STAGIONE 2007/08                                                                                                                                      HOME >>

Reti: 21' Ambrosini, 43' Kakà, 46' Kakà (rig)

Genoa: Rubinho, Bega, Santos (66' Rossi), Lucarelli, Konko, Milanetto, Paro (46' Fabiano), Juric, Papa Waigo (78' Leon), Gasparetto, Di Vaio. (Scarpi, Stellini, Danilo, Sculli). Allenatore: Gasperini

Milan: Dida, Oddo, Nesta, Kaladze, Jankulovski (88' Favalli), Gattuso (74' Brocchi), Pirlo, Ambrosini (82' Gourcouff), Kakà, Seedorf, Gilardino. (Kalac, Bonera, Cafu, Inzaghi). Allenatore: Ancelotti.

Arbitro: Saccani di Mantova. Ammoniti: Ambrosini, Rubinho, Seedorf.

Note: Angoli 7 a 3 per il Genoa. Spettatori: 24.000 circa.

 

  

 

  

 

La partita che vede il ritorno del Genoa in Serie A è purtroppo una di quelle sfide perse già in partenza o se preferite una di quelle dove si ha tutto da guadagnare. L'avversario capitato al Grifone è (guarda caso) il Milan fresco vincitore della Champions e indicato come tra le principali pretendenti allo scudetto. Dopo una settimana passata a leggere di abbattimenti del Ferraris, sindacalisti in preda a visioni mistiche, guerriglia urbana, agguati, calata di Longobardi, Vichinghi, Unni e Guerrieri naturalmente a Marassi non succede niente. Insomma proprio niente no visto che mancano all' appello almeno 10.000 spettatori. Il pre partita non è dei più fortunati per il Genoa, Gasperini deve rinunciare a mezza difesa, oltre a Masiello e Bovo all' ultimo resta fuori anche De Rosa che va a fare compagnia a Borriello infortunato e Coppola squalificato. Il reparto difensivo così vede Bega a destra, Santos schierato in mezzo e l'appena arrivato Lucarelli sulla sinistra. A centrocampo Juric sulla sinistra viene preferito a Fabiano mentre il tridente d'attacco è quello annunciato alla vigilia cioè Papa Waigo, Gasparetto e Di Vaio. Al Milan mancano Maldini e Ronaldo ed il tecnico Ancelotti, recuperato Gattuso, preferisce schierare in attacco Gilardino e conservare Inzaghi per la gara col Siviglia. La gara inizia con un caldo infernale ma dopotutto quale normale cervello non farebbe giocare il 26 Agosto alle 15 e in pieno inverno alle 20,30. 02' Bella azione in velocità dei rossoblù, Milanetto avanza e smista per Konko, il francese passa a Gasparetto che tenta di girarsi ma la palla gli viene strappata da un difensore. 03' Il Milan risponde con un tiro dai 30 metri di Jankulovski che sorvola la Gradinata Sud. 06' Azione concitata sul limite dell' area milanese, Juric da dietro ruba palla a Pirlo, Milanetto dai 25 metri riceve e cerca di piazzare la palla che termina abbondantemente a lato dell' incrocio sinistro. 11' Accelerazione sulla sinistra di Kakà che supera facilmente Bega ma poi sul fondo contrastato dal ritorno del difensore rossoblù non riesce a mantenere la palla in campo. L'arbitro non se ne accorge e Santos per evitare guai calcia la palla fuori dall' area. 15' Ripartenza del Genoa, Papa Waigo avanza da centrocampo e poi dai 25 metri scocca un tiro teso ma debole che Dida blocca a terra. 16' Giocata in area tra Seedorf e Gilardino che viene fermato provvidenzialmente da Konko che ben appostato centralmente porta via la sfera. 17' Pericolo per Rubinho, su angolo per il Milan la palla sfiorata da un genoano scorre per tutta l'area terminando dall' altra parte ancora in angolo. 19' Clamorosa occasione per il Genoa, Gasparetto sulla destra fa filtrare in area per Konko, il rossoblù rientrando fa fuori Kaladze e ormai solo davanti a Dida fa partire un diagonale sul primo palo che termina sull' esterno della rete. 20' Angolo per il Milan battuto da destra. Ambrosini indisturbato di testa indirizza a rete verso il palo vicino e per Rubinho che in tuffo riesce solo a toccare la palla non c'è niente da fare. 23' Gli angoli sono micidiali per il Genoa, quando sono a sfavore becca gol e quando sono a favore ... quasi becca gol. Al limite dell' area non c'è mai nessuno e i milanisti quasi in fotocopia ripartono all' attacco. Bega si ritrova da solo contro Kakà e Gattuso ma riesce a far perdere l'attimo giusto al brasiliano che serve il ringhio milanista in fuorigioco. Sull' uscita di Rubinho Gattuso in scivolata tocca la palla che viene respinta dal portiere del Grifo. I due nello scontro rimangono leggermente infortunati. 25' Bell' azione in velocità al volo tra Papa Waigo e Konko che mette al centro per Gasparetto che tenta in scivolata la deviazione a rete ma la palla ribattuta da Nesta s'impenna e termina in angolo. 31' Al limite dell' area Gattuso ceffa la palla e termina su Gasparetto che finisce a terra con il milanista dietro. Saccani a due metri dà fallo a favore milanista. 32' Altra azione ligure, Gasparetto protegge palla e mette a destra per Konko che spreca calciando alto sopra la traversa. 34' Lancio di Pirlo sulla sinistra, Oddo di testa fa sponda verso il dischetto del rigore per l'accorrente Gilardino che al volo sfiora solo la palla che prosegue la sua traiettoria. 36' Milanetto libera dal limite con Ambrosini che lo carica di fianco. Saccani ammonisce il milanista.  40' Errato rinvio difensivo, la sfera termina sui piedi di Kakà che da fuori area con un rasoterra impegna Rubinho alla presa a terra. 43' Sulla destra Oddo salta Juric e dal fondo mette al centro per Seedorf. L'olandese viene anticipato in scivolata da Paro ma il rimpallo termina a sinistra dove Kakà indisturbato a 4 metri dalla porta spara in diagonale verso Rubinho che si vede passare la palla sotto le gambe. 2 a 0 per il Milan. 46' Un minuto di recupero e Gilardino viene lanciato centralmente a rete. Rubinho esce perfettamente e devia la palla con la mano portandola via al giocatore rossonero che cade logicamente a terra. Tra l'incredulità del pubblico e del regolamento calcistico l'arbitro....cioè colui che dovrebbe dirigere la gara...vabbè insomma Saccani dice che è rigore. Rubinho alterato dice di tutto all' arbiro... vabbè insomma a Saccani che l'ammonisce. Tra una bordata di buffone e un' altra Kakà la piazza a fil di palo a destra e finisce primo tempo e partita. Due cose da rimarcare ai rossoblù in questa prima frazione di gioco che vede il Milan meritatamente in vantaggio (anche se il risultato è piuttosto pesante nei confronti del Genoa), non è riuscito un traversone decente che è uno e quando per caso la palla terminava comunque in area non c'era nessuno a prenderla perchè Di vaio era in difesa a fare il terzino. Il Grifone rientra in campo con Fabiano al posto di Paro e di conseguenza Juric viene spostato al centro al posto dell' ex Juventino. 47' Fabiano si guadagna una rimessa laterale. Il brasiliano batte subito verso Di Vaio che al volo incrocia verso il secondo palo ma la palla sorvola la porta di Dida. 48' Dopo un minuto di pagliacciata per verificare la distanza della barriera Seedorf viene ammonito per proteste. La palla poi battuta da un milanista termina in Gradinata Nord. 53' Atterrato Gasparetto al limite e Saccani finalmente fischia fallo. Milanetto debole manda sulla barriera. 58' Fallo al limite su Fabiano. Batte ancora Milanetto addosso alla barriera ma stavolta la palla termina in corner. 63' Di Vaio viene smarcato sulla sinistra ma a tu per tu con Dida non si capisce se tenti un pallonetto o un cross perchè la palla si spegne dall' altra parte del campo. 66' Santos viene sostituito con Rossi. Konko viene arretrato nella linea dei difensori. 69' Bell' dribbling questa volta di Di Vaio che si libera del difensore e dal limite anche se un po debolmente tira impegnando Dida alla doppia parata a terra. 70' Juric recupera palla, avanza e quasi dal limite accentrandosi cerca di piazzare la sfera a girare sul palo destro ma Kaladze riesce a sfiorare deviando corner. 70' Doppio corner genoano, sul secondo Papa Waigo devia di testa, Di Vaio s'allunga ma non tocca la palla che picchiando per terra diventa pericolosa per Dida che respinge. 73' Esce Gattuso ed entra Brocchi. 78' Ultima sostituzione per Gasperini, entra Leon ed esce un opaco Papa Waigo. 82' Sostituzione per il Milan, Gourcouff prende il posto di Ambrosini. 87' Avanzata di Leon che entra in area accompagnato da Gasparetto. Alla fine il rimpallo della palla su un difensore spiazza tutti e due e l'azione sfuma. 88' Ci prova Konko dalla distanza ma il tiro è altissimo. 89' Entra Favalli per sostituire Jankulovski. Eee berlin, sarà per la prossima! Akaiaoi

 

