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            CRONACHE CAMPIONATO 1923-24  -  Pagina 02

 

Stagione 1923/24  |  Cronache 01  |  Cronache 02  |  Cronache 03  |   Cronache Finali   |   Extra   |  Campionato  |  Tabellini  |  Giocatori

 

GENOA – SAMPIERDARENESE 4 – 0. Sopra un terreno reso viscido e insidioso dal maltempo, fra una cornice di pubblico enorme ed eccitato si è avuta ieri la rappresentazione del primo atto dei due che genoani e sampierdarenesi devono sostenere insieme in questo campionato. Erano 3 anni che le due squadre non si erano trovate di fronte ed un simile lasso di tempo era servito ad operare non poche trasformazioni nei due undici. Tanto il Genoa che la Sampierdarenese avevano da allora segnato una strada ascensionale: più ripida e diritta quella dei rosso-bleu; più tortuosa e non ancora compiuta completamente quella dei rosso-neri i quali alternano ancora giornate felici a momenti poco lieti. I commenti dei supporters nelle previsioni della vigilia erano serviti non poco ad acuire l’interesse della partita, cosicché è facile arguire come l’elettricità non mancasse ieri intorno al rettangolo di giuoco rosso-bleu ed avesse modo di manifestarsi ad ogni vivace azione di gioco. Ma l’attesa vivissima è andata non poco delusa. Innanzi tutto il terreno pesante, viscido, mise a dura prova i giuocatori e richiese da essi una maggior dose di esperienza: naturalmente l’undici più robusto e massiccio fu favorito dalle condizioni del terreno il quale, nelle condizioni in cui si trovava, richiedeva doti assai elevate dagli uomini in campo. COME SI E’ SVOLTO L’INCONTRO. Alle 14.35, mentre un improvviso acquazzone imperversava sul campo trasformando i posti popolari in una caratteristica fungaia nera, l’arbitro Bistoletti di Milano fischiava l’inizio alle due squadre che si erano schierate da destra a sinistra nella seguente formazione: Genoa: De Prà, Bellini De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Bergamino. Sampierdarenese: Carzino I, De Nardo, Righetti, Boldrini, Carzino II, Masoni, Scevola, Bodrato, Derchi, Cambiaso, Raggio. I rosso-bleu scattano immediatamente all’ attacco. Dopo due minuti di giuoco Carzino si libera coi pugni da uno spiovente di Neri e in un successivo ritorno dei genoani Carzino I doveva tempestivamente prodursi in un’ uscita dal goal per salvarsi da un’ azione di Sardi. Il predominio del Genoa si concluse con un calcio d’angolo all’ 8.o minuto poi la Sampierdarenese riuscì a bilanciare le azioni ed a tessere qualche trama di giuoco senza effettivamente concluderla. Un incidente costringeva Scevola ad abbandonare il campo per rientrarvi più tardi zoppicante mentre al 12’ un azione fra Sardi e Catto culminava con un tiro di questi respinto dal palo sinistro. Rientrato in giuoco Scevola la Sampierdarenese perdeva per tutto il primo tempo Cambiaso ma il Genoa non riusciva ugualmente ad imporsi. Carzino II rompeva incessantemente le combinazioni intrecciate dai forwards genoani ed il team rosso-bleu, che non aveva tutti i suoi uomini nella migliore giornata, doveva varie volte ripiegare per gli attacchi che Raggio, male infrenato da Barbieri, portava fulminei verso de Prà. Solamente sul finire del tempo il trio d’attacco rosso-bleu in un efficace tentativo portava l’azione a fondo e la mostrava a noi sulla destra. Neri raccoglieva in tempo il passaggio, scavalcava Righetti e rendeva nullo l’estremo tentativo di Carzino infilando il pallone nella rete avversaria. Nella ripresa la Sampierdarenese si ripresentava al completo ma il Genoa s’imponeva subito decisamente. Nei primi cinque minuti i rosso-neri subivano, infruttuosamente, tre calci d’angolo mentre Carzino I poteva dimostrare abbondantemente la sua magnifica forma col salvare diversi insidiosi palloni. Al 12’ lo svelto Raggio, sfuggito a Barbieri impegnava la difesa genoana. Derchi raccoglieva il centro ed indirizzava il pallone nell’ angolo sinistro basso della porta di De Prà. Per fare le cose giuste lo stesso palo che nel primo tempo aveva fermato il tiro di Catto, rinviava anche questo di Derchi cosicché l’equilibrio in fatto di paletti, veniva ad essere ristabilito. I rosso-bleu non durarono fatica ad imporsi da questo momento con maggior continuità. La compagine di De Vecchi non trovò più dinnanzi a sé un undici compatto poiché qualche falla incominciò ad apparire nella difesa sampierdarenese ed ebbe facile modo di ingrandire la vittoria. Al 21’ infatti Barbieri spostava con un lungo passaggio l’azione dalla destra alla sinistra: raccoglieva Santamaria in corsa e la completava con un tiro alto, forte che batteva completamente Carzino. Un minuto dopo l’azione si ripeteva quasi nell’ identica maniera: solamente invece di Santamaria era Bergamino che la concludeva con un tiro a mezz’altezza. Da questo momento la fisionomia della partita era stabilmente impressa. I rosso-neri tentarono ancora, senza scoraggiarsi ma anche senza troppo ardore, di salvare almeno l’ onore della giornata ma non vi riuscirono.  Una buona occasione loro presentatasi veniva sciupata da Bodrato che quasi solo dinnanzi alla porta di De Prà alzava il pallone sopra il palo; il Genoa invece, ad un minuto dalla fine, concludeva un’ ennesima azione partita da Neri con un nuovo goal. L’estrema destra genoana sfuggita a Masoni giungeva a pochi passi da Carzino e piazzava un fortissimo tiro. Carzino respingeva ancora ma non allontanava il pericolo completamente cosicché Santamaria, raccogliendo la respinta, allungava il pallone a Catto che lo deviava facilmente nella rete. IMPRESSIONI SUL MATCH. Il risultato bruto dell’ incontro, terminato con netto vantaggio dei rosso-bleu, nelle condizioni di tempo e di uomini in cui la partita venne giocata indica sufficientemente l’andamento di essa. Con tutti gli uomini in efficienza, con Mura in squadra e con un terreno asciutto la Sampierdarenese avrebbe senza dubbio opposto una difesa migliore agli avversari riuscendo a contenere in un limite più ristretto lo scarto dei goals al suo passivo; ieri invece i coefficienti furono negativi per i rosso-neri i quali dovettero subire per tre quarti della partita la superiorità del Genoa. Come combattività e come equilibrio il primo tempo fu migliore del secondo; questo equilibrio si deve al fatto che il Genoa non brillò soverchiamente durante i primi 45 minuti e che la Sampierdarenese non risentiva ancora della pesantezza del terreno. Per di più barbieri e Bergamino, che nella ripresa furono sicuri e continui,  non parvero nel primo tempo degni del posto occupato, cosicché queste due deficienze nelle fila genovesi servirono ad equilibrare l’andamento della partita. Nella ripresa invece sparirono le manchevolezze tra le fila rosso-bleu mentre in quelle rosso-nere si fecero sentire notevolmente le condizioni del terreno. Ne scaturì una ripresa che vide, salvo alcuni tentativi sampierdarenesi, il Genoa al comando dell’ incontro in maniera continua. Carzino I ha l’onore di aver impedito una maggiore marcatura alla propria squadra e il fratello suo quello di aver sostenuto una partita brillantissima, con coscienza e con continuità. L’attacco sampierdarenese, pur avendo abbozzato azioni stilistiche e tecniche,  non riuscì a concretarle né a spuntarle individualmente contro la difesa rosso-bleu, apparsa potente e sicura. Se i mediani del Genoa furono collettivamente superiori a quelli della Sampierdarenese, questi non sfigurarono affatto se si tiene conto del duro e gravoso compito da loro sostenuto contro una prima riga forte di unità astute e potenti. Non piacquero invece i terzini rosso-neri. Complessivamente la partita interessò sino alla metà della ripresa sino a che i rosso-neri pur subendo il predominio avversario seppero contenerlo onorevolmente: dopo i due goals consecutivi di Bergamino e Santamaria l’interesse e la combattività scemarono quasi completamente. L’incontro non diede luogo ad incidenti e venne giuocato senza durezze. Il pubblico invece non dimostrò di risentire della giornata invernale e si sfogò abbondantemente con ogni mezzo di proiettili vocali. Innappuntabile il servizio d’ordinedisimpegnato dai militi della Milizia Nazionale che impedirono ai più calorosi supporters dei due ordini di venire a contatto.  Renzo Bidone.

Il Piccolo di Genova – 27 Novembre 1923, Genova  ..................................................................................................

 

PER IL CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO GENOA batte SAMPIERDARENESE 4 a 0. Hanno vinto i maestri si capisce. Noi che per diverso tempo non potemmo assistere a queste competizioni, pur seguendole attraverso le notizie dei giornali, non sappiamo spiegarci come non si potesse credere a una vittoria del Genoa. Questo diciamo perché uscendo dal campo abbiamo afferrato la seguente domanda: ed ora cosa diranno a Sampierdarena, che abbiamo perduto? Già cosa diranno ... diranno che non bisogna scoraggiarsi, che è necessario, anzi, perseverare; riconoscere il merito dei più forti, saper trarre profitto dagli ammaestramenti di sconfitte come queste – tutt’altro che disonorevoli – per poter un giorno – che non crediamo lontano – lottare ad armi un po’ più uguali. Perché bisogna riconoscere che tra i rosso-neri di Sampierdarena e i rosso-blu di Genova c'è tanta differenza quanta ne passa - per mantenerci nella palestra scolastica - fra le scuole elementari e l'università. Quella di Carzino è senza dubbio una ottima squadra, composta di elementi giovanissimi, veloci quanto mai e che si trovano a meraviglia; una squadra coraggiosa, insomma, che tutto dà nel nobile intento di far ben figurare i colori della propria società. Ma se tutto questo è già molto, se tutto ciò indica che è sulla via di un brillantissimo avvenire, non è sufficiente, per ora, per poter con qualche presunzione, competere con la massiccia e poderosa compagine dei Campioni d' Italia. Il campo presenta il solito magnifico aspetto per l’immensa folla che ha occupato ogni ordine di posti. Una uggiosa pioggia, intanto, si incarica di rendere il terreno viscido, quindi pesante, il che costituirà un primo svantaggio per i giovani rosso-neri. I quali entrano in campo per primi, indossando una giacca bianca, alla “Pro Vercelli”. Sono applauditissimi. Mentre si sgranchiscono le gambe, l’arbitro Bistoletti chiama l’undici genoano, che subito compare saltellando con alla testa Renzo De Vecchi, gli applausi si rinnovano frenetici. Le squadre si allineano: un fischio e la partita si inizia. La Sampierdarenese ha la palla, ma i rosso-bleu intercettano e si portano sotto la rete di Carzino, che nel frattempo l’ha cosparsa di segatura. Al terzo minuto si verifica un magnifico tiro di Neri a fil di palo, provocando un gridio immenso. Poco dopo un altro tiro va fuori. Il Genoa insiste e costringe i rosso-neri in corners, dai quali si salvano. Sono trascorsi 9 minuti. I sampierdarenesi contrattaccano e nella discesa l’ottimo Scevola riporta una lieve distorsione per la quale deve abbandonare il campo. Questo incidente non scoraggia i rosso-neri, i quali anzi insistono, anche perché i genoani non sono ancora entrati in azione. Al 17.o minuto un altro incidente di giuoco fa allontanare dal campo anche il buon Cambiaso. Egli, correndo all’ attacco, inciampa nella palla fermatasi repentinamente nella fanghiglia, vi cade sopra violentemente facendosi male alla bocca dello stomaco. Dolorante è condotto fuori dal campo. I rosso-neri, pur ridotti in 10 insistono nell’ area del Genoa, giacché questo, come diciamo, non accenna ad entrare in azione. E tanto insistenti sono i sampierdarenesi che al 25.o e 35.o minuto ottengono due calci d’angolo, sventati entrambi. Il Genoa però si scuote e porta il lavoro dall’ altra parte. La prima linea però, o meglio il centro d’attacco vede sventati alcuni insidiosi tiri dalla difesa rosso-nera. Ma al 44.o minuto Neri, trovato uno spiraglio, saetta imparabilmente in porta, segnando il primo goal. Un delirio di clamorose manifestazioni saluta il punto del Genoa, mentre il primo tempo ha termine. La ripresa ha inizio con la netta superiorità del Genoa che inchioda gli avversari nella loro area. I sampierdarenesi sono in corner al 2.o, al 4.o e al 5.o minuto, ma trovano il modo di salvarsi. Già ora sono di nuovo undici, essendo rientrati Scevola e Cambiaso. Qualche rara fuga permette ai rosso-neri di portarsi nell’ area genoana, dalla quale però sono tosto respinti. Al 17.o minuto Sardi tira alto. Un palmo più basso e sarebbe stato goal. Ma questo matura e al 24.o minuto Santamaria, su passaggio di Catto, segna il secondo punto, mentre da ogni parte si scatena un clamore assordante. L’entusiasmo si rinnova un minuto dopo, quando Bergamino segna il 3.o goal. Da questo momento sul campo non si fa che scorazzare da un campo all’ altro senza risultato. Per quanto evidentemente stanchi, i sampierdarenesi fanno il possibile per vedere di riuscire a salvare il così detto onore della giornata. Ma la difesa del Genoa non lo permette. Mancano ormai tre minuti alla fine quando Santamaria segna il 4.o punto. I rosso-neri tornano ad insistere. Poter segnare almeno un punto di sorpresa! Se lo sarebbero guadagnato e nessuno se ne sarebbe lagnato. Ma Bellini, inesorabile, s’impossessava del pallone e, portatolo velocemente ad una trentina di metri, tira potentemente  in  porta,  ben  custodita  da  Carzino, che blocca:  Bravo!  Il fischio  dell’ arbitro pone  fine  a  questa contesa che  con un tempo asciutto sarebbe  stata più  bella e avrebbe  dato ai sampierdarenesi qualche soddisfazione di  più  soccombendo  lo stesso. FREEKICK

