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CAMPIONATO 1924-25 |
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| AND |
PARTITE |
RIT | GENOA | 30 |
FORMAZIONE |
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| 4 - 0 |
GENOA |
CREMONESE |
0 - 2 | MODENA | 29 | DE PRà (P) |
24 - 00 |
LAMON I |
08 - 01 |
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| 0 - 2 |
BRESCIA |
GENOA |
0 - 5 | CASALE | 27 | BELLINI | 20 - 00 | BERGAMINO I | 07 - 00 | ||
| 3 - 0 |
GENOA |
H.VERONA |
2 - 2 | INTER | 25 | DE VECCHI |
24 - 06 |
AYCARD | 06 - 01 | ||
| 1 - 0 |
MODENA |
GENOA |
0 - 2 | PISA | 25 | BARBIERI | 23 - 01 | TABACCO |
03 - 00 |
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| 2 - 1 |
GENOA |
INTER |
1 - 2 | TORINO | 24 | BURLANDO |
22 - 01 |
CADEDDU | 02 - 00 | ||
| 2 - 1 |
CASALE |
GENOA |
1 - 4 | CREMONESE | 22 | LEALE | 24 - 00 | COSTELLA |
02 - 00 |
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| 1 - 1 |
PISA |
GENOA |
1 - 2 | REGGIANA | 20 | NERI I |
24 - 06 |
SCAPINI |
02 - 00 |
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| 1 - 1 |
TORINO |
GENOA |
0 - 0 | H.VERONA | 18 | ALBERTI | 17 - 10 | TASSI | 01 - 00 | ||
| 6 - 3 |
GENOA |
LEGNANO |
0 - 1 | BRESCIA | 17 | CATTO |
25 - 12 |
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| 1 - 4 |
REGGIANA |
GENOA |
2 - 4 | LEGNANO | 15 | SANTAMARIA |
20 - 08 |
Nota: I dati sono | |||
| 3 - 2 |
GENOA |
SPEZIA |
1 - 0 | SPEZIA | 12 | MORUZZI | 15 - 07 | incompleti | |||
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Presidente: G.SANGUINETI. Allenatore: W.GARBUTT. |
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| FINALE LEGA NORD | DATI |
SPAREGGI |
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07/06/25 Milano |
GENOA - BOLOGNA |
2 - 2 |
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| 24/05 |
BOLOGNA - GENOA |
1 - 2 | Vinte 14, Par 7, Perse 7 |
05/07/25 Torino |
BOLOGNA - GENOA |
1 - 1 |
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| 31/05 |
GENOA - BOLOGNA |
1 - 2 | Reti fatte 54, Subite 31 |
09/08/25 Milano |
BOLOGNA - GENOA |
2 - 0 |
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Immagini: Il 1' spareggio a Milano - De Prà, Moruzzi, Burlando, Catto, Neri, Scapini, Sanguineti, De Vecchi, Santamaria. Seduti Leale, Bellini e Alberti. Entrata in campo dei rossoblu in Genoa - Modena 2-0
LA STELLA RUBATA
Il Campionato 1924-25 fa da anticamera a quello che viene chiamato il calcio fascista. Non ci volle certo molto al regime per capire che attraverso questo sport si poteva controllare la tensione sociale indirizzando folle sempre più numerose negli stadi. L'anno seguente, con la stesura della carta di Viareggio, il partito prese totalmente in mano l'organizzazione e l'amministrazione del calcio. In breve tempo, con scopi ben chiari, questa riorganizzazione porterà ad un solo girone Nazionale chiamato Serie A, al rafforzamento delle squadre del Sud che fino a quel momento erano rimaste nell' ombra, e naturalmente alla costruzione di ampi stadi degni di ospitare grandi masse per manifestazioni sia sportive che politiche di vario genere. Fino a quel momento le intrusioni nello sport che più attirava l'attenzione al Nord erano a carattere personale. A farne le spese, subendo piccole o grandi ingiustizie, sono diverse squadre ma al Genoa toccano gli episodi che ne segnano ancor oggi la storia. Veniamo al Grifone ed incominciamo col dire che rispetto alla squadra del campionato precedente mancano all' appello 3 giocatori già vincitori del titolo 1914-15. I rossoblù devono privarsi di Mariani e Sardi che smettono di giocare mentre Bergamino I fa solamente alcune apparizioni. In compenso i Genovesi si ritrovano in rosa il forte centrattacco bolognese Alberti (di cui parliamo più a fondo nell' annata precedente) e risolvono la situazione spostando Catto nella posizione di mezz'ala destra. Fanno il loro esordio e diverse presenze l'ala sinistra Lamon I e la mezz'ala destra Aycard che prende il posto di Alberti quando questo è indisponibile. Inoltre fanno le loro comparse in squadra Scapini, Cadeddu e Tabacco.
