del Genoa si getta in tuffo per afferrarlo, il pallone gli sguscia di sotto al corpo e rotola nella rete. In preda a grande emozione ed al maggiore entusiasmo il pubblico juventino esulta all’ esito di questa fortunata… combinazione. Il giuoco riprende ora con vivacità , i genoani intendono pareggiare subito e Berardo al 18° minuto tira un bellissimo shoot, ma Faroppa attanaglia magistralmente il pallone e lo rimanda lontano. I bianco-neri tentano la contro offensiva. Dalmazzo prima e Bona poi insidiano la rete di Lissone, ma non in modo così pericoloso che il portiere genoano non se ne possa salvare. Il giuoco delle due squadre si è già delineato in questa prima mezz’ora di giuoco. I torinesi, appoggiando di preferenza l’azione sulla sinistra, tentano il colpo di sorpresa, la fuga, il tiro da lontano. I genovesi invece scendono compatti in linea sorretti da vicino dalla linea mediana. Mancano pochi minuti alla fine del primo tempo. In una ennesima discesa Sardi passa alto a Santamaria, che al volo, raccoglie il pallone e lo deposita con un formidabile tiro, in un angolo alto della rete di Faroppa. La parata era impossibile. Il goal del pareggio è, segnato al 40° minuto, ed è salutato da un coro di acclamazioni della numerosa frangia dei genovesi venuti fra noi per accompagnare la propria squadra. La chiara superiorità di insieme dimostrata nel primo tempo dal Genoa non v’è dubbio che dovrà concretarsi nel secondo tempo. E’ quindi fra la sorpresa degli stessi simpatizzanti genoani che per i primi dieci minuti sono gli juventini a tenere prevalentemente l’attacco. Sono slegati, farraginosi ma ciò non pertanto sono i più combattivi e mancano una buona e facile occasione. L’attacco si sposta poi rapido verso Faroppa. Mariani al 19° minuto tira da una ventina di metri un pallone parabolico sulla porta torinese. Faroppa calcola male la traiettoria ed il pallone gli passa fra le mani protese e la sbarra del goal. Questo smacco demoralizza i bianco-neri. Poco dopo, su un altro errore di Lissone la Juventus non si sa avvantaggiare perché i suoi avanti, anche questa volta non si trovano a posto. I genoani diventano in breve assoluti padroni del campo e mal fronteggiati dagli avversari hanno buon gioco di imporsi gradatamente. Al 33° minuto, Santamaria giuocati i due terzini, tira raso terra, in un angolo, e segna il terzo punto per la sua squadra. Il pallone ha battuto lo spigolo interno del palo ed è proiettato nella rete di Faroppa senza che questi abbia potuto arrestarlo. Due minuti dopo è Santamaria che assicura il quarto goal alla sua squadra gettandosi in una melèe e segnando con impeto. Dopo due minuti ancora, al 37°, Baldi calcia da mezzo campo un potente freekick che giunge sopra Lissone con una traiettoria perfetta. Il portiere genoano si alza fuori tempo e vede così entrare in casa il secondo e non gradito ospite della giornata. A questo punto al giuoco fiacco che da qualche tempo conduce la Juventus succede un periodo, per fortuna breve, di azioni tumultuose e violente. Qualche giuocatore rimane contuso, qualche altro ha bisogno di una breve respirazione artificiale fino a che al 43° minuto il Genoa approfittando della spossatezza degli avversari suggella la sua già netta vittoria con un quinto goal. L’onore spetta a Berardo che dopo una brillante combinazione col compagno Santamaria; giuocata elegantemente la difesa juventina infila la rete dell’ ex coequipier Faroppa saettandogli un pallone di tutta forza. Il pubblico, cavallerescamente, imparziale saluta con grande e prolungato applauso la vittoria del maggior candidato al titolo di campione Italiano 1915. Corradino Corradini. Gazzetta dello Sport – 22 Marzo 1915, Milano..........................................................................................................