Il Secolo XIX – 27 Novembre 1923, Genova  ..................................................................................................

 

GENOA batte SAMPIERDARENESE 4-0 . Genova, 25 Novembre. Nel primo tempo, anche per la tenace opera della difesa Sampierdarenese, la partita apparve priva di quel brio che caratterizzava gli incontri di qualche anno fa, quando le eliminatorie erano a carattere regionale. Dopo il primo tempo equilibrato, la superiorità genoana fu palese, e soltanto alla grande giornata di Carzino I si deve se lo scarto non è stato maggiore. De Prà ha avuto soltanto due tiri difficili da parare. Dei sampierdarenesi si sono salvati solo i due fratelli Carzino. Bistoletti fischia l’inizio mentre la pioggia cade inesorabilmente; Boldrini si salva subito in corner che non ha esito. Un tiro di Catto sfiora il palo e Scevola, contuso, esce per la prima volta. Quando Scevola rientra è la volta di Cambiaso il quale però non potrà rientrare che nella ripresa. Malgrado ciò il Genoa deve subire due calci di angolo e soltanto per azioni isolate di Neri può ottenere un punto a pochi secondi dalla fine. Nella ripresa i mediani genoani, la cui opera non era troppo efficace nel primo tempo, si scuotono e sferrano i loro attacchi. Santamaria può portare così a due i punti per la sua squadra. Al 23’ minuto Bergamino segna a sua volta e mentre la partita sta per finire, Catto chiude la serie.

Gazzetta dello Sport – 26 Novembre 1923, Milano  ..................................................................................................

 

08° Giornata – 25 Novembre 1923

Alessandria – Internazionale 1 - 1; Casale – Novara 1 - 0; Juventus – Modena 1 - 0*; Livorno – Brescia 3 - 2; Genoa – Sampierdarenese 4 - 0; Virtus Bologna – Padova (rinviata). Classifica: Genoa 13; Alessandria e Livorno 11; Juventus e Modena 10; Casale e Padova 08; Internazionale 07; Sampierdarenese 06; Brescia 05; Novara 01; Virtus Bologna 00.  Note: Internazionale, Modena, Novara e Padova una partita in meno. Virtus Bologna due partite in meno.

Virtus Bologna – Padova recuperata il 24 Dicembre 1924. *Juventus - Modena cambiata a tavolino nel Febbraio 1924.

 

JUVENTUS batte GENOA 2 - 1. Torino, 2 dicembre. La partita che ha registrato la seconda sconfitta genoana della stagione è stata tutta improntata ad una combattività ardente. I migliori combattenti hanno vinto. La Juventus ha giuocato con una risolutezza ed una continuità tali da sconvolgere lo squadrone più rotto ai duri cimenti. L’attacco bianco-nero è apparso sbrigliatissimo: si è buttato vigorosamente contro la difesa genoana, tutto scatti e lampi improntando l’azione alla decisa volontà di segnare. Questa tattica a raffiche avrebbe potuto dare buon giuoco a rivali più equilibrati ed avrebbe finito per logorare la resistenza degli juventini se il centro mediano Monticone non fosse sempre stato presente per riordinare  i ranghi, riempire le pause brevi ma evidenti di rilassamento della prima linea. All’ attacco meraviglioso del quintetto, Monticone, ha aggiunto la calma del suo giuoco serio e generoso. Granitica la difesa, ma soprattutto ha prevalso nello squadrone torinese la scapigliata irruenza dell’ azione. I campioni italiani hanno risentito di tutti i guai dell’ accademismo. La compagine rosso-bleu lungi dall’ essere travolta dalla compagine bianco-nera ha condotto il combattimento con una certa prevalenza di attacco. L’azione genoana pesava di più. L’area torinese era invasa con maggiore potenza che non quella ligure, ma sono mancati ai campioni la prepotenza dell’ attacco, la risolutezza, l’anima. Si pensi che i tiri che impegnavano a fondo combi furono due: uno del centro mediano Burlando, l’altro del terzino De Vecchi, autore del goal! E la prima linea? Ecco il punto debole. Le azioni genoane ebbero carattere di azioni dimostrative, bene organizzate, bene intuite, bene svolte: al momento di fare fuoco… polvere bagnata! L’esitazione costò sempre il subitaneo piazzamento ed il risoluto intervento della difesa torinese, che, di un colpo, tagliava le azioni avversarie. Un giocatore soltanto cercò di scuotere il letargo dei compagni: Catto. Ma le sue improvvise sgroppate non valsero a disarcionare Bruna e Gianfardoni. Su questi attacchi fiacchi e irrisoluti la Juventus gettò l’ardore della sua giovinezza, meno tecnica e più tattica, meno costante e più ardente. I mediani rosso-bleu hanno svolto un lavoro coscienzioso e armonico pur non essendo in grande giornata. La difesa si comportò lodevolmente. Il goal juventino per altro è stato agevolato da un “qui-pro-quo” dei terzini. Il Genoa, squadrone di ferro e gloria del calcio nazionale, non deve trovare discara la verità che è questa: specialmente nella linea attaccante esso ha rivelato la sua sete di sangue giovane. All’ inizio gli striscioni balzano all’ attacco. Le prime battute, accompagnate da esultanti incitamenti della grande folla agli juventini, sono favorevoli ai bianco-neri, più decisi degli avversari. Il Genoa si muove legato e non piglia andatura: poi si scuote d’improvviso. Catto installa l’azione a pochi passi da Combi: Sardi raccoglie di testa ed il palo respinge il pallone. La Juventus si distende come una molla: parte al contrattacco ed investe la difesa genoana. E’ Rosetta che conduce: cozza contro Bellini che disperatamente sbarra il passo. I due atleti sono a terra e il pallone è raccolto da Grabbi, che lo saetta nella rete di de Prà. I bianco-neri al 17. minuto perdono Albera, contuso, che rientrerà per poi uscire definitivamente dal campo. I genoani non traggono vantaggio dalla mutilazione juventina. Al 21. e 25. tiri innocui di Bergamino, Maja e Catto, ma lo squadrone non si toglie di dosso la svogliatezza. Al 37. Burlando tenta da 30 metri di sorprendere Combi: pronta parata. Il Genoa è riteso all’ attacco: al 40. la corda dell’ arco genoano si allenta e la fine del primo tempo saluta la Juventus nell’ area avversaria. Ripresa: partenza veloce dei bianco-neri e corner contro il Genoa. I rosso-bleu sono raccolti in difesa e penano a parare le fulminee scariche  juventine. Al 10. minuto la vittoria juventina si delinea nettamente. Albera che è ricomparso in campo nella ripresa, giuocando alla destra, allunga a Rosetta. I terzini rosso-bleu sono indecisi. Il biondo-nero juventino scarta Bellini ed infila l’angolo sinistro della porta genoana. De Vecchi passa a condurre l’attacco. Albera dolorante esce definitivamente dal campo. Il vecchio capitano galvanizza i compagni. L’azione genoana cambia metro: non sosta ma cerca il successo concreto. Il Genoa stringe; dopo una ennesima fuga dell’ indemoniato Grabbi, Combi è alle prese con Neri; poi ancora Catto invia un velocissimo pallone verso la rete juventina e Combi salva a stento in corner. Tutto è rinnovato nella tattica rosso-bleu. L’attacco non si allarga più alle ali ma converge su Catto. Al 37. minuto i bianco-neri incassano un pericoloso calcio di punizione sul limite dell’ area. Al 40. minuto il Genoa è ben lanciato: da 25 metri De Vecchi si fa luce e con una entrata poderosa scaraventa il pallone nella rete juventina. L’emozionante partita finisce con un attacco dei bianco-neri.

Gazzetta dello Sport - 02 Dicembre 1923, Milano  ....................................................................................................

 

