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STAGIONE 2008/09 HOME >> |
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GENOA - LECCE 4 - 1 (1 - 1) Reti: 22' Jankovic, 32' Tiribocchi, 52' Criscito, 56 e 67' Milito GENOA: Scarpi; Papastathopoulos, Ferrari, Bocchetti (71' Mesto); Rossi, Milanetto, Motta (48' Vanden Borre), Criscito (78' Modesto); Sculli, Milito, Jankovic. (Rubinho, Parfait, Signorini, El Shaarawi). Allenatore: Gasperini LECCE: Rosati; Vives, Ingrosso, Esposito, Ariatti; Giacomazzi, Zanchetta (61' Stendardo), Edinho (65' Caserta), Basta; Konan (80' Cacia), Tiribocchi. (Petrachi, Benvenga, Mollestam, Janvier). Allenatore: De Canio Arbitro: Tozzi di Ostia. Ammoniti: Ingrosso, Caserta. Spettatori: 30.000
TUTTOSPORT - I rossoblù chiudono affossando il Lecce: Milito saluta con una doppietta. Preziosi: «Dedicato a me» «Ho vissuto 4 anni durissimi. Quanta forza per lottare contro gli scettici». Trentamila tifosi in festa per celebrare l’ingresso in Europa League. Gasperini: «La Fiorentina è stata più fortunata». di Paola Balsomini. GENOVA. «È una festa per tutti. Dopo un campionato grandioso, avremmo potuto fare il colpo grosso, vista la sconfitta della Fiorentina, ma va bene così». Il Genoa piega per 4-1 il già retrocesso Lecce nel giorno dell’addio a Milito e Thiago Motta e il presidente Enrico Preziosi ha il rimpianto di aver visto sfumare la Champions di un soffio: «Avevo fatto i calcoli e avevo capito che occorrevano 69 punti per raggiungere il quarto posto. I fatti mi hanno dato ragione. Ora è tardi per recriminare, ma resta una grandissima stagione ». POKER D’ASSI La gara contro la formazione di De Canio chiude un anno da incorniciare e tra le lacrime di addio per Motta e Milito resta il tempo per esultare per il grande gol di tacco di Jankovic, proprio come all’andata, vanificato dal pareggio di Tiribocchi dieci minuti dopo. Se il primo tempo è una sequenza di errori sotto porta degli uomini di De Canio, la ripresa è un Milito show alla ricerca del primato di capocannoniere: succede tutto in dieci minuti quando, dopo il gol di Criscito, il Principe prima mette a segno una doppietta, poi spreca più di un occasione per raggiungere la vetta più alta. SENZA RIMPIANTI Ma questa volta va bene così. Lo stadio risponde all’argentino dopo la lettera di addio del giocatore, parafrasando le parole di De Andrè: «Meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati». Il Principe corre sotto la curva, si commuove: «È stata la mia ultima partita nel Genoa, un’emozione incredibile e terrò tutti nel mio cuore». Cori e striscioni accompagnano anche gli ultimi minuti di gara di Motta che lascia il campo per la meritata passerella prima di raggiungere l’Inter insieme al compagno: «Ricorderò ogni giorno di questa stagione, qui tutti mi hanno aiutato moltissimo a cominciare da Gasperini». Poi la festa continua per le strade della città: in centro si riversa la prima ondata di cuori rossoblù, fino all’appuntamento serale, con trentamila tifosi che salutano la squadra in piazza della Vittoria. Milito non c’è: è già in viaggio per raggiungere la nazionale argentina e tutti i cori sono per Rossi e compagni. Preziosi però lo ricorda così: «Ho un numero fortunato, il 22». DEDICHE Il numero uno rossoblù sale sul palco, lo stesso della festa di quattro anni fa prima della retrocessione in C, e saluta il bagno di folla. L’Europa è anche la sua vittoria: «Questo successo lo dedico a me perché ho vissuto 4 anni durissimi. Ho dovuto lottare contro lo scetticismo e solo io so quanti sforzi morali ed economici ci sono voluti per arrivare al traguardo di oggi. Ringrazio tutti perché la fiducia dei tifosi non mi è mai mancata. Ora mi godo questo risultato, sperando di fare già meglio l’anno prossimo: si tratta del coronamento di un sogno che non