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          CRONACHE CAMPIONATO 1914-15  -  Pagina Finali

 

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ATTRAVERSO DUE MATCHES NULLI le quattro squadre semifinaliste si presentano alla lotta temibilmente agguerrite. Contro le manchevolezze del Genoa i rosso-neri oppongono la più vivace combattività.  GENOA 1 - MILAN 1. L'incontro s'è chiuso alla pari Milan 1; Genoa 1. L'esito inatteso di una partita che sembrava nelle mani della squadra genoana, s'intende prima del suo proprio svolgimento, ha portato il primo colpo a quella ch'era stata la giostra dei pronostici. Perché occorre notare che anche i favorevoli al Torino, quale Campione Italiano, son rimasti male ieri sul campo di Porta Sempione. I favori erano tutti per il Genoa e pel Torino, o pei granata e i genoani, Internazionale e Milan venivano in coda, anzi quest' ultimo molto in coda. E pensare che ieri una delle due squadre ha maggiormente meritato di vincere: quella del Milan. Noi siamo stati tra i fautori d'una finale vittoria del Genoa. E anche fra i più convinti fautori. Ma diciamo subito che se il Genoa non sa fare assai di più e di meglio d'ieri, non ha alcun diritto per aspirare seriamente ala titolo ambito. Possiamo sperare che l'equipe dei rosso-bleu sia stata vittima di una terribilmente nera giornataccia. E la speranza nostra trae ragione d'essere dal ricordo vivo che è in noi di un Genoa ben altrimenti forte e potente, unito e saldo; virtuoso e penetrante di quello che non sia sembrato ieri. Il Milan che ieri poteva anche vincere, non ha giuocato certo magnificamente. si è avuta una giornata brillante per quanto riguarda la maggior parte dei compagni di Van Hege, ma pur nell' impeto del suo bel giuoco scapigliato, il Milan ha mostrato gravi manchevolezze. All' attacco due uomini - i sostituti - non sono esistiti. E' brillato il giuoco astuto di Van Hege; quello utilissimo del corretto bozzi e l'altro basato sull' attività, svolto dal minuscolo Ferrario. Ma la tecnica d'attacco non s'è vista.  Il Milan non avrebbe neppure potuto svolgere un azione scientifica. Ciò nonostante i rosso-neri hanno impegnato assai volte rolla. Il discusso portiere ha salvato la sua squadra dalla sconfitta. Affermiamo ciò, pur non dimenticando affatto che Rolla si lasciò sorprendere dal tiro di Ferrario che diede il goal d'inizio ai milanesi e che al terzo minuto Santamaria mancò su un ratè di Pizzi un goal quasi certo, colpendo invece al di sotto l'architrave della porta di Barbieri. IL PERCHÉ DELLO SCACCO GENOANO. Se dovessimo analizzare il giuoco svolto dai giocatori della Superba finiremmo col trovarcene imbarazzati. Fors' anche pensiamo, perché, il giuoco del Genoa è ieri mancato completamente. Potremmo criticare quello svolto all' offesa dalla rabberciata squadra rosso-nera, ma si deve riconoscere che, almeno, il Milan ha svolto comunque un gioco determinato. E, ciò che è più grave, per la complessa abilità dello squadrone genoano, i rosso-neri hanno potuto imporre il loro sistema agli avversari, che son sembrati quasi vinti dalla loro audacia. La loro squadra in alcuni momenti ci ha persino prodotto come un senso di pena, al punto di farci chiedere se il trainer del Genoa non abbia pensato mai ad istruire i propri poulains, sulla stretta necessità e opportunità di mutare talvolta tattica durante lo svolgimento dello stesso match. O che forse il Genoa sia oggi in decadenza di forma? Durante la seconda ripresa qualche uomo sembrava finito. La prima riga rosso-bleu ha mancato sulle ali. I vecchi compagni di Mariani conoscono a meraviglia, pare, il segreto di marcare a dovere il tondo genoano. Dall' opposto lato, a destra, Walsingham ha commesso più errori di un principiante. Il terzetto di centro si è indugiato in un giuoco che poteva sembrare la via di mezzo tra il sistema di passaggi larghi e quello del palleggio serrato. Santamaria, Berardo e Benvenuto furono incapaci di impegnare a fondo, come avrebbe dovuto fare un trio d'uomini marcianti in perfetta intesa, la seconda linea avversaria. I passaggi tra questi tre avanti caddero sovente sul resistente centro sostegno del Milan. Quasi mai Soldera ebbe bisogno d'aiuti dei due compagni di linea. Gli bastò, per ricacciare il ball, l'attività vigile di Sala e Pizzi. Cioè, no: Lovati abbandonò, come al solito, qualche volta l'ala destra genovese. ma Walsingham non procurò all' aitante rosso-nero, neppure il più piccolo dispiacere. Dove il Genoa mancò alla prova, fu anche nella fusione delle linee. Quella di sostegno non svolse certo il più redditizio dei giuochi. Sardi si è quasi sempre ostinato su azioni d'attacco. Errore. L'uomo che occupa il posto più pesante in una squadra deve sapere difendere e sostenere l'offesa. Come la prima linea si infrangeva sovente contro l'estrema difesa milanese, Sardi rimaneva sovente inutilmente addossato all' attacco, impossibilitato a ritornare prontamente all' altezza di Van Hege, che ebbe rare volte ad incontrarsi col nervoso ex doriano. Il che vuol dire che Louis, libero, condusse un po la "danza" a piacere. Magni e Leale - quest' ultimo in modo superiore, l'altro con qualche fatica - tennero con evidente scrupolo i rispettivi posti di estremi giuocatori di destra e sinistra della riga di sostegno. Questa stretta osservanza agli ordini e al vuoto al centro lasciato da Sardi, contribuirono a procurare scabrose situazioni ai due terzini. Casanova, che ricompariva dopo circa un mese di malattia, non fu sempre sicurissimo e non sempre velocissimo. De vecchi, da gran campione, salvò situazioni disperate, ma parve qualche volta voler abusare della propria virtuosità. Rolla, dopo un inizio un po' incerto, si rinfrancò e nel secondo tempo trattenne e respinse difficili palloni. Conclusione! Come squadra il Genoa ebbe la più nera giornata. Ci piacquero tratto tratto individualmente Rolla, De vecchi, Leale, Santamaria, Berardo. LA GIORNATA DEL MILAN. Il Milan deve al proprio indiscusso bel carattere di combattività, e alle manchevolezze - che crediamo momentanee - degli avversari la brillante giornata e l'esito impronosticabile. L'attacco dei rosso-neri cercò con audacia e con brio di confondere ogni debolezza. So osservò che il Milan giuocava con Mosca, della squadra riserve, al centro della prima linea, e con Greppi, della terza squadra, all' ala destra, in assenza di Morandi. I due giovani non si distinsero certo. Ma, liberi quasi sempre, non sciuparono neppure l'azione dei compagni. Van Hege, non strettamente marcato, fu miracoloso. Si tenne sempre un po' indietro, ma scombussolò con studiati passaggi e con fulminei interventi la difesa avversaria: bozzi, più attivo del solito, non sciupò palloni. Ferrario si comportò coraggiosamente. ma l'uomo che emerse fu Soldera. E' la prima volta, da che il Campionato si è iniziato, che noi vediamo Soldera rigiuocare con tanta resistenza e con indiscussa grande abilità. Fu instancabile, audace e scientifico. E giuocarono bene Lovati e Scarioni. Il primo tagliò nettamente fuori Walsingham e porse molti palloni a Bozzi e Van Hege. Scarioni, con instancabile foga, immobilizzò quasi completamente Mariani. I terzini ebbero una giornata buonissima. Sala, ormai non ci stupisce più, Pizzi, malgrado qualche errore di tattica,  brillò per potenza di calcio e decisione di azioni. Barbieri, non impegnato come Rolla, giuocò da par suo. Ma avrebbe potuto evitare il primo punto. Come ieri - se pure in modo meno discutibile - Barbieri si lasciò segnare a Novara, nelle semifinali, un altro brutto goal. Il Milan è apparso bene affiatato nelle linee estreme. All' attacco rimediò colla foga alle manchevolezze. I giuocatori tutti posero nello svolgimento di ogni azione, ardire, foga e irriducibile combattività. IL PRIMO TEMPO. Il match non è di quelli che meritino una lunga cronaca giacchè fu nei primi dieci minuti che le due squadre segnarono in modo punto persuasivo i loro goals. E' toccato ai genovesi l'onore dell' invio. La loro discesa non è però stata fulminea. Anzi, dopo qualche indugio al centro, la palla esce dalle linee laterali a metà campo. E' rimessa in giuoco da Magni e trasmigra sulla destra. Van Hege la riprende e con un volo potente la riporta a sinistra. Casanova e Magni troppo avanti non possono impedire che il ball giunga a Bozzi. Il rosso-nero scende sino alla linea di fondo genoana. Liberissimo passa al centro. Ferrario riceve al volo e saetta nell' angolo basso di destra, della porta di Rolla. E' il goal. Rolla è rimasto incerto nell' azione difensiva. Il pubblico scoppia, dopo l'attimo di muta sorpresa, in un delirio di applausi. Sono passati solo 1'30''. I genovesi però corrono subito alla riscossa. Un passaggio di Benvenuto occasiona un ratèe di Pizzi. Santamaria da tre metri spara in goal. La palla colpisce sotto l'asta trasversale e rimbalza in gioco. Per circa 10 minuti i genovesi insistono con decisione all' attacco. sarà questo il loro più bel momento di giuoco, durante l'intero match. Infatti, pur non brillando in perfezione nelle azioni, essi - i genovesi - danno veramente l'impressione di vedere il goal. Al 13° minuto, infatti, l'ottengono in modo curioso. Sempre su un passaggio dalla destra - non però da Walsingham - Sala manca la palla a sette o otto metri da Barbieri. Santamaria questa volta mira basso, barbieri arresta in plongeon. Il tiro però è potente, Gigi si rigira su se stesso e ricaccia lontano roteando, sempre a terra, le braccia sul capo.  L'arbitro s'è accorto che nella parabola le braccia e il pallone, di conseguenza, hanno varcato per un attimo l'estrema linea. Il goal è male accolto dal pubblico, che fa un baccano assordante. I milanesi riportano subito l'offensiva, ma sino al 25° la prevalenza d'attacco è lievemente in favore del Genoa. Il Milan scende a folate e tenta di sorprendere i due terzini avversari. Dal 25° al 35° minuto anzi l'attacco dei rosso-neri - in maglia bianca oggi - è insistente. Al 19° minuto un corner infruttuoso contro il Genoa. Al 26° un altro corner ma contro il Milan. Al 36° minuto il Genoa tenta di scendere con più impeto contro la rete di Barbieri. E' come uno sforzo per ottenere l'agoniato punto di vantaggio. Anzi al 35° minuto i milanesi sono costretti in corner. Ma dal 40° al 45° minuto i genoani allentano l'attacco. Si ha l'impressione che essi anelino il riposo. il Milan è più focoso sempre. Ma entrambi i portieri delle due squadre, non corrono pericoli seri. LA RIPRESA. La ripresa è caratterizzata da fasi più emozionanti. Nei primi 15 minuti di gioco i genovesi subiscono la furia dei loro avversari fatti sempre più arditi. Al 12° e 18° minuto il genoa è costretto in corner. In due riprese, dal 20° al 25° minuto,; dal 30° al 37° minuto i genoani sembrano rimettersi. Essi si byttano tutti serrati verso la rete degli avversari, coll' impeto della disperazione. Si alterna la minaccia. Quella dei genoani è più dura, più pesante. Ma i rosso-neri non piegano e ricorrono a rudezze. Per poco Sala non procura un penalty contro la sua squadra. De Vecchi tira due potenti e infruttuosi calci di punizione. Ma il Genoa dal 25° al 30° minuto e dal 37° al 45° minuto si affloscia sotto gli avversari.  Dalla sinistra del Milan partono sovente Van Hege e Bozzi. E sia pure da lontano Rolla è impegnato pericolosamente a più riprese.  Paurose mischie si verificano anche sotto la rete del portiere genoano. Ma l'agile difensore e de vecchi salvano tutto.  Greppi fallisce una sicura occasione. Dei corners si notano dall' una e dall' altra parte. Berardo ha tirato un bolide verso Barbieri. Gigi però stavolta non si rigira in goal. Il signor Portigliatti che ha arbitrato con grande sicurezza fischia la fine del, complessivamente brutto, match. Auguriamo di meglio per gli incassi imminenti! Il pubblico era discretamente numeroso, e come al solito irrequieto. Le squadre erano così composte: GENOA: Rolla; Casanova e De Vecchi; Magni, Sardi e Leale, Walsingham, Benvenuto, Berardo, Santamaria e Mariani. MILAN: Barbieri; Sala e Pizzi; Scarioni, Soldera e Lovati, Greppi, Ferrario, Mosca, Van Hege e Bozzi.   Emilio Colombo

Gazzetta dello Sport – 19 Aprile 1915, Milano..........................................................................................................

 

   

Una fase della partita con l'Internazionale: Santamaria salta davanti a Binda.    Sardi in mezzo a due milanisti.

