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CRONACHE CAMPIONATO 1922-23 - Finali |
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| Stagione 1922-23 | Cronache 01 | Cronache 02 | Cronache 03 | Cronache Finali | Extra | Campionato | Tabellini | Giocatori | ||||
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PRO VERCELLI - GENOA 1-1. Dopo un incontro animatissimo e sfortunato il Genoa finisce alla pari (1-1) con la Pro Vercelli. Vercelli, 12. L'affettata decisione federale di anticipare l'incontro fra le squadre dominatrici dei gironi A e B nulla ha tolto d'importanza e di classicità all' odierno incontro tra rosso bleu e bianchi, incontro che è stato in tutto e per tutto degno della tradizione. Se la preparazione morale delle due squadre non era forzatamente troppo completa, le condizioni di efficienza dei giocatori erano ottime da ambo le parti. Ancora una volta purtroppo i genoani non hanno avuto alleata la sorte, che anzi la Dea fortuna che si vuol immaginare bendata, pareva non avere oggi che sguardi benigni per le bianche casacche dei campioni d'Italia. LA SUPERIORITA' GENOANA. Dall' asprissimo cozzo odierno è scaturita lampante la netta superiorità del Genoa che ha per quasi tutto l'incontro dominato gli avversari non riuscendo che a chiudere alla pari, dopo aver fatto spasimare per più di un'ora l'esercito entusiasta dei suoi fedeli sostenitori. I vercellesi hanno avuto la fortuna di segnare il loro punto pochi secondi dopo l'inizio quando la contesa non si era ancora sviluppata appieno ed inoltre in un modo assai fortunoso. L'improvviso ed anche immeritato successo ha elettrizzato i bianchi, e ciò è facile immaginare pensando alla inflessibile volontà di vittoria che solitamente li anima. Nell' opposto campo per qualche minuto si è brancolato un po' affannosamente: ma fu cosa di brevissima durata. Ben tosto la classe superiore si impose e gli avanti genoani sorretti meravigliosamente dai mediani e dai terzini iniziarono una metodica offensiva basata su classiche discese in linea che scompaginarono la mediana linea vercellese. a metà del primo tempo fra le file vercellesi era difficile orizzontarsi: Parodi, quasi sperduto nella lotta, era di ben poco aiuto ai suoi avanti ed i mediani ai suoi lati ben poco più potevano rendere dell' anziano capitano. La famosa prima linea vercellese si trovava così quasi completamente isolata e costretta per di più a cozzare contro una solida inquadratura difensiva. Le due ali furono nettamente tagliate fuori dalla lotta e solamente il trio d'attacco per merito precipuo dell' attivissimo Ardizzone abbozzò qualche irruente discesa sempre validamente contenuta. Restava però l'ultimo baluardo dei vercellesi: l'estremo trio di difesa. Il gioco svolto oggi dai terzini vercellesi e specialmente da Rosetta è degno del più incondizionato elogio. Essi per una buona mezz'ora ressero all' immane sforzo che li opponeva pressoché soli di fronte ad una prima linea di gran valore, senza commettere un errore, senza giammai esitare un istante. TRA LE FILE ROSSO-BLEU. Ed il primo tempo terminò col vantaggio dei vercellesi. L'inizio della ripresa vide ancora i rosso bleu all' attacco per pochi minuti: poi parve che essi, scorati, rallentassero il ritmo delle loro azioni. I vercellesi che cercavano evidentemente di vivere sul vantaggio, appena intravidero la possibilità di aumentare il punteggio serrarono le file e appesantirono le azioni che da rudi e violenti diventarono spesso brutali. Ma i terzini genoani seppero non essere da meno di quelli avversari ributtando ogni insidia, spezzando ogni attacco. Dopo un quarto d'ora il Genoa riprendeva il comando per giungere finalmente al pareggio 8 minuti prima della fine. Occorre dir subito che tutti i giocatori genoani hanno giocato col massimo impegno e quindi è logico accomunarli in un caldo elogio collettivo. Aggiungiamo tuttavia che De Prà si è fatto perdonare quell' attimo d'incertezza che è costato il primo goal con diverse sicurissime parate su forti ed improvvisi tiri. D'altronde il pallone che non è riuscito a fermare gli è giunto improvviso anche pel deviamento fattogli subire involontariamente da un giocatore genoano. Moruzzi è stato superbo per decisione, potenza ed intuito nelle "entrate". Renzo, ha fatto lavorare molto il suo luogotenente e mai ha avuto da lamentarsene. I tre mediani sono stati, occorre dirlo?, ancora una volta pari alla loro fama. Solamente Burlando avrebbe potuto evitare qualche fallo... Tra gli avanti Neri ebbe una giornata parecchio disgraziata. I compagni lo trascurarono un po', non sappiamo proprio per quale ragione, e come spesso succede in simili casi egli sciupò parecchie delle poche occasioni a lui favorevoli. Benissimo gli altri avanti ed in special modo Santamaria e Catto che imperniarono costantemente le azioni offensive. L'INIZIO E IL GOAL VERCELLESE. Poco dopo le 13,30 cominciano a giungere sul campo le prime... ondate genoane qui riversate dal treno speciale. I prezzi proibitivi (L. 100 le poltrone, L. 40 le sedie numerate e L. 30 le tribune) non spaventano i buoni genoani che si riversano tutti nel campo che si affolla lentamente mentre due squadre di allievi si disputano accanitamente la palma. La giornata è ideale: non troppo caldo e il sole mezzo coperto. L'attesa è lunga e solamente alle 15,30 entrano in campo i genoani accolti da grandi applausi ed urla d'incitamento che partono dal numeroso e rumoroso stuolo di accompagnatori. Poco dopo una delirante ovazione: entrano i bianchi! Alle 15,44 Venegoni fischia l'inizio: i vercellesi discendono fulminei verso il goal di De Prà ma Burlando arresta un po' bruscamente tanto che l'arbitro accorda il calcio di punizione. Rosetta, chiamato a gran voce dal pubblico effettua il tiro ed il pallone per un cumulo di disgraziate combinazioni va a finire nella rete! Gli applausi salgono al cielo e la partita si fa movimentatissima. Un fallo contro il Vercelli e un tiro alto di Bergamino prima di arrivare al primo calcio d' angolo a favore del Genoa. Siamo al 10'. I mediani vercellesi giocano molto arretrati e rimandano affannosamente senza troppo curarsi della misura e della destinazione. Il gioco si fa duro e l'arbitro deve intervenire sovente: specialmente Ardizzone si distingue... Al 15' Santamaria tenta la via del goal ma Curti vigila: un minuto dopo il genoano è a terra. Ecco ora un altro fallo di Burlando: anche questa volta spara Rosetta ma a lato. Una delle poche discese vercellesi, al 18', termina con un colpo di testa di Gay che De Prà sventa con sicurezza. Al 24' Curti è ancora all' opera su tiro di Sardi e al 26' Vercelli è in corner, ma Catto tira a lato. Pochi istanti dopo Burlando è colpito da un calcio al viso e purtroppo parecchie altre volte dovrà subire le conseguenze del troppo rude gioco vercellese. Ora il Genoa domina nettamente ma appena la palla giunge nell' area di rigore i due terzini riescono sempre a ributtarla nonostante tutta l'astuzia di Sardi e Santamaria ed il prodigarsi di Catto. GENOA DOMINA. Al 35' Curti para a stento un calcio di punizione tirato forte da De Vecchi mentre al 42' Leale calcia fuori un altro calcio di punizione su fallo di Rosetta contro Santamaria. Nell' intermezzo si incrociano i cori e nasce naturalmente qualche battibecco. Un minuto dopo l'inizio della ripresa un fallo di mano di Moruzzi fa tremare i genoani, ma anche questa volta Rosetta sbaglia il tiro. Pochi secondi dopo Curti deve parare un difficile pallone calciato da De Vecchi per uno dei tanti falli che l'arbitro accorda al Genoa: Santamaria riprende la palla gettata da Curti ma non riesce che a sfiorare il palo laterale. E' ancora Santamaria che impegna il lungo portiere dei bianchi e poi lentamente ma visibilmente il Genoa ripiega. Gli avanti vercellesi decisi ed irruenti tentano con insistenza la via del goal. Al 16' Gay raccoglie un bel passaggio di Borello ma invia troppo alto: è poi Ardizzone e indi Rampini che impegnano seriamente De Prà. Al 27' Gay tira fortissimo in porta ma De Prà con una spettacolosa parata devia in corner. La sensazione del pericolo infonde nuova energia ai genoani che ritornano all' attacco. Una bella centrata di Neri che Curti respinge coi pugni evitando appena in tempo il classico colpo di testa di Maja e poi, subito dopo, un bel tiro di Sardi. La folla vercellese non trova più la forza di gridare e le poche urla di incitamento sono sommerse da quelle genoane. Al 33' si ha l'impressione che il pareggio sia per essere raggiunto: la perfetta centrata di Bergamino che Catto e Sardi non riescono a deviare in goal finisce tra i piedi di Neri che da un paio di metri tira a lato. IL PAREGGIO! Finalmente al 37' abbiamo il pareggio! Una bella azione Bergamino - Santamaria ed un preciso passaggio alto di questi a Catto che con un magistrale colpo di testa segna un bellissimo goal. L'impressione nel pubblico e tra i giocatori vercellesi è enorme. La partita procede serrata: un ennesimo fallo contro Vercelli che De Vecchi tira con precisione, Catto tenta di rovesciare in goal con un colpo di testa sbagliato per pochissimo. Al 42' Burlando in uno scontro con Milano IV cade a terra ed il vercellese lo calpesta brutalmente facendosi espellere dall' arbitro. Ancora un attimo d'ansia per un corner contro il Genoa e poi la fine che vede lo straripare sul campo dei genoani che abbracciano i valorosi giocatori rosso bleu. Crediamo di poter affermare che l'operato dell' arbitro è stato equanime e sereno e che non è poco se si vuol tener conto delle difficoltà incontrate nel dirigere una partita così importante. La partenza dei genoani da Vercelli avviene nel massimo buon ordine e senza alcun incidente. Genoa: De Prà, Moruzzi, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Bergamino. Pro Vercelli: Curti, Rosetta, Bossola, Perino, Parodi, Milano IV, Borello, Rampini, Gay, Ardizzone, Zanolla. Corriere Mercantile - 13 Maggio 1923, Genova .......................................................................................................
Note: Maja è il soprannome di Santamaria.
