COPPA ITALIA 1936-37            Stagione 1936-37  |  Cronache  |  Tabellini 1936-37  |   Giocatori   |   Calendario   |

GENOVA 1893  -  ROMA

 Andata a Roma: Roma - Genova  0-0 Ritorno a Genova: Genova - Roma  3-1

 

IL PICCOLO di Genova  (Genova, 07 Giugno 1937) - I ROSSO BLEU TORNANO AI FASTIGI D'UN TEMPO. IL GENOVA VINCE LA "COPPA ITALIA" dominando la Roma allo Stadio berta di Firenze. L'unica rete della partita è stata segnata da Torti al 33' della ripresa. Firenze, 6 giugno. Dateci cinque minuti per riordinare le idee. Abbiamo lasciato lo Stadio berta che ribolliva nel tumulto di acclamazioni per la squadra vincitrice. La seconda Coppa Italia era stata aggiudicata e il pubblico indugiava volentieri sulle scalee per salutare e festeggiare i vincitori. Soli, in ispirito e in voce, gli xxori dei giallo rossi. Le acclamazioni per i rosso bleu salivano alte nell' ovale dello Stadio, stendendosi lontano nell' ora serena del tramonto. Il Genova aveva vinto la Coppa Italia. Occorre dire che l'ha vinta bene e l'ha vinta meritatamente? Questo non è soltanto il parere nostro ma quello dell' imparziale sportivo spettatore fiorentino, che chiamato a giudicare l'andamento della contesa nella quale non si aveva beniamini in lotta, ha saputo serenamente intravvedere, attraverso il gioco svolto dalle due squadre, quale sia stata la migliore in campo. UN EPICO DUELLO. Ma ora veniamo a noi. Bisogna anzitutto dire che ci siamo trovati anche questa volta alla presenza di un Genova che fa veramente onore al suo nome e alle sue tradizioni. Di quel Genova che era aduso a non conoscere sconfitta, a quella squadra che aveva sempre per sua bandiera la risolutezza e la tenacia della gente ligure, anche se non fu sempre sulla linea tecnica del bel girone di ritorno giocato in campionato. In compenso un cuore grande quanto lo stadio che ospitava il duello finale. Volontà di vittoria innanzitutto, quella volontà che già aveva dato ai rosso blu il successo mercoledì scorso contro il Milan, quella volontà che in altri tempi aveva reso invincibile la squadra del Grifone. Caparbia, dura, la difesa della Roma: ancor più tenace la volontà di successo del Genova, che eppure assai più provato della sua rivale, l'ha superata nettamente anche in slancio e in insistenza. Fu una epica partita nella quale i rosso bleu stettero per almeno due terzi della sua durata all' offensiva, e che fu risolta solamente a 12' dalla fine regolamentare (fortunatamente di tempi supplementari non ve ne è stato bisogno questa volta). Anche se tardò a concludere il suo predominio, il Genova ebbe il successo nelle mani più d'una volta. La Roma mai. Già nel primo tempo Marchionneschi aveva mancato due volte il goal per insufficienza di mira, quando la Roma sembrava irrimediabilmente battuta: una rete di Torti, il quale doveva più tardi dare il suggello definitivo al successo dei rosso blu, non ha trovato consenziente l'arbitro circa la sua validità. La Roma invece non aveva fatto nulla per giustificare i suoi diritti alla vittoria. Sbagliò di tattica sino dai primi minuti Barbesino, quando impose alle sue mezze ali di giocare come sostegno. Ma perché? DUE TATTICHE DIVERSE. Come è possibile la riuscita di una tattica difensiva ancor prima d'incominciare l'incontro e quando non si ha ancora nulla all' attivo. Evidentemente l'allenatore della Roma pensava di ripetere il gioco che già gli era andato bene a Napoli e a Milano. La saldezza della sua difesa gli permette di temporeggiare. Si gioca con 5 mediani. Ed è un autentico invito ad attaccare. Infatti la squadra avversaria attacca, fiuta il goal, se attarda, si scopre, si fa prendere di controtempo e si fa battere. Poi ci si rinchiude nuovamente in difesa col centro mediano fra i terzini e le mezze ali più che mai mediane, e si ritorna a casa con la vittoria. Ma non sempre una simile tattica è consigliabile, e se è ben vero che essa era riuscita ai giallo rossi per due domeniche consecutive, non era detto che il gioco dovesse ripetersi ancora col Genova, tanto più che i tre uomini lasciati in prima linea non eccellono né per classe né per velocità. Contro una difesa come quella del Genova il gioco non è riuscito e la Roma, seppur è stata capace nel limitare nel punteggio una sconfitta che avrebbe potuto prendere ben altre proporzioni non ha fatto in tempo a impedire che il Genova cogliesse quel successo che viene a collocarlo definitivamente al primo piano dello sport calcistico nazionale. Più movimentato il secondo tempo che non il primo, ma interessanti e combattuti entrambi. Il Genova giocò più a sbalzi nella prima parte della contesa ed ebbe invece una netta supremazia nella seconda, superiorità che gli consentì di guadagnare senz'altro la posta. Dove erano andati i 240 minuti giocati contro il Milan che i rosso bleu avevano nelle gambe, nel confronto dei 90 sostenuti otto giorni fa dalla Roma? Anche quando nel primo tempo la Roma fronteggiava bene le avanzate dei rosso blu e contrattaccava più spesso, il Genova ebbe sempre l'iniziativa; il gioco dei giallo rossi, superbo come tattica difensiva e come nel marcamento degli uomini, non aveva sostanza alcuna quando la squadra si lanciava all' attacco. Buone le idee delle mezze ali a metà campo ma insufficiente il concetto conclusivo. La mediocrità della classe delle ali e del centro avanti giallo-rosso emergeva ancor di più parchè questi tre uomini erano lasciati soli a sbrigarsela. Ecco la difesa rosso blu. Quando Serantoni e Mazzoni, attratti dal risucchio di qualche azione, facevano la loro comparsa in prima linea, già era troppo tardi. Il loro intervento non giovava più perché il Genova aveva già fatto a tempo a piazzare la sua difesa e Bacigalupo aveva rado e facile nello stesso tempo il compito per arrestare il pallone lanciato con lunghi tiri dalle mezze ali giallo-rosse. Insufficienza tattica dovuta ad insufficienza di squadra, quindi, quella della Roma, nella quale era troppo chiaro lo squilibrio fra ciò che essa sapeva fare in difesa e quello che non sapeva fare all' attacco.  FRA I VITTORIOSI. E basterebbero da se stessi questi dati di fatto per legittimare sufficientemente il diritto dei rosso blu al successo, se questo diritto non fosse già pienamente suffragato dal migliore loro comportamento in campo come squadra, come equilibrio di reparti e come resistenza in tutti i 90' dell' estenuante partita. Detto nelle sue linee generali ciò che è stato l'incontro e illustrati i motivi per i quali i rosso blu sono giunti alla vittoria, bisognerebbe ora parlare singolarmente dei 22 uomini. Ma la cosa non ci sembra opportuna in un momento come questo. L'esame particolareggiato degli atleti guasterebbe, per ciò che riflette il Genova, il valore stesso del successo, che è stato innanzitutto successo collettivo di una squadra che ha saputo fermamente e irriducibilmente volere. Così accenneremo solo di sfuggita allo scarso lavoro avuto da Bacigalupo, alla grande prova di Agosteo, a quella volitiva di Genta, alla lampante dimostrazione data da Figliola di essere il miglior sostegno laterale attualmente in Italia, alla "ripresa" di Bigogno nel secondo tempo che ha coinciso con il grande secondo tempo giocato dal Genova. Pastorino ha ripetuto la gagliarda partita di quattro giorni prima col Milan e in prima linea Perazzolo, con Scarabello a ruota, ha dato il là a tutte le migliori azioni rosso blu. Le due mezze ali hanno avuto efficienti collaboratori in Marchionneschi e Arcari. Il tempo è galantuomo, ha voluto il caso e ha voluto la necessità che proprio alla partita più importante della stagione il Genova abbia dovuto affidare il ruolo più delicato della prima linea a quel Torti cui non si era voluto far credito durante l'annata. Orbene, Torti ha vinto la sua bella battaglia, l'ha vinta per un goal segnato alla maniera dei grandi campioni, l'ha vinta perché non si è trovato paura di fronte a due colossi della taglia di Allemandi e Monzeglio. Queste le doti precipue del ragazzo la cui fulmineità di tiro ha permesso al Genova di aggiudicarsi la Coppa Italia. Torti non è un asso ma il giovane ha molti numeri per far cammino. Ha scatto, coraggio e prontezza. Ora va all' Alessandria. L'augurio nostro è che tra i grigi possa diventare qualche cosa. Ma intanto ieri s'è già preso una grossa rivincita, e qualcuno con lui.

