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CRONACHE CAMPIONATO 1923-24 - Pagina 03 |
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Stagione 1923/24 | Cronache 01 | Cronache 02 | Cronache 03 | Cronache Finali | Extra | Campionato | Tabellini | Giocatori |
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IL GENOA, BATTENDO IL LIVORNO, SI ASSICURA IL PRIMATO DEL GIRONE A. GENOA CLUB – LIVORNO 2 - 0. L’Attesissima partita di ieri tra il Genoa e l’ U.S.Livorno aveva il pregio, per il pubblico genovese, di una doppia, interessante caratteristica: quella di rifarsi dello smacco subito nell’ incontro di andata in cui i campioni d’Italia venivano battuti dopo una serie di trentatré vittorie consecutive, e l’altra, di minor valore morale, ma forse di più tangibile effetto, di porre fra la squadra di De Vecchi e il team livornese il maggior distacco possibile di punti ai fini della classifica del girone. I calciatori concittadini sono riusciti pienamente nel loro intento, ma il successo fu assai più faticato di quello che a prima vista possa apparire dal risultato netto della partita. Fu infatti solamente negli ultimi minuti di gioco che i rosso-bleu potevano pervenire al successo, dopo che per ottanta minuti avevano quasi ininterrottamente dominato gli avversari opposti in solidissima difesa. Poco prima delle quindici le due squadre si allineavano in campo nella seguente formazione agli ordini di Venegoni del Legnano: GENOA: De Prà, Bellini De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Bergamino. U.S.LIVORNO: Niccolai, Vincenzi, Innocenti III, Luperi, Nigiotti, Paolini, Scazzola, Pitto, Innocenti II, Magnozzi, Silvestri. Il primo tempo ebbe un andamento uniforme. I primi cinque minuti videro il Genoa assai deciso attaccare a fondo e senza esitazioni. Niccolai fu ben presto chiamato al lavoro ma non troppo pericolosamente. Poi, col proseguire del gioco, la forza penetrativa dei rosso-bleu perdette molta efficienza ed i genoani, pur continuando a dominare in maniera netta, non riuscivano a rendere i loro attacchi troppo insidiosi. I livornesi, giocando con otto uomini in difesa, non davano tempo agli attacchi avversari di giungere alla fase conclusiva. Le azioni offensive dei rosso-bleu che partivano chiare e nette dai terzini e dai mediani, andavano perdendo di vigore ed efficacia col giungere nell’ area di rigore livornese. Per di più i cinque avanti genoani non funzionavano tutti con egual efficienza. Mentre infatti sulla sinistra, ad opera precipua di Bergamino, le azioni andavano quasi sempre a fondo, dalla destra Neri non rispondeva con uguali risultati cosicché la difesa livornese, la quale ebbe agio di rivelarsi di primissimo ordine, poté sempre salvarsi e mantenere la propria rete inviolata per tutto il primo tempo. In questo periodo un solo calcio d’angolo venne tirato, contro gli amaranto, e la rete di De Prà corse un grave pericolo verso la mezz’ora di giuoco in seguito ad una impetuosa fuga di Scazzola che solo un tempestivo intervento di De Vecchi valse a scongiurare. L’andamento del match non mutò fisonomia nella ripresa. Per i primi cinque minuti di gioco il Genoa riattaccò con forza e Niccolai dovette esibirsi in due ottime parate, le più belle di tutto l’incontro, in seguito ad un tiro di Catto e ad un colpo di testa di Sardi. Poi la partita riprese il ritmo del primo tempo: predominio dei rosso-bleu intercalato da qualche veloce sgroppata livornese. Niccolai e Vincenzi lavorarono a tutto spiano; ma gli attacchi del Genoa non concludevano, quantunque anche la parte destra dell’ undici di De Vecchi si fosse messa a lavorare più proficuamente. Vi furono due calci d’angolo contro gli amaranto senza esito e ad un quarto d’ora dalla fine Catto per troppa precipitazione sbagliava da pochi passi una buona occasione fornitagli da Santamaria, mentre il pubblico incominciava a sentire l’amarezza di un match pari, visto che non sembrava possibile violare la rete livornese. Invece il successo dei campioni d’Italia stava ormai maturando: al 33’ Neri portava la palla sino al limite del campo ed eludendo la vigilanza di Paolini riusciva a mandare al centro: Catto da due metri dalla rete raccoglieva il pallone e lo deviava facilmente in porta fra l’urlo di giubilo della folla. Il Livorno aveva tosto un brusco risveglio ed otteneva l’unico calcio d’angolo della giornata, poi il Genoa ritornava all’ attacco e ad un minuto dalla fine Santamaria raccogliendo un centro di Neri segnava magistralmente il secondo punto cogliendo Niccolai impreparato. Il Genoa che si presentava ieri in campo al completo, ha fornito una discreta visione del suo grado di forma. Il terzetto di difesa e la linea di sostegno sono stati anche ieri i punti migliori della squadra. Gli uomini che compongono il sestetto arretrato del team rosso-bleu formano ormai una tale barriera e sembrano così saldamente cementati insieme che par quasi impossibile poterli superare. Contro una difesa così agguerrita l’attacco del Livorno, che pure seppe in altre occasioni dimostrarsi assai insidioso, si sgretolò, si disunì e non combinò nulla di buono. Vi furono attacchi sporadici degli amaranto e qualche cenno di collegamento tra i forwards livornesi, ma senza continuità perché la linea mediana troppo occupata nell’ arginare l’offensiva genoana, non riusciva più a svolgere che uno solo dei due compiti a lei prefissi: quello difensivo. In difesa invece la squadra ospite fornì una prova più che lodevole. Il terzino Vincenzi giocò una partita ottima facendo dimenticare la sua infelice prova contro l’Austria: il portiere Niccolai fu buono sotto ogni rapporto. Del Genoa abbiamo detto in merito alla difesa e ai mediani. Gli avanti ebbero in Bergamino l’uomo migliore, e il signor Pozzo, il commissario tecnico per la Nazionale che assisteva al match, avrà trovato indubbiamente in lui l’estrema sinistra più degna della maglia azzurra. L’attacco rosso-bleu non convinse però pienamente. Esso ebbe spunti felici ma peccò spesse volte in lentezza e decisione. Con l’Alessandria ad esempio, pur avendo conseguito ugual risultato i forwards genoani si dimostrarono assai più veloci e sciolti. Ieri la marcatura di goals avrebbe potuto essere maggiore se l’attacco del Genoa avesse marciato con maggior rapidità onde impedire alla difesa opposta di piazzarsi in tempo utile. Ad ogni modo però la squadra di De Vecchi è apparsa complessivamente più che forte e già pronta per le battaglie delle finali per le quali, col successo di ieri, si è ormai assicurata il posto. I migliori in campo, individualmente, furono Bergamino, Vincenzi e Leale. Magnozzi, su cui posava l’attenzione del pubblico, non potè dare che una minima idea delle sue forze perché il suo lavoro fu limitato e non coadiuvato dai suoi compagni di linea. Il Piccolo di Genova - 25 Febbraio 1924, Genova ....................................................................................................
PER IL CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO GENOA batte LIVORNO 2 – 0. La squadra livornese, che infranse la lunga serie di vittorie genoane, si è presentata veramente a punto, decisa a ripetere il successo sui rosso-bleu. Ma si è trovata di fronte ad un Genoa assai diverso da quello della prima ora. Ieri, col Genoa, non c’era assolutamente nulla da sperare. I rosso-bleu si sono immediatamente imposti agli avversari marcando sugli stessi una netta, chiara, lampante superiorità. I livornesi se ne sono resi subito conto e, non riuscendo a spuntarla in tecnica, ricorsero ad un giuoco un po’ pesante anzichenò, frenato inesorabilmente dall’ arbitro che fischiò una miriade di falli, a loro carico. E’ per questo atteggiamento, anzi, che il pubblico – che pure apprezzava il valore complessivo della squadra e individuale di alcuni giuocatori – fu severo verso di loro. Nonostante l’indiscussa superiorità della squadra genoana, i livornesi hanno potuto credere di chiudere l’incontro alla pari, dato che ad un quarto d’ora dalla fine la loro porta non era ancora violata. Ed è vero. La loro porta, fatta bersaglio ai reiterati tiri di Maja, Sardi e soprattutto di Catto – che a furia di goals avrebbe voluto ripagare l’incidente di Livorno – restava impenetrabile. I livornesi molto debbono al loro bravo Niccolai, ma molto assai di più alla fortuna che li ha indiscutibilmente assistiti. Senza questa formidabile alleata avrebbero fatto una buona raccolta di goals al passivo. Con questo non vogliamo dire che non abbiano fatto appello a tutte le loro risorse per tenere testa ai rosso-bleu. Gli ultimi minuti di giuoco, anzi, furono da essi condotti furiosamente sì, ma con azioni ben coordinate, dirette ad ottenere il pareggio del punto da loro subito da Catto al 32.o minuto su allungo di Neri. Ma questo loro accanimento urtò nella formidabile difesa genoana, che riallontanò subito il pericolo, dando modo a Bergamino di segnare il secondo punto nello stesso istante in cui l’arbitro fischiava la fine dell’ incontro. Il match non è di quelli che si possono descrivere senza obbligare il cronista a ripetersi. Condotto energicamente dalle due parti, emerse subito che il Genoa si trovava in una delle sue migliori giornate. La brillante difesa, la magnifica seconda linea, la bellissima intesa degli avanti, accoppiata all’ astuzia di uomini come Santamaria e Sardi, hanno mantenuta, si può dire, costantemente la forte squadra labronica nella loro metà campo. Soltanto il superiore giuoco di Nigiotti e di Magnozzi, se pur troppo individuale questo, ha dato luogo a belle discese, sempre fermate a tempo dal “cavallone”: così il pubblico definisce Bellini. Tuttavia la superiorità del Genoa – come dicemmo – fu concretata soltanto al 32.o minuto del 2.o tempo. Neri, che ha la palla , corre velocemente fin sulla linea del corner passandola a Sardi, questo ostacolato la passa al suo compagno Catto che la manda a ruzzolare nella rete. Un clamore assordante, che dura diversi minuti, saluta il meritatissimo successo dei rosso-bleu.I livornesi si buttano disperatamente al contrattacco ed in questo momento la lotta è veramente emozionante ed avvincente. I toscani vogliono il pareggio. Ma il Genoa allontana la minaccia e quando l’arbitro sta per fischiare la fine, Bergamino manda il pallone a scuotere la rete di Niccolai. Nuova calorosa ovazione all’ indirizzo dei rosso-bleu, nella quale vengono accumunati i forti livornesi. I genoani hanno vinto un'altra bella battaglia. La odierna vittoria li pone definitivamente alla testa del proprio girone e questo posto non può più essere tolto al Genoa. Ma il Genoa ha mostrato – specialmente in questo incontro – di essere veramente la squadra “Campione d’Italia”. E cioè che può essere designata a sostenere l’incontro con la “Nazionale” spagnola; non in blocco, ma quasi. Il commissario tecnico, sig. rag. Pozzo, presente all’ incontro, senza dubbio ha già formata, nella sua mente, la nostra “Nazionale”. Ma secondo noi due soli, o tre, dovrebbero essere i rosso-bleu sostituiti: l’ala, la mezz’ala destra e l’half sinistro. Almeno, noi la vediamo così. FREEKICK. Il Secolo XIX - 26 Febbraio 1924, Genova ....................................................................................................