Il Genoa inserito nel girone A trova al posto della Juventus i suoi concittadini del Torino. I granata, meritevoli l'anno precedente di arrivare in finale, dovrebbero essere gli avversari più insidiosi ma perdendo 4 partite consecutive tra fine girone d'andata e inizio ritorno devono accontentarsi alla fine del centro classifica. Il 5 Ottobre del 1924 a Genova nella partita d'esordio di campionato come tradizione il Grifone inizia alla grande e una doppietta di De Vecchi viene arrotondata fino al 4 a 0 da Moruzzi e Neri. La cosa importante è che i giocatori del Genoa entrano sul terreno di gioco, per la prima volta in campionato, con appuntato al petto uno stemma tricolore. Il 28 Settembre infatti in amichevole contro l'Alessandria i Grifoni avevano battezzato il simbolo dello "scudetto" che da questo momento contraddistinguerà la vincitrice del titolo nazionale. Nonostante l'inizio alla grande proseguito col Brescia e Verona, partita in cui Alberti segna la sua prima rete, il girone non è una passeggiata. Il Modena, pur avendo già allestito una buona rosa, ha rinforzato la squadra con due ungheresi Tickoski e Winkler e nella partita in Emilia grazie ad una rete di Breviglieri infligge la prima sconfitta del torneo al Grifone. Il Genoa si rifà subito superando l'Inter 2 a 1 con un rigore di De Vecchi e una rete di Alberti. I rossoblu dopo la partita coi milanesi sono costretti ad una lunga pausa dovuta al rinvio della gara col Casale e agli impegni della rappresentativa Italiana. Il campionato rimane fermo per 2 settimane per permettere alla Nazionale di giocare a Milano contro la Svezia (2 a 2 con in campo De Prà, De Vecchi, Barbieri e Burlando) e con la Germania a Duisburg di fronte a 45.000 spettatori (1 a 0 per gli azzurri con in campo De Prà, De Vecchi, Barbieri, Burlando e Bellini che esordisce in maglia azzurra).
Chiusa la parentesi le due trasferte da affrontare contro Pisa e Torino sono molto pericolose ma la squadra di Garbutt riesce a uscirne indenne riportando due pareggi col medesimo risultato di 1 a 1. Il 14 Dicembre in via del Piano prende via la saga del gol, sono ben 9 le reti tra Genoa e Legnano ma 6 sono del Genoa che termina il primo tempo sotto per 2 a 1. Alla fine il tabellino marca 3 reti per Santamaria ed una a testa per Neri, Catto e Moruzzi ma non è finita qui perchè questa volta la trasferta in Emilia arride ai rossoblu che infliggono un 4 a 2 alla Reggiana. Con 2 reti di Alberti ed una di Santamaria, inframezzate da quelle di Cometto e Rossetti, la squadra genovese conquista i due punti anche con lo Spezia. Dal Secolo XIX: "L’ultimo match giocato nel 1923 lasciò un bel poco gradito ricordo di supporters scalmanati delle due squadre, dal contegno deplorevole. La gara iniziò alle 14,30. Il Genoa che avrebbe dovuto vincere da lontano una gara disputata sul suo campo, ci ha fatto assistere ad una partita quanto mai strana, sia nello sviluppo che nel risultato. Difatti, dopo aver dominato quasi costantemente, per due errori della sua difesa, e precisamente di quel giocatore che è uno dei migliori d’Italia (De Vecchi) ha dovuto incassare due goals tanto dolorosi quanto immeritati". Il Casale quest'anno mira al primo posto, oltre a Ticozzelli e Blando ha in formazione Caligaris destinato a prendere il posto di De Vecchi in Nazionale e l'esperto Mattea. La rete di Santamaria contro le 2 siglate da Blando non basta ad evitare la seconda sconfitta nel torneo che condanna il Grifone a terminare il girone d'andata dietro al Modena. La Classifica: Modena 17, Genoa e Pisa 16, Casale 14, Inter e Cremonese 11, Torino e Legnano 9, Reggiana e Spezia 8, Hellas Verona 7, Brescia 6.
Il girone di ritorno inizia male con la sconfitta sul campo della Cremonese che schiera i due futuri rossoblu Ercole Bodini e Gino Puerari. Dopo aver sommerso con 5 reti il Brescia la squadra genovese viene bloccata sul pari a Verona dove alle due reti di Felice Levratto rispondono De Vecchi su rigore e Alberti. La classifica vede Genoa, Pisa e Modena appaiate in testa a 19 punti quindi di vitale importanza è la sfida coi gialloblu del 22 Febbraio che il Genoa risolve a suo favore con due reti nel primo tempo di Catto. Le cose però la Domenica seguente si complicano, a Milano grazie ad un rigore di Cevenini II l'Inter batte per 2 a 1 i rossoblu conquistando la quinta vittoria consecutiva, questo risultato permette ai lombardi, al Modena e al Casale di raggiungere in testa Genoa e il Pisa fermati a 21 punti. Il Grifone però ha il vantaggio di giocare le prossime tre gare in casa, due delle quali proprio con Pisa e Casale. I genovesi privi di Bergamino, Burlando, Alberti e Santamaria travolgono comunque il Casale che deve soccombere ai colpi di Lamon, Catto e di Moruzzi. Il 15 Marzo la partita col Pisa viene rinviata mentre il 22 sul campo della Juventus, in Corso Marsiglia, la nazionale italiana sommerge la Francia sotto 7 reti, è la 43' presenza di capitan De Vecchi che per l'ultima volta difende i colori azzurri. Le due restanti gare interne del 29 Marzo e del 5 Aprile saltano entrambe per il tempo quindi il Genoa dopo una lunga sosta forzata ed ancora in formazione rimaneggiata perde a Legnano. Il Grifone ora non può più sbagliare, arriva la vittoria 4 a 1 con la Reggiana ma la partita seguente a La Spezia, che recuperi a parte dovrebbe concludere il campionato, non si gioca per motivi di ordine pubblico. La sconfitta genovese a Legnano compromette le speranze di salvezza dello Spezia che la domenica seguente perdendo 3 a 2 a Pisa retrocede, la cosa visto i freschi precedenti fa optare per il rinvio.
