STAGIONE 2007/08                                                                                                                                      HOME >>

 

GENOA - ROMA                       0 - 1    (0 - 0)

Rete: 90' Panucci

Genoa: Genoa: Rubinho, Konko, Bega, Bovo, Danilo (74' Coppola), Rossi (92' Figueroa), Paro, Juric, Sculli (60' Di Vaio), Leon, Borriello. A disposizione: Scarpi, Lucarelli, Fabiano, Milanetto. All: Gasperini.
Roma: Doni, Panucci, Ferrari, Juan, Cassetti, De Rossi, Pizarro (92' Barusso), Mancini (81' Esposito), Brighi (65' Giuly), Tonetto, Vucinic. A disposizione: Curci, Cicinho, Antunes, Pit. Allenatore: Spalletti.
Arbitro: Rosetti di Torino. Ammoniti Danilo, Ferrari, Coppola, Paro, Bega, Juric. Spettatori: 24.106

Note: Stadio interdetto al tifo organizzato romanista e restrizioni nella vendita dei biglietti.

 

  

 

Il Genoa è un entità paranormale, infatti il gol dell’ ex è una consuetudine sui campi di calcio. Solitamente questi sono le cosiddette marcature ininfluenti, la rete che chiude la partita sul 3 a 0 o il gol della bandiera che salva l’onore. Per il Genoa no, il gol dell’ ex arriva sempre, è quello che te lo mette nel sottocoda e in alcuni casi (tipo la Roma) sembra ci sia un pre contratto firmato da rispettare. Se giocassimo in amichevole col Bari segnerebbe Stellini in rovesciata. Viceversa la marcatura dell’ ex a favore del Genoa non arriva mai, o non giocano perché il giorno prima della gara si sono azzoppati oppure scendono in campo giocando a briscola coi raccattapalle. A dar manforte alla nota compagna nonchè protagonista degli ultimi 60 anni del Grifone, la sfiga, s’è messo pure Gasperini portandosi dietro il Novembre stregato senza vittorie. Vedendo la sua squadra racimolare incredibilmente solo 2 punti in queste ultime 6 partite la sua genoanizzazione ha preso il sopravvento e lo schuppun de futta in sala stampa, contro l’ennesimo arbitraggio in stile il regolamento è uguale per tutti ma le eccezioni sono di regolamento, era inevitabile. Dopo quasi mezz’ ora il simpatico e sbarazzino ciuffetto Rosetti di Torino, uno dei simboli del vecchio regime che non per niente era ai Mondiali, preso in pieno volto da uno sbuffo di vento perde la tramontana e decide di assegnare un fallo a favore del Genoa. Rosetti ne combina di ogni colore, quando i genoani sono all’ attacco i romanisti gli si avventano addosso e Rosetti rimane fermo come un palo a guardare. Nel primo ma soprattutto nella prima parte del secondo tempo, quando il Genoa mette alle corde la difesa romanista, Danilo e Sculli sulla fascia sinistra sono costretti a sfiatarsi per raddoppiare e recuperare la sfera persa dall’ uno o dall’ altro perché ingroppati o scalciati dall’ avversario. Il Genoa chiude la partita, sulle fascie d’attacco, con 0 falli a favore a parte uno però centrale fischiato ai 30 metri e battuto comunque bene da Bovo che convince quindi Rossetti a non riprovarci che non si sa mai. Viceversa Mancini è indisponente, s’incarta almeno cinque volte da solo, forse per il campo bagnato, e ogni volta dopo aver dato una facciata per terra sporco di fango si gira verso l’arbitro bestemmiandogli contro. L’arbitro da buon chierichetto gli assegna il fallo. Mancini finisce la partita immacolato. Neanche l’F.B.I è riuscito a stabilire ancora per quale intrigo internazionale il brasiliano non abbia ricevuto almeno un giallo sul “muro” (detto alla genovese). La cosa più divertente capita quando Danilo controlla l’azione di Mancini a centrocampo. Il brasiliano scivola in maniera diciamo bizzarra (per rimanere seri e non prenderlo per il culo) e portando le mani indietro per cercare di mantenere l’equilibrio colpisce in viso Danilo. Il brasiliano, stavolta di marca rossoblu, è un po’ scazzato ma non dice niente fino a che Rosetti non si ricorda che è diffidato e assegnando il fallo al romanista gli tira fuori perentorio il cartellino giallo. Adesso Danilo è totalmente scazzato e mostra il viso sanguinante all’ arbitro che faceto lo invita ad uscire dal campo e farsi curare che il sangue lo impressiona e potrebbe risentirne l’andamento della partita. Leon, spalle alla porta, al limite dell’ area tenta di far proseguire la palla con un colpo di tacco, la sfera picchia su un difensore ripicchia a terra e rimbalza sul gomito, tra l’altro attaccato al corpo, del genoano ancora girato. Fallo. Sul finire della partita Leon con un tocco mette Di Vaio solo davanti al portiere che viene superato con un preciso pallonetto. Rete annullata perché Cassetti dall’ altro lato e il controllore di Di Vaio tengono il giocatore rossoblu in gioco ma la regola è che per convalidare una rete al Genoa nel dubbio devono essere almeno in tre a tenere in gioco il giocatore rossoblù. Il buon fischietto di Torino però non si limita a questo e da buon padre di famiglia usa lo stesso metro e siccome Danilo è andato in squalifica decide di mandarci anche Paro e Juric oltre che ammonire Bovo e Bega. Per non sembrar di parte al 72’ ammonisce anche Ferrari che si fa uccellare sì da Borriello ed è costretto a stenderlo ma ha soprattutto la colpa che è un ex rossoblu. Altrimenti niente cartellino. Di episodi naturalmente ce né anche a sfavore per la Roma, belin è Mondiale Rosetti non è mica un tappacù qualunque. Infatti nel secondo tempo Vucinic controlla e si lancia dietro la palla che ormai è persa ma Bovo per parare l’impatto mette le mani avanti commettendo fallo. Il fallo è tre metri fuori l’area ma c’era e viene evidenziato da tutte le Tv anzi per alcuni Bovo andava squalificato a vita con demerito perché Vucinic si è inalberato e poteva rimanere offeso. Più in là Vucinic spostato a destra riceve palla in area e avanzando più volte si aggrappa alla pancia e al braccio sinistro di Bega che naturalmente s’aggrappa platealmente alla maglia del romanista. Vucinic tira scivolando su una pozzanghera e mette clamorosamente a lato. Il giallorosso si rialza e se ne frega. C’era un rigore nettissimo per la Roma dicono tutti, il fallo di Vucinic l’ho visto solo io. Il rigore ci poteva stare tranquillamente ma non è scandaloso che non l’abbia dato. Lo scandalo è che Rosetti assegna il calcio d’angolo. Ed è almeno il terzo che l’arbitro della mole assegna a babbo per la Roma. La partita. 03’ Sulla sinistra Cassetti tenta il cross, Rossi ribatte ma lo stesso giallorosso riprende palla e mette in mezzo. Mancini verso il secondo palo stacca su Bega ma la sua conclusione è un passaggio nelle mani di Rubinho. 05’ Sulla destra Mancini mette per Pizarro che rasoterra in diagonale serve in area Tonetto che in scivolata contrastato da un rossoblu sfiora solo la palla che continua la sua traiettoria e finisce a lato. 13’ Cassetti sul fondo rientra e fa fuori Rossi. Parte il traversone al centro sul quale salta per deviare di testa Vucinic che sfiora soltanto facendo finire la sfera abbondantemente sul fondo. 15’ De Rossi supera due avversari e poi dalla distanza scarica il tiro in gradinata. Il Genoa è chiuso nella sua metà campo, la Roma gioca bene ma il Genoa non gli lascia creare azioni veramente pericolose per Rubinho. 23’ Azione in velocità della Roma da destra, sfera a Vucinic che avanza e mette in area per Tonetto che spostato sulla sinistra e con davanti Rossi spara alto sopra la traversa. 25’ Il Genoa sposta leggermente il suo baricentro in avanti e crea finalmente le prime palle gol, Juric avanza sulla fascia sinistra e serve Borriello. Il rossoblu finta il passaggio di ritorno e girandosi attorniato dai difensori avanza entra in area e lascia partire un tiro a filo d’erba che sfila davanti alla porta finendo di poco a lato del palo lontano. 28’ Paro sulla sinistra per Juric che avanza e in scivolata mette rasoterra in diagonale in area verso il palo lontano. Borriello a un metro dalla porta in scivolata arriva alla deviazione ma Doni con un braccio riesce a rimpallare la sfera che termina sul fondo in angolo. 31’ Traversone di Sculli in area, Juan svetta e anticipa di testa Borriello. La palla spiove al limite dell’area dove Konko al volo spara a rete ma la palla deviata rimbalzando termina in angolo. 37' Borriello tenta di saltare Juan e andare verso la porta ma il difensore all'ultimo riesce a toccargli la palla in angolo. 44’ Ammonito Danilo perché non sorregge Mancini mentre dà una culata per terra scivolando sul terreno fangoso. Danilo ferito al naso è diffidato e salterà la partita col Torino. Termina il primo tempo con una Roma che ha certamente fatto la partita nei primi 25 minuti senza creare vere palle. Nella seconda parte della frazione la gara è stata più equilibrata ed il Genoa è andato certamente più vicino alla marcatura di quanto abbia fatto la squadra giallorosa. Il secondo tempo parte in maniera contraria, è il Genoa a sembrare più in palla degli avversari. 47’ Borriello a centrocampo vince un contrasto con Ferrari e s’invola accentrandosi verso la porta. L’attaccante porta a spasso il suo controllore e una volta in area spara rasoterra in diagonale a rete. Doni abbassa le mani con sufficienza e non riesce a trattenere la palla che De Rossi sbatte in angolo anticipando l’arrivo di Paro. 49’ Punizione di Bovo, una vera bordata a girare dai trenta metri che termina mezzo metro sopra la traversa. Il Genoa pressa nella sua area la Roma che è in palese difficoltà. Si accendono accaniti contrasti sulla destra dove Danilo e Sculli riescono spesso a mantenere la squadra in attacco servendo poi la sfera in area a Leon e borriello che però cincischiano troppo senza andare alla stoccata in porta, Juric dal limite ci prova ma Ferrari s'immola e ribatte. 52' Rosetti fa ambo, ammonito anche Paro che era in diffida. 54' Vucinic e Bega si trattengono vicendevolmente per la maglia, la trattenuta più evidente, in tv notano solo quella, è certamente quella di Bega. Vucinic scivolando sul terreno calcia malamente a lato e Rosetti non assegna il possibile rigore ma bensì un fantomatico angolo. 55’ Corner di Pizarro, la palla attraversa l’area e termina dall’ altra parte a Tonetto che rimette in area. De Rossi al volo di punta devia la palla che termina a lato sfiorando pericolosamente il palo destro di Rubinho. 60’ Angolo della Roma, un giocatore prolunga di testa e al volo in scivolata Panucci alza di poco sopra la traversa. 65' Viene fischiato un fuorigioco inesistente di Rossi lanciato verso la porta da Borriello, la Roma riparte e Vucinic mette una buona palla per Pizzarro che in area invece di tirare mette al centro facendo sfumare l'azione. 66' Spalletti cambia Brighi con July. 67' Altra prolungata azione del Genoa, Di Vaio viene smarcato a sinistra e mette di nuovo al centro per Leon che si destreggia in area ma al momento di superare l’ultimo ostacolo prima di scoccare il tiro s’allunga la palla che termina sul fondo. 68’ Di Vaio a destra per Paro che viene fatto avanzare colpevolmente dalla difesa romana. Ai venticinque metri il genoano finta il passaggio e invece carica il tiro si stampa in pieno nel palo sinistro dietro alle spalle del portiere in disperato quanto inutile tuffo. La sfera in mezzo all’ area a porta sguarnita rimpalla sui piedi di Di Vaio e Ferrari naturalmente premiando il difensore che in qualche modo respinge. 72' Ripartenza veloce del Genoa, Borriello girandosi fà fuori Ferrari che lo atterra. Prima ed unica ammonizione per i giallorossi. 73' Danilo zoppicante deve lasciare il campo, al suo posto Coppola. 74’ Grande giocata di Vucinic che fa fuori due avversari e mette a destra in area per Mancini, traversone preciso per la testa dello stesso Vucinic che spedisce a rete ma con un balzo felino Rubinho alza a sbattere sulla traversa. Il portiere poi con la gamba impedisce pure a De Rossi di ribadire in rete. 78' Bovo trattiene Mancini e si becca l'ammonizione. 82' Mancini più dannoso che altro col suo nervosismo viene sostituito da Spalletti. Maniman Rosetti si sbaglia e lo ammonisce. Entra Esposito. 83' Azione in velocità del Genoa, con un tocco Leon mette Di Vaio solo davanti al portiere. L'attaccante infila in rete con un pallonetto. L'arbitro fischia su segnalazione del guardalinee il fuorigioco ma il rossoblù è tenuto in gioco da almeno due romanisti. La partita non è più alla pari. L'arbitro fischia continuamente a ragione o a torto contro il Genoa facendo rimanere costantemente la Roma nella 3/4 genoana. 85' La palla controllata da Vucinic rimbalza stranamente sul terreno e Bega praticamente se la ritrova addosso e se la palleggia con le mani. Ammonito. 87’ Sulla fascia destra allo di Juric su Esposito e ammonizione per il genoano che naturalmente salterà Torino. Batte Pizarro e Juric saltando proteggendosi il viso con le mani ribatte in angolo. L’arbitro fischia fallo senza ammonire il rossoblù. Forse perché non c’era nessun fallo. Palla avvicinata di qualche metro all’ area e altra battuta di Pizarro. Tocco morbido verso il secondo palo dove Panucci, difensore più vicino a due metri, non deve neanche saltare per indirizzare alle spalle di Rubinho. Il Genoa ha solo l'occasione di un tiro dalla distanza di Bovo che termina di poco a lato. Entrano Figueroa e Barusso, Ci sarebbero 4 minuti di recupero ma dei 6 minuti finali se ne guioca solo 1, l'arbitro e la Roma non la fanno più vedere al Genoa fino al fischio finale. Akaiaoi

