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GENOVA 1893  -  LAZIO

 Andata a Genova: Genova - Lazio  4-1 Ritorno a Roma: Lazio - Genova  2-1

 

IL PICCOLO di Genova  (Genova, 21 Settembre 1936) - Una grande partita a Marassi. IL GENOVA TRAVOLGE (4 – 1) anche la fortissima Lazio. Pareva ieri di essere tornati ai tempi d’oro delle casacche rosso bleu. Pensate. Una seconda grande vittoria del Genova su due partite di campionato, una folla da non si dire sugli spalti del rinverdito terreno di via del Piano, un entusiasmo incontenibile ed uno sfarfallio di stendardi dai vecchi colori che già conobbero i trionfi più grandi. La vittoria di otto giorni prima a Torino aveva improvvisamente ridestato attorno a questa squadra che da troppo tempo dormiva nel più tranquillo dei letarghi tutta quella fiamma di passione con cui gli sportivi genovesi, forse più di tutti gli altri, sanno alimentare il cammino della vecchia società, e ieri questa fiamma si è elevata possente ed imperiosa ad un tempo, ad illuminare la gioia con cui la folla aveva accolto il ritorno del Genova alle superbe vittorie d’un tempo. “COME” E “PERCHÉ” SI VINSE. Grande vittoria dei rosso bleu sugli azzurri, anche se la Lazio può giustamente imprecare alla sfortuna che a più riprese le ha impedito di correggere l’andamento un po’ troppo precipitoso della partita o, comunque, di migliorare notevolmente l’asprezza della sconfitta. Perché, in effetto, la Lazio non meritava davvero un così grave scarto di differenza ed il pubblico se ne dimostrò pienamente convinto allorché, all’ ultimo minuto di giuoco, Piola riuscì ad evitare una sconfitta ancora più grave con una rete magistrale, e la folla scattò unanime in un applauso schietto e sereno. Grande vittoria, dicevamo, perché – a prescindere da quello che avrebbe potuto fare la Lazio la quale ha trovato sul suo cammino un irriducibile avversario sotto la forma dei pali della casa di Bacigalupo – rimane inoppugnabile il fatto che il Genova ha segnato quattro volte e che, allorché si furono animati il successo senza possibilità di sorprese, i rosso bleu non insistettero più nella lotta con quella decisione che avevano spiegata fino a quel momento. Il Genova decise a suo vantaggio le sorti della contesa fra gli ultimi minuti del primo tempo e le prime battute della ripresa. L’undici cittadino fu inizialmente sorpreso dal giuoco volitivo, fresco e brillante della Lazio, la quale – in virtù della mobilità dei suoi sostegni laterali e della sicurezza di Viani al centro della mediana – ebbe per lunghi periodi il predominio delle azioni. E fu proprio qui, a nostro modo di vedere, che il Genova conquistò la vittoria prima ancora di iniziare la marcatura delle reti. Vogliamo dire cioè che l’aver saputo controllare e controbattere il giuoco della Lazio costituisce il primo titolo di merito del Genova. La Lazio è stata lanciatissima, durante la prima mezz’ora, sostenuta magnificamente da una mediana che in questa prima parte della lotta fu la protagonista assoluta dell’ incontro. Rompendo facilmente le deboli azioni di contrattacco del Genova il quale teneva le mezze ali troppo arretrate perché il suo giuoco potesse avere un efficacia qualsiasi, i sostegni azzurri rifornivano quasi senza soluzione di continuità il loro attacco il quale, servendosi dell’ opera instancabile dei suoi interni, dell’ intraprendenza delle ali e della potenza di Piola, portava attacchi su attacchi alla rete rosso bleu. L'aver saputo mandare a vuoto queste azioni fu la base sulla quale il Genova costruì i piani per la sua vittoria. Intanto in questo frangente la squadra di Felsner dimostrò esaurientemente o meglio riconfermò la sua saldezza difensiva. . Poi andò a sua volta all’ attacco, quando la Lazio parve risentire la velocità con cui aveva condotto la prima mezz’ora di giuoco, e vi andò con molta furbizia , appoggiando il giuoco sul suo più sbrigativo uomo d’attacco (Gobbi), e Gobbi fu quello che portò i rosso bleu al successo. Poi, all’ inizio della ripresa, il Genova partì di slancio e non fu più fermato, se non quando si ebbe abbondantemente assicurata la vittoria, mentre la Lazio non disarmò mai e finì col cogliere allo spirare del novantesimo minuto il meritato premio a tanta generosità di comportamento. LE PRODEZZE DI GOBBI.  La partita ci ha detto dunque di un Genova saldissimo in difesa e in possesso di una mediana altrettanto forte. Infatti, mentre Bacigalupo è apparso pressoché imbattibile, Agosteo e Vignolini hanno formato una coppia che ha stroncato senza esitazione tutte le trame laziali. Genta, che nel primo tempo ha fatto troppo il cane di guardia a Piola, è venuto in luce nella ripresa, giuocando fino al 90.o senza soluzioni di continuità. Stilisticamente impeccabile la partita di Bigogno, dalla cui parte non è partita una sola minaccia per il Genova. Battagliero come sempre Bonilauri. E l’attacco? Se si tiene conto che questo reparto è tuttora in via di ambientamento ( il trio centrale è nuovo di zecca), bisogna dire che esso sta già facendo grandi cose. Sette reti in due sole partite non sono poche. Perazzolo è una mezz’ala preziosissima e Fasanelli ha solamente bisogno di “tenere” per tutti i novanta minuti per essere alla pari di Perazzolo. Quanto a Pantani rimandiamo il lettore a quanto abbiamo occasione di scrivere otto giorni or sono dopo la partita di Torino, e cioè che il lungo attaccante ha il fiuto del goal e che, ben servito, può rendere parecchio. Ma ieri il miglior uomo della prima linea  fu Gobbi, il quale ha messo lo zampino in tre delle quattro reti ottenute dalla sua squadra, proprio il contrario di Ferrari il quale vuole sempre strafare a sproposito. La Lazio è uscita dal campo a testa alta malgrado la netta sconfitta. Essa non fu affatto inferiore al Genova, come giuoco, ma ebbe a cozzare contro una difesa ferrea e contro … i pali ancora più inesorabilmente. E il quattro a uno non può affatto cancellare il ricordo  della bella, franca e animosa partita disputata dagli azzurri, i quali sono davvero sulla strada di fare grandi cose, quest’ anno, con una mediana autorevole, un attacco che “giuoca” veramente” e che dispone di due fuori classe che portano i nomi di Piola e Busani, di due interni del valore come Riccardi e Camolese ed una difesa franca e decisa, alla quale non si possono affatto imputare le quattro reti ottenute dal Genova. E come il Genoa si saprà del risultato di ieri per trarre da esso auspicio ed incitamento per le prossime lotte, così la Lazio saprà sicuramente cancellare al più presto il ricordo di questa sua non fortunata vicenda che malgrado tutto appare inesorabilmente stretta nella   logica delle battaglie calcistiche. CINQUE RETI E MOLTI PALI. E ora ai punti salienti dell’ incontro. Grandi applausi alle due squadre, con sventolio di orifiamme rosso bleu all’ apparire del Genova, ed applausi al gen. Ranza, l’eroico comandante dell’ Aeronautica in Somalia, che è in tribuna d’onore insieme a S.E. il Prefetto Albini ed al Federale Molfino.  La Lazio dopo qualche battuta di studio a metà campo, parte decisa. Prima incursione di Piola. La manda a vuoto Bacigalupo con un coraggioso quanto tempestivo tuffo sui piedi del vercellese. Gli azzurri mantengono per qualche tempo un effettivo predominio di giuoco, che s’infrange però inesorabilmente sulla saldissima retroguardia genovese. Una puntata di Gobbi (12’) si fa pericolosa a tal punto da costringere Monza a salvare precipitosamente in angolo, ma è sempre la Lazio che ha l’iniziativa del giuoco che per poco non sbocca nel successo quando su centro di Busani, la palla va oltre il tentativo di Bacigalupo e perviene a Costa che l’indirizza verso la rete incustodita. Salva Agosteo proprio sulla linea. Due angoli a favore degli azzurri, provocati intelligentemente da Agosteo quando le cose stavano mettendosi male, un altro a favore dei rosso bleu e primo goal della giornata al 39’ di giuoco, provocato da un passaggio di Pantani a Ferrari. Il centro di questi è raccolto da Perazzolo che smista subito verso destra, a Gobbi. Due passi in velocità e tiro secco, dal basso in alto. Blason è battuto senza pietà. La Lazio dà la replica in modo brillantissimo e, per puro caso, manca il pareggio quando, dopo una breve mischia, Busani riesce a tirare verso la rete incustodita. La palla picchia all’ incrocio dei due pali e ritorna in campo. Piola, di testa, fa per sospingerla nella porta ancora sguarnita ma sbuca Bonilauri chissà da dove e la rete è ancora una volta salva. Le sorti della partita si decideranno agli inizi del secondo tempo. Palla al Genova. Pantani - Perazzolo - Gobbi. Questi dà a Pantani, poi riprende la palla, fugge fino al limite del campo, chiama a sé Monza, Zaccone e Blason e poi mette al centro un pallone dosato. Pantani infila facilmente la rete ormai sguarnita di difensori. Sono passati trenta soli secondi dall’ inizio. Tre minuti dopo una puntata di Pantani costringe gli ospiti in calcio d’angolo. Tiro di Perazzolo a strapiombo, Fasanelli gira in rete con un preciso colpo di testa. Sul contrattacco Riccardi coglie lo spigolo di un montante con un bel calcio di punizione, ed in compenso il Genova segna la sua quarta rete al 17’, nuovamente su calcio d’angolo di Perazzolo trasformato intelligentemente da Gobbi. Quattro a zero. IL CAPOLAVORO DI PIOLA. Ormai ampiamente decisa, la contesa perde di interesse, malgrado che la Lazio sia tutt’ altro che rassegnata ad una sconfitta così grave. E la rete del Genova, più volte messa a repentaglio, può rimanere intatta – grazie a due altri pali, a due uscite di Bacigalupo sui piedi di Piola, e ad un salvataggio in extremis di Vignolini – fino al 44.o minuto quando Milano, che verso la fine s’era spostato all’ ala sinistra facendo indietreggiare Camolese, riesce a mandare al centro un perfetto spiovente. Ecco la volta buona, per Piola. Il vercellese, spalle alla porta di Bacigalupo, colpisce la palla al volo con una acrobatica rovesciata ed infila di prepotenza la porta rosso bleu. Un goal veramente spettacoloso. E Piola meritava veramente un premio alla sua costanza ed al suo valore. Gli applausi del pubblico, a contesa finita, sono tanto per il Genova che ha vinto, quanto per Piola, grande e cavalleresco giuocatore. Arbitro Saraceni di Ancona. Oltre 13 mila persone presenti con un incasso di 80 mila lire. Le squadre: Genova: Bacigalupo, Agosteo, Vignolini, Bigogno, Genta, Bonilauri, Gobbi, Perazzolo, Pantani, Fasanelli, Ferrari. Lazio: Blason, Zaccone, Monza, Baldo, Viani, Milano, Busani, Riccardi, Piola, Camolese, Costa.   RENZO BIDONE.