LA GRANDE VITTORIA DEL GENOA CLUB contro la Juventus di Torino assicura alla squadra cittadina l'entrata in finale. (dal nostro inviato speciale). Torino, 21 (A.C.). Il Genoa Club ha vinto ieri una delle più aspre battaglie in cui doveva cimentarsi in questo girone, ed ha battuto la Juventus di Torino in modo così schiacciante che ormai non può essere elevato più alcun dubbio sulla superiorità della squadra cittadina come efficienza e come tecnica in confronto alle più temute avversarie. L'incontro di ieri aveva specialissima importanza per tutto il campionato, perché tendeva a designare una delle elette alla finalissima. Interessava quindi tre centri: Genova, Torino e Casale, i primi due direttamente, l'altro per riflesso. Il Genoa quindi colla strepitosa vittoria riportata sul campo di Barriera Orbassano, può dire di avere raggiunto il sicuro e inattaccabile dominio di tutta la situazione nella semifinale ligure - piemontese, e di avere definitivamente prenotato il suo posto nella finalissima. Dopo il grave scacco che ai genoani aveva inflitto domenica scorsa l'irrequieta muta nero stellata, in un momento in cui l'unità rosso-bleu si era lasciata cogliere alla sprovvista - mancante cioè dei suoi migliori "autouts" - ogni cura maggiore dei dirigenti il simpatico Club fu intesa appunto ad assicurarsi per la battaglia torinese la squadra al gran completo. E siccome per la maggior parte i componenti l'undici genoano attualmente si trovano in servizio militare - quale prova più bella della italianizzazione finalmente raggiunta di quello che fu un tempo il più internazionale dei clubs - sabato scorso la presidenza del Club dovette dare un saggio di vera e propria mobilitazione. E fu un correre ansioso continuo, da una caserma all' altra, da un distaccamento a un forte, pur di poter strappare quei tanto preziosi permessi, così necessari nel giorno in cui una sola assenza avrebbe potuto forse recare serio pregiudizio, irreparabile danno a un lavoro pazientemente costrutto in lunghi mesi di lavoro, ad una classifica raggiunta dopo un lungo periodo di sacrifici. E fu così che di fronte al poderoso teams torinese lo squadrone cittadino si è presentato nella formazione delle grandi giornate: un solo uomo mancava al suo posto: il portiere Rolla sostituito da Lissone, che giuocò con impegno, pur non essendo ancora giuocatore all' altezza dei suoi compagni. La prospettiva di una grande contesa ha richiamato una folla imponentissima sul campo juventino, e tutto il pubblico è stato preso e convinto dalla bellezza di una bella, combattuta ed emozionante partita. La nota saliente e che ha susscitato subito profonda impressione tra il folto nucleo di genovesi accorsi ad assistere all' incontro, è stata data dall' entrata in campo di Leone, della Pro Vercelli, il quale si presentava così di punto in bianco tra gli "halfs" torinesi. E giustamente questa constatazione doveva recare grande sorpresa in considerazione del dispositivo - davvero assai criticabile - in forza del quale la Federazione ha potuto accordare la tessera per la Juventus al giuocatore che fino ad ieri vestiva la bianca casacca della "Pro Vercelli". Ma i "supporters" genovesi non si perdono d'animo per questo; la loro squadra è al completo, e sulla salda unità si può ben basare ogni migliore pronostico. Ed a confortare questa loro fiducia, ecco che sin dalle prime battute il Genoa attacca deciso impegnando subito con Santamaria e quindi con Berardo il bravo Faroppa, che difende la porta degli striscioni bianco-neri. L'attacco stretto, avvolgente che viene condotto con estrema veemenza sotto la porta del difensore torinese, fa correre brividi paurosi tra il pubblico che vede pericolare con tanta insistenza le sorti della squadra torinese. Gradatamente però gli juventini vanno rinfrancandosi, anche perché la fortuna concede loro i più ampi favori, mantenendoli salvi dalla bufera scatenatasi così improvvisamente in un intensificarsi di tentativi condotti da Walsingham, Santamaria e Mariani. La linea di sostegno dei torinesi interviene e tenta di avviare l'azione fra i propri avanti. Anzi Boglietti, il più attivo e brillante dei "forwards" bianco-neri, può compiere una pericolosissima