Il 03 Maggio nel primo dei tre recuperi il Genoa supera per 2 a 1 il Pisa con reti di Catto, Moruzzi e Bazzel per i toscani. Il 10 Maggio si gioca la partita non certo comoda con lo Spezia, il Genoa segna al 42' con Santamaria e aggiudicandosi la vittoria agguanta il Modena in testa alla classifica. Nell' ultima gara con il Torino un pareggio basta per sopravanzare i gialloblu ed accedere alle finali di Lega Nord. La classifica cannonieri del girone termina con in testa Levratto del Verona e Powolny della Reggiana che mettono a segno 15 reti. Primo dei rossoblu è Catto con 10 seguito da Alberti con 8. L'ultimo ostacolo tra il Genoa e il decimo titolo ora è il Bologna. Nel proprio girone i felsinei hanno avuto la meglio, con due punti di vantaggio, su Juventus e Pro Vercelli ma anche per gli emiliani sono 5 le sconfitte patite in trasferta anche se la loro differenza reti è leggermente migliore (53 reti fatte e 22 subite contro le 48 fatte e 23 subite dal Genoa). Senza dubbio le squadre che vanno ad incontrarsi sono tra le più attrezzate dell' annata, il Grifone può contare su una difesa/mediana che in pratica gioca tutta in Nazionale e su un attacco esperto che può far male in qualunque momento. La squadra emiliana, più giovane rispetto a quella ligure, non è da meno, seppur la stampa preveda debbano ancora cedere ai campioni uscenti anche Baldi, Genovesi e Della Valle sono giocatori della Nazionale. Inoltre hanno un terzetto formidabile in attacco composto da della Valle, Perin e il giovane Schiavio (nel 1934 diventerà campione del mondo).
La prima gara viene disputata sul campo Sterlino del Bologna il 24 Maggio 1925. Il Bologna si schiera con Gianni - Borgato, Gasperi - Giordani, Baldi, Genovesi - Innocenti, Della Valle, Schiavio, Perin, Pozzi. Il Genoa risponde con De Prà - Bellini, De Vecchi - Barbieri, Burlando, Leale - Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria. Il miglior arbitro all' epoca il sig. Gama di Milano dirige, davanti ad un folto e agitato pubblico (questa dovrebbe essere la rivincita dell'anno precedente) una sfida maschia in cui le due contendenti si sfidano a viso aperto. Il Bologna cerca di sfruttare il fattore casalingo e và vicino alla marcatura con Della Valle e Schiavio mentre il Genoa, che non si lascia condizionare dalle avversità ambientali, risponde con Catto ma prevalgono le difese e il primo tempo termina sullo 0 a 0. All' inizio della ripresa il Bologna spinto dal pubblico parte all' attacco a testa bassa e al 57' si fà infilare dai genovesi in contropiede. Santamaria mette in moto Moruzzi che scodella in area un traversone per Catto. Nè l'attaccante genoano nè Gasperi riescono ad intervenire sulla palla ma a dare la stoccata decisiva è l'ex Alberti che devia nell' angolo alla destra del portiere Gianni. Il pubblico ammutolisce ma ben presto ricomincia a spronare i felsinei verso il pareggio. Il portierone dei rossoblu genovesi De Prà deve intervenire miracolosamente su Schiavio che gli spara un bolide da distanza ravvicinata e successivamente viene salvato dalla traversa che ribatte un tiro scoccato da Perin. La difesa Genoana con De Prà, Bellini e De Vecchi risulta quasi insuperabile agli attacchi forsennati degli avanti emiliani così si arriva all' 85' quando ancora in azione di contropiede il Grifone passa con una stoccata di Catto che termina sul palo terminando poi in rete. A pochi istanti dal termine Schiavio riesce a marcare il punto dell' 1 a 2 che ha valore pressoché nullo.
