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            CRONACHE CAMPIONATO 1923-24  -  Finali

 

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I genoani iniziano vittoriosamente le finali del campionato di calcio. DOPO UN’ APPASSIONANTE CONTESA IL GENOA S’IMPONE AL BOLOGNA PER UN GOAL A ZERO. La meravigliosa prova della difesa genoana di fronte al tecnico e preciso giuoco dei bolognesi. Il Genoa ottiene il goal della vittoria a pochi minuti dalla fine. L’enorme concorso di pubblico al campo di Marassi. Fra otto giorni, a Bologna, l’incontro decisivo per il titolo di campioni d’Italia per il 1924. LA FATICATA VITTORIA. Non fu una grande partita come si poteva attendersi dai teams del valore delle due squadre finaliste, ma fu in compenso una partita giuocata fino allo spasimo, per tutti i novanta minuti che non diedero ai ventidue uomini in campo un istante di tregua. L’emotività dell’ incontro accrebbe a dismisura fin dalle prime battute di giuoco, prima per il sensibile equilibrio manifestatosi fra i due undici in campo e poi per il finale del primo tempo e l’inizio della ripresa a netto favore del Bologna. Il Genoa, in poco felice giornata, accusava per i due terzi dell’ incontro un inspiegabile rilassamento che favoriva chiaramente il giuoco vario, brillante e serrato degli ospiti. Solamente nella seconda metà del secondo tempo i giuocatori di De vecchi (ieri in maglia bianca) ritrovavano se stessi e alla distanza riportavano la vittoria sui valorosi avversari che fidavano oramai in un prezioso risultato pari. Il goal che decretava il successo dei campioni d’Italia veniva infatti segnato a non più di dieci minuti dalla fine da Neri, dopo un insistente e rabbioso attacco delle maglie bianche alla rete rosso-bleu. Ma fino a metà della ripresa le faccende erano andate in tutt’ altra maniera. LE CARATTERISTICHE DEL MATCH. La partita si era iniziata subito con grande emotività. Gli attacchi che le due squadre portarono alle reti avversarie per i primi venti minuti furono equilibrati nel senso della durata, ma più pericolosi quelli del Genoa per quanto riguardava i tiri in goal. Per poco Catto a 2 minuti dall’ inizio, non violava la porta di Gianese, in seguito ad una ratèe in pieno di Gasperi, ma passato questo primo momento di disattenzione la difesa petroniana si rinfrancava, favorita in questo dalla scarsa pressione esercitata su di essa dall’ attacco genoano. Ne scaturiva una ventina di minuti di gioco  dalle folate improvvise e dagli spostamenti rapidissimi da un campo all’ altro, senza un accenno qualsiasi di superiorità di un undici sull’ altro. Poi il Bologna, lentamente, ma sicuramente prendeva il sopravvento e con un sistema di giuoco tecnico, brillante e più vivo di quello del genoa, s’imponeva e passava decisamente all’ offesa approfittando della insolita debolezza dei mediani in maglia bianca. L’ultimo quarto d’ora del primo tempo fu una pressione costante che gli attaccanti petroniani, ben spalleggiati dai loro sostegni, imposero al Genoa. Il giuoco degli ospiti si palesava chiaro, preciso, dotato di forza penetrativa ma ebbe da cozzare contro un estrema difesa in giornata spettacolosa. Non sappiamo se qualsiasi altro trio difensivo avrebbe potuto resistere con onore ad un Bologna lanciato come nei suoi giorni migliori, come seppe resistervi quello del Genoa. Certo si è che, grazie alle meravigliose doti di De Prà ed alla prontezza e decisione di De Vecchi e di Bellini, il Genoa poteva giungere alla fine del primo tempo senza che la sua porta venisse violata. L’inizio della ripresa non mutava la fisionomia del match. Per un quarto d’ora coloro che s’ aspettavano dai campioni d’Italia un risveglio significativo che li ponesse in grado di acciuffare il successo ebbero invece modo di trattenere il respiro per la minaccia che continuava ad incomberei sulla rete di De Prà. Il Genoa tardava inspiegabilmente a ritrovarsi ed i rosso-bleu ne approfittavano per insistere nell’ attacco. Dopo questo tempo invece le cose cambiavano. Lentamente, ma sicuramente, i bianchi davano segno di risveglio ed obbligavano gli ospiti a chiudersi in difesa. Il Bologna, ormai stanco e spossato, cedeva all’ invito contando di poter resistere sino alla fine senza subire violazioni di rete e retrocedendo qualche uomo in aiuto della difesa che non offriva certamente, quando il Genoa attaccava a fondo, l’impressione di invulnerabilità. L’ultima mezz’ora di giuoco fu quindi a favore dei concittadini ma il sospirato punto della vittoria tardò  assai prima di giungere, a ricompensare gli sforzi degli uomini più resistenti. Non mancavano infatti che pochi minuti alla fine quando Gianese doveva raccogliere in fondo alla propria rete la palla scaraventatavi da Neri a coronamento di un violento attacco del Genoa.

 

GIUOCO E GIUOCATORI. Nella prima partita di finale il Genoa non ha certamente offerto ai suoi appassionati una convincente prova di se.  Indubbiamente la sua efficienza consueta è stata diminuita dalla poco felice giornata di Leale febbricitante e di burlando che risente ancora delle fatiche olimpioniche, due uomini che in altri tempi costituirono col sempre saldo Barbieri, il punto più saldo di tutto l’undici. Ieri invece la grande forza del Genoa si è rivelata nella difesa. Il lavoro compiuto da De Prà nei momenti culminanti dell’ offesa Bolognese, da Bellini e da De Vecchi per resistere al giuoco degli attaccanti petroniani che cercavano di stordire a base di passaggi i loro avversari, trovava difficile riscontro nelle grandi partite di calcio. Anche nei momenti più critici quando i mediani bianchi parevano disorientati e superati, i terzini del Genoa non si lasciarono vincere. Essi costituirono con De Prà un blocco di granito saldo e inviolabile, ed a essi bisogna guardare come i principali fattori del successo della loro squadra. L’attacco bianco per contro non convinse. Al contrario delle altre volte i forwards genoani peccarono d’intesa ma in compenso si dimostrarono assai più decisi nello sfruttare le occasioni che si presentarono loro dinnanzi al goal bolognese. La loro prova di ieri non può però soddisfare. Dei cinque attaccanti il solo neri dimostrò di trovarsi nella pienezza dei suoi mezzi; velocità, decisione ed irruenza; lo seguirono nell’ ordine Catto e Santamaria. Mariani, all’ estrema sinistra, fece una sola cosa di buono durante tutta la partita; il tiro da cui doveva sgorgare il punto della vittoria per la propria squadra. Il Bologna si dimostrò assai più preparato ed in stato assai migliore di efficienza che non il Genoa. La sua forza si dimostrò ieri in linea inversa da quella del Genoa. Mentre i campioni d’Italia furono sensibilmente migliori in difesa per scendere in senso negativo sino all’ attacco, i bolognesi brillarono di vivissima luce all’ offesa mentre apparvero più deboli nella difesa. Essi furono indiscutibilmente superiori per qualità tecniche, per velocità e per freschezza ai bianchi, ai quali giovò più che altro l’altissima classe che li sorregge nei momenti più difficili. In ordine di merito i petroniani devono essere citati così: Della Valle e Martelli, un pericoloso tandem dal quale scaturirono dal quale scaturirono le più belle azioni felsinee, Pozzi, Perin e Schiavio. Ottima la linea di sostegno quando il suo compito fu quello di servire l’attacco, meno efficiente invece nel giuoco difensivo. Dei tre uomini genovesi fu il migliore; Baldi disputò una buona partita mentre Spadonifu il meno abile. L’estrema difesa, per qualche errore compiuto, non soddisfece completamente, il più continuo apparve Borgato, più brillante Gasperi. Gianese, ottimo acrobata, possiede sempre il difetto di mancare di presa. Ieri questa sua qualità negativa gli costò la sconfitta. Arbitro fu il milanese Bistoletti. Egli assolse il suo compito nel miglior modo a lui possibile; non certamente però nei migliori dei modi. Sul campo quest’ uomo non offre nessuna sicurezza di poter condurre a termine con onore una partita. Perché la scelta di un incontro di altissima importanza, come quello di ieri, è proprio caduta sopra questo buon uomo? Il pubblico era, si capisce, quello delle grandi occasioni. Questo sport che ormai appassiona tutto il mondo ha dimostrato benissimo di sconvolgere anche il pregiudizi del caldo o meglio i raggi solari. Ieri infatti malgrado la giornata estiva, il campo del Genoa era stipato di una folla compatta, entusiasta, ardente, che superò tutti i limiti dell’ entusiasmo per raggiungere quelli del pazzesco e dell’ infernale allorché Neri riusciva a segnare il punto della vittoria per il Genoa. Tutto questo entusiasmo minacciò sovente, allorché si manifestasse ancora sotto la forma di tifo e di elettricità, di degenerare in poco simpatici pugilati, ma l’inappuntabile servizio d’ordine non permise che si dovessero registrare incresciosi incidenti. Questo sia detto a lode del buon senso sportivo del pubblico genoano. Renzo Bidone

 