 

IL PICCOLO di Genova  (Genova, 07 Giugno 1937). IL SUCCESSO CHE HA SCHIUSO LE PORTE ALLA "COPPA EUROPA". La Roma, superba in difesa, fortissima nella mediana, è mancata assolutamente come attacco. Qui c'è tutto il nocciolo della questione. Forse meno forte nei terzini che non i suoi avversari, il Genova ha in compenso schierato una squadra che è apparsa più omogenea e più equilibrata. Un partitone quello di Allemandi e Monzegno e un grande Bernardini nel primo tempo, combattivi i laterali, grandi lavoratori Mazzoni e Serantoni (quest' ultimo anche nel tirare calci fuori proposito). Insomma, la Roma: un ercole ma senza braccia. Vi riassumo la partita. Arbitro assai longanime: Mattea di Torino che è coadiuvato dai segnalinee Sorbi e Roggero, entrambi di Firenze. Le squadre sono nelle formazioni annunciate: Genova: Bacigalupo; Agosteo, Genta; Pastorino, Bigogno, Figliola; Arcari, Perazzolo, Torti, Scarabello, Marchionneschi. Roma: Valinasso; Monzeglio, Allemandi; Frisoni, Bernardini, Gadaldi; Amadei, Serantoni, Di Benedetti, Mazzoni, Tomasi. Il pubblico fiorentino non ha "sentito" la partita. Mancando i viola è mancata la folla. In compenso ci sono 1.500 romani che strepitano per quindicimila. Assai più ridotta la rappresentanza genovese. Un leggero temporale ha portato via  nelle prime ore del pomeriggio tutta l'afa che incombeva su Firenze da parecchi giorni. Da nord s'è levato anzi un leggero venticello che permette di respirare. Mattea chiama in campo le due squadre poco prima delle 17, i 22 uomini entrano in campo in ordine alternato. Il Genova gioca con la maglia bianca fasciata dalla striscia rosso-blu. Il sorteggio favorisce i genovesi. Palla alla Roma: si và. Sono le 17.1'. UN GOAL DI TORTI ANNULLATO. Primi timidi attacchi del Genova. Passerà qualche minuto prima che il gioco assuma sostanza. Ed è la rete del Genova la prima ad essere minacciata su di un' improvvisa fuga di Di Benedetti che ha approfittato di un errore di Bigogno per andarsene tutto solo. Ma il tiro, fatto con precipitazione da oltre 15 metri, si sperde a lato. Poi è Pstorino che salva all' ultimo minuto togliendo il pallone servito da Amadei a Di Benedetti. Il Genova, però, come quantità di attacchi, si fà pericoloso soltanto dopo 15 minuti. Scarabello prende in infilata e pianta in asso tre avversari, poi allunga a Marchionneschi che serve Torti. Tiro troppo precipitoso: la palla passa a lato. Dieci minuti di vena per i rosso-blu. Si sviluppa ora una bella azione che partendo da Pastorino è successivamente manovrata da Perazzolo e da Torti. Quest' ultimo serve di testa Marchionneschi. Fucilata. Manca la direzione. L'ala sinistra sbaglia subito dopo un' occasione ancor più bella, quando raccogliendo al volo un centro di arcari manca nuovamente il bersaglio per pochi metri. Poi Torti si fa coraggio e va a togliere un pallone ad Allemandi, ma incespica al momento di servire Marchionneschi che si attendeva il passaggio e l'occasione sfuma. Reagisce la Roma e Serantoni dà il là al ritorno dei giallo rossi con un improvviso tiro da una ventina di metri. Lo imita tosto Mazzoni. Lavoro facile per Bacigalupo che deve invece deviare in angolo, alla mezz'ora un traversone raso terra di Amadei. E' il primo angolo della giornata, che provoca una rapida mischia in area rosso blu. Gadaldi di testa la risolve con un tiro troppo alto. Applausi a scena aperta a Figliola che dal suo posto va a fluire a quello di Pastorino per inseguire e strappare la palla a di Benedetti che viaggiava da solo verso la rete. E poco dopo (34') è ancora Figliola che dopo aver tolto il pallone a un avversario lo allunga a Marchionneschi con un bel passaggio in profondità.  Quasi dal limite del campo, l'ala sinistra mette al centro. Irrompe Torti mentre Valinasso esce dalla porta, e prima che il portiere avversario riesca a carpirgli la palla la depone con un leggero tocco nella rete incustodita.. Ma il punto non trova consenziente Mattea, che lo annulla per fuori gioco del centro avanti rosso blu, al quale ha nociuto evidentemente la fulmineità con cui si è gettato sul centro di Marchionneschi. Tuttavia l'ultimo quarto d'ora è per il Genova, che non ottiene però altro che un calcio d'angolo (43'). Il gioco superiore dei terzini giallo rossi e di Bernardini manda a vuoto ogni tentativo del Genova e sono i romani anzi che chiudono all' attacco, a seguito di un nuovo calcio d'angolo. AFFIORANO LE RUDEZZE. Se si dovesse azzardare un pronostico per quanto ci ha offerto il primo tempo, bisognerebbe già prepararsi ai tempi supplementari e magari alla ripetizione dell' incontro. Ma per fortuna si farà a meno di tutto. Si riprende. grandi clamori fra il pubblico dei giallo rossi, in apertura, perché Tomasi, spostato da Agosteo mentre stringeva verso la rete, è andato a terra con tutto il suo slancio possibile. Ma non c'era motivo per il rigore. Insiste ancora la Roma. Agosteo arresta con le mani un passaggio alto di Tomasi a Di Benedetti. Un fallo intelligentissimo perché Di Benedetti era ormai solo. La punizione battuta con veemenza da Mazzoni è mal diretta. Poi al 10', altro calcio d'angolo contro i rosso bleu. Il tiro di Amadei carico di effetto, manda la palla a correre sulla parte superiore della traversa per ritornare in gioco. Libera Bigogno. Qui il Genova inserisce la sua volontà di vittoria e i giallo rossi ripiegano tosto in difesa. Lungo traversone di Perazzolo a Marchionneschi e pronto centro di questi. Torti corregge la traiettoria di testa e la palla giunge ad Arcari liberissimo. Un attimo di indugio dell' ala destra rosso bleu e Valinasso fa in tempo a piazzarsi per il tiro. Passano i minuti e cresce l'impeto dei giocatori. Ne sa qualcosa Perazzolo colpito malamente da Serantoni. Mattea ammonisce il romano. Continuano i rosso bleu ad attaccare. Ora è Torti che, ricevuta la palla da Perazzolo, la scaraventa al volo contro la traversa, ma Mattea ha intravisto il fuori gioco e tronca l'azione. Breve replica della Roma, incapace però di andare più in là di due calci d'angolo. Nuovo fallaccio di Serantoni su Scarabello, reo di avergli portato via la palla. Nuova ammonizione di Mattea (nota: il cartellino giallo e quello rosso sono introdotti nel 1970). LA ZAMPATA DI TORTI. La Roma risponde schierando il violento Serantoni al comando della prima linea, ma il Genova continua a dominare, ben sostenuto dalla mediana che gioca ora a tutto regime. E si va senz'altro verso la decisione. Ennesima avanzata di Perazzolo il quale una volta giunto sulla soglia dell' area di rigore sposta completamente il gioco verso Arcari. Questi è lesto a mandare la palla al centro con un bel raso terra, e Torti è ancor più lesto nel gettarsi su di essa e a saettarla in rete da una decina di metri, senza attendere un solo istante, con un tiro basso nell' angolo destro, completamente fuori dalla portata di Valinasso (33'). Qualche attacco del Genova, poi la Roma, che ha riaffidato a Di Benedetti il comando della prima linea, tenta disperatamente il pareggio mandando all' attacco tutti i suoi uomini. E il pareggio le sfugge per un soffio quando Bacigalupo, nell' arrestare un tiro di Di Benedetti è pressato da tre uomini e perde la palla. Il goal sembra inevitabile perché tre giallo rossi sono a un passo dalla rete, ma il pallone deviato da chissà quale difensore rosso bleu, rotola oltre la linea di fondo. sul corner la Roma esaurisce le sue batterie, anche se ha portato i terzini oltre la metà campo. Il Genova ha lasciato innanzi solamente Torti e fa muro contro la pressione incomposta degli avversari. I rosso bleu finiscono anzi in bellezza, su un improvviso traversone di Perazzolo a Marchionneschi, che da metà campo se ne và tutto solo verso la rete. Valinasso gli si fa incontro e il rosso bleu tenta di prevenirlo con un tiro dosato in un angolo ma il portiere romanista riesce ad evitare il goal deviando con la punta delle dita la palla oltre il fondo. Battuto il calcio d'angolo da Arcari, Mattea fischia la fine. IL GENERALE VACCARO PREMIA I ROSSO BLEU. Esplosione di gioia in campo fra i rosso bleu,  alla quale il pubblico fa eco con una dimostrazione di simpatia. Sul terreno irrompe il Presidente del Genova che va ad abbracciare i suoi ragazzi. Un genoano, capelli grigi di veterano e rotto a tutte le emozioni, piange di nascosto: - Erano tanti anni che il Genova non mi dava più una simile gioia! -  ci confessa mentre si asciuga le lacrime che invano vorrebbero essere furtive. Un giornalista jugoslavo vuole le nostre impressioni sul Genova, che sarà prossimo avversario del Gradjanski in Coppa Europa. Quindi la premiazione. Sul campo scende il Generale vaccaro con i gerarchi federali. Il Presidente della Federazione del Calcio ha parole di elogio per vincitori e vinti. Poi consegna ad Agosteo la bella coppa donata da S.M. il Re Imperatore e undici medaglie d'oro. Altre medaglie vanno alla Roma, all' arbitro e ai segnalinee, il saluto al Duce chiude la rapida cerimonia. Oggi a vittoria raggiunta e festeggiata, il Genova pensa già al suo domani: la Coppa Europa. RENZO BIDONE. IL RITORNO DEL GENOVA. I rosso bleu, dopo aver festeggiato a Firenze, in lietissimo convito, la grande affermazione, sono partiti alla volta di Genova col treno delle 22 e sono giunti nella nostra città alle ore 3.15. Naturalmente data l'ora tarda, non erano convenuti ad attenderli i tifosi che hanno tanto gioito per la grande affermazione, ma che non mancheranno di farlo, e col più caloroso entusiasmo, domenica prossima al campo di Marassi. Inutile dire quale sia lo spirito della squadra concittadina che era capeggiata dal suo esultante presidente Juan Culiolo. PALLA A NUOTO: Statua Torneo di Monaco 1912; Statua campionato Italiano 1913; Statua Sport del Popolo 1914; Statua campionato Italiano 1914; Medaglia Argento Ministero Guerra; Medaglia Argento Ministero Istruzione; Medaglia Argento Torneo di Firenze; Coppa Passignano 1921; Coppa Campionato Italiano Riserve; Coppa Campionato Italiano 1922; Corona Argento Torneo di Sturla.

