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STAGIONE 2006/07 |
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Reti: 20' Greco, 44' Adailton (rig), 89' Longo. Genoa: Barasso, Bega, De Rosa, Criscito, Rossi, Milanetto, Coppola, Botta, Adailton (64' Aurelio), Greco (47' Stellini) Fabiano (78' Longo). Allenatore: Gasperini. (Rubinho, Biasi, Pedro Lopez, Martucci). Arezzo: Bressan, Galeoto, Capelli, Conte, Lombardi, Chiappara (69' Goretti), Di Donato, Bricca (52' Simonetta), Croce (58' Bondi), Roselli, Floro Flores. Allenatore: Conte. (Bremec, Terra, Ranocchia, Vigna). Arbitro: Romeo di Verona. Spettatori: 18.234.
TUTTOSPORT - Genoa , la fabbrica del gol. Nove gare ufficiali: 18 reti. Stavolta esultano Greco, Adailton e Longo. Entusiasta Preziosi, che attacca Cosmi: «Ora ho un tecnico che sa leggere le partite, questo è il mio Genoa che gioca meglio». di Giovanni Tosco. Genova. Con una partita in più, d’accordo, ma intanto il Genoa va a collocarsi in cima alla classifica, applicando anche all’Arezzo la legge di Marassi: tra campionato e Coppa Italia, sei partite e sei vittorie. Sotto lo sguardo attento di Figueroa per la prima volta convocato da Gasperini però, come previsto, in tribuna - i rossoblù hanno faticato una ventina di minuti per piegare la resistenza dei toscani, schierati da Antonio Conte con l’obiettivo di strappare un punto. L’invenzione di Greco, che ha aperto la difesa grazie a un bellissimo triangolo con Rossi e battuto con un tocco di gran classe Bressan, ha gettato all’aria i piani e le ambizioni dell’Arezzo, finito al tappeto poco prima dell’intervallo, quando l’arbitro Romeo ha punito col rigore almeno tre trattenute in area: la più netta, quella di Galeoto ai danni di Adailton, che ha firmato dal dischetto il 2-0. Insomma, le preoccupazioni della vigilia per le assenze di Sculli (che sarà giudicato dalla Disciplinare il 27 ottobre per la vicenda di Crotone-Messina) e Zeytulaev si sono rivelate ingiustificate, perché ancora una volta il Genoa ha dimostrato d’essere un’autentica macchina da gol (ne ha segnati 18 nelle nove partite ufficiali di questa stagione: solo a Modena è rimasto a secco) e, in più, ha raccolto l’appello di Gasperini, che dopo la sconfitta di Lecce chiedeva maggiore attenzione in difesa. Così è stato, anche quando nella ripresa Conte ha ridisegnato l’Arezzo, passando dal 4-5-1 al 4-4-2 con l’innesto di Simonetta. Ha corso pochi rischi, il Genoa , mentre ha continuato a costruire situazioni pericolose, sfiorando più volte la terza rete prima di trovarla allo scadere con Longo. Gianpiero Gasperini non nasconde la legittima soddisfazione: «Al di là del primo posto, conta avere una buona classifica dopo sei giornate. Sapevamo che poteva non essere facile superare l’Arezzo: è una squadra apprezzabile guidata da un bravo allenatore che, sono sicuro, saprà riportarla presto su», assicura l’allenatore, che spende speciali parole d’elogio per Rossi: «E’ straordinario: ha entusiasmo, freschezza atletica e qualità tecniche». Felice anche Enrico Preziosi: «Lo sono perché vedo la gente uscire dallo stadio col sorriso. Non so se questo sia il mio miglior Genoa , ma è quello che pratica il calcio più bello: merito anche di un allenatore che sa leggere bene tutte le partite (frecciata a Cosmi che, a sua volta, l’aveva velatamente criticato una settimana fa, n.d.r.) e che sa trasmettere carattere e gioco alla squadra». Pur recriminando per il rigore, Conte riconosce la superiorità del Genoa : «La differenza tra le due squadre è talmente evidente che c’è poco da rammaricarsi. Non è in queste partite che dobbiamo raccogliere i punti per la salvezza». A fine gara i trecento tifosi hanno respinto i giocatori che correvano sotto la curva a ringraziarli per il sostegno: «Mi dispiace, spero di regalare loro tante soddisfazioni quanto prima». Resta il fatto che l’Arezzo non ha ancora vinto e non segna da 584 minuti: «Ci condizionano gli infortuni di Volpato e Martinetti. Questa regola dell’organico limitato a ventidue è una follia: da quando è cominciato il campionato, non ho mai avuto a disposizione più di diciotto uomini...».