 

  

 

  

 

TUTTOSPORT - Dopo aver timbrato l’Europeo, con un’altra testata in extremis esalta la Roma. Panucci, incornate di gloria. Spalletti beffa chi lo insulta: « Ora vi facciamo gol...». Gasperini: «Arbitri anti Genoa». DI ANSELMO GRAMIGNI. GENOVA. Genova come Glasgow, Marassi come Hampden Park: cambiano gli scenari, non il primattore: Christian Panucci, in versione bomber. Stavolta a beneficiarne è l’incerottata Roma di Spalletti che contro il Genoa ha dovuto schierarsi in formazione d’emergenza senza 5 titolari (Totti, Taddei, Mexes, Perrotta e Aquilani) e segnata dal­le polemiche della vigilia tra il medico sociale e l’allenatore per la questione Mexes. E’ il minuto 45 del secondo tempo, partita quasi finita dunque, do­po una battaglia sul campo pesantissimo del Fer­raris: Esposito batte una punizione sulla destra, Juric intercetta di mano, Rosetti non vede (quan­te cose non ha visto l’arbitro stavolta...) ma il guar­dalinee sbandiera e segnala l’irregolarità. E’ un mistero perché Rosetti non abbia estratto il rosso nei confronti del croato: se il fallo è ritenuto invo­lontario la punizione non esiste, se invece è rite­nuto volontario allora il regolamento parla chiaro (Juric era già stato ammonito in precedenza). Re­sta il fatto che Esposito va ancora sul pallone, ora più vicino all’area di rigore, spedisce in area un bel traversone che Panucci trasforma in oro colato, ossia in tre punti che permettono alla Roma di proseguire la propria corsa dietro all’Inter con rin­novato vigore. Marassi prima ammutolisce, poi eleva al cielo l’urlo “ladri, ladri” rivolto alla Roma e seppellisce di fischi l’arbitro. Intanto Panucci, ex ingrato, festeggia come un matto con i compagni. E Spalletti consuma la sua rivincita personale. Già, perché per tutta la partita è stato infastidito da un tifoso posizionato dietro la sua panchina. Un attimo prima che Esposito lasciasse partire la parabola decisiva allo stesso tifoso aveva detto: «Basta, ora vi facciamo gol». E così è stato. Morale: mai stuzzicare un allenatore scaramantico come quello toscano... La Roma vince, dunque, ma il Genoa si sente beffato. E quasi derubato. Perché la truppa di Gasperini ha retto colpo su colpo ed ha creato nume­rose occasioni per segnare, palo di Paro a parte. E’ vero che i giallorossi con Vucinic alla mezz’ora del­la ripresa hanno sfiorato il vantaggio (prodigioso Rubinho) ma è anche vero che le sofferenze non so­no state poche. Borriello era un incubo per Ferrari e Juan, e in mezzo i rossoblù erano scatenati. Certo, le assenze erano pesanti in casa giallorossa e martedì torna la Champions, ma l’organico a di­sposizione di Spalletti è sontuoso quindi era leci­to attendersi meno patimenti. Merito del Genoa, però, che dopo qualche timidezza iniziale ha dato quasi il meglio di sè, cercando quell’impresa che il suo popolo sognava. Poi, Panucci ha spezzato i so­gni liguri e rinvigorito quelli romanisti. Ma in ca­sa rossoblù si mastica amaro e si indica come prin­cipale imputato per l’immeritata sconfitta l’arbitro Rosetti. «Non so cosa sia successo all’arbitro. Il numero di punizioni che ci ha fischiato contro è stato ec­cessivo. Dai e ridai prima poi qualcosa succede, e così è stato. Avevamo più possibilità di vincere che di perdere, per questo ho inserito anche Di Vaio. Ma le sensazioni che avevo sulla direzione di gara erano davvero brutte. E, voglio aggiungere, oltre al danno abbiamo subito anche la beffa. Tre nostri giocatori (Juric, Paro, Danilo, ndr) sono stati ammoniti, erano in diffida e salteranno la prossima gara. Praticamente a Torino non avremo un re­parto intero. Non vorrei esagerare però la presta­zione di quest’arbitro è stata davvero... brutta. Qualche anno fa avremmo chiamato una cosa co­me questa in un altro modo. Ma il Genoa non merita un trattamento del genere. Mi sa che per vin­cere dovevamo fare troppo di più e questo non è giusto». Preziosi se n’è andato prima della fine; Pasto­rello, misurato come sempre: «Non dovevamo per­dere questa partita. L’arbitro mi ha convinto poco». Spalletti ovviamente la pensa in maniera opposta. «Non ho nulla da rimproverare a Rosetti (im­plicita l’assoluzione per il vistoso rigore non asse­gnato a Vucinic per fallo di Bega, ndr) che ha di­retto bene al di là degli episodi. Vittoria meritata e voluta. Complimenti a Panucci, la convocazione in Nazionale lo ha ulteriormente rilanciato». Nota a margine dell’incontro: prima del via è stato os­servato un minuto di silenzio in memoria di Daniele Paladini, maresciallo dell’esercito caduto ie­ri in Afghanistan. Il silenzio è stato interrotto dai fischi di alcuni ultras della Nord fortunatamente quasi subito coperti dagli applausi della stragran­de maggioranza del pubblico. Quegli ultras che avevano annunciato lo sciopero di striscioni e cori per protestare contro le attuali restrizioni decise dalle istituzioni. Avrebbero fatto meglio a sciope­rare del tutto, magari restandosene a casa.