Le Pagelle by Akaiaoi

Rubinho 6: Incolpevole sui primi due gol Milanisti, bravissimo in due uscite a togliere palla prima a Gattuso e poi a Gilardino lanciato a rete. Nel secondo caso l'arbitro... cioè insomma quello che dovrebbe dirigere la gara secondo regolamento ha dato rigore. Bega 6+: Ha di fronte Kakà. In alcune occasioni viene saltato facilmente dal brasiliano in altre riesce a tamponare. Bravissimo in occasione di alcune ripartenze milaniste sui calci d'angolo genoani. Santos 7: La nota più positiva della giornata. Non sbaglia una palla non solo di testa ma anche coi piedi. Possiamo aggiungere che annulla Gilardino ma forse non è un gran merito (66' Rossi 6: Konko viene arretrato sulla linea difensiva e lui prende il suo posto sulla fascia a centrocampo. La partita è ormai conclusa). Lucarelli 6: E' a Genova da tre giorni. Quando serve non ci pensa due volte e calcia via la sfera, a volte però termina nei piedi rossoneri. Da rivedere, voto d'incoraggiamento. Konko 6,5: Trovare uno con le caratteristiche di Rossi era difficile. Fa la fascia avanti e indietro per tutta la partita creando innumerevoli pericoli per i rossoneri ma quando arriva a concludere a rete sbaglia la mira e in alcuni casi avrebbe potuto appoggiare a compagni meglio posizionati. Sulla rete di Ambrosini arriva in ritardo al contrasto. Milanetto 5,5: Piuttosto lento e macchinoso nei movimenti. Due punizioni dal limite sprecate malamente. Paro 4,5: Non è una stroncatura del giocatore è un voto alla partita che ha disputato oggi. Non è entrato in campo. (46' Fabiano 6,5: Dà sicuramente vivacità all' attacco ma và detto che ormai siamo nel secondo tempo quando il Milan controlla la partita senza spingere.). Juric 6: Recupera palloni in quantità. Parte sulla fascia sinistra e Oddo fa quello che vuole (sul secondo gol viene saltato come un birillo). All' uscita di Paro passa al centro aumentando il suo rendimento. Su un'azione personale sfiora il gol della bandiera. Papa Waigo 5: Stesso discorso di Paro. Non fa un traversone giusto ma neanche usando il compasso. Forse la più brutta partita dell'ex cesenate che brilla solo in alcuni scambi di prima con Konko. (78' Leon 6: Nel finale una bella azione personale che Gasparetto non riesce a finalizzare per uno sfortunato rimbalzo della sfera). Gasparetto 5,5: Si batte nel mezzo della difesa rossonera ma vuoi che non è un fuoriclasse vuoi che Saccani piuttosto che dargli un fallo si martellerebbe gli zebedei combina poco. Di Vaio 5,5: Anche lui come Papa Waigo non indovina un cross. A scusante c'è che per tutto il primo tempo Gasperini lo utilizza come terzino aggiunto per coprire Juric facendogli fare tutta la fascia in attacco e difesa rendendolo impreciso nei momenti topici. 4 Gasperini: Inter, Milan, Roma e Juventus sono squadre da affrontare in due modi, o tutti all' attacco e perdi 5 a 4 ma ti diverti oppure tutti e 11 in difesa e perdi 1 a 0 annoiandoti ma salvando la faccia. Il Genoa ha schierato 3 attaccanti facendone giocare uno (Di Vaio) come terzino (su Oddo!!) e un' altro (Papa Waigo) non si capisce bene in che ruolo. Il Genoa ha fatto una brutta figura e basta. 4 Saccani: Ogni commento è superfluo.    

  

   

 

RASSEGNA STAMPA

 

TUTTOSPORT - I campioni d’Europa, travolto il Genoa, minacciano il Siviglia in Supercoppa. EuroMilan, Kaká d’Oro. Apre Ambrosini che poi si infortuna, doppietta del brasiliano. Delude Gila. Tutto nel primo tempo e tutto troppo facile. Superata la prova generale in vista dell’appuntamento di Montecarlo. Venerdì nel Principato largo a Inzaghi. Emerson e Brocchi sono in preallarme se il centrocampista azzurro dovesse arrendersi. di Vittorio Oreggia. Genova. C’era un’aria bella e pulita, ieri, a Genova. Un’aria che neppure la forfora del passato, tragico ma ormai lontano, poteva rendere irrespirabile. Un’aria che invitava ad andare al mare, liscio come l’olio, a stendersi sotto il sole caldo per rifinire la tintarella, a santificare una domenica di estate cristallina con il re­lax e non con il pallone. Un’aria che teneva decisa­mente lontano da Marassi, non in quanto focolaio di pe­ricoli, presidiato com’era dalle Forze dell’Ordine, e nemmeno in quanto teatro di una sfida attesa dodici anni e terminata in fretta, troppo in fretta. Venti mi­nuti per il primo gol del Mi­lan, firmato da Ambrosini di testa, con dormita di Lucarelli, altri venti per andare all’intervallo con la doppiet­ta di Kaká, complice un rigore generoso ( uscita di Rubinho su Gilardino) concesso dall’inguardabile Saccani. Ecco, sì, per assistere all’allenamento della squadra di Carletto Ancelotti contro il Genoa forse non era il caso di perdersi il resto, cioè l’aria pulita, il sole, eccetera eccetera... I campioni d’Europa, infatti, hanno scherzato contro una neopromossa che per il momento è capace solo a correre e, quando termina la birra, diventa aggredibile, perforabile, friabile, battibilissima. Crediamo che Gian Piero Gasperini possa aver tratto indicazioni importanti dal­la sconfitta contro i rossoneri: non a caso dopo un quarto d’ora ha cominciato a correggersi, passando alla difesa a quattro, e magari nei prossimi giorni sarà costretto a rivedere anche le sue certezze sul tridente, che in serie A non se lo permette nemmeno l’Inter. Tanto, per costringere Di Vaio a esibirsi da terzino su Oddo e Papa Waigo a rinculare su Jankulovski, è meglio attrezzarsi diversamente. Il collaudo del Milan in vista della finale di Supercoppa contro il Siviglia è stato utile e corroborante. A Montecarlo scenderà in campo la medesima formazione di ieri, ad eccezione di Gilardino che verrà sostituito da Inzaghi: se il centravanti azzurro aveva la pallida velleità di fare cambiare idea al suo allenatore, con la prestazione moscia di Genova ne ha al contrario consoli­dato gli intenti. Il Gila è uno dei pochi che a Marassi avrebbe desiderato spacca­re il mondo ed è riuscito ap­pena a sbriciolare se stesso. Gli altri hanno sfruttato l’opportunità del debutto soft in campionato per en­trare in sintonia con la gara monegasca senza quasi bagnarsi la maglia di sudore: dal positivo Oddo sulla cor­sia destra fino al solito Kaká, uno di quelli che è così bravo da lasciare una traccia persino quando non è ispiratissimo. I suoi due gol hanno messo una pietra tombale sull’incontro e trasformato la ripresa in un’esibizione stracca a trenta e passa gradi di temperatura. A voler cogliere il pelo nel fantomatico uovo, Ancelotti poteva addirittura anticipare i cambi, in maniera da preservare le energie dei più bisognosi, invece si è ridotto a sfruttare il quarto d’ora finale per sostituzioni posticce. Ambrosini, ad esempio, è uscito con un ginocchio mal­concio, che rischia di tenerlo ai margini venerdì, allorché ci sarà da lottare con un piglio diverso. L’allarme non è rosso però non va trascurato: in alternativa scalpita Brocchi. Non è proprio la medesima cosa, e comunque c’è sempre Emerson in panchina, però il Milan ha dato una dimostrazione di tale compattezza da poter sorridere anche delle sventure. Rimane una considerazione sull’arbitro, il ben noto Saccani: Adriano Galliani gli ha consigliato di munirsi di spray e di segnare con una riga bianca la distanza della barriera in maniera da non confondersi. Consiglio prezioso e interessato. Per il direttore di gara mantovano e per il suo Capo, l’infallibile Collina. Una spruzzatina e la paura di figuracce se ne va...

 

TUTTOSPORT - IL BEL GESTO: L’ESEMPIO MIGLIORE PER BATTERE VELENI E VIOLENZE. I giocatori rossoneri alla fine applaudono i tifosi genoani. di Anselmo Gramigni. GENOVA. E alla fine della partita i giocatori del Milan, vanno in mezzo al campo e applaudono la tifoseria rossoblù. Per volere della società Milan, per desiderio della stessa squadra che ha voluto festeggiare la vittoria appena conquistata con un gesto distensivo che ha il sapore della diplomazia. Già, perché soltanto la via diplomatica, e ad alto livello, può permettere, la prossima volta, ai tifosi rossoneri di frequentare Marassi e non di restarsene a casa a guardare i loro beniamini alla tivù. Galliani, in tal senso, è più che esplicativo: «Noi dentro il calcio dobbiamo lanciare dei segnali importanti e il saluto del Milan agli appassionati genovesi è da sot­tolineare. Abbiamo voluto compiere questo gesto per ripartire ed è bello che i genoani abbiano capito e ci abbiano applaudito. I divie­ti di questo tipo devono sparire altrimenti si rovina il calcio». Adriano Galliani, lo precise più volte, non intende polemizzare con il prefetto di Genova che ha preso la difficile decisione di chiudere il Ferraris alla gente rossonera: «Avrà avuto i suoi motivi per emettere questa ordinanza ma devo ammettere che mi è spiaciuto molto. E al ritorno a San Siro fuori i genoani? E poi anche l’anno prossimo si ripeterà la stessa cosa? Sarà il tredicesimo anniversario della tragedia e che faremo, chiuderemo ancora? Non mi permetto di dare suggerimenti alle autorità ma credo che sia arrivato il momento di riportare tutto alla normalità. Tengo poi a ribadire che lo stesso papà di Vincenzo ha, a più riprese, mandato messaggi di pace e di serenità». Galliani non riesce a mandare giù l’imperioso divieto. «Pensate che il Genoa non ha avuto il tempo di vendere i nostri biglietti col risultato di non fare l’esaurito. I campioni d’Europa do­vrebbero sempre giocare a spalti gremiti. In caso contrario è un pec­cato mortale». Seedorf rivela: «Il nostro saluto era sincero. Guardiamo avanti e togliamo in fretta ogni steccato». Gattuso fa pace coi tifosi rossoblù. Quando è stato sostituito ha ricevuto un rim­brotto da un fans avversario al quale ha risposto rudemente. Anche lo stravolto Preziosi fa un rapido commento su questo debutto con eslusioni forzate. «Peccato che non si sia dato fiducia al nostro popolo. Non sarebbe successo nulla. Vorremmo anche noi tor­nare al più presto alla normalità. Il calcio è fatto anche di tifosi». La gabbia riservata ai tifosi ospiti vuoti spiccava, in fatti, in quel di Marassi trepidante di cuori rossoblù. La Genova rossoblù non ha digerito il divieto imposto dal Prefetto Romano: «Doveva avere fiducia in noi. I violenti sono pochi e si conoscono. Bastava isolare quelli», dice una voce anonima.