Al Grifone, nella gara da giocarsi nel capoluogo ligure, basta un pari per aggiudicarsi il diritto a disputare la Finale Nazionale e di conseguenza appuntarsi la stella al petto. Il 31 Maggio 1925 il campo del Genoa è stracolmo di tifosi che occupano ogni ordine di posto (ci sono anche circa 400 rossoblu foresti giunti dal capoluogo emiliano). I genovesi schierano la stessa formazione della partita precedente mentre gli avversari sostituiscono Innocenti con Muzzioli. Anche l'arbitro è lo stesso ma ciò che succede sul campo nessuno avrebbe potuto immaginarlo. Il Genoa è troppo sicuro di aver la meglio (compreso il pubblico ed il Bologna che gioca quasi rassegnato al suo destino) e come spesso succede quando non si segna la squadra svantaggiata ne approfitta. In questa occasione il Bologna si porta al riposo in vantaggio grazie ad una rete segnata al 36' proprio da Muzzioli che in diagonale batte De Prà dopo aver ricevuto un passaggio di Schiavio. Nel secondo tempo si vede un' altra partita, sostenuto dalla folla genoana il Grifone parte all' arrembaggio e, dopo innumerevoli occasioni tra cui un palo clamoroso di Catto ed un rigore non assegnato per un fallo di mano di un terzino bolognese, giunge al meritato pareggio con Santamaria che al 73' riesce a battere l'estremo felsineo Gianni. A questo punto la squadra genovese può gestire tranquillamente il risultato ma invece vedendo l'avversario scoraggiato si spinge forsennatamente all' attacco per regalare all' enorme folla intervenuta la rete della vittoria. Mancano ormai sette minuti alla fine, Genovesi (pensa te che cognome) infortunatosi in precedenza era stato spostato all' ala destra e forse per questo dimenticato dai rossoblu casalinghi. Il Bologna imbastisce un tentativo di contropiede e ricevuta la sfera Genovesi butta il pallone in piena area genoana. Questo, dopo aver rimbalzato per terra, viene sospinto in rete dalla testa di Della Valle che elude l'intervento del grande De Prà. A fine partita il portiere rossoblu verrà criticato per la mancata uscita sul traversone ma ormai la frittata è fatta. Il Genoa nei restanti pochi minuti che mancano non riesce a scardinare la difesa Bolognese mandando all'aria uno scudetto già vinto e a casa una folla delusa interrotta mentre stava già festeggiando.
Premesse: 1 - Per ottenere velocemente il consenso delle masse il sistema più usato è quello di controllare i media (allora l'editoria). La Gazzetta Sportiva era diventata l'organo ufficiale dello sport fascista mentre proprio a Bologna oltre ad esserci il controllato "Il Resto del Carlino" erano sorti due nuovi giornali il "Corriere dello Sport" e "L'Assalto". A rendere più difficile un'esatta ricostruzione dei fatti è il divieto di scrivere determinate cose. Ad esempio la partita sospesa dell' anno precedente e data poi vinta al Genoa 2 a 0 veniva archiviata da alcuni giornali come sospesa per pioggia. 2 - Leandro Arpinati, Podestà (sindaco) di Bologna, nel 1920 fù uno dei fondatori del secondo Fascio di combattimento e uno degli organizzatori delle spietate spedizioni punitive contro gli operai in gran parte del Nord Italia. Come elemento di spicco del Pnf (partito nazionale fascista) in ambito politico passò da segretario federale di Bologna a vice segretario generale del Pnf. Oltre questo venne eletto deputato a partire dal 1921 (ricoprendo la carica per 13 anni) e dal 1929 sottosegretario di Stato agli Interni. Nel 1924 fonda a Bologna il "Corriere dello Sport" poi rinominato "Il Littoriale" (a fine guerra torna a chiamarsi col nome originario che adotta tutt'oggi) e ricopre, sempre a riguardo sportivo, le cariche più importanti. Prima vice poi Presidente della Federazione calcistica italiana, vice Presidente Fidal ed infine Presidente del Comitato Olimpico. Nel 1927 Arpinati crea e dirige una nuova entità sportiva, comprendente varie discipline tra cui nuoto, atletica e scherma, chiamata "Bologna Sportiva" inglobando il Bologna Football Club. In vista dei Mondiali 1934 Arpinati come organizzatore dell' evento è promotore della costruzione di maestosi stadi tra cui naturalmente il Littoriale di Bologna, il Mussolini di Torino e il Berta di Firenze. Caduto nel 1934, per vari motivi, in disgrazia agli occhi di Mussolini morì il 22 Aprile 1945 per mano partigiana.
Ben si può immaginare lo stato d'animo della squadra per ciò che era successo e altrettanto si può fare con quello dei bolognesi usciti vincitori dallo stadio situato a Marassi. La Federazione prende le sue decisioni, lo spareggio, fissato per la settimana seguente, deve giocarsi sul campo neutro del Milan in Viale Lombardia e come arbitro viene designato l'avvocato Mauro anch'esso di Milano. Nessuno poteva sapere quale sarebbe stata la risposta in campo dei giocatori genoani ma su quell' evento si concentrò tutta l'attenzione sportiva nazionale tanto che le due Società organizzarono treni speciali e carovane di Pullman per avere la predominanza del tifo. Fu così che destinazione Milano, da Genova e Bologna si diede vita al primo grande esodo di tifosi per una partita di calcio. Il 7 Giugno lo Stadio milanese, tra i più capienti dell' epoca, risultò inadatto ad ospitare quella massa composta da più di 20.000 persone che riempì gli spalti all' inverosimile. L' affollamento era tale che le recinzioni del campo al pressare del pubblico si ruppero e la gente straripò ai limiti del terreno di gioco. In verità il fatto non fu proprio accidentale, molto prima dell' inizio dell' incontro era stato un folto gruppo di squadristi bolognesi a rompere le recinzioni in modo da posizionarsi, bastoni in mano, ai bordi del campo e dietro le porte. Questi surclassavano i pochi agenti regolari che dovevano controllare la situazione ma dopo qualche minuto di titubanza, d'accordo coi capitani delle due formazioni, l'arbitro Mauro rassicurato sull' arrivo di rinforzi per gli agenti regolari diede comunque inizio a questo spareggio.