credevo si realizzasse così presto». Il presidente pensa già al mercato e alla prossima stagione europea, mentre Gasperini guarda il quarto posto e non si nasconde: «La Fiorentina ha avuto più fortuna di noi, lo dico senza acredine». Ma ora non c’è spazio per i cattivi pensieri. GENOA-LECCE 4-1 MARCATORI: pt 22’ Jankovic, 32’ Tiribocchi; st 7’ Criscito, 11’ e 22’ Milito. GENOA (3-4-3): Scarpi 6.5; Papastathopoulos 7, Ferrari 6.5, Bocchetti 6 (26’ st Mesto 6); Rossi 6.5, Milanetto 6, Thiago Motta 6 (3’ st Vanden Borre 6.5), Criscito 7 ( 33’ st Modesto ng); Sculli 6, Milito 7.5, Jankovic 6.5. A disp. Rubinho, Signorini, Parfait, El Shaarawy. ALLENATORE Gasperini 7. ESPULSI: nessuno AMMONITI: nessuno. TIRI: 14. TIRI IN PORTA: 6. FUORIGIOCO: 8. ANGOLI: 3 POSSESSO PALLA: 51%. LECCE ( 4- 4- 2): Rosati 5.5; Vives 6, Ingrosso 5, Esposito 5, Ariatti 5.5; Giacomazzi 6, Zanchetta 5.5 ( 16’ st Stendardo 5.5), Edinho 6.5 ( 19’ st Caserta 6), Basta 6.5; Konan 6 ( 35’ st Cacia ng), Tiribocchi 6.5. A disp. Petrachi, Benvenga, Mollestam, Janvier ALLENATORE: De Canio 6. ESPULSI: nessuno. AMMONITI: Konan e Caserta per gioco scorretto. TIRI: 21. TIRI IN PORTA: 11. FUORIGIOCO: 4. ANGOLI: 9. POSSESSO PALLA: 49%. ARBITRO: Tozzi di Ostia Lido 6. RECUPERO TEMPO: pt 2’, st 0’. SPETTATORI: 28.159 per 445.521 euro.
CORRIERE SPORT - GENOA-LECCE L’applauso a Thiago Motta i gol e le lacrime di Milito Genoa tra festa e addii Il Lecce saluta De Canio e salva l’onore con Tiribocchi. GENOVA - Una città dipinta di rossoblù, una tifoseria in delirio per i propri beniamini. Bentornato in Europa vecchio Grifone. Per questa giornata di festa il Genoa non si è fatto mancare proprio nulla: dal saluto dei protagonisti della cavalcata europea di diciassette anni fa ad una coreografia da brividi che ha interessato l'intero stadio. Fino alla passerella trionfale, con un'ovazione per giocatori (in particolar modo per Thiago Motta e Milito, destinati all'Inter), presidente e staff tecnico. Onore anche al Lecce che, pur matematicamente retrocesso (e a fine partita De Canio ha ufficializzato che lascerà la panchina giallorossa) si è presentato al Ferraris con la voglia di fare una bella figura. Un colpo di genio fa esplodere il Ferraris al 22', quando Jankovic corregge di prima intenzione alle spalle di Rosati un perfetto cross di Papastathopoulos. Pareggio al 31': forte e precisa la botta di Tiribocchi che non lascia scampo a Scarpi. Al 6' della ripresa il Genoa si riporta avanti con una bordata di Criscito. All'appello manca ancora il personaggio più atteso, il Principe Milito, che si scatena nel finale con una doppietta, prima di congedarsi in lacrime dal popolo rossoblù. GENOA (3-4-3): Scarpi 7; Papastathopoulos 6,5 Ferrari 6 Bocchetti 6 (25' st Mesto 6); M. Rossi 6,5 Milanetto 6 Thiago Motta 6 (2’ st Vanden Borre 6) Criscito 7 (32' st Modesto sv); Sculli 6 Milito 7,5 Jankovic 7. A disp. Rubinho, Signorini, Parfait, El Shaarawy. All. Gasperini 7 Falli subiti: 12 Fuorigioco provocati: 4 LECCE (4-4-2): Rosati 6,5; Vives 6,5 Ingrosso 5,5 A. Esposito 6 Ariatti 6,5; Giacomazzi 5,5 Zanchetta 6 ( 17' st Stendardo 5,5) Edinho 6 (19' st Caserta 5,5) Basta 7; Konan 6,5 (35' st Cacia sv) Tiribocchi 6,5. A disp. Petrachi, Benvenga, Mollestam, Janvier. All. De Canio 6,5 Falli subiti: 14 Fuorigioco provocati: 3. ARBITRO: Tozzi di Ostia Lido 7 Guardalinee: Foschetti e Riviello Quarto uomo: Stefanini MARCATORI: 22' pt Jankovic ( G), 31' pt Tiribocchi ( L), 6' st Criscito (G), 10' st e 21’ st Milito (G). ASSIST: Papastathopoulos ( G), Milito ( G), Sculli ( G), Vanden Borre (G) AMMONITI: Konan (L), Caserta (L) NOTE: spettatori 30mila circa, paganti 5.303 per un incasso complessivo di 160.348 euro. Angoli: 9- 4 per il Lecce. Recupero 2' pt, 0' st
IL SECOLO XIX
- Due gol del Principe. L'addio diventa festa.