TUTTOSPORT - LE PAGELLE di Vittorio Oreggia. Oddo domina, lotta l’ex juventino Konko. GENOA. Rubinho 5,5: ne piglia tre e un paio li evita. Però non trasmette si­curezza, forse perché il primo a essere insicuro - si sé stesso e dei compagni - è lui... Bega 5: brutta storia doversi sciroppa­re i milanisti, che scappano di qua e di là... Santos 6: prende in consegna “questo” Gilardino e gli va di lusso. Rossi (20’ st): ng. Lucarelli 5: colpevole sul primo gol, perché si dimentica di Ambrosini, non si riprende più. Konko 6,5: uno dei tanti genoani di scuola juventina stimola una riflessione di colore bianconero, questa: forse è me­glio di tanti che adesso a Torino indossano la maglia a strisce. Eppure è stato scaricato per fare posto a qualche straniero a basso costo. Il migliore tra i rossoblù. Milanetto 5,5: poca roba, affoga a cen­trocampo nel primo tempo, la sfanga appena nella ripresa. Paro 5: lento e impreciso. Tanto che Gasperini gli risparmia un po’ di fatica e lo lascia nello spogliatoio. Fabiano (1’ st) 6: si piazza a sinistra, in difesa, e circoscrive i danni. Juric 6: parte a centrocampo, retrocede quasi in difesa per occuparsi di Seedorf, ritorna a centrocampo. Lotta e sfiora il gol. Tra i meno peggio. Papa Waigo 5: due palloni sciupati malamente sotto porta quando la partita è ancora sullo 0- 0. Se per anni ha frequentato Cesena e la Romagna una ragione ci sarà, o no? Leon (33’ st): ng. Gasparetto 6: un discreto rompiscatole, litiga con Nesta e con Kaladze ma si guadagna la pagnotta. Di Vaio 5: pessima prestazione. Con un’attenuante generica: spesso è chiamato a fare il terzino su Oddo. All. Gasperini 5: comincia con la difesa a tre, poi passa a quattro, poi si incarta da solo. La verità è che deve aggiungere qualcosa al puro dinamismo della sua formazione. La serie A è diversa, il tridente è un lusso... MILAN. Dida 6: lo aiuta Papa Waigo a non buscare gol. Viene impegnato per davvero solo da Juric. Oddo 7: propositivo, invasivo, lesto. Insomma, in forma per la Supercoppa. Nesta 6,5: concede praticamente nulla a Gasparetto, anche lui sta bene. Servirebbe a Donadoni contro la Francia, ma trattasi di argomento tabù... Kaladze 6: pomeriggio tranquillo, le punte del Genoa sono abbastanza spuntate da non preoccuparlo. Jankulovski 5,5: sembra Forrest Gump, corre, corre e corre. Ma spesso senza costrutto e con qualche errore fuori ordinanza. Da registrare. Favalli(43’ st): ng.Gattuso 6: il minimo sindacale in vista dell’appuntamento di venerdì a Montecarlo, dove dovrà metterci un altro ardore. Brocchi (29’ st): ng. Pirlo 6,5: poco appariscente, però utile. Nel rispetto delle caratteristiche genetiche è ordinato, pulito e sbrigativo. . Ambrosini 7: la sua zuccata sblocca il risultato a trasforma la partita in una passeggiata di salute. Gourcuff (37’ st): ng. Kakà 6,5: due gol, uno dei quali su ri­gore, e poco d’altro. Giusto un contropiede servito allo sciagurato Gilardino. Si è risparmiato? Probabilmente. Seedorf 6: fa il suo, niente di più e di meglio. Però vince un’ammonizione incredibile per la distanza della barriera. Gilardino 5: cicca un paio di opportunità, molliccio come una mozzarella. E pensare che aveva promesso di cogliere l’attimo. Fosse uno studente avrebbe accumulato un debito. Di riconoscenza. Inzaghi per ora ha un altro passo e c’è sempre Ronaldo dietro l’angolo. Se non si sveglia... All. Ancelotti 7: ottimo e abbondante il suo Milan formato esportazione. Arbitro. Saccani 4: uno dei luccicanti gioiellini che il designatore Collina può esibire con orgoglio dinanzi all’Italia a Camere riunite. Proprio bravo, sì, il Saccani. Dal rigore generoso all’ammonizione di Seedorf.

 

IL SECOLO XIX - Diavolo stellare il Genoa dell’esordio si deve arrendere. di Giovanni Ciolina. Oddo, un incubo. Di Vaio e Milanetto in sofferenza Konko, Juric, Bega e Lucarelli reggono nella “gabbia”. Grifo si rinchiude nel suo nido e si lascia andare in improvvise e pericolosissime missioni appena entra in possesso di palla ed è proprio il Grifone a creare le prime vere occasioni da rete con Papa Waigo e Konko, i velocisti della destra. Il Diavolo di Carlo Ancelotti è comunque squadra rodata, compatta, imbottita di campioni del mondo, e no, e sul prato del Ferraris dimostra tutto il suo potenziale.Deve stareben attenta la concorrenza (Inter, Juve, Roma) ai rossoneri. Questo Diavolo può far male: ha motore potente, carrozzeria aerodinamica e ricambi adeguati. Insomma è candidata seria al tricolore. Il Genoa si trova di fronte un gruppo già oliato a dovere e non semplicemente un manipolo di solisti. Certo cheKakà (doppietta e gol inaugurale di Ambrosini), Seedorf e Oddo sono sempre in grado di fare la differenza, ma è la coralità della manovra rossonera ad impressionare e a fare la differenza. Proprio il valore dei milanesi rende onore alla prova del Genoa. Alla fine sene accorge anche ilpopolo genoano. Nonostante il passaggio a vuoto (pesante solo nel punteggio) la Nord canta ininterrottamente per tutta la ripresa e alla fine chiama i propri beniamini al saluto sotto la curva. Nonostante la sconfitta. Anzi obbliga Rossi e compagni a tornare sui propri passi e rientrare in campo quando molti di loro erano già negli spogliatoi. Forse delusi per il risultato. Ma l’opinione del pubblico sembra essere differente. Sarà il ritorno in serie A, sarà il valore dell’avversario, sarà il riconoscimento dell’impegno da parte dei rossoblù, ma il mugugno sembra essere un’abitudine che per un pomeriggio può passare nel dimenticatoio. Il sogno era sicuramente di battezzare in maniera differente il ritorno nella massima serie dopo dodici anni di assenza. Lo stesso presidente Enrico Preziosi se lo era immaginato «con più ritmo nelle gambe», ma il computer non era stato amico al momento del sorteggio del calendario. Lo stesso computer che il designatore Pierluigi Collina non ha ancora registrato a perfezione all’arbitro mantovano Saccani che, pur con pacatezza, viene contestato dal Genoa per la punizione concessa a Seedorf e dalla quale nasce la punizione del vantaggio rossoneroe per il rigore del definitivo 30. Il Grifone ha quindi motivo di archiviare l’esordio negativo fondandosi su una serie di elementi promettenti per il futuro. A cominciare da domenica al Massimino di Catania dove prende il via il vero campionato del Genoa. E quei tre punti conteranno sicuramente tanto. «Non si può affrontare il Milan con una difesa così spregiudicata» lanciano la pietra molti addetti ai lavori. Ma proprio con i tre in linea dietro si assiste ad un Gilardino in estrema difficoltà con Santos, mentre i trequartisti Seedorf e Kakà scambiano spesso posizione in campo e faticano a liberarsi dalla gabbia predisposta da Gasperini per limitare i loro movimenti tra le linee: Konko e Juric si dannano anima e gambe per raddoppiare Bega e Lucarelli e chiudere ogni varco. Per tenere la squadra corta il Genoa perde in aggressività e brillantezza.Ma solo apparentemente, perché il vero grimaldello rossonero si concretizza nell’effige di MassimoOddo che a più riprese affetta la corsia di destra e, colpo dopo colpo, smantella la resistenza genoana. Le sue incursioni sono missioni a colpo sicuro, i suoi cross si trasformano in rasoiate lancinanti. Indubbiamente non tutto va per il meglio: sarebbe ingiusto sostenerlo. Papa Waigo deve ancora trovare la giusta posizione e se la gazzella africana non riesce a far esplodere la sua velocità tutto diventa più difficile. Il senegalese ha bisogno di spazi per tuffarcisi con l’agilità di quelle due leve che sembrano semplici fibre rispetto a quelle muscolose dei milanisti.Una differenza che salta evidente agli occhi fin dal momento dell’ingresso in campo. La struttura fisica rossonera è superiore a quella genoana. Costretto ad arretrare troppo, lo stesso DiVaio perde inoltre molte potenzialità e in veste difensiva il romano non convince completamente, come il primo tempo di Milanetto che non indossa i panni del direttore d’orchestra impeccabile d’altre occasioni. Nella complessità, però, il camaleonte predisposto da Gasperini mette in campo buone premesse, anche se il centrocampo accusa una battuta a vuoto. Il Grifone adesso deve solo lucidare le piume.