 

CORRIERE SPORTIVO. Football. Due inattesi "matches" pari nel girone finale del campionato. Ancora una volta  i generali pronostici sono stati smentiti. Nella giornata inaugurale  del girone finale per il campionato le squadre  meno quotate hanno vietato la vittoria alle avversarie più favorite. I risultati pari, coi quali si sono chiusi entrambi gli incontri di ieri, hanno, è vero, messo tutte le squadre in perfetto stato di eguaglianza. Ma resta il fatto che le squadre milanesi, le meno favorite dal pronostico, hanno saputo superare con onore il pericolo di due “matches” difficilissimi. Oggi, dopo la sconfitta morale dei torinesi e dei genovesi, la squadra più quotata è quella dell’ Internazionale, che, incompleta, ha saputo non farsi battere su campo avversario dal fortissimo Torino. Se grave è lo scacco del Genoa, che completo in tutte le sue linee ha subito una leggera superiorità del Milan assai incompleto e non certo in buona giornata, più grave ancora è l’insuccesso del Torino, il quale dal vantaggio del campo doveva vedere ancor più accresciute le sue ciance di vittoria. Ecco il dettaglio dei due grandi marche di ieri: MILAN – GENOA 1 - 1. Milano. La prima impressione, riassuntiva dell’ incontro di ieri, è un senso di delusione. Il match non ha dato che in troppo poche fasi la visione di combattività ad oltranza che il pubblico si riprometteva dall’ urto della potente squadra genovese con l’audace undici milanese. Un match caotico, spesso sconclusionato, giuocato con poca tecnica, con nessun assieme: ecco l’incredibile analisi di una delle partite che si annunciavano più interessanti del campionato. Entrambe le squadre erano in cattiva giornata. Il Milan, ch’era inoltre incompleto, e con riserve di ben scarso valore, ha dopo tutto fatto del suo meglio, e la netta superiorità dimostrata dai rosso e neri nella prima mezz’ora della ripresa torna a tutto onore della tradizionale combattività della squadra di Van Hege. Il Genoa invece è mancato clamorosamente. La squadra, al completo, non s’é mai ritrovata. La prima linea, che si annunciava potentissima,ha perso tutto il suo valore in un giuoco caotico, individuale, privo di coesione. La seconda linea mancò al suo compito di appoggiare l’attacco, e si attardò troppe volte in difesa. Dal pressoché generale naufragio dei rosso e bleu si salvò solo l’estrema difesa, la quale tuttavia non ebbe un’ eccezionale giornata: Rolla, Casanova e De Vecchi giuocarono sufficientemente bene, senza emergere nettamente. I migliori in campo furono Leale e Berardo per il Genoa, Van Hege e Lovati per il Milan. Al fischio che chiama a raccolta le squadre, il Genoa si presenta nella sua attuale miglior formazione; il Milan invece manca di Morandi e di Cazzaniga, sostituiti non certo felicemente con Greppi e Mosca, il quale ultimo non fu di alcun efficacia. Fischiato l’invio, il Milan attacca a fondo: non è passato un minuto che Ferrario, raccogliendo la palla a tre metri dalla porta, con un debole calcio all’ indietro manda la palla in porta, rasentando uno dei pali laterali. Rolla, forse credendo che la palla andasse fuori, non è stato pronto alla parata. Il Genoa si lancia subito in un vivacissimo contrattacco e una difettosa respinta di Pizzi sembra permettere l’immediato pareggio. Ma il Milan si salva da una critica situazione. Il pareggio non viene che al 12’ minuto, quando il Genoa, perseverando nei suoi sforzi,  riesce ad ottenere il punto. Un tiro di Santamaria da 15 metri è così forte che Barbieri, a terra, sotto la forza del colpo, si rovescia su sé stesso all’ indietro. Il portiere è pronto a rinviare la palla, ma l’arbitro Portigliatti del Torino stima che la palla sia entrata in porta e concede il punto, tra le proteste del pubblico. La partita è ormai decisa, e vani riusciranno gli ulteriori sforzi delle squadre per mutare l’irrimediabile risultato. Il primo tempo rivela una superiorità del Genoa: mentre Rolla rimane quasi completamente inattivo, Barbieri è bersagliato da tiri troppo imprecisi e provenienti da troppo lontano perché la sua rete possa correre pericolo. Due corners per il Milan, uno per il Genoa. Alla ripresa il giuoco si anima maggiormente, acquistando di brio ma non di tecnica. E fra la sorpresa generale si vede il Genoa costretto a ripiegare, nei primi venti minuti, di fronte alla netta superiorità dei milanesi. Rolla è spesso al lavoro e rimanda assai bene. La porta genoana è talvolta in critica situazione, ma il Milan non riesce a segnare. Quindi il Genoa tenta l’ultimo sforzo ed ottiene la supremazia. Un fallo contro Sardi nell’ area di rigore milanese dovrebbe far fruire il Genoa d’un penalty, ma l’arbitro non lo concede. Sul finire gli attacchi si alternano, ed alcuni efficaci tiri di Berardo e di Bozzi non hanno effetto. Del resto, in tutto l’incontro non s’è avuta una sola fase in cui l’attacco, da una o dall’ altra delle squadre, venisse condotto tecnicamente ed efficacemente. Numerosissimo ed elegante il pubblico..

Corriere della Sera – 19 Aprile 1915, Milano.............................................................................................................

 

Note: Stranamente la Gazzetta dello Sport trascura sempre gli episodi arbitrali sfavorevoli al Genoa e rimarca quelli a favore, come in questo caso e in Inter - Genoa 1-3, che al contrario vengono riportati dal sempre milanese Corriere della Sera.

 

FOOT-BALL. IL “MATCH” MILAN – GENOA  pari uno a uno. Cr. Ci telefona da Milano alle 23. La prima giornata della finalissima del Campionato Italiano di calcio a Milano ha avuto per risultato "match nullo" fra il Genoa e il Milan Club. Il pubblico delle grandi occasioni ha gremito oggi le capaci tribune del campo sportivo di via Arona, per assistere al match Milan – Genoa, per la finalissima di campionato. L’incontro fra l’undici rosso-nero e la massima squadra genovese era veramente atteso, e dai più si pronosticava, stante la decrescente forma del Milan Club, una probabile vittoria dei campioni della Superba; ma la realtà dei fatti ha smentito il pronostico e l’incontro odierno si è chiuso pari, uno a uno. Il Milan Club, benché incompleto, si è oggi imposto sui poderosi avversari giuocando con la sua ben nota foga, e dimostrò per quasi intera la durata del match una superiorità evidentissima all’ attacco. La sua linea mediana giuocò assai bene e servì a meraviglia i suoi “avanti”. I terzini in complesso svolsero un giuoco redditizio e pararono ogni insidia. Il “Genoa Club” all’ opposto, scese in campo completissimo in tutte le sue linee, ma il suo giuoco non fu quello che si poteva prevedere da una squadra che, a parere dei più, avrebbe tutte le “chanses” di vincere il campionato. Nella linea degli “halfs” fu dove si notarono le maggiori manchevolezze. Inoltre le due ali, e in special modo la destra, Walsingham, furono nulle. La partita si decise nei primi dieci minuti di giuoco. Primi a segnare furono i rosso-neri dopo 30’’ dall’ inizio, in una discesa di Van Hege. Questi, a pochi metri dalla porta, passa il ball a Bozzi il quale a sua volta lo ripassa a Ferrario, che lo rovescia fulmineamente in goal: Rolla non ebbe neppure il tempo di tentare una parata. Il pareggio dei genoani avviene al 10’ minuto su potente tiro di Santamaria che Barbieri parò entro la rete. Nel resto della partita nessuna delle due squadre segnò altri punti. Arbitro discusso il signor Portigliatti.  Ecco la formazione delle squadre: MILAN CLUB: Barbieri, Sala, Pizzi, Scarioni, Soldera, Lovati, Greppi, Ferrario, Mosca, Van Hege, Bozzi. GENOA CLUB: Rolla, Casanova, De Vecchi, Magni, Sardi, Leale, Walsingham, Benvenuto, Berardo, Santamaria, Mariani.

Il Secolo XIX e Il Caffaro – 19 Aprile 1915, Genova...................................................................................................

 

01 Giornata - 18 Aprile 1915

Milan - Genoa 1 - 1; Torino - Internazionale 2 - 2. Classifica: Genoa, Internazionale, Milan e Torino 01.

 

LA DOMENICA SPORTIVA. Foot-ball. Campionato Italiano. Il Genoa sconfigge magnificamente l’Internazionale con 5 a 3. Che strana partita è stata quella svoltasi ieri sul campo sportivo di via del Piano! Essa ha tenuto sospesi gli animi fino al 22.o minuto del secondo tempo, fino a quando cioè il Genoa ha preso risolutamente la testa, battendo inesorabilmente e l’Internazionale e la sfortuna che ai rosso-bleu erasi attaccata come un’ ostrica allo scoglio. Poi, quando il vantaggio dei concittadini era di ben due goals, si temette sì per quegli ultimi rabbiosi attacchi nero-azzurri, ma si ci consolava pensando che la vittoria, ottenuta con tanto buon volere, nella peggiore delle ipotesi non sarebbe ormai più sfuggita. E non è sfuggita: non doveva sfuggire. I milanesi hanno avuto un bel da fare ieri! Sono stati costretti per quasi tutti i 90 minuti di giuoco a difendersi seriamente senza poter trovare la via di uscire dalla metà del campo. E’ vero però che quelle tre volte che sono riusciti ad eludere  la vigilanza della difesa genoana, hanno segnato tre punti. Questi tre goals sono dovuti, non alla debolezza del portiere Rolla, ma alla difesa del Genoa e, in modo particolare, al Magni. Ci scusi questo ottimo giuocatore, ma creda che se fin dal principio si fosse imposto all’ Asti  così come l’ha fatto nel secondo tempo, costui non avrebbe avuto modo di centrare quei due palloni che Bontadini bene o male seppe aggiustare nella rete. Occorre però rendere giustizia al Magni: se tardò un pochino ad avvedersi che Asti, libero, era pericolosissimo, quando se ne avvise, non diede al milanese un attimo di tregua, al punto che questi desisté da ogni tentativo di contendere il pallone al massiccio half. E fu la salvezza. Il Genoa si è presentato in una nuova formazione. Mancando Walsingham e Benvenuto, la squadra è stata raffazzonata assai bene: tanto bene che non ricordiamo di aver veduto la prima linea genoana lavorare come ieri. Al centro della linea di sostegno fu posto Barabino, della categoria inferiore: egli dopo un inizio un po’ incerto seppe mano a mano riprendersi, per finire poi col giuocare bene. E’ vero che fu molto sorvegliato da De Vecchi che spesso prese il suo posto e da Leale che va sempre migliorando, se ciò è possibile. Negli avanti fu innestato il piccolo Bergamino il quale se la cavò benissimo: non commise errori. Sapeva di avere ai lati degli uomini di grande valore come il Berardo e il Sardi e non si è lasciato trasportare dal desiderio di segnare. Berardo fu semplicemente meraviglioso ieri, così come lo furono Mariani e Santamaria. Sardi, al centro fu troppo tenuto d’occhio e non poté fare di meglio di ciò che ha fatto e che non fu poco. De Vecchi fu il condottiero principe che ha scorazzato parecchio per mantenere i suoi uomini all’ attacco. Quanto a Casanova lo vedemmo giuocar meglio altre volte. L’Internazionale, nel complesso non giuocò male. Il dribbling non le fu permesso per nulla, Peterly fu certamente il migliore in campo, privatissimo all’ ultimo stanco. Fossati non ci parve quel trascinatore d’un tempo, del resto ha dovuto curare la insistente offesa genoana e lo ha fatto da par suo. L’Internazionale mancava di Cevenini III; se ci fosse stato chissà che nelle rare scappate milanesi il suo dribbling non fosse stato pericoloso per i colori cittadini. L’Asti, come diciamo più sopra, salvo sul primo tempo, non poté poi fare più nulla per la presenza di Magni. Agradi, Aebi e Bontadini non poterono fare gran che, così come Crotti che ebbe alle costole il brillante Leale. Il campo del Genoa presentava un aspetto magnifico, imponente. Non un posto vuoto. Sulla via un considerevole numero di vetture pubbliche, automobili private e da piazza attendevano l’uscita della stragrande folla che la splendida giornata ha riversato sul campo, si aveva l’impressione di essere a San Siro o a Saint Clud in un giorno di “Gran Premio”. Le finestre dei vicini palazzi nereggiavano di persone, così come le alture di la Montaldo ecc. LA PARTITA. 1.o Tempo: Genoa 2 – Internazionale 2. Il match fra la squadra degli universitari e la seconda del Genoa, iniziatasi in ritardo, fa si che la grande partita fra il Genoa e l’Internazionale non possa iniziarsi che alle 15,21. Questa è l’ora che segna l’orologio quando Laugeri fischia l’inizio della partita. Il Genoa giuoca contro vento e col sole in faccia che ostacola non poco. Tuttavia il Genoa attacca subito e in men che si dica scende sotto la porta di Binda, tentando invano di penetrarla. I genovesi si installano sull’ area milanese. Un fallo di mano di Cevenini I, non è notato dall’ arbitro il quale comincia ad essere non troppo bene visto all’ immenso pubblico. Ecco Santamaria col pallone che passa a Mariani, questo centra ma Sardi e Bergamino non ne sanno approfittare di quel bel centro che avrebbe potuto fruttare il primo punto e Peterly rimanda lontano. Altro fallo di mano non visto e i genovesi si accaniscono all’ attacco, Sardi manca un sicuro goal, ma poco dopo i genovesi costringono i nero-azzurri in corner senza ricavarne nulla. Sono invece i milanesi che al 14.o sorprendono con una loro scappata. Agradi da una quindicina di metri tira in porta. Rolla, impacciato, cade sul pallone che gli sfugge e Crotti che è lì vicino lo spinge nella rete. Rimessa la palla al centro i genovesi se ne impossessano e al 16.o minuto costringono ancora i milanesi in corner. Santamaria lo tramuta in goal, fra il delirio del pubblico, il quale fa un baccano d’inferno. Quel goal gridato simultaneamente da oltre tremila persone deve essersi inteso anche dalla lanterna. Siamo alla pari: uno a uno. Avanti! E il Genoa ritorna all’ attacco. Berardo ha il pallone col quale corre veloce sulla linea del corner per centrare. Ma Peterly fa deviare il pallone. Sul rimando i milanesi credono sorprendere in velocissima fuga la difesa genoana, ma un provvido offside libera i rosso-bleu. De Vecchi manda di lontano il pallone a Mariani, il quale scarta d’astuzia Viganò; corre veloce col pallone verso Binda, ma Peterly si fa innanzi e libera senza soverchia fatica. I milanesi sono tutti – e da un pezzo - sotto la loro porta che sorvegliano a tutt’ uomo, quando Fossati può districarsi da quel po’ po’ di insistenza rosso-bleu e mandare un pallone ad Aebi; questi passa ad asti che fugge come un diavolo in barba a Magni, centra e Bontadini segna, mentre Rolla non può parare perché coperto. Questo avviene al 27.o minuto. E’ esasperante il fatto che agli avversari, costretti a difendersi dagli attacchi rosso-bleu, ogni loro scappata debba fruttare un goal. Ma i genovesi cominciano a capire che i milanesi hanno dalla loro la dea fortuna e, lungi dallo scoraggiarsi, a questa danno battaglia. E la guerra la dea fortuna accetta, senza neanche pensarci. Essa fa si che il pallone batta dovunque, sui pali laterali, su quello trasversale, sullo stomaco del portiere milanese, basta che non entri in goal. Ma al 40.o minuto la Dea Fortuna è colta in un momento di debolezza: il pallone disceso in porta batte, sì, è vero nella rete, ma dalla parte di sotto, cacciatovi col pugno da Binda in fulminea e disperata difesa. Non sappiamo anzi perché ci sia contestazione dal momento che la parata interna era così chiara. Ad ogni modo, Laugeri crede opportuno sincerarsene chiedendo schiarimenti ai linesmens, i quali gli confermano la validità del goal. Altro baccano d’inferno. Poi… poi la Dea fortuna riprende il sopravvento ed impedisce l’entrata ad altri palloni. La fine del primo tempo lascia così le squadre alla pari con due goals ciascuna. 2.o Tempo Genoa 3 - Internazionale 1. Il secondo tempo si inizia alle 16.22. Il Genoa continua ad attaccare ma il pallone  non ne vuole sapere assolutamente di entrare in porta. Ma che c'è una paratia invalicabile? Due corners contro l'Internazionale vanno a vuoto. Finalmente al 9.o minuto Mariani segna, fra il delirio infernale. E si attacca: qualche rara scappata dei milanesi è fermata dalla vigile difesa di De Vecchi, Casanova, Leale e Magni. Anche Barabino si è fatto più ardito sicchè il pallone sosta nell' area milanese. Va molto spesso lateralmente. Berardo che lavora magnificamente, tira in goal, ma inutilmente, come riesce inutile un altro bellissimo centro che desta un "oh!" di meraviglia. Su di un fallo Mariani centra e Santamaria con un colpo fulmineo di testa cerca di sorprendere Binda; ma questi afferra il pallone e lo scaraventa lontano. Ecco la terza discesa milanese e... conseguente terzo goal. Siamo di nuovo alla pari 3 a 3. Eppure di goals il Genoa ne avrebbe ben meritati di più! E allora i rosso-bleu ricominciano d'accapo e insistono nuovamente all' attacco. Al 22.o minuto gli sforzi genoani sono finalmente coronati da successo e Santamaria infila la rete. Da questo momento la furia genoana intensifica e al 27.o minuto Santamaria, su corner, segna il 5.o goal. Dopo sono i milanesi che, approfittando di un momentaneo rallentamento dei genoani, hanno la meglio. Ma non segnano. Del resto gli uomini appaiono stanchi; hanno svolto effettivamente un giuoco velocissimo. Peterly è dolorante e non può rendere tanto quanto all' inizio. La fine si avvicina e nonostante gli ultimi pericolosi attacchi nero-azzurri, la partita lascia i genovesi vincenti con 5 goals a tre. E ora, avanti, con sicura fede nelle altre non facili battaglie. L'arbitro Laugeri non si comportò poi così male, come i fischi potrebbero farlo credere. Qualche cosa certo gli è sfuggito, ma, dopo tutto, in matches così imprtanti e così impegnati come si può veder proprio tutto? Le squadre erano così composte: GENOA: Rolla - Casanova e De Vecchi - Magni,  Barabino e Leale - Berardo, Bergamino, Sardi, Santamaria, Mariani. INTERNAZIONALE: Binda - Viganò e Peterly - Cevenini I, Fossati e Rizzi, Crotti, Bontadini, Agradi, Aebi e Asti.  FREEKICK

