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            CRONACHE CAMPIONATO 1924-25  -  Finali

 

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Prefazione: Qui sotto vengono riportati alcuni articoli che spiegano esattamente come sono andate le cose in quelle cinque finali. La prima finale viene giocata regolarmente e il Genoa riesce a spuntarla per 2 a 1 a Bologna. Il ritorno vede uno dei migliori arbitri del momento che improvvisamente, dice per convinzioni personali sul penalty, non concede due rigori al Genoa. Il Bologna naturalmente porta a casa un 2 a 1 a proprio favore. Si gioca il primo spareggio a Milano, campo certamente non neutro visto le burrascose partite con l'Inter e l'accesa rivalità col Milan, anche se un po' stemperata in quegl' ultimi anni. Nel capoluogo lombardo arriva un ondata inaspettata di bolognesi. L'organizzazione felsinea, con addirittura due treni speciali, non è da squadra di foot-ball del 1925. E' chiaro che l'esodo bolognese non è frutto di sola pura passione sportiva ma di qualcos' altro. Invece di un migliaio arrivano in circa tremila. Lo sport, le vittorie portano consensi. Non per niente Arpinati fonda il Corriere dello Sport, diventa presidente della Federazione e poi del Comitato Olimpico. Arrivati al campo già stracolmo, alcuni squadristi (Arpinati a Bologna fondò il II Fascio di Combattimento) rompono le recinzioni, facendo entrare il pubblico sul terreno, e si sistemano in prima fila. La partita è già ai limiti della regolarità, per colpa diretta bolognese. A Milano non c'è, più che stranamente si può dire incredibilmente o volutamente, nessun servizio d'ordine. L'arbitro curiosamente chiede la presenza del servizio d'ordine quando in tutte le città è ormai la Milizia a tenere l'ordine sui campi di calcio, a parte qualche carabiniere. Infatti la Milizia milanese non c'è... c'è quella bolognese. S'inizia a giocare quindi, anche per l'incasso. La partita fila liscia e il Genoa chiude il primo tempo sul 2 a 0 ma da ciò che si è già detto si capisce che il Genoa questa partita non la deve vincere. I gerarchi infatti non ci stanno, hanno portato fino a Milano tutta quella gente e rischiano di fare una brutta figura. Non ci vuole né tempo né un genio per organizzarsi, è una partita di calcio quindi qualcosa deve accadere, una controversia, un fallo, una cosa qualsiasi. Dopo aver rischiato ripetutamente di prendere il terzo punto in contropiede, Muzzioli ha una occasione buona. Il suo tiro è indirizzato tra palo e portiere, almeno così sembra, il quale sfiora la palla che termina a lato, in corner. Ma questa inspiegabilmente è dentro la rete.. sospinta dal pubblico. Negli anni 40 viene fuori che la palla è sfilata mezzo metro a lato e che De Prà non l'ha quindi neanche dovuta toccare. Non c'è alcun goal fantasma, non c'è mai stato. L'anti genoano Bruno Roghi della Gazza è la prova più provata. Dice di aver visto il giocatore tirare, poi la palla raccolta nella rete ma quello che è successo nel frattempo non lo sa. C'è da credergli visto che non ha saputo descrivere i gol col Savoia e quello che è successo l'anno prima a Bologna e Milano. Bidone del Piccolo dice uguale al collega. Zappa della Gazzetta uguale ma spiega che Dalla Valle, il più vicino alla rete, si dispera mentre De Prà si gira e rimane impietrito vedendo la palla in rete. Muzzioli, che dovrebbe essere il il goleador rimane fermo e poi viene timidamente complimentato da quelli che arrivano da chissà dove. Un pallone di cuoio marrone e pesante dotato di teletrasporto? Arbitro, cronisti e giocatori non hanno visto il goal. Non è un gol fantasma, semplicemente non c'è mai stato, perché se effettivamente la palla fosse entrata non avrebbero avuto nessun timore nel dirlo chiaramente, invece non hanno visto, non l'ha visto nessuno. L'arbitro segnala il corner. Apriti cielo! Invasione di campo bolognese, liti, tentativi di linciare l'arbitro e cordiale parlamentare tra lo stesso e un fantomatico federale (Arpinati dicono in molti ma non è provato). Subito dopo breve e cordiale consulto tra arbitro e i due guardalinee, tutti d'accordo, è goal!! Prima no! Adesso sì! I genoani non fanno una piega. Il Bologna invece di tentare la rimonta si smonta, i genoani invece sfiorano alcune volte il goal. Palese sintomo di consapevolezza bolognese di ritrovarsi partita persa. In campo iniziano i colpi proibiti e i genoani stanno zitti a due cariche subite da De Prà, la prima delle quali porta al pareggio bolognese col portiere a terra trattenuto per non farlo intervenire. La seconda riesce male e la palla non sfugge a De Prà che tramortito termina dritto in porta quindi l'arbitro deve annullare per forza. Finisce 2 a 2. Il Genoa ha la parola dell' arbitro, la partita si è conclusa sul 2 a 0 perché Mauro conferma che non c'è stato nessun gol ed è stato costretto a concederlo perché un federale gli ha chiesto di portare a termine la partita. Il Genoa se ne và a casa, il Bologna continua la commedia e si ripresenta in campo come se non fosse accaduto nulla. Perché? Il giorno dopo il giornale di Arpinati, il Corriere dello Sport, assegna il titolo al Bologna. Il Genoa s'è ritirato. L'arbitro dichiara di non aver visto la palla entrare ma anche che non riteneva la partita regolare per la presenza del pubblico a bordo campo. Il perché sul famoso episodio abbia rischiato il linciaggio per un quarto d'ora per una partita che riteneva non valida dall' inizio è un mistero. Ad un certo punto bastava dire ai capitani di non farsi troppo male. Domandare troppo forse a quei tempi non era educato! La risposta alla domanda mai posta è semplice, perché la partita poteva ritenersi regolare fino al momento dell' invasione. Non è inusuale infatti la situazione del campo milanese, è successo pure nella finale Olimpica, inoltre ci sono campi come la Cajenna dove gli spettatori sono in pratica sul campo. Proprio per questo non esiste nel regolamento una pregiudiziale come quella paventata dall' arbitro. Pubblico a bordo campo, chi combina il guaio alla fine paga, punto. Questo è il regolamento. Se le persone ai bordi si comportano bene la partita è regolare come è stata, fino all' invasione bolognese, quella di Milano. Il Genoa ritiene regolarmente giocata la partita quindi finita sul 2 a 0 per invasione. Il Bologna ritiene regolare la partita e vuole la vittoria per forfait, quello che dice l'arbitro sul gol non conta, l'invasione è fonte di una volontà suprema. Il Bologna è vittima di sopruso! Cioè, il Genoa ha ragione in entrambe le tesi! Qui scatta la fase comica. E' solo l'arbitro a ritenere irregolare dal suo inizio la partita. A parte qualche giornale il messaggio che passa è ben altro da quello regolamentare. Vivida comprensione all' arbitro e pregiudiziale iniziale assolutamente inattaccabile, descrizione di una situazione apocalittica a inizio gara. Grazie a questo martellante messaggio il Bologna che in situazione normale non avrebbe scampo viene rimesso in gioco. Lo sport è sport e il campione deve uscire dal campo... come se il Genoa non l'avesse fatto! Quindi? Multa al Genoa per non aver disputato i supplementari di una partita che si ritiene non valida e ripetizione della stessa! ed è così, è il Genoa che è stato perdonato! Va in atto la sceneggiata finale. La Lega Nord viene attaccata selvaggiamente e deve dare le sue dimissioni per la disorganizzazione della finale. Insomma la Lega Nord deve dare le dimissioni perché gli squadristi hanno rotto le recinzioni, tutti i giornali di regime fin dal primo momento imputano alla Lega la colpa di tutto. Il Genoa con la bella multa arrivata ha capito l'antifona, sicuramente più "vecchio" del Bologna è destinato alla sconfitta per usura e per demoralizzazione. L'ultima decisione della Lega, di far giocare lo spareggio a Livorno, viene annullata. Il Consiglio Federale stabilisce che la gara si giochi a Torino. Partita noiosa in verità, ma che trova naturalmente i genoani sfiniti nel secondo tempo supplementare in cui si salvano a stento. Alla stazione i treni sono sui binari pronti a partire per le rispettive destinazioni, partono gli sfottò e gli squadristi sparano ai genovesi. Squadristi perché sembra che ad Asti il treno emiliano sia fermato e i colpevoli arrestati. Sembra perché questi non hanno né nome né tantomeno cognome e svaniscono nel nulla. Il Bologna è responsabile come a Milano dei suoi tifosi, deve avere tutti i nominativi di coloro che erano sul treno e deve tirare fuori il colpevole, così gli impone questa volta la Federazione. A Bologna si organizza una bella manifestazione di piazza, diciamo ben voluta e organizzata da chi di dovere, dove si insulta apertamente i componenti della Federazione tacciandoli di incompetenza. La Lega Nord è out, la Federazione e sotto il fuoco, chi ne trarrà vantaggio per andare a capo del football nostrano l'anno seguente... Arpinati! Insomma la Federazione torna a miti consigli e decide che il Bologna può fare con calma intanto si giochi la quinta partita. Il Genoa in all' assemblea viene accerchiato e deve chinare la testa e approvare l'amnistia per il Bologna. Torino non d'à l'assenso alla disputa della gara così viene fuori che la partita deve essere giocata a porte chiuse. Il Genoa non ci sta e si rifiuta di giocare fino a quando la situazione non viene chiarita. Fregato, bastonato e con lui i propri tifosi è troppo. I rosso-bleu chiedono e ricevono pure il permesso di lasciare liberi i giocatori dalla Lega Nord che ha un nuovo temporaneo Presidente uscito fuori dalla famosa assemblea, infatti siamo ormai in piena Estate. I bolognesi no, sanno che si gioca il 9 Agosto e continuano ad allenarsi normalmente. Chi li avrà avvertiti? Il giorno prima della partita arriva un telegramma alla sede del Genoa, arriva da Roma. O i rosso-bleu si presentano a Milano alle 7 di mattina o è radiazione. Con le pinne, senza fucile ma forse con gli occhiali il Genoa si presenta. I genoani entrano in campo con le facce più nere che la camicia di alcuni presenti. Dovrebbero esserci solo giocatori e qualche giornalista, i bolognesi sono in compagnia. Il Bologna è campione d'Italia.

  

I campioni d’Italia verso la riconquista del primato. IL GENOA RESISTE AL BOLOGNA E VINCE PER DUE GOALS A UNO. La netta superiorità dei Bolognesi s’infrange contro la superba difesa genoana. I tre goals nel secondo tempo: Alberti, Catto e Schiavio. (dal nostro inviato speciale). Bologna, 24 notte – Il Genoa ha ripetuto oggi sul campo dello Sterlino, a cospetto di una folla come giammai si era data convegno sul terreno del Bologna, lo stesso successo riportato due anni or sono e lo scorso anno, successo ancor più netto se non nello scarto dei punti, nell’ andamento stesso del match. E’ stata una partita ansiosa che farà epoca negli annali del calcio italiano. Il Bologna ha dominato nettamente i campioni d’Italia ma questi hanno vinto. In rapidissima sintesi il match sta tutto qui. Il Genoa deve la preziosa vittoria odierna  al trio d’estrema difesa che ha giuocato oggi una partita superba, forse la migliore da quando de Prà, bellini e De vecchi si trovano insieme sotto gli stessi colori. COME HA VINTO IL GENOA. Coloro che hanno assistito in questi ultimi anni  ai combattuti incontri fra Genoa e Bologna non devono aver dimenticato come queste due squadre differenzino essenzialmente nella forza delle singole linee. Il Bologna è sempre stato più forte all’ attacco, il Genoa lo ha costantemente soverchiato in difesa. Oggi queste due caratteristiche, già così spiccate, hanno emerso ancora più nettamente che le volte scorse. I petroniani, efficaci in difesa, saldi nei mediani, hanno avuto agio di esplicare un ammirato giuoco d’attacco. I cinque forwards bolognesi hanno lavorato in tutti i sensi e in tutti i modi, cercando affannosamente la via del goal di De Prà ed hanno avuto modo di sostare nell’offesa con insistenza, con continuità. V’era però di fronte ad essi un terzetto che non la cedette di un palmo. Il duello fra l’attacco e la difesa del Genoa terminò con la vittoria dello schieramento difensivo. I petroniani si logorarono nel primo tempo. Dopo i primi quarantacinque minuti di giuoco, chiusosi zero a zero, De Prà aveva già avuto abbondantemente da lavorare mentre, il suo avversario diretto, l’ex pisano Gianni, non aveva dovuto respingere che un solo attacco rosso-bleu. Una delle poche azioni combinate dei forwards genoani, fruttava loro all’ inizio della ripresa, un goal che stordiva per qualche istante il Bologna. Poi la danza riprendeva nuovamente nella metà campo di De Vecchi ma sempre con lo stesso risultato. Le mirabilie di de Prà, i virtuosismi di De Vecchi, le “entrate” spettacolose di Bellini ai quali i compagni erano retrocessi a dar man forte servivano a spuntare efficacemente gli attacchi degli avversari. A quattro minuti dalla fine il Genoa segnava il secondo goal e con esso cadevano le ultime speranze di pareggio per il Bologna. Il goal di Schiavio, marcato a trenta secondi dalla fine e quando il pubblico sfollava ormai rassegnato,  veniva troppo tardi a portare una nota diversa nella partita in cui la vittoria era venuta a premiare la tenacia, l’anzianità, la scaltrezza nei confronti della tecnica, dei virtuosismi e dei saggi di bel giuoco.

 

RILIEVI. Le brevi note riassunte sin qui sul primo incontro devono avere abbastanza illuminato il lettore su quello che fu il match odierno. Ancora una volta la tattica del Genoa e il suo sistema di lotta hanno trionfato su quella più vivace e più sbrigliata, ma non così severa, del Bologna. Hanno trionfato anche quest’ anno in cui la squadra di De Vecchi ha attraversato periodi di crisi profondissimi, nei confronti di un avversario uscito da un girone più severo e perciò più temprato ai difficili incontri. Sono questi gli incerti, e nello stesso tempo le bellezze del foot-ball. Oggi il match è stato dei più strani. La carta della vigilia, insieme ad ogni ben ponderato pronostico, voleva il Bologna vincente. L’andamento stesso della partita è stato favorevole ai petroniani. Chi ha vinto è invece il Genoa. Sottilizzare sul risultato, data la materia di cui si scrive, costituirebbe perciò una mancanza di buon gusto per chi conosce le stranezze del tormentoso giuoco del calcio. Troppi elementi concorrono a rendere vario questo sport e l’imprevisto è spesso parte ponderante di esso. Non si spiega diversamente il risultato di oggi, Il Bologna ha disputato una ottima partita, né ha dimostrato gravi lacune fra le sue file. Tutta la squadra ha giuocato con assieme, con volontà, con tenacia. Non si è verificato l’abituale “crollo” dopo il goal degli avversari. Vi fu un leggero sbandamento subito sorpassato e tutto l’undici marciò fino alla fine con decisione. Lo spauracchio della ipnotizzazione , della suggestione non si è visto. Il Bologna ha saputo superare anche questo ostacolo, di non poco conto, ma non è stato ugualmente capace di spuntarla. Diversità di sistemi di giuoco dunque e fino a prova contraria il sistema genoano può ritenersi il migliore, anche se non tutto l’undici genovese ha marciato alla perfezione.

