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CAMPIONATO 2007-08 | Cronache Partite | Tabellini | Immagini | Giocatori | Calendario | |
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ATALANTA - GENOA 2 - 0 (1 - 0) Reti: 32' Floccari, 93' Marconi ATALANTA: F.Coppola, Rivalta, Capelli, Pellegrino (46' Fissore), T.Manfredini, Ferreira Pinto, De Ascentis, Guarente (77' Tissone), Padoin, C.Doni (80' Marconi), Floccari. (Colombi, Belleri, Radovanovic, Muslimovic). Allenatore: Del Neri. GENOA: Scarpi, Santos, De Rosa, Lucarelli, Konko (70' Fabiano), Milanetto, Juric, Danilo, Leon (60' Di Vaio), Borriello, Wilson (70' Ghinassi). (Lanza, Ledesma, Figueroa). Allenatore: Gasperini Arbitro: Tommasi di Bassano (VI). Ammoniti: Pellegrino, Rivalta, Milanetto, Danilo, Leon, Borriello, Padoin, Lucarelli. Espulsi: 66' Danilo, 77' Milanetto. Spettatori: 10.925
IL SECOLO XIX
- Genoa, grande
festa nel teatro di Preziosi. A Bergamo sconfitta e rimpianti Il presidente
ha invitato a Desenzano la squadra e un gruppo di tifosi. «Il Palermo e una
squadra russa vogliono Konko». di Giovanni Ciolina. Desenzano. Si scalda subito
la lunga notte genoana al teatro Alberti di Desenzano del Garda. E lo splendido
scenario voluto dal presidente Enrico Preziosi si trasforma ben presto in un
gradinata Nord. Per una volta, forse, attori in campo e protagonisti sugli
spalti si abbracciano in una caldissima serata, resa ancora più spumeggiante
dalle bollicine dello champagne, senza quella quella spiacevole barriera di
vetro. «Forza Genoa, forza Grifone?» riecheggia dalla galleria della tifoseria.
La platea risponde e ben presto tutta la squadra va al primo brindisi tutti
insieme. Nonostante la sconfitta sul campo dell'Atalanta il clima è di quelli
contagiosi, ricchi di passione e voglia di metersi alle spalle una stagione
brillante. Gasperini si presenta alla "Curva" con bicchere in mano e ben presto
l'idolo di nottata diventa Marco Borriello. Omar Milanetto lo sequestra durante
un intervista televisiva e lo porta in gruppo. Altro che mancata collaborazione
in campo. Il più triste sembra essere Abdoulay Konko, uscito anzitempo con l'Atalanta
per una botta al ginocchio sinistro, e costretto a portare un tutore al
ginocchio per potersi muovere. «Mi fa male, eccome» sussurra prima di
arrampicarsi con i compagni dalla tifoseria. «Dai, andiamo veloce» scherza Lucho
Figueroa. Nel tavolo della squadra c'è anche Matteo Paro, infortunatosi con il
Napoli «e a metà del lavoro di rieducazione. Va meglio, ma ci vuole ancora
tempo». E' subito bollente la notte sulle sponde del lago. Il padrone di casa,
Enrico Preziosi, sorride soddisfatto. Il patron non sembra aver accusato il
filotto di sconfitte. D'altronde c'è da festeggiare una salvezza più che
meritata e soprattutto arrivata con largo anticipo rispetto alle previsioni. E
Preziosi nell'occasione ha voluto attorno a sé tutti i suoi collaboratori, tutte
quelle pedine piccole e grandi, che hanno contribuito a questo piccolo grande
sogno. Ecco quindi che al tavolo rotondo dei dirigenti c'è anche Giambattista
Pastorello, che ha avviato la stagione per poi passare il testimone a Fabrizio
Preziosi. Prima di immergersi nella nottata con il suo più amato giocattolo, il
presidente rossoblù ha comunque ribadito che in settimana dovrebbe esserci un
incontro con il Milan per risolvere la questione Borriello «mentre per Konko si
sono fatti avanti anche il Palermo e una squadra russa». Il legame con l'Inter,
soprattutto a fronte della vittoria dello scudetto, sembra a prova di bomba. Ma
nel calcio non si sa mai.
