STAGIONE 2007/08                                                                                                                                      HOME >>

 

Reti: 52' Tavano (rig), 57' Borriello

Genoa: Rubinho, Bega, Bovo, Lucarelli (59' Konko), Rossi, Milanetto (65' Paro), Juric, Fabiano, Sculli (33' Papa Waigo), Borriello, Di Vaio. (Scarpi, Coppola, Leon, Figueroa). Allenatore: Gasperini

Livorno: Amelia, Grandoni, Galante, Knezevic, Balleri, Pulzetti (77' E.Filippini), Loviso, Vidigal, Pasquale, Tavano (63' De Vezze), Bogdani (46' Rossini). (De Lucia, Rezaei, Volpe, Diamanti). Allenatore: Orsi

Arbitro: Dondarini di Reggio Emilia. Spettatori: 23.569

Espulsi: 86' Vidigal, 89' Juric. Ammoniti: Juric, Vidigal, Pulzetti, Pasquale, Rossini. Angoli 13 a 3 per il Genoa.

 

   

 

   

 

A una settimana dal derby giunge quatto quatto a Genova il Livorno dell' ex presidente Spinelli e il Genoa si fa per bene impantanare dai toscani che, anche con fortuna, portano via un pareggio che fa registrare da parte rossoblu un interminabile, quanto inutile, fitta rete di passaggi fino alla 3/4 campo e mai oltre. Privi di Dhorasooo, Giannichedda, Pavan e A.Filippini, sempre ammesso che siano ancora giocatori di pallone, gli amaranto reduci da due debacle con 9 reti totali sul groppone hanno mostrato vistose lacune ma il Grifone visto in gara avrebbe potuto giocare una settimana senza segnare più del gol di Borriello. In campo si è notata soprattutto una cosa e cioè che i giocatori avevano la testa da un' altra parte. Gli unici ad entrare su palla e avversario sono stati Juric e Borriello per il resto nebbia, o almeno doveva esserci la nebbia. Come dice Totò la nebbia c'è e non si vede, tutti a guardare la palla e nessuno che giri la testa per vedere se a due metri o a dieci sono soli o mal accompagnati. Quando si accorgono che sono mal accompagnati è tardi e aspettano che il compagno più vicino ripari. Questo rimane immobile perchè aspetta l'intervento dell'altro e tutti e due stanno a guardare. Non si è vista la "cattiveria" nel cercare il contrasto per prendersi la palla. Non si è vista la foga dell' ultimo quarto d'ora per vincere la partita. L'anno scorso prima della gara di ritorno col Genoa gli spezzini hanno fatto così. Han perso tutte e due le partite. O almeno spero che questa sia la spiegazione della partita giocata dalla maggioranza dei giocatori del Genoa altrimenti la torta di riso è finita. Nel Grifo defezioni di De Rosa e Santos e recuperi di Borriello e Bovo con Figueroa in panchina assieme a Leon e Papa Waigo reduci dalle fatiche in nazionale. Passa un solo minuto e sulla destra Vidigal osservato da due rossoblu prende palla, torna indietro, si gira e pennella verso il palo lontano per l'appostato Bogdani. Nessuno salta al disturbo e meno male che sto spassòin da lêugo a tre metri dal palo non fa meglio che metterla a lato. 04' Il Genoa sotto la Nord conquista calci d'angolo che non danno risultati poi Rossi dalla destra in diagonale teso manda verso il palo lontano dove Di Vaio dallo spigolo dell' area piccola non riesce nell' aggancio e la sfera fila sul fondo. 08' Lancio in area, la palla controllata da Grandoni sta per finire fuori ma Borriello con mestiere in scivolata da dietro la mantiene in campo. Grandoni ormai a terra e superato spinge Borriello e l'arbitro concede il rigore. Milanetto aspetta che Amelia si butti a sinistra e spara una bordata centrale che becca in pieno la traversa. Contropiede amaranto e Tavano lasciato solo dai suoi viene fatto avanzare indisturbato e dai 25 metri spara alto sopra la traversa. 10' Borriello viene steso e la seguente punizione calciata da Bovo dalla distanza si spegne sulla barriera. 13' Scambio Fabiano-Di Vaio sulla sinistra, traversone basso a centro area per Milanetto che in corsa la piazza a girare ma la palla termina di poco alta sopra l'incrocio sinistro della porta difesa da Amelia. 20' Angolo per il Genoa, discussione tra Borriello e Galante ripresi dall' arbitro. Bovo manda alto di testa ma commette pure fallo. 21' Fallo di Di Vaio sulla destra. Punizione spiovente respinta con palla a Pulzetti che manda nella Sud. 24' Scontro tra Juric e Vidigal che rimane infortunato. Esce dal campo e pochi istanti dopo rientra. 25' I calci d'angolo di Milanetto sono allucinanti per tutti meno che per Amelia. 30' Sculli lanciato a destra salta Galante e crossa basso verso l'area piccola dove può intervenire Borriello. Amelia in tuffo contrasta e respinge la palla poi Galante perfeziona in angolo. Juric batte verso Borriello che di testa indirizza a rete ma Balleri sfiora mandando ancora in angolo. 33' Sculli viene rilevato da Papa Waigo. 35' Altro angolo per il Genoa. Vidigal in mischia si spintona e protesta beccandosi il cartellino giallo. Batte ancora Juric e il nuovo entrato Waigo colpisce di testa mandando la sfera alta. 37' Bega saltando commette fallo su Bogdani. Dai 22 metri spostati a sinistra batte Loviso, la palla si abbassa verso l'angolino destro e Rubinho si distende deviando la sfera. Subito dopo Di Vaio pasticcia, perde palla e commette fallo nella stessa posizione di prima. Tira ancora Loviso verso lo stesso palo ma stavolta la palla finisce alta. 38' Waigo viene trattenuto da Pulzetti che viene ammonito. Milanetto batte crossando in area dove Borriello stacca di testa troppo centralmente e Amelia blocca la palla. 43' Altri due corner per il Genoa, sul secondo Amelia ceffa la palla ma nessuno è pronto a intervenire. 46' Centralmente Juric controlla palla e la protegge da Vidigal, sfera a Borriello che di prima la smista a fianco per Rossi chedal limite di controbalzo manda di poco alto sulla traversa. Il secondo tempo inizia con Bogdani negli spogliatoi e Rossini in campo quindi in pratica non cambia niente. 47' Fallo su Milanetto. Borriello riceve e di testa fa sponda per Di Vaio che controllando supera il suo controllore. Una volta accentrato da poco fuori area scocca un diagonale nella sud. 51' Pasquale ruba palla a centrocampo, tutti lo guardano avanzare e si lasciano superare come birilli. Poco prime dell' area Lucarelli interviene in scivolata mancandolo. Una volta in area mentre tenta di rientrare Bega entra in scivolata nell' atto di arpionare la palla ma manca sia la sfera che il giocatore che s'ingamba da solo. Sotto gli occhi esterrefatti di Bega Dondarini decreta il rigore. Juric si permette di dire al Donda che il penalty non c'era e questo gli sventola il cartellino giallo. Tavano mette a destra con Rubinho a sinistra. 54' Si fa male Lucarelli in uno scontro con Rossini. 57' Sulla destra Galante si perde Rossi che s'invola verso il fondo e mette in area dove sul primo palo interviene Borriello che di testa incrocia verso il palo lontano pareggiando l'incontro. 58' Lucarelli non può continuare e viene sostituito da Konko. Rossi passa in difesa mentre il francese si sistema sulla fascia a centrocampo. 63' Esce Tavano ed entra l'ex De Vezze. 65' Milanetto viene sostituito con Paro. Il Livorno batte un angolo e Rubinho di pugno respinge. La palla termina a De Vezze che rimette in area, altro rinvio fuori e la sfera giunge a Pulzetti che spedisce di poco a lato dell' incrocio destro. 71' Ammonito Pasquale per aver fermato l'unica accelerazione di Papa Waigo. 77' Finisce la partita di Pulzetti, entra E.Filippini. 79' Avanzata di Papa Waigo sulla destra, il genoano attende i compagni e poi serve basso in area per Borriello che viene anticipato in corner da Balleri. Sull' angolo in mischia la palla sfila terminando a sinistra dove dopo un rimpallo Di Vaio interviene di tacco spedendo verso Amelia che si stende e mette in angolo. 82' Traversone su punizione da sinistra di Bovo, la palla sfila sul fondo dall 'altra parte senza che Di vaio e Borriello arrivino alla deviazione. 86' Pasticcio della difesa che guarda. Palla innocua a destra verso il corner, Vidigal s'avventa con Konko che prima guarda curioso poi stoppa la palla e la consegna al livornese. Vidigal passa tranco in mezzo a Konko e un altro rossoblu poi una volta in area in un contrasto regolare termina a terra. L'arbitro che già ha dimostrato le sue doti lo mette fuori. 87' Papa Waigo prima pasticcia poi ritorna sull' avversario e riprende la sfera che smista sullo spigolo dell' area per Paro che malamente manda altissimo. 89' Rossini in fuorigioco fa il furbo e allontana la palla. Ammonito. 90' Azione confusa in area livornese, dopo uno scambio Juric galeotto si sente toccato e accentua la caduta. Seconda ammonizione e anche il Genoa è in dieci. Sei minuti di recupero allucinanti perchè il Genoa non la vede mai. 94' Un passaggio in orizzontale mette sulla destra De Vezze in condizioni di tentare il tiro. La palla centrale sfugge a Rubinho e Rossi deve intervenire per liberare. Proprio all' ultimo secondo un passaggio da sinistra taglia il campo liberando ancora De Vezze questa volta in area solo soletto davanti alla porta. Rubinho esce e in tuffo respinge il tiro dell' ex genoano. Finisce tra i fischi che tagliano la nebbia.

