STAGIONE 2006/07

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Reti: 32' Carobbio, 83' Gasparetto

Genoa: Rubinho, Bega, Masiello, Stellini, Galeoto, Coppola, Carobbio (58' Juric), Fabiano, Leon (84' Greco), Gasparetto, Di Vaio (74' Criscito). Allenatore: Gasperini. (Scarpi, Di maio, Botta, Rossi).

Vicenza: Zancopè, Martinelli, Fissore, Scardina, Nastos, Raimondi (74' Zanini), Rigoni, Helguera, Zeytulaev (61' Vailatti), Foti (87' Castiglia), Schwoch. Allenatore: Cevoli (Gregucci squalificato).

Arbitro: Celi di Campobasso. Spettatori: 17.442. Note: recupero 1' giornata di ritorno

 

     

 

     

 

TUTTOSPORT - Genoa, una storica cinquina Carobbio su punizione e Gasparetto: a Marassi battuto anche il Vicenza. Quinta vittoria consecutiva: in serie B non accadeva dal campionato 1972-73. Quella stagione finì con la promozione. Gasperini ammette qualche difficoltà e riconosce il valore degli avversari: «Sappiamo sopperire alle assenze, questo conta. Tre punti fondamentali per tenere sotto il Napoli». di Giovanni Tosco. GENOVA. Non succedeva da più di trent’anni che il Genoa vincesse cinque partite consecutive in serie B: era il campionato 1972-73, e si concluse con la promozione. Col 2- 0 ottenuto contro il Vicenza, la squadra di Gian Piero Gasperini ha allungato in maniera importante la striscia positiva: cinque successi, undici gol segnati, uno subito. C’è stato da soffire, è vero, ma la A si conquista anche in questo modo, non solo con il gioco spettacolare offerto con il Bologna venerdì. La forza di questo Genoa si identifica sempre più nella compattezza del gruppo, nella capacità di supplire alle assenze ( ieri mancavano Adailton, De Rosa e Milanetto, mentre Criscito è entrato nell’ultimo quarto d’ora e Rossi è rimasto in panchina). Non a caso, la firma sulla prima rete, fondamentale per come si stavano mettendo le cose, è quella di Filippo Carobbio, che pure fino a quel momento era apparso in difficoltà nel compito di sostituire Milanetto. E tuttavia, quando si era al 33’, ha calciato una punizione bellissima, che è partita dal limite dell’area e s’è infilata diritta nell’angolino alto alla destra di Zancopè: un’ulteriore dimostrazione della bontà del mercato di gennaio, quello che permette a Gasperini - a lungo invocato dalla Nord e applaudito da tutto lo stadio - di disporre di un organico ricco per qualità e quantità. A spegnere definitivamente le ambizioni del Vicenza ha provveduto, a sette minuti dalla fine, Mirko Gasparetto, abile a sfruttare un tiro di Coppola deviato contro la traversa dal portiere. Se c’è una nota stonata, è quella rappresentata da Julio Cesar Leon che s’è platealmente lamen­tato della sostituzione, avvenuta - si noti bene - al 39’ della ripresa, subito dopo il raddoppio. L’atteggiamento dell’honduregno non va giù a Gasperini: « Non gliela faccio passare liscia, perché deve sapersi adeguare al com­portamento di tutti gli altri dicianno­ve... Non aveva nessun motivo per fa­re così: nel mio Genoa non deve prevalere la stupidità » . Il 2- 0 punisce i veneti al di là delle proprie colpe, perché nel primo tempo soprattutto hanno messo in difficoltà il Genoa ( Rubinho è stato bravo a uscire su Schwoch al 37’, ma sullo 0­0 lo stesso attaccante e Zeytulaev avevano sciupato due buone opportunità), chiudendo gli spazi e contenen­done la velocità nel proporre l’azione. Anche dopo la rete di Carobbio, il Vicenza ha continuato a mantenere una precisa identità, a dispetto delle squalifiche di Cudini e Padoin e degli infortuni di Cavalli e Paonessa. Roberto Cevoli, che ha sostituito in panchina Angelo Gregucci - fermato dal giudice -, confessa un po’ di rammarico: « Il punteggio è bugiardo, perchè avremmo meritato il pari. Ma il calcio, si sa, è fatto di episodi: e quando giochi contro un’avversaria che quasi certamente salirà in A devi mettere in conto che possa finire così » . Gasperini, che ha festeggiato la centesima panchina in serie B, riconosce il « pizzico di fortuna » e i meriti del Vicenza ( « Se abbiamo sofferto all’inizio è stato per la bravura loro » ) , ma soprattutto gongola per una vittoria preziosissima: « Sabato c’è la Juventus e ovviamente avremo mille stimoli: se dovessimo fare risultato sarebbe un esame di laurea. Ma per noi era decisivo conquistare questi tre punti per tenere sotto il Napoli, squadra solida fisicamente e tecnicamente. Metterei la firma per arrivare in questa situazione all’ultima giornata, quando ci sfideremo qui a Marassi » .