PRO VERCELLI E GENOVA, FIERE ANTAGONISTE, CHIUDONO ALLA PARI L’ETERNA CONTESA. LE VIBRANTI FASI DELL’ INCONTRO. Vercelli, 13 maggio. Un pomeriggio assolato ma non afoso, ventilato anzi da una brezza che facendo stormire le fronzute e verdeggianti cime degli ippocastani e degli ontani racchiudenti il civettuolo rettangolo di giuoco infossato tra le tribune e gli spalti popolari, lasciava cadere sulla pelouse lentamente fiocchi di capock. Nella luce diffusa in modo perfino fastidioso sembrava di assistere a una fantastica nevicata. Vercelli è deserta: ha riversato sul campo tutta la folla degli ammiratori delle invitte bianche casacche, il corteo dei genovesi che giunge alle 14.30 con treno speciale ha percorso il tragitto dalla stazione al campo incanalato tra due fitte ali di pubblico fra cui molte e graziosissime indigene. Il malcontento per l’improvvisa decisione federale di far giuocare la partita oggi sembra essersi dileguato, cioè ne troviamo qualche fugare traccia in taluno che lamentando la mancata pubblicità al match osserva che non su tutti gli alberi è accoccolata la gente. Sorride però quando volge lo sguardo alla tribuna rigurgitante e rumorosa. I genoani sono nel loro spogliatoio per le toilettes d’occasione, per gli ultimi massaggi all’ embrocation. I vercellesi festeggiatissimi giungono invece sul campo alla spicciolata già in costume. Grande sfoggio di “ufficiali”: vediamo infatti Dorino Levi, il cav.uff. Alberto Masorone, l’avv. Bianchi: Milano e Torino sportive sono largamente rappresentate. La partita insomma ha lo sfondo, il colore, il …fracasso delle occasioni solenni. L’APPLAUSO AI PROTAGONISTI. Sono le 16.43 quando preceduti da Venegoni – arbitro meticoloso ma imparziale ed energico – irrompono nel campo gli uomini del Genoa: De Vecchi reca in mano un grande mazzo di fiori bianchi, omaggio agli ospiti; un fragor di applausi, un rombare di trombe e di trombette, un futurista squillare di campanelli da fare invidia a Balilla Pratella avvertono che i supporters rosso-bleu sono pronti a sostenere il loro ruolo. Ecco che il clamore acquista in potenza e intensità: entrano i campioni d’Italia. Scambio di cortesie. La scelta del campo è vinta dalla Pro Vercelli che giuocherà il primo tempo in favore di sole e di vento. Prima fatica dei fotografi. Le squadre dispongono in campo i loro migliori elementi cioè: Pro Vercelli: Curti; Bossola e Rosetta; Perino, Parodi e Milano IV; Borello, Rampini, Gay, Ardizzone e Zanella. Genoa: De Prà; De Vecchi e Moruzzi; Leale, Burlando e Barbieri; Bergamino, Santamaria, Catto, Sardi e Neri. Le battute iniziali sono vertiginose. Il Genoa dà il calcio d’invio. Calci per prima la metà avversaria ma è questione di secondi. Irresistibilmente i bianchi – retta l’azione avversa – premono sulla base del trapezio genovese puntando al goal. Nel fervore della difesa Burlando commette un errore appena di fuori dalla bianca linea. Inesorabilmente Venegoni fischia il fallo. Non sono trascorsi che due primi. L’IMPROVVISO VANTAGGIO VERCELLESE. Il calcio di punizione è tirato da Rosetta raso terra, potente ma non eccezionale. Il ball passa attraverso una selva di gambe, paurosamente. De Prà che lo vede venire si butta in plongeon ma parte in ritardo e quando arriva a terra il pallone è già entrato nella rete. Lo scacco giunge tanto improvvisamente che il pubblico non ha modo né motivo di elettrizzarsi. Appaiono invece frustati in pieno gli uomini di De vecchi. Sembra che il goal abbia fugato il loro ben naturale timore iniziale che ne impacciava le azioni. Il contrattacco è subitaneo, bruciante. Santamaria al 3’ indirizza un magistrale colpo di testa verso Curti che sfoggia una calma olimpica. Una abile parata di “Renzo” su tiro di Rampini poi al 5’ nuova serrata azione Neri-Sardi. A poca distanza di tempo un fallo di Parodi che trattiene Santamaria provoca una punizione contro i bianchi che De vecchi non sa sfruttare. Il trio centrale genoano trascinato da Catto scavalca al 10’ le difese bianche costringendo Curti ad una virtuosissima parata. Il Genoa domina indiscutibilmente per quanto Burlando non appaia nella migliore delle sue giornate: due falli infatti gli vengono imputati nel volger di pochi minuti. Gli è che il centro half nazionale deve frenare gli ardimenti di Gay ed Ardizzone coalizzati ai suoi danni. Al 19’ una calata del secondo accompagnata dagli incitamenti del pubblico impegna de Prà in una difficile parata. Un bellissimo cross di Barbieri al 22’ verso la rete di Curti finisce fuori. La superiorità di giuoco dei rosso-bleu è evidente e confermata da due calci d’angolo infruttuosi: ma i forwards difettano di decisione, non sanno culminare le eleganti trame della loro tecnica superiore con titri in goal. Santamaria e Sardi, i due anziani insides, non appaiono a point, ma incerti, lenti. Al 34’ un rimando lungo di Rosetta spezza di forza l’assedio posto nella sua area e lancia i segugi bianchi verso la metà guardata da Moruzzi irruente e brillantissimo. Al 36’ un fallo grossolano di Rampini contro Burlando è punito da Venegoni costretto più volte ad intervenire contro il giuoco falloso. Ci avviciniamo alla fine del primo tempo senza che fasi emotive avvincano l’animo della folla. Qualche tentativo di fuga di Neri su cui poggia di preferenza l’azione dei rosso-bleu. Qualche affaccio di Rampini – a corto di lavoro – più d’una sgroppata di Ardizzone e Gay e il referèe da il segno dell’ half time. LA MOVIMENTATA RIPRESA. Dopo il riposo regolamentare ecco gli atleti nuovamente di fronte. Pro Vercelli che ha inteso di non avere cartucce da sprecare ha retrocesso il biondo Ardizzone fra i mediani; vuole evidentemente vivere sul vantaggio acquisito inizialmente lasciando agli altri quattro suoi attaccanti il compito di penetrare a folate nelle maglie della difesa avversa. Al 1’ subito un fallo contro Rampini seguito poco a presso da una punizione per fallo di Parodi su “Maia”. Sul tiro che ne segue Curti respinge un brutto pallone a mani aperte. Il sole non sembra dare molto fastidio ai bianchi che – contrariamente all’ aspettativa – si mantengono preponderanti. Tutta la difesa rosso-bleu è impegnata dall’ assillante azione dei bianchi.; un provvido intervento del “figlio di Dio” salva al 7’ una insidiosa occasione creata da Ardizzone il più attivo degli attaccanti della Pro Vercelli. Ora anche Burlando s’è rimesso cosicché la difesa genoana appare rinsaldata nel confronto della prima metà di giuoco. E c’è la necessità perché la Pro Vercelli s’è fatta aggressiva e attraverso azioni rudemente condotte e altrettanto rudemente subite cerca di aumentare il vantaggio. Al 17’ e al 18’ due superbi tiri di Ardizzone fermati da De Prà strappano l’applauso. Venegoni spezzetta l’azione per frenare il giuoco falloso dei 22 uomini cercando così di sedare alcuni sintomi di nervosismo fra il pubblico. Moruzzi a terra; ma non è nulla. Al 26’ Gay, tutto spostato all’ ala, schivato Moruzzi, fulmina in goal un pallone a mezza altezza fortissimo. De Prà miracolosamente ha intuito il giuoco del centro attacco avversario e con un balzo felino che strappa l’applauso della folla ferma il vantaggio. Egli si è fatto perdonare il fallo il fallo iniziale che è costato il goal ai suoi. Bravo! Con simpatica emulazione è Curti che esce in tempo per ghermire in melèe il ball sopra la testa di Santamaria salvando un sicuro goal. IL SOSPIRATO PAREGGIO! Un errore di Rosetta lascia giungere il ball fino a Neri che si trova libero e in ottima posizione; i genoani trattengono il respiro; ma il pallone è calciato in alto. La continuità vercellese accenna a scemare. I rosso-bleu riescono più sovente a farsi luce. E’ Santamaria che conduce all’ attacco i suoi: una volta, due volte, tre volte. Al 30’ registriamo una cannonata di Rampini a lato. Al 32’ un incidente a Burlando. Al 34’ invece è Rosetta a terra per un urto con Bergamino mentre Curti ha piroettato attorno al palo seguendo la parabola di un tiro diretto nella sua rete. Scocca ancora una volta l’attacco genoano da metà campo Catto, “Maia” e Sardi avanzano su d’una stessa linea. Gli ultimi due sono fermati nella loro calata da Parodi e da Perino; ma Catto ha avuto uno scatto felino. Si è incuneato fra Rosetta e Bossola e ha piazzato il suo cross. Curti ha un attimo di incertezza che gli è fatale. Tenta la parata ma tardi: il pareggio è segnato. Egli ha voluto emulare De Prà anche nell’ errore decisivo. L’anima dei liguri libera dall’ incubo della sconfitta vibra come una campana di bronzo; l’applauso dilaga col frastuono di mille strumenti rumorosi. L’elettricità aumenta in tutti. Quando Milano IV per un gesto inconsulto e deplorevole contro Burlando viene espulso dal campo al 39’ vediamo un tentativo – subito sedato – di pugilato tra supporters. Ecco gli ultimi guizzi. I vercellesi iniziano il loro tradizionale “serrate”. Genoa resiste. Un corner a favore dei primi al 43’ non sorte alcun risultato. Attacchi e contrattacchi velocissimi s’alternano finché al secondo esatto (Venegoni non deve aver tenuto conto delle sospensioni del giuoco) la partita ha termine sul risultato nullo. Che è l’esponente delle forze in campo, ma che appare come un ottimo presagio per i bianchi campioni. La storia, essi pensano, si ripete. Cesare Fanti. Gazzetta dello Sport - 13 Maggio 1923, Milano .......................................................................................................
IL PRIMO URTO FRA LE DUE GRANDI RIVALI SI E’ CHIUSO ALLA PARI. GENOA CLUB – U.S. PRO VERCELLI 1 – 1. (dal nostro inviato speciale). Vercelli, 13 notte. Sul duro ed insidioso terreno di gioco dell’ U.S. Pro Vercelli, i rosso-bleu hanno ancora una volta (per non venir meno alla tradizione) imposto il match nullo alla massiccia squadra di Rosetta, iniziando così vantaggiosamente il girone finale di questo interminabile campionato. Ma se il risultato può sembrare a tutti una onorevole affermazione, non saremmo nel vero dicendo che esso abbia soddisfatto i numerosi accompagnatori della squadra concittadina – e non saremmo ancora nel vero affermando che esso rispecchia i valori delle due contendenti. Il fortunoso e improvviso goal vercellese ha gravato come un incubo pauroso sui genovesi per tutta la partita, fino a quando cioè, una insperata occasione ha offerto ad essi di pareggiare le sorti della giornata, quasi irreparabilmente compromesse. Immaginate la Pro Vercelli in vantaggio al 2. minuto di gioco per un errore della difesa genovese! Imbaldanziti ed incoraggiati dal loro pubblico, sul loro terreno consacrato da cento e cento vittorie, i campioni d’Italia sanno difendere a denti stretti, con un accanimento quasi… feroce, il loro patrimonio. Una volontà immensa li sorregge e un animo impavido li sostiene nella lotta! E contro questo macigno che non si muove, L’invitta compagine dei rosso-bleu ha lottato con altrettanto animo e con l’istessa volontà – mettendo nella battaglia un ardore ammirevole, spendendo generosamente le migliori energie dei suoi baldi atleti – in guisa d’imporre agli avversari fortunati una superiorità marcatissima, di stile, di tecnica e di gioco in ambedue i tempi dell’ aspra contesa. Il risultato ormai è quello che è: ma se un vincitore doveva sortire dall’ incontro, il Genoa era ben degno del lauro, oggi, come non mai meritato. Invece per poco la vittoria non andava a incoronare i meno degni. Scherzi della sorte! Vercelli ha vissuto con ansia e passione la sua gran giornata, riversando tutto il suo pubblico sportivo nell’ ampio rettangolo di gioco; ha incitato con il calore e la foga solita i beniamini; ha gioito al rapido ed inaspettato successo; ha temuto nello sferrarsi della minacciosa offensiva genoana e si è infine accasciato al pareggio temuto, sfollando disilluso e amareggiato dalla vittoria sfuggita proprio all’ ultimo. E i più sereni sostenitori dei bianchi si sono chiesti in grazia a quale santo, l’undici di Rosetta, aveva potuto chiudere alla pari l’incontro, considerando la disgraziata prova della prima e seconda linea, che salvo qualche lieve sprazzo, erano completamente naufragate come gioco d’assieme, lasciando però trapelare la classe individuale dei loro migliori uomini. Tolta la difesa che giocò sempre impeccabilmente – rompendo innumerevoli trame che l’attacco genoano combinava con frequenza – i sostegni e gli avanti furono nettamente inferiori ai loro diretti avversari. Mentre nel primo tempo Parodi riusciva a rendere qualcosa, l’anziano capitano “mollava” inesorabilmente, dando l’impressione di essere “imbastito”. I compagni di linea dovevano quindi ripiegare e Rosetta avanzava in loro aiuto. La prima linea, dopo un inizio pieno di promesse, sotto l’azione poderosa dei mediani rosso-bleu, si allentava perdendo la primitiva coesione e pur puntando decisamente verso De Prà, non riusciva a concludere nulla, per l’intervento pronto e sicuro del terzetto difensivo che equivaleva il pur possente avversario. Gay si faceva notare per qualche magnifico tiro, Rampini peccava nel solito difetto e Ardissone non nella migliore delle giornate, male sfruttava il suo compagno all’ estremo. La compagine vercellese però , alla superiorità avversaria opponeva il suo “stile forte” come gentilmente si vuol definire il sistema vercellese, basato sulla rudezza spesso eccessiva che non sempre era contenuta giustamente da Venegoni. Però falli evidentissimi venivano continuamente segnati ed il gioco, specie nella ripresa, si spezzava a tutto detrimento della tecnica. Il Genoa tuttavia, anche quando le carezze vercellesi venivano elargite con più larghezza, ha avuto il merito di non smontarsi; ha reagito con vigore, si è buttato nella mischia con una foga sorprendente ed ha voluto, fortemente voluto quella vittoria che un colpo sfortunato gliela aveva carpita. Che finish entusiasmante! Gli ultimi quindici minuti hanno avuto dell’ epico, senza esagerazione. Il dramma precipitava. La sconfitta sarebbe stata odiosa, perché troppo immeritata. E si è visto le maglie rosso-bleu tutte protese in un attacco fremente, in cui l’anima genoana vibrava di una generosa passione sportiva. Ed il punto del pareggio è venuto; a 6’ dalla fine. Che apoteosi! Crediamo inutile dilungarci a lodare particolarmente i rosso-bleu; tutti hanno dato l’anima per la vittoria e se a De Prà si volesse imputare il goal subito sta a suo onore il miracoloso salvamento di un imparabile tiro di Gay nel 2. tempo. Moruzzi e Barbieri sono stati nell’ ordine i migliori uomini in campo – a detta dei competenti e degli stessi avversari. Un solo appunto tecnico, ora: perché si è voluto così ostinatamente accentrare il gioco nel 1. tempo dando facile occasione ai difensori vercellesi di liberare anziché allargarlo alle ali? (e Bergamino e Neri erano in grande giornata oggi). Le azioni più pericolose portate dal Genoa, sono state infatti iniziate dai due estremi: ma solo verso la fine della partita il terzetto di attacco ha saputo sfruttare convenientemente le ali, prima lasciate troppo inoperose o mal servite. Ad ogni modo… meglio tardi! Venegoni ha arbitrato con la solita buona volontà; però ho l’impressione che nell’ ambiente non certo sereno, abbia perduto in qualche momento la… bussola; è stato però imparziale e gli va data lode se il gioco non è degenerato troppo. LE COMBATTUTE FASI DELLA PARTITA. La polverosa cittadina piemontese fin dal mattino presenta l’animazione insolita dei grandi avvenimenti. Dalla Provincia, da Milano, Torino, Genova sono calaticoi mezzi più svariati di trasporto gli appassionati accorsi al richiamo della importante contesa fra le due grandi rivali. Un treno speciale partito da Genova alle 8, riversava ancora alle 13, una numerosa carovana di “supporters” genoani; circa 500 appassionati che in… ordinato corteo raggiungevano ben presto le posizioni, non senza avere, naturalmente, sciolto la litania degli “hurrà!”