JUVENTUS – GENOA 2 – 1. Torino, 2 – Coloro che hanno assistito all’ incontro Juventus – Genoa non ne dimenticheranno tanto presto l’emozionante svolgimento. Fu più che un grande match, una bella emozionante lotta. A dieci minuti dall’ inizio i torinesi che avevano aperto le ostilità si trovarono ridotti a dieci uomini per un incidente ad uno dei loro mediani. Così mutilati essi vedevano il loro attacco diventare più circospetto, ridotto quasi ad approfittare di quelle occasioni che presentavano una seria probabilità di riuscita. Noi siamo convinti che se l’attacco juventino avesse potuto mantenersi per tutta la partita, al carattere morbosamente interessante della lotta, si sarebbe aggiunto un bell’ aspetto tecnico del match. Nei pochi istanti in cui gli attacchi torinesi ebbero il loro pieno organico essi furono tecnici, efficaci, travolgenti. Quando il Genoa partì all’ attacco esso non riuscì a superare il baluardo ferreo creato dalla difesa torinese. Non solo, ma nel secondo tempo chi doveva scomporsi, disunirsi e capitolare, era la difesa genoana sotto la spinta di un attacco risoluto. Alla riscossa muovevano i genoani, ma poi il loro attacco aveva carattere di così poca incisività che chi salvava l’onore della squadra doveva essere il difensore passato fra gli avanti ed il tempo regolamentare scadeva senza che si giungesse al pareggio. Il campo della Juventus all’ inizio della partita aveva del grandioso. Era una vittoria del gioco del football, al di sopra della contesa che si stava per svolgere in campo. Era all’ incirca la stessa folla del match Torino-Vercelli: circa ottomila persone. Arbitro era Panseri di Milano. Le squadre erano scese in questa formazione: GENOA: De Prà, Bellini De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Bergamino. JUVENTUS: Combi; Gianfardoni, Bruna, Albera, Monticone, Barale, Grabbi, Munerati, Rosetta, Pastore, Audisio. Dopo una settimana intera di pioggia il campo si presentava in condizioni eccellenti. Appena fischiato l’inizio la Juventus attaccava; respinta ritornava. La difesa degli ospiti fu occupatissima fin dall’ inizio. Grabbi con la sua caratteristica sveltezza sgusciava via a de Vecchi mentre dalla sinistra alcuni centri si incaricavano di concentrare minacce e pericoli davanti al goal di De Prà. Più lento a mettersi in azione il Genoa non giungeva all’ area di rigore avversaria che dopo una decina di minuti di gioco. A questo punto Albera, mediano destro della Juventus, duramente toccato in uno scontro con Bergamino, doveva ricorrere alle cure del trainer.. Ritornava in campo poco dopo per quasi subito ritirarsi. E fino alla ripresa più non compariva. Questo incidente metteva un po’ di soqquadro l’unità juventina. Grabbi passava alla linea di mezzo, il che voleva dire per l’attacco la perdita di uno degli uomini più aggressivi. Nel momento in cui Albera faceva la sua fugace ricomparsa, dopo 15 minuti di gioco, la Juventus trovava però modo di conquistare il primo successo. Giungendo dalla destra la palla raggiungeva Pastore, dentro l’area di rigore, ma la mezz’ala juventina veniva caricata, mentre si apprestava al tiro. Eguale sorte toccava a Rosetta. Sgusciando fuori dal groviglio creatosi sul lato destro, della difesa genoana, il pallone arrivava a Grabbi che, libero, tirava da pochi passi segnando il goal. Questo punto suscitava nel pubblico un entusiasmo frenetico. Con calma, e con buone combinazioni, i genovesi tentavano la riscossa. Ottenevano due corners, premevano sull’ avversario, giungevano a stringerlo nella sua area di rigore, ma non passavano. E davanti al goal lo spirito pratico era nullo. Della numerosa serie di attacchi di questo tempo tre azioni sole emergevano: un colpo di testa di Sardi su centro di Bergamino che colpiva il palo, un groviglio lungo e pericoloso davanti a Combi, ed un azione isolata di Neri che giunse fino ad uno dei pali del goal. Il tutto senza alcun frutto. Il solo tiro diretto e forte in porta veniva tentato da Burlando. La Juventus nel frattempo non aveva mai rinunciato alla controffensiva; anzi i suoi attacchi presentavano sempre un carattere di maggiore energia. Secondo tempo: Albera dolorante prende posto all’ ala destra, mentre Grabbi continua come mediano. Identico gioco del primo tempo. Il Genoa avanza con tecnica, giunto a portata dell’ obbiettivo viene frenato. La Juventus attacca più raramente, ma minaccia ogni volta. Riesce ancora a segnare dopo una decina di minuti.  I due terzini genovesi scivolano e non toccano la palla che di striscio, Rosetta interviene e segna nell’ angolo destro. Altro scoppio di indescrivibile entusiasmo. De Vecchi abbandonava a questo punto il suo posto e passava al comando dell’ attacco mandando indietro Sardi; ma stano a dirsi più il Genoa attaccava più la Juventus dava l’impressione di non cedere. La sua difesa era ferrea, coraggiosissima. Appena l’assedio era rotto, l’attacco bianco-nero era subito pericoloso. Due corners per il Genoa, un calcio di punizione sul limite dell’ area, senza però alcun risultato. Nella ripresa si è notato un magnifico attacco combinato del terzetto Sardi, Santamaria, Bergamino che però non riuscirono a superare la difesa avversaria. Però appena De vecchi venne in prima linea , gli attaccanti genoani attaccarono con maggiore vivacità fino a portarsi a pochi metri dal goal juventino. In uno di questi attacchi De Vecchi riusciva finalmente a segnare a cinque minuti dalla fine un goal, rovesciando in porta un corto rimando. Dopo pochi minuti la partita era finita con la vittoria della Juventus per due a uno.

Il Piccolo di Genova - 02 Dicembre 1923, Milano  ....................................................................................................

 

09° Giornata – 02 Dicembre 1923

Brescia – Alessandria 0 - 0; Novara – Internazionale 1 - 1; Sampierdarenese – Virtus Bologna 4 - 0; Livorno – Casale 0 - 0; Padova – Modena 3 - 1; Juventus – Genoa 2 - 1*. Classifica: Genoa 13; Alessandria, Juventus e Livorno 12; Modena e Padova 10; Casale 09; Internazionale e Sampierdarenese 08; Brescia 06; Novara 02; Virtus Bologna 00.

Note: Internazionale, Modena, Novara e Padova una partita in meno. Virtus Bologna due partite in meno.

*Juventus - Genoa viene cambiata a tavolino nel Febbraio 1924.

 

GENOA CLUB – VIRTUS BOLOGNA 5 – 0. Una partita poco brillante, esasperatamente monotona, scialba e grigia,  in pieno carattere col tempo… ultra inglese; ecco, molto succintamente espressa, l’impressione del match Genoa – Virtus. Il match, così come si è svolto, cioè con la continua e schiacciante prevalenza genoana, non ha bisogno di un commento molto diffuso. La Virtus si è rivelata una squadra meno che mediocre, senza un sistema di giuoco ben definito, priva di una tecnica propria e troppo deficiente nelle sue linee e nei suoi elementi. Le deficienze maggiori dell’ undici bolognese si riscontrano nella linea d’attacco e in quella mediana: la prima composta da elementi veloci ma poco affiatati ed estremamente indecisi nel tiro in porta; la seconda poco efficiente e alquanto fallosa. La difesa, al confronto con le altre linee, è apparsa il punto più forte della squadra; tuttavia anch’essa non ha molto soddisfatto. Gelati, l’estremo difensore della rete bolognese, è stato senza dubbio il miglior uomo della Virtus e a lui non si possono imputare i punti segnatigli. Contro questo team, poco brillante e poco pericoloso, il Genoa ha opposto il suo squadrone, approfittando dell’ occasione per collaudare la nuova edizione della linea attaccante, con Moruzzi al posto di Sardi e Cusano all’ ala in sostituzione di Bergamino. Indubbiamente il rimaneggiamento della prima linea rosso-bleu ha notevolmente rafforzato l’attacco; ma sarà tuttavia opportuno, prima di emettere un giudizio definitivo, attendere una prova un po’ più difficile ed equilibrata per valutarne meglio i miglioramenti, giacché la Virtus è naufragata fin dall’ inizio e non ha saputo opporre una valida resistenza alla travolgente invadenza dell’ attacco genoano. Il debuttante Cusano ha lasciato la migliore impressione ma è stato risparmiato e non ha potuto dare l’esatta misura del suo valore. Il trio centrale d’attacco, trascinato dall’ ottimo Catto, ha filato con bella intesa, procurando molto lavoro alla difesa avversaria; ottima sotto ogni riguardo la linea di sostegno e saldissima, come sempre, la difesa. L’arbitro Vota di Torino fischia l’inizio alle ore 14.49. Le squadre sono scese in campo nella seguente formazione: GENOA: De Prà, Bellini De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Moruzzi, Catto, Santamaria, Cusano. VIRTUS: Gelati, Innocenti, Vannini, Merighi, Roggia, Villani, Rivolo, Drusiani, Bini, Baccilleri, Borgioli. Fin dalle prime battute si rileva lo squilibrio dei valori in campo e il Genoa domina con schiacciante prevalenza. Il gioco si svolge quasi costantemente nella metà campo bolognese, eccetto qualche disordinata incursione degli striscioni bianco-celesti prontamente ricacciata. Dopo qualche azione priva di interesse al 12’ un tiro di Catto è parato debolmente da Gelati; Moruzzi pronto raccoglie il rimando e da pochi metri infila la rete bolognese. La squadra bolognese anziché reagire e ricomporre le sue fila sembra sfasciarsi e la pressione dei rosso-bleu si accentua e provoca dopo appena tre minuti; e cioè al 15’, il secondo punto al Genoa: Catto, lievemente spostato alla destra, invia un bel pallone a Moruzzi e questi, fulmineamente spara deciso in porta tanto che Gelatii non può nemmeno tentare la parata. Il gioco non cambia la sua fisonomia, finché al 38’ un fallo nell’ area di rigore, commesso da un giocatore virtussino,  provoca un penalty a favore del Genoa e che Santamaria tramuta, magistralmente, in goal. Il primo tempo termina senza che il punteggio venga modificato. Nella ripresa la pressione dei rosso-bleu non accenna a diminuire. Al 3’ la Virtus è in corner, ma Cusano sbaglia il tiro e la minaccia si allontana. Un centro di Neri al 12’ è raccolto da Santamaria il quale passa a Catto che segna imparabilmente. Registriamo ancora due corners contro la Virtus, al 14’ e al 21’ entrambi senza esito, quindi al 28’ De Prà è seriamente impegnato ma si libera agevolmente. La Virtus ha un debole tentativo di riscossa ed eseguisce alcune infruttuose sgroppate nell’ area rosso-bleu, in seguito il giuoco si riporta nella metà campo bolognese e la Virtus è in penalty al 34’. Il conseguente tiro di Santamaria è miracolosamente parato da Gelati. Al 40’ la Virtus è in corner: tira Cusano, Santamaria raccoglie e segna il quinto ed ultimo punto. Ancora qualche azione poco interessante, poi la fine.

Il Piccolo di Genova – 10 Dicembre 1923, Genova  ...................................................................................................

 

GENOA batte VIRTUS 5 a 0. Genova, 9 dicembre. Chiusa nettamente dagli avversari la Virtus ha cercato con la bella foga caratteristica di questa squadra di giovani elementi di contenere in un limite onorevole lo scarto dei punti. Il Genoa presentava per la prima volta in squadra Cusano II che prendeva il posto di Bergamino mentre Moruzzi occupava il posto di tenuto da Sardi. La Virtus si è presentata in campo incompleta. Di essa il migliore è stato indubbiamente Zenati che ha salvato un cornner e anche un calcio di rigore. Al 12. minuto Moruzzi inizia la serie dei goals ed è lo stesso giuocatore che segna il 2. punto per il Genoa. Il 3. punto è ottenuto da Santamaria su rigore. Nella ripresa la superiorità del Genoa è ancora più schiacciante. De Vecchi e Bellini sostano a lungo nei pressi della linea di mezzo e rare volte i bianco-celesti riescono a penetrare nell’ area rosso-bleu. Una sola volta De Prà è impegnato. Catto con una bella azione segna il 4. punto al 13. minuto. Al 34. minuto altro calcio di rigore. Al 40. minuto un calcio d’angolo tirato da Cusano II viene rovesciato in porta da Santamaria. La serie è così chiusa e poco dopo l’arbitro Vota fischia la fine.

Gazzetta dello Sport – 10 Dicembre 1923, Milano  ...................................................................................................

 

10° Giornata – 09 Dicembre 1923

Casale – Alessandria 0 - 1; Genoa – Virtus Bologna 5 - 0; Modena – Sampierdarenese 2 - 1; Novara – Livorno 3 - 0; Brescia – Internazionale (rinviata); Padova – Juventus 1 - 2*.

Classifica: Genoa 15; Alessandria e Juventus 14; Modena e Livorno 12; Padova 10; Casale 09; Internazionale 08; Sampierdarenese 08; Brescia 06; Novara 04; Virtus Bologna 00.

Note: Modena, Padova, Novara e Brescia una gara in meno. Virtus e Internazionale due partite in meno.

Brescia – Internazionale recuperata il 30 Dicembre 1923. Padova - Juventus cambiata nel Febbraio 1924.