 

GIUOCO E GIUOCATORI. Come abbiamo accennato il Genoa ha palesato oggi alcune debolezze, che alla resa dei conti non sono state che le ripetizioni dei difetti riscontrati in questa stagione tra le file rosso-bleu. La linea attaccante non ha funzionato. Strano a dirsi, invero, poiché due volte il pallone ha scosso la rete bolognese, ma pura verità. Quando il Genoa è partito all’ offesa ha dato solamente in pochi momenti impressione d’intesa che è stata quasi nulla nel primo tempo ed un po’ migliore nel secondo. Ma sono bastate due azioni d’insieme che avevano preso spunto da momenti individuali, perché la difesa petroniana ne risultasse battuta. Non si può però parlare di gioco d’attacco dei rosso-bleu. Individualmente ottimi, gli avanti hanno anche oggi dimostrato di non possedere nessuna intesa fra di loro. Hanno lavorato per tutta la partita ma piuttosto in difesa che non all’ attacco. Del resto oggi i mediani non erano in condizione ed in possibilità di sostenere a lungo i loro avanti all’ offesa, di fronte all’ incalzare continuo e snervante dei forwards petroniani. Individualmente sono da segnalare Alberti e Catto che segnarono i due goals del Genoa dimostrando di saper cogliere le occasioni che si presentarono, Santamaria e Neri che portarono le azioni dei goals e Moruzzi per il lavoro instancabilmente svolto. Collettivamente zero. I sostegni hanno essenzialmente giuocato in difesa, Burlando è stato il più attivo. Leale il più tenace. Barbieri, in poco felici condizioni di salute, è encomiabile per l’alto spirito di sacrificio. A De Prà, a Bellini e De vecchi, i lauri della vittoria. Parate alte e basse improvvise, tiri vicini e lontani hanno trovato nel portiere genoano il grande goal-keeper dei tempi migliori. De Prà ha avuto lavoro per due, ha salvato situazioni disperate. De Vecchi ha arrestato le puntate più fulminee di Schiavio e di Della Valle, ha tenuto le redini della squadra con la solita consumata perizia, ha intercettato le azioni più travolgenti. Bellini ha spazzato senza un attimo di esitazione, ha sbrogliato situazioni paurose. Un terzetto superbo, invidiabile. Il Bologna è stato più uniforme e più regolare. Nessun uomo è emerso in modo particolare ma nessuno è stato inferiore al suo compito. Gianni non poteva salvare i due goals che non sono nemmeno da imputarsi ai terzini, colpitori sicuri e precisi. Eccellente la prova di Baldi. Il giuoco d’attacco è il pezzo forte del centro sostegno bolognese. Oggi il Bologna è stato per tre quarti della partita all’ attacco e Baldi si è trovato a suo agio nel sostenere la squadra all’ offesa, con criterio e con saggio intuito distributivo. Della Valle e Perin sono stati i migliori esponenti del quintetto d’attacco rosso-bleu, i perni, i distributori delle azioni. Buone le ali e Schiavio che ha però tentato inutilmente di sorprendere de Prà da lontano. Ed una volta tanto, un arbitro eccellente, Gama senior, che ha tenuto le redini del match con decisione, con sicurezza e con perizia. Se la partita ha “filato” sino alla fine senza incidenti  degni di nota e se i giuocatori non sono trascesi malgrado l’altissima importanza della posta in giuoco, il merito è essenzialmente dell’ arbitro.

 

IL PRIMO TEMPO. Torrenti di folla al campo dello Sterlino. Spalti, gradinate e tribune nereggiano paurosamente. Nei posti popolari spiccano larghi ombrelli verdi ed altri minuscoli rosso-bleu. Ai lati della gradinata popolare troneggiano due colossali megafoni rosso-bleu. La cornice è davvero da finalissima. Pioviggina a tratti ma smetterà subito dopo l’inizio. Poco prima delle 15 entrano in campo l’arbitro, i segnalinee (Gama junior e Mancini) ed infine le squadre. Il Bologna, per dovere di ospitalità, indossa la maglia bianca con una fascia rosso-bleu. Il Genoa ha la scelta del campo e giuoca col terreno e col vento (una leggera brezza) in favore. Le squadre sono, da destra a sinistra, nella seguente formazione: BOLOGNA: Gianni, Borgato, Gasperi, Giordani, Baldi, Genovesi, Innocenti, Della Valle (cap.), Schiavio, Perin, Pozzi. GENOA: De Prà, Bellini, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria. Sin dalle prime battute il Bologna è all’ attacco. Ecco De vecchi al lavoro. Lo stile migliore dei petroniani spicca subito. Due calci di punizione contro il Bologna, entrambi per fallo di Giordani, non trovano i rosso-bleu pronti a sfruttarli. E’ invece Pozzi che può fuggire (al 5’) e convergere da solo su De Prà ma questi vigila ed esce a tempo dal goal togliendo la palla dai piedi dell’ avversario con uno spettacoloso capitombolo. Poco dopo la stessa azione si ripete per una fuga di Innocenti. Sino al 20’ il Bologna domina nettamente. La difesa genoana ha qualche breve respiro  ma i bianchi sono in prevalenza e non faticano ad intercettare le offese dei rosso-bleu che non hanno nessun carattere di sicurezza e di potenza. Una buona occasione è fallita da Pozzi (al 23’) che da solo calcia a lato dopo una riuscita fuga. Al 28’ un cross di Pozzi trova Della Valle a un metro da De Prà ma De Vecchi riesce a far sbagliare il colpo di testa al capitano bolognese. Effimeri contrattacchi genoani. Il Bologna è in attacco con insistenza e il lavoro di De Vecchi e di Bellini è grande. Una breve intesa fra Moruzzi e catto (al 35’) non frutta. Il centro avanti genoano scavalca due avversari ma il suo tiro è alto. Un minuto dopo i bianchi battono il primo calcio d’angolo della giornata, a porta vuota Bellini salva il tiro di Della valle. Al 37’ Schiavio raccoglie un cross di Innocenti e rovescia in porta: De Prà salva miracolosamente. Al 42’ Gianni compie l’unica parata di tutto il primo tempo, in seguito ad un intesa Santamaria – Leale con cross di quest’ ultimo.  Prima del finire del primo tempo il Bologna ottiene altri due calci d’angolo, segnali di mischie furiose. Il secondo è raccolto di testa da Genovesi, ma anche questa volta De Prà è pronto a salvare un goal che pareva inevitabile. I TRE GOALS DELLA RIPRESA. Non muta la fisonomia del giuoco nel secondo tempo. Il Bologna è prodigo di passaggi e di ricami, Bellini e De vecchi di rimandi perfetti ed a tempo. Passano così i primi dieci minuti. Al 12’ si ha l’azione del primo punto genoano. E’ Santamaria che su invito di Leale riesce a fuggire ed a portare la palla verso la porta bolognese. Egli ha la meglio su Giordani e Borgato, ma anziché tirare direttamente in porta, manda la palla al centro. Catto, non pronto, lascia l’occasione ad Alberti e questi deciso spara un tiro a mezz’altezza che batte nettamente Gianni. Il pubblico ammutolisce. Tacciono simultaneamente le trombe e i megafoni che avevano fino ad allora incoraggiato e sottolineato ogni azione dei petroniani. Per il pubblico comincia a diffondersi il brivido ghiacciante che viene dalla sconfitta della squadra del cuore. Per cinque minuti il Bologna resta stordito ed al 16’ il Genoa ottiene un calcio d’angolo. Al 20’ i bianchi sono nuovamente in piena azione. Due corners, (20’ e 25’) contro i rosso-bleu, una fuga di Pozzi salvata da Barbieri (23’), un secco tiro di Perin che De Prà devia contro il palo superiore e rimanda (29’), ecco il Genoa stretto in difesa che lotta superbamente. La pressione del Bologna è continua. Al 31’ nuovo calcio d’angolo. Sulla mischia susseguente Alberti di testa salva un tiro di Della Valle mentre De Prà si trovava dalla parte opposta della rete. Quattro minuti dopo De Prà devia in corner un bolide altro di Schiavio. Sono attimi superbi e di intensa passionalità. Di tanta moltitudine di supporters, molti non resistono più al dolore di vedere perdere la squadra preferita ed il campo comincia a sfollarsi. Sul terreno di giuoco si lotta invece col coraggio della disperazione. Il Genoa è sempre più saldo. Al 41’ rompe la stretta avversaria e con Neri si porta all’ attacco.  Il cross dell’ estrema destra rosso-bleu trova pronto Catto che supera Baldi, scarta Gasperi e tira raso a terra nell’ angolo sinistro da pochi metri mentre Borgato giunge in ritardo per impedire il tiro. La palla batte nella faccia interna del palo e va a finire per la seconda volta nella rete di Gianese che è a terra esterrefatto. L’esodo del pubblico diventa una fuga. Si leggono i segni dello scoramento sui visi dei buoni petroniani e qualche lacrima luccica furtiva sulle gote di qualche gentile spettatrice. Dopo il goal il Genoa si racchiude nuovamente su se stesso in attesa del fischio finale. A trenta secondi dalla fine il Bologna può infine giungere al successo, ormai tardo, seppure meritato. E’ Pozzi che manda la palla al centro, Schiavio da qualche metro la raccoglie e infila nella rete di De Prà, imparabilmente. Un velo di applausi. La partita è finita così.  Renzo Bidone.

Il Piccolo di Genova - 25 Maggio 1925, Genova  ......................................................................................................

 

     

      

 

Le Finali del campionato Lega Nord. IL GENOA IN CAMPO BOLOGNESE CONQUISTA LA VITTORIA. Genoa 2 (Alberti, Catto) - Bologna 1 (Schiavio). Bologna, 24 maggio. Football, in alto. Di fronte a questa palpitante finale le oscure e tumultuose vicende di altre partite, le esasperate passioni di folle ancora immature, le ire cieche di campanile tramontano e scompaiono. Trionfa il pallone di cuoio, trionfa questo gioco dove l'istinto e il metodo, la volontà e l'intelligenza compongono un quadro di armoniosa bellezza sportiva. Il match di Bologna è indimenticabile. Condotto con sana e maschia cavalleria , sorretto da un arbitro incomparabile, goduto e sofferto da una folla ardente e disciplinata, il match appartiene alla storia. Decide probabilmente del titolo nazionale, ma al di là del suo concreto significato, il match è una nobile celebrazione del football inteso come combattimento, come arte, come cavalleria. Voi sapete quanto tripudio suscitino queste constatazioni nel cuore di uno sportivo che nelle zuffe livide, negli incidenti amari, nei comunicati riboccanti di punizioni, nei reclami sistematici delle squadre sconfitte avverte la presenza dei genii maligni del football. La partita è limpida come il cristallo. Un doppio rilievo la inquadra, la riassume, la definisce. Il Bologna non meritava la sconfitta ma la vittoria del Genoa è perfettamente regolare. Non è un ozioso paradosso. Il sistematico attacco sferrato dai "veltri" alle trincee genoane poteva a ragione concludersi con la vittoria.  Ma la vittoria è stata imbavagliata dai difensori liguri che nei fulminei contrattacchi hanno strappato due goals magistrali. In una partita così signorile è dovere di cavalleria parlare degli sconfitti. Cominciamo da loro. Il Bologna ha dato una completa dimostrazione di quanto valga il suo attacco, più come metodo che come valore di atleti. Il Bologna, su un ora e mezza di gioco, ha tenuto l'offensiva per più di un'ora. Tutte le risorse dell' attacco ha messo in opera. Largo attacco alle ali con respiro ampio e regolare, impetuose puntate al centro, insidiosi palleggiamenti corti e ritmici, improvviso attacco frontale, temporeggiamenti nell' area di rigore, risoluzione fulminea con tiri al volo. La prima linea del Bologna ha marciato. Se Innocenti è apparso intimidito e discontinuo, se Della Valle è incorso in una giornata mediocre, queste sono pecche individuali. La linea, il reparto, il metodo, la scuola sono rifulsi. Niente fenomeno di suggestione come si temeva. Niente smarrimenti di fronte alla oscura forza ipnotica che esercita il Genoa sugli avversari nelle partite decisive. Nel primo quarto d'ora della ripresa l'attacco del Bologna ha avuto un ritmo tambureggiante. Non è passato. Cos'è avvenuto? Bisogna innalzare sugli scudi il sestetto difensivo genoano. Questo è il protagonista della vittoria dei campioni. La potenza tradizionale e il superiore intuito tattico di De Prà, di De Vecchi e di Bellini vanno collegati alle virtù insuperabili del trio di sostegno. Il trio mediano del Genoa è stato l'immancabile distruttore della forza di slancio che animava l'attacco bolognese. L'ha lasciato sgusciare, non l'ha lasciato passare. I cinque atleti del Bologna, prima di arrivar sotto all' estrema barriera genoana, trovarono sempre sulla direttrice di marcia una linea che funzionava come un setaccio: spezzava l'attacco bolognese concepito come idea collettiva e lasciava "filtrare"  i giocatori. Questa sosta forzata imposta ai "veltri"  ne chiariva le intenzioni e permetteva a de vecchi e a Bellini di impadronirsi con un solo colpo d'occhio della situazione. L'attacco bolognese, una volta forzato l'ostacolo si ritrovava al di là, intatto ma snervato. Avvenne così che il quintetto bolognese non riuscì a creare una sola mischia rabbiosa e cadde preda della difesa ligure. Avvenne così che nell' ampia zona genoana  gli attaccanti emiliani dovettero affidarsi al partito di scoccare tiri da venti e da trenta metri, vana ogni speranza di violare la vigilanza dei terzini. De Prà suggellò la cassaforte che il quintetto difensivo costruì. De Prà riapparve nella forma, nelle condizioni di freschezza e nella sicurezza di stile che tutta Parigi ammirò. E' detto tutto. Ma non è detto ancora come vinse il Genoa. La linea attaccante genoana non fece cose rimarchevoli. Come linea, anzi, campò alla ventura. Difficilmente un pallone fu trattato da tre forwards. s'inganna chi crede che i goals siano sbocciati da azioni congegnate con ricchezza di idee e di sviluppi. Il periodo d'attacco mancò: l'ordine, la simmetria la disciplina si confusero in una nebulosa. Ma gli "explois" individuali rifulsero nel maggiore splendore. L'attacco genoano capii tre cose: che il suo compito era di vincere con l'insidia bruciante, che i laterali Genovesi e Giordani erano facilmente superabili, che infine i terzini bolognesi erano più vigorosi calciatori che tattici astuti. L'esatta comprensione delle possibilità proprie e delle manchevolezze avversarie diedero al Genoa la meravigliosa vittoria. Il primo goal di Alberti sgorgò da un cross di Santamaria; il secondo di Catto sgorgò da un cross di Neri. Azioni di ala, halves bolognesi scavalcati in tromba, terzini disorientati. Il Genoa raccolse questi goals irresistibili impostando, sviluppando e concludendo l'azione in pochi secondi. I suoi forwards che non riuscirono a legarsi in flessuosa catena ritrovarono il gesto che non perdona nella classe fatta di istinto, di potenza, di agilità, di decisione. L'uomo batté la linea, l'iniziativa individuale trionfò sulla elaborazione collettiva. Il Genoa, quando gioca queste sue "partite" è un tiranno spietato. Lottatore con venti anni di esperienza è glaciale nell' attesa del momento favorevole, è impressionante di energia quando l'occasione si offre. Il Bologna ne è stato la bella e degna vittima. Ansimando nella ricerca del goal percorrendo in tutti i sensi la tempestata zona difensiva genoana, raddoppiando gli accorgimenti stilistici per forzare l'aspra serratura, non ha capito che uomini come Santamaria, Catto, Alberti, Moruzzi e Neri erano là, in attesa, pronti a raccogliere il pallone, a buttarsi a capofitto nella breccia dischiusa, a invadere di forza la mal custodita area bolognese, a saettare il tiro. Una difesa prodigiosa, cinque attaccanti furbi come volpi, la volontà che si centuplica quando la battaglia è data come perduta: ecco la vittoria del Genoa.  Bruno Roghi.