 

GAZZETTA dello SPORT  (Milano, 21 Settembre 1936) - Nella seconda domenica del massimo torneo di calcio il Genova - a punteggio pieno - balza solo in testa alla graduatoria. I ROSSOBLU FRUSTRANO LE TRAME DELLA FREDDA TECNICA LAZIALE E STRAVINCONO D'IMPETO ALLA DISTANZA. Genova - Lazio 4-1 (1-0).  Marcatori: Gobbi (G) al 39' del primo tempo. Pantani (G) al 30''; Fasanelli (G) al 4';  Gobbi (G) al 18'; Piola (L) al 44' della ripresa. Genova: Bacigalupo; Agosteo, Vignolini; Bigogno, Genta, Bonilauri; Gobbi, Perazzolo, Pantani, Fasanelli, Ferrari. Lazio: Blason; Zaccone, Monza; Baldo, Viani, Milano; Busani, Riccardi, Piola, Camolese, Costa. Arbitro: Saraceni di Ancona. Segnalinee: Limido e Camisasca di Milano. Spettatori: 12.000 circa. Angoli: 6 per il Genova e 5 per la Lazio. Sole, da qualche ora, dopo molta pioggia. Terreno allentato ma non pesante. A metà ripresa Milano ha lasciato il posto a Camolese passando ala con Costa mezz' ala sinistra. Genova, 20 settembre. Tanto bella è stata la partita quanto strano è apparso il risultato. Se si pensa infatti che la Lazio ha attaccato complessivamente più del Genova  e che alle quattro porte dei rosso-blu hanno fatto riscontro cinque pali degli azzurri, prima che Piola riuscisse a infilare una volta la porta di Bacigalupo, si può arguire quanto di bizzarro negli sviluppi pratici abbia avuto la contesa. A conti fatti si può e si deve concludere che il Genova è oggi una squadra che realizza assai più di quanto non giochi, mentre la Lazio è una squadra che gioca molto più di quanto non realizzi. Non è, il nostro, amore di contrasti dialettici. Osservando nel primo tempo gli azzurri manovrare con pacata tranquillità dall' uno all' altro settore del campo abbiamo potuto pensare che la crescente atmosfera della veloce gara, scaldando progressivamente il sangue nelle vene degli atleti, fosse destinata a portare la squadra di Piola inesorabilmente in vantaggio. Il Genova si difendeva, tamponava, resisteva con caparbia energia; palmo a palmo, pallone su pallone. Ma la Lazio mostrava una chiarezza migliore, una armonia di azioni più piacente e più franca. Il goal degli ospiti, insomma, pareva nell' aria. Ed invece per circa 40 minuti i laziali hanno attaccato invano. Non solo ma, sul più bello, con una di quelle azioni volanti e improvvisate che caratterizzano il Genova odierno, i rosso-blu sono passati in vantaggio grazie ad una rete forse tecnicamente non regolarissima come diremo, ma certo espressiva della intraprendenza agonistica della squadra. PERCHÉ SI VINCE. Fortunato dunque il Genova, se il primo tempo si è concluso sull' 1-0 in suo favore? Tre volte fortunato se in apertura di ripresa esso è riuscito a cogliere d'infilata gli azzurri ed a segnare altre due reti nel volgere di quattro minuti? E fortunatissimo se la Lazio si è vista respingere dai pali parecchi tiri da goal, prima  e dopo le marcature genoane! In un certo senso sì; ma occorre aggiungere che l'attacco dei rosso-blu si è sviluppato con tanta freschezza, con tanta capacità inventiva, con tale ardore e tanto slancio che si è avuta l'impressione che, ogni volta, la rete di Blason venisse espugnata da una pattuglia d'assalto più che violata con un' innocua palla. E si deve dire per contro che i paletti degli azzurri - malaugurati fin che si vuole se presi in sé e per sé - si giustificano anche col fatto che gli attaccanti laziali tiravano proprio all' ultimo, proprio quando lo spiraglio libero era minimo, cosicché la palla andava fuori o al massimo finiva contro le traverse. Oggi più che mai si è visto che non basta la tecnica pura per dare i risultati, nel calcio. E si è dimostrato che è vano cincischiare e far gioco in bellezza sotto rete perché, dando tempo ai terzini opposti di piazzarsi, qualche ostacolo al goal si finisce sempre per trovarlo. Un superficiale dirà questa sera che la rete del Genova  era stregata. Ma nessuno penserà a rimproverare agli attaccanti azzurri la troppa matematicità delle azioni e le innumerevoli volte in cui sembrava che essi avvertissero i difensori avversari del gioco che stavano per fare? Le discese del Genova erano spesso disordinate, è vero, ma assumevano il carattere di autentici voli verso la rete avversaria. E, sull' ala dell' improvvisazione, esse pervenivano al successo. Il segreto del grande successo del Genova è qui, al di fuori di tutti i casi fortunati e di tutte le buone venture. LE FASI CRUCIALI. Eccovi i momenti topici della gara. Dopo dieci minuti di leggera superiorità laziale Baldo manda la palla a stampare un cerchietto nero sulla traversa della casa di Bacigalupo. E uno. Arriviamo al 25' prima di assistere ad una azione spiegata del Genova. Conclude Perazzolo a lato; ma si intravvede subito la possibilità dell' ospitante, solo che la morsa dell' assedio posto dalla Lazio allenti. Per ora gli azzurri comandano sempre la situazione, ottenendo due angoli e due calci di punizione dal limite. Nulla di concreto. Arriviamo al 39' coi laziali che hanno attaccato molto concludendo poco e copi genovesi che hanno attaccato troppo poco per poter concludere. Ed ecco la prima fase decisiva. Fasanelli avanza dalla metà campo, spostato verso sinistra. Ferrari e Pantani corrono per ricevere il passaggio in avanti, ma Zaccone e Monza li mettono abilmente fuori gioco. Il segnalinee Camisasca fa un cenno blando con la bandierina, l'arbitro non avverte il segnale e tira via. Intanto Fasanelli passa a Perazzolo che attira su di sé due avversari, smista a Gobbi rimasto libero (i laziali hanno avuto tutti un attimo di arresto credendo nel fuori gioco) e Gobbi segna irruento da pochi passi, con un tiro alto, imparabile. Un minuto dopo un' azione pressante della Lazio provoca un' uscita a vuoto di Bacigalupo. Tira Piola e colpisce il palo basso; tira ancora Camolese e trova il corpo di Vignolini ancora sulla linea della porta a liberare. Gli ultimi minuti sono tutti a favore della Lazio, invano. Si ricomincia. La palla è al Genova e Bigogno e Gobbi combinano un rapido duetto che taglia fuori mediani e terzini avversari. Gobbi infine traversa dalla linea di fondo al centro, e Pantani abilmente appostato riesce a segnare il secondo punto. La difesa laziale è rimasta troppo statica e troppo a vedere. Passano tre minuti e Pantani costringe in angolo la squadra azzurra. Perazzolo tira perfetto la punizione. Si crea una mischia serrata e Fasanelli la risolve da due passi segnando il terzo punto. Non per questo la Lazio si dà per vinta. Al 9' una punizione contro Vignolini è battuta da Riccardi che manda a picchiare contro la traversa. E tre. Il gioco continua alterno finché al 18', su un ennesimo angolo per i genovesi e parabola perfetta di Perazzolo, Gobbi salta come uno scoiattolo insieme a Blason e riesce a mandare in rete: 4-0. La partita non langue un minuto. Al 20' tocca a Camolese tirare fortissimo colpendo ancora il palo con estrema violenza, quando Bacigalupo era più che battuto. Tre minuti dopo è invece Piola che "tocca" il paletto con un tiro d'astuzia su passaggio di Baldo. E' inutile, i difensori genovesi fanno barriera e non si può passare. Qui Milano si scambia di posto con Camolese. Gli ultimi dieci minuti vedono veloci fase alterne finché al 44' Piola regala un goal spettacoloso. Milano passa al centrattacco (e poi rimane a terra colto da un capogiro); questi, voltando le spalle alla rete, da dieci metri almeno, rovescia in porta con rara violenza segnando il punto della bandiera. Così la contesa si chiude sul 4-1. GLI UOMINI. Brevi cenni ora sugli atleti.  Nel Genova: ottimo Bacigalupo; un esempio di tenacia, di solidità di rudezza non mai cattiva Agosteo e Vignolini; attivo e volitivo come laterale Bigogno, un giocatore che va riprendendo grado a grado la forma migliore, Genta ha lavorato come un negro nella mediana e specialmente durante la ripresa. Anche Bonilaurio è piaciuto di più nella seconda parte della gara. Velocissimo, furbo, intraprendente Gobbi; un poco lento e  a volte sfasato Pantani, uomo però capace di risolvere impensatamente una situazione decisiva. Discontinuo Fasanelli; certo a corto di fiato Ferrari. Ma un giocatore in maglia rosso-blu si è sollevato di un palmo sui camerati ed anche sugli avversari: Perazzolo, cervello della linea, animatore della linea, sgobbone della linea. La vittoria del Genova si chiama Perazzolo per un quaranta per cento. Nella Lazio. Blason è stato tradito dal quarto pallone; per il resto bene. I terzini, spazzatori franchi a campo libero, si sono mostrati "fuori tempo" sotto la pressione stretta e veloce degli avversari. La mediana ha lavorato in bellezza nel primo tempo; nella ripresa solo Baldo ha mantenuto un rendimento pieno. All' attacco tutti efficaci per quanto concerne qualità di passaggi e di trame combinate; ma tutti testardi nel poggiare su Piola, tutti incaponiti a lavorare la palla fino sulla linea della porta, tutti legati a temi d'obbligo senza una scintilla di novità e senza una idea scombussolatrice. Piola è stato ancora una volta il migliore ma, guardato a vista, non ha potuto rendere appieno. La gara, brillantissima sempre, è stata un' esempio di correttezza e di cavalleria sportiva. Si vorrebbe sempre assistere a gare del genere, sui campi d'Italia. L'arbitro - a prescindere dalla svista nel primo goal genovese - ha diretto con sicurezza e precisione, facilitato dal contegno dei giocatori.  ERIBERTO LEVI.