Il Bologna scende in campo con una insolita maglia verde ma la sua formazione è invariata rispetto alla gara vinta a Genova mentre il Genoa non dispone di Barbieri che viene sostituito da Scapini. Il Grifone, rovesciando i pronostici che lo vedono piuttosto abbacchiato, parte alla grande e già al 12' passa a condurre grazie ad una rete di Catto (altre fonti assegnano la rete a Moruzzi). L'attaccante genovese, vera bestia nera per i felsinei, dopo un'azione di Scapini a centrocampo devia alle spalle del portiere Gianni un cross di Neri scatenando l'entusiasmo dei supporters genovesi. Il Bologna naturalmente cerca di pervenire al pareggio ma è sempre il Genoa a mantenere il dominio del gioco e ad arrivare al 42' al consequenziale meritato raddoppio. La rete che chiude la prima frazione è del solito ex Alberti che in azione di contropiede trafigge per la seconda volta la porta emiliana. La folla giunta da Genova naturalmente è euforica mentre la parte bolognese è visibilmente rabbuiata ma in definitiva il primo tempo, nonostante i dubbi di partenza, è filato liscio senza subire interruzioni di sorta. Viste le premesse le squadre si rischierano in campo per disputare il secondo tempo mentre l'arbitro Mauro non dà importanza al mancato arrivo dei promessi rinforzi agli agenti. L'inizio della ripresa continua a vedere all' attacco il Grifone che và vicino alla terza marcatura prima con Catto e poi con Neri ma Gianni e Gasperi evitano il tracollo ai Bolognesi. Sembra ormai una pratica chiusa poiché il Bologna, come riferiscono le cronache, inizia sì ad andare alla ricerca della rete ma con poca convinzione visto che di fronte ha una difesa/mediana quasi insuperabile.
Al 61' però succede il finimondo, saltato Bellini Muzzioli in fuga sulla sinistra a pochi metri dalla porta spara a rete. De Prà si butta sulla palla che termina la sua corsa, deviata dal portiere, a lato della porta. Come ci sia finita non si sà, alcuni giornali riportano la disperazione di Della Valle e l'impassibilità di De Prà che aspetta la ripresa del gioco come se nulla fosse successo mentre alcuni Bolognesi abbracciano Muzzioli. 1 - Il pallone è fuori ma la folla tumultuosa mostra all' arbitro la rete strappata dietro la porta. In poche parole la palla finita sul fondo era in verità entrata e poi uscita dal buco. 2 - De Prà, che era un leale uomo di sport, afferma di aver normalmente deviato la palla in calcio d'angolo (la disperazione dei bolognesi vicino al fatto ne era la prova) ed in effetti Mauro, uno dei migliori arbitri dell' epoca, esitò solo un momento prima di assegnare il corner. 3 - La terza versione riportata è forse la più completa e verosimile, una volta deviata da De Prà la palla venne rimessa in campo da uno spettatore e ributtata nella rete con rabbia per l'occasione mancata dallo stesso Muzzioli. A questo punto, dopo la concessione del corner, gli squadristi bolognesi che fanno da cordone al campo invadono il terreno di gioco muovendosi compatti verso il direttore di gara, in questo gruppo inferocito di bolognesi risultano anche esponenti di rilievo della Federazione infatti pare che a capeggiare il drappello sia proprio il federale Arpinati. L'arbitro, una volta spinto e minacciato, non può far altro che sospendere la partita e, seguito dai giocatori, tentare di raggiungere l'uscita verso lo spogliatoio venendo però bloccato. Dopo una sospensione di 13 minuti, non potendo ricominciare a giocare senza aver concesso la rete come pretendono gli squadristi in camicia nera, Mauro rassicura i rossoblu confidando a capitan De Vecchi di riprendere la gara sul 2 a 1 solo per calmare gli animi ma che la stessa sia da considerarsi sospesa in quel momento così da consegnare legittimamente la vittoria a tavolino al Genoa.