Il Secolo XIX – 26 Aprile 1915, Genova ...................................................................................................................

 

 

Due istanti della gara tra il Genoa e l'Internazionale. A fianco Lo Sport Illustrato e sotto Sardi contrastato dal terzino internazionale Peterly con alle spalle Barabino.

 

IL CAMPIONATO ITALIANO DI FOOTBALL. A GENOVA. In una appassionante gara "Genoa" incompleto domina "Internazionale" incompleta segnando 5 goals a 3. Genova, 25 aprile. La giustizia breve e sommaria del campionato non ha concesso attenuanti all' Internazionale e gli ha fatto pagare cara la fulminea defaillance d'una giornata cattiva e quasi accidiosa imponendogli, con una dura sconfitta, una ben paurosa e pensosa taglia sul patrimonio di chances che esso aveva con audace gesto buttato, nel primo incontro di finali, sulla bilancia delle sorti della medesima prova. LA VITTORIA DEL MENO DEBOLE. Ha vinto dunque chi più meritava la vittoria; il più forte o, per essere sottilmente e freddamente precisi, il men debole. Perché il migliore, l'abile, il virtuoso è mancato sul terreno di giuoco, è completamente rimasto assente dalla pur aspramente e vivacemente guerreggiata battaglia calcistica. Non s'ebbe in campo aperto l'urto di due plotoni possenti ed indomabili presentati l'un di fronte all' altro nella loro più mirabile e perfetta fusione di forze e di voleri. Il mal sottile che sta minando un po' tutti gli undici che partecipano all' ultimo torneo del campionato aveva lasciato una ben netta impronta anche nelle due squadre che oggi si contendevano a Marassi un primato assoluto. Doloranti per ferite appena aperte; sconvolte nella loro abituale formazione, le due combattenti s'urtarono nella violenza bella ed accanita dei duelli dibattuti all' ultimo sangue e portarono fra la folla, numerosissima e già angosciata da lunghe ed impazienti vigilie, il soffio vivificatore dell' entusiasmo vivo, alto e quasi tumultuante. La lotta fu senza alcun dubbio palpitante, appassionata, disputata con un animo ed un core tutti italiani ed avvinse l'animo dello spettatore  alle fasi d'incertezze, di supremazia, di accoramento, di rivalsa; agli exploits d'uomini isolati e di piccoli gruppi d'uomini; agli impeti offensivi e difensivi di una grande gara. I CARATTERI DEL GIUOCO. Le condizioni specialissime del Genoa non potevano permettergli il lusso di fare della tecnica in una partita nella quale giuocava con un patrimonio tutt' altro che considerevole ed illimitato l'ultima sua carta; e l'Internazionale, già lo dicemmo,  venne mutilato in quello che è l'anima sua dalla pessima giornata. Tolta dunque la forza all' atleta e la voce al cantore del giuoco classico, era di troppo pretendere l'esplicazione di un giuoco che potesse soddisfare le esigenze della severa, e qualche volta dottrinaria, tecnica. Il migliore - presa la parola nel suo senso assoluto -  non poteva esistere. Vi fu uno dei due combattenti che giuocò meno male dell' altro, e vinse.  La larga sceneggiatura del movimentato e brillante incontro sta nel pareggio ottenuto tre volte dal Genoa; da questo risalire tappa per tappa, attraverso exploit veramente emotivi, attraverso fasi vivaci ed elettrizzanti, dal pauroso gorgo della sconfitta al sollievo di un ristabilito equilibrio di forze, di speranze e di voleri; sta nell' attacco audace, ostinato e pericoloso che la muta nero-azzurra volle scortare fino all' ultimo istante per scuotere la delineantesi e poi affermata supremazia genoana, per tentare ancora una volta coi favori di una sorte, che non era proprio né avversa né matrigna, l'assalto dell' incolumità della rete avversaria. Il grosso patrimonio dei punti, mentre tratteggia su note chiarissime la deficienza difensiva dei due teams avversi, più che dimostrare la loro efficacia offensiva; sta anch' esso a dimostrare la varietà degli atteggiamenti della partita, le fasi sue complesse e differenti, la dislocazione rapida e proficua dell' attacco sui due terreni. Si ebbe nel complesso un' azione di continuità nell' assalto portato a fondo dagli squadroni di Genova e di Milano; la partita non languì mai in stasi ed in istanti di scoramento, fu ardente e fiera fino all' ultimo, incerta fino verso la metà del secondo tempo. IL "GENOA" RABBERCIATO. L'undici rosso-bleu mancava di Walsingham, ammalato, e di Benvenuto, tenuto lontano da Genova dagli obblighi del servizio militare. Mister Garbutt, che deve avere una coscienza profonda e ben sicura delle reclute che crescono nel vivaio genoano, osò uno di quei gesti arditi che danno larga materia alla critica, al pettegolezzo, alla campagna avanti la prova e che fanno del novatore un genio, od un..., a seconda del risultato al quale la prova stessa conduce.  In questo caso avendo ottenuto un risultato lieto e soprattutto significativo al biondo e crucciato trainer del Genoa non mancheranno calorose lodi. Dunque mister Garbutt sovvertì all' ultimo momento e di fronte al nemico che s'annunciava come il più possente, il più terribile ed agguerrito, tutta la vecchia squadra. La rinverdì, coprendo i posti lasciati vuoti con elementi tolti dalla penombra delle riserve, ed aggiustando linea per linea tutto il dolorante undici rosso-bleu. L'esperimento diede ottimo esito. Il giovanissimo center-half dal classico nome genovese, l'instancabile e forte Barabino, non fece rimpiangere di troppo Sardi che era risalito di nuovo nella prima linea  per riporsi accanto a Santamaria.  al vecchio compagno delle battaglie doriane. E Bergamino, al quale era affidato il difficilissimo compito di legare le azioni impetuose, serrate, personali dell' ex doriano, con quelle svelte sull' estrema sinistra di Berardo, adempì scrupolosamente ai suoi doveri ed offrì colla giovanile e gagliarda sua azione un forte tral-d'union dell' attacco rosso-bleu sulla sinistra. La squadra così rabberciata, dopo i primi tentennamenti, vinte le incertezze iniziali, costituitasi salda sulle nuove basi, poté arginare in qualche modo l'impetuoso assalto avversario che aveva già strappato in fulminee azioni decisive un punto; riuscì a contenerlo, a domarlo, a vincerlo e a difendere bravamente fino al novantesimo minuto, in una difesa offensiva, la supremazia appena conquistata. L'opera fu certamente grave  e faticosa e mai vedemmo come oggi gli uomini del Genoa veramente piegati da un violento surmenage fisico. LA DEFICIENTE DIFESA NERO-AZZURRA. L'Internazionale è stato apertamente tradito dalla sua difesa. Viganò in una di quelle sue giornate fosche come i cieli primaverili quando sono in tempesta, mancò al compito suo deviando facili palloni anche quando non era stretto da quel cerchio assediante che i forwards avversari possono installare sotto una rete ubriacando anche le più salde ed agguerrite difese in un fitto lavorio di passaggi non intercettabili e continui. Una decina di corner sugli undici tirati dal Genoa sono imputabili all' azione sconnessa, strana, qualche volta incomprensibile del tarchiato, cavalleresco e simpatico terzino nero-azzurro. Il compito... negativo di Viganò fu certo facilitato dal suo compagno di linea. Quel magnifico giuoco audace che vorrebbe fondere la sicurezza e la prestanza del terzino con l'ardore e la mobilità dell' half, e che è svolto nelle partite d'impegno, da quell' atleta insuperabile che è il biondo Peterly, virtuoso fino all' eroismo, fino al sacrificio completo di tutte le sue risorse fisiche, finisce coll' essere un vero... giuoco; riesce cioè finché... riesce. Vale e rende enormemente quando all' altro uomo dell' estrema difesa non mancano per un istante solo calma e sicurezza di giuoco: ma si pronuncia in un aperto disastro appena un cattivo arresto, un ratè, ha compromesso l'azione del terzino di posizione. E così fu oggi. La linea mediana stranamente incerta e fallosa sulla sinistra, ebbe in Fossati ed in Rizzi - quest' ultimo benché risenta visibilmente del suo glorioso stato di servizio - due strenui e possenti sostenitori. Ma non bastò da sola e monca a sorreggere un attacco disgregato, incerto, sperduto, impacciato, ben differente -  benché formato nel complesso sugli stessi uomini - di quello che domenica giuocò d'astuzia  e d'abilità fino all' esaurimento tutta la difesa granata del Torino. Il solo Asti si salvò dal disastro e disse anche su campo genovese, in una esposizione di finezze e d'impeti di giuoco fatta propria senza alcuna ostentazione, per spontaneità e naturalezza, tutto l'alto suo valore. Binda ammalato e febbricitante difese mirabilmente la sua porta. Su tutti dominante: De vecchi in tutto degno del nomignolo che la folla gli ha decretato. LA PARTITA.  Una vivace e disputata contesa tra il team universitario di Genova e la squadra riserve dei rosso-bleu precede il grande scontro e interessa vivamente alle sue fasi il pubblico numerosissimo - veramente eccezionale per il campo di Marassi pur già assuefatto alle compatte folle - e scelto convenuto da ogni parte a quella che potrebbe essere la vera finale del campionato. Il tempo che da minaccioso si è fatto nel pomeriggio aperto e soleggiato, ha favorito senza alcun dubbio l'enorme affluenza di gente. Alle 15.24 Laugeri fischia l'inizio ed i genoani sono subito all' attacco. L'azione avvolgente è larga, saltuaria, spezzettata, manca certamente di continuità e d'intensità, ma giunge, oltrepassando le linee difensive nero-azzurre, ad impegnare a fondo l'Internazionale. Al 10° minuto il Genoa ha un corner, ma per un fino contrattacco dei milanesi pochi minuti dopo tutte le linee rosso-bleu sono richiamate d'urgenza alla difesa della rete di Rolla. al 13° Crotti su passaggio di Asti in melèe segna il primo punto dei nero-azzurri. Due minuti dopo il Genoa pareggia su di un corner. Binda calcola male la traiettoria del pallone, salta prima, si sposta ed il pronto Santamaria raccoglie ed infila il bolide nella rete milanese. L'urlo d'entusiasmo che s'alza dalla nereggiante e fluttuante platea che circuisce il verde campo, incita i rosso-bleu all' assalto. La linea mediana milanese arresta però le scorrerie dei veltri genoani e lavorando d'intesa coi suoi forwards riesce per qualche istante a tratteggiare un semplice ma fitto e magnifico giuoco di dribbling e d'avanzata. Così al 26° minuto un centro di Asti offre a Bontadini ed a Crotti il mezzo di segnare il secondo goal al Genoa e di dividersi gli onori del momentaneo successo. L'azione controffensiva dei rosso-bleu è paralizzata per qualche istante dal fuoco di fila della muta nero-azzurra, rincuorata e fatta audace dal successo; ma verso il finish si fa serrata e decisa. Al 36° minuto un improvviso tiro di Santamaria va a battere fra le facce interne del palo superiore e verticale del goal milanese e l'arbitro fra passionali discussioni, fra applausi e rimostranze concede il punto del nuovo pareggio al Genoa. Poi Bergamino e Leale minacciano seriamente l'incolumità della rete milanese. L'overture della ripresa è fatta su di un giuoco avvolgente, largo e sconclusionato del Genoa rotto a quando a quando dalle impetuose fughe di qualche atout nero-azzurro e... facilitato dai curiosi deviamenti del pallone in corner fatti dal solerte Viganò. Al 9° minuto Rizzi, per un fallo, provoca un freekick a danno della sua squadra. Binda para debolmente il tiro, Santamaria gli è sopra e segna fra un subisso di applausi. In due nuove occasioni il pallone è portato da un fiero, serrato e veramente tecnico assalto genoano, dinnanzi alla rete di Binda: ed intesse sul goal milanese un fitto lavorio di spola, e sfiora tutta la porta senza entrare quasi per deridere la virtuosità della muta genoana e per prendere a gabbo l'affanno della folla che incita, sprona, dolora nella spasmodica attesa ed urla il suo disappunto contro la sorte cieca, avversa, beffarda e il pallone ribelle ed ostile al varco dell' ultima linea bianca del campo dei milanesi. Al 15° minuto Binda para magistralmente un pallone ripreso di testa da Santamaria, su di un tiro parabolico in goal proveniente da un calcio d'angolo. Al 17° Bontadini segna il terzo punto per l'Internazionale ottenendo il terzo pareggio per l'azione tutta personale di Asti che giuoca fin sull' ultima linea tutta la di fesa genoana. Lo scoramento dei rosso-bleu è breve. Al 22° minuto già sono di nuovo in vantaggio con un quarto goal segnato da Santamaria con un bolide raso a terra che sorprende tutti. Binda si butta disperatamente in plongeon, ma il pallone gli sguscia fra le mani in un angolo basso della rete. Al 27° dopo un preciso tiro parabolico di Mariani dal corner, Bergamino, Santamaria e Sardi, soli d'innanzi alla rete milanese, segnano, azzuffandosi curiosamente in una melèe provocata da loro e fra loro circoscritta, che provoca col goal qualche contusione... famigliare al povero Bergamino. La partita è finita per quanto l'Internazionale nulla lasci di intentato per scavalcare fino all' ingresso della porta avversaria, le stanche e non salde linee avversarie. Qualche momento d'angoscia, qualche impeto controffensivo, poi il trillo finale, la galoppata della folla sul campo, il clamore e lo sfollamento lento sugli argini del bisagno. Per ricordare un dimenticato della critica: Berardo. Specie nel secondo tempo fu un giuocatore impetuoso e classico - il Berardo d'un tempo! - e portò con Mariani un magnifico contributo di audacia nell' attacco genoano. Le squadre erano così allineate: INTERNAZIONALE: Binda - Viganò e Peterly - Cevenini 1°, Fossati, Rizzi - Crotti, Bontadini, Agradi, Aebi, Asti. GENOA: Rolla - Casanova e De Vecchi - Magni,  Barabino e Leale - Berardo, Bergamino, Sardi, Santamaria e Mariani.