 

IL SECOLO XIX - La difesa regge, a tradire stavolta è l'attacco. di Giuliano Gnecco. Gasperini: «Sono contento di come abbiamo tenuto il campo. Il punteggio è eccessivo». Sul rigore: «L'arbitro poteva evitare». Genova. Il paradosso: il Genoa era in apprensione per la difesa e invece a tradire è stato l'attacco. La retroguardia ha tenuto più che dignitosamente: se di fronte non ci fossero stati dei marziani, Rubinho avrebbe trascorso un pomeriggio di ordinaria amministrazione. «Santos e Lucarelli sono andati bene - conferma Gian Piero Gasperini - Individualmente però tutti quanti ci hanno messo cuore e tecnica». È davanti che il Grifone non è stato all'altezza delle aspettative: molto bene Gasparetto, Di Vaio si è parzialmente riscattato nella ripresa («Sapevo che doveva fare dei sacrifici», confida il tecnico), Papa Waigo è stato invece assente ingiustificato: «Abbiamo avuto occasioni che abbiamo sbagliato nel rifinire, è mancato l'ultimo passaggio. Non abbiamo saputo sfruttarle», si limita a dire l'allenatore. Il bilancio però, a dispetto dello 0-3, non è negativo: può apparire un controsenso, una stravaganza. ma da questa partita il Genoa esce rafforzato. Perché davanti non ci saranno sempre i campioni d'Europa, e anche contro di loro il Grifone non ha rinunciato a cercare di proporre il proprio gioco: «Poteva andare meglio come risultato, è un punteggio eccessivo - conferma Gasperini - È positiva la prestazione della squadra. Sono contento di come abbiamo tenuto il campo; ho visto buone cose contro una squadra in ottima condizione, già pronta per la Supercoppa. Avevamo giocatori che non avevano fatto una preparazione continua, completa. Eppure atleticamente siamo stati bene in campo: non era facile. Dovevamo difendere bene e ripartire; abbiamo rimarcato le nostre caratteristiche». È evidente, tuttavia, che ci sono ancora delle cose da mettere a punto; Lucarelli era al debutto, Santos alla prima da centrale (la seconda gara in rossoblù in assoluto), Juric era al rientro: non si poteva pretendere che tutto filasse liscio: «Dobbiamo lavorare. Ad esempio da due calci d'angolo a nostro favore il Milan è partito in contropiede». Ricorrere al mercato? Gasperini taglia corto: «Adesso stiamo bene, stiamo recuperando giocatori: Fabiano, Rossi. Tutte le squadre hanno un paio di defezioni: stiamo tornando nella normalità». All'inizio la squadra è sembrata intimorita dall'avversario: «Poca determinazione? Va bene anche così: sarebbe diventato un pericolo, poteva avere conseguenze pesanti», spiega il tecnico. Poi c'è un altro aspetto: a parte il rigore, che ha chiuso definitivamente i conti, Saccani non è sembrato in grande giornata. Tra l'altro il fischietto mantovano non ha precedenti fortunati con il Genoa e con Preziosi. Addirittura fece squalificare il campo del Como per cinque giornate provocando l'invasione dei tifosi lariani per tre rigori assegnati all'Udinese. «Il rigore è stato un carico eccessivo, si poteva evitare a tempo scaduto - si limita a dire Gasperini - Non entro nel merito dell'arbitraggio, però l'ho detto anche a lui: poteva evitare. I rigori si danno anche sull'8-o, ma quando sono dubbi si poteva evitare, perché così è stata guastata anche la gara». In definitiva: nessun allarme. Il Genoa perde a testa alta: «Non scopro io il valore del Milan. Il risultato è stato sbloccato su calci piazzati. In A ci sono due campionati diversi, ci sono delle squadre sopra le altre. Però ho avuto una risposta confortante da parte della squadra». Il campionato del Grifone, quello vero, inizia domenica a Catania. Gasperini sorride: «Purtroppo per noi è iniziato oggi».

 

IL SECOLO XIX - Il pagellone. di Giuliano Gnecco. RUBINHO 6 Può poco sui gol. È invece bravo prima a dire no a Kakà, poi nel recupero di primo tempo a fermare Gilardino lanciato a rete andando nettamente sulla palla con perfetta scelta di tempo: solo Saccani vede un fallo. BEGA 6 Va in pressione su chiunque passi dalla sua parte: non perdemai la tramontana. Poi finisce inmezzo: si immolamettendoci gamba e testa per chiudere suGilardino che se ne sta andando. Il più rapido dietro, e prova anche a suonare la carica. SANTOS 6,5 Stavolta parte inmezzo, una posizione che ha già ricoperto in passatoma della quale non hamolta dimestichezza. Eppure, sebbene adAscoli aveva sofferto la verve di Job, si applica inmarcatura pressoché fissa suGilardino con una certa autorità e sicurezza.Di testa sono tutte sue (20’ st ROSSI 6: impiega qualcheminuto ad entrare in partita, poi mostra un paioi di accelerate delle sue). LUCARELLI 6 Battesimo di fuoco: subito il Milan. Però è sufficientemente sicuro, e conferma di essere uno di personalità.. KONKO 6 Prima una provvidenziale diagonale difensiva, poi si riversa in avanti, si beve Jankulovski ma è costretto a calciare con il piede sbagliato e la conclusione si spegne sull’esterno della rete. Fa bene l’elastico fra centrocampo e attacco, si accentra spesso per dare una mano in mezzo. All’occorrenza ruota pure nell’orbita di Kakà. Con l’uscita di Santos si abbassa terzo di destra nella difesa a tre. Sbaglia solo a lasciar saltare Ambrosini sul primo gol: errore fatale. PARO 5,5 È in prima battuta la diga su Kakà, sia all’inizio quando il brasiliano parte da sinistra, sia successivamente quando si decentra a destra.Mette in luce cose positive, ed è pure più propositivo anche in fase di impostazione. Però poi è lui a sbagliare sul 2-0 (1’ st FABIANO6: ha il freno tirato perché è ancora fuori condizione, accelera nel finale). MILANETTO 6 Sempre attento a Pirlo,ma non perde occasione neppure per cercare di far ripartire la squadra. All’occorenza lotta pure come unmediano: resta lucido anche inmezzo ai giganti rossoneri, sebbene gli spazi finiscano per diventare più angistusti anche per lui. JURIC 6,5 Tatticamente perfetto: si abbassa almomento giusto, poi riparte. Prova pure il siluro di sinistro,Dida è salvato dalla deviazione di un compagno. Inmezzo fa ancorameglio che da esterno. PAPA WAIGO 4,5 La delusione: non incide mai.Al 15’ parte in contropiede tre contro tre – soluzione fra le sue preferite –ma, nonostante Jankulovski sia fuori posizione, non cambia marcia permettendo a Kalazde di farlo temporeggiare fino a provare una conclusione da fuori che non spaventaDida, poi poco altro (32’ st LEON sv: ha l’argento vivo addosso). GASPARETTO 6,5 Per la generosità meriterebbe pure 8: duella con i centrali rossoneri, favorisce gli inserimenti sui compagni, lotta su ogni pallone e va pure a pressare Pirlo. Nonostante ciò, riesce ancora a ad avere la lucidità e la forza per aprirsi i varchi giusti per provare un paio di conclusioni. DI VAIO 5,5 Perde banalmente una palla a centrocampo, e da qui nasce il raddoppio di Kakà: è la fotografia di un primo tempo sottotono. D’accordo pensare prima a coprire e poi ad aggredire,ma sembra sfasato. Cresce invece notevolmente nella ripresa: per due volte mette paura a Dida, e rientra molto in copertura. MILAN DIDA 6 Si sporca i guanti solo nella ripresa, quando per due volte chiude la porta in faccia a DiVaio, per il resto normale amministrazione. ODDO 6,5 Meglio quando scende sulla fascia che in fase difensiva, ma quando avanza lascia spesso il segno: lo 02 in gran parte è suo. NESTA 6 La scelta di lasciare la Nazionale? Giusta: anche a causa degli infortuni, non è più quello di una volta. Tiene però con mestiere e classe. KALAZDE 6,5 Il più tonico della difesa rossonera: rapido, potente. Mette pezze anche per colmare carenze dei compagni. JANKULOVSKI 7 Esorcizza Papa Waigo, e riesce anzi a spingere molto sulla sua corsia (43’ st FAVALLI sv: solo pochi spiccioli). GATTUSO 6 Non mostra i denti, gioca più di fioretto che di clava. Evidentemente risente dell’infortunio che gli ha fatto saltare la Nazionale in Ungheria (29’ st BROCCHI sv: non ha tempo per incidere). PIRLO 6,5 La classe non è acqua: Milanetto non gli lascia spazi, tocca pochissime palle rispetto ai suoi standard,ma riesce a mettere il piede sui gol.Gli basta poco per essere decisivo. AMBROSINI 7 Al posto giusto nelmomento giusto: beffa Konko e trova la deviazione che mette la partita in discesa. Poi a centrocampo mette tan ta sostanza:molta qualntità, un pizzico pure di qualità (37’ st GOURCUFF sv: si mette in mezzo a fare legna). SEEDORF 6,5 Avrà il sedere basso, sembra giocare da fermo, eppure arriva sempre ovunque. Sciocco però a farsi ammonire stupidamente insistendo a chiedere la distanza su una punizione sullo 0-3. KAKA’ 7 Sembra giocare in surplace, ad andamento lento.Quando accelera, però, accende la luce. È un giocatore di eleganza straordinaria. E se gli si concede un millimetro crea sempre un pericolo. GILARDINO 5 I lMilan ritrova lo sciagurato Egidio, nel senso di Calloni: è una presenza impalpabile, e quando viene chiamato in causa fa più danni che altro. Fra lui e Inzaghi, come senso del gol, c’è un abisso. ARBITRO Saccani di Mantova 4: il vantaggio rossonero nasce da una punizione concessa generosamente. È affetto da sudditanza psicologica: in dubbio, pro Milan. Nel recupero del primo tempo si inventa un rigore per inesistente fallo su Gilardino: comunque se è fallo, deve anche ammonire Rubinho. Nella ripresa, invece, Gasparetto è fermato in modo scorretto nella lunetta dell’area milanista, ma lui non vede.

 

IL SECOLO XIX - Gasparetto: «Abbiamo perso, ma il nostro pubblico ha vinto». GENOVA. «Noi abbiamo perso, ma il pubblico del Genoa ha vinto la sua partita. Sicuramente ha dimostrato di meritare la serie A». Mirco Gasparetto è stato il più attivo e positivo tra gli attaccanti del Genoa. Lui in serie A aveva già giocato con la maglia dell'Empoli, ma i tifosi rossobl ricordano le sue reti nel campionato scorso, cinque, nonostante l'arrivo a gennaio. «Contro il Milan non abbiamo demeritato - è il suo commento - Purtroppo ci siamo trovati di fronte un Milan in gran forma, che non ha concesso nulla. Ma certamente non sono queste le partite per noi da vincere, bisogna anche sapere pesare il valore degli avversari. Avete contato i campioni del mondo che giocano nel Milan? Poi c'è Kakà che è il miglior giocatore del mondo. E Seedorf, che ha classe da vendere, un portiere che è nazionale brasiliano. La vicinanza con la Supercoppa contro il Valencia non ci ha giovato. Il Milan è anche fisicamente più avanti ed è partito subito alla grande». Qualcuno, però, nel Genoa non si è espresso sui soliti livelli. Di Vaio e Papa Waigo sono stati al di sotto di precedenti prestazioni. «Il Genoa ha avuto le sue occasioni per segnare, tutti gli attaccanti hanno concluso a rete Ma non c'è stata fortuna, oltre al valore degli avversari. Comunque, le reti avversarie sono nate da episodi. Dopo un primo tempo chiuso sullo 0-3, nella ripresa li abbiamo tenuti sempre sulla corda, fino alla fine». Proprio per il valore degli avversari, il Genoa è parso troppo spregiudicato a sfidare il Milan... «Il gioco del Genoa è questo. E noi in attacco non siamo stati soltanto ad aspettare. Siamo tornati a turno indietro, a dare una mano ai compagni del centrocampo e della difesa. Al di là del risultato, io credo che la squadra abbia dimostrato di essere viva fino al 95'. Non penso che una sconfitta contro un Milan così, sia pure per 3-0 e sul nostro campo, possa avere contraccolpi psicologici. Il campionato del Genoa comincia domenica, contro il Catania. Sono convinto che questa squadra possa disputare un buon torneo, con un gran finale di campionato. Una certezza l'abbiamo, la fiducia del nostro pubblico, che ha capito che contro questo Milan si può perdere».

