CAMPIONATO 2009-10                                                                                                                                                                        HOME >>

 

CHIEVO VERONA - GENOA                         3 - 1    (2 - 0)

Reti: 05' Marcolini (rig), 07' Bogdani, 66' Floccari (rig), 78' Pellissier.

CHIEVO: Sorrentino; Frey, Morero, Yepes, Mantovani; Luciano, Rigoni, Marcolini (70' Bentivoglio); Pinzi; Bogdani (63' Granoche), Pellissier (79' Ariatti). (Squizzi, Mandelli, Sardo, Abbruscato). Allenatore: Di Carlo
GENOA: Amelia; Papastathopoulos, Biava, Bocchetti; Tomovic (46' Rossi), Milanetto, Kharja, Fatic (46' Sculli); Mesto, Floccari, Palacio (56' Palladino). (Scarpi, Esposito, Modesto, Crespo). Allenatore: Gasperini

Arbitro: Rocchi di Firenze. Ammoniti: Biava, Tomovic, Kharja, Pinzi, Yepes. Angoli 8-2 per il Genoa.

Note: Al 92' Sorrentino para un rigore calciato da Floccari. Spettatori: 9.557

 

      

 

      

 

      

 

TUTTOSPORT - Il turnover di Gasperini non regge al ritmo del Chievo. Crolla il Genoa-due. Marcolini, Bogdani e Pellissier tolgono il primato ai rossoblù. Dopo sette minuti è già 2-0. Il rigore trasformato da Floccari, che nel recupero ne sbaglia un altro, non basta ad avviare la rimonta. VERONA. Il Chievo non è l’A­talanta e il Genoa se ne accorge nel giro dei primi sette minuti. Turnover a Bergamo, tur­nover a Verona ma con avversa­rio ben differente. Contro l’Atalanta era arrivata una vittoria di misura e da applausi contro una squadra il cui valore attua­le è fotografato dallo zero in classifica. I compattissimi uomini di Di Carlo, invece, affon­dano i colpi senza lasciarsi pregare: 1-0 con rigore calciato da fermo da Marcolini (Biava trattiene Bogdani per un braccio) e 2-0 con Bogdani che approfitta della fissità difensiva rossoblù, sublimata da un equivoco Papastathopoulos- Amelia in area. Turnover è vero, ma non possono bastare Zapater e Moretti lasciati a casa, più Tomovic e Fatic messi in campo dall’inizio per capire l’orrendo pomeriggio genoano. La questione è di testa, proprio ciò che chiedeva il Chievo («Bravi noi a partire forte, speravamo che il Genoa non facesse altrettanto: ci è andata bene », l’analisi sintetica di Di Carlo), e si materializza per gran parte della gara. Perché il Genoa non solo appare orribile in quei primissimi minuti ma anche monocorde e ripetitivo per gran parte della giornata. Basti pensare che i veronesi concedono la prima occasione al 9’ st (Sculli centrale) e vengono superati unicamente da un ri­gore concesso per netto mani di Yepes. Ed è solo sulle palle inattive che il Genoa sa creare le proprie opportunità: punizione di Milanetto all’incrocio e secondo rigore stavolta parato da Sorrentino ( Luciano a corpo morto su Sculli). Per il resto il solito mulinare sulle fasce, dopo gli inserimenti di Sculli e Rossi, unito a una ricerca testarda delle vie centrali: un invito a nozze per i difensori veronesi. PRAGMATISMO Chievo che non ha dovuto far altro, dopo cotanto inizio, che sedersi sulla riva del fiume e attendere il passaggio del cadavere. Opportunità che si materializza al 31’ st, quando Pinzi ruba palla all’inguardabile Papastathopoulos, allargando per la testa di Granoche. Appoggio per la capoccia di Pellissier e 3- 1 reso definitivo dalla battuta molle dal dischetto di Floccari al 47’ st. Pomeriggio salutare per l’ex capolista, e non solo in vista del confronto di con la Juventus (a proposito: ben tornato Palladino, mancava dal 10 maggio: « Giovedì sera sarà il mio derby»). Il pomeriggio di Verona dev’essere considerato un crocevia per quanto riguarda gli obiettivi stagionali. Da queste parti sanno cosa voglia dire combattere su due fronti, con relativi problemi (retrocessione nell’anno della Champions), il Genoa deve capire che cosa vorrà fare nel futuro. E, soprattutto, in quale competizione far maturare i tanti giovani affidati alle cure di Gasperini. D’ora in poi sarà sempre più difficile far combaciare spettacolo, punti ed esigenze societarie. LA MOVIOLA CHIEVO-GENOA (Rocchi): giusti i tre rigori. C’è il rigore concesso al Chievo al 4’ del primo tempo, per trattenuta di Biava su Bogdani. Ammonito, il difensore andrebbe espulso al 45’, quando ferma Luciano con un altro fallo da giallo (Rocchi ha risparmiato la seconda ammonizione anche a Pinzi). Dubbio un tocco col gomito di Morero in area veronese su tiro di Bocchetti: distanza ridotta ma movimento del braccio sospetto. Netto il rigore dato al Genoa al 20’ della ripresa: Yepes intercetta volontariamente con la mano un cross da sinistra. C’è anche il secondo rigore fischiato per i rossoblù: Luciano spinge Sculli. CHIEVO-GENOA 3-1 MARCATORI: pt 4’ Marcolini rig., 7’ Bogdani; st 20’ Floccari rig., 31’ Pellissier CHIEVO (4-3-1-2): Sorrentino 7; Frey 6.5, Morero 6.5, Yepes 6.5, Mantovani 6.5; Luciano 6, Rigoni 6.5, Marcolini 6.5 (25’ st Bentivoglio ng); Pinzi 7.5; Bogdani 7 (18’ st Gra­noche 6.5), Pellissier 7 (33’ st Ariatti ng). A disp. Squizzi, Mandelli, Sardo, Abbruscato. All. Di Carlo 7. STATISTICHE CHIEVO: tiri 11, tiri in porta 7, fuorigioco 2, angoli 2, possesso palla 31,2% . GENOA ( 3- 4- 3): Amelia 6; Papastathopoulos 4, Biava 5.5, Bocchetti 5; Tomovic 4 (1’ st Rossi 6), Milanetto 5, Kharja 4.5, Fatic 4 ( 1’ st Sculli 6.5); Palacio 6 (10’ st Palladino 6), Floccari 5, Mesto 5.5. A disp. Scarpi, Esposito, Modesto, Crespo. All. Gasperini 5.5. STATISTICHE GENOA: tiri 12, tiri in porta 5, fuorigioco 1, angoli 8, possesso palla 68,8%. ARBITRO: Rocchi di Firenze 6 NOTE: spettatori 9.557 per un incasso di 109.461 euro. Ammoniti: Biava, Tomovic e Kharja per gioco falloso; Pinzi e Yepes per comportamento non regolamentare. Recupero tempo: pt 2’, st 4’. Sorrentino (47’ st) para un rigore a Floccari.