TUTTOSPORT - LE PAGELLE Juric, Paro e Danilo squalificati per il Toro NOSTRO INVIATO Genoa. Rubinho 7: paratona alla mezz’ora della ri­presa su Vucinic. E altri pregevoli interventi. Incolpevole sul gol. Konko 7: sale su Pizarro, lo limita. Frena chiunque passi dalle sue parti e si propone, bene, anche in avan­ti. Determinante per Gasperini. Bovo 5: difficoltà su Vucinic. Va un po’ in crisi nella ri­presa ed è assente sui corner avversari. Bega 6: prezioso in almeno due circostanze. Vistoso calo nella ripresa. Rossi 6.5: si sacrifica in copertura e cerca di dare equi­librio. Sbaglia poco anche se rallenta alla distanza. Fi­gueroa (47’ st) ng. Paro 6.5: sempre lucido e mai in affanno. Sfiora il gol con un gran tiro dai 30 metri. Diffidato, ammonito, sal­terà la prossima gara. Juric 6: corre tanto ma sbaglia in proporzione. Prota­gonista in negativo dell’episodio che determina la pu­nizione battuta da Esposito e tramuta in gol da Pa­nucci. Anche lui sarà squalificato. Danilo 6.5: la sua uscita dal campo provoca scompensi alla squadra. Brillante e incisivo su Mancini. Era dif­fidato, ammonito, andrà in squalifica. Coppola (29’ st) 6: entra subito nella gara. Leon 5: vivace, ma stavolta un po’ troppo impreciso. Borriello 7: impone alla difesa giallorossa un sabato di superlavoro. Gli è mancato il gol. Sculli 5.5: si sacrifica per la squadra ma anche lui com­mette qualche errore di troppo in fase di rifinitura. Di Vaio (17’ st) 6: segna un gol che l’arbitro gli nega per un fuorigioco che forse non c’era. All. Gasperini 6: aveva azzeccato tutto contro questa Roma. Ma la difesa deve rivedere posizioni e tempi di intervento sui calci da fermo. Roma. Doni 6.5: sbaglia poco ed è pure fortunato: quando non ci arriva, lo salva il palo. Panucci 7.5: vive uno dei tanti momenti di grazia. Ferrari 5: arranca sulle orme di Borriello e spesso lo perde. Diffidato, ammonito, sarà squalificato. Juan 5.5: qualche incertezza di troppo. Salvato da Panucci in più di un’occasione. Cassetti 7: difende e offende con grande aggressività. Sempre nel vivo dell’azione, a tratti pare incontenibile. Brighi 5.5: s’arrabatta senza mai trovare un guizzo degno di nota. Giuly (22’ st) 6: il peso della sua classe si sente anche a ritmi blandi. De Rossi 6.5: anima giallorossa. E’ ovunque anche se qualche volta la frenesia lo induce a qualche errore. Mancini 6: un po’ lezioso e supponente. Ma quando parte, crea problemi al Genoa. Esposito (38’ st) 6: dal suo piede la punizione per il gol di Panucci. Pizarro 6.5: buon lavoro in regia. Anche se pure lui tende a eccedere nella leziosità. Barusso (48’ st) ng. Tonetto 7: come Cassetti con un po’ di qualità in più. Vucinic 6.5: riceve poche palle, ma quasi tutte gioca­te al meglio. All. Spalletti 6.5: Roma falcidiata dagli infortuni che si salva con la propria identità. E, a tratti, piace pure. Arbitro. Rosetti 4.5: sbaglia quasi tutto. Non assegna un rigore su Vucinic strattonato da Bega, ferma Di Vaio per un inesistente fuorigico, ammonisce tanto e male. Ma dov’è finito l’arbitro del mondiale?

 

CORRIERE SPORT - Panucci­l’uomo del 90’. Come in azzurro, decide con un colpo di testa: la Roma sbanca Marassi (1-0). DI Luciano Bertolani. GENOVA - Come a Glasgow in azzurro. A una manciata di secondi dalla fine, Panucci ha risolto con un gol di testa una partita bellissima che la Roma ha affrontato in emergenza, priva di cinque titolari e con il peso di un errore colossale dell’arbitro Rosetti che le aveva negato un rigore solare per una trattenuta per la maglia di Bega ai danni di Vucinic. I giallorossi, sempre vivi e presenti, hanno controllato bene il primo tempo e si sono scatenati nella ripresa. Quando il Genoa ha cercato di stringere i tempi muovendo all’assalto, la Roma sifatta trovare pronta e ha risposto colpo sui colpo, da grande squadra: soffrendo e lottando senza pai perdere equilibrio e autorit. I giallorossi (una partita in meno come l’Inter) hanno agganciato i nerazzurri in testa alla classifica almeno per qualche ora. Come si diceva sopra, la Roma ha fatto fronte all’emergenza devastante con grande dignit, senso pratico e senza mai perdere di vista l’idea di offendere. Ci­ parso che il Genoa, squadra abituata soprattutto a Marassi a produrre ritmi e pressing dai toni elevati, fosse stupito, se non addirittura annichilito ( almeno nella prima parte) dalla verve dei giallorossi subito in partita, subito decisi a cercare il gol. Insomma, anche se in evidente difficolta causa delle assenze di Torri, Perrotta, Mexes, Taddei e Aquilani (ai quali siaggiunto anche Giuly, in panchina per scelta tecnica), la Roma ha tenuto molto spesso nelle mani la contesa concendo ai genovesi qualche ripartenza rabbiosa che peraltro Borriello non­riuscito a sfruttare. La squadra di Spalletti ci è parsa poco precisa nelle prestazioni di Mancini e Pizzarro ma soprattutto (non­la prima volta che accade) ha avuto scarso peso in zona tiro. Nonostante questo peri giallorossi hanno controllato bene gioco e partita. Vucinic sifatto apprezzare per numerose sponde offerte ai compagni, ma non ha avuto occasioni per piazzare il colpo vincente. Hanno provato a disturbare il portiere Rubinho Tonetto (due volte) e poco dopo Panucci e questo dice tutto sulle scarse capacità d’urto dei giallorossi. Peccato perchil lavoro prodotto dalla squadra nella prima parte della partita avrebbe meritato ben altre situazioni di pericolosità. In apertura di ripresa la partita, gimolto bella e giocata a ritmi alti, si infiammata. Il Genoa, che forse si era reso conto di aver subito troppo l’avversario anche sul piano fisico oltre che su quello tecnico,­ partito in quarta creando un paio di brividi davanti alla porta di Doni. Provvidenziale in questa ottica un salvataggio in anticipo dell’ottimo Brighi su Borriello che si apprestava alla comoda battuta. La Roma ha trovato spazi maggiori rispetto al primo tempo nel corso del quale aveva badato al controllo, e non per caso ha risposto al Genoa in un batter d’occhio con una pallagol di Panucci che sidivorato il gol del vantaggio. Ma se Rosetti e il guardalinee Papi fossero stati piattenti e sicuri non avrebbero potuto negare un rigore evidente per una trattenuta per la maglia di Bega ai danni di Vucinic che si era liberato per il tiro a colpo sicuro. Una svista clamorosa che avrebbe potuto (e dovuto) imprimere una svolta a una partita che i giallorrossi avrebbero meritato di sbloccare anche prima dell’episodio rovente. Il rigore non concesso è stato come un fiammifero lanciato in una polveriera. La partita ha ulteriormente preso quota,­entrata in una fase calda e spettacolare, ha generato altri episodi importanti. Prima una botta di Paro dalla distanza ha incocciato sulla traversa e subito dopo un preciso colpo di testa di Vucinic è stato smanacciato in qualche modo da Rubinho sulla traversa senza che De Rossi, appostato in area, riuscisse a metterlo dentro. Un colpo da una parte, un colpo dall’altra senza soluzione di continuit tra due squadre determinate e ricche di risorse fisiche che avevano nella testa soltanto l’idea di vincere. Un fuorigioco inesistente fischiato a Di Vaio al galoppo verso Doni e la mancata espulsione di Juric (doppio giallo evitato per dabbenaggine del direttore di gara) hanno condannato Rosetti a una serata disastrosa, ma non hanno sconfitto la Roma piena di voglia e di idee. Proprio all’ultimo minuto Panucci­ volato a prendere una punizione calciata da Pizarro e, dopo Gordon sabato scorso a Glasgow, ha fatto secco anche Rubinho. GENOA: Rubinho 6,5; Konko 6 Bega 6,5 Bovo 6; Rossi 6,5 (47' st Figueroa sv) Paro 6,5 Juric 6 Danilo 5,5 ( 29' st Coppola sv); Leon 5; Borriello 6 Sculli 5 ( 17' st Di Vaio 5,5). Allenatore: Gasperini 6 Fuorigioco fatti 1 Falli commessi 28. ROMA: Doni 6; Panucci 7,5 Ferrari 5,5 Juan 6,5 Cassetti 6,5; De Rossi 7 Pizarro 6 ( 47' st Barusso sv); Mancini 6 ( 38' st Esposito sv) Brighi 6,5 (22' st Giuly sv) Tonetto 7; Vucinic 6,5.  Allenatore: Spalletti 7 Fuorigioco fatti 3 Falli commessi 17 ARBITRO: Rosetti di Torino 4 Guardalinee: Papi e Niccolai Quarto uomo: Stefanini MARCATORI: 45' st Panucci AMMONITI: 45' pt Danilo (G), 6' st Paro ( G), 27' st Ferrari ( R), 34' st Bovo (G), 44' st Juric (G) per gioco falloso; 42' st Bega (G) per comportamento non regolamentare. NOTE: spettatori paganti 2.431 per un incasso di 68.579 ( abbonati 21.675 per una quota partita di 274.249,70). Calci d’angolo 11-4 per la Roma. Recupero: 0' pt; 4' st