. Una sorpresa interessante: i prezzi dei posti: poltroncine L.100 - sedie numerate lire 40 – tribuna lire 30 – parterre lire 12 – “cosas de pazos”, commentava un ottimo amico, e credo non esagerasse affatto. Non si scherza a Vercelli a quanto pare… Però cento lire nessuno ebbe la vaghezza di spenderle e le poltroncine servirono a noi: comode in verità! La giornata splendida favorì ancor più il concorso di pubblico ed il campo già alle 2 presentava un magnifico aspetto. Intanto una pioggia di fiocchetti sottili e leggeri di cotone cadeva ininterrottamente sul campo ed assomigliava ad una nevicata: una specialità interessantissima anche questa. Attorno al campo veniva disposta la Milizia Nazionale e alcuni militi della Benemerita, una banda suonava marce e fervevano gli ultimi preparativi. La squadra rosso-bleu preceduta dall’ arbitro entrava in campo applaudita rumorosamente; un’ovazione salutava l’apparizione dei bianchi, subito dopo. Svelti i giocatori dopo gli assaggi, pose, scambi di saluti e fiori, si disponevano ai loro posti così: GENOA: De Prà, Moruzzi, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Bergamino. Pro Vercelli: Curti, Bossola, Rosetta, Perino, Parodi, Milano IV; Borello, Rampini, Gay, Ardizzone, Zanello. Parodi vinceva il campo e il Genoa era costretto col sole agli occhi a giocare il primo tempo. Una folata iniziale dei rosso-bleu era subito infrenata da Parodi che mandava all’ offesa i suoi; Moruzzi commetteva un leggero fallo vicino l’area di rigore e si aveva il goal vercellese. Rosetta effettuava il tiro, raso terra e non troppo forte: la palla passava fra le gambe di Burlando e sfiorando un piede di questi deviava nell’ angolo sinistro; De Prà sorpreso si buttava senza riuscire più a salvare il goal, del resto parabilissimo; questo al 2’. Doccia fredda sui rosso-bleu. Entusiasmo delirante vercellese. Immediatamente il Genoa partiva alla riscossa e si insinuava nell’ area avversaria con bei passaggi, calmi e precisi, culminati però in tiri non difficili. Due falli contro la Pro Vercelli, due belle discese di Catto d’intesa con Santamaria che provocava un’ intricata melèe sotto la casa di Curti: risoluta con un bel tiro salvato in corner, il quale rimaneva senza esito. La superiorità genoana era sempre manifesta, rifulgevano, ammiratissimi, Barbieri e Moruzzi; Burlando commetteva in breve tempo tre falli di mano, un po’ ingenui, danneggiando così la continuità di attacco dei suoi compagni, i bianchi in contrapposto, sfoggiavano un gioco alquanto caotico, non scevo di rudezze: Catto e Bergamino erano colpiti ben presto, non gravemente però. Al 26’ Vercelli era costretta a salvarsi nuovamente in un calcio d’angolo pure questo infruttuoso. Il gioco aveva qualche guizzo di iniziativa vercellese verso il termine del combattuto 1. tempo; attacchi larghi e precisi partivano da Gay, su cui vigilava attento Burlando: l’azione non era sviluppata interamente che Moruzzi, fulmineo, interveniva a rompere inesorabilmente. Rosetta e Bossola, dall’ altro canto, salvavano situazioni veramente pericolose che il terzetto genoano di attacco portava con ostinazione eccessiva lasciando troppo inoperose le ali. Su una calata vercellese finiva il primo tempo, fra i commenti e le previsioni più disparate. Alle 16.44’ la danza riprendeva con nuova lena: due immediati calci di punizione contro il Genoa, nulli e uno contro Vercelli tirato da De Vecchi, era respinto col pugno da Curti; il gioco si faceva pesante da parte vercellese e Venegoni interveniva fischiando senza pietà e facendosi fischiare da i buoni “bicciolani”! Fino all’ 11. minuto abbiamo contato 11 calci di punizione di cui 8 contro la rete di Curti. La partita si fa sempre più emotiva e combattuta; i bianchi calmano un poco i bollori e diminuiscono la pressione, perché il Genoa non ha tregua, begli attacchi, portati velocemente dalle ali rosso-bleu vanno a cozzare contro la barriera difensiva vercellese che è meravigliosa per potenza e decisione. Rosetta salva una situazione critica; De vecchi si esibisce poco dopo in una classica “fermata” ed abbiamo quindi un quarto d’ora di predominio vercellese; sembra che la squadra genovese cali lentamente; i bianchi sono sotto De Vecchi; questi disputa la palla a Zanella, che riesce ad inviarla a Gay, il poderoso centro attacco spara un bolide fortissimo a mezza altezza da una ventina metri: un tiro fantastico. Abbiamo la persuasione che la rete venga nuovamente violata: un attimo, un guizzo di De Prà e il tiro è salvato miracolosamente in corner; un ovazione ai due protagonisti dell’ azione e il corner è tirato, come gli altri, senza esito alcuno. Siamo al 27’. Si sferra qui, irresistibile e violento, il serrate genoano che porterà la squadra al pareggio, quando oramai, ogni speranza sta montando nei cuori dei supporters rosso-bleu. De Vecchi incita i suoi – Moruzzi è dappertutto – i tre mediani non lasciano spiragli aperti e riforniscono incessantemente gli avanti che hanno acquistato una vivacità straordinaria e scattano svelti come levrieri verso la rete agognata. Uno, due attacchi portati a fondo, trovano in Rosetta o di Curti l’ostacolo insormontabile; un meraviglioso traversone di Bergamino è sbagliato da Santamaria e Sardi; raccolto da Neri è sciupato malamente, con un tiro a lato, per troppa precipitazione. Il goal genoano, tanto per usare una frase comune, matura. Vercelli è schiacciata da questo risveglio poderoso; al 38’ abbiamo l’azione decisiva. Leale allunga a Bergamino un preciso pallone: il “nazionale” onde evitare l’urto avversario effettua uno spiovente al centro. Santamaria insinuatosi fra Bossola e Rosetta raccoglie di testa e proietta ancora avanti… fulmineo interviene Catto: scarta Rosetta e prima che Curti possa tentare la respinta, manda ancora di testa, il pallone nell’ angolo sinistro, alto. Un attimo di stupore! Vercellesi e genoani restano quasi attoniti, poi questi ultimi scoppiano in un applauso irrefrenabile, senza fine, delirante. Gli ultimi minuti sono febbrili. Nervi tesi – elettricità altissima. Al 41’ Burlando nel cadere è colpito proditoriamente da Milano IV con un calcio: il vercellese è espulso immediatamente e poco dopo il rosso-bleu riprende la fatica. Ad 1’ dalla fine il Genoa è costretto in corner: Zanello lo tira fuori e nella rimessa immediata Venegoni fischia la fine dell’emozionante contesa. Ancora una volta, la terza, la Pro Vercelli non è riuscita, sul suo terreno, a piegare l’acerrima rivale. La questione è per ora rimasta insoluta. A quando la soluzione del grande duello? Giordano Tonelli. Il Piccolo di Genova – 13 Maggio 1923, Genova .........................................................................................................
IL GENOA SOSTIENE VITTORIOSAMENTE L'URTO CONTRO IL PADOVA. Bella squadra, quella del Padova. Veloce, affiatata, duttile in ogni sua linea, la squadra dei bianco-rossi patavini ha soprattutto il merito di essere una lottatrice di gran cuore. Lo abbiamo visto ieri, quando già condannata alla sconfitta (i genoani contavano già tre goals contro zero degli avversari), ha saputo riprendersi e riprendersi in maniera tale da mettere a repentaglio la rete avversaria e da riuscire a salvare l'onore della giornata. In questa prima, franca e sincera lode di coloro che sono usciti sconfitti dalla contesa di ieri, non può non risaltare in tutto il suo valore, la magnifica vittoria dei concittadini. Il Genoa ha meritato di vincere perché ieri, come non mai, la squadra genoana è stata in campo da dominatrice. Dopo appena cinque minuti di giuoco, i genoani si erano già ripresi dallo smarrimento prodotto in loro dalla improvvisa, minacciosa offensiva dei padovana. Una volta "incitato", lo squadrone pur non segnando subito, ha fatto sentire agli avversari tutto il peso della sua superiorità e della sua tecnica: ha dato al pubblico la sensazione esatta della vittoria che non avrebbe potuto mancargli, come effettivamente non gli è mancata. Il Padova, che pure all' inizio aveva costretto per ben quattro volte consecutive gli avversari in corner e che aveva minacciato da vicino la rete di de Prà, era quasi soggiogato dalla potenza di penetrazione del suo avversario. Fantoni, Modulo, Fayenz si arrabattavano per togliere la palla agli attaccanti avversari e per rinviarla ai propri avanti: era un lavoro sfibrante il loro: un lavoro durante il quale, a volta a volta, si dimostrarono poco precisi ed un pò incerti. Ma il Genoa premeva e doveva poco dopo cogliere il primo successo. Invece le incursioni padovane nell' area avversaria erano con più facilità imbrigliate dagli halves genoani e, se non proprio da questi, da De vecchi e Moruzzi. Crediamo che una delle cause principali della vittoria del Genoa sia stata la differenza che passa attualmente fra i due sistemi di attacco. Infatti: mentre il Genoa, partiva dalla metà campo in piena azione di attacco, riusciva a giungere nell' area avversaria con il giuoco già "accentrato"(valle a dire che il pallone era già in possesso degli uomini di centro, quelli, cioè in posizione migliore per tirare in goal), il Padova, quando riusciva a giungere nelle immediate vicinanze del goal di De Prà, aveva ancora da concludere l'azione. Di solito la palla viaggiava ancora alle ali e quel prezioso tempo che i padovani perdevano nel concludere, permetteva agli halves genoani, scavalcati in un primo tempo, di ripiegare in difesa del goal così rendendo più difficile, se non impossibile, l'offesa agli uomini del trio d'attacco padovano. tutta la squadra genoana va accumunata nell' elogio del critico: nessuna deficienza in nessuna linea. Tutti hanno dato quanto in loro era possibile dare per il trionfo della squadra. Santamaria apparve un pò a corto di fiato nel secondo tempo, ma al vecchio lupo genoano il Genoa deve la magnifica e perfetta esplicazione del giuoco d'attacco. Sardi, l'inesauribile che è sempre sulla breccia come un giovane di vent'anni, ebbe anch'egli la sua grande giornata. De Vecchi fu ieri più... Figlio di Dio del solito. Una sua fermata in corsa, fra tre forwards avversari, ebbe l'applauso sincero ed ammirato della folla. De Prà, se piazzato in modo migliore, avrebbe indubbiamente potuto evitare il goal. E del Padova? Buona la linea attaccante ove se ne tolga il sistema d'attacco sbagliato: le due ali, appunto in virtù di questo sistema di giuoco, ebbero molto lavoro e brillarono entrambe di vivida luce: Monti III e Busini I, non potevano certo fare di più. Fagiuoli, guardato a vista da Burlando, tentò di coordinare il giuoco come meglio poteva. Ebbe sprazzi vivissimi, specie verso la fine del match. Nella linea mediana Fayenz fu un pò sommerso dall' attacco incessante dei genoani, specie nel primo tempo: si riprese ottimamente nel secondo. Un ottimo "laterale" si rivelò Barzan, veloce, sempre pronto sulla palla e sull' uomo. Buon arbitro l'avv. Mauro. Pubblico di un'educazione esemplare: giuoco veloce, animato, ma mantenuto sempre nei limiti della più perfetta cavalleria. IL MATCH. Elegantissimi, nei loro golfs bianco-rossi, i padovani fanno il loro ingresso sul campo alle 16 precise: li saluta un applauso generale. Un ovazione accoglie invece l'ingresso dei rosso-bleu concittadini. Mauro, "arbiter elegantarium", fischia l'inizio alle 16,7' precise. La palla è al Genoa. Fayenz rompe su Santamaria l'iniziata trama d'attacco e porge la palla a Fagiuoli: da questi la palla va a finire nei piedi di Monti III, il quale, schivato Barbieri, centra. Breve mèlee sotto il goal genoano e corner contro i rosso-bleu. Il calcio d'angolo è infruttuoso però; un altro, che segue subito dopo, rimane pure infruttuoso per il pronto intervento di De Vecchi. Ma il Padova insiste, Busini I e Busini II portano azioni su azioni, fra l'urlare del pubblico che comincia a scaldarsi. Padova attacca ed è nettamente superiore. Allè, allè Genoa! Alle 16,15' Fantoni è messo una prima volta al lavoro: poi ancora deve impegnarsi su tiri di Neri e di Sardi. Ci siamo: il Genoa è in piena efficienza. Se ne accorgono Modulo e Danieli che si rivelano impotenti a fronteggiare tanta grazia di Dio. Non passano sei minuti che i cinque forwards genoani piombano come una muta di cani sul goal avversario: breve palleggio fra Santamaria e Catto ed infine quest' ultimo tira decisamente in goal: un disperato tentativo di parata di Fantoni, un sussulto della rete. Goal! Goal! Il Padova però non si scoraggia e tenta un contrattacco: De Vecchi s'impegna una prima volta contro Fagiuoli, e una seconda contro Busini I. Il Genoa riprende; Santamaria mena la danza: Fayenz impazzisce nel fine giuoco dei genoani, buon per lui che c'è Barzan che supplisce alle sue deficienze. Alle 16,43' corner contro Padova: dopo tre minuti, Bergamino fa spasimare tutto il pubblico sfiorando l'asta trasversale con un bolide da 15 metri: alle 16,49' il Padova è ancora in corner. Uno sprazzo del Padova procura un calcio d'angolo ai bianco-rossi e poco dopo, un magnifico tiro di Monti III sfiora il palo. Nel secondo tempo, il Padova scende in campo con Fagiuoli alla mezza destra e con Monti II al centro attacco. Ma le cose non cambiano. Il tempo che De Vecchi salvi una pericolosa incursione di Fagiuoli e poi la palla è di nuovo nell' area padovana. Un palleggio Sardi, Catto, Santamaria, Bergamino e poi ancora Santamaria e il pallone va a finire per la seconda volta nella rete di Fantoni. Il Genoa è minaccioso, malgrado si può dire, abbia la vittoria in tasca. Alle 17,19' Danieli tocca la palla con la mano nell' aria di rigore: penalty. De Vecchi si avanza più solenne che mai: ha tutta l'aria di un giustiziere. Infatti, con un bolide che Fantoni non intravvede neanche, fa giustizia, segnando il terzo goal per il Genoa. Ed ora basta. Il Genoa attacca ancora, ma con un po' meno di vivacità: Santamaria è già a corto di fiato e così dicesi di Sardi. Ciò nonostante, una quarta volta il pallone entra nella rete padovana, ma Mauro non concede il punto essendo stato segnato da Santamaria in maniera irregolare. Qualche incursione padovana, intercala la monotonia dell' assalto incessante che i genoani portano alla rete di Fantoni: ancora due o tre corner contro il Padova e poi, finalmente, il rush finale dei bianco-rossi. Il Genoa è sorpreso in un momento di fiacca: ne approfittano i bianco-rossi per menar la danza. Un tiro a lato di Monti III; un tiro di Fagiuoli, deviato dal palo, sono i sintomi evidentissimi dell' offensiva padovana; finalmente, alle 17,44' Fagiuoli, da quindici metri, tira trasversalmente in goal: il pallone batte nella faccia interna del palo sinistro e va a finire nell' angolo destro della rete. Un applauso di cortesia e si ricomincia. "Adesso - pensa il pubblico - sarà bene incoraggiare un po' i genoani: non si sa mai". Ma i genoani non hanno bisogno di incoraggiamenti: sono già abbastanza frustati dall' insuccesso: un guizzo, e la danza riprende dinnanzi a Fantoni. Il Padova però, ora si difende un po' meglio e riesce a tirarla fino alla fine senza che altri punti gli vengano segnati. Le 17,56!: un fischio prolungato di Mauro, un urlo della folla, liberata da un incubo: è la fine, padovani e genoani lasciano il campo. Corriere Mercantile - 11 Giugno 1923, Genova .......................................................................................................