IL SECOLO XIX - Borriello stop 19 e non di più. FINALE CON SCONFITTA E IL CANNONIERE RESTA FERMO. di Giovanni Ciolina. BERGAMO. Si infila per primo nel tunnel degli spogliatoi non appena l’arbitro Tommasi fischia la fine della contesa persa con l’Atalanta (20). Marco Borriello resta fermo a quota 19 gol. Tanti, tantissimi se si pensa alle premesse estive, quando arrivò all’ombra della Lanterna accompagnato da tanto scetticismo e mugugni. Purtroppo, però, gli oltre 450minutidi astinenza gli fanno dire addio alla classifica cannonieri e anche alla possibilità di diventare il cannoniere di tutti i tempi nella serie A genoana a girone unico. I venti centri di Guglielmo Trevisan restano un miraggio. Peccato, ma nessun dramma. La stagione è entusiasmante anche per SuperMarco che l’antidoping costringe ad una sosta ulteriore all’interno nello stadio, ma che risulta utile per digerire la delusione. È mancata l’occasione per festeggiare anche nell’ultima tappa del torneo e cancellare in qualche modo l’amarezza per la quarta sconfitta consecutiva. IL PAREGGIO del Palermo a Siena, però rende meno amaro l’epilogo anche dal punto di vista economico. Il Genoa aggancia la decima posizione assoluta, utile per incassare una buona parte di premio nel caso l’accordo in Lega abbia il parere positivo. E alla fine anche la pioggerellina che cade sui protagonisti non è fastidiosa e chiude una giornata dove il cielo non prometteva nulla di buono fin dalle prime luci del mattino. Il prato dello stadio Azzurri d’Italia presto si allaga quando le due squadre scendono in campo la situazione non è certo ottimale. Bovo è costretto ad arrendersi già in fase di riscaldamento(malore negli spogliatoi) e Gasperini si ritrova a dover cambiare in corsa la difesa. Fuori Bovo dentro De Rosa, con Lucarelli che passa a destra e Santos a sinistra. Una mini rivoluzione, insomma, e la squadra fatica a entrare in partita. Le prime giocate sono al cardiopalma, anche se le difficoltà maggiori sono per l’attacco genoano e Borriello in particolare. Nella risaia bergamasca lo scugnizzo lotta, combatte, fa la guerra con Capelli e Pellegrino che si alternano nella marcatura, ma senza riuscire a trovare mai il guizzo giusto. A dire il vero la potenza fisica del bomber non manca e pure con pinna e boccaglio cerca in tutti i modi di sbloccarsi. Un po’ tutti e i ventidue in campo faticano a restare in piedi su un campo insidiosissimo e tra i più penalizzati c’è Leon che, basando sul suo gioco sulla velocità e sui cambi di direzioni, non riesce proprio a stare in piedi e finisce addirittura per travolgere Rivalta in una scivolata a caccia del pallone sulla fascia destra. Nonostante tutto i due centrocampo, e in particolare Milanetto e Doni, provano a dettare i tempi giusti della manovra, ma non appena il pallone lascia il pelo d’erba e si alza di qualche metro diventa una cellula impazzita e difficilissima da controllare. L’equilibrio lo sblocca una giocata in acrobazia di Floccari al 32’ su lancio di Guarente. L’attaccante nerazzurro si infila tra De Rosa e Santos sul filo del fuorigioco, addomestica in volo il pallone e scavalca Scarpi in uscita. Tutto bello, tutto troppo facile e forse la tattica del fuorigioco applicata non al meglio. Nonostante tutto lapartita è piacevole. Atalanta e Genoa provano a chiudere con uno spettacolo degno di quel nome e anche il Grifone ha le sue occasioni. Santos di testa (34’) impegna il sempre presente Coppola e al 41’Capelli salva di testa sulla linea un colpo di testa di Lucarelli. Nell’occasione i rossoblu chiedono un rigore per atterramento di Borriello, il bassanino Tommasi invita a proseguire. Nella ripresa il canovaccio della sfida non varia. Il Genoa spinge, l’Atalanta si propone di rimessa con Floccari chiamato al sacrificio sulla corsa, mentre Cristiano Doni avanza di qualchemetro e si staglia a fare la boa d’attacco. Proprio su un suo lancio (16’) Padoin si trova davanti a Scarpi, ma Santos recupera. Il compito del Grifone si complica, però, ametà ripresa quando Danilo si fa espellere per doppio cartellino giallo e conclude in anticipo una giornata non certo da segnare sul calendario per il brasiliano. Troppi errori in fase di impostazione nella prima frazione, con problemi in fase di contenimento di Ferriera Pinto. In inferiorità numerica il Genoa fatica ulteriormente a spingere in avanti e a complicare le cose ci si mette l’infortunio a Konko che esce per un colpo al ginocchio sinistro (trauma discorsivo al ginocchio sinistro con lieve stiramento del legamento, è la prima diagnosi) in un contrasto con Padoin. Per fortuna i timori iniziali si dissipano quando il marsigliese si rialza dalla barella e torna negli spogliatoi con le sue gambe.Menomale. Il finale è convulso. Doni saluta il suo pubblico con un gioco balistico su punizione che scuote la traversa, mentre Milanetto trova il modo di protestare (insieme a Borriello) per un intervento di Manfredini su Di Vaio. I genoani chiedono il rigore. Le immagini televisive danno ragione all’arbitro. E in nove, anche i sogni di rimonta svaniscono nel pantano bergamasco. Anzi arriva il raddoppio con Marconi.
