STAGIONE 2007/08                                                                                                                                      HOME >>

 

CAGLIARI - GENOA                           2 - 1   (2 - 1)

Reti: 15' Lucarelli, 29' Acquafresca, 46' Rubinho (aut).
Cagliari: Storari, Pisano (55' Lopez), Canini, Bianco, Del Grosso, Fini, Conti, Parola, Cossu (70' Jeda), Acquafresca (65' Foggia), Matri. (Capecchi, Biondini, Magliocchetti, Cotza). Allenatore: Ballardini

Genoa: Rubinho (65' Scarpi), Lucarelli, De Rosa, Criscito, Rossi, Milanetto, Juric, Fabiano (46' Danilo), Sculli (64' Figueroa), Borriello, Leon. (Ghinassi, Masiero, Vanden Borre, Di Vaio). Allenatore: Gasperini.

Arbitro: Velotto di Grosseto. Ammoniti: Rubinho, Juric, Leon, Pisano, Canini, Lopez e Conti.

Angoli: 8-4 per il Genoa. Spettatori: 13.000

 

  

  

   

 

  

 

IL SECOLO XIX - Acquafresca gela il Grifone. Stanchezza, assenze ed errori fermano i rossoblù. di Giovanni Ciolina. CAGLIARI. Due secchiate di Acquafresca risvegliano il Grifone dal sogno di centrare un trittico di vittorie come all’andata e di continuare a puntare alla zona Uefa. Tra sette giorni c’è la Juventus e il Genoa arriva al big match senza lo squalificato Juric (era in diffida ed è stato ammonito), con diversi infortunati e con il morale non a mille. Va però sottolineato che i rossoblù mantengono undici punti di vantaggio sulla zona rossa della retrocessione e possono quindi affrontare la Signora senza troppe ansie. «Certo che ora dobbiamo cominciare a raccogliere anche qualche pareggio » è la raccomandazione di Gasperini che senza alcuni uomini di peso (Paro, Konko, Bovo) si ritrova per le mani una squadra che corre, ma senza pungere. Tira il fiato il capocannoniere Borriello, colpito duro fin dai primi minuti, Leon non è in giornata di grazia, Figueroa dimentica di essere amuleto rossoblù e la rimonta questa volta non riesce. A giustificare il 2-1 del Sant’Elia, il Grifone può mettere sul tavolo la fatica di un trittico importante di gare (anche se la stessa sorte è toccata al Cagliari), il vento che taglia il campo di gioco e gli infortuni che alla, alla fine, costringono Gasperini a snaturare alcuni ruoli. «Basti pensare a Criscito schierato a destra…» sottolinea il tecnico e ha ragione. Ma l’emergenza difesa è anche dover far giocare Lucarelli nonostante l’influenza e perdere una sostituzione per l’infortunio a Rubinho in occasione del raddoppio cagliaritano. Detto ciò, però, non si può e non si deve dimenticare che il Genoa è passato in vantaggio e solo la traversa ha detto no a Criscito per un raddoppio che a metà di prima frazione sembra meritato. Al gol mancato risponde però la vecchia e spietata regola del gol subito ed a quel momento per il Grifone è un’altra partita. In salita, con il cuore che batte a mille,ma con il cervello che non riesce a trasformare le intenzioni per colpa del’acido lattico che impregna i muscoli. LA CHIAVE del primo tempo finiscono per essere le scelte controcorrente del tecnico di casa. Ballardini lascia fuori a sorpresa Jeda e Foggia e butta nella mischia Cossu e Robert Acquafresca. Uno inventa e scompiglia le carte, l’altro si ritrova cannoniere anche se determinante risulta la posizione del trottolino Cossu. L’ex del Verona si posizione alle spalle di Matri e Acquafresca, funge da trequartista a galleggiare tra centrocampo e attacco. La sua posizione costringe Gasperini a cambiare assetto alla squadra passando dal 433 al 343, con Marco Rossi avanzato sulla linea del centrocampo e soprattutto Juric spostato al centro a prendersi cura di Cossu. Nel gioco delle mosse e contromosse ha la meglio Gasperini fino alla mezz’ora. Il Genoa gioca di più e meglio il pallone: in 14 minuti crea un’occasione con Borriello (12’) e passa in vantaggio (14’) con una deviazione da attaccante di razza di Lucarelli. Il difensore livornese gioca nonostante l’influenza e ricambia la fiducia impostando e concludendo l’azione su crossa dalla sinistra di Fabiano. Ma l’uomo della svolta finisce per rivelarsi proprio Cossu. Alla mezz’ora un suo cambio di campo trova impreparato De Rosa che si lascia superare dal pallone. Il gesto dell’attaccante – botta al volo incrociata di destro – è eccellente, l’errore del napoletano è altrettanto evidente. Nonostante tutto la prova del Grifone non è da buttare. I rossoblù, almeno fino al pareggio, non corrono rischi particolari e soprattutto tengo no in continua apprensione la difesa di casa che ha uno Storari non in condizioni eccezionali mentre Daniele Conti è più impegnato a tenere a bada un Milanetto particolarmente vivace che a far male. E’ sempre Cossu, su punizione, a impensierire Rubinho, che non è in giornata di grazia. Incerto dopo 3’ su botta da 30 metri di Cossu (Acquafresca spara alto), il brasiliano commette un pasticcio in occasione del 21 al 45’. A parte gli errori, però, il Genoa ha sulla fascia sinistra il vero tallone d’Achille. A cominciare dall’attacco dove Leon non ripete la prova di Udine e con il Napoli. L’honduregno fatica ad entrare in partita, è estremamente impreciso in fase di costruzione e salta raramente il suo diretto avversario. Solo nella ripresa riesca a trovare parte del bandolo di una matassa di un gioco fatto di dribbling e ripartenze. Tornando a ritroso lo stesso Fabiano fatica tantissimo su Fini, anche perché il lavoro di supporto con Lucarelli riesce raramente, visto l’impegno costante e ispido del toscano in marcatura su Matri. L’attaccante di proprietà del Milan, indicato a più riprese come un possibile rinforzo per il Grifone nella prossima stagione, mette in difficoltà Lucarelli. Nella ripresa il tecnico rossoblù prova a cambiare le carte inserendo Danilo per Fabiano e se il Genoa schiaccia il Cagliari nella propria metà campo la manovra è raramente incisiva. Entrano Figueroa, Foggia e Jeda, ma il risultato non cambia. Gasperini manda De Rosa a fare la punta centrale, rischiando nel finale il contropiede avversario, ma la partita del Sant’Elia è decisa e domenica sera(ore 20.30) a Marassi arriva la Signora.