UNA BRILLANTE VITTORIA DEGLI UOMINI DI DE VECCHI. GENOA CLUB batte A.C. PADOVA 3-1. Folla immensa, ieri, attorno al rettangolo di giuoco del campo di Marassi. La stagione avanzata non ha per nulla influito sugli spettatori, i quali da buoni appassionati, non hanno voluto mancare al primo urto che la squadra cittadina subiva sul proprio terreno. L’importanza dell’ incontro, che alla vigilia aveva messo in luce i valori dei due undici, non ha avuto smentite alla prova pratica. I ventidue uomini, consci del valore della gara e delle sue conseguenze, non si sono lasciati attrarre durante i novanta minuti di giuoco da inutili scorribande o da tentativi, poco lodevoli di dannoso personalismo; hanno invece tentato sempre di portare il giuoco ad una vantaggiosa intesa – naturalmente squadra per squadra – e di ciò si deve essere loro grati per aver dato così modo di gustare veramente azioni collettive di buona lega. Perché è risaputo abbastanza che il giuoco del calcio deve essere basato esclusivamente sull’ intesa collettiva anziché sul valore o sullo sfondo di azioni individuali. Le quali possono bensì riuscire qualche volta proficue, ma non danno per lo più che risultati effervescenti. Premesso questo parliamo ora della partita la quale, sotto la direzione dell’ avv. Mauro, si è iniziata alle 16.5 tra il religioso silenzio della folla compatta. LE FASI SALIENTI DELL’ INCONTRO. Le due squadre si erano presentate in campo, da destra a sinistra, nella seguente formazione: GENOA: De Prà, Moruzzi, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Bergamino. A.C.PADOVA: Fantoni, Modulo, Danieli, Barzan, Fayenz, Girani, Busini I, Monti II, Fagiuoli (cap.), Busini III, Monti III. Il Genoa che giuocò per primo la palla, non seppe approfittare di questo lieve vantaggio poiché il Padova, svolgendo subito un giuoco a larghi spostamenti, impose nei primi cinque minuti la sua supremazia obbligando anche i rosso-bleu per due volte consecutive in corner, senza esito. Immediatamente il Genoa contrattaccava e Fantoni era costretto a due parate consecutive da pochi metri, per tiri inviatigli da Catto e da Neri. Il Padova si riprese nuovamente. Parve in queste prime battute che il Genoa non sapesse arginare con sicurezza le calate delle maglie avversarie che si incuneavano con estrema decisione e velocità fra la difesa rosso-bleu per tentare a fondo il successo. All’ undicesimo un altro corner contro il Genoa veniva a concretare questa superiorità dei bianco-rossi e De Prà salvava con un mirabile tuffo un tiro insidioso di Fagiuoli dopo la mischia susseguita al calcio d’angolo. Poi, lentamente, il Genoa si riprese e ributtò gli uomini di Fagiuoli nella loro metà campo. La riscossa rosso-bleu diede immediatamente i suoi frutti. Al 15’ di giuoco Moruzzi calciava da metà campo un tiro di punizione verso il Padova e provocava una breve mischia davanti alla rete bianco-rossa. Il pallone raccolto da Bergamino di testa, veniva passato a Santamaria e da questi a catto. Il centro avanti genoano aveva modo di scartare un avversario e di aggiustarsi un attimo la palla, poi da sette metri, un tiro forte, nell’ angolo destro in basso del goal patavino. Il tuffo di Fantoni era inutile. Il Genoa aveva da questo momento partita vinta. La sua superiorità continuò ancora in prevalenza, coronata da un corner al 24’. Verso la mezz’ora di giuoco i padovani, in uno dei loro attacchi velocissimi, non ottenevano per poco il pareggio. Busini I dall’ estrema destra mandava il pallone a spiovere a fil di palo su de Prà. Fagiuoli e Monti II in corsa erano addosso al portiere genoano il quale riusciva appena ad allontanare l’insidia con una parata a pugni mentre andava a finire egli stesso nella rete insieme ai suoi due avversari. Poi ancora prevalenza del Genoa che otteneva due corners contro uno degli avversari ed il primo tempo finiva con una cannonata in corsa di Monti II, tiro che sfiorava l’asta superiore del goal genoano. Nei primi minuti della ripresa il Genoa si assicurava comodamente il successo. Erano trascorsi appena 2’ minuti di giuoco che Moruzzi tirava un nuovo calcio di punizione contro i padovani. Raccoglieva Sardi che allungava a catto. Questi impedito da Modulo deviava il ball sulla sinistra a Santamaria, il quale in corsa, da qualche metro, infilava di precisione la rete di Fantoni. La pressione genoana insisteva ancora e al 9’ Girani fermava nell’ area fatale un traversone di Neri con la mano. Mauro attentissimo puniva l’infrazione con un calcio di rigore che De Vecchi tramutava con facilità in goal. Per altri dieci minuti il Genoa segnava ancora una netta prevalenza sugli avversari e otteneva un quarto goal dopo un’ intensissima mischia, ma l’arbitro non riteneva il punto valevole. Le forze, dal ventesimo minuto in poi, per circa un quarto d’ora, si bilanciarono, poi il Genoa sicuro oramai di se giuocò senza convinzione e senza ordine. Di questo ne approfittarono i padovani i quali volsero a loro favore l’ultimo quarto d’ora di giuoco e segnarono il goal tradizionale dell’ onore con Fagiuoli il quale dalla mezza destra, dopo un palleggio coi compagni di linea, piazzava un irresistibile tiro che batteva nella parte interna del goal di De Prà e finiva nella rete. Il goal era venuto a compensare degnamente i generosi sforzi dei bianco-rossi i quali si erano prodigati con cuore durante tutto l’incontro. IL GIUOCO DELLE DUE SQUADRE. La partita, come si è detto più sopra, è piaciuta assai. Prima di tutto perché le due squadre non si sono mai abbandonate a rudezze inutili od a falli grossolani. La cavalleria ha sempre imperato nei novanta minuti e quando gli uomini in campo giuocano a colpire il pallone e non gli stinchi altrui, il foot-ball ne guadagna di parecchio assai. In questo modo i giuocatori, non impensieriti dal doversi salvaguardare le gambe, poterono svolgere più proficuamente il loro giuoco. Il Genoa ebbe un inizio incerto ma si riprese bene ed impose la differenza di classe alla velocità e decisione degli avversari. Il suo giuoco, in certi momenti assai redditizio, non fu però dei migliori perché qualche elemento, sotto la pressione insistente del caldo, non si trovò sempre in pieno assetto. La saldezza e l’omogeneità della squadra non vennero però mai meno alla loro tradizione, poiché falle non ne apparvero che assai di rado. La difesa fu sicura, pronta e decisa; De Prà assai lodevole, Moruzzi svelto ed irruente e De Vecchi gran maestro del pallone, d’astuzie e di miracoli. Barbieri fu il migliore dei mediani e Catto divise con Sardi e Bergamino il merito maggiore degli attacchi. Neri non fu sempre attento ed il pubblico che lo vide giuocare molto meglio in precedenti dispute non ne rimase soddisfatto completamente; Santamaria un po’ tardo in talune azioni, seppe però sempre legare il giuoco di tutta la linea. I padovani sono piaciuti per il loro giuoco veloce, vario, largo e generoso. Essi attaccavano imponendo rapidissimi spostamenti obbligando gli avversari al loro giuoco di velocità. Il Genoa ne rimase travolto nei primi minuti, comprese poi l’antifona ed imbrigliò i bianco-rossi. Di loro i migliori furono Girani, Fayenz, Monti III e Busini I ma tutti però si impegnarono a fondo per dimostrare che il loro avvento alle finali era ben meritato. Il pubblico fu con essi largo d’ applausi sia prima che durante e dopo l’incontro, sicché la partita si svolse in un ambiente dei più sereni e cavallereschi. Ieri, vedendo tanta cordialità fra squadra e squadra e fra pubblico e giuocatori, pensavo con mestizia agli indecorosi contegni di certi pubblici ed alle inutili violenze di certi giuocatori che guastano il bel giuoco del calcio e ne fanno a volte uno sport impossibile. Non vi sarebbe modo di rendere il foot-ball più sano e più bello con la correttezza in campo e con l’educazione delle folle? Ma mi accorgo che vado divagando dal mio dovere di cronista e di critico. Meglio lasciare ai dirigenti della Società il compito di allevare moralmente atleti e supporters. Ancora per la cronaca dirò che l’avv. Mauro fu un arbitro esemplare, modello, ed ebbe la sua parte di merito nell’ aver guidato con giusta ed equanime severità sulle “coulisses” della buona educazione l’importantissimo incontro. Renzo Bidone. Il Piccolo di Genova - 11 Giugno 1923, Genova ........................................................................................................
LEGA DEL NORD. GENOA batte PADOVA 3 a 1. Genova, 1 giugno. La partita si è iniziata con folate padovane che hanno subito costretto il Genoa a corner. Poco dopo però il Genoa si riscuote e parte all’ attacco. La prima linea genoana impegna la difesa bianco-rossa obbligandola ad un grave lavoro. I genoani al 13’ con una rasata a terra gettano il primo pallone nella rete di Santoni. Padova contrattacca ma Busini e Monti III trovano un valido ostacolo in Barbieri. La partita ondeggia: il Genoa tuttavia segna una continua leggera superiorità. Il tempo si conclude con un corner per squadra infruttuosi e con un tiro finale di Monti III che sfiora il paletto superiore della porta avversaria. Nella ripresa vi è all’ inizio un calcio di punizione da 40 m. contro il Padova. Tira De Vecchi: Catto raccoglie, poi riprende e tira Santramaria: Maja libero segna il secondo goal. E’ passato un minuto quando il Padova sconta il grave errore di essersi tutto spostato a destra scoprendo il felino centro avanti genoano. I bianco rossi giuocano assai serrati. In una rabbiosa fase difensiva però Girani tocca con la mano il pallone nell’ area fatale. De Vecchi tramuta il calcio di rigore in goal. Il nuovo scacco ridesta i padovani che giuocano con simpatica verve, cercando di prendere gli avversari in sorpresa ed infatti essi dopo un quarto d’ora di giuoco vibrato invadono l’area avversaria. Il giuoco veneto diventa efficacissimo e brillante. La squadra padovana conclude il periodo di prevalenza con un magistrale goal di Busini al 34’. L’offensiva bianco rossa ancora dura quando arriva la fine del match. Arbitro Mauro. Gazzetta dello Sport - 11 Giugno 1923, Milano ........................................................................................................