Il 4-1 al Lecce sublima una stagione da favola. Tutta la stagione davanti, non
soltanto il Lecce con cui il Grifone chiude vincendo 41. L’intero Ferraris urla
“noi abbiamo un Principe” e si torna al 14 settembre 2008, il Genoa sta battendo
il Milan 10, gol di Sculli, al 90’ Milito mette l’ipnosi in un dribbling e
Maldini lo stende: dal dischetto l’argentino trasforma. Il Principe è tornato,
poi è diventato Re: in Nord spunta a inizio ripresa una corona con il numero 22.
Ora andrà,ma nel cuore rossoblù resta. E resteranno quegli ultimi gol, il
ventitreesimo e il ventiquattresimo in un campionato da capogiro. Sotto la Nord,
come dev’essere in una bella favola. Prima, però, guardi la difesa e vedi che
manca il marcatore d’assalto. Mente al 19 ottobre, a Marassi c’è il Siena,
avversario ostico come sempre, il Grifone soffre ma vince, con un altro uomo
simbolo della stagione, cuore, abnegazione e grinta:Biava (in tribuna con
Palladino,entrambi in maglia celebrativa per l’Europa). Ieri lo ha sostituito la
bandiera tuttofare, capitan Rossi, osannato all’ennesima diagonale vincente,
mentre Sokratis spinge più avanti: servirà per l’10. Ed ecco il 5 ottobre,
quando il greco realizza e il Genoa batte il Napoli 32. Gian Piero Gasperini:
«Vincemmo in inferiorità numerica. Uno dei momenti più belli, come col Milan, i
due derby, il successo sulla Juve.All’andata a Torino fu la dimostrazione che
erano superiori, al ritorno la differenza non c’è stata». Il momento peggiore?
«A Bologna la gara più brutta. Ma siamo arrivati quarti, pari con la
Fiorentina,a un niente dalla Champions. C’è solo soddisfazione, non rammarico,
perché abbiamo fatto il massimo». E i compagni fanno di tutto per aiutare Milito
a segnare, per la classifica cannonieri e per il commiato. Jankovic serve
l’assist, il centravanti strozza troppo il sinistro,Sculli ci riprova,il destro
dell’argentino è altissimo. Però emerge nei ricordi il 7 dicembre, il primo
derby, punizione di Milanetto e testa del Principe all’incrocio. A fine primo
tempo il 22 è fermato per fuorigioco, s’arrabbia, quel gol del saluto non
arriva. Fa per cacciare via la palla, si ferma, si scusa, abbraccia l’arbitro
Tozzi. È una festa. Il gol ancora non c’è, verrà, due volte. Intanto, al 7’
della ripresa, Milito consegna a Criscito l’appoggio per il sinistro al
fulmicotone che fa 21. Tuffo indietro, al primo febbraio, Criscito acciuffa il
successo in extremis sul Palermo. Poi, a Napoli, il 22febbraio, ci pensa
Jankovic. Il serbo aveva segnato anche un girone fa, il 18 gennaio a Lecce,
prima del raddoppio di Sculli in contropiede. Da quel tacco salentino al colpo a
effetto di ieri, al22’ pt: Sokratis in dribbling a destra a mo’ di ala,
traversone radente e Jankovic s’inventa un interno beffardo,delicato, per il
vantaggio Genoa. Tiribocchi pareggia al minuto 32 con un sinistro palo gol che
batte Scarpi ( al posto di Rubinho e straordinario in una doppia parata nella
ripresa), ma l’1 1 è condizione passeggera, il viaggio continua: a Reggio
Calabria, il 5 aprile, entra Thiago Motta e risolve. Al 2’della ripresa, ieri,
il brasiliano esce, sostituito da Vanden Borre. Ed è più che un gol: il congedo
del tifo rossoblù è una standing ovation che scuote il pomeriggio. Come l’urlo
del numero 88 aveva incendiato la serata dell’11 aprile. S’arriva alle perle,
Juventus e derby di ritorno: doppio Thiago e Palladino per abbattere i
bianconeri, triplo Milito per prendersi anche la seconda stracittadina. Alcune
delle tante imprese genoane, è nominato chi segna ma il Grifone è collettivo.
