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CAMPIONATO 1924-25

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andata Partite ritorno    Classifica  

 FORMAZIONE

4 - 0

Genoa

Cremonese

0 - 2  GENOA 33  De Prà (P)

27 - 00

 Lamon I

09 - 02
0 - 2

Brescia

Genoa

0 - 5  Padova 29  Bellini 24 - 00  Bergamino I 06 - 00
3 - 0

Genoa

H.Verona

2 - 2  Inter 27  De Vecchi 27 - 06  Aycard 06 - 01
1 - 0

Modena

Genoa

0 - 2  Livorno 27  Barbieri 26 - 01  Tabacco 04 - 00
2 - 1

Genoa

Internazionale

1 - 2  Alessandria 26  Burlando 24 - 00  Cadeddu 02 - 00
2 - 1

Casale

Genoa

1 - 4  Juventus 26  Leale 27 - 00  Costella 02 - 00
1 - 1

Genoa

Pisa

2 - 1  Modena 23  Neri I 26 - 05  Scappini 02 - 00
1 - 1

Torino

Genoa

0 - 0  Casale 22  Alberti 20 - 10  Tassi 01 - 00
6 - 3

Genoa

Legnano

0 - 1  Sampierdarena 18  Catto 27 - 14  
2 - 4

Reggiana

Genoa

1 - 4  Brescia 13  Moruzzi 17 - 06

Campo di gioco

3 - 2

Genoa

Spezia

1 - 0  Novara 12  Santamaria 20 - 08

Via del Piano a Marassi

  Finale Lega Nord

 Virtus Bologna 08

 Spareggi Lega Nord

 

 

 Milano, 07/06/1925

  Bologna    -  Genoa

2 - 2

24/5/25

Bologna

Genoa

1 - 2

Vinte 14, Pari 6, Perse 7

 Torino, 05/07/1925

  Bologna    -  Genoa

1 - 1

31/5/25

Genoa

Bologna

1 - 2

Reti fatte 54, Subite 31

 Milano, 09/08/1925

  Bologna    -  Genoa

2 - 0

   

               

Immagini: Il 1' spareggio a Milano - De Prà, Moruzzi, Burlando, Catto, Neri, Scappini, Sanguineti, De Vecchi, Santamaria. Seduti Leale, Bellini e Alberti. L'entrata in campo dei rossoblu in Genoa - Modena 2-0

  

                 LA  STELLA  RUBATA

  

Il Campionato 1924-25 fa da anticamera a quello che viene chiamato il calcio fascista. Non ci volle certo molto al regime per capire che attraverso questo sport si poteva controllare la tensione sociale indirizzando folle sempre più numerose negli stadi. L'anno seguente, con la stesura della carta di Viareggio, il partito prese totalmente in mano l'organizzazione e l'amministrazione del calcio. In breve tempo, con scopi ben chiari, questa riorganizzazione porterà ad un solo girone Nazionale chiamato Serie A, al rafforzamento delle squadre del Sud che fino a quel momento erano rimaste nell' ombra, e naturalmente alla costruzione di ampi stadi degni di ospitare grandi masse per manifestazioni sia sportive che politiche di vario genere. Fino a quel momento le intrusioni nello sport che più attirava l'attenzione al Nord erano a carattere personale. A farne le spese, subendo piccole o grandi ingiustizie, sono diverse squadre ma al Genoa toccano gli episodi che ne segnano ancor oggi la storia. Veniamo al Grifone ed incominciamo col dire che rispetto alla squadra del campionato precedente è decisamente indebolita, mancano infatti all' appello 3 giocatori già vincitori del titolo 1914-15. I rossoblù devono privarsi di Mariani e Sardi entrambi a fine carriera. Il primo termina con alcune presenze nella Lazio (le squadre del sud nelle loro fila avevano diversi giocatori del Nord) mentre Sardi disputa alcune gare con la Novese. Bergamino I invece è sempre rosso-bleu ma martoriato dagli infortuni fa solamente alcune apparizioni avviandosi l'anno dopo ad appendere le scarpe al chiodo. In compenso i genovesi si ritrovano in rosa il forte centro-attacco bolognese Alberti (di cui parliamo più a fondo nell' annata precedente) e risolvono la situazione spostando Catto nella posizione di mezz'ala destra. Alberti però risente chiaramente dell' intervento chirurgico e i suoi scatti hanno ancora bisogno di tempo per essere potenti come prima, quindi a metà campionato le posizioni con Catto si invertono. Esordisce e colleziona diverse presenze l'ala sinistra Lamon I, proveniente dal Doria, mentre la mezz'ala destra Aycard (Alicardi), che prende il posto di Alberti quando questo è indisponibile, trova anche lui i suoi spazi. Inoltre fanno le loro comparse in prima squadra Scappini, Cadeddu, Tassi e Tabacco.

 

Il Genoa inserito nel girone A trova al posto della Juventus i suoi concittadini del Torino. I granata, meritevoli l'anno precedente di arrivare in finale, dovrebbero essere gli avversari più insidiosi ma, perdendo 4 partite consecutive tra fine girone d'andata e inizio ritorno, devono accontentarsi alla fine del centro classifica diventando un po' la sorpresa negativa dell' annata. Il 5 Ottobre del 1924 a Genova nella partita d'esordio di campionato come tradizione il Grifone inizia alla grande e una doppietta di De Vecchi viene arrotondata fino al 4 a 0 da Moruzzi e Neri. La cosa importante è che i giocatori del Genoa entrano sul terreno di gioco, per la prima volta in campionato, con appuntato al petto uno stemma tricolore. Il 28 Settembre infatti in amichevole contro l'Alessandria i Grifoni avevano battezzato il simbolo dello "scudetto" che da questo momento contraddistinguerà la vincitrice del titolo nazionale. Nonostante l'inizio alla grande proseguito col Brescia e Verona, partita in cui Alberti segna le sue prime reti, il girone non è una passeggiata. Il Genoa mostra problemi di coesione in attacco, nonostante che questo funzioni benissimo grazie agli irresistibili spunti dei singoli Il Modena, pur avendo già allestito una buona rosa, ha rinforzato la squadra con due ungheresi Winkler e Tichkoski e nella partita in Emilia, grazie ad una rete di quest' ultimo nel primo tempo, infligge la prima sconfitta del torneo al Grifone. Il Genoa si rifà subito superando l'Inter 2 a 1, pur giocando l'quasi l'intera gara in 10 per l'infortunio di Bergamino, con un rigore di De Vecchi e una rete di Alberti. I rossoblu dopo la partita coi milanesi sono costretti ad una lunga pausa dovuta al rinvio della gara col Casale e agli impegni della rappresentativa Italiana. Il campionato rimane fermo per 2 settimane per permettere alla Nazionale di giocare a Milano contro la Svezia (2 a 2 con in campo De Prà, De Vecchi, Barbieri e Burlando) e con la Germania a Duisburg di fronte a 45.000 spettatori (1 a 0 per gli azzurri con in campo De Prà, De Vecchi, Barbieri, Burlando e Bellini che esordisce in maglia azzurra).