IL SECOLO XIX - Il pagellone. di giuliano Gnecco. SCARPI 6 Mister Fortuna,ma non solo. Nel senso che con lui in campo ilGenoa ha quasi sempre fatto risultato, spesso pieno. Però è anche Mister Professionalità per il lavoro che ha sempre fatto in campo e nello spogliatoio. È incolpevole sul gol di Floccari, perché di fronte all’ex genoano la difesa rossoblù si apre come il Mar Rosso al cospetto di Mosè, facendosi trovare impreparata dal lungo lancio di Guarente. Al 9’ del secondo tempo, invece, escemale sull’angolo di Ferreira Pinto ma Doni lo grazia mandando alto di testa. Al 33’ sulla punizione diDoni lo aiuta la traversa. Bravissimo nel finale a chiudere lo spazio a Ferreira Pinto, prendendosi pure un colpo in testa. LUCARELLI 6 Schierato a dritta per carenza di difensori destri: all’ultimo anche Bovo getta la spugna. Contrariamente a quanto di solito fanno Konko o Rossi – anche per caratteristiche – limita le sovrapposizioni a sostegno dell’esterno di centrocampo preferendo restare in zona, a guardia un po’ diDoni e un po’ di Floccari, o al limite avanzare per vie centrali. Cambia modo di giocare nella ripresa, quando avanza con più frequenza per vie esterne. Poi, con il Genoa in nove, fa il centrocampista aggiunto. Tiene botta. DE ROSA 5,5 In campo a sorpresa per la resa all’ultimo di Bovo. Detta i tempi a una difesa che si fa trovare impreparata in occasione del vantaggio orobico. Su un campo così pesante è difficile giocare palla a terra, e su quelle alte si trova a suo agio. Al 44’ della ripresa impedisce a Ferreira Pinto di raddoppiare. Sui calci piazzati si porta in avanti in cerca di fortuna che non trova, però, rientra spesso lentamente lasciando un buco quando l’Atalanta riparte in contropiede. SANTOS 6 Affronta la squadra che lo ha portato in Italia e lo ha lanciato: con la famiglia Ruggeri ha un debito di riconoscenza. Paga l’emozione all’inizio quando lascia andare via Ferreira Pinto, poi prende in consegna soprattutto Floccari al quale non concede molto spazio. Come De Rosa, dà il meglio nella contraerea. Contro i rapidi nerazzurri finisce però spesso in difficoltà, anche se non tira mai indietro la gamba, e il senso della posizione lo aiuta a recuperare. KONKO 5,5Orfano di Rossi, fatica a sfondare sulla destra. Resta piuttosto guardingo, a limitare le discese di Padoin e Manfredini, e poi su Rivalta quando Manfredini si accentra al posto di Pellegrino. Cresce nella ripresa,ma ci rimette il ginocchio sinistro. Il vero Konko ha però finito il campionato con largo anticipo, a Siena; da allora ha avuto una flessione sensibile (24’ ST FABIANO5,5: entra con la partita già compromessa; ha un paio di diagonali positive,ma dovrebbe soprattutto spingere sulla fascia: non ci riesce con costanza, e quando arriva sul fondo i cross sono sbilenchi). MILANETTO 5 Cerca di verticalizzare di prima, anche se è difficile giocare in una palude, nella quale il pallone spesso di ferma o cambia improvvisamente velocità. Eppure si batte come un leone, stringe i denti. Si permette anche un tunnel aDoni. La voglia di finire bene e aiutare Borriello a segnare lo porta a protestare – anche a gara virtualmente persa – fino all’espulsione. JURIC 6 Ha tirato la carretta tutto l’anno, e da alcune giornate ormai ha superato anche la fase di riserva: ha finito il campionato con i fumi di carburante. Per carattere, però, non