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CRONACHE CAMPIONATO 1924-25 - Extra |
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Una Finalissima… senza fine. IL 4° INCONTRO FRA GENOA E BOLOGNA NON DESIGNA ANCORA LA SQUADRA CAMPIONE. Genoa Club – Bologna F.C. 1 - 1 (dal nostro inviato speciale). Torino, 5 Luglio. Nemmeno questa volta la Lega Nord ha la sua squadra campione. Tutto da rifare, perché nessuna delle due avversarie è riuscita ad avere la meglio dopo due ore di giuoco. Evidentemente quest’ anno il titolo di rende prezioso e vuole realmente provare a fondo le qualità intrinseche delle due aspiranti prima di concedersi ad una delle due. La vittoria sarà allora tanto più meritata, ma per ora la faccenda incomincia a stancare. Bologna, Genova, Milano, Torino: i quattro punti cardinali del foot-ball italiano hanno vissuto ciascuno una giornata di questa tragicommedia sportiva la quale non è per altro finita. Vedremo dove domenica prossima la Federazione manderà i due teams a disputare il quinto incontro e se questo sarà, poi, il definitivo. Sulla strada in cui la finale s’è incamminata, c’è da prevedere ancora una lunga serie di marche pari. Giuocatori consolatevi: il solleone non è pur ancor venuto e di questo passo si potrà giungere comodamente ad avere incontri di finale per tutta l’estate. La troupe Genoa-Bologna, con relativo seguito di giornalisti e di supporters, minaccia di girovagare per tutti i campi di giuoco del bel suolo italico.
LE VICENDE DELLA PARTITA. Oggi, a Torino, il match è stato inquadrato da un organizzazione impeccabile. La vecchia capitale del Piemonte, messa sul chi vive dalle burrascose vicende dell’ incontro di Milano, ha fatto le cose con serietà cosicché non il minimo incidente si è dovuto verificare. La solita immensa fiumana di folla sul campo, circa quindicimila persone, ben contenuta sul terreno della Juventus, agghindate a festa. Ad impedire possibili invasioni, il rettangolo verde è cintato da una lunga teoria di carabinieri, in tenuta da campagna, un moschetto ogni due metri. Il match si giuocherà anche con l’onore delle armi. Anche questa volta le due città in lotta, che vivono di lontano le loro ore di passione, hanno mandato le loro rappresentanze. Oltre un migliaio di genovesi e circa cinquecento petroniani che per due ore di giuoco se ne sono sorbite quindici di ferrovia. I treni speciali sono oramai complementi necessari dei grandi incontri di calcio. Poco dopo le 16.30, dopo che il presidente della Federazione avv. Bozino ha tenuto sul campo un breve sermoncino alle due squadre, l’arbitro Gama fischia l’inizio. GENOA: De Prà, Bellini, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria. BOLOGNA: Gianni, Borgato, Gasperi, Genovesi, Baldi, Giordani, Pozzi, Perin, Della valle, Schiavio, Muzzioli. Il Genoa ha il sole in viso ma saetta subito all’ attacco e su passaggio di Leale, Alberti assaggia la difesa avversaria con un tiro alto. L’offensiva dei rosso-bleu (il Bologna gioca con la maglia verde) è un fuoco di paglia. I verdi prendono subito il comando del match concludendo con stile piacente alcune azioni non pericolose. Dal 1.o minuto al 10.o il predominio è loro, anche perché Bellini stenta a ritrovarsi. Al 10’ per fallo di Giordani, Burlando calcia un tiro di punizione, ma Borgato salva e sul suo rinvio i petroniani partono nuovamente all’ offesa. Perin conduce l’azione e supera i sostegni genoani, Della Valle la prosegue, s’ incunea fra i terzini ed invece di tirare allunga a Schiavio che è libero sulla sinistra. Il giovanissimo bolognese da tre metri non ha difficoltà ad infilare la rete di De Prà con un tiro basso nell’ angolo sinistro. Il goal non scuote il Genoa e il Bologna continua a dominare. I tentativi di offesa dei rosso-bleu non si concludono perché l’attacco non ha affiatamento. Buon per i genoani che Bellini si è già ripreso e con De Vecchi comincia a volare il campo. Appunto su uno di questi rinvii, al 25’, Catto raccoglie la palla e da metà campo, con una di quelle sue caratteristiche galoppate che non conoscono ostacoli, sorpassa di forza tre avversari e giunto ad una decina di metri batte in pieno Gianni , con un tiro basso e preciso, malgrado il disperato tentativo del portiere bolognese. Il goal genoano porta il pareggio numerico e nello stesso tempo l’equilibrio in campo. Il Genoa si è risvegliato e conduce attacchi più concreti. Clamori altissimi del pubblico accompagnano le azioni delle due squadre. Al 29’ un fallo di mano di Borgato rinserra le maglie verdi dinnanzi a De Vecchi che tenta inutilmente di sorprendere Gianni. Poco dopo un Bellini con un entrata fantastica rompe un’ azione di Della Valle ed il giuoco si alterna senza azioni pericolose e senza che i portieri siano chiamati seriamente al lavoro. Come l’inizio del primo tempo è stato favorevole al Bologna, così il principio della ripresa trova i rosso-bleu decisamente all’ offensiva. Non v’è però nessuna intesa fra gli avanti genoani anche perché Moruzzi è completamente negativo e la superiorità del Genoa diventa in tal modo una cosa effimera. Al 13’ ed al 16’ il Genoa ottiene due calci d’angolo consecutivi, entrambi senza esito, poi il giuoco tende a diventare fiacco ed incolore, ravvivato solamente da azioni individuali. Chi si distingue da questo momento sono i terzini, e più specialmente De Vecchi e Bellini. Il primo compie alcuni arresti da fuoriclasse, l’altro spazza con inesorabilità sorprendente, imitato in campo opposto da Borgato. Al 31’ l’attivissimo Perin dà lavoro a Della Valle. Questi, in corsa, raccoglie e spara fortissimi. La palla batte in pieno sulla sbarra trasversale della porta genoana, s’innalza a campanile e ricade dietro la rete. Niente di fatto. Si ripetono i virtuosismi di De Vecchi e di Bellini, la incongruenza di Moruzzi che sciupa sistematicamente le azioni dei suoi compagni e l’ottimo lavoro dei mediani laterali del Bologna, che mantengono la loro squadra in forza, dato l’assenteismo di Baldi. In tal modo anche il secondo tempo termina con le due squadre alla pari. Si rendono perciò necessari i due tempi supplementari di un quarto d’ora ciascuno. I primi quindici minuti vedono ancora le due squadre equilibrarsi, sebbene con una leggera superiorità del Genoa che al 9’ ottiene un calcio d’angolo. Il secondo quarto d’ora è invece tutto di netta marca petroniana. Sembra che il Bologna sia uscito da un bagno trasformatore ed il Genoa è costretto ad una difesa serrata. E’ qui che si rivela per intero la grande forza difensiva dell’ undici genoano. De Prà compie in questo periodo più parate e tutte più difficili di quante ne abbia fatte in tutto il rimanente della partita. Al 2’ il Genoa è in corner, salvato di testa da Alberti; immediatamente dopo Muzzioli, nell’ unica volta che riesce a sfuggire a Barbieri, sferra un traversone potentissimo che de Prà salva egregiamente con un tuffo acrobatico. Al 4’ Della Valle è solo, lateralmente, davanti alla porta genoana, sfuggito a tutti, ma nella fretta, quando parevano con questa sua azione decise le sorti del match, calcia alto, a lato. Ancora una parata difficile di De Prà, su tiro di Muzzioli, un corner contro il Genoa e poi la fine, attesa e sospirata da pubblico e da giuocatori.