 

Chiusa la parentesi la squadra deve affrontare due partite insidiose con Pisa e Torino. I pisani sono avanti di un punto in cassifica e sorprendono con la loro velocità i genoani che a Marassi stentano a trovare il bandolo della matassa. Nel secondo tempo invece nel loro momento migliore vengono battuti in contropiede dai nero-azzurri ma a pochi minuti dalla fine riescono a ristabilire la parità. Anche a Torino, come già con Cremonese, Verona e Pisa il primo tempo non è convincente ma il secondo porta i rosso-blu più vicini alla vittoria che non i granata. Il 14 Dicembre in via del Piano prende via la saga del gol, sono ben 9 le reti tra Genoa e Legnano ma 6 sono del Genoa che termina il primo tempo sotto per 2 a 1. Alla fine il tabellino della partita, condizionata pesantemente da un fortissimo vento, marca 3 reti per Santamaria ed una a testa per Neri, Catto e Moruzzi. Ma non è finita qui perché questa volta la trasferta in Emilia arride ai rossoblu che infliggono un 4 a 2 alla Reggiana. Con 2 reti di Alberti ed una di Santamaria, inframezzate da quelle di Cometto e Rossetti, la squadra genovese conquista i due punti anche con lo Spezia. Dal Secolo XIX: "L’ultimo match giocato nel 1923 lasciò un bel poco gradito ricordo di supporters scalmanati delle due squadre, dal contegno deplorevole. La gara iniziò alle 14,30. Il Genoa che avrebbe dovuto vincere da lontano una gara disputata sul suo campo, ci ha fatto assistere ad una partita quanto mai strana, sia nello sviluppo che nel risultato. Difatti, dopo aver dominato quasi costantemente, per due errori della sua difesa, e precisamente di quel giocatore che è uno dei migliori d’Italia (De Vecchi) ha dovuto incassare due goals tanto dolorosi quanto immeritati". Termina così il primo girone ma Genoa e Casale devono recuperare una partita. Il Casale vincendo può mirare al primo posto, oltre a Ticozzelli e Blando ha in difesa Caligaris, destinato a prendere il posto di De Vecchi in Nazionale, e l'esperto Mattea al centro. La rete di Santamaria contro le 2 siglate da Blando non basta ad evitare la seconda sconfitta, arrivata anche per un rigore clamoroso negato al Grifone proprio nei minuti finali. L'insuccesso condanna i rossoblù a terminare il girone d'andata dietro al Modena. La Classifica: Modena 17, Genoa e Pisa 16, Casale 14, Inter e Cremonese 11, Torino e Legnano 9, Reggiana e Spezia 8, Hellas Verona 7, Brescia 6.

 

Il girone di ritorno inizia male con la sconfitta sul campo della Cremonese che schiera i due futuri rossoblu Ercole Bodini e Gino Puerari. La cosa fà veramente sensazione! Dopo aver sommerso con 5 reti il Brescia, la squadra genovese, menomata di due uomini durante la gara, viene bloccata sul pari a Verona dove alle due reti di Felice Levratto rispondono De Vecchi su rigore e Alberti. La classifica si complica infatti vede Genoa, Casale, Pisa e Modena appaiate in testa a 19 punti. Di vitale importanza è la sfida coi gialloblu del 22 Febbraio che il Genoa risolve a suo favore con due reti nel primo tempo, entrambe con splendide azioni personali, di Catto. I modenesi sono in calo ma fino all' ultimo contenderanno il posto al sole ai genovesi. Le cose però la Domenica seguente si complicano, a Milano l'Internazionale batte per 2 a 1 i rossoblu conquistando la quinta vittoria consecutiva. La partita nel secondo tempo è più cattiva che altro. Cinque sono i giocatori espulsi di cui tre del Genoa che finisce in sette perché Alberti, anche se in campo, ad inizio ripresa in uno scontro col portiere rimane infortunato e deve saltare diverse partite seguenti. Questo risultato permette ai lombardi, al Modena e al Casale di raggiungere nuovamente in testa Genoa e il Pisa fermati a 21 punti. Il Grifone però ha il vantaggio di giocare in casa proprio col Casale la partita seguente e quindi, vincendo, di comprometterne le possibilità . I genovesi privi di Bergamino, Burlando, Alberti e Santamaria travolgono comunque il Casale che deve soccombere ai colpi di Lamon, Catto e di Moruzzi, sventando pure un calcio di rigore di De Vecchi. Il 15 Marzo la partita col Pisa viene rinviata, per campo allagato, e sostituta con un amichevole finita 2 a 1 per i genovesi, mentre il 22 sul terreno della Juventus, in Corso Marsiglia, la nazionale italiana sommerge la Francia sotto 7 reti, è la 43' presenza di capitan De Vecchi che per l'ultima volta difende i colori azzurri. La gara interna col Torino del 5 Aprile è rinviata perché i rossoblù sono impegnati con il Nacional Montevideo, che mostra ai genovesi le sue grandi doti stilistiche, e il Genoa in formazione rimaneggiatissima perde a Legnano, per un potente calcio di punizione di Colombo. Il Grifone ora non può più sbagliare, arriva la vittoria 4 a 1 con la Reggiana ma la partita seguente a La Spezia, che recuperi a parte dovrebbe concludere il campionato, non si gioca per motivi di ordine pubblico. La sconfitta genovese a Legnano compromette le speranze di salvezza dello Spezia che la domenica seguente perdendo 3 a 2 a Pisa retrocede, la cosa visto i freschi precedenti fa optare per il rinvio. Sono ben 3 le gare quindi da recuoerare per i genovesi.