 

IL LITTORIALE (Roma, 07 Giugno 1937) - GENOVA batte ROMA 1 - 0 (0 - 0). IL GENOVA HA VINTO LA "COPPA ITALIA". Superiore per due terzi dell' incontro, la Roma non riesce a segnare e subisce a 12 minuti dalla fine un gol di Torti, che decide dell' esito. Genova: Bacigalupo; Agosteo, Genta; Pastorino, Bigogno, Figliola; Arcari, Perazzolo, Torti, Scarabello, Marchionneschi. Roma: Valinasso; Monzeglio, Allemandi; Frisoni, Bernardini, Gadaldi; Amadei, Serantoni, Di Benedetti, Mazzoni, Tomasi. Gol: Torti (Genova) 33' del secondo tempo. Arbitro: Mattea (Torino). Segnalinee: Sorbi e Roggero (Firenze). Spettatori: settemila circa. Tempo semicoperto. Vento abbastanza intenso. Terreno ottimo. Firenze, 6. Le speranza dei numerosissimi tifosi giallo-rossi trasferitisi a Firenze al seguito della squadra per questa emozionante finale, e di quelli più numerosi rimasti a Roma in attesa trepida del risultato, sono state deluse. Il Genova ha vinto: un solo gol, segnato da Torti al 33' della ripresa, ha deciso l'aggiudicazione del trofeo ai rosso-bleu, e di conseguenza - la loro ammissione alla Coppa d'Europa. Il risultato è tanto più amaro, in quanto per tutto il primo tempo e per circa un quarto d'ora della ripresa, la Roma, pur con tutte le note pecche del quintetto attaccante, riaffiorate oggi, ma non più gravi certo che in altre recenti e non recenti occasioni, aveva dato l'impressione di essere la più forte, se non la migliore. ERRORE TATTICO? Che la Roma debba la sconfitta ad un errore di tattica, sarebbe azzardato affermare senz'altro. Certo, non ha dato la sensazione, nel primo tempo e nella fase iniziale della ripresa, di dar fuoco a tutte le polveri, di gettare nella lotta tutti i mezzi a disposizione. Sembrò, anzi, a noi e a tutti quelli che come noi che sedevano in tribuna, che il Genova accusasse più della Roma - che da otto giorni invece riposava - il caldo e la stanchezza della dura partita di mercoledì scorso. Poteva sembrare logico per conseguenza, che i giallo-rossi tentassero fiaccare la resistenza avversaria gradatamente, per poi, alla distanza, colto il momento buono, iniziare il serrate e dare la stoccata decisiva. Quello che avvenne dopo dimostrò invece con i fatti quanto l'impressione fosse fallace: e certo, come eravamo stati tratti in inganno noi spettatori, così fu tratta in inganno la Roma. Probabilmente, se approfittando meglio delle molte occasioni presentatesi, la Roma avesse chiuso in vantaggio di un gol o due - e lo poteva benissimo - quella parte dell' incontro in cui netto era stato il suo prevalere, il Genova contro una difesa perfetta, più solida e più omogenea di quella pur ottima sua, non avrebbe potuto risalire la distanza. Invece si arrivò ad un punto, verso il 20' della ripresa, in cui si vide chiaramente che proprio i genovesi, apparsi sino allora stanchi, erano invece i più freschi. Già al 12', dopo una parata difettosa di Valinasso, che però seppe recuperare prontamente, su un tiro di Arcari (centrata di Marchionneschi, ripresa di Torti, e tiro a rete dell' ala sinistra), il Genova aveva dato segni di risveglio. Un brusco atterramento di Perazzolo ad opera di Serantoni fu come la scintilla della rinnovata efficienza del Genova. QUANDO IL GENOVA HA MESSO FUORI LE UNGHIE. Lasciò fare per un pezzo, la Roma. Infondo, pur nettamente inferiore, il Genova aveva minacciato assai pericolosamente anche nel primo tempo (al 19' Marchionneschi, in corsa, e forse in fuori gioco, aveva messo fuori bersaglio un pallone lavorato egregiamente da Perazzolo e Scarabello; e un minuto dopo, la stessa ala sinistra, completamente libero e in posizione questa volta perfettamente regolare, si era "mangiato" un gol fatto). Eppure, non era passato. Anche perché Torti, il centravanti, immaturo ed emozionato, non riusciva ad azzeccarne una sui numerosi palloni che i compagni gli passavano. Si illuse forse troppo la Roma, in conseguenza sulle capacità realizzative degli avversari. Poi, visto che più ricco di forze, e con un Figliola in crescendo spettacoloso (mentre alcuni giallo-rossi, ed anche Bernardini, sentivano il peso del tempo che passava) il Genova insisteva minaccioso, la Roma corse - o tentò di correre - ai ripari. Quel gioco di attacco più spiegato e meno guardingo che non aveva creduto di mettere in pratica quando più assoluto era il suo controllo della partita, cercò svolgerlo ora. Invertì cioè, verso la mezz'ora, i ruoli tra Di benedetti e Serantoni. Non era questo, per far ciò, il momento più adatto: e tre minuti dopo, il Genova segnava il punto della vittoria. Bigogno, che ebbe nel corso della partita molte zone grigie e molte pause - ma dal cui piede erano già partite quasi tutte le azioni più insidiose per la rete di Valinasso - servì Perazzolo: questi allargava ad Arcari che tirava in porta. Una prima volta la testa di Monzeglio riusciva a salvare: ma l'azione si ripeteva identica subito dopo; e sulla seconda centrata di Arcari , questa volta Torti trovava lo spiraglio per mettere in rete Goal. IL FURIBONDO FINALE. Quello che avvenne dopo è cronaca, e non storia. nulla di concreto, anche se molto di sensazionale, di giallo carico. E, in questo finale, fu il Genova che sbagliò nettamente tattica. Approfittando dello smarrimento momentaneo della Roma, poteva anche raddoppiare il vantaggio. Si chiuse invece in difesa ermetica, mandò in fallo quando poté. Due volte fu sul punto di subire il pareggio: la prima quando su tiro di Tomasi, Bacigalupo si lasciò sfuggire la palla, e a porta vuota sei uomini, quali in piedi, quali per terra, la rincorsero, la sospinsero, sinché la mano del portiere non riuscì a mandarla in angolo; la seconda, allorché, sempre su azione di Tomasi, Bacigalupo raggomitolato a terra ebbe moltissima pena a liberarsi della sfera, data la ressa di avversari che gli si serravano attorno. I minuti passarono, giunse la fine. La Roma, che tra l'altro proprio dopo subito il goal, quando cioè più che mai era opportuno tentare il tutto per tutto, aveva rimesso Serantoni a mezz'ala e Di Benedetti al centro, aveva ormai perduto la partita e la Coppa. CONSIDERAZIONI. La tattica del Genova nel finale avrebbe ben giustificato e reso equo il pareggio. Ma, date le diverse condizioni di freschezza dei due "undici", senza poter ipotecare quello che non è avvenuto, è molto probabile che nei tempi supplementari il Genova avrebbe di nuovo prevalso. Considerando il quadro generale dell' incontro, e senza soffermarsi sui dettaglio dei sette angoli a favore e uno solo contro, o della tinta prevalentemente giallo-rossa, di due terzi dell' incontro, il risultato non è ingiusto. Bisognava saper approfittare delle circostanze favorevoli: e questo la Roma non seppe fare, come seppe invece il Genova, che anche nel primo tempo fu ad un punto due volte, ripetiamo, dal realizzare. E se abbiamo lumeggiato il comportamento tattico, certo discutibile, dei giallo-rossi, non è alla tattica che va addebitata la mancata realizzazione, forse il mancato successo; ma all' insufficienza degli uomini di punta. Nomi? Amadei si è difeso bene, ma di Benedetti ha perduto più di qualche occasione da rete, e Tomasi non gli è stato da meno... Ottimo a metà campo Mazzoni, cui gli avversari ex compagni del Genova non hanno permesso mai, o quasi, di entrare in area di rigore, e che pure è riuscito a far fare a Bacigalupo due superbe parate. Serantoni, il migliore degli attaccanti, e come il solito una delle colonne della squadra. E' stato il solo che in collaborazione con il giovane Amadei ha fatto vedere con una certa continuità un po' di gioco di attacco. Nelle linee arretrate, Fulvio, sinché il fiato lo ha sorretto, è stato grande; al pari di Allemandi e Monzeglio. Quest' ultimo, ritornato alla smagliante forma già confermata del resto nelle ultime partite anche in campo internazionale, è stato il migliore;  e con Serantoni e il coriaceo e continuo Frisoni, uno dei tre uomini che hanno tenuto senza abbassamento di tono sino alla fine. Ma proprio la mediana nella ripresa, col calare di Bernardini, e con il limitato rendimento di Gadaldi, sofferente ad un piede, tentennò sensibilmente. Frisoni da solo non poteva far tutto. Valinasso, senza essere oberato di lavoro, ha avuto anche lui modo di fare sfoggio del suo valore. Nulla poteva sul goal subito, segnatogli con un tiro a fil di palo e a mezza altezza. Superiore come gioco di assieme all' attacco, il Genova ha potuto imporsi solo quando il fiato ha cominciato a far difetto alla Roma, per i motivi esaminati, ed in virtù di un sistema impostato in massima parte sulle ali. Perazzolo il migliore di tutti, e forse il "numero uno" della squadra. Ottimi Bacigalupo, Genta, Agosteo e Figliola: ma come potenza complessiva del blocco arretrato, superiorità ben delineata della Roma, sino quando la fatica non si fece sentire. Gioco di assieme, non molto nemmeno tra i vincitori. Partita dunque, di mediocre levatura tecnica, e che ha avvinto gli spettatori solo per il tono acceso assunto nella fase finale. Ma si trattava di squadre stanche, reduci da una laboriosa stagione, e si giocava per di più, per una posta altissima ed immediata, in una giornata caldissima; non si poteva umanamente pretendere, quindi, il gioco da manuale che il pubblico preferisce. EPISODI. Pubblico non molto numeroso: oltre millecinquecento romani, quasi mille genovesi. Poco più che altrettanti i fiorentini, che sino dall' inizio non fecero mistero delle loro preferenze per il Genova. Tacquero poi, nel periodo in cui la superiorità della Roma era più manifesta; indi ripresero fiato, anche troppo, più insistenti degli stessi rosso-bleu. Per la Roma, insomma, si è trattato di un campo neutro... sino ad un certo punto: ma tutto ciò non basta a giustificare il risultato. Qualche rudezza, più occasionale che voluta, si riscontrò nella ripresa, esageratamente sottolineata dal pubblico. Qualche accenno di pugilato in tribuna, anche.  Il diapason fu raggiunto quando Serantoni colpì Scarabello a una gamba, mentre il rosso-blu aveva il pallone. Un fallo che aveva tutte le apparenze della casualità, ma la folla di parere opposto, gridò il pollice verso. Per fortuna Mattea non è uomo da sgomentarsi per così poco: tenne in pugno la partita dal principio alla fine con autorità, con tatto, senza esagerazioni, con una perfetta valutazione delle circostanze e dei fuori gioco, sul cui giudizio uno dei segnalinee non lo coadiuvò sempre bene. L'arbitro sorvolò anche, all' inizio della ripresa, su un fallo netto di Tomasi in area di rigore: ma la massima punizione sarebbe stata, anche  a nostro avviso, eccessiva; e non ci sentimmo di dare torto all' arbitro. Affollata la tribuna d'onore: vi presenziavano la gara S.E. il Prefetto, il Podestà, l'Ispettore del P.N.F. avv. Ginnasi, il Presidente della F.I.G.C., gen. Vaccaro, il C.T. della Nazionale, comm. Pozzo, e altre autorità federali: l'ing. Barassi, l'avv. Mauro, l'ing. Cavalli, il cap. Ventura, Dante Beretti, carletto Levi, Buttignol ecc. LA PREMIAZIONE. Subito dopo la partita, il Presidente della F.I.G.C. ha proceduto alla premiazione della squadra vincitrice, consegnando al Genova la Coppa Italia.  PIER LUIGI TAGIURI

 