Gazzetta dello Sport – 26 Aprile 1915, Milano..................................................................................................

 

FOOTBALL – IL GENOA S’AVVANTAGGIA fra le finaliste del campionato. La giornata di ieri, la seconda del girone finale per il campionato, può avere avuto un esito decisivo per la classifica Infatti il Genoa ha saputo strappare alle tre contendenti del titolo il vantaggio di un punto: vantaggio assai leggero, ma che può avere un grandissimo valore data la brevità del ciclo delle gare decisive. La classifica indica oggi primo il Genoa con 3 punti, secondi il Torino e il Milan con 2 punti, quarto l’Internazionale con un punto. Il Genoa ha acquistato questo vantaggio grazie  al risultato pari dell’ incontro a Milano, in cui il Torino non sapeva contro il Milan Club figurar meglio di quanto poté lo stesso Genoa. Il campionato è entrato da ieri in una nuova fase. Le due squadre più quotate, dopo aver superato entrambe con  pari insuccesso i pericoli degli incontri sul campo del Milan, s’apprestano ora a combattersi direttamente e attraverso le restanti prove contro le squadre milanesi. Tutte e quattro le squadre hanno ancora le loro ciance. Ecco intanto l’esito dei match di ieri: GENOA – INTERNAZIONALE 5 - 3. Genova – La gara ha avuto un interessantissimo svolgimento. Per tre volte l’Internazionale ha segnato il punto, e per tre volte il Genoa ha pareggiato. Poi, sul finire della ripresa, la gara è volta in assoluto favore del Genoa. Il Genoa ha meritato i due punti di superiorità. Dalla squadra erano stati tolti Walsingham e Benvenuto che avevano fatto cattiva prova contro il Milan. Sardi era avanzato dalla seconda alla prima linea. Berardo era ritornato al suo vecchio posto all’ ala. Così rimaneggiata e forte del vantaggio di giuocare sul suo terreno, dove da molto tempo non conosce la sconfitta, la squadra del Genoa è ritornata a tutta la potenza che gli è propria. Nel primo tempo tuttavia il Genoa non si  ritrovò completamente. Fu alla ripresa che i rosso e bleu ottennero la piena superiorità, in modo che la crisi di due domeniche addietro può essere considerata come passata, dopo l’affermazione odierna. L’Internazionale, privo di Cevenini III, ha avuto una pessima giornata. Solo Asti e specialmente Binda furono pari all’ aspettativa. La debolezza dei milanesi fu nella parte destra dell’ attacco, e in terza linea,dove Viganò, nullo, procurò contro la sua squadra numerosi corners. L’Internazionale è primo a segnare: un traversone di Asti è raccolto e trasformato da Agradi. Quindi, in seguito a corner, i rosso e bleu pareggiano per merito di Santamaria. Un altro traversone di Asti e Crotti segna il secondo punto per l’Internazionale. E sul finire, il Genoa pareggia ancora, con un goal in melèe. Il punto è assai discusso, la palla urtando nello spigolo della porta, sembra esser, sulla parata di Binda, entro la porta. L’arbitro Laugeri tituba alquanto, s’informa presso i giudici di fallo e si decide ad accordare il punto al Genoa. Alla ripresa Sardi porta a tre punti il vantaggio del Genoa. Ma anche questo punto è pareggiato poiché un magnifico tiro di Bontadini reca il terzo punto anche per l’Internazionale. Sul finire la superiorità dei genoani è nettissima. Il vento che dapprima ha favorito i milanesi, ora fattosi più forte aiuta il giuoco dei rosso e bleu, che segnano altri due punti. In grande giornata furono gli attaccanti del Genoa, specie le ali. Infatti Mariani e specialmente Berardo condussero efficacemente infiniti attacchi che Sardi e Santamaria seppero spesso far fruttare. Invece Rolla non fu sempre felice. I milanesi non si ritrovarono e sfiduciati per il cattivo giuoco del terzino destro non seppero sul finire fronteggiare la supremazia degli avversari con l’efficacia dell’ inizio.

Corriere della Sera – 26 Aprile 1915, Milano.............................................................................................................

 

LA BRILLANTE RIPRESA DEL GENOA nelle finali di Campionato. Internazionale battuto con 5 a 3. Il Genoa si è ripagato ad usura dello scacco subito nella prima giornata delle finali ed ha voluto cancellare - colla strepitosa vittoria di ieri - la cattiva impressione lasciata dopo il match col Milan e troncare senz' altro ogni discussione ed ogni critica che troppo facilmente si erano fatte dopo la nera giornata. Da tempo non avevamo assistito ad un incontro così movimentato, così ricco di emozioni e tanto disputato come quello offerto ieri dalle due valorose finaliste: Genoa Club e Internazionale F.B.C. La squadra genovese, forzatamente costretta a presentarsi incompleta, e posta in campo in un pericolosissimo rimaneggiamento di uomini, lasciava ben poche speranze e non permetteva illusioni. Gli avversari scendevano ben più agguerriti e forti del primo successo - sia pure morale -  ottenuto contro il poderosissimo squadrone del Torino. Ma in una eccezionale giornata di impeto e combattività, i nostri seppero sopperire con spirito ed audacia a tutte le deficienze, fino a piegare un avversario che logicamente appariva indomabile. Una gara stranissima attraverso le varie e rapidissime fasi, che caratterizzarono tutto lo svolgersi dell' incontro, che non ebbe nè sosta, nè requie, ma tratteggiato mobilissimo, in un tumultuare sui due campi di azioni così palpitanti che il nostro pubblico si sentì avvinto fino allo spasimo. E la grande marcatura di punti sta qui a dimostrare la portata della bella battaglia. Il primo tempo si chiuse pari: due goals per parte, segnati nell' ordine: al 13.o minuto da Crotti, in melèe; al 15.o minuto da Santamaria; al 26.o minuto da Crotti; e al 40.o minuto da Santamaria. La ripresa, però, pur dividendo ancora le vicende dell' incontro, mette in netta superiorità il Genoa e i punti seguono in quest'ordine: al 9.o minuto Santamaria; al 16.o Bontadini; al 29.o Santamaria; e al 27.o Santamaria. Risultato col quale si chiude la partita, che saluta la bella vittoria del Genoa, con cinque goals a tre. In un rapido esame sul giuoco svolto dalle due squadre, dobbiamo subito registrare la deficienza delle difese, entrambe deboli sulla destra. L'attacco genoano apparve assi più pericoloso di quello avversario, che però ebbe campo di rifulgere particolarmente per la vigorosa azione di Asti, giuocatore che ha saputo sempre, con felici entrate, riordinare la prima linea e addossarla sul goal. Il lavoro più gravoso si è fatto sentire sulle linee mediane, ambedue provate nel più snervante cimento. Il Genoa poneva al centro una giovane riserva - Barabino - ed il gesto di mister Garbutt, che ai più sembrava ardito, non venne certo a pesare sulle sorti del match, poiché tanto questo giovane che Bergamino - piazzato fra i forwards - superarono nel modo migliore la difficile prova e confermarono con quanto accorgimento  fosse stata fatta la scelta dal valoroso trainer della squadra genoana. L'arbitro Laugeri, del Torino, ha diretto la difficile gara con impegno. Le squadre erano così formate: GENOA CLUB: Rolla, Casanova, De Vecchi, Magni, Barabino, Leale, Berardo, Bergamino, Sardi, Santamaria, Mariani. INTERNAZIONALE: Binda, Viganò, Peterly, Rizzi, Fossati, Cevenini, Crotti, Bontadini, Agradi, Aebi, Asti.

Il Caffaro – 26 Aprile 1915, Genova ........................................................................................................................

 

02° Giornata - 25 Aprile 1915

Genoa - Internazionale 5 - 3; Torino - Milan 1 - 1. Classifica: Genoa 3; Milan e Torino 02; Internazionale 01.