LE DETTAGLIATE FASI DELLA PARTITA. Genoa-Bologna: passione rosso-bleu, spinta al diapason dell’ intensità; tensione di nervi violenta fino al parossismo; entusiasmo partigiano innalzato fino ai vertici del delirio. Questa è la sintesi psicologica della finale del campionato italiano di foot-ball. Forse non mai come ieri la passione ha raggiunto vette tanto alte: l’attesa più che spasmodica era diventata tormentosa, né bastavano a placarla le speranze che fiorivano nel cuore di ogni supporter. Ieri due squadre fra le più elette e forti si sono riaffacciate alla ribalta dello sport nazionale per contendersi un prezioso, ambito primato. E allora, si capisce, il foot-ball riprese il sopravvento anche sugli sports estivi e chiamò a raccolta le migliaia dei suoi fedeli appassionati per la prima prova delle finali dalle quali dovrà balzare la squadra campione d’Italia 1923-24. La breve, non ingloriosa tregua olimpica non ha sopiti gli entusiasmi che sembravano essersi riaccesi al soffio di questa travolgente passione che avvolge gli sportivi  italiani ed esalta i supporters di due squadre e di due città. L’importanza dell’ incontro aveva richiamato da ogni parte d’Italia gli appassionati ed i tecnici più noti. Il campo presentava un aspetto imponente; nelle tribune e nel vasto parterre infittivano le schiere dei partigiani delle due squadre. Il Bologna, non del tutto nuovo agli incontri finalistici, aveva mandato a Genova un esuberante esercito di supporters mediante un treno speciale che lo aveva sbarcato nella mattinata. Circa un migliaio sono stati i bolognesi che hanno voluto accompagnare la squadra del cuore. L’attesa va facendosi febbrile. Sul campo le riserve del Genoa e il G.S.Marelli stanno disputando un incontro lodevole a scopo di distrarre e di attenuare l’impazienza del pubblico. Compito, invero non facile. Finalmente anche questo match termina poco dopo, sono le ore 16.27, entrano in campo i giocatori bolognesi, in maglia a strisce rosso-bleu, salutati al loro apparire da un salve di applausi che si rinnova più insistente e più intenso allorché, due minuti dopo, i genoani, in maglia bianca, irrompono sul terreno di gioco. Il Bologna offre un mazzo di fiori, quindi dopo i convenevoli di uso, le squadre si dispongono sul campo nelle seguenti formazioni da destra a sinistra: GENOA: De Prà, Bellini, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria e Mariani. BOLOGNA: Gianese, Gasperi, Borgato, Genovesi, Baldi, Spadoni, Martelli, Della Valle, Schiavio, Perin e Pozzi. Arbitra pistoletti del Milan e fungono da linesmen due arbitri milanesi. Il Genoa ha vinto il campo, quindi il calcio d’inizio è al Bologna. Si comincia alle 16.33’ con un attacco bolognese poggiato sulla destra che De Vecchi stronca dando modo a Mariani di riportarlo lontano. Catto trascina la prima linea e rovescia nell’ area bolognese un offensiva che si conclude con un tiro fuori di Santamaria. Nella rimessa in gioco, in un’ azione ad essa conseguente, Gasperi si lascia sfuggire un pallone che viene afferrato da Catto il quale opera un bel tiro che Gianese blocca in corner. Il calcio d’angolo però non ha risultato. Queste battute iniziali, scandite in un ritmo velocissimo, sono piuttosto sconclusionate: la prima linea genoana non riesce a cementare un’ intesa anche relativa e la linea mediana dà l’impressione di essere disgregata. Soltanto la difesa, finora, appare impeccabile. Intanto, per diversivo, abbiamo un incidente all’ arbitro il quale – poveretto! – riceve in pieno viso una pallonata. Un allungo di Baldi provoca un’ uscita di de Prà ed uno scontro Della Valle – De Vecchi lascia quest’ ultimo dolorante. All’ 8’ si sviluppa una puntata genoana: un cross di Neri è ripreso di testa da Santamaria, ma il pallone finisce fuori. I bolognesi da questo momento prevalgono all’ attacco ed obbligano ad un lavoro assiduo e snervante la difesa genoana in magnifica giornata. I forwards rosso-bleu trascinati da Schiavio, appaiono più agili, più veloci, più penetranti dei loro diretti avversari. Le azioni bolognesi hanno una concezione più vasta e vengono condotte con una scioltezza veramente sorprendente. La pressione bolognese quindi è tenace: tenta di allentarla Bellini con un rimando magistrale ma i rosso-bleu premono sempre ed ottengono al 13’ un corner. Tira Pozzi, ma l’azione conclusiva è stroncata da un offside di Schiavio. Ora i bianchi hanno un effimero periodo di dominio. Al 15’ Santamaria porge un pallone a Mariani il quale centra. Catto riprende di testa e il pallone supera di poco il palo trasversale della porta di Gianese. Un cross di Neri non viene sfruttato perché gli altri forwards sono troppo arretrati e quindi Gasperi può facilmente intervenire e liberare. Al 17’ il Genoa usufruisce di un calcio di punizione che viene battuto da De vecchi. Catto raccoglie il pallone di testa, ma anche questa volta il tiro è troppo alto. Subito dopo il Genoa subisce un calcio d’angolo: il tiro conseguente di pozzi provoca una mischia e nient’ altro. Al 18’ De Prà opera una di quelle parateche entusiasmano, su tiro di Schiavio che era riuscito a sfuggire dopo aver raccolto un allungo di Della Valle. Sardi e Catto con un azione d’intesa possono finalmente portare una seria minaccia alla rete di Gianese. Su tiro di Catto Gasperi non può far meglio che deviare il pallone in corner che, naturalmente, rimane senza risultato. Tuttavia si forma a pochi passi dalla porta bolognese una mischia e della Valle salva, proprio sulla linea della porta, un tiro di Burlando che pareva dovesse convertirsi in goal. Al 27’ Gianese deve intervenire per respingere, con un tuffo, un pallone inviatogli da Santamaria; al 30’ invece è De Prà che viene impegnato. Al 36’ una sgroppata genovese termina con un tiro di Neri, ma il giuoco ritorna nella metà campo dei bianchi e De Prà è costretto a due parate consecutive. Al 38’ è ancora de Prà che salva con una parata veramente fantastica un preciso cross di Pozzi che viene rimandato. Quindi De Vecchi per sventare una discesa di Perin manda il pallone in corner, al 40’. Della Valle con un colpo di testa, manda la palla a battere contro un palo laterale e la riprende con le mani tentando di farla entrare nella porta di De Prà. L’arbitro attento, scopre il trucco e lo impedisce. Al 43’ un centro di Martelli è salvato in plongeon da De Prà e immediatamente dopo un tiro di Della Valle è deviato di testa da Bellini. Il Bologna insiste tenacemente all’ offesa: l’estrema difesa genoana lavora assiduamente, senza tregua e – per fortuna – senza un attimo di incertezza. La fine del primo tempo sorprende appunto il Bologna in una discesa verso la porta di De Prà. LA RIPRESA. L’intervallo è occupato dai supporters nei commenti più disparati. La poco brillante esibizione finora fornita dalla linea attaccante genoana e l’indecisione dei mediani suscitano negli appassionati sostenitori dei concittadini mal dissimulati dubbi e qualche preoccupazione non del tutto ingiustificata. Tuttavia, i più, confidano che i genoani sapranno riprendersi e colmare le lacune che si erano prima verificate nella squadra. Il fischio dell’ arbitro dà inizio alla ripresa. Il pubblico si fa nuovamente attento, quasi trepidante perché il Bologna attacca subito con decisione. Baldi infatti impegna subito al primo minuto De prà, che è costretto a deviare il pallone in corner. Nell’ azione successiva a questa, De Prà ha modo di sventare la minaccia. Al 5.o minuto su calcio di punizione tirato da Baldi, Martelli opera un traversone che finisce a lato. Quindi il gioco subisce una leggera interruzione perché Schiavio è a terra. Al 6.o minuto i bolognesi usufruiscono di un calcio di punizione in seguito a fallo di Sardi. Tira Baldi da pochi metri oltre il limite dell’ area di rigore. Ma la difesa avversaria rimanda impeccabilmente. Poco tempo dopo, De Prà respinge un tiro insidioso di Perin. Per qualche tempo il giuoco staziona a metà campo, con una leggera prevalenza bolognese, ben contenuta dal nucleo difensivo dei bianchi. Al 15’ minuto un centro di Pozzi provoca una superba parata di de Prà. Schiavio carica il portiere genoano cercando di carpirgli il pallone. La carica irregolare è però punita dall’ arbitro con un calcio di punizione. Barbieri è a terra per un calcio ricevuto e il gioco deve nuovamente arrestarsi. Dai popolari qualche scalmanato tenta di invadere il campo, ma la Milizia Nazionale interviene prontamente e calma i più agitati. Anche nelle tribune c’è un po’ di fermento ma questo viene sedato e l’ordine ristabilito. La partita riprende con un attacco genoano. Neri tira un magnifico cross che però non viene sfruttato dagli altri forwards in posizione troppo arretrata. In seguito ad una caduta di Gasperi il giuoco per la terza volta è interrotto, ma solamente per brevi istanti. Quando il giuoco riprende, il Genoa sembra risvegliarsi ed i primi sintomi di questo tardivo, ma pur efficace ardore combattivo si rivelano negli attacchi che si sviluppano con più ordine, tanto che la difesa bolognese viene impegnata frequentemente con tiri pericolosi. Il sopravvento genoano è ora netto e schiacciante. Uno scontro fra Leale e Santamaria provoca una nuova sospensione del giuoco e quando questo riprende il Genoa ha l’iniziativa offensiva. Al 24.o un calcio di punizione contro il Bologna provoca una mischia che frutta al Genoa un calcio d’angolo. Tira Neri, Burlando raccogliendo tira fuori. Tre minuti dopo Gianese è impegnato da un tiro non troppo forte di Sardi. La lotta volge sempre più a favore del Genoa ed il Bologna è serrato in difesa e tenta ogni mezzo per mantenersi il match nullo, che per esso costituirebbe un affermazione notevolissima. Al 31,o minuto il Bologna subisce nuovamente un calcio di punizione senza alcun risultato concreto. Poco dopo, un traversone di Pozzi, batte sull’ asta superiore e finisce fuori. Il Genoa, nel contrattacco, usufruisce di un ennesimo calcio di punizione con lo stesso risultato dei precedenti. Intanto la pressione genoana si fa sempre più manifesta e sembra che essa debba concludersi da un momento all’ altro, col tanto atteso sospirato goal. L’azione, infatti, che dovrà dare al Genoa la vittoria non tarda a giungere. Al 35’ minuto, un groviglio di uomini sotto la porta Bolognese si contende la palla. Mariani riesce ad impossessarsene e dall’ estrema la proietta nell’ angolo sinistro della porta di Gianese. Il portiere con un disperato tuffo riesce a salvare il tiro, ma non può allontanare l’insidia che pesa sui supporters emiliani come un incubo pauroso. Neri sopraggiunto in corsa riafferra il ball e non ha difficoltà a rovesciarlo nella rete di Gianese. Il goal genoano provoca una scena di indelirato tripudio. Il campo, le tribune, il parterres, sembrano trasformarsi in altrettante bolgie dantesche, tanto è il frastuono che si scatena. E’ uno schianto per i bolognesi, che restano ammutoliti e quasi sgomenti in mezzo al giubilo dei concittadini. Il Bologna tenta con gli ultimi sprazzi il disperato tentativo di pareggiare, ma ormai la difesa genoana stringe viepiù le sue solide maglie e non si lascia sorprendere. L’offensiva bolognese si sferra con accanita violenza, ma non riesce tuttavia a scavalcare il baluardo difensivo avversario. Al 40’ l’arbitro espelle Catto e Gasperi, troppo espansivi. Al 42.o minuto, un tiro al volo di Santamaria è parato in corner da Gianese. Le ultime azioni si esauriscono in sterili tentativi bolognesi di vulnerare il cerchio ferreo dell’ attenta difesa dei bianchi. La fine trova quindi, vincitori i genovesi ai quali il pubblico immenso tributa una imponente manifestazione di simpatia. Adriano Beneventi.

 

LE IMPRESSIONI DI POZZO E DE VECCHI. Alla fine dell’ importante partita, abbiamo voluto interrogare il signor Vittorio Pozzo che era presente sul campo, ed abbiamo avvicinato anche il capitano dei genoani, Renzo De Vecchi, per sentire le loro impressioni sullo svolgimento del match stesso. Essi concordemente hanno ammesso che la partita è stata caratterizzata da una vivacissima elettricità, ciò che ha valso a rendere i giocatori nervosi a tal punto da non poter svolgere un gioco ordinato, tecnico ed elegante. Gli uomini presi insieme e singolarmente erano intimamente dominati dal vivo desiderio di voler segnare ad ogni costo; per questo i genoani, davanti alla porta avversaria, hanno sciupato parecchie ottime occasioni, precisamente per la eccessiva precipitazione di calciare in goal; mentre i bolognesi, più fusi ed amalgamati, hanno dovuto vedere infrangersi nel nulla le loro brillanti azioni, in conseguenza appunto della ferrea difesa dei bianchi concittadini, che è stata superiore ad ogni elogio. La prima linea dei genoani giocò un po’ maluccio ed in ciò deve ricercarsi la causa principale dell’ esiguo scarto di punti ottenuti. Il Bologna si rivelò una squadra buona e, come il Genoa, all’ altezza della situazione. Una squadra, quella bolognese, peccò in difesa, l’altra all’ attacco. UN TRENO SPECIALE PER BOLOGNA. La presidenza del Genoa comunica che in occasione del retour-match Bologna – Genoa che si svolgerà domenica prossima a Bologna ha richiesto d’ aver disposta la formazione di un treno speciale del quale potranno usufruire soci, supporters ed appassionati della squadra di De Vecchi. La partenza avverrà nelle prime ore del mattino per giungere a Bologna prima di mezzogiorno: il ritorno è assicurato per non oltre la una dopo mezzanotte. Circa i prezzi, essi sono stati concordati a tariffa ridotta: andata e ritorno: seconda classe lire 98; terza classe lire 60. Poiché il numero di posti sul treno speciale è limitato a 450 persone, il Genoa prega a mezzo nostro coloro che intendano usufruire del treno in questione di prenotarsi in tempo entro giovedì prossimo presso la sua sede sociale in Spianata Acquasola, 32.

Il Piccolo di Genova, 16 Giugno 1924, Genova  ........................................................................................................

 

 

L'entrata in campo dei Campioni d'Italia e l'imponente cornice di pubblico. Le squadre in posa prima della partita. In fila i genoani sono da sinistra: Sardi, Barbieri, Burlando, Bellini, Santamaria, Garbutt e De Prà. In basso Catto, De Vecchi, Neri, Mariani e Leale.

 