 

TUTTOSPORT - LE PAGELLE Di Vaio brillante, Leon troppo egoista. GENOA - Rubinho 6: decisivo su Schwoch al 37’ pt. Bega 6: tatticamente attento, ancorché meno brillante rispetto ad altre occasioni. Ammonito, salterà la Juve. Masiello 6: prestazione di buona personalità. Stellini 6.5: risolve diverse situazioni pericolose nei pressi dell’area, soprattutto dopo che Gasperini lo mette al centro. Strepitoso il salvataggio su Vailatti a due passi dalla porta (34’ st). Galeoto 6: titolare per consentire a Rossi di rifiatare, è attento in copertura e propositivo nella fase di possesso palla. Non a caso, è lui a lanciare Gasparetto nell’azione che è il preludio al gol di Carobbio. Cala un po’ nella ripresa. Coppola 6.5: dinamico, anche se a volte impreciso. Sfonda sulla destra e crea i presupposti per il raddoppio di Gasparetto. Carobbio 6.5: non far rimpiangere lo squalificato Milanet­to è compito ingrato. Per mezz’ora fatica, tanto da beccarsi pu­re qualche fischio. Poi inventa la splendida punizione vincente e naturalmente si guadagna l’ovazione dello stadio: è la prima rete con la maglia del Genoa. Juric (14’ st) 6: entra con grande determinazione. Fabiano 5.5: in difficoltà sulle sovrapposizioni di Martinelli e Raimondi. Leon 6: parecchi palloni lavorati e qualche guizzo di qualità, anche se talora eccede in personalismi. Vicino al gol su puni­zione al 16’ st. Non gradisce la sostituzione. Greco (39’ st) ng. Gasparetto 6.5: Fissore e Scardina gli montano una guardia attenta. Ciò malgrado, il bomber conquista la punizione dell’1-0 e firma il raddoppio, quinto gol stagionale. Di Vaio 6: fisicamente brillante, sciupa una ghiotta occasione al 30’ pt. Apprezzabile nel lavoro a protezione della difesa. Criscito (30’ st) ng. All. Gasperini 6.5: per scelta o necessità cambia quattro uo­mini rispetto alla squadra che ha battuto il Bologna. La prestazione è meno brillante, tuttavia l’esito è lo stesso: quinta vittoria consecutiva e Napoli tenuto sotto di due punti. VICENZA. Zancopè 6: incolpevole sul siluro di Carobbio, in occasione del 2-0 è bravo a deviare contro la traversa il tiro ravvicinato di Coppola. Incolpevole sul tapin di Gasparetto. Martinelli 6: rientra con una prova convincente. La sua spinta sulla fascia mette in difficoltà il Genoa fino a quando non sente la fatica. Fissore 6: rimpiazza lo squalificato Cudini con impegno, però ha sulla coscienza il fallo che porta alla punizione dell’1-0. Scardina 6: tempestivo nelle chiusure, limita la pericolosità di Gasparetto sulle palle alte, ma perde il rimpallo con Cop­pola nell’azione del 2-0. Nastos 6: bravo a contenere Leon, che infatti crea insidie so­prattutto accentrandosi. Raimondi 6: costante nella spinta, seppure senza sussulti particolari. Zanini (30’ st) ng. Rigoni 6: con l’aggressività impedisce a Carobbio di ragionare. Helguera 6: ingaggia un bel duello fisico con Coppola. Zeytulaev 5: l’ex rossoblù si dimostra vivace ma anche pa­sticcione. Al 20’ ha una bella chance, però calcia sul fondo. Vailatti (17’ st) 5.5: non sfrutta la maggiore freschezza. Foti 5.5: funziona a corrente alternata, pur dimostrando le doti tecniche evidenziate con la Sampdoria. Va in gol nel finale del primo tempo ma dopo avere spinto Galeoto. Schwoch 6: rappresenta a lungo una minaccia. Non lascia il segno per imprecisione (36’ pt e 46’ st) o bravura di Rubinho (37’ pt). Sospetti per un contatto con Bega. All. Gregucci (squal.: in panchina Cevoli) 6: la seconda sconfitta di fila non inganni, perché il Vicenza gioca per lunghi tratti come il Genoa, pur con poca concretezza nella ripresa. Arbitro. Celi 5.5: spesso incerto. Dubbi su uno scontro in area genoana tra Schwoch e Bega.