I ROSSO BLEU VERSO IL SUCCESSO FINALE? GENOA CLUB batte U.S. PRO VERCELLI 1 - 0. Esattamente a tredici mesi di distanza da una sconfitta memorabile, subita sul proprio campo dagli stessi avversari di ieri, il Genoa è riuscito ieri a prendere una brillante rivincita sugli eterni rivali dopo un incontro in cui, se la tecnica fu poca ma l’impegno molto, il pubblico ebbe però modo di passare attraverso tutti gli stadi del tifo più acuto. E non poteva essere diversamente quando si pensi che la rivalità fra le due società non è dovuta ad una partita discussa o disgraziata, ma ad una quindicina di anni di lotte accanite, furibonde, che hanno portato i due clubs alla testa del calcio nazionale ma che li hanno resi altresì nemici irriducibili. Aleggiava ieri sul campo di via del Piano un’ atmosfera di timore fra il pubblico genovese per la prova dei loro campioni, mentre i molti appassionati vercellesi presenti non sapevano nascondere alla loro volta la loro apprensione. La Pro Vercelli giuocava la carta decisiva e ultima: Il Genoa tendeva invece, già forte intimamente di se stesso, ad assicurarsi di quella vittoria finale che gli avrebbe permesso di guardare con occhio più fiducioso alla vetta ultima: il titolo di campione assoluto. Reciproco timore dunque, che si ripercuoteva anche nel pubblico, il quale, parliamo di quello genovese, non aveva ancora dimenticato la bruciante sconfitta dello scorso anno dopo la “debacle” del team rosso bleu e ben sapeva la Pro Vercelli squadra capace di ripetere il brutto scherzo di tredici mesi prima. Cosicché, quando l’arbitro Gama dell’ Internazionale chiamava poco dopo le sedici le squadre in campo, un religioso silenzio veniva facendosi improvvisamente tra la folla la quale, conscia dell’ importanza altissima dell’incontro, aspettava le prime azioni di giuoco per potere dare la stura al fiatodei suoi polmoni, mentre le squadre si allineavano al completo, nella seguente formazione: GENOA: De Prà, Moruzzi, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Bergamino. PRO VERCELLI: Curti, Rosetta, Bossola, Perino, Parodi, Milano, Ceria, Ardissone, Gay, Rampini, Borello. LE COMBATTUTE FASI DELL’ INCONTRO. Appena Gama ebbe fischiato l’inizio (erano le 16.15) il Genoa balzava all’ attacco. Le prime avvisaglie della battaglia rivelarono immediatamente, a ranghi completi, un più perfetto assestamento tra le file dei rosso bleu i quali impegnavano tosto la difesa vercellese che ebbe poi modo di fare una partita superba. Lo sbandamento dei bianchi apparve subito nella linea mediana, che doveva assolvere un compito dei più gravosi. Si capì subito dalle prime azioni che la Pro Vercelli non era più la bella compagine dei tempi passati. Anche la prima riga, che combinava a puntate velocissime, non mostrava nessun sintomo di legamento o di coesione. Le cose stavano a questo punto quando, dopo sette minuti di giuoco, Parodi, in uno scontro con Catto, giaceva a terra per vari minuti ed era infine obbligato ad abbandonare il campo. Aveva riportato una lesione ad una gamba che lo impossibilitava a proseguire oltre l’incontro. La Pro Vercelli dovette rimaneggiare la squadra e passò Milano da mediano destro a centro sostegno e retrocesse Ceria dall’ ala destra al posto lasciato vacante da Milano. Ma non per questo si disanimarono i bianchi. Chi li conosce sa di quali doti di volontà dispongono per impressionarsi della menomata efficienza del loro team. Il Genoa potè in questo modo consolidare la sua posizione. Aveva iniziato l’incontro deciso ad ogni sacrificio, e comprese che con un poco di buona volontà il successo non sarebbe mancato. Incominciarono così gli attacchi alla rete di Curti, ma Bossola, e Rosetta in modo speciale, “spezzavano” con una decisione tale che la maggior parte delle azioni avversarie veniva ad infrangersi contro di essi. I bianchi, premuti, con un centro sostegno ancora inesperto ad un simile compito, non piegarono ugualmente anzi, con risolute puntate individuali di Rampini, Ardissone e Gay non trascurarono a loro volta di tentare di sorpresa il successo. Gli attacchi dei bianchi scendevano a folate, senza coordinamento, ma terminavano per lo più con tiri assai potenti se pure poco precisi. Si ebbe da registrare in questo frattempo l’unica parata difficile di De Prà in tutto l’incontro, parata dovuta ad un insidioso e potente tiro di rampini che il goalkeeper genoano parò a tuffo. Ma il Genoa continuava a dominare, senza segnare però. Occasioni di buona lega venivano guastate da precipitazione ed imprecisione, quando non era l’opposta difesa che respingeva. Così a 2 minuti dalla fine del primo tempo Catto su passaggio di Bergamino, alzava da due metri un discreto pallone e ad un minuto dal fischio dell’ arbitro i vercellesi riuscivano ancora a liberarsi dalla pressione avversaria malgrado che il pallone, dopo una breve mischia, abbia ballonzolato per qualche secondo davanti alla porta incustodita dei bianchi. E la fine del primo tempo trova così le due squadre ancora zero a zero. Nella ripresa il Genoa sembrò giuocare più coordinatamente. I tre mediani lavorarono con sacrificio pur di fornire pallone ai forwards che troppo spesso però si lasciavano carpire la palla mentre stavano per concludere l’azione. Ma il goal maturava e al 15’ minuto veniva a premiare la superiorità rosso bleu. I sostegni vercellesi si erano avanzati a metà campo per cercare di sostenere un’ improvvisa azione dei loro avanti quando la palla veniva intercettata da un giocatore genoano ed allungata sulla sinistra a Bergamino. Ceria correva inutilmente per carpire la palla a “Bergamo” mentre questi effettuava in tempo un preciso “cross”. La palla cadeva proprio a circa una decina di metri dal goal vercellese fra Rosetta e Bossola, fra i quali si trovava però Sardi. Il vecchio rosso bleu aveva il tempo di fermarsi il ball, di aggiustarselo per qualche secondo e di piazzare poi un tiro, non forte, ma preciso, nell’ angolo destro della rete di Curti. Il tuffo del vercellese era però inutile ed il pallone andava a rotolare nella rete. Il campo e le tribune parvero impazzire. Diecimila gole urlarono per cinque minuti la loro gioia facendo, per tale durata di tempo di un campo di giuoco un manicomio completo. Nemmeno a questo nuovo scacco i vercellesi si smontarono: tutt’ altro. Ripresero la partita con maggior ardore mentre il giuoco veniva spezzettato continuamente dall’ arbitro per una quantità numerosa di falli. Il Genoa, contrariamente alle usanze, non si chiuse però questa volta in difesa. Capì che gli avversari non erano all’ altezza del compito e continuò a portare attacchi. Ma la Vercelli contrattaccò più spesso e più pericolosamente, senza però mettere mai a serio repentaglio il goal di De Prà, mentre Curti veniva in campo opposto chiamato spesso al lavoro. Verso la fine Bergamino e Sardi retrocedevano in difesa per spuntare gli ultimi attacchi dei bianchi mentre Bossola era costretto a deviare in corner un pallone fra i piedi di Neri a qualche metro dalla porta. Fu questo l’unico calcio d’angolo tirato in tutto l’incontro, ma esso non cambiò più la situazione. Pochi istanti dopo Gama chiudeva col fischio l’incontro. LE SQUADRE ED I GIUOCATORI. Dalla cronaca della partita il lettore che non ha assistito all’ incontro si sarà fatto, almeno sommariamente, un concetto sull’ andamento di essa che volse per i due terzi a favore dei rosso bleu. L’incidente occorso al capitano dei bianchi dopo soli sette minuti di giuoco servì non poco a volgere decisamente le sorti in favore del Genoa, quantunque, come si è detto più sopra, esso si sia dimostrato subito superiore agli avversari. Da questo momento la Pro Vercelli non poteva, a meno di un colpo di fortuna o di sorpresa, acciuffare più la vittoria. Mentre il Genoa si dimostrò continuo, possente, i bianchi non diedero uguale impressione. Giuocarono coraggiosamente ma sbandati, ed ebbero nella difesa il fulcro ed il segreto di una sconfitta così onorevole. Rosetta sbalordì e lavorò per quattro: Bossola gli fu pronto compagno, ad eccezione di qualche errore e Curti coronò con sicura calma il trio di difesa dei bianchi. Ma la seconda linea non diede il rendimento necessario. Lavorò coscienziosamente in difesa ma non servì l’attacco. Ne susseguì che le azioni offensive dei bianchi peccarono di continuità in ogni istante. L’attacco vercellese giuocò sbandato. Qualche buon passaggio apparve ogni tanto a legare gli avanti dalla maglia bianca, i quali preferirono però tentare il successo con mezzi individuali. Ma in complesso la compagine vercellese non convinse, per le lacune più sopra descritte circa i sostegni e gli avanti: non ha perduto il suo sistema di giuoco irruente e deciso ma non ha più fusione fra le sue linee. Due insuccessi ad otto giorni di distanza attestano quanto si asserisce. Il Genoa poteva giuocare meglio assai,. Non vi riuscì forse perché contro una Pro Vercelli non è cosa comune poter esplicare un proprio sistema di giuoco, ma pur non avendo peccato come valori singoli mancò invece spesso di affiatamento. Questo a riferimento del giuoco degli avanti i quali, eccellenti individualità, non sempre seppero agire concordemente. Per di più Neri, il quale compiva buone fughe, sprecava una quantità eccessiva di palloni mentre Catto, irruente e brillante non si dimostrò sicuro nel possesso del “ball”. Più a posto invece Santamaria, assai attivo e sempre scaltro, Bergamino e Sardi. Quest’ ultimo fu artefice di una quantità d’azioni offensive veramente rimarchevoli. La linea mediana fu quella che fece pender la bilancia in favore dei rosso bleu. Barbieri sempre poderoso ed instancabile, Burlando che deviò tutte le diffidenze a suo riguardo con una superba partita e Leale che non volle essere da meno dei due compagni di linea. Sicura la difesa: De Prà attento; Moruzzi attivo se pur impreciso e De Vecchi col quale la classe sembra aver fatto patto d’alleanza perpetua. Il match venne giuocato assai rudemente, ma l’arbitro Gama non permise mai ch’esso degenerasse e cercò anzi affratellare i giuocatori avversari. Lodevole operato. L’arbitraggio fu eccellente sotto ogni rapporto. Una folla strabocchevole d’entusiasti fece da cornice all’ incontro, rendendo l’ambiente teso ad alta tensione. Ma di appassionati ne erano venuti da ogni dove, perché le partite fra Genoa e Pro Vercelli sanno di classico sapore. I vercellesi erano stati accompagnati da un treno speciale di circa quattrocento entusiasti. Non mancarono accenni di pugilati, in un ambiente tanto acceso, ma il rigoroso servizio d’ordine impedì ad essi di prendere forma più vasta. Sulle colline dei dintorni di Marassi la solita grande folla di portoghesi, non meno entusiasta del pubblico presente sul campo nei riguardi del sentimento, non del portafogli. Ma non importa. La passione per il foot-ball è grande e continua ad aumentare. V’è posto per tutti sulle colline dello Zerbino e la propaganda gratuita è la migliore e la più fruttifera. Del resto era assai difficile ieri stipare maggiormente il campo di via del Piano, poiché l’incasso ha battuto tutti i precedenti degli altri incontri di campionato. Si parlava di una somma fantastica ieri sera. V’era esagerazione in essa, ma si era assai vicino alla verità. Non è vero, amico Ghiorzi? Renzo Bidone. Il Piccolo di Genova - 25 Giugno 1923, Genova .......................................................................................................
GENOA batte VERCELLI 1 – 0. Dopo una disperata difesa i Vercellesi cedono ai Genoani. Genova, 24 giugno. Mutilata nel centro mediano Parodi contusosi al quinto minuto e costretto ad uscire dal campo per non più rientrarvi, Pro Vercelli, la ferrea, ha perduto a fronte alta, come perdono i forti. La sconfitta di ieri ha il tono morale di una vittoria: Contro la fortuna avversa, contro il netto pronostico, contro il demone dello scoramento. I bianchi si sono battuti da leoni. L’improvvisa scomparsa di Parodi, il naturale sbandamento delle linee, il campo avversario, certo anche l’attuale migliore vigoria tecnica dei genoani, tutti questi fattori congiuravano a danno dei piemontesi. La partita è vissuta attraverso fasi impressionanti di combattività. Match più aspro che elegante, più ardente che bello, più impetuoso che snello. E’ la sorte delle battaglie grosse dove figura il colpo e non si bada all’ estetica. Ma se oggi è da ricercarsi la linea critica del duro e inebriante combattimento, devesi avvertire che l’attaccante fu il Genoa, l’attaccato fu la Pro Vercelli. La vittoria giunse in un indescrivibile delirio di folla al 15’ della ripresa, per una bruciante azione di Sardi. Ma artefice del successo fu senza esitare la linea mediana rosso-bleu. La Pro Vercelli diede quanto è possibile umanamente. L’ACCANITO COMBATTIMENTO. Arbitra Gama con la usata consapevolezza dell’ arduo compito e con brillante bravura. I primi venti minuti di giuoco notano un impercettibile affermarsi della presenza genoana. Si segnala al 10’ una combinazione Bergamino – Sardi con parata di Curti. A un tiro impetuoso al volo di Rampini, bloccato a terra da De Prà, succedono azioni pericolose di Neri-Sardi, Neri-Catto (19’), Bergamino (isolato), ancora Neri-Sardi. Pro Vercelli passa alla controffensiva e impegna Moruzzi pieno di ardore e De Vecchi sagace e attento. Ma è evidente che i bianchi inesauribili in difesa, risentono nell’ attacco dell’ improvvisa formazione di squadra. Le azioni mancano di quella possente concordia e di sviluppi che è la prerogativa dei piemontesi, Ceria è retrocesso a half mentre Milano IV è passato al centro. La fine del primo tempo è accanita, asperrima senza quartiere. Al 40’ su calata del trio genoano Curti para con eccellente stile una cannonata da pochi passi di Maia. La ripresa alterna le sue prime fasi nei due campi. Ma al 5’ il Genoa è già in attacco spiegato. Curti è a lavoro. I rosso bleu poggiano in prevalenza sulle ali. Più accorto e più preciso Bergamino, più irruento, ma spesso incerto Neri. Vercelli scrolla la minaccia. Si crea una paurosa melèe sull’ orlo dell’ area fatale genoana. Il combattimento tocca le più alte vette dell’ impetuosità dal 7’ al 14’. Il Genoa è al 15’ completamente sganciato all’ offensiva. Bergamino vola rapidamente verso la linea di fondo, mentre i compagni avanzano bene a contatto. Ceria è sorpassato dall’ ala rosso-bleu, Bergamino ha stoppato il pallone e in un lampo ha intuito la precisa situazione. Allunga a Santamaria che scivola la palla a Sardi. Questi si fa luce, assesta il ball e lo spinge raso al palo destro della rete di Curti. Il prode vercellese si slancia in tuffo. Tardi! Il tiro è stato insidioso. La palla rotola fino nell’ angolo. Il campo esplode in un’ovazione formidabile. Si ha la sensazione che il Genoa vincerà. Ma la Pro Vercelli si butta con spasmodico ardore nella mischia. Cinque minuti di scrollate violente, di violente puntate. Ardizzone, maniche rimboccate, scrolla la testa come un torello ferito. Pro Vercelli è stupenda. La sua furia stringe il cuore ma il Genoa stringe le maglie dell’ assedio. Al 25’, 27’ e al 28’ tre attacchi serrati e una grossa parata di Curti. La stanchezza comincia a pesare sugli atleti. Rimangono impavidi Rosetta, Milano IV, Barbieri, Burlando, Catto. Il giuoco procede a tratti. Al 40’ Catto coglie Curci in un plongeon audace e perfetto. Al 43’ primo e unico corner della giornata. Contro Vercelli su volata di Neri, troncata da Rosetta appunto in corner. Mischia avanti alla rete di Curti, tempestivo intervento del portiere bianco. La fine. La folla applaude a lungo i meravigliosi combattenti di Vercelli mentre ogni giuocatore genoano ha un codazzo di tripudianti ammiratori. Bruno Roghi. Gazzetta dello Sport - 25 Giugno 1923, Milano .......................................................................................................