 

Le Pagelle by Akaiaoi

Rubinho 6,5 : Praticamente mai impegnato se non per respingere la punizione di Pulzetti. Negli ultimi due minuti prima ribatte malamente un tiro centrale e Rossi deve rinviare mettendoci una pezza poi il suo prodigioso intervento su De Vezze salva il risultato. Se era un attaccante la sua parata valeva tre punti. Bega, Bovo, Lucarelli 5,5 : Ovvero il reparto difensivo. Uno contro uno Tavano non la prende mai o se la fa portare via. Bogdani la vede una sola volta e allora? Non è un voto al singolo ma al reparto che ha denotato pecche imperdonabile. Vidigal fa quello che vuole mentre tutti guardano, una volta messa palla in area a Bogdani tutti guardano e nessuno salta neanche a disturbo. Parte Pasquale e tutti stanno a guardare poi qualcuno si ricorda di Mantova e prova a intervenire ceffando la scivolata. Arrivato in area Pasquale tenta di rientrare e s'ingamba da solo. Bega anche lui entra in scivolata ceffando giocatore e palla di almeno 30 cm. Non si sa quale regolamento adotti Dondarini per concedere il rigore, forse quello di Saccani. Era a pochi metri e a campo visivo aperto. Pulzetti lo marcavo io mentre tutti gli altri stavano a guardare. Partono sciabolate da 40 metri i giocatori guardano la palla, girano la testa e alle loro spalle a campo completamente scoperto si accorgono che c'è Pulzetti che gioca a dadi. De Vezze idem dall' altra parte e a momenti ci fa grifoni capponi. Bovo si spinge anche in avanti... ma è meglio che rimanga indietro. (59' al posto di Lucarelli Konko 5 : Rossi dietro e lui a centrocampo. Fresco entra e la tocca una, due, tre quattro volte piano forse perchè c'è Papa Waigo che dorme. In occasione dell' espulsione di Vidigal stoppa la palla, se la fa portare via e poi fa entrare in area l'avversario senza contrastarlo). Rossi 6,5 (per la volontà sia nel primo che nel secondo tempo) Dopo una prima frazione senza infamia ne lode si sposta in difesa per l'uscita di Lucarelli. Tutte le volte deve rincorrere sulla fascia l'avversario in vantaggio di metri, soprattutto Pulzetti. Tatticamente è prezioso, non è facile cambiare posizione così come fa lui che mette tra l'altro sulla testa di Borriello la palla del pareggio. Juric 7 : Tampona sempre e su tutti, non tira mai la gamba indietro. Le sue entrate sono spesso rudi ma quando l'arbitro gli fischia fallo la sfera è comunque molto distante dalla porta. E' l'unico che non sta a guardare solo la palla ma guarda anche quello che gli succede attorno. Si becca il primo giallo per aver detto all' arbitro che non era rigore poi il secondo per una caduta in area forse troppo galeotta. Milanetto 4: A parte il rigore fallito si fa notare perchè quando batte i calci d'angolo è da arrestare per villipendio alla bandierina del corner. Trattiene sempre troppo la palla, a volte l'arbitro gli concede il fallo altre no e il Livorno riparte. Speriamo sia rimasto solamente un po' scosso a causa del rigore spedito sulla traversa. (65' Paro 6: Per la volontà e perchè gli va bene che gioca poco. Tira in porta da discreta posizione e la manda in braccio ad un pensionato posizionato nell' ultimo gradone della Sud). Fabiano 5,5: Compitino e solite palle nel bisagno, spinta in avanti quasi nulla. Certo non fa errori gravi. Sarà si e no al 60% della forma. Naturalmente il discorso sulla fase difensiva del centrocampo è uguale e legata a quella del reparto difensivo e cioè quasi tutti a guardare. Sculli 5: Cosa gli vuoi dare? Sbaglia lo sbagliabile poi fa uno scambio giusto poi perde palla. Sta sulla difensiva quando il Livorno non passerebbe il centrocampo manco se l'arbitro gli fischiasse un fallo alla football americano con avanzamento d'ufficio di 20 yards. Quando si accorge che Gasperini è arrabbiato mette due bei palloni in area e poi esce. (33' Papa Waigo 4:  Subentra a Sculli... cioè almeno così è riportato sul tabellino. Appena in campo devia di testa una palla battuta dall' angolo da Juric poi non corre, non salta l'avversario, non si smarca, fa assist agli avversari, manda palle filtranti in area per Amelia e probabilmente a fine gara sbaglia pure spogliatoio. Gasperini gli grida di desbelinarsi ma niente. Borriello 7,5: Il suo arrivo non era stato accolto con gran entusiasmo per via della sua scarsa vena realizzativa. Combatte come un leone sia contro gli arcigni difensori livornesi che contro l' arbitro che in 90' minuti gli fischia due falli a favore e tutti gli altri contro a prescindere. E' l'unico pericoloso in attacco e non per niente si cerca e trova il calcio di rigore ed è il realizzatore della prima rete dal ritorno in A del Genoa.  Di Vaio 5:  Due cose, un aggancio con rientro a centro area e tiro con palla in gradinata e un colpo di tacco deviato da Amelia in angolo. Il resto, scatto, forma, tiro, scambi è mancia. Qualcuno deve spiegargli che la bandierina del corner di destra non gioca col Genoa perchè lui insiste ad inviargli i traversoni dall'altra fascia. La cosa più interessante di queste pagelle è che se devo dare i voti al Livorno sono peggio di quelli del Genoa. Si salvano solo Amelia che non sbaglia un intervento manco a mettergli il sapone sui guanti, Loviso, Pulzetti e Vidigal più per la quantità che per la qualità. Rossini è una barzelletta, tocca tre palloni e fa quattro falli. Gasperini: 5,5 : Non è colpa sua se Milanetto spreca. Non è colpa sua se Waigo, Sculli, Di Vaio ed altri ancora non girano. Diventa colpa sua se tra altre 3 settimane non girano perchè gli ha avallati lui ed è lui che li allena. Waigo è un "contropiedista" spazi larghi, uno contro uno etc. Di Vaio poco ci manca. Oggi giocavamo col Livorno tutto in difesa e nessuno dei due ha le caratteristiche di crearsi gli spazi nelle difese chiuse. Io vorrei Leon in campo anche su un piede solo ma non posso dare giudizi visto che non conosco le sue condizioni di ritorno dalla nazionale. Certo lui gli spazi se li crea, certo lui le difese le scardina, certo qualche punizione o qualche espulsione la causa. Che sia l'uomo derby? (toccatina qua e la!). Arbitro: Dondarini 4 : Un arbitro, sostenuto dai guardalinee, deve attribuire angoli, piccole scorretezze, furbate, falli laterali e essere pronto a giudicare i due o tre episodi importanti che escono fuori dalla partita. Gara in questione che tra l'altro è stata tutt' altro che scorretta a parte il finale. E' quindi un arbitro sto reduce di calciopoli per Sambatoria-Fiorentina?

 

Nota dell' autore: Non chiedetemi cosa cacchio guardavano perchè non lo so!!!! 