 

TUTTOSPORT - PRESIDENTE IN FESTA Preziosi: « Sabato che sfida con la Juventus Ha tante stelle, ma noi giochiamo meglio» GENOVA. Neppure il tempo di gioire per l’ennesima vittoria, e la men­te di Enrico Preziosi è già proiettata sulla sfida di sabato contro la Juventus. Il patron rossoblù, che rara­mente segue la squadra in trasferta, annuncia che sarà in tribuna all’Olimpico: « E’ uno di quegli appuntamenti a cui non si può mancare. Ci teniamo ad affrontare al meglio la Juve, con l’obiettivo di fare bella figura » . Che i bianconeri siano superiori è un fatto, ma è anche vero che il Genoa attraversa un momento molto positivo, al di là delle difficoltà incontrate ieri col Vicenza: « Non solo, ma penso che sul piano del gioco siamo superiori alla squadra di Deschamps. Detto questo, siamo consapevoli di sfidare un’avversaria che ha tanti campioni in grado di risolvere la partita in qualsiasi momento » . All’andata finì 1- 1 e il Genoa destò un’ottima impressione: « Questa volta avremo il vantag­gio di poter scendere in campo con tranquillità: se anche dovessimo perdere, sarebbe una sconfitta accettabile » . Fino al raddoppio di Gasparetto c’è stato da soffrire. Preziosi non lo nasconde: « Abbiamo cominciato male, anche se in parte era comprensibile considerata la necessità di ricorrere al turn- over. Certo, l’assenza di Milanetto si è sentita molto, ma non è una sorpresa, visto che par­liamo di uno dei pochi registi “ veri” del calcio italiano. Carobbio l’ha sostituito con qualche affanno, però poi per fortuna ha realizzato una rete bellissima che ha semplificato le cose » . L’imprenditore irpino elogia la prova del Vicenza: « Ha fatto girare bene la palla e ci ha reso ancora più difficile trovare i meccanismi consueti » . Il dato inconfutabile, quello più rilevante, è che il 2- 0 coincide con la quinta vittoria consecutiva, la settima di fila a Marassi: « Sono numeri che vogliono dire molto... » .

 

IL SECOLO XIX - MISSIONE COMPIUTA E' Carobbio a schiodare il risultato con un bolide alla Branco. Nel finale il raddoppio di Gasparetto. di Giovanni Ciolina. GENOVA. Tre punti e così sia. La settima del Grifo a Marassi non è una sinfonia meravigliosa, ma un concerto piacevole. Decidono una prodezza su punizione di Carobbio e un tap in di Gasparetto, il solito incursore rossoblù quando i tremori dell’ansia sembrano diventare più frequenti. Finisce 20 masi soffre a Marassi. La gara con il Vicenza si conferma difficilissima e rischiosa ma il Gasp non sbaglia neanche un colpo. «E ora la Juve..» dice il presidente Enrico Preziosi, anche se la vittoria del Napoli a Treviso non completa l’opera. Il secondo posto resta nelle mani di Gasperini che forse si aspettava un pomeriggio più tranquillo e invece sembra un leone in gabbia: ma finisce con il saluto che gli riserva la Nord. E la squadra risponde con una vittoria da dedicare a Roberto Scotto, storico tifoso rossoblù alle prese con una battaglia assai più difficile: «Scotto combatti, resisti, la Nord è sempre con te». Sofferenza, vero,ma i campionati si vincono anche così. E il Genoa, oltre alle caratteristiche tecniche, ribadisce di avere anche le qualità morali per centrare l’obiettivo. Certo che dopo aver mangiato una torta paradiso nella sfida di cinque giorni fa con il Bologna, il palato può far fatica ad accettare una semplice crostata di mele. E non importa se il caldo consiglia di utilizzare ingredienti ad hoc e gli impegni si fanno ravvicinati, da non sbagliare. Il popolo rossoblù non gradisce un Genoa che da moscato si trasforma in passito fermo: il Grifo si allunga, le misure sono da registrare e il pubblico rumoreggia.Dopo il trionfo con il Bologna, Gasperini ricorre al turnover. Un po’ per necessità (squalifica di Milanetto e condizioni non perfette di Criscito), un po’ per scelta. Tra quattro giorni c’è la Juventus e il tecnico vuole gestire al meglio le risorse. Bisogna battere il Vicenza, ma il colpaccio all’Olimpico sarebbe maestoso. Juric e Rossi, quindi, si accomodano in panchina, rilevati da Coppola e Galeoto. La mediana rossoblù è meno tecnica, più da combattimento. Le difficoltà vengono a galla quando c’è da costruire. Soprattutto si sente la mancanza di monsieur Milanetto, il direttore d’orchestra.Carobbio prova a prendere la bacchetta in mano,ma il giocare poco non lo aiuta a trovare misure, tempi e intesa con i compagni. Pippo da Bergamo smista parecchi palloni,ma spesso li sbaglia e ilVicenza prende coraggio.Gli uomini di Gregucci, in tribuna per squalifica, non fanno nulla di eccezionale ma il centrocampo è ordinato e Schwoch è una spina nel fianco. Il Grifone non riesce a rendere spietate le ripartenze come altre volte. La squadra si allunga troppo, con il risultato di lasciare una voragine in mezzo al campo e la palla finisce spesso nei piedi avversari. Ma è proprio Pippo Carobbio,l’uomo che fatica più di tutti ad entrare in partita, a piazzare la ciliegina. Non sarà esteticamente corretta, ma l’effetto è splendido. Il bargamasco usa le maniere forti per schiodare il risultato: il sinistro dal limite su punizione procurata dal marine Gasparetto è tutto fuorché una gentilezza. Zancopè non riesce neppure ad abbozzare la parata. E da quel momento anche la prestazione di Carobbio imbocca uno stradone in discesa nel quale i ghirigori riescono alla perfezione. In una giornata in cui non tutto funziona, la difesa si distrae in una sola occasione, lasciando a Schwoch la grande occasione.Nei due minuti di follia San Rubinho vuol dire la sua e lo fa con un’uscita determinante su Schwoch lanciato a rete in sospetto fuorigioco. «Bravo il portiere. Era già a terra ed è riuscito a deviarla con la testa», ma l’attaccante vicentino non ha dubbi sul rigore negato sul prosieguo dell’azione: «Era netto, ma non mi piace commentare. Sbagliamo noi, possono sbagliare gli arbitri». Sono le uniche fiammate di un Vicenza che prova, abbozza, ma non fa troppo male. Nella ripresa Gasperini prova a dare ulteriore concretezza al centrocampo con l’inserimento di Juric per Carobbio. Pippo non sembra felicissimo,ma si consola con il gol e il bacia piedi che gli riserva Alessio Scarpi. Sicuramente la botta su punizione gli era stata predetta dal portiere in settimana. L’innesto del croato ridà forza e pressione al Genoa che va a caccia del raddoppio, lasciando ai veneti il contropiede. Bega (ammonito, salterà Torino),ma soprattutto Stellini (provvidenziale il piedino al 34’ su Vailatti ormai pronto a gioire) sono baluardi insuperabili.Esi finisce in gloria con il 20 di Gasparetto che trasforma in maniera perfetta una percussione in area di Coppola. Il marine c’è, il piranha anche. E se non gioca una delle sue gare migliori il peso si sente.Alla fine la crostata di mele si rivela buonissima e il passito rossoblù si rivela accoppiamento azzeccato.