TUTTOSPORT - Rossi è strepitoso. di Giovanni Tosco. GENOA . Barasso 6: un paio di incertezze in uscita, attento tra i pali. Bega 6.5: tempestivo nelle chiusure, addirittura sontuoso in anticipo. De Rosa 6.5: dirige il reparto con la consueta sicurezza. Criscito 6.5: elegante e preciso in ogni intervento. Botta 6: garantisce la solita razione di grinta. Milanetto 6.5: bravo a mantenere l’ordine nonostante gli spazi ristretti concessi dall’Arezzo, ma apprezzabile anche per la determinazione dimostrata fino all’ultimo. Coppola 6.5: fa sentire il proprio dinamismo in mezzo al campo. Sfiora il gol nella ripresa. Fabiano 6: generoso in fase di contenimento, spinge a corrente alternata. Longo (33’ st) 6: segna la sua prima rete in rossoblù. Adailton 6.5: assicura la qualità richiesta alla vigilia da Gasperini, ma in un paio di circostanze stecca al momento del tiro. Insidioso su punizione. Aurelio (19’ st) 6: porta freschezza, provando anche a impegnare Bressan. Greco 7: realizza, in collaborazione con Rossi, una rete splendida, la seconda in campionato e la sesta stagionale. Svaria in continuazione, impedendo ai centrali dell’Arezzo di avere punti di riferimento. Esce all’inizio della ripresa per un lieve risentimento. Stellini (2’ st) 6: sale parecchio, seppure talora in maniera arruffona. Rossi 7.5: schierato in avanti al posto di Sculli, è protagonista sul primo e sul terzo gol. Mette in crisi i terzini toscani a ogni affondo. Strepitoso. All. Gasperini 7: nonostante l’emergenza in attacco, il Genoa diverte e vince. AREZZO. Bressan 6: senza colpe sui gol. Evita, anzi, un passivo più pesante. Galeoto 6: patisce gli affondi degli esterni, ma almeno è continuo in fase propositiva. Capelli 5.5: va spesso in affanno. M. Conte 5.5: un paio di errori gravi, ai quali rimedia solo in parte con la superiorità sulle palle alte. Lombardi 5: soffre la rapidità degli attaccanti genoani. Chiappara 5: non protegge a sufficienza Galeoto e aiuta poco la manovra d’attacco. Goretti (24’ st) 6: s’inserisce bene, recuperando palloni e costringendo Barasso a una non facile parata. Bricca 5: soverchiato dalla verve di Coppola. Simonetta (7’ st) 5.5: dà vivacità ma non punge. Di Donato 6: è il più lucido tra i centrocampisti dell’Arezzo. Roselli 5.5: corre molto però non riesce a limitare la creatività di Milanetto. Croce 5.5: si limita a contenere, con esiti comunque insufficienti. Bondi (13’ st) 5.5: entra in campo con tanta rabbia per l’esclusione, però non va oltre qualche palla recuperata. Floro Flores 5.5: per un tempo paga l’isolamento in avanti, per contrastare il quale ci mette molto impegno, andando due volte vicino alla segnatura. Poi, quando finalmente, avrebbe chi lo supporta, si perde. All. A. Conte 5: paga l’atteggiamento troppo rinunciatario fino all’intervallo e l’assenza di una prima punta di peso. Arbitro. Romeo 5.5: vede bene sul rigore per il Genoa , però appare troppo fiscale per un tempo e permissivo dopo l’intervallo. Fischia tantissimo, ma sul taccuino per gioco scorretto finisce solo Chiappara.
IL SECOLO XIX - Il Genoa ha un Rossi in più Terza vittoria consecutiva a Marassi. I rossoblù chiudono la partita nel primo tempo e controllano nella ripresa. Il capitano disorienta l’Arezzo, trascina la squadra, manda in gol Greco e Longo. di Giovanni Ciolina. Genova. Il camaleonte di Gasperini si infila sull’ottovolante e si diverte come un pazzo. Al punto da non dover neppure cambiare colore per scardinare il fortino predisposto da Antonio Conte per il suo Arezzo: «grande squadra, attrezzata per vincere. E sui tre punti non c’è nulla da dire». Finisce con un bottino (3-0) importante («La classifica dell’Arezzo non è veritiera» sono i meriti che Preziosi regala all’avversario) il tanto temuto incontro con il cavallino rampante toscano. Poteva andare ancora peggio per gli ospiti c he, soprattutto nel finale, rischianopiù volte di crollare. Al primo appuntamento domenicale della stagione («Conto di vedere il Genoa di domenica più spesso» spiegherà il presidente Preziosi) L’Arezzo esce inebetito dal luna park rossoblù. Resta rosso e blu il camaleonte gasperiniano: sfavillante, visibile a chilometri di distanza al punto da incantare i quasi 19 mila del Ferraris che si strofinano gli occhi di fronte allo spettacolo che il Grifo offre. Fatta eccezione per