IL SECOLO XIX (Genova, 07 Giugno 1937) - IL GENOVA HA VINTO LA COPPA ITALIA battendo la Roma 1-0 nella gara finale giuocata allo Stadio berta di Firenze. La rete della vittoria segnata da Torti al 34' del secondo tempo. Il gen. Vaccaro, presidente della F.I.G.C., ha consegnato il trofeo ai vittoriosi. I rosso-blu giuocheranno in Coppa Europa. (dal nostro inviato speciale). Firenze, 6 giugno. Dopo tredici anni (i rossoblu conquistarono il loro ultimo scudetto nel 1924) il Genova ritorna alla ribalta del calcio italiano con una vittoria di indubbio e grande valore morale, la quale lo riporta di colpo tra le squadre italiane che non solo di blasone si fanno belle ma anche si adornano dei trofei guadagnati nel corso della loro attività calcistica. La competizione della Coppa Italia è di fresca istituzione, ma il suo valore morale non è molto minore a quello che si attribuisce allo scudetto, e a essa tutte le società guardano non come una "fiche de consolation" che le compensi di eventuali delusioni nel campionato - in questo senso, dunque fiche de consolation morale e materiale perché comporta almeno un incasso di Coppa Europa - bensì come a una vera e propria conquista della quale abbia ad arricchirsi non solo la cassaforte sociale, ma anche il libro d'oro che in un certo senso è il vero blasone della società e contribuisce a formarne i quarti di nobiltà. IL VALORE DELLA VITTORIA. Vittoria quindi di grosso calibro, quella conquistata dal Genova a Firenze, che del Genova, già da stasera, farà parlare in ogni conventicola di tifosi, come di una squadra alla quale si può ormai fare il credito che di solito si concede alle primissime del campionato e non quell' altro minimo che si accorda alle squadre che il campionato stesso hanno terminato nel limbo, al centro del plotone. Dopo tredici anni, dunque il Genova ritorna in prima linea tra tutte le squadre italiane(oggi, subito dopo il Bologna che ha vinto il campionato, anche il Genova che ha vinto la Coppa Italia) e mai ritorno fu così legittimo, cos' sicuramente e tanto autorevolmente conquistato. Sicché il trofeo che il generale Vaccaro ha rimesso nelle mani di Agosteo, al termine della vittoriosa partita, non solo premia i giuocatori rosso-blu e i dirigenti, ma costituisce la prima meta raggiunta sulla strada di quella rinascita che il club rosso-blu sotto la guida del suo presidente, Juan Culiolo, persegue da quando è ritornato a far parte delle elette dopo il periodo oscuro della serie B. Ora, dopo la disputa della Coppa Europa - che vada come vada - non rimane che perseverare, sospinti dal legittimo orgoglio della vittoria fiorentina. la soddisfazione di aver rabberciato alla meglio una stagione che non è stata sempre cosparsa di rose, e di averla terminata, qui a Firenze, da trionfatore è per il presidente del Genova un premio e un invito a perseverare: non tanto guardando al domani immediato rappresentato dalla Coppa Europa, quanto a quello che si inizierà in settembre con la disputa del campionato 1937/38. La partita di Firenze è stata vinta dal Genova, secondo le previsioni.  LA SQUADRA MIGLIORE HA VINTO. Non ricordiamo di aver indovinato un pronostico così in pieno come abbiamo fatto ieri, scrivendo delle possibilità del Genova nella finale della Coppa Italia. Non ci si tacci di immodestia: lo avrebbe indovinato, il pronostico, anche un bambino; mai c'è stata previsione più facile, così netta e precisa essendo la fisionomia delle due squadre, tanto facile essendo la valutazione delle loro possibilità. Così dunque, giusta la previsione, avendo le due squadre le loro qualità migliori e la loro forza maggiore nel sestetto difensivo, la partita ha camminato fino a undici minuti dalla fine sui binari dello zero a zero, dai quali non poteva toglierla - come abbiamo detto ieri - se non il quintetto attaccante che avesse più possibilità di segnare (in questo caso il quintetto genoano). E così è stato. IL GOAL DI TORTI. Al 34' del secondo tempo, quando già si pensava che anche questa volta saremmo andati a finire ai tempi supplementari, Torti rovesciava nella rete di Valinasso il pallone decisivo. Conclusione logica per noi -  e non solo per noi, ma anche per lo sportivissimo pubblico fiorentino che ha "tifato" decisamente per la squadra rossoblu - della pressione genoana che era andata aumentando, in progressione inversa col diminuire del tempo disponibile, da poco dopo l'inizio della ripresa. Non solo premeva maggiormente il Genova, ma addirittura era l'unica squadra che facesse del gioco e che cercasse il successo non soltanto attraverso la volontà dei singoli, bensì anche facendo, per quanto lo permettevano le entrate a valanga dei difensori e dei mediani romani, del football manovrato, del quale non sapeva se apprezzare di più l'impiego di ogni energia anche da parte di uomini duramente provati, oppure la buona esecuzione di temi di giuoco che, generalmente impostati dai mediani, e specialmente da Bigogno che come di solito ha terminato in crescendo, venivano poi continuati da Perazzolo, al quale vogliamo senz'altro assegnare il numero uno fra gli atleti in campo. (Egli ha svolto oggi tale somma di lavoro e così bene, ora in aiuto a Bigogno, ora come trampolino di lancio della prima linea, che è stato l'argine primo ad ogni nascere di offensiva giallorossa nel primo tempo, e nei secondi 45 minuti il coordinatore, il tessitore di ogni attacco genoano. Per noi è indubbio che molto della vittoria odierna, il Genova lo deve a Perazzolo. Tutti gli altri genoani, del resto, hanno giuocato bene, per lo meno con l'impegno morale, preso reciprocamente con gli altri dieci compagni al dare tutto di sé per conquistare la vittoria. Naturalmente le quattro ore di giuoco col Milan hanno finito col farsi sentire, ma è probabile che la maggiore pacatezza del giuoco genoano di oggi, sia stata dovuta, in gran parte, anche al desiderio, alla necessità, se così volete, di controllare ogni sviluppo del giuoco romano. Agosteo è stato grande, specialmente nel primo tempo (che è stato quello in cui la Roma, nonostante giuocasse col vento contro, ha lavorato di più in campo genovese). Forse perché giuocava col sole negli occhi e anche perché Figliola, stentando a trovare il ritmo del suo giuoco e il metro dell' azione del giovanissimo Amadei, produceva frequentemente dei vuoti sulla sinistra genoana. Genta ha sbandato parecchio, all' inizio, ed ogni suo sbandamento era un guaio serio, specie perché al centro della linea mediana Bigogno, a causa delle sue imperfette condizioni fisiche, giocava a vuoto, e dalla sua breccia il trio centrale romano giungeva dritto come un fuso sui terzini. Allora, è venuto fuori Agosteo che ha retto la baracca, grazie anche all' aiuto portatogli dal massiccio e instancabile Perazzolo, e dal fine, intelligente Pastorino che pare giuocare badando a non cadere mai nel superfluo, sicché sembra quasi freddo, e invece è soltanto calmo e sicuro di sé. Poi han ripreso anche gli altri mediani, e tanto Bigogno, quanto figliola hanno chiuso in attivo; il primo dando anche una lucentezza tecnica