STAGIONE 2007/08                                                                                                                                      HOME >>

 

GENOA - TORINO                              3 - 0   (0 - 0)

Reti: 52' Di Vaio, 61' Borriello, 70' Sculli

Genoa: Rubinho, Bovo, Lucarelli, Criscito, Rossi (81' Raggio Garibaldi), Milanetto, Konko, Fabiano (46' Di Vaio), Sculli, Borriello (78' Figueroa), Leon. (Scarpi, De Rosa, Vanden Borre, Wilson). All: Gasperini (in panca Caneo).

Torino: Fontana, Motta (61' Rosina), Di Loreto, Dellafiore, Lanna (87' Rubin), Diana, Grella, Corini, Lazetic, Recoba (46' Ventola), Di Michele. (Ferrauto, Asamoah, Barone, Bjelanovic). Allenatore: Novellino.

Arbitro: Orsato di Schio. Ammoniti: Lucarelli, Motta, Leon, Lanna, Milanetto, Di Michele, Recoba.

Angoli: 9 a 3 per il Genoa. Spettatori: 25.751

 

  

  

  

  

TUTTOSPORT - Il Genoa passeggia sui resti granata: è incubo serie B. Senza vergogna. Il Toro crolla ancora: è la quinta sconfitta nelle ultime 6 partite. Prima del via Novellino perde Sereni e Pisano. E dopo un primo tempo inconsistente, il Toro si sbriciola nella ripresa sotto i colpi di Di Vaio, Borriello e Sculli. DI GIANPIERO PORTA. GENOVA. Il Genoa vince il derby con Novellino, odiatissimo ex doriano, e spalanca al Toro uno scenario da incubo: i granata con un margine risicato sulla zona retrocessione dovranno giocarsi la salvezza con un calendario di assoluta difficoltà. Tre a zero per i rossoblù a Marassi, e si può dire che Corini e compagni abbiano limitato i danni. Incolume dopo un primo tempo di assoluto attendismo, unica arma il lancio in contropiede per Di Michele, il Torino è crollato nella ripresa non appena il Genoa ha capito che per dilagare bastava premere solo un pochino il piede sull’acceleratore. Di Vaio, Borriello e Sculli hanno maramaldeggiato nell’area avversaria e bersagliato il povero Fontana, titolare in extremis perché Sereni, sofferente di un problema muscolare, ha dato forfeit. Ma la staffetta forzata tra i pali non ha avuto nessuna influenza sulla Waterloo granata. La squadra di Novellino, cinque sconfitte nelle ultime sei partite, non ha mai dato l’impressione, neppure per un attimo, di poter arginare l’ineluttabile. DELUSIONE Deludenti gli attaccanti con Di Michele pasticcione e Recoba quasi indisponente per le sue debolezze caratteriali pagate con un cartellino giallo che gli costerà la sfida di domenica con la « sua » Inter, debole il centrocampo malgrado il prodigarsi di Lazetic e Grella, ma Corini e Diana proprio non c’erano. E la difesa ha retto sino al primo gol ( concedendo però 4- 5 punizioni dal limite, sempre calciate sulla barriera da Leon e Bovo), quindi ha sonnecchiato sul raddoppio per poi addormentarsi sul sigillo finale di Sculli. Un Toro davvero inguardabile e preoccupante soprattutto per la nuova conferma dell’incapacità di rispondere a situazioni di svantaggio. Sono lontani i tempi della folle rimonta sul Parma, la squadra di oggi quando subisce un colpo subito si appresta psicologicamente a incassarne un secondo. La totale distonia tra gli eccessi nervosi di Novellino in panchina e il comportamento apatico del gruppo sembra evidente, anche se non è assolutamente consequenziale collegare i ripetuti disastri agonistici alle difficili relazioni interne. Comunque se così fosse sarebbe una fortuna perché per risolvere la crisi, compatibilmente con un carnet di impegni difficilissimi ( Inter e Roma le prossime due rivali, poi Napoli, Livorno e Fiorentina) bastebbe cambiare allenato­re... BOMBER Problema che non ha il Genoa dove tutto funziona alla perfezione. I meccanismi di Gasperini ( ieri, applauditissimo, in tribuna perché squalificato, al suo posto in panchina il vice Bruno Caneo) sono semplici e ben oliati, e Borriello si conferma formidabile terminale offensivo. Il bomber con la rete di ieri ha anche superato Pruzzo nel conto dei gol siglati in un campionato di A, è a quota 19 a una sola lunghezza dal recordman Trevisan che nel 1942- 43 ( torneo a 16 squadre) realizzò 20 centri. Borriello ieri è stato finalizzatore, ma anche uomo- assist, suo infatti il passaggio che ha spalancato a Di Vaio la strada verso Fontana in occasione del primo gol rossoblù. Preludio del trionfo dopo che il Toro era riuscito a chiudere sullo zero a zero i primi 45’, con parecchi brividi in difesa ( Fontana è stato spesso costretto a uscite rischiose per allontanare il pallone dall’area) e nessu­na occasione costruita in attacco. CROLLO Nella ripresa Caneo ha inserito Di Vaio al posto di Fabiano, con Sculli più a centrocampo, e il Genoa è esploso. Al 6’ Leon ha fallito una clamorosa pallagol calciando a lato da pochi metri con visibilità piena, e un minuto dopo Di Vaio ha sbloccato la partita. Il Toro è scomparso e al 16’ ha subito il raddoppio di Borriello su traversone di Leon, controllo e rasoterra imprendibile per il 2- 0. Solo a questo punto Novellino ha mandato in campo Rosina, tenuto ancora una volta in panchina perché il tecnico lo ritiene troppo estraneo alle alchimie del suo carissimo 4- 4- 2. Il fantasista ovviamente non ha potuto far nulla per evitare il tracollo. Che si concretizza al 24’ con una punizione dalla trequarti di Milanetto sulla quale nessuno dei 5- 6 granata in area interviene, un gioco da ragazzi per Sculli insaccare di testa. Un gol avvilente che scatena acidissimi cori della Nord contro il vecchio nemico Novellino. Nel finale ancora un paio di occasioni per i rossoblù di completare la goleada, Criscito alto di testa da pochi metri e un destro di Leon da fuori area dirottato da Fontana con l’aiuto del palo. Poi solo feste genoane, con la curva ultrà che intona anche un « Toro, Toro » ma senza ironia, stavolta è soltanto un sincero incitamento a restare in A, eredità dell’antico gemellaggio.

TUTTOSPORT - Il capocannoniere. Borriello, la via italiana al gol . «Gli Europei? Ci andrò, ma prima voglio la Uefa col Genoa». DI LUCA PALMIERI . GENOVA. Marco Borriello può davvero permettersi di sognare. La sua è una stagione davvero straordinaria e ieri la diciannovesima rete stagionale gli ha permesso di allungare in vetta alla classifica cannonieri, aiutando il suo Genoa a travolgere il Torino. E adesso, oltre al titolo di re dei marcatori, Supermarco si pone altri tre obiettivi, la convocazione per gli Europei, davvero a un passo, la qualificazione Uefa e il titolo di miglior bomber genoano di tutti i tempi: il record di Guglielmo Trevisan (20 reti nel 1942/43) è a un solo gol. REALTA’ AZZURRA Borriello è assai ottimista sulla sua partecipazione all’avventura azzurra in Austria e Svizzera, forte dei suoi gol e della fiducia di Roberto Donadoni. «Non l’ho sentito di recente - dice -ma il fatto che mi abbia chiamato per le ultime due amichevoli è il segnale della sua considerazione. Io sto segnando e giocando bene con grande continuità. Non vedo perché agli Europei non dovrei esserci». E se ci sarà, il centravanti si metterà a disposizione dell’Italia con grande umiltà. «Sono consapevole di entrare in un gruppo che è campione del mondo. Perciò anche il ruolo di vice Toni mi andrebbe bene». SOGNO ROSSOBLU’ Il capocannoniere crede ancora alla coppa Uefa e all’aggancio alla Sampdoria. «Dobbiamo provarci - afferma con convinzione da leader - perché ce la possiamo ancora fare. I blucerchiati sono avanti di sette punti e mancano solo cinque giornate ma loro hanno un calendario decisamente più complicato del nostro». E nella Samp, Borriello giocò sei mesi sfortunati, proprio sotto la guida di quel Novellino battuto ieri. «Ma con lui il rapporto è sempre stato ottimo, tanto che ci siamo salutati sia prima che dopo la partita. La società però puntava su altri e io a gennaio del 2006 chiesi di venire ceduto per giocare di più». MERCATO STOP «La trattativa per Ronaldinho? E’ un problema del Milan e del Barcellona, non mio. Io ora sono al Genoa, sto bene e di mercato non voglio parlare fino a giugno», taglia corto il bomber. Resterà da vedere se le parole pronunciate in settimana da Silvio Ber­lusconi in un comizio a Savona («Cercheremo di accontentare il Genoa su Borriello») avranno un seguito. Enrico Preziosi ha comunque promesso anche ieri che farà di tutto per trattenerlo.