 

GENOA CLUB – MODENA 0 – 0. Modena, 16 – I campioni d’Italia pareggiando col Modena han chiuso oggi più che degnamente il girone di andata del campionato di quest’ anno, più che degnamente perché pareggiare oggi con un Modena in ottima forma, pieno di entusiasmo e giocante sul suo terreno nell’ ardente cornice del suo pubblico, significa per il Genoa, che molti vogliono a torto in declino, un vero successo: successo tanto più lusinghiero se si pensa che il Genoa mancava dell’ ala sinistra Bergamino e che pure non riuscendo a violare la rete modenese riusciva a tenere per tre quarti della partita il comando del gioco. Il Modena impetuoso ed agguerrito ha dato oggi generosamente ogni più risposta energica. Ha mirato con fede ed entusiasmo al successo completo ed ha giocato con grande entrain tutto il match, mai arrendendosi alla prevalenza genoana e riuscendo spesso in rapide scorribande nel campo avverso nel fare addensare la minaccia sul Goal di De Prà. Il Modena, come 15 giorni prima la Juventus, giocava col match odierno una carta forse decisiva per la sua classifica e, come già poteva fare la consorella torinese, riponeva speranza in un successo che solo poteva dargli la possibilità di mantenersi gomito a gomito coi leaders della classifica. Il Modena infine godeva di una forza morale non comune venutagli dai lusinghieri successi ottenuti sul proprio campo contro squadre che si chiamano Alessandria, Livorno, Sampierdarena. Il Genoa non ha preso alla leggera l’avversario odierno, e come al solito si è accanito alla lotta con la pagata serenità dei forti, senza jattanze e senza troppo bruciante ardore. Ha dominato sempre: nel primo tempo solamente nel gioco di squadra; nel secondo tempo più costantemente anche individualmente. Durante il match rifulse l’ottimo gioco della poderosa linea genoana oggi più che buona in ogni suo elemento e brillante per l’armonico suo assieme; in special modo Leale ebbe a confermare la bella forma dimostrata in quest’ ultima partita giocando anche oggi ottimamente e annullando completamente la scapigliata verve del giovane Breviglieri. Burlando ha dimostrato ad usura quanto sia saldo il gioco nei confronti del deciso trio centrale avversario ed in special modo nei confronti di Cuttin. Egli non ebbe un attimo di rilassatezza e lavorò con grande cuore dal primo al novantesimo minuto.  Barbieri sorvegliò molto bene il bravo Pippo il quale solo due volte poté convergere sul goal genovese con due delle sue caratteristiche fughe che furono per altro rese vane dall’ intervento di De Prà. La difesa genovese giocò una buona partita. Bellini si dimostrò in continuo progresso e De vecchi poté svolgere il gioco suo preferito di difesa e di sostegno ad un tempo. De Prà si dimostrò come sempre sicuro e felino. Parò ottimamente quei tre o quattro palloni veramente difficili che l’attacco modenese seppe dirigergli. Nell’ attacco genovese si notò molta buona volontà ed un ardore combattivo che se non fu travolgente, fu per lo meno costante. Moruzzi cercò di legare il suo gioco più al centro che con le sue ali e certo non fu bene, ma in compenso fu assai deciso e più spesso dei compagni cercò la via del goal modenese. Santamaria, Catto e Neri fecero tutti il loro dovere e solo Mariani fu a volte lento dando l’impressione di non potere intonare il suo gioco al veloce ritmo delle azioni modenesi. La difesa del Modena giocò una bella partita e in essa emerse Boni. Su Cuttin fu imperniato l’attacco e da lui solamente partirono a volte delle azioni di stile. Le ali furono tagliate dall’ ottimo gioco avversario mentre né Vezzani, né Pedrazzi, pur prodigandosi in tutto non riuscirono a fare qualche cosa di buono. Poco più che mediocri gli halves laterali mentre Scaltriti  nei confronti degli avversari tecnicamente superiori dimostrò quanto primitivo sia per ora il suo gioco. Alle 14.35 dopo che il Modena ha fatto omaggio al Genoa di un mazzo di fiori accompagnato da due succulenti zamponi, ha inizio il match sotto l’arbitraggio di Venegoni del Legnano. La prima offesa genovese è frustrata da un offside di Mariani e quindi è Vezzani che tira fuori da lungi. In tutto il primo tempo è un alternarsi di azioni di entrambe le squadre; più numerose quelle genoane, infruttuose tutte. Il gioco è spesso interrotto dall’ arbitro per falli di entrambe le squadre e il gioco così spezzettato non può concretarsi in una durevole superiorità di una squadra sull’ altra. Di notevole nel primo tempo dobbiamo notare una bella fulminea rovesciata di Cuttin al 20.o minuto e al 22.o  una bruciante azione personale di Catto il quale però, pressato da due avversari, finisce oltre la linea di fondo senza poter piazzare il tiro. Al 25.o si ha il primo corner infruttuoso contro il Genoa causato da una bella parata di De Prà su rovesciata di testa di cuttin il quale aveva avuto un preciso cross da Forlivesi. Al 27.o è Bellini che salva in corner e al 32.o Moruzzi opera un bel tiro che viene prontamente bloccato da Brancolini. Sullo scorcio di questo primo tempo il Genoa intensifica le sue azioni offensive quando al 38.o Forlivesi fugge veloce sul goal genovese invano pressato da Bellini. Il tiro forte e preciso è parato in corner da De Prà gettatosi in disperato plongeon. Dopo questo terzo inutile corner il Genoa conduce fino alla fine senza per altro concretare nulla. La ripresa è giocata un po’ meno velocemente, ma sempre con grande vigore. I falli sono numerosi anche in questa seconda metà e il Genoa riesce ad imporre maggiormente  la sua superiorità che diventerà schiacciante dopo il 30.o minuto, quando Sacchetti dovrà uscire dal campo. Al 12.o si ha un corner contro il Modena e al 14.o Cuttin sbaglia in pieno un bel centro di Breviglieri. Interviene fulmineo Forlivesi che è parato da una coraggiosa uscita di De Prà che gli blocca il pallone fra i piedi. Dal 18.o al 30.o è un vano alternarsi di azioni sui due campi. Al 30.o come si è detto Sacchetti è costretto ad uscire dal campo per contusione ad una spalla e da questo momento alla fine il Genoa dominò costantemente tanto da permettere ai suoi terzini di giocare sulla linea di metà campo. Ma ogni tentativo genoano è frustrato prima della sua conclusione  sia per la decisione dei giocatori avversari sia ormai asserragliati nella difesa, sia per quella mancanza nei classici genoani del guizzo irruente e geniale che solo potrebbe forzare la ben custodita rete modenese. Venegoni arbitrò più che lodevolmente da grande asso del fischietto quale egli è. Le squadre giocarono nella seguente formazione: GENOA: De Prà, Bellini, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Moruzzi, Catto, Santamaria, Mariani. MODENA: Brancolini, Boni, Sacchetti, Dugoni, scaltriti, Benassati, Breviglieri, Pedrazzi, Vezzani, Cuttin, Forlivesi.  Giorgio Smith.

Il Piccolo di Genova - 17 Dicembre 1923, Genova  ...................................................................................................

 

Note: L'autore del pezzo, Smith, era stato giocatore del Genoa e dell' Alessandria a ridosso della prima Guerra Mondiale.

 

MODENA e GENOA 0 – 0. Modena, 16 dicembre. La partita rivelerà nel suo svolgimento queste diverse caratteristiche delle due squadre: calma, metodica, ordinata l’azione genoana che nel complesso si è imposta per continuità e stile; spumeggiante, imprevista, tutta scatti e puntate quella modenese che è pervenuta a rendersi assai pericolosa , impegnando De Prà più di quanto gli avversari credessero. La squadra genoana è sempre stata in campo con un tutto organico, ben congeniato e preciso. Il Modena ebbe invece tanto all’ attacco che in difesa qualche momento fortunoso durante il quale ordine e linea comparivano nell’ impeto dell ‘offesa o nell’ arduo compito della respinta. I primi guizzi della partita sono dovuti ai rosso-bleu. Al 14’ un calcio piazzato del capitano azzurro è bloccato da Brancolini che non può evitare la carica di Catto e rimane a terra qualche minuto. Al 25’ un “triangolo” alto in velocità; Cuttin-Forlivesi-Cuttin dà modo a quest’ultimo di indirizzare di testa un pallone verso la rete genoana. Bellini nel tentativo di parata non può che sfiorare pure di testa e De Prà sfoggia tutta la sua abilità riuscendo a gettare in corner. I rosso-bleu subiscono un altro corner al 28’, dopo di che il giuoco staziona al centro e gli ultimi 10. minuti si svolgono a grande andatura da parte dei canarini. Alla ripresa il Genoa perviene con sicurezza di sforzi. Sacchetti ai primi minuti va a terra e aggrava una contusione alla spalla già prodottasi in una caduta del primo tempo. Breviglieri al 9’ riesce a sfuggire alla costante marcatura di Leale e arriva con Forlivesi fin sulla linea di fondo dove de Vecchi rintuzza l’offesa. Le azioni si alternano ora decise e brillanti: al 27’ Santamaria invano rincorso e caricato da Dugoni si porta sotto Brancolini e spara deciso. Ma lo scoiattolo modenese para e rimanda. Sacchetti cade di nuovo e la sua spalla lo obbliga a lasciare il campo. Ormai il Genoa carica a fondo. Gli avversari si stringono in difesa e respingono l’incessante incalzare dei rosso-bleu. Il fischio liberatore di Venegoni è salutato con molti applausi.

Gazzetta dello Sport - 17 Dicembre 1923, Milano  ...................................................................................................

 

11° Giornata – 16 Dicembre 1923

Alessandria – Livorno 0 - 1; Internazionale – Casale 3 - 0; Juventus – Virtus Bologna 3 - 0; Modena – Genoa 0 - 0; Novara – Brescia 2 - 1; Sampierdarenese – Padova 0 - 1. Classifica: Genoa e Juventus 16; Alessandria e Livorno 14; Modena 13; Padova 12; Internazionale 10; Casale 09; Sampierdarenese 08; Novara e Brescia 06; Virtus Bologna 00.

Note: Modena, Padova, Novara e Brescia una gara in meno. Virtus Bologna e Internazionale due in meno.

 

24/12/1923 Recupero 02° Giornata: Internazionale – Modena 1 - 1.   08° Giornata: Virtus Bologna – Padova 0 - 1.

30/12/1923 Recupero 02° Giornata: Novara – Virtus Bologna 2 - 1.    10° Giornata:  Brescia – Internazionale 1 - 1.

 

CLASSIFICA GIRONE DI ANDATA

Genoa e Juventus 16; Alessandria, Livorno, Modena e Padova 14; Internazionale 12; Casale 09; Novara e Sampierdarenese 08; Brescia 07; Virtus Bologna 00.