RILIEVI. Un commento alla partita? Lo si potrebbe o meglio lo si dovrebbe fare qualora essa ci avesse fornito un vincitore. Si potrebbe così passare in rivista le qualità peculiari della squadra vincente che ne avrebbe diritto, ma siccome sino ad ora né il Genoa né il Bologna possono considerarsi campioni, così basterà accennare per sommi capi agli attori dell’ incontro odierno. Complessivamente il Bologna giuocò meglio del Genoa. Per stile, per assieme, per omogeneità di squadra i petroniani furono migliori dei loro avversari. Di netto predominio il Bologna non ebbe che i primi venti minuti e l’ultimo quarto d’ora, ma in tutti i 120 minuti il gioco dei verdi si differenziò nettamente da quello dei rosso-bleu per il reale sistema svolto in campo. Il Genoa non ebbe una giornata delle più felici. Se si esclude la difesa ed i sostegni laterali, gli altri uomini in rosso-bleu non apparvero nella pienezza dei loro mezzi. Chi ha sorretto la squadra, chi l’ha salvata è stato De Vecchi. Al glorioso capitano vanno ancora una volta gli onori più belli. Ci sarebbe da scrivere una colonna solamente per lui, tutta d’elogio per i virtuosismi compiuti oggi sul campo juventino. Ci furono dei momenti in cui il “figlio di Dio” superò se stesso per tattica, per accorgimento e per astuzia. Una mezza dozzina di volte De vecchi “soffiò” la palla a Della Valle, a Perin, a Schiavio, quando il goal pareva oramai cosa certa. Al loro capitano i genoani devono un monumento di riconoscenza. Eccellente De Prà, che ebbe serio lavoro solamente nell’ ultimo quarto d’ora, ma che se la sbrigò da par suo. Bellini seppe farsi perdonare ad usura un tentennante inizio. Fra i mediani Leale fu il più brillante, la prova di Barbieri non è da dimenticarsi qualora si voglia ricordare che Barbieri non era in perfette condizioni, e che Muzzioli, tanto temuto, fu costretto all’ inoperosità dalla vigile guardia del buon Ottavio. Chi mancò fu Burlando, che alterna giornate di splendore ed altre d’ombra. Non indaghiamo sulle cause. Burlando ci ha oramai assuefatti a questi alti e bassi, farà assai meglio la prossima volta. L’attacco giocò assai peggio che a Milano e che a Genova. Abbiamo già accennato nella cronaca dell’ incontro come ben poche volte Gianni sia stato obbligato al lavoro ed anche quel poco non gli fu mai difficile. La prima linea rosso-bleu difettò d’assieme e fu su per giù la linea attaccante delle saltuarie prove di quest’ anno. Al centro Catto ebbe qualche momento felice. A lui si deve se il Genoa poté pareggiare ed il pareggio venne non per azione combinata ma per azione esclusivamente personale. Catto rialzò il morale della squadra che sino a quel momento sembrava soggiogata dagli avversari. Se non fosse intervenuto il suo exploit, la partita d’oggi sarebbe finita con un esito assolutamente diverso. Alberti fu violentemente tenuto d’occhio dai suoi compatrioti e Santamaria fu sacrificato da Moruzzi che non ne combinò una giusta in tutto il match per la sua ostinazione a tener troppo la palla e per il sistematico sciupio dei passaggi, diretti piuttosto agli avversari che ai compagni. Del Bologna quattro nomi emersero: Borgato, Giordani, Genovesi e Perin. Il primo fu la colonna più salda della difesa, gli altri due si rivelarono come i veri fattori della salvezza della squadra mentre il piccolo Perin fu l’animatore e l’iniziatore di tutti gli attacchi bolognesi. Incolore la prova di Baldi. All’ attacco, dopo Perin, Della Valle e Schiavio emersero sui compagni. Concludiamo. Se oggi il Bologna fu superiore come giuoco, non ebbe tuttavia che una mezz’ora di netto predominio, bilanciato dal Genoa nel secondo tempo. Il suo giuoco si spuntò contro la ferrea difesa rosso-bleu, ancora una volta impareggiabile. Per contro il Genoa, che avrebbe potuto approfittare della non felice giornata di Baldi, non fu in grado di farlo perché il suo attacco non fu all’ altezza del compito. Dopo i 120 minuti di giuoco nessuna delle due squadre dimostrò oggi d’essere stata la migliore in campo. Splendettero le virtù ed affiorarono i difetti d’entrambe. Il match pari è da questo punto di vista il più logico ed il più rispondente alla verità. Le due squadre dovranno ritrovarsi di fronte per definire una questione di superiorità che si ostina per ora a rendersi latitante. Quale sarà il mandato di cattura che avrà più successo! Quello genoano o quello bolognese? La risposta al prossimo match. Eccellente sotto tutti i punti di vista l’operato dell’ arbitro Gama. Renzo Bidone.
DOLOROSI INCIDENTI ALLA STAZIONE DI TORINO. Due genovesi feriti. Torino, 5 – Alla partenza dei treni speciali per Bologna e Genova che dovevano condurre i supporters delle due squadre alle loro sedi, sono avvenuti deplorevoli incidenti abbastanza gravi provocati dai bolognesi. Mentre questi, sul loro treno speciale, attendevano il segnale di partenza, ed i genovesi si disponevano ad occupare i loro posti sulle vetture ad essi riservate si udirono improvvisamente delle detonazioni provenire dal terno bolognese. Durante il subbuglio provocato dall’ improvvisa sparatoria altri colpi hanno fatto seguito ai primi sempre provenienti dallo stesso punto, provocando un pò di panico nella folla. Ristabilitasi la calma è stato constatato che non tutti i colpi - purtroppo - erano andati a vuoto. Nel gruppetto genovese era stato visto ripiegarsi su se stesso un giovane colpito al petto da un proiettile. Gli accorsi hanno prestato i primi soccorsi al malcapitato che presentava una ferita al di sopra della mammella sinistra con fuoriuscita del proiettile, ed è quindi stato trasportato all' ospedale dove venne identificato per il giornaliere Tentorio Vittorio di Genova e ivi abitante in vico Angeli. Il giovane disgraziato è stato ricevuto d'urgenza e gli sono state apprestate le cure del caso. Le sue condizioni, che apparivano dapprima gravi, sembrano essere migliorate e se non intervengano complicazioni si spera di guarirlo in un periodo di tempo relativamente breve. Ferite di minor entità hanno riportato il signor De Barbeiri Mario di Genova e il Capo stazione di Torino.: il primo ferito a un dito medio della mano destra ed il secondo ad una mano. Ci risulta che ad Asti il treno bolognese è stato fermato e l'autorità ha proceduto ad un inchiesta per accertare le responsabilità. Sembra che siano state arrestate tre persone maggiormente indicate. La brutale aggressione ha prodotto tra i genovesi un comprensibile orgasmo e la più viva indignazione. Sullo stesso treno speciale genovese è stata subito iniziata, in favore del ferito che è un esemplare lavoratore e un leale sportman, una sottoscrizione che ha fruttato oltre 1.500 lire. Le offerte si continuano a ricevere presso il bar Carlo Felice. Il Piccolo di Genova – 06 Luglio 1925, Genova ........................................................................................................
La Lega del Nord non ha ancora il suo campione. DOPO DUE ORE DI GIUOCO ELETTRIZZANTE Genoa e Bologna finiscono alla pari. Genoa 1 (Catto) - Bologna 1 (Schiavio). Torino, 5 Luglio. Mettiamoci tutti le maglie dei capelli. Genoa e Bologna, dopo due ore di gioco, hanno chiuso alla pari e la Lega non ha ancora il suo campione. Si torna da capo: dalle sedute d'allenamento delle squadre al disperato articolo di pronostico dei giornalisti. ; dal lavoro di organizzazione del match ai treni speciali gremiti dai supporters. La finale ha la sorte delle puntate di un romanzo di appendice: ogni puntata allontana l'epilogo. Le due squadre hanno giocato a fondo rovesciando nel vortice della partita tutte le loro possibilità: il Genoa per difendere la gloriosa tradizione di un ventennio di lotte combattute nell' avanguardia delle squadre italiane, il Bologna per cogliere la grande affermazione e coronare con la conquista del titolo cinque anni di costanti progressi tecnici e di travolgenti passioni cittadine. Il match che superava il consueto significato di un incontro di squadre è finito col not decision. E' possibile una classifica a punti come si usa in altri sport di combattimento. e' apparsa in campo una squadra superiore inchiodata al not decision dalla sorte avversa?L'osservatore superficiale è indotto dalle vicissitudini del match a riconoscere il predominio stilistico del Bologna, ma un giudizio più ponderato mette a nudo la parzialità di questo giudizio. Le due squadre ancora una volta hanno dimostrato di equivalersi. Questa equivalenza è il punto di arrivo di due sistemi di gioco profondamente diversi e di due piani tattici pressoché agli antipodi, ma non è detto che l'equivalenza debba risultare dalla identità di condotta di due avversari. Due squadre che raggiungono l'equilibrio attraverso la stessa concezione del football imprimono al match il marchio della monotonia. L'effervescenza della partita, i repentini e violenti rovesciamenti delle sue fasi, l'alternativa dei periodi di prevalenza - tutto questo è il succo delle finali Genoa - Bologna - danno invece alla battaglia, pur nel suo sostanziale equilibrio, la ragione del suo formidabile interesse sportivo. La lunga, snervante lotta ha tecnicamente scarnificato le due squadre: costrette dalla forza delle circostanze ad abbandonare tutti gli ornamenti, i ripieghi, le scaltrezze, i colpi d'audacia che servono per decidere le sorti di una sola partita tra squadre che non si conoscono. Genoa e Bologna si sono presentate l'una all' altra nella genuina nudità tecnica e morale. Genoa e Bologna si sono battute tutto chiedendo alla bontà intrinseca delle loro armi. Oggi come non mai il duello sportivo è assurto all' altezza di un drammatico e serrato colloquio, il colloquio nel quale non si dicono che le cose risolutive. Il profilo tecnico non richiede molte parole. Chi ormai non sa disegnare la figura del gioco genoano e bolognese? Bologna: gioco di squadra e goal manovrato. Genoa: difesa ferrea, gioco d'attacco di stampo individuale, goal di potenza. Anche oggi come ieri, e domani come oggi. Genoa e Bologna si esprimono attraverso il loro incomunicabile linguaggio e la sua evidenza è tanto più secca quanto più la lotta si fa dura ed incerta. E poichè fino ad oggi il cozzo dei sistemi tecnici, sangue del sangue genoano e bolognese, non aveva dato un vincitore, la vittoria non poteva scaturire che dalla maggiore autorevolezza e dalla migliore impostazione di un piano tattico. Le due squadre hanno giocato tatticamente una elettrizzante partita.