 

   

 

TUTTOSPORT - Il Genoa sbaglia un rigore, il Livorno no. Ma Borriello salva i rossoblù. A Marassi vincono i rimpianti. Preziosi: «Un altro penalty dubbio contro di noi». Spinelli: «Corriamo poco e male». di anselmo Gramigni. GENOVA. E alla fine recriminano tutti. E tutti hanno un pezzo di ragione perché la sfida di Marassi tutto ha avuto meno che una logica. Il Genoa, che ha provato con ogni mezzo a vincere la partita, in pieno recupero ha rischiato seriamente di perderla e deve ringraziare san Rubinho. Il Livorno, che ha iniziato a giocare con una paura palpabile, ha rischiato a sua volta di perderla, dopo aver tanto sofferto, quando ormai sembrava averla in pugno. Così, a volte, è il calcio anche se... «Voglio rivedere quel rigore concesso al Livorno, non mi pare che ci fosse - arringa a caldo Preziosi -. Un altro rigore dubbio contro, come quello fischiatoci con il Milan. Speriamo non diventi un’abitudine. Comunque meritavamo noi la vittoria, abbiamo giocato a una porta sola e creato un’infinità di occasioni da rete». Ha ragione, il patron rossoblù, ma fino a un certo punto. Il suo Genoa parte subito all’assalto della porta livornese, procurandosi al 9’ un rigore per un fallo di Grandoni su Borriello (preceduto però da una trattenuta dell’attaccante non vista dall’arbitro). Sul dischetto si presenta Milanetto che però non trasforma, spedendo il pallone sulla traversa. Errore marchiano che i rossoblù pagheranno per tut­ta la gara. E già avevano rischiato di pagare caro una dormita colossale della difesa al 2’ quando Bovo e com­pagnia avevano permesso a Bogdani di colpire di testa a due passi da Rubinho. Ma l’albanese era in vena di re­gali... Milanetto, non pago, ciabatta fuori un ottimo pal­lone al 14’, poi i rossoblù iniziano a collezionare angoli su angoli, quasi tutti preda di Amelia. Il problema è che la palla arriva velocemente nei pressi dell’area avver­saria ma manca l’ultimo passaggio e per i ragazzi di Gasperini il gol diventa un miraggio. Correzione in cor­sa, discutibile: dentro Papa Waigo fuori Sculli mentre Di Vaio, dopo l’ennesimo controllo sbagliato, inizia a beccarsi i primi fischi dei tifosi. Fischi che diventeranno un boato a fine gara tanto da far dire a Preziosi: «I nostri tifosi devono rispettare un giocatore che l’anno scorso ha fatto tanto per il Genoa. I fischi sono stati ingenero­si e ingiustificati. Ora c’è il derby, ho buone sensazioni, speriamo di far felice il nostro pubblico». Fischi dalla tri­buna anche a Pastorello, per la campagna acquisti. La ripresa si apre con un quasi regalo di Dondarini al Livorno. E’ il 6’ quando Bega intercetta Pasquale in area ma il contatto pare non esserci. Così non è per l’arbitro che assegna il rigore. Tavano fa l’unica cosa giusta della sua modesta partita e trasforma regalando sicurezza alla sua squadra e facendo piombare nello sconforto Marassi. Il Genoa rimedia al 12’, Rossi indisturbato s’invola a destra e crossa al centro dove Borriello può colpire in tutta calma di testa e battere un sorpreso Amelia. La situazione psicologica si capovolge ma gli errori di mira di Di Vaio e compagni fanno strappare i capelli perfino ad Aguilera e Skuhravy che assistevano all’incontro tra i tifosi della Nord. Spinelli, ex presidente genoano, a cui lo stadio ha riservato una calda (si fa per dire) accoglienza, soffre. «Non ci siamo ancora. Corriamo poco e male, siamo indietro fisicamente. Speriamo bene». Intanto Vidigal e Juric vengono spediti anzitempo nello spogliatoio per doppia ammonizione mentre appare in campo De Vezze al posto di Tavano. E l’ex rossoblù, nel recupero, spaventa Marassi con due conclusioni, la seconda delle quali neutralizzata da un grandissimo Rubinho. Dopo 6’ di extra time finisce la contesa tra il malumore della tifoseria. Gasperini: «Il rigore nostro sbagliato era un brutto segnale. Volevamo vincere ma non ci siamo riusciti anche se l’avremmo più che meritato. Il derby potrebbe darci ulteriori certezze. Di Vaio? Anche l’anno scorso partì piano poi fu decisivo ». Il tecnico critica Papa Waigo: «Non ha dato ciò che mi aspettavo. Ha avuto un’involuzione, deve darsi una scossa». Borriello è un po’ deluso: «Speravo nei tre punti, vorrà dire che ce li prenderemo nel derby. Sì, voglio vincerlo». Orsi si tiene stretto il primo punto in campionato: «Potevamo anche vincere ma va bene così. I risultati danno fiducia. Amelia? E’ tornato e direi che è andato bene. però, se entra quel pallone di di De Vez­ze... ».

TUTTOSPORT - LE PAGELLE Di Vaio è imbarazzante. Genoa. Rubinho 7: decisivo in almeno tre circostanze. Nel finale salva il pari su De Vezze. Bega 6: partita attenta ma sfortunata. Provoca il rigore con l’entrata su Pasquale, ma l’intervento non pareva meri­tevole di tale punizione. Bovo 6: rientra dopo una lunga assenza e dà il suo apporto senza strafare. Lucarelli 6.5: il più puntuale della difesa, peccato rimedi una distorsione che rischia di fargli saltare il derby. Konko (14’ st) 6: utile alla causa. Rossi 6.5: corre come un mat­to e serve palloni interessanti. Milanetto 5: sbaglia dagli un­dici metri e non si risolleva più. Paro (21’ st) 5.5: passo lento. Juric 6: tra i migliori ma un voto in meno per l’espulsione che forse poteva evitare. Fabiano 6: svolge il compitino senza accendere la fantasia. Sculli 6: parte beninino poi viene sostituito a sorpresa per scelta tecnica. Papa Waigo (34’ pt) 5.5: combina poco. Borriello 7: l’unico vera spina per la difesa toscana. Festeggia il debutto in campionato con un bel gol e ne sfiora un altro. Di Vaio 4: imbarazzante anche nei movimenti tecnici più semplici come gli stop. Fischiato da tutto Marassi. All. Gasperini 5.5: affretta il cambio Sculli-Papa Waigo e non può mettere Leon causa acciacchi di Milanetto e Lucarelli. E altri piccoli errori. Livorno. Amelia 6: sorpreso sul gol di Borriello ma compie buoni interventi. Knezevic 6.5: cancella Di Vaio e mostra sicurezza. Grandoni 6: provoca il rigore su Borriello ma dopo essere stato... provocato. Per il resto benino. Galante 5.5: un po’ incerto. Balleri 6: a destra macina chi­lometri e fa il suo. Pulzetti 6.5: conquista parec­chi palloni e si ripropone con personalità. E. Filippini (33’ st) 6: rinsalda il bunker nel finale. Loviso 6: strepitosa una sua punizione neutralizzata da Rubinho. Gioca però con scarsa continuità. Vidigal 6: pure lui un voto in meno per l’espulsione. Uomo ovunque e fondamentale per una squadra che, per ora, ha pochi punti fermi. Pasquale 4.5: si procura un rigore, aiutato dall’arbitro, ma per tutta la gara soffre chiunque gli si presenti davanti sul­la fascia di competenza. Prima Sculli, poi Papa Waigo e anche Rossi. Tavano 6: trasforma il rigore poi combina poco altro. De Vez­ze (19’ st) 6.5: ex dal dente avvelenato, mette paura al Genoa nel finale. Bogdani 4.5: increbile l’errore al 2’ sottoporta. Mai pervenu­to. Rossini (1’ st) 5: si batte ma senza costrutto. All. Orsi 6: un punto per il morale e la classifica. Ma la squa­dra deve essere registrata e migliorata anche sotto il profilo atletico. Arbitro. Dondarini 4: assegna un rigore al Genoa per un fallo di Grandoni su Borriello ma non vede la precedente trattenuta dell’attaccante. Concede un penalty al Livorno a dir poco dubbio. espelle con eccessiva fiscalità Vidigal e Juric. Fermiamoci qui.