 

GIRONE DI RITORNO

 

GENOA CLUB – CASALE 0 – 0. Casale. Il clima rigido, la neve che ammantava i dintorni del campo Natale Palli non hanno potuto neppure in minima parte smorzare l’ardore che dominava la folla che s’era addensata oggi sul campo casalese. La partita fu guastata dall’ arbitro Maiani in quale, perdute le redini del match fin dalla prima mezz’ora di giuoco, accumulò errori su errori fino a raggiungere l’inconcepibile risultato di irritare fina all’ esasperazione il pubblico e di privare, coi suoi errori, di una meritata vittoria i campioni d’Italia. La partita odierna, iniziatasi fra un pubblico non numeroso, ma molto irrequieto, non è stata delle migliori che il Genoa abbia giuocato in questo campionato, ma ciò nonostante i forti calciatori genovesi attraverso un gioco pesante e sconclusionato seppero imporre una non lieve superiorità sugli avversari casalesi e non fu loro possibile cogliere l’ambito alloro della vittoria solo per la fallosità avversaria non contenuta dall’ arbitro e per la sfortuna che si accanì contro di essi. Il Casale, incoraggiato senza posa dalle voci amiche, lottò con decisione estrema, seppe ottimamente approfittare delle condizioni morali  in ciui si era venuto a trovare l’arbitro e raggiunse lo scopo prefissosi: quello cioè di impedire agli avversari l’applicazione di qualsiasi sistema di giuoco ottenendo che la sua rete non venisse violata. Il match, iniziatosi alle 14.43, incomincia molto fiaccamente. Il Genoa, intorpidito dall’ inusitato rigore del clima stentò assai a porsi in azione mentre se fosse riuscito subito ad attaccare seriamente il Casale, avrebbe potuto forse cogliere il successo. Le prime battute non vedono che una sterile schermaglia a metà campo. Al 7’ un fallo di Mattea dà modo a Bellini di violare la rete casalese con un magistrale tiro su calcio di punizione, ma l’arbitro non ritiene valido il goal perché la punizione era data a due calci. Le fasi del giuoco si alternano quindi e de Prà è obbligato qualche volta a esibirsi in belle parate. Al 27’ si ha la prima interruzione di giuoco causata dall’ intemperanza del pubblico. Da questo momento si può dire che la  partita sia andata gradatamente degenerando. Fino alla fine del primo tempo la superiorità dei rosso-bleu è indiscussa ma i loro sforzi non vengono coronati poiché un palo respinge per fine un pericoloso tiro susseguente ad una mischia. Il secondo tempo è assai peggiore del primo. Al 4’ l’arbitro espelle Calligaris per un calcio contro Moruzzi. Il pubblico urla e l’arbitro perde quel poco di serenità che gli restava. Al 10’ però le sorti son pareggiate, Barbieri viene a sua volta espulso. Al 19’ Neri raccolto un rimando a campanile di de Michelis riesce a fuggire tutto solo sul goal casalese. Nessuno dubita che il Genoa finalmente segni, invece Neri a tre metri dal goal avversario, per troppa precipitazione spara alto. Il ball batte nella faccia inferiore del palo trasversale e, per l’effetto, rimbalza in campo. Il pubblico ha un urlo di gioia come se i suoi beniamini avessero segnato. Dal 20’ alla fine il giuoco non ha più nulla di interessante. Esso non consiste che in un susseguirsi di falli raramente repressi dall’ arbitro. Abbiamo ancora un corner per parte e quindi al 44’ la fase che per la terza volta per poco non frutta il goal della vittoria al Genoa. E’ un passaggio di De Vecchi (spostatosi al 40’ in prima linea mentre Moruzzi lo sostituisce e Santamaria giuoca half destro) che Catto può tirare potentemente in goal, ma Massa ferma il ball con un pugno. L’arbitro ha fischiato. Silenzio di tomba. De vecchi non dubita della punizione che l’arbitro infliggerà al casale, ma deve ricredersi. L’arbitro interruppe il giuoco perché voleva ammonire Catto il quale tirando in goal caricò un avversario! Le proteste del capitano del Genoa hanno per effetto la sua espulsione dal campo. Finalmente tutt’ intorno al ground casalese è uno scrosciar d’applausi! Poco dopo una bella discesa genoana l’arbitro fischiava la fine e il pubblico sfolla commentando e manifestando il suo malcontento. Per dovere di cronaca dobbiamo registrare un deplorevole incidente toccato a Santamaria mentre, finito il primo tempo, egli si recava negli spogliatoi. Egli veniva colpito con un calcio e con un pugno da uno spettatore. Abbiamo già detto che il Genoa non giocò ottimamente. Dei suoi componenti i migliori furono De Prà, il quale si dimostrò degno dell’ alta fama di cui gode su ogni campo, Bellini e Burlando. Del Casale emersero Calligaris, Migliavacca e Greppi. Le squadre giuocarono così: Genoa: De Prà, Bellini De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Moruzzi, Catto, Santamaria, Cusano II. Casale: Gaviorno, Calligaris, De Michelis, Greppi, Mattea, Albertoni, Migliavacca, Sartorio, Gabba, Blando, Gallina.

Il Piccolo di genova – 06 Gennaio 1924, Genova  .....................................................................................................

 

CASALE – GENOA 0 – 0. Casale Monferrato, 6 – La morbosa aspettativa per la venuta dello squadrone rosso bleu ha richiamato sul campo Natale Palli un pubblico numeroso. Diciamo subito che la partita ha deluso. Il Genoa non piacque per l’assoluta mancanza del solito sistema di giuoco, per l’imprecisione e per la lentezza. La sua prima linea, fu la meno appariscente e la più confusionaria. Barbieri e Burlando invece eccelsero, instancabili sebbene un po’ rudi furono gli arginatori dell’ attacco nero stellato. De Vecchi come sempre superbo. De Prà salvò la sua squadra da situazioni disperate. Peccato che il Genoa visto che il tempo passava e non riusciva a segnare il sospirato punto, abbia ricorso alle durezze. Gli incidenti durante la partita furono innumerevoli, le cadute e le soste per le necessarie cure videro quasi sempre sul terreno le maglie nero stellate. Il Casale scese in campo deciso a far segnare il passo ai campioni liguri e giuocò il primo tempo con una foga e con un entrain meraviglioso, sorprendendo gli stessi genoani. Il giovane De Micheli fu l’eroe della giornata: accoppiato al divo Calligaris, fu assolutamente superiore ad ogni più rosea aspettativa. Mattea, il sempre giovane, al posto di centro salvò il casale da una sconfitta col suo giuoco assennato. La prima fila invece, come sempre, fu imprecisa e slegata, solo Migliavacca ritornò ad essere quello dei giorni migliori. Maiani del Torino non seppe oggi essere all’ altezza del compito. Giocatori e pubblico vociando a perdifiato contribuirono a renderlo maggiormente nervoso ed impreciso. La partita di oggi vide il suo termine virtuale al 15’ minuto della ripresa. Espulso prima Calligaris per giuoco scorretto, l’arbitro controbilanciò subito dopo espellendo il genoano Barbieri. E quasi ciò non bastasse, De Vecchi dovette seguire i due compagni. Di conseguenza questa partita, che doveva rappresentare il piatto forte del foot-ball casalese, si ridusse ad una ridicola e certe volte paurosa parodia calcistica. Una trincea di forza pubblica portò l’arbitro a salvamento. Dopo quello che si è detto, la cronaca è ben misera cosa. Le squadre si presentano in campo nella seguente formazione. Casale: Gaviorno; Calligaris e De Michelis; Greppi, Mattea, Albertoni; Migliavacca, Sartori, Gabba, Blando, Gallina. Genova: De Prà; Bellini e De Vecchi; Barbieri, Burlando e Leale; Neri, Moruzzi, Catto, Santamaria, Cusano. L’inizio è favorevole ai casalesi, che si portano nell’ area genoana, e vi rimangono una buona ventina di minuti, senza che il Casale riesca però a segnare. E’ solo verso il termine della prima ripresa che il Genoa, risvegliatosi, si porta sotto la rete di Gaviorno, per opera in modo speciale dei mediani, perché la prima fila, oggi in cattivissima giornata, non riesce a combinare un solo tiro. Nella ripresa, dopo qualche minuto di giuoco brillante, si inizia il caos. Neri, per ben due volte solo, sbaglia il calcio da pochi metri dalla rete casalese. Calligaris viene in seguito espulso. Le file casalesi mutilate del loro miglior difensore si sfasciano di colpo. Espulso anche Barbieri, De Vecchi passa in prima linea. Le sue proteste per uno dei numerosi falli gli valgono l’espulsione. Siamo agli ultimi minuti e di foot-ball nemmeno l’ombra, e tra il vociare di tutti finalmente si termina.

Gazzetta dello Sport – 06 Gennaio 1924, Milano  .....................................................................................................

 

12° Giornata – 06 Gennaio 1924

Brescia – Virtus Bologna 0 - 1; Casale – Genoa 0 - 0; Livorno – Modena 3 - 1; Novara – Padova 0 - 0; Alessandria – Sampierdarenese (rinviata); Internazionale – Juventus (rinviata). Classifica: Genoa 17; Juventus e Livorno 16; Padova 15; Alessandria e Modena 14; Internazionale 12; Casale 10; Novara 09; Sampierdarenese 08; Brescia 07; Virtus Bologna 02. Note: Alessandria, Internazionale, Juventus e Sampierdarenese una partita in meno. Internazionale - Juventus recuperata il 20 Aprile 1924, Alessandria – Sampierdarenese il 27 Aprile 1924

 