 

IL SECOLO XIX  (Genova, 21 Settembre 1936) - IL GENOVA IN TESTA ALLA CLASSIFICA DOPO LA SECONDA GIORNATA. Oltre ogni previsione, nel modo migliore. GENOVA - LAZIO 4-1 (1-0). La partita è filata secondo le previsioni fino al 40' minuto del primo tempo. Fino a quel momento, le cose erano andate appunto come era stato previsto: si era assistito per 40 minuti ad un duello quasi continuo tra l'attacco laziale guidato da Piola e il sestetto difensivo della squadra rossoblu, che del sistema  genoano si è confermato anche ieri il complesso più efficiente. Forte dell' esperienza, ma soprattutto ammaestrata dal colpo gobbo del Genova a Torino, la Lazio giuocava con cautela, ma non perdendo di vista il risultato che per essa doveva essere vittorioso. Perciò attaccava con Piola, Busani e Costa incuneati nelle retroguardie avversarie e le mezz'ali a metà strada fra gli attaccanti e i mediani che fornivano palloni a tutti i loro avanti. Dal canto suo, il Genova, che non voleva assolutamente perdere in casa sua il vantaggio dei due punti conquistati a Torino, curava con ogni scrupolo lo sbarramento difensivo, tenendo le mezz'ali molto arretrate, e Genta esclusivamente su Piola, e per il resto si affidava all' estro di Pantani ed al buon lavoro degli altri quattro attaccanti, tentando di cogliere in contropiede l'avversaria. Il giochetto gli riusciva al 40' con un magnifico goal di Gobbi. E fin qui, ripetiamo, eravamo dentro i confini delle previsioni: netta prevalenza offensiva laziale (un palo di Baldo e due o tre situazioni da «goal fatto» salvato molto per abilità dei difensori genoani e un poco per fortuna) e goal in controtempo del Genova. Si è cominciato ad uscire di carreggiata - lieta sorpresa per i genovesi - al 40'' del secondo tempo, quando il Genova, più per merito di Gobbi che di Pantani, ha segnato il suo secondo goal. Di colpo la partita si è trasformata ed il Genova, subito e tamponato uno sporadico contrattacco laziale, passava dalla difensiva all' offensiva  e segnava al 4' su corner, con Fasanelli, e ribadiva il successo al 18' ancora su corner, con un colpo di testa di Gobbi. Ora ragioniamo: normalmente non ci sono tre goal di differenza tra Genova e Lazio, ma ciò non toglie che il successo dei rossoblu sia legittimissimo, meritatissimo. La Lazio mette sull' altro piatto della bilancia la superiorità offensiva, specialmente nel primo tempo, quattro pali presi a portiere spiazzato, e quindi quattro goals persi a torto e peccato,  ma voi comprenderete che tutto questo non basta a far quadrare il bilancio. Il Genova ha giuocato una splendida partita, superba nel giuoco della mediana e del trio difensivo, efficace nella linea d'attacco , ma soprattutto intelligente nell' impostazione del giuoco. IL "BLOCCO" DI PIOLA. Piola, non appena iniziato il giuoco, è stato chiuso nel triangolo che aveva per vertice Genta e per base la linea Agosteo - Vignolini. Ha cercato in tutti i modi di sfondare: allargando alle ali, facendo arco sul suo possente fisico di atleta nella pienezza dei suoi mezzi, tirando a scartare uno dietro l'altro tutti i suoi avversari: non gli è stato possibile uscirne. Anche il suo goal, ottenuto al 44' 30' nel secondo tempo è venuto di sorpresa: egli infatti aveva Agosteo alle spalle che non lo mollava neanche allora che mancavano solo 30'' alla fine ed ha dovuto rovesciare - spalle alla rete - un po' a casaccio sorprendendo così Bacigalupo che si sentiva cautelato dal fatto che un suo terzino era lì appiccicato alle spalle di Piola. Ma fermato Piola, non era fatto tutto. La Lazio giuocava un football fluido, ben fornito, chiaro, genuino.  C'era della potenza solo nell' azione di Piola: gli altri manovravano la palla con tocchi nitidi, precisi, trovandosi l'uno con l'altro con larghi traversoni sulle ali e con bei fraseggi al centro, dove Viani - magnifico centro mediano d'attacco -  signoreggiava. A tutto ciò il Genova ha risposto con l'intelligentissimo giuoco di Genta, di Agosteo e di Vignolini e con l'opera tutta sacrificio di Perazzolo e Fasanelli. Le due mezze ali hanno giuocato anch'esse molto bene, ed hanno contribuito a bloccare - nei limiti del possibile -  ogni sblocco di Piola e compagni. All' attacco, specie nel primo tempo, Pantani, Gobbi e Ferrari sono andati quasi sempre a rimbalzare nella scogliera Zaccone - Monza, ma alla fine sono passati, il che ha premiato l'intelligente gioco svolto fino allora dagli altri compagni. Ci sembra che tutti i rosso-blu abbiano ben meritato, dal piccolo guizzante Gobbi, la vitalità e lo spirito agonistico del quale possono essere desiderati da almeno una ventina di «assi» di nostra conoscenza, a Bacigalupo autore di belle parate e battuto da un pallone impossibile: da Bigogno, che è in netta ripresa, a Vignolini e Agosteo che hanno realizzato un giuoco modello, a Pantani che ha segnato il suo goal. Ma anche gli altri due rosso-blu, Bonilauri e Ferrari, hanno giuocato bene. Bonilauri aveva da tenere l'ala più pericolosa della squadra laziale (Busani) e se l'è cavata con onore. Da Ferrari sarebbe desiderabile una maggior precisione di tiro. Di Genta, di Perazzolo e di Fasanelli  che ha ceduto sul finale, crediamo di aver già detto abbastanza. UNA BELLA SQUADRA IMPERFETTA. La Lazio ha lasciato l'impressione di una bella squadra cui sia stato applicato un centro motore che non tiene per tutto il tempo che ha da durare lo sforzo. Si parla di Viani che confermatosi bel centro mediano d'attacco, e stilista e signore della palla e del giuoco per tutto il primo tempo, è stato preso in velocità nei secondi quarantacinque minuti, ad un certo punto dei quali anzi, ha dato l'impressione di aver tirato i remi in barca, e buona notte. Ma questo non è tutto, la Lazio - almeno ieri - è apparsa chiaramente la squadra col «matadore» e come tutte le squadre che hanno questa caratteristica, ha con troppa insistenza incanalato il suo giuoco su Piola. Delle due ali, Busani ha avuto più volte via libera, ma i suoi centri son finiti su un Piola circondato da tre genoani, oppure sono stati facile presa di Bacigalupo impegnato in parata alta. Undici o dodicimila persone hanno presenziato all' incontro. In tribuna con il Prefetto e il federale, era anche il generale Ranza, comandante dell' aviazione della Somalia. Arbitro Saraceni, di Ancona. Le squadre hanno giuocato nella seguente formazione: Lazio: Blason - Zaccone, Monza - Baldo, Viani, Milano - Busani, Riccardi, Piola, Camolese, Costa. Genova: Bacigalupo - Agosteo, Vignolini - Bigogno, Genta, Bonilauri - Gobbi, Perazzolo, Pantani, Fasanelli, Ferrari. Giuoco offensivo laziale, deciso: dal 5' al 9' la Lazio ottiene due corners, impegna a fondo Bacigalupo e prende un palo, in pieno,  con un tiro di Baldo. Primi contrattacchi genoani e angolo contro la Lazio al 12' provocato da Gobbi. Si continuerà con prevalenza offensiva della Lazio, rotta a intervalli da contrattacchi genoani portati dal trio Ferrari, Pantani, Gobbi. Al 16' Agosteo, sostituitosi a «Baci», rinvia dalla linea di porta; al 26' un' azione laziale perfetta (Viani - Piola - Riccardi - Busani) e colpo di testa di Camolese, fuori per poco. 30', 31' Lazio all' attacco. Al 34' corner contro la Lazio, su azione di Pantani e finalmente al 40', il primo goal di gobbi: Ferrari laggiù in fondo è in fuori gioco, il segnalinee ne avverte l'arbitro, ma questi lascia correre; il pallone viaggia da Ferrari a Perazzolo e da questi a Gobbi, lasciato liberissimo da Milano; la piccolissima ala destra genoana è solo davanti a Blason e segna con un tiro ficcante dal basso in alto. Subito dopo una valanga, un maroso, una specie di maremoto -  chiamatelo come volete - si abbatte sulla porta genoana: è l'intero quintetto laziale, con i suoi mediani alle reni, che attacca. Tiri, parate, ancora tiri, pali, una sarabanda infernale: la rete genoana è salva per miracolo. Due minuti dopo, Ferrari, liberissimo, sbaglia un goal pressoché sicuro. COME E' STATA TRAVOLTA LA LAZIO. Alla ripresa, il Genova muove poggiando sulla destra: allungo di Perazzolo a Gobbi, questi sfugge a Milano, converge e tira su Blason a tuffo, che è assistito da Zaccone. Ma il pallone sfugge ai due laziali assaliti da Gobbi stesso, e va giusto sul piede a Pantani che ha seguito l'azione del compagno: il goal è cosa fatta. Sono passati 40'' dall' inizio del giuoco. Il campo è in tumulto. La Lazio tenta di attaccare, ma il Genova galvanizzato le ruba il tempo e vola all' offensiva. Sembra che viaggi sulla cresta dei marosi dell' entusiasmo popolare. Al 3'30'' Pantani conduce e Zaccone devia in corner, mentre il centrattacco genoano va a picchiar della nuca in un palo della rete metallica che circonda il campo. Mentre egli è fuori, Perazzolo da destra, batte il calcio d'angolo, Gobbi che è venuto al centro, riceve la palla, si destreggia fra due o tre laziali e passa a Fasanelli: tiro fulminante e goal. Siamo al quarto minuto. La Lazio, generosissima, è tutta all' attacco, ma ormai il Genova giuoca sul velluto. Rientra Pantani, incerottato. Al 9.o su calcio di punizione per un fallo di Vignolini, Riccardi prende in pieno la base del montante destro: sul rimbalzo spara Camolese e "baci" para. Verso il 15' la Lazio è respinta ed un contrattacco genoano dà il via al quarto goal rosso-blu. L'arbitro punisce un fallo di mano di baldo, sulla sinistra del campo: tira Fasanelli ed un azzurro devia a fondo. Sul calcio d'angolo, tirato ancora da Perazzolo, Gobbi, piccolissimo, salta più alto di tutti e devia in rete, rotolandovi anche lui, 18.o minuto di giuoco. Altro palo della Lazio (pallone di Camolese alla base del montante sinistro) una mischia: Vignolini salva sulla linea risolvendo una situazione intricatissima. Al 24' corner contro Genova e palo di Piola, con Bacigalupo a terra; poi ancora parate di Bacigalupo e finalmente una ripresa genoana che culmina al 34' e al 37' in due corners provocati da due parate di Blason. La Lazio si batte ancora e Piola è leonino: c'è una partita aperta tra lui e i terzini genovesi e viene risolta con il goal del 44'30'': rovesciata violenta, imprevista ed imprevedibile, che lascia attoniti Agosteo e Bacigalupo. Bel suggello alla generosa gara del generosissimo atleta. RENATO COMPARINI.