Gli uomini di Garbutt rimangono così in campo sicuri di aver ormai aperta la via per la finalissima. Il gioco comunque diventa pesante, i contendenti se le danno di santa ragione tanto che ne consegue un'altra sospensione di cinque minuti per cercare di raffreddare i bollenti spiriti. Il Bologna cerca con convinzione il pareggio di fronte ad un Genoa che pensa che il risultato sia ormai privo di valore. De Prà comunque rimane imbattuto fino all' 82' quando Schiavio su cross di Muzzioli devia a pochi passi dalla porta la palla nella rete rossoblu. Poco importa l'invalidità della rete propiziata, come riportano i giornali dell'epoca, da una clamorosa trattenuta per la maglia di Pozzi a De Prà che non riesce così ad uscire e a respingere il traversone. Viste le rassicurazioni arbitrali ai genoani non passa minimamente per la testa di protestare verso l' immediata assegnazione della rete da parte di Mauro. La partita, per recuperare tutte le sospensioni, finisce dopo 111 minuti con le due formazioni in parità. I genoani certi di averla vinta a tavolino si rifiutano di rientrare in campo per gli inutili supplementari ma d'altronde il terreno è ormai completamente invaso dai tifosi. Mauro a fine gara rilascia alcune dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport che in pratica sono quelle rilasciate ai giocatori genoani. L'arbitro spiega di non aver visto la palla entrare in porta e che ne era così sicuro che non avrebbe convalidato la marcatura neanche su pressione del guardalinee. Aggiunge inoltre di aver assegnato la rete solo per sedare la folla concludendo di aver portato a termine la partita solo per rispetto verso un alto rappresentante della federazione che gli aveva chiesto di farlo.
Il "Paese Sportivo" di Torino descrive il momento seguente all' invasione «ad un certo punto l'arbitro si è incamminato verso l'uscita del campo. Poiché l'incidente era scoppiato sotto la porta situata dalla parte opposta dell'uscita, Mauro doveva attraversare tutto il campo per giungere allo spogliatoio. Giunto l'arbitro col seguito dei giocatori urlanti e gesticolanti a metà campo, uno della folla faceva l'atto di avventarglisi addosso per colpirlo. Lo sconsigliato supporter veniva fermato in tempo ma Mauro deve aver giudicato opportuno di non continuare così il cammino». L' arbitro Gama che aveva diretto le due gare precedenti presente alla partita su richiesta del giornalista commentò «Ho l'impressione che il match sia terminato dopo il primo goal del Bologna». Infatti a termine di regolamento in base all' articolo 18 doveva aggiudicarsi la gara la squadra che aveva subito l' invasione dei tifosi avversari. Sul giornale di Torino si prosegue «È evidente che l'arbitro concedendo il goal, sia pure dopo consultazione dei segnalinee, e dando al contempo assicurazione a De Vecchi che il goal non sarebbe stato valido, è venuto implicitamente a dichiarare di averlo concesso dietro pressioni della folla». A quel gol ne era seguito un altro, sempre in una situazione di caos incredibile, cosicché il Bologna poté sostenere di aver pareggiato. L'arbitro Mauro aveva anche espresso una pregiudiziale prima dell'incontro, lamentando la presenza di migliaia di persone intorno al campo, privo di protezioni. Ecco ancora i commenti della stessa testata. «La partita non potrebbe essere annullata per la pregiudiziale di Mauro non essendo una pregiudiziale di questo genere contemplata in nessun regolamento, mentre la forzata concessione del goal richiederebbe senz'altro l'applicazione dell'articolo 18. E siccome per questa forzata concessione del goal il regolamento non prevede altra soluzione che l'applicazione dell'art. 18, naturalmente il Genoa avrebbe pieno diritto di reclamare se la Lega Nord si accontentasse semplicemente di annullare la partita».
Alla fine Mauro, messo sotto pressione, si rimangia la parola e nel suo rapporto suggerisce la ripetizione della partita motivandola con l'irregolarità delle persone a bordo campo. Inizia la bagarre legale all' interno della Federazione tra il Genoa che vuole naturalmente la vittoria per 2 a 0 e il Bologna che ha la faccia di chiedere la sconfitta a tavolino dei genovesi rei di aver disertato i tempi supplementari. Dopo vari ricorsi la Federazione purtroppo di marca bolognese (Arpinati è vice presidente FIGC) annulla l'incontro e organizza un'altro spareggio a Torino rifilando, bontà loro, 1000 lire di multa al Genoa. Il genovesi, cornuti e mazziati, capiscono che le cose stanno prendendo una via prestabilita ma tornano comunque in campo il 5 Luglio nel capoluogo piemontese sotto la direzione dell' arbitro Gama di Milano. Come per la partita precedente gli spalti sono stracolmi ma questa volta a partire bene e' il Bologna che dopo soli 11 minuti passa con Schiavio ricordiamo futuro centrattacco della nazionale campione del mondo. Il Genoa per tutta la partita rincorre il risultato e alla fine tra mille sofferenze al 70' ancora con il solito Catto riesce a mettere il risultato in parità. Dopo i 90 minuti regolamentari vengono disputati due supplementari ma nessuna delle due squadre, impegnate più a non prenderle che a darle, riesce a segnare il gol decisivo quindi non essendoci ancora l'usanza del sorteggio o dei calci di rigore si torna tutti a casa ad aspettare il giorno del nuovo e a questo punto terzo spareggio. In campo, nonostante sia sempre imponente il numero di tifosi giunti dalle rispettive città, è filato tutto liscio ma in questa occasione le cose precipitano al di fuori di esso.