al suo giuoco, che nei momenti oscuri è fatto prevalentemente di vigoria fisica; il secondo come al solito esuberante e al tempo stesso contenuto. Bacigalupo ha avuto del lavoro normale nel primo tempo, e parate difficili sul finire del match. Ha salvato un pareggio, pur avendo sbagliato una parata, sul finire del match. Di Genta, dopo quello che se ne è accennato, si può dire che se anche è stato meno spavaldo di mercoledì scorso contro il Milan, pure ha giuocato bene, non appena superate le incertezze iniziali. Tra gli attaccanti Marchionneschi ha lavorato attivamente come sempre, ma meno preciso nel tiro, tanto che si è mangiato almeno un goal sicuro. Scarabello non ha portato nel suo giuoco la volitiva veemenza di mercoledì scorso nella partita col Milan (e non poteva farlo, che troppo dette di sè allora), ma ogni palla che ha avuto l'ha giuocata bene, specie nel secondo tempo; Arcari ha avuto la sua parte di palloni da lavorare, e quasi tutti li ha centrati bene. Specie quello che, mandato al centro corto e ad un palmo da terra, ha permesso a Torti di girare la palla a rete. Questi ha avuto il grande merito della rete decisiva, e ciò fa indulgere sulla sua partita smorta che ha detto ancora una volta come egli debba imparare molto. La sua girata a rete è stata impeccabile (egli, che era di fianco alla porta, ha girato palla di destro a cucchiaio scaraventandola, bassa sulla destra di Valinasso), e lo ha compensato del goal annullatogli precedentemente, per un fuori giuoco che a molti è parso inesistente. L'AVVERSARIA. La Roma si è battuta come ha potuto. Giovandosi della freschezza dei suoi uomini, e specialmente di Bernardini, nel primo tempo; fidando sulle qualità peculiari dei suoi terzini e in genere del suo sistema difensivo, nella ripresa, quando, come si è detto, il Genova ha pressoché dominato. Nel complesso però è apparsa incapace di realizzare all' attacco, e alla fine, vulnerabile anche in difesa perché anche la difesa più formidabile finisce sempre col presentare, nel corso di 90 minuti di giuoco, e anche ad un attacco non del tutto irresistibile, un fianco vulnerabile. (E in contropartita, anche quell' attacco non del tutto irresistibile, pur giuocando contro una difesa formidabile, finisce sempre col trovare lo spiraglio per un tiro a rete decisivo). LE GRANDI LINEE DEL GIUOCO. Poderosi Monzeglio e Allemandi; generoso e tattico, finché lo han sorretto le forze, Bernardini; lavoratore instancabile ma decisamente scorretto Serantoni; intraprendenti ed evidentemente i più pericolosi del quintetto, Tomasi e Amadei, il quale ultimo ha giuocato meglio oggi che non domenica scorsa contro l'Ambrosiana. Mattea ha diretto bene, lasciando un pò correre, come è suo costume, il giuoco robusto, e non espellendo deliberatamente, per non danneggiare troppo una delle due squadre in lizza per una partita così importante, il focoso Serantoni. La partita ha avuto momenti di sconcertante povertà tecnica; solo nei periodi genoani si è visto del giuoco tecnicamente apprezzabile. A grandi linee essa può essere così definita: nel primo tempo, relativa maggior pressione romana, sterile e innocua però, e attacchi più radi ma più pericolosi del Genova. Nella ripresa, inizio romano e predominio dei giallorossi nei primi dieci minuti, poi progressivo e sempre più sicuro affermarsi genoano, fino al goal e poi, passata la raffica del contrattacco romano fino al termine che ha trovato la Roma in corner. Vi risparmiamo quindi la cronaca minuta del match che le squadre hanno giuocato così formate: GENOVA: Bacigalupo - Agosteo, Genta - Pastorino, Bigogno, Figliola - Arcari, Perazzolo, Torti, Scarabello, Marchionneschi. ROMA: Valinasso; Monzeglio, Allemandi; Frisoni, Bernardini, Gadaldi; Amadei, Serantoni, Di Benedetti, Mazzoni, Tomasi.......scarpa e giuocherà così, finché il massaggiatore non gliela riporta col chiodo noioso battuto. E si nota, dalla tribuna, che nessuno retrocede ad aiutarlo, nonostante un improvviso infittirsi degli attacchi dei giallorossi che si sono immediatamente accorti dell' incidente. Al 21' il Genova manca il primo goal della giornata. Bigogno imposta un' azione che è continuata da Perazzolo, da questi allargata ad Arcari il quale conclude con un centro teso. Torti tocca a Marchionneschi e questi, che arriva in velocità, è sulla palla: dalla tribuna il goal sembra fatto, ma il tiro di Marchionneschi, al volo, violento, finisce a lato. 30': il sole inganna Genta e gli fa mancare un pallone diretto ad Amadei. Questi raccoglie e viene al centro, tira secco e Bacigalupo, in tuffo, para a mani aperte e devia in angolo: niente di fatto. 34': Figliola rompe al momento della conclusione un' azione triangolare Bernardini - Tomasi e Di Benedetti, e finisce nella zona di Pastorino. 35': un goal di Torti annullato per fuori giuoco, discutibile. 43': corner contro Roma; 44': corner contro Genova. fine del tempo. Episodi principali della ripresa: inizio romano e all' 11' su calcio d'angolo provocato da Figliola, la palla che spiove dal corner rimbalza due volte sulla traversa. 13': Arcari ha una palla bellissima, centrata da Marchionneschi e toccata di testa da Torti. E' libero a pochi passi da Valinasso: tira male e perde la seconda delle occasioni della giornata. Verso il 15' un brutto fallo di Serantoni. Ammonizione del torello giallorosso. 21': Torti che ha avuto un pallone passante tra i terzini, può finalmente tirare, ma prende la traversa in pieno. A ogni modo, Mattea lo aveva visto fuori giuoco. Risponde Serantoni con una puntata improvvisa che "Baci" fa appena in tempo a deviare al di là della traversa. Corner: sullo spiovente altra deviazione di Bacigalupo in angolo. Libera Perazzolo. 27' calcio di Serantoni a Scarabello. Subito dopo, punizione di Mazzoni dritta su Bacigalupo. 34' il goal di Torti. L'azione nasce dalla destra, da dove, da molto tempo,  hanno origine quasi tutte le offensive genovesi. Perazzolo, imbeccato da Bigogno, scarta Gadaldi e manda una palla giusta sul piede di Arcari. Questi, a sua volta, evita l'entrata di un giallorosso retrocesso e centra basso, a un palmo da terra. La palla passa tra diversi giuocatori e giunge a Torti che è ancora girato verso Arcari. Il centrattacco raccoglie la sfera e quasi facendo del piede un cucchiaio, la gira a rete sulla destra di Valinasso, del quale è inutile il tentativo di parata. Da questo momento attacchi a valanga della Roma che impegnano a fondo la difesa rossoblu e particolarmente Bacigalupo che ha lavoro difficile e dure cariche da sopportare. 42': una mischia feroce in area genovese (Tomasi è stato a un pelo dal pareggio). Anche Monzeglio è in area rossoblu. Finalmente il Genova si libera e mette la Roma in corner. Fine. Subito il gen. Vaccaro scende sul campo, ove la Coppa Italia fa bella mostra di sé, e dopo aver atteso che i genoani terminino le dimostrazioni di gioia al loro presidente, che è corso loro incontro, consegna il trofeo ad Agosteo, tra gli applausi della folla. I genovesi che sono venuti a Firenze a battaglioni, sono pazzi di gioia. RENATO COMPARINI