TUTTOSPORT - Le pagelle. CHIEVO. PINZI 7.5 Il metronomo del Chievo. E guardate come strappa palla a Papastathopoulos nell’azione del 3- 1. BOGDANI 7 La rete e un gran lavoro. PELLISSIER 7 Già 3 gol. E non avrebbe dovuto giocare... SORRENTINO 7 Si guadagna la pagnottona sulla punizio­ne di Milanetto e con il rigore di Floccari. FREY 6.5 In difficoltà unicamente con Sculli. GRANOCHE ( 18’ st) 6.5 Assist per Pellissier e capocciata annullata da Amelia. MANTOVANI 6.5 Tiene botta sulla sinistra. MARCOLINI 6.5 Non trema quando deve calciare un rigore dopo appena 3 minuti. MORERO 6.5 Chiude a chiave la difesa. RIGONI 6.5 Chiude ogni varco tra metà campo e difesa. YEPES 6.5 Meriterebbe di più, ma quel rigore... LUCIANO 6 Trova Bogdani per il 2-0, ma appare appesan­tito: vedi il rigore. Allenatore DI CARLO 7 Partita preparata alla perfezione, a comin­ciare dalla testa. GENOA. SCULLI ( 1’ st) 6.5 Prova a risvegliare i suoi. AMELIA 6 Si riscatta su Bentivoglio e poi Granoche. PALACIO 6 Prova a sbattersi, ma è stanco. PALLADINO ( 10’ st) 6 Bentornato: mancava dal 10 mag­gio. Si applica. ROSSI ( 1’ st) 6 Entra con decisione nella partita. BIAVA 5.5 La difesa fa acqua, le sue toppe non bastano. MESTO 5.5 Meglio quando trova le sponde abituali. BOCCHETTI 5 Travolto nel pt, sovrastato da Granoche. FLOCCARI 5 Appare isolato ma ci mette del suo, e non solo per il rigore sballato. MILANETTO 5 Appoggi sballati e pressione soffice. KHARJA 4.5 Imbarazzato sul ritmo: vedere come abbatte Bogdani quando gli soffia palla da fermo. FATIC 4 Un appoggio maldestro che origina il 2- 0 in un contesto poverissimo. PAPASTATHOPOULOS 4 Non si capisce con Amelia sul 2­0, si fa fregare da Pinzi sul 3-1 e disastri assortiti. TOMOVIC 4 Travolto regolarmente in fascia. Allenatore GASPERINI 5.5 Tanto turnover, vero. Con l’impressione, però, di un approccio sbagliato. Arbitro ROCCHI 6 Tre rigori condivisibili. Ce ne sarebbe uno sul braccio di Morero:distanza ravvicinata, gesto innaturale. Sbaglia a non dare il secondo giallo a Biava e Pinzi