 

La disfatta del Genoa ottenuta dal fortissimo Torino per 6 goals a 1. Una giornata superba di coesione, di resistenza e di foga.  Torino, 2 maggio.  La squadra del Torino dopo avere superate le eliminatorie e le semifinali del Campionato senza subire una sola sconfitta, dopo aver chiuso alla pari i suoi due primi  incontri del girone finale, ha ottenuto oggi una clamorosa e importante  vittoria su quella avversaria  che non ingiustamente aveva raccolti i favori dei competenti. La disfatta del Genoa non ha molte attenuanti; potremmo trovargliene nell' assenza di Walsingham e Leale, poveramente sostituiti da Bergamino e Barabino, e nella calura che ha spossati i suoi uomini così da renderli stranamente rilassati e come impastoiati nell' erba folta  della pelouse torinese. Ma se il primo argomento - quello dell' incompletezza  - è valida giustificazione alla sconfitta genoana, il secondo - e cioè il caldo della giornata e l'erba alta del campo - non è a maggior detrimento degli ospiti di quel che non sia stato per gli ospitanti. PREGI E DEFICIENZE DELLE SQUADRE. Degli uomini del Genoa nessuno apparve nella pienezza dei suoi mezzi, gli errori si accumularono agli errori;  la confusione e l'indecisione dei forwards fu pari alla inefficacia degli halves e alla disattenzione dei terzini. Neppure De Vecchi è immune da critiche, pur avendo qualche volta raccolti gli applausi del pubblico grazie a quelle fulminee entrate  in azione che lo caratterizzano. L'unico giuocatore genoano che diede tutto  se stesso dal principio alla fine  in difesa dei propri colori fu il mingherlino e modesto Rolla, che si vide segnare sei goals quasi tutti a colpo sicuro, da avversari non marcati, lasciati liberi a pochi passi dalla sua porta. La squadra del Torino, al contrario di quella genoana, fu oggi in una giornata superba di coesione, di resistenza, di foga. Parve aver vinto di un tratto quella apatia che ultimamente si era impossessata dei suoi forwards e, poichè la linea di sostegno fu pari alla sua fama, anche i terzini ebbero modo di eccellere giuocando con sicurezza, tanto da integrare magnificamente  la consistenza della squadra. Il Torino manifestò sul Genoa una netta superiorità essenzialmente per la efficienza della sua seconda linea  dove de Marchi, che sostituiva Peruzzi, fu un inesorabile neutralizzatore  di ogni combinazione del binomio Berardo - Bergamino; Bachmann un animatore dell' attacco, ed un instancabile sostenitore dei backs, e Valobra - ora completamente ristabilito dalla sua indisposizione - un giuocatore scientifico e calmo, così preciso nel servire gli avanti come attentissimo nel fermare Santamaria e Mariani, i suoi più diretti e pericolosi avversari. sostenuti da una simile linea di halves, gli avanti del Torino poterono facilmente sbizzarrirsi in un gioco di cui l'audacia e la decisione del tiro in goal dovevano dare sicuri ed abbondanti frutti. Difettosamente marcati dai difensori, i cinque forwards, che anche oggi vestivano l'invitta maglia scarlatta, poterono brillare sia di virtù individuali che in situazioni di assieme svolte a larga trama, con passaggi alti e forti. Questo sistema di giuoco, per riuscire efficace, richiede nei forwards una buona velocità in corsa, ed una tal quale potenza di calcio per tentare la via del goal anche da grande distanza, qualità che gli avanti torinesi hanno mostrato di possedere esuberantemente e che hanno loro valso l'odierna brillantissima vittoria. Questo risultato di sei a uno non deve però lasciar credere, a chi non presenziò all' incontro,  che il Genoa sia stato continuamente dominato, e che la squadra dei rosso-bleu non sia esistita di fronte a quella scarlatta. No. Questo risultato non è che la dimostrazione numerica della maggior efficacia, o se volete,  anche della maggior frequenza degli attacchi del Torino. I genoani attaccarono bensì spesso, ma infruttuosamente, slegati, indecisi, così da farsi da farsi sempre respingere dall' estremo terzetto della difesa torinese. Essi si diedero vinti anzitempo,  conducendo l'ultima mezz'ora della ripresa con così scarso spirito di combattività da farsi giudicare severamente dal loro stesso trainer. Una squadra di cartello ha il dovere di difendere le proprie chances e di rimanere sulla breccia fino all' ultimo. Così come faceva la Pro Vercelli quando vinceva i Campionati. PRIMO TEMPO: Torino 3 - Genoa 0. Un pubblico fittissimo incornicia il rettangolo di giuoco: il campo del Torino non ha mai visto una folla così compatta. alle 15.20 il Torino si snoda nel primo attacco; per un momento il giuoco ristagna contenuto fra le linee di sostegno delle due squadre, poi gli scarlatti corrono sull' area genovese e Tirone passa raso a terra a Mosso III. Questi riceve la palla giusta, De Vecchi che gli è a lato non cerca di togliergliela  e l'aitante torinese tira deciso in porta. Lo shoot fulmineo è preciso. Goal! La folla ondeggia e urla la sua gioia per il punto segnato dai suoi beniamini. Breve schermaglia: i genovesi come sferzati dall' inatteso insuccesso si stringono nell' area di Morando; Capra libera con gran foga e con grande disinvoltura, ma i genoani insistono; Benvenuto tenta di sorprendere il portiere torinese con un lungo tiro che viene respinto; la palla è raccolta da Bachmann che passa a De Bernardi; quest' ultimo centra di precisione e Tirone per poco non segna il secondo punto per la sua squadra. La prima linea del Torino fila alla perfezione. Il binomio dei fratelli Mosso ha ritrovato l'intesa di un tempo. Tirone appare pienamente affiatato con l'ala sinistra  Fiamberti, e alla destra de Bernardi è quanto mai attivo e veloce. La prima linea genovese è però intenzionata di pareggiare: Benvenuto tenta un altra discesa deciso a superare i due forti backs avversari. Pare esservi riuscito ma il goalkeeper Morando, con una uscita a tempo, respinge al volo l'insidioso tentativo. Non sono passati che quindici minuti quando i torinesi segnano il secondo punto. De Bernardi, libero, centra esattamente; la palla giunge ai compagni di linea ben disposti dinnanzi alla porta di Rolla, ma Mosso II prima, Tirone poi non riescono a raccoglierla. L'occasione pare perduta quando interviene l'ala opposta, il giovanissimo Fiamberti che, trascurato da Casanova, coglie la palla al volo e con un potentissimo traversone infila la rete di violenza. Le sorti del Genoa sono decise. La strana disattenzione dei suoi terzini e il disordine dei suoi halves accrescono la baldanza degli attaccanti torinesi. Registriamo tuttavia alcune azioni offensive degli striscioni rosso-bleu che impegnano Morando su tiri di Bergamino e poi di Sardi, il quale però stà troppo all' attacco abbandonando a se stessi i compagni di difesa. Tattica ardita ma pericolosa ad un tempo, tanto più che i suoi compagni di linea Magni e Barabino sono insufficienti al compito loro. Al 40° minuto i torinesi ottengono un freekick quasi sulla linea del corner. De Bernardi centra, Mosso I rovescia debolmente la palla in goal; Rolla se ne libera momentaneamente: succede una breve e intricata melèe. La palla finalmente giunge alta a Mosso I che la devia in goal con un ben assestato colpo di testa. Rolla, completamente coperto da un intrico di uomini non può neppur tentare di arrestarla. Il netto vantaggio per tre goals dei torinesi si invoglia  ad aumentarlo. Con un giuoco di intesa inusitatamente efficace essi riaffermano la loro superiorità  attraverso attacchi insistenti e minacciosi, ma la troppa foga fa perder loro due splendide occasioni per segnare a colpo sicuro. Infatti negli ultimi minuti del primo tempo Mosso III dapprima e Tirone poi, sbagliano lo shoot completamente liberi, a cinque passi dalla rete di Rolla. I genovesi si lanciano alla lor volta -  in un fulmineo susseguirsi di azioni dall' uno all' altro campo - verso l'area estrema dei torinesi ma Morando respinge sempre parando fra l'altro  uno splendido tiro di Benvenuto. All' ultimissimo minuto di questo primo tempo i torinesi segnano per la quarta volta ma l'arbitro non concede il punto per offside. L'azione si svolge così: in una discesa in corsa, Fiamberti centra dall' ala sinistra; il pallone con una lunga traiettoria finisce all' ala destra dove De Bernardi, in perfetta posizione di offside, quasi sulla linea del corner, la riporta al centro - notate a questo punto l'arbitro non aveva ancora fischiato! - e Mosso I fra De vecchi e casanova, raccoglie al volo e segna con un bellissimo colpo di testa. L'arbitro fischia l'offside di... Mosso I  e annulla il punto! Un coro di proteste e il primo tempo finisce. RIPRESA: Torino 3 - genoa 1. L'inizio della ripresa è favorevole al Genoa, con attacchi decisi. Per il momento si ha l'impressione che i torinesi... ripetano lo scherzo avvenuto nel match , su questo stesso campo, contro l'Internazionale quando, nella ripresa, cedettero completamente spossati. al 6.o minuto infatti, in una perfetta discesa dei genoani, Santamaria con un formidabile traversone infila  la rete di Morando segnando quello che è stato forse il più bel goal della giornata. E' questo il segnale di un momentaneo risveglio degli attaccanti genovesi cui corrisponde un periodo di incertezza nel giuoco degli avversari, indecisi se serrarsi in difesa per mantenere il vantaggio o se riprendere l'attacco. La prima linea degli ex-granata è ridotta ora a soli quattro uomini perchè Mosso III è retrocesso a sostegno degli halves. Tuttavia i torinesi trovano spesso il modo di impegnare il piccolo Rolla. Mosso I a due riprese tira in goal, e Mosso III segna in seguito da lunga distanza. punendo il formidabile shootteur con un freekick. Non passa però un minuto da questa strana decisione dell' arbitro, che Tirone, con un ammirevole colpo di testa marca imparabilmente il quarto goal raccogliendo un centro di De Bernardi. E' questo il segnale della debacle per i genovesi. Gli scarlatti moltiplicano le loro folate risolvendole in decisi shoots da tutte le distanze e direzioni. De Bernardi, poi Mosso III e l'altletico "Cisco" bombardano la porta di Rolla. Questo sistema di giuoco è un pò sconclusionato ma è efficace e serve meravigliosamente ad eludere la vigilanza dei backs. Infatti, al 33° minuto, su di uno sbaglio di Casanova, Fiamberti riesce ad avanzare fino a breve distanza dalla porta di Rolla ed a infilare di precisione il quinto pallone nella rete genovese. La partita sta per terminare. Il caldo ha spossato i giuocatori e, cosa strana, fa risentire maggiormente i suoi effetti sugli abbronzati genovesi che giuocano disordinatamente fallendo frequentemente il pallone e  lasciandosi sorprendere dai mobilissimi avversari. L'attacco genoano è invece scompaginato. berardo converge al centro per supplire alla assoluta deficienza del vicino Bergamino e tenta tre o quattro volte lo shoot chiamando al lavoro Morando, che deve sfoderare tutta la sua abilità per liberarsi dalle sue insidie. Santamaria lavora per proprio conto non tentando neppur più l'intesa con Benvenuto e le due ali del Genoa sono quasi sempre lasciate a riposo meno Mariani che qualche volta si fa luce, ma non riesce a centrare alto in modo da servire proficuamente il trio di mezzo. Al 39° minuto su di una ennesima infranta fuga dei torinesi, de bernardi con un bel tiro parabolico dà il modo a Tirone di segnare il sesto ed ultimo goal con un magistrale colpo di testa stile Mosso I. Gli ultimi minuti del match vedono la resa completa del genoa che cede di schianto agli avversari senza quasi tentare nessuna reazione. Il giuoco si confina - in una serie di azioni spezzate - fra la prima linea del torino e tutti gli uomini del Genoa faragginosamente raggruppati tutti sul loro campo. E la partita si conclude così con la clamorosa sconfitta dei favoriti. L'arbitraggio di Pedroni, per quanto indubbiamente faticoso e difficile, fu appena mediocre. Le squadre: TORINO: Morando I - Capra e Morando II - Valobre, Bachmann e De Marchi - De Bernardi, Mosso III, Mosso I, Tirone e Fiamberti. GENOA: Rolla - Casanova e De Vecchi - Magni, Barabino e Sardi - Bergamino, Benvenuto, Berardo, Santamaria e Mariani.  G.C.Corradini

Gazzetta dello Sport – 03 Maggio 1915, Milano .....................................................................................................

 

FOOTBALL. SUPREMAZIA DEL TORINO nel girone finale d’andata del campionato.  S’è chiusa la prima fase del girone finale per il campionato. I risultati della terza giornata sono stati regolari, perché hanno indicato la reale supremazia delle squadre più favorite. Ma una supremazia così schiacciante da parte del Torino e dell’ Internazionale, non era affatto prevista. Mentre si aspettava un solo punto di distacco fra le squadre in lotta, il Genoa ha dovuto piegare con uno svantaggio di ben cinque punti, mentre i due punti coi quali ha perso il Milan non dicono il nettissimo predominio dell’ Internazionale, che forse mai nella stagione ha avuto un match così facile come quello di ieri. Ma i nero e azzurri non erano ieri in tal forma da saper approfittare della inaspettata pessima giornata degli avversari. Il girone finale d’andata si chiude con la supremazia del Torino, la squadra che pronosticammo vincitrice, attualmente prima in classifica con quattro punti. Si dividono il secondo posto l’Internazionale e il Genoa, con tre punti. Quarto è il Milan, con due punti. TORINO – GENOA 6 – 1. Torino – Coloro che avevano fede nella regolarità di forma della squadra torinese, e per questo la ritenevano superiore a quella del Genoa,  hanno avuto ieri di che rallegrarsi. Ma la vittoria, che si supponeva possibile per un solo punto,  e che invece si è verificata per ben cinque punti, ha sbalordito nella sua nettezza. E’ proprio di tanto superiore il Torino al Genoa? Veramente gli anteriori risultati non potevano farlo credere, e certo il retour-match potrà, se non forse invertire il risultato, chiudere entro più stretti limiti questa ambigua questione di superiorità. Il Genoa s’è presentato sul campo di via Sebastopoli, agli ordini dell’ arbitro avv. Pedroni, con una squadra priva di Leale e di Walsingham. Questa incompletezza ha di certo diminuito la potenza dei genoani, ma non può certo completamente giustificare e scusare il più grave scacco che mai abbia subito il Genoa, in questi ultimi anni. Le ragioni dell’ insuccesso possono essere trovate nella pessima giornata dei rosso e bleu, i quali mancarono assolutamente in difesa. Né la terza né la seconda linea furono all’ altezza della loro fama e fallirono al loro compito. Dopo i primi due punti subiti per opera granata, i genovesi si demoralizzarono e si disorganizzarono. Il Torino poté proseguire le sue incursioni nel campo avversario, con sempre maggior facilità a mano a mano che la partita si svolgeva. Mai nell’ attuale stagione il Torino dimostrò una tale superiorità. Quando si pensi che gli attaccanti granata sbagliarono quattro o cinque facili occasioni di segnare, si avrà la visione di quale debacle avrebbe sofferto la grande squadra genoana, se gli avversari avessero saputo trarre il maggior profitto dal loro giuoco in assoluto vantaggio. Il primo tempo si chiuse con tre punti per il Torino mentre il Genoa rimase a zero. Alla ripresa i Torino conquistò altri tre punti, portando a sei goals la grande vittoria, mentre Santamaria del Genoa poté passare una sola volta la rete di Morando.