 

GAZZETTA dello SPORT (Milano, 07 Giugno 1937) - LA COPPA ITALIA ANNO XV AL GENOVA. La vigorosa squadra rossoblu controbatte nel primo tempo il metodico gioco dei romani e conquista di slancio la vittoria nel finale di gara. GENOVA - ROMA 1-0 (0-0). Marcatore: Torti (G) al 34' della ripresa. Genova: Bacigalupo; Agosteo, Genta; Pastorino, Bigogno, Figliola; Arcari, Perazzolo, Torti, Scarabello, Marchionneschi. Roma: Valinasso; Monzeglio, Allemandi; Frisoni, Bernardini, Gadaldi; Amadei, Serantoni, Di Benedetti, Mazzoni, Tomasi. Gol: Torti (Genova) 33' del secondo tempo. Arbitro: Mattea di Torino. Segnalinee: Sorbi e Roggero di Firenze. Spettatori: 10.000 circa. Tempo buono, dopo una sfuriata di temporale nel primo pomeriggio. Terreno in eccellenti condizioni. Firenze, 6 giugno. Il Genova ha vinto quando si cominciava a pensare che si arrivasse ai tempi supplementari. Ha vinto di slancio e di vigoria, alla Genova di questi ultimi mesi. Se scorrete le cronache dei più recenti incontri della compagine rossoblu, vedrete che sempre essa ha tratto, quasi per virtù magica, dal terreno di gioco e dal tono stesse della partite, la forza e la vitalità per raggiungere il successo. Squadra di razza, che sente la bella battaglia e l'assapora e la fa sua, il Genova ha posto risolutamente la sigla a questa finale di Coppa Italia e meritatamente succede al Torino (detentore dello scorso anno) nel titolo ambitissimo. SAPER VINCERE. Diciamo meritatamente non perché il gioco dei rossoblu sia stato di stampo superiore o perché la gara odierna abbia avuto nel Genova la squadra dominatrice. Tutt'altro. All' inizio della gara chi manovrava meglio o meglio organizzava le sue offensive era la Roma. Il Genova controbatteva in accortezza e tenacia e lanciava di volta in volta i suoi uomini d'attacco in controffensive brucianti a folate, mentre i giallorossi controllavano con maggior calma, sapienza e continuità. Se non che, proprio nel periodo più favorevole alla Roma, si è capito come per la squadra fosse ben difficile segnare. Dov'era il tiratore a rete! Non Tomasi, buon palleggiatore, ma non uomo di decisione; non Mazzoni, intestato a tirare innocentemente da lontano; non Di Benedetti, controllatissimo e inabile a smarcarsi decisamente; non Serantoni, chiamato a fare la spola e soprattutto il quarto mediano; non infine Amadei, svelto e preciso, ma "crossatore" più che tiratore a rete. Si è assistito così allo spettacolo di una squadra che si preparava e preparava le fasi da goal, e tutte poi le sciupava al momento giusto per difetto di tiro al bersaglio. Altra musica in casa genovese dove si partiva a volte in profondità, si creava magari disordine, ma si sfondava e impegnava sempre l'estremo difensore. Una dimostrazione! Torti ha segnato un goal (viziato di fuori gioco) ed ha preso un palo prima di realizzare la rete valida della vittoria. E Arcari e Marchionneschi hanno mancato due occasioni puerili. Segno che l'undici sapeva arrivare, eccome, davanti al goal avversario. Per questa sua virtù, per questo suo saper vincere in una gara in cui la preoccupazione prima era, forzatamente, quella di non lasciar segnare, il Genova ha meritato la vittoria. I VITTORIOSI. Sugli scudi tutti i vittoriosi per la volontà con cui si sono battuti. Non si poteva pretendere da una squadra reduce da due recentissime partite da tempi supplementari, un capolavoro di coordinazione e di freschezza. Ma il collasso fisico, il Genova,  evidentemente non sa che cosa sia. Si pensava che dovesse essere ben più attrezzata la Roma, sotto questo aspetto; e invece la Roma ha finito stremata ed il Genova no. I liguri hanno cominciato in modo incerto, specie al centro della mediana; poi si sono ripresi col trascorrere del tempo.  Bacigalupo non ha commesso errori e ha compiuto una grande parata alla fine della partita. Agosteo ha disputato una gara maestra per decisione e precisione, benissimo coadiuvato dal leonino Genta, un terzino improvvisato che non ha fatto rimpiangere il titolare assente. Efficace, anche se spesso troppo rude, Pastorino. Bigogno ha cominciato male, ma poi si è ripreso gradatamente. Il migliore dei tre, Figliola, per continuità ed esattezza di gioco. Arcari ha sbagliato parecchie occasioni ed ha fatto parecchie cose pregevoli; per esempio: il passaggio per il goal. Grande lavoratore e preziosissimo distributore Perazzolo. Greggio ancora, ma puntiglioso e felice in qualche scatto a rete Torti. Un bel tecnico della palla il giovane Scarabello. Marchionneschi non è stato preciso come altre volte, ma la sua prova non può dirsi comunque negativa. DEGNI RIVALI. La Roma merita l'onore delle armi. Il suo gioco, stilisticamente parlando, è stato di marca migliore di quello del Genova. Ed anche se il successo non è venuto, per il difetto che già tante volte tarpò le ali ai giallorossi nel campionato (attacco inconsistente), la sua prova è stata tuttavia degna di rilievo. Abbiamo detto che l'undici si è comportato in modo inverso rispetto al Genova: ha incominciato a forte ritmo ed è finito in calando. Tuttavia gli atleti romani non sono caduti affatto sulle ginocchia e va fatto loro grande merito se , negli ultimi minuti, sono riusciti, con sforzo evidente, a minacciare ancora il punteggio. Oggi come ieri, questa Roma è apparsa una bellissima squadra senza guizzo. Da qui la sconfitta amara, per un solo goal,  come si conviene ad un undici che rimane  fieramente in piedi fino all' ultimo minuto. Valinasso non poteva parare la palla del goal: ed ha bloccato tutti gli altri palloni venutigli a tiro. Monzeglio ha dominato per tattica, sicurezza ed anche per vigoria; Allemandi non gli è stato da meno, pure nel suo gioco più irruente che studiato. Gran gioco ha svolto Bernardini nel primo tempo; un leggero offuscamento di rendimento ha avuto nella ripresa. Due combattenti generosi e redditizi Frisoni e Gadaldi. Si è parlato implicitamente dell' attacco il cui trascinatore, quando gli è stato possibile, è finito per essere Serantoni. Il giovane Amadei ci sembra una buona promessa. Questi protagonisti di una contesa che non è stata sempre bella per qualità di gioco, ma che è vissuta in combattività sempre, incerta nelle vicende ed emozionante col procedere del tempo. L'arbitro Mattea l'ha diretta con senso di equanimità, preoccupato di condurla in porto senza incidenti e senza espulsioni, più che di punire con molta severità. Eccovi ora un riassunto delle vicende di gara. LA GARA. Dire che proprio ci sia grande folla, sarebbe errore. Oggi è giornata di tribune