Il Bologna è partito all' attacco e dopo dieci minuti coronava col goal la logica del suo fulmineo deboulè iniziale. Ma io ho sempre visto il Bologna ripiegare dopo il successo: è una sottile e perniciosa debolezza più morale che tecnica che affligge la squadra emiliana. Sembra che i forwards tornino in dietro per rifornirsi di munizioni. E il Genoa che sa questo per lunga esperienza non l'ha perdonata. Ha sferrato subito il contrattacco. Dopo un quarto d'ora Catto, con la sua caratteristica azione a falcate e dritto alla rete come un nibbio, trasvolava in tromba la zona di copertura bolognese e segnava di prepotenza il magnifico goal del pareggio. Il primo tempo non registrava null' altro di eccezionale. Anche il primo quarto d'ora della ripresa, passava tranquillo, e le due squadre combattevano in ombra, quasi freddamente. Si studiavano. D'un tratto una mossa di De vecchi svela un piano certamente maturato con la sagacia degna del grande capitano. sventata un azione di Della Valle, Renzo De Vecchi avanza col pallone e lascia Leale in copertura. Scavalca la linea di metà campo, chiama a raccolta i forwards e allunga un pallone prezioso. E' l'ordine di partire a fondo, evidentemente. Il Genoa deve giocare tutte le sue chances per strappare il goal della vittoria e del titolo di campione. De Vecchi suona la diana. Ma il piano crolla. La prima linea del Genoa non risponde. E' affaticata, logora, sconnessa. I cinque forwards volano come passeri spauriti. Non fanno impeto. Il goal di potenza non verrà. Il Genoa non potrà vincere il match. De Vecchi riprende posizione. Fallito il piano di sfondamento bisogna ripiegare. Non si può vincere ma si può impedire al Bologna di vincere. Questo è certo il pensiero dei genoani. Il Bologna lentamente e progressivamente vince lo stato di apatia nel quale era caduto durante il fugace periodo di scossa genoana, riordina i ranghi, rastrella la sua area dalle insidiose puntate di Alberti e di Catto e passa all' offensiva. La ripresa si chiude quando il piano di contrattacco non è ancora in pieno sviluppo. E' nei tempi supplementari che il Bologna gioca le sue carte supreme. La squadra vola. L'intesa tattica fra linea e linea, fra uomo e uomo, la guida e la signoreggia. E' il finish tradizionale. Felice nel primo quarto d'ora, è irresistibile, bruciante, corrosivo negli ultimi minuti. Ma si erge la barriera della difesa genoana. Su tutti un atleta emerge e risplende: De Vecchi. Il duello è ai ferri corti. De Prà lavora come un negro. Il gioco raddoppia il ritmo. Il Genoa vince la sua partita difensiva. Le due squadre sono ancora alla pari. L'incubo del supplementare è finito. Il succedersi dei rabbiosi tentativi genoani e bolognesi per suggellare con la vittoria l'esasperante contesa non ha cavato un ragno dal buco. Il Genoa con un reparto di estrema difesa in magnifica giornata non ha trovato nel quintetto attaccante la coesione necessaria per inchiodare l'avversario nella sua area e per dominarlo con una di quelle azioni fulminee che sono abitualmente un segreto dei campioni rosso-bleu. Catto dopo il primo tempo ha ritirato il naso dalla finestra. I suoi compagni hanno camminato a sbalzi, senza idee chiare e con rudimentale compattezza di linea. Molti palloni riforniti dalla mediana si sono sperduti nei piedi dei forwards. Il Bologna, dal suo canto, non è mai riuscito, anche nei momenti di vena, a trasformare il predominio tecnico del suo gioco d'attacco in vigorosa pressione di linea. Il suo attacco non è mai apparso travolgente. Per far saltare le serrature del Genoa occorreva, semmai, creare la mischia nell'area di de Prà. La mischia disorienta i difensori e una mischia crea situazioni improvvise e felici. Il gioco bolognese, invece, è gioco chiaro, leggermente accademico, povero di risorse combattive: quelle risorse che appannano l'evidenza dello stile, ma che covano l'uovo d'oro del goal. Le più belle azioni bolognesi conservarono sempre qualcosa dell'azione dimostrativa. E un pallone che è "lavorato" in tecnica da una linea attaccante è pane per i denti di De Vecchi. E il match è finito alla pari. Achille Gama ha condotto il match con mirabile perizia. L'organizzazione è definita da un solo aggettivo: perfetta. Bruno Roghi.
I QUATTRO TEMPI DELLA CONTESA. Torino, 5 luglio. Il campo, rigurgitante di folla, ha una toilette ammonitrice. Una spessa ed eloquente cornice di carabinieri fa la guardia al terreno di gioco. La folla affluisce ordinatamente e le automobili guidate al campo sono smistate da inesorabili cartelli applicati ad alberi e a muri. Negli occhi dei preposti alla complessa organizzazione torinese riluce la gioia per il successo conseguito. La folla ne prende atto col suo contegno disciplinato. Si è persino disposto ad una prudente dislocazione delle due masse di manovra canore rappresentate dalle centurie di supporters calati da Genova e Bologna. il match si svolgerà con perfetta regolarità e non sarà turbato dal minimo incidente. Entra l'arbitro Gama, applaudito. Le squadre sono accolte da ventate di incitamento. Brevi preliminari. Il Presidente della Federazione, Gr.Uff. Bozino, raccoglie sul campo i ventidue giocatori e li ammonisce con paterna persuasione a distare il match con leale cavalleria. Moneta in aria, scelta del campo (è tutto ricoperto di erba, è sodo ed elastico, invita alla tenzone), palla ai giocatori. Via. I GOALS DI SCHIAVIO E DI CATTO. Leale e Catto abbozzano la prima discesa e fruiscono del primo calcio di punizione. Replicano i "veltri" con un attacco che si conclude con un tiro a lato di Perin. Fioccano i calci di punizione che spezzano il ritmo del match. Gama ha la mano pesante e non tollera il più timido accenno al gioco rude. Riuscirà così ad incanalare perfettamente la partita. Il Bologna fila. I ranghi genoani appaiono sconnessi e disorientati. La squadra fatica a mettersi in andatura e Schiavio colloca a lato un bel pallone. L'inizio di sconcertante prevalenza emiliana ha preso la sua inesorabile conclusione. Alberti, all' 11' si lascia sfuggire la palla che è raccolta da Della Valle. I due terzini genoani sono in linea quando Della Valle concerta l'azione con Schiavio. il passaggio non è intravveduto da Bellini che ha un fatale attimo di indecisione. La palla raggiunge trasversalmente Schiavio che la colloca con precisione nell' angolo della rete di De Prà! Il clan dei supporters bolognesi erompe in un urlo di giubilo. Palla al centro. La freschezza offensiva dei bolognesi evapora ed il gioco ristagna al centro. scaramucce tra Baldi e Burlando. Il gioco ha una vena di monotonia. Al 21' un calcio di punizione piazzato da De Vecchi sibila fra venti gambe ed esce a lato, per pochi centimetri, senza che nessun giocatore abbia toccato la palla. Al 23' dopo una vana discesa di Schiavio spezzata da De Prà in facile parata, De Vecchi scocca un secondo magnifico calcio di punizione. Il Bologna è addossato tutto nella sua area e non trova lo scatto per liberarsi dalla molesta pressione. Ed ecco, su un rimando eccellente del vulcanico Bellini, Catto impadronirsi del pallone a metà campo. Il genoano non ha che un obbiettivo: la rete; non ha che una via; la linea retta. Parte scartando uno dopo l'altro tutti gli avversari che, nel tentativo di arresto, cadono come birilli colpiti. Vinti gli ostacoli, Catto piazza il suo irresistibile tiro. E' il goal. vano disperato plongeon di Gianni. scroscio di battimani. Il Genoa, con questo goal, rivela esattamente la sua indomita e ancora indomabile potenza. Le azioni ripigliano vivacissime. Il successo e lo smacco sono due punture di etere per le squadre. La difesa bolognese impegnata dalle raffiche genoane dà segni pericolosi di tentennamento. Una respinta a candela di Borgato crea una difficile situazione per i "veltri". Poi, questi, ruicuciscono il tessuto dell' attacco ed invadono l'area avversaria. Al 37' fuga di Muzzioli; la boccia persa dai bolognesi e insidioso tiro di Schiavio. Schiavio conduce veramente una partita coi fiochhi. Il suo controllo sul pallone è sicuro e pronto. Quando Schiavio ha il pallone, tutta la linea infervorata, si snoda. Azione genoana. Un tiro di testa di Moruzzi spiove nelle braccia di Gianni. La palla finisce per bighellonare al centro. Tiri da lontano, senza convinzione, il primo tempo finisce.