IL SECOLO XIX - Con la Juve è emergenza: Juric fuori, Sculli e Danilo a rischio. La prossima sfida Rubinho racconta il gol del 2-1: «Ho toccato la palla con la mano, poi ho sentito un colpo alla testa e al ginocchio». di Giovanni Ciolina. Cagliari. «Ho visto la palla arrivare, mi ricordo di averla toccata con la mano, poi ho sentito una duplice botta: alla testa e al ginocchio». Rubinho, 25 anni, racconta così l'episodio del raddoppio cagliaritano di Acquafresca che è coinciso anche con il suo infortunio. Il portiere brasiliano non ricorda se la palla gli finita addosso dopo averla toccata e mandata sul palo. «Non so se il vento possa aver avuto un ruolo nel mio intervento». Il portiere sembra ancora un po' intontito per l'incidente: «È il terzo da quando sono a Genova». In effetti nell'anno e mezzo in rossoblù la storia di Rubinho mette in fila il grave infortunio a Modena (trauma cranico e notte trascorsa in ospedale), il secondo a Spezia (botta contro il palo sulla punizione gol di Do Prado), lo scontro con Bellucci nel derby d'andata e ora l'infortunio di Cagliari. Ma l'estremo difensore genoano ha anche un altro record particolare. E' il più espulso della serie A (2 volte) e con l'assenza di mercoledì sono tre i turni di stop inflittegli dal giudice sportivo: davvero tanti per un portiere. Ma se da più parti si parla di crisi di vocazioni di numeri uno in Italia, dall'altra l'ondata di arrivi dal Brasile ha portato a questo record. Tra gli squalificati l'altro appiedato-record è Julio Cesar dell'Inter. Insomma nel bene (capacità tecniche che lo hanno portato ad esere inseguito da squadre come la Lazio e il Palermo) e nel male, Rubinho sembra far notizia. Anche ieri, sul 2-1, sembrava sulla traettoria della palla e l'inzuccata dell'avanti di casa non sembrava certo una fucilata. Resta il fatto che un po' di incertezza, un po' di cattiva sorte hanno contribuito a regalare al Cagliari quel raddoppio a tempo scaduto che ha pesato enormemente sull'esito della gara. Rubinho, non nuovo a infortuni di gioco, è rimasto in campo per 66 minuti prima di cedere il posto a Scarpi. Quando lascia lo stadio per salire sul pullman che porterà la squadra in aeroporto è visibilmente zoppicante. Scambia alcune parole con il preparatore dei portieri Gianluca Spinelli, accenna una smorfia di dolore quando deve salire i gradini del bus e sussurra: «Il ginocchio mi fa male, tanto male, ma non so di cosa si tratti». Una semplice botta o qualcosa di diverso? Saranno gli accertamenti a cui si sottoporrà oggi a Genova a rivelare l'entità dell'infortunio riportato dal portiere brasiliano, ma la sua presenza in campo con la Juventus è in dubbio, al pari di quella di Santos, Sculli e Fabiano, questi ultimi due usciti malconci dalla sfida in terra sarda. «Ho sentito una fitta alla gamba su quell'intervento in scivolata nel primo tempo» spiega Beppe Sculli che teme di aver subito un danno muscolare. Per quanto riguarda Fabiano è Gasperini a spiegare le cause del cambio con Danilo. Più che un cambio tattico si è trattato di una sostituzione obbligata a causa di un fastidio che il mancino ha accusato fin dal primo tempo e per il quale il connazionale Danilo si è scaldato a lungo. Insomma, dopo gli stop lunghi di Bovo («Ne avrà per almeno un mese se tutto va bene» assicura Gasperini) e Paro, il tecnico rossoblù rischia di trovarsi per le prossime sfide decisive con una rosa ridotta all'osso. Può scattare quindi l'ora di Vanden Borre? «Se andiamo avanti così?» butta lì il tecnico di Grugliasco una frase che sa di battuta, ma che ha un fondo enorme di verità sull'affresco di una situazione difficile sotto il profilo dei numeri. Se con la Juventus rientrerà lo squalificato Konko, si fermerà Juric, ma i dubbi riguardano gli infortunati. Quanti riusciranno a recuperare? E' tutto da vedere. Mercoledì, alla ripresa della preparazione, il quadro sarà sicuramente più preciso.