gremite e di popolari semivuoti. Ci sono i sostenitori giallorossi venuti da Roma (dicono 1500, ma a giudicare dal vocio, sembrerebbero 5000 almeno; tutti infazzolettati coi colori di Roma); e ci sono i sostenitori rossoblu venuti da Genova, quasi tutti arrivati con treni speciali, per i quali il prezzo del biglietto comprendeva anche l'ingresso ai "distinti": ecco spiegato l'arcano. La somma totale dei presenti la sapete dal prospetto. Togliete gli spettatori venuti da fuori: vedrete che Firenze non ha dato grande apporto di folla. Quelli che sono venuti patteggiano visibilmente per il Genova. Ricordi del campionato? In tribuna d'onore si trovano il presidente della Federazione, generale vaccaro, il vice-presidente avv. Mauro, il segretario ing. Barassi,. Vediamo pure il prefetto ed il podestà di Firenze, circondati dalle autorità cittadine e dal Commissario Unico Vittorio Pozzo. Ha sfogato da poco un temporale e il vento sta spazzando le nubi. Tuttavia fa caldo, molto caldo, e i venditori di sorbetti che lanciando il loro grido di richiamo tra un "viva Roma" ed un "viva Genova" fanno affari d'oro. Alle 17 entrano in campo - un romano e un genovese alternati - i ventidue giocatori, salutati da alti clamori. La Roma gioca con le sue maglie. Il Genova è in divisa bianca con fasce trasversali rossoblu. S'incomincia subito con il Genova in favore di vento, un vento non fortissimo, ma abbastanza sensibile. S'INCOMINCIA. Prime fasi alterne e solo al 3' Di Benedetti può effettuare un tiro: raso a terra a lato di poco. Passano quattro minuti e Serantoni lancia in profondità Amadei: centro e Pastorino salva benissimo. Rispondono Perazzolo e Arcari ma la palla finisce a lato. Il gioco, fin qui, è più vigoroso che ordinato. Fallo contro Bigogno al 12', dal limite. Mazzoni manda fuori per questione di centimetri. Ecco al 15' una fiammata del Genova. Fuga sulla destra, azione spinta, palla a Torti, tiro a lato. Se i liguri oggi andranno al goal, ci andranno verosimilmente così, sull' ala della velocità, in controbattuta. Rischiano di andarci al 20', con una sventola di Marchionneschi su traversone lungo di Perazzolo. Rischiano di andarci una seconda volta, al 21' su azione identica alla precedente e conclusa dallo stesso giocatore, a lato. Ma la sfuriata passa senza danni e la Roma riprende, un poco a rilento e senza il becco di un tiro, la sua manovra. Trascorrono ancora dieci minuti di gioco vivace, ma senza consistenza pratica. Al 30', primo angolo della giornata, contro il Genova, su tiro di Amadei. Sull' azione susseguente Gadaldi manda fuori di poco. La preoccupazione è evidente in tutti i giocatori ed i falli sono abbastanza numerosi. Si decide la gara al 35'? Torti, appostato tra i terzini, riceve la palla da Scarabello. E, solo, troppo solo, segna... ma l'arbitro ha già fischiato il fuori gioco, giustamente, e il punto viene annullato. Torna il sereno sul cielo di Firenze e batte sul campo un sole obliquo sulla fronte dei genovesi. 42': pericolo per il Genova. Su centro di Amadei, Di Benedetti impegna un duello stretto con Agosteo e se non intervenisse di scatto Bacigalupo!... Angolo contro la Roma al 43': Monzeglio, come già venti volte in precedenza, libera l'area di testa. Andiamo poi ad angoli 2-1 per la Roma al 44'. Niente di fatto. Un tiro di Mazzoni da lontano. La fine del tempo arriva sullo 0-0. LA VITTORIA. Si riprende col sole e col vento favorevoli alla Roma. Una folata iniziale per parte, parecchie cadute, molti fischi inutili, niente di fatto. Al 5' una punizione tirata da Mazzoni passa a lato di parecchi metri. Poi Amadei impegna Bacigalupo da lontano. Si gioca a strappi e a folate mentre la stanchezza comincia a fare presa. 10': Serantoni ad Amadei, Figliola salva in angolo (siamo 3-1 per la Roma). Sulla punizione la palla picchia in alto sulla traversa e torna in campo; Agosteo libera. Contrattacco improvviso. Torti a Marchionneschi. "Marchiò" a Torti, Torti ad Arcari che, liberissimo, tira blando e senza furberia in bocca a Valinasso. Una bella azione malamente sciupata. Si continua a lavorare con tenacia, ma anche con molto disordine. La palla vola da un capo all' altro del campo, ma chi la mette nel sacco non c'è. Intanto calano contemporaneamente il sole ed il vento. Centro di Perazzolo e tiro di Marchionneschi parato, al 19'. Al 21' Torti piglia un palo sensazionale, ma anche questa volta in fuori gioco. Serantoni risponde con un forte tiro da venti metri che Bacigalupo alza in angolo, cui ne segue subito un altro, entrambi senza esito. Mirabile vitalità di atleti. La partita riesce ad accendersi ancora e le aree sono minacciate: ma dall' una parte e dall' altra finisce per avere buon gioco chi si difende. Al 28' Serantoni entra falloso su Scarabello. Lo stende a terra. Mattea ammonisce energicamente. Qui Barbesino manda Serantoni centrattacco e Di Benedetti mezzo destro. Passano i minuti. Non si segnerà più? 34': Perazzolo smista la palla ad Arcari che centra alto. Allemandi respinge di testa. Ancora Perazzolo riprende, dà ad Arcari che tenta il traversone raso terra. La palla passa tra una selva di gambe ed arriva a Torti che al volo la gira astutamente in rete: angolino a sinistra, goal! Un grande clamore accoglie questo punto magnifico. Chi ha detto che i romani erano 5000 e i genovesi meno? Cinque, diecimila sembrano i sostenitori rossoblu, tanto si sgolano e si scalmanano. Si riprende. Serantoni torna ala suo posto, ma tutti i giallorossi tentano ora di protendersi disperatamente all' attacco. 40': offensiva portata da Tomasi ed incertezza della difesa ligure. La palla viaggia lenta lenta fino verso la soglia della porta di Bacigalupo e finisce in angolo per miracolo. Angolo subito dopo contro il Genova senza esito. Ultime fasi convulse. 43': Tiro fortissimo di Tomasi parato superbamente da Bacigalupo. Si crea una mischia che soltanto Mattea può risolvere. Il pubblico urla, è persino cattivo nei confronti dei romani che giocano la loro carta con vigoria ammirevole. 45': angolo contro la Roma e poi la fine. I genovesi corrono al centro del campo ad abbracciarsi ed abbracciare gli appassionati dirigenti, prima ancora di salutare la folla. Anche la Roma saluta cavallerescamente: è stata degna della vittoriosa rivale. Con breve ed austera cerimonia il gen. Vaccaro, circondato dalle autorità presenti, consegna, appena finita la contesa, la coppa ai vittoriosi. Dal Torino al Genova, dopo una stagione, mentre si registra un altro sintomatico successo sportivo della competizione. ERBERTO LEVI.