IL GENOA MARCIA SICURO ALLA CONQUISTA DEL MASSIMO TITOLO. Anche i forti campioni di Vercelli battuti. L’incontro di ieri fra il Genoa e la Pro Vercelli è stato veramente un avvenimento. E non si esagera dicendo che tutta Genova, materialmente e moralmente vi prese parte. Mentre infatti il campo presentava quell’ aspetto che comunemente si suol definire “d’occasione”, in città l’attesa era intensa e verso le 17. prima cioè che terminasse l’incontro, si formarono nelle vicinanze dei giornali e dei ritrovi sportivi agglomeramenti foltissimi di gente anelante di conoscere il risultato. Quando poi la notizia della vittoria genoana si propagò un non so che di festa si manifestò dappertutto, e il Genoa fu salutato sicuro vincitore del campionato. Tutto sul campo, come abbiamo detto, esprimeva che era in gioco la posta maggiore: il pubblico numerosissimo, la presenza delle autorità federali, l’atmosfera pregna di ansia e di passione. Un disgraziato incidente venne però ad interporsi fra tanta bellezza, fra tanta passione. Parodi, il brillante centro sostegno fu tolto alla sua squadra cinque minuti dopo l’inizio, così da creare subito per i bianchi un considerevole handicap. Non è a dire però che senza il loro capitano i vercellesi si siano arresi agli avversari, tutt’altro! Seppero resistere e spesso bilanciare le sorti della contesa con rapide ed irruenti offensive che facevano lavorare assiduamente il poderoso sistema difensivo dei rosso-bleu. L’ incontro è stato brillantissimo, nonostante i pochi i pochi e lievi incidenti verificatisi, uno dei quali costringe a terra per alcuni minuti il valoroso Burlando. Tutti gli atleti in campo giuocarono bene; ma due uomini furono certamente superiori ad ogni elogio: il nazionale Barbieri, che fu insuperabile, e il valoroso Rosetta che salvò situazioni disperate destando l’ammirazione del pubblico. A conclusione di questa nostra rapida rassegna ci piace rilevare che ancora una volta i bianchi campioni vercellesi trovatisi di fronte a quella che è realmente la più bella accolta nazionale di valori calcistici dovettero abbassare bandiera pur opponendo una resistenza veramente ammirevole. LA PARTITA. Dirige l'incontro Gama dell' Internazionale di Milano che anche questa volta arbitra con precisione. La palla è al Genoa che attacca subito con decisione conscio del valore degli avversari che ha di fronte. Dopo alcune azioni sui due campi Parodi, il capitano vercellese, è a terra dolorante per una caduta e deve abbandonare; più tardi sappiamo che si è lussato il ginocchio sinistro e che non potrà rientrare. Milano IV passa centro sostegno e Ceria retrocede ad occupare il posto del compagno. Il Genoa domina e Sardi impegna sovente Curti con precisi tiri finché al 16' Rampini può impegnare seriamente il portiere genoano che salva in plongeon un poderoso tiro. Ma è cosa di poco poiché gli avanti genoani sono di nuovo all' attacco. Tiri di Catto e di Sardi sono salvati da Curti e da Rosetta. Al 30' i vercellesi conducono una brillante azione che culmina in un tiro di Gay. Al 36' un incidente mette a terra Perino che ne risentirà per tutta la partita. Curti deve salvare col piede una seria situazione e la prima fatica si chiude con esito pari. La ripresa dopo un inizio deciso dei rosso-bleu vede ancora gli audaci avanti bianchi all' offesa e Borello può impegnare De Prà con un difficile pallone. Il Genoa riprende e dopo una mischia salvata da Rosetta al 14' su centro di Bergamino può segnare con Sardi tra un uragano di evviva e di applausi. Dopo il successo il Genoa si galvanizza e persiste nell' offesa ed il gioco è di frequente nella metà campo vercellese. Curti e Rosetta devono lavorare per respingere i tiri di Catto, Sardi e Santamaria che ora sono più soventi. Al 37' Ardizzone dopo una intesa con Borello impegna De Prà in una parata assai difficile e l'incontro volge alla fine. I vercellesi vorrebbero sferrare il solito serrate finale, ma la linea di sostegno, priva del suo condottiero, non regge più allo sforzo e l'iniziativa dei quattro audaci forwards bianchi non approda a nulla perché facilmente respinti dalla più forte difesa genoana e la fine giunge accolta con soddisfazione dal pubblico che corona con applausi entusiasti il raggiungimento della bella vittoria, premio dell' aspra battaglia combattuta. Corriere Mercantile - 25 Giugno 1923, Genova .......................................................................................................
GENOA Club batte A.C. PADOVA 3 - 0. Gli uomini di De Vecchi campioni della Lega Nord. (Per telefono dal nostro inviato). Padova, 1 notte. I rosso-bleu di De Vecchi hanno chiuso oggi la serie delle partite di finale con un nuovo brillantissimo successo che li consacra definitivamente dopo 26 incontri da cui sono usciti imbattuti campioni assoluti della lega Nord. Il record battuto oggi da questa squadra, la quale è passata per nove mesi invincibile attraverso ogni campo d'Italia, è difficilmente superabile. Non si riscontra, a voler scorrere gli annali del calcio internazionale, un record simile. E' vero che occorrono ancora due incontri con i campioni della lega Sud prima che i rosso bleu possano fregiarsi del titolo assoluto, ma a rigore di logica, questo non dovrebbe oramai più sfuggire loro. La partita di oggi è venuta dunque a coronare degnamente una stagione non tanto facilmente ripetibile. A onore della squadra genovese, che ha lottato negli ultimi incontri con la fede e la sicurezza più belle, con la sicurezza che solamente la coscienza del forte può dare. Ma veniamo all' incontro, il quale se non fu dei più belli, a cui ci sia stato dato modo di assistere in questo scorcio di stagione, fu però tenacemente disputato dal primo all' ultimo dei novanta minuti di giuoco. LE VICENDE DELLA PARTITA. Alle 16.15 esatte Venegoni del Legnano fischiava l'inizio alle due squadre, le quali al completo si erano disposte nella seguente formazione: Genoa: De Prà, Moruzzi, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Bergamino. Padova: Fantoni, Modulo, Danieli, Barzan, Fayenz, Girani, Busini I, Monti II, Fagiuoli, Busini III, Monti III. I padovani tentavano subito il saggio della difesa avversaria con due attacchi consecutivi, ma imprecisi a cui rispondeva qualche minuto dopo il Genoa assai decisamente. E tanta era la decisione posta nella lotta dai 22 giocatori che al 6' di gioco Bergamino era a terra azzoppato da un calcio di Barzan e Santamaria a pochi passi dalla porta di Fantoni veniva rudemente caricato da Fayenz quando stava per concludere l'azione iniziata dal suo compagno di sinistra. Il Padova riprendeva quindi a portarsi verso De Prà, svolgendo il suo caratteristico giuoco a larghe puntate, a passaggi ampi, che però sullo stretto terreno della pista comunale non aveva buon giuoco. Parve una cosa incomprensibile vedere il Padova che sopra un terreno ristretto continuava a volere basarsi sopra un sistema perfettamente contrario alle buone norme pratiche che il campo di giuoco imponeva. Non così il Genoa, il quale uniformandosi subito al terreno avversario, seppe meglio del Padova sfruttare le condizioni del terreno. Per un calcio di punizione contro il Genoa, De Prà era costretto all' 11' a una parata alta, strapiombante a fil di palo e contro sole. Ma il Genoa si riportava tosto all' attacco e al 14' su centro di Neri, Santamaria obbligava di testa il portiere avversario a salvarsi in corner. al calcio d'angolo susseguiva una mischia, dalla quale i padovani si salvano per breve poiché Moruzzi in posizione avanzata raccoglieva il ball da una quarantina di metri e piazzava un tiro poderoso a mezza altezza. Fantoni, pure coperto, intravide lo shoot, ma credette che la palla andasse a finire fuori, e la stessa impressione provarono gli stessi giocatori e il pubblico, mentre invece il pallone, conservando la potenza con cui era stato calciato, andava a finire irresistibilmente nell' angolo destro della rete padovana. L'improvviso e fortunato goal parve dare lena ai rosso-bleu i quali, per far vedere forse che il goal, quantunque venuto in anticipo era meritato, imposero un dieci minuti di giuoco serrato ai bianco-rossi, i quali resistettero però con onore. Poi ecco Girani portare i suoi all' offesa, che converse sul goal di De Prà per opera di Monti III. La palla, caduta davanti al goal genoano, provoca una mischia, dalla quale il portiere rosso bleu non potè salvarsi che con un free kick a suo carico. La palla, calciata da un metro dalla linea fatale da Busini III, veniva di nuovo respinta da De Prà e successivamente ripresa da Busini, che la mandava però a finire assai alta sopra l'arco trasversale. Ed ecco ancora Neri all' attacco: i forwards rosso bleu assai bene sostenuti dai mediani, che anche oggi ebbero una parte assai preponderante nell' incontro, persistevano assai di più all' offesa che non i bianco-rossi, i quali nelle loro azioni offensive non erano convenientemente sostenuti dai loro mediani. Verso la fine del primo tempo, il Padova ebbe un buon risveglio e costrinse successivamente in corner il Genoa per 3 volte: al 37', 40' e 41'. Il primo corner venne salvato da De Vecchi, il secondo provocò una breve melèe davanti al goal genoano, melèe dalla quale Busini III fattosi luce, saettava un pallone imparabile in un angolo della rete di De Prà. Questi però intuiva, più che vedere il tiro, e riusciva con un ardito ed applaudito tuffo a deviare la palla in corner. , nuovamente sventato dal portiere rosso-bleu con una parata a pugni alti. Fu questo il periodo maggiore di pericolo corso dalla rete genoana in tutto l'incontro. Anche verso la fine della partita il Padova fu all' attacco, ma non così pericolosamente. Ad un minuto dalla fine del primo tempo il Genoa era nuovamente all' offesa. Nella ripresa i rosso-bleu migliorarono il loro giuoco, quantunque non potessero fare troppo assegnamento su Bergamino azzoppato per tutto l'incontro, mentre per converso il Padova sembrò perdere anche quel poco di tecnicamente buono, che gli era stato visto fare nel primo tempo. Forse per la tensione o l'organismo, il fatto è che i bianco-rossi giocarono una ripresa cosparsa di falli innumerevoli fatti forse non intenzionali, ma che l'arbitro severamente punì. Al 10.o minuto si venne all' azione che doveva dare al Genoa il secondo goal. Barbieri allungava dalla destra alla sinistra la palla da metà campo a Bergamino: questi senza centrare la inviava a Santamaria il quale a sua volta la porgeva a Catto: fu una fitta successione di passaggi esatti che stordì la difesa padovana. Catto ne approfittò per avvicinarsi alla rete, scartare Modulo, e piazzare un tiro preciso, non potente, nell' angolo opposto a quello in cui si era portato Fantoni. Ancora superiorità genoana. Al 15' De Vecchi con un tiro su calcio di punizione obbligava il portiere padovano ad una difficile parata a terra e poco dopo Danieli doveva entrare di forza per spezzare una combinazione fra Sardi e Neri, che stava facendosi pericolosa. Una veloce sgroppata all' attacco destro padovano ed ecco il Genoa in corner senza esito. Il giuoco da questo momento si alterna. Il Padova, sbandato, operava solamente che sotto l'incoraggiamento costante del proprio pubblico: ma il lettore comprenderà come in siffatte condizioni il giuoco dei bianco-rossi non potesse più avere impronta seria, una efficacia decisiva. Il Genoa invece, che vedeva delinearsi ora mai una vittoria delle più brillanti, giuocava calmo, senza precipitazione, sostenuto e guidato dal proprio capitano. Così la precipitazione, che aveva invaso l'animo dei padovani, impedì a Monti III di raccogliere un bel passaggio di Fagiuoli a pochi metri dalla rete rosso-bleu, mentre per contrapposto il Genoa, che si era rimesso all' offensiva, otteneva un minuto dopo il terzo punto segnato da Catto su allungo di Sardi quasi nell' identico modo di poco prima. Era il crollo di ogni speranza padovana. Da questo momento il Genoa non s'impegnò più. Visse sul vantaggio, ma impedì ai padovani, tesi in un ultimo sforzo per salvare almeno l'onore della giornata, che il desiderio degli avversari venisse appagato. Al fischio finale di Venegoni, che arbitrò decisamente e con severità, il Padova aveva appena calciato un corner contro i rosso-bleu. IL GIUOCO E I GIUOCATORI. La partita, volendo portare un termine di paragone, fu complessivamente meno bella di quella giocata a Genova fra i bianco-rossi e i rosso-bleu. Meno bella perché, mentre il Genoa giocò con tecnica e decisione, il Padova fu invece assai inferiore all' attesa. Le azioni avversarie lo sconvolsero assai presto e ben raramente egli ritrovò quell' assieme e quella organicità che costituiscono le basi principali ed essenziali di una buona squadra. Il Padova risultò un complesso di uomini che giuocarono ciascuno per conto proprio, con tanta foga e tanto ardore, ma con poco costrutto perché le azioni individuali non servono a concludere con dei goals: primo numero nell' elenco degli scopi del giuoco del calcio. Ma non solo i giocatori bianco-rossi risultarono slegati e inconcludenti ma non seppero neppure reggere al loro compito. Il Genoa li stordì, li sfibrò, così che la compagine padovana finì con l'esistere se non di nome. Come al solito, inferiori al loro compito furono i terzini, resistente ma non duttile la linea mediana, imprecisi e disuniti i forwards. Il Genoa pose la sua differenza di classe a proprio favore e vinse clamorosamente: stupì per il giuoco di testa, per la precisione e per la grande omogeneità di ogni sua linea. I pregi di questa squadra sono ormai noti a tutti ed è inutile quindi elencarli oltre. I mediani sostennero per intero la partita; la difesa fu salda, potente e sicura; i forwards pronti e decisi. Fare dei nomi in rapida ed affrettata rassegna sarebbe assurdo: mentre dei padovani i soli Girani e Busini III si disimpegnarono lodevolmente, i genoani tutti giocarono col cuore e col cervello più che con le gambe, per assicurare alla loro società quel campionato che pareva diventato, dopo tanti anni di amare delusioni, l'unico scopo del loro agire. Al match presenziò la solita folla enorme, incalcolabile, folla riversata da tutte le città del Veneto, dell' Emilia e della Lombardia. Ma anche in questa battaglia, i rosso-bleu non rimasero privi dell' aiuto morale, anche se la battaglia si svolgeva assai lontano dalle loro basi. Un treno speciale aveva sbarcato da Genova, un' ora circa prima del match, oltre 200 supporters della Superba. Non erano questi soli i liguri presenti. Ogni guarnigione veneta aveva mandato i suoi rappresentanti genovesi alla partita: dagli artiglieri di costiera ai cavalleggeri di Treviso, dai marinai di Venezia ai militi della sanità di Padova. Tanto entusiasmo! E dopo la partita Padova vinta nel xxxx veniva anche presa senza colpo ferire per qualche ora dall' esultante squadra genoana. Renzo Bidone. Il Piccolo di Genova - 02 Luglio 1923, Genova .........................................................................................................