ci sta mai a uscire sconfitto, e prova a sdoppiarsi sia in copertura sia spingendosi in avanti, cercando sempre Borriello. DANILO 5 Irriconoscibile rispetto alla prima fase di campionato: spinge poco, sbaglia appoggi facili. Da un suo banale errore, al 6’ della ripresa, nasce il contropiede con il quale i nerazzurri potrebbero chiudere i conti. Sembra spaesato, non riesce a trovare la posizione. Poi viene espulso per un paio di falli veniali, commessi però nel tentativo di rimediare ad errori. WILSON 5,5Occorre valutarlo per vedere se merita la conferma: scelta delicata, perché la sua partenza libererebbe un posto da extracomunitario, però lasciarlo andare via senza aver mai potuto saggiare le sue qualità – causa infortunio – e poi scoprire che si aveva un campioncino in casa (come garantisce Gaucci che lo ha portato al Genoa) sarebbe una beffa. Così Gasperini decide di concedergli una chance dall’inizio: ha qualche buono spunto, che alterna ad alcune leggerezze: difficile giudicarlo su un campo ai limiti della praticabilità come questo (25’ ST GHINASSI 5: d’accordo l’emozione per il debutto in A, però inizia mettendo in difficoltà Milanetto su fallo laterale, continua regalando palla a Padoin, e nello spazio di pochi minuti riesce anche a cimentarsi in un cross sbilenco che si spegne sul fondo. Ha qualità, però la tensione dell’esordio lo tradisce). BORRIELLO 6Deve recuperare due reti a Del Piero; inizia a provarci dopo appena 2’ma, anche a causa del campo che è un acquitrino, girandosi per lasciare sul posto Capelli perde l’attimo fuggente e il suo diagonale si spegne sul fondo. Cerca costantemente di smarcarsi e chiede palla,ma finisce stretto nella morsa dei centrali orobici, e quanto a palloni giocabili, per riceverne deve abbassarsi sulla trequarti, lontano dalla zona pericolo, quando non può fare altro che dialogare con i compagni senza fare paura a Coppola. Il record di Trevisan e la classifica cannonieri sfumano proprio sul filo di lana,ma in ballo ci sono ancora gli Europei. LEON 5Il campo pesante lo penalizza oltremodo: per lui che gioca in velocità e con il tocco felpato, questo è il peggior terreno possibile. Tenta qualche spunto,ma non gli riesce. Generoso, prova anche lui a trovare SuperMarco, però su queste pozzanghere finisce per combinare poco o nulla. (14’ ST DI VAIO 5,5: come i compagni, è condizionato dal terreno: quando prova la progressione finisce sempre per scivolare per terra, così anche per lui questa diventa una giornata no). ATALANTA Coppola 6; Rivalta 6,5, Capelli 6, Pellegrino 6 (1’ st Fissore 6, Manfredini 6,5; Ferreira Pinto 6,De Ascentis 6,5, Guarente 6,5 (31’ st Tissone 6), Padoin 6;Doni 6 (35’ stMarconi 6); Floccari 6. ARBITRO TOMMASI DI BASSANO DEL GRAPPA5: al 40’ Pellegrino stende in area Borriello,ma lui lascia proseguire. In una partita corretta, da fine stagione anche se giocata da entrambe le parti, distribuisce cartellini a manciate: alla fine pesano, e ne fa le spese Danilo per due falli veniali. Al 33’ della ripresa ci sarebbe un rigore di Manfredini su Di Vaio: per il direttore di gara è solo angolo; Borriello e Milanetto protestano rimediando un giallo che per il centrocampista vale il rosso. Il raddoppio di Marconi è viziato da fuorigioco. D’accordo che queste sono le gare ideali per provare i giovani arbitri, però questo test merita una netta bocciatura.