«Il leader è il gioco», sintetizza la guida Gasperini. In mezzo, i pochi passi
falsi che non hanno consentito di acchiappare la Champions, ma tanto basta per
la grande festa europea. Celebrazione a cui manca soltanto una gioia, la rete di
Diego Milito. Un altro sinistro finisce largo,un destro alto. Pare un
sortilegio, ma un Principe sa come infrangerlo. È lì al posto giusto all’11’ del
secondo tempo, quando la palla lo raggiunge docile, lui lamette giù con lusinga
e le domanda di andare in porta, lei obbedisce. Tutti ad abbracciarsi sotto
laNord che grida forte “Diego, Diego”. Va bene,ma l’argentino vuol tornare a
centrocampo, c’è ancora un po’da giocare edesultare con la maglia rossoblù
indosso. Vanden Borre recupera la palla, Milito apre le braccia e la chiede,lei
di nuovo arriva tra isuoi piedi,ci resta un istante a farsi coccolare e poi
s’insacca all’angolino. Per il 41, per la doppietta. A Bologna Di Vaio segna una
volta, è raggiunto, ma a Milano Ibrahimovic ne fa due e sale sul trono dei
capocannonieri.L’argentino non è redel gol in A, però resta il Principe del
Genoa. Adios, anzi arrivederci. Lacrime e sorrisi come pioggia col sole. E via
con la festa rossoblù.
IL SECOLO XIX
- IL PAGELLONE. di
andrea Schiappapietra. SCARPI 7 Il problema al polso di Rubinho, costretto in
panchina, gli regala la passerella del Ferraris, nel giorno in cui si festeggia
il ritorno in Europa. Premio meritato per il portierone, uno dei leader dello
spogliatoio rossoblù, al Genoa dal gennaio 2004, che quest’anno aveva giocato
solo in Coppa Italia e una mezz’ora nella sfortunata trasferta di Roma. Al 5’ si
allunga a deviare in corner una gran botta dal limite dell’area di Vives .Due
minuti più tardi va a chiudere in uscita su Konan, poi al 9’ respinge amano
aperta una sventola dal limite di Tiribocchi. Sul pareggio dell’ex attaccante di
Torino, Chievo e Siena si allungama non riesce a deviare il pallone che finisce
sul palo e poi s’insacca. Al 32’ della ripresa, dopo una respinta non perfetta,
fa ilmiracolo ancora una volta su Tiribocchi. SOKRATIS 6.5 In avvio chiude in
scivolata, con grande tempestività, rimpallando il tiro a botta sicura di
Tiribocchi all’altezza del dischetto del rigore. L’assenza di Biava per
infortunio gli ha consentito di giocare da titolare nelle ultime giornate con
continuità e le grandi qualità del difensore greco sono subito venite
fuori.Difficile da superare nei contrasti, spinge con continuità sulla destra ed
è da un suo cross che nasce il gol di Jankovic al 22’. C’è spazio anche per
qualche test in vista della prossima stagione: Rossi arretra in difesa e il
“Papa” sale sulla linea dei centrocampisti. FERRARI 7 Stagione straordinaria per
il centrale rossoblù, che veniva da un periodo nonmolto positivo in maglia
giallorossa.Arrivato tra lo scetticismo generale, ha trasmesso sicurezza alla
difesa che, non a caso, è diventata una dellemigliori del campionato. Il copione
non cambia anche nell’ultimo, inutile,match con il Lecce già
retrocesso.Neiminuti finali del primo tempo, ad esempio, salva in scivolata su
Tiribocchi lanciato a rete.Di testa non ne sbaglia una, scatena la standing
ovation con una discesa palla al piede. BOCCHETTI 6.5 Difende con ordine, anche
se si concede qualche errore di troppo in fase di appoggio: un aspetto su cui
deve ancora lavorare.Una delle più belle sorprese della stagione, in ogni caso,
con un rendimento che gli ha garantito la convocazione inNazionale.Ora parte
insieme a Criscito per l’avventura agli Europei con l’Under 21, prima di quella
inmaglia rossoblù in Europa League. Esce tra gli applausi. (25’ st MESTO6Al 37’
piazza un bell’assist a Vanden Borre che però spreca). ROSSI 7 “Con noi per i
campi della C, ora in Europa League: grazie Marco”, recita uno striscione appeso
in gradinata Nord.Una giornata indimenticabile anche per il capitano rossoblù,
che ha vissuto tutte le gioie e i dolori della storia recente del Genoa: il
premio per chi si è ritrovato a soffrire nell’inferno della terza serie è la
conquista dell’Europa, sempre con la fascia al braccio. Parte a centrocampo poi
scala in difesa, andando a chiudere su un paio di incursioni di Tiribocchi
eGiacomazzi. MILANETTO 6.5 Regista delGenoa promosso e poi tranquillamente salvo
in serie A, in questa stagione ha lasciato il passo a Thiago Motta ma si è fatto
sempre trovare pronto nelmomento del bisogno. In cabina di regia distribuisce
palloni con la consueta precisione, provando anche lui ad innescare Milito.