La Superba rentrèe dello squadrone genoano. GENOA batte ALESSANDRIA 2 a 0.  Genova, 27 gennaio. Nella folgorante giornata primaverile la folla che gremiva il campo di Marassi non era sensibilmente inferiore a quella di domenica scorsa. Tribune e gradinate al gran completo: soltanto più rari i ranghi nel parterre. Nell’attesa delle squadre grande scambio di previsioni ed accenni al “tifo” incombente. Né mancava la nota alessandrina, essendo giunta dalla città piemontese una forte corte di sostenitori grigi. Primi a presentarsi in campo sono i “grigi” salutati da un nutrito applauso e da speciali acclamazioni a Baloncieri. Nella tribuna d’onore Rangone non sa se allietarsi della popolarità del suo pupillo o rammaricarsi della punta di critica alla C.T. che il pubblico mette nelle acclamazioni dei giuocatori. Sarà questa una delle caratteristiche della giornata odierna. La folla rivive il dramma sportivo svoltosi otto giorni prima sullo stesso campo e non può esimersi dal fare dei raffronti… e dei commenti. Al “tifo” campanilistico del momento si sostituiva a tratti il “tifo” nazionale e… retrospettivo. Le due squadre, giuocando bene, hanno rincrudito il rammarico per l’infelice esibizione del foot-ball nazionale, ma hanno anche riaperti gli animi alle speranze per l’avvenire. IMPRESE D’ATLETI SUI DUE CAMPI. La partita odierna è di quelle che tornano ad onore delle due antagoniste. Se la squadra vincente andrà fiera del meritato successo, anche la compagine grigia non ne andrà diminuita. Sconfitta regolare, subita senza onta, dopo una gagliarda difesa ed un ostinato quanto valoroso sforzo per ridurre il terreno perduto. Naturalmente fra le file grigie si notò qualche fenditura, attraverso la quale si insinuò e si affermò la vittoria degli avversari. Nel Genoa invece non c’è da rilevare alcun inceppo , se si toglie un’ incertezza di Neri, il quale per altro accusava un indisposizione. Da rilevare il ritmo veloce della partita, che non ebbe un attimo di sosta e richiese agli uomini in campo il massimo sforzo. Ancora una volta apparve in tutta la sua potenza la difesa rosso-bleu ed il valore della linea mediana Genovese. Ma il successo è dovuto in gran parte anche al miglior rendimento della prima linea, che si rivelò indovinata nella sua odierna formazione, malgrado l’assenza di Santamaria. Ottimi come sempre De Vecchi e De Prà, Bellini fu terzino spettacoloso di decisione e di sicurezza. Il colossale compagno di De vecchi ha oggi lavorato per due, e sempre con leonina energia: ha bisogno ancora di affinarsi nella precisione di tiro, ma i suoi interventi sono sempre potenti e spezzano di forza ogni tentativo avversario. Non è soltanto il pericolo allontanato: è la completa demoralizzazione dell’ avversario. La giornata odierna di Bellini è stata semplicemente spettacolosa. I sostegni a loro volta sono stati pari alla fama e, non troppo preoccupati della difesa, già ottimamente impostata, hanno potuto coadiuvare con finezza e continuità il lavoro degli attaccanti. Hanno questi cancellato con la prova odierna qualche oscura pagina della loro recente storia. Altra volta sono stati il punto debole della squadra genoana, oggi non hanno sfigurato al confronto colle altre linee. Precisi i passaggi, padroni della palla come sempre, hanno in questa occasione mostrato sotto il goal decisione e prontezza: hanno così segnato due punti, ed altri magnifici tiri non sono giunti al di là della linea fatale solo perché questa era vigilata dal minuscolo e valoroso Cagnina, oggi superbo. Vanno accomunati alla lode il fine e temporeggiatore Bergamino, il volonteroso Moruzzi, Catto, travolgente ed impetuoso e l’astuto, vecchio Sardi. Di Neri già si è detto. La grande giornata genoana attenua la sconfitta dell’ Alessandria. Dominata per complesso di giuoco durante il primo tempo, è scattata energicamente al contrattacco, trascinata da Baloncieri e da Banchero, perfettamente legati. Disgraziatamente non ha potuto sempre contare sulle ali, o troppo abbandonate o incerte. Anche ristretto al terzetto centrale l’attacco grigio non ha mancato di rendersi pericoloso, e di impegnare de Prà in difficoltose parate. Nel secondo tempo l’azione dei grigi è stata anche più redditizia e la partita si è fatta più equilibrata, essendosi gradualmente ripreso Gandini, pressoché nullo nei primi quarantacinque minuti. Impostata meglio la squadra sul giovane e poderoso centro sostegno, i grigi contennero gli avversari, ed il Genoa non potè produrre in altri punti quel leggero predominio che gli fu possibile di conservare. Dei mediani alessandrini il più redditizio e continuo fu Lauro, così come Costa fu il migliore dei terzini. Viviani, la bella promessa, ebbe qualche attimo di incertezza, compensato del resto da felici momenti. A Cagnina non sono imputabili i goal segnatigli, mentre salvò situazioni che sembravano disperate. LE VELOCI VICENDE DI UNA BELLA GARA. Sono i grigi che battono il calcio d’inizio al fischio di Trezzi; Tosini, che ha dai compagni la palla, manca la prima favorevole occasione. Il rinvio di Bellini porta la palla in area alessandrina e Costa rompe con un preciso intervento il formidabile attacco delle maglie rosso bleu. E fino al quindicesimo minuto la partita prosegue con fasi alterne. E’ appena interrotta dal piede di Bellini una fulminea combinazione Baloncieri-Banchero, che Bergamino scappa ed è arrestato solo sulla linea di fondo da Viviani. Si leva a questo punto qualche raffica di vento, che ben presto però scemerà d’intensità; il Genoa inizia il suo predominio: un bel traversone di Bergamino provoca una violenta testata fra Costa e Sardi. E’ l’alessandrino che ha la meglio: il pallone è respinto, mentre Sardi, contuso, rimane a terra per circa un minuto. Al 15. e al 17. minuto due infelici azioni di Gandini provocano pericolose mischie sotto il goal di Cagnina, che è impegnato da un tiro di Sardi. Poco dopo buone incursioni di Baloncieri e della coppia Bay-Capra non hanno seguito. Il classico giuoco d’offesa genoano, al quale partecipano gli otto uomini avanzati, s’ impone decisamente ed è coronato al 23. dal più bel goal della giornata. E’ Catto che scarta un avversario e segna formidabilmente. Ma l’arbitro annulla per fuori gioco di Bergamino. Cagnina è ininterrottamente al lavoro, e si salva talvolta in giuoco pericoloso: al 31. minuto deve respingere anche il primo calcio d’angolo. Il maturato goal è ottenuto da Moruzzi su calcio d’angolo al 39. minuto. Al 42’ Catto supera palleggiando due avversari e, giunto all’ altezza dei terzini che rimangono inattivi, calcia in rete potentemente, segnando il secondo punto. Il primo assalto della ripresa è ancora di marca grigia, Bay impegna De Prà al 2. minuto e Sardi rende la pariglia a Cagnina che salva in corner. L’indefesso lavoro che svolge ora Gandini eleva una solida barriera che regge all’ incalzare degli avanti e dei mediani del Genoa. Il giuoco staziona al centro, da dove partono le azioni di Baloncieri, il quale vede alcuni suoi forti tiri magistralmente deviati da De Prà, ammirevole per i suoi tuffi. Azioni da ambo le parti sono interrotte per fuori giuoco non sempre comprensibili per il pubblico… e per la critica. Qualche accenno a impetuosità, ancora tentativi energici di sfondare da parte dei rosso-bleu, alcuni errori di Neri che manca buone occasioni e la brillante contesa, vivacissima e sbrigliata fino all’ ultimo istante, ha termine. Le squadre: GENOA: De Prà; Bellini, De Vecchi; Barbieri, Burlando, Leale; Neri, Sardi, Catto, Moruzzi, Bergamino. ALESSANDRIA: Cagnina; Viviani, Costa; Capra II, Gandini, Lauro; Tosini, Baloncieri, Banchero, Bay, Capra I. m.z.

Gazzetta dello Sport – 27 Gennaio 1924, Milano  .....................................................................................................

 

Note: La domenica precedente sul campo del Genoa in via del Piano si era disputato l'incontro Italia – Austria 0-4. Italia: Costa (Sestrese); Vincenzi (Livorno), De Vecchi (Genoa); Barbieri (Genoa), Burlando (Genoa), Aliberti (Torino); Grabbi (Juventus), Ardissone (Pro Vercelli), Moscardini (Lucchese), Cevenini III (Inter), Pozzi (Bologna). Spettatori 18.000. Rangone era stato e sarà Comissario Tecnico della Nazionale Italiana.

 

GENOA CLUB – ALESSANDRIA 2 – 0. La ripresa del campionato di calcio, dopo la non lieta parentesi dell’ incontro internazionale con l’austria, ha segnato per i campioni d’Italia una netta e lusinghiera affermazione sui grigi di Alessandria scesi nella Superba con serie intenzioni di successo. La partyita di ieri è stata forse la migliore di quelle disputatesi durante questo campionato sul campo di via del Piano per la vivacità delle azioni e per il rinnovato spirito che anima i rosso-bleu. Infatti la squadra di De Vecchi, che aveva attraversato in questi ultimi tempi una travagliata crisi di assestamento, ha condotto ieri un incontro pieno di buona volontà  che contrastava assai con altre partite giuocate dagli stessi uomini. Alla presenza di un pubblico numerosissimo l’arbitro Trezzi del milan fischiava l’inizio del match alle 14.45 alle due squadre così allineate: GENOA: De Prà, Bellini, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Moruzzi, Bergamino. ALESSANDRIA: Cagnina; Viviani, Costa, Capra II, Gandini, Lauro, Tosini, Baloncieri, Banchero, Bay, Capra I. L’inizio fu incerto. L’Alessandria, che parve mettersi in azione più presto degli avversari, dimostrò da principio più vivacità e più foga, ma lasciò subito intravvedere una grave lacuna fra le sue file: la linea mediana che non saeva servire i propri avanti nelle azioni offensive. Il Genoa non si scompose. Contenuti i primi attacchi grigi, rovesciò tosto le azioni nel campo grigio ed iniziò dopo una quindicina di minuti una superiorità che diventò quasi assoluta sino alla fine del primo tempo, a tratti interrotta da qualche sgroppata dei grigi. Cagnina dovette ben presto mettersi a lavorare ed al 17’ si esibiva nella prima di una serie di difficili parate, che dovevano acquistargli le simpatia del pubblico, per un insidioso tiro di Sardi. Al 22’ Catto, giuocata la difesa avversaria segnava un magistrale goal che l’arbitro annullava, adducendo che moruzzi si trovava in posizione di fuori giuoco, pur non avendo partecipato all’ azione. Poco tempo dopo De Prà veniva chiamato al lavoro per salvare una puntata di Baloncieri che Banchero stava per raccogliere, ma il portiere genoano si salvava bene e rimandava la palla ai suoi avanti. La superiorità dei rosso-bleu continuò. Al 32’ gli alessandrini subivano il primo calcio d’angolo e al 39’ un secondo corner riusciva fatale ai grigi perché Capra II per liberarsi dal tiro di Bergamino e dalla stretta di Moruzzi, girava egli stesso la palla nella propria rete. Pochi minuti dopo Catto ripeteva l’azione del primo goal e segnava anche questa volta magistralmente con un lungo e fortissimo tiro. Come combattività ed equilibrio di azioni la ripresa riuscì più brillante del primo tempo. Gli alessandrini riuscivano a contenere le azioni dei rosso-bleu ed a portare alla loro volta attacchi più organici e più concreti. Cagnina però al 4.o minuto aveva uno scatto superbo che gli permetteva di deviare in corner un forte tiro di Sardi frutto  di una ben combinata discesa dalla parte sinistra rosso-bleu. Anche De Prà ebbe modo di dimostrare la sua valentia con tre arresti di precisione, mentre Cagnina, ben coadiuvato da Viviani e da costa, riusciva a mantenere inviolata la sua rete. Verso la fine della partita Moruzzi retrocedeva a quarto sostegno e la fine del match sopraggiungeva trovando il punteggio del primo tempo immutato. Abbiamo detto più sopra come l’incontro di ieri sia riuscito assai vivace  e come esso abbia veramente interessato per la mobilità del giuoco e per la varietà di azioni portate specialmente dall’ undici vittorioso. Il Genoa ha infatti disputato una partita ottima, sia per assieme fra i singoli giuocatori sia per intesa fra linea e linea. Ma il fatto che ha destato più sorpresa fra i ranghi del Genoa è stato quello della rapidità che gli uomini di De Vecchi hanno impresso alle loro azioni. Si era abituati da tempo a vedere muovere l’attacco genoano con una lentezza di azioni e di spostamenti che riuscivano dannosi all’ efficienza dell’ offesa perché si dava modo alla difesa opposta di piazzarsi. Ieri questo si è verificato che assai di rado e per questo motivo gli attacchi dei rosso-bleu poterono diventare più pericolosi ed essere coronati da numerosi tiri in goal. Tutta la squadra vincente giuocò bene e dimostrò d’essere rinnovata. Fra tutti si distinsero Bellini, i tre mediani e Catto. L’Alessandria non convinse nel primo tempo che come giuoco di difesa. I grigi contano infatti sopra un portiere di classe e sopra due terzini decisi e sicuri. La seconda riga è quella che meno ha brillato di tutta la squadra, pur essendo formata da tre instancabili giuocatori. Tra i forwards Baloncieri fu quello che emerse maggiormente e da cui partirono gli spunti più pericolosi per il goal di De Prà. I suoi compagni però si dimostrarono inferiori al compito perché raramente seppero impostare tali azioni da minacciare seriamente la porta avversaria. Complessivamente la partita piacque e lasciò nel pubblico buona impressione poiché venne giuocata senza rudezze e piacque anche se l’arbitro interruppe spesse volte le azioni anche per fuori giuoco, qualche volta immaginari. l.z.

Il Piccolo di Genova – 27 Gennaio 1924, Genova  .....................................................................................................

 

13° Giornata – 27 Gennaio 1924

Genoa – Alessandria 2 - 0; Juventus – Livorno 1 - 1; Modena – Internazionale 1 - 2; Padova – Brescia 4 - 2; Sampierdarenese – Casale 2 - 0; Virtus Bologna – Novara 2 - 1. Classifica: Genoa 19; Juventus, Livorno e Padova 17; Alessandria, Internazionale e Modena 14; Casale e Sampierdarenese 10; Novara 09; Brescia 07; Virtus Bologna 04.