IL SECOLO XIX
- Gasp: «Peccato ma che annata».
IL DECIMO POSTO DEI GRIFONI VALE 1,6 MILIONI. di Giuliano Gnecco. BERGAMO. Una
stagione straordinaria, d’accordo. Genoa decimo al primo anno di serie A; è un
successo anche dal punto di vista economico: dalla Lega arriverà un milione
600milaeuro(sarebbero stati anche di più per l’ottavo posto), se il Palermo
avesse vinto a Siena e il Grifone fosse scivolato all’undicesimo posto sarebbe
caduto nel baratro di un contributo di 300 mila euro appena. Quindi: tornano i
conti, sportivi ed economici. Eppure Gian Piero Gasperini ha l’aria corrucciata.
Le quattro sconfitte consecutive c’entrano fino a un certo punto: «Siamo andati
oltre le migliori aspettative–ricorda – Siamo sempre rimasti sopra la zona
calda, e questo ci ha permesso di fare una annata serena. Bisogna ringraziare i
giocatori, bravi anche oggi». Al cattivo umore di Gasperini contribuisce anche
la direzione arbitrale: «Meglio lasciar perdere e andare avanti. All’andata l’Atalanta
si lamentò per alcuni episodi, anche se poi è risultato che nel 90 per cento dei
casi nei quali recriminavano avevamo ragione noi. Oggi non mi va di
commentare,per fortuna che la partita non contava». In realtà la rabbia del
tecnico sta nel fatto che è stato fallito non tanto l’obiettivo platonico dei 51
punti, quanto la possibilità di qualificarsi per l’Intertoto alla quale
Gasperini sperava alla fine di convincere Preziosi ad iscriversi. Invece sarà il
Napoli a tentare di accedere all’Uefa dalla porta di servizio,nonostante in
settimana il presidente De Laurentiis avesse espresso parere contrario. Con i
partenopei in Intertoto, verosimilmente salta pure la doppia amichevole prevista
per la Coppa dell’Amicizia che Preziosi aveva in animo dimettere in palio. «Ci
siamo salvati vincendo a Palermo alla vigilia di Pasqua – osserva l’allenatore –
Lì abbiamo centrato l’obiettivo, ed evidentemente non c’erano le condizioni per
alzare l’asticella». C’è una punta di delusione,perché evidentemente Gasperini
sperava di poter andare oltre. Invece non è stato possibile, anche perché forse
all’Intertoto, o addirittura alla Uefa, in cuor suo credeva solo lui. La
consolazione viene dai tifosi, i quali sono sempre stati vicini alla squadra –
anche a Bergamo, anche nei momenti più delicati – e alcuni di loro hanno
addirittura acquistato una pagina de Il Secolo XIX e altri giornali per scrivere
una lettera aperta di ringraziamento alla società, allo staff tecnico, alla
squadra. «È un attestato di stima, fa fare riflessioni importanti – assicura
Gasperini – Bisogna essere chiari con i tifosi: c’è un passo della lettera,
scritta con molto realismo a parer mio. Dice che si riparte da zero. Siamo
soddisfatti di quanto abbiamo fatto, a prescindere da queste ultime partite. Ma
l’anno prossimo sarà tutto molto difficile. Ci sono squadre già forti che si
attrezzeranno per fare ancora meglio. Abbiamo la consapevolezza che il prossimo
anno dovremo partire dall’obiettivo primario, senza tanti proclami: bisognerà
pensare soprattutto a restare in serieA». Tutto il resto sarà un di più, ammesso
che arrivi. Perché è sempre difficile ottenere certi risultati,ma lo è ancor più
ripetersi a certi livelli o addirittura fare meglio. Su questo punto Gasperini è
chiaro e non nasconde che ci saranno delle difficoltà. La delusione del tecnico,
pur in una stagione ben al di sopra delle attese, sta nel fatto che c’erano le
condizioni per andare oltre, per fare qualcosa di più, per fare una vera
impresa. Invece il Genoa mentalmente si è accontentato, perdendo una ghiotta
occasione. Mentre del domani non vi è certezza. Non solo perché non è detto che
Borriello,Konko,Criscito, Bovo e altri protagonisti di questa stagione facciano
ancora parte dell’organico del Grifone, ma anche perché pur lavorando – sulla
carta – al meglio, non c’è garanzia di risultati. Il Torino, come rosa, non era
forse da Uefa? Invece si è salvato alla penultima giornata, soffrendo le pene
dell’inferno. E il Bari non retrocesse forse con Boban, Jarni e Platt?