 

IL SECOLO XIX - Preziosi non boccia il Genoa «Però ci voleva più ritmo». di Giovanni Ciolina. Mercato chiuso. Adailton: «E' richiesto, se rimane ha poco spazio». Genova. Non è contento «e non potrei esserlo visto che non mi piace mai perdere», ma Enrico Preziosi non boccia il suo Genoa. «Certo che mi immaginavo un esordio con più ritmo nelle gambe», ma il presidente genoano oltre a sottolineare le carenze di brillantezza rossoblù riconosce i meriti del Milan: «già rodato». Ti aspetti un Grifone d'assalto e invece «ti ritrovi un Milan più brillante». Sogni una partenza esaltante e invece ti ritrovi con i piedi ben piantati a terra. Colpa, forse, del timore di una trappola rossoblù, che spinge i milanisti a presentarsi al Ferraris concentrati, attenti: in partita. E' con luci e ombre la prima domenica da serie A del patron genoano. In tribuna d'onore si siede davanti ai figli Matteo (tornato a Marassi da quel maledetto Genoa-Venezia) e Paola con l'immancabile - ormai - maglietta rossoblù numero 11 di Leon, alla moglie, al vice presidente Giambattista Pastorello. I due parlottano fitto fitto durante il primo tempo, si scambiano opinioni sul centrocampo e non sembrano giudizi positivissimi. Considerazioni a caldo e quindi rivedibili. Il presidente Preziosi ha poi parole d'elogio per Konko che giudica «strepitoso», ma anche per Santos e Lucarelli, gli ultimi arrivati. E nel suo giro d'orizzonte a 360 gradi il patron ha l'occasione per fare il punto anche sul mercato che conferma blindato. «Abbiamo rotto anche il salvadanaio, non siamo mica la Banca d'Italia»è la battuta scherzosa per ribadire come la campagna di rafforzamento sia ormai chiusa «a meno di occasioni irrinunciabili. Abbiamo speso già abbastanza e poi, a parte tutto, non ci serve altro». Enrico Preziosi giustifica la decisione anche da un punto di vista tecnico, «in quanto abbiamo giocatori a sufficienza per ogni ruolo». E i conti danno sempre un surplus rispetto agli elementi mandati in campo. «L'importante ora è far assimilare il modulo di gioco alla squadra», ribadisce il presidente che fa il punto anche sulla situazione di Adailton: «Per quello che ha fatto e per come si è comportato avrà sempre il rispetto del Genoa e della famiglia Preziosi, ma alla società sarebbe piaciuto privarsene: è uno dei pochi elementi richiesti e che ha mercato. Se però il brasiliano deciderà di rimanere verrà trattato come gli altri. Gli abbiamo detto comunque che avrà poco spazio». Punto e basta. Ma se il mercato non sembra discorso d'attualità in questo momento in casa rossoblù, Enrico Preziosi preferisce parlare della squadra e della partita: «Quando perdo ho bisogno di tempo per smaltire la delusione anche se il risultato è meno velenoso e indigesto. Indubbiamente mi aspettavo un Genoa differente, con più ritmo, in grado di pressare l'avversario». E invece è stato il Milan «ad essere più brillante di noi sotto il profilo fisico. Dobbiamo assimilare la preparazione fatta». Preziosi non fa drammi e invita a guardare avanti, a voltare pagina «anche se non ho visto il Genoa che conosco. Al di là degli episodi dubbi loro sono stati cinici, mentre noi abbiamo sbagliato le occasioni avute. La differenza è lì». Preziosi, infine, non manca di fare riferimento al pubblico che forse si è rivelato inferiore alle attese, «ma con le premesse di possibili incidenti non si poteva pensare altrimenti». E proprio ai 25 mila sugli spalti va il pensiero del presidente che si dice dispiaciuto, «soprattutto per loro che hanno sottoscritto un numero di abbonamenti superiore alle previsioni». Proprio per premiare la fedeltà e la passione del popolo rossoblù il patron annuncia di voler prolungare la campagna abbonamenti per «dare la possibilità a chi era in ferie di sottoscrivere le tessere». E dopo la trasferta di domenica a Catania, i sostenitori genoani avranno l'opportunità di osservare a Marassi il Livorno e l'Udinese, inframezzati dal derby con la Sampdoria.

 

IL SECOLO XIX - Genoa sconfitto ma vince la città. di Giovanni Ciolina. Il Milan espugna il Ferraris. Il Grifone tiene il campo. Dopo la paura nessun problema di ordine pubblico. Genova. Al Grifone non riesce il colpaccio nell'esordio in serie A. Passa il Milan grazie alla doppietta di Kakà e al gol di Ambrosini, ma il 3-0 non deve abbattere il Genoa. Qualche cosa deve essere riveduta e corretta (il centrocampo), benché la base di partenza sia di buon livello. Servono le cesellature. Gasperini si sta addestrando per farle. Ma se il ritorno in Paradiso è amaro per il Grifone, la domenica che si annunciava come una delle più difficili dell'intera stagione sotto il profilo dell'ordine pubblico, si rivela il gol più bello e interessante dell'intera giornata di campionato. Non si può prevedere cosa sarebbe potutto succedere se a Genova fossero arrivati i tifosi rossoneri, ma il dato oggettivo è di una domenica di normale calma. E anche questa è una notizia Si temevano incidenti ed invece al nulla (per fortuna), dentro e fuori il Ferraris, si aggiunge una spettacolare opera di ricucitura dei rapporti da parte delle due società. «Giusto compiere un gesto distensivo» ammette il presidente rossoblù Enrico Preziosi riferendosi all'applauso dell'intera squadra rossonera al pubblico di Marassi a fine gara. «Speriamo si riveli utile per chiudere la vicenda - gli fa eco Adriano Galliani - anche perché ci saranno seguiti. Il Genoa si salva di sicuro, gioca bene, ha un buon allenatore e sicuramente l'anno prossimo ci sarà un altro Genoa-Milan». I tifosi rossoblù si augurano in un risultato differente, anche se la prova di ieri non è tutta da buttare: «Risultato pesante, però globalmente abbiamo tenuto. Ci sono alcuni aspetti su cui dovremo lavorare», ammette il tecnico Gian Piero Gasperini che poi chiede maggior cinismo e precisione agli attaccanti. E con un presidente Preziosi che chiude definitivamente la porta del mercato, il Genoa si ritroverà domani al Pio per preparare la delicata trasferta di Catania.

 

LA REPUBBLICA - Ambrosini e doppio Kakà, bel Milan. A Marassi i rossoneri dominano: in un tempo solo il Genoa è ko (3-0) A Marassi una gara a senso unico: la squadra di Gasperini troppo giù per impensierire i rivali. di Gessi Adamoli. GENOVA - È fin troppo facile la prima del Milan, quasi un allenamento per la finale di Supercoppa di venerdì con il Siviglia. La squadra rossonera chiude la partita nei primi 45 minuti, durante i quali dà a tratti anche l´impressione di giocare come il gatto con il topo, e nella ripresa si limita a controllare i timidi tentativi di reazione del Genoa. La partita del ritorno in serie A, quella che i suoi tifosi aspettavano da 12 anni, la squadra rossoblù non riesce a giocarla come era nelle attese. Chi a Marassi credeva di trovare una squadra aggressiva e determinata resta deluso, quello del Genoa è un flop anche tattico oltre che agonistico. Così al di là di Kakà, autore di una doppietta, a risultare determinante è Oddo che sulla fascia destra imperversa, vanamente rincorso da Di Vaio che, a 31 anni, ad inventarsi tornante ci prova con tanta buona volontà ma con risultati disastrosi. Tra i delusi c´è anche il presidente Preziosi che il ritorno in serie A della sua squadra se lo aspettava diverso. Forse non nel risultato: «Perché davanti avevamo i campioni d´Europa». Ma certamente nell´ardore agonistico con il quale la sua squadra avrebbe dovuto affrontare il titolato avversario: «Sapevamo che loro sono bravi a far girare la palla. Ma sapevamo anche che dovevamo correre e aggredire l´avversario e non abbiamo fatto né l´uno né l´altro». Contro un Milan ad una sola punta, Gilardino, ma con il costante sostegno di Kakà e Seedorf ed una robusta cerniera di centrocampo formata da Gattuso, Pirlo e Ambrosini, Gasperini ha velleitariamente schierato il Genoa come se fosse ancora in serie B, cercando di riproporre schemi e situazioni tattiche della trionfale cavalcata verso la promozione. Vale a dire un reparto arretrato con tre soli difensori fissi ed un attacco a tre punte (Papa Waigo, Gasparetto e Di Vaio). Un lusso perché non solo ai tre attaccanti palloni invitanti ne sono arrivati davvero pochini, ma di fatto Papa Waigo e soprattutto Di Vaio sono stati costantemente costretti a rincorrere rispettivamente Jankulovski e Oddo. La squadra rossoblù in partita è rimasta solo 21´. È di Ambrosini, di testa, su punizione dalla destra di Pirlo e con il Genoa che paga la sua mancanza di centimetri, il gol che sblocca il risultato. Prima del secondo gol il Milan non concretizza un fulmineo contropiede (tre contro due, ma Kakà invece di aprire a destra per liberissimo Oddo serve in profondità Gattuso in fuorigioco) e si divora una rete clamorosa con Gilardino solo davanti a Rubinho. Il raddoppio arriva al 44´: è irrisoria la facilità con cui Oddo, al quale Di Vaio non riesce più a stare dietro, salta Juric e guadagna il fondo. Palla in mezzo che Seedorf, in qualche modo, riesce a far arrivare al liberissimo Kakà. Nel recupero Rubinho esce a valanga su Gilardino, che gli si era presentato tutto solo davanti, prende il pallone ma per l´arbitro Saccani è lo stesso rigore. Dal dischetto trasforma Kakà. La ripresa è solo accademia. Il Milan fa girare la palla, i tifosi del Genoa sventolano le loro bandiere e cantano "You´ll never walk alone" (non camminerai mai solo). A fine partita i giocatori del Milan si fermano a centrocampo ad applaudire la gente. Quelli del Genoa sono già negli spogliatoi, ma sono chiamati comunque sotto la curva. Così rispuntano, qualcuno in ciabatte e a torso nudo. Il vero campionato del Grifone inizia domenica a Catania.