 

TUTTOSPORT - PAGELLE GENOA Di Vaio dà la svolta Konko argina e spinge. RUBINHO 6 Un pomeriggio di tranquillità assoluta. BOVO 6 Poco lavoro nel suo settore. Cerca di rendersi utile calciando qualche piazzato, ma il piede lo tradisce. LUCARELLI 6 Ordinato. Qualche rudezza extra. CRISCITO 6 Efficace: disimpegni sempre precisi, nel finale sfiora il gol con un colpo di testa. ROSSI 6.5 Disinnesca lo spento Diana. RAGGIO GARIBALDI (37’ st) ng. KONKO 6.5 Argina e spinge. Poche invenzioni ma quantità costante. MILANETTO 6.5 Dal suo piede la punizione deviata da Sculli alle spalle di Fontana per il 3-0 finale. Molto movimento, tanti palloni toccati, pochi quelli sbagliati.FABIANO 6 Il meno brillante dei quattro di centrocampo, a volte soffre la spinta di Lazetic. DI VAIO (1’ st) 7 Il suo ingresso vivacizza l’attacco rossoblù. SCULLI 6.5 Meno continuo dei compagni di attacco, trova comunque l’inserimento giusto per andare in gol. BORRIELLO 7 Lotta, costruisce, fa segnare e segna. Suo il lancio per l’1-0, suo il raddoppio. Bomber vero che non simula mai: più volte strattonato, anche in area, resta (quasi) sempre in piedi. FIGUEROA (32’ st) ng. LEON 6 Continuo ma pasticcione. Chiede e ottiene di calciare quasi tutte le punizioni dal limite, ma non ne fa passare una. Sbaglia anche un gol clamoroso sullo 0-0. ALL. CANEO 7 Azzecca in pieno le mosse di... Gasperini. Arbitro. ORSATO 6 Tollera qualche strattonata di troppo in area granata su Borriello, ferma Di Michele per fuorigioco, ma la posizione dell’attaccante granata alla moviola è regolare. Inezie: la direzione è sufficiente. PAGELLE TORINO Si salva solo Fontana Diana irriconoscibile FONTANA 6 Non solo è incolpevole: è meritevole. Alla fine gioca lui: contrattura per Sereni. Il vice è concentrato e sicuro. Primo tempo perfetto. Ripresa: nessuna colpa sui gol. Ed è decisivo nell’evitare un punteggio tennistico. MOTTA 5.5 Prova a spingere e chiude bene. Non è tra i peggiori nemmeno quando il Toro comincia a crollare. ROSINA (17’ st) 5 Entra sul 2 a 0. Ci prova da trequartista, qua e là, andando al tiro da lontano. Ma non ci credeva più. DI LORETO 4.5 Gioca nonostante una caviglia malandata, mostra attaccamento e coraggio. Si scambia Borriello con Dellafiore, per un po’ non mostra cedimenti. Ma, nella ripresa, crolla: perde Di Vaio e Borriello sui primi 2 gol. DELLAFIORE 5 Anch’egli se la cava nel primo tempo. Nella ripresa non contiene Borriello nell’azione dell’1 a 0, poi soffre per gli sbandamenti complessivi. LANNA 5.5 La coscia ko di Pisano lo rilancia. Benino i compiti difensivi per 45’. Ed è tra gli ultimi a mollare. Ammonito, era diffidato: niente Inter. RUBIN (43’ st) ng Ritorno dolorosissimo, dopo 6 mesi out. LAZETIC 5Per un tempo mostra i denti sulla destra. Ma nella ripresa è travolto, anche quando verrà poi spostato a sinistra. Come Diana, lascia libero Sculli sul 3 a 0. GRELLA 5.5 Tra i combattivi, sempre: anche quando sbaglia, anche quando la squadra non esisteva più. Dà e piglia botte. Ma non può fronteggiare un esercito. CORINI 5.5 Discorso simile: non può essere accusato di averci messo poco cuore e ancor meno fiato. Fino a quando il Toro ha tenuto, il regista è riuscito abbastanza a mantenere gli equilibri. Poi il disastro collettivo. DIANA 4.5 Un fantasma. A sinistra è fuori posizione, ma pure a destra non va. Ha colpe pure lui sul gol di Sculli. RECOBA 4 Nervoso fino a farsi ammonire (niente Inter, era diffidato), inconcludente quando ha buoni palloni sul limite. VENTOLA (1’ st) 4.5 Non ha corsa né fiato. DI MICHELE 4 Sembra cercare il giallo che evita pure a lui la capolista, dopo una partita insulsa e senza grinta. ALL. NOVELLINO 4. 5 ko in 6 gare. Troppi giocatori sembrano non credere più in lui, se addirittura non gli giocano contro. E lui non riesce a cambiare il corso degli eventi.

 

IL SECOLO XIX - SuperMarco vola a 19. Di Vaio e Sculli completano il tris. di Giovanni Ciolina. Genova. Borriello è l'uomo immagine del Genoa, il trascinatore della squadra, il terminator di un campionato che lo vede sempre più solo al comando della classifica cannonieri, ma soprattutto nell'immaginazione collettiva è l'icona di una corsa all'Europa che sembra conoscere un falsopiano invitante. «Portaci, portaci, portaci in Europa, Gasperini portaci in Europa» intona la gente rossoblù in preda ad euforia da risultato, ma anche e soprattutto convinta dal gioco proposto da Gasperini sulla bontà di un progetto. Un progetto che non può prescindere da certe pedine. Ieri al Ferraris c'erano gli osservatori del Manchester City, club britannico interessato a Konko, «ma se possiamo cercheremo di tenerlo» ha puntualizzato il presidente Preziosi. E, intanto, il Genoa si coccola un attaccante che non sembra porsi limiti in queste cinque giornate che mancano alla fine. Mercoledì sera il bomber napoletano seguirà con particolare attenzione la sfida di Torino tra Juventus e Parma, nella speranza di un Trezeguet con le polveri bagnate. La classifica marcatori è ovviamente il traguardo primario di Borriello, oltre alla convocazione per l'Europeo, ma SuperMarco è ad un passo dal diventare il bomber principe in maglia rossoblù nella serie A a girone unico. A parte il mercato e gli aggiustamenti societari, il Grifone si concentra sul campo e sulla volata finale della stagione che, se apparentemente non ha significati particolari, potrebbe nascondere piacevoli sorprese. Un finale di stagione che passa dalla vittoria senza attenuanti ottenuta con il Torino. Un 3-0 che non ammette repliche, rende felice il popolo genoano e, almeno per il momento, non sembra mettere a repentaglio la panchina di Walter Novellino. «Ogni giorno mi sento in discussione» taglia corto l'ex tecnico della Sampdoria. Al Ferraris il Genoa gioca con una semplicità ed una concretezza disarmante, in grado di annientare qualsiasi avversario. Siena, Empoli, Parma, Lazio e Atalanta non possono certo dormire sonni tranquilli.