 

Il 03 Maggio nel primo dei tre recuperi il Genoa supera per 2 a 1 il Pisa con reti di Catto, Moruzzi e nel finale Bazzel per i toscani. L'ambiente non è dei più sereni, forse è sentita la vecchia rivalità tra repubbliche, comunque il Genoa vince e si porta a due punti dal Modena che ha già finito il suo cammino. Il 10 Maggio si gioca la partita ancora meno comoda con lo Spezia. Il Genoa segna al 42' con Santamaria, lo Spezia và vicino al pareggio e colpisce una traversa ma tutto è bene ciò che finisce bene. Lo Spezia è retrocesso mentre aggiudicandosi la vittoria il Grifo agguanta il Modena in testa alla classifica. Nell' ultima gara con il Torino un pareggio basta per sopravanzare i gialloblu ed accedere alle finali di Lega Nord. Il punto arriva, la partita non è un gran ché ma il Genoa si ritrova pure un goal inspiegabilmente annullato. Il Genoa, nonostante il ricambio di giocatori e i vari infortuni subiti durante la stagione è per il quarto anno consecutivo in finale. La classifica cannonieri del girone termina con in testa Levratto del Verona e Powolny della Reggiana che mettono a segno 15 reti. Primo dei rossoblu è Catto con 10 seguito da Alberti con 8. L'ultimo ostacolo tra il Genoa e il decimo titolo ora è il Bologna. Nel proprio girone, a 13 squadre, i felsinei hanno avuto la meglio, con due punti di vantaggio, su Juventus e Pro Vercelli ma anche per gli emiliani sono 5 le sconfitte patite in trasferta anche se la loro differenza reti è leggermente migliore (53 reti fatte e 22 subite contro le 48 fatte e 23 subite dal Genoa). Senza dubbio le squadre che vanno ad incontrarsi sono tra le più attrezzate dell' annata, il Grifone può contare su una difesa/mediana che in pratica gioca tutta in Nazionale e su un attacco esperto che può far male in qualunque momento. La squadra emiliana, più giovane rispetto a quella ligure, non è da meno, anche Baldi, Genovesi e Della Valle sono giocatori della Nazionale. Inoltre hanno un terzetto formidabile in attacco composto da della Valle, Perin e il giovane Schiavio (nel 1934 diventerà campione del mondo). La stampa è divisa, per alcuni il Bologna dovrà inchinarsi ancora all' esperienza del Genoa, per altri la spigliatezza del Bologna avrà questa volta la meglio.

 

La prima gara viene disputata sul campo Sterlino del Bologna il 24 Maggio 1925. Il Bologna, in maglia bianca per ospitalità, si schiera con Gianni - Borgato, Gasperi - Giordani, Baldi, Genovesi - Innocenti, Della Valle, Schiavio, Perin, Pozzi. Il Genoa, con la tradizionale maglia rossoblù, risponde con De Prà - Bellini, De Vecchi - Barbieri, Burlando, Leale - Neri, Alberti, Catto, Moruzzi, Santamaria. Il miglior arbitro all' epoca il sig. Gama di Milano dirige, davanti ad un folto e agitato pubblico (questa dovrebbe essere la rivincita dell'anno precedente) una sfida maschia in cui le due contendenti si sfidano a viso aperto con le armi migliori di cui dispongono. Il Bologna cerca di sfruttare il fattore casalingo e và vicino alla marcatura con Della Valle e Schiavio mentre il Genoa, che non si lascia condizionare dalle avversità ambientali, risponde con una tattica perfetta che prevede fughe rapidissime in contropiede principalmente con Catto, ma prevalgono le difese. Proprio allo scadere del tempo il Genoa riesce a riportarsi pericolosamente sotto la porta di Gianni che interviene sventando la minaccia e la beffa, e il primo tempo termina così sullo 0 a 0. All' inizio della ripresa il Bologna spinto dal pubblico parte all' attacco a testa bassa e al 57' si fa infilare dai genovesi in contropiede. Moruzzi mette in moto Santamaria che scodella in area un traversone per Catto. al centro né l'attaccante genoano né Gasperi riescono ad intervenire sulla palla ma a dare la stoccata decisiva è l'ex Alberti che devia nell' angolo alla destra del portiere Gianni. Il pubblico ammutolisce ma ben presto ricomincia a spronare i felsinei verso il pareggio. Il portierone dei rossoblu genovesi De Prà deve intervenire miracolosamente su Schiavio che gli spara un bolide da distanza ravvicinata e successivamente viene salvato dalla traversa che ribatte un tiro scoccato da Perin. La difesa Genoana con De Prà, Bellini e De Vecchi risulta quasi insuperabile agli attacchi forsennati degli avanti emiliani così all' 85' con un altra fulminea azione in contrattacco di Neri il Grifone passa per la seconda volta con una stoccata di Catto che sbatte sul palo terminando poi in rete. A pochi istanti dal termine Schiavio riesce a marcare il punto dell' 1 a 2 che ha valore pressoché nullo. A fine gara alcune teste calde tra il pubblico accendono gli animi gridando traditore e quant'altro verso l'ex Alberti.

 