 

LA STORIA DEI TRE GOALS. Bologna, 24 - La cornice di pubblico è quella solita dello Sterlino nelle grandi occasioni. Anche le gradinate provvisorie ed i parterres sono letteralmente gremiti. Il cielo promette burrasca e lascia cadere qualche folata di vento. Il terreno appare in ottime condizioni. Sodo, erboso, elastico. Il pubblico appare calmo, quasi sicuro della vittoria dei suoi. Fa grande sfoggio di ombrelli neri, di ombrelli rosso-bleu, di megafoni e di bandierine. Sfoggio preventivo, giacché poi durante la partita si manterrà freddo, raccolto, silenzioso. Il "tifo" lo si rivelerà guardando i volti appassionati, non già dalle manifestazioni esterne della folla. si dice siano presenti due commissari di campo, che però non si vedono. C'è anche Rangone alla ricerca di elementi per la squadra nazionale. Manca un quarto d'ora all' inizio quando entra l'arbitro Gama accolto da applausi e seguito dal fratello Umberto e da Mancini, guardialinee. Irrompono alle 14.57 i genoani, in maglia rosso-bleu, accolti da molti applausi. Ma tutto è sommerso dall' ovazione che saluta i bolognesi, in maglia bianca con fascia rosso-bleu. Il sorteggio del campo è favorevole a De Vecchi, che sceglie di giocare col favore della pendenza. Aboliti i convenevoli di rito. Le squadre si pongono di fronte in questa formazione: GENOA: De Prà; Bellini, De Vecchi; Barbieri, Burlando, Leale; Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria. BOLOGNA: Gianni; Borgato, Gasperi; Giordani, Baldi, Genovesi; Innocenti, Della Valle, Schiavio, Perin, Pozzi. il silenzio è assoluto quando alle 15.3' Gama fischia l'inizio. De vecchi è subito impegnato: respinge lungo e Borgato replica al volo. Il Bologna abbozza i suoi attacchi stilizzati. Già al 2' Perin, voltato, non può sfruttare un buon traversone di Della Valle. Al 6' De Prà blocca e rimanda un pallone di Schiavio. I giuocatori assaggiano con qualche fallo l'attenzione dell'arbitro, ma questi infittisce i calci di punizione. Tre contro il Bologna, due contro il Genoa. Parentesi chiusa. Il match si svolgerà con perfetta cavalleria  e Gama avrà ancora poche occasione di intervenire e mai per falli grossolani. Al 13' il Genoa attacca: Alberti tira fuori. L'ex bolognese esce per pochi secondi e si fa massaggiare un ginocchio. Seguono fasi alterne, con evidente predominio di giuoco da parte dei bianchi, che però trovano una barriera insormontabile nel sestetto genovese. L'attacco rosso-bleu invece marcia assolutamente slegato, ma sfoggia grande energia. I due centri sostegno danno il "là"  alle rispettive squadre. Baldi è spostato in avanti e coopera con gli attaccanti. Burlando si sacrifica in difesa, creando, in unione coi suoi laterali dei veri passaggi obbligati, che portano gli avversari sotto... il fuoco di bellini e di De vecchi. Al 19' Schiavio è a terra per uno scontro con Bellini. Al 21' un cattivo passaggio di Giordani permette a Moruzzi di gettarsi tra i terzini bolognesi. Il tiro passa a lato. Il Bologna ritorna all' offesa, e vi rimane sotto la guida di Dalla valle, ben coadiuvato da Perin. Pozzi è servito di ottimi palloni. Al 23' un suo tiro passa a lato, al 28' un altro batte sullo spigolo dell' asta e finisce fuori. Né miglior sorte hanno i tiri di Innocenti e di Giordani. Al 34' e al 35 De Prà blocca forti palloni di Schiavio e Della Valle. Subito dopo una folata genoana si abbatte sulla scopertissima difesa bolognese. Catto si insinua fra i terzini... e spara troppo alto. Al 36' il primo corner della giornata. E' contro il Genoa e non dà esito, come non hanno esito i due successivi per merito di De Prà che rivela uno spettacoloso grado di forma. Una parata su tiro fulmineo di Schiavio al 37' e un' altra su colpo di testa di Genovesi sono davvero superbe. Le incursioni del Genoa sono peraltro pericolose e Gianni al 42' deve intervenire con decisione. Nella ripresa il Bologna marcia a tutta andatura. Baldi è attivissimo e l'intero quintetto sembra perfettamente registrato. Le situazioni pericolose si susseguono ininterrotte in area genovese, ma sono sempre risolte con magnifica prontezza dai difensori che gareggiano in bravura. Forse nuoce ai bolognesi qualche incertezza di Innocenti e la scarsa precisione dei due mediani laterali. In piena offensiva bolognese scoppia al 12' il fulmine del goal genoano. Santamaria sfugge a Girdani, supera Borgato, stringe sul goal. Invece di tentare il tiro passa al centro. Catto si fa incontro al pallone ma lo lascia ad Alberti che,  liberissimo, calcia formidabilmente in goal. Il Bologna appare smarrito per qualche minuto; subisce un corner ed un tiro di Neri che Gianni para. Poi ritorna all' offesa, con pacatezza eccessiva e con inutili tiri da lontano. Della Valle è passato centro attacco. Ottiene a sua volta due corners male sfruttati. La partita langue. La risveglia al 29' un fulmineo tiro di Perin che l'asta respinge, il Bologna stringe l'assedio. C'è forse, ancora il tempo di vincere. Otto rosso-bleu sono però in difesa. Calmi , sicuri. Il Genoa è in corner al 31' e al 36'. Il primo provocato da un tiro di Baldi che Alberti, proprio lui, respinge di testa quando la palla stava per entrare in rete. Il secondo è raccolto di testa da Genovesi e finisce fuori di poco. De Prà respinge numerosi tiri. E' portentoso e al 40' segna il suo record di bravura. Baldi è chiamato a calciare un tiro di punizione sulla linea dell' area di rigore. Il bolide passa attraverso la diga di maglie rosso-bleu.  ma De Prà (come ha visto?) attanaglia il pallone e rimanda. Miracoloso. Al 41' la vittoria genovese è ribadita dal goal di Catto che raccoglie un centro di Neri, dribbla Borgato e tira. La palla batte sullo spigolo del palo destro ed entra in rete. Baldi e Gasperi si gettano a terra disperati; Felsner, con le lacrime agli occhi si rifugia negli spogliatoi. Il pubblico è una massa inerte. Ancora qualche assalto genovese, poi l'ultimo, rabbioso assalto dei bianchi e al 44' il tardivo ma bellissimo goal bolognese. Lo segna Schiavio raccogliendo nell'area della porta un pallone che Pozzi ha centrato dall' estremo angolo e che Genovesi ha lasciato passare. La fine è accolta da un pesante silenzio. L'arbitraggio di Gama è stato uno dei fattori, forse il primo, della perfetta cavalleria dei giuocatori e del pubblico e della regolarità sportiva della gara.  Mario Zappa

La Gazzetta dello Sport - 25 Maggio 1925, Milano  ...................................................................................................

 

CALCIO. IL CAMPIONATO ITALIANO. La prima finale è vinta dal Genoa Club. Bologna, 25 - Domenica scorsa una grande folla impaziente ha preso d'assalto tutti i posti del campo del Bologna, per assistere alla prima gara della finalissima del campionato italiano che la squadra locale, vincitrice del Girone B disputava contro l'undici del Genoa vincitore del Girone A. Molto per tempo il campo era gremitissimo del pubblico convenuto anche dai più distanti centri sportivi d'Italia. Lo spettacolo era d'eccezione: era la conclusione di oltre sette mesi di estenuanti fatiche; era la prima concreta possibilità di questo anno di porre ufficialmente la candidatura alla conquista del titolo di campioni del Nord Italia. La partita che bolognesi e genovesi hanno giocato deve essere registrata nei fastigi luminosi della storia del calcio italiano, perché è stata veramente degna del grande nome sportivo delle due Società in lizza. Nome consacrato da cento vittorie ma ancor più da mille gare esempio di gloriosa cavalleria. E quella di domenica è stata degna del luminoso passato. Vinti e vincitori meritano l'incondizionato nostro plauso per aver saputo mantenere la difficile  ed importante competizione nei limiti della più squisita cavalleria. L'arbitro della partita è stato il redivivo mago del fischio, il milanese Gama, che colla sua conosciuta competenza e colla sua autorità ha impedito che elementi contrari al buon andamento della partita entrassero in essa, ha impedito che una possibile rivalità sportiva potesse essere cambiata in ira o odio. Il vantaggio conquistato dalla squadra concittadina  colla sua vittoriosa uscita dal campo felsineo, è facilmente misurabile ed è indice quasi sicuro della nuova conquista del massimo alloro. Gli atleti del Genoa Club hanno condotto una partita meravigliosa, non tanto per il giuoco svolto quanto per l'intelligente condotta della loro gara. Se in certi momenti, sia pure la maggior parte del tempo di giuoco, hanno subito la pressione degli avversari,  essi sapevano di poter contare su una difesa meravigliosa che avrebbe saputo contenere gli attacchi bolognesi ed hanno assaltato alla loro volta in tempo opportuno e tempestivo nel momento preciso che poteva dare il tangibile frutto del loro valore. Ed hanno vinto bene. Lode sia a loro che, con generosi sforzi e con encomiabile costanza si avviano a ricingersi dell' alloro sommo, che fama e gloria danno al calcio genovese.

Il secolo XIX - 26 Maggio 1925, Genova  .................................................................................................................

 

COMUNICATO. La direzione del Genoa Club per la partita che si disputerà domani sul campo sportivo di Marassi tra il Genoa Club e il Bologna F.B.C. ha stabilito i seguenti prezzi: Tribuna L.25; Posti numerati L.10; Soci in tribuna L.12; Prato L.10; Ingresso al prato per Militari e Ragazzi L.5. Gazzetta dello Sport - 30 Maggio 1925

 

Una combattuta finale nel campionato di calcio.  IL GENOA DOMINA IL BOLOGNA MA E’ SCONFITTO (1 – 2).  Niente di fatto! Il Bologna ha reso la pariglia al Genoa della sconfitta subita otto giorni orsono sul proprio campo ed ha rimandato a casa l’immensa folla contenuta ieri sul “graund” genoano con l’amarezza nel cuore. Il fattore del campo non ha avuto ragione d’essere in nessuno dei due marche di finale. Il Genoa riuscì a spuntarla sul terreno avverso e il Bologna ha potuto fare altrettanto. Il Dio del foot-ball si diverte e si allea alla sorte capricciosa nel giuocare i tiri più birboni. Non c’è che rassegnarsi … ed attendere la partita decisiva che verrà disputata su campo neutro. COME IL GENOA FU SCONFITTO. I campioni d’Italia hanno mancato l’occasione, di riconfermarsi senz’altro il titolo, nelle ultime battute di giuoco. Il Bologna aveva segnato per primo durante i primi quarantacinque minuti, e con un goal all’ attivo aveva condotto a termine il primo tempo. Parve quasi che la partita dovesse restare decisa con questo scarto. Non passarono molti minuti della ripresa che il Genoa prendeva decisamente il sopravvento e con quella decisione che gli è propria quando sente che la sconfitta significa quasi il crollo di ogni speranza, rinchiudeva gli ospiti nella loro metà campo. Ma il sospirato ed atteso pareggio tardò a venire. Si verificò sotto la porta bolognese quello che solitamente suole accadere quando una squadra si difende a denti stretti dall’ assalto impetuoso e furibondo dell’ avversario che tende al successo. Mischie, corpo a corpo, corners, tiri respinti dai pali: una ridda furibonda di uomini davanti all’ ex portiere pisano Gianni, il portiere bolognese. Poi venne il goal, a circa quindici minuti dalla fine, frutto di un esperto tiro di Santamaria. Era per il Genoa il pareggio ed insieme la vittoria. Il precedente successo di Bologna poneva infatti i campioni d’Italia privilegiate condizioni di essere favoriti anche da un risultato pari. Essi non si accontentarono e puntarono decisamente verso la vittoria. Fu questo desiderio che li perdette. Era forse loro impressione in quel momento di stringere il Bologna nelle loro mani e parve loro facile poter violare per la seconda volta la rete avversaria. Insistettero infatti all’ attacco senza pensare che chi teneva di più a che il match non si chiudesse alla pari era proprio il Bologna. Ne risultò che la difesa rimase sguarnita e che a pochi minuti dalla fine Genovesi, passato fra gli avanti, poteva portare a termine una fuga, che Della valle concludeva irresistibilmente a favore dei propri colori. CONSIDERAZIONI. Sta in questo fatto, a nostro parere, la causa della sconfitta genoana, anche se qualcuno vorrà immaginare – a giustificazione dell’ insuccesso del Genoa – la mancata concessione di un calcio di rigore per un netto hand di Borgato, prima del pareggio del Genoa, e vorrà tener conto dei due palloni respinti dalle sbarre del goal di Gianni. Disquisizioni inutili ed atte solo a rendere ancor più infiniti i commenti che una partita di questa fatta solleva già di per se stessa in numero incommensurabile. Si disse, non più tardi di otto giorni in occasione del match di Bologna, che non conta la supremazia di una squadra quando questa supremazia non è corroborata da quel numero di goals sufficienti per vincere. E’ questa la tesi dei vittoriosi mentre dalla sponda opposta s’impreca alla sfortuna ed alla sorte avversa perché la squadra del cuore – superiore in campo – non riesce a sottrarsi all’ insuccesso. Ieri queste considerazioni calzavano per il Genoa, oggi per il Bologna. In fondo in fondo, per chi ha visto entrambe le partite di finale e per chi guarda ai due risultati attraverso le lenti della passionalità, non v’è che una considerazione: il Bologna ha contraccambiato il servizio al Genoa, con le stesse armi e nello stesso modo. E’ bastato il goal di sorpresa di Della Valle a non più di cinque minuti dalla fine, per riportare le due avversarie a parità di condizioni. Questo non sarebbe successo, come già dicemmo, se il Genoa avesse usato una tattica più accorta ed avesse retrocesso qualche uomo in aiuto della difesa, dopo aver conseguito il pareggio. Non lo fece, lusingato forse dal miraggio della vittoria e fu questo errore di tattica (strano a dirsi per una squadra che non è seconda a nessuno in simili astuzie di giuoco) che gli procurò l’insuccesso, mentre era più che mai necessaria una prudente difesa dato che tutto il blocco difensivo non si era dimostrato nella sua migliore giornata.

 

GIUOCO E GIUOCATORI. Tecnicamente la partita non fu bella, né ciò è da ascriversi a colpa dei giuocatori. Troppo importante e troppo alta era la posta in giuoco perché i ventidue uomini potessero pensare ad esibizioni di bel giuoco quando v’era necessità assoluta da entrambe le parti di portare a compimento il match con successo. Il Bologna lasciò in disparte i ricami e le inutili fronde tecniche che nel primo match non erano servite a nulla per prodursi in un giuoco assai più deciso e redditizio. Lo scopo stesso della partita non concedeva agli ospiti nessun momento di tregua: unico miraggio la vittoria. Il primo tempo non piacque. Il Genoa lo iniziò con prudenza e con evidente posizione d’attesa. Si vide spesso Alberti ai lati di Barbieri e di Burlando. I campioni d’Italia si scossero verso la fine quando, pur non essendo stati inferiori agli avversari, si trovarono un pallone nella rete. Fu un primo tempo piuttosto fiacco in cui poche furono le azioni degne di rilievo. Per di più il Genoa giuocò gran parte di esso privo di Moruzzi contuso. Si ebbe in compenso una ripresa combattuta, che diede emozioni intense, spesso violente, precipuamente per il furibondo assalto dei genoani al pareggio. Il match raggiunse durante esso i vertici più alti della passionalità e le due squadre lottarono a denti stretti per finire rispettivamente in vantaggio. Si è visto come l’incontro è andato a finire. Complessivamente l’undici di Della valle non giuocò meglio che a Bologna. La difesa fu ugualmente sicura. Indovinato lo spostamento dei sostegni laterali che permise a Genovesi di disputare un ottimo incontro e di infrenare il pericoloso Santamaria. Baldi fu il miglior uomo del Bologna. I suoi passaggi a terra al compagno meglio piazzato, il suo senso di posizione e la sicurezza sulla palla ne hanno fatto ieri il maggior artefice del successo petroniano. Discreto l’attacco che non eccelse appunto per aver dovuto abbandonare i virtuosismi collettivi ma che in compenso seppe meglio sfruttare le occasioni propizie. Nessuno emerse particolarmente ma nessuno lasciò a desiderare. Il Genoa – strano a dirsi – come squadra figurò in campo meglio di domenica scorsa. Fu più aggressivo e più audace, ebbe buoni momenti d’intesa all’ attacco e minacciò assai più seriamente la porta avversaria di quello che non avesse saputo fare otto giorni or sono. Con tutto questo non riuscì a mandare che una sola volta la palla nella porta bolognese. Questo seppe fare come squadra e come attacco. Dal punto di vista difensivo non fu invece nella sua giornata migliore. I sostegni innanzi tutto non giuocarono tutta la loro partita con ugual intensità. Furono a volte efficaci ed a volte diedero invece l’impressione di non saper reggere alle necessità dettate dai febbrili e travolgenti sviluppi dell’ incontro. Dei tre il migliore fu Leale, ma complessivamente la linea non soddisfece. Nemmeno la difesa fu immune da pecche. De Prà fu poco impegnato. Il primo goal era imparabile mentre per il secondo un uscita a tempo avrebbe potuto forse impedire a della Valle di raccogliere di testa il cross di Genovesi. Eccellente la prova di Bellini, saltuaria quella di De Vecchi. All’ attacco Alberti e Catto furono i più attivi, ma tutti i cinque componenti sono degni d’elogio. L’ arbitro Gama non ha diretto l’incontro con quella serenità e quella perizia che gli avevano valse le incondizionate lodi per il primo incontro. Ebbe egregiamente nelle mani il primo tempo ma fu quasi travolto nella ripresa dalla febbrile e convulsa atmosfera.  Renzo Bidone.