IL SECOLO XIX - Caneo rilancia il sogno europeo«Con questo rendimento niente è precluso». di Giuliano Gnecco. Genova. L'Intertoto? È l'Europa dalla porta di servizio. Il Genoa vuole mettersi nella condizione di guadagnarsi la possibilità di iscriversi, e poi decidere con calma il da farsi. Però l'Udinese ora è ad appena sei punti. E significa zona Uefa, l'Europa vera. «Noi pensiamo di settimana in settimana - premette Bruno Caneo - Cerchiamo sempre il massimo: si può pareggiare o perdere ma giochiamo sempre per vincere, questo è così da inizio campionato. Con questo rendimento però niente è precluso. Ricordiamo ancora i tre gol dell'andata con il Siena e proveremo a prenderci i tre punti». Per Caneo è la prima volta al timone da solo in serie A: «Devo ringraziare i ragazzi per la loro compattezza, attenzione e dedizione. Si sacrificano molto in allenamento e i risultati si vedono in campo. Però, dopo un anno e mezzo qui, avendo fatto un certo tipo di lavoro, questa è una squadra che gioca a memoria, e ogni tanto Gasperini può anche prendersi un turno di vacanza: i ragazzi hanno appreso i suoi insegnamenti. La mia più grande difficoltà è stata farmi sentire dai giocatori per dare alcuni suggerimenti. Abbiamo sempre creduto in quello che facciamo: questa è una squadra che non molla mai». Il braccio destro di Gasperini ha lodi per tutti: «Bene la difesa, bene il centrocampo. Bene Milanetto, strepitoso. È un professionista esemplare, un modello per tutti: lavora divertendosi. Bene anche l'esordio di Raggio Garibaldi: è un segnale della qualità di questo gruppo». Il sogno continua: non solo il Genoa si è salvato con due mesi di anticipo, ma a cinque giornate dalla fine è ancora in corsa per un posto in Coppa Uefa. «Eppure non era facile - sottolinea Caneo - perché il Torino ha giocatori di qualità e prestigio». Tuttavia non c'è stata partita: nel primo tempo è mancato solo il gol, nella ripresa il Genoa ha rischiato di dilagare.

IL SECOLO XIX - Preziosi: «Alla grande, promessa mantenuta». Gli elogi del presidente «Mio figlio Fabrizio sarà il direttore generale». di Giovanni Ciolina. E sull'inchiesta federale: «I tifosi stiano tranquilli, non ci saranno ripercussioni». Genova. Arriva allo stadio con il sorriso stampato in volto. Abbandona la tribuna centrale raggiante. Enrico Preziosi archivia la vittoria sul Torino con elogi per tutti. «Milanetto straordinario. Borriello ha fatto un gol eccezionale. Avevo garantito che il Genoa non avrebbe fatto da comparsa quest'anno e ho mantenuto la promessa» è il riassunto del presidente-pensiero. E in serata, in una lunga intervista a Primocanale ha toccato altri temi: «A giugno mio figlio Fabrizio sarà il nuovo direttore generale, E' la cassa di famiglia che interviene nel Genoa e mi posso fidare di lui come Zarbano. Pastorello? Non ci sono stati problemi. Sapeva che non avrebbe avuto un ruolo negli anni. In quel momento serviva in società uno che non avesse problemi con la Figc». Il patron ammette di aver visto una «gran partita, vincendo una gara importante contro un Torino in crisi e nella quale la nostra supremazia ha determinato il risultato». Il marchio di fabbrica è quello del solito Gasperini, ma Preziosi non può fare a meno che puntare l'indice sulla ritrovata prolificità dell'attacco: «Sono andati a rete tutti i nostri attaccanti e non è un caso» e poi ritorna prepotentemente a parlare del cannoniere del campionato. Su SuperMarco se ne sono dette di tutti i colori. In settimana, anche il presidente del Milan, Silvio Berlusconi, aveva fatto un accenno importante sulla conclusione della trattativa («Il Genoa lo vuole e cercheremo di accontentarlo»), ma è sempre il campo a registrare le parole più pesanti. Borriello arriva a quota 19, allunga su Trezeguet e «sono contento per lui. Le sue reti sono servite per salvarci in fretta e la nostra volontà è quello di tenerlo anche nella prossima stagione». Preziosi parla di rafforzamento della squadra «che merita fiducia», mentre sul discorso Uefa si limita a puntualizzare come «il Grifone pensa ad onorare il campionato» e se dovesse arrivare al traguardo finale il Genoa non si tirerebbe certamente indietro. Anche perché con un Omar Milanetto in queste condizioni la squadra non può precludersi a priori qualsiasi traguardo: «Omar ha disputato una gara straordinaria. Speriamo faccia così anche l'anno prossimo» conclude Preziosi. Una carezza che vale anche come una riconferma per la stagione futura. Non ce n'era bisogno, ma l'uomo di Venaria sarà nuovamente con Matteo Paro il regista del Genoa 2008-2009. Sempre a Primocanale il presidente Preziosi interviene sui deferimenti: «Il deferimento c'è, è stato fatto invece del terrorismo sugli scenari. Parlerò con Palazzi. Le regole non le violo volontariamente, ci sono regole che vediamo spesso intepretate in modo elastico che poi uno non sa come interpretarle.I genoani possono stare tranquilli. Non ci saranno ripercussioni».

 

IL SECOLO XIX - Un, due, tre il Grifo ci crede. GIOCO E GOL: DI VAIO, BORRIELLO E SCULLI STENDONO IL TORO. di giovanni Ciolina. GENOVA. Un,due, tre: et voilà, la magia è fatta. Borriello, Di Vaio e Sculli sono le stelle che incantano la platea. Le firme. Nel pomeriggio del Ferraris ci sono anche due prime da annotare: l’esordio in carriera di Silvano Raggio Garibaldi, 19 anni, prodotto del settore giovanile, e di Bruno Caneo, da condottiero in prima. «La maggior difficoltà è stata la non abitudine a farmi sentire dai giocatori in campo,ma oggi abbiamo giocato una bella partita» sono state le sue parole. Un, due, tre: la magia è fatta e l’Europa è più vicina, anche se i sei punti di distacco dall’Udinese sono «uno scarto importante», sottolinea Marco Di Vaio. Ma è proprio il romano a concimare i sogni rossoblù di piombare in Uefa con il gol che sblocca la sfida con il Torino. Ed è una rete tanto lineare nella costruzione, quanto difficile nell’esecuzione (era più facile tirare addosso al portiere in uscita che saltarlo con un pallonetto). Fondamentale, però, nell’economia del match. CON L’10, il canovaccio della gara cambia. Completamente. Il Torino va in bambola e crolla sotto i colpi di Borriello e Sculli. Finisce 3-0 e i granata si ritrovano a 4 punti dalla zona bollente, con le sfide a Inter e Roma che bussano alle porte. Non c’è da stare tranquilli per un Novellino contestatissimo al Ferraris, nonostante la riconferma del presidente Cairo e che alla fine parlerà «di sfortuna » per giustificare la sconfitta. «Non facciamo un funerale, perché domenica abbiamo una gara importante » aggiungerà il tecnico granata. Opposto, e non può essere differente, l’umore in casa rossoblù dopo novanta minuti giocati con grande intensità e qualità. Anche stavolta il Genoa tiene in mano a lungo il pallino del gioco. Rossi e compagni regalano soprattutto l’impressione ai 26 mila del Ferraris di divertirsi nello svolgimento del gioco. Un, due, tre: la magia è fatta. E sul palco si alternano un po’ tutti i protagonisti. I Grifoni giocano su livelli ben sopra la sufficienza, ma se Gasperini ha il merito di mandare in campo una squadra che sembra giocare a memoria, lo scugnizzo di San Giovanni a Teduccio è il mago di giornata. In grado di far sparire il pallone dalla vista del marcatore di turno (Dellafiore, più che Di Loreto) e farla ricomparire poco dopo. E’ così al 36’ del primo tempo, quando in piena area di rigore, riesce a presentarsi davanti a Fontana con un gioco di prestigio,ma poi la sfera gli finisce sul destro e quel piedone gli serve più a scendere dal bus che a togliere le ragnatele dagli incroci dei pali. Super Marco prova il gol alla Toni, di esterno sinistro, ma l’esecuzione non è perfetta. Piovono applausi ugualmente, ma se avesse fatto gol, Marassi sarebbe venuto giù. Per fortuna al 6’ della ripresa il ferro del mestiere è quello giusto e il pallone che arriva a Di Vaio nel cuore dell’area avversaria ha i giri contati. Borriello rifinisce, Di Vaio concretizza. Nove minuti e sono 19: gol da rapinatore d’area. Trevisan è più vicino, ad una lunghezza. E poi quale sarà il traguardo di Super Marco? Portare il Genoa in Uefa? Nessuna preclusione, sognare non fa male. IL CAMALEONTE rossoblù, infatti, è in grado di sopperire alle assenze interne (Juric e Danilo),ma anche di adattarsi all’avversario. Ne sa qualcosa il Torino, che si trova le fasce bloccate da Rossi e Fabiano che ingessano Diana e Lazetic. Senza sbocchi sulle fasce il Torino fatica in mezzo dove Konko parte su Grella e lo cancella, mentre Milanetto guarda a distanza Corini. Il risultato è un Genoa che prende campo e mette alle corde l’avversario. Gli unici rischi per i rossoblù arrivano dai tagli di Diana quando va a muoversi tra le linee e lancia Di Michele e Recoba (a tratti irritante). Il gioco di squadra si completa però con il movimento del terzetto difensivo che applica spesso e con successo il fuorigioco. La svolta arriva nell’intervallo con l’inserimento di Di Vaio e l’arretramento di Sculli sulla linea dei centrocampisti. Comincia quindi una partita a scacchi che vede gli esterni granata scambiarsi fascia, Konko andare sull’esterno e Rossi accentrarsi, ma l’ingresso in campo di Rosina è il culmine della strategia. Con i tre attaccanti avversari, il Genoa passa a quattro in difesa (Konko), Di Vaio comincia ad aggirarsi dalle parti di destra e Sculli ritorna a sinistra. Insomma,pochi minuti di mosse e contromosse che non hanno effetti sul risultato finale, ma che confermano la bontà del gruppo genoano. Lo spirito di gruppo e di sacrificio dei rossoblù diventa l’arma in più, l’arma vincente dell’armata gasperiniana. E domenica a Siena, si annunciano altri cambi. Le squalifiche di Milanetto e Lucarelli impongono varianti, ma il Gasp potrebbe incassare i rientri di Juric, Danilo e, forse, Santos. È un’altra partita. Il camaleonte Genoa è giusto si goda una domenica da leoni.