 

IL SECOLO XIX - Pippo e il supergol: «Ho detto tiro io» Preziosi: «A Torino si va tranquilli senza pensare o temere il Napoli». di Giovanni Ciolina. Genova. «E' sinonimo di personalità». Pippo Carobbio, 27 anni, alla sua seconda gara a Marassi, ha il sorriso stampato sul volto di chi sa di averla fatta grossa. E' pienamente consapevole che il gol dell'1-0 (il fermo immagine conil grandangolare ricorda un po' il famoso gol di Branco alla Samp nello storico derby con la Sampdoria) ha un effetto terapeutico sulle eventuali critiche che gli sarebbero immancabilmente piovute addosso per la sua prestazione. Le stesse che lo hanno accompagnato dopo il debutto contro il Modena e che si sarebbero ripetute scorrettamente stavolta. La punizione che ha sbloccato la sfida è un prodigio balistico, ma soprattutto «è la dimostrazione di aver avuto coraggio a volerla tirare». Apriti cielo, fosse finita in Gradinata. Invece? «So di non aver fatto una grande partita, ma non è facile entrare subito nei meccanismi della squadra e quando si è presentata l'occasione della punizione non ho avuto dubbi con Leon. Gli ho detto "tiro io"». Cosìè stato. E che botta. Prevedibile, anche se implicita, la dedica ad personam che si regala per il primo gol in rossoblù. È l'apoteosi per un atleta che ha la capacità di aspettare in silenzio il proprio momento senza polemiche.«Sono contento del gol perché ha sbloccato una gara difficile - aggiunge - Partita che dopo il vantaggio è andata in discesa. Sono punti che valgono doppio, perché conquistati contro un Vicenza valido e che senza pressioni ha potuto fare la propria gara». La situazione in cui presumibilmente si troverà il Genoa sabato a Torino. Ne sono convinti un po' tutti. Da Carobbio al presidente Enrico Preziosi: «Purtroppo dobbiamo incontrarla, anche se ne avrei fatto volentieri a meno. Speriamo di affrontarla al meglio, nella speranza di fare bella figura. La sconfitta ci sta e quindi dovremo giocare sciolti e tranquilli. I bianconeri sono una squadra fortissima, ma sono convinto che dovrà giocare fino alla fine per batterci». Il patron si gode le «cinque vittorie consecutive e sono contento per Carobbio. E' stato un po' incerto, ma ha realizzato una gran rete» anche se in cuor suo sogna il colpaccio ai danni della banda Deschamps. Dai tre punti (importantissimi con il Vicenza) alla Juve: il passo è brevissimo. «Dobbiamo continuare così senza pensare al Napoli e soprattutto non avendo paura del Napoli. Abbiamo il nostro destino tra le mani»è il Carobbio pensiero che al rientro in campo fatica. Un po' come Manuel Coppola che dopo tanta panchina pare annebbiato, anche se fisicamente a posto: «Potevo fare meglio»è l'autocritica. Segno di maturità, segno di una tendenza che caratterizza il gruppo intero. O quasi tutto. Anche perché vincere gare come quelle di ieri pomeriggio significa «trasmettere segnali importanti alle inseguitrici. Possono avere contraccolpi importanti. E poi è più facile trovare stimoli in partite come quelle con il Bologna. Entrambe si giocano molto, c'è clima d'alta quota. Con il Vicenza ci giocavamo tutto o quasi noi. Loro erano tranquilli, sereni». Serenità che servirà al Grifo per preparare la battaglia di Torino.