 

LA REPUBBLICA - Oddo sfonda a destra Gilardino in ombra Papa Waigo scompare. di gessi Adamoli. GENOA Rubinho 6: tre gol, ma poche responsabilità. Anzi, l´uscita che provoca il rigore è impeccabile come scelta di tempo. Lui prende la palla e Saccani un abbaglio. Bega 5: incerto in fase difensiva, sbaglia passaggi elementari. Santos 6: il più sicuro (soprattutto sulle palle alte) dei difensori genoani. Dal 21´ st Rossi sv. Lucarelli 5,5: qualche sbavatura, ma un centrocampo inesistente in fase di filtro non ha certo aiutato i difensori. Konko 6,5: aggressivo e determinato come avrebbe dovuto essere tutto il Genoa. Prova anche a proporsi al tiro. Milanetto 5: va troppo piano, quasi passeggia per il campo. Paro 5: gioca molti più palloni di Milanetto, solo che ne sbaglia tantissimi. Dal 1´ st Fabiano 6: è buttato nella mischia in ritardo, quando ormai i giochi sono fatti. Juric 5,5: i sincronismi con Di Vaio non funzionano, tanto che Oddo è il padrone incontrastato della fascia. Meglio nella ripresa da interno. Papa Waigo 5: impalpabile. Dal 33´ st Leon sv. Gasparetto 5,5: sembra un centroboa di pallanuoto, cerca sempre lo scontro fisico con l´avversario. Ma da questa sua lotta raccoglie pochissimo. Di Vaio 5: viene esposto ad una brutta figura, era impensabile che potesse stare dietro a Oddo. MILAN Dida 6: lo spaventa solo Konko nel primo tempo, sul risultato ancora di zero a zero, ma il tiro del francese si spegne sull´esterno della rete. Poi ordinaria amministrazione. Oddo 7: abbatte da solo la fragile difesa del Genoa, procurandosi la punizione del primo gol e dando il là all´azione del secondo. Nesta 6,5: contro Gasparetto che lotta di forza e cerca la bagarre, esibisce calma olimpica e preferisce l´arma dell´anticipo. È già in forma, peccato abbia ribadito il suo no alla nazionale. Kaladze 6: meno elegante di Nesta, si fa coinvolgere in qualche corpo a corpo con Gasparetto. Jankulovski 6: forse teme gli sprint di Papa Waigo, che devono avergli descritto come velocissimo. Così preferisce restare indietro a presidiare la zona. Dal 43´ st Favalli sv. Gattuso 6,5: spinge, va a recuperare palloni e si sforza di tenere il ritmo sempre molto alto. Pirlo 6: così non vale. Nel senso che, per chi come lui fa il play maker, è troppo comodo non aver nessun avversario che lo vada a pressare. Ambrosini 6,5: va a segno di testa, la sua specialità. Esce per un problema al ginocchio, ma la Supercoppa con il Siviglia non è a rischio. Dal 37´ st Gourcuff sv. Kakà 7: firma una doppietta e, a sentire Ancelotti, si candida come capocannoniere del campionato. Seedorf 6,5: mostra lampi di classe autentica. Ma ha una crisi di nervi quando l´arbitro su una punizione non fa rispettare la distanza. Gilardino 5,5: l´unico a steccare, si divora un gol già fatto. Arbitro Saccani 5: non c´è il rigore su Gilardino e fa calciare una punizione a Pirlo con la barriera a sette metri.

 

LA REPUBBLICA - Neppure un ammonito a parte Rubinho. Il presidente: la tattica? Non faccio l´allenatore. di Gessi Adamoli. Era la partita, quella del ritorno in serie A, che il popolo rossoblù aspettava da 12 anni. E qualcosa di più dal Genoa era lecito attenderselo. Invece al Milan è staso permesso di giocare il match che più gli si confaceva. Un tappeto rosso per i campioni d´Europa: "Prego, si accomodi...". E alla fine il presidente Preziosi chiede scusa alla sua gente: «Mi spiace per tifosi, io e loro ci aspettavamo una partita diversa. Non come risultato perché perdere contro il Milan è più che normale, ma come spirito: dovevamo aggredirli e noi li abbiamo aggrediti, dovevamo correre e non abbiamo corso. Sapevamo che loro sono bravissimi a tenere palla, a farla girare e farla arrivare dove serve, però li abbiamo lasciati fare». Oddo sulla corsia di destra è stato devastante, ma la panchina genoana ha subìto lo strapotere del terzino milanista senza ritenere di dover prendere delle contromisure. Preziosi preferisce non commentare: «Quello non è il mio mestiere. Io faccio il presidente... E dico allora che per questa squadra è già stato speso molto e non so davvero se ci sia ancora qualcosa da fare». Ma il Genoa è comunque sul mercato: servono centimetri e forza fisica ad un centrocampo che filtra pochissimo, lascia la difesa in balia degli eventi e soprattutto è impotente nel gioco aereo, come dimostra il gol di testa di Ambrosini che ha sbloccato il risultato. Partirà Coppola, il Gattuso rossoblù che però quanto a statura non si può certo definire un gigante, e arriverà un mediano alla Ezio Brevi. Forse Barusso, se il Rimini comproprietario del giocatore darà l´assenso al fatto che la Roma lo giri al Genoa in prestito. L´alternativa viene dall´estero, probabilmente dalla Francia. Nemmeno un ammonito, a parte Rubinho per il fallo da rigore che peraltro non c´era. Non è il risultato a ferire il popolo genoano, ma il fatto che la squadra si sia arresa senza nemmeno combattere. E dire che c´era una grandissima attesa per il ritorno in serie A che coincideva con la sfida con il Milan. Dopo l´uccisione di "Spagna" le due squadre non si erano più incontrate, questa così diventava doppiamente una partita speciale. Stadio vietato a i tifosi milanisti, sbarrata la famigerata "gabbia". Una notizia di dominio pubblico da giorni, ignorata evidentemente solo dai dirigenti della Società Autostrade. Tanto che i pannelli luminosi prima dei caselli di Genova indicavano ai tifosi ospiti (quali?) di uscire a Genova Ovest. Lo stadio vietato ai tifosi del Milan, ma soprattutto le norme che hanno regolamentato la prevendita (possibilità di acquistare un solo biglietto a testa e vendita limitata alla sola Genova, dunque Riviere escluse) hanno impedito al Genoa di fare un grande incasso. Solo 2.412 i biglietti venduti (per 84.960 euro) da aggiungere ai 21.121 abbonati (quota gara euro 267.195). Ci sono tanti ritorni in tribuna per il Genoa di nuovo in serie A. Per esempio quello di Matteo Preziosi, il figlio primogenito del Joker. E c´è tutta la famiglia Signorini al completo: la signora Antonella con Benedetta, la piccola Giulia e Andrea che Gasperini ha già spesso aggregato alla prima squadra. «È sempre un piacere tornare a Genova - dice Antonella - E, mi raccomando, piano con i complimenti per Andrea che altrimenti si monta la testa, anche se ci pensiamo noi a tenerlo con i piedi per terra...». E Tommasone Skuhravy ricorda che l´ultimo gol al Milan l´ha segnato lui: «Su rigore, palla da una parte e portiere (Sebastiano Rossi ndr) dall´altra». Era il 15 febbraio 1995, il giorno in cui venne recuperata la partita che era stata sospesa. In tribuna stampa anche l´inviato dell´Equipe, Yoann Riou («Milan davvero troppo forte, non c´è stata partita»), in quella d´onore Mario Bortolazzi, doppio ex e ora allenatore in seconda della Nazionale. Torna a Marassi dopo 6 anni di assenza Gianni Scerni e si abbracciano davanti al botteghino degli aggrediti due vecchi cuori rossoblù come Giorgio Garbarini e Bruno Baveni: «Non ci vedevamo da 20 anni...». Alfio Lamanna teorizza che una sconfitta ci può anche stare: «In fondo il nostro vecchio Genoa quante volte l´abbiamo visto perdere? Perfino contro il Montevarchi e quel giorno scoprimmo che Maselli era daltonico, passò infatti la palla ad un avversario credendo che fosse un suo compagno...». Ma se la sconfitta era stata messa in preventivo un po´ da tutti, è il modo in cui è maturata che ha lasciato interdetti. Anche se alla fine i giocatori rossoblù, che erano filati dritti a testa bassa negli spogliatoi, sono stati richiamati a furor di popolo "sotto la curva". Il campionato del Genoa inizia domenica a Catania.