i primi venti minuti quando gli ospiti riescono a chiudersi a riccio senza lasciare il minimo spiraglio a Greco e compagnia, il Genoa dà l’impressione di poter passare da un momento all’altro. La morsa della retroguardia ospite finisce ben presto nel frullatore offensivo genoano: ne esce tritata e innervosita. A pezzi. Se difesa e centrocampo reggono il passo, la variabile impazzita del giocattolo imbastito da Gasperini è proprio l’imprevedibilità dello sbocco offensivo. Come era già accaduto in altre occasioni, quando il pallone arriva tra i piedi di Greco, Rossi e Adailton (anche se questa volta sbaglia qualcosa di troppo) può accadere di tutto. Ne sanno qualcosa Capelli e Conte chiamati a presidiare proprio il cono centrale della difesa aretina. Finiscono ben presto per sentire la testa girare. Così, per la seconda volta in tre anni la domenica genoana di Mirko Conte si trasforma in un incubo. Tre campionati fa gli incubi si chiamavano Milito e Stellone. Stavolta in rossoblù c’è Greco. Il bomber (unica nota negativa il problema muscolare che lo costringe ad uscire) lo trascina lontano dall’area, lo punta, gli gira attorno fino a presentarsi a tu per tu con Bressan per chiudere il triangolo decisivo con Marco Rossi. Una situazione che finisce per innervosirlo ed essere beccato dal popolo genoano. «Sei il più brutto del mondo» è il saluto rossoblù all’ex sampdoriano. E per Romeo di Verona è ancora lui, Conte, a commettere il fallo su Greco dal quale scaturisce il rigore. Nel giudicare la prestazione di questo Genoa però è ingiusto limitare le spiegazioni alla giornata di Greco («un giocatore non fa una squadra, ma Greco è meglio che ci sia» puntualizza qualche veterano della tribuna stampa) oppure a un Arezzo arrendevole. Certo i toscani non giocano una gran partita, «forse è mancata concentrazione e foga» spiega il centrocampista amaranto Fabio Roselli, ma «contro questo Genoa non c’era nulla da fare» gli fa eco il compagno Daniele Capelli. Vero. A voler essere pignoli le uniche sbavature le riserva la difesa che, in un paio di palloni alti non sembra impeccabile, ma sono quisquiglie. Barasso compie almeno due interventi importanti. Bega non sbaglia un colpo e pensare che qualcuno in passato lo aveva scartato perché troppo basso. De Rosa, all’occorrenza, va di spada e di fioretto, mentre Criscito non sbaglia un colpo. A centrocampo Coppola corre per sè e per i compagni. Un maratoneta in grado di tappare le poche falle che si presentano in mezzo al campo e consentono a Milanetto di poter agire con maggiore libertà. Botta è l’altro gregario indispensabile in questa squadra anche perché per quanto concerne la qualità ci pensano altri a gettarla a piene sul campo. Un nome su tutti: Marco Rossi. «E’ straordinario ammette Gian Piero Gasperini ha entusiasmo, freschezza atletica, qualità». Non è un caso che proprio il piedino del toscano entri come un coltello nel burro nel primo e terzo gol rossoblù (prima volta di Raffaele Longo). Il capitano (sarebbe conveniente dotarlo di una fascia un po’ più stretta per evitargli ad ogni occasione di ritrovarsela in mano), oltretutto, è l’uomo per tutte le occasioni. Parte a sinistra, finisce a destra. Nei novanta minuti te lo ritrovi un po’ ovunque con una ripetizioni di tagli e inserimenti che lo trasformano in un grimaldello immarcabile per la difesa aretina. Purtroppo Rossi non riesce ad apporre il sigillo del gol a una prova maestosa per sfortuna e per stanchezza, nonostante i ripetuti tentativi di Milanetto di metterlo in condizione di ripetere Lecce. «Sono felice» la butta lì Enrico Preziosi. Anche senza parole glielo si legge negli occhi: «Sono felice perché ho visto la gente uscire dallo stadio con il sorriso. Si diverte. Certo, il risultato ci conforta e il fatto d’aver giocato in maniera rimaneggiata è un merito del tecnico. Ha saputo mettere in campo una squadra all’altezza nonostante le assenze». L’Arezzo era arrivato venerdì per preparare la sfida, ma mai avrebbe pensato di finire così a pezzi. Antonio Conte prova a cambiare qualcosa inserendo prima una seconda punta (Simonetta) da affiancare a Floro Flores e poi il trequartista Bondi sul quale Gasperini piazza Coppola. Il risultato non cambia. «Adesso abbiamo bisogno di verifiche in trasferta» è il passo avanti di Gasperini. Brescia aspetta.