CORRIERE SPORT - GENOA-LIVORNO 1-1. Marassi fischia Spinelli Milanetto sbaglia un rigore (traversa) Finale ad alta tensione con tre espulsioni. GENOVA - Un punto a testa, il Livorno muove la sua classifica. Sarà contento il presidente Aldo Spinelli che non voleva uscire da Marassi sconfitto e che è arrivato allo stadio poco prima del fischio di inizio, giusto in tempo per farsi ricordare dalla gradinata Nord che la sua ex tifoseria non lo ama più. Al 9' Borriello, sul limite dell'area piccola, viene trattenuto da Grandoni, dopo però aver fatto lui fallo per primo sul difensore livornese: per Dondarini è calcio di rigore. Penalty che batte Milanetto. Botta forte e centrale ma palla che colpisce la traversa. Il secondo tempo inizia con il favore degli ospiti. E' Pasquale a saltare Milanetto e Juric, entrare in area e farsi atterrare da Bega. Secondo rigore, batte Tavano: portiere da una parte e pallone dall'altra. Il Grifone rimedia allo svantaggio solo 6 minuti dopo. Rossi sul­la destra salta Pasquale e crossa per Borriello che, di testa, salta Amelia mossosi con ritardo. Il finale è sulle ali del nervosismo con tre espulsioni in pochi minuti. Prima Vidigal che cerca il contatto in area con Bega e cade a terra chiedendo il rigore: Dondarini è proprio lì davanti e non ci casca. Per lui doppio giallo e partita finita ad una mancia­ta dal 90'. Stessa sorte per Juric nel recupero. Espulso anche Orsi per proteste. GENOA ( 3- 4- 3): Rubinho 6,5; Bega 5,5 Bovo 6 Lucarelli 6 (16' st Konko 6); Rossi 7 Milanetto 5,5 (20' st Paro 6) Juric 6 Fabiano 5,5; Sculli 5 (35' pt Papa Waigo 5,5) Borriello 6,5 Di Vaio 5. A disposizione: Scarpi, Coppola, Figueroa, Leon. All.: Gasperini 6. Falli commessi: 19 Fuorigioco provocati: 4 LIVORNO (3-5-2): Amelia 6; Grandoni 5,5 Galante 6 Knezevic 6,5; Balleri 5,5,Pulzetti 6 (33' st Filippini sv) Loviso 6,5 Vidigal 7 Pasquale 6,5; Tavano 6 (18' st De Vezze 6) Bogdani 5 (1' st Rossini 5,5). A disposizione: De Lucia, Rezaei, Volpe, Diamanti. All.: Orsi 6. Falli commessi: 29 Fuorigioco provocati: 5 ARBITRO: Dondarini di Finale Emi­lia 5 Guardalinee: Chiocchi e Ciancaleoni Quarto uomo: Herberg. MARCATORI: 6' st Tavano (L, rig), 12' st Borriello (G) ESPULSI: al 43' st Vidigal ( L) per doppia ammonizione, al 46' st Juric (G) per doppia ammonizione AMMONITI: 39' pt Pulzetti ( L) per gioco scorretto, 26' st Pasquale ( L) per gioco scorretto, 45' st Rossini (L) per gioco scorretto NOTE: al 9' pt Milanetto (G) sbaglia un calcio di rigore (traversa). Angoli: 13-3 per il Genoa. In tribuna gli ex rossoblu Skuravy e Aguilera. Spettatori: 24.000 circa. Allontanato al 45' st Orsi (L) per proteste. Recupero: pt 2, st 6'.

 

L SECOLO XIX - Una prodezza e un rigore sbagliato. di Giovanni Ciolina. GENOVA. Costringe ai paletti il Livorno per tutto il primo tempo e buona parte della ripresa, fallisce il rigore che può cambiare la partita dopo 10 minuti, va sotto con un regalo di Dondarini (quanti errori!) che permette a Tavano di poter dire di aver giocato aMarassi calciando un rigore perfetto, recupera con super Borriello, rischia di vincere,ma nel finale Rubinho (bravo anche su Loviso dai 30 metri) strega l’exDeVezze e salva il punticino. Sarà poco,ma è meglio di niente.E in un campionato folle come quello che si sta vedendo in queste prime tre giornate,muovere la classifica non è cosa disprezzabile. Genoa e Livorno si spartiscono la posta in palio(11) e sicuramente ilpiù contento è il tecnico amaranto Orsi. Gasperini ha comunque spunti per sorridere. «Sicuramente non per il risultato » e per le prestazioni di alcuni rossoblù,ma il bicchiere resta sicuramente mezzo pieno. Intanto perché la squadra gioca agonisticamente e fisicamente una buona gara. Quella che molti avrebbero voluto ammirare con il Milan e cheora, invece, fa storcere il naso al loggione rossoblù. «Influenza dei risultati» è la corretta sintesi del tecnico livornese sul tema dei giudizi. E così il punto strappato con grande coraggio al Ferraris rende la prova di Galante e compagni gradevole agli ospiti. Certo il Livorno (che al momento del riscaldamento si accovaccia inmezzo al campo inunrito che si rivelerà fortunato) ci mette il cuore, ma il 352 allestito da Orsi è votato al sacrificio.Esoffre.Contrariamente la conclusione della sfida è accolta da una sonora fischiata del popolo di casa. Sono i due volti della partita. Resta il fatto che il Genoa può e deve far meglio,soprattutto in attacco dove sono mancate «destrezza, abilità, tecnica nel tiro e nell’ultimo passaggio » e dove solamente Borriello brilla di luce propria. Il Grifo deve tirar fuori gli artigli e diventare spietatamente cinico. In serie A non si possono sbagliare troppe occasioni. Maeccoloilrovescio,positivo,della medaglia: le tante occasioni create. Buon segno. Tornando alla prova dell’attaccante napoletano è quanto dimeglio ci si potesse aspettare da un giocatore all’esordio. Un gol in avvitamento su cross di MarcoRossi, quandoi fantasmi di una sconfitta cominciano ad aleggiare suMarassi e la gente suda freddo; un rigore procurato e tanto peso offensivo sono le chicche del bomber rossoblù. SuperBorriello rende terribile il pomeriggio di Grandoni che non riesce proprio a prendere le misure all’avversario. Purtroppo i due compagni di reparto non si esprimono al suo pari.Di Vaioè generoso,ma sprecone; Sculli è invece il suo negativo(meglio tecnicamente, un po’in calo dal punto di vista fisico) e Gasperini lo cambia dopo mezz’ora. Presto, troppo presto brutto, forse, sotto il profilo psicologico ma probabilmente il tecnico vuol lanciare un messaggio all’ex bianconero e soprattutto confida sulla velocità di Papa Waigo per far saltare il banco amaranto. A posteriori si può dire (facilmente) che si rivela niente di più sbagliato. La gazzella del Senegal, sembra rimasta in Burkina Faso con la nazionale e il risultato della sua prestazione è un «non pervenuto» emblematico. Difficile esprimere un parere sul Papa, anche perché è troppo brutto per essere vero. «La maglia delGenoa a volte pesa,ma lo recupereremo» è la rassicurazione diGasperini. L’importante è non rendergli la vita dura e trasformare la sua domenica in un’occasione di passione e tensione. Se in serie B aveva fatto 15 reti, non sarà mica un bidone? Ma serve l’affetto della gente, lo stesso che si regala atutti i rossoblù,compresoquell’Ivan Juric che giganteggia in mezzo al campo e rende meno opaca anche la prestazione diMilanetto. Che il direttore non sia ancora al meglio è sotto gli occhi di tutti. E non per il rigore fallito (10’), anche se decisivo. La prova del torinese si affloscia sui calci d’angolo, al punto da far arrabbiare addirittura Gasperini che gli chiede una battuta più attenta e meno vicina ad Amelia.Non è poi il metronomo puntuale che detta i tempi rossoblù. Si sopperisce quindi con la corsa. I polmoni di Juric (merita una chiamata in nazionale) e quelli di Rossi sbuffano a più non posso: formano un mix vincente e di grande utilità. Proprio in vista del derby, l’espulsione e conseguente squalifica del croato, rappresentano il neo di giornata. Sono molti gli spunti di soddisfazione per Gasperini. La difesa va. Bovo è unelemento recuperato.Deve crescere, ma svolgeil suo compitocon attenzione e precisione. La vicinanza di Lucarelli (Orsi deve cambiare Bogdani, annullato dall’ex di turno) lo aiuta molto, ma in questo periodo la fortuna non è innamorata del Grifone: distorsione alla caviglia per Alessandro e due settimane di stop. Soprattutto niente derby. Malasuerte direbbe Figueroa, che per qualche minuto sogna di entrare, ma proprio il kappao del livornese lo costringe a tornare in panchina. Come la spia rossa che si accende per il serbatoio di Milanetto che spinge Leon in panchina per far spazio a Paro: peccato, ma il derby è lì, dietro l’angolo, con un carico di emozioni e sensazioni in grado di caricare chiunque.