 

IL SECOLO XIX - IL PAGELLONE Rubinho sempre più una certezza, Stellini baluardo, Fabiano infaticabile. di Giuliano Gnecco. RUBINHO 7 Coraggioso e preciso quando chiude lo specchio a Schwoch, che ha sul destro la palla del pareggio. Si ripete un paio diminuti dopo uscendo sullo stesso centravanti pericolosamente lanciato a rete (ma l'attaccante berico parte in fuorigioco). Tempista anche quando esce di piede su Raimondi. Bravo anche nel bloccare la pericolosa botta di Foti neiminuti decisivi. BEGA 6 Un po' in raddoppio su Zeytulaev, un po' su Foti, un po' su Schwoch: il Vicenza non gli dà punti di riferimento e lui si fa in tre su chiunque capiti dalla sua parte. Copre le avanzate di Stellini quando il capitano va in libera uscita. Rimedia però un'ammonizione evitabile che, diffidato, gli farà saltare la Juve. MASIELLO 6,5 Parte da centrale difensivo, il suo ruolo naturale. Però soffre terribilmente quella vecchia volpe d'area di rigore che è Schwoch, così dopo un quarto d'ora Gasperini lo decentra a sinistra dove incrocia soprattutto su Foti. Si rinfranca e sbroglia diverse matasse. STELLINI 7,5 Inizia come terzo di sinistra, poi passa in mezzo per un duello d'esperienza con Schwoch.Ovunque lo metti è una sicurezza: sarà difficile (oltre che un peccato) tenerlo fuori quando rientrerà De Rosa.Non si formalizza neppure quando serve spazzare come in parrocchia. In trincea alza la testa, si rimbocca lemanica e si esalta. GALEOTO 6,5 Festeggia le trecento presenza in serie B mettendosi sulle piste di Zeytulaev, che è un giocatore trasformato rispetto a quello abulico visto in rossoblù.Gioca molto basso per aiutare i centrali anche nei raddoppi e poi ripartire in velocità. COPPOLA 6 Helguera non sarà bravo come suo fratello, che gioca nel RealMadrid, ma è pur sempre un giocatore temibile: è l'uomo d'ordine dei veneti, colui che fa girare la squadra berica. Ringhio si applica con la consueta determinazione, utilizzando tutti e sette i polmoni che la natura gli ha messo a disposizione. Meno continuo e preciso rispetto agli standard ai quali ha abituato, però la rete della sicurezza in larga parte è sua. CAROBBIO 6,5 Qualche passaggio sbagliato, qualche indecisione, qualche imprecisione; i primi mugugni, qualche borbottio: c'era già chi, rimpiangendo Milanetto, invocava comunque l'immediata sostituzione. Poi la bomba su punizione, un misto di precisione e potenza, cambia la sua gara: gli restituisce quella fiducia che forse non sentiva. Si confronta con Rigoni, scuola Juve e tanta intraprendenza. Cerca di cucire con ordine (13' st JURIC6: ha il dono di essere sempre al posto giusto nel momento giusto;.Non spreca nulla). FABIANO 6,5 Gioca praticamente sulla linea dei difensori, in controllo su Raimondi e le sovrapposizioni diMartinelli. Talvolta dalla sua parte si allarga pure Foti, e si guadagna la pagnotta in fase di contenimento. Quando può cerca però di spingere, provando ad andare sul fondo. Perfetto nelle diagonali difensive quando la squadra è sbilanciata. Finisce anche nel tridente, prima di passare a destra. LEON 6 Con i piedi accarezza il pallone, ha una tecnica di base che ha pochi uguali anche in serieA. Però la utilizza con eccessiva intermittenza.Non solo: quando gioca largo può essere devastante, invece tende ad accentrarsi troppo diventando prevedibile e facilmente controllabile. Intorno alla mezz'ora della ripresa cerca il gol alla Maradona,ma sbaglia lamira.Nel finale si adegua costantemente in copertura. Esce per nulla felice (39' st GRECO sv: aiuta soprattutto in contenimento posizionandosi largo e basso a sinistra). GASPARETTO 7 Stretto nellamorsa fra Fissore e Scardina, si batte in continuo pressing guadagnando falli (compreso quello della punizione che sblocca il risultato) e obbligando gli avversari al cartellino. Spizzica per i compagni, cerca di favorire l'inserimento dalle retrovie con i giusti movimenti.Neppure stavolta, poi,manca di timbrare il cartellino con un tocco di rapina. DI VAIO 6,5 Alla mezz'ora ha sul sinistro la palla del vantaggio,ma difetta di precisione. Però è in palla, con la ritrovata fiducia si avventura anche nei dribbling su Martinelli, che fatica a contenerlo. In fase difensiva arretra fino alla propria area, diventando prezioso anche come ruba palloni (29' st CRISCITO sv: va a fare l'esterno sinistro di centrocampo per garantire maggiore protezione alla difesa; non pere di vista Vailatti). VICENZA Zancopè 6;Martinelli 5,5, Fissore 6,5, Scardina 7,Nastos 6; Raimondi 6 (29' st Zanini sv), Rigoni 6,5,Helguera 6,5, Zeytulaev 6 (16' st Vailatti 5,5); Foti 6 (42' st Castiglia sv); Schwoch 7. ARBITRO Celi di Campobasso 5: dopo 25' Scardina trattiene in area Gasparetto, che cade a terra; il direttore di gara fa proseguire. Lascia che Schwoch, in fuorigioco, si involi verso Rubinho, e sbaglia anche quando, dopo la parata del portiere, il centravanti cade in area dopo il contrasto con Bega. Non lo aiutano neppure gli assistenti che gli segnalano posizioni irregolari che non ci sono.