 

LA REPUBBLICA - Gasperini, l´attacco in campo, la difesa nell´analisi "Non siamo presuntuosi, loro erano di un altro pianeta". Il tecnico cerca di sdrammatizzare: "Paghiamo un precampionato complicato e alcuni giocatori ancora in ritardo". di Raffaella Griggi. Gasperini lascia a casa la t-shirt e i pantaloni blu della tuta con cui era solito sedersi in panchina durante le amichevoli d´estate, e indossa la camicia azzurra e il vestito. E´ facile capire cosa stesse provando dentro alle 15 di ieri: c´è il Milan, ed è la sua prima volta al Ferraris in serie A, senza i tifosi rossoneri. Niente di più genoano, già così. Forse anche lui a fine gara è un po´ deluso, ma mette in chiaro le cose a chi gli fa notare che beh, magari l´atteggiamento tattico, con il suo consolidato 3-4-3, quasi un moloch sportivo, di fronte alla squadra campione d´Europa poteva essere più umile, «Noi presuntuosi? Non mi pare proprio... Non ho visto presunzione nei miei, anzi, abbiamo affrontato il Milan con grande umiltà, ma loro erano in condizione, molto concentrati e attenti e poi hanno giocatori importanti che riescono a creare la superiorità e a far gol. Nel mio Genoa ci sono cose da limare e aggiustare, abbiamo avuto un precampionato travagliato, ma ci stiamo sistemando, oggi abbiamo affrontato una squadra fortissima ma ho visto molto cose positive». Eccessiva disinvoltura? Gasperini ha schierato tre punte più un centrocampo con Paro (sostituito nella ripresa da Fabiano) e Milanetto, il meccanismo ha retto per un po´, poi l´assalto flemmatico rossonero ha fatto il resto. «Siamo stati meno lucidi, questo sì, e meno incisivi. In aggiunta il valore del Milan non lo scopro certo io ora». Sotto un sole che disidrata all´istante Gasperini sfodera un´inedita gestualità da sangue e arena in panchina. Immaginariamente sembra unirsi alla lotta. Ma in realtà la battaglia dura ben poco. Le gambe sembrano un po´ molli, e l´orgoglio pompa poco. Il fiato è corto. La partita è così, quella che non ti aspetti, promette il paradiso, la sofferenza, la "speranziella", come la chiama Preziosi, e ti regala invece poco e niente. Sarà stato un certo timore reverenziale, ma capita. Il risultato è pure un tantino bugiardo. E c´è stata anche un po´ di fortuna nel luna park Milan. Il primo brivido, si fa per dire, visto il caldo, arriva con Konko. Poi nella partita, immersa nei suoi 33 gradi, irrompe il Milan senza fronzoli e il discorso si chiude in 45 minuti, senza storia, troppo evidente il divario tecnico-tattico tra le due squadre. «Dovevamo riproporci con velocità e difendere meglio, invece non è andata così», sottolinea i rimpianti Gasperini. Per dirla tutta, non gli è affatto andata giù come il Genoa ha affrontato i rossoneri. Ritmo e aggressività dei rossoblù non sono mai stati superiori agli avversari. Dice molte verità il tecnico e qualche bugia. La prima verità è sotto gli occhi di tutti: «Il rigore non c´era, si poteva evitare, ne avrebbe guadagnato anche la gara. Il risultato si è dilatato grazie a un calcio piazzato e a un episodio. Se ha influito il caldo? C´era per tutti e due...diciamo piuttosto che ci è mancato l´ultimo passaggio quando la partita era ancora aperta». La "bugia" dolce, ma non potrebbe essere diversamente è una difesa a tutto campo della prestazione di alcuni giocatori che ieri non hanno brillato. Domenica il Genoa va a Catania, con quale spirito lo dice Gasperini: «Dobbiamo lavorare, siamo stati un po´ limitati, ma il nostro campionato inizia domenica».

 

LA REPUBBLICA - Gasparetto "Il rigore non c´era". di Luca Palmieri. «Non incontreremo il Milan tutte le domeniche…» Mirko Gasparetto non si abbatte per la pesante sconfitta incassata contro i campioni d´Europa, convinto che il Genoa abbia comunque le carte in regola per fare un ottimo campionato. «Tutto sommato – dice – noi abbiamo provato a fare la nostra partita, costruendo sullo 0-0 anche le occasioni per passare in vantaggio. Ed invece abbiamo subito gol su calcio piazzato, con una disattenzione che potevamo evitare. Poi allo scadere del primo tempo è arrivato quel rigore, che tutti dicono non esserci. Arrivando all´intervallo sotto di tre gol, è diventato pressoché impossibile rimontare». Un pizzico di delusione c´è ma Gasparetto è convinto che la sconfitta all´avvio non intacchi per nulla le ambizioni rossoblù. «La nostra fiducia resta intatta. Non dimentichiamoci che affrontavamo la squadra che ha vinto la Champions League, zeppa di campioni del mondo e di giocatori straordinari come Kaka. Il 3-0 è un risultato troppo pesante per noi, ma siamo certi che dalla prossima partita la musica cambierà. Non affronteremo sempre squadre come il Milan e spero non subiremo più rigori come questo». A livello personale Gasparetto è stato uno degli ultimi a mollare. «Ma la cosa importante è sempre il risultato della squadra. Io cerco sempre di farmi trovare pronto e di dare il massimo per questa squadra. Mi spiace soprattutto aver perso l´imbattibilità interna, da quando sono arrivato a Genova a gennaio mai eravamo stati sconfitti a Marassi». Il centravanti veneto ha apprezzato molto l´applauso della Nord. «Eravamo già negli spogliatoi, ci hanno detto di tornare in campo perché i tifosi ci volevano sotto la gradinata. Un gesto bellissimo. Cercheremo di rifarci già domenica prossima a Catania».

 

LA REPUBBLICA - Un match nel ricordo di Spagnolo Gattuso & C. applaudono la gradinata. di Enrico Curro. GENOVA - Se, come dice Lippi, lo stadio di Marassi blindato, vietato ai tifosi del Milan e con poche migliaia di biglietti venduti oltre ai 21 mila abbonati del Genoa, ha rappresentato la prima sconfitta del campionato, in compenso questa domenica genovese piena di fair-play è stata la prima vittoria. «E´ filato tutto liscio», racconta il questore Presenti, e dal suo sollievo si intuisce che non era affatto scontato. Il divieto di trasferta agli ultrà milanisti, dunque, sarà anche stato spiacevole per lo sport, però ha tolto qualunque pretesto a chi progettava vendette da bassifondi, brandendo il nome di Vincenzo «Claudio» Spagnolo, il ragazzo genoano ucciso 12 anni fa con una coltellata davanti alla gradinata Nord, in uno scontro tra gli ultrà delle due squadre. Papà Cosimo ha visto tutto in tv ed è felice che i suoi appelli siano stati ascoltati: «Non me la sentivo di andare. Mio figlio è stato onorato nel migliore dei modi. Voglio ringraziare i tifosi del Genoa per la loro civiltà, hanno dimostrato di avere capito. Voglio ringraziare i due capitani Bega e Ambrosini per il loro gesto importante prima della partita, il mazzo di fiori regalato a mia figlia Romina. E voglio ringraziare i calciatori del Milan per quello che hanno fatto alla fine: sono immagini che entrano nel cuore della gente più di qualsiasi parola e aiutano le menti dei ragazzi a riflettere sul vero senso di una partita di calcio». Cosimo Spagnolo allude alla scena finale, con i giocatori milanisti fermi al centro del campo ad applaudire lo stadio tutto rossoblù e in particolare la gradinata Nord, zeppa di bandiere che sventolavano, malgrado la sconfitta. «L´idea ci è venuta spontaneamente: lo scenario era bellissimo, era giusto ringraziare», ha spiegato Gattuso. Adesso che è andata bene la prima puntata di Genoa-Milan, dopo 12 anni di attesa carica di tensione, Seedorf lancia una proposta: che la partita di ritorno al Meazza il 27 gennaio 2008, a quasi tredici anni esatti dalla morte di Claudio, ridiventi normale e venga aperta a entrambe le tifoserie: «Di sicuro spero che nel prossimo campionato il Genoa sia ancora in A e che i nostri tifosi possano contribuire allo spettacolo di questa grande coreografia: bisogna sapere andare avanti nella vita e il nostro gesto voleva significare proprio questo. Ma io vorrei addirittura che i genoani potessero venire a Milano, in gennaio». In verità, come spiega il proprietario del Genoa Preziosi, quella di Seedorf rischia di restare un´utopia: «E´ un peccato, ma la decisione del prefetto è stata inevitabile e temo che succederà anche a San Siro, a parti invertite». Galliani, però, pensa già alla prossima stagione e critica la decisione di Romano, il prefetto genovese: «Credo che dopo 12 anni si potesse permettere ai nostri tifosi di essere qui: tra un anno, che differenza ci sarà? Non si può andare avanti così all´infinito». All´amministratore delegato del Milan risponde, un po´ amareggiato, Cosimo Spagnolo: «Sono d´accordo con Galliani: i veri tifosi devono potere entrare sempre allo stadio. Ma gli chiedo una cosa: che cosa hanno fatto davvero in questi 12 anni, lui e gli altri dirigenti del calcio, per fermare i violenti?».

 