GENOA – LIVORNO 2 a 0. Genova, 24 Febbraio. I campioni italiani hanno durato fatica a battere i livornesi. Fino al 75.o minuto la rete di Niccolai non ha conosciuto ospiti indesiderables: poi i rosso-bleu hanno suggellato con due goals la costante superiorità segnata sugli avversari. La partita si è disputata sullo spiazzo della difesa amaranto. Se si tolgano qualche energica ma sporadica puntata della prima linea toscana e dieci buoni minuti di contrassalto dopo il primo goal genoano, i novanta minuti sono stati condotti dai rosso-bleu a ridosso del sestetto di retroguardia livornese. Con tutto questo lo sbarramento difensivo dei toscani è stato violato più per opera di graduale e minuto rosicchiamento che per irresistibilità di sfondamento da parte dello squadrone ligure. Potevano crollare d’un colpo e dar via libera ai tenaci avversari. Quando una squadra assedia, guai se un varco improvvisamente si apre! Invece gli “amaranto” nell’ assillante compito di rompere le combinazioni genoane, hanno dimostrato di possedere una chiara nozione e una robusta inquadratura del lavoro difensivo. Costretti a spezzare senza un attimo di respiro, le troppo visibili articolazioni dell’ attacco genoano, Niccolai, Innocenti III e Vincenzi hanno giocato ostinatamente, ma senza precipitazione, bene postati, ardentemente ma senza cieca irruenza. La tattica difensiva – nello sviluppo della quale sta tutta la odierna esibizione degli “amaranto” – ha avuto degli ottimi esecutori. I genoani, di fronte allo schieramento ordinato dei rivali, non hanno potuto approfittare degli accavallamenti paurosi che sono la crisi improvvisa delle squadre troppo a lungo inchiodate nella loro area di rigore... Il Genoa ha vinto senza essere in una giornata sfolgorante. La difesa ha sonnecchiato, poco impegnata. I mediani e i forwards hanno condotto il match nei paraggi di Niccolai, impostando una infinità di azioni e smarrendosi nella fase conclusiva. Eppure sono queste le partite che rivelano l’autentica forza dei campioni italiani. Essi dispongono di un limite minimo di rendimento, che è una sorta di “sicurezza in marcia”! Segnaliamo i domenicali progressi di Bellini, un terzino che ha della stoffa e che dosa con molta intelligenza la esuberanza del temperamento combattivo. Il redivivo Bergamino è in buona forma; accanito, instancabile Catto, il “cavallo di volata” della linea genoana. Il primo tempo si è chiuso alla pari: zero a zero. Per mezz’ora, nella ripresa, il Livorno ha tenuto duro. Le innumerevoli azioni sgorgate dalle fughe e dai “centri” di Bergamino sono state brillantemente paralizzate dai terzini amaranto. Numerose – e qualcuna eccellente per stile – le parate di Niccolai. Al 32.o Catto, su preciso allungo di Neri, si insinua nelle maglie della difesa avversaria e saetta nella rete il primo goal. Il Livorno si scuote ed ha cinque minuti in netto favore. Assalta con brio e abbozza una seria minaccia. Fruisce al 35.o di un corner. Il Genoa finalmente riprende a ricondurre la battaglia nell’ area livornese. Al 44.o Santamaria sgusciato fuori con felina abilità dal groviglio di una melèe segna il secondo goal per i colori genoani. Venegoni arbitrò ottimamente. Genoa: De Prà; Bellini De Vecchi; Barbieri, Burlando, Leale; Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Bergamino. Livorno: Niccolai; Vincenzi, Innocenti III; Luperi, Niggiotti, Paolini; Scazzola, Pitto, Innocenti II, Magnozzi, Silvestri. b.r. Gazzetta dello Sport - 25 Febbraio 1924, Milano ....................................................................................................
17° Giornata – 24 Febbraio 1924 Casale - Virtus Bologna 4 - 0; Genoa – Livorno 2 - 0; Juventus – Alessandria 3 - 1; Padova – Internazionale 1 - 2; Modena – Brescia 2 - 0; Sampierdarenese – Novara 1 - 0. Classifica: Genoa 27; Livorno 21; Internazionale, Modena e Padova 20; Alessandria 19, Juventus 17; Casale 16; Sampierdarenese 14; Novara 11; Brescia 07; Virtus Bologna 04. Note: Alessandria, Genoa, Juventus, Padova, Livorno e Sampierdarenese 1 partita in meno. Internazionale 2 in meno.
A.C.PADOVA batte GENOA 2 a 1. La odierna vittoria del Padova non può avere alcun peso morale sui campioni d’Italia, dal momento che essa non è l’esponente di una superiorità di giuoco. Questo bisogna dire subito, perché il 2 a 1 potrebbe far credere che i padovani abbiano “realmente” battuto i rosso-bleu. Il Padova, per una disattenzione di Barbieri, ha avuto in regalo un bel goal, che naturalmente ha incoraggiato i suoi giuocatori. Non fu, quello di Barbieri, un autogol come tanti ne sono stati fatti per la pressione e decisione degli avversari. No. Barbieri ha passato a De Prà il pallone che era indirizzato in “behind” senza alcuna minaccia da parte dei patavini e non si è accorto, il Barbieri, che De Prà era appunto uscito per raccoglierlo. Il pallone ha così potuto entrare nella rete incustodita, anche perché De Prà, ritornato per fermarlo, è caduto. Avere un goal di vantaggio sul Genoa – sul campo di Marassi – vuol dir molto. E i patavini potevano già ritenersi soddisfatti e invece hanno condotto la gara con maggior accanimento, con una rudezza non prima conosciuta agli odierni ospiti. Ma i genoani, scosso di dosso il primo momento di stupore per l’inatteso contrattempo, hanno risposto convenientemente ai rabbiosi, velocissimi attacchi avversari, imponendo la loro classe. Il goal del pareggio – diciamo così – matura. Un più energico attacco rosso-bleu procura a questi un calcio d’angolo che da luogo ad una mischia. E qui avviene l’incidente che poneva il Genoa in istato di inferiorità numerica. Nella mischia, Lodolo para alto, mandando in corner. Santamaria in azione, per evitare evidentemente di far male a Lodolo, lo afferra in cintura indietro andando con lui a terra. Lodolo allora dà un pugno a Santamaria che ricambia. L’arbitro, sig. Alfieri, espelle Santamaria. E il sig. Alfieri, così facendo, commette una grande ingiustizia – secondo noi – perché doveva espellere entrambi. Mentre Santamaria lascia il campo, Bergamino batte il calcio d’angolo che Burlando, con un magnifico colpo di testa, tramuta in goal. La prima linea rosso-bleu risente certo della mancanza del buon “Maja” - anche perché Neri non rende come in altre occasioni seppe fare. Ma attacca continuamente. Bergamino, Catto e Sardi si moltiplicano e tentano a più riprese la via del goal, senza riuscirvi per il giuoco che ora svolgono gli avversari, di vivere sul pareggio. Cosicché il primo tempo termina lasciando le squadre 1 a 1. La superiorità che il Genoa ha sugli avversari nel secondo tempo è contraccambiata da un goal che Monti II segna da una distanza abbastanza rispettabile. Dopo questo punto la lotta si fa più aspra. Mentre modulo si era già scambiato il posto con Monti III, De Vecchi si porta in prima fila, rimpiazzato da Sardi. La pressione rosso-bleu è pressoché continua. Ma è scritto che , nonostante i reiterati attacchi, nessun altro goal possa essere segnato. Il match odierno è stato – per i campioni d’Italia – un buon allenamento per la velocità, perché velocissimi furono i patavini, se pure non erano nelle condizioni dell’ anno scorso. Fayenz, Girani, Monti III e II furono ottimi, ma soprattutto Lodolo emerse nelle sue non poche né facili parate. Dei rosso-bleu abbiamo già detto che, complessivamente, non temono nessuno. Individualmente chi migliora sempre sono: Bergamino, Catto e il poderoso Bellini, Leale combatte sempre come ai suoi tempi. Freekick. Il Secolo XIX - 04 Marzo 1924, Genova .........................................................................................................