IL SECOLO XIX - Gasperini aspettale punte. di Giuliano Gnecco. Genova. Dieci tiri per un gol. Storia vecchia: neppure su rigore si fa centro. «Sono brutti segnali, non siamo stati molto fortunati», osserva Gian Piero Gasperini tra il serio e il faceto. Di buono c'è che il Genoa ha recuperato Borriello: subito in palla, subito in gol. Di negativo c'è che l'attacco - fiore all'occhiello alla vigilia del campionato - continua a faticare. Il primo tempo in particolare è stato una sorta di assalto a Fort Apache: lo confermano i dieci calci d'angolo in 45'. Gol? Zero. Gasperini osserva: «Non abbiamo avuto destrezza e abilità tecnica nello scambio, nell'ultimo passaggio. È anche un problema di condizione, anche se un po' di caratteristiche: ci sono due situazioni diverse, paghiamo i problemi avuti ad agosto. Comunque abbiamo avuto lo spirito giusto, che ci ha permesso di raddrizzare il risultato». Però Sculli, Di Vaio e Papa Waigo non riescono ancora a dare quanto sarebbe nelle loro possibilità: «Sculli è stato fermo dieci mesi e sta cercando di trovare la condizione migliore perché un conto solo gli allenamenti e un conto la partita in campo grande - ricorda Gasperini - Era in affanno sotto il profilo atletico. Pensavo che Papa Waigo ci potesse dare velocità, perché ci mancavano rifinitura e velocità. Mi spiace perché Papa Waigo in precampionato ha fatto cose importanti in velocità. Ora è un po' in evoluzione; è un ragazzo giovane, ha qualità. Deve però avere la mentalità di questa squadra. Poi puoi giocare bene o male, puoi anche sbagliare. Ma ci deve essere più presenza, anche se mettere la maglia del Genoa a volte pesa. Di Vaio invece ha dato tantissimo, spiace sia stato beccato. L'anno scorso all'inizio è stato così, poi i suoi gol sono stati importanti, e comunque anche oggi ha avuto 3-4 occasioni importanti: il suo impegno è encomiabile. Se non si fosse fatto male Milanetto sarebbe entrato anche Leon, che non vedevamo ha dieci giorni per la Nazionale. Bisogna aspettarli. Ricordiamo che abbiamo una squadra nuova, che che ritroviamo giocatori come Figueroa e Sculli che sono stati parecchio fuori: a loro, come a Coppola, bisogna dare tempo». La svolta? La speranza è che arrivi nel derby, come per il Genoa di Bagnoli: «Sono partite che ci servono per crescere - sottolinea Gasperini - Può dare spessore a questo gruppo, aiutarlocompattarsi. È un peccato che manchi Juric: è stato ammonito in modo brutto, ha protestato in modo civile». Alla fine è arrivato anche qualche fischio, ma non c'è il clima da ultima spiaggia del 1990: «Non vedo tutta questa pressione sul Genoa - nota il tecnico - Anzi, vedo i tifosi a Pegli e allo stadio, e ci incitano sempre». Giovedì alle 15 si sono già dati appuntamento al Signorini per spingere la squadra in vista della stracittadina. Con il Livorno era attesa la prima vittoria, da qui un pizzico di delusione. Ma non è tutto da buttare, anzi: «Siamo stati bravi a raddrizzare una situazione che si era fatta difficile - ricorda Gasperini - Sappiamo che dobbiamo fare questo tipo di campionato. Se avessimo segnato il rigore forse avremmo visto una partita diversa. Invece siamo andati sotto per un rigore dubbio, siamo stati bravi a raddrizzarla. Gli angoli non sono stati calciati bene, specialmente nel primo tempo, ma ci siamo resi pericolosi. Mi spiace non sia arrivata la vittoria: sarebbe stata meritata».

IL SECOLO XIX - BORRIELLO, un gol sotto gli occhi di Belen. di Giovanni Ciolina. Genova. Segna un gol capolavoro, si procura il rigore che Milanetto calcia sulla traversa, si crea un'altra mezza dozzina di buone occasioni, ma soprattutto regala una prestazione importante per volontà, impegno, dedizione ai compagni e rendimento in chiave collettiva. Insomma, Marco Borriello non fallisce la prima in rossoblù e regala all'esordio ufficiale con la casacca del Grifone quei particolari che tanto piacciono al popolo rossoblù. «Avessimo segnato su rigore forse il match cambiava - spiega - Il gol avrebbe fatto la differenza. E invece abbiamo dovuto rincorrere». Insomma un esordio alla grande in campionato. «Sono contento della mia prova» anche se non si sente importante. «Siamo tutti importanti». Ed è sincero. «Il tecnico Gasperini ha voluto 22 giocatori e ci sarà spazio per tutti». Nonostante una prestazione giudicata unanimamente la migliore di giornata, Borriello si trincera dietro un «non so» che la dice lunga. «Ho avuto un paio di occasioni di testa, ma tutta la squadra ha creato le possibilità per vincere. Un punto, comunque va bene». Ed invece ora non resta che pensare al derby «e sperare di ottenere la prima vittoria. Aspetto quella partita, visto che ho giocato anche con la maglia dell'altra squadra. Ci tengo e spero di fare bene. Ci arriviamo entrambi in condizioni difficili, ma i blucerchiati sono tornati da Napoli con qualche infortunio importante». Dopo la gara con il Milan vista dalla tribuna per l'infortunio muscolare partito a due giorni dalla prima gara, Borriello ha finalmente saggiato il clima di Marassi. In tribuna il fratello minore e la fidanzata Belen Rodriguez che hanno poi seguito il bomber anche in sala stampa dando vita ad un quadretto simpatico con Fabio Galante che scherza con la modella vnezuelana per far ingelosire il bomber. Lei lo guarda e sorride, mentre Marco risponde alle domande. Borriello all'improvviso saluta la comitiva di cameramen e giornalisti che lo assediano nel pancione del Ferraris con un «adesso basta» e corre dalla sua Belen. Ma Borriello è così, un personaggio fuori dalle righe. E forse anche per questo piace alla gente genoana.

 