 

02° GIORNATA: Bologna - Bari 2-2, Fiorentina - Napoli 1-1, Genova - Lazio 4-1, Juventus - Lucchese 1-1, Milan - Alessandria 4-1, Novara - Ambrosiana 3-5, Roma - Sampierdarenese 3-0, Triestina - Torino 0-2.

CLASSIFICA:  Genova 04; Bologna e Roma 03; Ambrosiana, Bari, Fiorentina, Juventus, Lazio, Lucchese, Milan, Napoli, Sampierdarenese, Torino e Triestina 02; Alessandria e Novara 00.

 

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IL SECOLO XIX (Genova, 25 Gennaio 1937) – LA PIÙ DIFFICILE VITTORIA DEGLI AZZURRI. LAZIO - GENOVA 2-1 (1-0). Roma, 24 gennaio. Due sistemi di gioco diametralmente oppostisono emersi e si sono affrontati oggi allo Stadio del Partito e, dall' urto sono naturalmente sprizzate scintille, e qualche fiammata. Da una parte c'era il giuoco - o almeno la tendenza a realizzarlo - elegante, fluido, ingemmato di finezze, e purtroppo sovente troppo frammentario e cincischiato della Lazio; dall' altra era quello maschio, risoluto, decisissimo, a largo respiro e ampie traiettorie ed improvvisi capovolgimenti del Genova. Logico che da questo contrasto nettissimo di sistemi e di tendenze sortisse una partita appassionante, emotiva in sommo grado, ma tutt' altro che bella: povera cioè di stile e di finezze. DUE OPPOSTI SISTEMI DI GIUOCO. In casi consimili - e anche oggi è accaduto così - il duello non delle squadre ma quello dei loro sistemi di giuoco, è risolto dall' arbitro che a sua volta ha un sistema, un concetto, una tendenza. L'arbitro Gonani, ravennate, è di quelli che non amano spezzettare troppo il giuoco, che non gradiscono il ruolo "pignolesco" del censore severissimo, attentissimo, meticoloso sopra tutto: che non vogliono fischiare troppo insomma, e così, pur senza dare via libera in senso assoluto alle due accanite antagoniste, ha consentito che la partita si incanalasse sul binario del giuoco più risoluto e deciso, del giuoco genoano cioè. Come, ciò nonostante, finisse per avere la meglio la Lazio costretta a giuocare su un terreno pur consueto e comunque a essa favorevole, lo dirà la cronaca; ma si può intanto rilevare come al giuoco del Genova anche nel momento di maggiore e più chiara efficienza, una volta messo a esplicarsi con tutta la sua angolosità e tutta la sua maschia risolutezza, è mancato il necessario coronamento in area di rigore: più particolarmente il tiro a rete. Ecco perché, anche riuscendo a portare la partita al tono piuttosto aspro voluto, e a dare al giuoco l'impeto del combattimento accanito e logorante, il Genova ha finito per perdere, dopo essersi in tutti i 90 minuti soltanto rarissime volte avvicinatosi alla segnatura del punto, mentre la Lazio, ha saputo trovare il modo di creare un numero maggiore di situazioni da rete; non ha dunque rubato la vittoria la Lazio, ma l'ha meritata e le è anche costata abbastanza cara, in quanto è stata logorante per alcuni suoi atleti (Viani e Riccardi che non erano in perfette condizioni) e per gli incidenti occorsi a Milano e Busani; e d'altra parte il Genova ha pagato pur esso il suo tributo all' asprezza della contesa, terminando anch'esso logorato ed estenuato e con due uomini contusi: Marchionneschi e Scarabello. Viene fatto allora di chiedersi se valga per il Genova la spesa di tanto ardore, di tanta decisione, di tanta caparbietà, se alla resa dei conti risulta non soltanto che anche ad esso la partita è costata qualche uomo, ma soprattutto, per l'insufficienza del tiro a rete e in genere in tutte le fasi conclusive delle sue offensive, la possibilità di raccogliere i frutti del suo sistema di giuoco. Non parliamo poi del caso in cui si imbatta in un arbitro meno longanime di Gonani cosa potrebbe sperare e pretendere da un giuoco tanto irruente, deciso in difesa e a metà campo, se al momento decisivo gli manca la risolutezza principale: quella dell' "a fondo" che porta alla stoccata?Certo il Genova ha fatto oggi ben altra figura di quella che fece un mese addietro al Testaccio: allora era una mezza squadra forte e efficacissima soltanto nella propria area, nulla o quasi oltre la linea di metà campo verso la rete avversaria. Oggi si è fatto valere anche come squadra di attacco poiché è riuscito a restare per lunghi periodi all'offensiva e a premere sull' estrema difesa laziale. Ma a che pro, se il cannoniere, l'uomo del tiro risolutivo gli manca ancora? Comunque la Lazio, sensibilmente menomata in partenza, oltre che dall' assenza di costa, dalle precarie condizioni di Viani costretto a mettere la sordina al suo giuoco per non incorrere a sforzi che lo pregiudicassero del tutto, ha avuto oggi fra le nove partite disputate su cam,po proprio, la più difficile, la più pericolosa. Una partita che ci ha ricordato quella disputata con la Fiorentina. Anche allora nonostante la tendenza del giuoco alla vigoria senza complimenti, la Lazio arrivò a segnare due volte: anche allora sul finire della lotta vide scemato il suo vantaggio;anche allora terminò sotto la minaccia del pareggio e con i suoi tifosi che gridavano all' arbitro il sintomatico "tempo - tempo" che è indice sicuro di vittoria faticata e fino all' ultimo in pericolo. L'essere giunta al porto dei due punti è perciò un titolo di maggior merito e, se mai, tanto dispendio di energie, tanta rudezza e gli inevitabili incidenti, li sconterà in proseguo di campionato. LA PARTITA E GLI UOMINI. La partita ha assunto fin dalle prime battute il tono acceso che il Genova vorrà darle perché a esso più conveniente. Non appena l'arbitro ha dato il via alle due squadre (schieratesi in campo con Blason, Zaccone, Monza; Baldo, Viani, Milano, Busani, Riccardi, Piola, Camolese, D'Odorico la Lazio e con Fregosi, Agosteo, Vignolini, Genta, Bigogno, Figliola, Arcari, Perazzolo, Pantani, Scarabello, Marchionneschi il Genova), Blason è stato chiamato al lavoro, al 1', da Pantani e al 2' da Arcari. Al 4', uscita di Fregosi. Al 9' Scarabello tira bene, forte e basso, ma la palla è a lato. E' soltanto all' 11' che il pubblico (quello delle grandi occasioni e con un denso settore di sostenitori genoani, in prevalenza soldati e marinai) può salutare con alti clamori la prima bella azione offensiva dei laziali. Ma ad essa corrisponde anche la prima prodezza di Agosteo e l'occasione creata poi da D'Odorico sfuma. Al 15' Pantani, su allungo preciso di Perazzolo, tira al volo ed è necessario un magnifico tuffo di Blason perché la palla sia deviata in angolo. Su questo gira di testa Figliola e Blason blocca. Al 25' è Fregosi che compie una prodezza coraggiosa uscendo deciso e buttandosi fra i piedi di Busani che, profittando di un rimbalzo della palla fra Agosteo e Vignolini, stava per segnare. Un attimo di respiro e poi ancora D'Odorico manda al centro un pallone pericoloso che arriva a Busani, al quale Figliola toglie la palla al momento del tiro. Al 30', 31' e 34' è la Lazio a sfiorare il successo, prima su azione Baldo - Camolese - Riccardi, tiro respinto da Vignolini; nuovo tiro di Busani respinto da Genta, poi con improvviso tiro di Piola spostato a sinistra, infine con un insidioso spiovente di Riccardi parato da Fregosi, uscito tempestivamente. Subito dopo figliola, per evitare un angolo, devia verso il centro, ma Piola tira male. Al 39' una rimessa al centro di Busani su tiro di Camolese è deviata fortunosamente e neutralizzata da Bigogno mentre Piola stava per raccogliere da pochi metri. LA LAZIO IN VANTAGGIO. In questa seconda parte del primo tempo, senza che il giuoco, sempre improntato a decisione estrema abbia degenerato in cattiveria e scorrettezza, la difesa rosso-blu si è fatta apprezzare specie per la continuità di Agosteo in tutta la sua possanza, ma ecco che improvvisamente capitola e capitola in un' azione di calcio d'angolo. E' Figliola che manda oltre la linea per fermare un' azione di Riccardi. Nella mischia, tiro di Baldo e nuovo angolo. Ribatte Busani, la palla arriva sulla porta genovese a fil di palo: salta Vignolini e non riesce a toccarla, salta Fregosi (e la palla sta per varcare la soglia fatale per l'effetto impressole) e tenta di bloccare, ma è ostacolato da Riccardi e non ci riesce; la palla gli sguscia fra le mani e rotola in rete. Siamo al 43' e il tempo finisce senz'altri pericoli per Blason e per Fregosi. Nella ripresa è la Lazio che attacca per prima e Fregosi deve parare in tuffo un tiro di Piola. La Lazio insiste, non è tranquilla e ha ragione. Al 5' un' azione velocissima Riccardi - Piola - Camolese - Busani porta Piola a pochi metri dalla rete: parte un tiro secco che Agosteo arriva a deviare in angolo. E siamo al secondo punto laziale, perché anche questa volta lo spiovente di Busani mette in difficoltà Fregosi, il quale, anche questa volta ostacolato, respinge corto a cinque o sei metri. Raccoglie Piola che con un tiro astuto e precisissimo manda in rete, nonostante il fitto groviglio dei difensori rossoblu e attaccanti laziali. E' il 6.o minuto. Il Genova non si da per vinto, reagisce anzi al nuovo colpo avverso aumentando in impegno e in decisione, e la Lazio che retrocede Camolese a quarto mediano per alleviare un poco la fatica a Viani andrà a calare di tono fino a subire nuovamente, come nei primi minuti del primo tempo, la supremazia rossoblu. Parata di blason su tiro di punizione di Genta al 7', e subito dopo la Lazio segna un terzo punto che però l'arbitro annulla. L'azione si è svolta così. Veloce azione Piola - Riccardi, scambio di questi con Busani che spostato al centro si urta con Agosteo mentre la palla arriva a D'Odorico il cui tiro, deviato da Vignolini, finisce in rete. Ma l'arbitro aveva già fischiato il fallo di Busani su Agosteo e annulla, mentre il pubblico che certo non aveva avvertito il fischio, tanto alti erano gli incitamenti ai beniamini, protesta a gran voce. Al 9' Agosteo provoca un quarto angolo che è respinto da Figliola e quindi Arcari minaccia Blason, con un bel tiro in corsa che sfiora la traversa. Un fallo di Pantani in area, un tiro improvviso di Camolese (12'), una bella parata di Blason (tiro di Genta al 13'). Al 15' la Lazio è in angolo perché Viani libera come può su pericolo creato da uno scontro Monza - Blason. Respinge Blason a pugni tesi. PERIODO ROSSO BLU. Al 17' Pantani su centro di Marchionneschi manda alto e al 19' e 21' altri angoli contro la Lazio su tiri di Marchionneschi e Scarabello. La difesa laziale è sempre più impegnata in un duro lavoro. Al 29' punizione di Agosteo e parata alta di Blason. Al 33' e al 34' due improvvise azioni di contrattacco dei laziali; D'Odorico tira malamente a rete e la palla sfiora la traversa. Ecco di nuovo il Genova in area avversaria. Arcari poi tira su passaggio di Perazzolo. La palla va a lato ma Milano nel vano tentativo di intercettare si ferisce a una coscia e deve lasciare il campo. Lo sostituisce Camolese mentre Milano, rientrando dopo due minuti, va all' ala sinistra e Camolese al fianco di Piola. La Lazio ancor più menomata si difende con gran animo, ma non può evitare il punto avversario al 43' quando, nuovamente servito da Perazzolo, Arcari, benché marcato da Camolese, riesce a tirare basso e trasversalmente. La palla va in rete a un palmo dalla base del montante opposto. Due a uno. E la partita non è finita perché il Genova tenta con raddoppiata vena il pareggio e si impegna a fondo. Milano è nuovamente vittima di un duro scontro con Agosteo, mentre in area laziale si accendono ancora due o tre mischie confuse e pericolose. Blason, si giuoca ormai in tempo di ricupero, respinge a pugni un tiro di punizione battuto dal limite e nella mischia resta contuso Scarabello il quale deve abbandonare il campo. Ancora una punizione contro il Genova (fallo di Agosteo su Busani) e siamo alla fine. Da quanto abbiamo premesso, si può desumere quale sia stato il comportamento delle squadre. Per quanto riguarda gli atleti in campo, aggiungiamo che il Genova ha avuto in Agosteo, Genta e Figliola gli uomini migliori, seguiti subito dopo da Arcari, Vignolini, Bigogno e Perazzolo. La partita di Fregosi, se non fosse per i due punti ottenuti dai laziali su errore suo, potrebbe dirsi ottima. Scarabello ha avuto un comportamento contraddittorio: ottimo nel primo tempo, poco preciso e scarsamente redditizio nella ripresa. Marchionneschi, presto contuso, non ha potuto fare molto, mentre Arcari, brillante e classico ha trovato in Milano un avversario valorosissimo. Pantani, con le sue doti e le sue deficieze nel loro sconcertante alternarsi, ancora una volta è riuscito a mettere in imbarazzo i critici i quali per quanto riguarda l'aitante centravanti rosso-blu sono nei suoi riguardi risoluti e assoluti: chi lo dice bravo e chi nullo senza mezze misure. Della Lazio i migliori sono stati Busani, Piola, Milano e Blason. Coraggioso e lodevole Viani tenuto conto della sua minorazione. Monza e Zaccone dato anche il continuo ausilio dei mediani hanno figurato meglio del solito. Riccardi è stato efficace, finché non ha risentito dell' estenuante fatica impostagli dalla partita.  VEZIO MURIALDI