 

IL SECOLO XIX - Masiello e il segreto «Cambiamo e vinciamo». di Giuliano Gnecco. L'ex difensore bianconero: «Ci avevano scaricato, si ricrederanno». Vittoria dedicata a Roby Scotto della Nord. Genova. La vendetta? È un piatto che va servito freddo. La squalifica di Bega offre su un piatto d'argento ad Andrea Masiello l'occasione di consumare la sua: «La Juve? In due anni a Torino ci hanno voluto bene tante persone. Negli ultimi tempi siamo stati un po' scaricati. Chi scenderà in campo darà il massimo, anche per farli ricredere». Un passo indietro: all'inizio il difensore ha sofferto, poi è cresciuto notevolmente. «Vero, non ci aspettavamo che il Vicenza attaccasse subito in questo modo. Poi ci siamo ripresi. Abbiamo dimostrato che ci siamo, che siamo lì. Siamo una squadra compatta, unita. L'ho già detto anche in passato: il turn over non significa nulla; questa è una squadra anche se cambiano cinque o sei giocatori: tutti sono all'altezza della situazione. Questi tre punti danno coraggio». È importante anche il fatto che la difesa continua a non subire gol: «Giocando in tre dietro - spiega Masiello - abbiamo la possibilità di accorciare sugli attaccanti, e gli esterni ci danno una mano». Sergio Vignoni, direttore sportivo del Vicenza, ammette: «Contro il Genoa trovi grandi stimoli, abbiamo fatto la nostra migliore prestazione in trasferta. Abbiamo giocato bene, niente da dire. Peròè una squadra forte che ti punisce alla prima occasione». La dedica di tutti è per Roby Scotto, con seri problemi di salute, presidente della Coop Genovainsieme e storico tifoso del Grifo. Ribadisce Roberto Cevoli, andato in panchina per la squalifica del tecnico Gregucci: «Il Genoa è una squadra ben organizzata anche perché ha Gasperini che è stato mio maestro a Crotone». Concorda Salvatore Foti: «Abbiamo dimostrato di essere una buona squadra, però abbiamo sbagliato troppo perché il Genoa è forte e ti fa male. Io ero emozionato, perché per metà il mio cartellino appartiene alla Samp: mi sento ancora con i compagni, i ragazzi della Primavera, gli amici. So che a 17 anni non si può pretendere di giocare nella Samp, ma per maturare serve giocare con continuità e qui ne ho l'occasione». Va controcorrente il solo Stefan Schwoch: «Se c'era una squadra che doveva vincere era la nostra. Già ci sarebbe stato da rammaricarsi per il pareggio, figurarsi per la sconfitta. Però il Genoa ha giocatori, come Leon, che innalzano il tasso tecnico». Schwoch era il centravanti del Napoli nell'ultima promozione in A: «Ricordo che all'ultima giornata giocammo in casa proprio contro il Genoa. C'era un grande spettacolo e un bel gemellaggio. Il mio segreto è giocare per divertirsi. Il problema è capire quando è il momento giusto per ritirarsi».