Corriere della Sera – 03 Maggio 1915, Milano ..........................................................................................................

 

03° Giornata - 02 Maggio 1915

Torino - Genoa 6 - 1; Internazionale - Milan 3 - 1. Classifica: Torino 4; Genoa e Internazionale  03; Milan 02.

 

IL MILAN CEDE SUBITO DINNANZI AD UN GENOA INDEBOLITO  da nuove forzate defezioni. Genova, 9 maggio. Non è potuto certo sfuggire a chi ha seguito il Genoa in questi ultimi incontri, la china pericolosa e forse fatale per la quale si è abbandonata, purtroppo,  la bella e brillante compagine rosso-bleu. Il Genoa poderoso, il saldo team che con le severe cure di mister Garbutt aveva superato le difficili gare eliminatorie, e, minaccioso per tutti i più agguerriti avversari si apprestava con seri titoli alla conquista finale è andato lentamente sfasciandosi, perdendo di gara in gara tutto il suo valore, tutta la sua poderosa efficienza. E' strano ma in ogni stagione il Genoa deve soggiacere alle più dolorose crisi che lo colgono proprio nel momento più difficile, quello in cui il campionato sta per entrare nella fase risolutiva. Così anche quest' anno per cause complesse e per mali irreparabili abbiamo visto il maestoso edificio genoano grado a grado sgretolarsi e la forte unità abbassare le armi proprio nel momento in cui pareva destinato a salire gli ultimi gradini del trono. Mai come nell' attuale stagione il Genoa avrebbe potuto aspirare alle più grandi conquiste: forte, ben compatto, travolgente nella impetuosità delle sue azioni e più ancora per il valore singolo degli elementi, era destinato a ergersi indomito sopra ogni altro concorrente. Sennonché bastarono le prime defezioni  - causate dalle necessità imprescindibili del momento - i primi incidenti, l'arresto di forma di qualche giuocatore per aprire nella squadra cittadina falle incalcolabili e sbalzarla di colpo dal magnifico piedistallo che si era costrutto dopo un lungo e paziente periodo di preparazione. Ecco in succinto dimostrato perché qui non hanno sorpreso e non devono sorprendere gli sbalzi continui e incostanti dei rappresentanti del massimo club genovese. In simili condizioni la squadra rosso-bleu è indubbiamente condannata ad accontentarsi di successi parziali ottenuti non per virtù propria, ma solo in seguito al sacrificio personale degli uomini migliori. Ancor oggi lo squadrone genoano non ha potuto allinearsi al completo. Via via si allontana sempre più la probabilità di potersi trovare in regolare formazione nelle prossime prove. Contro un Milan presentatosi nella sua formazione migliore e deciso a giuocare la sua ultima carta il Genoa scendeva con due sostituzioni importantissime; precisamente quelle di Leale e di Magni: i due perni della linea di sostegno dei rosso-bleu.  Se la combattiva squadra milanese avesse dunque saputo rinnovare qualche impetuoso slancio nei quali ha brillato in precedenti incontri non meno importanti sarebbe facilmente quest' oggi riuscita a strappare, pure con una gara disputatissima, una affermazione sugli indeboliti avversari.  Invece ha piegato subito dopo i primi approcci per non trovare più energia sufficiente a rialzarsi rimanendo travolto dal tumultuoso giuoco che il Genoa ha tentato subito di imporre e che riusciva efficace grazie allo slancio irrompente e disperato di tutti i suoi uomini. Non è stata dunque una bella gara. Gli è che dopo le prime raffiche con le quali la risorta squadra di mister Garbutt ha fatto convergere sulla porta di Barbieri tutto il peso fitto di un pericolosissimo attacco, fino a pervenire all' immediato successo, i milanesi si sono dati per vinti retrocedendo tutti in difesa, stretti per tentare di arginare la spigliata avanzata degli avanti genoani. Il Milan non poteva quindi con le isolate azioni di Van Hege - sempre brillante ed efficacissimo -  sperare di rivalersi tanto più che troppe deficienze sono risultate fra gli altri attaccanti rosso-neri i quali mai seppero coordinare l'offesa anche quando l'occasione presentava loro azioni con la probabilità di raggiungere un successo. Convien dire che la difesa genovese si è trovava quest' oggi in una forma magnifica; particolarmente Casanova, quello che più di tutti sembra in continuo declino ha avuto una giornata eccezionale e l'aiuto che i due terzini seppero rendere agli avanti è stato veramente proficuo. Il match però nel suo scialbo svolgimento non merita profonde considerazioni: a volte fu fiacco, a volte, viceversa, movimentato. Ma pur sempre caotico e totalmente privo di un' azione veramente bella, né scientificamente degna di due grandi finaliste. Il Genoa ha condotto la gara en grand  scigneur nei riguardi del Milan che non è esistito coi nostri senza però affermare che la squadra del Genoa abbia fatto progressi né sia riuscita a ritornare la bella combattente delle semifinali. Sono le 15.20quando Pedroni fischia l'invio. La palla è ai rosso-bleu che poggiando su Berardo volano all' attacco. La minaccia è subito sventata per l'entrata in tempo di Soldera il quale dopo una stretta schermaglia riesce a respingere gli avversari e a lanciare i suoi uomini verso rolla che è tosto alla sua prima parata per un bel tiro di Van Hege. Il duello fra i due teams avversari ha così un inizio vivace ed anche aspro. Le fila dei rosso-bleu si manifestano subito salde e un contrattacco genoano non si fa attendere molto tempo. Ancora qualche sgroppata, poi al 5° minuto il primo goal del Genoa. In un lungo rimando di Casanova, l'ossuto Walsingham prende la palla al volo e segna fulmineamente approfittando di un calcio mancato di Sala. Il Genoa insiste all' attacco, ma all' 7° minuto il Milan è in corner. Sul calcio sul calcio d'angolo si pronuncia l'attacco rosso-nero, ma la difesa del Genoa veramente superba per sicurezza e decisione infrange ogni assalto allontanando la stretta cerchia in cui Van Hege tenta di avvolgere la porta del portiere genoano. Dal 10° al 17° minuto una serie di falli concessi forse un po' troppo leggermente dall' arbitro frustrano le azioni rosso-bleu che però subito dopo costringono Barbieri a due parate meravigliose. Al 21° minuto un corner contro il Genoa a cui seguono attacchi milanesi: i forwards rosso-neri però sono strettamente marcati ed a poco a poco la loro preponderanza è spezzata ed essi si trovano relegati nel loro terreno. Da questo ha inizio il netto predominio del Genoa che si installa presso l'area di Barbieri e paurosi momenti volgono per il bravo rosso-nero che è impegnato in un continuo ed estenuante lavoro. Il giuoco rosso-bleu però non è coordinato specialmente fra i forwards che svolgono un azione di poco rendimento ed è perciò che soltanto al 33° minuto Berardo può aumentare l'attivo della sua squadra segnando in una intricata melèe, malgrado gli sforzi disperati di Barbieri. Il Milan solo a tratti riesce a portare l'offensiva sulla metà campo del Genoa, ma la balda minaccia è sempre annientata dalla difesa impenetrabile offerta da De Vecchi e Casanova. La ripresa volge i suoi primi minuti in favore del Milan che addossa le sue linee nell' area di rigore rosso-bleu. Poi man mano il Genoa riprende con slancio instancabile il suo lavoro. La difesa sospinge i suoi attaccanti all' offensiva, rotta soltanto al 12° minuto da un corner che il Milan ottiene per un azione isolata ma brillantissima del belga, il quale sfuggito all' assidua vigilanza dei suoi angeli custodi tenta la sorpresa. Al 16° minuto abbiamo il terzo e ultimo punto per i rosso-bleu. Santamaria spostato quasi sull' estrema sinistra riceve un parabolico centro di Berardo  e il pallone saettato nella rete di Barbieri viene arrestato mentre sta per penetrare fra le barre della porta con la mano da Soldera. Il fallo è punito con un penalty che De Vecchi trasmuta facilmente in goal. Da questo punto insiste l'attacco genovese che è continuo, costante, sempre più minaccioso; poi gli uomini di De Vecchi rallentano la loro foga cosicché i rosso-neri possono riacquistare baldanza passando alla loro volta all' assalto. Un freekick di Ferrario concesso al Milan per un arresto irregolare di Traverso quasi al limite dell' area di rigore è sventato da Casanova che evita un goal ormai sicuro con un meraviglioso colpo di testa e poco appresso si ammira una splendida parata di Rolla. Al 25° minuto Lovati, già malconcio per una caduta fatta nel primo tempo lascia il campo seguito poco dopo da Walsingham ed il match procede in una alternativa di offese fiacche ed ineguali. Solo verso la fine il Milan ha le sue linee tutte protese all' azione ma invano. I rosso-neri ottengono soltanto un corner cui fa subito dopo riscontro uno in favore del Genoa. Il match finisce così con la netta vittoria degli uomini di Garbutt per tre a zero. Fra i migliori in campo notiamo la difesa del Genoa, Sardi, il minuscolo ma vivace e resistente Pella e Berardo; del Milan molto bene Barbieri, Soldera, Scarioni e Van Hege. L'arbitraggio dell' avv. Pedroni ha suscitato qualche vivace protesta da parte del nostro pubblico, invero la sua opera in frequenti occasioni non è stata troppo felice.  Attilio Carbone.

Gazzetta dello Sport – 10 Maggio 1915, Milano .......................................................................................................

 

  

          Walsingham di fronte al portiere milanese Barbieri.                            Ancora Barbieri interviene su Santamaria.

 

FOOT-BALL. CAMPIONATO ITALIANO. Genoa batte Milan 3 a 0. Per l’ultimo match (o il penultimo?)  del campionato ci aspettavamo qualche cosa di più dal Genoa. Ma dove sono andate a finire le cure del simpatico Mister Garbutt, se poi, all’ ultimo momento, la sua squadra doveva risultare così sconquassata? Colpa di chi? Non certo di Garbutt, il quale si è dato anima e corpo, per far vincere almeno quest’ anno il campionato al Genoa. Colpa di alcuni giuocatori, allora? Non lo crediamo neanche. E’ la fatalità che vuol così. E così sia. Ma non ci inchiniamo! Se il titolo di campione doveva darsi ad una squadra dalla tecnica pressoché impeccabile questo spettava (checché ne dicano i miei anonimi) al Genoa. Se poi questa squadra non ha potuto, per circostanze indipendenti dalla volontà e dai criteri del trainer, corrispondere come si credeva dai più alle comuni aspirazioni, pazienza. Questo diciamo perché oggi si è vinto assai malamente. Non sappiamo proprio come siano stati segnati quei tre goals. Coi piedi, certamente; ma non furono tre bei goals. Non mette conto di fare la cronaca del match. Fu un caos continuato. Ognuno andava per conto suo. Tanto la prima linea del Genoa quanto quella del Milan non è esistita. Potremmo fare un eccezione per Van Hege il quale solo fu all’ altezza del suo compito. Non fu però il Milan a segnare per primo questa volta. La fulminea scappata non ci fu. Chi ruppe il ghiaccio fu invece Walsingham al 4.o minuto del primo tempo. Il secondo goal genovese si segnò al 35.o minuto per merito di Berardo. Nel frattempo vi furono scorrerie di nessunissimo interesse. Abbiamo dimenticato di dire che il Genoa era una volta di più trasformato. Al posto di Magni figurava Pella, al posto di Leale, Traverso. Il Milan era al completo invece. Il primo tempo si chiude così con due goals pel Genoa e zero pel Milan. Nel secondo tempo il Milan cerca di sorprendere, qualche volta, la difesa genoana ma la trova in buonissima giornata. De Vecchi scherza, come sa scherzare in certe contingenze; Casanova è in giornata e pure Rolla, anzi questi più di tutti. Cosicché il Milan non riesce a fare grandi cose.  Siccome il caos può essere compromettente, il Genoa argina la tentata invasione rosso-nera costringendola a difendersi in corner. Poco dopo un penalty viene concesso ai genovesi. Una finta fra Berardo e De Vecchi e il pallone è nella rete di Barbieri. Poi non si segna più e la fine del match (brutto match) è accolta con indifferenza. Qualche scatto al pubblico lo ha procurato l’arbitraggio dell’ avvocato Pedroni della A.M.C. Le squadre erano così composte: MILAN: Barbieri – Sala e Pizzi - Scarioni, Soldera, Lovati - Morandi, Ferrario, Greppi, Van Hege, Bozzi. GENOA: Rolla – Casanova e De Vecchi - Pella, Sardi e Traverso (Baciccia) - Mariani, Benvenuto, Berardo, Santamaria, Walsingham. Ci piacque Sardi, al suo posto di centro half, Pella, Mariani, Benvenuto, Walsingham. Casanova era, come abbiamo detto, in buona giornata, il nostro Renzo e più di tutti Rolla. Del Milan, Van Hege solo merita qualche lode, non perché è belga, ma perché è l’ unico che si prodiga realmente. Sala andò bene; Lovati fu provato, tanto vero che per due volte dovette abbandonare il campo. Tutti gli altri si comportarono male, ad eccezione di Barbieri.