 

IL PICCOLO di Genova (Genova, 25 Gennaio 1937) - VALOROSI, MALGRADO LA SCONFITTA. LAZIO - GENOVA 2-1. Roma, 25 gennaio. E' stata una delle partite più emozionanti che si siano svolte in questa stagione sulle scene calcistiche romane. Non si può nemmeno dire, questa volta, che il giuoco delle due squadre abbia lasciato a desiderare. Nulla di eccezionale  e di peregrino dal punto di vista tecnico, ma uno sfoggio costante di buone intenzioni che, spesso, ha sollevato il tono del gioco ad insolita bellezza. Il pubblico ha avuto naso ed è accorso in folla al richiamo di questa contesa; forse i due gravi insuccessi subiti dalla Lazio a Genova non sono stati estranei alla viva attesa che ha preceduto l'avvenimento e che si è manifestata, come naturale conseguenza, in un cospicuo incasso. Il pubblico, come abbiamo detto, non ha avuto torto e l'aspettativa, una volta tanto, non è andata delusa. PLAUSI E APPLAUSI AI ROSSO BLU. Il Genova, che ha lottato per lungo tempo da pari a pari con il formidabile schieramento laziale, non conserverà un ricordo troppo gradito di questa sua sfortunata fatica. Due banali errori del portiere Fregosi, che pure in altri episodi dell' incontro si era fatto ammirare per i tempestivi e coraggiosi interventi, hanno risolto la contesa in favore degli azzurri laziali. Due errori dello stesso stampo, hanno messo in risalto nel portiere genovese una deficienza di presa, che per altro non ha trovato conferma negli altri episodi della partita. Il primo di questi errori, che ha provocato un auto-porta dello stesso portiere, si è verificato a pochi minuti dalla fine del primo tempo. Fino a quel momento il Genova si era battuto con vigorosa energia e con stile degno di una grande squadra; si era gettato nel gioco per il piacere di giocare, accettando il tema preferito della sua rivale, la caccia alla rete; e, seppure nessun punto era venuto a premiare il suo slancio, l'applauso del pubblico aveva più volte sottolineato la bellezza delle sue manovre. La Lazio tentava di imporre il suo gioco e non ritrovava sotto la minaccia e il controllo continuo degli avversari quella fluidità di azione che caratterizza il suo stile abituale e che costituisce il principale fattore dei suoi successi. L'infortunio di Fregosi, che avrebbe potuto intaccare il morale di una squadra meno salda, non ha avuto effetto sul rendimento della compagine ligure. La fisionomia e le caratteristiche dell' incontro non sono mutate fino al momento in cui un secondo errore di Fregosi permetteva a Piola di sfruttare fulmineamente la situazione. Soltanto allora il Genova ha mostrato di accusare il colpo. Un minuto dopo un auto-porta di Vignolini non veniva riconosciuta valida dall' arbitro, in seguito ad un precedente fallo di un giocatore laziale e la folla, che pure era ancora in trepidazione,  per le sorti della partita, dato che il due a zero era tutt'altro che convincente, non ha avuto neppure il coraggio di protestare, come avviene in simili casi, data la contrarietà della sorte che perseguitava la squadra ospite. L'episodio non aveva così conseguenze dannose per il Genova, ma valeva come sintomo di un evidente disorientamento della squadra genovese. Era, questo, il momento per la Lazio di forzare l'andatura, e difatti la squadra azzurra sfoderava i numeri più pregevoli del suo repertorio. La difesa rosso bleu si trovava improvvisamente di fronte a situazioni alquanto critiche e bene o male superava la tempesta. DOPO IL DUE A ZERO. Poi veniva la reazione, l'undici sferzato da un colpo di sfortuna, beffato da uno scherzo maligno della sorte, preso di fronte e chiuso nella sua area, ha sentito ad un tratto prepotente lo stimolo alla lotta, ha rotto di forza la barriera di maglie azzurre e si è gettato letteralmente all' assalto della rete avversaria. La Lazio barcollava sotto il colpo di ariete ed era costretta all' umiliazione di dover arretrare i suoi uomini per formare la guardia all' ultima trincea. Aveva ancora qualche spunto offensivo di grande efficacia, ma alla fine il Genova riusciva a sfondare con un' azione impostata da Perazzolo che Arcari concludeva con un tiro nell' angolo. Partita accanita, vivace e non scevra di rudezze. Due atleti, prima Milano e poi Marchionneschi, ne subivano le conseguenze più tangibili, ma numerosi altri giocatori devono aver chiuso la loro fatica alquanto malconci. Le condizioni fisiche di Viani, tutt' altro che perfette, hanno reso guardingo e talvolta perfino incerto, specialmente all'inizio, il gioco della squadra azzurra, che in condizioni normali è invece un modello di franchezza e di aggressività spregiudicata. In seguito viani ha dato l'impressione di non risentire troppo del recente infortunio e la squadra allora ha tratto dal gioco del suo centro mediano forza di penetrazione e ordine tattico. Non si può dire però che la mediana azzurra abbia giocato nel suo stile abituale: un po' per la giornata non troppo felice di Baldo e un po' per le soverchie preoccupazioni difensive di Milano. Come conseguenza di questo atteggiamento della seconda linea la difesa ha dato l'impressione di maggiore solidità, ma non ne ha giovato l'attacco, che spesso ha avuto alle sue spalle, in funzione di sostegno, il solo Viani. L'opera e l'attività delle mezze ali hanno risentito non poco di questa particolare fisonomia tattica del gioco laziale, cosicché la prima linea, che ha avuto in Piola e in Busani gli atleti più intraprendenti, non ha praticamente potuto disporre dei suoi mezzi abituali per dare alla sua azione un carattere di decisa incisività. LA PROVA DEL GENOVA. Non deve essere per altro trascurato, nella valutazione della prova fornita dalla Lazio, il fattore importantissimo che è stato rappresentato dal gioco della mediana genovese. Anche nella vena delle sue migliori giornate l'attacco azzurro avrebbe stentato a trovare il suo mordente tra le maglie del reparto genovese di seconda linea, che all' attacco e in difesa si è disimpegnato  con eccezionale bravura. Se Bigogno non avesse adottato nel primo tempo una posizione di eccessiva prudenza anche quando la squadra era protesa all' attacco, e se nella ripresa non avesse dato segni di stanchezza, il Genova avrebbe dato ben altri grattacapi alla compagine romana. La robustezza di Genta e l'eccezionale attività di Figliola hanno compensato efficacemente gli squilibri rilevati nel gioco del centro mediano. In difesa, Agosteo è stato il migliore e per quanto riguarda il reparto di attacco non si può tacere della buona prova fornita dalle ali. Perazzolo ha troppo trascurato la sua funzione di attaccante per accorrere a dar man forte ai reparti arretrati. Scarabello ha iniziato brillantemente e si è prodigato per tutta la partita, ma sulla distanza ha perduto la precisione e l'esattezza del passaggio. Pantani, infine, che ha sfoggiato un buon controllo di palla e una grande aggressività, è apparso troppo lento per assolvere con efficacia il suo ruolo. L'arbitraggio di Gonani è stato ispirato all' eccessiva longanimità, nei numerosi episodi di violenza e di scorrettezza che hanno caratterizzato la partita. Le squadre hanno giocato nelle seguenti formazioni: LAZIO: Blason, Zaccone, Monza, Baldo, Viani, Milano, D'Odorico, Riccardi, Piola, Camolese, Busani. GENOVA: Fregosi, Agosteo, Vignolini, Genta, Bigogno, Figliola, Arcari, Perazzolo, Pantani, Scarabello, Marchionneschi. Le prime minacce dei genovesi si concretano con tiri fuori bersaglio di Scarabello e di Perazzolo. I rosso bleu danno prova di grande slancio e si aggiudicano un angolo su tiro di Pantani che Blason deve deviare. Poco dopo è Arcari che tira sfiorando la traversa. La Lazio subisce con calma le sfuriate dei genovesi e risponde con azioni ben congegnate, ma prive di mordente. Al 24' un nuovo calcio d'angolo viene decretato a favore del Genova. Il gioco si alterna senza soste sull' una e sull' altra zona. Fregosi è chiamato al lavoro in seguito ad un' azione di Busani ed opera un ardito tuffo sui piedi dell' attaccante laziale. LA PARTITA. Al 27' Marchionneschi esce contuso dal campo, per rientrarvi qualche minuto dopo. Negli ultimi minuti del primo tempo la Lazio si porta in vantaggio. Su tiro d'angolo operato da Vusani, Fregosi - che è ben piazzato - raccoglie la palla ma poi se la lascia sfuggire mandandola in rete. Incoraggiata da questo successo, la Lazio inizia la ripresa a grande andatura. Al 5' azione di Piola che provoca un calcio d'angolo. L'errore di Fregosi si ripete anche in questa occasione. Il portiere genovese si lascia sfuggire la palla dalle mani e Piola ne approfitta per scaraventarla in rete con un tiro violentissimo. Un minuto dopo Vignolini manda nella sua rete una palla centrata da D'Odorico. Il punto non viene concesso dall' arbitro per un precedente fallo di Riccardi. La Lazio domina per qualche minuto e ottiene ancora un calcio d'angolo, ma la riscossa genovese non tarda. Al 14' i difensori laziali devono salvare in angolo. Poco dopo Pantani ha una buona occasione di segnare calciando da pochi metri sulla traversa. Poi un tiro di Genta viene parato in angolo da Blason. Al 21' nuovo calcio d'angolo contro la Lazio. Le scorrettezze e le violenze che affiorano nel campo fanno le prime vittime. Milano esce dal campo e rientra dopo qualche minuto all' ala. La stessa sorte tocca poco dopo a Marchionneschi. Al 42' il Genova ottiene il punto dell' onore. L'azione si svolge sulla destra, dove tanto Arcari quanto Pantani sono ben piazzati. Su allungo di Perazzolo Pantani finta l'entrata e lascia invece campo libero ad Arcari, il quale piazza un tiro bene aggiustato nell' angolo sinistro della rete di Blason. Il Genova insiste all' attacco ma senza successo, la fine viene salutata da grandi applausi da parte della folla, che negli ultimi minuti aveva avuto ragione di temere per le sorti della sua squadra.   VITO DE BELLIS.