IL SECOLO XIX - Il pagellone. di Giuliano Gnecco. RUBINHO 7. Spettatore per 37’, poimette le ali per deviare in angolo una punizione calibrata di Loviso, che sta per insaccarsi nell’angolino basso: è una di quelle parate che vale un gol.Nulla può invece su Tavano dal dischetto. Bravissimo invece a togliere la palla dalla testa del liberissimoVidigal sull’angolo di Pulzetti.Un solo errore: nel recupero gli sfugge la palla dallemani, è Rossi a salvarlo. Si riscatta prontamente dicendo no aDeVezze: sarebbe stata la beffa. BEGA 6,5 Tavano – il Tavano di questi tempi – simarca quasi da solo; lui però non si fida e si applica senza pause per tenere lamuseruola ben appiccicata all’ex romanista. Poi entra pulito su Pasquale, che era partito in slalom: per l’arbitro è rigore che trasforma lo stesso Tavano. Quando esce il fantasista campano, inizia a prendersi cura di Vidigal, avanzato daOrsi a sostegno di Rossini.Una prova di carattere. BOVO 6 La lancetta dei secondi non ha ancora completato il primo giro che lascia saltare indisturbato Bogdani, il quale di testa appoggia di un soffio a lato: un debutto da brividi. Paga in questomodo la ruggine: era damesi che non giocava una partita vera. Lentamente si rinfranca, prende confidenza. Si propone anche in avanti, specialmente sui calci piazzati: le sue punizioni potranno essere un’arma importante nel corso della stagione.Ha solo bisogno di trovare condizione,ma già così è un bell’acquisto. LUCARELLI 6 Contro la sua ex squadra la squadra della sua città tiene particolarmente a fare bella figura. In prima battuta prende in consegna Bogdani (che tende ad accentrarsi finendo nella zona di Bovo): di testa o di piede esce quasi sempre vincitore. Prova anche a spingersi in avanti, cerca pure il gol dell’ex. In verità poco impegnato, cerca di farsi intraprendente oltre confine. Poi una distorsione alla caviglia lo costringe ad alzare bandiera bianca: è a rischio per il derby, in settimana gli accertamenti (14’ st KONKO6: la FormulaUno del precampionato perde giri; fatica ad entrare subito in partita, però poi trova le misure e si fa valere con l’esperienza. Deve ritrovare l’intesa con Papa Waigo). ROSSI 6,5 Rientra dopo un lungo stop, e inizialmente ne paga le conseguenze. Poi cambia marcia, accelera e insiste a cercare il fondo, rendendo innocuo Pulzetti.Nella ripresa? Taglio inmezzo, allargamento sulla destra, cross dal fondo: il pareggio di Borriello è permetà suo. Con l’uscita di Lucarelli si abbassa sulla linea dei difensori, a controllare Rossini, non rinunciando però a sovrapporsi a Konko. Perfetto anche quando chiude su Pulzetti, che si stava pericolosamente involando sulla sinistra. Provvidenziale anche in pieno recupero ad anticipare Rossini in area piccola.Da difensore giocherà più di una partita: se ci crede è il suo ruolo futuro, perché è bravo in marcatura e partendo da lontano è ancora più pericoloso. MILANETTO 6 Entra subito in partita: lotta e costruisce accelerando i ritmi. Sfortunato dal dischetto: centra la traversa, lui che lo scorso anno era stato l’unico immune dallamaledizione degli undicimetri. Ci riprova subito, in corsa, su invito diDi Vaio: stavolta lamira è alta.Di solito fa correre la palla, stavolta corre parecchio anche lui: alla fine entra in riserva, ed è costretto ad arrendersi ai crampi (21’ st PARO5,5: che abbia qualità si sa,ma non è ancora riuscito ad ambientarsi e ad entrare negli ingranaggi. Sembra paradossale per uno che conosce beneGasperini,ma era già successo lo scorso anno con Zeytulaev.Non è un incontrista; il fatto di non avere accanto Milanetto dovrebbe consentirgli di prendere la squadra permano, invece è timido e lascia che a dettare i tempi sia Juric.Ha anche poca fortuna quando spara alto un bel sinistro in corsa: poteva essere il gol che gli avrebbe dato la fiducia della quale ha bisogno). JURIC 7 Cattivo come l’aglio, ha una grinta che potrebbe vendere un tanto al chilo: interviene senza paura su chiunque gli capiti a tiro, sradicandogli letteralmente la palla dai piedi.Va in raddoppio e in pressing continuo, vede pure il gioco e tatticamente è già un allenatore in campo: sotto questo profilo ha unamarcia in più. Se lo pagassero un euro per ogni pallone recuperato sarebbe subito necessaria una ricapitalizzazione. Quando esceMilanetto, si prende pure il centrocampo sulle spalle. Poi finisce espulso per due ammonizioni piuttosto fiscali: la sua assenza del derby in questo stato di forma è per ilGenoa la tegola più grossa della giornata. FABIANO 5,5 Un paio di numeri, un paio di diagonali con ilmanuale del calcio inmano, qualche accelerazione, anche alcuni affondi. Però non è ancora il giocatore devastante della scorsa stagione: la condizione lo limita troppo. In altri tempi avrebbe asfaltato uno con il passo del Balleri attuale, invece non riesce a fare la differeza e a sfondare.Gli serve solo tempo. SCULLI 5,5 Fatica ad entrare in partita; aiuta in coperturama non graffia in avanti.QuandoGasperini sta per richiamarlo in panchina, si inventa un numero e – lasciando sul posto Pasquale – scodella inmezzo per Borriello: ne nasce l’ennesimo calcio d’angolo. La staffetta si realizza dopo (33’ pt PAPAWAIGO 5: appena entrato, su corner di Juric, si libera della marcatura diGalante e stacca di testa ma sbaglia lamira.Ha qualche spunto, e sicuramente è un giocatore di valore, ma glimanca il cambio di passo e la velocità che lo aveva reso devastante nel precampionato). BORRIELLO 6,5 Non dà per persa una palla lunga di Bovo, duella con Grandoni anche quando pare non ci sia nulla da fare, e finisce per guadagnarsi un rigore. La rete del pareggio è da rapace d’area: al posto giusto, nelmomento giusto e con una precisione millimetrica. Si batte sempre con un cuore così. DI VAIO 5,5 Si sacrifica per la squadra a costo poi di pagarle le conseguenze e finire beccato.A inizio ripresa taglia inmezzo, è lesto a ingannare Knezevic,ma il suo siluro di destro si spegne sopra la traversa.Nel finale ci prova anche di tacco,maAmelia non si fa sorprendere. LIVORNO Amelia 6; Knezevic 6,Grandoni 5,5,Galante 6,5; Balleri 6, Vidigal 6, Loviso 6,5, Pulzetti 6 (33’ st E. Filippini sv), Pasquale 6,5; Bogdani 6 (1’ st Rossini 6), Tavano 5(19’ stDeVezze 6). ARBITRO Dondarini di Finale Emilia 5: non può che indicare il dischetto per il fallo di Grandoni su Borriello; non se la sente di concedere il bis pochiminuti dopo quando lo stesso ex sampdoriano trattiene per lamaglia in area il centravanti . Fischia invece sull’altro fronte un intervento di Bega in anticipo su Pasquale. Eccessivamente fiscale il cartellino costato l’espulsione di Juric.Nel finale dà l’impressione di gradire il pareggio.

IL SECOLO XIX -  Preziosi difende Di Vaio: "I fischi sono ingenerosi" di Giovanni Ciolina. GENOVA.«No, quei fischi verso Di Vaio sono ingiusti, ingenerosi.Non li posso accettare, anche perché non possiamo dimenticarci che l’anno passato ci ha dato tante soddisfazioni e il pubblico aveva coniato cori per lui. Direi che sono fischi ingenerosi, anche se non possiamo fare altro che accettare le reazioni della gente.Ma fanno male». Il presidente Enrico Preziosi scende in campo in prima persona a difesa dell’ex monegasco, di un giocatore che in queste prime tre partite non ha certo brillato per giocate travolgenti, anche se ieri ha lottato e si è battuto su ogni pallone. «Poi sbaglia anche cose facili, ma in ogni gara si trova a giocare 34 occasioni importanti» puntualizza Gasperini. Insomma in casa rossoblù non accettano che l’ambiente genoano imbastisca un caso Di Vaio e individui ingiustamente nel romano il capro espiatorio di un attacco che fatica a trovare la porta. «Di Vaio è un grandissimo giocatore, un professionista e se devo andare a fuoco ci vado.Non bisogna dubitare su di lui» è la testimonianza particolarmente accorata di Juric. Insomma, Marco Di Vaio non è al massimo della condizione, ma dalla sua ha anche lo scarso appoggio della fortuna. Il controllo in anticipo e immediato tiro scoccato nella ripresa con il Livorno meritava miglior fortuna. Sul piatto della bilancia ci finiscono anche i tanti, forse troppi, appoggi sbagliati e qualche controllo non perfetto, ma non bisogna dimenticarecheil romano sta seguendo la medesima parabola dello scorso anno, quando i fischi hanno salutato le prime prestazioni, per poi lasciare spazio alle ovazioni dopo i primi gol. Basterebbe forse un pochino più di equilibrio e cautela nei giudizi. Dalla tribuna è tutto facile, anche bruciarsi un giocatore che ha classe, fiuto del gol e grande esperienza inA. Enrico Preziosi si rammarica per «le troppe occasioni sbagliate e si sa che se non concretizzi le supremazie alla fine paghi». Ma è sottoporta «che abbiamo commesso un po’ troppi errori aggiunge il presidente genoanoe se non segni tutto diventa più difficile. Se poi aggiungiamo il rigore fallito e quello generoso concesso al Livorno, il quadro è fatto». Il patron rossoblù è ovviamente deluso per la mancata vittoria «ma non dobbiamo dimenticare che non siamo più il rullo dello scorso campionato. Nessun dramma, quindi». Anche perché ci sono le note positive di Borriello(«Lo sapevo che era un giocatore importante ») e Bovo «che era alla prima partita ufficiale di questa stagione». Preziosi lascia al tecnico Gasperini l’esame tecnico anche se «forse l’innesto di Leon avrebbe dato più velocità all’attacco genoano». Senza dimenticare «che gli impegni conlenazionali ci hanno restituito un Papa Waigo e un Leon stanchi. E’ difficile vincere in serie A e lo stiamo provando sulla nostra pelle». Ma intanto è già aria di derby «e sappiamo quanto vale questa gara per la nostra gente». Anche per Preziosi la sfida di domenica prossima non è certo una partita come le altre. E dal suo arrivo aGenova che sogna di giocarlo, che si immaginaquellanotte. Il pari con il Livorno non faticherà troppo ad andare in archivio, nonostante il patron non voglia comunque caricare eccessivamente l’avvenimento con «presenze particolari al Pio XII. Farò come sempre. I giocatori d’altronde sono professionisti e sanno come prepararsi a gare simili. Ce lo giocheremo a viso aperto, come penso farà la Sampdoria». Ma Preziosi va oltre la partita: «Spero che rimanga una gara di calcio ».