Al Grifone, nella gara da giocarsi nel capoluogo ligure, basta un pari per aggiudicarsi il diritto a disputare la Finale Nazionale e di conseguenza appuntarsi la stella al petto. Il 31 Maggio 1925 il campo del Genoa è stracolmo di tifosi che occupano ogni ordine di posto (ci sono anche circa 400 rossoblu foresti giunti dal capoluogo emiliano). I genovesi, in bianco, schierano la stessa formazione della partita precedente mentre gli avversari sostituiscono Innocenti con Muzzioli. Anche l'arbitro è lo stesso ma ciò che succede sul campo nessuno avrebbe potuto immaginarlo. Il Genoa è troppo sicuro di aver la meglio (compreso il pubblico ed il Bologna che gioca quasi rassegnato al suo destino) e come spesso succede quando non si segna la squadra svantaggiata ne approfitta. Il Genoa inizia bene, poi per uno scontro perde per 20 minuti Moruzzi. Il Bologna ha qualche buon spunto ma la partita rimane equilibrata e quando il Genoa col passare del tempo inizia a riprendere le redini del gioco manda il pallone sulla traversa con una testata di Catto. Il Bologna, che in pratica adotta la tattica genoana dell' andata abdicando alla propria, si porta al riposo in vantaggio grazie ad una rete segnata al 36' proprio da Muzzioli che in diagonale batte De Prà dopo aver ricevuto un traversone di Della Valle. Nel secondo tempo si vede un' altra partita, sostenuto dalla folla genoana il Grifone parte all' arrembaggio e, dopo innumerevoli occasioni e i mugugni del pubblico, giunge al pareggio. Si accendono mischie furibonde sotto la porta di Gianni e arriva ancora un palo clamoroso di Catto. I mugugni arrivano contro l'arbitro che, perfetto all' andata, lascia perplessi non assegnando prima un rigore per un fallo di mano di un terzino bolognese e successivamente per uno sgambetto in area a Barbieri. Al 73' sugli sviluppi di un calcio di punizione con perfetta scelta di tempo Santamaria davanti alla porta allunga la gamba anticipando contemporaneamente un difensore e il portiere Gianni in uscita pareggiando. A questo punto la squadra genovese può gestire tranquillamente il risultato ma invece vedendo l'avversario scoraggiato si spinge forsennatamente all' attacco per regalare all' enorme folla intervenuta la rete della vittoria. Mancano ormai sette minuti alla fine, Baldi scaraventa via la palla pecando Schiavio. Da questi a Genovesi libero di avanzare in area genoana. Il mediano bolognese, al giungere di De Vecchi, invece di tirare alza la palla verso il centro e questa, dopo aver rimbalzato per terra, viene sospinta in rete dalla testa di Della Valle che elude l'intervento del grande ma sorpreso De Prà. A fine partita il portiere rossoblu verrà criticato per la mancata uscita sul pallonetto ma ormai la frittata è fatta. Il Genoa nei restanti pochi minuti che mancano non riesce a scardinare la difesa Bolognese mandando all'aria uno scudetto già vinto e a casa una folla, anche un po' incaz.... con l'arbitro, delusa e interrotta mentre stava già festeggiando.

 

UN RISULTATO GIÀ DECISO

 

Premesse: 1 - Per ottenere velocemente il consenso delle masse il sistema più usato è quello di controllare i media (allora l'editoria). La Gazzetta Sportiva era diventata l'organo ufficiale dello sport fascista mentre proprio a Bologna oltre ad esserci il controllato "Il Resto del Carlino" erano sorti due nuovi giornali il "Corriere dello Sport" e "L'Assalto". A rendere più difficile un'esatta ricostruzione dei fatti è il divieto di scrivere e commentare determinate cose. Ad esempio Bologna-Genoa, la partita sospesa dell' anno precedente e data poi vinta al Genoa 2 a 0, veniva archiviata da alcuni giornali come sospesa per pioggia. Non si poteva sui giornali più in vista far sapere che sui campi di calcio si creavano situazioni strane e soprattutto l'operato dell' arbitro era sempre e comunque ottimo. 2 - Leandro Arpinati, Podestà (sindaco) di Bologna, nel 1920 fu uno dei fondatori del secondo Fascio di combattimento e uno degli organizzatori delle spietate spedizioni punitive contro gli operai in gran parte del Nord Italia. Come elemento di spicco del Pnf (partito nazionale fascista) in ambito politico passò da segretario federale di Bologna a vice segretario generale del Pnf. Oltre questo venne eletto deputato a partire dal 1921 (ricoprendo la carica per 13 anni) e dal 1929 sottosegretario di Stato agli Interni. Nel 1924 fonda a Bologna il "Corriere dello Sport" poi rinominato "Il Littoriale" (a fine guerra torna a chiamarsi col nome originario che adotta tutt'oggi) e ricopre, sempre a riguardo sportivo, le cariche più importanti. Prima vice poi Presidente della Federazione calcistica italiana, vice Presidente Fidal ed infine Presidente del Comitato Olimpico. Nel 1927 Arpinati crea e dirige una nuova entità sportiva, comprendente varie discipline tra cui nuoto, atletica e scherma, chiamata "Bologna Sportiva" inglobando il Bologna Football Club. In vista dei Mondiali 1934 Arpinati come organizzatore dell' evento è promotore della costruzione di maestosi stadi tra cui naturalmente il Littoriale di Bologna, il Mussolini di Torino e il Berta di Firenze. Caduto nel 1934, per vari motivi, in disgrazia agli occhi di Mussolini morì il 22 Aprile 1945 per mano partigiana.

 

Ben si può immaginare lo stato d'animo della squadra per ciò che era successo e altrettanto si può fare con quello dei bolognesi usciti vincitori dallo stadio situato a Marassi. La Federazione prende le sue decisioni, lo spareggio, fissato per la settimana seguente, deve giocarsi sul campo neutro del Milan in Viale Lombardia e come arbitro viene designato l'avvocato Mauro anch'esso di Milano. Nessuno poteva sapere quale sarebbe stata la risposta in campo dei giocatori genoani ma su quell' evento si concentrò tutta l'attenzione sportiva nazionale tanto che le due Società organizzarono treni speciali e carovane di Pullman per avere la predominanza del tifo. Fu così che destinazione Milano, da Genova e Bologna si diede vita al primo grande esodo di tifosi per una partita di calcio. Il 7 Giugno lo Stadio milanese, tra i più capienti dell' epoca, risultò inadatto ad ospitare quella massa composta da più di 20.000 persone che riempì gli spalti all' inverosimile. L' affollamento era tale che le recinzioni del campo al pressare del pubblico si ruppero e la gente straripò ai limiti del terreno di gioco. In verità il fatto non fu proprio accidentale. Per alcuni non si trattava di una partita di calcio, ma di una questione di prestigio e consenso quindi da trattare col massimo dell' organizzazione. A Milano invece di un migliaio si presentano ben tremila bolognesi con due treni speciali. Arrivati a campo già stracolmo, molto prima dell' inizio dell' incontro era stato un folto gruppo di squadristi felsinei a rompere le recinzioni in modo da posizionarsi, bastoni in mano, ai bordi del campo e dietro le porte. Questi surclassavano i pochi agenti regolari che dovevano controllare la situazione. a Milano infatti non c'è servizio d'ordine, che di solito è tenuto dai Reali Carabinieri ma soprattutto dalla Milizia. A Milano non c'è servizio d'ordine. Dopo qualche minuto di titubanza, d'accordo coi capitani delle due formazioni, l'arbitro Mauro, anche per salvare l'incasso, rassicurato sull' arrivo di rinforzi per gli agenti regolari diede comunque inizio a questo spareggio.