 

IL SECOLO XIX - Il pagellone. di Giuliano Gnecco. RUBINHO 5 Già al 3’ Cossu lo chiama in causa su calcio piazzato,ma il brasiliano allunga lamano per deviare; bravo, e fortunato quando subito dopo il primo ad arrivare sulla sfera è Acquafresca che spara in gradinata dall’altezza dell’area piccola. Il bis, sempre sulla punizione di Cossu, lo concede all’11’. In chiusura di tempo si fa invece sorprendere al colpo di testa diAcquafresca – il quale si avvantaggia di una parabola sporca e fortunosa che porta in vantaggio i padroni di casa: decisiva la sua deviazione di schiena. Esce poi per infortunio (20’ ST SCARPI 6: sbaglia solo su una rimessa laterale, quando cerca il rinvio immediato di piede –mettendo in difficoltàMilanetto – invece di prendere la palla fra le mani e rilanciare. Per il resto non è molto operoso,ma dà sensazione di sicurezza). ROSSI 6,5 Parte sulla linea dei difensori nell’albero di Natale schierato da Gasperini; dopo una manciata diminuti la prima correzione tattica: si torna al 343 e il capitano – al rientro – avanza a centrocampo.Aquel punto però si accentra leggermente, in fase difensiva, nella zona dell’ex blucerchiato Parola. Fa la fascia innumerevoli volt e fino a cercare il cross sul fondo, poi – instancabile – ripiega a sbrogliare situazioni intricate nella propria trequarti. Nonmollamai, è una delle anime di questa squadra. DE ROSA 5 Commette un’ingenuità fatale al 29’ quando lascia sfilare la palla sul centro di Cossu: alle sue spalle sbuca Acquafresca che può battere Rubinho con un potente diagonale. È un errore grave per uno della sua esperienza. Poi tutto sommato fa la sua parte, anche perché il Cagliari – se si eccettuano poche fiammate – non si vedemai in attacco. Nel finale lamossa della disperazione: va a fare il centravanti come lo scorso anno in talune occasioni,ma non ha più il tocco magico e spesso fa anche confusione. LUCARELLI 6 In campo stoicamente grazie a un farmaco antinfluenzale preso in mattinata dopo che da sabato sera era stato colpito da un attacco con la febbre salita a 38. Si piazza sulla rivelazione Matri e alla prima occasione graffia subito di testa sul cross teso di Fabiano. Anche nel finale è fra i più lucidi nel contenere le ripartenze sarde. Chiude al centro della difesa, dettando i tempi al pacchetto arretrato. CRISCITO 6 Inizia largo a sinistra,ma dopo solo pochi minuti, sulle due punte avversarie, il Grifone passa a tre dietro spostandolo a fare il centrale di destra: ruolo inconsueto ma non inedito. Dalla sua parte c’è il mobilissimo Acquafresca, che però per fare danni deve costantemente spostarsi dall’altra pare.Al 28’, su corner di Juric, timbra la traversa con una deviazione aerea: sarebbe probabilmente stata la rete che avrebbe chiuso i conti. Spinge meno del solito, però dietro lascia pochi spazi. JURIC 6,5 Gli tocca abbassarsi inmarcatura su Cossu, che gioca fra le linee alle spalle di Matri e Acquafresca. Un intervento deciso sulla trequarti nei confronti del fantasista sardo gli costa l’ammonizione che gli farà saltare la Juve.Dopo aver a lungo portato la croce, a inizio ripresa prova anche a cantare e avanza tutto sullo fino a lasciar partire un sinistro che tuttavia è troppo centrale e facile preda di Storari. Finisce a tratti pure a fare il difensore centrale, conDe Rosa avanzato nel tridente. Uomo per tutte le stagioni, peccato non averlo domenica sera con la Juve. MILANETTO 6 Come sostiene Gasperini, spesso in mezzo fa il professore. Cerca di portare ordine anche dove regna confusione. I compagni lo cercando con insistenza perché sanno che da lui può venire qualche ideameravigliosa, però poi spesso i suoi lanci non vengono sfruttati. FABIANO 5 Ha il merito del cross – telecomandato – per il gol di Lucarelli, e spinge anche con una certa continuità. In fase difensiva però sovente si dimentica di dare unamano al febbricitante Lucarelli, e non è un caso se le reti sarde del primo tempo nascono da quella parte. Luci e ombre,ma prevalgono le prime (1’ ST DANILO 5,5: Un po’meglio di Fabiano in fase difensiva, e come lui si propone in avanti. Però anche lui spesso si fa saltare e finisce per andare in confusione). SCULLI 6 Alterna cose positive ad alcuni errori negli appoggi, però tatticamente è utilissimo con i suoi ripiegamenti e con l’enormemole di lavoro che svolge su tutta la corsia destra. Spesso ruba palla anche nella propria trequarti: è normale che poi paghi qualcosa sul piano qualitativo quando ci mette tanta quantità (19’ ST FIGUEROA 5: stavolta non incide. È nelle condizioni migliori perché accanto a lui c’è Borriello, poi anche De Rosa e a sostegno Leon. Insomma, non è solo e dovrebbe dedicarsi a ciò che sa fare meglio: stare in agguato in area. Invece non la prende mai, né di piede né di testa). LEON 6 Insolitamente larghissimo a sinistra, va a sprazzima ha pure accelerazioni importanti, stoppate spesso con lemaniere forti. Al 6’ della ripresa si beve in un sol colpo Pisano e Fini,ma poi spara sulla schiena di Canini invece di cercare l’appoggio su un compagno meglio piazzato.Anche al 33’ prova a fare tutto da solo,mentre Borriello chiede palla: il sinistro dell’honduregno si spegne però a fil di palo. Se avesse maggiore continuità e minore egoismo, contro questo Cagliari potrebbe essere devastante. Non lo è. BORRIELLO 6 Al 12’ si volta con scatto felino, sorprendendo Bianco, per calciare un sinistro da fuori area che costringe Storari ad allungarsi in tuffo per deviare in angolo con la punta delle dita.Ha meno occasioni del solito, anche perché su di lui i difensori avversari raddoppiano sempre.Ma si batte ugualmente, anche talvolta abbassandosi per cercare palloni giocabili. CAGLIARI Storari 6,5;Pisano 6(9’ stLopez 6), Canini 6,5,Bianco 7,DelGrosso 6;Fini 6,Conti 6, Parola 6,5;Cossu 6,5 (25’ st Jedang); Matri 5,5, Acquafresca 7 (20’ stFoggia 5,5). ARBITRO VELOTTO DI GROSSETO 5: incomprensibile l’ammonizione di Leon che, in contropiede due contro tre, cade sulla trequarti toccato da Parola al 38’; per il direttore di gara è simulazione. Poi, inverte alcuni falli e persino una rimessa laterale – nonostante la corretta segnalazione dell’assistente – sempre a favore del Cagliari.Quando nella ripresa riequilibra ilmetro di giudizio, i sardi – ben abituati – iniziano a lamentarsi

 