 

LA CRONACA DELL’ INCONTRO. Bisogna forzatamente ricorrere a luoghi comuni della consueta fraseologia d’occasione per descrivere la moltitudine di gente convenuta sul campo del Genoa. Le tribune- gremitissime – ospitavano un pubblico eletto: l’elemento femminile vi era doviziosamente rappresentato e portava una vivace nota di colore, col leggiadro scintillio delle toilettes, nel grigiore un po’ uniforme degli abbigliamenti maschili. Gradinate e parterre avevano un aspetto imponente ed anche un po’ pittoresco per la scamiciata folla che li gremiva. I terrapieni dello Zerbino e le collinette di Quezzi, per non smentire la tradizione, nereggiavano di portoghesi, più che mai decisi ad infischiarsene della ondeggiante parata di festoni rosso-bleu. Il quadro, insomma, era proprio di quelli riservati agli avvenimenti eccezionali ed anche il tempo aveva voluto, in omaggio allo sport, essere benigno e regalare una giornata magnifica sebbene un po’ troppo calda per i giuocatori. Un treno speciale di oltre 400 supporters bolognesi, giunto nella mattinata, aveva riversato sul campo una forte ma disciplinata rappresentanza emiliana che non mancò durante il corso della partita di incitare i propri beniamini. Le squadre si facevano attendere qualche tempo: finalmente alle 15.10 i bolognesi scendevano in campo salutati cavallerescamente da uno scroscio di applausi che si rinnovava allorché pochi minuti dopo gli uomini di De Vecchi irrompevano sul terreno di giuoco. Brevi preliminari fotografici e cinematografici ed alle 15.20 Gama senior fischiava l’inizio. Le due squadre erano così allineate da destra a sinistra: BOLOGNA: Gianni, Borgato, Gasperi, Genovesi, Baldi, Giordani, Pozzi, Perini, Della Valle, Schiavio e Muzzioli. GENOA: De Prà, Bellini, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Alberti, Catto, Moruzzi e Santamaria. Benché il calcio d’inizio fosse del Bologna i primi attacchi erano del Genoa (che giocava in maglia bianca) e al 3.o una bella intesa Catto-Alberti e Moruzzi, culminava con un tiro debole di quest’ ultimo che chiamava subito Gianni al lavoro in una parata bassa. Le battute iniziali erano dei bianchi, però – dopo un fallo subito e calciato troppo alto da Bellini – il Bologna spingeva i suoi uomini all’ offesa mettendo in azione la agile linea d’attacco. De Prà fu impegnato al 5’ su tiro di Perin ed al 6’ su shoot di Pozzi ma immediatamente dopo un fallo di Schiavio su Bellini metteva nuovamente alla prova la difesa rosso-bleu. In questo periodo il gioco era compreso da continui falli che interrompevano troppo frequentemente le azioni appena impostate. Uno scontro con Genovesi mandava a terra Moruzzi, duramente colpito tanto che doveva abbandonare il campo per qualche tempo. Nella ripresa del gioco il Bologna scattava all’ attacco  con una certa veemenza e mentre Della Valle si apprestava a concludere una puntata, interveniva Leale che riusciva al 13’ a deviare in corner il tiro del centro avanti bolognese. Erano già trascorsi venti minuti dall’ inizio della partita senza che il gioco accennasse a prendere una fisionomia ben definita. La poco efficacia del trio centrale d’attacco rosso-bleu, la mancata intesa fra i cinque forwards genoani e le incertezze della difesa bianca furono i fattori principali che contribuivano a rendere il gioco scialbo e senza azioni degne di rilievo. I falli continuavano ad infittire e Gama non se ne lasciava scappare uno. Al 25’ Moruzzi rientrava in campo insistentemente applaudito, ma anziché rientrare al suo posto lo scambiava con Santamaria. L’attacco genoano parve rianimarsi ed i bianchi ottenevano un calcio d’angolo, al 27’ provocato da Baldi; quindi su centro di Neri al 32’ Catto da cinque metri alzava un po’ troppo il pallone sciupando un azione ben condotta. Furono ancora i genoani ad assediare la difesa avversaria ed un minuto dopo lo stesso Catto raccoglieva un passaggio di Alberti ed operava un tiro magnifico che Gianni parava a stento. Poi i veltri ritornavano all’ assalto, con decisione, ed imponevano per qualche tempo il loro predominio. De Prà al 34’ con prontezza bloccava un pallone che gli era pervenuto da Muzzioli. Due minuti dopo come una doccia fredda sulle speranze genoane scaturiva da una fase convulsa il primo goal bolognese. L’azione si era svolta così: Borgato spediva il pallone a Schiavio, questi, coperto, allungava a Muzzioli il quale da dieci metri scoccava un tiro potente ed imparabile mandando il pallone ad attraversare, senza ostacolo, la porta di De Prà. Fu uno schianto per i genovesi. In un angolo del campo, invece, un folto gruppo di bolognesi gridava il suo giubilo per il successo conseguito. Per cinque minuti ancora i rosso-bleu continuarono a dominare: al 38’ su calcio di punizione per fallo di Bellini, Baldi impegnava De Prà che era costretto a liberarsi in corner e poco dopo un tiro di Schiavio finiva a lato. Negli ultimi minuti del primo tempo le sorti furono favorevoli al Genoa e Gianni veniva impegnato due volte per merito di Moruzzi e Catto. Santamaria ritornava all’ ala sinistra ma il punteggio restava immutato.

 

L’APPASSIONANTE RIPRESA. Per il secondo tempo il Bologna ci serbava una sorpresa: infatti i veltri si presentavano in campo in maglia rosso-mattone di una tonalità originale. Le prime battute furono di poco rilievo. Al 4’ da una rimessa laterale Catto raccoglieva il pallone  e saettava in goal. Il pareggio appariva quasi certo dato anche il cattivo piazzamento di Gianni. Ma la fortuna era coi bolognesi perché il tiro di Catto batteva in un paletto laterale e rimbalzava. Sul rimando il Bologna ritornava all’ attacco ed il Genoa subiva un calcio d’angolo provocato da de Prà. Il conseguente tiro di Pozzi veniva raccolto da Baldi che però mandava alto. Al 13’ i veltri mancavano una buona occasione; infatti mentre De Prà era a terra contuso Schiavio non riusciva ad approfittare del momento in cui la porta genovese era incustodita e permetteva a Bellini di rimandare la minaccia. La partita procedeva con un ritmo assai convulso e le azioni infittivano con una netta prevalenza genoana.  Al 16’ il Bologna doveva ripiegare in corner ed il tiro di Santamaria provocava una mischia senza altro risultato. Con un bellissimo tuffo Gianni parava in corner un forte tiro di Catto; il tiro di Santamaria veniva arrestato con la mano da Borgato nell’ area di rigore. Il pubblico reclamava a gran voce il penalty evidentissimo, ma Gama che si trovava vicino alla porta ed in posizione sfavorevole non vedeva e non concedeva la giusta punizione. Il Genoa continuava a comprimere la difesa dei rosso-bleu e su un’ azione in area di rigore di questi ultimi uno sgambetto di un bolognese a Barbieri veniva punito da Gama con un semplice calcio di punizione.  Il nuovo errore di Gama sollevava le giuste rimostranze del pubblico, ma Gama era irremovibile nella sua decisione e attendeva che si fosse ristabilita un po’ di calma prima di far battere la punizione. Bellini operava il tiro ma avendo dinnanzi a sé schierata la difesa bolognese appoggiava il pallone a Barbieri che a sua volta allungava a Moruzzi. Ma l’azione si esauriva senza che prevenisse ad impegnare la difesa avversaria.  La minaccia genoana si addensava sulla porta di Gianni per un fallo del Bologna. Il tiro di De Vecchi era prontamente raccolto da Moruzzi e ripreso da Santamaria, ma Gianni riusciva a respingere la palla. L’assalto genoano non diminuiva d’intensità e costringeva la difesa bolognese ad un lavoro sfibrante. Al 26’ il Bologna subiva un altro calcio d’angolo: tirava Neri un po’ troppo indietro e provocava una mischia. In questa occasione Muzzioli riusciva a salvare un goal respingendo un pallone proprio sulla linea della porta mal vigilata. Ed ecco finalmente il frutto del predominio genoano. Al 28’ un calcio di punizione contro il Bologna tirato da De Vecchi veniva intercettato da un bolognese e ripreso da Moruzzi. Gasperi riusciva però a deviare il pallone ma Santamaria pronto, poteva giungere sulla palla e mandarla a scuotere violentemente la rete di Gianni. Pareggio! L’entusiasmo della folla raggiungeva le vette del delirio. Nelle tribune, nel campo, nel parterre era un convulso agitarsi di braccia e di mani che applaudivano freneticamente. Il gioco riprendeva in un atmosfera più serena, seppure più ardente. Al 33’ in una respinta di testa Baldi cadeva pesantemente, ma si rialzava poco dopo. Il gioco marciava in tempo di fuga ed aveva momenti di alta passionalità: il Bologna si lanciava all’ attacco con rinnovata energia, con impeti rabbiosi ed insistenti. Al 39’ un azione individuale di Della Valle terminava con un tiro alto che non richiedeva nemmeno l’intervento di De Prà. Schiavio era a terra per due minuti e quando ritornava al suo posto il Bologna stava per raccogliere il successo più clamoroso.  Al 42’ infatti, partiva da Genovesi l’iniziativa dell’ attacco. A pochi metri dalla porta di De Prà, Genovesi che aveva condotto brillantemente l’azione centrava: Della Valle pronto raccoglieva di testa e deviava fulmineamente in goal sorprendendo De Prà. Le sorti del match apparivano oramai agli stessi supporters genovesi irrimediabilmente compromesse. Non valeva, a riequilibrare nel punteggio la partita, il bruciante finale dei concittadini, che usufruivano ancora di un calcio d’angolo senza risultato.  I bolognesi si ingegnarono a vivere sul vantaggio conseguito e si chiudevano in difesa, custodendo saldamente la vittoria che avevano in pugno e rendendo vano lo spostamento di De Vecchi fra gli avanti. Qualche incidente, di nessuna gravità, a match finito e provocato da inconsulte quanto inopportune grida di alcuni bolognesi. In compenso però la folla rispettò e fu cavalleresca verso gli ospiti, anche nel cocente dolore della sconfitta A.B.

Il Piccolo di Genova – 01 Giugno 1925, Genova  ......................................................................................................

 

   Santamaria anticipa Gianni e segna la rete del momentaneo pareggio.    Il portiere bolognese blocca sull' arrivo di Moruzzi.

 

Le superbe finali del campionato di football Lega Nord. IL BOLOGNA VINCE IN CAMPO GENOANO e il titolo di campione è rimesso in giuoco. Bologna 2 (Muzzioli-Della Valle) - Genoa 1 (Santamaria).  Genova, 31 Maggio. A Bologna la partita bella, a Genova la prima drammatica. L'una e l'altra degne delle poderose rivali e di questo superbo campionato, che vuol morire in grande stile. Il Bologna ha restituito la visita, la sconfitta, il punteggio al Genoa. Il primo risultato si è capovolto. Nessun commento può avere l'efficacia della descrizione del match che ha ricondotto in alto mare la spasimante faccenda del titolo. Il campo inghirlandato da vessilli rosso-bleu rigurgita di folla. La giornata è splendida. il sole fa il suo vernissage estivo. I popolari sono in maniche di camicia. Le colline attorno formicolano di portoghesi. Alle 15 entra il Bologna, tra selve di applausi che si intensificano all' ingresso dei genoani in maglia bianca. Questa maglia bianca è stregata. Chi l'indossa è battuto. La finale rosso-bleu vuole un vincitore... rosso-bleu. Applausi all' arbitro Gama. Le squadre sono in rango, Eccole: BOLOGNA: Gianni; Borgato, Gasperi; Genovesi, Baldi, Giordani; Pozzi, Perini, Della Valle, Schiavio, Muzzioli. GENOA: De Prà; Bellini, De Vecchi; Barbieri, Burlando, Leale; Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria. Il Bologna gioca contro sole e batte la palla. MUZZIOLI SEGNA PER I "VELTRI". Non vale raccogliersi nel trepido silenzio di rito. La folla è già in piedi accesa di entusiasmo. Nel primo minuto Catto e Moruzzi hanno già indirizzato verso Gianni due temibili palloni. Gama rallenta l'andatura del match e frena le squadre. Il Bologna si raccoglie; al 5' e al 6' Perin e Pozzi saggiano la vigilanza di De Prà con due tiri di mediocre valore. Battute al centro. Moruzzi abbozza un insidiosa puntata ma un cozzo con Borgato lo mette groggy. Rientrerà dopo venti minuti. Sboccia il primo corner a favore del Bologna a seguito di una vivace azione tra Muzzioli e Della Valle. Niente di fatto. A un tiro fiacco di Schiavio risponde uno sbalestrato calcio di punizione di Bellini. Dopo le avvisaglie di apertura la partita ristagna. Passano parecchi minuti decisamente monotoni. Il Bologna è in cerca della carburazione e il Genoa temporeggia. Il segno del risveglio è dato da Santamaria al 26' con un veloce pallone che sibila a lato. Fino al 33' il Genoa comanda la partita. Mette all' attivo un corner provocato da Baldi e con un azione sgorgata dalla destra dà modo a Catto di piazzare un fulmineo colpo di testa. Il pallone viaggia sull' asta della casa di Gianni. Il Genoa accelera. Catto al 33' riceve un passaggio di Burlando, scavalca la zona di protezione bolognese e saetta il tiro, impetuoso e raso terra. Gianni blocca di stretta misura. Di colpo il Bologna, alquanto sballottato finora ritrova la coesione delle linee e parte con bella franchezza al contrattacco. L'iniziativa è sua. Baldi comincia a padroneggiare la situazione e i suoi classici tiri registratori della prima linea si fanno sempre più frequenti. Muzzioli, al 34' arriva sulla palla un attimo in ritardo, De Prà uscito dalla rete ha sventato il pericolo. Ma il Bologna spinge, il suo gioco è caldo, armonioso, serrato. La squadra è in un momento felice. Borgato sbroglia una situazione non troppo preoccupante, tiene per qualche passo il pallone, allunga direttamente a Della Valle. Il "nazionale" non ha via libera e fa viaggiare Muzzioli con un traversone perfetto. Muzzioli raccoglie, stringe al centro e scaraventa in goal con un tiro imparabile. Il tentativo di De Prà è vano. Una vampata di applausi sale dal clan dei supporters bolognesi scesi a Genova in treno speciale. Il Genoa non riesce a rovesciare il gioco. Palla al centro e di nuovo i "veltri" all' offensiva. Al 38' Baldi da pochi passi dalla linea di rigore genoana piazza un eccellente tiro di punizione che De Prà devia faticosamente in corner. Ancora un tiro impreciso di Schiavio e una leggera ripresa delle azioni genoane. Puntate e tiri di sorpresa da lontano che trovano Gianni ad occhi aperti e a polsi sicuri. Il primo tempo è finito.