La "prima" delle finali del campionato di football. IN UNA PARTITA CONVULSA I GENOANI STRAPPANO LA VITTORIA A CINQUE MINUTI DALLA FINE. GENOA batte BOLOGNA 1 - 0.  Genova, 15 giugno. Il Genoa ha vinto la prima prova della finale del Campionato Italiano negli ultimi minuti della partita, allorché era impressione generale che le due squadre avrebbero concluso alla pari. La improvvisa vittoria dei liguri è stata un colpo di scure per il nutrito plotone dei supporters bolognesi che avevano accarezzato le più ridenti speranze per quasi tutta la durata della vivacissima battaglia. Ma il Genoa ha vinto come ha vinto altre volte in simili circostanze: per il guizzo irresistibile di un giocatore, per l'energia che la squadra dimostra anche nelle sue peggiori giornate. Il match è chiarissimo: da un lato giocava una squadra bene organizzata tecnicamente, dall'altro una squadra volonterosa di combattere a fondo ma arruffata nelle sue linee e impacciata nello svolgimento delle sue azioni. Il Genoa ha camminato male. L'ossatura dell' equipe, la linea mediana, non solo ha scricchiolato, ma in molte fasi dell' incontro non ha costituito un ostacolo serio per gli attaccanti bolognesi. Burlando, come al solito, si è prodigato con grande coraggio senza disanimarsi perché i risultati del suo lavoro non rispondevano alla volontà: ma il genoano, come già nel match contro la Svizzera a Parigi, è apparso stanco e inefficace. La lunga stagione di lotte senza quartiere fa sentire il suo peso. Il genoano è letteralmente logorato. Neppure Barbieri ebbe in sorte una giornata felice. Tenne il suo posto senza commettere errori, ma non diede alla battaglia quel cuore e quella spinta che sono le peculiarità stilistiche del nostro "azzurro". Il più fresco dei tre mediani fu certo Leale. La prima linea genoana, con l'innesto del vigoroso Mariani, ha assoluto bisogno dell' ausilio costante degli halves perché di rado si trova in grado di svolgere un gioco coordinato ed equilibrato. Nonostante le lunghe stagioni calcistiche vissute in comune dai cinque forwards, si manifesta molto spesso nei ranghi d'attacco dei rosso-bleu  un fondamentale difetto di coesione tattica. Il difetto, quest'oggi, fu aggravato dalle condizioni di forma dei genoani, probabilmente in crisi di super allenamento. Le scarse e fiacche virtù di rendimento della linea mediana accentuarono la dispersione degli attaccanti che solo di rado trovarono l'armonia della marcia, il ritmo concorde delle azioni, la "qualità collettiva" del gioco. sotto questo aspetto il Bologna "marcò" una secca superiorità di stile sugli avversari. Prima e seconda linea offrirono al magnifico pubblico una prova eccellente del metodo razionale che informa il gioco dei felsinei, metodo che si ispira alle classiche norme del football e che, tra l'altro intinge le vette della estetica calcistica. Il quintetto del Bologna seppe tenere il gioco a terra e potenziarlo con le serie incessanti dei passaggi precisi che hanno la virtù di dare alle azioni una linea chiara., persuasiva, elegante e penetrante. I forwards ebbero il singolare beneficio di essere raccordati a tergo da un trio mediano combattivo, agile, prontissimo. Baldi, in grande forma, non trovò in campo chi lo superasse e , forse, chi lo uguagliasse. I venti minuti della ripresa furono nettamente "suoi". Tirate le somme, Il Bologna oppose ad una prima linea e ad un trio genoano fuori fuoco un quintetto ed un trio mediano ben altrimenti piantati. Con tutto questo il Genoa vinse il suo match, né può parlarsi di flagranti irregolarità. Eccone le ragioni. Prima di tutto la insormontabilità del trio estremo di difesa. De Vecchi ne fu il cardine. Questo atleta che , sulla breccia da tre lustri, accumula con gli anni gli allori trova sempre modo nelle partite ardue, di spiccare come il pilota sul cassero della nave. Il suo gioco, oggi, fu degno di un campione di classe. Soltanto due o tre volte De Vecchi liberò la sua area calciando il pallone fuori dal campo. Per il resto "lavorò" il capriccioso ordigno di cuoio come l'astronomo punta il telescopio. Invano il bollente e pugnace Della Valle si incaponì di "doppiare" il terzino genoano. Tentò di tutto: finte, dribblings, azione in forza, guizzo in velocità. De Vecchi parò sempre con un fiuto della posizione e una prontezza di entrate assolutamente eccellenti. ed ecco che Della Valle - il più energico attaccante bolognese - fu quasi perduto per i suoi compagni, proprio per essersi arrischiato a fondo perduto nel vano duello col figlio di Dio. Bellini con la sua nota robustezza completò il lavoro di De Vecchi. In quanto a De Prà, diede l'impressione che soltanto il tiro da due passi può "batterlo". La mirabile compattezza e  la piena maturità tattica del trio difensivo genoano, pur sostenendo il peso e le ripetute insidie dei forwards bolognesi per molta parte della partita, poterono neutralizzarne gli effetti. De vecchi e Bellini riuscirono ad impedire ai "rosso-bleu" di scavalcare l'ultima barriera e di assestare il tiro decisivo nella zona di De Prà, senz'altro ingombro. Il quintetto bolognese, se volle coronare le proprie impeccabili discese offensive in linea, dovette accontentarsi di tentare il goal a rispettabile distanza dal guardiano genoano. Insomma: il duo De Vecchi - Bellini ruppe la minaccia dell' assalto avversario costringendolo a lavorare a un tiro di schioppo da De Prà. Il quintetto bolognese, che pur non faticò mai troppo per scavalcare il trio mediano dei liguri mantenendo l'ordine nello schieramento offensivo, perdette ogni forza nell' area di rigore avversaria. L'ondata trovò sempre una scogliera inesorabile; e furono innumerevoli i risucchi dell' intera linea felsinea. Il che giustifica il mancato successo dei bolognesi - pur superiori tecnicamente ai rivali - ma non dà la ragione della vittoria genoana. Qui saltano fuori le tradizionali virtù del vecchio e glorioso "Club" ligure. La sua linea d'attacco, anche quando è in giornata perfida, possiede la chiave di tutti i segreti calcistici. Essa, anche quando è sbandata come organismo e ibrida come gioco, diventa improvvisamente pericolosa tutte le volte che riesce a rovesciare il pallone nella sfera di osservazione del portiere avversario. Non importa se, ad esempio, Catto volta la schiena, per buona metà del match, al goal avversario; non importa se Santamaria e Sardi risentono del peso delle interminabili stagioni di gare; non importa se Mariani è in condizioni di forma sommarie; non importa se Neri non è fedele ai precetti della "posizione". I cinque forwards sono lupi di "pelouse" nel senso più furbesco della parola. La loro azione collettiva fa acqua da tutte le parti, ma quando il pallone vaga nell' area di rigore avversaria, i cinque forwards trovano scatti di vigoria, lampi di astuzia, impeti di volontà sorprendenti. L'azione non segue una linea semplice e convincente: è arruffata, ma poderosissima; e quel che conta, è spinta a fondo, è elettrizzata, è fulminea. De Prà, nel complesso del match, fu chiamato al lavoro per tiri più esatti che non quelli che toccarono a Gianese. Ma tutte le volte che l'azione si riversò addosso a  Gianese, furono dolori per la difesa bolognese! in uno di questi spasmodici strappi, il Genoa ottenne la vittoria. E' la vittoria dell' assaltante sull' attaccante. 

 

LA PARTITA. Magnifico pubblico: tempo e terreno ottimi.. Si comincia alle 16.30. Il Genoa abbozza la prima discesa imperniata su Catto. Santamaria raccoglie; il tiro è alto. Al 2' minuto Catto impegna seriamente Gianese che salva in corner. Mischia: Baldi libera. Ancora i liguri tornano alla carica; è Gasperi che sottrae il pallone a Sardi. Primo strappo bolognese, Della Valle cozza contro De Vecchi: calcio di punizione. Il sopravvento iniziale dei bianchi (i genoani sono in maglia bianca) non è finito: un cross bene aggiustato di Neri viene raccolto di testa da Maja, Gasperi libera al volo. Registriamo una nuova folata dei genoani, accompagnata dagli incitamenti della folla, poi è la volta dei "rosso-bleu" che, spiegati a ventaglio, riescono ad attuare una scorreria di egregia fattura tecnica. Bellini si butta e salva in corner; infruttuoso. Catto, tuttavia, non ha esaurito la serie dei propri exploits. Due nette riprese di testa del battagliero centro-attacco genoano sfiorano l'asta trasversale della casa di Gianese. Sono passati quindici minuti di sopravvento ligure. Ed ecco i "rosso-bleu" coordinare i ranghi, vincere le incertezze delle prime battute e puntare su De Prà. Baldi va lentamente sistemando il proprio gioco, Gasperi e Borgato, che hanno avuto un debutto incerto, si riprendono. Al 18.o minuto il Genoa è in corner e al 19.o De Prà, con una uscita riboccante di decisione e di accortezza nella scelta di tempo, sventa una seria minaccia rosso-bleu. Al 22.o minuto i genoani sfiorano il successo. Su allungo di Sardi Catto raccoglie, si ficca tra i terzini e tira. L'ottimo Gianese libera in corner. S'accende la mischia nell' area bolognese. Il pallone sguscia fuori, ma Burlando lo invia verso l'angolo destro della rete. Della Valle, proprio sulla linea del goal, arriva ancora a tempo a salvare. Le acclamazioni dei supporters genoani raddoppiano l'ardore dei "bianchi" che squassano, con vigorose puntate, la barriera difensiva dei "rosso-bleu". Al 27.o minuto Gianese devia un tiro preciso di Sardi, mentre al 31.o minuto Catto calcia fuori di pochi centimetri. Ma il Bologna, sfogatasi la raffica dei "bianchi" prende lentamente la meglio sugli avversari. Il Genoa dà l'impressione di ripiegare, De Prà è al lavoro al 37.o, un tiro deciso di Pozzi è bloccato in plongeon dal guardiano "azzurro". Al 40.o minuto il Genoa è in corner. I felsinei non riescono a segnare, ma fino alla fine del primo tempo non abbandonano la metà campo avversaria. Il loro giuoco è brillante, armonico, preciso. il primo tempo si è svolto, sotto tutti gli aspetti, regolarissimamente. Ma gli animi, nella ripresa, si accendono. Il pubblico è nervoso, il Bologna parte all' attacco. De Prà, su puntata di Baldi, salva in corner. I primi quindici minuti sono di netto dominio rosso-bleu. De Prà è due volte alle prese con tiri di Perin e respinge con maestria. Cominciano le interruzioni di gioco. Barbieri è a terra per aver ricevuto il pallone violentemente sul ventre. Dalla parte opposta del campo, Della Valle, venuto a diverbio con uno spettatore in campo, è colpito da un pugno. Il colpitore è espulso e condotto fuori dal recinto. Al quale proposito: non conosciamo i motivi dell' incidente disgustoso. non ci stancheremo però mai di ripetere che un mezzo consente di evitare questi episodi che, indipendentemente dalle cause che li determinano irritano e  disgustano lo spettatore serio ed inevitabilmente impressionano i giocatori: esigere, esigere con inesorabile fermezza, che tutti gli estranei siano allontanati dal recinto interno del campo. Questo è uno stretto dovere di ogni arbitro. Il gioco riprende ma perde la sua calma e il suo ordine. Le azioni si alternano nell' una e nell' altra zona del campo, ma appaiano convulse e scucite. Al 26.o minuto un offside di Pozzi interrompe una felice azione dei bolognesi. Al 29.o minuto i rosso-bleu sono in corner. Al 32.o minuto De Vecchi "gioca" Pozzi brillantemente e consente ai "bianchi" di sferrare un doppio attacco vigoroso, ma caotico e inefficace. I bolognesi contrattaccano; giunti nell' area genoana non "realizzano". D'un tratto Schiavio si fa luce e piazza un tiro eccellente nell' angolo destro della rete di De Prà. Il portiere, con un guizzo felino, arriva a parare con una mano. Magnifico! La partita precipita. L'arbitro, forse sopravalutando le grida diverse della folla, abbonda in interruzioni di gioco fischiando ogni minimo accenno al gioco rude. Il Bologna "incassa" tre calci di punizione nel giro di due minuti e tutti a fior di linea di rigore. Dal terzo di questi calci si crea l'azione decisiva.  Siamo al 39.o minuto. Tira Bellini. Il pallone batte sulla schiena di un bolognese, ma non si arriva a spazzare l'area. Melèe. Mariani trova via libera e saetta in goal. Gianese, pronto, para la palla che gli scivola fuori dalle mani. Neri sopraggiunge e la spinge nella rete. Il campo esplode in un altissimo urlo di gioia. I timori dei genoani per le sorti del match dileguano. E' una ventata di entusiasmo sportivo. Il Bologna si accascia, tuttavia pronuncia ancora qualche debole attacco. Prima della fine un incidente Catto-Gasperi persuade l'arbitro ad espellerli entrambi dal campo di gioco. Si sfolla. Tenuto conto dalle difficoltà presentate dalla partita, Bistoletti diresse l'incontro onorevolmente. Genoa: De Prà, Bellini, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Mariani. Bologna: Gianese, Gaspari, Borgato, Genovesi, Baldi, Spadoni, Martelli, Della Valle, Schiavio, Perin, Pozzi.   Bruno Roghi.

Gazzetta dello Sport - 16 Giugno 1924, Milano  .......................................................................................................

 

 

 

 

Note:  Dalla Gazzetta sportiva - 22 aprile. Consiglio della Lega Nord. Partita Genoa – Bologna (andata). Respinto il reclamo del Bologna confermando il risultato di 1 a 0. Multa di lire 1.000 al Genoa per aver permesso l’entrata di estranei nel recinto del campo di giuoco; squalifica per quattro mesi come trainer e come giuocatore del signor Traverso, colpevole di aver percosso il giuocatore bolognese Della Valle.

 

Articolo sotto: L'episodio di criminalità a cui si riferisce l'autore dell' articolo è probabilmente quello avvenuto il 10 Giugno 1924 in cui il deputato socialista Giacomo Matteotti venne rapito. Il corpo del deputato, ucciso da un gruppo di squadristi fascisti, venne ritrovato circa un mese dopo.