IL SECOLO XIX - Borriello amaro: «Traditi dalla stanchezza». Le reazioni della squadra De Rosa spiega l'errore sulla prima rete di Acquafresca: «Ha fatto un gran gol, ma è stato aiutato dal vento». di Giovanni Ciolina. Cagliari. «Quanto ha fatto la Juve? Ha squalificati? Ha segnato Trezeguet?». Marco Borriello non perde l'ottimismo e soprattutto non perde di vista l'obiettivo classifica capocannonieri nonostante una giornata di digiuno e non certo esaltante. «Ci può stare - confida SuperMarco - Non eravamo al meglio e poi ci sono anche gli avversari, non dimentichiamolo mai». Il Borriello visto al Sant'Elia, nella patria di quel Gigi Riva a cui è stato paragonato nei giorni scorsi, è parso un rombo di tuono affievolito dalle carezze non certo amorevoli dei difensori avversari e da una condizione che non è certo al massimo. «Abbiamo sprecato molte energie fisiche nelle precedenti gare di Udine e Napoli» aggiunge il bomber partenopeo per spiegare anche la prestazione non certo eccezionale dell'intero gruppo. Ed è un ragionamento che fila soprattutto alla luce dell'emergenza infortuni e squalifiche che ha costretto il tecnico a cambiare molto. «Anche il vento ci ha dato fastidio. Non pensavo, forse perché non ci ero più abituato» ammette Omar Milanetto. Poco distante Borriello sorride, malgrado tutto, poi prende la cena al sacco dal pancione dell'autobus e raggiunge i compagni. Nonostante non abbia segnato, Borriello ha fatto la solita guerra per i compagni e trae indicazioni positive dalla sua prestazione. Peccato per la sconfitta, peccato per quella prodezza di Acquafresca che ha approfittato di un'incertezza di De Rosa. Peccato. «Il vento mi ha tratto in inganno - ammette il difensore - Non ho più trovato il pallone con la testa, ma lui ha fatto un gran gol. Si è coordinato e ha calciato in maniera potente e angolata. Complimenti?». «Sapevamo però di incontrare una squadra viva, in forza e che giocava bene, ma da parte nostra siamo riusciti ad andare avanti di un gol ed abbiamo avuto la possibilità di chiudere la gara con Criscito», ma come puntualizza anche Alessandro Lucarelli «avremo dovuto andare al riposo in parità. Sarebbe finita così. Invece abbiamo patito l'infortunio a tempo scaduto. Nella ripresa abbiamo buttato il cuore nella sfida, ma ci è mancata la lucidità». Concetto espresso un po' da tutti i giocatori genoani. «Adesso pensiamo alla Juventus» guarda avanti Mimmo Criscito. Per lui si tratta di una gara particolare, anche se non cova rivincite. E non si fasciala testa per la sconfitta odierna: «Certo, tre punti ci avrebbero fatto benissimo al morale, ma sono convinto che domenica prossima il Ferraris sarà pieno di tifosi». Indubbiamente la vittoria a Cagliari avrebbe avuto tutt'altro effetto sul morale dell'ambiente che ancora per sette giorni avrebbe sognato qualcosa di diverso «ma non dimentichiamoci che il nostro obiettivo resta la salvezza». Criscito non fa drammi e, pur ammettendo la stanchezza della squadra per le tre gare consecutive «perché anche gli avversari hanno giocato tre partite in otto giorni». Ed ha ragione, ma se alla fatica aggiungi una situazione di emergenza, il quadro è completo. Emergenza proseguita in corso d'opera con l'infortunio di Rubinho che ha impedito al tecnico di mandare in campo Di Vaio per un finale all'assalto di un pareggio che sarebbe valso oro.