 

IL SECOLO XIX -  Juric: salto il derby per un giallo assurdo. Il centrocampista croato, espulso per doppia ammonizione, svela: «Sogno di giocare in Nazionale» di Giovanni Ciolina. Genova. Sovrasta il portoghese Vidigal che non è certo un tipo facile, capace di trasformarsi in un combattente quando la partita si mette su certi binari, ma contro un Ivan Juric in queste condizioni anche il livornese soffre. E soffre tutto il centrocampo ospite. Un gigante, un elemento arrivato a Genova in punta di piedi, ma che a forza di prove di grande spessore si sta guadagnando uno spazio importante in rossoblù e non solo. Se continuerà a giocare su questi livelli il ct della Croazia, Slaven Bilic, potrebbe accorgersi del piccoletto che gioca nel Grifone. «La Nazionale? E' il mio sogno» si lascia scappare prima di lasciare Marassi. E il sorriso con il quale accompagna quelle quattro parole la dice lunga. Ma il mancino di Spalato guarda avanti e si dice soddisfatto della sua prova «ma molto dispiaciuto per dover saltare il derby. Tutti noi lo vorremmo giocare e visto la condizione in cui mi trovo, forse avrei anche avuto una maglia da titolare. Pazienza». Contro il Livorno il popolo rossoblù si trova di fronte lo Juric che non ti aspetti. Per una settimana e mezza, infatti, si è allenato per i fatti suoi per un'ernia discale che gli crea non pochi problemi, poi quando Gasperini lo butta nell'arena, lui sputa sangue e qualità. Peccato per quel rosso che l'incertissimo Dondarini gli sventola sotto il naso a tempo scaduto e che fa infuriare il croato. «E' la prima ammonizione che non accetto, quella sul rigore che non c'era a favore del Livorno - spiega Juric - Non ho usato termini cattivi nei confronti dell'arbitro. Se loro chiedono rispetto, allora mi aspetto un chiarimento su quell'episodio». Cattivo (agonisticamente parlando) in campo, Juric si trasforma quando lascia le scarpette bullonate nello stanzone: «Il giallo per simulazione posso accettarlo. Personalmente mi sono sentito toccare e sono caduto, ma va bene così. E' la prima che non mi va giù». Ma c'è quel sogno a scacchi biancorossi che anima i sentimenti di Juric. Da sei anni in Italia, lo spalatino ha assaggiato solo ora la massima serie e quindi la possibilità di mettersi in mostra. Certo la carta d'identità non gioca per lui, ma se Bilic si ricordasse una volta di presentarsi al Ferraris, forse potrebbe anche decidere di chiudere un occhio. Il rendimento in campo di sicuro non dimostra i 32 anni del croato.

IL SECOLO XIX - Il derby di Pato: pari con il nemico Spinelli. I due gemelli del gol del Grifone di Bagnoli di nuovo assieme sul prato dello stadio di Marassi. E scatenanoi vecchi cori. di Giorgio Cimbrico. Genova. Scarpe d'oro, come Michael Johnson. Giusto così: dentro, piedini d'oro, quelli che non sbagliavano mai, che sapevano esser maradoneschi, radar e sonar per pescare il compagno lontano, senza dare neanche un'occhiata: palla liftata, da agganciare e portare avanti. Lui, intanto, a passetti, andava verso l'area. Operazione Nostalgia al climax quando gemelli strani come Devito e Schwarzenegger uno accanto all'altro in una commediola che faceva passar due ore, vanno sotto la Nord e costringono a riesumare i cori, i vecchi cori, il vecchio inveire contro il presidente che non c'è più, che c'è ancora. Solo, è passato dall'altra parte: Aldo Spinelli ora è livornese e arriva giusto al calcio d'inizio, non dieci secondi prima. «Partita speciale per me se c'è lui», rimugina Pato. Derby anticipato: Aguilera-Spinelli 1-1 «ma meritavamo noi. Tante occasioni. E loro?». Carlos, uno che ricorda, che non ha dimenticato la scia delle critiche che la marea gli portava e chissà se mai qualcuno ha finito per raccontargli che dopo Anfield, la notte delle notti, Spinelli disse che Aguilera lontano da Marassi non era un leone e che quei due gol erano stati facili. Non è proprio così ma sono dettagli. Rimane l'immagine, vista e rivista, del suo balletto a piccoli passi incrociati, in un trionfo rusticano. Sullo sfondo, una selva di teste: qui è Anfield. I Gemelli sono vestiti come devono esser vestiti i gemelli: jeans sdruciti Tomas, boemo di Pegli; jeans sdruciti Pato; maglietta bianca con grifone d'oro Tomas, maglietta bianca con grifone d'oro Pato. Sulla schiena "I make difference". Magari se stampavano "io faccio la differenza" faceva la stesso effetto ed era anche meglio. Attorno a Pato, nessuna allegria isterica: uno passa e gli stringe la mano, una passa e lo bacia, uno porta un ragazzino che non era ancora nato al tempo delle sue mirabilie e chiede «facciamo una foto?». Fatta. La normalità dell'amico ritrovato, tornato dopo tempi lunghi, ma ancora fresco, solo qualche chilo in più, qualche piega sul volto. Il tempo è il più severo dei maestri ma con Pato è stato piuttosto clemente. Moglie nuova - un gran sorriso allegro - e ricordi vecchi senza ragnatele: Vincenzino Torrente lo abbraccia ed è uno dei momenti in cui la macchina del tempo si attiva da sé, come un pilota automatico, riporta al primo Aguilera, quello incontrato nello studio del professor Gatto, un tipetto con gli occhi di bragia e un improbabile vestito rosa pastello con giacca cortissima, a bolerino. Ma che sarti c'erano a Montevideo? Nessuno sapeva chi fosse, dove giocasse: «Io? Centravanti». Così piccolo? «Io di gol ne faccio tanti, anche in Nazionale». Ma il fatto era che ai più Aguilera, lo sconosciuto Aguilera, pareva la giunta - come dicevano i vecchi fornai elargendo un pezzetto di focaccia in più - nell'affare Perdomo. I risultati furono assai diversi, crearono uno dei giganti tra i dimenticati e il più amato, quello che un giorno se ne andò da solo, verso casa, via Roma-Buones Aires, e in quegli occhi commossi, in quel magone, in quel saluto sommesso, in quella rabbia, c'era un messaggio: «Non ci rivedremo più». E invece i sentieri selvaggi del calcio lo riportarono in fretta in Italia e in granata, ma il Pato che scivolava in una pozza cristallina sarebbe appartenuto per sempre agli anni rossoblù, perfetti e macchiati: il tempo e la giustizia hanno dato la ripulita finale, hanno favorito il ritorno dopo stagioni in cui di Aguilera si sapeva poco, si erano perse le tracce: la sua esistenza, testimoniata da una cassetta recapitata quando i compagni si strinsero attorno al Vecchio Capitano allo stremo. E ora quella voce non arriva più dal maxischermo, ma da un palmo di distanza. Parla bene italiano, Carlos, persino meglio di una volta: «In tutti questi anni quanta televisione italiana ho visto, quante partite». Commentatore, osservatore, titolare di una scuola calcio che, chissà, potrebbe aprire una succursale genovese: uno che pensa con i piedi può essere un insegnante perfetto. Con lui nel ventre dello stadio, nello spicchio in alto occupato dai bambini a scuola di tifo corretto. Pacche, saluti con gli steward: una volta le chiamavano maschere. Fa un gran caldo: «Tomas, stai sudando come un maiale». Vero, la maglia è appiccicata addosso al Vecchio Granatiere. Contribuisce l'affetto che irradia da Pippo Spagnolo: brucia come un forno a microonde. Quelli sì che hanno cancellato anni di cani per regalare paradisi. Avanti, la giornata è piena. Visita alla tribuna centrale: i Gemelli ora posano con Preziosi. Foto di rito, si dice in questi casi. Liturgie. E poi ancora sul prato: qualcuno mette sulle spalle di Pato una bandiera dell'Uruguay: quel sole ride sempre. "C'è un solo Pato Aguilera" canta la Nord e lo speaker li annuncia: n. 9 Pato Aguilera, n.10 Tomas Skuhravy. Come una volta, quando erano re. Al derby no, non ci sarà. Gli è bastato quello di ieri, un buon pareggio con il vecchio avversario. «Verrò più spesso». Tomas accende una sigaretta e storce la bocca in un sorriso.