A.C. PADOVA batte GENOA 2 - 1. Genova, 2 Marzo. Dal giorno ormai lontano dell' incontro di finale del campionato 1921-22 tra bianchi e rosso-bleu, il Genoa non aveva mai conosciuto la sconfitta sul proprio campo! E nulla, assolutamente nulla, lasciava prevedere che toccasse alla squadra padovana di rompere l'incantesimo. Sembrava che la squadra dei campioni non dovesse conoscere intoppo sino alla fine del girone. le battaglie si prevedevano aspre e difficili, ma dopo le vittorie sugli impetuosi "grigi" e sui solidissimi "amaranto" nessun dubbio era ormai lecito nutrire sul rendimento della compagine genoana. E' capitata invece la sconfitta doppiamente inattesa giacché il Padova sembrava ancora impigliato in una crisi di non facile risoluzione. Per l'occasione fagioli e Monti III riprendevano, è vero, il loro posto, ma a detta dei padovani stessi le loro condizioni fisiche non erano certo le migliori. Infatti Fagioli lasciò a Monti II il gravoso posto di centro sostegno mentre il suo compagno non brillava eccessivamente nell'abituale ruolo di ala sinistra. Come si è giunti alla dolorosa sconfitta che, pur non pregiudicando la posizione in classifica, potrebbe far sentire il suo peso morale! LE PERIPEZIE DELLA PARTITA. La partita è stata brutta perché giuocata con rudezza. Chi avrebbe osato prevedere un simile andamento in un incontro fra due delle migliori squadre italiane note per la sicura consistenza del proprio sistema tecnico che riduce l'improvvisazione al minimo, e note altresì per la proverbiale cavalleria? Subito all' inizio il gioco si è fatto duro: dopo un quarto d'ora di azioni veloci ed equilibrate in cui già le difese si erano impegnate a fondo capitava il primo infortunio. Un pallone calciato da lontano si avviava ad uscire a lato della porta di De Prà: questi abbandonava il suo posto per raccogliere il ball e rinviarlo agli avanti, ma la sua mossa non era stata notata da Barbieri che intercettava il pallone e lo indirizzava verso la rete rosso-bleu convinto che il portiere fosse al suo posto, De Prà tentava di ritornare sui propri passi, ma per colmo di sfortuna scivolava. Il pallone filava chetamente e faceva il suo ingresso trionfale nella porta indifesa. I minuti che seguirono a questo curioso ed inaspettato incidente furono i migliori della partita. I genoani si buttarono impetuosamente alla ricerca del pareggio, né è a dire che la prima linea non svolgesse il solito bel giuoco. Neri tuttavia, non colmava sufficientemente il distacco che lo separava dai compagni. La sfuriata genoana non ebbe fortuna, anche perché i pali si allearono ai bianco-rossi, e nonostante che la palla danzasse spesso nell' area padovana. Lodolo in grande giornata, riusciva sempre a salvarsi. Al 23' un calcio d'angolo a favore del Genoa provoca una mischia inestricabile. Vediamo Lodolo tentare la parata alta e poi cadere pesantemente addosso a Santamaria il quale, rialzandosi, colpisce l'avversario con un pugno al viso. Lodolo va a terra e l'arbitro espelle giustamente il genoano. Ripreso il giuoco il Genoa batte un calcio d'angolo e Burlando con un magnifico colpo di testa segna il goal del pareggio. Il pareggio non chiarisce la situazione piuttosto tesa tra i giuocatori. Il Genoa prevale lievemente benché la prima linea sia mutilata. Catto si prodiga in modo spettacoloso e Sardi, benché azzoppato, giuoca con tutta l'anima. Bergamino sempre elegante e disinvolto non può porgere ai compagni le infinite occasioni della domenica precedente, essendo marcato tenacemente. Quello che non convince troppo del Padova è la prima linea: le belle discese a ventaglio e i ricami precisi ed accademici, virtù tecnica principale dell' attacco bianco-rosso, non appaiono. Una foga encomiabile, moltissima velocità, decisione nel tiro in porta anche a distanza, un gioco a folate aggressivo ed audace, staremmo per dire alla piemontese, se la frase non fosse passata di moda. Il primo tempo finisce alla pari. Nella ripresa il Genoa marcia con prevalenza di attacchi, ma il Padova coglie la vittoria. Nei primi minuti Modulo passa all' ala sinistra e monti III retrocede al fianco di Barzan. I mediani si limitano al gioco prevalentemente difensivo. IL GOAL DELLA VITTORIA PADOVANA. Qualche bruciante puntata padovana rompe di tanto in tanto il susseguirsi degli attacchi genoani: ricordiamo una fantastica parata di De Prà su tiro di Veronese al 13'. I bianco-rossi giocano evidentemente per il match nullo, ma di questo parere non sono i genoani che moltiplicano gli assalti piuttosto sconclusionati. Fioccano i calci di punizione e Bellini e De Vecchi sfiorano più di una volta i pali della porta di Lodolo. D'un tratto sboccia la vittoria padovana, con un perfetto tiro di Monti II da almeno 30 metri: la palla con una precisione straordinaria si infila nella rete di De Prà nell' angolo alto a destra. Sorpresa generale e subitaneo riaccendersi della mischia: ecco De Vecchi in prima linea e Sardi al posto di terzino, ma non rimane troppo a lungo a fianco di Bellini, poderoso e preciso spazzatore, e torna in prima linea. La battaglia è davvero furiosa e gli ospiti difendono con disperata e superba energia il preziosissimo vantaggio. Si avvicina la fine. Anche Bellini passa all' attacco lasciando solo de Prà muto e addolorato. Attorno alla palla grovigli paurosi di gambe! L'orgasmo è in tutti e nemmeno colla migliore buona volontà vien dato di scorgere un' azione appena discreta. La folla non urla più: l'acquerugiola che cade da un po' di tempo, aumenta lo sconforto e l'umore degli spettatori è più nero delle nubi minacciose che continuano ad addensarsi. Ecco la fine! I padovani tripudianti si abbracciano. Ne hanno in verità tutti i diritti. Ha arbitrato Alfieri della Virtus di Bologna. Per la cronaca: per il Genoa nessun calcio d'angolo contro; sette invece contro il Padova. Il Genoa era al completo e il Padova nella seguente formazione: Lodolo; Barzan, e Modulo; Fayenz, Monti II e Girani; Busini I, Melchior, Fagioli, Veronese e Monti III. Gazzetta dello Sport - 03 Marzo 1924, Milano .........................................................................................................
A.C.PADOVA – GENOA CLUB 2 - 1. Giornata grigia quella di ieri, anzi doppiamente grigia, sia nella cornice, sia nel quadro stesso della partita che fu incolore, scialba, la più brutta forse di quante siano state giocate in questa stagione sul campo di via del Piano. La sorpresa è venuta proprio a far capolino quando meno era attesa sulla ribalta delle competizioni calcistiche; il Padova che in cinque incontri consecutivi con i rosso-bleu aveva dovuto abbassar bandiera è riuscito invece a capovolgere la tradizione e ad affermarsi vittoriosamente proprio quando il successo sembrava lontano mille miglia dalla realizzazione. Invece la domenica calcistica si apre con un risultato il quale , appunto perché non era atteso, darà la stura ai commenti più svariati. Arbitro della partita fu Alfieri della Virtus di Bologna dinnanzi al quale le due squadre si erano allineate nella seguente formazione: Padova: Lodolo; Modulo, Barzan; Fayenz, Monti II, Girani; Busini, Melchior, Fagiuoli, Veronese, Monti III. Genoa: De Prà; Bellini, De Vecchi; Barbieri, Burlando, Leale; Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Bergamino. Il primo dei portieri ad essere impegnato fu De Prà, dopo due minuti in seguito ad un calcio di punizione, ma poco dopo Lodolo veniva seriamente chiamato al lavoro da due sgroppate di Catto, il quale al 5’ si vedeva un tiro respinto dall’ asta superiore del goal. Poi il Padova contrattaccò deciso, a larghe folate e con ampi sviluppi. La partita parve mettersi sulla buona strada e gli appassionati pregustarono un incontro di cartello. Ma il bel gioco fu cosa di breve durata. Un errore della difesa doveva fruttare agli ospiti il primo punto dopo il quale la partita diventava caotica, confusa, priva di ogni bellezza. Al 13’ infatti su di una lunga respinta dei loro terzini, gli avanti bianco-rossi puntavano dalla metà campo verso la porta genovese. Bellini cercava di intervenire ma falliva in pieno la palla. La situazione non era però per nulla compromessa, quando Barbieri accorso per rimediare all’ errore del compagno, tentava di allungare il tondo cuoio a De Prà ma lo indirizzava nell’ angolo opposto dove si trovava ad attenderlo il proprio portiere, il quale per colmo di sventura scivolava e cadeva mentre il pallone andava tranquillamente ad adagiarsi in fondo alla rete. La disgrazia si ripercosse immediatamente sull’ animo dei giocatori rosso-bleu. La partita riprese con grande irruenza e con molto impegno, ma con poca tecnica. In breve il Genoa ottenne due calci d’angolo. Nella mischia susseguita al secondo di essi Santamaria per reagire ad un colpo del portiere avversario lo colpiva a sua volta con un atto impulsivo e scusabile in parte con l’eccitazione del momento. L’arbitro però espelleva dal campo il genoano il cui atto doveva avere conseguenze gravi per tutta la squadra rimasta priva di uno dei migliori elementi. Non era ancora sedato l’incidente che Bergamino calciava un nuovo corner contro i padovani e Burlando raccogliendo il tiro riusciva a pareggiare per il Genoa. Il primo tempo non ebbe altri momenti di notevole rilievo. Entrambi i portieri furono