IL SECOLO XIX - LE PAGELLE. BARASSO 6 Tenta l'uscita poi rientra precipitosamente accorgendosi che il cross di Croce è troppo lungo: dà l'errata impressione di essere poco sicuro; dimostra che non è così poco dopo in tuffo plastico sull'incornata di Floro Flores. Esce però di nuovo a vuoto al 41' sul solito Floro Flores. Bravissimo invece a neutralizzare la girata di Goretti al 28' della ripresa. Altalenante. BEGA 7 Croce gli lascia una discreta possibilità di manovra e ne approfitta per scendere a sostegno della fase offensiva. Quando l'Arezzo passa alle due punte prende in consegna Floro Flores. Eppure è arrembante, e nel recupero potrebbe anche togliersi una soddisfazione personale. DE ROSA 6 Elegante, sempre a fronte alta, si prende però eccessive e rischiose confidente nei dribbling al limite della propria area: talvolta è meglio andare sul sicuro senza badare troppo alla forma. Al 41' permette a Floro Flores di saltare: a Lecce con Petras questa distrazione gli era costata cara. CRISCITO 7,5 La ricetta pozione magica della quale fa uso è più segreta di quella di Panoramix; deve però esserci una tanica di camomilla per giustificare la costante calma anche nelle situazioni più scabrose, ma nel mix non deve però mancare un thermos di caffè perché è sempre sveglio e attento. Strappa palloni dai piedi avversari come fosse la cosa più naturale del mondo. BOTTA 6,5 Prova il destro sbucciando la palla del facile raddoppio: Sculli e Figueroa si alzano a imprecare in tribuna. Eppure dà polpa. Poco appariscente ma tanto di sostanza. MILANETTO 7 La testa c'è, il piede pure. Ora Hannibal sta trovando anche la condizione. Geniale il velo per la rete di Longo. COPPOLA 7 Sembra nato per fare pressing: lo trovi ovunque ad aggredire, a ringhiare, a impedire all'avversario di ragionare. Si è però fatto una immeritata fama di cattivo, e gli arbitri lo ammoniscono anche per i falli più banali. Cerca con scarsa fortuna anche il gol che - quello sì - meriterebbe. FABIANO 6 Parte molto basso per non concedere metri all'ex spezzino Chiappara, un satanello che quando parte in velocità diventa imprendibile. Non prende mai l'iniziativa, fa quasi il difensore puro. Nella ripresa avanza nel tridente. Corre molto ma brilla meno del consueto, e non trova mai il fondo per i suoi proverbiali cross (32' st LONGO 6,5: entra per mettere un po' d'ordine; riesce anche a mangiarsi un gol e a segnarne un altro di potenza) ADAILTON 6,5 Scalda il sinistro dopo una manciata di minuti con una punizione che, con una parabola impossibile, si abbassa improvvisamente proprio sopra la traversa. Con il destro le cose diventano più difficili, e dopo 10' sbuccia clamorosamente la palla dell'1-0. Riprova con tiro franco dal piede giusto, e a Bressan corrono i brividi lungo la schiena. Dal dischetto, poi, è chirurgico. Con l'uscita di Greco fa il centravanti (19' st AURELIO 6: sicuramente apporta un alto tasso di vitalità, anche se spesso per generosità e una parte di indisciplina finisce per fare soprattutto confusione. Furbo come una faina a rubare la palla a Conte, poi però si fa recuperare da Lombardi). GRECO 7 La difesa toscana sembra un misto fra la Linea Maginot e il Vallo di Adriano; insuperabile, ma appena Lupo riceve una palla giocabile fa saltare il fortino al primo tentativo. Si batte con la consueta generosità, poi esce per infortunio (2' st STELLINI 6,5: prende in consegna Chiappara per liberare Fabiano in fase di spinta; prima ancora che il suo avversario diretto getti la spugna, non disdegna di proporsi anche in fase di spinta. Limita anche il brasiliano Bondi, e termina in pratica da ala sinistra). ROSSI 7,5 Per completare la collezione di ruoli, parte nel tridente ma a sinistra. Dopo inizia il balletto degli incroci con Adailton e torna a destra, posizione a lui più congeniale. È bravo a puntare l'uomo e a seminare scompiglio nella trequarti ospite, anche se poi insiste troppo nei dribbling anche quando il compagno detta il passaggio. Promuove il contropiede per il 3-0. È inesauribile: corre continuamente fino a sfiancarsi, dando l'esempio da vero capitano. AREZZO Bressan 6; Galeoto 6,5, Capelli 5, M. Conte 5, Lombardi 5,5; Chiappara 5 (24' st Goretti 5), Di Donato 6, Bricca 5 (6' st Simonetta 6), Croce 5 (12' st Bondi 6); Roselli 5; Floro Flores 6. ARBITRO Romeo di Verona 5,5: due rigori al prezzo di uno; vengono strattonati sia Criscito sia Adailton, e lui fischia la massima punizione che il brasiliano trasforma. Assolutamente gratuita l'ammonizione a Coppola. Non vede un paio di falli al limite su Aurelio, che non lo aiuta accentuando la caduta. di Giuliano Gnecco.