«L’obiettivo primario è mantenere la categoria», ribadisce con realismo
Gasperini.
LA REPUBBLICA
- Genoa, chiusura da dimenticare
E Borriello non saluta i tifosi.
di Gessi Adamoli. Quarto ko consecutivo, ma resta tra le prime dieci. BERGAMO -
Il Genoa chiude in maniera ingloriosa quello che, sino a quattro domeniche dalla
fine, sarebbe stato un campionato da incorniciare. Perde la partita, non assiste
in maniera adeguata Borriello nella sua rincorsa al titolo di capocannoniere e
si fa anche saltare i nervi (espulsi Danilo e Milanetto). La sconfitta di
Bergamo non pregiudica, però, il piazzamento nella parte sinistra della
classifica (il Genoa è decimo, l´Atalanta nona in virtù della differenza reti
negli scontri diretti). Il decimo posto non rappresenta solo una soddisfazione
meramemte platonica, in ballo c´era anche oltre un milione di euro. C´entrano i
diritti televisivi, che dal 2010 saranno gestiti in forma collettiva da tutti i
club della serie A e che saranno poi ridistribuiti tenendo conto di vari
parametri tra i quali, per l´appunto, il piazzamento nei due campionati
precedenti. Ma subito c´è da spartirsi il "tesoretto" (diritti in chiaro e
sponsorizzazioni varie) che ogni anno anno la Lega Calcio distribuisce tra le 20
squadre della serie A. C´è una quota fissa di 2 milioni e mezzo di euro per le
grandi (Inter, Milan, Juventus e Roma), c´è il famoso "paracadute" per le
squadre retrocesse in serie B (2 milioni e mezzo se erano al primo anno di serie
A o addirittura 5 milioni el caso di Livorno, Parma e Empoli), c´è poi una quota
praticamente simbolica (tra i 100 e i 200 mila euro) per le squadre classificate
dall´undicesimo e il diciassettesimo posto, ma il piatto diventa interessante
(tra il milione e i 2 milioni di euro) per l´appunto dal decimo posto in su.
Alla partita che vale un mucchio di euro. Gasperini ci arriva con una squadra
ormai scarica e rimaneggiatissima. Oltre a Rossi, Criscito, Sculli, Rubinho,
Vanden Borre e ai lungodegenti Paro e Masiero, durante il riscaldamento il
tecnico deve anche rinunciare a Bovo. Così nella difesa a tre è costretto a
schierare due mancini, Santos e Lucarelli, al quale chiede di adattarsi a
giocare a destra. In panchina per arrivare a 18 deve fare ricorso a Ledesma e
Torres, due ragazzi della Primavera, arrivati in ritiro nella notte dopo aver
giocato a Catania. Ma il Genoa è ormai scarico, ha staccato la spina dopo Siena.
Difficile riprendere il filo di un discorso tecnico, tattico e soprattutto di
motivazioni che sembra essersi irrimediabilmente reciso. La rabbia agonistica di
Borriello non porta ad alcun risultato tangibile, anche perché quella squadra,
che lo assecondava splendidamente e ne esaltava le sue qualità, non c´è più. E´
la quarta partita del Genoa senza gol, un non senso per un calcio, come quello
di Gasperini, votato all´attacco. A complicare le cose c´è poi una difesa
distratta e approssimativa. La retroguardia rossoblù si fa tagliare fuori
banalmente da un lancio in profondità di Guarente. A Floccari, il centravanti
che Dalla Costa aveva portato al Genoa dal Mestre salvo poi subito rivenderlo
dopo una manciata di partite in prima squadra, viene steso un immaginario
tappeto rosso verso la porta di Scarpi. Si infila tra De Rosa e Santos, statuari
come due corazzieri di guardia al Quirinale, e supera il portiere genoano in
uscita con un morbido pallonetto. Il Genoa fatica a riordinare le idee, ma al
41´ ha l´occasione per acciuffare il pareggio. Il colpo di testa di De Rosa,
mentre Pellegrino trattiene vistosamente Borriello impedendogli di saltare, è
però respinto sulla linea da Capelli. Scarpi all´11´ della ripresa compie
l´unico errore della sua partita, esce a vuoto ma Ferreira Pinto di testa manda
fuori. Entra Di Vaio per un evanescente Leon, ma al 21´ il Genoa resta in dieci.