 

Siccome nelle due gare precedenti la maglia bianca aveva portato sfortuna ad entrambe le contendenti, e quella rossoblù spettava al Genoa detentore del titolo, i bolognesi pensarono bene di comprarne di colorate in un grande magazzino di Milano. I felsinei così, prendendo spunto dalla maglia del Rapid, entrano in campo con una inedita maglia verde mentre la loro formazione è invariata rispetto alla gara vinta a Genova. I rivali rossoblù invece non dispongono di Barbieri che viene sostituito in mediana da Scappini. Il Grifone, rovesciando i pronostici che lo vedono piuttosto abbacchiato, parte alla grande e già al 12' passa a condurre grazie ad una rete di Catto. L'attaccante genovese, vera bestia nera per i felsinei, dopo un'azione di Scappini a centrocampo saetta alle spalle del portiere Gianni un cross basso di Neri scatenando l'entusiasmo dei supporters genovesi. Il Bologna naturalmente cerca di pervenire al pareggi, una rovesciata per parte, di Catto e di Schiavio, fanno passare un brivido alle rispettive difese avversarie. Ma è sempre il Genoa a mantenere il dominio del gioco, e ad arrivare al 42' al consequenziale meritato raddoppio. La rete che chiude la prima frazione è del solito ex Alberti che, dopo una fuga in azione di contropiede di Catto, riceve al centro e trafigge per la seconda volta la porta emiliana. La folla giunta da Genova naturalmente è euforica mentre la parte bolognese è visibilmente rabbuiata ma in definitiva il primo tempo, nonostante i dubbi di partenza, è filato liscio senza subire interruzioni di sorta. Viste le premesse le squadre si rischierano in campo per disputare il secondo tempo mentre l'arbitro Mauro non dà importanza al mancato arrivo dei promessi rinforzi agli agenti. L'inizio della ripresa continua a vedere in attacco un Grifone più deciso che và vicino alla terza marcatura prima con Catto e poi con Neri ma Gianni e Gasperi evitano il tracollo ai Bolognesi che decisamente presidiano il campo genoano, ma con risultati mediocri. Sembra ormai una pratica chiusa poiché il Bologna, come riferiscono le cronache, inizia sì ad andare alla ricerca della rete ma con poca convinzione visto che di fronte ha una difesa/mediana quasi insuperabile.

 

Al 61' però succede il finimondo, saltato Bellini, Muzzioli in fuga sulla sinistra a pochi metri dalla porta spara a rete. De Prà si butta sulla palla che termina la sua corsa, deviata dal portiere, a lato della porta. Come ci sia finita non si sa, alcuni giornali riportano la disperazione di Della Valle e l'impassibilità di De Prà che aspetta la ripresa del gioco come se nulla fosse successo mentre alcuni bolognesi abbracciano Muzzioli. Per altri la palla è finita a lato senza il tocco di De Prà che rimane allibito girandosi e trovandola nella rete. Ci sono varie versioni, tutte però partono da un fatto. Non hanno visto la palla entrare. 1 - Il pallone è fuori ma la folla tumultuosa mostra all' arbitro la rete strappata dietro la porta. In poche parole la palla finita sul fondo era in verità uscita e poi entrata dal buco. 2 - De Prà, che era un leale uomo di sport, afferma di aver normalmente deviato la palla in calcio d'angolo (la disperazione dei bolognesi vicino al fatto ne era la prova) ed in effetti Mauro, uno dei migliori arbitri dell' epoca, esitò solo un momento prima di assegnare il corner. 3 - La terza versione riportata è forse la più completa e verosimile, una volta deviata da De Prà la palla venne rimessa in campo da uno spettatore e ributtata nella rete con rabbia per l'occasione mancata dallo stesso Muzzioli. Sembra infatti che gli spettatori siano proprio sulla riga del fuori quindi questa può essere anche semplicemente rimbalzata in campo tornando al bolognese. 4 - La quarta versione appare negli anni 40. La palla non viene toccata da De Prà ma addirittura finisce abbondantemente a lato. A questo punto, dopo la concessione del corner, gli squadristi bolognesi che fanno da cordone al campo invadono il terreno di gioco muovendosi compatti verso il direttore di gara, in questo gruppo inferocito di bolognesi risultano anche esponenti di rilievo della Federazione infatti pare che a capeggiare il drappello sia proprio il federale Arpinati. L'arbitro, una volta spinto e minacciato, non può far altro che sospendere la partita e, seguito dai giocatori, tentare di raggiungere l'uscita verso lo spogliatoio venendo però bloccato. Dopo una sospensione di 13 minuti, non potendo ricominciare a giocare senza aver concesso la rete come pretendono gli squadristi in camicia nera, Mauro rassicura i rossoblu confidando a capitan De Vecchi di riprendere la gara sul 2 a 1 solo per calmare gli animi ma che la stessa sia da considerarsi sospesa in quel momento così da consegnare legittimamente la vittoria a tavolino al Genoa. In verità Mauro ha una lunga conversazione con un non identificato federale (impossibile non sapessero chi fosse ma il nome non è riportato da nessuno) che lo convince a continuare la partita.

 

Gli uomini di Garbutt rimangono così in campo sicuri di aver ormai aperta la via per la finalissima. Il gioco comunque diventa pesante, i contendenti se le danno di santa ragione tanto che ne consegue un'altra sospensione di cinque minuti per cercare di raffreddare i bollenti spiriti. Il Genoa da prima và vicino al terzo goal poi è il Bologna che cerca con convinzione il pareggio di fronte ad un Genoa che pensa che il risultato sia ormai privo di valore. De Prà comunque rimane imbattuto fino all' 82' quando Schiavio su cross di Muzzioli devia a pochi passi dalla porta la palla nella rete rossoblu. Poco importa l'invalidità della rete propiziata, come riportano alcuni giornali dell'epoca, da una clamorosa trattenuta per la maglia di Pozzi a De Prà che non riesce così a rialzarsi e a respingere il traversone. Viste le rassicurazioni arbitrali ai genoani non passa minimamente per la testa di protestare verso l' immediata assegnazione della rete da parte di Mauro. La partita, per recuperare tutte le sospensioni, finisce dopo 111 minuti con le due formazioni in parità. I genoani certi di averla vinta a tavolino si rifiutano di rientrare in campo per gli inutili supplementari ma d'altronde il terreno è ormai completamente invaso dai tifosi. Alle 20,45 il treno ordinario per Genova viene avvicinato da alcuni agitati del treno speciale per Bologna e dopo cercato diverbio con conseguenti scontri pugilistici gli agenti e alcuni militari ferroviari riescono a ristabilire la calma come riporta un documento inviato dal questore Secchi al Prefetto di Milano. Ma veniamo all' arbitro Mauro che a fine gara rilascia alcune dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport che in pratica sono quelle rilasciate ai giocatori genoani. L'arbitro spiega di non aver visto la palla entrare in porta e che ne era così sicuro che non avrebbe convalidato la marcatura neanche su pressione del guardalinee. Aggiunge inoltre di aver assegnato la rete solo per sedare la folla concludendo di aver portato a termine la partita solo per rispetto verso un alto rappresentante della federazione che gli aveva chiesto di farlo. Però ... però colpo di scena spiega che per lui la partita non è valida. Non era valida fin dall' inizio per il pubblico accalcato ai lati del campo. In pratica non ha avvertito i giocatori e ha rischiato per un quarto d'ora il linciaggio per una partita che dal primo minuto riteneva non regolare. Non regolarità tra l'altro provocata dai bolognesi.