IL SECOLO XIX - Gasperini frena: «Stiamo calmi» L'analisi. Il tecnico promuove squadra e qualità: «Siamo primi, ma aspettiamo ancora sei giornate». Gaucci: «Ci sono pochi difensori come Criscito, spero che Donadoni se ne accorga». di Giuliano Gnecco. Genova. Il Genoa è solo in vetta? Gian Piero Gasperini sorride e tira il freno a mano: «Sì, siamo primi. Però bisogna aspettare. Comunque è positivo dopo sei giornate, tre in casa e tre fuori. Aspettiamo altre sei giornate». Resta un dato interessante: pur con l'emergenza in attacco, pur con gli uomini contati e il reparto avanzato ridotto all'osso, il Genoa è riuscito a segnare tre reti (massimo stagionale) contro una squadra chiusa a riccio e le barricate alzate, che fin qui aveva subito soltato due reti. Altro dato da non sottovalutare: per la seconda volta in sei partite (tre in gara ufficiale su nove gare, Coppa Italia compresa), il Grifone lascia il campo con la porta immacolata. Importante sempre, ancor di più - sotto il profilo psicologico - dopo gli svarioni difensivi che avevano causato la sconfitta di Lecce. Altro dato confortante: per la prima volta il Genoa ha ricevuto al Ferraris un avversario votato al catenaccio; capiterà numerose volte nel corso della stagione. Il Grifone è riuscito a scardinare il fortino dopo neppure 20'. Segno che il lavoro paga, perché in settimana Gasperini ha fatto sovente disputare partite a campo ridotto per abituare la squadra ad operare in spazi angusti. «Il lavoro paga, ma ci vuole anche l'applicazione dei giocatori e la qualità - ricorda il tecnico - Non era facile superare l'Arezzo; sono una buona squadra, con un bravo allenatore. Oltretutto avevamo problemi in attacco; Rossi sta attraversando un momento straordinario per freschezza atletica e qualità tecnica. Questa partita un po' mi preoccupava: vincere partite come queste 3-0 invece che 1-0 è importante perché dà morale». Adesso c'è un altro esame da superare: chiamarlo mal da trasferta sarebbe quanto meno prematuro, perché in fondo il Genoa ha vinto a Vicenza e ha sbagliato solo la gara di Modena (a Lecce la sconfitta è arrivata per un insieme di concause difficilmente ripetibili). Peròè fuor di dubbio che mentre il Grifone al Ferraris non sbaglia un colpo, in trasferta fa maggiore fatica: «A Marassi c'è un clima e un'atmosfera particolare che ci dà qualcosa in più», ammette Gasperini. A Brescia l'esame è particolarmente impegnativo. Alessandro Gaucci è però rincuorato da ciò che ha visto contro l'Arezzo: «Credo sia stata una bella gara. Non era facile: è stato chiaro da subito che non avrebbero concesso nulla. Ma ci siamo portati in vantaggio creando noi le occasioni. Ci tengo a dedicare questa vittoria all'amministratore delegato Alessandro Zarbano, che si è sposato. Sono felice e orgoglioso di essere in una società così; ho la stima da parte della società, spero di conquistare anche quella dell'ambiente per fare ancora qualcosa di più. Come organizzazione di gioco abbiamo dimostrato di avere una delle migliori del campionato. Al di là dell'aspetto tecnico c'è anche un discorso di mentalità importante. Abbiamo reagito alla grandissima alla sconfitta di Lecce». Resta in sospeso una domanda, che trova nuovo fondamento da questa partita: a quando Criscito in Nazionale? Del resto Donadoni non ha sempre sostenuto di tenere in considerazione pure chi gioca in B? «Credo ci siano pochi difensori al suo livello anche in serie A - assicura Gaucci - Mi auguro che le Nazionali, non solo l'Under 20, se ne accorgano». E ora? Oggi la squadra usufruirà di una giornata di riposo. Rendendo così la settimana anomala, perché poi sabato si gioca. Mentre il Brescia può prepartare la partita nel modo migliore. Non solo: nel Genoa si è infortunato Greco, mentre i lombardi hanno riposato. Già, è la solita storia di certi privilegi dei quali nel calcio godono i potenti. La Juve ha chiesto e ottenuto di rinviare la partita con le Rondinelle per l'assenza dei Nazionali; il Genoa ha rinunciato a chiedere uno spostamento perché altrimenti sarebbe stato costretto a recuperare la gara mercoledì 1 novembre, in un periodo nel quale ha molte gare, Coppa Italia compresa. «È un'anomalia in B una squadra con sei o sette Nazionali», taglia corto Gasperini.