TUTTOSPORT - GASPERINI, FRECCIATA A MOURINHO «Non mi lamento del calendario...» VERONA. José Mourinho si materializza, suo malgrado, anche al Bentegodi. «C’è chi si lamenta di come vengono scelti anticipi e posticipi, noi giochiamo al giovedì e alla domenica, ma non ci lamentiamo...». Così, senza mai nominarlo, Gian Piero Gasperini, quando prova a raccontare il pessimo pomeriggio del Genoa: «Il turnover? Necessario per i tanti impegni, altrimenti ti ritrovi “cotto” e con il rischio infortuni. E poi per far maturare i giovani: hanno bisogno di giocare. Certo, poi occorre fare delle scelte sugli obiettivi da inseguire ma, da questo punto di vista, navighiamo a vista. Certo che il campionato non ti regala niente e diventa dura lottare per due traguardi. Parlavo con quelli del Chievo: loro hanno pagato duramente la Champions. Ti serve costanza per reggere in serie A». Il tecnico rossoblù boccia unicamente i primi 10’ di Verona: «Tutte le sconfitte servono per crescere. Oggi, per esempio, abbiamo reagito bene, anche se sarebbe servita una mezza impresa per rientrare». E giovedì sera a Marassi c’è la Juventus lanciata in vetta alla classifica: «Dobbiamo vincere per noi, non per il campionato. Loro hanno un giorno di riposo in più ma non voglio mettere né le mani avanti né creare polemiche: sapevamo quale fosse il calendario e come siano penalizzati quelli che giocano in Europa League. Non mi preoccupano queste tre gare in otto giorni, mi preoccupano i prossimi dieci giorni dopo la Juve, con tre trasferte consecutive a Udine, Valencia e Bologna».

 

IL SECOLO XIX - Si chiude in sei minuti una storia sbagliata. di Mauro Casaccia. PER UN TEMPO NIENTE GENOA, POI TROPPO POCO. Verona. Partenza shock, risalita incompiuta. A Verona, per il Genoa, il primo tempo è una storia da dimenticare, è una storia da non raccontare, è una storia un po' complicata, è una storia sbagliata. Il Faber che i rossoblù non vorrebbero, il Faber che dice della prima sconfitta stagionale del Grifone in gare ufficiali. 45' da incubo, Genoa che non sembra Genoa, subito sotto di due e con reazione debolissima. Poi, altri 45' con Genoa che è un po' più Genoa. Trova un sorriso: Palladino è tornato in campo. Preceduto da Rossi e Sculli, cuore rossoblù che crea l'azione del rigore per il 2-1 di Floccari. Non basta, l'ennesimo errore difensivo manda il Chievo a tre e ricorda che il Genoa di ieri, troppo a lungo, non sembrava Genoa. «Sconfitta che brucia, come tutte, ma che ci può insegnare», dice Gasperini. Genoa che ha da tornare subito Genoa, perché non c'è pausa e giovedì, al Ferraris, arriva la Juve. Al Bentegodi troppo grande, più che mezzo vuoto nelle partite interne dei Mussi Volanti, c'è quell'aria sempre da domenica del villaggio. Invece il Chievo non è più favola e non è più miracolo da mo'. Squadra tosta, di cui Enrico Preziosi aveva detto giovedì: «Stiamo attenti, perché ci faranno vedere i sorci verdi». Sono verdissimi, anche fosforescenti, già dopo 6'. Rigore per fallo di Biava su Bogdani (Marcolini mette dentro), poi bambola generale rossoblù per il comodo raddoppio del centravanti albanese. A lungo si gioca nel silenzio (anche perché i tifosi del Genoa restano per 20' circa fuori dallo stadio per protestare contro la Tessera del tifoso), tanto da sentire le voci singole che incitano per nome Sergio (Pellissier), Lucio (Luciano) o Giampiero (Pinzi). E quasi t'aspetti che l'esultanza, dopo l'avvio a mille del Chievo, sia di goduria popolare, non certo da «mi me piasè