IL FELINO TENTATIVO GENOANO. I primi minuti della ripresa non hanno storia. Notato un doppio arresto dell'azione di Catto provocati da interventi di Baldi da tergo. Il bolognese ha intuito il caratteristico tempo d'arresto del condottiero dell' attacco genoano prima di mettersi in marcia e gli soffia la palla al rimbalzo. Duetto Santamaria - Catto al 6' e comoda parata di Gianni. Il match langue grigio e monotono. E' risvegliato da un doppio corner accordato al Genoa al 15' e provocato da una diffettosa uscita di Gianni. I due palloni sono battuti malamente. Ma il genoa scatta improvvisamente all' attacco. Vuol farla finita con questa eterna finale. E' De Vecchi che ha dato il via. L'area bolognese ospita gli attaccanti genoani che cercano con affanno una evanescente coesione. Burlando che ha disputato un match onesto e redditizio (ah! il Burlando di Valenza!) appoggia i forwards con un buon fuoco di sostegno. Moruzzi stranamente discontinuo raccoglie al volo un centro di Neri, ma gira al largo dalla rete. Una fulminea occasione sfugge ad Alberti che non indugia a rettificare un tiro prezioso che batte sul paletto esterno, in basso. Siamo al 25'. L'attacco Genoa non và. Santamaria gioca di posizione ed è troppo impegnato nel duello acerrimo con Genovesi. Moruzzi dà segni di stanchezza. Catto è scolorito. Alberti scorrazza senza bussola. Neri è in sordina. Il Genoa ripiega. A larghe volate il Bologna riprende la danza. Un tuffo preciso di De Prà tronca un tiro insidioso di Della Valle raccolto da Moruzzi. Raffica bolognese. Al 30' Della Valle da venti metri scatena uno shoot formidabile ed improvviso. Il pallone batte sull' asta trasversale della casa genoana e schizza via. Profondo mormorio. il Bologna cava la frusta e in elasticità parte all' assalto della rete di de Prà. Le intricate situazioni sono salvate dal tempestivo ed esatto intervento di De vecchi. Non è un tambureggiamento, ma è un deciso attacco su tutto il fronte e bene appoggiato dai mediani, Genovesi stringe al centro e quasi si innesta fra i forwards. Al 40' in fase di prevalenza bolognese, il Genoa ristabilisce l'equilibrio con una sibilante puntata che trova sguarnita l'area emiliana. Il tiro va fuori. L'occasione è perduta. Reazione bolognese. De Prà blocca un tiro di Perin che è la spola magistrale dell' attacco rosso-bleu.Il secondo tempo è regolarmente finito. La palla è traslocata nell' area di Gianni. IMPETUOSO FINISH BOLOGNESE. Tempi supplementari. Mezz'ora di gioco. Nessun intervallo. Il Bologna evidentemente parte di slancio per strappare la vittoria agognata. Ma il Genoa non ha più un reparto difensivo: la sua è una roccaforte; sul ponte levatoio c'è in vedetta De Vecchi; dietro c'è Bellini risoluto, preciso e potente; dietro ancora c'è De Prà. Tre uomini di alta classe, un piano tattico ferreo, una sola volontà. e' un Genoa alla... Pro Vercelli. Il Bologna conclude il primo quarto d'ora all' attacco, fruisce di un corner, tenta di scardinare la difesa rivale. Non riesce. Secondo tempo supplementare. L'attacco bolognese è ad alto potenziale. Gianni è disoccupato. Tiro di Pozzi e parata di De Prà. Replica in grande stile Della Valle, De Prà blocca. Duetto Schiavio - Della Valle, Bellini spazza inesorabilmente. Le maglie si stringono. Il pubblico tutto preso dalla drammaticità della lotta applaude ed incita senza sosta attaccanti e difensori. Corner contro il Genoa. De Vecchi sbuca dalla mischia; davanti a lui saltella, obbediente e stregato, il pallone. Baldi appicca letteralmente i suoi uomini sull' area genoana. baldi ha un superbo ritorno. E' il 4' minuto. Fuga di Muzzioli che stringe al centro. Cannonata paurosa, De Prà è perfettamente piazzato e blocca in grande stile. il Bologna dà un giro di vite. Sembra che i giocatori abbiano in corpo una droga satanica. Al 9' Della Valle piazza un pallone alto e minaccioso. De Prà, occhio che non falla, lo arresta mani in alto, a bouquet. Corner contro il Genoa. E' l'ultimo tentativo bolognese. Il Genoa rompe, con estremo richiamo di energie, l'assedio e allontana la minaccia, Gama fischia la fine. Le squadre hanno giuocato nell' annunziata formazione. b.r. (vedere altre notizie in rubrica "Football")
FOOTBALL. IL CAMPIONATO ITALIANO. Dopo il match Genoa - Bologna. Incidenti alla stazione di Torino alla partenza dei due treni speciali. Torino, 5 - Stasera, dopo le ore 20, alla stazione di Porta Nuova alla partenza del treno speciale 3-bis che riportava a Bologna i supporters che avevano accompagnato la squadra di Della Valle, sono avvenuti degli incidenti che potevano sfociare in conseguenze ancora più gravi di quanto si è dovuto lamentare. I due treni speciali per Genova e per Bologna erano affiancati in stazione e dovevano partire a un quarto d'ora di distanza l'uno dall' altro; prima quello per Bologna, poi quello per Genova. Al momento della partenza del treno per Bologna avvennero scambi di insulti e di invettive fra i viaggiatori dei due treni vicini, poi volarono delle pietre. Quando il treno di Bologna si mosse, dalle ultime vetture di questo convoglio, come risulta dal dettagliato rapporto della questura, partirono una ventina di colpi di rivoltella. Pare che i colpi siano stati sparati quasi tutti in aria, perché infatti un solo proiettile colpì un "supporters" del treno di Genova. I genovesi avrebbero preteso che il treno di Bologna fosse fermato, ma per fortuna il convoglio accelerando la marcia era già uscito di stazione, ciò che evitò maggiori guai, data l'esasperazione degli animi. Il ferito, intanto, veniva raccolto e trasportato al nostro ospedale di San Giovanni dove venne giudicato guaribile in venti giorni salvo complicazioni. Sappiamo che le autorità competenti hanno ordinato che il distacco fra i due treni fosse accentuato dopo Asti e che ad Alessandria la P.S. effettuasse una prima sommaria inchiesta fra i viaggiatori del treno di Bologna. Gazzetta dello Sport – 06 Luglio 1925, Milano ........................................................................................................