Note: Alessandria, Internazionale, Juventus e Sampierdarenese una partita in meno

 

GENOA CLUB – NOVARA 2 – 1. (dal nostro inviato speciale). Novara, 3 – La partita odierna ha richiamato una folla immensa sullo spazioso campo del Novara che il sole aveva incorniciato di un lieto sorriso. Ma non vi erano però visi lieti ad incontro finito, poiché gli ospiti avevano vinto, e la sola gioia della vittoria si leggeva sui volti dei giuocatori rosso-bleu e dei pochi fedelissimi supporters genoani venuti ad assistere all’ ultima partita dura che attendeva i campioni d’Italia fuori dal loro campo. Ed il match è stato infatti uno dei più ardui ed epici che i genoani abbiano combattuto in questa stagione, per l’intenso svolgimento dei novanta minuti di gioco che ha lasciato fino all’ ultimo incerto l’andamento della partita. LE FASI DEL COMBATTUTO INCONTRO. Il match si iniziava poco prima delle 15, sotto l’arbitraggio di pistoletti di Milano. Il campo di gioco non si trovava nelle migliori condizioni poiché il sole aveva favorito lo sgelo in parte mitigato dalla “pula” di riso. Ma questa scorza di cereali doveva concorrere ad inceppare l’andamento del match poiché su di essa i giuocatori, e specialmente i genoani non abituati, scivolavano con troppa facilità. Le due squadre si erano disposte nella seguente formazione: GENOA: De Prà, Bellini, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Mariani, Sardi, Catto, Moruzzi, Bergamino. NOVARA: Roggia, Balassini, Patti, Reynaudi, Meneghetti, Degara, Carrera, Pestarini, Pagliarini, Cappa, Marucco. I primi ad attaccare furono i novaresi, con impeto. Al 3.o minuto di gioco De Prà veniva chiamato al lavoro da uno spiovente di Carrera, e De Vecchi insieme a Bellini potevano dar presto un’ esatta visione della loro forza. L’attacco del Novara era però un fuoco di paglia. Il Genoa passava presto all’ offesa sciupando con Bergamino e Moruzzi due buone occasioni. Al 10’ Bellini salvava una mischia provocata da un calcio contro il Genoa e dal suo rimando i rosso-bleu prendevano spunto per una discesa offensiva. Infatti al 13’ Bergamino mandava al centro un buon pallone che Catto raccoglieva e porgeva a Sardi. Questi, a pochi metri dalla porta novarese non esitava e spediva decisamente il pallone in fondo alla rete di Roggia. Per poco l’immediato contrattacco non fruttava il pareggio agli azzurri. Solamente tutta l’abilità di De Prà riusciva a deviare contro il palo trasversale un bolide di Pestarini, poi erano ancora i rosso-bleu che per buon tempo dominavano per tecnica e classe gli avversari che opposti in brillante difesa riuscivano ogni tanto a puntare con decise fughe verso de Prà. Appunto in una di queste fughe azzurre la difesa genoana non era pronta a districarsi cosicché nella mischia susseguente Reynaudi poteva sorprendere il portiere genoano con un tiro in un angolo segnando il pareggio per la sua squadra. Il Genoa per nulla scosso, ritornava all’ offesa e vi rimaneva sin quasi alla fine del primo tempo in cui, al 41’ Catto, raccoglieva una rimessa in giuoco di Barbieri e dalla destra infilava con un forte traversone la porta novarese. Il secondo tempo ebbe una fisionomia tutta diversa ed assolutamente opposta a quella dei primi quarantacinque minuti. Il Novara partiva decisamente al fischio dell’ arbitro e , dotato di una grande dose di fiato, si lanciava furiosamente all’ attacco. Dopo pochi minuti di giuoco De Prà aveva già fatto diverse parate mentre terzini e mediani rosso-bleu lavoravano a tutto spiano  per arginare l’impetuosa forza novarese. La partita perdeva però ogni bellezza tecnica poiché non si ebbero più a registrare durante tutto il secondo tempo che una grande quantità di falli e un furioso cozzare degli azzurri contro il Genoa. I rosso-bleu resistettero per una ventina di minuti subendo due calci d’angolo, ritornarono all’ offesa qualche volta ma con poche probabilità perché Moruzzi era retrocesso a quarto half e si chiusero sul finire del match in serrata difesa. La partita diventava sempre più caotica perché il pubblico eccitato coinvolgeva nella sua cerchia d’ elettricità giuocatori ed arbitro. Prima della fine De Prà si esibiva ancora in qualche bella parata e Sardi riusciva ancora ad impegnare seriamente Roggia con un tiro raso terra. Ma l’incontro finiva lasciando immutato lo scarto dei punti del primo tempo. IMPRESSIONI SULLA PARTITA. I novanta minuti di gioco possono essere divisi in due parti uguali: lo svolgimento dei due tempi ha visto prevalere nettamente dapprima il Genoa ed in seguito il Novara. Ma mentre nel primo tempo il giuoco aveva veramente soddisfatto per il suo svolgimento tecnico, serio, senza troppi intoppi, la ripresa veniva a rivestire un diverso aspetto poiché, oltre ad essere continuamente interrotta dall’ arbitro, essa non assumeva che un vago aspetto di caccia alla palla senza tenere nei dovuti termini le regole più elementari del giuoco del calcio. In breve i due tempi possono essere riassunti così: predominio nella prima ripresa dei rosso-bleu i quali hanno svolto un ottimo gioco grazie alla loro classe ed alla loro decisione; affannosa ricerca del pareggio nella ripresa ad opera degli azzurri lanciati con tutto l’impegno ma senza seri intendimenti pratici  alla ricerca del secondo goal. Ma mentre nel primo tempo il Genoa poteva chiudere con un goal di vantaggio la superiorità dimostrata, non altrettanto sapeva fare il Novara che non annoverava nelle sue file tutti uomini di classe. Il successo dei rosso-bleu si spiega addunque per la struttura del loro gioco assai più redditizio  di quello degli azzurri che all’ attacco avevano i tre uomini di centro insufficienti al loro compito. Ecco motivato il fatto per cui i novaresi, pur avendo insistito prevalentemente all’ offesa  per buona parte del secondo tempo, non seppero dare che dell’ impeto e della forza a queste loro azioni che dovevano perciò infrangersi contro la saldezza della opposta difesa. La vittoria del Genoa è stata quindi ben meritata e frutto di una classe superiore, di un gioco più organico e redditizio. Il ringiovamento partito fra le file novaresi ha dato all’ undici di Meneghetti una grande velocità ed irruenza  ma lo ha privato conseguentemente del modo di esplicare un miglior giuoco tecnico. A titolo di merito tutto l’undici vittorioso deve essere citato e fra esso Catto, De Prà e Bellini meritano i migliori elogi. Del Novara la linea di sostegno. Patti e le due ali furono i migliori esponenti. Dell’ arbitraggio meglio è non parlarne. Del resto il compito di Bistoletti fu assai aggravato dall’ intemperanza che più volte fu causa di sospensioni e di interruzioni. Dopo l’incontro i campioni d’Italia hanno inneggiato a Renzo De Vecchi per la vittoria ottenuta proprio nel giorno del trentesimo compleanno del valoroso capitano.  Renzo Bidone

Il Piccolo di Genova - 03 Febbraio 1924, Genova  ....................................................................................................

 

GENOA batte NOVARA 2 – 1. Novara, 3. La partita venne giocata con una giornata stupenda e davanti ad un pubblico imponente. Vi era nella folla novarese il desiderio ardente di vedere risorgere la squadra concittadina dopo la cattiva prova contro la virtus; vi era pure in tutti l’attesa per una possibile sorpresa. Gli azzurri, quando giuocano all’ ombra della cupola di San Gaudenzio, hanno fama di imbattibili; i giovani e gli anziani sembrano ritrovare la foga e l’audacia dei bei tempi non dimenticati. Invece il sogno è crollato d’incanto alle prime battute del match, quando si ci accorse che gli azzurri – la prima linea in special modo – non sapevano ritrovarsi e che i genoani filavano in perfetto accordo. Il pubblico ebbe la disillusione di non poter assistere ad un buon incontro. Se, da un lato, i ventidue atleti non si risparmiarono qualche durezza, dall’ altra l’arbitro Bistoletti non riuscì a mantenere al match la sua linea di bellezza sportiva. Preoccupato di tenere a freno più il pubblico che non il giuoco,, finì nel non riuscire nel primo intento e col perdere l’esatto controllo dello svolgimento delle fasi di giuoco. Ne derivò così un continuo vociare per tutti i novanta minuti, con qualche interruzione ed una serie continua di falli impuniti o mal puniti, che resero caotica la partita. La vittoria è toccata alla squadra apparsa migliore sul terreno. Al Genoa ha certo giovato la interruzione del campionato; i rosso-bleu sembrano ora avere ridato fiato ed anima a quella prima linea che era apparsa il punto più debole della squadra. E ai rosso-bleu, quando la prima linea trova il modo di farsi luce, anche se talvolta la squadra indugia in momenti di fiacchezza, la vittoria non può mancare. La difesa genoana è parsa a posto e De Prà è stato il solito guardiano, senza parate spettacolose, ma calmo e redditizio. La linea mediana ha costituito l’ossatura della compagine. La prima linea ebbe in Bergamino un’ ala sinistra  velocissima e nel trio centrale forte di Sardi, Catto e Moruzzi la parte migliore. Anche l’anziano e rotondo Mariani si trovò  a suo agio e le sue discese apparvero piacenti: egli per altro non fu eccessivamente marcato. La squadra novarese è apparsa legata. La sola linea mediana è stata veramente a posto. Reynaudi si è talvolta sostituito agli attaccanti, che gli stavano troppo a ridosso; Meneghetti ha distribuito a meraviglia, lavorando senza posa da spola fra la linea di attacco e la difesa; Degara è stato instancabile. Dei terzini Patti ha avuto delle buone entrate. Là dove i novaresi sono completamente mancati si fu nella linea di attacco, dove i cinque atleti non seppero comporsi in un tutto organico, tanto Marucco non preciso nel pari Carrera, disordinato il trio centrale. In tal modo le azioni sono andate a rifascio proprio davanti alla porta degli avversari. Nel secondo tempo, quando sarebbe stato possibile ottenere il pareggio, il punto è venuto a mancare. Le due squadre in campo comunque non fecero sfoggio di bello stile. Le due squadre giocano nella seguente formazione: Novara: Roggia; Patti e Balossini; Reynaudi, Meneghetti e Degara; Carrera, Pestarini, Paglierini, Cappi e Marucco. Genoa: De Prà; Bellini e De Vecchi; Barbieri, Burlando e Leale, Mariani, Moruzzi, Catto, Sardi, Bergamino. Ecco subito una discesa novarese fermata per fallo; succedono due nuovi attacchi novaresi sciupati sulla linea di fondo. Queste prime battute fanno prevedere un incontro combattuto. I rosso-bleu rinserrano i ranghi e sferrano poco dopo la offensiva. Eccoli infatti contrattaccare con vivacità. Ma all’ 8’ è ancora Novara che corre verso de Prà. De Vecchi deve salvare in corner. Al 9’ una discesa genoana è fermata in offside, poi Catto tira alto, a fil di palo. La prima linea rosso-bleu sembra ora ritrovarsi. Bergamino impegna Roggia con un tiro lungo. Al 12’ l’insistente azione rosso-bleu porta ad un corner contro Novara che non ha esito. Ma giunge anche il goal. Al 14’ ad opera di Sardi, durante una azione serrata. Poco dopo il Novara, proteso all’ attacco per ottenere il pareggio, vedrà Pagliarini colpire il palo in pieno con un poderoso tiro, mentre un’ altra azione azzurra è fermata al 17’ per offside. Al 20’ durante un attacco novarese il pubblico nota un fallo di mano, ma l’arbitro tira avanti. Urla, battibecchi e quattro minuti di sospensione. Il giuoco finalmente riprende. La supremazia genoana va ora accentuandosi e tutta la linea mediana azzurra in uno coi terzini, si prodiga in un serrato lavoro di difesa. Al 35’ un fallo dei genoani provoca, per tutta risposta, un serrato attacco azzurro. Davanti al goal genoano vi è un groviglio di uomini e la palla viene calciata verso il goal e rimandata parecchie volte. Finalmente Reynaudi vede uno sprazzo di luce e calcia in goal, sorprendendo De Prà. E’ il pareggio! Il Genoa riprende con foga e le azioni partono specialmente da Bergamino. Patti libera spesso con decisione, ma al 44’ Catto, raccogliendo un tiro d’ala, calcia in goal, assicurando la vittoria ai suoi colori. La ripresa inizia con un attacco novarese cui risponde il Genoa con una bella azione in linea. Al 15’ corner a favore degli azzurri, tirato fuori da Reynaudi. Nuovo attacco genoano. Si entra in una fase di equilibrio. Al 28’ corner a favore del Novara, ancora infruttuoso. Il Genoa, pur cessando di attaccare, rinserra le maglie della sua difesa e verso la fine attaccano minacciosamente ma le sorti della partita non mutano. f.l.

Gazzetta dello Sport - 03 Febbraio 1924, Milano  ....................................................................................................