Il Secolo XIX – 10 Maggio 1915, Genova ...................................................................................................................

 

FOOTBALL. L’INTERNAZIONALE VERSO LA CONQUISTA del campionato italiano. Tre domeniche fa la classifica del girone finale del campionato italiano accusava un vantaggio del Genoa Club; la settimana seguente il Torino strappava al Genoa il primato e si avviava alla conquista del campionato; ieri l’Internazionale ha tolto al Torino il primato ed è attualmente la squadra che ha le maggiori probabilità di aggiudicarsi la vittoria finale. La classifica, dopo quattro giornate di girone finale, è la seguente: primi con 5 punti l’Internazionale e il Genoa; terzo con 4 punti il Torino, quarto con 2 il Milan. L’Internazionale deve ancora incontrarsi col Milan, su campo avversario, e col Genoa, sul terreno proprio; e queste gare appaiono ben più facili per la squadra milanese che non lo siano per il Genoa i rimanenti incontri col Torino e con l’Internazionale. Quindi a meno di eccezionali sorprese, la vittoria di ieri dell’ Internazionale sul Torino ha avuto il significato di dare il campionato ai nero e azzurri. GENOA - MILAN 3 - 0. Genova – L’incontro è stato poco interessante sia per lo scarso impegno delle squadre, sia per la competenza del Genoa, sia perché non era certo questa gara che poteva decidere il campionato. Il Genoa ha dominato, com’era da prevedere, poiché difficilmente il Milan avrebbe potuto rinnovare fuori del suo campo i passati exploits. Il Milan, serrato nel suo campo, ha dovuto limitarsi alla difesa. Solo Van Hege, a tratti,  ha potuto tentare qualche contrattacco, che non ha avuto fortuna. Ai rosso e bleu mancavano Magni e Leale, sostituiti da Traverso e Pella. In grande giornata i terzini. Mediocre invece la seconda linea, Arbitrava l’avv. Pedroni.

Corriere della Sera – 10 Maggio 1915, Milano ..........................................................................................................

 

04° Giornata - 09 Maggio 1915

Genoa - Milan 3 - 0; Internazionale - Torino 2 - 1. Classifica: Genoa e Internazionale  05; Torino 04; Milan 02.

 

LA SQUADRA DEL GENOA CON TRE RISERVE sconfigge l'Internazionale "au grand complet" per 3 goals a 1. Lo squadrone genoano, quello squadrone che aveva saputo già infliggere una sconfitta tanto dura ai nero-azzurri di Milano, ha voluto riconfermare la sua netta superiorità, sfatando di forza e di scienza il pregiudizio dell' influenza del campo e, soprattutto, aggiudicandosi ormai il Campionato d'Italia, al quale da tanti anni aspira con inflessibile fede. Certamente il team genovese è disceso in campo, ieri, fieramente deciso a vendere cara una sua eventuale sconfitta definitiva. Dall' ultimo grande match della stagione  la compagine dei rosso-bleu aveva tutti da guadagnare e niente da perdere, nel confronto, se si eccettua la classica posta del titolo. Ha giuocato quindi il tutto per il tutto, pronta a cogliere al varco qualunque debolezza nemica. Gettato con coraggio alla difesa di un nome e di un passato glorioso, il Genoa ha rifulso come nei suoi giorni migliori, travolgendo nettamente la squadra ch'era teoricamente valutata imbattibile nel momento attuale, sfasciandone completamente il groviglio, dissolvendola ed abbattendola come una raffica fa di una festuca d'erba. E l'Internazionale di fronte alla fulminea riscossa genoana, non è neppure stato di un momento di resipiscenza: nel momento appunto nel quale sarebbe forse stato sufficiente, per rendere meno aspra la sconfitta - un risollevamento collettivo e violento della sua anima, ha offerto uno spettacolo miserabile di rassegnato dissolvimento e di nullità combattiva. Un equipe di giuocatori di calcio deve essere invece, soprattutto, indifferente così alla mala sorte, come alla buona: essa deve sempre fare del suo meglio, adattando semplicemente i suoi mezzi alle diverse fasi delle battaglie. LE RAGIONI DELLA VITTORIA. L'Internazionale ieri con l'impiego prematuro delle sue forze in un attacco continuo ed estenuante davanti al nucleo opposto, non ha potuto conservare per l'istante necessario il complesso delle sue energie: sarebbe stato sufficiente che avesse giuocato con brio ed audacia, senza esagerazione d'impegno; forse allora si sarebbe trovato nella condizione di opporsi più validamente al ripristino d'attacco dei genovesi, i quali hanno precisamente incominciata la loro controffensiva inesorabilmente quando i nero-azzurri hanno incominciato il disgregamento collettivo, ed il lavoro prettamente individuale. Il Genoa è disceso in campo privo dei suoi giuocatori ora soldati e cioè della seconda linea del campionato dove il trio Magni, Sardi e Pella mancava, malgrado gli sforzi fatti per averli a Milano e dove in prima riga al posto di Benvenuto mister Garbutt aveva dovuto mettere Bergamino. Eppure, in questa formazione così gravemente indebolita ogni uomo ha fatto più del suo dovere, senza mai scoraggiarsi per l'irruenza degli internazionali, anche quando questi si erano installati da padroni nell' area di Rolla, e con un invertito ordine di attaccanti hanno inflitta ai nero-azzurri la cocente sconfitta della perdita del campionato. L'Internazionale ha messo insieme il suo classico squadrone: tutti erano al loro posto, generosamente, ma non tutti hanno fatto del loro meglio: la compagine apparente era minata dal mal sottile, e l'edificio è crollato, in piena efficienza, senza sostituti e senza giustificazioni di uomini e di posizioni. I genoani hanno giuocato veramente bene specialmente nel momento in cui il maggiore impegno poteva avere un efficacia decisiva: ma il loro valore complessivo ha rifulso anche assai più a cagione del rovescio accaduto nella squadra di Fossati. Quando appunto questa ha incominciato a tentennare, a mancare di affiatamento fra le linee ed in ogni riga, allora i rosso-bleu hanno immediatamente raggruppato i loro elementi, lanciandoli con maggiore violenza e fiducia all' assalto della rete di Binda e producendo in tal guisa la dissoluzione ed il tracollo definitivo, che ha triplicata la loro dotazione al fischio terminale. La spina dorsale ligure è stata pel primo tempo nella difesa estrema formata da quell' ammirabile coppia ch'è costituita da De Vecchi e casanova, entrambi in magnifica giornata, specialmente nella seconda ripresa. Ma anche la linea mediana quantunque composta dagli elementi di riserva ha mirabilmente coadiuvato il lavoro degli avanti che sono stati sostenuti a tempo: e l'aver poi messo momentaneamente Berardo in seconda linea, a rinforzo del trio ora accennato, allo scopo di rendere impenetrabile ai nero-azzurri la via del goal genovese, ha contribuito assai a sfasciare ogni assalto nero-azzurro scoraggiando soprattutto i tentativi estremi. LE DEBOLEZZE DEI NERO-AZZURRI. L'Internazionale ha avuto in proprio favore il primo tempo, in cui ha esplicata una serie di azioni altrettanto scientifiche, quanto precise, rapide e preordinate: nella seconda ripresa invece, quando il Genoa ha marcato il secondo punto, l'affiatamento è scomparso: nessun uomo ha più mantenuto il suo posto e nella affannosa ricerca della via per salvare  l'onore lo squadrone lombardo è scomparso ed i genoani hanno giuocato per circa tre quarti d'ora senza nemici nell' area estrema. Il solo biondo Peterly è rimasto impassibile a tentare l'ostacolo di una invasione continua, ma la sua opera generosa non ha avuto effetto alcuno, davanti alla veloce e chiusa linea di Walsingham. Abbiamo detto che dei rosso-bleu tutti fecero ampiamente il loro dovere: qualcuno però fece qualche cosa di più come i due eccellenti terzini, il centro half Leale ammirabilmente coadiuvato dal suo compagno di sinistra Traverso e, in modo specialissimo, Santamaria e Berardo. Rolla non fu soverchiamente impegnato: tuttavia salvò palloni capricciosi, insidiosi e velocissimi:in tuffo od in presa egli parò sempre a tempo e salvò la sua rete in critiche circostanze di mischia. Fra i nero-azzurri, colpiti a metà gara dalla gravissima crisi inaspettata ed inattendibile, l'uomo che veramente eccelse sopratutto fu Peterly, il cui giuoco di testa fu semplicemente straordinario. Nella seconda riga il migliore fu Cevenini I, ma ben lontano dalla sua forma migliore. Gli avanti, nella prima ripresa esplicarono un finissimo giuoco d'attacco, e fra i meno degni di critica ci sono apparsi Agradi ed Aebi, che seppero frustrare l'inesorabile marcamento, mentre le due ali ebbero rare centrate di tempo. Binda giuocò bene: quantunque mancante ancora di quella percezione esatta della situazione che è la dote precipua di un custode della porta, egli ebbe eccellenti parate, in piedi, ed appunto in quelle posizioni di giuoco in cui egli può maggiormente e scientificamente fare sfoggio delle sue non comuni qualità atletiche. Una giornata incantevole e un pubblico fittissimo ed elegantissimo hanno fatto cornice all' importante partita che ha veduta la soluzione sul campo di via Goldoni, e che è stata arbitrata da Pedroni in modo poco favorevolmente commentata dal pubblico. Forse Pedroni fu anche troppo scrupoloso, e segnò falli anche quando sarebbe stato più ovvio lasciar correre: ma gli animi erano soverchiamente eccitati, e non sempre la diligenza del referèe fu benevolmente interpretata. LA PARTITA. L'inizio del match è stato fischiato alle 15.30. L'attacco è per il Genoa che scende veloce con Walsingham padrone della palla; a Peterly spetta l'onore del primo rinvio e sulla sua respinta piena ed aperta i nero-azzurri invadono l'area di Rolla. De Vecchi vigila attentamente e rovescia un pericoloso rincalzo di Aebi e Bontadini: ma questi sostenuti a loro volta assai efficacemente dal Cevenini senior ritornano ostinatamente alla carica, restando per parecchi minuti alla minaccia di Rolla. Pare che i rosso-bleu non s'impegnino ancora a fondo perché l'Internazionale può imporre per parecchio tempo la sua volontà all' avversaria: una sola volta, in questo periodo di assaggio Bonda ha avuto occasione di respingere col pugno una saetta alta e violenta di Santamaria. All' 8.o minuto di questa serie di attacchi internazionali i genoani fuggono: Santamaria proietta la palla a destra; Binda para in pieno e cade: una mischia violenta si forma sotto la porta nero-azzurra, in questa Binda pare che si sia girato con la palla in presa nell' area della rete, e Pedroni ha concesso il goal, fra altissime grida di disapprovazione. UN GOAL CONTESTABILE. L' Internazionale s'infiamma: il punto contestabile ha fatto fiammeggiare tutte le energie che riescono a dominare ancora una volta. Asti fugge tutto solo all' ala, evitando accortamente Casanova; centra con precisione perfetta e Aebi riceve in pieno. Ma la palla batte sul palo laterale  rimbalzando a tre metri da Rolla: Agradi sopravviene fulmineo e rovescia il pallone nell' angolo di destra, senza che Rolla possa neppure sfiorarlo. Il pareggio, salutato da una ovazione irrefrenabile, ha per effetto di calmare gli ardori bellici dei ventidue uomini, che sembrano volersi raccogliere per una vicendevole e più poderosa offesa. Ai genovesi, dopo il punto di Agradi, la sorte volge favorevole per qualche tempo; infatti oltre ad una bella serie di discese compatte condotte da Walsingham con sicurezza e buona distribuzione, un calcio di Berardo provoca una pericolosa mischia che è interrotta da Pedroni con un calcio libero a due metri lateralmente a sinistra della rete di Binda. La punizione è frustrata dall' intervento di quasi tutta la squadra nero-azzurra, che ben presto si vendica del pericolo gravissimo corso scendendo compatta, con larghi voli di palla, da Peterly a Rizzi e da questi a "Zizi": De Vecchi ha qualche esitazione, e gli avanti internazionali sfoggiano un magnifico ricamo che impegna seriamente la estrema difesa genovese. Dal 20° al 30° minuto l'Internazionale ha netta prevalenza, ma non sa trarre da questa evidente superiorità di attacco un risultato tangibile. Seguiamo poscia varie fasi alterne, durante le quali qualche passaggio troppo lungo di Walsingham sciupa le rare incursioni rosso-bleu. Gli avanti genoani fuggono alla linea mediana nemica, ma Peterly, energico, deciso e preciso, con un giuoco di testa assolutamente magistrale, libera sempre permettendo al duo Asti - Agradi di minacciare fieramente il goal di Rolla., ch'era stato messo da poco a durissima prova da un tiro radente e secco dell' Aebi. Nei cinque minuti successivi il nucleo ligure deve sopportare la padronanza del team ospitante, riuscendo con difficoltà a segnare un corner in proprio vantaggio. Ottimamente sostenuti dalla linea di mezzo, e più che da altri, da Rizzi, gli avanti milanesi hanno altro periodo di netta prevalenza, che permette loro di restare per vari minuti nella casa di rigore genovese, malgrado il lavoro potente di De Vecchi e Casanova. Una sola volta, dopo 37 minuti, Berardo si impadronisce del pallone, filando tutto solo verso Peterly: ma il calcio ch'egli ha potuto tirare ha impresso alla palla un effetto stranamente deviatore, che fa fallire il bel tentativo. La partita si accanisce sempre più, ed i nero-azzurri intensificano le loro azioni, commettendo anche qualche imprudenza, come ad esempio l'avanzata troppo spinta di Peterly che ha lasciata scoperta la penetrazione dalla parte sinistra del Genoa. Fortunatamente Mariani è ripreso ed immobilizzato da Cevenini II. Dopo una velocissima incursione di Santamaria, alla quale dopo qualche minuto Bontadini risponde con una centrata splendida, ma non ricevuta in tempo da Cevenini III. Il Genoa prevale, specialmente per opera del Sedino, al quale in questi ultimi minuti del primo tempo si deve il freno imposto ad una durissima combinazione del duo Asti - Cevenini. Con un audace tiro lontano per opera del Sedino si chiude la prima fase della partita, che in complesso ha segnata una certa prevalenza internazionale. IL NETTO VANTAGGIO DEI GENOVESI. La ripresa inizia con un calcio libero inflitto all' Internazionale per un fallo commesso da Cevenini I; il Genoa non ne trae quel profitto che avrebbe potuto e dovuto, ma l'occasione gli è utile per restare all' attacco durante qualche tempo e per permettere a Peterly di ripetere un ennesima virtuosità con la testa e con le gambe. Però non sfugge all' attenzione comune una certa rilassatezza d'azione negli uomini nero-azzurri; pare, a tratti,  che il grande lavoro compiuto nei primi 45 minuti di giuoco abbia infiacchite alcune energie: Fossati, sopra a tutti, sembra affaticato, preferendo attardarsi in difesa anziché accorrere velocemente ed arditamente in soccorso dei suoi avanti. Rolla ciò non di meno, è messo a dura prova per due volte consecutive, ma si trae d'impiccio onorevolmente in presa e con salto acrobatico su due brutti palloni di Cevenini III e Aebi. Il giuoco si va facendo violento, e pare che la irruenza aumenti in ragione della minore efficienza scientifica. Le difese estreme hanno fasi superbe, e specialmente De Vecchi, in questa seconda e decisiva fase, ha ripresa la sua abituale maestria. Seguono varie fasi alternate, nelle quali al giuoco largo e alto del Genoa, che va facendosi sempre più minaccioso, non fa brillante parallelo il simulacro di tessitura internazionale. Il goal genoano "matura" per adoperare una frase di vecchia fattura, ed è precisamente al 15° minuto che Berardo marca il secondo punto per lo squadrone di Garbutt; dopo una infruttuosa discesa di Aebi e Bontadini, respinta da Casanova, Berardo fugge verso la rete di Binda: Peterly sbaglia - per la prima volta - e Berardo saetta a destra: il pallone batte sul palo e rientra in porta senza che Binda impedisca. Da questo momento in poi,  e con la fulmineità del lampo, la compagine dell' Internazionale si distrugge. Ogni uomo giuoca per proprio conto, cosicché le rare discese milanesi sono nulle, finchè al 30° minuto Bergamino , con calma e precisione, da solo segna il terzo punto per il Genoa. Ormai la partita è finita: e l'ultimo quarto d'ora non consta che dell' attacco continuo, inesorabile del Genoa al quale solo una corta "guigne" non ha permesso di aumentare considerevolmente la dotazione di punti. Le squadre: GENOA: Rolla - Casanova e De Vecchi - Sedino, Leale e Traverso - Berardo, Bergamino, Walsingham, Santamaria e Mariani. INTERNAZIONALE: Binda - Peterly E Cevenini II - Rizzi, Fossati e Cevenini I - Asti, Cevenini III, Agradi, Aebi e Bontadini.  Arturo Balestrieri