 

GAZZETTA dello SPORT (Milano, 25 Gennaio 1937) – PARTITA APERTA FINO AL 90’.  LAZIO - GENOVA 2-1 (1-0). Marcatori: Busani (L) al 41’ del primo tempo, Piola (L) al 6’ e Arcari (G) al 44’ della ripresa. LAZIO: Blason; Zaccone, Monza; Baldo, Viani, Milano; Busani, Riccardi, Piola, Camolese, D'Odorico. GENOVA: Fregosi; Agosteo, Vignolini; Genta, Bigogno, Figliola; Arcari, Perazzolo, Pantani, Scarabello, Marchionneschi.  Arbitro: Gonani di Ravenna. Spettatori: 13.000 circa. Tempo coperto, terreno ottimo. Al 25’ Busani, colpito duramente al ginocchio da Figliola, doveva essere trasportato fuori dal campo, vi rientrava dopo qualche minuto. A pochi minuti dalla fine anche Milano veniva menomato da uno strappo che lo costringeva a passare, inutilizzato, all’ ala sinistra. Il suo posto veniva preso da Camolese il quale, a sua volta, era sostituito da D’Odorico. Proprio negli ultimi secondi di gioco Scarabello cadeva a terra e veniva ricondotto  a braccia negli spogliatoi. Angoli: 4 contro Genova e 4 contro la Lazio. Roma, 24 gennaio. La partita si è chiusa, che da qualche minuto il pubblico, tutto in piedi e tutto proteso verso il campo, scandiva a gran voce il consueto avvertimento all’ arbitro: “tempo! Tempo!”. Segno evidente dell’ incertezza del risultato, ancora in piena vita a pochi secondi dalla fine. Segno evidente del timore e della preoccupazione della folla di vedere in pericolo la vittoria. Segno evidente, infine, della poderosa, veemente riscossa dei genovesi i quali, in svantaggio di due goal all’ inizio della ripresa, rifiutavano di accettare quello che appariva l’inevitabile destino e davano battaglia a fondo con spirito agonistico e volontà impressionanti. La partita non ha avuto, dunque, un attimo di sosta. Essa è stata a volte brillante e tecnica, a volte arruffata e caotica, ma sempre accanita, ardente, pugnace. Monotona mai. Nel primo tempo il tono del gioco era mantenuto alto dalla Lazio che con insistenza tenace, continua, inesauribile, cercava la via del goal e riusciva a trovarlo proprio con la sua azione meno chiara e meno convincente; nella ripresa, invece, era il Genova che assumeva il comando e lo manteneva, dimostrando di possedere in esuberanza resistenza fisica, freschezza, fiato. Con tali premesse ed in tali condizioni, vien fatto di domandarsi se il risultato deve essere ritenuto giusto. Ed effettivamente la risposta non sgorga così facile e spontanea, come quando sul campo si ha una squadra che domina ed una che è dominata. Se si pensa solo alla “quantità” degli attacchi e delle azioni succedutesi sui due campi si può concludere che l’incontro poteva anche chiudersi alla pari; ma se dalla quantità si passa alla “qualità” del gioco svolto, allora bisogna affermare che la vittoria laziale ha le sue carte in regola e che i due punti guadagnati sono assolutamente ineccepibili. DIFETTI E PREGI DEL GENOVA. Il difetto del Genova sta nella sua linea d’attacco la quale, apparentemente, è svelta, decisa, autorevole ma praticamente è incapace di concludere. Con due ali veloci, due interni infaticabili e preziosi, un centro le cui doti fisiche sono indubbiamente rimarchevoli, la prima linea genovese dovrebbe riportare risultati assai più soddisfacenti di quanto ottiene. Il fatto è che Marchionneschi non è tempestivo come dovrebbe, Perazzolo e Scarabello pensano troppo alla difesa e pochissimo all' attacco, Pantani è pesante e tardo, il suo piede è un po' troppo indipendente dal cervello, in modo che i tiri non sono mai instradati sui binari forniti dal criterio e dall' intuizione.  Il solo capace di concludere era Arcari, sorvegliato però strettamente da un Milano insuperabile ed in superba giornata; è stato sufficiente che Milano, contuso, abbandonasse il suo posto perché Arcari battesse Blason. Lodi piene invece per la mediana, guidata da un Bigogno in perfetta efficienza fisica ed eccellente tanto in difesa che all' attacco; l'ex fiorentino ci è sembrato assai migliorato dalle sue ultime esibizioni ed il suo gioco, sempre limpidissimo, ha acquistato anche in fatto di caparbietà ed energia. Eccellente anche Figliola, cui era affidato l'agile, guizzante Busani, mentre Genta non ha dovuto faticare troppo per controllare D'Odorico. Dei due terzini, discreto Vignolini, superbo Agosteo, onnipresente e combattivo. Il capitano genovese ha giocato una delle sue migliori partite ed è stato, secondo la necessità, irruente, stilista, astuto. Fregosi ha sfoggiato parate assolutamente spettacolose, dimostrando occhio, prontezza, presa; in alcune sue uscite a valanga, che hanno salvato situazioni criticissime, ha messo in luce anche un coraggio a tutta prova. Malgrado tutte queste belle doti egli è stato battuto nelle occasioni più facili e più banali: conseguenza, certamente, della mancanza di astuzia e di mestiere. In conclusione una squadra organica, solida, pugnace; però troppo decisa e dura più del necessario. I DUE TEMPI DELLA LAZIO. La Lazio ha riportato una nuova vittoria casalinga, la nona, se non erriamo, della serie. Rispettata dunque la tradizione ed incamerati i due punti in casa laziale, si può essere lieti della giornata che ha offerto, fra l'altro, anche la desiderata rivincita sulla squadra che quest' anno aveva avuto per due volte la meglio e con un punteggio piuttosto rimarchevole. La letizia è stata però offuscata dagli infortuni di cui sono stati vittime due fra i più valorosi atleti, Busani e Milano, e dalla preoccupazione che le imminenti battaglie del campionato debbano essere affrontate con una squadra raffazzonata e di ripiego. Iniziata la partita con prudenza e superati, sul piede di casa, i primi momenti, la Lazio assumeva le redini del gioco che manteneva con mano salda per tutto il primo tempo e per i primi 10' della ripresa. Durante questo periodo la squadra si è distesa nel più arioso e nel più piacevole dei giochi d'attacco, infilando sequenze di azioni, una più briosa ed intraprendente dell' altra. Più volte sembrò che il goal dovesse sgorgare come l'epilogo logico ed atteso, più volte la bravura dei difensori genovese, ed il coraggio del portiere, impedirono che l'evento si compisse. Poi sullo scorcio del tempo Fregosi dové raccogliere il primo pallone ed all' inizio della ripresa il secondo. Anche un terzo, su tiro di D'Odorico, compiacentemente deviato da Vignolini, aveva varcato la linea fatale, ma non era stato riconosciuto dall' arbitro, il quale aveva fischiato un attimo prima un fallo di Busani. Fino a questo punto la Lazio aveva posto in luce tutte le sue qualità migliori: limpidezza, velocità, spirito conclusivo. Le prodezze di Piola, il cui gioco si va di settimana in settimana trasformando e affinando, erano sostenute dagli ottimi Busani e Camolese, mentre la mediana e la difesa assolvevano il loro compito con regolarità, prontezza, efficacia. Poi il Genova rialzò la testa ed allora toccò alla Lazio difendersi; il compito della prima linea passò in seconda linea e sulla mediana e sui terzini gravò, pesante fardello, tutto il peso della partita. I due reparti laziali hanno saputo comportarsi con il massimo onore, ribattendo pallone per pallone, colpo per colpo, urto per urto. Di fronte ad una squadra che lottava alla disperata, la difesa laziale ha reagito con sicurezza e senza mai perdere la calma e il controllo di se stessa. Quanto agli uomini diremo che Milano e Viani furono i migliori della mediana e che Zaccone e Monza si divisero equamente interventi fulminei, salvataggi decisivi, le preziosità più belle e più spettacolari. Blason si è distinto per la sicurezza della presa e per l'infallibilità della posizione. Ma avrebbe potuto evitare il goal genovese solo che si fosse tempestivamente deciso ad uscire. Buon arbitro dell' incontro è stato Gonani di Ravenna. STORIA DEI TRE PUNTI. Ecco la cronaca dei tre goal. Il primo al 44' del primo tempo: su tiro di Baldo un difensore devia in angolo ed è Busani che s'incarica del tiro. Il pallone spiove a fil di palo, batte sulle mani protese del portiere, scivola in rete. Effetto? A noi è sembrato che Fregosi fosse, in quel momento, maledettamente confuso. Il secondo giungeva al 6' della ripresa e anche questo su calcio d'angolo: era ancora Busani che batteva il tiro e Fregosi balzava sulla traiettoria e respingeva troppo corto, però, tanto che Piola colpiva il pallone di sinistro ed infilava in rete. Il Genova segnava al 44' della ripresa ed era Arcari che, ricevuto il pallone dal centro, con forte tiro trasversale batteva Blason. Di notevole, nel corso della partita, due uscite a valanga di Fregosi sui piedi di Busani (25' del primo tempo) e di Piola (1' della ripresa), che salvarono due goal che sembravano ormai scritti; 15' del primo tempo: un centro di D'Odorico giungeva a Busani che , ad un metro dalla rete mandava altissimo,mentre al 18' della ripresa Pantani, lanciato da Bigogno, si trovava a tu per tu con Blason e trovava modo di spedire a lato. Queste le fasi più interessanti, quelle da cui poteva scaturire il goal. Il resto era più o meno di ordinaria amministrazione. In tribuna d'onore erano presenti Vittorio e Bruno Mussolini, S.E. Valle, il gen. Vaccaro.   ENNIO VIERO