IL SECOLO XIX - «Conviene pensare solo alla salvezza». Gasperini: «Non siamo pronti per altri traguardi. Mancano giocatori importanti». di Giuliano Gnecco. CAGLIARI. La tramontana che sferza la Sardegna spazza via anche i sogni di gloria: se questa partita doveva essere un esame di maturità, è arrivata quando meno una secca rimandatura. «Dipende a cosa ci riferiamo – puntualizza Gian Piero Gasperini –Dopo due vittorie consecutive si è parlato di altri traguardi rispetto alla salvezza.Però avevamo le defezioni di Paro, Bovo, la squalifica diKonko, l’infortunio di Santos: non siamo adeguati per poter lottare per certi obiettivi. Abbiamo dimostrato di non essere pronti». È un discorso che ricorda quello dello scorso anno a Pescara, quando il tecnico lamentò il fatto che quella squadra senza rinforzi non avrebbe potuto giocare per la serie A. Il senso,allora come oggi,è che c’è una base di giocatori all’altezza, però poi mancano sostituti adeguati quando vengono meno alcuni pilastri. Non si tratta però solo di un discorso di numeri e qualità: c’è anche una questione di mentalità: «Questa è una sconfitta che non ci voleva perché potevamo evitarla – sottolinea il tecnico – Il Cagliari ha fatto la sua partita,ma il gol al 46’ ci ha messo in difficoltà: è mancato qualcosa in un contesto di una gara che era iniziata bene. La squadra non era brillantissima e concentratissima. In certi momenti non si è avuto la sensazione dell’importanza di questa partita, anche se è difficile quando si giocano tre gare un una settimana essere sempre concentrati. Lo so, sono stato giocatore. E poi dal punto di vista degli infortuni è stata una settimana infausta: in campo si è sentito ». E adesso? Gasperini non ha dubbi: «Dobbiamo dare il massimo e prepararci al meglio per tirare fuori i punti per una salvezza tranquilla. Ora siamo dispiaciuti: la squadra stava trovando fiducia, si è visto nel primo tempo.Uno degli errori è stato, dopo la traversa di Criscito, credere di avere in pugno la partita». In verità, è stata anche una partita stregata: agli infortunati e a Konko squalificato si è aggiunta la febbre alta di Lucarelli – in campo solo grazie ai farmaci – e l’infortunio di Rubinho: «Aveva un dolore al ginocchio e non riusciva più a stare in campo – spiega l’allenatore – Ci ha bruciato un cambio, così ho dovuto mettere De Rosa in attacco». Era pronto ad entrare DiVaio. Non c’è nessuna possibilità di mantenere accesa la fiammella di un sogno europeo? Gasperini non alimenta illusioni: «Abbiamo perso Bovo per un mese, almeno. La contrattura di Santos non ci voleva: mercoledì ha voluto restare in campo per tutto il primo tempo, forse era meglio uscire prima. Paro ne ha per parecchio. E neppure il calendario ci aiuta: affronteremo nelle prossime sei partite cinque fra le migliori squadre. Vedremo in settimana se si può fare qualcosa per Santos; rientrerà Konko ma perderemo Juric. Dover far giocare Criscito a destra è un indizio: quando perdi certi giocatori diventa troppo difficile giocare per altri obiettivi. Ora poi si accumuleranno le squalifiche, bisogna tenerne conto. Sarebbe diverso se avessimo a disposizione tutta la rosa». Ci sarà spazio anche per Vanden Borre? A Gasperini scappa un sorriso: «Vediamo, faremo la conta». Però aggiunge: «Bisogna fare autocritica: visto Papa Waigo cosa sta facendo? Ogni passaggio sbagliato per lui diventava difficile. Io e la società credevamo in lui. A me scoccia vedere quello che sta facendo: sono abituato che quando uno fa male qui, fa male anche altrove. Ci vuole un po’ di pazienza in questa città». Mancano ormai cinque punti alla salvezza, punto più punto meno. E senza una prospettiva europea, in fondo una sconfitta a Cagliari non lascia grandi segni. Eppure brucia ugualmente: «Sapevamo – confida il