 

MAJA PAREGGIA, DELLA VALLE RISPONDE. La ripresa è attaccata con un ritmo vertiginoso. Dai ranghi genoani squilla la fanfara della riscossa. Il pericolosissimo Catto è autore delle azioni più minacciose. Al 4' il pallone stampa un sigillo bruno sul paletto laterale della rete bolognese. E' uno shoot potente di Catto.Il Bologna ha uno scatto di reazione. Invade l'area avversaria a folate e minaccia la rete con una rovesciata di Schiavio, fruisce di un corner, sbaglia il bersaglio. La temperatura del match sale. Si scatena al 10' un felino attacco genoano che frutta un calcio di punizione contro il Bologna. E di nuovo il Bologna reagisce. Muzzioli scappa come una lepre lungo la linea laterale e punta sul goal. De Prà ha un balzo da pantera e avvinghia la palla. E' contuso. Due minuti di sospensione. Si riprende. Il Genoa dà al match un giro di vite. La squadra scatena l'offensiva. Venti minuti di combattimento indiavolato. Un corner al 16', un tiro spettacoloso di Catto al 19' con fulminea parata di Gianni in corner. Comincia la serie dei calci di punizione contro il Bologna. I "veltri" subiscono il martellamento dei genoani, ripiegano, respirano con affanno. L'offensiva genoana è sempre più poderosa. Il match recita su pochi metri quadrati di palcoscenico. Quel che fa Baldi è elettrizzante. La sua testa, nelle mischie più caotiche, colpisce, libera. Al 23' Gianni si rimpiatta in gioco pericoloso. Qualche minuto di sospensione. L'ottimo portiere bolognese è a terra contuso. avanti. Corner a favore del Genoa. Un doppietto di calci di punizione. Vedo la palla ballonzolare sulla soglia della casa bolognese. Tre o quattro piedi la toccano, la deviano, la ricacciano, la risospingono. Non entra. Gasperi libera. Il Genoa è di nuovo sulla preda. Un tiro di un genoano fa scivolare il pallone lungo il braccio di Gasperi. La folla, addirittura presa alla gola dall' ossessionante ma inutile assedio genoano, invoca il calcio di rigore. Gama non l'accorda. Gama mi dirà poi che per lui il calcio di rigore, specialmente in una finale, deve essere concesso solo quando il fallo ha "rubato" un goal sicuro. Calcio di punizione. Tira De Vecchi. La palla rimbalza sulla schiena di un giocatore. L'ha nei piedi Moruzzi che allarga a Santamaria. Il lupo di pelouse scarta con estrema furberia un avversario e con un tiro perfetto batte Gianni. E' il pareggio al 28'. bolgia dantesca. Succede il finimondo. Gente che si abbraccia, rotola, piange. Dalla collina discende il boato dei portoghesi. Il Bologna non lo do neanche per un soldo. Sbandato, disarticolato, sfiancato va alla deriva. Resiste passivamente chiuso in difesa, ma sembra aver dato fondo a tutte le sue cartucce. Dieci minuti di orgoglioso predominio genoano. Se non passa ancora una volta è merito dei terzini e dei mediani bolognesi che non si arrendono. La fatica, gli urti, appesantiscono il gioco. Ed ecco il colpo di fulmine. Il Bologna al 38' (vi sono parecchi minuti da ricuperare), riesce ad alleggerire la pressione genoana. Niente più parrebbe, che un fuoco di paglia. La squadra invece tenta il suo sforzo supremo. Non è ancora in ginocchio. Un allungo di Baldi - mentre i genoani occupano l'area bolognese - trova sguarnita la zona rosso-bleu. Schiavio passa a Genovesi che si è incuneato nella prima linea. Il biondo nazionale taglia fuori la difesa ligure e centra di precisione. Della Valle è sulla linea. Raccoglie di testa - è ormai a tre passi da De Prà - e infila l'angolo destro della rete. Il match è finito, che dire infatti della spasmodica controffensiva genoana? I minuti sgocciolano l'uno dopo l'altro. Non è più passione per la folla. Questa è agonia. De Vecchi è all' attacco. Il Bologna non è più una squadra. E' una barriera vivente. Minuti di battaglia selvaggia. Il titolo di "campione" balla, inafferrabile, nell' area di rigore bolognese. Due, tre, quattro volte, Della Valle, stravolto in viso, chiede all' arbitro notizie sull'orologio. L'arbitro ferreo e calmissimo, rimanda il capitano dei "veltri" alla sua tortura. Si devono ricuperare i minuti perduti. Gianni rimette in giuoco buttando il pallone fuori dal campo con puerile e commovente malizia. Gama neutralizza anche questo tempo. Passano dieci minuti supplementari. Un corner per il Genoa. Tutta la folla è in piedi, Baldi libera. La folla ricade, sfinita. Il Genoa non è passato.

 

GIUSTIZIA SALOMONICA. Il commento è breve. Fin da Bologna sentivamo che la partita di rivincita poteva capovolgersi. Questo è avvenuto. il Bologna meritava di vincere a casa sua, la fortuna coi suoi occhi limpidi e beffardi ha guardato in faccia il Genoa e il Bologna ha perduto. Il Genoa a sua volta meritava di vincere a casa sua, la fortuna gli ha voltato le spalle e il Genoa ha perduto. Il football si vede, è tendenzialmente salomonico. Il fattore della vittoria genoana di otto giorni or sono è leggermente mancato alla controprova. Tutto il sestetto difensivo genoano mi è apparso oggi meno potente e meno sicuro di quel che fu a Bologna. Il trio di sostegno non dominò le vicende del match. De Prà non sfoggiò la stessa sicurezza incisiva e Bellini "accuso" qualche pausa di sbandamento. L'attacco, invece, ebbe una giornata felice per l'aggressività e la decisione dei suoi atleti. Santamaria tiene la palma. Il Bologna si giovò in maniera rilevante se non proprio decisiva della eccellente volontà di lottare che animò il trio mediano. Baldi, il miglior uomo in campo, fu la chiave di volta della squadra. Alle note e spiccate attitudini di riflessivo, intelligente e preciso sostenitore dell' attacco aggiunse una rara maestria nel districare le mischie furibonde che i genoani cercavano nella sua area martoriata. Genovesi e Giordani giocarono molto meglio che non a Bologna. L'elogio del trio mediano va allargato ai terzini che ebbero da sostenere un lavoro da negri e a Gianni felino, coraggioso, robusto, freddo. A Bologna l'attacco dei "veltri" giocò con allure più piacente. Le azioni più belle scaturirono dalle ali. Il trio centrale marciò piuttosto in sordina. Muzzioli fu il forward più ricco di slancio e di iniziativa. Sfuocato anche Della Valle. Ma il suo goal fu un gesto da maestro. L'ultima anomalia di queste indimenticabili partite di finale. La vittoria a Bologna e a Genova, è andata alla squadra ospitata il cui gioco d'attacco era meno pericoloso in campo. Il che menerebbe dritto a pensare che le due finali sono girate attorno ad un perno: il duello Burlando-Baldi. Severo, freddo, preciso l'arbitro Gama coadiuvato dai guardialinee Piazza e Carrara. Corretto e cavalleresco nella sua rovente passione il pubblico. Signori, a domenica.  Bruno Roghi.

Gazzetta dello Sport  – 01 Giugno 1925, Milano  ......................................................................................................

 

Note: L'arbitro ha dichiarato quindi di non aver concesso volutamente il calcio di rigore pur avendo visto il fallo. Quindi ha visto anche lo sgambetto a Barbieri senza concedere il rigore. Lo sgambetto su Barbieri, riportato dal Piccolo, viene omesso dalla Gazzetta e la cosa minimizzata facendo passare il gol del Genoa venuto comunque sullo sviluppo di una punizione concessa per il fallo di mano. Interessante al riguardo sono le cronache di Spezia-Genoa 0-1. Sono scritte palesemente dallo stesso autore, ma il giudizio sull' arbitro viene completamente stravolto sulla versione della Gazzetta. Il Secolo nell' articolo sotto riporta il disappunto del pubblico all' operato dell' arbitro.

 

    

     Il pubblico rosso-bleu festeggia la rete di Santamaria.                              Uscita di De Prà protetta da Bellini.

 

CALCIO CAMPIONATO ITALIANO. Gli strani risultati delle finali - BOLOGNA  BATTE  GENOA.  Il poderoso "team" del Genoa è uscito dal recinto di gioco a bandiere ripiegate, battuto più dall' avversa sorte che dal giuoco dei bolognesi. Contro la sfortuna non sono valse le belle doti tecniche e atletiche dei giocatori liguri, non è valso il lodevole loro impegno, non è valso l'elettrizzante loro finale. Dopo aver predominato tutto il secondo tempo, dopo aver letteralmente imbottigliato gli avversari nella loro area di rigore, i genovesi hanno dovuto dichiararsi impotenti ad afferrare la capricciosa Vittoria  spinta ed allontanata dalla capricciosa sorella Fortuna.  Alla partita hanno assistito molte migliaia di spettatori convenuti sull' aristocratico campo, dai più lontani centri sportivi d'Italia. Sotto un sole ardente, con un afa degna delle partite di water polo, alle 15,5 le due squadre si allineano nella seguente formazione: GENOA - De Prà, De vecchi, Bellini, Leale, Burlando, Barbieri, Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria. BOLOGNA - Gianni, Borgato, Gasperi, Genovesi, Baldi, Giordani, Pozzi, Perini, Della Valle, Schiavio, Muzzioli. Constatiamo il bel giuoco degli avanti genoani che, sebbene non molto veloci, si dimostrano in ottima giornata. La linea di sostegno giuoca giudiziosamente. , ma mentre brilla il giuoco dei laterali, Burlando al centro è completamente annullato da Della Valle che è continuamente a contatto con lui. De Prà è raramente chiamato al lavoro e quando è necessario il suo intervento, il suo compito è molto facile, che i palloni che a lui arrivano sono tirati molto da distante e molto precipitosamente. Un solo tiro di qualche valore egli deve respingere e certo non lo fa in modo brillante. Respinge col pugno un pallone vorticante su se stesso e manda in corner a filo dell' asta trasversale, mentre aveva tutto il tempo di eseguire quella parata... che procurasse meno brividi nel pubblico. anche i terzini non giuocano la loro migliore partita: sono sempre sulla stessa linea, sono entrambi troppo sovente a diretto contatto  cogli avversari e il loro giuoco non è certo facilitato. Principalmente Bellini sta troppo arretrato, troppo a ridosso di De Vecchi, a cui non marca mai gli uomini. In contrapposto la difesa bolognese è brillantissima. Gianni in porta, vinta la titubanza iniziale esegue ottime parate ben coadiuvato da Gasperi e Borgato che sfoggiano rimandi potenti, arresti di misura e sono noti per il loro giuoco di testa. La linea di sostegno lavora con giudizio; Baldi tiene il campo e il ruolo ottimamente; è veloce e preciso, non sciupa nessuno dei tanti palloni dei quali si impossessa. Gli avanti non fanno le loro solite trame di gioco veloce, raso terra, fitto di passaggi e di palleggi. Evidentemente cercano di arrivare a qualche cosa di concreto adottando la tattica che otto giorni prima diede la vittoria agli avversari. Infatti sono puntate velocissime, rudemente condotte,  che portano il giuoco sotto la porta dei concittadini. Il primo punto della giornata, punto di marca felsinea, si è avuto da un pallone intercettato da Borgato, passato a Schiavio ed allungato a Muzzioli che con un tiro disperato per potenza, sorprende l'estremo difensore ligure. Prima della fine del primo tempo Gianni deve respingere il più difficile tiro della giornata, un bellissimo pallone proiettato violentemente da Catto dopo un azione individuale. L'inizio del secondo tempo ci dà l'impressione che i bolognesi cerchino più che un altro punto, il modo di vivere sul vantaggio. Tattica errata che non serve ad altro che ad imprimere all' andamento del giuoco una stretta marca genoana. Nei primi minuti di questa ripresa un bel pallone di Catto è respinto dal palo ed uno è parato da Gianni in corner. Gli avanti bolognesi fanno rare incursioni nel territorio genoano e tutte basate sulla velocità di qualche suo avanti. Il loro giuoco è più che mai individuale o basato su passaggi ampi con grandissimi spostamenti. Il pareggio avviene solamente al 28° minuto. Santamaria avuto il pallone da Moruzzi scarta appena un avversario e fulmineamente saetta in porta un tiro imparabile. La scena di giubilo che avviene sul campo è semplicemente indescrivibile, è impressionante. La stessa tattica che i bolognesi avevano adottato quando si trovavano in vantaggio è ora del Genoa al quale basta un risultato pari per vincere il campionato della Lega del nord. qualche uomo passa in difesa e si permette quindi, che la squadra bolognese allarghi il suo giuoco e tenda ancora alla vittoria. Lo stesso risultato disastroso ha avuto questa tattica! E' al 42° minuto che Della Valle, di testa, marca il punto della vittoria dei bolognesi. Il gioco prosegue ancora per 13 minuti: tutti gli uomini del Genoa, con De Vecchi in prima linea, sono protesi al pareggio ma cozzano con gli avversari asserragliati in difesa e che riescono a mantenere coi denti l'agognato vantaggio. La partita termina fra le dimostrazioni di gioia dei numerosi bolognesi convenuti sul campo. Mentre la massa del pubblico, accorata, sfolla lentamente, avviene qualche tafferuglio subito sedato dall' intervento della forza pubblica. Una dimostrazione ostile all' arbitro è troncata dall' opera dei dirigenti del Genoa coadiuvati dai Reali Carabinieri.

Il Secolo XIX  – 02 Giugno 1925, Genova  ................................................................................................................

 

La tempestosa finale del campionato di calcio. GENOA E BOLOGNA ALLA PARI (2 - 2) DOPO 110 MINUTI DI GIUOCO. De Vecchi ritira la propria squadra senza giuocare i tempi supplementari – Un contestato goal del Bologna provoca incidenti e sospensione di giuoco – L’applicazione dell’ art. 18 a favore del Genoa? - La folla immensa e la deplorevole disorganizzazione sul campo. (dal nostro inviato speciale). Milano, 7 notte – Dal punto di vista coreografico il match odierno fu quanto di più grandioso e di più emotivo sia stato offerto al pubblico da quando il foot-ball si giuoca in Italia. Fu press’ a poco una brutta copia delle finali di Coppa d’Inghilterra. A Milano, città neutrale, erano convenute legioni di supporters bolognesi e genoani. Più numerosi i primi, circa tremila in due treni appositi, mentre i genovesi non raggiungevano il migliaio, di cui cinquecento in treno speciale. A Milano oggi, da mezzogiorno alle quindici, anche il più estraneo alle competizioni calcistiche fu travolto dalle ondate di clamori che salivano dalle pattuglie di supporters. La galleria era tutta un rimescolio di rosso-bleu, i colori delle due squadre in lotta, e gli hurrà coprivano talvolta il grandioso frastuono della metropoli. Sul campo una massa enorme di folla, incurante del sole e della calura. Dove si avvertirono i primi sintomi della cattiva piega che doveva prendere l’incontro fu appunto il campo di giuoco dove la mancanza quasi assoluta di forza pubblica fece sì che la folla , a lungo stipata e soffocata, straripasse sul terreno del combattimento, incurante della rete metallica e del più elementare senso di disciplina. Ne sortì che all’ ora di incominciare il match il rettangolo verde fosse doppiamente incorniciato da una folla immensa, rumorosa, eccitata. Fu questo il gravissimo torto della Lega Nord, organizzatrice dell’ incontro. Laddove era maggiormente necessaria la presenza della forza pubblica, questa brillava per la sua assenza. Persino la tribuna d’onore venne presa d’assalto ed invitati furono per l’occasione coloro che s’ invitarono da sé stessi. Anche i giornalisti dovettero accomodarsi alla meno peggio. La Lega Nord pensava evidentemente al pingue incasso e se ne infischiava del pubblico pagante e di coloro che erano sul campo non per divertirsi ma per lavorare.