 

IL CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO. ASTERISCHI SULLA PRIMA GARA DI FINALE. Per una volta lo sport ha ceduto il posto alla politica: due ore prima del gran match, a Genova, al bar dei rosso-bleu, i discorsi dei numerosi frequentatori erano imperniati sul noto doloroso episodio di criminalità. La finale passava in seconda linea. Il cuore dello sportivo aveva così doppia ragione di rammaricarsi. Ma quale rivincita sul campo di Marassi! Folla, passione, cazzotti come nelle precedenti grandi occasioni. Credetelo. Dopo l’antipasto servitomi al bar, anche quei cazzotti mi hanno fatto piacere. C’era in essi una sanità morale e fisica che faceva riconciliare con la vita. Eppure non sono mancate le vittime a questo match. Il primo uomo a terra è stato… l’arbitro.  Per un colpo di pallone Bistoletti si è sentito mancare gli spiriti. Gliene sono rimasti appena a sufficienza per fischiare il “cessate il fuoco!”. Per fortuna la crisi è stata passeggera e pistoletti ha conservato tanto fiato da fischiare per un’ ora e mezza gli innumerevoli falli e le numerosissime interruzioni per incidenti. Quanti contorcimenti a terra, durante questa partita! Come se non bastassero i colpi accidentali (il più caratteristico è stato l’incontro fra Leale e Santamaria) ce ne sono stati di peregrinamente intenzionali, come quelli scambiatisi fra Gasperi e Catto. A completare l’opera è intervenuto uno spettatore che si è accapigliato con Della Valle. Si sono avuti così tre espulsi: due dal campo e uno dalla linea di fallo. Anzi Bistoletti, per misura di prudenza, ha mandato oltre il reticolati anche i “neutri” che vi si erano infiltrati, Bernabò compreso. Non si può dire che la partita sia stata brutale: dura sì, giacché la posta in giuoco era di importanza capitale, ma cavalleresca nel contempo: almeno fino a metà della ripresa. Dopo si è un po’ accentuata in pesantezza mentre in tribuna si eccedeva in intolleranza. Nel complesso si è avuto quello che ci si aspettava. Il football è energetico sovrano ed il sangue non è acqua: tanto meno all’ ombra tecnicamente migliore, della Lanterna e sotto la protezione della Garisenda. Avete fatto il conto dei nazionali, che erano in campo domenica? Otto nel Genoa e cinque nel Bologna. Non si può negare che ciascuna delle due squadre vantasse i titoli necessari per contendersi l’onore di essere proclamata “campione”. E per tale onore i 22 uomini ce l’hanno proprio messa tutta. Né i meno famosi han voluto stare indietro. Anzi: Borgato e Schiavio nelle file Bolognesi e Bellini e Neri in quelle genoane hanno “bagnato il naso” a qualche collega che li ha preceduti nella fama. Ma il giuoco non è sempre stato all’ altezza della volontà e pari al valore dei protagonisti. L’appunto colpisce più i vincitori che non il Bologna. Il Genoa, come unità organica e tecnica non è infatti quasi esistito all’ attacco e nei mediani; ha concentrato tutta la sua formidabile potenza nell’ estremo trio difensivo. Il Bologna, smagliante per contro nelle due linee avanzate ha commesso più di un peccato d’impostazione nel sistema difensivo. Né questo basterebbe a giustificare la regolare sconfitta della squadra se lo stesso attacco non avesse sciupate le sue meravigliosi doti di giuoco con esitazioni ed ostinazioni esiziali nell’ area di rigore avversaria. Come giudizio sommario e necessariamente incompleto, il match di Genova si imposta nel quadro tecnico-critico già messo in rilievo dal precedente torneo olimpionico. La tecnica è destinata a soccombere davanti ad una squadra combattente, se non viene sorretta nella stretta finale dal deciso guizzo realizzatore. La tecnica crea la situazione vantaggiosa: il punto nasce dall’ impetuoso e abile sfruttamento di tale situazione. Una squadra che superi l’avversaria nelle finezze di giuoco o ha così la sicurezza di avere a sua disposizione un numero ben maggiore di occasioni favorevoli o non è pertanto sicura di vincere la partita. Non sono mancate in campo le note individuali piene di sapore. Il match è stato giuocato dal Genoa più dai singoli uomini che non dalle linee. Ha così fatto rifulgere le doti positive … ed anche quelle negative dei giuocatori. Mariani, per esempio, il sempre entusiasta Mariani, presentatosi col suo esilarante mezzo quintale di grasso, è stato il più schiappino dei ventidue. E’ il più pericoloso degli attaccanti – diceva nella tribuna della stampa  un ex giuocatore che ricordava la tradizione che vuole sia concesso al meno a punto dei forwards l’onore della marcatura. Ed è proprio avvenuto così. Dopo aver lasciato perdere una buona dozzina di palloni che  potevano dare al Genoa un serio vantaggio, Mariani si è riabilitato al 40. minuto della ripresa con un tiro classico di potenza e di precisione che ha sorpreso Gianese. Neri ha messo dentro senza fatica. La prima fila del Bologna ha lasciato la consueta impressione di organismo agile e preciso. All’ osservatore non sono sfuggite due anomalie. Perin si è sacrificato costantemente, al punto di non piazzare neppure uno di quei tiri improvvisi e potenti che sono sempre stati una sua specialità. Della Valle ha invece peccato in senso opposto. Sembrava affascinato dal desiderio di scavalcare il “divo” Renzo. Per soddisfare tale puntigliosa fatto sfoggio di tutte le sue risorse di “dribling”, di velocità, di impeto. Non c’è mai riuscito. Venti volte è andato a sbattere, lui ed il pallone, contro la salda “colonnetta”  genoana e venti volte il pallone gli è stato tolto dai piedi. Il più deciso dei rosso-bleu bolognesi è stato Schiavio, che ha sfoggiato anche una notevole varietà di stile nelle sue insidie alla rete di De Prà. Dopo averne assaggiata la forma con forti tiri, immancabilmente bloccati, ha saputo costringere l’avversario alla più difficile acrobazia. Da pochi metri, in piena corsa, Schiavio ha puntato sul goal impegnando De Prà, per poi deviare il tiro sull’ altro lato del goal. Per poco non era scacco matto. L’olimpionico ha avuto appena il tempo di buttarsi sulla destra e di parare con la mano aperta. In difetto dell’ agoniato punto, il giovane e valoroso Schiavio può vantarsi di avere obbligato de Prà a disunirsi, a commettere un reato di stile. E’ già un successo, dato il valore del portiere, ormai ritenuto imbattibile su tiro regolare. Baldi è stato indubbiamente il migliore dei mediani in campo, il suo difetto principale, la lentezza nell’ entrare, ha fatto capolino qualche volta anche domenica. Ma quale arte nel lavorarsi il pallone! E quale precisione nel metterlo sul piede del compagno! Si è mostrato pure migliorato in mobilità. Il lungo Baldi infatti è stato uno dei più attivi in campo a Marassi. Genovesi invece ha preferito rimanere al posto di fiducia affidatogli: tenere il pericoloso Santamaria.  Ha preso così alla lettera la consegna che in occasione del primo corner l’ha addirittura abbracciato. E tali… amichevoli rapporti sono durati per buona parte della gara, provocando numerosi capitomboli, scambi di strette di mano, sorrisi ed altre amabilità del genere. Evidentemente il leggiadro mediano bolognese e l’aitante attaccante genoano non hanno creduto di buon gusto guastarsi il sangue per così poco. Con un sorriso e un “pardon” si fanno perdonare tante furberie del mestiere. La partita di domenica non ha soddisfatto. I bolognesi trovano che la sorte è stata ingiusta. I genovesi, contentissimi del risultato, si dicono convinti che la squadra può giuocare meglio. De Vecchi era di umore nerissimo durante il viaggio di ritorno. Il curioso è che nessuno ardiva fare previsioni nel “retour-match” di Bologna. Le due squadre hanno in sé tante risorse che la nuova partita è veramente un’ incognita. Quello che è certo è che farà caldo sul campo dello Sterlino. La passione per il giuoco del calcio ha riconquistato di colpo tutta la sua virulenza. ZAM.

La Domenica Sportiva - 22 Giugno 1924, Milano  .....................................................................................................

 