Alla stazione torinese di Porta Nuova i treni speciali che riportano le due tifoserie nelle rispettive città si trovano sui binari ad una distanza di 15 metri o poco più. Facili da immaginare le conseguenti liti e prese in giro tra le due rappresentanze ma meno pensabili sono i circa 30 colpi di rivoltella partiti dal convoglio bolognese che feriscono due tifosi genovesi. Era ed è, nonostante succeda, incredibile credere che per una partita di calcio qualcuno potesse arrivare al punto di uccidere un rivale. Il Genoa indignato come tutta l'opinione pubblica decise di non ritornare in campo finché i colpevoli di tale gesto non venissero trovati e puniti. Il Bologna invece, dichiarandosi falsamente estraneo all' accaduto, spingeva per giocare trovando il solito alleato nella Federazione che propose di disputare un altro spareggio a Torino a porte chiuse. A questo punto bisogna far luce sulle responsabilità della formazione bolognese lasciate cadere nel vuoto dalla FIGC. I treni speciali erano organizzati direttamente dalle società che dovevano avere l'elenco completo dei passeggeri e naturalmente le responsabilità degli eventi ricadeva su di loro. A tutti era chiaro che a sparare fossero stati i famosi squadristi come altrettanto lampante era che i nomi di questi non sarebbero mai saltati fuori. Tra litigi e proposte ormai era passato più di un mese dal fattaccio, la federazione era apertamente schierata col Bologna e nel Club genoano vi era ormai la convinzione che non si dovesse giocare sconfitti in partenza. In aiuto era arrivata la decisione del Prefetto di Torino che per motivi di ordine pubblico negò l'assenso alla disputa della partita nel capoluogo piemontese. La Lega Nord, schieratasi invece dalla parte genoana, vista la situazione di stallo concesse ai liguri di liberare i giocatori per il mese di Agosto mentre il Bologna, che evidentemente sapeva in anticipo ciò che stava per accadere, continuò ad allenarsi.
Puntualmente infatti arrivò l'improvvisa decisione, il Consiglio Federale propose di giocare il 9 Agosto a Milano dichiarando però, per depistare i tifosi, che si sarebbe giocato nuovamente a Torino. I dirigenti genoani considerando la decisione anti sportiva rimasero fermi sulle loro posizioni fino al giorno prima della partita quando in sede giunse l'ordine da Roma che imponeva la disputa della gara il giorno seguente pena l'estromissione del sodalizio rossoblu dall' albo federale, naturalmente senza appello. I giocatori del Genoa, che erano in vacanza, vengono caricati in tutta fretta su di un pulmann senza sapere la destinazione dalla federazione fascista mentre con tutta calma i bolognesi scortati si recarono Milano. De Vecchi e compagni invece raggiunsero il capoluogo lombardo ben sapendo come sarebbe finita la partita. La gara annunciata a Torino inizia alle sette del mattino a porte chiuse sul campo delle Officine Meccaniche a Milano con il contorno ai bordi del campo di alcune camice nere di Bologna a gambe larghe e di alcuni giornalisti. Nel Genoa gioca Lamon al posto di Moruzzi (forse non sono riusciti a rintracciarlo in tempo). Pozzi al 27' della prima frazione porta in vantaggio il Bologna e dopo i tentativi poco convinti del Grifone di riportare il punto del pareggio a tre minuti dalla fine Perin sigla la rete del raddoppio. I felsinei rimangono dal 50' in dieci per l'espulsione di Giordani e poi in 9 per l' espulsione di Borgato che dopo il 2 a 0 rivolge un gestaccio ai rossoblù. Il Genoa "stranamente" non reagì neanche al gioco duro ed intimidatorio dei bolognesi che, a testimonianza di De Prà, avrebbero potuto giocare anche in 6 senza far segnare il Genoa. Testimonianza di De Prà in cui afferma anche che Arpinati avrebbe cercato di proteggere di nascosto il Bologna fino all'ultimo: «Andammo in un paesino fuori Milano e ancora oggi non so dove abbiamo giocato. Intorno al campo erano schierate alcune migliaia di squadristi in camicia nera: ci dissero per l'ordine pubblico, parlavano chiaramente romagnolo. Il risultato fù di 2 a 0, ma si trattò di uno scherzo colossale: noi facemmo finta di giocare, eravamo fuori allenamento, ma soprattutto volevamo tornare a casa tutti interi».
Naturalmente gli emiliani, la cui forza a prescindere dagli avvenimenti era comunque poco discutibile, vincono le finali nazionali disputate il 16 e il 21 Agosto contro la regina del girone Sud che era risultata l'Alba di Roma con un perentorio 4 - 0 in Emilia ed un classico 2 a 0 nella partita di ritorno. La squadra a strisce rossoblù si aggiudica quindi facilmente il primo dei sette scudetti della sua storia. La federazione italiana a fine guerra esaminerà vari casi tra cui quello dell' Andrea Doria che perduta la serie A per via della disastrosa fusione imposta dal regime con la Sampierdarenese era finita addirittura in quarta serie e poi sciolta. L' Andrea Doria al momento disponeva d'ingenti risorse finanziarie e, dopo vari maneggi, riuscì a farsi spedire in A (il momentaneo campionato del dopo guerra) saltando ben 4 categorie mentre ancora oggi il Genoa aspetta il suo decimo titolo. La FIGC alle istanze dei genovesi ribatte che quella col Bologna era solo una semifinale tralasciando che la finale con la vincente della Lega Sud ai tempi era solamente una formalità. Questo però non cambia la sostanza, cioè che quello scudetto non fu certamente vinto regolarmente dal Bologna. In verità che il titolo venga post non assegnato poco cambierebbe alla bacheca rossoblù genovese, ma di sicuro farebbe giustizia ai giocatori genoani che persero così la possibilità di fregiarsi meritatamente per la terza volta consecutiva del titolo di Campioni d'Italia.