 

IL SECOLO XIX - Gasperini, gioia e rabbia «A Leon non la perdono» Una giornata particolare «Partita fondamentale. Ora la Juve. Ma certi comportamenti non li tollero». di Giuliano Gnecco. Genova. Cento panchine e una vittoria: «Non era facile - premette Gian Piero Gasperini - Abbiamo saputo soffrire e stringere: il gol di Carobbio ci ha agevolato. Cinici? Abbiamo sofferto, però sapevamo che sarebbe stata una partita difficile; ce ne saranno altre, aumenta la pressione». Cento panchine e una spina a pungere nel giorno di festa: la reazione piccata di Leon dopo la sostituzione. Gasperini si fa serio e non porge l'altra guancia: «È stato brutto, peccato. È stato stonato rispetto a tutto il resto. Se lo capisce bene, altrimenti sono problemi suoi. Non va bene. So che poi gli passa, però io non sono da tarallucci e vino, questa non gliela lascio passare: lui si deve adeguare agli altri diciannove. Non perdono la stupidità: da qui in avanti bisogna giocare più con la testa che con le gambe. Non ci sono giustificazioni. Peccato, aveva anche giocato bene». Di positivo? Molto, non ultimo il fatto che il turn over ha funzionato: «Coppola e Galeoto sono titolari - ricorda il tecnico - Carobbio meritava di giocare, come lo stesso Masiello: era doveroso. Questa per noi era una partita fondamentale, e per dimostrargli fiducia i giocatori devi utilizzarli nelle partite che contano. Poi c'è la Juve: daremo il massimo, ci saranno molti stimoli. Però il campionato è lungo, i giocatori devono avere il morale alto, perché tutti possono essere utili. Forse avrei potuto far giocare Rossi, Juric, magari anche Criscito. Però qui tutti sono importanti». Altro dato importante: la difesa è sempre più solida. «Ho sentito una statistica secondo la quale da dieci partite subiamo pochi gol - nota Gasperini - In realtàè un trend iniziato a dicembre. Rubinho sta facendo bene da tempo; si sta valorizzando, si esalta: trova maggiore fiducia ogni gara in più». Nulla viene per caso: in settimana Carobbio ha provato e riprovato a calciare le punizioni dal limite. «Merito suo, ha fatto un gran gol - sottolinea l'allenatore - Lì non ci sono schemi, ha tirato all'incrocio. È il sedicesimo giocatore che va in rete quest'anno, è un dato importante. Però il salto di qualità lo fai quando arrivano con continuità i gol degli attaccanti». Nota a margine: quelli rossoblù vanno a bersaglio da sette partite consecutive. Tutto bene allora? Non c'è solo Leon a guastare la festa, c'è pure il successo del Napoli a Treviso: anche solo un pareggio sarebbe stato senza dubbio più gradito. «Guardate che il Napoli è forte, bisogna metterselo in testa - avverte Gasperini - Giocherà bene o male ma è una squadra solida. È una battaglia: speriamo di arrivare all'ultima giornata a giocarcela con loro, ci metterei la firma ora». Nel frattempo sabato c'è la Juve. Una partita che il Genoa può permettersi di giocare a viso aperto: è un jolly. Nel senso che nel budget preventivo si possono anche mettere zero punti, tutto ciò che viene in piùè una preziosa plusvalenza. Di più, sabato sera il Grifone potrebbe anche trovarsi sotto al Napoli, ma calendario alla mano non sarebbe da farne un dramma, perché si tratterebbe di una situazione accidentale. In sintesi: da evitare c'è solo una figura come la Roma a Manchester, per il resto ci sono le condizioni migliori per giocare con la mente sgombra. Gasperini sorride: «Diciamo che non abbiamo niente da perdere, ma ci teniamo molto. La Juve non c'entra niente con la categoria. Ha campioni del mondo, non si era mai vista una squadra così in B. Basta pensare al loro attacco, da Camoranesi a Del Piero. Peròè una partita di calcio, vogliamo giocarcela. Se faremo risultato sarà un esame di laurea. Mancherà Bega, era molto dispiaciuto». Se poi si prendesse la laurea e si tenesse il Napoli sotto sarebbe ancora meglio.

 