 

CORRIERE SPORT - Panucciun ex rossoblù :Ma in campo non guardo in faccia nessuno. E poi dedica il gol. Ai tifosi e al presidente Sensi. DI Guido D’Ubaldo. GENOVA - Da capitano della Roma, nello stadio dove ha mosso i primi passi nel calcio professionistico, contro la squadra con la quale ha esordito in serie A il 24 maggio ’92 a Napoli. A distanza di pidi quindici anni, Panucci ha giocato per la prima volta contro il Genoa che lo ha lanciato con la maglia della Roma e ha fatto gol. Al novantesimo. Davanti alla sua famiglia. Alla mamma Hana, che lo segue in tutto il mondo e qui a Genova­a due passi, lei che vive a Savona. Al padre Vittorio, che alla stadio non va mai, ma qui a Marassi non poteva mancare. Un altro gol pesante allo scadere, una settimana dopo quello che ha regalato la prima vittoria della Nazionale in Scozia e la qualificazione all’Europeo. Ancora di testa, la sua specialit, perchPanucci­uno che non molla mai, che aveva gisfiorato il gol in altre occasioni e che nell’ultimo affondo ha trovato ancora la forza di andare avanti, di saltare piin alto di tutti, quando gli avversari hanno perso energie e i riflessi sono rallentati. Il difensore non­riuscito ad evitare l’esultanza, assalito dai compagni, ma poi ha quasi chiesto scusa al pubblico genoano. E quella corsa con il dito a indicare un punto preciso della tribuna, dove erano i suoi genitori. Poi ci sono stati altri 4’ di sofferenza, al fischio finale la stretta di mano con Spalletti, un rapporto ormai ricomposto, come si fa tra uomini veri. Da Glasgow a Genova, una settimana da incorniciare: ­Provo una grande sensazione di felicite ci ho sempre creduto. Sto vivendo un buon momento, sto bene anche se non sono ancora brillantissimo. Il Genoa ha giocato un’ottima partita, ma un po’ di fortuna per noi in questo momento non fa male. La squadra ha giocato con grande attenzione. Panucci­ il tredicesimo marcatore stagionale della Roma. Quest’anno non era ancora andato a segno, il gol lo cercava, non­stato una casualità: E’ stato un gol pe�sante, sono molto felice soprattutto perch� ho fatti contenti i tifo�si della Roma che non potevano essere qui. Il gol dell’ex, con un occhio di riguardo nei confronti dei vecchi tifosi, che lo avevano accolto come uno di loro un mese fa quando venne a Marassi con la Nazionale: Ho sempre rispettato le maglie che ho indossato. Perora gioco per la Roma, sono onorato di farlo e in campo non guardo in faccia nessuno. Dedico il gol ai tifosi della Roma e al presidente Sensi. Ha ritrovato il posto da titolare, dopo aver sofferto all’inizio della stagione per una serie di infortuni. Prima un noioso mal di schiena, poi un infortunio alla caviglia nel derby, un’altra importante vittoria per la Roma in questa stagione e anche quella sera Panucci c’era. Adesso ha superato i guai fisici e deve solo ritrovare un po’ di continuit. La sua esperienza in questa squadra si fa sentire, con il suo gol permette alla Roma di restare nella scia dell’Inter e di sperare ancora nello scudetto. Nonostante le assenze. Il Genoa protesta per l’operato di Rosetti, dimenticando che l’arbitro ha ignorato una plateale trattenuta della maglia a Vucinic da parte di Bega. Gasperini ha detto: ­E’ stata una cosa molto brutta la prestazione dell’arbitro. Qualche anno fa sarebbe stata chiamata con un altro termine... Ho avuto una sensazione negativa, questa volta avremmo dovuto fare i salti mortali per riuscire a vincere.

 

IL SECOLO XIX- Panucci fa male al Genoa. Partita senza pause e con tante occasioni ma i rossoblù pagano un grave errore al 90’. di Giovanni Ciolina. Dodici anni dopo lascia il segno sulla partita. E che segno. Uno strappo nei cuori rossoblu che già consideravano stretto il pareggio. Cristian Panucci, da Savona, decide il match con un colpo di testa a tempo scaduto e spinge una Roma rattoppata all’inseguimento dell’Inter. Entra come un fulmine su quel pallone che arriva sul secondo palo, abbagliando anche Borriello che deve prendersi cura di lui. Nel febbraio 1995 il gol del difensore ligure aveva permesso al Milan di raggiungere il Grifone (Skuhravy), ma questa volta regala l’intera posta ai capitolini. Ed è frutto troppo maturo per la squadra di Spalletti. E già perché il Genoa gioca una partita con il cuore, con il carattere, con la qualità, per quanto può «e in realtà per quanto fatto non avremmo dovuto perdere» sottolinea il vice presidente Giambattista Pastorello. Un palo a testa (Paro al 24’, Vucinic al 30’) e molte recriminazioni sull’operato di Rosetti sono il ”bottino” della partita. LaRoma infatti reclama per un rigore su Vucinic; il Genoa su un fuorigioco fischiato a Di Vaio lanciato a rete e per la punizione fischiata a Juric (presunto fallo di mano e se così fosse sarebbe stato da espellere) da cui nasce il vantaggio ospite. Merito a Panucci per essersi fatto trovare lì dopo il gol qualificazione a Glasgow in maglia azzurra, ma questo Genoa meritava almeno un punto. Anche perché domenica sera a Torino mancheranno Danilo (tra l’altro uscito per una distorsione al ginocchio destro), Paro e Juric che saranno squalificati. Gasperini manda in campo la formazione prevedibile alla vigilia per quanto riguarda il modulo (4312), ma lascia spazio alla fantasia e all’inventiva per quanto riguarda gli uomini. Ed allora ecco che in un Marassi spoglio di striscioni ma con i vergognosi fischi( poi coperti dagli applausi) alla memoria del militare ucciso ieri in Afghanistan, il Genoa mette Bega sul centro sinistra a sostegno di Danilo, preferito a Fabiano. A loro tocca il compito di costruire la gabbia per Mancini con Juric pronto a raddoppiare e, a volte triplicare. Proprio il pressing del croato innervosisce il brasiliano della Roma che a più riprese chiede a Rosetti il cartellino giallo (arriverà a tempo scaduto per una banalità di Danilo) ricevendo i fischi dei tifosi rossoblù e fuoriuscendo pian piano dal match. La sua classe è cristallina, ma al Ferraris non trova certo un’accoglienza da teatro e se il pallone qualche volta scivola via più veloce del solito a rimetterci sono le gambe. Rispetto alle previsioni iniziali poi tocca a Sculli posizionarsi a sinistra, per far posto a Leon sulla sponda opposta e la decisione dipende forse anche dalla scelta di Spalletti di lasciare Panucci a destra, inserendo per Mexes l’uomo dai lavori forzati: Juan. È la Roma a cominciare in modo più convincente. In un paio di occasioni la mira è sbagliata, ma il possesso di palla giallorosso è vertiginoso e il quadrilatero rossoblu di centrocampo gira spesso a vuoto. Nella centrifuga capitolina finisce per caderci spesso Marco Rossi schiacciato tra Tonetto e l’arrembante Cassetti. Leon, infatti, fatica a trovare le misure e arretra con lentezza. Ma è soprattutto Pizarro a scompigliare le carte in mezzo al campo, al punto che Gasperini dirotta Konko sulle tracce del cileno Pizarro e Bega a centrodestra a prendersi cura prevalentemente di Vucinic. Questo accorgimento ha ben presto gli effetti sperati. Konko segue come un ombra il cileno e non gli lascia spazi. Il cervello romanista va così ben presto in carenza di ossigeno, ma è soprattutto l’honduregno a calarsi maggiormente nella parte che lo vede protagonista in attacco, ma soprattutto in copertura. E così mentre la gara conosce ritmi un pochino più lenti il Genoa riesce a rendersi pericoloso attorno alla mezz’ora in due occasioni. Sull’affondo di Juric (al 29’), Borriello arriva all’appuntamento con il pallone, ma senza riuscire a spingerlo in porta, anche per l’opposizione di Juan. Tre minuti dopo è Konko a provare da fuori, ma una gamba galeotta manda in angolo. E con il pubblico di casa sempre più inferocito sulla sua direzione, l’arbitro Rosetti recupera pocomeno di un minuto. Quindici minuti di riposo che regalano alla sfida due squadre per nulla intenzionate ad accontentarsi del punto. Genoa a testa bassa in avvio e Borriello che costringe De Rossi a intervenire in extremis su Paro. Panucci, su sponda opposta (16’), calcia alto da sottomisura in scivolata. E’ il preludio al via dei cambi. Fuori Sculli, dentro Di Vaio; Spalletti fa entrare Giuly per un Brighi che con il passare dei minuti si spegne e costringe De Rossi ad un superlavoro di collante tra difesa e centrocampo. Deciderà un altro gregario, anche se con la fascia da capitano.
 