PADOVA - GENOA 0 - 3. LE FINALI DEL CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO. Il Genoa Club vince il campionato della Lega del Nord. Padova, 1. L'invitto squadrone ligure dopo avere piegato domenica scorsa i bianchi campioni vercellesi, ha riportato oggi una brillantissima vittoria sulla fortissima squadra del Padova. Con questa vittoria i genoani si sono assicurati il primato assoluto fra le squadre della Lega del Nord. Il team ligure dovrà incontrarsi ora con la "Lazio" che ha vinto ieri le semifinali della Lega del Sud. Il risultato di questo match non lascia però alcun dubbio sulla vittoria finale del Genoa. La partita odierna combattutasi strenuamente sul campo del Padova non ha lasciato dubbio di sorta sull' eccelso ed indiscusso valore della compagine genoana, tante volte inopportunamente e troppo partigianamente discussa anche da giornalisti con disinvoltura assurti alla cattedra di critici. Il Genoa ottimamente inquadrato, ha regolato il Padova facilmente confermando la regolarità dei precedenti risultati. La prima linea del Padova ha dato l'impressione di essere in cattivissima giornata, e per tale modo tutta la squadra è caduta in balia degli avversari. Se i patavini avessero giocato tranquillamente, con la persuasione di trovarsi di fronte ad una squadra non molto superiore, avrebbero certamente evitato degli errori gravissimi e forse salvato l'onore della giornata. Il primo goal fu segnato da Moruzzi con tiro da 40 metri. L'azione è stata veramente di sorpresa, e il tiro potentissimo. Nel secondo tempo due goals venivano segnati da Catto. Il match si chiude quindi con la vittoria dei liguri per tre goals a zero. La partita fu arbitrata da Venegoni. A match finito, i patavini con grande entusiasmo e correttezza sportiva fecero feste calorosissime ai vincitori. Corriere Mercantile - 02 Luglio 1923, Genova .........................................................................................................
LA FINALISSIMA DEL CAMPIONATO DI CALCIO. Genoa batte Lazio 4 a 1. Il campo di via del Piano ha chiuso ieri i suoi battenti per la stagione 1922-23 conservando la fama di inviolabilità che i suoi giuocatori avevano saputo conquistargli durante l’annata, malgrado che su di esso siano passati quasi tutti i più agguerriti “teams” nazionali. In verità però i rosso bleu non hanno curato ieri troppa fatica conservare questo privilegio poiché la squadra che si è trovata loro di fronte non è apparsa all’ altezza del proprio compito. Ed in questo modo gli uomini di De vecchi hanno potuto aggiudicarsi con facilità i primi due punti di questo ultimissimo girone. LA PARTITA NELLE SUE FASI. La partita non merita una descrizione dettagliata perché non sempre fu bella e quasi mai all’ altezza di un match di finale. Essa si iniziò dopo le 17 quando, fortunatamente per il pubblico ed ancor più per i giuocatori, il sole era scomparso dietro una fitta cortina di nubi portate da un venticello quanto mai gradito. Le due squadre,agli ordini di Bertazzoni di Modena, si erano allineate nella seguente formazione: Genoa: De Prà, Moruzzi, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Mariani. Lazio: Agazzani, Saraceni I, Dosio, Faccani, Parboni, Orazi, Fraschetti, Filippi, Bernardini, Maneschi, Saraceni II. Breve tentativo d’attacco laziale ed immediata respinta dei genoani che dopo un minuto ottenevano il primo calcio d’angolo in loro favore. Si iniziò in questo momento il periodo più bello di tutta la partita quando il Genoa, ancora inconsapevole delle forze avversarie, giuocò quasi interamente un primo tempo con buona volontà, con tecnica ed assieme. Il predominio dei rosso bleu nei primi minuti fu netto, quasi costante, e venne rotto solamente ad intervalli dalle puntate veloci dei giuocatori romani che non riuscirono però ad impegnare seriamente il portiere opposto. Agazzani per contro veniva immediatamente costretto ad un faticoso lavoro di respinte per i tiri che gli giungevano a conclusione delle discese e della pressione avversaria, e solamente al 15’ Catto poteva ottenere il primo punto per la sua squadra raccogliendo il pallone sfuggito ad Agazzani, su tiro di Mariani, ed infilarlo nella rete. Il giuoco si mantenne vivo sino al 35’ in cui una strana decisione arbitrale rompeva il buon andamento della partita per lasciarla poi proseguire più malamente e sconclusionatamente. A due metri dalla porta avversaria Santamaria veniva violentemente caricato da un avversario e mandato a terra. L’arbitro, dopo che al genoano furono praticati i conforti del caso, fece calciare un tiro di punizione contro il Lazio dal punto in cui era stato commesso il fallo, anziché concedere subito il calcio di rigore. Alla mischia che ne seguì un bianco celeste commise nuovamente una grave infrazione che Bertazzoni questa volta punì con un penalty calciato da De Vecchi contro l’asta superiore. Al 41’ invece un quarto corner contro i romani fruttava al Genoa il secondo goal per opera di Mariani che raccogliendo in tempo un tiro di Neri poteva violare la porta vuota di Agazzani uscito intempestivamente per respingere la palla. La Lazio parve in balia dei rosso bleu nei pochi minuti che ancora mancavano alla fine del primo tempo poiché dovette subire ancora due calci d’angolo ed un goal segnato al 44’ da Barbieri su penalty. Nel secondo tempo i laziali, favoriti dal solito rilassamento che pervade i rosso bleu quando si trovano in vantaggio, seppero tenere la partita in una cornice di giuoco più equilibrato. Vi furono ancora mischie pericolose davanti alla loro rete, ma in assai minor numero che nel primo tempo, ed i loro stessi attacchi presero una maggiore impronta d’organicità. Al 1’ di giuoco, per fallo di mano di Orazi, Santamaria segnava il quarto goal del Genoa su calcio di rigore, mentre al 3’ di giuoco De Prà compieva l’unica parata difficile di tutta la partita sciogliendo un improvviso attacco avversario. Un corner contro i bianco celesti al 7’ provocava una mischia dalla quale la Lazio si liberava a stento, dopo che due tiri consecutivi dei rosso bleu venivano respinti dai pali laterali. I laziali invece quando riuscivano a puntare verso De Prà non esitavano nel concludere l’azione: diversi tiri vennero operati dai forwards bianco celesti, ma tutti senza un preciso e vantaggioso indirizzo. Sardi segnava al 22’ un quinto goal annullato per fuori giuoco mentre fra le file genoane la rilassatezza andava facendosi sempre più sentire ed al contrario in campo opposto si giuocava con maggior volontà per segnare almeno il tradizionale goal dell’ onore. E questo goal venne al 43’ per opera di Filippi che raccogliendo un centro di Saraceni II violava con un tiro magnifico e potente la porta di De Prà. IL GIUOCO E I GIUOCATORI. La partita anzitutto non piacque che a tratti perché venne guastata dall’ arbitro. E’ spiacevole dover trovare in una finalissima di campionato un “referee” impari al proprio compito, ma non si può dire diversamente dell’ operato di Bertazzoni che non assolse completamente il suo mandato. Le previsioni della vigilia che volevano una sicura vittoria dei rosso bleu si sono pienamente avverate. Se dall’ incontro di ieri si dovesse giudicare la forza delle squadre del sud, bisognerebbe dire che i team meridionali debbano ancor percorrere molta strada prima di giungere all’ altezza dei teams settentrionali. La Lazio non fece che una assai mediocre esibizione, di essa emersero il portiere e l’attacco che imperniò tutte le sue azioni sulla velocità e sulla decisione mancando però di sicurezza e di precisione. Ma mentre il portiere riuscì a cavarsela con onore l’attacco non poté funzionare come avrebbe potuto per un motivo assai semplice: che esso rimase costantemente diviso dalla propria linea di sostegno per opera di quella genoana. I cinque avanti bianco celesti rimasero in tal modo soli perdendo notevolmente d’efficacia. Discreti i terzini ed impari i mediani cui gravò troppo il costante ed opprimente lavorio compiuto per frenare i forwards rosso bleu. In complesso dunque squadra di mediocre valore quella romana, cui la classe degli avversari scoprì facilmente i punti deboli. Il Genoa fornì un ottima prova nel primo tempo. Anche la parte destra dell’ attacco, che ieri non funzionò come al solito, si disbrigò con onore nel primo tempo in cui la squadra giuocava con tutta efficacia, mentre nella ripresa non concluse come di dovere. Ottimo tutto il rimanente del team, che non sembrò risentire affatto delle fatiche imposte da dieci mesi di lotte continue e serrate. r.b. Il Piccolo di Genova - 16 Luglio 1923, Genova ........................................................................................................