 

Il "Paese Sportivo" di Torino descrive il momento seguente all' invasione «ad un certo punto l'arbitro si è incamminato verso l'uscita del campo. Poiché l'incidente era scoppiato sotto la porta situata dalla parte opposta dell'uscita, Mauro doveva attraversare tutto il campo per giungere allo spogliatoio. Giunto l'arbitro col seguito dei giocatori urlanti e gesticolanti a metà campo, uno della folla faceva l'atto di avventarglisi addosso per colpirlo. Lo sconsigliato supporter veniva fermato in tempo ma Mauro deve aver giudicato opportuno di non continuare così il cammino». L' arbitro Gama che aveva diretto le due gare precedenti presente alla partita su richiesta del giornalista commentò «Ho l'impressione che il match sia terminato dopo il primo goal del Bologna». Infatti a termine di regolamento in base all' articolo 18 doveva aggiudicarsi la gara la squadra che aveva subito l' invasione dei tifosi avversari. Sul giornale di Torino si prosegue «È evidente che l'arbitro concedendo il goal, sia pure dopo consultazione dei segnalinee, e dando al contempo assicurazione a De Vecchi che il goal non sarebbe stato valido, è venuto implicitamente a dichiarare di averlo concesso dietro pressioni della folla». A quel gol ne era seguito un altro, sempre in una situazione di caos incredibile, cosicché il Bologna poté sostenere di aver pareggiato. L'arbitro Mauro aveva anche espresso una pregiudiziale prima dell'incontro, lamentando la presenza di migliaia di persone intorno al campo, privo di protezioni. Ecco ancora i commenti della stessa testata. «La partita non potrebbe essere annullata per la pregiudiziale di Mauro non essendo una pregiudiziale di questo genere contemplata in nessun regolamento, mentre la forzata concessione del goal richiederebbe senz'altro l'applicazione dell'articolo 18. E siccome per questa forzata concessione del goal il regolamento non prevede altra soluzione che l'applicazione dell'art. 18, naturalmente il Genoa avrebbe pieno diritto di reclamare se la Lega Nord si accontentasse semplicemente di annullare la partita».

 

Alla fine Mauro, messo sotto pressione, si rimangia la parola e nel suo rapporto suggerisce la ripetizione della partita motivandola con l'irregolarità delle persone a bordo campo. Inizia la bagarre legale all' interno della Federazione tra il Genoa che vuole naturalmente la vittoria per 2 a 0 e il Bologna che ha la faccia di chiedere la sconfitta a tavolino dei genovesi rei di aver disertato i tempi supplementari. Insomma per il Genoa la partita era regolare fino all' invasione, per il Bologna è tutta regolare. L'unico a ritenerla non valida è l'arbitro. Dopo vari ricorsi la Federazione purtroppo di marca bolognese (Arpinati è vice presidente FIGC) annulla l'incontro e organizza un'altro spareggio a Torino rifilando, bontà loro, 1000 lire di multa al Genoa. E' la Federazione a decidere perché la Lega Nord è costretta, sommersa dalle polemiche, alle dimissioni. Il Genoa ha dalla sua parte il regolamento e gli stessi bolognesi, che ritengono la partita valida, quindi pareggiata con un gol estorto all' arbitro. Il genovesi, cornuti e mazziati, capiscono che le cose stanno prendendo una via prestabilita ma tornano comunque in campo il 5 Luglio nel capoluogo piemontese sotto la direzione dell' arbitro Gama di Milano. Come per la partita precedente gli spalti sono stracolmi ma questa volta a partire bene e' il Bologna che dopo soli 11 minuti passa con Schiavio ricordiamo futuro centrattacco della nazionale campione del mondo. Il Genoa, con il solito Catto che compie una delle sue formidabili sgroppate fino alla rete, pareggia al 15' minuto, rimettendo la gara in equilibrio. Nonostante i tentativi e le sofferte azioni difensive da una e dall' altra parte dopo i 90 minuti regolamentari, al dire il vero alquanto noiosi, il risultato non si sblocca. Vengono così disputati due supplementari ma nessuna delle due squadre, impegnate più a non prenderle che a darle, riesce a segnare il gol decisivo. il Bologna nel secondo tempo supplementare costringe però De Prà ad interventi decisivi, palesando la difficoltà genoana a reggere di fronte ai più giovani emiliani. Non essendoci ancora l'usanza del sorteggio o dei calci di rigore si torna quindi tutti a casa ad aspettare il giorno del nuovo, e a questo punto terzo, spareggio. In campo, nonostante sia sempre imponente il numero di tifosi giunti dalle rispettive città, sono questa volta in maggioranza i genovesi e visto il cuscinetto posto in mezzo dai tifosi neutrali, fila tutto liscio, anche perché ci sono un centinaio di carabinieri a far da cordone attorno al campo con i fucili in spalla. Ma anche in in questa occasione le cose precipitano al di fuori di esso per mano bolognese.