 

I DUE GOALS DEL GENOA NEL PRIMO TEMPO. Con una siffatta cornice di folla fra l’urlo e lo strombazzare di ogni specie di strumenti, fra lo sventolio di stendardi, di coccarde, di festoni e di ombrelli rosso-bleu, il tutto ben condito da un sole senza riguardi, l’arbitro e le due squadre si presentavano in campo poco prima delle 16.30 accolte da applausi fragorosi. Il Genoa vestiva per diritto la maglia rosso-bleu, il Bologna era in tenuta verde. Vinceva il campo Della Valle e il gioco incominciava colle squadre così allineate da destra a sinistra: GENOA: De Prà, Bellini, De Vecchi, Scapini, Burlando, Leale, Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria. BOLOGNA: Gianni, Borgato, Gasperi, Genovesi, Baldi, Giordani, Pozzi, Perini, Della Valle, Schiavio, Muzzioli. Il Bologna giuocava dunque nella formazione di domenica scorsa mentre il Genoa sostituiva Barbieri con Scapini. Sull’ invio di Catto entrava tosto in azione Baldi ma De Vecchi rompeva subito l’abbozzo avversario e subito dopo Catto tentava invano la via del goal di Gianni con un tiro che passava alto al di sopra della sbarra trasversale. Vi fu poi un periodo di superiorità dei verdi, sino al 5’ minuto ed uno successivo dei rosso-bleu i cui attaccanti si dimostrarono subito assai decisi ed affiatati. La difesa bolognese resistette per poco. Al 12’ Alberti allungava la palla a Neri e questi la mandava al centro in basso. Catto la raccoglieva e batteva nettamente Gianni con un tiro forte  e preciso da pochi metri, nell’ angolo basso di destra. Questo primo goal provocava una sospensione durata cinque minuti, per il contegno di qualche spettatore del recinto. Quando il giuoco riprendeva il Bologna tentava inutilmente di portarsi al pareggio. Era invece il Genoa che si dimostrava più pericoloso nelle sue offensive, meglio combinate e più veloci. Il Bologna riusciva dopo il 25’ a impegnare de Prà, da prima con un tiro debole di Schiavio poscia con Baldi, su calcio di punizione, ma il portiere genoano salvava brillantemente con un tuffo prodigioso, ripetuto poco dopo in un uscita dalla porta contro Della Valle e Schiavio. Al 36’ il Bologna si rifugiava in corner, senza esito. Al 40’ De Prà era nuovamente impegnato da Schiavio e al 42’ i rosso-bleu coglievano il secondo successo. Moruzzi portava l’azione in avanti e Catto la compiva quasi per intero dopo aver giocato due avversari. Un allungo ben fatto al centro dove Alberti si trovava in posizione favorevole per terminarla e il pallone andava a scuotere a mezz’altezza la rete bolognese. Gli ultimi minuti del primo tempo vedevano il Bologna all’ offensiva. La minaccia di un corner tirato da pozzi veniva sventata da De Prà con una parata a pugni mentre poco dopo Alberti sulla linea del goal salvava un tiro di Della Valle. LA BURRASCOSA RIPRESA. I petroniani attaccarono a fondo sin dai primi minuti della ripresa ed al 3’ ottenevano un infruttuoso calcio d’angolo susseguente ad una mischia furiosa. Al 4’ Santamaria fuggiva da solo, si liberava di Genovesi e mandava al centro la palla: Alberti la raccoglieva ma Gianni salvava in corner il tiro fortissimo con una parata superba. Cinque minuti dopo Bellini rompeva una situazione pericolosa e nel suo rinvio Catto fuggiva da solo, aveva ragione della difesa avversaria ma Gianni uscito dalla porta riusciva a togliergli la palla evitando un nuovo goal. La partita entrava in una fase appassionante.  Il Bologna tornava all’ attacco ma Bellini e De Vecchi erano superbi, superbamente coadiuvati dai loro sostegni. Al 15’ su calcio di punizione, De Prà effettuava una nuova parata a tuffo, in conseguenza di una cannonata di Baldi. Un minuto dopo si arrivava all’ incidente più notevole della giornata, quello su cui dovrà pronunciarsi nel suo rapporto l’arbitro. Ecco come esso avvenne. Muzzioli fuggiva a Scapini e convergeva da solo su De Prà. A pochi passi dalla porta genoana l’estrema sinistra petroniana scoccava un tiro basso e forte che De Prà non fermava completamente. Subito dopo in minor tempo che la mente possa pensarvi la palla si trovava nella rete. Al grido di gioia dei bolognesi facevano per riscontro le proteste dei genoani e il gesto di diniego di Mauro che non concedeva il punto. Dalla tribuna non si poté vedere nettamente, e ben pochi tra le varie migliaia di presenti, sarebbero in grado di testimoniare con certezza se la palla fosse entrata in rete regolarmente oppure se vi era stata spinta dall’ esterno dagli spettatori che si accalcavano attorno al goal. Questa era la versione genoana, in antitesi a quella bolognese naturalmente favorevole alla regolarità del punto. L’arbitro non credette però di concedere il goal ed al suo diniego alcuni facinorosi invadevano il campo tentando di venire a vie di fatto. Ne seguì una vivace discussione e l’arbitro minacciò più volte d’abbandonare il campo. Dopo quindici minuti d’intervallo Mauro, prendeva finalmente una decisione favorevole ai bolognesi concedendo il punto.  La ripresa del giuoco trovava il Genoa in campo avversario. Su centro di Neri, Santamaria raccoglieva di testa ed obbligava Gianni a salvarsi in corner. Sullo spiovente di Neri nasceva un azione serrata che Catto concludeva con un tiro forte e alto, deviato da Gianni contro la sbarra superiore. Per alcuni minuti la partita continuava con alterne vicende e con fasi pericolose per entrambi i goals fino al 50’ in cui il Bologna giungeva al pareggio in seguito ad una nuova fuga di Muzzioli e tiro conseguente di Della Valle che De Prà parava ma non in modo da impedire a Perin sopraggiunto in corsa di raccogliere e di segnare. Al 60’ minuto quest’ azione si ripeteva e si concludeva con un nuovo goal di Della Valle ma l’arbitro annullava il punto per fallo del capitano bolognese su De Prà che giaceva a terra contuso provocando una nuova sospensione di giuoco durata cinque minuti. Le ultime battute vedevano il Genoa lanciato per riprendere il vantaggio perduto ma senza successo. Il secondo tempo era durato complessivamente 67’ minuti. Il risultato pari imponeva quindi la mezz’ora di giuoco supplementare e le due squadre raggiungevano gli spogliatoi per il riposo necessario. Ma al momento di riprendere il giuoco solamente il Bologna si presentava in campo. De Vecchi si era già allontanato con i suoi. Mauro fischiava inutilmente e il Bologna lasciava poscia il campo convinto d’aver conquistato il campionato italiano, fra il giubilo e le dimostrazioni di gioia dei suoi tifosi.

 

COMMENTI. Come il lettore avrà visto dalla cronaca dell’ incontro, la partita fu innanzi tutto guastata dalla disorganizzazione. Solamente il fatto che circa tremila spettatori avevano formato una barriera umana ai limiti del rettangolo di giuoco, non più tenuti dalla rete metallica ed invano riguardati da qualche decina di militi, è di per sé stesso una chiara ed evidente prova come il match sia stato giuocato con un contorno troppo palpitante e troppo direttamente a contatto con l’arbitro e con i giuocatori. Questa cornice vociante ed urlante si contenne in tutto il primo tempo quando il match non diede origine a nessuna controversia, per contro esplose subito nella ripresa alla prima occasione, fornita dal diniego dell’ arbitro per l’azione già descritta, con evidente nocumento sulle decisioni  che Mauro doveva prendere in merito. Infatti egli negò che il goal fosse stato segnato e lo concesse solamente dopo un quarto d’ora di discussioni anche violente ritornando – non sappiamo se deliberatamente o no – sulla sua prima delibera.  Questo goal influì indubbiamente sulle vicende successive della partita. Il Bologna trovò da esso tanta forza per giungere al pareggio mentre i rosso-bleu furono quasi smontati da questa decisione da essi ritenuta ingiusta. Il secondo “casus belli” della giornata venne dato dalla mancata presentazione del Genoa  in campo per lo svolgimento della mezz’ora supplementare De Vecchi facendo questo sapeva forse che l’arbitro aveva concesso il primo goal al Bologna solamente per evitare maggiori incidenti, oppure ritirò la squadra in segno di protesta appunto per questa discussa concessione? La risoluzione di questo dilemma darebbe senz’altro la risoluzione della finalissima. Nel primo caso il Genoa dovrebbe avere in proprio favore l’applicazione dell’ art. 18 e la partita sarebbe vinta quindi dai rosso-bleu per due goals a zero; nel secondo caso il Bologna avrebbe la vittoria per mancata presentazione sul campo della squadra avversaria. Vi sarebbe quasi da propendere per questa seconda ipotesi se non si conoscesse la serietà e la competenza dell’ avv. Mauro, il presidente di tutti gli arbitri italiani. Mauro negò subito che il famoso goal fosse stato segnato. Lo negò decisamente e replicamente. Solamente dopo gli incidenti e la sospensione del gioco egli si decise in favore dei petroniani. Fece questo perché indottovi dalla cattiva piega delle cose o per sue riflessioni postume? Lo si vedrà dal risultato che egli stenderà  sulle vicende del burrascoso incontro che per nostro conto crediamo d’avere sufficientemente illustrato. Due parole per i giuocatori. Il Genoa disputò oggi uno dei suoi migliori incontri. La difesa fu salda, forte e potente. De Prà giuocò con la valentia dei suoi giorni migliori  ed i due terzini gli furono degni compagni. Eccellenti i sostegni. Era la linea mediana il punto interrogativo della squadra di De vecchi. Ogni riserva a suo riguardo svanì sul campo. Burlando eccelse e giocò un primo tempo superbo. Felicissimo il debutto di Scapini  a sostegno destro. Mancano ancora alcune qualità alla nuova recluta dei campioni d’Italia per essere perfetto, ma le principali non difettano: fiato, resistenza, sicurezza sulla palla. Scapini sarà un half di valore fra non molto, quando avrà imparato bene non solo il gioco di difesa, ma anche quello più difficile di servire con precisione l’attacco. Oggi, dopo la partita, egli era il più fresco dei 22 uomini in campo. L’attacco rosso-bleu merita l’elogio più incondizionato. Catto fu un trascinatore superbo anche perché altruista e con Alberti fu il migliore del quintetto. Oggi i forwards genoani tentarono azioni così veloci e pericolose quali da tempo non ci era dato di vedere. Il Bologna giocò meglio i primi due matchs. Eccellente il loro portiere ma non sempre sicuri i due terzini. Baldi incominciò bene ma fece in complesso una  partita assai al di sotto dei suoi mezzi. Si riprese sul finire del giuoco. Ottimo l’attacco con Schiavio, Muzzioli e Pozzi che furono i migliori esponenti. Troppo rudi Genovesi e Della Valle. Dal lato tecnico il match fu abbastanza soddisfacente. Non si può far colpa ai giuocatori se non si videro azioni migliori. La grande posta in giuoco e la eccessiva animosità delle due squadre andarono naturalmente a scapito del giuoco. In compenso non mancarono i soliti “quadretti” dovuti all’ inesauribile passione dei supporters convenuti a Milano. Il pubblico milanese fu sereno e servì in parte da cuscinetto fra spettatori genovesi e bolognesi, anche se applaudì maggiormente il Bologna che non il Genoa. L’ operato dell’ arbitro sarà giudicabile solamente quando sarà conosciuto il suo rapporto sulla partita. Per ora non v’è che da attendere il suo responso. Certo non è piacevole il caso di una finalissima giudicata a tavolino anziché sul terreno di giuoco. Ma vi sono anche regolamenti che devono essere rispettati e che sono fatti apposta per essere applicati laddove le serene competizioni dello sport vengono turbate da inconsulti atti di inconsulti partigiani.  Renzo Bidone.

Il Piccolo di Genova – 08 Giugno 1925, Genova  ......................................................................................................

 

  

3° match. De Prà in uscita osservato da De Vecchi (di schiena) e Leale vicino all' arbitro. Un rimando di Alberti. Il pubblico è ai bordi del campo ma la situazione non sembra così caotica come viene descritta per annullare la partita... almeno per il momento.

 

GENOA - BOLOGNA 2 - 2. La brillante partita e la sua cornice. Folla stragrande. Milano, che dal 1920 non assiste ad una partita di finale, ha riversato sul campo di viale Lombardia il suo gran pubblico delle giornate internazionali. Bologna aveva inviato oltre 2.000 devoti di S.Petronio. Meno numerosa la rappresentativa genovese. Nulla era predisposto per ospitare tanto pubblico. E dire che la grande vendita si era iniziata fin da giovedì sera! il servizio d'ordine all' interno del campo era assente. Semplicemente. E così il pubblico, che già era fittissimo alle 15, ha potuto prendere posto dove ha creduto, in ogni ordine di posti. Quando le squadre entrano in campo trovano tutta la pista gremita di spettatori tutt' intorno, una fila di persone sedute o in piedi sulla irrisa rete metallica, la scalinata e le tribune (quella d'onore compresa) affollate in modo inverosimile. Nel parterre nessuna anima. Tutti avevano scalato qualche gradino o varcato la rete. IL PREDOMINIO DEL GENOA. Le due squadre sono accolte da un breve e nutrito applauso. Ricevono mazzi di fiori da ammiratori in grigio verde ed in ricordo a nome della Lega del Nord. Il Genoa porta la maglia consueta ed il Bologna, forse ricordando che il bianco non porta fortuna in questa finale, è fasciato di verde. Il sorteggio è vinto dai petroniani e le squadre si dispongono nell' ordine: GENOA: De Prà; Bellini, De Vecchi; Scapini, Burlando, Leale; Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria. BOLOGNA: Gianni; Borgato, Gasperi; Genovesi, Baldi, Giordani; Pozzi, Perini, Della Valle, Schiavio, Muzzioli. Arbitro: Mauro; guardialinee Trezzi e Ferro. al fischio iniziale il Genoa attacca per il primo, con somma decisione, ma il Bologna risponde immediatamente, e scende nell' area avversaria, appoggiandosi a Baldi. De vecchi ha così modo di intervenire con grande efficacia, liberando forte. Su un suo rimando Alberti e Neri impegnano Gianni che fa più di tre passi con la palla. Il calcio di punizione è battuto all'8.o minuto senza esito. Poco dopo un irruzione di Catto mette alle strette la difesa dei verdi; il genoano passa a Moruzzi; questo pressato da Genovesi, allunga a Santamaria libero. Ma il tiro è alto. Il Genoa passa ormai in tromba Baldi, leggermente pigro, ma è fermato sul limitare del successo da Borgato, splendido di tempo e da Genovesi in gran giornata. Ma il giuoco dei rosso-bleu è troppo ben nutrito perché rimanga a lungo sterile. La linea mediana è vigile rifornitrice di palloni. Burlando e Leale si disimpegnano con pacatezza, mentre la recluta Scapini costituisce una vera rivelazione per la prontezza di scatto. Il goal nasce da un passaggio di Catto a Santamaria che traversa il pallone a Neri. Questi centra di nuovo, a fil di terra. Catto e Moruzzi balzano sul pallone e l'ultimo infila la rete al 12.o minuto. Segue una lunga interruzione di giuoco per sgomberare le linee di fallo. Poi il match riprende con azioni un po' slegate, dove il brillante non c'è che il giuoco dei terzini genoani. Un calcio di punizione di Baldi al 25.o minuto inizia una serie di calmi assalti bolognesi. Una magnifica rovesciata di Catto su centro di Neri è ben parata da Gianni, e una discesa del Genoa finisce fuori al 30.o minuto. Le maglie rosso-bleu hanno ora francamente la meglio ed il Bologna subisce un calcio di punizione ed un corner. Ma al 40.o minuto il Bologna scatta in uno dei suoi travolgenti attacchi, che termina con una rovesciata di Schiavio parata da De Prà. Poi Della Valle raccoglie di testa un calcio libero di Genovesi, e più tardi De Vecchi toglie un bel pallone dal piede di Della Valle. Al 43.o il Genoa riprende la sua piena marcia, Catto, ben lanciato, corre sul goal; bloccato, allunga sulla destra dove Alberti è pronto a infilare la rete di Gianni. Poche battute ancora, un corner contro il Genoa ed il tempo termina su questo risultato: Genoa 2, Bologna 0.