I GENOANI VINCITORI DEL CAMPIONATO CALCISTICO 1924? Il Genoa resiste al Bologna e termina alla pari (1-1). L’incontro sospeso dall’ arbitro a 6’ dalla fine – La difesa incrollabile dei genoani. (Per telefono dal nostro inviato speciale). Una contrastata partita sotto la sferza della pioggia. Bologna, 23 (mattina). Ieri al 39’ minuto di gioco, nel secondo tempo, la partita poteva oramai considerarsi decisa: le due squadre in campo, dopo una lotta furibonda, sotto una pioggia dirotta, avevano all’ attivo un goal ciascuna. Diremo di più: il Genoa poteva dirsi vincitore del campionato. Certo quando l’arbitro Panseri, del Milan, che aveva sino ad allora diretto il giuoco con sufficiente perizia, interrompeva bruscamente l’incontro, mandando i giocatori negli spogliatoi, fra il pubblico e fra di noi corse un movimento di sorpresa. Era ben vero che l’acqua imperversava violenta fin dal primo momento che il match si iniziasse, ma la subitanea decisione dell’ arbitro non convinceva affatto, cosicché poco dopo l’arbitro Panseri faceva annunziare di aver interrotto l’incontro per l’impraticabilità del campo. Il pubblico bolognese, eccitato al sommo grado, prendeva per buona la causa e abbandonava il campo, soddisfatto, sperando in una ripetizione della partita, mentre questo motivo non pareva sufficiente ai tecnici e a i giornalisti presenti, poiché per constatare la impraticabilità del campo sarebbe stato necessario che l’arbitro avesse dapprima convocato i capitani delle due squadre ed avesse operato sul campo di gioco i necessari sondaggi. Un fatto di particolare importanza era intervenuto proprio pochi istanti prima che Panseri prendesse la tanto discussa risoluzione: alcuni dei più eccitati bolognesi avevano scavalcato la rete che separa il pubblico dai giocatori, tentando di invadere il campo. Non erano molti, questi sconsigliati, ma si può benissimo supporre che questo fatto abbia indotto l’arbitro ad allontanarsi dal campo di giuoco, dopo i reiterati ammonimenti rivolti al pubblico che urlava all’ eccesso e che troppo spesso degenerava in frasi troppo… fiorite al suo indirizzo. Se il lettore intelligente volesse dunque collegare il fatto della tentata invasione con l’abbandono della pelouse da parte di Panseri, se a ciò aggiunge che l’impraticabilità del terreno deve essere constatata alla presenza dei due capitani delle squadre, ciò che non fu fatto, che mentre il Bologna aveva pareggiato mediante un calcio di rigore concesso a stento dal referee, ecco che può benissimo trarre a conclusione che il direttore della gara sia stato costretto ad interrompere per caso di forza maggiore ed ecco profilarsi la severa applicazione dell’ art. 15 del regolamento federale, articolo che darebbe la vittoria al genoane due goals a zero. Non sappiamo ancora quali saranno i provvedimenti che, per questa decisione, saranno adottati, perché tutto dipende dal referto dell’ arbitro: oggi, però , dopo il match, Panseri si è trincerato nella scusa dell’ impraticabilità del campo, senza fornire ulteriori delucidazioni che trasmetterà solamente alla Lega Nord. E perciò non possiamo fornire per ora al lettore spiegazioni più esaurienti di quelle su esposte. L’INIZIO. Bologna e l’Emilia sportiva erano accorse oggi sul campo dello Sterlino. La minaccia incombente della pioggia, che si era riversata sulla città in mattinata, poco dopo mezzogiorno non aveva trattenuto gli appassionati dall’ occupare paurosamente in ogni posto il vasto campo Angelo Bodini. Dei genovesi, invece, pochi erano presenti: l’annunciato treno speciale non era stato effettuato, cosicché venuto a mancare un comodo ed economico mezzo di trasporto, i supporters genovesi avevano limitato a qualche decina la loro partecipazione all’ urto odierno. Meglio così, del resto. E’ ormai provato che gli uomini di de vecchi, abituati ai più duri cimenti, non temono i campi avversi. Oggi, un numero sensibile di genovesi, avrebbe danneggiato più che giovato, la buona partita giocata dalla loro squadra, per gli inevitabili “corpo a corpo” con i bollenti petroniani. Il campo, mezz’ora prima dell’ inizio, poteva considerarsi in condizioni ideali. Ma ecco che una pioggia violenta, dirotta, prendeva ad abbattersi sul campo. In breve il terreno va ridotto in condizioni pietose quantunque il fondo potesse xxx il risciugamento. Il pubblico, turbato in un primo momento dall’ imperversare dell’ uragano, si trovava compatto allorché coraggiosamente Panseri si presentava sul campo, chiamando le due squadre. Lo coadiuvavano, nel difficile compito, altri due arbitri milanesi: Sessa e Crivelli 3.o, che fungevano da linesmen. Le squadre iniziavano il gioco, inquadrate nella seguente maniera: Genoa: De Prà, Bellini, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria e Moruzzi. Bologna: Gianese, Gasperi, Borgato, Genovesi, Baldi, Spadoni, Martelli, Della Valle, Schiavio, Perin e Pozzi. I bolognesi, per dovere di ospitalità, avevano un inizio fulmineo, travolgente. In due minuti ottenevano due calci d’angolo; al 3.o minuto però essi videro il contrattacco del Genoa ed al 6.o altri due corners venivano segnati contro il Bologna. Il Bologna spingeva a fondo fin dalle prime battute, ma la difesa del Genoa si dimostrava, come già domenica scorsa, all’ altezza del proprio difficile compito. Gianese veniva impegnato severamente da Neri al 10.o minuto  e successivamente de Prà iniziava seriamente il suo lavoro, per tutta la durata dell’ incontro. Gli attaccanti del Bologna si dimostravano assai più decisi che non otto giorni prima e il compito del guardiano olimpionico era quanto mai arduo. Al 15.o minuto De Prà salvava in corner un allungo di Della valle, respingendo con un salto acrobatico il tiro successivo di Martelli. Al 20.o minuto, altro corner contro il Genoa e due minuti dopo una formidabile respinta del guardiano rosso-bleu, su cannonata di Schiavio. Furono questi i momenti più belli dell’ attacco bolognese. Il Genoa, saldo in difesa e nella linea mediana, resisteva con onore puntando decisamente non appena le maglie bianche denotavano stanchezza, per tentare di sorpresa il goal. Si ebbero ancora respinte dall’ instancabile De Prà, coadiuvato da Bellini e De vecchi, superbamente. Dopo una mezz’ora di assedio il Bologna cedeva. La fortezza genoana aveva resistito all’ assalto e mandava ora i suoi uomini al contrattacco. Furono due o tre azioni larghe, fra Catto e le ali, e le ali e Catto, che sconvolsero i petroniani, i quali cedettero facilmente perché Baldi non si trova a suo agio tra l’acqua e le pozzanghere. IL GOAL DEL GENOA. Nei momenti in cui si trovava pressata, la difesa petroniana dava l’impressione di liberarsi con difficoltà. Questa impressione non era affatto errata. Al 38.o minuto, Burlando raccogliendo la palla respinta da Borgato, la inviava verso Gianese con un tiro alto e spiovente. Santamaria raccoglieva di testa, con la schiena rivolta alla porta avversaria e con un sapiente rovescio, mandava con la nuca la palla a rotolare nell’ angolo opposto a quello dove si trovava piazzato il difensore petroniano. Il rimanente del primo tempo vedeva ancora i rosso-bleu all’ attacco, contro i bolognesi smontati, ma senza ulteriore marcatura di punti. LA RIPRESA. La ripresa si inizia mentre l’acqua continua a cadere ancora. Il Bologna, rinfrancato, ritornava all’ attacco. Alcuni tentativi genoani venivano fermati da offsides. Al 10.o minuto della valle, puntando da solo verso De Prà, si scontrava rudemente con Leale e finiva a terra. Urla del pubblico e indecisione di Panseri. Dopo qualche minuto, l’arbitro concedeva il calcio di rigore ai rosso-bleu. Tirava Pozzi ed il tiro andava a finire irresistibilmente nell’ angolo destro, tra le urla e il clamore del pubblico. La pioggia si faceva furibonda mentre il gioco si faceva serrato. Al 14.o minuto, Barbieri salvava di testa un cross di Pozzi. Neri per contro provocava un corner contro il Bologna. Il suo tiro dava modo a De Vecchi di impegnare Gianese con un shoot secco da una trentina di metri. La partita precipitava, lentamente il Bologna cedeva. Il Genoa rivelava la sua più solida inquadratura e la classe migliore dei suoi componenti. Gianese veniva ripetutamente impegnato; De Prà parava ancora qualche tiro difficile in maniera superba. Burlando compiva un lavoro spettacoloso. Il tutto fra la pioggia violenta, cattiva. Poi, a sei minuti dalla fine, la decisione di Panseri che interrompeva il match, lasciando disorientato e perplesso il pubblico. L’incontro odierno non ha troppo da insegnare in fatto di giuoco. Esso è stato disputato sotto una pioggia violenta e dirotta, e con un terreno viscido e molle. Ma le azioni non furono sciupate nel modo che potevasi a tutta prima temere. Il Genoa ha giocato oggi molto meglio che non domenica scorsa a Marassi. La sua difesa è stata ancora una volta la barriera incrollabile, insormontabile, De Prà ha parato con grande sicurezza palloni meravigliosi. Bellini e De Vecchi hanno mirabilmente ripetuta la brillante prova fornita otto giorni orsono a Marassi. Ma oggi il Genoa non sarebbe uscito con successo dall’ incontro col Bologna, se la sua linea mediana non fosse stata quella delle giornate più belle. Il lavoro compiuto da Burlando, Barbieri e Leale è difficilmente paragonabile. I tre sostegni rosso-bleu sono apparsi completamente trasformati dalla prova di una settimana fa. Essi hanno tenuto formidabilmente testa agli avversari per tutta la partita, con una continuità sorprendente. L’attacco con Moruzzi all’ estrema sinistra, fece pure una prova migliore di quella fornita al primo urto col Bologna. I loro uomini sono stati lodevoli per l’instancabile giuoco di ripiego, quando la squadra rosso-bleu si trovava stretta nei momenti più difficili dell’ attacco bolognese. Il Bologna, per contro, è apparso assai più agguerrito. L’attacco più deciso e più pronto, mentre i mediani, e segnatamente Baldi, non sono stati all’ altezza del proprio compito. La difesa estrema ha ripetuto la prova incolore di Genova. Il Genoa ha dimostrato di saper resistere al giuoco e alle condizioni di terreno per la sua classe eletta. Gli avversari difettano ancora di esperienza di fronte agli uomini di De Vecchi. Le stesse considerazioni scritte rispetto al match di Marassi possono benissimo essere tenute qui. Il Bologna è stato più scientifico che tecnico. Il Genoa più classico e più pronto. Per di più, i rosso-bleu,contavano sopra una linea mediana pari alla sua fama, mentre il Bologna, migliorato all’ attacco, è stato meno continuo nella linea di sostegno. La ripresa si è svolta in un ambiente più eccitato. Con questi precedenti, l’arbitro ha dimostrato una sufficiente perizia. Renzo Bidone.

IMPORTANTI DICHIARAZIONI DELL’ ARBITRO relative al match Genoa – Blogna. Bologna, 23 (mattina). Abbiamo saputo da fonte sicura che l’arbitro Panzeri nel rapporto che presenterà alla Lega Nord, circa la partita disputatasi ieri allo Sterlino, dichiarerà di aver dovuto concedere il calcio di rigore contro il Genoa sotto pressioni di persone estranee e di aver condotto a termine la partita, che da quel momento considerava virtualmente finita, soltanto per evitare possibili incidenti.

Il Piccolo di Genova – 23 Giugno 1924, Genova  ..........................................................................................

 

LE FINALI DEL CAMPIONATO LEGA NORD. L’ EMOZIONANTE RIVINCITA COMBATTUTA SOTTO LA PIOGGIA è troncata dall’ arbitro a sei minuti dalla fine. BOLOGNA – GENOA 1 – 1. Santamaria segna per i liguri. I “veltri” pareggiano su calcio di rigore. Bologna, 22 giugno. Quando ancora le squadre si trovavano alla pari e non aveva tregua il violento acquazzone scatenatosi sul campo dopo pochi minuti della ripresa, l’arbitro Panzeri dichiarava improvvisamente la cessazione delle ostilità. Con un gesto secco, a sei minuti esatti dalla fine del match, esso invitava i giuocatori a ritirarsi negli spogliatoi. L’enorme folla, che fino ad allora aveva ravvolto la partita in un alone di incessanti clamori, si taceva improvvisamente, sorpresa per la decisione dell’ arbitro. Molti gli si fecero incontro chiedendo le ragioni della sospensione. Panzeri si limitò ad asserire di aver sospeso il match per l’impraticabilità del campo. Ripetiamo: mancavano sei minuti, comprese le interruzioni, alla fine regolare della partita. La stessa giustificazione venne data agli “ufficiali” che raggiunsero l’arbitro nello spogliatoio e la stessa versione vene data a quella esigua parte di pubblico, bollente pure sotto il temporale, che non si decideva ad avviarsi verso l’uscita. Il match, per il quale l’attesa era morbosa, si svolse in condizioni di tempo disastrose. Prima dell’ inizio un furioso temporale guastò il terreno appesantendolo notevolmente. Durante il primo tempo tuttavia la pioggia si fece meno esasperante e la bontà del fondo riuscì ad assorbire molte pozzanghere. Il maltempo ripigliava durante la ripresa e toccava verso la fine i limiti del diluvio. Con tutto questo la partita, dal punto di vista della regolarità tecnica del campo, filò senza inciampi. Ma le condizioni di tempo e di terreno congiurarono contro il Bologna e diedero una risoluta spinta alle cianche del Genoa. I campioni italiani infatti disputarono un match ben più vigoroso, ardente e solido del match fortunosamente vinto a Genova domenica scorsa. A parte ogni deliberazione che gli organi federali potranno prendere a seguito di quanto esporrà l’arbitro Panzeri la partita ha avuto sportivamente uno sviluppo convincente. Essa ha segnato la superiorità del Genoa come rendimento e condotta di gioco se non come stile e tecnica di azioni. I due “tipi” di risorse proprie degli uni e degli altri giuocatori si sono contrapposti nel match cavallerescamente combattuto in campo così da giustificare l’esito nullo. Ancora una volta i genoani sono apparsi all’ altezza della situazione per l’indomito spirito di lottatori che li anima, mentre i bolognesi hanno rifulso per la classica fattura del loro giuoco. Ma come fu che al Bologna sfuggì quella vittoria che era nel cuore di tutti i suoi ardentissimi supporters e che era per il club il bersaglio da doversi assolutamente colpire? I “veltri” scesero in campo nelle medesime condizioni di forma e con le medesime capacità di rendimento che avevano dimostrato a Marassi. Per altro il giuoco fine, rapido, raso terra, equilibrato organico dei bolognesi ha per campo ideale dui sviluppo il terreno sodo ed elastico. Il terreno pesante nocque ai bolognesi, perché il terreno pesante richiede quella sorta di giuoco energico, individuale e tutto a strappi che non è nell’ ordine delle predilezioni rosso-bleu. Fu così che si ruppe molte volte il collegamento fra la prima e la seconda linea bolognese. Gli avanti – con Della Valle e Pozzi in ottima giornata – furono ben più pericolosi per De Prà di quanto non fossero stati a Genova. La linea mediana invece apparve sbandata. Baldi, centro sostegno di elevata classe, non si trovò a suo agio nel pantano: gli mancò l’animo alla lotta senza quartiere. Il match di oggi era per uomini di fatica… Per questo la linea mediana non riuscì in molti favorevoli momenti a sorreggere e a galvanizzare lo slancio degli attaccanti. Non è tutto. Si è verificato ai danni dei veltri quello che noi alla vigilia avevamo temuto per essi  e che era l’insegnamento di altre partite decisive giuocate allo sterlino. I frenetici, incessanti, esasperanti incitamenti della folla letteralmente percorsa da scariche elettriche – era financo difficile percepire il fischio dell’ arbitro – danneggiarono più che aiutare il giuoco dei felsinei. Lo stile dei bolognesi per esplicare tutta la sua bellezza e il suo vigore ha bisogno di calma e consapevolezza. Le più belle affermazioni bolognesi furono ottenute quest’ anno a Vercelli, a Legnano e a Genova (Doria) dove il pubblico certamente non era nella sua maggioranza lieto di assistere ad una vittoria felsinea. Invece le incalzanti vociferazioni della folla bolognese hanno finito per certo a confondere il giuoco dei beniamini cui veniva meno la possibilità di riflettere. Sul tema avremmo molte cose da dire; cose spiacevoli e purtroppo ripetute sino alla noia. Per assicurare lo sviluppo ascendente del football, per cooperare alla formazione di arbitri scelti e consci del proprio dovere, per tenere le gare nel quadro di una competizione sana e cavalleresca, è necessario e indispensabile che il pubblico riconosca in sé stesso non solo lo spettatore, ma l’educatore e il cooperatore. Quest’ oggi non un solo incidente fu dato di registrare in campo fra giuocatore e giuocatore, mentre gli incidenti lievi ma insistenti, fioccarono lungo le reti metalliche e dentro i recinti. Il Genoa diede alla vittoria tutto sé stesso. Le previsioni si avverarono. La linea mediana, che a Genova era sul campo a far da comparsa, recitò un ruolo di primo ordine. Burlando lottò come un leone. Batté nettamente Baldi. Barbieri e Leale combatterono dal primo all’ ultimo minuto. Il trio fu potente fattore di equilibrio e di ordine per tutta la squadra. In questa condizione è ovvio che il Genoa aumentasse di colpo le proprie probabilità di trincerarsi permanentemente nel match nullo. I tre atleti della difesa fecero blocco col trio mediano. Per quanto della valle riuscisse spesso a liberarsi dalla sorveglianza di De Vecchi, è certo che il “figlio di Dio” disputò un'altra delle sue solite eccellenti partite. Combattivo, pronto, calmo, energico nei tiri, De Vecchi fu ancora una volta un perno più che un giuocatore. L’attacco genoano, meno sbiadito di quanto apparve a Marassi, non fece tuttavia un gran che. Ma i cinque forwards trassero il partito più favorevole dal terreno pesante. Non badarono affatto al giuoco di combinazione in linea, ma si applicarono al giuoco di penetrazione individuale sfruttando le incertezze della difesa bolognese e puntando minacciosamente su un Gianese meno brillante e sicuro del consueto. Il goal segnato da Santamaria è un gioiello nello scrigno del vecchio e astuto campione rosso-bleu. L’arbitro Panzeri, assistito dai segnalinee Sessa e Crivelli A. guidò nel modo più energico il difficilissimo incontro. Esso può ascrivere a proprio merito il fatto di essere riuscito a frenare ogni accenno al giuoco pesante e a mantenere il giuoco – tra i footballers – in una lucida linea di correttezza e di regolarità.