Amichevole internazionale: Il 5 Aprile del 1925 davanti a 18.000 spettatori è di scena sul terreno a Marassi il Nacional di Montevideo. La formazione sudamericana campione dell' Uruguay, dopo l'affermazione della Nazionale alle Olimpiadi che tanto aveva entusiasmato gli amanti del football europei, decise di effettuare una turneè nel vecchio continente della durata di ben 5 mesi. L'itinerario prefissato li avrebbe portati dall' 8 Marzo all' 8 Agosto a scontrarsi con le più affermate formazioni di Francia, Portogallo, Spagna, Austria e Cecoslovacchia. In Italia la squadra di Montevideo decise di disputare una sola partita scegliendo Genova e il Genoa per contraccambiare la visita fatta dai genovesi nel loro paese nel 1923. Il Nacional per arrivare nel capoluogo ligure impiegò 28 ore di viaggio partendo dalla Francia dove aveva avuto inizio la turneè con vittorie squillanti. Riassunto di un racconto da parte uruguayana: <<A Genova si assicurava che il nostro Nacional non avrebbe potuto battere l'entusiasmo del Genoa, brillante campione d'Italia che contava nelle sue file il più famoso giocatore del paese Lorenzo De Vecchi. Inoltre, ricordando il risultato di 2 a 1 al Parque Central nel 1923 per la nazionale celeste quella sfida aveva il sapore della rivincita per i genovesi. Quella era la partita più difficile sostenuta fino a quel momento ma come succedeva sempre a chi indossava la camicia bianca più i rivali erano grandi e più forte diventava la voglia di vincere. Alla fine della partita gli amici di Genova fecero i complimenti alla squadra bianca riconoscendo che fossero sicuramente la formazione più forte che avevano mai incontrato sul loro campo. La partita è stata vinta dal Nacional (3 a 0) guadagnandosi l'affetto della vecchia città culla di Colombo. Chi ha partecipato a questo giro non dimenticherà mai la calda accoglienza e le acclamazioni del pubblico di Sturla posto in cui hanno alloggiato i giocatori che una volta vincitori sono stati applauditi come se fossero cosa appartenente a loro>>.
Formazioni scese in campo a Genova. National: Mazzali, Bucetta, Arispe, Andrade, Zibechi, Carreras, Suffiotti, Scarone, Petrone, Castro, Marán. Nella foto in basso si possono riconoscere per il Genoa De Prà, Moruzzi, De Vecchi, Barbieri, Catto e Santamaria. Arbitro: Mauro. Dopo soli 24 secondi Scarone tira in porta una pietrata portando avanti gli ospiti. Non passa un minuto e lo stesso giocatore scarta due difensori e perfora nuovamente De Prà. Alla mezz'ora un altra azione in slalom viene fermata in area fallosamente e su rigore arriva il terzo gol per le camice bianche. In questa formazione, in cui si trovavano anche figli di emigrati italiani, giocano dei veri campionissimi plurivincitori in patria del campionato uruguayano nonché, con la nazionale, del torneo Sudamericano. Il National presentatosi a Genova, inoltre, tra il 1924 e il 1930 fornisce alla nazionale giocatori come Mazzali, Andrade, Castro, Arispe ed i goleador Scarone e Petrone capaci di trionfare nel alle Olimpiadi del 1924 a Parigi, a quelle del 1928 in Olanda e nel campionato del mondo nel 1930. Nel tour europeo il Nacional giocò 38 partite (26 vittorie, 7 pareggi e 5 sconfitte) segnando 130 reti subendone solo 30. Alcuni risultati : Selezione di Parigi 3-1, Francia 0-0, Roubaix 7-0, Stade 4-0, Barcellona 2-2, Valenciano 2-2, Deportivo La Coruña 3-0, Sporting Lisbona 5-0, Sparta Praha 0-1, Rapid Wienn 2-1, Olanda 7-0. Reti : Scarone 26, Castro 19, Borjas 17, Petrone 15.
Immagini: Genoa e Nacional prima della partita. Il Genoa col tricolore - Garbutt, Bellini, Barbieri, Burlando, De Prà, De vecchi, Leale, Cominotti (mass.). Neri, Catto, Alberti, Santamaria, Lamon. In azione Bellini, Barbieri, De Prà e Burlando. Genoa e Bologna prima dello spareggio a Torino.
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| AKAIAOI 2006 | |||||||||||