LA REPUBBLICA - Fiori a Marassi, trionfa la città. Nessun "infiltrato", tifosi corretti dentro e fuori lo stadio il ritorno più atteso. di Stefano Origone. Tanto rumore per nulla. Cinquecento uomini in divisa anti sommossa ad aspettare un nemico che non c´è. Ogni angolo della città presidiato da camionette e jeep, i caselli e le stazioni ferroviarie blindate, un elicottero che per ore è sorvolato sulla città: un occhio vigile che doveva scovare i commando di tifosi rossoblù appostati chissà dove per tendere agguati a un nemico invisibile. Invisibile perché dei supporter milanisti ieri a Genova non c´era neppure l´ombra. «Si contano sulle punte della dita: sono così pochi che si confondono con i nostri... «, ammette uno steward di fede genoana. La tanto temuta guerriglia urbana non c´è stata. Il 3-0 non ha innescato l´ira dei tifosi più accaniti, i 24.000 se ne sono ritornati a casa un po´ delusi per la prima prestazione del Genoa, ma senza intenzioni bellicose. Dopo tutto non c´era nessuno con cui prendersela. Nessuno ha lanciato bottiglie, nessuno (di solito accade anche quando il Genoa vince) ha incendiato i cassonetti. La decisione del prefetto Giuseppe Romano di vietare lo stadio ai tifosi del Milan, lo stop alla vendita dei biglietti fuori Genova, gli appelli alla non violenza del padre di Vincenzo Spagnolo, hanno funzionato. «Siamo fiduciosi che vada tutto bene, ma aspettiamo la fine della partita», ha sussurrato il questore Salvatore Presenti, sugli spalti con i vertici delle forze dell´ordine, prima del fischio d´inizio. La sua "preghiera" è stata ascoltata. «Sì, è filato tutto i liscio», ha aggiunto al 90´. In una città deserta, in un calma quasi irreale, già dalla mattina si è capito che i temuti scontri erano solo il ricordo di un brutto sogno. L´unica nota un po´ stonata, ma solo perché non era stata chiesta l´autorizzazione al prefetto, è stato il corteo organizzato dai genoani in piazza Alimonda. Almeno quattrocento tifosi si sono radunati alle 11.30 davanti all´Ottavio Barbieri per dirigersi tutti insieme allo stadio per commemorare l´amico Vincenzo, ucciso dal milanista Simone Barbaglia il 29 gennaio 1995. Con i capi storici in testa al corteo, hanno raggiunto il piazzale dello stadio, dove hanno deposto ai piedi delle stele dei mazzi di fiori. Hanno intonato degli inni, alternati a qualche insulto ai tifosi del Milan, e poi tutti dentro il Ferraris in attesa dell´esordio in serie A dopo dodici anni di passione. Ai cancelli di accesso, sembrava di essere alla fermata di un bus in Inghilterra. I tifosi (c´erano tante famiglie con bambini), in fila indiana hanno atteso pazientemente di superare i tornelli. Si respirava aria di calma e voglia di divertirsi anche sotto la Nord, dove le forze dell´ordine schierate lungo il campo hanno potuto vedere la partita senza preoccuparsi più di tanto di eventuali lanci di oggetti e di invasioni dei settori perché lo stadio era tutto rossoblù. C´è da dire che l´enorme schieramento è stato dislocato per la città più che altro per scena, per dare l´impressione che Genova fosse pronta a qualsiasi evenienza e che qualsiasi atto di violenza non sarebbe stato tollerato. Tanto che le prime pattuglie ai caselli, sono comparse non all´alba, ma ben dopo le 11 di mattina. A Genova Est la polizia ha fermato tutte le auto targate Milano: almeno settanta, che sono state controllate da cima a fondo. Erano tutti turisti, solo quattro ragazzi di Milano erano dei tifosi. Genoani, che avevano acquistato un regolare biglietto. «I servizi di sicurezza predisposti sono riusciti benissimo. Tutto si è svolto nella massima regolarità e tutte le componenti, dalle forze dell´ordine alle società agli steward, hanno fatto la loro parte - ha dichiarato Salvatore Presenti (nella foto piccola in alto), commentando prima di uscire dallo stadio la giornata ad alta tensione - . Il primo passo verso la distensione è stato fatto dalle due squadre con il dono di un mazzo di fiori alla sorella di Vincenzo Spagnolo. Speriamo che in futuro la pacificazione possa essere totale». A fine partita, nonostante la sonora sconfitta, i supporter, chi a piedi, chi in bus, auto e moto, sono tornati a casa in attesa del prossimo match con il Catania. A Brignole almeno un migliaio di tifosi sono stati scortati da una ventina di agenti fino ai binari e se ne sono andati sventolando le bandiere. «Pazienza, è andata male - dice Marco, 27 anni, di Rapallo - , ma la squadra ci ha messo il cuore. Ci rifaremo la prossima volta: forza Genoa, per sempre».

 

IL GIORNALE - Kakà lancia i rossoneri E la cabala li fa sognare. Al Milan basta un tempo Kakà in forma Supercoppa. di Franco Ordine. Chi ama i corsi e i ricorsi storici, si dondola con un dato statistico: se il Milan berlusconiano vince la prima di campionato, in trasferta, di solito vince lo scudetto. Da Sacchi, venti anni fa (a Pisa con un rotondo 3 a 1) ad Ancelotti, settembre del 2003 (2 a 0 sull'Ancona), la macumba si ripete. Forse non è il caso di prendere per oro colato la partenza del Milan ieri a Marassi (assente da 25 anni il segno 2 con il grifone: anche questo dato suggerisce un misurato ottimismo) e perciò (...)di attendere verifiche più consistenti per sciogliersi nello zucchero ma è certo che alla fanfara della Juventus di Trezeguet rispondono gli squilli di tromba di Kakà e dell'armata rossonera. Di sicuro, sul conto dei campioni d'Europa, si capiscono al volo una serie di cose: il Milan sembra animato dallo spirito migliore, la testa è quella di Atene e le gambe, nonostante il caldo umido di ieri pomeriggio, rispondono alla grande dopo una preparazione tradizionale. E se persino Oddo segnala un efficace addestramento così da risultare una delle pedine decisive della sfida, allora è segno che la scuola di Milanello funziona ancora e che solo l'usura degli eroi datati e gli acciacchi eventuali possono frenare la marcia rossonera. In verità c'è un altro dato da smerigliare: la formula tattica dell'unica punta funziona come una slot machine. Basta infilare nella fessura la moneta, ed ecco che al primo no, al secondo neanche, al terzo tentativo scatta la combinazione vincente ed escono i marenghi. Se non c'è Gilardino a sbavare palle importanti (attenti, sta diventando un caso clinico, urgono provvedimenti di sostegno psicologico), il gol diventa uno sbocco inevitabile appena Pirlo detta, su punizione, lo schema numero due e Ambrosini, indisturbato, si presenta sul primo palo per timbrare il cartellino di testa. Quando poi tocca a Kakà sbrigare la pratica si capisce che la magia della passata Champions league è intatta. L'asso brasiliano inseguito inutilmente dal Real può sentirsi trequartista e confessare di continuo una vocazione diversa («mi diverto a suggerire assist») ma è il gol che lo corteggia in modo sfacciato: il primo sigillo è la conclusione di una bella trama, promossa dal solito Oddo a destra, il secondo è un rigore discutibile fischiato da Saccani (Rubinho interviene prima sul pallone e poi rovina sulla sagoma di Gilardino impedendogli di fatto di raggiungere il pallone) e nel quale Kakà suggerisce il varco giusto al suo centravanti stralunato prima di scolpire il 3 a 0 dal dischetto e chiudere la contesa all'intervallo. Il Genoa non se ne sta a guardare, come può sembrare a chi arrivasse in ritardo allo stadio. No, sceglie di affrontare il rivale sul terreno della corsa e dell'attacco frontale, sfonda a destra dove Papa Waigo mette alla frusta Jankulovski ma ne ricava un paio di palloni in curva invece di trarre subito profitto dalle disattenzioni del ceco. Non solo. Con quel disegno tattico (3-4-3), Gasperini consegna a Kakà e Seedorf un eccesso di libertà che i due sfruttano con fare malandrino organizzando giocate di grande pregio. Un'azione simbolica per dare l'idea: da un angolo a favore del Genoa parte il contropiede nel quale si ritrovano in tre milanisti (Kakà, Gattuso e Oddo) contro uno (Bega). Non solo. Il tecnico genoano interviene in netto ritardo a sorvegliare la corsia di destra dove Oddo tiene Di Vaio alla catena lanciandosi in continui assalti: quando provvede alla bisogna, inizio della ripresa, la squadra è già sotto di tre gol. Strepitosa la curva nord: salta, canta e applaude come se il Genoa stesse maltrattando il Milan e non viceversa. Peccato per quella ferita: stadio chiuso ai tifosi milanisti, controlli serrati, in giro tanto, gratuito veleno prim'ancora di veder sgabbiare la partita, segno che c'è del rancore ingiustificato e pericoloso. Il viaggio a Montecarlo (supercoppa d'Europa venerdì sera) comincia bene per il Milan. Si lasci scortare da un avvertimento: il Siviglia non è neanche lontano parente del Genoa.

 

IL GIORNALE - Santos pimpante Oddo martella Gila sbaglia tutto. GENOA 5 RUBINHO. Quando comincia a parare è troppo tardi. 6 BEGA. L'anello forte di una catena fragilissima. 5 LUCARELLI. Arriva, gioca e perde duelli: buona la prossima. 5 SANTOS. Non riesce a prendere né Seedorf né Kakà (dal 20 st M. Rossi 6. Vivace e pimpante). 5.5 KONKO. Meglio da difensore che esterno di destra. 5 MILANETTO. Sa benissimo che la serie A è un'altra cosa. 5 PARO. Una delusione (dal 1’ st Fabiano 5. Non aggiunge altro). 5 JURIC. Da ricordare un sinistro velenoso deviato da Dida. 5 PAPA WAIGO. Manca due palle-gol, il Genoa patisce (dal 33 st Leon sv). 6 GASPARETTO. Il migliore dei suoi, nonostante Nesta. Peccato sgomiti troppo con Kaladze. 5 DI VAIO. Guarda Oddo sprintare, lo soffre senza far niente. 5 All. GASPERINI. Corregge tardi lo schieramento. MILAN 6.5 DIDA. Lo segnalano in forma e concentrato: sbaglia quasi niente anche sul comodo vantaggio. 7 ODDO. Onore al merito: per un tempo martella la pista destra e procura il doppio vantaggio, oltre ad altri blitz. 6.5 NESTA. Bortolazzi, vice di Donadoni, lo ammira e forse lo rimpiange: provate a parlargli, con la mozione degli affetti. 7 KALADZE. Incassa una gomitata sullo sterno e offre l'altra guancia. È tirato e motivatissimo: una sola chiusura mancata. 6.5 JANKULOVSKI. Sulle prime perde di vista Papa Waigo e Ancelotti se ne lamenta in pubblico. Alla distanza prende le misure (dal 43’ st Favalli sv). 7 GATTUSO. Sbaglia qualche disimpegno e un paio di passaggi. Per il resto scalpella il marmo della partita secondo vocazione (dal 29 st Brocchi 6. Non si concede alcuna pausa). 7 PIRLO. È già in forma supercoppa, come dimostrano le sue sequenze di gioco e anche la resistenza al caldo umido di Genova. 6.5 AMBROSINI. Quando si muove la torre in attacco, fa danni. Dietro cementa la trincea senza incertezze (dal 37 st Gourcuff sv). 7 SEEDORF. La formula tattica lo aiuta e lo ispira. Con la palla tra i piedi, è una forza della natura. 8 KAKÀ. Non gli piace far gol ma intanto debutta con una doppietta. Che è un bel cominciare. Anche dal dischetto. 4.5 GILARDINO. Sbaglia in modo indecente quasi tutto. E non può neanche menar vanto del rigore procurato. 7 All. ANCELOTTI. Si vede che anche lui è già sul pezzo. 5 Arbitro SACCANI. Dal rigore in avanti non ne azzecca una.

 

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