CALCIO. GENOA E BOLOGNA ALLA PARI dopo 120 minuti di vivacissima lotta - Il quarto incontro che, a detta di tutti, avrebbe dovuto designare la squadra degna di fregiarsi del massimo titolo, è terminato alla pari. Genoa e Bologna, scesi in campo colla ferma decisione di farla finita una buona volta con questo... barbuto Campionato, hanno dovuto rientrare nelle rispettive sedi senza aver concluso nulla di decisivo. Il pubblico sportivo dopo essersi prestato di buona voga a sorbirsi le due semifinali, dopo aver inghiottito con qualche smorfia la parodia milanese, si è recato ad assistere alla partita di Torino con animo tranquillo, convinto che avrebbe salutato alla fine di essa i campioni d'Italia; questo pubblico ha visto avverarsi l'unica ipotesi che non gli si era presentata alla mente: il match nullo. Via!: confessiamo che è un bel colpo. E la cosa più irritante si è che non si può attribuire la colpa del risultato di Torino a nessuno. Le squadre hanno giocato bene, ottimamente, spiegando tutte le loro energie, giocando tutte le loro "chances" consce dell'importanza decisiva della partita, prodigandosi senza risparmio: match nullo; c'è da strapparsi i capelli. Il Dio Caso, burlandosi del pubblico e dei giocatori, ha voluto così. I giocatori poi devono essere in uno stato d'animo che confina con l'esasperazione. Sono sottoposti da oltre un mese ad una tensione muscolare e cerebrale veramente snervante e che non può non lasciare tracce. Domenica, a Torino, parecchi atleti dopo la partita sono tornati agli spogliatoi col viso livido e contratto dall'immane fatica sostenuta. Dopo quattro incontri faticosissimi sono ancora come al punto di partenza con la poco consolante prospettiva di un quinto match (speriamo che sia l'ultimo). Scherzi del caso - dice la gente - ad ogni modo brutti scherzi. Il campo della Juventus domenica ha visto una folla degna dele più importanti partite internazionali: si parla di quindicimila persone. Un' organizzazione curata nei minimi particolari, perfetta, ha permesso che quella enorme marea di pubblico si riversasse ordinatamente e senza alcun incidente nei vari ordini di posti. Fra le due masse di supporters, genovesi e bolognesi, molto opportunamente fu inserito il pubblico neutrale ad evitare possibili pericolosi contatti. Grazie a tali misure preventive la partita si è svolta senza il benché minimo incidente. Il match ha visto l'alterna superiorità dei due teams. Al più affiatato e potente attacco del Bologna, il Genoa ha opposto la sua insuperabile difesa costituita dal binomio De Vecchi - Bellini. De vecchi ha salvato il Genoa e a lui devono andare gli allori più belli e la riconoscenza dei genovesi. De Prà nei momenti pericolosi si disimpegnò con quella perizia e decisione che fanno di lui uno dei migliori portieri: nelle riprese supplementari lavorò per quattro, esibendosi in parate spettacolose che strapparono vivi applausi dal pubblico. I due halves laterali Leale e Barbieri - quest' ultimo in non perfette condizioni di salute - furono brillantissimi. Al contrario Burlando fu inferiore alla sua fama. Dei forwards Catto fu il migliore e l'unico a portare qualche azione veramente pericolosa a fondo; il goal del pareggio si deve a una di quelle sue azioni personali che formano la sua caratteristica. La difesa fece una partita spettacolosa. Del Bologna la miglior linea fu l'attacco, in cui emersero Schiavio, autore del goal, Perin e Della Valle, decisi e brillanti. Nella linea mediana Baldi fu letteralmente nullo; non era più il Baldi che ammirammo a Bologna e a Genova; nella difesa Borgato con tempestive e potenti entrate seppe arginare la non soverchia foga dell' attacco genoano; Gianni per quel poco che ebbe da lavorare seppe disimpegnarsi assai bene. E ora attendiamo la quinta partita! Speriamo che in essa una delle due squadre sappia imporsi (cosa molto difficile dato l'equilibrio delle due forze che scendono in campo) e che finalmente l'talia abbia la sua squadra campione, che altrimenti non resterebbe che a giocarsela a pari e caffo. Il Secolo XIX – 07 Luglio 1925, Genova .................................................................................................................
Il Secolo XIX – 14 Luglio 1925, Genova .................................................................................................................
5° match. Gasperi e Alberti sulla palla guardati a distanza da Catto e Borgato.
IL DUCE, IL GENOA E LA STELLA SCIPPATA. Quello scudetto in punta di rivoltella. Ultras politicizzati, spari e assalti al treno: una storia di 80 anni fa che è riemersa dall´Archivio centrale del Ministero dell´Interno. 27 novembre 2008. Sono stati gli ultras di estrema destra del Bologna calcio a sparare sui tifosi del Genoa. Ma nessuno lo dice perché il governo, di destra, probabilmente li copre. Sotto il Nettuno, per difenderli, si mobilitano a centinaia, guidati da un consigliere. Il prefetto è imbarazzato. Ma quando è successo? è una storia che ha 80 anni. Ma non li dimostra, vero? La storia rocambolesca del primo scudetto del Bologna, 1925, lo «scudetto delle pistole», è già stata raccontata: ben cinque spareggi col Genoa, accuse di partigianeria arbitrale, recriminazioni, scontri armati. Solo ora però riemergono dall' Archivio centrale del Ministero dell' Interno (pubblicate da Gnosis, rivista dell' Agenzia informazioni e sicurezza interna) le informative con cui il Prefetto di Bologna, Arturo Bocchini, riferì ai superiori la crescente tensione, diciamo pure la rivolta, dei tifosi del Bologna contro la Federazione. Dattiloscritti che gettano un po' di luce sul finale di quel campionato che si disse, forse non a torto, vinto più che dall' allenatore austriaco Felsner, dal federale fascista Arpinati. Genoa e Bologna, quell' anno, s' affrontano nella finale del girone A della Lega del Nord: il vincente dovrà poi giocarsi lo scudetto con la prima della Lega Sud. Spareggio mozzafiato, a Bologna vince il Genoa, a Genova il Bologna, poi a Milano pareggio contestato: l' arbitro Mauro prima dà calcio d' angolo, poi dopo un' invasione di campo di minacciosi individui, alcuni pare armati, converte in gol tra la rabbia dei genoani. Dunque quarto spareggio, a Torino, 5 luglio: e finisce ancora pari, 1-1. Ma gli animi sono ormai tesi allo spasmo: alla stazione di Porta Nuova le tifoserie si incrociano sui binari, e i bolognesi forse provocati da «qualche frizzo meno che corretto» sparano. A quanto pare la tifoseria rossoblu degli anni ruggenti gira liberamente armata di pistole, peggio che i naziskin di oggi. Una trentina di colpi, quasi tutti in aria, tranne quello che raggiunge un genoano, per fortuna di striscio. La Federazione multa «la Bologna Foot Ball Club» e le impone di identificare i colpevoli. E Bologna si ribella. Il fascismo è al potere da tre anni, ma il 20 luglio si radunano in piazza Nettuno «oltre mille persone», guidate dall' avv. capitano Galliano, consigliere municipale» che strappa ruggiti contro «il rivoltante sopruso» del «pazzesco ultimatum», contro la «grossolana insipienza, partigianeria e mendacio» della Federazione, composta da personaggi «indegni di reggere le sorti della grande e rigogliosa famiglia calcistica nazionale» e malata di «gretto parlamentarismo sportivo». L' ultima espressione è una firma: i manifestanti sono evidentemente fascisti, e fascisti a Bologna vuol dire Leandro Arpinati, alto gerarca del Pnf, futuro podestà e, guarda un po' , l' anno dopo presidente proprio della Figc, finalmente strappata ai «parlamentaristi». Ma a parte questo, è comunque improbabile che si possa radunare una folla sediziosa, nella fascistissima Bologna, senza il suo consenso. Sarà per questo che il tono del prefetto, nell' informativa, è così prudente, quasi simpatizzante con i manifestanti? «Platoniche ed entusiaste manifestazioni» di cittadini «che per lo sport hanno spiccata passione». E le sue conclusioni, quasi un invito a non contrariarli? «Conseguenze sull' ordine pubblico» qualora la squadra del Bologna «dovesse essere esclusa dalle gare sportive». Infatti non sarà esclusa. Il quinto spareggio sembra fissato per settembre. Ma qualcuno (la vox populi dice proprio Arpinati) viene a sapere che si giocherà invece ai primi di agosto, e avvisa il Bologna. Che continua ad allenarsi mentre i genoani si rilassano. Il 5 agosto, a Milano, alle sette del mattino e a porte chiuse, il Bologna vince 2 a 0 e si apre la strada per il suo primo scudetto. «Senza alcun incidente» dice il telegramma spedito con sollievo al Ministero. Tutto come doveva andare, senza bisogno di tirar fuori pistole per la terza volta. Quando ragioniamo degli intrecci fra tifo violento e politica, e sospiriamo «dove andremo a finire», chiediamoci invece da dove abbiamo cominciato. di Michele Smargiassi La Repubblica - 27 Novembre 2008, Genova (il 22 nell' edizione di Bologna) ............................................................