tecnico – che potevano giocare con tre punte oppure come oggi; avevamo diverse soluzioni. Però al limite dell’area avevano più birra ed erano più vogliosi. Quando ripartivamo creavamo pericoli, non correndo tanti rischi.Ma in realtà, specialmente nel secondo tempo, non facendone neppure correre molti. Eppure non era una partita incanalata male. C’è stata forse mancanza di attenzione e concentrazione. Nella ripresa ci dava anche fastidio il vento, e non avevamo più molte energie». Il Genoa paga una gara non giocata con la stessa determinazione delle ultime due partite, rianimando un avversario che ha dato l’impressione di essere ben poca cosa.

 

LA REPUBBLICA - Il Cagliari sorprende il Genoa una vittoria per la salvezza. Finisce 2-1 per gli uomini allenati da Ballardini (ultimi in classifica) che avvicinano Reggina e Catania. Decisivo l'ingresso di Acquafresca. Delude invece il bomber Borriello. CAGLIARI - Il Cagliari resta aggrappato con le unghie e con i denti alla serie A e si riprende ai danni del Genoa i tre punti che in settimana la Commissione disciplinare della Fedecalcio gli ha tolto. Al Sant'Elia finisce 2-1 per gli uomini di Ballardini, che dopo essere andati sotto con una rete di Lucarelli ribaltano il risultato con un gol di Acquafresca e una sfortunata autorete di Rubinho. Dopo la penalizzazione subita in settimana, per i sardi se non è l'ultima spiaggia poco ci manca ma Ballardini stupisce un po' tutti con le sue scelte. Foggia e Jeda in panchina, mentre in attacco spazio al duo Matri-Acquafresca. Genoa con il classico tridente formato da Sculli, Borriello e Leon. Ritmi decisamente alti nei primi minuti. Meglio i padroni di casa, che con Cossu vanno subito vicino al gol: capolavoro su punizione di Cossu e Rubinho si oppone da gran campione. Il Genoa ci mette un po' a organizzare le idee ma quando lo fa mette paura al Cagliari: al 13' il suo uomo più in vista, quel Marco Borriello capocannoniere con 16 reti, si mette in mostra con una bella girata da 25 metri deviata in angolo da Storari. E' il preludio al vantaggio ospite, che arriva però con Lucarelli: il difensore colpisce in tuffo di testa su cross dalla sinistra. Lo svantaggio non disunisce il Cagliari, che si mette a rimacinare gioco: al 22' Matri ci mette tanta buona volontà e anche una buona dose di bravura nell'eludere in dribbling la difesa del Genoa, ma il passaggio per Fini è troppo lungo e consente il recupero di Rubinho. Il meritato pareggio dei padroni di casa arriva alla mezz'ora: pallone delizioso di Cossu per Acquafresca che batte Rubinho con un bel tiro al volo. Un minuto prima, però, il Genoa sfiora il colpo del 2-0 con un'inzuccata di Criscito che finisce sul palo. Prima che le due squadre tornino negli spogliatoi arriva il rocambolesco vantaggio del Cagliari: colpo di testa-pallonetto di Acquafresca smanacciato da Rubinho, il pallone sbatte sul palo e carambola sulla nuca del portiere genoano varcando così la linea di porta. Gioco molto veloce anche nella ripresa, con i liguri che scendono in campo decisi a raggiungere almeno il pareggio ma Leon e Borriello non sembrano in giornata e gli uomini di Gasperini non fanno altro che collezionare calci d'angolo. Anche Sculli è in ombra e Gasperini decide di sostituirlo con Figueroa tentando di dare nuova linfa alle azioni d'attacco dei grifoni.Col passare dei minuti il match cala d'intensità: il Cagliari arretra il proprio baricentro e il Genoa non sembra saper approfittare della supremazia territoriale. Sul finale di gara i padroni di casa tornano ad affacciarsi in attacco, alleggerendo la pressione su Storari, ma il sinistro di Foggia in contropiede è decisamente fuorimisura. Finisce col Sant'Elia in festa e il Genoa che dopo due vittorie consecutive torna a conoscere la sconfitta.