 

IL BOLOGNA RISALE L'HANDICAP. I verdi si ripresentano con ben altro animo alla ripresa. Attaccano subito con veemenza. Il Genoa sui rannicchia sotto la raffica. Subisce un calcio di punizione, respinge fortunosamente un pallone già arrivato sulla linea fatale, è costretto in corner. Al 4.o minuto Santamaria crea il diversivo e la sua fuga provoca un corner contro il Bologna. Ma Baldi che ha ritrovato l'autorevolezza del suo gioco riporta il giuoco sotto la porta di De Prà.Un tiro di Perin, oggi fantastico di attività e di slancio, finisce fuori. Otto bolognesi sono lanciati in avanti. Il Genoa è in corner al 9.o minuto, e il Bologna insiste nell' offensiva. Ma si ripete una delle azioni caratteristiche di queste finali. Un lungo rimando di Bellini è raccolto da Catto, che scarta Borgato e fila sul goal. Gianni gli si precipita contro a catapulta e gli strappa il pallone, che Neri raccoglie e fa spiovere sul goal vuoto. E' Gasperi che devia di testa il pallone con un salto acrobatico. Siamo al 10.o minuto e Bologna torna all' attacco. De Prà para diversi tiri e fra l'altro un violentissimo calcio di punizione di Baldi. Al 16.o minuto Muzzioli, sempre decisissimo, stringe sul goal e spara da pochi passi. Vediamo un gesto di disperazione di Della Valle, mentre De Prà rimane inebetito e altri giocatori bolognesi abbracciano Muzzioli. E' goal o no.? Il pallone è nella rete, ma il pubblico vicino ala porta tumulta e alcuni mostrano la rete smossa e strappata. Mauro accenna a far battere il corner, ma è stretto da tutte le parti. Giuocatori e spettatori gli si affiancano intorno. Dopo due tentativi di lasciare il campo, l'arbitro si decide a far mettere la palla in campo. Il gioco riprende dopo quattordici minuti di interruzione. Il Genoa attacca rabbiosamente. Un colpo di testa di Santamaria è parato da Gianni. Questi e Borgato sono gli eroi del momento e sono chiamati ad un duro lavoro. Una lieve folata dei veltri permette a Della Valle di calciare, ma il tiro è impreciso. Cinque minuti di gioco duro. Santamaria che si lagna di essere stato graffiato, si vendica caricando malamente Borgato. Altra interruzione di tre minuti. Ma l'arbitro rimette presto i giuocatori sul retto binario. Buone azioni da ambo le parti, con vantaggio del Bologna che attacca in prevalenza e a lungo. Il Genoa si difende con la consueta precisione. I suoi mediani danno segno di stanchezza pur battendosi bene. Rimane salda la barriera Bellini - De Vecchi. La quale però è battuta da una fuga di Muzzioli che centra raso terra. Pozzi raccoglie a pochi passi e segna il pareggio al 37.o minuto. Invasione festosa del campo e conseguente sosta di quattro minuti. il Genoa contrattacca con foga e Catto ha due magnifiche occasioni, che sono mancate per una uscita di Gianni e per tiro impreciso. Al 41.o minuto, su tiro di Muzzioli, De Prà è rovesciato in rete dalla carica veemente quanto extra regolamentare di Della Valle. E ancora un interruzione. Le squadre si battono oramai senza speranza di segnare. Finalmente l'arbitro, ricuperato il tempo perduto, fischia il termine della ripresa che è durata esattamente 66 minuti. Il pubblico passeggia in lungo ed in largo sul prato durante l'intervallo e ci vuole molto tempo a sgomberare il rettangolo di gioco per iniziare il primo tempo supplementare. Quando vi si riesce e Bologna e arbitro sono a posto, il Genoa fa comunicare che abbandona la partita. Il pubblico sfolla commentando la stranezza dell' epilogo. Qualche grido dei supporters bolognesi non ha risonanza. Vi è del malessere visibile in tutti. Nella "villetta" si parla sottovoce come nelle camere dei malati. La presidenza della Lega è riunita là. Ed anche le facce lunghe.

 

QUELLO CHE DICE L'ARBITRO MAURO.  Di fronte ai numerosi punti interrogativi che il brusco epilogo della partita e lo svolgimento della stessa lasciavano insoluti abbiamo creduto doveroso chiedere la opinione dell' arbitro. L'avvocato Mauro non ha tergiversato nelle sue dichiarazioni. Era ancora sotto la disgustosa impressione lasciatagli da una organizzazione pessima, tale che avrebbe certamente attirato fulmini e multe a qualsiasi società, anche di divisione minore, che ne fosse stata responsabile di fronte agli enti Federali. L'arbitro ha tenuto farci presente che prima di iniziare la sua opera, aveva declinato declinato ogni sua responsabilità sulla regolarità della partita se non si provvedeva a sgomberare il rettangolo posto fra le reti metalliche, dalle migliaia di persone che vi erano installate. Si è deciso a dare inizio alla partita solo dietro le pressioni degli organizzatori (?) ed in considerazione del danno certo che sarebbe derivato alla Federazione dal rinvio della partita e più ancora per timore che il fatto provocasse tumultuose e gravi manifestazioni da parte del pubblico, in gran parte costituito da persone venute da lontano. Iniziata la partita l'arbitro dovette rassegnarsi che la sua pregiudiziale sull' irregolarità dell' ambiente dove si svolgeva l'incontro decisivo di campionato aveva ben ragione di sussistere. Egli non è mai stato in grado di vedere le bandierine d'angolo nascoste dalla folla che premeva sulle linee di fallo. I suoi segnalinee non potevano di conseguenza spostarsi con la voluta celerità e più che al giuoco dovevano badare a non incespicare nei piedi degli spettatori. Intorno alla porta la folla si pigiava così che alcuni spettatori erano addirittura appoggiati ai pali, altri aggrappati alle reti. In merito al discusso goal di Muzzioli nel secondo tempo, l'avv. Mauro ci ha dichiarato di non averlo visto entrare. Il pallone ha avuto dei rimbalzi inspiegabili. Comunque lui, l'arbitro, non lo ha visto entrare in porta e non avrebbe concesso il goal neppure dietro il parere favorevole dei guardialinee. Tenuta presente la sua pregiudiziale sulla irregolarità dell' incontro, ha concesso il goal reclamato da parte del pubblico che aveva invaso il campo, e non ha sospeso la partita per deferenza verso persona facente parte della presidenza federale che l'ha pregato di portare a termine il match. L'avv. Mauro ha terminato con una vivace protesta contro l'inconcepibile disorganizzazione nel quale è stato obbligato a disimpegnare il suo mandato ed ha ripetuto la sua opinione che il match non può ritenersi regolare.  Mario Zappa.

 

IL MATCH VISTO DA... GENOVA. Genova, 7 - Gli sportivi genovesi hanno oggi vissuto ore di indicibile ansia nell' attesa del risultato della finalissima del campionato perché le notizie del grande avvenimento che tanto la nostra città aspettava sono state, scarse, lente e non sufficientemente chiare. In piazza Carlo Felice, dove di solito vengono esposti i risultati sportivi si è andata man mano addensando una folla imponentissima, impaziente nell' attesa. Verso le 18 la circolazione era diventata addirittura impossibile e soltanto il forte spiegamento di vigili urbani, riusciva, lavorando ininterrottamente a mantenere dei varchi per i veicoli. L'assoluta mancanza di informazioni aveva frattanto dato stura ai commenti più disparati. Alle 19 nessuna notizia era ancora pervenuta da Milano, sicché era ormai convinzione generale che fossero stati giuocati anche i tempi supplementari. A questo punto sopraggiunse inattesa la notizia sensazionale benché fuori tempo massimo che il primo tempo si era chiuso sul risultato di Genoa 2 - Bologna 0. Grandi applausi, entusiasmo, esodo di tutti gli ottimisti che giudicano decisivo un simile primo tempo. Ma a distanza di pochi minuti viene esposto un secondo cartello annunciante laconicamente il match pari 2 a 2. Successivamente altri comunicati accennano all' incidente e al rifiuto dei campioni d'Italia di giuocare i tempi supplementari. E' facile immaginare l'impressione.. la ridda di supposizioni e anche la costernazione, che generano queste notizie. Fino a tarda sera, sempre nella inutile attesa di qualche nuovo particolare chiesto ansiosamente anche alla direzione del Club il pubblico ha sostato commentando dinnanzi al risultati esposti. L'attesa non è stata vana perché, poco dopo mezzanotte, all'arrivo dei primi testimoni oculari della combattuta partita, la folla non si perde in troppo lunghe incertezze o discussioni ritenute inutili e acclama i suoi campioni.

Gazzetta dello Sport – 08 Giugno 1925, Milano  ......................................................................................................

 

Note regolametari: Dopo il cambiamento del regolamento il portiere non poteva più essere caricato durante la parata. I portieri potevano essere ancora caricati quando "portavano" la palla, contrastavano un avversario, oppure quando si trovavano all' esterno dell' area di rigore. Una carica pulita poteva ora avvenire ad esempio spalla contro spalla poiché l'impossibilità di difesa del portiere veniva punita anche nei tre casi elencati con un fallo per gioco violento.

 

Qui sotto compare l'articolo scritto sempre per la Gazzetta dall' anti genoano Bruno Roghi. Roghi che naturalmente diresse la Gazzetta dagli anni 30' fino ai primi del 40'. Sottolineo le esilaranti disquisizioni e le sottilissime prese di posizione per indirizzare la lettura contro il Genoa, come ad esempio: Il Bologna segna, baci e abbracci (mettere il lettore di fronte ad un fatto compiuto). Cioè in verità ho visto il tiro, poi De Prà ma non ho visto niente (cioè non vedere niente). Però in verità l'arbitro indicando il corner ha sbagliato (cioè non ho visto ma l'arbitro ha sbagliato perché ha giudicato a favore del Genoa, anche se rimane il dubbio che voglia dire che la palla è terminata direttamente fuori). Ed ancora: Il Bologna è in campo con l'arbitro e il Genoa non c'è e io non mi permetto di sondare le intenzioni dell’ arbitro né di trarre conclusioni (cioè, fai te, giochiamo a cirulla!). Comunque la partita si è giocata regolarmente nonostante un centinaio di squadristi ai bordi del campo che volevano linciare l'arbitro. Quindi il Genoa è stato antisportivo. Si deve vergognare di non essere rientrato in campo. E' facile dopo essere stato raggiunto impugnare la decisione dell' arbitro. Eh ci doveva pensare prima. (che vuol dire non sondare l'arbitro facendo conclusioni contro il Genoa senza spere niente perché non si è sondato l'arbitro). In effetti non ha chiesto la radiazione del Genoa. Ma a quello c'ha pensato Macalli molti anni dopo. Da notare che con garbo inizia dicendo che ufficialmente è campione il Bologna e, conoscendo bene il regolamento che fulmina il Bologna, impernia l'articolo ripetendo le parole dette poi dall' arbitro sulla presunta irregolarità iniziale, però con l'arbitro non c'ha parlato. Ripetutamente puntualizzata l'equivalenza delle squadre in una partita dominata dal Genoa, complessivamente nel primo tempo e tatticamente nel secondo. Epica è la liquidazione in due righe del primo tempo e l'esaltazione del Bologna nel secondo. Il secondo tempo riportato dalle cronache di Zappa e Bidone fanno capire un Genoa tatticamente perfetto, saldo e unito, cha parte come un fulmine in contropiede e che in almeno cinque occasioni per poco non marca il terzo goal ad un Bologna che certo deve attaccare disperatamente. Per Roghi è la squadra in vantaggio 2 a 0 ad essere stanca, presa in velocità e allo sbando. Ma il pareggio in qualche modo bisognava giustificarlo.

 

Le finali del campionato di Lega Nord. BOLOGNA E GENOA, DOPO UNA PARTITA SUPERBA, SI EQUIVALGONO IN CAMPO ma il Genoa non si ripresenta nei tempi supplementari. Il match compromesso da un’ impari organizzazione. BOLOGNA 2 - GENOA 2. Abbiamo un campione? Domanda ansiosa della folla enorme dopo la indimenticabile battaglia. Io non so cosa dire: ho davanti agli occhi la partita bella ed emozionante e ho nella gola il disgusto per gli episodi che ne impedirono lo svolgimento regolare. Infatti dopo un ora e mezza di gioco e quando Genoa e Bologna si trovavano ancora alla pari, il Genoa non si ripresentava in campo per disputare i due tempi supplementari. Abbiamo il campione? Sportivamente no: le due squadre hanno chiuso la partita in campo con due goals a testa. Ufficialmente si: il Bologna per forfait del Genoa. Ufficialmente, poi, se la vedranno gli Enti federali in probabile ipotesi di reclami. Ebbene: dopo avere assistito ad uno dei marche più incandescenti della mia vita sportiva, dopo essere stato preso dal gorgo dell’ alta combattività dimostrata dalle due possenti rivali, io debbo dimenticare la partita, debbo spingere indietro lo sport, debbo fare largo alla critica amara, irosa, spietata. Il match è stato nettamente rovinato dall’ organizzazione. La folla si era riversata sul campo del Milan a valanghe, come accade per i match internazionali. La Lega Nord non prevedeva certo tanta marea e la sua impari organizzazione fu di colpo travolta. Non parliamo dei giornalisti, autentici e spuri, che non trovarono neppure l’ombra di un posto riservato; la concessione di entrare in campo e di arrangiarsi a tutti coloro che fossero muniti di tessera stampa creò una edificante babilonia con attacco finale alla tribuna d’onore. I nostri colleghi venuti da fuori rimasero incantati per così benigna accoglienza. In quanto agli spettatori, stufi di tirare il collo, scavalcarono gli steccati in un paio di migliaia e si collocarono in doppia siepe tutto attorno alle linee bianche del campo. Ritenevo che l’arbitro avv. Mauro non avrebbe dato inizio alla partita. Ricordavo quel che era accaduto ad Anversa per la finale Olimpionica Belgio-Cecoslovacchia e l’inopportunità di dar corso alla gara mi pareva lampante. Mauro cominciò quando ai lati e alle spalle delle reti si pigiavano decine di spettatori compromettendo la nettezza della visuale. In queste condizioni di ambiente, si verificò l’episodio che doveva dar luogo ad una lunga sospensione del match e, probabilmente, al ritiro del Genoa dopo i due tempi regolamentari del gioco. Il Genoa imponendo la propria superiorità, chiudeva il primo tempo con due goals di vantaggio. Nella ripresa il Bologna, lungi dallo sbandarsi e dal difendersi contrattaccava con estrema vivacità e, dopo un quarto d’ora, segnava il primo goal per merito di Muzzioli. I giocatori si abbracciavano deliranti di gioia e, dopo qualche secondo De Prà raccoglieva il pallone nella sua casa. Ma l’arbitro che in quel mentre si dirigeva verso la rete agitava il braccio in segno di diniego e puntava il dito verso l’angolo del corner. Goal? Corner? La palla è forse uscita dalla linea di fondo? Nell’ angolo di tribuna dove io mi trovavo i pareri erano divisi. Per mio conto avevo visto il tiro di Muzzioli, deciso e potente, avevo visto De Prà chinarsi a raccogliere la palla nella rete, non avevo visto la fulminea traiettoria della palla. Il centinaio di spettatori incollati attorno alla rete di De Prà impediva esattamente di cogliere la successione delle fasi di questo episodio. Comunque è mia impressione che Mauro non abbia scolpito col suo gesto la realtà della situazione. Lunghe querimonie. La folla, nella sua immensa maggioranza, dà prova di disciplina ed aspetta gli eventi. Mauro dà qualche segno di voler piantare baracca e burattini. Passano dieci buoni minuti e, com’è naturale, i pareri, le discussioni, le previsioni si incrociano. Alla fine interrogati i guardalinee, Mauro rimette il pallone al centro e ripiglia il match. I genoani non si abbandonano a proteste. Si ripiglia, il Bologna passa all’ attacco e segna il secondo goal in mezzo alle generali acclamazioni. Le squadre finiscono due a due. Torna in campo il Bologna per i tempi supplementari. Torna l’arbitro. Il Genoa non si fa vivo. I bolognesi esultano. Vittoria. Questa è l’obiettiva esposizione dei fatti. Io non mi permetto di sondare le intenzioni dell’ arbitro e di trarre conclusioni categoriche dai fatti constatati. Ma ecco, al di fuori del cerchio ingannevole delle impressioni, con freddezza e pacatezza, alcuni rilievi: i giuocatori delle due squadre, nonostante l’anormalità dell’ ambiente, hanno dato prova di maturità sportiva e, tranne qualche fugace intemperanza, si sono comportati cavallerescamente. La folla che aveva scavalcato le barriere addossandosi alle linee di fallo, ha tenuto un contegno nel complesso lodevole. Se qualcosa è mancato, mancato in maniera lacrimevole, questa è l’organizzazione che ha battuto in breccia lo sport. Se un errore, forse il più grave, è stato commesso, questo è stato l’ordine o la decisione o la condiscendenza di iniziare la partita col pubblico sul campo e con le reti assediate. In linea sportiva il Genoa ha dichiarato un incomprensibile forfait. Se era sua intenzione impugnare la validità del primo goal, nessun danno poteva derivare al suo eventuale reclamo dalla ripresa della partita fino alla chiusura dei tempi supplementari. Il ritiro della squadra – a parte la legittimità e la sportività del gesto – è comprensibile nel momento in cui si verifica la decisione arbitrale ritenuta ingiusta. E’ intempestivo e pregiudizievole a episodio sorpassato; e quanto più discutibile quando la squadra avversaria è riuscita a pareggiare, a rimettere in gioco le sorti della giornata.