IL SECOLO XIX - Gasperini contro gli arbitri "Il Genoa merita rispetto". "CATTIVE SENSAZIONI NELLA GESTIONE DEI FALLI E DELLE AMMONIZIONI". di Giuliano Gnecco. Il vaso evidentemente è colmo. Perché se anche una persona equilibrata come Gian Piero Gasperini, che ha sempre evitato di polemizzare con gli arbitri, ammette di essere preoccupato, qualcosa non funziona. Per dire: oltre al danno la beffa. Nel senso che il Genoa ha perso una partita che poteva vincere, e ora si trova in piena emergenza perché a Torino mancherà per squalifica praticamente tutto il centrocampo titolare: Paro, Juric, Danilo. «Non vorrei esagerare– premette il tecnico rossoblù–ma quello che è successo è una cosa molto brutta. Qualche anno fa si sarebbe chiamata con altri termini». Il riferimento è a Calciopoli. Alle partite pilotate, alle ammonizioni scientifiche. «Non mi riferisco agli episodi, quelli ci possono stare – precisa Gasperini– Però stasera ho avuto cattive sensazioni nella gestione dei falli e delle ammonizioni. Non è la prima volta, è da un po’che accade. Forse per vincere dovevamo fare troppo di più. Però il Genoa ha rispetto degli avversari, e merita rispetto». Il punto non è la rete annullata per inesistente fuorigioco a Di Vaio, perché allora ci stava anche il rigore su Vucinic. La cosa è ben più sottile, e riguarda tutta la gestione dei falli e dei cartellini. Il fatto che – per scelta – il Grifone non alzi la voce, non significa che possa essere maltrattato. «Certe situazioni mettono paura», insiste il tecnico. E ormai gli episodi negativi sono troppi. Il ricordo va all’ultimo anno di Preziosi in serie A, al Como retrocesso per tutta una serie di errori arbitrali. Poi c’è un altro aspetto: il Genoa ha perso perché ha pagato carissimo un proprio errore. Non si può lasciare Panucci solo in area. «Era finita–ricorda Gasperini – Abbiamo preso un numero eccessivo di punizioni contro, comprese le due che hanno portato al gol. Ci siamo comportati bene su tutte, non so cosa sia successo in quella occasione. Magari essendo alla fine sono saliti molti avversari ed è saltata l’organizzazione». In realtà, in quel momento su Panucci c’era Borriello; quando è partita la punizione di Pizarro l’attaccante si è girato per guardare la palla, consentendo al difensore giallorosso di prendere lo spazio giusto. Tuttavia, anche in questo caso non è solo colpa di Borriello: su di lui si è portato De Rossi che lo ha spinto andando a fare ostruzione; in pratica ha fatto “muro” per impedire che l’attaccante potesse recuperare su Panucci. Gasperini ammette: «Dispiace per il risultato, siamo rammaricati; digerire questa sconfitta è difficile. C’erano i presupposti per vincere, soprattutto nel secondo tempo eravamo cresciuti bene. Nel primo tempo eravamo un po’ intimiditi, pur difendendoci con ordine. C’erano più possibilità di vincere che di perdere». Replica Spalletti: «Il Genoa può recriminare perché poteva portare a casa qualcosa in più, noi però non abbiamo rubato niente». È la sintesi di una partita giocata a viso aperto, a darle e a prenderle, che era aperta a qualsiasi risultato. La situazione non è preoccupate. Non ancora, almeno. Ma resta il fatto che il Genoa continua a raccogliere molto meno di quanto semina: stasera un punto – minimo – manca all’appello; uno ne manca a Reggio Calabria, due senza dubbio con il Palermo, e due forse anche con la Fiorentina. Probabilmente uno pure con la Juventus. Chiaro, il Grifone paga lo scotto della A ritrovata dopo troppi anni, ma certe ingenuità – abbinate a episodi negativi da parte degli arbitri–stanno rendendo difficoltoso il lavoro che sta svolgendo Gasperini, del quale comunque si vede la mano: solo con la Reggina, se si eccettuano le prime partite, il Genoa non ha giocato bene. Con questa partita è finito il novembre nero di Gasperini. Il tecnico accenna un sorriso: a Torino sarà già dicembre, un mese propizio. Però contro i granata ci sarà una squadra da inventare, un centrocampo da ridisegnare. Un problema in più contro la formazione di Novellino, mai amato dal pubblico genoano fin dai tempi di Ravenna. Poi, il sospetto:Rosetti è di Torino, il Genoa gioca a Torino e ci va senza tre giocatori. «Ho una cattiva sensazione, qualche anno fa sarebbe stato chiamato con altri termini», ricorda Gasperini.

 

IL SECOLO XIX - Le pagelle. Rubinho, Bega e Juric i migliori del Genoa. Sculli e Di Vaio non incidono. di Giuliano Gnecco. Rubinho 7: Portiere moderno. Nel senso che deve spesso giocare con i piedi: per tutto il primo tempo non si ricorda una sua parata; in compenso deve smistare i retropassaggi dei compagni in difficoltà. Salva poi sull’incornata di Vucinic e – di piede – pure sulla ribattuta a colpo sicuro di De Rossi. Incolpevole sul gol di Panucci. KONKO6,5: Inizia da difensore vero, in marcatura prevalentemente su Vucinic. Poi si accentra e avanza il raggio d’azione per portarsi su Pizarro, che gioca tra le linee senza dare punti di riferimento. Poi si prende Giuly. BOVO 6,5: Elegante e pulito, è bravo tanto di piede quanto di testa. In giallorosso è cresciuto ed era considerato una grande promessa: vuole dimostrare che la Roma ha sbagliato a non puntare su di lui. Si sdoppia spesso fra Vucinic e Mancini. BEGA 7: Dovrebbe essere quello che si stacca sul trequartista avversario – Pizarro, nel caso – come capita sempre quando il Genoa affronta una squadra schierata con il 4231: basti pensare a Ricchiuti lo scorso anno. Gasperini, però, presto ridisegna la difesa, e lui passa a destra su Vicinic. Al 14’ strappa applausi a scena aperta quando chiude sul centravanti romanista lanciato in contropiede solitario con la squadra sbilanciata. ROSSI 6,5: Pare che Tonetto si sia lamentato perché il capitano rossoblù lo ha seguito anche sotto la doccia. Instancabile, infaticabile, non molla l’ex blucerchiato martellandolo a tutto campo, salvo poi – alla prima occasione – innestare il turbo e cercare la percussione (47’ ST FIGUEROA NG: la mossa della disperazione finale). PARO 6,5: L’esame dimaturità, la prova del fuoco per uno che Gasperini ha candidato alla Nazionale è il confronto diretto con De Rossi: senza paure, lo pressa fino al limite dell’area romanista. Centra un palo che trema ancora adesso. JURIC 7: Dopo alcune partita sottotono, torna il gladiatore di inizio stagione. Mette in grande imbarazzo Brighi, che infatti fatica ad emergere, e non pago raddoppia all’occorenza pure su Mancini, con il quale fa scintille. Con l’uscita di Danilo passa a sinistra. DANILO 6: Con Mancini è un duello tutto brasiliano; soffre la vivacità del campionato e ricorre all’arma dell’irruenza per non farlo respirare. Poi però l’arbitro lo ammonisce proprio quando anticipa pulito il connazionale: diffidato, questo cartellino avventato gli costerà la squalifica per la trasferta di Torino ( 29’ ST COPPOLA 6: cuore giallorosso, per lui è una grande emozione giocare – dopo il derby – la seconda in A contro la squadra del cuore). LEON 6: Parte largo a destra, poi talvolta si accentra alle spalle di Sculli e Borriello, che a quel punto si avvicinano. Svolge però un compito importante anche in copertura perché segue Cassetti anche quando l’esterno giallorosso avanza a sostegno di Tonetto. Gli manca l’invenzione, però sa rendersi utile. BORRIELLO 6: Al 26’, in mezzo a tre avversari, si apre lo spazio per tentare il diagonale di sinistro che mette paura a Doni. Poco dopo è in leggerissimo ritardo sul traversone di Juric, che è un invito a nozze; ci arriva ugualmente con guizzo felino, ma il portiere ci mette una pezza. A inizio ripresa parte da centrocampo, fa tutto da solo e per poco non ci scappa il gol. Ma è lui che deve marcare Panucci sulla punizione del gol che ha deciso la partita. SCULLI 6: Gioca a sinistra, nel ruolo che più gli è congeniale; dalla sua parte trova però Panucci, che qui ha iniziato una grandissima carriera. Aiuta soprattutto in fase di copertura,ma davanti fatica a trovare il guizzo anche perché il suo avversario diretto non abbocca. Corre molto al servizio della squadra, e paga la generosità con gli errori in fase offensiva (17’ ST DIVAIO 6: cuore laziale, certo gli stimoli non gli mancano; ci prova con grandi motivazioni. Troverebbe anche il gol,ma l’assistente di Rosetti vede – solo lui – un fuorigioco che non c’è).