IL SECOLO XIX - Raggio Garibaldi promette: «È solo l'inizio». di Giuliano Gnecco. Il centrocampista prodotto del vivaio al debutto in A: «Dedicato ai miei genitori. Ma non posso festeggiare: mi aspetta l'Under 19». Genova. Il futuro del Genoa è già cominciato: Silvano Raggio Garibaldi, chiavarese, 19 anni compiuti a marzo, se non si smarrisce sarà titolare nel Grifone per parecchi anni a venire. Ed è difficile che perda la retta via, perché oltre ai piedi ha pure testa, e alle spalle una famiglia solida. Contro il Torino è arrivato l'esordio in serie A: «Lo aspettavo da tanto - ammette il centrocampista - è un sogno per tutti poter giocare al Ferraris. È come me l'aspettavo. Caneo mi ha detto di mettermi a centrocampo, i compagni di stare tranquillo. Poi è un onore giocare accanto a uno come Milanetto che non sbaglia un pallone». Raggio Garibaldi è quello che un tempo veniva definito un "figlio della Nord". Nel senso che ha il cuore rossoblù ed è passato dalla Gradinata a indossare e difendere la maglia del Grifone. Genoana è la famiglia, genoano il suo agente, Davide Scapini: una garanzia anche nei confronti delle mire di alcuni club - la Juventus in primis - che lo hanno messo nella lista degli osservati speciali e vorrebbero portarselo via. «Ho giocato 11', e per me sono un punto di partenza - assicura il ragazzo - Sono grato a tutti gli allenatori che ho avuto, ma dedico questo esordio soprattutto ai miei genitori, Bruno e Ilaria, che per tutti questi anni mi hanno accompagnato ogni giorno da Chiavari a Genova per gli allenamenti. Specialmente mio padre». Raggio Garibaldi è un prodotto del vivaio del Genoa, con il quale ha fatto tutta la trafila. Lo scoprì, insieme al fratello Stefano - portiere della Primavera - Claudio Onofri a un'edizione del Trofeo Caravella, il classico torneo pasquale organizzato dal Molassana, quando indossava la maglia dei Pulcini dell'Entella. «Non ho tempo però di festeggiare: ne avrò occasione più avanti. Adesso devo prendere un aereo per andare in Nazionale». È l'ennesimo collegiale con l'Under 19 alla Borghesiana: Raggio Garibaldi ha anche un rapporto di lunga data con le maglie azzurre. Prossimo passo, sotto questo aspetto, l'Under 21. Il giovane frena: «Sono un centrocampista da corsa, però divo migliorare ancora in tutto». Gasperini ha però dimostrato di credere in lui fin dalla prima fase di ritiro a Neustift. Raggio Garibaldi è un centrocampista tosto, di quantità e qualità. Ha grande personalità e per questo nella Primavera è un leader. Ma quanto a serietà, «mi rivedo in lui», confida Vincenzo Torrente. Ed è la migliore garanzia possibile per uno che ambisce a fare una carriera nel Genoa.

 

IL SECOLO XIX - Il pagellone. di Giuliano Gnecco. RUBINHO 6 Come un libero, all’antica, è bravo all’8’ della ripresa a uscire e spazzare suVentola che aveva approfittato di uno scivolone di Lucarelli. Per una domenica fa da apettatore o poco più, sbriga comunque la routine con sicurezza. BOVO 7,5 È un ex con il dente avvelenato, e non solo fa bene il suo lavoro in fase difensiva nonostante in attacco il Torino non lasci punti di riferimento,ma aiuta anche a sostenere l’azione offensiva sia con le sue avanzate sia facendo ripartire la manovra dalla propria trequarti come un regista arretrato.Non solo: conquista anche una cospicua quantità di palloni. Pulito e preciso in ogni occasione. LUCARELLI 6,5 Alcuni suoi anticipi sono imperiosi; comanda la difesa con personalità. Poi Orsato lo ammonisce al primo fallo: diffidato, salterà la trasferta di Siena. Svetta di testa e anche di piede arriva sempre prima degli altri.Una dellemigliori prestazioni in rossoblù. CRISCITO 6,5 Resta disoccupato perché dalla sua parte le punte del Toro non si vedono quasi mai.Ne approfitta per qualche sgroppata a sulla fascia. Si allarga a sinistra con il Torino a quattro punte, per prendere Lazetic al quale non la fa vedere mai.Una garanzia. ROSSI 7 Jolly anche lui come Konko, nel primo tempo le sue sovrapposizioni spingono ilGenoa in avanti, nella ripresa si accentra accanto aMilanetto per affrontare Grella. Con un taglio dei suoi propizia la rete del raddoppio. Capitano coraggioso. (36’ st RAGGIO GARIBALDI 6,5: esordio in serieAcon grande personalità; chiede subito palla senza timore. Conquista palloni e gioca facile, senza cercare di strafare, con intelligenza. Non tradisce emozione: è già un pezzo cheGenoa del futuro). KONKO 7 Semplicemente un mostro: in mezzo al campo ha tempi, corsa e intelligenza. Recupera palla, cuce gioco, ripiega a sostegno della difesa e spinge in avanti: è il prototipo del calciatore moderno e universale. In trubuna per lui c’erano gli osservatori del Manchester City: avrebbero voluto staccare un cospicuo assegno e portarlo subito in Inghilterra,ma il francese almeno per ora non si muove. Nella ripresa si allarga per contenere Lazetic spostato a sinistra, poi si abbassa come esterno difensivo quando il Toro schiera quattro fra punte e mezze punte, a quel punto si trova ad affrontare prevalentemente DiMichele. Che non può nuocere. MILANETTO 7,5 Ha il cuore Toro ma gioca con il cervello e con i piedi; il suo dirimpettaio è Corini, che in quanto a fosforo ne ha da vendere, però Hannibal riesce a dirigere il traffico e a far girare la palla con grande lucidità. È un esempio: si muove con la grazia di un ballerino, ma sa essere cattivo il giusto quando occorre. A inizio stagione c’era chi diceva che non poteva giocare in serie A, invece accende la luce in una squadra che diverte. A Siena sarà squalificato. FABIANO 6,5 Dovrebbe marcare Lazetic, invece costringe il serbo a fare quasi il terzino con le sue continue sgroppate. È in giornata positiva, sorprende la sua sostituzione, anche se poi i fatti dimostrano che hanno ragione Gasperini e Caneo. (1’ st DIVAIO 7: entra per dare maggior peso all’attacco, e impiega solo 7’ a lasciare il segno; bravo Borriello a smarcarlo,ma scarta il portiere con un tocco di classe e deposita in fondo al sacco. È il premio dopo un periodo buio). SCULLI 6,5 Sull’altare dell’equilibrio tattico si sacrifica molto, anche se fatica a trovare sbocchi offensivi.Nella ripresa arretra sulla linea dei centrocampisti prendendo in consegna Lazetic e poi Diana quando Novellino inverte i suoi esterni alti. È bravo ad avventarsi come un falco sulla punizione di Milanetto per battere Fontana per la terza volta, anche se nell’occasione la difesa del Torino si apre come il Mar Rosso di fronte aMosè. È un soldatino che è sempre una garanzia. BORRIELLO 7 Si batte conDi Loreto e Dellafiore cercando con insistenza il gol. Si vede che tiene particolarmente a segnare contro Novellino,ma su di lui i difensori granata raddoppiano sempre quando addirittura non portano tre giocatori, rendendogli difficoltoso girarsi per sparare in porta. Poi si traveste da uomo assist e smarca DiVaio per il vantaggio.Ottiene infine il premio per la sua caparbietà con una rasoiata di sinistro: vendetta consumata. La Nord, a gran voce, gli chiede ripetutamente di non andare via: è un amore ricambiato, anche se il suo destino dipende da numerosi fattori, e non solo dalla sua volontà. (32’ st FIGUEROA 6,5: gioca solo pochi minuti, però ha alcuni tocchi che strappano applausi a scena aperta.Ha anche l’occasione per segnare,ma è poco fortunato). LEON 6,5 È come i grandi artisti: quando non è ispirato non se ne fanno i soldi.Questa volta, invece, la musa lo porta a fare giocate di alta classe e numeri da giocoliere. Parte basso per ripartire in velocità, e spesso cerca Borriello per assecondare la sua sete di gol. Con l’ingresso diDiVaio si porta a destra. Poi centra anche il palo con un siluro di sinistro. Alcune sue accelerazioni seminano il panico nella difesa, ed è suo il cross per la rete del 2-0. TORINO Fontana 6;Motta 6 (16’ Rosina 5,5),Di Loreto 6Dellafiore 6, Lanna 5,5 (42’ st Rubin ng); Lazetic 5, Corini 5,5,Grella 5,5,Diana 5; Recoba 4,5 (1’ st Ventola 5),DiMichele 5. ARBITRO Orsato di Schio 5,5: al 13’ il Genoa reclama un rigore su Borriello che è trattenuto da Dellafiore per la maglietta, poi Fontana interviene sulla palla. Più tardi ammonisce Lucarelli al primo fallo.Grazia invece Recoba che, già ammonito, tira una stecca allo stesso Lucarelli.Nel finale ci sarebbe anche un rigore su Figueroa, ma lascia correre