impegnati ma non pericolosamente, poiché il Padova non riusciva ad avvicinarsi troppo a De Prà e tentava la via del goal con tiri da lontano, il Genoa per la diminuita efficienza del suo attacco, mancava di prontezza nello spunto decisivo. La ripresa ebbe inizio e continuò con egual ritmo. L’attacco rosso-bleu, che pure si trovò più sovente all’ offesa che non l’avversario, non seppe combinare nulla di serio e di pericoloso per Lodolo. La difesa del Padova ebbe buon gioco e si mantenne salda. A metà del tempo si aveva l’azione che doveva dare la vittoria agli ospiti. Da una trentina di metri Monti II riusciva a sferrare un tiro fortissimo nell’ angolo sinistro in alto della porta genoana. De Prà, colto alla sprovvista, non riusciva che a toccare con una mano la palla che finiva in fondo alla rete. Da questo momento sino alla fine la partita non ebbe che una fisionomia: il Genoa all’ attacco alla febbrile ricerca del pareggio. De Vecchi passò tra gli avanti senza però portare ad essi quel soffio vivificatore e senza riuscire a provocare quell’ azione dalla quale la porta avversaria potesse ancora venire violata. Non si combinò più nulla di serio e nulla di buono e il fischio finale di Alfieri venne a porre fine alla contesa dalla quale nessuno dei due undici meritava di uscire vincitore. La storia del foot-ball non si smentisce. Una delle prerogative principali di questo gioco che trascina le folle agli entusiasmi più alti è data appunto dall’ in….. Non si può mai…. Uscirà vincitrice …. Se questa ….. presenta facile per una delle due contendenti. Si contano in gran copia gli esempi delle sorprese clamorose e se quella di ieri non è stata in fondo una delle più forti, essa costituisce tuttavia una dimostrazione delle più pratiche che il gioco del calcio ha sovente i suoi capricci proprio come una bella donna. La sconfitta del Genoa è dovuta innanzi tutto alla mancanza di Santamaria, assente per circa settanta minuti. Le cose sarebbero indubbiamente proceduto in maniera diversa se il vecchio Maia, dal quale partono sempre le azioni e gli spunti più pericolosi, si fosse trovato in campo per tutto l’incontro. Con la sua assenza l’attacco genoano si è disunito, è quasi naufragato, ha dato insomma a divedere di essere organismo privo del cervello. In secondo ordine possono essere posti gli altri motivi dell’ insuccesso dei campioni d’Italia, la poco felice giornata di qualche suo elemento e la concorrenza del carnevale che impazza turbinosamente. Il Padova si è dimostrato omogeneo, forte e potente. La sua difesa è stata pronta e sicura, i mediani redditizi, gli attaccanti decisi. Il compito dei bianco-rossi è stato del resto facilitato dalla poco buona giornata dei rosso-bleu. Delle varie linee padovane quella dei terzini è parsa la più solida, mentre il Genoa ebbe nei mediani gli uomini più redditizi. Concludendo possiamo ripetere che nessuna delle due contendenti, così come hanno giocato ieri, meritava di vincere. Infatti nessun goal dei tre segnati venne a concludere un azione di gioco bene organizzata. Nessuna squadra si dimostrò ieri capace di portare a compimento un attacco bene abbozzato. Il Piccolo di Genova, 03 Marzo 1924, Genova .........................................................................................................
18° Giornata – 02 Marzo 1924 Alessandria – Novara 0 - 0; Brescia – Casale 3 - 0; Genoa – Padova 1 - 2; Juventus – Sampierdarenese 4 - 1; Livorno – Internazionale 3 - 0; Virtus Bologna – Modena 1 - 1. Classifica: Genoa 27; Livorno 23; Padova 22; Modena 21; Alessandria e Internazionale 20; Juventus 19; Casale 16; Sampierdarenese 14; Novara 12; Brescia 9; Virtus Bologna 5. Note: Alessandria, Genoa, Juventus, Padova, Livorno e Sampierdarenese 1 partita in meno. Internazionale 2 in meno.
SAMPIERDARENESE batte GENOA 1 - 0. Sampierdarena, 16. - A 7 giorni di distanza dalla prova internazionale in cui la squadra rosso-bleu impegnava ben sei uomini, il Genoa viene piegato di misura da una compagine che sulla carta era nettamente chiusa. La sconfitta odierna è la conseguenza della massacrante partita giocata domenica scorsa contro i focosi giocatori iberici. De Prà doveva lasciare la guardia della rete a un volenteroso allievo, Burlando, la salda colonna degli "azzurri" cedeva il posto a Costella e infine De Vecchi in cattive condizioni di salute non trovava al suo fianco l'aitante Bellini col quale aveva formato una coppia difensiva di grande rendimento. Si aggiungano la sostituzione di Santamaria con Mariani e la cattiva giornata di Catto. Vi è di che scusare ampiamente la non disonorevole prova dei campioni d'Italia che seppero dopo 45 minuti di gioco fondere le loro linee e rendere duro il compito ai tenaci avversari. Il fattore morale ha agito come molla potente sulla generosa squadra sampierdarenese e la vittoria fu afferrata in virtù del suo spirito di sacrificio che nell' ultima parte dell' incontro rasentò i limiti dell' eroismo. Sulla partita, tirata con una velocità indiavolata, non vi è troppo da dire. Se non fu giocata secondo i dettami della tecnica, essa tuttavia ebbe il potere di incatenare l'attenzione degli spettatori. Nella squadra sampierdarenese si notarono parecchie deficienze neutralizzate dalla qualità degli elementi migliori, tra i quali ricordiamo Raggio, Cambiaso e la difesa. L'incontro fu seguito da una folla imponente che tributò una calda ovazione a De Prà al quale la società ospitante offerse una medaglia d'oro a ricordo della meravigliosa prova contro la Spagna. La partita ha un inizio veloce. La difesa genoana subisce l'offensiva sampierdarenese.Poi i rosso-bleu scattano all' attacco. Un tiro di Sardi passa alto e una discesa di Mariani dice chiaramente che i genoani non sono disposti a subire la prevalenza sampierdarenese. Al 28' Neri da pochi metri calcia troppo alto e due minuti dopo Sardi sfiora il palo laterale. I rosso-neri si lanciano con ardore alla lotta e alla fine del primo tempo sono in vantaggio. L'iniziativa è ai sampierdarenesi anche nei primi minuti della ripresa. Cambiaso, dopo una discesa in linea, manda a Raggio che può saettare in goal un pallone imparabile. E' il punto della vittoria salutato con giubilo dai sampierdarenesi. La battaglia riprende veloce. De vecchi cambia posto con Costella e passa al centro della linea mediana. Il Genoa sembra subire una notevole trasformazione e passa all' attacco. La sua offesa è bruciante e la sua superiorità netta. La Sampierdarenese viene costretta in corner per 4 volte consecutive. Ma la ferrea difesa di Carzino, Righetti e Bergamino II impedisce alla squadra rosso-bleu di segnare. Negli ultimi minuti registriamo un brillante ritorno dei sampierdarenesi. La partita termina su attacco degli ospitanti. Gazzetta dello Sport - 17 Marzo 1924, Milano .........................................................................................................
SAMPIERDARENESE batte GENOA 1 - 0. - Di fronte ad un pubblico quanto mai numeroso, malgrado gli esagerati prezzi da... match internazionale - e dove i supporters rumorosi della squadra rosso-bleu erano in abbondanza i poulains del sig. Galoppini cultore del giuoco del calcio, si sono presi la rivincita. Ed hanno con una partita indimenticabile snervante, tutta foga e velocità, cancellato il ricordo di un 4 a 0, in una giornata inclemente, handicappati da giocatori in istato di inferiorità. Ed in una radiosa giornata tiepida di sole, i rosso-neri hanno vinto. E vinto bene, se pure il Genoa era mancante di Bellini, di Burlando, De Prà e Santamaria. Ma è ovvio rammentare che il Genoa, rimpiazzando bene gli assenti, è sceso in campo in una di quelle edizioni che le ha arriso più volte la vittoria contro squadre di indubbia classe. Del Genoa ad onor del vero, han deluso Mariani e Castello, mentre Catto, pur non brillando, ha giuocato bene, in uno con Bergamino, Seriolo il portiere, se l'è cavata bene senza infamia e senza lode. I rosso-neri si sono buttati, anima e corpo nella mischia con ardore con frenesia, con impeto: la linea attaccante ha fatto mirabilia. Carzino ha giuocato una delle sue più belle partite. Il piccolo Raggio, l'artefice della vittoria, è stato il migliore atout rosso-nero; possenti e decisi i terzini; agile, sicuro nelle sue belle parate, Carzino. Per la cronaca: Molta elettricità sul campo, nessun incidente. Prima del match, venne offerta dalla Direzione della Sampierdarenese, con acconcie frasi di circostanza del consigliere Mereta, una ricca medaglia d'oro al portiere rosso-bleu De Prà che tanto onore si fece nel memorabile match contro la Spagna. Il Secolo XIX - 18 Marzo 1924, Genova .........................................................................................................
19° Giornata – 16 Marzo 1924 Internazionale – Alessandria 1 - 0; Modena – Juventus 1 - 1; Novara – Casale 2 - 3; Padova – Virtus Bologna 3 - 0; Sampierdarenese – Genoa 1 - 0; Brescia – Livorno (rinviata). Classifica: Genoa 27; Padova 24; Livorno 23; Internazionale e Modena 22; Alessandria e Juventus 20; Casale 18; Sampierdarenese 16; Novara 12; Brescia 09; Virtus Bologna 05. Note: Alessandria, Brescia, Genoa, Juventus, Padova e Sampierdarenese una partita in meno. Internazionale e Livorno due in meno. Brescia – Livorno recuperata il 15 Giugno 1924.