 

LA PARTITA SOTTO L’ACQUAZZONE. Il campo è gremitissimo. Gli scrosci d’acqua non scuotono l’imperturbabilità del pubblico raggomitolato sotto una fungaia di ombrelli. Si teme per un istante che il match possa essere rimandato, anche perché i genoani sollevano qualche eccezione circa lo stato del terreno sulla linea della rete custodita da De Prà. Panzeri taglia corto e fischia l’inizio alle 16,30. Il diluvio si fa meno feroce. Il Bologna, scatenato all’ attacco dall’ incitamento del pubblico, costringe i genoani a un doppio corner. Un terzo corner è incassato dal Genova al 5’ minuto. Il giuoco è convulso e accanito. Un attacco caotico dei liguri è seguito da una riuscita fuga di Pozzi e da un tiro di Della Valle che è bloccato da De Prà. Al 10’ minuto il Genoa ripiega in corner, e subisce la danza dei felsinei che sembrano pigliare la meglio. Notata al 15’ minuto una energica puntata di Della Valle dopo una vivace azione in linea. Corner contro il Genoa al 17’ minuto. Dura sempre la superiorità dei “veltri”. Al 20’ minuto essi sfiorano il successo concreto: De Prà para un magnifico tiro di Schiavio e subito dopo Della Valle passa a lato della rete con una vigorosa puntata. Il Genoa si riscuote ed abbozza qualche incursione slegata: in questo modo la pressione dei bolognesi è alleggerita. Non piove più. Ma in cielo cavalcano nuvole minacciose. I “veltri” tornano alla carica. Un attacco al 26’ minuto si conclude egregiamente: crea una melèe che è spezzata da un provvidenziale e fortunoso colpo di testa di Barbieri sulla linea del goal. Al 27’ minuto il Genoa è ancora in corner. Corner contro il Genoa anche al 29’ minuto. La folla incita con altissime voci i suoi pouloins che sembrano prossimi a.. sfornare il goal. Ma i liguri hanno cuore di acciaio! Resistono e passano al contrattacco. Siamo al 36’ minuto di giuoco. La palla è nella metà bolognese. Burlando la raccoglie e la invia con una traiettoria ampia nell’ area di Gianese. A otto metri Santamaria rompe la traiettoria e con un aggiustassimo colpo di testa devia il pallone nella rete del guardiano bolognese. Il plongeon è arrivato in ritardo. Lo scaltro attaccante genoano è baciato e ribaciato dai suoi compagni. Il pubblico è fulminato. I bolognesi risentono il fiero colpo e incassano il primo corner contro. Si arriva alla fine del primo tempo senza niente che sia degno di nota. Commenti animatissimi ed elettricità diffusa durante l’intervallo. Il tempo è di nuovo cupo. Pioviggina, il campo è oltremodo pesante. Ripresa. il Bologna scatta all’ attacco. De Prà para un tiro di Perin; il Genoa al 5’ minuto è in corner. Il giuoco attraversa una zona grigia e amorfa per qualche minuto. Ed ecco al 12’ Della Valle piombare nell’ area di De Prà e scavalcare nettamente de Vecchi. Altri due avversari si fanno incontro al bolognese per chiudergli la possibilità di piazzare il tiro. D’un tratto vediamo a terra Della Valle, vittima probabilmente di uno sgambetto. Panzeri accorda il penalty che è tramutato in goal da Pozzi. Il pareggio centuplica la fede degli spettatori per la vittoria dei colori locali. Ma il Bologna lungi dal tradurre in atto gli incoraggiamenti veementi della sua folla, sembra afflosciarsi. Il Genoa invece combatte strenuamente. Costringe gli avversari in corner al 16’ minuto e impegna Gianese – che si salva a stento – con un tiro impeccabile di De Vecchi da trenta metri. Si scatena sul campo con rinnovato furore il temporale. Il match sembra avviarsi ad una competizione di water polo. Al 20’ minuto De Prà para in ottimo stile un tiro insidioso di Martelli; al 26’ minuto tutto il Genoa è all’ assalto dell’ area di Gianese imprudentemente uscito dalla rete. Il Genoa subisce l’ultimo corner della giornata al 30’ minuto. Ma il Bologna ha scoccato tutte le frecce del proprio arco. La squadra cede. Burlando e Barbieri emergono di tutta la testa sui compagni e sugli avversari che accusano i primi sintomi di sfinimento. I “veltri” non camminano più se non a strappi, fiaccamente, quasi fossero rassegnati al match nullo. Mancano sei minuti, l’acquazzone è al colmo. Il Genoa prevale; non c’è quasi più dubbio lo score non potrà variare che a prezzo di un miracolo. D’un tratto Panzeri blocca la partita. Le squadre hanno giuocato nella consueta formazione. Moruzzi ha preso il posto di Marianiall’ ala sinistra dell’ attacco genoano. *** Abbiamo potuto a tarda ora conferire con l’arbitro Panzeri. Richiesto della ragione per cui esso aveva creduto di sospendere il match, Panzeri ci dichiarò apertamente di aver troncato la partita dato il proprio anormale stato d’animo in seguito alle intemperanze del pubblico. Bruno Roghi

Gazzetta dello Sport - 23 Giugno 1924, Milano  .......................................................................................................

 

LA FINALE DEL CAMPIONATO ITALIANO DI CALCIO. GENOA Club batte SAVOIA F.C. 3 a 1. Il primo atto della finalissima è giunto felicemente in porto. Non crediamo sia ora il momento di ripetere le recriminazioni per l’assurdo protrarsi della massima prova nazionale; ci ripeteremmo senza alcun succo. Badiamo più tosto agli insegnamenti che sono scaturiti da questo tardivo incontro che se fosse stato disputato in un’ epoca più ragionevole avrebbe indubbiamente rivestito una ben maggiore importanza. Come prima constatazione – fortunatamente lieta – diremo che la squadra campione del sud ha tenuto magnificamente il campo ed ha superato le previsioni dei più. I bianchi torresi si battono con ardore affatto digiuno di tecnica, sono amalgamati ed hanno una abbastanza buona nozione generale del gioco, difficilmente peccano nel gioco alto ed infine posseggono in misura non indifferente la dote – importantissima – dell’ esatto piazzamento. Non si sono sbandati mai, neppure quando i temuti rosso-bleu scotevano di dosso l’apatia e facendo appello alle loro risorse di vecchie volpi stringevano le maglie del loro attacco. Diciamo questo perché non vogliamo dare soverchio peso allo smarrimento iniziale durato due, tre minuti al massimo. Il trio centrale ha combinato delle belle azioni che sovente non ebbero pieno sviluppo per la deficienza delle ali che portava di conseguenza la restrizione di gioco al centro; buon gioco quindi per i mediani rosso-bleu. Nella linea mediana, affiatata e veloce, Cassese si è imposto brillantemente; peccato abbia calato verso la fine. Individualmente ottimo pure il portiere dal colpo d’occhio sicuro, pronto e coraggioso. TRA LE FILE DEI VINCITORI. Chi ha una cognizione – seppure sommaria – del gioco del calcio non poteva attendersi dai genoani una partita ottimamente condotta dal principio alla fine, ben inteso tenendo conto dell’ epoca in cui siamo e ricordando che l’ultima partita di campionato si è giocata in giugno. In mancanza di allenamento, la certezza della vittoria diventata assoluta dopo un quarto d’ora di gioco con conseguenti due punti all’ attivo, hanno influito sul gioco dei genovesi tra le cui file abbondano uomini non più giovanissimi e che naturalmente più degli altri risentivano di tutti questi coefficienti negativi. Il famoso trio di difesa è sempre granitico: De Prà – poco impegnato – si è salvato sempre ottimamente e Bellini è apparso l’uomo più a punto dell’ intera squadra. I giocatori meridionali hanno poi fatto la personale conoscenza delle astuzie sorprendenti del grande capitano. Burlando che domenica ammirammo condottiero dei palla nuotatori ha oggi giocato una partita degna di encomio. Inesauribile atleta. Barbieri – in piena luna di miele – era oggi sostituito dal prezioso Costella ed il trio era completato dal bravo “vice-capitano” Leale. Davvero poco soddisfacente il gioco della prima linea, che anche in pieno campionato fu all’ unanimità riconosciuta come la meno efficiente del superbo squadrone genovese.. Molte combinazioni lasciate tramontare per inezia o per passaggi estremamente imprecisi. Abbiamo visto fallire magnifiche occasioni, roba da far impazzire battaglioni di supporters in partite maggiormente passionali. A tutto ciò bisogna naturalmente dare un peso relativo; non occorre dimenticare i due anni di ininterrotta attività ed i due mesi di snervante attesa di questa benedetta partita! L’INCONTRO. Pubblico abbastanza numeroso, discussioni pacate, pronostici per la prossima stagione più che per la partita odierna. Entrano i campioni del Sud con delle misteriose cassette sotto braccio, destando la curiosità generale. Il mistero è presto chiarito: contengono degli autentici spaghetti! I genoani accettano di buon grado l’offerta culinaria ed il pubblico scoppia in applausi. Alle 16,25 Gama fischia il segnale d’inizio: folata genoana facilitata da parecchi errori degli avversari trepidanti. Un calcio d’angolo al 1.o ed una bella serie di parate di Visciano. Sono Neri, Sardi e Catto che tentano la via del goal. Gli ospiti si riprendono ben tosto ed al 5.o ammiriamo una loro discesa con un tiro a lato. Le redini del gioco sono tenute saldamente dai genoani ma il loro predominio benché netto non è né schiacciante né monotono.  Un’ altro calcio d’angolo infruttuoso contro i bianchi che si difendono con ardore non disgiunto da abilità. Le loro azioni offensive sono veloci ma precipitate, nell’ area di rigore – dove giungono raramente – sono forse suggestionati dai sonanti nomi degli uomini che li fronteggiano. Pensano forse che è difficile sorprendere de Prà, infittiscono i passaggi e finiscono per arruffare il gioco. Notiamo tuttavia una loro chiara azione al 12.o; Mombelli con un tiro poderoso sfiora l’asta. Di rimando una sgroppata dei genoani travolge i mediani campani, il portiere esce, un terzino salva fortunatamente sul limite. Ma il punto matura. A Catto l’onore di segnare il primo punto con un fortissimo tiro dal limite dell’ area di rigore. Palla al centro. Altra discesa dei rosso-bleu. Goal di Sardi! E’ passato un minuto? Gli avanti genoani sono evidentemente soddisfatti ed ora non si affannano troppo. Bellini da metà campo indirizza un bolide che per poco non schianta il palo trasversale della rete di Visciano. Ma il gioco langue, né a ravvivarlo basta un altro calcio d’angolo al 28.o. Un guizzo dei bianchi ed un’ uscita tempestiva di De Prà che annulla il loro sforzo, ancora due calci d’angolo per i genoani e sul finire un bel tiro di Mombelli, il più insidioso avanti Bianco. Gli uomini di De Vecchi iniziano fiaccamente la ripresa e di ciò approfittano i volenterosi meridionali che si fanno viepiù arditi. E’ sparita la soggezione? Parrebbe di si ed infatti dopo avere subito un calcio d’angolo gli ospiti scattano all’ attacco con veemenza. Cassese piazza un buon colpo, foriero del successo imminente. Gaja al 4.o batte un fallo da una quarantina di metri, Orsini raccoglie e centra alla perfezione e Bobbio è pronto a raccogliere di testa ed a segnare il punto tanto agognato. Ciò mette un diavolo per cappello addosso ai torresi che si battono con estrema energia. Il gioco aumenta di tono. Anche i genoani si sono destati. La speranza di pareggiare che forse albergava in qualche cuore è bruscamente dileguata. Al 9.o in seguito ad un calcio d’angolo, Costella allunga sulla porta un pallone spiovente che il portiere para a palme aperte e quel volpone di Santamaria ne approfitta per spingere delicatamente il pallone in porta. Ben poco di notevole sino alla fine. Si indovina che il risultato non muterà. Gli ormai sicuri vincitori non s’impegnano e si accontentano di collezionare calci d’angolo a loro favore. Ancora parate di Visciano su tiri di Catto e di Burlando, Neri è il più attivo ma i compagni di centro non lo assecondano troppo felicemente. Un punto per i genoani annullato giustamente, un’ altro calcio d’angolo – l’ultimo – e poi la fine. Arbitro Gama. Fuori forma. Anche lui! Genoa: De Prà; Bellini, De Vecchi, Costella, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria, Bergamino. Savoia: Visciano, Lo Bianco, Nebbia, Borghetto, Gaia, Cassese, Orsini, Ghisi, Bobbio, Mombelli, Maltagliati.