IL SECOLO XIX - Coppola il settepolmoni. IL PERSONAGGIO. Anche Conte ha fatto i complimenti al centrocampista rossoblù. di Giovanni Ciolina. Genova. Canta, porta la croce e sembra non smettere mai di correre. «Fatta la doccia mi fermo» puntualizza il diretto interessato. E butta lì una risata a trentadue denti che farebbe felice qualsiasi vignettista. Manuel Coppola, uno dei reduci della scorsa stagione si sta conquistando a forza di grandi prestazioni fisiche e non solo, la fiducia di Gasperini e di tutto l'ambiente. Non è sicuramente l'elemento in grado di far rimanere a bocca aperta il popolo genoano per la tecnica delle giocate, ma verso qualsiasi parte del campo giri l'occhio finisci per incocciare in quella maglia numero 5. «Cerco di recuperare più palloni possibili e di giocarli - confessa con il sorriso stampato sul viso - Qualche volta li sbaglio, ma sempre con il massimo impegno». Caratteristica che non manca certo al mastino romano che sulla panchina dell'Arezzo ritrova un giocatore simbolo: «Fa piacere ricevere i complimenti da un ex giocatore come Antonio Conte». Nella vita da mediano che madre natura ha disegnato nel suo dna, Coppola cerca anche di ritagliarsi un pizzico di notorietà con i colpi a lunga gittata. Manca la ciliegina del gol alla prestazione di uno dei portaborracce del camaleonte rossoblù. Coppola rischia due volte di segnare («Peccato») da lontano ma chissà se una volta o l'altra si ammirerà una sua mirabilia balistica su punizione. In allenamento ci prova «mi metto lì per rubare con gli occhi» scherza prima di addentrarsi nell'esame della vittoria con l'Arezzo. «Non è stato difficile trovare le verticalizzazioni e i tre punti sono stati costruiti da dietro anche perché abbiamo gestito il pallone nella loro trequarti», commenta. Ma alla domenica il Grifone riesce anche a trasferire in partita gli insegnamenti e gli accorgimenti studiati in settimana: «La sconfitta di Lecce ha sicuramente fatto bruciare la nostra pelle alimentando la voglia di riscatto». In casa però, quest'anno il Genoa non ha ancora sbagliato una partita. Marassi rappresenta una tana calda e accogliente per la truppa di Gasperini, presentandosi invece agli avversari con le sembianze di un diavolo. «Abbiamo fatto quanto ci ha chiesto il mister e poi a Marassi ci riesce tutto facile». Vero anche se questa domenica, nonostante i tre gol, l'attacco sembra sciupare troppe occasioni. «Va bene così» si limita a commentare Manuel Coppola. Il centrocampista poi fa sfoggio di umiltà e concretezza quando si parla di classifica e del momentaneo primato: «Fa piacere, ma piedi per terra». «Adesso dobbiamo riprendere a fare punti in trasferta - ammette - Dobbiamo essere più cattivi». Fin troppo chiaro il messaggio e che non sembra riguardarlo particolarmente. Coppolino in campo le prende, ma le dà anche. Un temperamento che la squadra deve assorbire e fare proprio in particolare lontano dal campo amico.
LA REPUBBLICA - Riecco Greco, Grifone in vetta Il bomber apre le marcature, Arezzo (3-0) al tappeto. Nel secondo tempo esperimenti in vista del big match contro il Brescia. Gran movimento in attacco, il bunker dei toscani resiste soltanto venti minuti. di Gessi Adamoli. Un altro piccolo capolavoro tattico di Giampiero Gasperini porta il Genoa in testa ad una classifica di serie B monca (mancano quattro partite all´appello) ma comunque significativa. Costretto a varare un tridente offensivo inedito per le contemporanee assenze di Sculli e Zeytulaev, gli attaccati solitamente destinati a coprire la zona sinistra del fronte d´attacco rossoblù, il tecnico genoano disorienta il catenaccio, per altro ampiamente previsto, dell´Arezzo (nove giocatori bloccati davanti al portiere Bressan) ruotando sistematicamente i suoi tre attaccanti. Rossi (avanzato per necessità sulla linea delle punte), Greco e Adailton non tengono una posizione fissa, ma si invertono continuamente, un tourbillon che disorienta quella che prima dell´infausto pomeriggio di Marassi era la miglior difesa del campionato (due soli gol subiti, proprio come la Juventus). Arriva al 20´ il gol che sblocca il risultato e costringe l´Arezzo quanto meno a provare di fare un altro tipo di partita rispetto a quella che si era prefissa. Lo scambio Greco-Rossi spacca in due la difesa dell´Arezzo, su Rossi, che però di tacco ha già chiuso il triangolo con Greco, entra come una catapulta in netto ritardo Mirko Conte, sarebbe il più solare dei rigori se Greco non si trovasse con la porta spalancata davanti. Difficile per l´Arezzo, che schiera un solo attaccante, Floro Flores, e incomprensibilmente tiene per quasi un´ora il fantasista brasiliano Bondi in panchina, invertire l´inerzia del match. È spigolosa la partita del capitano Conte, ex sampdoriano, che dopo alcune entrate un po´ troppo decise si guadagna da tutto lo stadio una dedica in coro che fa riferimento al fatto che non è proprio quel che si suol dire un adone. In tutto il primo tempo i toscani si rendono pericolosi in una sola occasione, complice per altro un´incertezza di Barasso. È l´unica del portiere genoano nei 90 minuti, però dà