GENOA – JUVENTUS 1 – 1. Genova, 23. L’esperienza ci insegna che non si possono pretendere tecniche virtuosità dagli incontri di campionato di valore decisivo. Quanto però ci hanno offerto oggi Genoa e Juventus è al di sotto di ogni più modesta pretesa. La Juventus scesa in campo riva di Gianfradoni, di Bigatto e di Pastore, anche a ruoli ridotti mal celava l’intimo desiderio di rivalersi della mala sorte e di riconquistare almeno qualcuno dei punti… immolati per l’infortunio di Rosetta! I rosso-bleu hanno esattamente valutato le difficoltà dell’ incontro e la risoluta decisione degli avversari. Preoccupazione palese che si è determinata e rivelata in più di un giocatore: azioni precipitate, materiale d’impeto più che di preciso calcolo e di scienza, stretta vigilanza sull’ uomo più che rigido controllo e padronanza sulla palla, ostinati individualismi a tutto danno d’una efficiente coesione di gioco. Sembrava oggi che il Genoa volesse di proposito rinunciare a quanto costituisce ormai una indiscussa sua prerogativa e una fulgida tradizione! La Juventus con fine intuito ed esatta percezione ha presto impiegato la miglior tattica: risoluta decisione, coraggiosa foga combattiva, gioco largo essenzialmente basato su rapidi spostamenti d’uomini. Difesa e halves juventini riescono così a spezzare con discreta facilità le malcerte trame degli avanti genoani. Dove mai la possanza, la forza di penetrazione, la valida intesa disciplinata degli attaccanti genoani che baldamente travolse all’ inizio della stagione i più ardui baluardi difensivi! Moruzzi debuttante nel ruolo di ala destra merita attenuanti, Catto non è riuscito a stabilire con gli interni Sardi e Santamaria una efficace intesa: brillanti puntate offensive ma in proficue, perché troppo personali. Bergamino è fuggito alla grigia giornata degli avanti genoani. La Juventus è riuscita così a strappare il match pari. Molte volte gli avversari assumono il ruolo di alleati! Una parola di elogio merita la difesa juventina. Bruna non ha accusato un attimo di di esitazione o di rilassatezza: energico, preciso, instancabile. Novo, rudemente colpito nel primo tempo ha condotto coraggiosamente a termine la partita con un occhio semichiuso. Combi ha parato persino un calcio di rigore: cosa si richiede di più ad un portiere. Ottima la difesa genoana: De Prà, una volta ancora all’ altezza della situazione. Bellini non è più soltanto una promessa: degnamente sta a lato di De Vecchi. Un incontro privo di fasi di saliente rilievo. Pioggia insistente, uggiosa, che negli ultimi minuti del match si è convertita in diluvio; terreno insidiosissimo; accentuata foga nei due campi; meticolosità severa dell’ arbitro nell’ frenare troppo accese azioni di gioco e nel fischiare offside non sempre autentici. Primo tempo scialbo, incolore. Un solo vivido guizzo improvviso, al 17’ minuto. Bergamino discende rapido, Santamaria si sposta velocissimo e passa al centro, Catto abbozza una finta, Sardi spara in goal! Azione fulminea, travolgente: il Genoa segna un punto all’ attivo. In un rude incontro Novo è colpito al viso da Santamaria; breve sospensione del gioco. La ripresa è vivace. La Juventus tenta il pareggio; Grabbi è a più riprese “bloccato” da De Vecchi, insufficiente Gallo sulla sinistra juventina. Monticone sorregge il maggior peso della linea di sostegno juventina. Al 14’ minuto Munerati, libero, da trenta metri fulmina un alto tiro spiovente sul goal difeso da De Prà. Colpo alla sprovvista: la Juventus pareggia. Il pubblico reclama a gran voce la riscossa dei genoani. Calcio di punizione contro la Juventus tirato da Bellini: successivo infruttuoso corner a favore del Genoa. L’arbitro vede un fallo di mano di Bruna nell’ area di rigore: penalty! Verrebbe fatto di chiedersi se esista un trainer nel Genoa! Il pubblico urla “tiri De Vecchi”, “tiri Sardi”, “tiri Bellini”…. Bellini tira, Combi con fulmineo plongeon respinge a lato. Anche il corner non dà frutti al Genoa. Prima De Prà poi Combi giacciono a terra contusi, dopo essersi esibiti in spettacolose parate. Il Genoa sotto l’acqua diluviante tenta negli ultimi dieci minuti di conquistare l’ambita vittoria. Invano si prodigano gli halves rosso-bleu. Severino Cattaneo fischia l’alt. Match pari: uno a uno. L’incontro è stato preceduto da una simpatica cerimonia. Il collega avv. G.C.Corradini offre a De Prà un orologio e una medaglia d’oro. Ispirate parole accompagnano il dono degli sportivi al valoroso eroico portiere del match contro la Spagna. E.d.g. Gazzetta dello Sport - 24 Marzo 1924, Milano .........................................................................................................
GENOA CLUB – JUVENTUS F.C. 1 – 1. La partita di ieri fra rosso-bleu e bianco-neri è stata fonte di nuove amarezze per la folla genoana. I campioni d’Italia non sono riusciti a spuntarla contro i rivali torinesi e, pur avendo marcato nel corso della partita una netta e convincente superiorità, non hanno potuto far di meglio che concluderla con un incontro pari. Alla fine del primo tempo parve che il Genoa, il quale chiudeva i quarantacinque minuti con un goal di vantaggio, dovesse terminare l’incontro vittoriosamente. La sua superiorità sugli ospiti, fino a quel momento, era parsa chiara anche se l’attacco non aveva funzionato completamente, pure tutta la squadra aveva lasciato di sé una buona impressione poiché la foga juventina era stata contenuta e la difesa avversaria già subito uno smacco. Non così invece fu la ripresa. Il Genoa l’iniziò senza convinzione, senza impegno. La certezza del successo si era ormai tanto radicata nella folla e nei giocatori che una possibilità contraria non appariva neppure lontanamente nelle previsioni finali dei più. Ma intervenne invece il goal dei torinesi, goal ottenuto in seguito a fortunata ma regolare azione, a far ripiombare i presenti in preda allo scoramento che s’impossessa facilmente del pubblico genoano quando le cose volgono male per i propri beniamini. La squadra invece ne colse come una frustata. Mancava ancora più di una mezz’ora alla fine e la possibilità di riportare le azioni in vantaggio erano ancora molte. Per un quarto d’ora il Genoa giocò d’impeto, di forza, ma la Juventus non cedette. Il gioco diventò duro, caotico, confuso ma non diede luogo ad azioni di rilievo. A venti minuti dalla fine i rosso-bleu vedevano i loro sforzi rabbiosi sul punto di essere concretizzati. In una mischia nell’ area fatale un bianco-nero commetteva un fallo che l’arbitro puniva con un calcio di rigore. Ma era detto che la rete di Combi non dovesse più venire violata perché il portiere juventino riusciva con un tuffo preciso a deviare il tiro di Bellini ed a salvarsi in corner. Da questo momento la partita ridiventa priva di ogni bellezza ed a guastarla del tutto concorse un violento acquazzone che ridusse in breve tempo il terreno in condizioni disastrose. Il Genoa s’arrabattò inutilmente alla conquista del successo, mentre gli ospiti paghi del risultato nullo si difendevano con tutta la loro forza e potevano riuscire nel loro intento. Se la partita di ieri costituisce per la Juventus un successo tanto più notevole per il fatto che essa era scesa in campo priva di Pastore, Gianfradoni e Bigatto, il risultato non depone certamente a favore dei rosso-bleu i quali già da tempo, e non attraverso un solo incontro, hanno dato prova di non trovarsi nelle migliori condizioni di forma. Per la sconfitta col Padova vi furono attenuanti d’importanza che deposero in favore dei rosso-bleu, così come queste attenuanti si ripeterono per il match di otto giorni or sono con la Sampierdarenese: per la prova di ieri il Genoa non può che invocare le attenuanti generiche. Se si vaglia e si esamina con passionalità il gioco fornito ieri dai campioni d’Italia bisogna convenire che essi non hanno dato che la quarta parte di quello che di solito sanno produrre quando si trovano in piena efficienza. Crisi di squadra? Crisi di uomini? Mancanza d’impegno? Un po di tutto assommato. Con la Juventus parecchi uomini di De vecchi hanno dato l’impressione di un intorpidimento generale, a cominciare da De Prà che si lasciò sorprendere da un tiro di Munerati calciato da una ventina di metri, per finire ai forwards dei quali solamente Bergamino tirò fino alla fine con impegno e buona volontà. I mediani e i terzini furono invece continui e costanti. La Juventus che, come abbiamo detto, mancava di tre uomini, deve il suo successo alla grande buona volontà ed al grande impegno posto nell’ esplicazione del suo giuoco. Come complesso di squadra essa lasciò molto a desiderare ed i suoi uomini emersero in tono crescente dal forwards al portiere. Gli avanti furono privi di coesione e collegamento un po’ migliori si dimostrarono i mediani imperniati sull’ infaticabile Monticone mentre la difesa fu solidissima. Bruna e Combi hanno il merito maggiore, insieme a Monticone, del risultato lusinghiero dei bianco-neri. I goals vennero segnati uno per tempo. Sardi coronò la supremazia che i suoi compagni dimostrarono nei primi quarantacinque minuti con un goal magistrale ottenuto con un forte tiro su passaggio di Santamaria e dopo un abile finta di Catto. Questo succedeva dopo 17 minuti di gioco. Gli ospiti pareggiavano nella ripresa in seguito a un preciso tiro di Munerati, il quale avuto il pallone da Grabbi, poteva liberamente calciare da una ventina di metri e mandare, indesiderata ospite, la palla nella rete di de Prà che tentava inutilmente ed in ritardo la parata. Al 25’ si verificava il caso del calcio di rigore tirato da Bellini e parato da Combi. In tutta la partita quattro calci d’angolo contro la Juventus ed uno in suo favore. Arbitro Cattaneo del Milan Club. Le squadre: Genoa: De Prà, Bellini, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Moruzzi, Sardi, Catto, Santamaria e Bergamino. Juventus: Combi, Novo, Bruna, Albera, Monticone, Barale, Grabbi, Munerati, Audisio, Ferrero e Gallo. Il Piccolo di Genova - 24 Marzo 1924, Genova .........................................................................................................