a polentina», come intonano i cantastorie della tradizione veronese, però bonaria. Invece al 2-0 si scatenano gli umori bassi della borghesia in tribuna, orecchini di perla e collane d'insulti. Specchio d'Italia, forse. Si sentiranno pure quegli improperi in campo, ma non è che dèstino il Grifone dal suo torpore, eccezion fatta per una serpentina di Floccari chiusa da Yepes in spaccata e una botta di Mesto respinta (braccio? c'è il tocco di Morero, ma Rocchi non vede). I rossoblù fanno possesso palla e prendono la supremazia territoriale, senza tuttavia trovare varchi, e gli uomini di Di Carlo possono chiudersi e ripartire in contropiede, spesso creando smisurate ansie. In avvio Gasperini - turnover annunciato - manda in campo soltanto cinque uomini dell'undici iniziale con lo Slavia Praga: Amelia, Bocchetti, Tomovic, Kharja e Palacio. «È necessario, con così tante partite», ribadisce l'allenatore. Tempo per l'assestamento, però, non c'è. Start illusorio: al 2' Palacio conquista una punizione da posizione simile a quella da cui Zapater ha realizzato in Europa League, lo spagnolo non c'è (neanche in panchina, come Moretti e Figueroa è rimasto a Genova), Mesto viene servito corto, destro di poco fuori. Dopodiché, le batoste. Al 4' contatto Bogdani-Sokratis su palla scodellata in area sopra la linea difensiva, Rocchi tentenna, cerca con sguardo e orecchio teso all'auricolare l'aiuto del guardalinee, poi decide in solitaria: rigore che Marcolini trasforma con mancino all'angolino. Al 6' traversone basso di Luciano da destra, Sokratis allarga le braccia e fa scorrere palla chiamando l'uscita di Amelia, che non c'è, doppio errore: Bogdani deposita in rete il 2-0. E valla a recuperare. Le ali slave del Genoa patiscono parecchio, Fatic è messo in crisi da Luciano e Tomovic non trova la migliore posizione come centrocampista di destra. Sokratis è disorientato e in mezzo Milanetto e Kharja hanno difficoltà a intercettare Pinzi. Ma non è questione di singoli, bensì tema collettivo: rossoblù disuniti e con poche idee. Una storia sbagliata, per tutto il primo tempo. Ripresa con Rossi e Sculli (al posto di Fatic e Tomovic), per provare a ritrovare spirito da Grifone. Il numero 7 va sulla fascia sinistra, con il 14 davanti, mentre la corsia destra è presa da Mesto. L'occasione buona, però, è ancora del Chievo: Bocchetti salva su Rigoni, dopo un contrasto falloso di Pinzi con Amelia, segnalato con parecchio ritardo da Rocchi. Al 10' l'ingresso più gradito: Gasperini richiama Palacio e manda in campo Palladino, il quale mostra voglia e solita tecnica raffinata, sebbene difetti la condizione. Il cuore, si diceva: Rossi recupera palla, Sculli crossa e Yepes "impazzisce" toccando di mano. Rigore, con Floccari freddo e vincente per il 2-1. Torna il Genoa che ci crede e spinge, mettendo il Chievo all'arrocco. Sorrentino salva su Biava, un muro respinge la girata di Palladino, negata la favola completa. Pareggio nell'aria e invece di là, minuto 31, arriva il castigo: Sokratis perde palla su Pinzi che piazza il traversone lungo, Bocchetti smarrisce Granoche che fa sponda, solitario Pellissier chiude i conti. Amelia evita la quarta sberla da Bentivoglio e compie il miracolo su colpo di testa di Yepes. Sorrentino fa altrettanto su punizione a giro di Milanetto. Nel recupero, su lancio di Kharja, Sculli viene atterrato da Luciano. Altro penalty, ma stavolta Sorrentino devia il tiro di Floccari. Ultimo simbolo della storia sbagliata, quella del Grifone al Bentegodi.