 

IL SECOLO XIX - Lo stadio esonera Novellino, Cairo lo salva. di Giuliano Gnecco. Cori contro l'ex tecnico blucerchiato: «C'è chi ride e chi piange, io non piango». Il presidente: «Fiducia totale». Genova. La vendetta è un piatto che va consumato freddo: da quel Ravenna-Genoa che fu il capolinea delle speranze di tornare in A senza attendere tempi biblici, sono trascorsi 11 anni. Adesso i tifosi rossoblù sperano che questa vittoria porti all'esonero di Walter Alfredo Novellino. La vendetta, appunto. Anche per gli anni trascorsi in blucerchiato. Oltre ai fischi nei confronti di Monzon, hanno fatto chiaramente comprendere il loro desiderio con il coro «Novellino esonerato, Novellino esonerato» ripetuto più volte. Rimbalzato anche nel settore granata. Urbano Cairo, presidente granata, è netto: «C'è fiducia totale nei confronti del nostro allenatore». Novellino, da parte sua sottolinea: «Ogni giorno mi sento in discussione, però non mi sento esonerato». Poi, con un sorriso ironico rivolto ai tifosi che lo contestavano, aggiunge: «Il pallone è rotondo, nella vita non si sa mai. La vita è fatta così: c'è chi piange e chi ride. Però io non piango. Siamo solo incappati nella nuvola di Fantozzi». Novellino legge la partita in un modo tutto suo: «Il Torino non è in crisi - assicura - Anche oggi abbiamo avuto due o tre occasioni che non abbiamo saputo sfruttare. Poi il gol del 2-0 ci ha tagliato le gambe. E sul terzo gol eravamo sette di noi: gli attaccanti vanno marcati. Però non creiamo un clima da funerale, che non c'è». Come dirà un autocritico Corini: «La situazione è difficie, ma non drammatica. La squadra è sempre stata a disposizione del tecnico, dobbiamo tenere la A. Dopo potremo fare delle riflessioni». Cioè la resa dei conti. Nel primo tempo Monzon ha avuto anche alcuni plateali scontri verbali con Recoba, poi sostituito: «Non diciamo cazz..., non ho avuto alcuno scontro verbale. Qui si ingigantisce tutto. Mi aspettavo di più da Ventola, che desse maggiore profondità. Ma, poveretto, era da tanto che non giocava. Nel primo tempo abbiamo giocato bene, abbiamo solo sbagliato a non sfruttare le nostre occasioni». Ma anche nel primo tempo la partita l'ha fatta il Genoa, e Rubinho è rimasto disoccupato. Poi c'è chi provoca: «La migliore notizia per il Torino sono le ammonizioni di Recoba e Di Michele, così"salteranno" l'Inter». Monzon abbocca: «Sono cattiverie. La nostra crisi è solo di risultati. Anche con l'Empoli, pur perdendo in casa, abbiamo giocato bene. Giocassimo sempre come nel primo tempo non avremmo problemi; solo a Cagliari abbiamo giocato male». Ma la a classifica è sempre meno rassicurante; le prossime due gare sono con Inter e Roma. La possibilità di fare zero punti è concreta. «Non mi sento esonerato», ribadisce Novellino. «Fiducia», assicura Cairo. Ma il tandem Zaccarelli-Scienza è pronto. «Novellino esonerato!», cantava lo stadio. La vendetta.

IL SECOLO XIX - Borriello «Parlerò alla fine». di Marcello Zinola. L’attaccante: «Merito la Nazionale» DiVaio: «Sognare la Uefa non è vietato». GENOVA. Chissà cosa accadrà se la Lega otterrà i mille milioni di diritti tv che chiede, perché Marco Borriello in sala stampa non ci viene nonostante l’impegno encomiabile di Dino Storace, uomo comunicazione del Genoa. Si esprime solo di fronte alle telecamere e la frase più significativa arriva in chiusura: «Del mercato non parlo più. Se prenderò una mia decisione, lo dirò solo a fine campionato». È la prima volta che Supermarco è così netto. Interpretazioni? Lui dice che al Genoa sta bene e rimarrebbe volentieri. E’ in gran spolvero e culla giuste ambizioni. In mezzo, tra Genoa e Milan ci sono le buste, le esigenze di bilancio e di futuro spiegate anche da Enrico Preziosi. Cosa diversa, invece, per Marco Di Vaio, che parla davanti ai taccuini aperti e, diversamente da Borriello, sulla Uefa è più cauto: «Parlarne adesso forse non conviene. Anche se siamo in ottime condizioni: vediamo alla fine. Oggi come oggi forse non siamo ancora all’altezza come organico ed esperienza, bisogna fare attenzione a non fare la fine di Empoli o Parma. Consolidiamo la A e il gruppo che già c’è. Poi, è ovvio: sognare non costa nulla». Borriello era stato più netto: «Ho tre obiettivi: la classifica cannonieri, gli Europei e sull’Uefa un pensierino lo possiamo fare, a questo punto possiamo anche sognare». Gli Europei si avvicinano e Borriello lancia la propria candidatura: «Sto segnando, sto facendo delle buone prestazioni, non vedo perché Donadoni non dovrebbe portarmi. Il dualismo con Toni? Sono l’ultimo arrivato nella Nazionale. Sono onorato di fare parte di un gruppo che ha vinto i Mondiali, Luca è un “mondiale”: è il primo e il titolare. Se, come spero, verrò convocato, farò la mia parte se verrò mandato in campo. Non vedo perché non dovrei essere convocato». L’Europa con il Genoa? Borriello lancia pure la rincorsa alla Sampdoria: «La Samp sino a fine campionato ha delle partitacce difficili, noi siamo a meno sei, se vinciamo fuori casa... si fa davvero bella». Viene corretto: i punti dalla Samp sono sette. «Vero, ma in matematica ero stato rimandato. Ma farci un pensierino». Borriello, va o resta? A Milano si dà per certo l’arrivo di Ronaldinho e l’affollamento sul tram del divolo ci sarà. Borriello sorride: «Il problema è del Milan, del Barcellona e di Ronaldinho. Io adesso ho la maglia del Genoa e penso a giocare per il Genoa». Il pensiero è chiaro: evitare esperienze da terza o quarta scelta. Film già visto alla Sampdoria. «Meglio chiarire: con Novellino ci siamo sentiti per telefono (lo confermerà Monzon, negando ogni ruggine) e non ci sono problemi; sono solo luoghi comuni. Alla Samp c’era Flachi, c’era Bazzani sul quale la società decise di recuperarlo. Scelte societarie legittime, tutto lì». Quindi, basta parlare di mercato: «Se prenderò una mia decisione lo dirò solo a fine campionato». Marco Di Vaio e Borriello si sono abbracciati a lungo dopo il gol: «Il mister glielo diceva da tempo di fare anche un assist» chiosa Di Vaio. La partita? «Il Torino si è difeso per un tempo, noi abbiamo saputo cambiare passo nella ripresa ». Finta, presa del tempo al difensore, saltino e palla nel sacco: decisivo. «Ho saputo fare gol subito, ed è stato importante». Il Torino si era chiuso bene nel primo tempo. Ma dopo il doppio ko non hanno saputo reagire.E’ stata una partita specchio delle due diverse mentalità. Loro hanno l’assillo del rischio salvezza, noi siamo mentalmente liberi. Nella ripresa loro mettevano dentro attaccanti e noi negli spazi abbiamo fatto male. ll futuro? «Vedremo a fine campionato. Per chi gioca meno non è facile, ma lavoriamo seriamente. Come Figueroa: un gol a Palermo e assist, oggi un assist e cose egregie. Adesso siamo mentalmente liberi, non guardiamo la classifica e ci toglieremo grandi soddisfazioni».