IL GIORNALE - Il Genoa impara a soffrire e mette la «quinta» per la A. di Giovanni Porcella. Il Genoa centra la quinta vittoria consecutiva superando a Marassi il Vicenza per due a zero grazie ai gol nel primo tempo di Carobbio e nella ripresa di Gasparetto. Missione compiuta da parte della squadra di Gasperini che però ha sofferto molto prima di sbloccare il risultato. Oltre a Milanetto squalificato non hanno giocato altri titolari, Criscito e Rossi. Con la formazione rimaneggiata i rossoblù hanno rischiato di subire il Vicenza al 10’ con Zeytulaev che ha calciato a lato da posizione ravvicinata e al 20’ con Schwoch che ha tirato alto sulla traversa. Al 33’ dopo che Di Vaio aveva sbagliato la rete del vantaggio, Carobbio, fino a quel momento il peggiore in campo, ha scagliato il pallone alle spalle di Zancopè su punizione. Un gran gol che ha cambiato il match. C’è da registrare ancora una superparata di Rubinho su Schwoch e poi tutti negli spogliatoi. Nella ripresa succede poco anche perché il Vicenza cala e il Genoa si difende con ordine. Nel finale arriva anche il raddoppio di Gasparetto, bravo a sfruttare una corta respinta di Zancopè su tiro di Coppola. Rubinho 7. Il brasiliano nella partita sulla carta più facile risulta fondamentale grazie ad un intervento strepitoso su Scwhoch nel primo tempo. Poi tanta sicurezza. Bega 6.5. Non perde mai la tramontana, unico neo della partita l’ammonizione che gli farà saltare il match con la Juventus. Stellini 7. Tanta esperienza e tanta sostanza. Anche stavolta non fa rimpiangere De Rosa e dimostra, togliendo la palla gol a Vailatti, di aver la forma di un ragazzino. Masiello 6.5. Inizia male sbandando su alcune palle aeree ma poi si riprende e finisce in crescendo. Galeoto 6.5. Schierato a sorpresa al posto di Rossi va oltre al compitino con una prestazione convincente e abile nelle conclusioni difensive. Carobbio 6. Sostituisce in regia Milanetto e onestamente sbaglia partita. Non riesce mai ad incidere ma quando tutti invocano la sua sostituzione tira fuori dal suo repertorio il pezzo migliore, ovvero il calcio di punizione. Una bomba che regala il vantaggio ai rossoblù e fa ritrovare il sorriso. (Dal 18’ st Juric 6.5 il croato entra e dà il suo consueto contributo di grinta). Coppola 6. Sbaglia molto ma ha il merito di non mollare mai e alla fine viene premiato con un «quasi gol» trasformato da Gasparetto. Fabiano 6. In una giornata generalmente opaca, anche lui incide meno del solito. Di Vaio 5.5. Rispetto alla partita con il Bologna pure lui fa un passo indietro, la speranza è che pensasse già alla Juventus. Gasparetto 6.5. Là davanti non gli arrivano rifornimenti e lui sembra faticare ma non appena il Genoa mostra segni di risveglio lui dimostra di esserci e segna il gol del raddoppio. Leon 7. Esce tra gli applausi e dimostra di non gradire la sostituzione. Peccato per questa polemica con Gasperini perché in campo ha dato il suo contributo di classe e fantasia. Strepitosa una sua cavalcata di trenta metri che per poco non andava a segno. Gasperini 6.5. Rischia qualcosa a mettere in pratica il turn-over ma alla fine ha ragione lui. Ora sotto con la Juve, partita che è più di un jolly.

 

IL GIORNALE - Sorrisi per tutti, non per Leon. di Luca Russo. C'è la soddisfazione per la vittoria, c'è la serenità di andarsi a giocare la partita con la Juve a a Torino, ma soprattutto c'è la difesa e la valorizzazione del gruppo nelle parole di Gian Piero Gasperini che dopo la vittoria con il Vicenza affronta anche la nota stonata della giornata: la reazione rabbiosa di Leon al momento del suo cambio arrivato al 38' della ripresa. «Brutto il suo gesto - dichiara senza nascondersi -. Peccato anche perché aveva giocato bene. Peggio per lui. Non gliela lascio passare liscia. Non sono uno tarallucci e vino. Lui si deve adeguare agli altri diciannove. La stupidità non deve prevalere. D'ora in avanti si deve giocare più con la testa che con le gambe». Ecco ciò che conta per il «Gasp», il gruppo e la sua forza. E la prova si è avuta nella formazione che ha proposto dal primo minuto lasciando in panchina tre titolari come Rossi, Criscito e Juric. «Era fondamentale per me applicare il turn over: Coppola e Galeoto sono dei titolari, Carobbio doveva giocare - ha commentato -. Questa partita era più importante di quella che andremo giocare a Torino. Ed è importante averla vinta con giocatori che finora hanno giocato meno. Così sono tutti partecipi, con il morale alto». Poi due parole sulla prossima avversaria: «Con i bianconeri vorremmo fare un'ottima gara perché in prospettiva ci può dare grande fiducia». Ne è convinto anche Filippo Carobbio, il centrocampista che pur non convincendo al posto di Milanetto, ha sbloccato il risultato con una punizione esemplare. «Con la Juventus ce la giocheremo - ha dichiarato -. Quando ho calciato la punizione era un momento difficile per il Genoa e per me. Forse aver voluto calciare la punizione è sinonimo di personalità». Chi ha cercato il gol e invece non l'ha realizzato è Manuel Coppola che nel finale però ha ispirato il gol di Gasparetto. «Quel gol è quasi mio? Beh, sì. Non riesco proprio a fare gol, ma l'importante è che si segni e che si vinca». Essenziale e sincero anche quando c'è da parlare delle avversarie: «Il Napoli? Noi guardiamo noi stessi».

 

   

 

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