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GIORNATE SPORTIVE. CALCIO. URUGUAY BATTE GENOA. I campioni del mondo vittoriosi. Con un contorno di pubblico imponente, in tutto degno dei grandi incontri internazionali, si è svolto domenica l'attesissimo incontro fra la squadra dell' Uruguay, campione del mondo, e la squadra del Genoa Club, campione d'Italia. Ed il pubblico non è stato deluso della sua più grande attesa. Ha potuto passare dalla più grande delle meraviglie alla più trepida emozione nell' aspettativa di vedere i suoi beniamini salvare almeno l'onore della giornata. Perché è necessario dividere lo sviluppo della gara in due netti periodo, in due precise fasi. I primi tre quarti d'ora di gioco si sono svolti colla precisa ed indiscutibile affermazione degli Uruguayani che hanno imposto e svolto il giuoco secondo la loro volontà e secondo il loro sistema, mentre nel secondo tempo abbiamo visto la rinascita completa del Club concittadino che ha opposto al giuoco avversario una magnifica reazione, conducendo delle magnifiche azioni che non si sono concretate in risultati tangibili solo per la titubanza degli attaccanti. Principalmente nel primo tempo abbiamo goduto del giuoco degli americani che si è rivelato perfetto in ogni particolare sia tecnico, sia fisico. Fisico perché difficilmente abbiamo visto una squadra così omogeneamente veloce e decisa. I Campioni d'Italia sono stati sorpresi all' inizio della partita da questa decisione e da questa volontà ed hanno dovuto insaccare due punti che li hanno fortemente scossi e ne hanno diminuito, in questo periodo, la loro efficienza e il loro rendimento. Nuovo e caratteristico per noi è stato l'ingresso in campo degli Uruguayani. Accolti dal loro inno nazionale, si presentano sul terreno su due file sorreggendo per gli angoli tre grandi bandiere. Primo il tricolore italico, poi la bandiera della loro patria e terza quella della loro federazione calcistica. Gli italiani nella loro rigidità dell' attenti in omaggio alla nostra Marcia Reale sono accolti da un osannante applauso. Dopo le solite programmatiche pose foto-cinematografiche, l'avvocato Mauro, presidente dell' Associazione Italiana Arbitri, allinea le due squadre e dà il segnale d'inizio, fra il più religioso dei silenzi. I veloci campioni d'America si slanciano subito all' assalto e riescono a marcare il primo punto per una difettosa parata del portiere genoano che su tiro violento si lascia sfuggire la palla dalle mani. Appena rimessa la palla al centro sono di nuovo gli uruguayani che partono e con un tiro magistrale violano per la seconda volta la rete dei rosso-bleu. Dall' inizio della partita al secondo punto sono appena passati 80 secondi. il pubblico è agghiacciato, non sa rendersi ragione dello spettacoloso inizio dei campioni del mondo. Il secondo punto, che tanti appuntarono a svista del bravo de Prà, è stato per noi una perfezione. La raccolta di un perfetto cross dell' ala destra da parte del centro attacco ed il pallone proiettato in porta con un tipo di traiettoria nuovissima sui nostri campi. La palla colpita violentemente invece di percorrere una linea retta ha percorso una spirale: ha seguito il filo di una gigantesca vite. Ripreso il giuoco, gli uruguayani insistono nella loro velocità puntata con netto sopravvento sugli avversari. E' precisamente in questo tempo che possiamo ammirare il perfetto giuoco degli Olimpionici. Non sciupano un pallone nei veloci passaggi che si fanno fra loro, non trattengono la palla e non fanno un passo più del necessario; sono sempre perfettamente a posto per aspettare avversari e pallone. e quando partono lo fanno con uno scatto che sembra un balzo felino. Al 25' Petrone, ricevuto un passaggio in profondità da Scarone, fila travolgente sul goal di De Prà e sta per marcare il terzo punto... quando interviene Moruzzi che vista l'impossibilitò di impedire l'irreparabile arresta con uno sgambetto l'avversario che rotola a terra. L'inevitabile calcio di rigore è tramutato in goal dallo stesso Petrone. In tutte queste azioni brillantissime sono entrati Zibecchi centro sostegno, Andrade il meticcio sostegno destro e tutta la linea degli avanti. Il secondo tempo si inizia con una bruciante azione genoana che impegna seriamente la difesa uruguayana. Questa non è potente nei terzini, ma è sicura. I loro rimandi non sono spettacolosi, ma sono efficaci ed impeccabili; si direbbero passaggi agli avanti. Il portiere però è sicuro, agile, prontissimo e para con evidente facilità i tiri insidiosi che Catto in modo principale gli invia. L'azione genoana però non accenna a fermarsi. Gli atleti rosso e blu sono lanciati e sembrano ben decisi a raggiungere qualche risultato positivo. Noi, e con noi, tutto il pubblico è in attesa del sospirato punto. La gola frena a stento l'urlo di incoraggiamento per i campioni del nostro cuore. Ma la fine arriva senza che nulla si sia fatto, si sia raggiunto. In questo tempo si sono specialmente distinti Burlando, De Vecchi e catto. Le squadre si allinearono nella seguente formazione: GENOA: De Prà; Moruzzi, De Vecchi; Barbieri, Burlando, Leale; Neri, Aycard, Catto, Santamaria, Lamon. C.N. di MONTEVIDEO: Mazzali; Arispe, Busceta; Carreras, Zibecchi, Andrade; Suffiotti, Scarone, Petrone, Castro, Maran. Il Secolo XIX - 07 Aprile 1925, Genova ..................................................................................................................
Note: L'Uruguay veniva definito campione del mondo perché nel 1924, stupendo tutta Europa, aveva vinto le Olimpiadi calcistiche. Il Club National di Montevideo non partecipò al campionato uruguayano per intraprendere una turnèe europea durata sei mesi. Decise di giocare in Italia solo col Genoa, per ricambiare la visita dei rosso-bleu fatta due anni prima.
http://www.youtube.com/watch?v=lMVL1dXvIHc qui al minuto 3:33 trovate le immagini della partita
GLI URUGUAIANI CONFERMANO L'INVITTA CLASSE ma il Genoa sa resistere e contrattaccare. Nacional batte Genoa 3 - 0. Genova, 5. Il Montevideo, in virtù dell' altissima classe, ha dominato il Genoa per tutto il primo tempo. Nella ripresa il Genoa si è difeso valorosamente ed è passato al contrattacco riuscendo a scompigliare i ranghi dei virtuosi avversari. Ecco la sintesi della partita. Serpeggiava prima del match tutto attorno al campo molta diffidenza sul valore degli uruguayani preceduti da rimbombante fama. Il modo teatrale col quale gli uruguayani s'erano impadroniti del trofeo olimpionico aveva avuto in Italia una ripercussione notevole, ma non decisiva. I nostri sportivi, che da tre anni avevano pigliato confidenza col gioco dei viennesi, dei boemi e degli ungheresi non sapevano immaginare come una nuova, più fulgida parola, potesse essere detta in tema di football. La squadra del Montevideo in un minuto e mezzo ha sbigottito questa folla scettica; in tre quarti d'ora, poi, l'ha soggiogata. Il primo tempo della partita, pilotato senza un attimo di fiacchezza dagli americani, ha costituito per la massa rapita degli spettatori un godimento indimenticabile. Chi riteneva ancor oggi che il football latino fosse una formula empirica da contrapporre al football nordico con scarse velleità di raggiungerlo, s'è liberato con tutta fretta dei pregiudizi. L'incredulo aveva davanti a sè, vivo e possente, il football latino nella sua più alta espressione di rendimento e di bellezza. Il gioco uruguayano, nel primo tempo, è stato sfavillante vetrina di tutte le virtù latine, della genialità dell' invenzione alla fulmineità dell' esecuzione. Ricordando le vicende del match Uruguay - Olanda avevamo ammonito il Genoa circa il fantastico slancio dei campioni olimpionici, e come occorresse rubar loro l'iniziativa , partire in contro tempo, spezzare in due la prima battuta. Il Genoa non è riuscito a fare ciò ed ha incassato due goals nel corso di ottanta secondi. Il Genoa è stato più felice nel secondo tempo: non s'è fatto sorprendere. Chi bada al risultato secco del match può rammaricarsi della fase di sbigottimento genoano che è costata due palloni e un handicap formidabile. Lo sportivo che bada alla stoffa del