 

LA REPUBBLICA - Ottovolante Genoa, tre squilli verso l´Europa. I rossoblù giocano a memoria e mandano all´inferno "l´odiato" Novellino Borriello ancora una volta determinante un assist ed un gol bellissimo Occasioni già nel primo tempo, nella ripresa il Grifone dilaga sui granata. di Gessi Adamoli. Ancora una volta ha ragione Gasperini: il Genoa ormai gioca a memoria e può anche fare a meno della sua presenza in panchina. Così, insieme a Tullio Gritti, uno dei suoi collaboratori, segue la partita in tribuna, in una postazione solitamente riservata alle telecamere, e quando lo stadio scandisce in coro il suo nome, il tecnico in castigo da quell´anomalo avamposto agita le mani per salutare e ringraziare tutti. Nella Nord c´è uno striscione: "Pippo ti aspettiamo". È per Spagnolo, il supertifoso ricoverato al Galliera: non sembra possibile che il Genoa giochi e non ci sia lui allo stadio. Bella e spettacolare, la squadra rossoblù finisce per schiantare il Torino anche se l´intenzione non era certo quella di inferire su un avversario storicamente gemellato. Non è un amico invece chi siede sulla panchina della squadra granata, con Walter Novellino i tifosi del Genoa hanno un vecchio conto da regolare. Si deve tornare indietro di 11 anni, alla fatale partita di Ravenna che costò al Genoa la promozione in serie A. I tifosi, si sa, hanno memorie d´elefante e nel calcio, più che mai, vale il detto che la vendetta è più un piatto che va servito freddo. A rendere tutto più semplice è la pochezza della squadra granata. Certo le numerose assenze (Sereni, Pisano, Stellone, Comotto, Natali, Zanetti e Franceschini) possono sicuramente aver pesato, ma l´impressione è che, al di là di chi scenda in campo, il Toro sia un gruppo allo sbando. È così bastato aumentare un po´ la pressione per travolgere la tenue resistenza della squadra granata. Peraltro il Genoa avrebbe potuto già sbloccare il risultato nel primo tempo se l´arbitro Orsato non avesse ignorato una vistosa e prolungata trattenuta in area di Dellafiore ai danni di Borriello (15´). Il bomber rossoblù si è poi costruito una favorevolissima opportunità, ma, dopo aver vinto di forza il duello con Dellafiora e aver lasciato in surplace Di Loreto non si è fidato di calciare con il destro e ha voluto a tutti i costi battere a rete con il piede preferito, partorendo però una goffa conclusione di esterno sinistro fuori dallo specchio della porta (38´). Nella ripresa il Genoa si è presentato in campo senza Fabiano, toccato duro nel primo tempo. Con poche soluzioni a sua disposizione, Gasperini ha scelto di fare entrare Di Vaio e arretrare Sculli al posto del mancino brasiliano. Una prima spallata alla porta del Toro l´ha data Leon che, smarcato da Di Vaio, da posizione favorevolissima non ha inquadrato la porta (5´). Nemmeno sessanta secondi però ed è arrivato il gol con Di Vaio che, imbeccato da un pregevole assist di Borriello, ha anche scartato il portiere. Il raddoppio al quarto d´ora: il sinistro di Borriello, che va a cercare il palo lontano, non dà scampo a Fontana. Per il Toro è notte fonda, Novellino, che aveva sostituito l´impalpabile Recoba con Ventola, prova ad aggrapparsi a Rosina con il quale i rapporti sono tesissimi al punto da relegarlo in panchina nonostante una situazione di grande emergenza. Le tre punte del Torino costringono anche il Genoa a ridisegnarsi tatticamente e chissà se è tutta farina del sacco di Caneo, il sostituto in panchina di Gasperini... Prima si passa al 4-4-2 con Konko retrocesso sulla linea dei difensori e Sculli e Leon esterni di centrocampo. Poi al 4-4-1-1: Di Vaio (a destra) e Sculli (a sinistra) stanno larghi a centrocampo, mentre Leon fa il trequartista dietro a Borriello. Sculli chiude definitivamente il match, andando a segno di testa (proprio come gli era capitato a Napoli): sbuca sul secondo palo dopo che Leon aveva fatto spiovere una punizione in area e la difesa del Torino era rimasta di pietra. Il finale è accademia: Figueroa, che rileva Borriello, fa intravedere sprazzi di grande talento e il giovane Raggio Garibaldi bagna l´esordio in serie A. Va anche detto che ieri a Marassi c´erano due rappresentanti della procura federale, tra i quali uno dei vice di Palazzi. Hanno incontrato i dirigenti rossoblù e hanno parlato dei recenti deferimenti. Perfino da coloro che nel processo sportivo sosteranno il ruolo della pubblica accusa è arrivata la conferma che al massimo il Genoa rischierà una multa.