 

Alla stazione torinese di Porta Nuova i treni speciali che riportano le due tifoserie nelle rispettive città si trovano sui binari ad una distanza di 15 metri o poco più. Facili da immaginare le conseguenti liti e prese in giro tra le due rappresentanze ma meno pensabili sono i circa 30 colpi di rivoltella  partiti dal convoglio bolognese che feriscono due tifosi genovesi e il capo stazione. Il treno bolognese viene fatto immediatamente partire tra le pietre che volano da una parte all' altra. Ad Asti il convoglio felsineo viene fermato ma la conseguente perquisizione naturalmente non dà esito alcuno, almeno sembra perché qualcuno viene arrestato. Era ed è, nonostante succeda, incredibile credere che per una partita di calcio qualcuno potesse arrivare al punto di uccidere un rivale. Il Genoa indignato come tutta l'opinione pubblica decise di non ritornare in campo finché i colpevoli di tale gesto non venissero trovati e puniti. Il Bologna che rischiava la squalifica invece, dichiarandosi falsamente estraneo all' accaduto, spingeva per giocare trovando il solito alleato nella Federazione che propose di disputare un altro spareggio a Torino a porte chiuse. A questo punto bisogna far luce sulle responsabilità della formazione bolognese lasciate cadere nel vuoto dalla FIGC e del perché rischiasse la squalifica. I treni speciali erano organizzati direttamente dalle società che dovevano avere l'elenco completo dei passeggeri e naturalmente le responsabilità degli eventi ricadeva su di loro. A tutti era chiaro che a sparare fossero stati i famosi squadristi come altrettanto lampante era che i nomi di questi non sarebbero mai saltati fuori. L'11 luglio avviene una riunione congiunta tra Federazione, Lega dimissionaria e due rappresentanti delle società Sabbatini pei i bolognesi e Bianchi per il Genoa. Diciamo che in verità la riunione è pro forma visto che tutto è già stato deciso a priori: "La Presidenza Federale esprime al Genoa il suo più profondo dolore per l'atto criminoso cui i suoi sostenitori sono stati fatto segno alla stazione di Torino ed invita il Bologna ad intensificare le indagini per la ricerca dei colpevoli". Dopo questo comunicato ai due rappresentanti, dato poi agli organi di stampa, si fa sapere inoltre che la partita andrà giocata a porte chiuse il 19 Luglio a Torino.

 

La dirigenza bolognese se ne frega  della decisione presa (che dal punto sportivo non le reca nessun danno) anzi con disprezzo comunica alla Federazione di ritenere unici colpevoli i tifosi genovesi e quindi di non aver intenzione di procedere ad alcuna inchiesta. Nel frattempo era arrivata la decisione del Prefetto di Torino che, per motivi di ordine pubblico, negava l'assenso alla disputa della partita nel capoluogo piemontese. In risposta ai bolognesi la Federazione, che non aveva avuto nessuna intenzione di nuocere alla squadra di Arpinati, con un duro comunicato questa volta infligge ai rivoltosi una salata multa imponendo l'invio di un resoconto con relativi colpevoli scovati entro il 31 Luglio per non subire altre sanzioni. L'intento dei dirigenti Bolognesi è chiaro, prendere la palla al balzo per mettere a mal partito quelli Federali ben sapendo chi ne avrebbe rilevato i compiti (da qui il comizio del 20 Luglio in piazza Nettuno a Bologna che raduna alcune migliaia di persone e dove si insulta apertamente la Federazione). Lega Nord dimissionaria e federazione sfiduciata non voleva dir altro che mettere il calcio italiano tutto nelle mani di un solo personaggio. Il 26 Luglio a Parma nell' assemblea generale della Lega Nord il Bologna si presenta con le deleghe delle società amiche di fatto e di convenienza e l'aperto appoggio di Malvano della Juventus che, forse per ripicca al caso Rosetta dell' annata precedente, propone l'amnistia per i felsinei. Il Genoa trovandosi completamente accerchiato non può che prendere atto della faccenda e cavallerescamente dire che è certo il campo il modo migliore per decidere le sorti del campionato. Nel Club genoano però vi era ormai la convinzione che non si dovesse giocare sconfitti in partenza, inoltre ormai dalla partita delle "pistole" era passato un mese e la Lega Nord, vista la situazione di stallo aveva concesso ai liguri di liberare i giocatori per il mese di Agosto mentre il Bologna, che evidentemente sapeva in anticipo ciò che stava per accadere, continuò ad allenarsi. In Lega infatti era stato eletto anche un nuovo Presidente e puntualmente arriva quindi l'improvvisa e inaspettata decisione, il Consiglio Federale propone di giocare il 9 Agosto a Milano su un campo da decidere all' ultimo momento, dichiarando inoltre che, per depistare i tifosi ed evitare così nuovi incidenti, si sarebbe giocato nuovamente a Torino.

 

I dirigenti genoani considerando la decisione anti sportiva, perché punire i tifosi genoani? Non bastava già l'amnistia, bisognava giocare pure a porte chiuse e senza allenamento visto che tra l'altro avevano avuto il permesso di andare in vacanza proprio dalla Lega? I liguri rimasero fermi sulle loro posizioni fino al giorno prima della partita quando in sede giunse l'ordine da Roma che imponeva la disputa della gara il giorno seguente pena l'estromissione del sodalizio rossoblu dall' albo federale, naturalmente senza appello. I giocatori del Genoa, che erano in vacanza, vengono caricati in tutta fretta su di un pullman senza sapere la destinazione dalla federazione fascista mentre con tutta calma i bolognesi scortati si recarono a Milano. De Vecchi e compagni invece raggiunsero il capoluogo lombardo ben sapendo come sarebbe finita la partita. Nessuno dovrebbe sapere tranne squadre e pochi giornalisti. La gara annunciata a Torino inizia alle sette del mattino a porte chiuse sul campo delle Officine Meccaniche a Milano, i genovesi tra giocatori, giornalisti e quant' altro sono una ventina mentre i bolognesi sono in leggiadra e numerosa compagnia. Il contorno ai bordi del campo è quindi di camice nere di Bologna a gambe larghe e di alcuni giornalisti. Nel Genoa gioca Lamon al posto di Moruzzi (forse non sono riusciti a rintracciarlo in tempo). Pozzi al 27' della prima frazione porta in vantaggio il Bologna e dopo i tentativi poco convinti del Grifone di riportare il punto del pareggio a tre minuti dalla fine Perin sigla la rete del raddoppio. I felsinei rimangono dal 50' in dieci per l'espulsione di Giordani e poi in 9 per l' espulsione di Borgato che dopo il 2 a 0 rivolge un gestaccio ai rossoblù. Il Genoa "stranamente" non reagì neanche al gioco duro ed intimidatorio dei bolognesi che, a testimonianza di De Prà, avrebbero potuto giocare anche in 6 senza far segnare il Genoa. Testimonianza di De Prà in cui afferma anche che Arpinati avrebbe cercato di proteggere di nascosto il Bologna fino all'ultimo: «Andammo in un paesino fuori Milano e ancora oggi non so dove abbiamo giocato. Intorno al campo erano schierate alcune migliaia di squadristi in camicia nera: ci dissero per l'ordine pubblico, parlavano chiaramente romagnolo. Il risultato fu di 2 a 0, ma si trattò di uno scherzo colossale: noi facemmo finta di giocare, eravamo fuori allenamento, ma soprattutto volevamo tornare a casa tutti interi».