Fallo di ostruzione sulla fascia di Danilo ai danni di Ferreira Pinto e il
giovane arbitro Tommasi estrae il secondo cartellino. Gasperini, che perde per
infortunio Konko, sostituisce anche Wilson e ridisegna il Genoa secondo un
temerario 3-4-2, con i nuovi entrati Ghinassi e Fabiano sulle corsie esterne. Ma
al 34´, dopo un intervento di Manfredini su Fabiano, robusto ma sulla palla, il
Genoa resta in nove perché viene espulso per proteste Milanetto che invocava il
rigore. Ci sono praterie per i contropiedi dell´Atalanta e nel recupero arriva
il secondo gol con Floccari che serve il giovane Marconi tutto solo (e in
fuorigioco) davanti alla porta sguarnita. E finita e Borriello fila via dritto
negli spogliatoi, senza nemmeno fare il terzo tempo e passare a salutare i
tifosi.
LA REPUBBLICA
- Atalanta, successo e aggancio nel Genoa ci prova solo Borriello.
Per i bergamaschi un gol per tempo e l'aggancio in classifica ai danni dei
rossoblù. I liguri, non aiutati dall'espulsione di Danilo, chiudono con 4
sconfitte di fila. BERGAMO - L'Atalanta si congeda dal proprio pubblico con una
vittoria che vale l'aggancio sullo stesso Genoa, che invece chiude con 4
sconfitte consecutive. Decidono uno splendido gol di Floccari, uno dei maggiori
protagonisti dell'ottima stagione nerazzurra e quello di Marconi in pieno
recupero. Del Neri sceglie Capelli in difesa, mentre Fissore va in panchina.
Gasperini invece perde Rossi a causa della gastroenterite e preferisce a
centrocampo Danilo a Fabiano e in difesa dentro De Rosa per Bovo. A casa anche
Rubinho e Sculli. Il primo a provarci è Borriello con una grande azione sulla
sinistra, bel dribbling, un pò meno il tiro e la palla si perde sul fondo.
L'attaccante, motivato dalla classifica cannonieri, è molto attivo. Il campo
piuttosto pesante non favorisce le giocate sorattutto di chi si propone in
avanti. Non ci sono grosse emozioni, ma il risultato si sblocca, a favore dell'Atalanta,
al 32': lancio lungo di Guarente per Floccari che al limite dell'area controlla
al volo di sinistro e infila Scarpi. Al 34' la risposta del Genoa con una
punizione dalla sinistra di Milanetto e colpo di testa di Santos che Coppola
para a terra. Insiste la formazione rossoblù che sfiora il pari al 41': prima
Manfredini anticipa in maniera provvidenziale su Wilson e poi sul corner Capelli
salva sulla linea dopo il colpo di testa di De Rosa. Ad inizio ripresa Del Neri
presenta la novità Fissore al posto di Pellegrino. Al 4' altra occasione per il
Genoa: Coppola esce male, palla a Konko, quindi Rivalta salva in scivolata.
Dall'altra parte sbaglia anche Scarpi e Capelli da ottima posizione alza sopra
la traversa. Al 16' spreca Padoin che lanciato in contropiede si fa respingere
la conclusione. Al 21' Genoa in 10 per l'espulsione di Danilo, già ammonito in
precedenza, dopo un fallo su Fissore. Il Genoa in 10 non sembra avere la forza
per reagire e in pieno recupero l'Atalanta raddoppia: Floccari va via sulla
sinistra in area, serve il giovane Marconi che non può fare altro che appoggiare
in rete.
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AKAIAOI |