LA REPUBBLICA - Super Marco scatenato "Voglio prendere la Samp". di Luca Palmieri. Il bomber: "È difficile, ma con 15 punti ancora a disposizione si può provare". Il diciannovesimo sigillo di Marco Borriello vale tre sogni per il centravanti del Genoa. Il titolo di capocannoniere e la convocazione per gli europei, obiettivi sempre più vicini. Ma anche la coppa Uefa, un traguardo che i rossoblù tornano ad accarezzare, così come il sorpasso alla Sampdoria. «Secondo me – commenta Supermarco – si può ancora fare. Non è facile ovviamente, visto che i blucerchiati hanno sette punti più di noi a cinque giornate dalla fine. La Samp ha però partite assai complicate, mentre il nostro calendario sulla carta è più abbordabile. Ce la giocheremo fino all´ultimo». Sempre più re del gol, Borriello vede avvicinarsi a grandi passi la maglia azzurra per gli europei di Austria e Svizzera. «Donadoni – dice – non l´ho sentito di recente ma mi ha convocato per le ultime due amichevoli contro Portogallo e Spagna, un chiaro segno del fatto che crede in me. Sono sereno e fiducioso. Sto giocando bene, continuando a segnare: non vedo perché non dovrei esserci…» Ed è pronto ad entrare in pianta stabile nel gruppo azzurro in punta di piedi. «So bene che questa è una squadra che ha conquistato due anni fa il titolo di campione del mondo. Per gli Europei quindi non posso chiedere una maglia da titolare, il ruolo di vice Toni lo accetterei volentieri». La partita di ieri è anche la rivincita su Walter Novellino, che nella Sampdoria lo aveva fatto giocare poco nei sei mesi in blucerchiato. «Ma con lui il rapporto è stato sempre ottimo, tanto che anche oggi ci siamo salutati prima e dopo la partita (e Novellino l´ha anche esortato a conquistare il titolo di capocannoniere, ndr). Alla Sampdoria quando ho giocato ho fatto bene. La società aveva però scelto di puntare sul recupero di Fabio Bazzani, che arrivava da un grave infortunio. Gli spazi si sarebbero ristretti ulteriormente, ho così chiesto di essere ceduto per giocare e a gennaio sono finito al Treviso». Il mercato è un pensiero che al momento non tocca il capocannoniere del campionato. «L´acquisto di Ronaldinho? Un problema del Milan, non mio. Io al Genoa sto bene e di quello che succederà in estate non voglio più parlare fino a giugno». Il presidente Enrico Preziosi ha comunque ribadito che farà di tutto per trattenere Borriello in rossoblù. «Anche se ci vorranno tanti soldi – ha dichiarato il massimo dirigente - non mi spavento. La nostra volontà è quella di confermarlo e ci proveremo in ogni modo. Sono molto contento per il gol contro il Torino perché è stato il degno coronamento di una partita di grande sacrificio». Tra l´altro il successo di ieri ha visto il capocannoniere esibirsi in quella che non è davvero una sua specialità, l´assist. Il tocco che ha spalancato la porta a Marco Di Vaio per il vantaggio rossoblù è stato infatti suo. «Gasperini – scherza Di Vaio – glielo chiedeva dalla prima giornata e finalmente ha accontentato il nostro allenatore…Sono contento per come è andata la partita ed ovviamente anche per il mio gol. Questo è un gruppo dove tutti danno il massimo quando chiamati in causa: è capitato a me contro il Toro, a Figueroa a Palermo. E non vogliamo fermarci qui»

 

LA REPUBBLICA - La vittoria di Marassi rilancia la squadra di Gasperini per la Uefa. I gol di Di Vaio, Borriello e Sculli inguaiano il gruppo Novellino. Per il Genoa tre reti in 17' e ora il Toro rischia sul serio. GENOVA - Il Genoa batte nettamente il Torino (3-0) e si rimette in corsa per la qualificazione alla Coppa Uefa, inguaiando definitivamente la formazione di Novellino che adesso è seriamente invischiata nella lotta per non retrocedere. Dopo un primo tempo abulico e senza grandi sussulti, nella ripresa l'ingresso di Di Vaio dà nuova vitalità alla formazione di casa che inizia a giocare alla grande e soprattutto a segnare. Tre reti in poco più di un quarto d'ora (Di Vaio, Borriello e Sculli gli autori delle reti) stendono gli ospiti che devono guardarsi alle spalle anche in virtù di un calendario non certo facile (le prossime due sono contro Inter e Roma). Gasperini conferma il tridente con Sculli, Leon e Borriello, mentre Novellino inserisce Recoba dietro a Di Michele con un centrocampo più robusto e Rosina inizialmente in panchina. La squadra di casa, sostenuta dal pubblico, parte forte alla ricerca della rete anche se i granata sono messi bene in campo e tutto diventa difficile. Ne viene fuori una gara, almeno nella prima frazione, giocata per lo più a centrocampo con il Genoa che cerca di attaccare e il Torino che si affida al contropiede. Nei primi 45' le occasioni da rete sono ridotte al lumicino e bisogna attendere il 31' per vedere il primo tiro in porta, ad opera di Motta al termine di un contropiede, anche se la conclusione termina alta. Recoba è nervoso, protesta e si fa ammonire e così salterà la sfida con l'Inter e il finale è di marca rossoblu: al 37' Borriello solo si gira ma mette a lato di sinistro, mentre al 40' serve Marco Rossi in buona posizione ma il centrocampista mette all'esterno della rete. Nell'intervallo, i due tecnici optano per un cambio ciascuno: nel Genoa dentro Di Vaio e fuori Fabiano, nel Torino dentro Ventola per Recoba. La mossa, però, premia la squadra di Gasperini che in 17' (dal 7' al 24') segna tre reti. Al 7' tocca al neo entrato Di Vaio mettere alle spalle di Fontana dopo un lancio di Borriello (poco prima Leon aveva sbagliato clamorosamente una rete); al 16' è la volta del capocannoniere del torneo Borriello mettere alle spalle del portiere con un diagonale tagliente, quindi la 24' è Scullli a segnare il 3-0 depositando da due passi. Sull'1-0 Rubinho è bravo su Ventola, mentre sul 2-0 Novellino tenta la carta Rosina (al posto di Lazetic). I granata sono al tappeto, ma cercano di reagire e segnare almeno una rete rischiando di prendere la quarta con Criscito e nel finale con Leon il cui colpo di testa si stampa sulla traversa.

LA REPUBBLICA - Pagelle. di gessi Adamoli. Rubinho 6 Solo ordinaria amministrazione, Recoba e Di Michele, ma anche Ventola, entrato nella ripresa, più che punte erano le famose "puntine da disegno". Bovo 7 È tornato, dopo una fase di appannamento, sui livelli eccelsi di inizio stagione. Un solo errore in una partita perfetta: un passaggio in profondità per Konko fuori misura. Lucarelli 7 Un gigante da centrale della difesa, nemmeno una lontana controfigura del giocatore impacciato del girone d'andata. Contro lo sgusciante (in teoria) Di Michele sceglie la tattica del fuorigioco e non sbaglia nemmeno una volta la posizione, poi con Ventola il duello diventa di forza e lui non si tira indietro. Criscito 6 Bello e elegante, non ha ancora la tranquillità e la sicurezza che ostentava nella passata stagione, però la strada è quella giusta. Rossi 6,5 Solito maratoneta infaticabile, anche se a metà del primo tempo rischia di uscire per un problema fisico (si scalda Vanden Borre), poi, però, brillantemente risolto. È anche duttile, perché parte esterno e diventa interno, scambiandosi di posizione con Konko. Un passaggio troppo corto all'indietro per Bovo, che provoca qualche apprensione al reparto arretrato genoano, è l'unico neo della sua partita. Dal 36' st Raggio Garibaldi sv: il ragazzino di Chiavari è all'esordio assoluto. Dimostra di avere il muso buono, andando in scivolata, all'inglese, su Di Michele. Milanetto 7 Non era in dubbio che avesse il senso delle geometrie e sapesse inventare illuminanti passaggi in avanti. Il tutto, però, è ora anche accompagnato da una condizione atletica eccellente. Da vecchio cuore granata nell'ultimo quarto d'ora la palla la passa sempre indietro... Konko 7,5 Ha un tigre nel motore. Straripante dal punto di vista atletico, quando viene riportato esterno si propone continuamente in sovrapposizione. Non è un caso che l'Inter gli abbia messo gli occhi addosso. Fabiano 6 Messo fuori combattimento da uno scontro molto duro. Rientra in campo, ma poi nell'intervallo chiede il cambio. Dal 1'st Di Vaio 6,5: segna il gol che sblocca il risultato e comunque stravince il duello con il fantasma di Di Michele. Quello che per accettare il Genoa chiedeva un contratto sino al 2012. Una fortuna che sia saltato tutto. Sculli 7 Grande impegno e applicazione in qualunque ruolo venga impiegato (a un certo punto fa anche il terzino). Premiato dal gol del 3-0. Borriello 7 Un gol (il diciannovesimo), un assist (a Di Vaio), un rigore che solo Orsato non vede e una rete mancata dopo essersi bevuto Dellafiore e Di Loreto. Dal 33' Figueroa sv: basta vedere come difende e gestisce il pallone per intuire che si tratta di un fuoriclasse. Leon 6,5 Ha talento (che sventola quella che si stampa contro l'incrocio dei pali) ed una resistenza eccezionale (quante volte su e giù lungo la fascia), ma alle volte si perde banalmente o per un dribbling di troppo o per discutere con l'arbitro.