 

Dopo l'ingloriosa fatica di parecchie cartelle dedicate alla storia penosa di una grande manifestazione sportiva, eccoci al match. Partita, nonostante tutto meravigliosa. Le due squadre, afferrate dai tentacoli di questa drammatica finale, hanno rovesciato nel combattimento tutto il tesoro delle loro energie. Il match, che avrebbe potuto risentire gravemente delle caotiche condizioni ambientali ha tenuto una linea di suggestiva bellezza sportiva. ancora una volta ha messo in luce la stretta equivalenza delle due antagoniste. Le armi tattiche che le due squadre hanno adoperato sono profondamente diverse. Bologna e Genoa hanno tenuto fede ai canoni, all' indole, allo spirito del loro gioco particolarissimo e l'equivalenza si è avuta sul terreno pratico del rendimento. Le due scuole dopo lo strenuo dibattito che dura da tre partite, non sono riuscite a scavalcarsi. I ventidue atleti inchiodati al loro sistema hanno da questo soltanto chiesto la vittoria. Da una parte il,giuoco deciso., battagliero, impetuoso, realizzatore dei genoani, dall' altra il gioco unito, incalzante, armonioso, leggermente accademico deii bolognesi. Una sfida di sistemi più che una comune partita di foot-ball. Il match non è stata che la continua altalena di attacchi tra due squadre parlanti il medesimo linguaggio tecnico, ma la stessa brusca divisione dei tempi ha consentito prima al Genoa, poi al Bologna di dominare in campo in virtù delle loro attitudini e della loro concezione del gioco. Il Genoa ha marcato nel primo tempo una netta superiorità. Superiorità di doti morali per aver iniziato la battaglia senz'ombra di emozione; superiorità di scatto nell' area avversaria; superiorità di potenza per l'autorevole gioco della linea mediana. Il Bologna ha ritrovato la sua coesione in qualche inconcludente episodio e il Genoa ha segnato due goals, netti, irresistibili, travolgenti. La sua prima linea, perfettamente centrata sullo sgusciante e poderosissimo Catto, volava nell' area bolognese, doppiava in velocità gli ostacoli e piombava su Gianni come un avvoltoio. Il Genoa delle grandi giornate. Nella ripresa le cose si capovolsero. la storia delle due precedenti partite si ripeté in misura impressionante. Il Bologna, del quale come  un ritornello uggioso si discutevano le facoltà di ricupero, partiva al contrattacco con somma eleganza di mosse e con impreveduto ardimento. Il match si intonava alla volontà dei bolognesi. radi i sussulti del Genoa. Il Genoa ripiegava sotto le metodiche raffiche dell' attacco avversario. Al gioco alto e spazioso del primo tempo, succedeva il gioco serrato, talvolta addirittura chiuso, radente terra, "felino" dei veltri. Il motore aveva tutti i suoi scoppi. I due goal del Bologna sbocciavano da azioni complesse alle quali avevano partecipato, in mirabile fusione di intenti, cinque o sei giocatori. La squadra trovava la sua carburazione giusta e volava con sempre più balda fiducia nei propri mezzi e nella propria stella. Sotto questa controffensiva probabilmente inattesa il Genoa ripiegava e preso in velocità, dava segni di sbandamento e di stanchezza. Le riprese supplementari avrebbero offerta la conclusione dell' elettrizzante battaglia? Avrebbe il Bologna perseverato nel suo slancio tutto freschezza e armonia collettiva? Avrebbe il Genoa, il leone ferito e indomabile, ritrovato lo scatto selvaggio per strappare di forza la volubile vittoria? Questo triplice punto interrogativo senza risposta. Si torna alla triplice valutazione del match, nei suoi aspetti sportivi, ufficiosi e ufficiali. Non è mia colpa, se il grottesco, questa volta, è l'immagine fedele della realtà  Bruno Roghi

Gazzetta dello Sport – 08 Giugno 1925, Milano  ......................................................................................................

 

 

CALCIO. IL TERZO INCONTRO DI FINALE. Una bella gara rovinata dall' organizzazione. La partita che avrebbe dovuto essere il coronamento di tanti lunghi e generosi sforzi e che avrebbe dovuto segnare la fine di questo emozionante ma interminabile campionato, doveva cominciare alle 16.30. Quando riusciamo a prendere posto nella tribuna centrale, dopo essere stati sballottati,  spinti e sospinti da una marea di gente urlante, sono appena le 15.45. E' sufficiente una rapida occhiata al campo e al pubblico per convincerci che tutti i "records" per gli incassi di partite di campionato saranno largamente battuti, per persuaderci che difficilmente l'incontro avrà luogo o che sarà disputato con regolarità e con tutte le garanzie perché la battaglia imminente premia i migliori ed i più meritevoli. Una larva di organizzazione, una incosciente preparazione ha permesso che  tante, troppe persone, la maggior parte Carneadi qualunque, passeggiassero tranquille e imperterrite nel recinto di giuoco, disturbando ed impedendo addirittura la visuale al pubblico pigiato nel parterre e nel prato. E questo pubblico che, paziente, era in attesa, da ore sotto il sole cocente, ha trovato logico, giusto, scavalcare la rete, i cancelli di protezione del terreno di gioco ed aggiungersi ai precedenti. Quando è cominciata la partita, quante migliaia di persone saranno state sulla "pelouse" con una prima linea di esse a contatto colle righe di delimitazione del terreno riservato agli sforzi degli atleti di Genova e di Bologna. Se la risposta non può essere precisa, con perfetta sicurezza possiamo dire che niente si è fatto per prevenire od impedire, in seguito, questo stato di fatto. Che la partita non fosse regolare non abbiamo certo aspettato per convincersene che avvenisse la contestazione di qualche punto o qualche altro incidente. Parte del pubblico appoggiato ai pali delle porte, altro che impedenza alla palla di uscire dalle righe laterali, tutti con la loro presenza e il loro vociare disturbavano, quando non impedivano all' arbitro ed al guardalinee di compiere il loro dovere. Ad onor del vero dobbiamo dire che l'avv. Mauro si è ben reso conto di tutto  e ha cercato in un primo infruttuoso tentativo di far sgombrare il campo prima dell' inizio della partita e che, vista vana questa sua giusta pretesa, ha cominciato la gara declinando a priori la regolarità di essa ed ogni responsabilità. Se non esistesse questo precedente si potrebbe dire con sicurezza che il Genoa ha ancora meritatamente vinto sul campo il campionato, anche se la sua squadra non ha ritenuto opportuno presentarsi a disputare le due riprese supplementari. Siamo convinti che l'andamento della partita era a tutto favore dei rosso e bleu e che l'incidente avvenuto nella seconda ripresa è stato provocato dal contegno dei giuocatori e del pubblico bolognese, ed ancora, che la concessione di un contestatissimo punto sia stata fatta dall' arbitro ai bolognesi, precisamente per le proteste del pubblico e dei felsinei, ed anche in considerazione che il primo a ritenere la partita irregolare e quindi da doversi ripetere fosse precisamente l' avvocato Mauro stesso. Questo incidente ha fatto sospendere il gioco per una quindicina di minuti. Che cosa dovremmo dire poi di quanto è avvenuto quando il Bologna è riuscito a marcare il secondo punto, il goal del pareggio. Una grande massa di pubblico, di quello che aveva fatto l'acrobata per assicurarsi un posto in prima fila è saltato in campo ad abbracciare i giuocatori emiliani e non si è riuscito ad allontanarlo che dopo sei o sette minuti. "Roba da Messicani", e chiedo scusa al Messico. Non riteniamo dilungarci sull' andamento della partita che è stata condotta, in modo principale dai bolognesi con una rudezza che sovente ha rasentata la violenza. Il Genoa è riuscito nel primo tempo a marcare due bellissimi punti e ad imprimere al giuoco le caratteristiche proprie. Nella ripresa i bolognesi si sono alquanto rinfrancati ed hanno saputo condurre velocissimi attacchi alla rete di De Prà, e alla loro volta,  marcare due punti: dei quali il primo ha sollecitato l'ira di Dio, perché l'arbitro lo ha solamente concesso dopo una discussione durata quindici minuti. Il Genoa ci ha fatto un ottima impressione e siamo convintissimi che sarebbe stata la buona giornata. In modo speciale Burlando, De Vecchi, De Prà, Bellini hanno giuocato in modo brillante.

Il Secolo XIX – 09 Giugno 1925, Genova  ................................................................................................................

 

Note: Il "Paese Sportivo" di Torino descrive il momento seguente all' invasione: «ad un certo punto l'arbitro si è incamminato verso l'uscita del campo. Poiché l'incidente era scoppiato sotto la porta situata dalla parte opposta dell'uscita, Mauro doveva attraversare tutto il campo per giungere allo spogliatoio. Giunto l'arbitro col seguito dei giocatori urlanti e gesticolanti a metà campo, uno della folla faceva l'atto di avventarglisi addosso per colpirlo. Lo sconsigliato supporter veniva fermato in tempo ma Mauro deve aver giudicato opportuno di non continuare così il cammino». L' arbitro Gama che aveva diretto le due gare precedenti presente alla partita su richiesta del giornalista commentò «Ho l'impressione che il match sia terminato dopo il primo goal del Bologna». Infatti a termine di regolamento in base all' articolo 18 doveva aggiudicarsi la gara la squadra che aveva subito l' invasione dei tifosi avversari. Sul giornale di Torino si prosegue «È evidente che l'arbitro concedendo il goal, sia pure dopo consultazione dei segnalinee, e dando al contempo assicurazione a De Vecchi che il goal non sarebbe stato valido, è venuto implicitamente a dichiarare di averlo concesso dietro pressioni della folla». A quel gol ne era seguito un altro, sempre in una situazione di caos incredibile, cosicché il Bologna poté sostenere di aver pareggiato. L'arbitro Mauro aveva anche espresso una pregiudiziale prima dell'incontro, lamentando la presenza di migliaia di persone intorno al campo, privo di protezioni. Ecco ancora i commenti della stessa testata. «La partita non potrebbe essere annullata per la pregiudiziale di Mauro non essendo una pregiudiziale di questo genere contemplata in nessun regolamento, mentre la forzata concessione del goal richiederebbe senz'altro l'applicazione dell'articolo 18. E siccome per questa forzata concessione del goal il regolamento non prevede altra soluzione che l'applicazione dell'art. 18, naturalmente il Genoa avrebbe pieno diritto di reclamare se la Lega Nord si accontentasse semplicemente di annullare la partita».

 

Dopo la disgraziata finalissima di Milano. PROFONDA IMPRESSIONE A GENOVA – Il Reclamo del Genoa F.C. Genova, 8. – Le notizie sull’ andamento e sull’ esito della finalissima di campionato hanno prodotto una ben dolorosa impressione nell’ ambiente genovese; e la superba squadra ha avuto in questa contingenza prove di interessamento, dimostrazioni di simpatia così sincere e così unanimi della città e dal di fuori come forse neppure avrebbero sospettato i più caldi sostenitori. Perdere una partita, una grande partita dopo una lotta bella e impetuosa o magari per un colpo di sfortuna sarebbe stato uno smacco al quale ogni forte avrebbe trovato in fine la forza di rassegnarsi; ma giungere al termine di una immane estenuante fatica, di una serie di sacrifici affrontati per mesi e mesi e vedersi troncare brutalmente  tutte le legittime speranze per irregolarità dovute a manchevolezze di organizzazione e di intemperanze del pubblico, è stato un colpo al quale nessuno sa rassegnarsi. Dopo le ansie, le trepidazioni, i vivaci commenti della serata di domenica, i giornali di stamani sono andati a ruba fra la folla smaniosa di conoscere dal giiudizio dei critici il vero andamento del match e sopra tutto i veri motivi che hanno suggerito la condotta del Genoa. Per quanto il fatto di sapere che la decisione di non rientrare in campo per i tempi supplementari era stata presa dai dirigenti in pieno accordo col capitano de Vecchi – del quale ognuno conosce ed ammira l’equilibrio e la serenità sportive – costituisca già la tranquillante ponderatezza del gesto, ad ogni modo a chiarire meglio la situazione di fronte a qualche parere più o meno interessato, abbiamo voluto assumere direttamente presso la Società genovese informazioni che ci permettono di esporre il punto di vista genoano in tema del disgraziato match e del ritiro della squadra. Il Genoa impugna categoricamente  il primo goal bolognese cui avrebbe partecipato qualche anonimo del pubblico assiepato dietro la rete e che avrebbe in essa introdotto la palla dopo che De Prà l’aveva deviata in corner. Il Genoa si riferisce e richiama in proposito la decisione dell’ arbitro che non concesse il goal se non dopo lunghe tergiversazioni e pressioni della folla. Interrogato a partita ultimata l’arbitro dai dirigenti del Genoa, questi, sempre a detta del Genoa avrebbe riconfermato la sua decisione che cioè il punto non era valido: motivo per cui i dirigenti stessi, compreso il capitano della squadra, esposero chiaramente il loro punto di vista, e cioè che essendo assodato la nullità di un punto essi si ritenevano vincitori, motivo per il quale si rendeva per essi inutile la disputa delle riprese supplementari. Aggiungevano inoltre che essi non intendevano rientrare in campo neppure sotto riserva per non dar luogo ad equivoche interpretazioni. Il Genoa inoltre protesta vivacemente contro il contegno del pubblico e contro il gioco dei bolognesi. Tutto ciò costituisce la base del reclamo diffuso ed inoltrato dal club ligure presso gli enti federali.

Gazzetta dello Sport – 09 Giugno 1925, Milano  ......................................................................................................

 

Calcio. la finale del campionato annullata. Sabato sera si è riunito a Milano il Consiglio della Lega del Nord della F.I.G.C. In tale riunione che è durata sino alle prime ore del mattino di Domenica, si è deliberato di annullare la partita disputata a Milano tra le squadre del Genoa e del Bologna per la finale del campionato italiano. In base alle dichiarazioni ufficialmente rese dall' arbitro  Sig. avv Mauro. Si decise inoltre di far disputare la partita in parola, il giorno 5 del prossimo Luglio a Livorno. Fra le decisioni che possono avere qualche ripercussione nell' ambiente calcistico nazionale è da notarsi quello delle dimissioni del Consiglio della Lega Nord stessa, motivata con le acerbe critiche mosse per l'organizzazione del match Genoa - Bologna. L'assemblea della Società sarà convocata sollecitamente.

Il Secolo XIX - 23 Giugno 1925, Genova  .................................................................................................................

 

IL MATCH  GENOA - BOLOGNA  A  TORINO. Torino, 28. Si è radunato nella nostra città il Conciglio della Federazione del Calcio. L'argomento principale è stato naturalmente quello riflettente i reclami del Genoa e del Bologna avversi le deliberazioni prese recentemente a Milano dalla Lega Nord. In linea di massima la Federazione ha approvato quanto era già stato stabilito circa l'annullamento e la riprtizione della partita, ma venne deciso che anziché a Livorno, essa debba svolgersi domenica prossima 5 luglio a Torino, sul campo della Juventus. Venne inoltre inflitta una multa di lire 1.000 al Genoa club per il fatto che la squadra non si presentò in campo per le riprese supplementari.

Il Piccolo di Genova - 29 Giugno 1925, Genova  .......................................................................................................

 

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