 

IL CALCIO ILLUSTRATO (Milano, 09 giugno 1937) - (manca il primo pezzo)...nonostante i momenti di pausa, s'è imposto per la organica concezione del gioco, e passaggi di squisita fattura ed opportunità; Frisoni e Gadaldi hanno validamente cooperato con lui. L'estrema difesa invece, pur non giocando male, non ha sfoggiato la precisione e il piazzamento d'altre volte: troppo frequenti ed inspiegabili, specie nel primo tempo, gli scontri fra Allemandi e Monzeglio, che di solito sanno così accortamente dividersi i compiti. Valinasso, a parte la faccenda del punto, non ha avuto azioni di responsabilità. Ed eccoci al Genova. Il suo attacco ha finalizzato assai meglio di quello avversario, pur risentendo la mancanza d'un centravanti d'area. Torti, che era già stato provato qualche volta, non possiede ancora l'esperienza sufficiente e la capacità di legare il gioco coi compagni, molto può essergli perdonato per via della rete che ha insaccato. Perazzolo e Scarabello hanno tenuto in piedi il reparto. Il padovano s'è sempre più affermato alla distanza, mentre il giovane Scarabello ha lavorato per l'intera partita con intelligenza. Sfortunatamente egli mostra tuttora poco desiderio di avventurarsi nell' area di rigore. Delle due ali, Arcari III, che ha eseguito la centrata che ha occasionato il punto, ha filato bene nella ripresa, mentre Marchionneschi, chissà mai perché, è stato troppo poco servito, specie nel secondo tempo. La mediana ha avuto nel laterale sinistro Figliola il migliore uomo in campo, per la varietà e la grande praticità del suo gioco, sia di testa che di piedi. Figliola è sempre a proposito, ed ha l'abitudine di osservare sempre (vedi salvataggio in angolo!) lo svolgimento delle azioni. Bigogno s'è onestamente comportato, ma gli hanno fatto difetto la precisione e la mobilità; Pastorino, chiamato a rimpiazzare genta retrocesso terzino, ha fatto quanto era necessario con serietà e criterio. Appunto Genta, a fianco di Agosteo, mostra di risentirsi del mutamento di ruolo oltre che del passaggio dalla destra alla sinistra, particolarmente nelle entrate, e così si spiega come Amadei l'abbia sovente giuocato: non so, ad ogni modo, se il Genova potrà insistere nell' idea di farne stabilmente un terzino, malgrado la facoltà di eseguire rimandi abbastanza forti, e con ambo i piedi. Agosteo ha gareggiato in rendimento pratico con Figliola, intervenendo sempre con tempestività e decisione, ottimo il suo giuoco di testa. Infine Bacigalupo non ha avuto nemmeno lui come Valinasso, palloni difficili: l'unico errore che ha commesso è stato senza conseguenze. Facilitato da un gioco complessivamente corretto -  i falli veramente cattivi sono stati pochi - l'arbitraggio di Mattea m'è parso ottimo. RENZO DE VECCHI

 

 

Mensile Genoa 1893 - Maggio 1981 - Il Genoa schierato al centro del campo prima dell' incontro: Arcari III, Bacigalupo, Bigogno, Figliola, Marchionneschi, Agosteo, Torti. Seduti: Perazzolo, Genta, Scarabello e Pastorino.

 

 

 

Le tre immagini centrali compaiono anche su "Il Calcio Illustrato" ma sono prese da un' altra rivista del 1937 (di cui non mi ricordo il nome). 1. Uscita di Bacigalupo. 2. Torti solo davanti al portiere romanista. 3. Il Genova con la coppa Italia a fine partita.

 

TUTTI GLI SPORT - Nella suggestiva cornice dello Stadio Berta, dopo l'estenuante finalissima con la Roma, la compagine del Genova (osservate i volti stanchi ma felici dei giocatori) saluta la folla dopo la conquista della Coppa Italia anno XV.

 

 

IL CALCIO ILLUSTRATO - Nella prima immagine Vaccaro della FIGC, con le due squadre schierate, prima della consegna della Coppa Italia al Genova e sotto alcune immagini della partita giocata a Firenze. Sotto la prima pagina. (www.asromaultras.org)

 

 

 

AKAIAOI 2006