gioco si rallegra invece per l'opposta intonazione che ebbero i due tempi. Il gioco uruguaiano, nei due atti del match in stridente contrasto, ha svelato a luce meridiana il dritto e il rovescio della medaglia. Nessun merito avesse avuto il Genoa, esso è riuscito a dar al suo pubblico l'anatomia del gioco americano. DUE GOALS IN OTTANTA SECONDI. A Genova come a Parigi il gioco degli insides è apparso l'asse di rotazione dell' attacco uruguayano. Castro e Scarone sono le molle dallo scatto decisivo. Se gli insides riescono a marciare l'attacco è prepotente e irresistibile. E non perdona. Nel primo tempo non perdonò. La linea del Montevideo ha recitato un monologo. Noi conosciamo i canoni dell' azione boema, viennese e ungherese. Questa azione varia inesorabilmente da squadra a squadra. Si vale, come di principio fondamentale, della disinvolta sicurezza dell' atleta nell' arresto e nel controllo della palla. Ma si sviluppa secondo la teoria dei passaggi. La linea partecipa tutta alla elaborazione del tema offensivo. L'azione procede rapida, sicura serrata, ma è frantumata in serie inesauribili di passaggi. E' azione collettiva che si risolve coll' ultimo tiro che conclude un ricco e complesso discorso tecnico. Il gioco uruguaiano è gioco di squadra, ma è gioco che sul lembo dell' area si trasforma fulmineamente in gioco individuale. Ecco la sua peculiare caratteristica. Ecco la nuova fulgida parola, perfettamente latina, che è nello stile di questi giocatori. anch'essi, come i maestri d'Europa, hanno alle fondamenta dell' edificio tecnico la spavalda padronanza della palla. Sembra talora che la palla, sotto il piede del giocatore, trovi una buca. Si infossa e non si muove. Controllare la palla significa tenere in pugno il gioco, comandarlo, guidarlo. Ma la squadra non è schiava del film di passaggi. Non è arte per l'arte: non è obbedienza talvolta necessaria ma sovente sterile ai miraggi di un palleggio estenuante e corrosivo. E' football squisitamente realizzatore. La squadra ha una zona d'azione amplissima. Punta sulla rete avversaria con traversoni in profondità, con rovesciamenti impetuosi, con dribblings saettanti. La stupenda padronanza della palla e dei segreti più intimi di questo arnese bizzarro fa sì che l'azione sia calda e precisa, vigorosa e netta, elegante e travolgente. a questa prima fase d'attacco - la costruzione del tema e lo sviluppo della discesa - partecipa all' unisono tutta la linea. Poi, di colpo, quando si sente l'odore della rete, ecco il segno latino, ecco il segno maestro della originalità. L'atleta che ha la palla dimentica i compagni. Rompe il filo della collaborazione tattica. La rete lo attira come la calamita. Parte di volo. Questa conclusione è affidata per lo più agli insides che si buttano a capofitto tra i terzini. Qui lo scatto del giocatore è miracoloso. Un balzo che ha della pantera. Un dribbling in destrezza e in forza che inchioda la difesa. Un tiro infallibile a mezza altezza, in corsa, fulmineo. Questo gioco, ora collettivo, ora individuale, che si plasma secondo le esigenze della partita - che è battaglia da vincere - e non secondo prestigiose formule rigide nella loro snervante uniformità, è gioco invincibile. Il primo tempo ne fu tutto permeato. Al fischio dell' eccellente arbitro avvocato Mauro il Montevideo scattava come un sol uomo. Il cronometro aveva appena scandito venti secondi che già Petrone piombava come un bolide sulla palla che de Prà si era lasciato sfuggire di sotto il petto per un tiro di Scarone. Goal. Palla al centro. Il Genoa ancora fermo. Intontito. Il Montevideo riparte travolgendo le barriere inanimate dei rosso-bleu. Scarone dribbla gli avversari in un batter di palpebre e aggiusta la palla nella rete genoana con un tiro tagliato, magistrale. De Prà non si difende neppure. Poi il Genoa si scuote ed equilibra il match. Al 26' Scarone segna il terzo e ultimo goal su calcio di rigore. Moruzzi aveva arrestato con uno sgambetto Castro che volava su De Prà. E fino alla fine doveva durare la sinfonia in campo degli uruguaiani! Le ultime battute erano trionfali per il nero Andrade, il funambolo della squadra uruguaiana. Questo giocatore, enfant gatè dei parigini durante le Olimpiadi, dimostrava alla folla che al di là del football v'era qualcosa di più straordinario: il virtuosismo trascendentale. IL GENOA AL CONTRATTACCO. La ripresa cambiò faccia alla situazione. Il Montevideo giocò un football di secondo ordine. Non riuscì più a varcare la soglia di De Prà. Autrice di questo inatteso rovesciamento fu la linea mediana genoana. La vedemmo battere i primi palloni con grande autorità. Barbieri e Leale bloccarono gli insides uruguayani. Burlando dominò Zibecchi. De vecchi giocò ripetutamente Scarone. Il Montevideo finì tra la stupefazione di tutti, per sbandarsi. Sbandato come al tempo del match contro gli olandesi. Il Genoa, vecchio squadrone esperto, aveva intuito a meraviglia il punto debole delle articolazioni della squadra avversaria. L'iniziativa era sfuggita di mano agli uruguayani. il loro gioco ansimava, perdeva linea, ballava. La linea mediana rosso-bleu imperniata sul magnifico Burlando protagonista del match genoano, costringeva ormai i virtuosi avversari a battere in ritirata. Ebbene. Se il Genoa avesse avuto contro una provetta squadra viennese, questa sarebbe riuscita a districarsi dalla stretta e a imporre, di tratto in tratto, il suo accademico gioco. Il Montevideo no. Invano i suoi atleti cercarono di rompere l'anello genoano, di sfociare in zona libera e di riprendere, en beautè, la danza impeccabile. Il Genoa avrebbe potuto violare la rete difesa da Mazzali. Ma l'offensiva rosso-bleu era una offensiva indiretta. Alimentata dall' energico, sovente dominatore gioco di Burlando, di Barbieri e di Leale, non riuscì a trovare l'ingranaggio in prima linea. L'attacco genoano mancò gravemente di solidarietà tattica. Ebbe qualche momento felice per le sgroppate audaci di Catto. Tutto il resto annaspò in cerca di una introvabile intesa. Qualche guizzo, qualche prodezza individuale, qualche azione fine di Aycard, qualche traversone di Neri; ma nel complesso uno slavato, impreciso povero lavoro collettivo. Va aggiunto che la difesa uruguayana e specialmente il portiere Mazzali pesarono, con tutto il peso della loro classe eccellente, sui vaghi e sporadici tentativi dei forwards genoani di trovare il filo conduttore dell' attacco. Non importa il passivo del match genoano nel secondo tempo non deve oscurare il merito di questa squadra tenace e battagliera. Bisogna pensare che il Genoa ha sbarrato la sua rete al 26' del primo tempo. Bisogna pensare che di fronte ai campioni olimpionici il Genoa, fulminato da due goals in ottanta secondi di gioco, ha ristabilito faticosamente l'equilibrio, ha individuato i segreti del meccanismo avversario, si è ripreso con grande coraggio, ha messo in azione la sua ferrea linea mediana, è passato al contrattacco. Soltanto una squadra di elevata classe poteva bloccare un Montevideo partito come un dominatore irresistibile. Può essere ragione di rammarico il fatto che le coincidenze del campionato abbiano impedito al Genoa di innestare all' attacco quel paio di atleti che avrebbero potuto dare nella ripresa un suggello al predominio in campo dei rosso-bleu. Ma il match era amichevole ed era forse giusto che il Genoa, mirabile organizzatore della indimenticabile calata uruguayana, si addossasse il peso e l'onore della grande partita. Il Genoa ebbe sulle spalle il peso della netta e regolarissima sconfitta. Ma è suo l'onore di aver fatto conoscere agli sportivi della intraprendente città ligure il football uruguayano , modello perfetto e tutt' ora irraggiungibile del football latino. Le squadre giocarono nella seguente formazione: MONTEVIDEO: Mazzali; Arispe, Busseta; Carreras, Zibecchi, Andrade; Suffiotti, Scarone, Petrone, Castro, Maran. GENOA: De Prà; Moruzzi, De Vecchi; Barbieri, Burlando, Leale; Neri, Aycard, Catto, Santamaria, Lamon. Gazzetta dello Sport - 06 Aprile 1925, Milano ........................................................................................................