IL SECOLO XIX - Il pagellone. di Claudio Mangini. GENOA. AMELIA 6 Corresponsabile nell’azione che porta al raddoppio veronese. Ma è Sokratis che dovrebbe – e ne avrebbe la possibilità – spazzare via i pericoli prima che Bogdani entri lanciato in zona rossa.Ainizio ripresa esce coraggiosamente su Pinzi, che non alza il piede. Nel finale, in almeno un paio di occasioni, evita che il punteggio diventi pesante, con il Chievo che punge e colpisce in contropiede. SOKRATIS 5 Pasticcia, lasciando sfilare Bogdani che va, quasi indisturbato, a mettere dentro la palla del 2-0. La partita è iniziata da unamanciata diminuti, il Genoa sta già inseguendo. Poi, prosegue – purtroppo – in linea, spesso fuori tempo e in apnea. Concede il cross a Pinzi nell’azione che porta al 3-1. BIAVA 5.5 L’inizio è da dimenticare: Bogdani, il panzer, s’incunea in area e copre la palla: lui lo trattiene per un braccio, frenandolo in modo maldestro e irregolare. Nelle ripresa, altro Genoa e anche altra difesa: migliora anche lui, e va a far paura a Sorrentino allamezz’ora. Bruciato da Pellissier che firma il 3-1, terzo centro stagionale. BOCCHETTI 5.5 «Bisogna allargare le presenze in difesa», aveva detto Gian Piero Gasperini, ma il tecnico rinvia l’esordio di Esposito dal primominuto e dà fiducia a Bocchetti, protagonista di un rientro eccellente giovedì scorso in Europa League. Ma, contro i mussi volanti, gli asini a tuttogas veronesi, Sasà forse sente l’acido lattico neimuscoli delle gambe, ed è meno puntuale emeno incisivo del solito. Poi, in avvio di ripresa, il Chievo si fa sotto in contropiede, viziato da fallo di Pinzi sul portiere e lui spara la palla in gradinata, anticipando Rigoni, mentre Rocchi fischia. Cresce nella ripresa, in sicurezza e anche in autorevolezza nelle proiezioni offensive.Ma poi ci ricasca nel finale, su Granoche, che fa sponda a Pellissier per il 3-1. TOMOVIC 5 La sua prova, contro lo Slavia, era stata double face: qualche carenza di troppo in difesa,ma eccellente dallametà campo in su. Tocca quindi a lui prendere il posto di esterno dei quattro dimezzo, dando fiato a Marco Rossi.Ma contro i biancorossi di Praga, quando premeva, aveva il compagno a coprirgli le spalle, e le sue accelerazioni prendevano d’infilata la difesa avversaria sbilanciata nel tentativo di recuperare: ieri spesso agisce da laterale puro, andando a cercare anche il cross dal fondo,ma dell’ala di ruolo il serbo non ha né l’accelerazione né il cambio di passo.Mai decisivo, e il Gasp non gli concede più di 45 minuti. (dal 1’ st SCULLI 6.5 È’ lui che, dopo un’intesa con Rossi,mette al centro il pallone su cui Yepes va in azione difensiva come fosse sottocanestro. Scelleratezza che vale il rigore. Ma dal tandem Rossi Sculli, più Palladino, evidentemente, era arrivata la pressione che aveva cambiato gli equilibri in campo. Conquista il fallo da rigore che potrebbe valere il 3-2). MILANETTO 5.5 Si trova spesso preso in mezzo fraMarcolini e Rigoni. Difficile trovare gli spazi per incidere davanti, non facile (non è la sua specialità) alzare la diga in copertura. Buona la punizione a fil di traversa nel finale,ma Sorrentino vola a togliere la palla dell’ultima speranza. KHARJA 5.5 Il Ramadan è appena finito. È sempre un periodo non facile per gli sportivi che interpretano inmodo rigoroso le regole alimentari conseguenti.Quindi deve, di fatto, ancora ultimare la preparazione. Non èmai leader inmezzo al campo. Non partecipa al gioco come vorrebbe Gian PieroGasperini. È ancora a caccia della condizionemigliore e, necessariamente, ha bisogno di avere più tempo. FATIC 5 Che inizio, per lui e per la difesa rossoblù. Neanche il tempo di riorganizzarsi, appena subito lo schiaffo dell’10 e lui dimentica lamuseruola – e il passo – per contrastare Luciano che va al cross indisturbato. Ed è il 2-0. Poi, Luciano diventa un pericolo costante, e ilmontenegrino fatica e annaspa, ogni volta che l’antagonista innesta il turbo. Inevitabile la sostituzione a inizio ripresa. (dal 1’ st ROSSI 6.5 Entra, con Sculli, e ilGenoa cambia. Inizia amacinare gioco e rientrare, preziosissimo al solito, in posizone di esterno sinistro, poi di esterno destro. Bello il duetto con il compagno che porta al rigore del 21: calamita la palla difficile che restituisce al numero 14. Poi ci pensa Yepes) PALACIO 5,5 Parte bene, andando a conquistare u na punizione dal limite dopo appena 120 secondi. Poi, tutto diventa terribilmente difficile in una giornata in cui la difesa comincia sbandando come una vecchia trazione posteriore sul ghiaccio. Lui si cerca e cerca i compagni.Al 27’ lancia un piccolo segnale di riscossa, andando a conquistare e battere un corner dalla destra senza esito. È il segno che il Genoa c’è, e nonmolla, ci prova. L’argentino cimette buona volontà,ma non abbastanza lucidità: si accentra spessoma non trova all’appuntamento – puntuale negli inserimenti – gli inserimenti tempestivi e i sincronismi che, giovedì scorso, gli avevano offerto Zapater e Sculli. (dal 13’ st PALLADINO 6 Torna, e questa è lamigliore notizia, dopo lunga assenza. Si batte: crescerà). FLOCCARI 5 Poco consistente, non incide, anche se non è facile in una giornata così, con quarantacinqueminuti di un Genoa sbagliato, irriconoscibile e puremolto fortunato. Beneficia dei cambi e va a battere il rigore che riapre la partita,ma sbaglia quello del possibile 3-2 nel finale. MESTO 6 Subito una punizione, conquistata da Palacio e ben battuta, di poco a lato.Un tiraccio al 22’, che trova l’opposizione ravvicinata diMorero, colpito dalla pallonata (probabilmente sul braccio) mentre gli attaccanti del Genoa chiedono il rigore. Nella ripresa,Gasp cambia faccia al Genoa e lui deve interpretare un ruolo diverso, laterale destro, andando a occupare la posizione di Tomovic. CHIEVO Sorrentino 6.5; Frey 5.5;Morero 6.5; Yepes 5;Mantovani6.5; Luciano 7; Rigoni 6.5; Marcolini 6 (dal 23’ st Bentivoglio sv); Pinzi6.5; Pellissier 6.5 (dal 32’ stAriatti sv); Bogdani 7 (dal 17’ st Granoche 6). ARBITRO ROCCHI di Firenze 5.5 Subito un rigore, per una trattenuta che ha soprattutto il torto di essere ingenua e palese. E il direttore di gara è lì, a due passi, piazzatissimo, a 4’ dal via. Poi, i rossoblù chiedono il rigore su una bella conclusione, secca e precisa, nello specchio, di Mesto: c’era un tocco di braccio di Morero. Infine, non vede due falli da ammonizione: per Biava e Pinzi (sarebbe stata, per entrambi, la seconda)