THIAGO MOTTA 6.5 In dubbio fino all’ultimo per un problema al polpaccio, ha
voluto essere a tutti i costi in campo per salutare nel modo migliore il suo
pubblico. E’ stata un’avventura brevema intensa e indimenticabile, per tutti: in
maglia rossoblù è tornato essere un giocatore e al Genoa ha fatto fare il salto
di qualità, trasmettendo tutta la sua esperienza e le sue qualità
tecniche.Quando viene sostituito tutto lo stadio scatta in piedi per la standing
ovation.Meritata. (2’ st VANDEN BORRE 6 Recupera palla su rinvio sballato di
Rosati e serveMilito nel corridoio per il suo secondo gol di giornata.Al 37’
calcia debolmente un cross basso diMesto, regalando palla a Rosati. Come
diceGasperini, quando entra è come tirare unamoneta). CRISCITO 7 Il primo
tentativo a rete della partita è il suo: botta dal limite dopo due minuti emezzo,
palla sul fondo. Cresciuto tantissimo da quandoGasperini lo ha trasformato in un
esterno, impreziosisce la sua prova con una perla di sinistro da fuori area, al
7’ su assist diMilito. (33’ st MODESTOsv) SCULLI 6.5 Si butta su ogni pallone
con grande generosità, rinunciando anche al nono gol stagionale per consentire
aMilito di competere con Ibra e Di Vaio nella classifica cannonieri. La
suamigliore stagione: partiva nelle retrovie, si è ritrovato titolare
inamovibile e vicino alla convocazione in Nazionale. MILITO 7.5 Nel giorno del
saluto alla tifoseria rossoblù, il Principe vuole congedarsi dal Ferraris
provando a sorpassare Di Vaio e Ibrahimovic in extremis per sedersi sul trono di
capocannoniere del campionato. Il primo tentativo è al 13’,ma non riesce a
superare Rosati.Al 29’ “anticipa” Jankovicma finisce per ciabattare di sinistro
sul fondo.Nella ripresa, al 3’, viene tradito dal rimbalzo del pallone su
generoso assist di Sculli. La sua corsa contro il tempo prosegue con l’assist
per Criscito e un altro errore dimira,ma al 10’ riesce finalmente a sbloccarsi,
con un tocco sull’uscita di Rosati.Una volta rotto il ghiaccio, si ripete al 21’
su assist di Vanden Borre.Non riesce a trovare la tripletta, Ibra lo beffa
proprio in volata ma entra con pienomerito nella storia delGenoa. Ciao Principe.
JANKOVIC 7 Il serbo è uno dei più attivi fin dai primiminuti, al 9’ il suo colpo
di testa, sugli sviluppi di un corner, finisce alto di un soffio. Poi al 22’ è
bravissimo ad anticipare tutti e a depositare in rete il gol del vantaggio, con
un bellissimo tocco su cross dalla destra di Sokratis. LECCE. La squadra
salentina partecipa alla festa rossoblù, ma con la testa è già alla prossima
stagione, con la serie A da riconquistare al più presto.In panchina c'è Gigi De
Canio, vecchia conoscenza genoana. Rosati 6, Vives 5, Ingrosso 5, Esposito 6,
Ariatti 6, Giacomazzi 5,5, Zanchetta 6 (15' st Stendardo 5), Edinho 5.5 (19' st
Caserta sv), Basta 6,5, Konan 5 (35' st Cacia sv), Tiribocchi 6,5. L'Arbitro
Tozzi di Ostia 6. Esordio in A in una giornata di grande tranquillità, nel clima
di festa al Ferraris. Tanti, forse troppi, i fuorigioco fischiati a Milito.