 

14° Giornata – 03 Febbraio 1924

Alessandria – Modena 5 - 1; Brescia – Juventus 0 - 2; Casale – Padova 1 - 0; Livorno - Sampierdarenese 2 - 0; Novara - Genoa 1 - 2; Internazionale – Virtus Bologna 2 - 0. Classifica: Genoa 21; Juventus e Livorno 19; Padova 17; Alessandria e Internazionale 16; Modena 14; Casale 12; Sampierdarenese 10; Novara 09; Brescia 07; Virtus Bologna 04.

Note: Alessandria, Internazionale, Juventus e Sampierdarenese una partita in meno

 

Durante la settimana le partite Juventus - Modena 1 - 0, Juventus - Genoa 2 - 1 e Padova - Juventus 1 - 2 vengono convertite in tre sconfitte a tavolino per la Juventus che ha schierato in campo Rosetta tesserato in maniera molto malandrina (guardare in extra). Classifica: Genoa 23; Livorno e Padova 19; Alessandria, Internazionale e Modena 16; Juventus 13; Casale 12; Sampierdarenese 10; Novara 09; Brescia 07; Virtus Bologna 04.

 

GENOA - INTERNAZIONALE (pagina seguente in cronologia)

Note: La partita il 10 Febbraio 1924 non aveva avuto il suo regolare svolgimento per l’impraticabilità del campo.

 

15° Giornata – 10 Febbraio 1924

Juventus – Casale 3 - 2; Modena – Novara 7 - 2; Sampierdarenese – Brescia 1 - 0; Virtus Bologna – Alessandria 0 - 1; Genoa – Internazionale (rinviata); Padova – Livorno (rinviata). Classifica: Genoa 23; Livorno e Padova 19; Alessandria e Modena 18; Internazionale 16; Juventus 15; Casale e Sampierdarenese 12; Novara 09; Brescia 07; Virtus Bologna 04.

Note: Alessandria, Genoa, Juventus, Padova, Livorno e Sampierdarenese una partita in meno. Internazionale due. Padova – Livorno recuperata il 20 Aprile 1924. Genoa – Internazionale il 27 Aprile.

 

GENOA CLUB – BRESCIA 5 – 0.  La vittoria dei campioni d’Italia ieri avrebbe potuto essere anche più schiacciante sul Brescia se nella ripresa i rosso-bleu, invece di perdersi in un inutile accademia, avessero puntato più decisamente verso il goal avversario alla guardia del quale era ritornato un glorioso giuocatore della nazionale italiana: l’ottimo Trivellini. L’incontro, dal quale la superiorità del Genoa apparve sin dalle primissime battute di giuoco, fu abbastanza interessante nel primo tempo mentre andò sensibilmente calando nella ripresa. Agli ordini del signor Vota del Pastore di Torino le due squadre si allineavano nella seguente formazione: GENOA: De Prà, Bellini, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Mariani, Sardi, Catto, Santamaria, Bergamino. BRESCIA: Trivellini, Pasolini, Vielmi, Bellardi, Frisoni, Cavagnini, Ratti, Giuliani, Bonardi, Rizzi, Furia. In due minuti di giuoco Trivellini veniva impegnato tre volte consecutivamente da palloni inviatigli da bergamino, Catto e Mariani, poi la stretta si allentava per poco intorno alla porta del Brescia il quale riusciva a dare una vaga impressione di poter contenere la superiorità avversaria. Ma non fu questa che un impressione di breve durata poiché al 17’ Bergamino, concludendo una buona azione dei suoi compagni, trasformava in goal un passaggio di Catto a mezzo di un aggiustato colpo di testa. Lo smacco parve smuovere gli azzurri. Con alcune sgroppate veloci gli ospiti poterono bilanciare per un pezzo il predominio avversario ed ottenere anche due calci d’angolo uno dei quali frutto di un potente tiro di bonardi deviato in tempo da De Prà, ma nell’ ultimo quarto d’ora il Genoa, ritornando decisamente all’ offensiva, riusciva a portare a tre il numero dei goals a suo vantaggio, prima che l’arbitro fischiasse la fine del primo tempo Il secondo punto veniva marcato al 34’ da Santamaria il quale raccoglieva ad un metro dalla porta di Trivellini il pallone centrato da Mariani e lo mandava in goal; il terzo da Catto al 43’ a porta vuota essendo stato Trivellini obbligato ad uscire dal goal per un cross di Mariani. Si può dire che nella ripresa il Brescia non sia quasi esistito. Una distorsione occorsa a Furia dopo dieci minuti di gioco obbligava l’estrema sinistra bresciana ad abbandonare il campo lasciando in tal modo i suoi compagni in dieci a difendersi dagli attacchi rosso-bleu. La fisionomia del match diventò uniforme. Si videro venti uomini giuocare in una sola metà campo, quella del Brescia, e dieci di essi difendersi disperatamente dagli attacchi che i rosso-bleu portavano verso Trivellini. Ma gli uomini del Genoa non si curarono eccessivamente del punteggio e preferirono svolgere un giuoco più tecnico quanto meno redditizio. In tutte le riprese vennero calciati nove corners contro i bresciani: in uno di esi, al 23’ Sardi raccoglieva di testa il tiro di Bergamino e mandava il pallone nella porta avversaria. Tre minuti dopo Santamaria su passaggio di Sardi chiudeva la serie dei punti, infilando la rete di Trivellini con un tiro in un angolo, raso a terra. Il resto della partita non cambiava troppo. Sul finire i bresciani riuscivano a rompere qualche volta il cerchio in cui erano stretti ed a portarsi verso De Prà; Rizzi anzi sciupava una buona occasione di segnare almeno un punto per la sua squadra sbagliando da pochi metri una puntata favorevole. L’incontro, come il lettore avrà visto dalla cronaca di esso, non richiede un commento notevole per il fatto che la partita non è stata troppo combattuta e non ha dato luogo a fasi di giuoco veramente emozionanti. L’undici bresciano, composto per la quasi totalità di giovani elementi, si è dimostrato assolutamente incapace a reggere onorevolmente il confronto con i suoi avversari e ne è stato perciò dominato per quasi tutti i novanta minuti di giuoco. Né si può soffermarsi a lungo sul gioco svolto dai vincitori perché la loro prova non può essere seriamente vagliata attraverso una partita troppo facile per essi. Ma, complessivamente, l’undici rosso-bleu non ha completamente soddisfatto. Se la prova dell’ estrema difesa e della linea mediana è stata soddisfacente quella degli avanti non lo fu che a tratti. Non esageriamo affermando che ieri con una maggior decisione da parte degli attaccanti genoani il numero dei goals al passivo del Brescia sarebbe stato maggiore. In qualche istante i forwards del Genoa diedero l’impressione di essere veramente potenti ed irresistibili, ma più spesso di non cercare a fondo il raggiungimento dello scopo immediato per cui si fa del foot-ball: quello di mandare il pallone nella rete avversaria. Questo si verificò essenzialmente nella ripresa, in cui si videro Barbieri, Burlando e Leale unirsi agli avanti e De vecchi con Bellini piazzarsi immediatamente a ridosso dei loro colleghi. Da questa generale tendenza all’ offensiva ne scaturì piuttosto una confusione che trasformò l’incontro rendendolo spesso caotico e poco conclusivo. Del Brescia abbiamo già detto. Dei suoi uomini nessuno emerse in modo speciale: Trivellini, pur avendo sfoggiato qualche bella parata dimostrò di risentire ancora degli effetti di un lungo riposo. Bonardi avrebbe potuto fare di più se avesse avuto al fianco compagni migliori. La partita venne giocata alla presenza di un pubblico assai numeroso il quale seguì con evidente simpatia il galoppo d’allenamento dei suoi beniamini in vista delle imminenti battaglie col Livorno e col Padova.

Il Piccolo di Genova - 18 Febbraio 1924, Genova  .....................................................................................................

 

Il Genoa balza in testa al suo girone. GENOA batte BRESCIA 5 – 0.  Genova, 17 – La ricomparsa di Trivellini a difesa della rete bresciana non ha impedito al Genoa di cogliere una facile vittoria, come esaurientemente denota il risultato che avrebbe potuto anche essere più grave per gli ospiti. Gli “azzurri” dopo aver nel primo tempo opposto una bella resistenza ai soverchianti avversari, sfoggiando un ‘ encomiabile abnegazione e molta vivacità, sono apparsi completamente dominati nella ripresa. Il Genoa per contro ha prodotto una migliore impressione: mentre è inutile ritessere l’elogio del trio difensivo stupendamente inquadrato, i mediani hanno inesorabilmente infranto le veloci puntate degli ospiti. La prima fila che vedeva oggi all’ estrema destra il vecchio ma sempre prezioso Mariani ha filato con perfetta intesa: il duo Santamaria – Bergamino ha ritrovato l’antica andatura e ben lo sanno i difensori bresciani, letteralmente ubriacati talvolta dalla fitta rete di passaggi intessuta dai due virtuosi genoani. Molto bene anche Catto, Sardi e Mariani che specie nel primo tempo ha sbalordito, fornendo tra l’altro le occasioni per la marcatura dei primi 3 punti. L’ex portiere nazionale, salutato da un’ entusiastica ovazione al suo apparire in campo ha rivelato intera la sua classe intaccata solamente da uno scarso allenamento. Intatto il colpo d’occhio, ma non ancora felina l’agilità né sempre ferrea la presa. Oltre a lui si distinsero i tre giuocatori di centro della prima linea che nel primo tempo riuscirono a combinare qualche azione piacente per limpidità di concezione e rapidità di esecuzione. Pur subendo nel primo tempo tre punti i bresciani si sono ben difesi e sono riusciti qualche rara volta a impegnare de Prà: nella ripresa, ridotti a giocare in 10 per l’uscita di Furia, contusosi accidentalmente, non sono esistiti che per difendersi. Il primo punto è stato segnato al 18. minuto, in seguito ad un azione, con un bel colpo di testa. Al 29. minuto su “cross” di Furia, Giuliani sbaglia di poco l’unica occasione veramente propizia. Burlando al 34. battendo un calcio di punizione passa a Mariani che a sua volta allunga a Santamaria pronto a deviare nella rete. Ad un minuto dalla fine del tempo su un’ ennesima fuga di Mariani con conseguente “cross” Trivellini esce di porta ma non può arrestare la palla che Catto infila nella rete incustodita. Dopo pochi minuti di giuoco della ripresa Furia abbandona il campo. Al 27. minuto su calcio d’angolo calciato da Bergamino, Sardi segna un bel gol con un preciso colpo di testa e 3 minuti dopo Maja, avuta la palla da Sardi si incunea tra i terzini e segna il 5. punto. Arbitro Vota.

Gazzetta dello Sport - 18 Febbraio 1924, Milano  .....................................................................................................

 

16° Giornata – 17 Febbraio 1924

Alessandria – Padova 2 - 2; Casale – Modena 1 - 0; Genoa - Brescia 5 - 0; Internazionale – Sampierdarenese 1 - 0; Livorno - Virtus Bologna 4 - 1; Novara – Juventus 1 - 0. Classifica: Genoa 25; Livorno 21; Padova 20; Alessandria 19; Internazionale e Modena 18; Juventus 15; Casale 14; Sampierdarenese 12; Novara 11; Brescia 07; Virtus Bologna 04.

Note: Alessandria, Genoa, Juventus, Padova, Livorno e Sampierdarenese 1 partita in meno. Internazionale 2 in meno.

 

        

Il portiere rosso-blu De Prà protagonista dell' incontro del 9 Marzo 1924 contro la Spagna. De Vecchi, arbitro e capitano spagnolo. Ancora de vecchi con Bulando e Baloncieri prima del match. L'incontro terminato 0-0 costò caro al Genoa che schierava in campo De Prà, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale e Catto. Il portiere e Burlando saltarono il derby con la sampierdarenese mentre gli altri scesero in campo piuttosto malconci data la rudezza dei calciatori spagnoli.

 

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