20° Giornata – 23 Marzo 1924 Alessandria – Brescia 4 - 0; Casale – Livorno 2 - 0; Genoa – Juventus 1 - 1; Modena – Padova 0 - 0; Internazionale – Novara 2 - 1; Virtus Bologna – Sampierdarenese 2 - 0. Classifica: Genoa 28; Padova 25; Internazionale 24; Modena e Livorno 23; Alessandria 22; Juventus 21; Casale 20; Sampierdarenese 16; Novara 12; Brescia 09; Virtus Bologna 07. Note: Alessandria, Brescia, Genoa, Juventus, Padova e Sampierdarenese 1 partita in meno. Internazionale e Livorno 2.
GENOA CLUB – S.G. VIRTUS 1 – 1. Bologna, 20. Non si può commetare l’incontro fra la Virtus e il Genoa se prima, contrariamente al solito, non si esamina il valore dell’ arbitro. Francamente c’è da meravigliarsi come a dirigere una partita che aveva somma importanza agli effetti della classifica per ambedue le squadre e perciò sarebbe stata disputata col maggior accanimento, sia stato mandato un arbitro impari alla bisogna. Fin dall’ inizio il signor Torriti, della Libertas di Firenze si è dimostrato di una estrema debolezza e non ha saputo mantenere il gioco nei limiti di una schermaglia vivace e non violenta. Le azioni hanno peggiorato continuamente, tanto che il pubblico imponente che gremiva il campo di gioco ha avuto l’impressione, in taluni momenti, di assistere piuttosto ad una manifestazione pugilistica che ad un match di calcio. L’arbitro che, a nostro parere, doveva prendere seri provvedimenti nei riguardi dei colpevoli, non lo ha fatto ed ha in tale guisa permesso che il gioco degenerasse e si facesse la constatazione che avvenisse fra i 22 uomini proprio una vera caccia all’ uomo per menomarlo nelle sue condizioni fisiche. Se si aggiunge a ciò parecchi errori di visione da parte del dirigente dell’ incontro, se si ha senz’altro l’impressione che il match non sia riuscito né bello né attraente, e che nessuna delle due squadre ha saputo svolgere azioni tecniche, di quella tecnica che suole sollevare l’entusiasmo e suscitare l’emozione degli spettatori. Ad ogni modo la squadra cittadina ne è uscita con grande onore, poiché ha chiuso l’incontro con esito nullo col celebrato squadrone dei campioni d’Italia. Nei primi 45 minuti la Virtus ha avuto un leggero predominio e più sovente ha saputo portare insidiosi attacchi alla rete genoana. Nella ripresa invece gli ospiti che mancavano di Bellini e di De Prà, hanno avuto qualche bello svolgimento di azioni ed hanno quasi costantemente dominato, ma non hanno saputo concludere e specialmente hanno trovato un ostacolo formidabile e impenetrabile nei due terzini avversari e nel portiere, il quale ultimo ha indubbiamente giocato la miglior partita dell’ annata. Ora, con tale superiorità la squadra rosso-bleu non ha destato soverchia impressione e non è stata all’ altezza della sua fama: cosicché si è potuto facilmente comprendere gli insuccessi che dovette subire in questi ultimi tempi. In complesso quindi un match caotico, in cui la Virtus ha fatto un ottima prova a conferma del suo continuo miglioramento ed un Genoa in condizioni non troppo buone, tanto che prevediamo che, a meno di una brillante ripresa, ben difficilmente potrà rinnovare la vittoria finale della decorsa stagione. Appena fischiato l’inizio, la Virtus discende veloce e compatta all’ attacco impegnando immediatamente ed efficacemente la difesa avversaria. L’attacco bolognese, ben nutrito, si manifesta subito pericolosissimo e si mantiene a contatto del trio estremo di difesa rosso-bleu. Tutti i concittadini dimostrano una decisione ed una foga ammiratissimi al contrario degli avversari, che non riescono a ritrovarsi. Appena tre minuti di gioco e i concittadini raccolgono il loro punto, su corner, per merito di Bacciglieri. Questi tira la palla da una quindicina di metri, essendosi spostato alquanto indietro. Il pallone passa fra viluppi di gambe, viene appena sfiorato da De Vecchi e si adagia infine in goal, mentre il portiere coperto non può tentare la parata. Il punto suscita grande entusiasmo e la partita riprende incalzante. Verso il 30.o minuto il Genoa accenna a scuotersi, Bergamino e Catto sono i più attivi fra gli avanti, mentre fra gli halves l’unico che si salvi è il Barbieri che fornisce ai suoi primi ottimi palloni. Al 28.o Catto, sfuggito a Vannini, impegna Gelati. Al 43.o minuto notiamo un tiro alto dello stesso Catto e a tutta risposta una magnifica rovesciata di Baviera che trova Seriolo pronto alla parata. Il Genoa ha una risposta immediata e Sardi, avuto il pallone da Leale, compie un tiro alto e forte da una trentina di metri, effettuando il pareggio. La ripresa ha avuto uno svolgimento ancora più caotico. Calci, pugni, marcature terribili: di tutto si è visto. E l’arbitro ha lasciato fare comodamente, senza scomporsi e senza frenare con decisioni severe. In questo caos la prevalenza è stata particolarmente a favore degli ospiti. Al 16.o minuto un corner contro la Virtus è stato calciato fuori da Mariani. Al 21.o una bella discesa bolognese non viene sfruttata perché il tiro che la conclude passa alto. Al 26.o minuto è Catto a compiere un bel tiro, il quale pure passa alto. La Virtus combina una buona discesa al 35.o minuto, in seguito alla quale un tiro di Bacciglieri viene rimandato dal palo. Poi null’ altro di notevole fino alla fine. Il Piccolo di Genova - 31 Marzo 1924, Genova .........................................................................................................
La Virtus si prende il lusso di pareggiare con i genoani. VIRTUS - GENOA 1 – 1. Bologna, 30 – La Virtus impegnatasi nella battaglia con foga ed energia, è pervenuta a soli tre minuti dall’ inizio a segnare il suo goal. Costretti i genoani in corner, questo è tirato da Rivolo; Bacillieri riprende da quindici metri e con un tiro deciso, se non proprio imparabile, sorprende la difesa rosso-bleu e segna. Il Genoa pareggia al 32. minuto effettivo del primo tempo con Sardi il quale sfuggito alla vigilanza dei terzini bianco-celesti, manda il pallone nell’angolo destro alto della rete di Gelati. L’incontro si è chiuso su questo risultato ma la Virtus che oggi ha giuocato come poche volte, ha mantenuto per tutto il primo tempo una marcata superiorità sui campioni d’Italia i quali ancora una volta hanno fatto una esibizione poco onorevole. In evidente declino per il surmenage di alcuni loro uomini i rosso-bleu hanno anche cercato di supplire con il gioco forte e sovente irregolare, alle manchevolezze che la squadra è andata accusando. I bianco-celesti hanno risposto per le rime approfittando della eccessiva magnanimità dell’ arbitro Torriti di Firenze e la partita ne ha sofferto grandemente. Il Genoa che era privo di De Prà e Bellini e con Mariani all’ ala destra, ha subito nel primo tempo il predominio dei concittadini, i quali a più riprese riescono a scavalcare la seconda linea genoana e a portarsi coraggiosamente sotto la rete degli ospiti. La Virtus che ottiene anche un calcio di punizione dal limite dell’ area di rigore.; verso la fine i rosso-bleu si riprendono ma Sardi e Catto tirano fuori due non difficili palloni. I bianco-celesti alla loro volta sbagliano per troppa precipitazione. All’ inizio del secondo tempo, mentre il tema della partita non accenna a farsi corretto, è ancora il Genoa che è in prevalenza. Barbieri, il migliore dei rosso-bleu, sorregge instancabilmente la prima linea. Bacillieri manda alto un magnifico traversone di Rivolo. Ancora un tiro al volo di Catto, che Bacillieri ripete subito dopo. Il serrate finale trova entrambe le squadre che si sono prodigate su di xxx xxx allo stremo delle forze. Gazzetta dello Sport - 31 Marzo 1924, Milano .........................................................................................................
21° Giornata – 30 Marzo 1924 Alessandria – Casale 5 - 1; Internazionale – Brescia 3 - 0; Juventus – Padova 3 - 0; Virtus Bologna – Genoa 1 - 1; Livorno – Novara 3 - 1; Sampierdarenese – Modena 1 - 0. Classifica: Genoa 29; Internazionale 26; Livorno e Padova 25; Alessandria 24; Juventus e Modena 23; Casale 20; Sampierdarenese 18; Novara 12; Brescia 09; Virtus Bologna 08. Note: Alessandria, Brescia, Genoa, Juventus, Padova e Sampierdarenese 1 partita in meno. Internazionale e Livorno 2.