IL SECOLO XIX
- Criscito: ho un sogno, giocare con l'Eurogenoa.
Milanetto: «Andare via? Non ci
penso proprio». Il rebus Rubinho: «Può essere anche il momento di provare altre
strade». Un giorno speciale. Mimmo Criscito lo definisce «indimenticabile». E
aggiunge: «Mi dispiace solo che Diego ci lasci. È un campione straordinario, ma
siamo contenti per lui». Non è l'unico rimpianto: «Essere arrivati lì, con la
Fiorentina, ma essere dietro. Sarebbe bastato finire diversamente la partita di
Marassi...». Ma il bilancio è positivo: «Abbiamo disputato un ottimo campionato,
oltre le aspettative. Ora cercheremo di essere competitivi anche in Europa». Un
gol, il suo terzo centro stagionale. «Ho dimostrato che sappiamo segnare anche
da lontano, non solo da due centimetri», sorride. Si sente un veterano, come se
fosse qui da una vita. Vuole restare: «Dovranno parlare, mettersi d'accordo. Io
voglio rimanere qui, il mio sogno è giocare nel Genoa in Europa. La società ha
il diritto di riscatto. Io mercoledì parto con la nazionale Under. Sarà il mio
procuratore a seguire la questione, dubbi non ne ho». È in comproprietà con la
Juve, diritto di riscatto fissato intorno a quota 6 milioni. «Penso e mi auguro
che tutto fili liscio». Se no? «Se no, Juventus. Juventus e basta: con loro ne
ho già parlato». Insomma, dovesse tornare in bianconero, non sarebbe per rifare
un'altra volta la valigia. Ma Mimmo, napoletano di Genova (lo striscione nella
Sud sembrava fatto apposta per lui: "Amico partenopeo"), ha un sogno: «Sì, sogno
di essere il capitano del decimo scudetto, della stella. Ma possiamo fare con
calma, un passo alla volta, un traguardo alla volta. Ora pensiamo a fare bene in
Europa League». Nessun dubbio. Voglia di restare: la stessa di Omar Milanetto.
Terza stagione nel Genoa: «Un po' di strada importante l'abbiamo fatta insieme.
Andar via? Non ci penso proprio, ho due anni di contratto, sto benissimo, non
vedo l'ora di essere in campo in una partita europea. E, diciamocela: non ho
nessun rammarico, nessun rimpianto. Abbiamo giocato ogni partita con il massimo
dell'impegno. Abbiamo subito il 3-3 con la Fiorentina nel finale, ma altre
partite le abbiamo vinte al novantesimo. No: abbiamo fatto qualcosa che resterà
nella storia del Genoa, godiamoci la festa». Per Rubinho, invece, il futuro è un
piccolo rebus, almeno secondo il sito di Globoesporte. «In tre anni, qui, ho
ricevuto tanto affetto e trovato molti amici. Con il Genoa ho un contratto fino
al 2010. Il mio agente ha ricevuto offerte da diverse squadre. E potrebbe anche
essere il momento di provare nuove strade, ma tutto dipende da cosa deciderà la
dirigenza».