 

IL SECOLO XIX - «Europa o campionato? Per ora si va a vista». di Mauro Casaccia. Il tecnico difende la scelta del turnover ma ammette che molte cose non hanno funzionato. Praga non è stata smaltita del tutto. Verona. Eccesso di turnover? Problema di approccio iniziale alla gara? Nella ricerca delle ragioni del ko brusco del Genoa al Bentegodi, Gian Piero Gasperini non va giù duro come in altre occasioni, vedi Bologna nella scorsa stagione, ma indica che Verona può rappresentare un punto di aggiustamento di rotta. «Il turnover? La rosa del Genoa è questa e va utilizzata, inserendo i tanti giovani che abbiamo, soprattutto in difesa. Talvolta questo si può pagare. Difetto di mentalità? No, non credo, nel secondo tempo la squadra è rientrata in partita, anche se serviva una mezza impresa per recuperare una gara così compromessa». Mancato recupero di energie, fisiche e mentali, dopo il match con lo Slavia Praga. Questa l'idea più diffusa e condivisa. Che pone anche un altro quesito: prima o poi il Grifone dovrà scegliere e dare la precedenza a una competizione? «Magari sarà così, per ora in questo senso si va un po' a vista. In Europa è da tanto che non ci siamo, perciò c'è un po' più di turnover in campionato, anche se non so se sarà ancora così in futuro. Questo stop ci fa capire che dobbiamo stare attenti al campionato, la serie A è micidiale, si può perdere ovunque. Ne parlavamo con quelli del Chievo, loro pagarono duramente l'impegno in Europa». E il tour de force rossoblù prosegue: «Veniamo da tre gare in otto giorni - dice il tecnico - e adesso la Juve giovedì, poi tre trasferte come Udine, Valencia e Bologna. In più, chi è in Europa League è molto più penalizzato di chi è in Champions, c'è poco recupero dal giovedì alla domenica. Perciò si deve impegnare l'intera rosa, anche per valorizzare i giovani. Bisogna avere pazienza e far crescere i giocatori e tutto il complesso». Stamattina il Genoa torna già in campo al Signorini di Pegli, defaticante per chi ha giocato a Verona e lavoro più intenso per gli altri. Per giovedì, contro la Juventus, torneranno Moretti e Zapater. Ancora assente, invece, lo squalificato Criscito. «La Juventus? Cercheremo di fermarla per noi stessi», assicura Gasperini. Pressoché certo il turno di riposo per Palacio, Floccari e Kharja. Nell'ordine, l'argentino: «Qualcuno, come lui - afferma l'allenatore - non è riuscito a recuperare al meglio». Situazione, quest'ultima, propria anche del secondo e del terzo: «Floccari e Kharja sono reduci da infortunio. Non è vero che non sono negli schemi, però ciò li ha rallentati e hanno bisogno di tempo». Quindi, il tentativo di pescare il bello nel brutto: «Ci sono state molte cose negative, ma anche alcune positive: ad esempio la forte reazione nella ripresa, in condizioni non facili». Poi, il ritorno di Palladino: «Si allena da quasi tre settimane e ha fatto bene, per 35' da fresco. Diversa è la situazione per l'intera gara, deve ritrovare la forma migliore».

IL SECOLO XIX - «Ora mi sento rinato, ma è stata durissima». di Claudio Mangini. PALLADINO, SORRISO (MERITATO) FUORI DAL CORO. Verona. Adesso, finalmente, sorride. E ha voglia di parlare, di raccontare. Prima no. Fino a dieci giorni fa, no. Sabato, dopo la convocazione di Gasperini, neanche. Perché ci sono momenti in cui ti manca un attimo, o mezz'ora abbondante di vita, o di partita, prima di poter mettere un punto, andare a capo e ricominciare. Raffaele Palladino, 27 anni, racconta. «Il periodo più brutto della mia vita». Lo dice chiaro, non si gongola: racconta. Ha guardato in faccia la realtà. Quattro mesi, quasi cinque non da giocatore, da malato. «Stavo a casa, sentivo le voci. Ho sofferto, ho sofferto in un modo incredibile. Sapevo quello che girava, quello che si diceva in giro. E io, chiuso in casa a Napoli, senza nemmeno poter tirare un calcio al plallone. Io, che di lunedì non sto fermo, mi alleno da solo». Finale di campionato scorso: una sensazione di malessere diffusa. Partite saltate. La diagnosi: una brutta infezione virale. Le voci, da toccare ferro. Estate: la crociera dei calciatori, lui abbronzato, sorridente, ottimista. Voglia di ritiro, soddisfazione per la riconferma, le ambizioni di un giocatore nell'età buona per il grande salto. Prima, le ultime partite, erano state quelle di un'ascesa netta, un bel salto in alto di rendimento: lui, Beppe Sculli dall'altra parte e, in mezzo, il Principe Milito. Gol e belle partite. Poi, quel brusco stop. L'estate, dicevamo. Ma in ritiro gli esami medici non sono ancora okay. Pochi giorni in Austria, poi casa, Napoli. «La società mi è sempre stata vicina, ringrazio il presidente, i tifosi. Mi telefonavano, mi facevano coraggio. Ma è dura lo stesso». Il momento del buio. Poi, finalmente, quello del ritorno alla normalità. «L'ho saputo ieri (sabato, ndr) che ero nella lista dei convocati. Me l'ha detto il mister, ma pensavo di non giocare, che fosse l'occasione buona per rientrare nel gruppo. Oppure, dieci minuti. Ecco sì, pensavo che, magari, dieci minuti li avrei giocati». Invece, è andato in campo al minuto 13 della ripresa, 58 della partita, è stata salutato dai mille in curva e ha fatto il suo. Come se niente fosse. Non brillantissimo, ma positivo. «Mi sono allenato per due settimane - racconta - anzi, due settimane meno un giorno». Tredici giorni per tornare in serie A dopo quattro mesi di stop. Qualcosa di anomalo, di straordinario. «Ci sono riuscito con la testa - spiega il numero 10 del Genoa - perché ne avevo una voglia matta. Avevo voglia di mettere quel periodo alle spalle, di lasciarmelo dietro». Ha gli occhi scuri da guaglione napoletano che sorridono e, magari, tradiscono un attimo di commozione: «Lo posso dire, oggi mi sento rinato». E può tornare a parlare di calcio come un giocatore qualsiasi. Che non è male per chi ha passato settimane e mesi lontano dal suo modo e dalla normalità della vita da atleta professionista. «Credo che mi ci vorranno un altro paio di settimane, forse tre per essere in condizione. Diciamo dopo la sosta. Ma contro la Juventus, mi piacerebbe essere della partita. Mi piacerebbe andare dentro anch'io, per un po'. Perché, per me, lo sapete, la Juventus non è una partita come le altre, è un'occasione speciale, è un derby». Sulla partita dice che avrebbe preferito non festeggiare, ma aver raccolto un pareggio. Ed è una dichiarazione generosa, troppo generosa, visto quello che ha passato. C'è ancora un grazie «ai preparatori». E poi, si parla di una giornata storta per la classifica del campionato. «Sotto di due gol, a Verona, non è facile per nessuno. Forse siamo partiti un po' troppo rilassati. Ma queste sconfitte fanno crescere. Abbiamo cominciato male, poi abbiamo preso il pallino: potevamo arrivare anche al pari, ma gli esisodi ci sono girati tutti storti. Pazienza, nulla di compromesso. Con la Juve faremo la nostra partita, la nostra solita partita. Peccato, ma riprendiamo da dove avevamo lasciato». Lui e il Genoa.