scorreria nel campo genoano sfumata però in un tiro troppo a lato della porta. L'azione dei torinesi disversifica completamente dal giuoco compatto e spigliato dei rosso-bleu. La Juventus infatti muove isolatamente a folate, con evidenza tendendo a sfruttare di colpo la situazione creata nell' aggruppamento degli avversari attorno alla loro porta nel lavorio febbrile dell' assalto. Succede così che malgrado il netto prevalere dei rosso-bleu, i torinesi pervengano al successo. Al 12.o minuto, in una discesa fulminea di Dalmazzo e Giriodi, l'azione piomba verso Lissone. Il portiere, un po' coperto dalla difesa, non arriva in tempo ad arrestare il tiro di Giriodi, e la palla fa il suo solenne ingresso nella rete tra il più vivo entusiasmo del pubblico. La fisionomia della partita a questo punto accresce i suoi caratteri di passionalità; il genoa raddoppia di intensità il suo lavoro e costringe ripetutamente in "corner" gli avversari. Leale, Santamaria e Walsingham - il quale vince d'astuzia il forte giuoco del prestante Leone - provocano a più riprese pericolose mischie nell' area di Faroppa. a sua volta il Genoa è costretto in corner in seguito ad una impetuosa discesa di Bona. Le vicende si alternano; i minuti trascorrono nell' ansia spasmodica prodotta dall' incertezza della gara, che pur delineandosi in favore della squadra genovese, la lascia quasi avvinta nella serrata difesa degli avversari, che compiono prodezze, con un giuoco vivacissimo, nell' intento di mantenere intatto il vantaggio. La fase culminante di questo primo tempo ci viene offerta a poochi minuti dal fischio del riposo. Santamaria, che ha compiuto con Sardi un lavoro finissimo di penetrazione, riceve al volo e proietta con un magnifico "shoot" il pallone in goal tra il delirio dei genoani. a questo punto la partita si può dire virtualmente chiusa, per quanto riguarda bellezza di giuoco e visione affascinante di gara. Nella ripresa infatti l'azione afferma la incontrastata supremazia dei campioni genovesi, ma degenera alquanto per il giuoco pesante nel quale, specialmente, insistono i torinesi, e diventa gradatamente farraginosa e caotica, lasciando solo a sprazzi aperta la via d'azioni brillanti e compatte condotte da ambe le parti. Al 2.o minuto Mariani consegue il secondo punto per il Genoa con un potente tiro che Faroppa tenta di parare; ma il ball gli devia in porta. al 25.o minuto Santamaria segna un nuovo goal su azione di Leale. E' ancora Santamaria che aumenta il bottino genoano con un altro bel goal conseguito appena un minuto appresso. Quindi la Juventus perviene al secondo goal al 38.o minuto. Baldi, su calcio semplice di punizione, invia su Lissone il bolide, che dritto dritto fila nella rete facendosi varco fra il palo trasversale e il portiere che non ha colto il tempo giusto per tentare la parata. Sul chiudersi della gara Berardo segna l'ultimo punto per i genovesi, dopo una magnifica avanzata fatta di abilità e astuzia. Il Genoa vince così con cinque goals contro due. La vittoria ha meritatamente cinto d'alloro il più forte. La squadra genovese, scesa al completo, pur non essendo in una delle migliori sue giornate per la cattiva forma di qualche elemento - a causa di indisposizioni o di forzato riposo - s'è imposta di forza battendo, oltreché avversari di grande valore, anche contro la più aperta sfortuna. La partita ha deciso dell' entrata in finale dei nostri rappresentanti, i quali coll' incontro sostenuto ieri riconfermarono tutti i meriti ed il reale valore che racchiude il saldo e ben inquadrato undici della Superba, per il quale tutte le squadre italiane lo additano come il meglio quotato alla definitiva conquista del maggiore titolo. Le squadre erano così formate: GENOA CLUB: Lissone; Casanova, De Vecchi; Magni, Sardi, Leale; Walsingham, Benvenuto, Berardo, Santamaria, Mariani. JUVENTUS F.B.C.: Faroppa; Bigatto, Baldi, Lora, Boglietti II, Leone; Goggio, Dalmazzo, Giriodi, Bona, Boglietti I. L'arbitro, Pedroni di Milano, diresse con impegno e decisione il grande incontro. Il Caffaro – 22 Marzo 1915, Genova .......................................................................................................................