GENOA - PISA 2 - 1. (amichevole). Pisa, 29 notte (v.m.) - Nonostante che un pallido sole sbuchi tra le nubi l'arbitro Trezzi si decide per il rinvio del match a causa del campo allagato nella parte Nord e specialmente davanti ad una delle due porte. La partita viene così iniziata amichevole alle 15.35. Le squadre si presentano nella seguente formazione: GENOA: De Prà; De Vecchi, Bellini, Santamaria, burlando, Barbieri, Lamon, Moruzzi, Catto, Aycard, Neri. PISA: Bedini, Scotti, Gianni, Viale, Colombari, Favati, Sbrana, Corsetti, Moscardini, Bazzel, Merciai. La prima discesa è al Pisa; su tiro di Merciai, De Prà para brillantemente. Per parecchi minuti le azioni si bilanciano sui due campi, Quando al 7' minuto per un incidente Scotti esce dal campo. All' 8' abbiamo il primo corner contro il Pisa con goal di Catto su debole respinta di Badini. Continuano le azioni bilanciate; notiamo una bella discesa di Lamon sciupata per fuori giuoco. Subito dopo Merciai sciupa con tiro alto una ben congeniata azione. Al 12' entra Vettori in sostituzione di Scotti, ma anch'egli lascerà il campo dopo pochi minuti per essere sostituito da Giuntoli. Al 19' un tiro di Merciai da pochi passi viene magnificamente parato da De Prà in corner che Moscardini tira dietro il goal. Al 25' freekick contro il Pisa. Subito dopo una discesa del Genoa con tiro a lato di Catto. Santamaria all' inusitato posto di halff sinistro gioca in modo poco convincente dando modo a Merciai di compiere diverse brillanti discese che impegnano la difesa genoana. Al 27' un ottimo tiro di Sbarana è parato da De Prà. Subito dopo un altro freekick contro il Genoa quindi esce Bellini per contusioni. Moruzzi arretra al posto di terzino. Al 33' si ha il pareggio del Pisa su tiro di sbrana susseguito a melèe. La reazione del Genoa è pronta e su una discesa di combinazione Catto, Neri e Moruzzi, Lamon in netta posizione di fuori gioco può segnare il secondo goal genoano. L'arbitro non annulla il punto. Il tempo finisce su azioni alterne. Il Pisa scende in campo senza Moscardini, sostituito da Bossalino. Il Genoa sostituisce il mancante Bellini con Garbuttil quale però gioca ad half sinistro; e Santamaria passa al suo solito posto di mezza sinistra mentre Moruzzi va al posto di Bellini. In questo secondo tempo, sebbene le squadre si impegnino, il Pisa per raggiungere il pareggio, il Genoa per consolidare la sua posizione, non abbiamo nessun punto. I giocatori sono stanchi per la pesantezza del terreno, e le azioni si svolgono abbastanza fiaccamente sotto un arbitraggio assai mediocre, tanto che parecchie discese si concludono con offside e con falli non segnati. Un primo corner contro il Pisa, quindi Merciai discende su De Prà il quale ha modo di parare brillantemente. Le due squadre si prevalgono di volta in volta alternativamente senza combinare gran ché. Al 27' abbiamo una bella discesa pisana che però Merciai sciupa tirando a lato. Al 29' un goal di Catto viene annullato per un suo precedente fallo sul portiere pisano e fra la disillusione del pubblico per il gioco incolore delle due squadre la partita ha termine. Il Piccolo di Genova - 30 Marzo 1925, Genova ........................................................................................................
Gli incontri amichevoli. GENOA - SPERANZA 4 - 2. Savona, 16 (g.s.). Alla partita giocata sul campo della Villetta San Michelea beneficio della P.A.Croce Bianca fra i campioni d'Italia e la squadra di Bona, ha assistito un pubblico numerosissimo. Il Genoa benché mancante dei nazionali impegnò a fondo i rosso-verdi, che svolsero un ottimo lavoro difensivo. Alle 14.45 il signor Ghigliano, che diresse egregiamente l'incontro, allineò le squadre nella seguente formazione. GENOA: Seriolo, Cadeddu e Moruzzi; Speich, Scappini e Costella; Podestà, Catto, Alberti, Santamaria e Lamon. SPERANZA: Marchionni; Bona e Quercia; Bonfante, Bassi e Rosso; Poggio, Fioretti, Verna, Tossi e Savelli. L'inizio è battuto dallo Speranza ma una puntata irresistibile di Santamaria dà modo al Genoa di operare una bellissima discesa. Un rapido palleggio fra Catto, Santamaria ed Alberti, poi l'ex bolognese saetta un pallone che Marchionni non può parare assolutamente. Portata la palla al centro gli speranzini si buttano disperatamente al contrattacco, dando serio fastidio al trio difensivo genoano. La minaccia però permane per poco tempo nell' area genoana, perché Costella sposta il gioco in campo savonese. Marchionni deve ora parare fortissimi tiri di Catto ed Alberti. Al 16' minuto i rosso-verdi sferrano una pericolosissima discesa e Verna giocato il terzino avversario, con un potentissimo tiro ottiene il pareggio. La reazione genoana è immediata. Alberti conduce mirabilmente il quintetto rosso-bleu, spostando il giuoco di preferenza su Lamon. Al 23' Podestà porta al centro un ottimo pallone che, raccolto da Alberti, viene tramutato in goal. I rosso-verdi savonesi non disarmano. Fioretti riesce ad impegnare ripetutamente Seriolo. Una rapida intesa fra Santamaria e Alberti, dà modo a questi di segnare il terzo punto per il Genoa. Nella ripresa, i rosso-verdi giocando in favore di vento possono con maggiore frequenza invadere l'area dei genoani, ma la difesa dei campioni italiani svolge un ottimo lavoro difensivo. Al 4.o, al 6.o e al 7.o minuto Seriolo deve rimandare forti tiri degli avanti speranzini. Al 13' minuto i rosso-bleu scendono verso la porta avversaria ed è Catto che da dieci metri tira deciso in porta sorprendendo il portiere speranzino che non può nemmeno tentare la parata per la rapidità dell' azione. Il Genoa rallenta ora il giuoco e gli speranzini ne approfittano per entrare nell' area degli ospiti. Un pericoloso groviglio creatosi al 26' minuto sotto la porta genoana fa marciare disordinatamente il pallone, finché colpito con decisione da poggio, si adagia per la seconda volta nella rete dei rosso-bleu, tra gli applausi del pubblico. E la fine sopraggiunge mentre gli ospiti tentano un nuovo attacco. Il Piccolo di Genova - 17 Novembre 1924, Genova .................................................................................................
GENOA batte NOVESE 6 - 0. Genova, 6. Il Genoa di ritorno da Casale ha voluto provare una nuova inquadratura nella linea attaccante e l'esperimento ha dato un soddisfacente risultato per la partita amichevole colla Novese. Il vecchio Santamaria su innestato al centro e subito si è visto lavorare egregiamente coi compagni laterali. ; Bergamino poi vicino ad alberti ha degnamente concluso le ottime discese dei rosso-bleu. La Novese ha combattuto con grande impegno quantunque lungamente incompleta. Il condottiero Sardi infatti non in buone condizioni di salute non è sceso a guidare i suoi poulains, di più erano assenti Alice II, il magnifico centro sostegno novese, e l'irruente taverna. I bianco-celesti quindi in formazione di ripiego hanno tentato di opporsi con bella baldanza alle discese del Genoa ma alla distanza hanno dovuto cedere. Il discreto pubblico accorso quantunque rilevasse subitamente il grave handicap della Novese ha gustato con piacere l'andamento dell' incontro. Al fischio di Dani, i novesi che hanno la palla, raggiungono De Prà ma sono respinti per merito di Moruzzi, e poco dopo una nuova discesa di Roveda non frutta. Solo al 12' la rete di Savino è stretta da un corner, che non ottiene esito. Al 16' Alberti viola la rete della Novese. Il Genoa continua a stringere e vari tiri di Alberti finiscono fuori. Una fuga di Roveda per poco non frutta il pareggio ma De Prà è vigile. Su calcio di precisione di Neri, raccolto da Alberti, la palla è proiettata in rete. Nel secondo tempo il giuoco dell' attacco rosso-bleu è più vigoroso e Savino è ripetutamente chiamato al lavoro. Al 13' s vede la rete isolata su penalty per merito di Alberti, ed è appena trascorso un minuto che Catto, scavalcati due uomini, da tre metri segna il quarto. Al 18' su un corner contro il Genoa si ha un penalty per la Novese che è tirato da Mandosso in pieno su De Prà. Roveda in una discesa pare cacci la palla in rete ma il palo respinge. Intanto il breve attacco novese è ricacciato e Catto al 33' segna il quinto goal seguito al 34' dal sesto frutto di una discesa di Bergamino. Ecco le squadre: GENOA: De Prà; Moruzzi, Tassi; Costella, Pratoverde, Scappini; Bergamino, Alberti, Santamaria, Catto e Neri. NOVESE: Savino; Lombardo, Sancristoforo; Risso, Bonato, Pellati; Roveda, Olivazzo, Mandosso, Zavattarelli, Alice I. Gazzetta dello Sport - 07 Gennaio 1925, Milano .....................................................................................................
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