LA REPUBBLICA - UNA SQUADRA CHE NON SI FERMA MAI. di Franco Rotella. Difficile aggiungere aggettivi a quanto si è già detto nelle settimane precedenti. Ancora una volta dobbiamo commentare un´ottima prestazione del Genoa. Il Torino non ha fatto nulla per contrastare il Grifone, ma questo non può sminuire i meriti della squadra rossoblù, che ha disputato ancora una partita di grande spessore. Nonostante teoricamente non abbia più nulla da chiedere al campionato, il Genoa gioca al massimo, perché questa è la mentalità acquisita da Gasperini, e che non è venuta meno neppure ieri anche se l´allenatore non era in panchina ma in tribuna. L´Uefa? Raggiungerla è molto difficile, però la prossima giornata il Genoa affronterà il Siena che è abbastanza tranquillo, e l´obiettivo ora deve essere quello di dare il massimo, e vedere dove si è arrivati alla fine, senza farsi prendere dall´ansia. Ma soprattutto ora tutta la squadra deve giocare per Borriello e per il suo possibile titolo di capocannoniere.

 

LA STAMPA - Toro da incubo, il Genoa si diverte. I rossublu si impongo per tre a zero. Succede tutto nella ripresa: in rete Di Vaio, Sculli e Boriello. Fontana evita altri gol: per i granata è crisi. GENOVA. Il Genoa batte nettamente il Torino (3-0) e si rimette in corsa per la qualificazione alla Coppa Uefa, inguaiando definitivamente la formazione di Novellino che adesso è seriamente invischiata nella lotta per non retrocedere. Dopo un primo tempo abulico e senza grandi sussulti, nella ripresa l’ingresso di Di Vaio ha dato nuova vitalità alla formazione di casa che ha iniziato a giocare alla grande e soprattutto a segnare. Tre reti in poco più di un quarto d’ora (Di Vaio, Borriello e Sculli gli autori delle reti) hanno prima stordito e poi steso gli ospiti che devono guardarsi alle spalle anche in virtù di un calendario non certo facile (le prossime due sono contro Inter e Roma). Gasperini conferma il tridente con Sculli, Leon e Borriello, mentre Novellino inserisce Recoba dietro a Di Michele con un centrocampo più robusto e Rosina inizialmente in panchina. La squadra di casa, sostenuta dal pubblico, parte forte alla ricerca della rete anche se i granata sono messi bene in campo e tutto diventa difficile. Ne viene fuori una gara, almeno nella prima frazione, giocata per lo più a centrocampo con il Genoa che cerca di attaccare ed il Torino che si affida al contropiede. Nei primi 45’ le occasioni da rete sono ridotte al lumicino e bisogna attendere il 31’ per vedere il primo tiro in porta, ad opera di Motta al termine di un contropiede, anche se la conclusione termina alta. Recoba è nervoso, protesta e si fa ammonire e così salterà la sfida con l’Inter ed il finale è di marca rossoblu: al 37’ Borriello solo si gira ma mette a lato di sinistro, mentre al 40’ serve Marco Rossi in buona posizione ma il centrocampista mette all’esterno della rete. Nell’intervallo, i due tecnici optano per un cambio ciascuno: nel Genoa dentro Di Vaio e fuori Fabiano, nel Torino dentro Ventola per Recoba. La mossa, però, premia la squadra di Gasperini che in 17’ (dal 7’ al 24’) segna tre reti. Al 7’ tocca al neo entrato Di Vaio mettera alle spalle di Fontana dopo un lancio di Borriello (poco prima Leon aveva sbagliato clamorosamente una rete); al 16’ è la volta del capocannoniere del torneo Borriello mettere alle spalle del portiere con un diagonale tagliente, quindi la 24’ è Scullli a segnare il 3-0 depositando da due passi. Sull’1-0 Rubinho era stato bravo su Ventola, mentre sul 2-0 Novellino aveva tentato la carta Rosina (al posto di Lazetic). I granata sono al tappeto, ma cercano di reagire e segnare almeno una rete rischiando di prendere la quarta con Criscito e nel finale con Leon il cui colpo di testa si stampa sulla traversa.

LA STAMPA - Toro battuto a Genova: caduta libera. di Paolo Brusorio. Granata imbarazzanti. Il calendario adesso è rovente: Inter più Roma. Genova. Non è detto che il suicidio sia una gesto immediato, un raptus. All’occorrenza può trasformarsi in un’azione prolungata. Basta vedere quello che sta succedendo al Toro. Battuto dall’Empoli due domeniche fa, si è detto che in fondo i punti sulla terz’ultima erano sempre cinque e con una partita in meno. Ora, dopo il tracollo di ieri i punti sono scesi a quattro, è cresciuta invece l’impressione che la squadra stia lentamente ma inesorabilmente scivolando verso il baratro. Non bastassero le sensazioni si potrebbe dare un’occhiata al calendario: Inter e Roma le prossime tappe del calvario e va bene che nel calcio ci sta tutto, però pensare che i granata scovino scorte di sopravvivenza in queste due partite appare un’utopia. Quella che ieri è stata travolta dal Genoa è una squadra con la retrocessione dipinta sul volto. Talmente senza tetto né legge che autorizza ogni cattivo pensiero: la squadra che rema contro Novellino tanto da far pensare a Cairo di cambiare manico; i giocatori che vanno ognuno per conto proprio in nome di un gruppo sempre più sfilacciato (e per questi Cairo tirerà un bilancio a fine stagione), gente per cui mandarsi a quel paese non è più eccezione. Ieri nemmeno venti minuti e la coppia Recoba-Novellino aveva già dato prova di come il loro rapporto sia ormai una copia sbiadita del feeling nato, sembra un secolo fa, a Venezia. Per l’allenatore sono normali scambi di vedute, ma a furia di vederla uno bianca e l’altro nera, si finisce per prendere due strade diverse. Proprio quello che hanno fatto Novellino e i giocatori. E non serve essere dei geni per capire che un simile scollamento può portare il Toro laddove Cairo non pensava di finire nemmeno nei suoi incubi peggiori. Davanti a un Genoa che per un tempo si è guardato allo specchio, aggrappato ai centimetri e ai chili di Borriello, e che qualcosa ha pure concesso (un paio di situazioni interessanti sfruttate in maniera pessima da Recoba), il Toro - senza sereni bloccato da un risentimento muscolare - ha mostrato limiti letali. Perché quelli granata non sono più soltanto imbarazzi tecnici ormai lapalissiani (il gol questo sconosciuto) ma hanno subito una pericolosa trasformazione. A Novellino è scappata di mano la squadra, il tecnico continua a parlare di gruppo compatto ma certe parole suonano come un atto dovuto. Il tutto al netto di opinabili scelte tecniche: ormai la reiterata fiducia a Recoba nella vana speranza che il Chino si vesta da Superman («sarà lui a farci fare il salto di qualità» disse Monzon dopo il ko con il Milan) fa scopa con l’ostracismo a puntate verso Rosina. Che magari non sarà il fenomeno sperato, ma che non può certo rendere meno della coppia Di Michele-Recoba. Punto secondo: se Ventola era abile per un tempo, perché non fargli giocare il primo rendendo la squadra meno acefala? Misteri di spogliatoio che però stanno venendo a galla e che forse spiegano il fallimentare campionato del Toro. Il Genoa ieri ha finito per passeggiare sulle macerie granata, sono bastati diciassette minuti (tanti ne sono passati dal gol di Di Vaio al 7’ all’inzuccata di Sculli, tra le due reti l’arpionata vincente di Borriello) per spogliare la squadra di Novellino da alibi e scuse, incomprensioni ed equivoci. Il presidente Cairo, non immune da colpe, scuoteva sconsolato la testa, il suo progetto si è schiantato e il botto ha fatto anche tanto rumore. In queste condizioni l’esonero di Novellino, malgrado l’omelia presidenziale post partita, non è più un’ipotesi remota. Cairo sta valutando i rischi del caso, l’immobilismo non è mai stata una delle sue prerogative. Ma non ci sono molte strade percorribili (la società pensava di arrivare almeno fino in fondo con Novellino e non si era posto il problema di un’alternativa) così è probabile che conceda al tecnico un’altra settimana, sperando che l’Inter muova coscienze e muscoli o dia la spallata decisiva alla gestione tecnica. In casa granata sono convinti di potersi giocare la salvezza negli ultimi tre incontri, (Napoli all’Olimpico, Livorno e Fiorentina, magari già in Champions, ancora in casa): alla sfida con Inter e Roma la società non chiede solo punti (difficili) ma soprattutto una dimostrazione di carattere e di unità. Perché se lo sfascio è ancora dietro l’angolo, le sue ombre hanno invece già inghiottito il Toro.

 

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