LA DOMENICA SPORTIVA. LA VITTORIA DEL “GENOA”. Campionato Italiano. Il “Genoa” conferma la sua superiorità battendo la “Juventus” con 5 goals a 2. (dal nostro inviato speciale). Torino, 21 (notte). Vincere oggi per il Genoa era cosa di capitale importanza agli effetti della classifica. Perdendo esso avrebbe avuto la seccatura di doversi incontrare ancora col Casale; seccatura che non vuol significare timore, giacché il Genoa non teme e né può temere, oggi come oggi, il Casale ma semplicemente per non protrarre ulteriormente il campionato. Timore, un timore però indefinibile si aveva oggi, prima del match; ed anche un po’ nel primo tempo della partita: quando cioè la Juventus aveva, bene o male, messo al suo attivo un goal. Ma più timore, anzi vero timore di perdere, si aveva dalla parte della Juventus, se questa ha avuto bisogno dell’ aiuto di un “Leone”. Infatti nella squadra juventina figurava oggi un certo Varalda Leone, il quale sembrava tutto Leone della Pro Vercelli, così come si rassomigliano due identiche gocce d’acqua. Ma il leone non impressionò troppo: anzi destò alquanta meraviglia vedendolo fra tanti giovani pressoché pacifici! Tanta poca impressione che i rosso-bleu, poco o punto curandosi di lui hanno penetrato per ben cinque volte la rete bianco-nera, che pure era guardata meravigliosamente bene da Faroppa. Il match non è stato bello. Soltanto a tratti e soltanto nel secondo tempo, anzi nella seconda metà di questo, ha avuto fasi vorremmo dire brillanti. Il Genoa, nel primo tempo ha costretto gli juventini in una strenue difesa, ma non ha saputo, per colpa dei suoi avanti, trarre profitto da questa sua schiacciante superiorità. Furono invece gli juventini che, in una discesa e in seguito a un capitombolo di Leale, riuscirono a segnare per i primi. La Juventus non ci sembrò la stessa squadra che giuocò a Genova. Ebbe dei tratti rabbiosi e peccaminosi dei quali non la credevamo capace. Ma era il frutto della disperazione e molto si può perdonare. L’arbitro, avv. Pedroni assolse il suo compito assai lodevolmente, per quanto sul finire della partita non abbia saputo frenare l’impetuosità degli juventini. Il Genoa colla magnifica odierna si assicura così l’entrata nel girone finale checché ne possa dire in contrario quello spettatore di Casale che fece tanto baccano nelle tribune. Il pubblico torinese si comportò benissimo e non si peritò di riconoscere che i rosso-bleu sono degli ottimi e cavallereschi giuocatori. Per quanto il campo della Juventus sia molto distante dal centro della città, i posti popolari e le tribune sono affollate straordinariamente. Il tempo che, quando lasciammo Genova non prometteva niente di buono, era qui bellissimo. Alle 15.7’ il match ha inizio. Berardo ha la palla, la quale passa velocemente ai torinesi che poco dopo impegnano Lissone. L’improvvisa incursione è tosto vendicata in quanto Santamaria calcia in goal: Faroppa si salva come si salva da un tiro successivo. Un contro-attacco juventino fa precipitare Casanova sul troppo invadente pallone il quale è scaraventato nelle tribune. Dopo un nuovo assalto genoano, De Vecchi è