LA REPUBBLICA - Juric non basta Leon indispone. Sculli e Figueroa deludono. Rubinho 5,5: è l´autore involontario del secondo gol del Cagliari (la palla picchia sul palo e gli carambola addosso), va a sbattere contro il palo e deve uscire. Dal 20´ st Scarpi 6: solo ordinaria amministrazione. Criscito 6: un mancino che gioca a destra, si adatta. De Rosa 6: finisce da centravanti, ma in difesa lascia troppo spazio a Acquafresca in occasione del primo gol. Lucarelli 6,5: si sveglia con la febbre alta, ma va lo stesso in campo come a inizio stagione quando aveva problemi muscolari. E segna anche. Juric 6,5: ha la personalità che manca a troppi suoi compagni. Milanetto 5,5: tre partite in 7 giorni per lui sono troppe. Fabiano 5,5: pregevole l´assist per Lucarelli, ma che ci va a fare sul palo se non interviene sulla palla? Dal 1´st Danilo 5,5: senza infamia ma poca lode. Sculli 5: non entra in partita. Dal 18´ st Figueroa 5: non tocca palla, fisicamente sembra molto indietro. Borriello 5,5: poco assistito, al 13´ il suo unico lampo (tiro da fuori deviato in corner da Storari). Leon 5: indispone allenatore, compagni e arbitro.

 