IL SECOLO XIX - Saggezza Paro «Il palo? È il calcio». Il centrocampista difende i compagni: «Sul gol la colpa è di tutti». Sculli guarda avanti: «Adesso pensiamo al Torino». di Giovanni Ciolina. Genova. «Adesso questi gol subiti su palla inattiva cominciano a pesare». Matteo Paro cerca di smorzare l'amarezza per la sconfitta con un sorriso di circostanza «ma nell'immediato dopo partita l'amarezza e il rammarico sono grandi» per una sconfitta arrivata allo scadere «e su un nostro errore». Cercare di capire chi dei rossoblù si sia dimenticato di guardare a vista Panucci è impresa ardua. «Sapevamo delle sue incursioni - aggiunge Paro - ma l'errore è di tutti anche perché noi in difesa abbiamo un metodo particolare: non abbiamo un uomo fisso da guardare». A riguardare le immagini televisive il dito accusatore sembra cadere su Borriello, ma il problema non è il singolo episodio, ma il sistema d gioco del Grifone. Il Genoa in retroguardia, sulla palle inattive, marca a zona o a uomo? Il quesito è rimbalzato a lungo nel pancione del Ferraris a partita ormai in archivio per cercare di spiegare una sconfitta immeritata, con il rischio che rimanga il leit motiv di tutta la settimana. Anche perché ci sono i due punti persi con il Palermo ad aggravare il problema. Il nodo è che il Grifo in area si schiera in linea, con un "alto" sul secondo palo, ma quando il pallone arriva in zona di pericolo il controllo diventa rigorosamente a uomo. «Da lunedì cominceremo a pensare al Torino per giocarcela con grande spirito - sottolinea Beppe Sculli - A livello fisico abbiamo dimostrato di esserci però ci serve anche la mano della dea bendata. E' un peccato perdere così. Brucia amaramente e mi dà fastidio perdere una partita che avevamo preparato bene e svolto in maniera egregia». L'arbitraggio (sul quale nessun rossoblù si sofferma) e la sfortuna sono temi d'attualità in casa genoana anche se Matteo Paro è fatalista sul palo colpito a Doni battuto. Avrebbe potuto cambiare la partita «purtroppo è il calcio e bisogna accettarlo. Adesso arrivano comunque una serie di avversarie più alla nostra portata». Un filotto di sfida che porta al Natale con Torino, Siena, Empoli e Parma nel quale «dovremo cercare di fare più punti possibili»è la convinzione di Sculli. Uno Sculli che non riesce proprio a darsi pace per il punto visto sfumare a tempo scaduto.

 

IL SECOLO XIX - Panucci: «Il gol al mio Grifone? Non guardo in faccia nessuno». di Italo Vallebella. Genova. Un gol di testa, con la maglia azzurra, alla Scozia. E un altro gol, sempre di testa, al suo Genoa. Niente da dire, Christian Panucci sta vivendo un periodo davvero felice. E la sua felicità per aver regalato tre punti importanti (e forse anche insperati) alla Roma si scontra con l'amarezza del Genoa punito allo scadere di una gara da cui avrebbe meritato di raccogliere almeno un punto. Christian Panucci man of the match. Sebbene dall'altra parte ci sia stato il Genoa. «Ho grande rispetto per il Genoa - dice capitano della Roma -. Provo affetto per i colori rossoblù come per tutte le squadre in cui sono stato. Però quando si è in campo non guardo in faccia nessuno. Ci si comporta da professionisti. E se capita l'occasione non ci si può certo tirare indietro». Panucci decisivo. Non solo in attacco, ma anche in retrovia. Da perfetto capitano è stato il simbolo della Roma che è passata a Marassi. Ha giocato con giudizio e ha colpito al momento giusto. «Sto attraversando un bel momento - dice ancora il difensore -. Ultimamente le cose per me stanno andando davvero bene. Dispiace per il Genoa, ma ovviamente sono contento per la Roma». In molti si sono chiesti perchè la difesa del Genoa abbia lasciato così solo il giocatore della Roma in occasione del gol. Pecche della difesa rossoblù, certo. Ma anche merito del difensore della Roma. Parola di Luciano Spalletti. «Panucci è molto bravo in certe situazioni - sottolinea il tecnico -. Quando quei palloni arrivano in area lui è in grado di andarsi a trovare gli spazi giusti con grande facilità». Forse anche troppa a giudicare da tutta la libertà concessa dai rossoblù in occasione del gol che ha chiuso la partita. Però l'analisi di Spalletti è quasi come una sorta di assoluzione per la difesa del Genoa. Come dire: ci sta l'errore degli avversari, ma noi abbiamo i nostri meriti. E così, proprio grazie a Panucci, la Roma si è presa tre punti pesanti. «Sapevo che avremmo incontrato molte difficoltà? dice ancora Spalletti -. Il Genoa è una squadra che sta facendo molto bene e gioca un ottimo calcio. Risultato giusto? Non so. Forse il Genoa ha ragione a recriminare, ma noi possiamo dire, in fin dei conti, di non aver rubato nulla». Spalletti molto politically correct, secondo consolidato copione. Ma, allo stesso, tempo inevitabilmente contento della prestazione e dei tre punti. Colti in uno stadio che ha osservato un parziale (al cuor non si comanda, spesso i cori sono nati spontaneamente) sciopero del tifo. «Il pubblico del Genoa è sempre in grado di trascinare la squadra, di dare quel qualcosa in più? continua Spalletti -. Stavolta in qualche momento può essere mancato, ma l'atmosfera è sempre stata positiva attorno alla formazione di Gasperini». Poche, ma significative, parole, invece, sulle recenti restrizioni che hanno colpito anche la tifoseria genoana a cui (incredibile, ma vero) sarà vietata la trasferta in casa degli amici del Torino. «A volte, magari, si eccede - osserva l'allenatore della Roma -. Però certe decisioni non sono mai facili da prendere. Sarebbe un discorso molto lungo. E poi io di mestiere faccio l'allenatore».

IL SECOLO XIX - Paro, Danilo e Juric: assenze pesanti a Torino. Coppola è candidato prendere il posto del croato. Più complicato sostituire gli altri due giocatori squalificati. di Giovanni Ciolina. Genova. Due punti in sei partite: il bilancio è sicuramente deficitario per il Genoa di Gasperini in questa fase di campionato. Che i colori scuri piacciano al tecnico di Grugliasco è indiscutibile, che novembre sia il suo mese sfortunato è altrettanto sicuro. Lo sviluppo della sfida contro la Roma è la stella polare che brilla ad indicare la strada di questa teoria, ma anche l'indicazione che qualche cosa può e deve cambiare all'interno. Sicuramente la tensione e l'attenzione in alcune fasi di gioco. Perché, se gli errori su palla inattiva sono i più evidenti, non si deve trascurare la difficoltà (o forse il timore) nelle ripartenze quando il Genoa entra in possesso di palla. Perché, in effetti, una neo promossa può accusare così tanti passaggi a vuoto a livello di risultati, ma difficilmente raccoglie tanti elogi come ha fatto il Grifone di Gasperini in questo primo terzo di campionato. I rossoblù giocano un buon calcio, affrontano alla pari le squadre più blasonate di questo torneo e, una volta che si guardano nelle mani, si ritrovano due misere briciole che invece di saziare fanno attorcigliare ancora di più le budella. Le delusioni sono frutto di disattenzioni ed errori difensivi, ma forse è meglio anche guardare a qualche torto arbitrale che ha sicuramente tolto qualche punto alla classifica genoana. Prendiamo Rosetti, per esempio. A parte gli errori più evidenti (fuorigioco, presunto rigore, ripetizione della punizione da cui nasce il gol della vittoria romanista) è la gestione dei cartellini che stupisce. Un giallo (Danilo) per quasi un'ora, poi una grandine di ammonizioni sul Grifo che costringerà Paro, Danilo e Juric a guardare la sfida dell'Olimpico di Torino dalla tribuna. E si tratta di assenze importanti, alle quali Gasperini dovrà cercare di ovviare. Se il sostituto ideale di Juric è Coppola (buono il rientro), il discorso si fa un po' più complicato per Paro e Danilo. L'ex juventino, infatti, riesce a spargere sul campo qualità e soprattutto tanta quantità, aspetto sul quale Milanetto sembra accusare qualche passaggio a vuoto. Sarà una casualità, ma proprio l'astigiano sembra avere un conto aperto con lo stadio che lo ha visto protagonista per tutto lo scorso campionato. Non c'era con la Juve causa un infortunio, non ci sarà con il Toro per squalifica. Domenica sera, contro la formazione di Novellino, non si può parlare di un Genoa rattoppato, ma di un Grifone con il volto rifatto questo sì. Tuttavia qualche cambio potrebbe esserci anche per via naturali, per scelta tecnica e non solo per necessità, anche se è presto per parlarne. C'è tutta una settimana per affrontare il problema e trovare le soluzioni adeguate. Se il colpaccio è riuscito alla rattoppata Roma, la speranza è che la ruota giri anche per i colori rossoblù. Nei momenti difficili i Gasperini Boys hanno sempre saputo ritrovarsi. E Torino potrebbe essere l'occasione giusta per tornare a correre.