La vittoria sul Modena spiana ai genoani la via alla conquista del girone. GENOA batte MODENA 4 – 1. Genova, 13 – Premeva molto al Genoa dimostrare che le instabilità di forma della squadra rosso-bleu, frutto non erano che della continuata attività e delle precarie condizioni fisiche di qualche “atour”. A questo scopo i rosso-bleu sono riusciti, poiché è bastato un leggero riposo per rimetterli in efficienza. I rosso-bleu hanno condotto il primo tempo in maniera indiavolata ed hanno contrapposto alla calma e compassata resistenza avversaria, un sistema di giuoco a rapide e rapide folate. Addirittura sconvolgente. La squadra emiliana, oltreché una linea di sostegno robustissima (Scaltriti fu però inferiore alla sua fama), possiede una quintetto d’attacco duttile e scorrevolissimo. La cronaca, breve del resto, vede, dopo un reiterato assaggio genoano alla porta modenese, il primo goal dei rosso-bleu al 16.o minuto. Un tiro di Bergamino è parato in modo meraviglioso da Brancolini con un salto che ha dell’ acrobatico: la respinta, a pugno, del modenese non ha fortuna, Santamaria che sopraggiunge di corsa, infila con un aggiustato colpo di testa. Al 18.o il bottino genoano si arricchisce con un goal, segnato da De Vecchi, su calcio di punizione. Il Modena subisce intanto diversi calci d’angolo che mettono a dura prova il coraggio e la classe del difensore modenese. Nella ripresa che si inizia alle 16.20, Sardi segna al 2’ approfittando di un attimo di rallentamento modenese, mentre Santamaria, contuso, cambia il posto con Bergamino. Segue un monotono periodo di inattività genovana: ne approfittano gli avversari, che audacemente puntano su De Prà ed hanno fortuna poiché Lolli, scartati i terzini rosso-bleu, riesce ad infilare la rete genoana. Gli incoraggiamenti della folla sferzano i genoani, che si buttano ancora all’ attacco stringendo nella loro area i modenesi. Al 38.o Sacchetti commette un fallo di mano che De Vecchi non riesce a sfruttare, mentre De Prà è ancora chiamato al lavoro. Al 42.o Cuttin spreca, da due metri, una abile discesa di Mazzoli. Sta per scoccare la fine e Sardi tenta la via del goal. Impeditone violentemente da un avversario, l’arbitro fischia la punizione. Il calcio di rigore inevitabile è tramutato in goal da De Vecchi. Sul susseguente rinvio l’arbitro fischia la fine. Gazzetta dello Sport - 14 Aprile 1924, Milano .........................................................................................................
GENOA CLUB – MODENA F.C. 4 – 1. La combattuta e veloce partita di ieri che Crivelli ha diretto alla maniera sua solita, si è chiusa con una netta quanto meritata vittoria genoana. Nella luminosa giornata primaverile il team rosso-bleu, giuocando con fede una energica partita, ha saputo scrollar di dosso quell’ ombra di decadimento morale e fisico che da parecchie settimane l’opprimeva e lo costringeva ai più sconcertanti ed inattesi smacchi. Ritrovando se stesso il Genoa non solo si è assicurato il posto di capo classifica del girone A, ma ha riconquistato la sua forza migliore: la sua saldezza morale. La sua convincente affermazione sugli spigliati canarini modenesi ha infine servito a fugare la giustificata apprensione per la sorte della squadra del cuore, apprensione che affliggeva da tempo gli innumerevoli supporters dei campioni d’Italia. In sostanza, di fronte ad una buona squadra, saldamente inquadrata e praticante con sorprendente continuità un gioco veloce e deciso, il Genoa ha luminosamente dimostrato di possedere sempre l’altissima classe che lo ha fatto l’anno addietro, l’eletta tra le squadre italiane. Accoppiato alla classe eccelsa, singola e collettiva, ha vibrato ieri nella squadra rosso-bleu un sano ardimentoso entusiasmo ed un incomparabile spirito di combattività. Il gioco non ha mai languito ieri sul ground di Marassi e ciò non sempre per merito dei modenesi. Il Genoa si è impegnato con i suoi mezzi migliori e con progressivo sforzo volitivo fin dalle prime battute del match e la sua azione varia e piacente seppure metodica e ordinaria, non si è affievolita che in rade pause solo quando il giuoco aveva già largamente fruttato. Venuto il goal modenese, i rosso-bleu attaccarono ancora energicamente il quarto punto fu da essi segnato su calcio di rigore, pure esso venne giustamente ad indicare la loro superiorità anche sul finire della partita. La fiamma che ha scaldato il fuoco genoano, tanto lodevole quanto inconsueta, ha dato i suoi buoni frutti ed i primi ad avvedersene furono certo i giuocatori rosso-bleu i quali presentando nel lodevole sforzo di volontà ed anzi animando sempre più il loro giuoco, riusciranno certamente ad affermarsi in maniera migliore nei prossimi due cimenti. Il Genoa aveva ieri ogni suo elemento in ottime condizioni di salute cosicché mentre abbiamo potuto ancora una volta la salda possenza del trio di sostegno che, specie nel primo tempo ha marciato senza intoppi e con molta coordinazione, abbiamo visto giuocare assai bene i cinque attaccanti rosso-bleu i quali sono riusciti a combinare come raramente hanno saputo nelle prove precedenti. Neri, redivivo, dopo un lungo periodo di indisposizione ha giuocato in modo veramente ottimo e Santamaria è stato come sempre, l’astuto e abile impostatore delle migliori discese genoane; ha giuocato in maniera splendida e Sardi e Catto hanno completato ottimamente l’attacco. La difesa, che annoverava Moruzzi accanto a De Vecchi, è stata salda e sicura come sempre. Dal Modena non si poteva attendere di più. Questa squadra è assai veloce e svolge un gioco deciso, basato sull’ estrema mobilità di ogni suo elemento e sa a rabbiose folate investire le più resistenti difese. Uno speciale accenno bisogna fare al giovane Brancolini, il quale anche ieri si è prodotto in numerose parate ricche di ardimento e di bravura. Egli ha commesso un solo errore che gli è costato il goal di De Vecchi su calcio di punizione. Ottimi i terzini e la seconda linea imperniata sul lungo Scaltriti. Agli ordini di Crivelli le due squadre poco dopo le quindici, si allineano in campo nella seguente formazione: GENOA: De Prà, Moruzzi, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria e Bergamino. MODENA: Brancolini, Boni, Sacchetti, Pedrazzi, Scaltriti, Benassati, Mazzoli, Manzotti, Vezzani, Cuttin e Forlivesi. Il Genoa parte immediatamente all’ attacco. Nei primi dieci minuti i rosso-bleu ottengono tre calci d’angolo, dopo aver ripetutamente impegnato Brancolini. Il Modena si scuote ed ottiene un calcio d’angolo al 12’. Dopo 4 minuti, al 16’ il Genoa concreta la sua superiorità con un goal segnato di testa da Santamaria su respinta di Brancolini ad un traversone di Bergamino. Il Modena sembra disorientato dal poderoso giuoco dei genoani ed al 18’ è ancora in corner. Al 19’ De Vecchi, su calcio di punizione da venti metri, sorprende Brancolini ed ottiene il secondo punto per la sua squadra. Il giuoco prosegue senza soste. Il Modena cerca inutilmente di contrattaccare ma raramente i canarini riescono ad impegnare De Prà. Prima del finire del primo tempo il Genoa ottiene ancora cinque calci d’angolo che obbligano i modenesi in disperata difesa. Dopo due minuti dall’ inizio del secondo tempo Santamaria, fuggito all’ ala riesce a mandare la palla al centro e Sardi raccogliendola può segnare di testa il terzo goal. La vittoria che ormai si delinea sicura e convincente toglie molta combattività ai rosso-bleu. Di questo ne approfittano gli ospiti per portare alcuni veloci attacchi. In uno di questi Vezzani, su passaggio di Mazzoli, sfugge a Leale e De Vecchi e segna imparabilmente al 21’. Il finire è ancora nettamente in favore dei concittadini. Brancolini si salva ripetutamente ma al 44’ per fallo di boni su Sardi, l’arbitro infligge al Modena un calcio di rigore che De Vecchi trasforma facilmente in goal. Il Piccolo di Genova - 14 Aprile 1924, Genova .........................................................................................................
LA RISCOSSA GENOANA. Due sono le noti salienti della giornata di sport calcistico: la ripresa trionfale della marcia ascensionale degli uomini di De Vecchi e la dura sconfitta doriana a Legnano, sottolineata purtroppo da fattacci successi sul campo. La falange di supporters di colore rosso-bleu aspettavano con malcelata ansia la prova decisiva dello squadrone del cuore: i famosi quindici giorni di riposo avranno bene influito sugli uomini di Garbutt permettendo loro la ripresa di forma , o avranno ancora appesantito il loro surmenage? Grave dilemma. Ma il Genoa ha voluto dare una esibizione meravigliosa del suo gioco nella prima metà del tempo: due goals segnati all’ attivo, ed una girandola scoppiettante ed entusiasmante di azioni su azioni, l’una più pericolosa, tecnica, curata e decisa dell’ altra. I forwards genoani, completati degnamente da un Neri in gran forma, hanno sfoggiato un ricamo e una decisione invocata vanamente in tanti altri match. Fuga delle ali, e concentramento al centro. Poi, quando i canarini già afferravano questa tattica: partenza d’azione dal centro e conclusione alle ali che raccoglievano e centravano sul filo del goal. Eroe, naturalmente, fu Brancolini: il piccolo omino scatta, balza, salta, para consecutivamente due, tre volte coi pugni, a palme aperte, in plongeon… Tutto sa di primavera: il tempo, il colore delle maglie i lapis e i papiri dei giornalisti. Ed un consumo inverosimile di cioccolato ad una lira il pezzo viene fatto dal pubblico enorme: borsa in rialzo. Tutto ha fine quaggiù, in questo prosaico mondo, anche nello sport – “l’unica cosa seria che ormai rimane nella vita”, come dice, forse esagerando un pochino, un mio caro amico – e pertanto anche la superiorità così schiacciante e brillante del Genoa finisce. Finisce al secondo minuto della ripresa, col terzo goal rosso-bleu. Pippo, il vecchio Pippo – “ala sinistra, capitano sempre in offside, si compri una maglia nuova”, secondo la definizione data tutto d’un fiato da un collega – chiama a raccolta i suoi atleti: e un goal premia la loro attività. De Vecchi, caval de brumista, trotta sul campo, va verso il punto fatale del penalty, sorride, ammicca dall’ occhio sinistro, spara e segna. Ora basta: il Genoa è ben desto e in piedi. Esso come nelle “realtà romanzesche”, giarda con un occhio all’ Internazionale, coll’ altro al Livorno e coll’ altro all’ ambito titolo finale. Crema. La Domenica Sportiva - 20 Aprile 1924, Milano .......................................................................................................