 

LA REPUBBLICA - Il Genoa trova solo il gol. di Gessi Adamoli. Un rigore per parte, Milanetto sbaglia, il Livorno no, poi la perla di Borriello. Il pubblico non gradisce LA DOCCIA FREDDA Prima vittoria rimandata, Rubinho salva il pari nel recupero Lucarelli infortunato, difesa inedita con Rossi retrocesso al fianco di Bega e Bovo Prepartita da brividi con il giro di campo di Pato Aguilera e Tomas Skuhravy. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno ci si può aggrappare al fatto che una partita come questa il Genoa l´anno scorso l´avrebbe persa. Vedi quelle di Cesena o Mantova quando la squadra di Gasperini subì il gol beffa nelle ultime battute. Ieri il Livorno la palla del match l´ha avuta ad una manciata di secondi dalla fine del sesto ed ultimo minuto di recupero, ma Rubinho, dopo che un paio di minuti prima aveva terrorizzato compagni e tifosi per una palla che, stile saponetta, gli era schizzata via dalle mani (provvidenziale l´intervento di Rossi), ha salvato il pareggio con un´uscita miracolosa sull´ex De Vezze che gli si era presentato tutto solo davanti. Il Genoa, dunque, rimanda l´appuntamento con la prima vittoria stagionale, ma quantomeno segna il suo primo gol in campionato. Nel giorno di Pato Aguilera (che emozione e che applausi quando insieme a Skuhravy prima della partita fa il giro del campo) è il suo erede al centro dell´attacco a rompere il ghiaccio. È un gol fondamentale quello di Borriello (12´ st) perché, in appena 4´, serve a rimettere in equilibrio il risultato dopo che il Livorno, per la verità con poco merito, si era portato in vantaggio con un rigore trasformato da Tavano. Ma partiamo con ordine e da un primo tempo che aveva visto il Genoa costantemente all´attacco, dopo che, subito in apertura, si era preso un brutto spavento: cross dalla destra di Vidigal e colpo di testa da due passi di Bogdani con mira incredibilmente sbagliata. Una partita, dunque, che rischiava di essere subito in salita e che invece avrebbe potuto poi essere in discesa perché al 9´ Grandoni, dopo aver perso un contrasto con Borriello sulla linea di fondo, da terra ha poi platealmente cinturato l´attaccante genoano. Dal dischetto Milanetto ha spiazzato Amelia centrando però in pieno la traversa. Nel primo tempo da registrare una buona occasione ancora per Milanetto, tiro da posizione favorevole ma con mira sbagliata, mentre Rubinho è dovuto volare per togliere la palla dall´angolino basso su una punizione velenosa di Loviso. Prima della fine del tempo per cercare di avere un punto di riferimento più certo in avanti, Gasperini sostituisce Sculli, molto attivo (pregevoli un paio di cross) ma anche tanto confusionario, con Papa Waigo. Nella ripresa il Genoa prova ad aumentare i ritmi, ma dopo 8´ arriva la doccia fredda del rigore. Il contatto in area tra Bega e Pasquale sembra veniale, ma Dondarini indica comunque il dischetto (trasforma Tavano). Resta però anche da chiedersi come sia stato possibile permettere all´esterno sinistro del Livorno di trasformarsi in novello Breitner e fare 50 metri palla al piede saltando quattro avversari come birilli. Rimette le cose a posto Borriello che spizzica di testa verso il palo lontano il cross dalla destra di Rossi. Altri cambi, questi obbligati. Gasperini avrebbe voluto giocarsi la carta Leon e forse anche quella Figueroa e, invece, deve inserire Konko al posto dell´infortunato Lucarelli (con Rossi retrocesso sulla linea dei difensori) e Paro per l´esausto Milanetto. Nel finale espulsioni severe per Vidigal e Juric (per tutti e due la seconda ammonizione scatta per simulazione), il croato, in grande forma e tra i migliori in campo, dovrà così saltare il derby. Poi, nei sei minuti di recupero, il protagonista diventa Rubinho.

LA REPUBBLICA - Le pagelle. Juric prezioso, la doppia ammonizione gli farà saltare la gara di domenica prossima Marco Rossi, il perfetto tuttofare. di Pato Aguilera. Rubinho 6,5: bravissimo sul calcio di punizione indirizzato proprio nell´angolo basso e all´ultimo secondo salva il risultato. Bega 6: non si tira mai indietro. Bovo 6: mi dicono fosse al rientro dopo una lunga assenza e così saggiamente cerca di rischiare il mano possibile. Lucarelli 6: difensore esperto, peccato per l´infortunio, una distorsione alla caviglia, che lo terrà fermo per almeno 15 giorni. Dal 15´ st Konko 6: ha corsa e forza fisica. Rossi 7,5: non si ferma un attimo di correre, te lo ritrovi in tutte le parti del campo. Ala o difensore, non fa differenza: confeziona l´assist per Borriello e salva sulla linea dopo che la palla era scappata a Rubinho. Milanetto 6: regista di qualità, peccato per il rigore sbagliato. ma anch´io dal dischetto non ero infallibile e così poi avevo passato l´incombenza a Thomas. Dal 20´ st Paro 6: fatica ad entrare in partita. Juric 7: centrocampista prezioso, l´espulsione che gli farà saltare il derby davvero non ci voleva. Fabiano 6: si vede poco, mi aspettavo di più. Sculli 6: grande generosità. Dal 34´ pt Papa Waigo 6: avrebbe bisogno di spazi, ma il Livorno sta tutto asserragliato nel fortino. Borriello 7: mi piace e non solo perché ha segnato uno splendido gol. Di Vaio 6: va elogiata la sua umiltà, ha giocato in nazionale eppure fa la fascia avanti e indietro come un ragazzino alle prime armi.

 

LA REPUBBLICA - Preziosi respinge i fischi "Signori, siamo in A". "Con la Samp la partita più importante. E io ho buone sensazioni" gasperini "Stiamo crescendo, ma mi aspetto molto di più da Papa Waigo". di Luca Palmieri. A Enrico Preziosi non sono proprio piaciuti i fischi arrivati al termine della partita. «Sono stati ingenerosi - dice - anche perché non bisogna dimenticarsi che siamo in serie A e che nessuna partita è facile. Dobbiamo accettare l´atteggiamento del pubblico, ma sono segnali di ingratitudine ed emotività. In particolare nei confronti di Di Vaio, i cui gol ci hanno trascinato alla promozione e che fino a poco tempo fa era osannato con cori a lui dedicati…». Il presidente è poi molto rammaricato per la mancata vittoria. «Abbiamo a lungo giocato ad una porta sola, quella del Livorno, mancando occasioni da rete e con Amelia protagonista. E poi ci sono questi rigori dubbi contro, come con il Milan Purtroppo il calcio a questi livelli è così: se costruisci e non segni, rischi anche di perdere». Il pensiero è adesso tutto al derby. «I tifosi già ci tenevano a vincere la sfida con Spinelli, ma quella con la Samp è la partita più importante. Soprattutto per loro, visto che contiene tutta l´emotività di una città. Noi dobbiamo prepararla come sempre, cercheremo di vincere e io ho buone sensazioni». Sulla falsariga di Preziosi anche Gian Piero Gasperini. «Non è stata una partita fortunata, ma la prestazione è stata positiva. Una vittoria sarebbe stata meritata. Certo, c´è questo problema dei rigori. Quelli sbagliati da noi, che ricorre dallo scorso anno. E quelli un po´ dubbi subiti». Il tecnico è molto soddisfatto della prestazione della squadra. «Stiamo crescendo, non bisogna dimenticare quanti giocatori in ritardo di condizione abbiamo. Molto bene Borriello, ed anche Bovo, che erano alla prima partita dopo diverse settimane». Meno invece di quella di Papa Waigo. «Dispiace, perché questo ragazzo aveva fatto un precampionato strepitoso. Il giocatore che lo scorso anno ha segnato 15 gol in B non è certo questo. Sbagliare una partita ci può stare, ma ci vuole più presenza in campo». Tra i giocatori il più arrabbiato è Ivan Juric, espulso per doppia ammonizione e costretto a saltare il derby. «Il primo giallo è assurdo. Ho protestato per il rigore subito ma senza usare insulti. Ho solo fatto notare all´arbitro, garbatamente, che il fallo non c´era. E lui mi ha ammonito, così ora non potrò giocare la partita più bella». Il più felice Marco Borriello, non solo perché accompagnato dalla splendida Belen ("insidiata" scherzosamente dall´amico Fabio Galante). «Sono contento per il gol, ma soprattutto per la prestazione della squadra. Abbiamo dimostrato carattere, reagendo sia dopo il rigore sbagliato che dopo quello, molto dubbio, subito». Il centravanti, ex blucerchiato, mette nel mirino la Samp. «Mi è toccato già saltare il Milan, questa volta voglio proprio esserci. I blucerchiati stanno vivendo un momento particolare, difficile per i tanti assenti che hanno. Abbiamo una grande occasione e dobbiamo approfittarne. Vincere la prima partita proprio nel derby sarebbe davvero bellissimo».

 

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