LA REPUBBLICA - Il Genoa spreca, addio ai sogni. E ora arriva un ciclo terribile. Gol di Lucarelli, traversa di Criscito, ma la doppietta di Acquafresca chiude la partita Il Cagliari lo sorpassa e non reagisce più Juventus, Fiorentina, Palermo e Inter sono le prossime avversarie L´obiettivo diventa quello di limitare al massimo i danni. di Gessi Adamoli. CAGLIARI - Vietato pensare in grande. Il Genoa perde in casa dell´ultima in classifica, fallisce la prova di maturità e ripone in un cassetto i sogni d´Europa. Anzi, Gasperini invita ad essere pratici, facendo al più presto possibile i punti che mancano alla salvezza, passando anche attraverso qualche pareggio, magari poco spettacolare ma certamente utile alla causa, tanto più che ora alle porte c´è un ciclo terribile (Juventus, Fiorentina, Inter e Palermo). Il Cagliari, all´ultima spiaggia, si affida al 4-3-1-2, e in attacco dà fiducia a due giovanissimi, Acquafresca e Matri, mentre Cossu si sistema dietro le due punte. Preso atto dello schieramento degli avversari, Gasperini abbandona subito la tentazione di schierarsi in difesa a quattro e chiede al mancino Criscito il sacrificio di adattarsi ad essere il centrodestra dello schieramento arretrato a tre della retroguardia rossoblù, mentre Juric va in marcatura ad uomo su Cossu. Di fatto il Genoa opta così per un 3-1-3-3. «Semplice turn over», ha dichiarato Ballardini, il mister del Cagliari che non si è voluto prendere meriti per aver coraggiosamente tenuto fuori sia Foggia che Jeda, entrambi obiettivi del Genoa nel mercato di gennaio. Acquafresca la prima occasione l´ha dopo solo 4´, ma gli capita sul sinistro e così sparacchia fuori da posizione favorevole dopo aver ripreso la palla respinta in qualche modo da Rubinho dopo una punizione insidiosa di Cossu. Ma al 19´ il Genoa dà una svolta alla partita. Fa tutto Lucarelli: ruba palla, allarga sulla sinistra favorendo l´inserimento di Fabiano, segue l´azione facendosi trovare ben posizionato sul primo palo e conclude di testa in rete. L´errore, contro la squadra ultima in classifica e che alla vigilia ha dovuto anche subire la mazzata di tre punti di penalizzazione a tavolino, è quello di sentire la vittoria già come acquisita. Il Genoa non affonda i colpi e così non porta quello del k. o. contro un avversario che fatica a ritrovarsi. La grande occasione per chiudere il match e proiettarsi in zona Uefa si stampa sulla traversa che Criscito centra al 27´ dopo un corner dalla destra di Juric. E due minuti dopo arriva il pareggio di Acquafresca che colpisce al volo quella palla morbida che gli scende sul destro con De Rosa che segue con lo sguardo l´attaccante del Cagliari, ma senza riuscire ad intervenire. Tutto da rifare. Anzi, proprio all´ultimo minuto del primo tempo Acquafresca concede il bis. Un gollonzo che nel tabellino va registrato come un´autorete di Rubinho. Sul corner il ventenne attaccante del Cagliari colpisce con la parte alta della testa, la palla si impenna e poi scende verso la porta del Genoa, ingannando Rubinho, ma anche Fabiano appostato sul palo e che certamente avrebbe potuto intervenire. Rubinho parte in ritardo, quando si tuffa la palla non solo è già passata ma addirittura, dopo la respinta del palo, gli va a sbattere su una spalla e finisce in rete. Ha tutto il secondo tempo, il Genoa, per cercare di rimettere le cose a posto, ma non c´è reazione. Dopo Danilo, che prende il posto dell´acciaccato Fabiano, Gasperini fa entrare Figueroa per Sculli e al 20´, quando deve avvicendare Rubinho con Scarpi, si ritrova con tutti i cambi già effettuati. Negli ultimi dieci minuti tenta la carta del «casino organizzato», che altre volte qualche frutto aveva portato: De Rosa va a fare il centravanti a fianco di Borriello e Figueroa. Tutto inutile. E la conclusione di Leon (33´) dal limite che termina fuori a fil di palo è l´unico sussulto genoano di tutto il secondo tempo.

LA REPUBBLICA - Gasperini: "Pensiamo a salvarci". di Giuliano Gnecco. L´allenatore realista: "Troppe le assenze, con questa rosa non si possono avere altri obiettivi" "Prima raggiungiamo l´obiettivo e prima ci togliamo un peso" Papa Waigo rimpianto. CAGLIARI - È cruda l´analisi di Giampiero Gasperini. Invita a non cullare illusioni e ad essere estremamente pratici: «Qualcuno parlava di questa partita come di una sorta di esame di maturità, certamente dopo due vittorie consecutive avrebbero potuto esserci altri obiettivi rispetto a quelli con i quali avevamo iniziato il campionato. Ma a Cagliari ci siamo presentati senza Paro e Bovo che resteranno assenti a lungo; contro la Juventus recupereremo Konko ma dovremo fare a meno di Juric che andrà in squalifica. Insomma, questa rosa non è adeguata per altri obiettivi che non siano la salvezza». Spiega che non si può spremere i giocatori come limoni e che sarebbe stato necessario il turn over ma non è stato possibile: «Sono stato giocatore anch´io e so perfettamente che non è facile, quando si disputano tre partite in sette giorni, tenere sempre ai livelli massimi concentrazione e attenzione. C´erano giocatori da far rifiatare, ma purtroppo eravamo contati. In difesa non abbiamo più marcatori destri, così ho adattare Criscito che è un mancino e ho dovuto comunque mandare in campo Lucarelli anche se nella notte aveva avuto la febbre alta». Ha anche, Gasperini, un grande rimpianto che si chiama Papa Waigo. Due gol e un assist con la maglia della Fiorentina in quattro giorni. «Aveva la fiducia dell´allenatore e della società - spiega - ma a Genova ormai non poteva più giocare, erano bordate di fischi al primo stop sbagliato». Il Genoa è atteso da un ciclo terribile. «Prima facciamo i punti per la salvezza e prima ci togliamo un peso. Possono anche andare bene dei pareggi». Matri, per metà del Milan e che secondo molti potrebbe essere utilizzato dalla società rossonera come pedina di scambio per ottenere Borriello, rivela che Ballardini era convinto di mandare in crisi il Genoa non facendo giocare Jeda e Foggia: «Per cercare di mettere in difficoltà una squadra che difende a tre, servivano punte come me e Acquafresca che attaccano gli spazi, mentre Foggia e Jeda giocano con la palla addosso».

 

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