Gazzetta dello Sport – 17 Maggio 1915, Milano ......................................................................................................

 

  

 

  

 

FOOTBALL. IL GENOA RITORNA PRIMO nella classifica del campionato. Un altro colpo di scena, nella penultima giornata del girone finale per il campionato. Quando pareva che la lotta si fosse irremissibilmente decisa in favore dell’ Internazionale, il quale l’ultimo incontro difficile doveva superarlo col vantaggio di giuocare sul proprio terreno, ecco che il Genoa, colla vittoria di ieri, ha strappato il primato, che appare quasi definitivo. Quasi, diciamo, perché domenica ventura, dato e non concesso che si giuochi, una eventuale vittoria del Torino sul Genoa riporterebbe i rosso e bleu e i nero e azzurri alla pari. Di domenica in domenica il girone finale ha visto un continuo sconvolgimento della classifica. Tutte le squadre hanno avuto, almeno per una settimana, l’illusione di poter vincere il campionato. I risultati spesso contraddittori hanno avuto la loro prima origine nel declino di forma che ha colpito tutte e quattro le squadre nella fase decisiva del campionato. La classifica attualmente è la seguente: primo il Genoa Club con 7 punti; secondi l’Internazionale e il Torino con 5; quarto il Milan con 3. Il Milan ha ormai perso ogni probabilità di vittoria finale. A questa aspirano ancora le tre squadre in testa di classifica: ma ormai né l’Internazionale né il Torino potrebbero vincere il campionato senza matches suppletori. Basterebbe un risultato pari domenica ventura, fra Genoa e Torino, per dare senz’altro il campionato al Genoa, qualunque fosse l’esito dell’ incontro Internazionale – Milan. Una vittoria del Torino sul Genoa e dell’ Internazionale sul Milan, farebbe terminare il campionato con il Torino, il Genoa e l’Internazionale primi con 7 punti tutti e tre, in classifica. Ecco un breve dettaglio delle gare di ieri: GENOA batte INTERNAZIONALE 3 a 1. Milano – L’Internazionale s’è presentato al completo, sul campo di via Goldoni; il Genoa invece mancava di Sardi, Magni e Benvenuto, e anche di Pella che è fra le migliori riserve dei rosso e bleu. Tutto dunque pareva concorrere a favorire la pronosticata vittoria dei milanesi. Ma l’Internazionale ieri era in pessima giornata: la squadra, nella quale parecchi fra i migliori elementi furono inferiori all’ aspettativa, non ebbe che solo per venti minuti nel primo tempo un netto predominio. Il Genoa, senza raggiungere la sua passata potenza, condusse la gara con molto animo e seppe abilmente sfruttare la disorganizzazione degli avversari, specialmente alla ripresa. Appena iniziata la gara, sotto la direzione dell’ arbitro avv. Pedroni, il Genoa conquista un punto assai contestato. Subito dopo l’Internazionale pareggia. Quindi su un calcio di punizione, la palla è parata da Binda dentro la rete, ma l’arbitro non vede. La partita, mal giuocata dalle squadre che risentono il caldo della giornata, volge con dubbio esito nel primo tempo, ma alla ripresa la superiorità dei genoani è assai netta. Bergamino prima e poi Berardo ottengono i due punti che daranno al Genoa la notevole vittoria. I pochi, ma efficacissimi contrattacchi dei milanesi, si rompono sull’ estrema difesa di Rolla, che ebbe una superba giornata. Sul finire il genovese Leale è espulso dal campo.

Corriere della Sera – 17 Maggio 1915, Milano ..........................................................................................................

 

FOOT-BALL. CAMPIONATO ITALIANO.  Genoa batte Internazionale 3 – 1 e Torino fa match pari col Milan 1 - 1. Evidentemente dato il forzato rimaneggiamento delle squadre, non è più il caso di dire quale sarà la “migliore” equipe che vincerà il campionato. Non ci ha fatto dispiacere la notizia che il Genoa ha vinto: anzi in questi ultimi giorni di trepidazione per le sorti dell’ Italia nostra, quasi non pensavamo più al foot-ball. Chi ce lo fa ricordare è un Genoa. E il Genoa colla sua odierna vittoria , non fa che riconfermare quanto Genova tutta ha fatto in questa settimana di entusiasmo interventista; della Genova che per prima ha dato la stura a questa cosciente volontà di abbattere – speriamo una volta per sempre – il nemico comune e individuale: l’austriaco. Non la pensavamo neanche questa vittoria, ben sapendo che il Genoa si presentava oltre che sfiduciato, incompleto. Ma incompleto fu anche l’ Internazionale. A ragione dunque dicevamo stamani che i rimpiazzanti avrebbero fatto del loro meglio per far rifulgere i colori della propria società. E da questa picca vediamo che il Genoa in campo avversario, batte la squadra nero-azzurra con 3 goals a 1: quella stessa squadra che aveva piegato con 5 goals a tre. E che dire del Torino? Esso forse risentiva ancora della sconfitta patita a Milano e non ha saputo far di meglio che ottenere un match pari. Ecco il risultato: Milano 16 (sera) – Il Genoa batte l’Internazionale con 3 goals a 1. Torino 16 8sera) – Il Torino e il Milan fanno match pari 1 a 1. La Classifica: 1.Genoa con 7 punti – Secondi Internazionale e Torino con 5 – 4.o Milan con 3.

Il Secolo XIX – 16 Maggio 1915, Genova ................................................................................................................. 

 

05° Giornata - 16 Maggio 1915

Internazionale - Genoa 1 - 3; Torino - Milan 1 - 1. Classifica: Genoa 07; Internazionale  e Torino 05; Milan 03.

 

FOOT-BALL. L'improvvisa sospensione del Campionato deliberata dalla F.I.G.C. Il Campionato 1914-15 al Genoa? Torino, 23. Il Comitato Direttivo della F.I.G.C. riunitosi d'urgenza, ha stanotte deliberato di sospendere i due match pel Campionato di I Categoria che dovevano svolgersi oggi a Milano e a Genova. L'annuncio è stato dato agli interessati con questo sibillino telegramma " In seguito mobilitazione per criteri opportunità sospendesi ogni gara". Però nessuna decisione è stata presa riguardo alla classifica che, dopo le partite di domenica scorsa, era la seguente e che deve essere ormai considerata, secondo la logica e la giustizia come definitiva. Genoa 7, Internazionale 5, Torino 5, Milan 3. IL MATCH DI GENOVA. Genova, 23 - L'annunzio che la Federazione aveva sospeso le gare della finale di campionato ha prodotto nel nostro ambiente sportivo la più grande impressione ed ha anche suscitato un malumore vivissimo nell' ambiente genoano perché colla gara odierna il Genoa fortemente confidava nella definitiva aggiudicazione del campionato. E poiché nelle squadre concorrenti - specie per quanto riguarda il Genoa -  gli effetti della mobilitazione si fecero risentire preventivamente - ai più apparve inopportuno e fuori luogo in questo momento la decisione ultima del massimo ente federale. Da oggi non vivremo che nell' atmosfera grave e terribile della guerra. Stiamo per iniziare un urto dal quale dipendono le sorti della Nazione. Ma l'ora non ci ha sorpresi né avviliti, poiché quest' ora abbiamo desiderata e voluta, poiché per essa noi abbiamo affilata le nostre armi, abbiamo tentato di educare e rendere più gagliarda la nostra gioventù. Ed è perciò che non avremmo voluto ieri veder tanto brutalmente troncato il Campionato Italiano di foot-ball, le cui due ultimissime partite, nonostante la prima giornata di mobilitazione, avrebbero potuto in qualsiasi modo svolgersi egualmente; è per ciò che non avremmo voluto leggere il telegramma di diffida agli organizzatori delle regate di Pavia, col quale la direzione del Rowing imponeva, pena la squalifica,  la soppressione di tale avvenimento sportivo. Le due Federazioni - la F.I.G.C. e il R.R.C.I. - ambedue presiedute dall' on. prof. Carlo Montù, lo stesso che nell' Agosto 1914 allo scoppiare della conflagrazione europea, terrificato, soppresse contro il volere di tutti e contro qualunque principio di convenienza e di opportunità, i Campionati Italiani di canottaggio, hanno dunque marciato anche in questa occasione sulla stessa via errata. Deploriamo che il presidente Montù non abbia quello che realmente hanno voluto significare le regate di Pavia e quel che certamente avrebbero significato i due matches di campionato:  il saluto fraterno in un ultima pacifica tenzone dei nostri baldi e forti atleti., alla vigilia di offrire tutti se stessi ai ben più alti e duri cimenti; deploriamo che la presidenza di due vitali e importanti federazioni quali quello del foot-ball e del remo abbia offerta un altra dimostrazione della sua scarsa fede e del suo spirito di demolizione. Meschini e trascurabili possono sembrare in questo momento rilievi di tal natura e tali sono infatti, poiché Carlo Montù vale certamente di più come soldato che come presidente di federazioni sportive. E oggi la patria ha soltanto bisogno di buoni soldati.

Gazzetta dello sport – 24 Maggio 1915, Milano .......................................................................................................

 

UN DIGNITOSO ORDINE DEL GIORNO DEL GENOA CLUB. Genova, 28 - Questa sera si è riunito il Consiglio Direttivo del Genoa che ha preso la seguente deliberazione in merito alla sospensione del Campionato: " Il Consiglio Direttivo del Genoa Cricket and Foot Ball Club. visto l'improvviso deliberato della Commissione Tecnica della Federazione Italiana del Giuoco del Calcio col quale nello stesso giorno della finalissima veniva sospesa la gara, facendo così cadere le aspirazioni legittime del Genoa Club e di quei giuocatori che dopo ben otto mesi di sacrificio attendevano con serena fiducia l'ambito onore del Campionato Italiano, pel quale si erano già portati alla testa delle squadre concorrenti. Pur considerando che necessità alcuna, dopo la mobilitazione già da tempo iniziata, non imponeva tale draconiano provvedimento, unanime delibera, di fronte alla imponenza e nobiltà dell' attuale momento patriottico per spirito di fratellanza e concordia colle Società consorelle, di soprasedere per ora quelle fondate proteste cui in tempo di vita sportiva normale avrebbe dovuto ricorrere."

Gazzetta dello sport – 31 Maggio 1915, Milano .......................................................................................................

 

 

 

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