 

IL LITTORIALE (Roma, 25 Gennaio 1937) – LA LAZIO PRENDE LA RIVINCITA SUL GENOVA. Nell' accesa e contrastata partita gli azzurri segnano su calcio d'angolo sul finire del primo tempo, poi raddoppiano, ancora su calcio d'angolo, all' inizio della ripresa. Il Genova marca a pochi minuti dalla fine quando Busani e Milano si erano infortunati. Genova: Fregosi; Agosteo, Vignolini; Genta, Bigogno, Figliola; Arcari III, Perazzolo, Pantani, Scarabello, Marchionneschi. Lazio: Blason; Zaccone, Monza; Baldo, Viani, Milano; Busani, Riccardi, Piola, Camolese, D'Odorico.  Arbitro: Gonani (Ravenna). Goals - Lazio: Busani (41' del primo tempo); Piola (6' della ripresa); Genova: Arcari (43' della ripresa). Terreno soffice, ma ottimo. Cielo coperto -Temperatura rigida. Spettatori: sedicimila circa. I fatti hanno dimostrato che il Genova era temibile, eccome. La Lazio, benché avesse martellato di tiri la rete di Fregosi nel primo tempo, sbagliando talvolta il bersaglio, ma molto spesso vedendo frustrati gli sforzi dalla prodigiosa abilità del portiere rossoblu, è finalmente riuscita a passare due minuti prima del fischio del riposo, su un tiro d'angolo di Busani che, per la sua forza, sfuggiva dalle mani del portiere e ruzzolava in rete. Ma la tranquillità - e tranquillità relativa, s'intende - non veniva che al 6' della ripresa, quando su azione anche questa susseguente ad un calcio d'angolo, Piola batteva per la seconda volta Fregosi. Fatta accorta dalla dolorosa esperienza di Milano, la Lazio (che si vedeva annullato, meno di un minuto dopo, un terzo goal di D'Odorico, con la collaborazione del terzino rosso-blu Vignolini, perché l'arbitro aveva fischiato, appena una frazione di secondo prima, un fallo di Busani) non insisteva all' attacco con tutti i suoi, bensì pur continuando a minacciare, arretrava in più vigile posizione di controllo le mezze ali. Correva pericoli; ma altri ne creava: e molto probabilmente il risultato non sarebbe più cambiato senza un incidente. Già ridotto da un quarto d'ora del cinquanta per cento, in seguito ad un calcio di Vignolini, il rendimento di Busani a cinque minuti dallo scadere del tempo regolamentare, Milano, forse per una falsa mossa nell' intento di intercettare un traversone di Arcari, che anche gli altri attaccanti genovesi lasciavano perdere in fallo di fondo, si faceva male. Usciva a farsi medicare, poi rientrava, spostandosi all' ala sinistra, e terminava, durante una delle ultime discese laziali, col rimanere inanimato sull' erba, vinto dallo spasimo. Ebbene: bastava che Arcari III non avesse più di fronte Milano, che per tutta la partita lo aveva francobollato tenacemente, riducendone di molto - quando non l'annullava addirittura - la pericolosità, per trovare il destro, al 43' e su passaggio di Perazzolo, di violare la rete laziale. Mancavano due minuti alla fine: i due minuti, col recupero, divennero cinque e il Genova intravide ancora la possibilità di un pareggio. Ma fu vana speranza. Anche mutilata, la Lazio ributtò indietro i rosso-blu, attaccò ancora a sua volta. Non segnò più: ma conservò, con margine più largo di quanto il 2 a 1 non dica, la meritata vittoria. MUTAMENTO DI TATTICA. Mai, nel corso dell' attuale campionato, abbiamo veduto la Lazio a Roma premuta così intensamente dall' avversaria come fu ieri in certi periodi del primo tempo, e, specialmente nel secondo quarto d'ora della ripresa. E, anche dopo, a risultato acquisito e più che mai consolidato man mano che il tempo passava, si lottò sempre con vigore, con impeto, con accanimento, quasi con acrimonia. La Lazio, arretrando le mezze ali, ha dimostrato con i fatti che il sistema se non dà al pubblico gli stessi brividi e emozioni spettacolari che produce il più estetico attacco in linea, ha pur esso i suoi pregi; e che anche una compagine attrezzata a preferenza del gioco offensivo può adattarsi a seconda delle caratteristiche della avversaria che ha di fronte, tutte le esigenze. Ma, appunto perché conoscevano bene il Genova, anche nel primo tempo la tattica degli azzurri fu più guardinga del solito. Ne perse in chiarezza e talora in incisività la manovra di penetrazione ; ma in compenso rifulse maggiormente la bravura dei terzini, i quali più spesso coperti e aiutati dai mediani laterali - mentre a Viani davano man forte le mezze ali - dimostrarono, come noi da tempo sosteniamo, che non tutte le critiche ad esse rivolte erano meritate. Certo, ci fu un certo disagio ad assuefarsi al sistema, ibrido nel primo tempo; e per questo sembrò che la Lazio non marciasse bene. Ma quando, giunti 2 a 0, il metodo venne accentuato, Camolese terminò in crescendo, svolse il suo lavoro con precisione e lucidità bellissima; e Riccardi, che evidentemente soffriva per una recrudescenza dei dolori all' inguine, giustificò l'insolita imprecisione e la minore efficacia del suo gioco. Il Genova, per contro, più assuefatto allo schieramento prudenziale, manovrò meglio nel primo tempo, e anche come temi di attacco, in questo periodo, piacque più della Lazio. Pilastro di questa prevalenza gli uomini del quadrilatero centrale, terzini-mediani laterali-mezze ali. Più fluido il gioco del Genova, più arioso ed aperto, nei confronti di quello laziale, che insisteva in passaggi corti, in ricami. Ma a che pro tutto questo, se poi, giunti al momento buono, o non si riusciva a piazzare la stoccata risolutiva, o si ci faceva soffiar la palla, e non si individuava il bersaglio della porta?Fatto sta che la Lazio, giocando peggio(diciamo così; ma per noi il gioco migliore è quello più "utile", quello cioè che porta al goal, o almeno il goal fa avvicinare di molto!) aveva avuto, al 41' quando Busani ruppe finalmente il ghiaccio, un sacco di occasioni più del Genova. Ne sprecò qualcuna: ma quante non ne annullò invece la difesa, e , principalmente, l'abilissimo Fregosi! I TRE PUNTI. Lavoro per i portieri da un parte e dall' altra, subito. Blason salva tiri di Pantani e Arcari; Fregosi di Riccardi e Baldo. Questa, al 4', è la prima parata difficile del portiere rosso-blu, che blocca sicuro la centrata del mediano destro, pur avendo Riccardi e Piola a ridosso. All'8' una respinta di Viani; al 9' un'azione del Genova da destra, conclusa alato da Scarabello; due attacchi laziali infranti di forza; un discutibile fuori gioco di D'Odorico, rilevato dal segnalinee e sottolineato dal pubblico da una salve di fischi, e al 13' su tiro di Pantani, Blason devia in angolo. Bella parata, e altra bella respinta, dopo l'angolo, su tiro di Figliola. L'azione continua e Arcari conclude fuori, dopo un "mani" di Marchionneschi sfuggito all' arbitro. Al 15' il goal laziale sembra inevitabile. Un tiro di D'Odorico, rimbalza su Agosteo. Riprende ancora D'Odorico, che spara raso terra. Busani intelligentemente è pronto a spostarsi sotto porta , arriva in tempo: ma ad un metro, forse meno, dalla linea del goal, alza in campanile. C'è da chiedersi come! Mentre il Genova manovra bene, specialmente per merito di Scarabello, Genta e Perazzolo, la Lazio intensifica la pressione.. Il Genova non fa complimenti, gioca duretto anzichenò, e salva. Ma,quando non può salvare la difesa, c'è Fregosi che compie prodezze: al 20' superba bloccata di un centro di Busani proprio sulla testa di Piola; al 25' salvataggio abilissimo in uscita sui piedi dello stesso Busani sfuggito ai terzini. Due attacchi del Genova non conclusi da Perazzolo e Scarabello; un salvataggio di Genta su tiro di Busani; due altre superbe parate di Fregosi su punizioni di Milano e Baldo al 35' e al 38', intercalate da una rovesciata di Piola, sbagliata, su centro di... Figliola, che contrastava la palla a Busani. Al 39' Riccardi, su rimando corto di Bigogno, perde un'occasione da rete. Ma il goal che maturava verrà al 41'. Angolo contro il Genova, provocato da Agosteo, per sgambetto di Arcari a Milano.Tira Busani, riprende Baldo. ancora angolo. Questa volta Fregosi cerca di bloccare; ma la palla gli sfugge di mano. Pressato da Vignolini, non può nemmeno tentare di spostarsi in fuori. Il pallone va in rete, la Lazio è in vantaggio. Reazione genovese. Vignolini viene ammonito, poi su punizione per fallo di Piola su Agosteo, Scarabello tira fuori. Ma termina all' attacco la Lazio: una prima volta è Scarabello che allontana un pallone centrato da D'Odorico su