 

IL SECOLO XIX - Sculli: «Cambiare era giusto ora ripartiamo dalla Juventus». «Non possiamo giocare sempre gli stessi, se no poi entriamo in riserva. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità». Verona. «Giovedì ripartiamo». Parola di Beppe Sculli, quello che quando c'è - quasi sempre - si sente e quando manca - raramente, per fortuna - si sente ancora di più. Due rigori procurati e la sensazione che, con lui in campo, il Genoa avesse ritrovato spina dorsale e idee, identità e personalità. Già, ma cos'era successo? La risposta è una domanda: «C'era? Il rigore, intendo, perché dal campo non lo abbiamo capito bene. Ero lontano. E quando cominci così, in salita, tutto diventa terribilmente difficile». Il rigore, il raddoppio. «Il primo tempo, poi, è andato via senza grosse occasioni, né per loro né per noi. Nel secondo li abbiamo un po' schiacciati, ma avremmo dovuto tenere il 2-1 fino agli ultimi minuti e poi, magari, un episodio sarebbe saltato fuori». Invece, un altro errore. «No, tre nella stessa azione, quella del loro terzo gol. A quel punto la partita era chiusa». Un Genoa no, un Genoa 2, quello del primo tempo, che ha fatto rimpiangere il Genoa 1, quello dei titolari. Ma Beppe - che, un paio di settimane fa, aveva spiegato il miracolo dicendo: «Cambia chi gioca, ma il Genoa resto lo stesso» - stavolta deve raccontare una partita in controtendenza. «Sì, è vero, mancavamo noi della vecchia guardia. Ma non è giusto dire che il Genoa era senza l'ossatura, il telaio. Il mister ha scelto di far giocare chi ha avuto meno spazio finora. Non possiamo giocare sempre gli stessi, se no arriva il giorno che entriamo in riserva. Giusto così, giusto dar fiducia a tutti. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità». È la verità: qualcuno,deve crescere, qualcuno deve dare di più, deve meritarla la fiducia. Ma Sculli, uno capace di cambiare una partita in tandem con Marco Rossi e con l'apporto di Palladino, non vuole attribuire responsabilità. Misura le parole. Non vuole dare la sensazione di sgridare nessuno dei compagni: «Chi è qui è un giocatore del Genoa, deve essere da Genoa. E poi, noi non possiamo andare avanti su due competizioni se non ruotiamo. Il mister lo ha sempre detto: qui non ci sono titolari e riserve, qui si è tutti sullo stesso piano, tutti uguali». È una bugia, ma fa finta che non lo sia, Sculli. «Archiviamo questa partita». Archiviare e ripartire. Dalla Juventus. «Una partita in cui vogliamo dare il massimo. Abbiamo tre giorni per lavorare, per prepararci. Non ci porteremo dietro nessuna scoria. È la partita per ripartire e dimostrare che non è cambiato nulla». Certamente con i vecchi in squadra, e con Zapater e Moretti. Agli altri, il compito di provare a crescere in fretta, lavorando e copiando. Per il progetto, uno stop. Turn over sì, turn over integrale no. Sculli sorride: «Giovedì ripartiamo».