 

Naturalmente gli emiliani, la cui forza a prescindere dagli avvenimenti era comunque poco discutibile, vincono le finali nazionali disputate il 16 e il 21 Agosto contro la regina del girone Sud che era risultata l'Alba di Roma con un perentorio 4 - 0 in Emilia ed un classico  2 a 0 nella partita di ritorno. La squadra a strisce rossoblù si aggiudica quindi facilmente il primo dei sette scudetti della sua storia. La federazione italiana a fine guerra esaminerà vari casi tra cui quello dell' Andrea Doria che perduta la serie A per via della disastrosa fusione imposta dal regime con la Sampierdarenese era finita addirittura in quarta serie e poi sciolta. L' Andrea Doria al momento disponeva d'ingenti risorse finanziarie e, dopo vari maneggi, riuscì a farsi spedire in A (il momentaneo campionato del dopo guerra) saltando ben 4 categorie mentre ancora oggi il Genoa aspetta il suo decimo titolo. La FIGC alle istanze dei genovesi ribatte che quella col Bologna era solo una semifinale tralasciando che la finale con la vincente della Lega Sud ai tempi era solamente una formalità. Questo però non cambia la sostanza, cioè che quello scudetto non fu certamente vinto regolarmente dal Bologna. In verità che il titolo venga post non assegnato poco cambierebbe alla bacheca rossoblù genovese, ma di sicuro farebbe giustizia ai giocatori genoani a cui venne tolta la possibilità di fregiarsi meritatamente per la terza volta consecutiva del titolo di Campioni d'Italia. Era solo una semifinale. Ma verità vuole e pretende che sia chiaro, che il Genoa, quel Genoa, la semifinale non la perse.

 

Amichevole internazionale: Il 5 Aprile del 1925 davanti a 18.000 spettatori è di scena sul terreno a Marassi il Nacional di Montevideo. La formazione sudamericana campione dell' Uruguay, dopo l'affermazione della Nazionale alle Olimpiadi che tanto aveva entusiasmato gli amanti del football europei, decise di effettuare una turneè nel vecchio continente della durata di ben 5 mesi. L'itinerario prefissato li avrebbe portati dall' 8 Marzo all' 8 Agosto a scontrarsi con le più affermate formazioni di Francia, Portogallo, Spagna, Austria e Cecoslovacchia. In Italia la squadra di Montevideo decise di disputare una sola partita scegliendo Genova e il Genoa per contraccambiare la visita fatta dai genovesi nel loro paese nel 1923. Il Nacional per arrivare nel capoluogo ligure impiegò 28 ore di viaggio partendo dalla Francia dove aveva avuto inizio la turneè con vittorie squillanti. Riassunto di un racconto da parte uruguayana: <<A Genova si assicurava che il nostro Nacional non avrebbe potuto battere l'entusiasmo del Genoa, brillante campione d'Italia che contava nelle sue file il più famoso giocatore del paese Lorenzo De Vecchi. Inoltre, ricordando il risultato di 2 a 1 al Parque Central nel 1923 per la nazionale celeste quella sfida aveva il sapore della rivincita per i genovesi. Quella era la partita più difficile sostenuta fino a quel momento ma come succedeva sempre a chi indossava la camicia bianca più i rivali erano grandi e più forte diventava la voglia di vincere. Alla fine della partita gli amici di Genova fecero i complimenti alla squadra bianca riconoscendo che fossero sicuramente la formazione più forte che avevano mai incontrato sul loro campo. La partita è stata vinta dal Nacional (3 a 0) guadagnandosi l'affetto della vecchia città culla di Colombo. Chi ha partecipato a questo giro non dimenticherà mai la calda accoglienza e le acclamazioni del pubblico di Sturla posto in cui hanno alloggiato i giocatori che una volta vincitori sono stati applauditi come se fossero cosa appartenente a loro>>.

 

Formazioni scese in campo a Genova. National: Mazzali, Bucetta, Arispe, Andrade, Zibechi, Carreras, Suffiotti, Scarone, Petrone, Castro, Marán. Il Genoa risponde con De Prà, Moruzzi, De Vecchi, Barbieri, Burlando, Leale, Neri, Aycard, Catto, Santamaria, Lamon I. Arbitro: Mauro. Dopo soli 24 secondi Scarone dalla distanza tira in porta una pietrata, De Prà non trattiene e come un fulmine Petrone mette in rete portando avanti gli ospiti. Non passa un minuto che Scarone scarta due difensori in velocità e perfora nuovamente De Prà. Alla mezz'ora un altra azione in profondità viene fermata in area fallosamente da Moruzzi che sgambetta un giocatore ormai solo davanti a De Prà. Così su rigore arriva il terzo gol per le camice bianche. In questa formazione, in cui si trovavano anche figli di emigrati italiani, giocano dei veri campionissimi plurivincitori in patria del campionato uruguayano nonché, con la nazionale, del torneo Sudamericano. Il National presentatosi a Genova, inoltre, tra il 1924 e il 1930 fornisce alla nazionale giocatori come Mazzali, Andrade, Castro, Arispe ed i goleador Scarone e Petrone capaci di trionfare nel alle Olimpiadi del 1924 a Parigi, a quelle del 1928 in Olanda e nel campionato del mondo nel 1930. Nel tour europeo il Nacional giocò 38 partite (26 vittorie, 7 pareggi e 5 sconfitte) segnando 130 reti subendone solo 30. Alcuni risultati : Selezione di Parigi 3-1, Francia 0-0, Roubaix 7-0, Stade 4-0, Barcellona 2-2, Valenciano 2-2, Deportivo La Coruña 3-0, Sporting Lisbona 5-0, Sparta Praha 0-1, Rapid Wienn 2-1, Olanda 7-0. Reti : Scarone 26, Castro 19, Borjas 17, Petrone 15.

 

  

AKAIAOI 2006