GENOA - LAZIO 4 - 1. LA SICURA E TRIONFALE MARCIA DEL GENOA - La partita per la finalissima tra le vincenti delle due leghe non è stata invero troppo interessante. Gioco fiacco, scialbo e non eccessivamente atletico. I celesti laziali si sono dimostrati di forza troppo inferiore al Genoa perché la partita potesse essere equilibrata. Ciò nonostante i rosso-bleu si aggiudicarono tre penalty due dei quali segnati: il primo però assolutamente inesistente. Un altro penalty, concesso leggermente dall' arbitro Bertazzoni, fu tirato da De Vecchi ma va a scuotere l'asta trasversale della porta romana. Esaminiamo brevemente il gioco svolto dalle squadre in campo. Se è quasi inutile parlare del gioco dello squadrone rosso-bleu che per l'ultima volta in quest' anno si è presentato al caloroso saluto del pubblico, giova rilevare che i poulains di Garbutt hanno svolto dal 1' al 90' minuto un gioco denso di azioni collettive e che se non raggiunsero sempre lo scopo portarono un po' di motività nella partita. I terzini genovesi svolsero un gioco brillante e assai redditizio facilitato dalla poca cura con la quale la linea mediana romana coadiuvava i suoi forwards. Burlando al centro della linea di sostegno diede un altra prova del suo fine intuito di giocatore di razza, bene lo coadiuvarono i compagni di linea dei quali abbiamo preferito Leale. Barbieri, che senza apparirci in declino di forma è apparso un poco stanco, non curò sempre la marcatura degli uomini sottoposti alla sua sorveglianza. Mariani, che sostituisce Bergamino, ha dimostrato ancora una volta di essere il velocissimo impetuoso esterno che non sfigurerebbe in nessuno dei migliori team d'Italia. Santamaria e Sardi svolsero un gioco alquanto fiacco e disordinato dando spesso l'impressione di non volersi eccessivamente impegnare. Ottimo lo scapigliato Catto che riteniamo essere uno dei migliori centro forwards nostri se non addirittura il migliore. Neri giocò con molto impegno facendosi spesso applaudire per precisi e assai efficaci "cross". Come abbiamo detto più sopra la squadra romana non ha svolto un gioco molto redditizio: credevamo però il giuoco dei romani meno farraginoso, caotico ed indubbiamente incompleto. Un plauso incondizionato è bello tributare al goalkeeper romano che in cento occasioni diede prova di sangue freddo, preciso intuito e decisione veramente ammirevoli. I backs fecero del loro meglio commisero però alquante rateès e soprattutto abusarono del giuoco violento: ottennero cioè il risultato di trattenere un uomo che aveva già effettuato il passaggio per lanciare libero il compagno. Se oggi Santamaria e Sardi avessero giuocato meglio crediamo che nonostante i virtuosissimi di Agazzani egli avrebbe raccolto in rete qualche pallone in più. La linea mediana mancò quasi completamente al compito spazzando senza raziocinio e curando pochissimo l’inserimento di linea e l’aiuto ai “forwards”. Ne risultò uno xxxxxmento del quintetto attaccante azzurro che troppo spesso dovette carpire il pallone agli halves avversari, mentre la linea mediana laziale si trovava a ridosso dei propri backs. L’arbitro fu assolutamente inferiore al compito e commise gravi errori primo fra tutti la concessione alla leggera di penalties che dovrebbero essere solamente fischiati per falli di grave entità. Dopo le prime schermaglie e mentre si delinea una concreta supremazia della squadra genovese Catto al 15' sgusciato fra i back avversari segna il primo goal per la sua squadra. Questo primo smacco anziché rianimare i romani li induce a insistere nel giuoco pesante e falloso che provoca frequenti interruzioni da parte del referèe. Il giuoco si trascina monotono fino al 33' fino a quando cioè su penalty De Vecchi tira alto e colpisce l'asta trasversale del goal romano. Al 41' un azione condotta da Sardi induce Faccani a gettare in corner. Il superpotente tiro di Neri porta la palla tra i piedi di Mariani che infila da pochi metri il goal romano. Al 45’ un hand immaginario di un terzino romano induce il referèe a concedere un penalty che Barbieri tramuta in goal, ma è detto che vi debbano essere ancora delle gravi punizioni contro i romani. Difatti al 1' minuto della ripresa il referèe concede al Genoa un altro calcio di rigore che Santamaria tira a mezz'altezza. La palla entra malgrado il disperato tuffo del portiere romano. Trascorre la seconda ripresa senza che la squadra romana tenti la riscossa con serietà di propositi. Il Genoa forse pago del successo ormai certo rallenta la stretta delle sue azioni con grave scapito della bellezza del gioco che diventa ancora più monotono e scialbo. Alla fine del tempo ed esattamente al 43' i romani ottengono il punto dell' onore con Filippi che con tiro da 10 metri sorprende De Prà. Il fischio dell' arbitro poco dopo mette fine ad un match che poco entusiasmante dal vero fu freddamente salutato dal pubblico abbastanza numeroso. LAZIO FBC: Agazzani, Saraceni I, Dosio, Faccani, Parboni, Orazi, Fraschetti, Filippi, Bernardini, Maneschi, Saraceni II. GENOA FBC: De Prà, De Vecchi, Moruzzi, Leale, Burlando, Barbieri, Mariani, Santamaria, Catto, Sardi, Neri. Corriere Mercantile - 16 Luglio 1923, Genova .........................................................................................................
La vittoriosa partita di chiusura dei rosso-bleu. GENOA – LAZIO 2 - 0. (Per telefono dal nostro inviato speciale). Anche sul terreno della Rondinella, che si trova dietro allo stadium, dove è posto il campo di giuoco della Lazio, i rosso bleu hanno oggi imposto la loro classe e la loro valentia che li ha portati alla conquista del campionato assoluto d’Italia, senza mai dover subire l’amarezza della sconfitta. Il pubblico romano, che aveva imputato la grave sconfitta della Lazio a Genova dalla insipienza dell’ arbitro, è accorso oggi in massa, convinto che i suoi beniamini avrebbero saputo tenere a bada gli uomini di De Vecchi, ma ha dovuto tosto ricredersi. Il distacco di forze tra i meridionali e i settentrionali di cui il Genoa è uno dei migliori esponenti, è ancora netto. La partita lo ha dimostrato chiaramente e dallo svolgimento di essa, netta è emersa la differenza di classe tra le due squadre. La laziale era chiusa sulla carta alla vigilia: oggi la carta ha avuto una volta tanto ragione e i più meritevoli hanno gridato per i primi l’hurrà finale, mentre una numerosa rappresentanza di marinai e di soldati genovesi, invadeva il campo per portare i vittoriosi in trionfo. LA PARTITA. Il match si iniziò sul tardi: alle 17 e 15 quando, fortunatamente per i giuocatori e gli spettatori, gli ardori del sole cocente erano mitigati da un discreto vento di ponente. Le due squadre si erano allineate agli ordini di Venegoni di Legnano nella identica formazione in cui si erano trovate di fronte domenica scorsa sul campo di Marassi e cioè: Genoa: De Prà, Moruzzi, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Mariani. Lazio: Agazzani, Saraceni I, Dosio, Faccani, Parboni, Orazi, Fraschetti, Filippi, Bernardini, Maneschi, Saraceni II. Il Genoa, che giuocava in favore di sole e di vento, prese subito l’iniziativa delle azioni e dopo brevi schermaglie partì immediatamente all’ attacco. Si aveva quasi la ripetizione dell’ incontro di domenica scorsa: un primo tempo nettamente favorevole ai rosso bleu e una ripresa più equilibrata. Ma la macchina genoana ebbe a cozzare contro un avversario ben più deciso della volta scorsa: il fattore del campo e del pubblico doveva naturalmente far sentire la sua influenza sull’ andamento della partita. La prima azione pericolosa sotto il goal laziale si ebbe dopo 8 minuti di gioco per un tiro di Catto respinto a piene mani da Agazzani. Neri giungeva in corsa, ma il portiere romano parava ancora e l’azione svaniva troncata da Venegoni, quando Sardi, in posizione di fuorigioco stava per concluderla definitivamente. Brevi schermaglie dei laziali bene contenute da Moruzzi e De Vecchi, e la linea mediana genoana, anche oggi pari alla sua fama, sospingeva i propri attaccanti al lavoro. Al 18’ Mariani calciava il primo corner contro i laziali, corner provocato da una parata di Agazzani su tiro di Catto, ma due minuti dopo i rosso bleu, ritornati all’ offesa, ottenevano il primo goal segnato da Santamaria, il quale, avuto il ball da Catto, lo scaraventava di sorpresa da oltre 15 metri nella rete dei bianco celesti. La pressione genoana sulla porta avversaria non rallentò; invano i laziali cercarono di portare la controffensiva. Il vento avverso e l’insufficienza dei loro mediani non permisero di impegnare seriamente De Prà che sul finire del primo tempo, dopo che i rosso bleu avevano ottenuto al loro attivo 3 calci d’angolo, ma De Prà parò ottimamente un bolide di Saraceni II. E sventò con prontezza una mischia che stava formandosi davanti alla sua porta, cosicché i rosso bleu ripassati all’ attacco, segnavano una seconda volta al 42’ per merito di Catto che si trovò a calciare, libero, a pochi metri dalla porta avversaria, il pallone offertogli da Santamaria e da Sardi. Un minuto dopo Catto, ad un metro dal goal di Agazzani, trovava modo di compiere l’impossibile, calciando a lato la palla che Neri aveva portato con una fuga impetuosa fin là. Il primo quarto d’ora della ripresa dà ancora la netta prevalenza ai rosso bleu i quali erano favoriti in questo dal gioco pesante che i bianco celesti adoperavano per supplire alla minor tecnica. Un magnifico tiro di Sardi per poco non fruttava il terzo goal al Genoa: Agazzani parò sulla linea fatale il ball senza però che questi entrasse totalmente nella rete; l’arbitro vide esattamente l’azione e non concesse il punto, malgrado l’indiavolato baccano di proteste dei marinai genovesi, i quali si trovavano in molte faccende per tener testa ai più numerosi supporters romani. Con l’approssimarsi della fine il Genoa, sentito che la vittoria non poteva ormai più sfuggirgli, rallentò il ritmo della sua azione; i romani attaccarono impetuosamente e impegnarono più volte De Prà. Ma la rete genoana non doveva venire questa volta violata. Al 24.o minuto il paffuto Mariani, solo a qualche metro dalla porta romana, imitava l’esempio di Catto nel primo tempo e sciupava una occasione delle più facili, mentre i laziali, crescenti di combattività ottenevano al 37.o minuto il loro unico corner di tutta la partita. Ma il goal da essi desiderato non venne, perché la barriera opposta dalla difesa rosso bleu fu incrollabile e perché le loro azioni non erano portate da un omogeneo giuoco di collegamento, che riuscisse a stordire gli avversari. E la partita si chiude lasciando lo scoore del primo tempo inalterato. IL GIUOCO E I GIUOCATORI. La partita così come fu giocata, non meriterebbe speciale cenno di commento, se non avesse rivestito una importanza quasi assoluta. Era infatti la finalissima del campionato, l’ultimo decisivo incontro dopo dieci mesi di lotta, che metteva di fronte i campioni delle due leghe in cui è suddiviso il calcio nazionale. Al Genoa sarebbe bastato un incontro pari per aggiudicarsi il titolo di campione, ma la situazione in cui si trovavano oggi i rosso bleu prima della partita, era delle più critiche. Infatti in caso di una sconfitta, che avrebbe reso necessario un incontro suppletivo in campo neutro, essi si sarebbero trovati nell’ obbligo di un forfait per non perdere l’imbarco per l’Argentina, dopo gli impegni assunti con la Società del Sud America. Era un po’ dunque una carta ultima che essi giocavano, e, caso curioso, essi si vedevano pregiudicata una stagione intera di successi nel caso di una unica sconfitta. Situazione poco desiderabile, che il Genoa risolse però nel modo più esauriente: con un’ altra vittoria. Nella partita di oggi il Genoa non fu però all’ altezza delle sue migliori giornate: la stagione avanzata e la quantità di partite eccessive disputate dal settembre ad ora hanno incominciato a farsi sentire anche sui giocatori, i quali in fondo non sono macchine, ma uomini. Questo diciamo, non come valore di singoli elementi, ma come complesso di squadra, in cui la quadratura resta sempre salda, la classe non manca mai anche se in qualche punto essa non risponde più come nell’ usata maniera. Ad ogni modo il distacco fra le due squadre è sempre notevole e i romani, pur fornendo una prova migliore di quella offertaci a Genova, non dimostrarono di valere ancora gli squadroni del settentrione. Il Genoa fu oggi saldo in difesa; ebbe nella linea mediana il perno e il segreto della sua forza, mentre la prima riga, insieme a classici spunti, difettò di foga. La laziale fu più equilibrata di domenica scorsa; ebbe anche la linea mediana inferiore al proprio compito, ma apparve in complesso più omogenea. Il suo giuoco in fatto di tecnica fu ben poca cosa, ma i bianco celesti vi supplirono con la foga tradizionale dei giocatori non ancora completamente esperti e con un sistema di giuoco troppo pesante. Inutile fare nomi di giocatori, poiché tutti si impegnarono a fondo: sia i genoani che i laziali. Quelli formano oramai una compagine così salda che l’uno integra e completa l’altra, che una linea si orizzonta sull’ altra. I bianco celesti malgrado tutta la loro buona volontà non ebbero modo che stillare, soverchiamente e solamente, l’impegno da tutti posto nell’ esplicare il loro compito che permise di figurare discretamente. L’accoglienza del pubblico romano fu cordiale, anche a partita finita, quantunque non vi fosse romano di buona lega che alla vigilia dell’ incontro non giurasse sull’ affermazione dei bianco celesti, ma il Genoa è passato anche qui invitto, ed ha sepolto per ora ogni pura timida speranza romana. La classe e l’esperienza dei vecchi ha avuto pur oggi buon gioco sulla baldanza dei giovani e il campionato del 1923 è per ora, meritatamente, in buone mani. Renzo Bidone Il Piccolo di Genova - 23 Luglio 1923, Genova ........................................................................................................
IL GENOA CLUB BATTE LAZIO 2 a 0 e conquista il Campionato Italiano. Roma, 23. Ieri, alle 17.15 sul campo sportivo della Rondinella si è svolta dinnanzi ad un foltissimo pubblico la finalissima del campionato di calcio italiano. La partita è terminata con una brillantissima vittoria della squadra ligure. Genova, per quanto impegnata seriamente dalla formidabile rivale, ha imposto nettamente la propria superiorità, mettendo in chiaro la evidente disparità di classe tra le due squadre. Lo scarto dei punti è considerato giusto e regolare: superiorità schiacciante del Genoa nel primo tempo; reazione immediata della Lazio nella ripresa, allorché le condizioni meteorologiche si voltarono in suo favore, permettendo di fare impegnare severamente l'undici di De Vecchi. La partita di ieri ha confermato la bontà del portiere Agazzani: ed a lui deve la Lazio se lo scoore non è stato maggiore. Nella ripresa soprattutto il vento e il sole hanno favorito i giuocatori romani. De Vecchi comprendendo la situazione ha allargato il giuoco, facendo lavorare molto le ali, difficilmente tenute dal trio di sostegno laziale. Cercò contemporaneamente di bloccare le scese degli avanti avversari, discese numerose e veloci, ma poco ordinate. La tattica genoana riuscì ottimamente, anche perché gli avanti laziali giuocarono troppo individualmente. La pressione dei laziali è continuata ancora per un po' di tempo ma senza effetto. Un corner a favore della Lazio, poi qualche altro guizzo dei giuocatori romani e l'arbitro ha fischiato la fine esattamente allo scoccare dei secondi quarantacinque minuti. I genoani, acclamati, lasciano il campo affollatissimo, dopo aver espresso ai cavallereschi avversari i loro cordiali complimenti per la tenacia e l’entusiasmo col quale si sono disimpegnati. Le due squadre si presentarono nella medesima formazione con la quale disputarono la partita a Genova. Corriere Mercantile - 23 Luglio 1923, Genova ...........................................................................................................
Il Genoa sceso a Roma contro la Lazio: Ghiorzi, De Prà, Leale, Burlando, Barbieri, Moruzzi, Mister Garbutt, De vecchi e seminquadrato Bellini. In basso Neri, Sardi, Catto, Santamaria e Mariani. A destra la prima pagina de "Il Calcio".
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