 

LA REPUBBLICA - Genoa, partenza choc. A Verona arriva il primo stop. Si ferma al Bentegodi la serie positiva dei rossoblù. Il Chievo va sul 2-0 dopo 7' (rigore di Marcolini e Bogdani), nella ripresa Floccari dal dischetto accorcia ma Pellissier chiude il conto di Antonio Farinola. VERONA - Il Genoa affonda 3-1 al Bentegodi contro il Chievo perdendo, così, l'opportunità di presentarsi alla sfida con la Juventus con gli stessi punti in classifica. I rossoblu pagano l'ampia assenza di titolari e, con ogni probabilità la stanchezza per l'impegno in Europa League. SQUADRA STANCA - Questa volta il turn over adottato da Gasperini non ha portato il risultato sperato sia perché Fatic e Tomovic non sono Moretti e Rossi, sia perché le fatihe di coppa e di un inizio di stagione con l'acceleratore premuto si sono fatti sentire. Gran merito va al Chievo, bravo nel sfruttare le occasioni procurate a inizio gara e ottimo nel difendere con i denti il risultato fino alla fine. UNO-DUE MICIDIALE - Al Bentegodi è subito notte fonda per il Genoa che dopo neanche 10' si trova sotto per 2-0. Ci pensa Marcolini ad aprire le marcature con la trasformazione di un calcio di rigore concesso da Rocchi per un fallo su Bogdani. Poi è il turno proprio dell'attaccante albanese che finalizza al meglio un traversone basso di Luciano dalla destra. La reazione degli uomini di Gasperini è timida e confusa e per il Chievo è facile chiudersi nella propria metà campo e difendere il risultato fino all'intervallo. Alla mezzora i rossoblu protestano invano per un fallo di mano all'interno dell'area clivense, ma per Rocchi il tocco di Morero è involontario. PELLISSIER CHIUDE I GIOCHI - Di partite rimontate nella ripresa la storia del calcio è piena. Questa, però, non è una di quelle, perché il Genoa non ha la forza nelle gambe per rimettersi in carreggiata e neanche gli ingressi di Rossi e Sculli servono a qualcosa. Il rigore trasformato da Floccari dopo 20' sveglia momentaneamente la formazione di Gasperini che nonostante il confuso arrembaggio alla porta di Sorrentino si arrende al contropiede clivense che permette a Pellissier di chiudere il match. Nel finale è Amelia ad evitare la disfatta prima salvando su una conclusione di Bentivoglio, poi respingendo sulla linea un colpo di testa di Ariatti. Gloria anche per Sorrentino bravo a deviare in angolo una punizione perfetta di Milanetto e in pieno recupero a parare un penalty calciato da Floccari. GASPERINI: ''Inizio disastroso In futuro niente turnover''. Il tecnico del Genoa amareggiato per il ko con il Chievo: ''Purtroppo la nostra partenza negativa ha compromesso la gara. Ora proveremo a fermare la Juve''. Il Genoa fallisce in maniera inattesa l'appuntamento di Verona. Contro il Chievo gli uomini di Gasperini, in formazione rimaneggiata per infortuni e turnover, perdono meritamente sganciandosi dal duo di testa formato da Juventus e Sampdoria. "Purtroppo un inizio disastroso ha compromesso la gara - afferma il tecnico dei rossoblù -. Eravamo riuscita a raddrizzarla, poi c'è stato un buon secondo tempo ma non ce l'abbiamo fatta". Forse troppi cambi, ma Gasperini sottolinea che "la rosa è questa. Dobbiamo utilizzarla perché giochiamo tante partite. Chiaro che in qualche gara possiamo pagare. Comunque non so se in futuro continuerà a essere così, cioè se faremo turnover in campionato per fare la coppa". E giovedì arriva la Juve a Marassi. "Cercheremo di fermarla". CHIEVO; DI CARLO: VITTORIA IMPORTANTISSIMA Il tecnico del Chievo, Mimmo Di Carlo, è estremamente soddisfatto per la vittoria dei suoi contro il Genoa: "Questo è un successo importantissimo - commenta l'allenatore - perchè ottenuto contro una squadra fortissima, che non ha mai mollato. Li abbiamo messi in difficoltà con i ritmi alti, dobbiamo provare a mantenere questa intensità senza concedere due rigori con ingenuità come oggi". CHIEVO-GENOA 3-1 (2-0). MARCATORI: 5'pt Marcolini (rig), 7'pt Bogdani; 20'st Floccari (rig); 31'st Pellissier. CHIEVO (4-3-1-2): Sorrentino 7; Frey 6.5, Morero 6, Yepes 7, Mantovani 6.5; Luciano 6, Rigoni 6.5, Marcolini 6.5(25'st Bentivoglio 6); Pinzi 6.5; Bogdani 6.5 (18'st Granoche 6), Pellissier 6.5 (34'st Ariatti 6). In panchina: Squizzi, Mandelli, Sardo, Abbruscato. All.: Di Carlo. GENOA (3-4-3): Amelia 6.5; Papastathopoulos 5.5, Biava 5.5, Bocchetti 6; Tomovic 5 (1'st Rossi 6), Milanetto 5.5, Kharja 5, Fatic 5 (1'st Sculli 6); Mesto 6, Floccari 6, Palacio 5.5 (11'st Palladino 6). (Scarpi, Esposito, Modesto, Crespo). All.: Gasperini. ARBITRO: Rocchi di Firenze. NOTE: Ammoniti: Biava, Tomovic, Kharja, Pinzi, Yepes. Al 47'st Sorrentino para un rigore a Floccari. Angoli: 8-2 per il Genoa. Recuperi: 2'; 4'

 

      

 

      

 

      

 

 

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