 

LA REPUBBLICA - La maledizione continua Spalletti: "Un´impresa". Pastorello: "Rosetti, alla fine, non doveva concedere una seconda punizione" Paro: "Sprechiamo troppe occasioni favorevoli, in serie A quando sbagli ti castigano subito. di Lorenzo Mangini. La maledizione delle grandi squadre. Il Genoa continua a raccogliere pochi punti e tanti complimenti. Con Juventus, Inter, Fiorentina ed ora la Roma e´ arrivato un solo punto. Eppure i rossoblu´ non hanno demeritato. Il riconoscimento senza mezze misure arriva proprio dal tecnico giallorosso, Luciano Spalletti. «Il Genoa ha messo in mostra un grandissimo calcio, ha mentalità offensiva e ritmi eccellenti. Vincere a Marassi e´ stata un´impresa importante». Sull´equità del risultato finale preferisce filosofeggiare. «Il Genoa può dire che meritava qualcosa in più´, ma penso che la Roma non abbia rubato nulla». Anche sugli episodi più´ contestati, il rigore non fischiato su Vucinic ed il fuorigioco a Di Vaio, preferisce evitare commenti diretti, affidandosi ad un dribbling di classe. «Alcuni episodi possono averci favorito, altri essere stati favorevoli al Genoa, ma, tutto sommato, Rosetti ha disputato una buonissima prova». Senza tifosi al seguito la Roma si e´ sentita più´ sola, con lo sciopero della Nord si e´ sembrato, per alcuni tratti, di essere a teatro. «Non e´ bello non avere vicino il proprio pubblico, ma dobbiamo tutti lavorare perchè si ritorni ad una situazione di normalità. I genoani si sono sentiti, ma certamente non c´è stato neppure dall´altra parte il tifo normale» Delusione e rabbia: sono questi i sentimenti in casa rossoblu´. Il vice presidente Pastorello si schiera a fianco del suo tecnico e critica Rosetti per l´episodio decisivo: «Non dovevamo perdere per il gioco espresso e per le occasioni. Il direttore di gara non avrebbe dovuto concedere la seconda possibilità alla Roma, da cui e´ scaturito il gol di Panucci». L´amarezza e´ addirittura doppia per Matteo Paro, che ha rischiato di essere il protagonista assoluto della serata. La sua «bomba» e´, pero´, finita sul palo. Il centrocampista non fa drammi. «Peccato, sarebbe stato un gol importante ed invece va ad aumentare la serie di episodi sfavorevoli. Questa sconfitta fa male, perchè la partita l´abbiamo fatta noi». Il centrocampista trova, pero´, un´altra chiave di lettura per spiegare la sconfitta. « Sprechiamo troppe situazioni favorevoli e poi al primo errore veniamo puntualmente puniti. Questa e´ la serie A. E´ assolutamente vietato sbagliare ed ogni distrazione può essere fatale. La Roma lo ha dimostrato». Rimane, pero´ ottimista sul futuro. «Ora, a partire dalla sfida con il Torino, affrontiamo formazioni maggiormente alla nostra portata. Dobbiamo continuare con queste prestazioni e sicuramente i punti arriveranno. Occorre mettere alle spalle la grande amarezza e ripartire dalla consapevolezza di aver giocato quasi alla pari con una grande Roma».

 

LA REPUBBLICA - Roma, che sofferenza. A Marassi passa solo al 90'. Dopo il gol vittoria a Glasgow, Panucci si ripete allo scadere contro il Genoa e regala tre punti pesantissimi ai giallorossi. A Marassi la squadra di Spalletti brava e fortunata. di Antonio Farinola. GENOA - Dopo il gol di Glasgow che ha regalato la qualificazione agli Europei all'Italia, anche a Genova Panucci firma il tabellino con un gol pesantissimo che vale i tre punti e la vetta momentanea della classifica a parimerito con l'Inter. Soffre Spalletti per più di 90'. Soffre la sua Roma che orfana di Totti, Taddei, Mexes, Perrotta e Aquilani si ritrova a lottare contro un Grifone al massimo della forma e sempre pronto a colpire in velocità. Partita bellissima quella vista al Marassi dove l'unica pecca è stata la terna arbitrale non all'altezza del ritmo che le due squadre hanno saputo dare alla gara. Rosetti e i suoi assistenti hanno svolto una direzione nettamente inferiore alla sufficienza fatta di sviste clamorose, come il rigore non concesso a Vucinic e la mancata esplusione di Rossi in occasione del gol giallorosso, o di cartellini gratuiti ai danni di Danilo e Paro. Senza citare le varie punizioni in mezzo al campo che avevano come unico obiettivo quello di interrompere ingiustamente il gioco ogni 30 secondi. Lo 0-1 finale non deve ingannare. Gli uomini di Gasperini hanno giocato una partita ai limiti della perfezione e solo la sfortuna e la scarsa precisione sottoporta hanno permesso a Doni e compagni di salvarsi. Il Genoa, a parte i 30 minuti iniziali, ha saputo tenere alto il pressing alla ricerca disperata di una vittoria che manca, ormai, da ben sei gare. Due punti in sei giornate sono troppo pochi per il bel gioco che Borriello e compagni stanno mostrando sui campi di tutta la Serie A. Sorride, invece, la Roma che nonostante la prestazione non all'altezza del suo organico porta a casa la vittoria e si gode, in attesa della sfida di Champions, il primato in classifica, Inter permettendo. Ma veniamo alla gara. Il primo tempo ha sin da subito ritmi elevati e grandi spazi per entrambe le formazioni brave, soprattutto, a sfruttare il gioco in velocità. Alla fine dei primi 45', però, manca solo il gol o più semplicemente una conclusione a rete. L'unica azione degna di nota è firmata dal trio Sculli-Leon-Borriello con quest'ultimo lesto ad approfittare di un'incertezza di Ferrari ma non nell'infilare il bravissimo Doni. Nella ripresa la musica non cambia. La partita continua ad avere ritmi serratissimi ma la palla non ne vuole proprio sapere di entrare in rete. Ci prova Paro con un tiro violentissimo dai 25 metri che sorprende Doni ma si stampa sul palo alla sinistra di Doni. La Roma è sotto chock e il Genoa prova ad approfittarne, ma da un contropiede giallorosso arriva la traversa di Pizarro complice una deviazione miracolosa di un Robinho versione "Spider-man" che salva anche sulla ribattuta ravvicinata di De Rossi. Ma la beffa per il Genoa arriva al 90' quando su una punizione dal limite dell'area del solito Pizarro, Panucci lasciato solo al centro dell'area stacca di testa infilando l'incolpevole Rubinho. GASPERINI: SCONFITTA CHE LASCIA AMARO IN BOCCA. L'allenatore del Genoa, Gian Piero Gasperini, commenta ai microfoni di Sky la sconfitta casalinga contro la Roma nell'anticipo pomeridiano della 13a giornata di serie A. "Sconfitta meritata? Penso di no, anche per come è maturata - spiega -. Ci lascia molto amaro in bocca. Noi abbiamo avuto una ventina di punizioni contro, anche in modo esagerato -dice Gasperini-. Alla fine può succedere che saltino gli schemi e manchi un pò di attenzione. Abbiamo avute troppe punizioni contro, alla lunga può venire fuori il gol". A decidere la partita un gol di Panucci all'ultimo minuto. "Abbiamo sopperito bene a tutte -conclude il tecnico-, a questa no. Peccato!". Spalletti: "Una vittoria di caparbietà, di forza e agonismo, cosa che noi non riconosciamo moltissimo nei nostri comportamenti, per cui faccio i complimenti alla squadra perché ha dimostrato carattere". Così, ai microfoni di Sky, Luciano Spalletti ha commentato lo 0-1 della Roma contro il Genoa a Marassi, con un gol di Panucci a tempo quasi scaduto. "Abbiamo a che fare con dei calciatori che possono anche sostituire i più titolati - ha aggiunto -. Non mi piace andare a fare sempre gli stessi discorsi, invece di dire degli assenti, diamo meriti a quelli che hanno giocato e fatto una ottima partita. Anche se è stata una partita difficile, la squadra ha meritato di vincere, soffrendo in alcuni momento, ma creando più del Genoa". Rubinho 6; Konko 6.5, Bega 6, Bovo 6.5; M. Rossi 6.5(Figueroa dal 46' st sv), Paro 6.5, Juric 6, Danilo 6.5 (Coppola dal 29' st 6); Leon 6, Borriello 6.5, Sculli 5.5 (Di Vaio dal 17' st 5.5). All. Gasperini 6.5. ROMA (4-2-3-1): Doni 6; Panucci 7, Ferrari 6, Juan 5.5, Cassetti 6; De Rossi 6,Brighi 6 (Giuly dal 22' st 5.5); Mancini 6 (Esposito dal 38' st sv), Pizarro 6.5 (Barusso dal 48' st sv), Tonetto 6; Vucinic 6.5.  All. Spalletti 6. ARBITRO: Rosetti di Torino 4.5

 