Corriere Mercantile - 01 Settembre 1924, Genova  ..................................................................................................

 

Note:  Il 22 Giugno il Genoa si era aggiudicato il titolo di campione della Lega Nord. La prima finale viene giocata più di due mesi dopo. A fine Luglio il Savoia vince in trasferta per 2 a 0 la prima sfida con l'Alba di Roma. Il 03 Agosto 1924 il Savoia batte nuovamente gli avversari 2 a 0 a Torre Annunziata. I romani però hanno inoltrato ricorso perché all' andata l'arbitro ha fischiato la fine troppo in anticipo. La Lega Sud, con sede a Roma dà, guarda caso, ragione alla squadra della capitale. Il 10 Agosto nella ripetizione di Roma è questa volta l’Alba a vincere 1 a 0. Il regolamento non prevedeva la differenza reti quindi si deve giocare il terzo incontro di spareggio su campo neutro. A Livorno il 24 Agosto 1924 l’Alba non si presenta e così dopo un mese viene proclamato il Savoia campione della Lega Sud.

 

LA FINALISSIMA DEL CAMPIONATO DI CALCIO. GENOA – SAVOIA 3 – 1. Siamo ritornati al foot-ball, ma ci siamo ritornati ieri non per ricominciare la nuova stagione, ma per finire una iniziatasi undici mesi or sono. Ecco una parentesi a pochissima distanza dall’ inizio del nuovo campionato, per stabilire una questione di supremazia che sulla carta poteva definita a priori. Quest’ ultimo incontro di un campionato senza fine si è presentato a noi con una particolarità tutta propria: una finalissima di calcio alla fine di Agosto. La stagione si chiude ufficialmente  quando la nuova  già batte imperiosamente alle porte fremente di irrompere con la sua meravigliosa attività sui campi rimessi a nuovo. E ieri pareva piuttosto di assistere all’ inizio della nuova era calcistica, anziché ad un prolungamento  eccessivo di quella vecchia, se gli stessi uomini in campo, scesi nell’ abituale inquadratura, non ci avessero tenuto vivo il pensiero che il match cui assistevamo rappresentava il vertice della piramidale attività dei calciatori italiani. LA PARTITA. In un pomeriggio calmo e sereno, fra una cornice di pubblico fin troppo numeroso, le due squadre si presentavano in campo poco dopo le sedici, agli ordini di Gama dell’ Internazionale. Prima dell’ inizio, i giuocatori con pensiero gentile e gustoso si scambiavano le specialità gastronomiche dei rispettivi paesi: cassate napoletane i partenopei, frutti canditi i genovesi, quindi incominciavano il giuoco nella seguente formazione: GENOA: De Prà, De Vecchi, Bellini, Costella, Burlando, Leale, Neri, Sardi, Catto, Santamaria e Bergamino. SAVOIA: Visciano, Nebbia, Lo Bianco, Borghetto, Gaia (cap.), Cassese, Orsini, Ghisi, Bobbio, Mombelli e Maltagliati. Il Genoa partiva immediatamente all’ attacco e dopo un minuto il Savoia doveva subire il primo di una serie assai lunga di corners. Ben presto Visciano veniva chiamato al lavoro: da prima in seguito ad un cortissimo tiro di Neri, poi per una cannonata di Sardi.  Per una quindicina di minuti il gioco continua di questo passo: il Genoa in piena efficienza non diede un attimo di tregua agli avversari, costringendoli ad un estenuante e faticoso lavoro. In questo quarto d’ora i bianchi parvero esistere solamente in difesa, che fu serrata, snervante.  Al 14’ la loro porta veniva violata per la prima volta da un tiro di Catto, un tiro basso, secco e fortissimo da una quindicina di metri, che entrava nella rete napoletana di forza, malgrado il tentativo disperato di Visciano, buttatosi in tuffo. Non era passato un minuto che il Genoa ripeteva il successo di poco prima. Questa volta l’azione che doveva portare al goal fu chiara e ricca di passaggi. Essa si era iniziata sulla sinistra ed era stata portata a fondo da Bergamino, che fra un groviglio di uomini, riusciva a spingere la palla al centro; Sardi da pochi passi, la raccoglieva al volo e segnava magistralmente. Con questi due goals all’ attivo, il Genoa parve perdere ogni volontà ed ogni impegno. Il gioco diventò da parte dei rosso-bleu incolore e gli ospiti ne approfittarono per allentare le maglie della stretta avversaria e per cercare di impegnare De Prà, che sino a quel momento era rimasto completamente inoperoso. La partita, diventando più equilibrata, acquistava un interesse maggiore ai fini della combattività, ma perdeva completamente ogni pregio tecnico. Prima della fine del primo tempo, il Genoa usufruiva ancora di tre calci d’angolo, mentre De Prà aveva modo di esibirsi in una tempestiva uscita per impedire a due avversari di concretare una loro azione velocissima, travolgente. La ripresa si era iniziata con lo stesso ritmo con cui era finito il primo tempo, quando a movimentarla venne il goal dei bianchi, dopo quattro minuti di gioco. Gaia da metà campo calciava un tiro di punizione contro il Genoa, allungando all’ estrema destra che si trovava in quel momento libera, Orsini raccoglieva e centrava la palla che Bobbio – il centro avanti – mandava di testa con un colpo bene aggiustato a rotolare nella rete di De Prà. Questo goal fu di sprone ai rosso-bleu per un furioso contrattacco, che durò esattamente cinque minuti cioè fino a tanto che Santamaria riusciva a rimediare allo smacco, segnando facilmente, al 9.o minuto, dopo una debole respinta di Visciano ad un tiro di Costella. Poi il gioco ridiventava incolore, con qualche sprazzo emotivo ma senza interesse. Altri quattro corners in favore del Genoa, ancora un goal segnato dai rosso-bleu ed annullato da Gama; alcune velocissime puntate degli ospiti e finalmente il fischio finale, che chiudeva il sipario sopra il penultimo atto di quel interminabile commedia che si chiama il campionato di calcio. RILIEVI. La partita non merita cenni speciali di commenti. Abbiamo detto nel riprodurne le fasi, che essa fu per tre quarti incolore e troppo spesso monotona, La causa di questo fatto va ricercata principalmente  nei due goals segnati all’ inizio dagli uomini di De Vecchi, goals che smorzarono completamente l’ardore combattivo dei rosso-bleu. Si è ripetuto anche questa volta, dopo il punto marcato da Sardi, l’inconveniente che il pubblico genovese ben conosce: che il Genoa non “marcia” più allorché si trova in vantaggio. Se il primo quarto d’ora fu condotto dai genoani con impeto e con tecnica, il resto della partita, fatta eccezione per cinque minuti della ripresa, fu priva di efficacia e volontà. Solamente Burlando dimostrò di essere in piena efficienza e di poter giocare tutti i novanta minuti con encomiabile continuità; la difesa fu poco impegnata ed i forwards  presero evidentemente un po’ troppo alla leggera  il loro compito, tanto che è sembrato che in qualche tratto giocassero per sollazzarsi. Queste considerazioni per il Genoa non hanno però un valore assoluto, esse vengono tracciate in un periodo in cui la squadra non è più organicamente in efficienza ed in un momento in cui l’attacco sta per subire radicali trasformazioni. Guardando direttamente allo scopo, possiamo dire che la squadra ha raggiunto pienamente il proprio obbiettivo poiché ha riportata la vittoria mentre a paragone dell’ avversario che ha avuto di fronte, non si può nascondere che lo scarto di goals conseguiti non sia dei più soddisfacenti. Il Savoia, composto da cinque partenopei e da sei uomini settentrionali, non ci ha detto nulla in fatto di progresso tecnico da parte dei calciatori del sud. Esso è apparso veloce, coraggioso, impetuoso, ma privo di tecnica e di assieme. E’ il solito difetto che si riscontra nelle squadre ancora giovani e non troppo dotate di esperienza. La parte migliore del team è data dalla difesa. Fra i mediani hanno eccelso Gaia e Cassese; tra i forwards l’ala e la mezz’ ala sinistra . Il centro attacco è stato troppo testardo nel giuoco individuale , ciò che ha nociuto enormemente  al funzionamento dell’ attacco bianco. Il divario esistente fra gli uomini del sud e quelli del nord è ancora grande. Abbiamo nell’ Italia settentrionale una ventina di squadre nettamente superiori al Savoia, al quale non giova indubbiamente la mancanza di contatto con i forti squadroni del Nord e con i calciatori esteri per poter acquistare una classe più eccelsa. La loro prova di ieri contro i campioni d’Italia, se fu così onorevole, è dovuta più al fatto della poca efficienza avversaria, che non al loro reale valore il quale, per ora, non si stacca dalla media delle squadre che hanno recentemente combattuto le finali della seconda divisione. Renzo Bidone.

Il Piccolo di Genova - 01 Settembre 1924, Genova  .................................................................................................

 

La finalissima del campionato di football. Il Savoia resiste brillantemente alla classe più elevata dei genoani. GENOA batte SAVOIA 3  - 1. Genova, 31 agosto. Il Savoia, campione centro-meridionale, s’é battuto molto onorevolmente; il vantaggio dei genoani è stato netto, ma non schiacciante. La fresca compagine di Torre Annunziata, uscita fuori vittoriosa da un campionato burrascoso e interminabile, ha tenuto bene il terreno, s’è difesa con sagacia ed è passata spesso a felici contrattacchi. Meritatissimi quindi gli applausi che il folto pubblico genoano ha tributato ai giovani avversari dei rosso-bleu. Il Savoia ha prima di tutto un gioco corretto ed elegante: ecco un titolo di benemerenza assai raro in tempi in cui le battaglie di football si ispirano volentieri alla maniera forte. Poi ha un gioco. Gli atleti della squadra campana non eccellono per particolari doti di classe e di virtuosismo; ma compongono un’ unità omogenea, veloce, sciolta nei movimenti, chiara negli intendimenti tecnici. Tiene la palla a terra, conosce e pratica le regole della posizione, lavora nel dribbling con semplicità e con efficacia, si sbriga bene nel giuoco di testa. Insomma una squadra che non trae le possibilità di onorevole affermazione dalle risorse di un gioco riscaldato esclusivamente dalle fiamme dell’ impeto e della precipitazione, ma che vuole e che sa sviluppare una sua tattica equilibrata e cosciente. Forte di questa qualità, il Savoia non ha per nulla tentato di sbarrare il cammino ai genoani stringendosi attorno alla rete di Visciano e accontentandosi di scompaginare i ranghi avversari d’assalto. Il Savoia ha voluto fare una buona partita. Ha lasciato che la difesa sbrigasse il suo ruolo ed è scattato in qualche momento favorevole all’ attacco con molta calma e con consapevolezza del valore dei propri mezzi. Ha preferito lasciare un buon ricordo di sé giocando ordinatamente piuttosto che intestarsi a cozzare a capofitto contro i genoani con quel gioco “alla disperata” che può forse limitare lo scarto dei goals, ma che certo non dice nulla sulle qualità positive di una squadra che si richiude come a riccio nella propria area di rigore. La gara di ieri è apparsa la più bella finalissima nord-sud del dopoguerra. Ha avuto inoltre dieci minuti assolutamente brillanti, nella ripresa, dopo lo stupendo goal di Bobbio, centro-attacco dei campani. La frustata ha tolto di dosso la pigrizia al Genoa che ha accelerato l’andatura ed ha trovato nei rivali molta baldanza e molto entrain. Ma il Genoa, ieri, mancava di elasticità. Dopo due mesi di riposo parecchi giocatori denunciavano il difetto di allenamento. A sprazzi la prima linea intesseva lodevoli azioni, poi perdeva ogni fulgore e si smarriva in episodi o inconcludenti o confusi. Innumerevoli peccati di indecisione, parecchi assalti sfumati per errori elementari di piazzamento, di allungo, di passaggio. La vittoria che non poteva mancare è frutto della classe, non già della forma ancora sommaria. La difesa del Savoia, sorpresa nel primo tempo da due eccellenti tiri di Catto e di Sardi, ha in seguito intuito i difetti di legame del quintetto genoano e ne ha paralizzato i vivaci tentativi. Nebbia e Lo Bianco sono esperti calciatori che conoscono il mestiere: ci ha sorpreso in particolare modo la loro abilità di non addossarsi troppo al portiere lasciandogli sempre un sufficiente settore sgombro per orizzontarsi nella parata. Visciano non dispone di una presa eccezionale, ma ha occhio, scatto, coraggio: da registrarsi una sua brillante parata al quinto minuto su tiro di Sardi. La linea mediana ha in Cassese l’atleta migliore, la squadra ha anche in lui l’atleta più ciarliero in campo. Il Savoia, comunque, dovrà per l’avvenire votare le sue cure tecniche alla organizzazione offensiva del trio mediano. Questo quando l’attacco parte, si slega, perde contatto con i forwards, lascia passare tra sé e la linea che avanza una paurosa fetta di terreno sgombro; capita che l’attacco si trovi molto spesso privo di fondamenta e possa facilmente essere di colpo rovesciato. Tra i  forwards gli “interni” Mombelli e Ghisi hanno disputato il match più movimentato e redditizio. Bobbio si lascia troppo chiudere. Le ali tendono inesorabilmente a poggiare al centro lasciando buon gioco ai mediani avversari. Notiamo da ultimo nell’ attacco campano un difetto molto appariscente che l’esperienza di partite di grido dovrà via via cancellare. Quando un giocatore avanza con la palla i compagni non hanno occhi che per lui; non si preoccupano di armonizzare la discesa in linea col flusso dei terzini avversari, cadono quindi ciecamente nel “fuori gioco” troncando azioni bene impostate e ben condotte. Difetti, concludiamo, che non alterano la stoffa che compone il ragguardevole stile della simpaticissima squadra dell’ Italia meridionale. BREVI CENNI DI CRONACA. I giocatori del Savoia, in maglia bianca, sono accolti da vivi applausi. Essi donano ad ogni “rosso-bleu” una scatola di spaghetti, gloria locale, mentre i dirigenti hanno offerto ai colleghi di Genova una stupenda riproduzione di una statuina caratteristica di Pompei. Atmosfera di cavalleria, di cordialità, di cameratismo che avvolgerà tutta la partita. Il Genoa attacca, mentre il Savoia trova il giusto schieramento in difesa. Al 15. e al 16. minuto Catto e Sardi segnano per i colori rosso-blu; da annotarsi un risoluto tiro di Mombelli, all’ 11’, che sfiora l’asta della casa di De Prà! Il primo tempo non ha ulteriori mutamenti… numerici. Il Genoa comanda. Il Savoia sostiene i ripetuti urti, non perde la testa, piazza qualche vivace incursione nell’ area genoana. Il match non è tirato per i capelli, ma vince con facilità qualche accenno alla monotonia. La ripresa è improntata a singolare slancio. Al 4. minuto in una serrata discesa campana, Bobbio si fa luce e con un aggiustato colpo di testa viola la rete di De Prà! Il pubblico corona il brillante exploit con una selva di evviva, e passa a spingere i genoani, dei quali parecchi devono fare i conti col fiato che cala. Ad ogni modo i rosso-bleu stringono scottati dallo smacco e per opera dell’astuto Maja segnano il terzo goal al 10’, su tiro spiovente di Costella. La partita continua ora vivace ora scialba. Il Savoia combatte fino all’ ultimo minuto e finisce più fresco dei rivali. De Prà tocca con sicurezza in questa ultima fase i palloni più difficili del match. Molte scorrerie dei “bianchi” si infrangono sulla scogliera difensiva genoana. Burlando, a corto di lavoro, si fa luce nell’ ultimo quarto d’ora. La prima linea genoana, invece, cala paurosamente. Arbitro Gama s. Guardalinee Gama f. e Trezzi. Dieci corners a favore del Genoa. Nessuno per il Savoia. Terreno ottimo. Genoa: De Prà; Bellini, De Vecchi; Leale, Burlando, Costella; Bergamino, Santamaria, Catto, Sardi, Neri. Savoia: Visciano; Nebbia, Lo Bianco; Cassese, Gaja, Borghetto; Maltagliati, Mombelli, Bobbio, Ghisi, Orsini. b.r.