passaggio di Piola e la seconda Bigogno salva di forza intervenendo sul centro attacco. Una carica di Camolese a Bigogno frutta al Genova una punizione, sulla quale termina il primo tempo. Nella ripresa, che il Genova gioca in sfavore di un pallido sole, che si è fatto largo tra il grigio, la Lazio stringe l'offensiva. Subito al 1', salvataggio bellissimo di Fregosi sui piedi di Piola; al 2' tiro a lato di Piola, su serie Milano-D'Odorico. Al 5' bigogno, dopo duello con Piola, salva in angolo. Tira, al solito, Busani; si accende una mischia, e Piola, con un tiro forte, rende vano il tentativo di Fregosi, che non dimostra, evidentemente, la stessa astuzia sulle azioni di angolo che su quelle di manovra e mette in rete. Due a zero: ma il Genova evidentemente non è rassegnato. Vertiginosi capovolgimenti di fronte. Al 7' una bella parata di Blason, che con Pantani a ridosso, evita per un soffio il punto, su punizione di Genta. Poi, nemmeno trenta secondi dopo, il goal annullato. Tiro di D'Odorico, deviato in rete col tacco da Vignolini. Un' altro angolo contro gli ospiti all' 8'; un tiro di Arcari rasente la traversa, una parata di Fregosi su azione Riccardi-Busani, un altro tiro alto al 12', di Camolese; a al 13' uno di Genta parato da Blason. E' questo tiro che apre un periodo di prevalenza rosso-blu. al 15' e al 19' la Lazio incassa due angoli; e al 16' Pantani, solo, non sa sfruttare un buon allungo di Marchionneschi. Ma la Lazio gioca più prudente, ora, e - come abbiamo detto - mentre Camolese è in crescendo e anche Baldo si preoccupa più della difesa, si offusca, per contro, nel Genova, la stella di Scarabello. Nulla di grave nemmeno al 21' sul quarto angolo contro la Lazio, e nulla al 22' su tiro imprecississimo di Piola. Al 25', Busani è colpito da Vignolini mentre era a terra, ed il gioco viene sospeso. Busani riprende zoppicante. La pressione è alterna, ma le manovre sempre più confusionarie e meno chiare. Una punizione di Agosteo, al 29', per fallo di Viani su Pantani, è bloccata facilmente da Blason. Poi mentre i falli fioccano e l'arbitro deve intervenire ogni momento, la Lazio riprende a dominare, e manca di poco il successo, con Piola, al 34' e al 37'. Su un traversone di Arcari che si perde in fallo, Milano, nel tentativo di intercettare, si fa male. Esce per qualche minuto dal campo, per rientrarvi poi zoppicante, e spostarsi all' ala sostituito da D'Odorico. E' così che al 43' Arcari, ricevendo un preciso passaggio di Perazzolo, sorprende Blason con un tiro diagonale. Forse Blason avrebbe potuto tentare l'uscita con profitto. Gli ultimi minuti sono accanitissimi. Blason respinge di pugno un pallone, calciato su tiro di punizione da Vignolini; Piola e Busani, in risposta, quando già anche Milano è fuori campo, e dalla parte opposta pure Scarabello è sull' erba che si fa massaggiare, imbastiscono una discesa che il bravissimo Agosteo, da solo, interrompe ancora una volta. Al 48', su una punizione battuta contro il Genova, e finita fuori, la partita ha fine. LA LAZIO, IL GENOVA E L'ARBITRO. La partita, in campo e in tribuna, non è stata un modello di serenità. Già il Genova, un po' pel ricordo del doloroso infortunio a costa, un po' per l'altro ricordo... non confessato dei 9 goals a 1 in due partite con la Lazio non era stato accolto con eccessiva cordialità e veniva seguito con un po' di prevenzione. Figurarsi poi quello che avvenne in tribuna, quando, effettivamente, si videro i rosso-blu giocare con decisone eccessiva, talora con durezze e scorrettezze, che il direttore di gara non represse sempre con la dovuta energia! E alla fine, anche per gli infortuni accorsi a Busani e a Milano, la folla non lesinò fischi e disapprovazioni. Se la folla è stata... sincera, anche troppo, nulla è da rimproverare invece alla squadra della Lazio, che senza subire francescanamente, non si è però lasciata trascinare da velleità di ritorsioni, e ha giocato calma e corretta. Nella premessa sulla tattica svolta per l'occasione dagli azzurri, è implicito il giudizio sulla squadra, che resta favorevolissimo, ed il fatto che i due punti siano stati segnati su calcio d'angolo e non su azioni manovrate, non intacca minimamente. E' qui appunto il nocciolo della questione, agli effetti del mantenimento, e dell' eventuale miglioramento, dell' attuale classifica. Individualmente, non condividiamo le critiche rivolte a Piola dai soliti incontentabili. Quando un centravanti è controllato così spietatamente, e con tutti i mezzi, la precisione è frutto più che altro della fortuna: ed anche ieri Piola, con Busani, è stato ottimo tra gli attaccanti. Bene, come abbiamo detto i terzini, e bene Viani che nonostante il recente infortunio ha lottato con abilità e discernimento. Riccardi, sofferente, ha diritto a tutte le attenuanti per la prova mediocre sostenuta. Baldo è migliorato nella ripresa, e Blason, non eccessivamente impegnato, ha avuto però qualche felicissimo intervento. Il numero uno della Lazio, tuttavia, è stato secondo noi Milano, il quale ha francobollato, annullandolo, il pericolosissimo Arcari, senza perdere di vista Perazzolo e senza disinteressarsi dell' attacco. Così come nel Genova la citazione d'onore spetta a Genta, che ha giocato una partita spettacolosa. Ottimi però - e difficile sarebbe fare tra loro una graduatoria - anche Fregosi, Perazzolo e Agosteo. Scarabello è calato nella ripresa, dopo un superbo primo tempo; Pantani senza essere uomo di eccelsa classe, ha tuttavia numeri e doti sufficienti per non farci condividere nemmeno lontanamente il parere del collega che volle definirlo un oltraggio al gioco del calcio! Arcari è sempre un bel giocatore; ma non come nei tempi migliori. Questo per i singoli: e anche Vignolini, Figliola, Bigogno e Marchionneschi non sono i primi venuti. Come squadra, certo, il Genova, che ha un sistema difensivo di primissimo ordine, manca di mordente e di incisività nel reparto di punta, che non rende per quanto gioca. Questo spiega l'esiguo numero di porte marcate nel campionato. Con un altro portiere, anzi i rosso-blu, pur rivelatisi fortissimi, avrebbero potuto incassare ben più severa punizione, anche non rispondente alla forza reale luminosamente provata. Certo, se non abusasse con tanta frequenza di mezzi poco simpatici, il Genova forse... riuscirebbe più simpatico anche ai pubblici avversari! Dell' arbitraggio, pur lontani dal condividere il parere della folla, non si può dir bene senza riserve. Non sufficientemente energico, e non sempre rettilineo e coerente nelle decisioni, il signor Gonani. Non è il caso di parlare di errori tecnici, come qualcuno del pubblico diceva. La questione principale è una, una sola: la interpretazione del regolamento, che resta e resterà sempre, sinché il regolamento è quello che è e come è, soggettiva... E soggettivo, purtroppo, a seconda delle preferenze del tifo degli spettatori, è il giudizio del pubblico. State certi che se un arbitro sbaglia ma sbaglia a favore della squadra del cuore, nessuno si sognerà di protestare! Non infieriremo dunque, che non è il caso, sul signor Gonani, che pure non è stato, ripetiamo, un arbitro modello! Folla da grande partita. In tribuna d'onore: S.E.Valle, il gen. vaccaro, Vittorio e Bruno Mussolini, e gli onorevoli Riccardi, Melchiori e ferretti.  PIER LUIGI TAGIURI.

 

17° GIORNATA: Alessandria - Milan 1-3, Ambrosiana - Novara 3-1, Bari - Bologna 0-1, Lazio - Genova 2-1, Lucchese - Juventus 1-1, Napoli - Fiorentina 1-0, Sampierdarenese - Roma 0-1, Torino - Triestina 2-0.

CLASSIFICA: Bologna e Lazio 25; Torino 23; Milan 22; Juventus 21; Ambrosiana, Genova, Lucchese e Roma 17; Fiorentina 16; Bari 15; Napoli 14; Sampierdarenese e Triestina 12; Novara 10; Alessandria 09.

 

 

LO SPORT ILLUSTRATO - Lazio-Genova: 2-1 -  Quando Piola si muove. Un' incursione del centrattacco nazionale, che ha colpito di testa il pallone, ha travolto Bigogno (a terra dietro lo scattante D'Odorico) e Agosteo (in primo piano).  Figliola e Vignolini (estrema sinistra) corrono ai ripari.

 

 

IL LITTORIALE - Secondo tempo della partita allo Stadio. La Lazio è all' attacco e su un pallone alto Fregosi, aiutato da Agosteo, interviene per impedire a Piola di impossessarsi del pallone. A fianco Giuseppe Ferrari, ala sinistra nella partita d'andata

 

 

AKAIAOI 2006