LA REPUBBLICA - Gasperini, l´arbitro nel mirino. "Brutta sensazione, per vincere avremmo dovuto fare troppo...". "Prestazione brutta, in altri momenti l´avrebbero definita diversamente..." "Sconfitta immeritata, anche se davanti c´era la Roma resta l´amarezza" "Rete annullata a Di Vaio? Dal campo mi sembrava una situazione chiara". di Luca Palmieri. E alla fine anche una persona equilibrata come Gian Piero Gasperini perse la pazienza. Bruciante la sconfitta al 90´ contro la Roma ma per il tecnico del Genoa il pensiero è soprattutto all´atteggiamento del direttore di gara, Mauro Rosetti, torinese come lui. Gasperini nicchia a lungo ma alla fine le sue parole sono un durissimo atto d´accusa contro il fischietto piemontese. Con la conclusione della sua conferenza stampa che è decisamente il botto più forte della serata. «Questa volta ho avuto - dice - una sensazione brutta, molto brutta. Mi è sembrato che il Genoa, per vincere la partita, avrebbe dovuto fare troppo». Di Rosetti l´allenatore non ha gradito, più che i singoli errori (inesistente ad esempio il fuorigioco che ha fermato Marco Di Vaio, poi andato il gol con un pallonetto dopo il fischio), l´atteggiamento complessivo. I tanti cartellini gialli contro i rossoblù, con tre assenze pesantissime per la trasferta della prossima domenica in casa del Torino (Paro, Juric e Danilo squalificati per somma di gialli). «Non mi è piaciuta affatto la gestione dei cartellini e neppure quella dei calci di punizione. In altri tempi, la prestazione dell´arbitro la avrebbero chiamata diversamente, adesso resta molto brutta. Dispiace, perché il Genoa ha rispetto di tutti, degli avversari come dei direttori di gara». Nel mirino anche le tante punizioni concesse alla Roma, da cui alla fine è nato l´errore fatale (quasi un tris delle due reti concesse al Palermo). «Dai e dai, a forza di calci piazzati, abbiamo fatto uno sbaglio. Sinceramente non so cosa è successo in quell´occasione, ma bisogna anche dire che prima del gol eravamo stati pressoché perfetti, non andando praticamente mai in difficoltà. Purtroppo tutte queste punizioni, alcune assai dubbie, alla fine hanno pesato». I legittimi dubbi di Gasperini sono anche sul fuorigioco fischiato a Di Vaio. «Dal tempo in cui Leon gli ha dato la palla, mi è sembrato, anche dal campo, assai chiara la situazione. Ma questa è comunque una singola situazione». Il tecnico è però assai soddisfatto, se così si può dire dopo una serata tanto amara, della prestazione della squadra. «Abbiamo iniziato con una certa prudenza perché temevamo molto il loro possesso palla. Ma, con il passare dei minuti, abbiamo acquistato coraggio e siamo riusciti a prendere l´iniziativa e ad avere tante occasioni. Mi riferisco al palo colpito da Paro, all´iniziativa di Di Vaio ma anche ad altre nostre buone manovre». Se Spalletti parla di vittoria tutto sommato meritata da parte della sua Roma, Gasperini faticherebbe probabilmente a digerire anche il pensiero di un pareggio. «E´ una sconfitta decisamente immeritata, difficile non avere l´amaro in bocca. Abbiamo avuto più possibilità di vincere che di perdere: e alla fine abbiamo perso. Anche se al cospetto di una grande squadra come la Roma, fa male lo stesso». E adesso si andrà a Torino, con una vittoria che manca da sei turni e tre squalificati, tra cui un Danilo che ha anche subito un trauma distorsivo al ginocchio destro: domani gli accertamenti.

LA REPUBBLICA - Le pagelle. Borriello da solo, Vucinic alla Totti, Mancini sotto tono. di Gessi Adamoli. Rubinho 6,5: straordinario il riflesso sul colpo di testa di Vucinic che riesce a smanacciare contro la traversa. Konko 6: Gasperini ben presto lo toglie dalla linea difensiva e lo piazza ad uomo su Pizzarro, si annulla pur di limitare al minimo il raggio di azione del cileno. Bovo 6,5: attento regista difensivo del Genoa. Bega 6: a pressione su Vucinic che però lo porta a spasso per il campo. Rossi 6,5: 20 minuti sulla fascia, poi in difesa. Dal 48' st Figueroa (s.v.). Paro 6,5: fa tremare il palo alla sinistra di Doni. Juric 6: nella quantità anche qualche iniziativa interessante. Danilo 6,5: partita diligente a contenere Mancini ma anche a ripartire. Dal 48' st Coppola (s.v.). Leon 5: solo sregolatezza, niente colpi di genio. Fa tanto fumo ma conclude poco e perde troppi palloni. Borriello 7: fa reparto da solo, tiene palla e la difende aspettando che qualche compagno salga a sostegno. Sculli 5: impalpabile il suo contributo a Borriello. Dal 16' s.t. Di Vaio 6: ha la palla buona ma Rosetti lo ferma per un fuorigioco che non c'è.

 

IL GIORNALE - Panucci ci prende gusto e affonda anche il Genoa. di Diego Pistacchi. da Genova. Il campionato ricomincia dalla sosta. Da Scozia-Italia. Da una zuccata di Panucci che risolve la partita. La Roma degli assenti passa a Genova, 1-0 all’ultimo minuto, e mette paura all’Inter. Anche senza mezza squadra trova sempre il modo di buttarla dentro. Stavolta anche quello di non sprecare tutto. Genoa-Roma doveva essere l’occasione per riconciliarsi col calcio. Belle squadre, si dice di loro. La Roma lo dimostra da tempo, il Genoa ci sta provando. Fino alla fine entrambe tentano però piuttosto di dimostrare la teoria che la partita perfetta finisce 0-0, ma Panucci non ci sta. Le premesse sembrano incoraggianti. Il Genoa gioca in velocità, ma piano piano si ritira e lascia campo alla Roma. Errore grave, anche senza molti big il palleggio della squadra di Spalletti non chiede altro che metri a disposizione. E Borriello in buona serata, troppo poco assistito, riesce solo a fare paura alla difesa, cioè all'unico punto debole dei giallorossi. La partita si infiamma alla mezz’ora e il merito è del Genoa che trova coraggio, organizza un paio di azioni in velocità con Borriello sempre protagonista, e mette la palla a un centimetro dal gol. Fino a quel momento le azioni erano state quasi tutte impostate, con troppa imprecisione, da una Roma che, pur dimezzata, sente sempre l’obbligo morale di vincere. L’arbitro Rosetti autorizza un gioco all’inglese ma solo Mancini e Juric ne approfittano un po’ troppo. Finché l’arbitro s’inventa la più inutile e sbagliata delle ammonizioni (a Danilo) proprio mentre si stavano calmando tutti. E mancavano dieci secondi all’intervallo. Il tè fa bene a tutti, tranne all’arbitro che decide di tirare fuori cartellini a pioggia. Quelli della Roma hanno però l’ombrello anti-gialli e così l’arbitro di Torino manda domenica prossima il Genoa a sfidare il Torino senza mezza squadra. La partita è più viva. Tanto per essere chiari, due pali, uno per parte, e una gran parata di Rubinho che toglie dal «sette» un gol fatto dopo una grande girata di testa di Vucinic. Il tiro di Paro da trenta metri sorprende tutti, Doni compreso, ma mentre lo stadio sta già esultando, il pallone si stampa sul palo. Panucci, dall’altra parte, fa le prove generali del gol ma mette incredibilmente alto sotto porta. Questo però accade negli ultimi 25 minuti. Prima ci sono solo molte incursioni del solito Borriello e i tentativi a vuoto di un Vucinic che soffre la marcatura e l’assenza di genialità accanto a sé. Le azioni comunque non mancano, c’è da annotare anche un gol fatto da Di Vaio a gioco fermo per un fuorigioco da fotofinish e una forte protesta della Roma per trattenuta di Bega su Vucinic in area. Insomma, alla fine se ne viene fuori solo con un gol occasionale, nato da una punizione dal limite esterno dell’area del Genoa. Immancabili tanto le proteste dei tifosi quanto la disattenzione della retroguardia rossoblù che lascia indisturbato Panucci, mica uno qualsiasi. Bastava guardarsi anche solo la partita della Nazionale e la teoria della partita perfetta avrebbe preso corpo.

IL GIORNALE - Cassetti fa per due De Rossi è il faro Ferrari al pit stop. GENOA: 7 RUBINHO. Sembrava da senza voto. Chiedere a Vucinic per farsi spiegare il miracolo al 30' della ripresa. 5,5 KONKO. È ovunque, purtroppo si vede di più quando ha la palla. 5,5 BEGA. Anticipo quando si può, fallo quando serve. In realtà anche quando non serve, cioè in area: rischia il rigore. 6,5 BOVO. A Roma se lo guardano e riguardano. Ci vorrebbe eccome là dietro. 5,5 DANILO. Completa la sua trasformazione: discreto quando copre, male quando spinge. (28' st COPPOLA sv) 6,5 ROSSI. Centrocampista e difensore di complemento. Soprattutto da complimenti. 6 PARO. Gioca più avanti del solito. Coglie un palo che trema fino al 90'. 6 JURIC. Nervoso quanto utile. 5,5 SCULLI. Impegno tanto, ma Panucci è Panucci. (16' st DI VAIO 5.5 Sveglia il Genoa ma s'addormenta lui sulla ribattuta del palo) 6 LEON. Non è in gran serata, eppure fa sempre qualcosa. 7 BORRIELLO. Fa fare la figura della Minardi a Ferrari. ALL. GASPERINI 6. Stupisce ancora una volta scegliendo la prudenza, forse troppa. ROMA: 6 DONI. Non si preoccupa più del collega e connazionale. E non fa neppure gli straordinari. 7,5 PANUCCI. Merita gli applausi della sua vecchia Nord, e anche mezzo punto in più, si mangia un gol incredibile ma poi decide la sfida. 5 FERRARI. Pit stop permanente. 5,5 JUAN. Non è certo l'ideale per dare una mano al compagno in crisi. 6,5 CASSETTI. Fa il suo e quello di Tonetto. 6,5 DE ROSSI. È il faro di una Roma in emergenza. Purtroppo anche in attacco. 6 PIZARRO. Corre dappertutto ma non incide. 5 MANCINI. La difesa del Genoa si preoccupa troppo per lui. (37' ST ESPOSITO SV) 6 BRIGHI. Non doveva certo fare la partita. 5 TONETTO. Giù di tono. 6 VUCINIC. Con un colpo di testa dà un voto in più a Rubinho e uno in più a se stesso. ALL. SPALLETTI 6. L'arte di arrangiarsi bene. ARBITRO ROSETTI 5. Combina più di un pasticcio, ben coadiuvato dai collaboratori.

 

AKAIAOI