Gazzetta dello Sport - 01 Settembre 1924, Milano  ..................................................................................................

 

IL GENOA F.C CONQUISTA IL TITOLO DI CAMPIONE ASSOLUTO ITALIANO. La prova mirabile del Savoia. Savoia – Genoa 1 - 1.  Torre Annunziata, 7.  La lieta sorpresa destata dai giocatori meridionali durante la prima partita a Genova e l’aspettativa giustificata in quanti si appassionano alle vicende dello sviluppo del calcio  nel Sud, hanno trovato piena conferma oggi all’ Oncino, al cospetto di una folla immensa. Il Genoa è uscito dalla dura palpitante contesa ancora campione assoluto d’Italia, ma se questo era oggi prevedibile, il motivo saliente di questa finalissima è dato dal fatto nuovo della bella e strenua difesa opposta dalla squadra centro-meridionale. Se è vero che il successo morale del Savoia ha consacrato la molta strada percorsa nel campo della tecnica calcistica, la ancora netta differenza di classe palesatasi nel confronto fra Nord e Sud e la bella lezione di virtuosismo tecnico sfoggiato oggi dal Genoa, devono però ammonire che i meridionali non devono vivere sugli allori e che ancora del cammino devono percorrere, perché possano combattere ad armi pari con i valorosi maestri del Nord. LA TECNICA GENOANA RIFULGE. Il Savoia si è imposto meravigliosamente per omogeneità ed affiatamento di squadra e spesso ha perfino emulato in efficacia gli avversari. Quanto a tecnica di gioco sono balzati in luce ancora vecchi e noti difetti, che dovranno ancora costituire il lavoro di finimento delle migliori energie del calcio centro-meridionale. Ecco perché è da sperarsi che più frequenti abbiano a verificarsi i contatti delle squadre del Sud con quelle settentrionali, in quanto solo da simili confronti sul campo può trarsi quel perfezionamento verso cui già si è meravigliosamente in marcia. La partita odierna, tenuto conto della forma ancora incompleta in cui il Genoa è stato costretto a disputare la finalissima dopo un così lungo periodo di riposo, ha visto un maggiore equilibrio di forze ed è risultata quindi combattutissima e veramente palpitante dal principio alla fine. Alla miglior classe avversaria che li chiudeva già nettamente sulla carta, i bianco scudati hanno opposto il loro gioco vivace, fatto di brio indiavolato e massima decisione. Anche quando l’offensiva genoana stringeva più da presso le sue maglie nell’ area di Visciano, il Savoia ha trovato tanta forza di difesa da annullare ogni minaccia, riuscendo altresì a svincolarsi sovente dalla stretta per scattare con una decisione ammirevole. Nel complesso il Genoa ha predominato segnando al suo attivo un maggior numero di azioni con otto corners contro uno degli avversari. Ma il match pari ha voluto come essere il giusto premio per la difesa ammirevole opposta dal bianco squadrone. Infatti la difesa del Savoia ha sfoggiato uno stile magnifico ed ha avuto un rendimento costante ed efficace: linea mediana e trio centra ledi offesa hanno costituito un blocco omogeneo, prodigandosi in un lavoro duro ed incessante, assolvendo così grave compito in maniera davvero impareggiabile. In specie Cassese e Lo Bianco meritano menzione a parte. L’attacco torrese si è ridotto ancora oggi al trio centrale, affiatato mirabilmente ed estremamente insidioso a puntare sul goal avversario, ha trovato però troppo arduo il sormontare il duo Bellini – De Vecchi. E inoltre non ha potuto servirsi efficacemente delle ali apparse insufficienti. Del Genoa le doti sono ormai note. LA VIVACE PARTITA. Alle 16.30 le squadre scendono in campo nella seguente formazione: Genoa: De Prà; Bellini e De Vecchi; Barbieri, Burlando e Leale; Neri, Moruzzi, Catto, Santamaria, Mariani. Savoia: Visciano; Nebbia e Lo Bianco, Borghetti, Gaya e Cassese; Orsini, Ghisi, Bobbio, Mombelli, Maltagliati. L’inizio è veloce ed è caratterizzato da vivaci schermaglie; Mombelli piazza un bel tiro, ma è in netto off side e appena a due minuti dall’ inizio il Genoa ottiene il primo corner, che resta infruttuoso. Più tardi è Borghetti che salva miracolosamente un’ azione di Santamaria mandando in corner. Ormai è il Genoa che serra le maglie dell’ offesa. Al 13.o minuto Visciano para con un bel tuffo un tiro di Moruzzi, mandandolo in corner. Nuova parata di Visciano che deve ancora salvarsi in corner. Il gioco dei genoani, specie da parte di Burlando, è molto falloso tanto che l’arbitro è costretto ad infliggere numerose punizioni contro i rosso-bleu. L’offensiva genoana si intensifica. Il Genoa è ben deciso a segnare un netto vantaggio in questo primo tempo. Questa netta prevalenza di attacco genoano dura così ancora fino al 30.o minuto e si concreta in tre corners infruttuosi. Il Genoa comincia a risentire lo sforzo prodotto nella prima mezz’ora di gioco e le azioni si alternano ora veloci nei due campi. Al 35.o il Genoa ottiene un altro corner, e verso la fine il trio centrale del Savoia per poco non ottiene il successo. Così termina il primo tempo 0 a 0. La difesa si inizia col prodigarsi incessante dei genoani, decisi ad affermare la propria superiorità: si può dire che la prima parte di questo tempo abbia la stessa caratteristica del primo. Un goal di Catto è annullato per evidente offside ed anche un freekick contro il Savoia. Al 10. o minuto ancora un corner a favore del Genoa, poi è ancora Visciano che salva meravigliosamente togliendo di precisione un pallone dai piedi di Santamaria. Dopo una galoppata dei torresi, Orsini centra di precisione e Mombelli tira, ma  a lato. Al 26.o minuto il Genoa segna il primo goal su tiro alto di Moruzzi. Il pallone rimbalza sotto la traversa. Visciano raccoglie con le mani il pallone, gli sfugge e tocca terra pochi centimetri dentro la rete. Lo scacco galvanizza i torresi, che si lanciano furiosamente all’ attacco sotto l’incoraggiamento del pubblico. Non sono passati due minuti ed ecco il pareggio. L’azione condotta da Maltagliati, si sviluppa al centro, e, dopo una felice rete di passaggi bene aggiustati, Mombelli riesce a farsi luce ed a segnare, con un forte tiro da pochi metri. De Prà si butta in “plongeon”, ma è già troppo tardi. La partita, continua poi sino alla fine, tra alterne fasi dalle due parti. Arturo Collana.

Gazzetta dello Sport - 08 Settembre 1924, Milano  ..................................................................................................

 

I ROSSO-BLEU CAMPIONI D’ITALIA. GENOA – SAVOIA 1 – 1. Napoli, 7 (v.m.) – I calciatori genovesi hanno avuto a Torre Annunziata accoglienze veramente indimenticabili da tutta la popolazione che li ha accolti con uno slancio pieno di entusiasmo e di passione. Stamane essi sono stati ricevuti in Municipio dove, alla presenza di tutte le autorità cittadine, è stato loro offerto un rinfresco. Una folla imponente di sportivi ha acclamato dalla piazza e obbligato i calciatori e i dirigenti genovesi ad affacciarsi ripetutamente per ringraziare. Nel pomeriggio, alla presenza di un pubblico immenso, accorso anche da Napoli, è stata giuocata la partita la quale è stata arbitrata ottimamente da Rangone dell’ Alessandria. Il Genoa sceso in campo privo di Sardi e di Bergamino, sostituiti rispettivamente da Moruzzi e da Mariani, ha giuocato una partita meno soddisfacente di quella di otto giorni prima a Marassi, mentre al contrario i partenopei hanno svolto un giuoco molto migliore. Bisogna però notare che il campo molto stretto ed il fondo sabbioso hanno assai influito sul gioco dei Campioni d’Italia non abituati ad un simile terreno. La squadra di De vecchi ha avuto oggi il suo punto debole nella linea attaccante dove solamente Neri e Moruzzi si sono dimostrati veramente attivi. Ottima la linea mediana e la coppia dei terzini, discreto De Prà. I napoletani hanno emerso oggi magnificamente in difesa ed i migliori uomini di essi furono il portiere Visciano, il terzino Lo Bianco ed il sostegno sinistro Cassese. Il primo tempo segna una netta e continua superiorità rosso-bleu i quali però non pervengono a segnare sia per l’ottima difesa dei napoletani, sia perché il loro attacco non funziona troppo. La ripresa è più brillante pur segnando sempre un leggero sopravvento degli uomini di De Vecchi i quali pervengono a segnare al 26’ su tiro di Moruzzi. I bianchi hanno un ottimo risveglio ed al 30’ l’inside sinistro Mombelli sorprende De Prà e pareggia. Il Genoa tenta di segnare il punto della vittoria, ma ormai è troppo tardi ed il Savoia riesce a condurre a termine l’incontro alla pari. Le squadre hanno giuocato nella seguente formazione: Savoia: Visciano, Nebbia, Lo Bianco, Cassese, Gaia, Borghetto, Maltagliati, Mombelli, Bobbio, Ghisi, Orsini. Genoa: De Prà, Bellini, De Vecchi, Barbieri, Burlando Leale, Neri, Moruzzi, Catto, Santamaria, Mariani. Questa sera hanno avuto luogo un banchetto ed una serata in teatro in onore dei campioni d’Italia. Nella mattinata di domani, lunedì, i genovesi si recheranno a Pompei. Nel pomeriggio giuocheranno una partita amichevole a Napoli contro la squadra dell’ Internaples ed alla sera assisteranno alla festa di Piedigrotta 1924.

Il Piccolo di Genova - 08 Settembre 1924, Genova  ..................................................................................................

 

 

 

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