22° Giornata – 13 Aprile 1924 Brescia – Novara 2 - 1; Casale – Internazionale 1 - 0; Genoa – Modena 4 - 1; Virtus Bologna – Juventus 0 - 1; Livorno – Alessandria 2 - 1; Padova – Sampierdarenese 5 - 0. Classifica: Genoa 31; Livorno e Padova 27; Internazionale 26; Juventus 25; Alessandria 24; Modena 23; Casale 22; Sampierdarenese 18; Novara 12; Brescia 11; Virtus Bologna 08 Note: Alessandria, Brescia, Genoa, Juventus, Padova e Sampierdarenese 1 partita in meno. Internazionale e Livorno 2.
GENOA – INTERNAZIONALE 5 – 1. La partita di ieri fu un buon galoppo d’allenamento per i rosso-bleu, presentatisi in campo privi di De Vecchi, di fronte ad una Internazionale mancante di Casartelli, Cevenini e Conti. Ma il galoppo d’allenamento non doveva però servire per le finali: infatti sul campo poco prima dell’ inizio del match, si era andata diffondendo la notizia che il direttorio aveva deciso di differire lo svolgimento delle finali ad Olimpiadi ultimate. Fu quindi, più che altro, un incontro di sapore amichevole, giocato con sufficiente impegno per tre quarti di esso e che soddisfò abbastanza il bel pubblico accorso. Agli ordini dell’ arbitro sig. Rangone dell’ Alessandria le due squadre si allineavano, verso le quindici, nella seguente formazione: GENOA: De Prà, Moruzzi, Bellini, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Bergamino. INTERNAZIONALE: Campelli, Francesconi, Beltrame, Pietroboni, Giustacchini, Motta, Rivolta, Aliatis, Agradi, Bussich e Ricciuti. I rosso-bnleu rovesciarono immediatamente l’offesa su Campelli che pochi secondi dopo l’inizio doveva già prodursi in una prima parata su tiro di Catto deviato in corner. A questa prima sgroppata dei genoani risposero i nero-azzurri con un’ azione che per poco non portò alla marcatura di un punto. De Prà però riuscì ad intervenire in tempo su Bussich togliendogli la palla con una tempestiva uscita. Poi i rosso-bleu riattaccarono a fondo. Al 5’ Neri calciava un secondo corner contro gli ospiti ed un minuto dopo Bergamino sfuggito a Pietroboni, impegnava Campelli con un traversone raso a terra. Il portiere milanese deviava la palla contro il palo, ma non poteva impedire a Neri, sopraggiunto in corsa, di iniziare la serie dei goals genoani. La fisionomia dell’ incontro si foggiò su questo tono: attacchi insistenti del Genoa a cui i nero-azzurri opponevano fughe rapide ma non pericolose. Infatti De Prà per qualche tempo non ebbe più a toccar palloni, mentre nell’ altro goal Campelli aveva modo di dimostrare a sufficienza la sua costante buona forma in seguito ai tiri che gli convenivano dagli attaccanti avversari. Se il gioco non languiva, parve, per un po’ di tempo, che la serie dei goals dovesse subire un ristagno. Invece non fu così. Al 32’ su passaggio di Sardi, Neric alciava dall’ estrema destra un fortissimo traversone: Beltrami tentava di deviare il tiro ma colpiva la palla a rovescio e la mandava egli stesso in fondo alla rete. Goal! Un minuto dopo Campelli si esibiva in una spettacolosa parata per un tiro di Sardi a fil di spada e al 34’ l’ Internazionale perveniva a violare la rete di De Prà in seguito ad un perfetto cross di Rivalta deviato in porta da un colpo di testa di Agradi. Non erano trascorsi cinque minuti che Sardi e Catto scavalcavano insieme la difesa nero-azzurra e Sardi poteva comodamente infilare il terzo pallone nella porta di Campelli. Poi più nulla sino alla fine dei quarantacinque minuti. Parve, dal modo come si iniziò la ripresa, che il Genoa dovesse cogliere un successo ancora più clamoroso di quello che si andava delineando. La difesa nero-azzurra fu infatti fino dai primi minuti assoggettata ad un faticoso lavoro di rinvio. Al 10’ Campelli riusciva a salvare un fortissimo tiro di Catto da pochi metri ma Neri poteva completare l’azione del compagno riprendendo la palla e mandandola in fondo alla rete. Al 13’ altro calcio d’angolo contro gli ospiti, e al 15’ nuovo corner per i rosso-bleu. Bergamino raccoglieva il tiro di Neri e di testa marcava il 5.o punto per il Genoa. La partita – virtualmente – era finita qui. I campioni ‘Italia non insistettero infatti nella poderosa andatura offensiva quantunque gli ospiti fossero venuti in seguito a mancare di Francesconi contuso e di Agradi espulso. Il gioco continuò a permanere nella metà campo dei milanesi ma non si ebbero più risultati concreti anche perché Rangone sorvolò su alcuni falli dei nero-azzurri commessi nell’ area di rigore. De Prà però non fu più impegnato neppure lontanamente. Nel vagliare la prova fornita ieri dai campioni d’Italia non si può sottacere che essa fu più che buona nel suo complesso e che la superiorità dimostrata dal Genoa sull’ Internazionale avrebbe potuto essere facilmente coronata, da uno scarto maggiore di punti. Ma non è sempre il numero dei goals che conta perché si possa e si debba di essi dire bene piuttosto che male. La squadra che si accinge a difendere contro il Bologna il massimo titolo nazionale calcistico ha dimostrato di aver approfittato del rinnovato periodo di riposo e di aver ripreso quella efficienza che la rendono temibile quanto sul proprio che sul terreno altrui. Ieri il poderoso e continuo gioco di penetrazione svolto dai forwards rosso-bleu venne facilitato dall’ incompletezza dell’ undici milanese, ma essa risaltò tuttavia per la sua potenza e per il suo rendimento. Anche a ranghi completi l’Internazionale avrebbe dovuto abbassar bandiera, seppur non nella misura subita dalla formazione con cui si presentò in campo. Ma del gioco degli ospiti, che fu gioco essenzialmente difensivo, poco v’è da dire anche perché essi non hanno più nessuna prova da superare per questa stagione. La loro è piuttosto la resa di una visita d’obbligo, fatta con un poco di buona volontà, che il combattimento di una partita di campionato. Ad ogni modo l’incontro interessò vivamente ed ebbe momenti ricchi di vivacità e di bellezza. Il Genoa, per l’assenza di de vecchi, ebbe la difesa facile a disunirsi ed a farsi cogliere fuori posto. Il resto della squadra funzionò ottimamente in ogni sua parte. Il Piccolo di Genova - 28 Aprile 1924, Genova .........................................................................................................
GENOA batte INTERNAZIONALE 5 a 1. Genova, 27. Con una facile vittoria la squadra genoana ha chiuso la serie degli incontri del girone eliminatorio. Il punteggio dice di per se stesso che quella dell’ Internazionale fu una resa a discrezione. Ad un certo punto della ripresa la squadra nero-azzurra parve completamente smontata. Cominciò la solita serie di spostamenti, qualche elemento lasciò il campo e soltanto Campelli restò vigile ed attento difensore per tentare di arginare l’offesa avversaria che peraltro svolgeva un gioco puramente accademico. La netta inferiorità dei milanesi ha facilitato lo svolgersi del gioco genoano e permise a tutti gli uomini di mettere bene in evidenza le loro superbe qualità tecniche. Ottima la difesa anche se priva di De Vecchi. La questione di rivalità sorta in seguito all’ esito dell’ incontro di andata faceva prevedere un incontro molto combattuto e il pubblico ha fatto folta cornice al rettangolo di gioco. L’arbitro Rangone ha da pochi secondi fischiato l’inizio e l’Internazionale è già costretta in corner. Si salva ma la ubriacante fitta rete di passaggi degli attaccanti avversari scombussola la sua difesa e al 7’ Bergamino su passaggio di Neri infila nella rete di Campelli il primo pallone. Al 32’ Giustacchini nel tentativo di intercettare un tiro di Neri manda il pallone nella propria rete. Subito dopo un tiro di Sardi nell’ angolo alto viene parato di precisione da Campelli. Una improvvisa sbrigliata azione nero-azzurra al 34’ e Agradi salva l’onore della giornata. Poi l’offensiva genoana riprende in pieno e Sardi in seguito ad una azione di Catto segna al 38’. Il quarto punto viene segnato al 9’ della ripresa da Neri. Il quinto da Bergamino che rovescia con un colpo di testa un pallone tirato da Neri su calcio d’angolo al 15’. La partita riprende vivace ma i genoani si accontentano di fare dell’ accademia. Al 23’ un calcio d’angolo a favore del Genoa. Campelli espelle Agradi, un altro nero-azzurro lascia il campo e la partita langue fino al termine. Gazzetta dello Sport - 28 Aprile 1924, Milano .........................................................................................................
20/04/1924 Recupero 12° Giornata: Internazionale – Juventus 2 - 2. 15° Giornata: Padova – Livorno 2 - 0 (rinincia). 27/04/1924 Recupero 15° Giornata: Genoa – Internazionale 5 - 1. 12° Giornata: Alessandria – Sampierdarenese 3 - 0. 15/06/1924 Recupero 19° Giornata: Brescia – Livorno 1 - 0.
CLASSIFICA FINALE Genoa 33; Padova 29; Livorno e Internazionale 27 Alessandria e Juventus 26; Modena 23; Casale 22; Sampierdarenese 18; Brescia 13; Novara 12; Virtus Bologna 08.
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