al lavoro e se la cava a suo modo suscitando mormorii di compiacimento fra gli astanti. Ma ecco una fuga degli avanti juventini: Lora travolge Leale, a De Vecchi scappa il pallone, Goggio centra e Giriodi manda in goal. Applausi frenetici e auguri di buon proseguimento. Il quale è invece a vantaggio del Genoa, per quanto questi non sappia trar profitto dalla serie di corners che nella disperata difesa si procurano i torinesi. Anche un corner contro il Genoa va a vuoto. Il Genoa contro attacca e segna. È un goal nullo perché l’arbitro aveva già fischiato un fallo di mano di Benvenuto. E benvenuto sia, perché avendo assaggiata la porta il pallone vi penetra poco prima della fine del tempo, con una potente cannonata di Santamaria. Il tiro, forte e rapidissimo, era imparabile. Nel secondo tempo il Genoa svolge un giuoco diciamo più redditizio; ma i torinesi si sono fatti più impulsivi. Molti falli sono fischiati dall’ arbitro, quasi tutti torinesi. Ma fra una tirata e l’altra si arriva al concreto e Mariani al 20’ minuto porta a due i goals pel Genoa. Vittoria! I torinesi si indiavolano e fanno di tutto per pareggiare. Lissone è impegnato ma rimanda. E finalmente Santamaria tira un'altra potente cannonata in goal. Il pallone batte nel palo sinistro e passando dietro a Faroppa va a cacciarsi nell’ angolo destro, in fondo. La palla non è ancora scesa al centro che già quei diavoli di rosso-bleu sono di nuovo sotto la porta di Faroppa, il quale poi non riesce a parare uno shoot ancora di Santamaria. Sono così quattro goals pel Genoa e uno per la Juventus. Il giuoco riprende; nelle tribune avviene un piccolo e trascurabile incidente fra uno spettatore casalese e altri, probabilmente di Genova. Ma intanto sul campo si giuoca e facciamo appena in tempo a scorgere Lissone in atto di parare un tiro di baldi in seguito a freekick: il pallone sfiora le dita (strano ma è così) di Lissone e si accoccola nella rete. Il Genoa in seguito a questo goal si rianima un momento e Sardi caccia gli avanti all’ assalto. Berardo manca però un sicuro goal. E’ ora la Juventus che manda un pallone a Lissone: Bona tenta di caricare il portiere genovese, ma questi lo fa ruzzolare nella rete. Si grida: goal! (che sembrava proprio che il pallone entrasse). Uno del pubblico osserva però: l’è nen bon, l’è Bona! La fine approssima e proprio un minuto prima, Berardo, per riparare ad un precedente errore, scaraventa il pallone nella rete. Benissimo Mariani, Leale, Walsingham, Sardi; Casanova non si sentiva troppo bene. Benvenuto e Magni giuocarono pure ottimamente. FREEKICK. Il Secolo XIX – 22 Marzo 1915, Genova...................................................................................................................
Recuperi 15 Marzo: Juventus - Venezia 2 - 0 (forfait). 22 Marzo: Juventus - Genoa 2 - 5. 29 Marzo: Casale - Juventus 1 - 2 *. Classifica: Genoa 10; Casale 08; Juventus 06; Venezia 00. Probabilmente 2 - 0 a tavolino.
Edoardo Mariani Il terzino Claudio Casanova Stacco di Santamaria, nell' area dell' Inter, guardato da Barabino e Sardi
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