un pericoloso senso di continuità con l´uscita a vuoto di Lecce: Floro Flores di testa brucia sul tempo il portiere genoano ma fortunatamente la sua conclusione finisce sul fondo. Allo scadere del tempo (44´) arriva il raddoppio genoano su rigore: netta la cintura di Capelli su Adailton, mentre anche un altro difensore toscano riserva analogo trattamento a Criscito. Dal dischetto è impeccabile l´esecuzione di Adailton: tiro secco e angolato a mezz´altezza, niente da fare per Bressan che pure aveva indovinato la direzione in cui tuffarsi. Nel secondo tempo il Genoa fa accademia davanti allo sguardo molto attento di Mario Somma, l´allenatore del Brescia venuto di persona a seguire Rossi e compagni, approfittando del fatto che l´incontro della sua squadra con la Juventus è stato rinviato. Gasperini gestisce i secondi 45´ proprio in funzione del big match di sabato prossimo al Rigamonti. Sostituisce subito Greco ed inventa Stellini ala sinistra (esperimento per la verità non tra i più riusciti), poi dopo 19´ dà il cambio anche ad Adailton, buttando nella mischia Aurelio. E quando l´Arezzo rischia il tutto per tutto e si schiera con due punte, Floro Flores e Simonetta (figlio di Roberto, attaccante del Genoa degli anni 80), e Bondi trequartista alle loro spalle, Gasperini sostituisce anche Fabiano, inserendo a centrocampo Longo in Coppia con Milanetto, e destinando Coppola a "pressione" sul brasiliano. C´è un piccolo calo di tensione, ma l´Arezzo non si fa mai realmente pericolosa dalla parti di Barasso. Anzi, in gol ci va ancora il Genoa con un´azione da manuale proprio al 90´: cross di Rossi dal fondo, velo di Milanetto e botta di prima intenzione di Longo. E nel recupero Rossi va ad una manciata di centimetri dal quarto gol.
LA REPUBBLICA - Gasperini, la serenità al potere "La classifica? C´è tempo..." L´allenatore resta con i piedi per terra, ma elogia tutti: "Temevamo la partita, siamo stati bravi". di Luca Palmieri. E´ ancora una volta Gianpiero Gasperini il protagonista della vittoria del Genoa. La sua squadra contro l´Arezzo ha dato l´ennesima lezione di gioco agli avversari ma, nonostante gli elogi di tutti, l´allenatore rossoblù preferisce restare con i piedi per terra «La classifica è bella, non lo nego - esordisce commentando il primato - ma sono trascorse solamente sei giornate. Per dare un primo giudizio aspetterei che ne siano passate altrettante». La prudenza non nasconde però la soddisfazione per quanto la squadra ha ancora una volta messo in mostra. «Era una partita che temevamo molto alla vigilia, perché l´Arezzo è una buona squadra, difficile da affrontare e allenata da un tecnico che conosco bene e che, ne sono convinto, farà molta strada. Siamo stati bravi noi a renderla più facile del previsto. Il lavoro paga, di questo ne siamo convinti tutti, ma pagano anche le qualità dei nostri giocatori». Oltre al valore dell´Arezzo, Gasperini era preoccupato dalle assenze nel settore offensivo, con la squalifica di Sculli e la partenza di Zeytulaev, impegnato mercoledì prossimo in Bangladesh con la nazionale uzbeka. «Avevamo diverse assenze in quel settore, ma ancora una volta siamo riusciti ad ovviare a queste problematiche. Devo spendere di nuovo qualche parola per Marco Rossi: è un giocatore con qualità incredibili e in questo momento ha un entusiasmo e una condizione atletica fuori dal comune». E sabato un nuovo importante test a Brescia (in tribuna era presente lo staff lombardo al gran completo, con in testa il tecnico Mario Somma). La paura è quella di dover rinunciare nuovamente a Giuseppe Greco, uscito anzitempo dal campo per un problema muscolare. «Dovrebbe trattarsi solamente di un risentimento - dice Gasperini - ma valuteremo meglio la situazione nei prossimi giorni. Speriamo di poterlo recuperare, perché è importantissimo per noi». Il tecnico è poi soddisfatto anche del risultato. «Vincere 3-0 dà indubbiamente più morale rispetto ad un successo di misura. E non dimentichiamo che lo abbiamo fatto contro una squadra che fino a questo match aveva subito solamente due reti». Rende onore al Genoa anche il tecnico dell´Arezzo Antonio Conte, che ben conosce Gasperini per i comuni trascorsi alla Juventus. «E´ stata una sconfitta meritata, su cui è inutile fare delle recriminazioni - ammette l´ex centrocampista bianconero, alla prima esperienza in panchina - e adesso dobbiamo pensare al futuro. Il Genoa ci è stato superiore in tutto». Un´ottima prestazione è stata invece quella di Manuel Coppola. Il trottolino rossoblù ha anche sfiorato il gol dalla distanza. «Ma l´importante - dice - è che la squadra abbia vinto. La prestazione è stata più che soddisfacente, abbiamo un allenatore che ha le idee molto chiare e in questo momento siamo sorretti da una grande condizione atletica». Il rimpianto del centrocampista resta legato a Lecce. «Meritavamo di più e il nostro unico errore è stato di gestire il risultato nel finale, vista l´inferiorità numerica. Abbiamo giocato però una grandissima partita e siamo riusciti a non accusare quella sconfitta battendo l´Arezzo. Adesso pensiamo a Brescia, sarà un´altra battaglia».
LA REPUBBLICA - Rossi a mille Criscito perfetto. Barasso 6: attento tra i pali, cerca di togliersi il complesso Lecce con una coraggiosa uscita di pungo in un´area affollata. Dopo, però, si farà rubare il tempo da Floro Flores senza per fortuna pagare dazio. Bega 7: reattivo e deciso. Non solo è impeccabile in fase difensiva, ma si fa anche spesso trovare in appoggio. De Rosa 7: posizione e tecnica. Criscito 7: gioca quasi sempre di anticipo, sembra sapere prima dove arriverà la palla. Botta 6: umile e concreto. Milanetto 6,5: illumina il gioco senza calare alla distanza. Coppola 6,5: cresce di partita in partita, non è più solo il rude incontrista dell´anno della serie C. Fabiano 6,5: sinistro vellutato e grande tempismo negli inserimenti. Dal 33´ st Longo 6,5: entra e si fa subito trovare pronto all´appuntamento con il gol. Adailton 6,5: a corrente alternata. Dal 19´ st Aurelio 6: vuole strafare e non ci riesce. Greco 6,5: la combinazione con Rossi fa saltare il catenaccio dell´Arezzo. Dal 2´ st Stellini 5,5: fa quello che mai avrebbe pensato di dover fare, ovvero l´ala sinistra. Rossi 7,5: è in una forma anaerobica straordinaria, si beve in velocità qualunque avversario.
IL GIORNALE - I grifoncini infiammano la gabbia. di Roberta Gallo. Tifo da professionisti tra una merendina e uno slogan. Quattrocento bambini fanno cantare la Gradinata Nord. Un solo grido, un solo amore, i colori rossoblù che uniscono i tifosi del Genoa e i piccoli grifoncini che sono entrati a far parte del club «Genoa for Children». Domenica pomeriggio, i bimbi dai sette ai tredici anni, hanno invaso la «gabbia» al fianco della Nord. L'hanno infiammata con i loro canti e la loro allegria, commuovendo chi era lì con loro e chi li vedeva dagli altri settori dello stadio. Tutti sono arrivati fieri con la loro maglia del Genoa, sciarpa legata in vita, alcuni con la bandiera. Accompagnati da mamma e papà, non si sono nemmeno voltati a salutarli. Imboccato il cancello che porta alla gabbia, sono entrati tronfi ad occupare un settore tutto dedicato a loro. Accompagnati dalle «hostess» che facevano la spola tra spalti ed entrata. All'ingresso, Idolo Maiella, ha detto di aver staccato almeno trecentocinquanta biglietti. Sua moglie Tiziana, al banchetto, ha continuato a prendere adesioni fino all'inizio della partita. I bimbetti sono arrivati da tutta Genova con il loro zainetto ricco di merendine e bevande. Ma i ragazzi educatori si erano anche premuniti di comprare qualcosa per loro. Il tam tam nelle scuole pare che sia riuscito perfettamente. Tutti in piedi sui gradoni della gabbia, hanno seguito i canti intonati sotto, con il megafono da Massimo, Roberto Scotto, Marco «Naso» e Leo Berogno, capi storici della vecchia Fossa dei Grifoni, targata anni Ottanta che, per una giornata, sono tornati bambini. Hanno guidato i loro canti, hanno cercato di offuscare, con altri slogan, quelli infarciti di parolacce che arrivavano dalla Gradinata Nord, ma che i piccoli «ultras» avrebbero cantato con «mucho gusto». E, insieme a loro, le maestre. Coloro che li seguono già durante tutta la settimana sui banchi di scuola, adesso anche il sabato o la domenica durante la «scuola di tifo», come ama tanto chiamarla Leo Berogno, presidente dei club genoani. Patrizia Calabrese, della De Scalzi, si è inoltre passata una settimana «di passione» a realizzare duecento bandierine da consegnare ai bimbi. Mentre Claudia, dell'Ottavio Barbieri, ha scritto tutte le canzoni sui foglietti che, in tempo zero, sono diventate aereoplanini e palline da tirare. Tra le fila dei più accalorati, anche la figlia di Pinuccio Brenzini, Elena. Mentre il papà era ovviamente in tribuna stampa a fare la telecronaca della partita. L'appuntamento è adesso per la prossima partita in casa. Tutti con la maglietta regalata dal papà di Filippo, un piccolo genoano scomparso in età molto prematura.
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