IL SECOLO XIX - Torcida in Piazza. "Di nuovo in Europa". di Andrea Schiappapietra. La marea rossoblu da Via XX a De Ferrari. GENOVA. Dopo le lacrime di commozione del Principe e di Thiago Motta e gli applausi di tutto lo stadio per l’EuroGenoa, il Ferraris ha iniziato lentamente a svuotarsi. I tifosi hanno formato un lungo serpentone rossoblù e si sono diretti verso il centro della città, obiettivo piazza De Ferrari, teatro di tante giornate di gioia per il Grifone, nel corso dei suoi 115 anni. Migliaia di persone hanno costeggiato il Bisagno, attraversato il piazzale davanti alla stazione Brignole e buttato un occhio al maxischermo di piazza della Vittoria, dove ancora erano in corso i preparativi per la festa serale, su cui venivano trasmessi a ciclo continuo i tanti gol del Genoa nell’anno di grazia 2008/09.Tuttihanno iniziato a risalire via XX settembre, con i caroselli di auto piene di bandiere che hanno poi lasciato spazio alla marea rossoblù. Negli occhi di tutti, tifosi di ogni età, la felicità per un obiettivo, quello del ritorno nelle coppe europee, raggiunto dopo 17 anni di assenza. Un’intera generazione, quella nata all’inizio degli anni Novanta, aveva visto il Genoa lottare solo, per tanto tempo, tra B e C. I racconti dei padri e dei fratelli maggiori sulle trasferte di Oviedo e Bucarest, la notte di Anfield con la prima vittoria di una squadra italiana nel tempio dei Reds e l’applauso della Kop a partita finita, il sogno solo accarezzato con l’Ajax in una semifinale beffa: tutto ormai cominciava a diventare un po’ sfocato, a perdere d’intensità. Ora quei ragazzi avranno la possibilità di rivivere quelle serate magiche. “Dalla serie C all’Europa, la nostra passione non viene meno. Ovunque sarai, noi ci saremo”: questo il grido di battaglia stampato su centinaia di magliette celebrative di un’altra giornata storica. Nell’interminabile corteo che punta dritto su piazza De Ferrari il lungo cammino del Genoa in questi ultimi vent’anni rivive nelle maglie indossate dai tifosi. Ci sono quelle con lo sponsor “Levante assicurazioni”, le prime in sintetico, che richiamano gli albori dell’era Spinelli. Poi compaiono quelle di Branco, Skuhravy e Aguilera, che segnarono la cavalcata del gruppo di Bagnoli verso la Coppa Uefa.Tanti indossano con orgoglio le divise della decadenza, della retrocessione in B e delle tante stagioni anonime e tristi. Non mancano “chicche”, come la maglia con il numero 2 del tunisino Badra e quella del connazionale Gabsi, entrambi portati da Franco Scoglio per un effimero progetto di risalita. Un po’ a sorpresa impazza anche Lucho Figueroa, la speranza argentina rimasta tale fino all’arrivo di Milito: ora è al Boca,mamolti non lo hanno dimenticato e così nel mucchio s’intravedono alcune camisetas gialloblù della squadra di Buenos Aires, guarda caso fondata da genovesi. E s’arriva alle casacche degli eroi di oggi, da Milito a Thiago Motta, da Bocchetti a Criscito, da capitan Rossi a tutti gli altri. Intorno alle 18.30 appare in fondo a via XXil camioncino che guida i ragazzi della Nord, lo zoccolo duro della tifoseria genoana. Crescono i cori, sventolano centinaia di bandiere e naturalmente nel mirino c’è soprattutto la Sampdoria: qualche insulto e tanta ironia, uno striscione utilizza il verbo di Mourinho “Zeru Derby”. Un altro dipinge la stagione blucerchiata, con il primato cittadino riconquistato dal Grifone: “Dall’Europa eliminati , nei derby umiliati, in campionato ... uno strazio e la Coppa ... alla Lazio”. Una battuta da stracittadina arriverà anche da Enrico Preziosi, sul palco di piazza della Vittoria: «Il numero fortunato è il 22». Quello della maglia di Borriello prima e Milito poi, nonché i punti di distacco tra Genoa e Sampdoria. Nonostante la pioggia, sono circa 30mila all’appuntamento preparato dalla tifoseria organizzata rossoblù, per salutare la squadra (assenti soltanto Milito, Jankovic e Olivera), Gasperini e lo staff, la dirigenza al gran completo. Musica con Francesco Baccini e tanti altri (seguirà anche un duetto rap tra Thiago e Vanden Borre sulle note dell’inno del Genoa), cabaret con Enrique Balbontin e compagnia, quindi il palco è tutto per i protagonisti della cavalcata genoana, arrivati verso le 21 e 40.Microfono a Preziosi: «Quattro anni fa eravamo qui per una festa drammatica, sembra passata una vita.Èstatadurissima,ma ora siamo in Europa grazie alla vostra fiducia e al vostro affetto, dimostrato inquesti anni. Sono felice di aver ripagato la fiducia». Poi tocca a Gasperini: «Grazie per il vostro appoggio in questi anni, ma il merito è soprattutto dei giocatori, sono loro i veri protagonisti ». Capitan Rossi, allora: «Campionato storico ed eccezionale». Palladino: «Ultimamente non sono stato molto bene, ma sono felice di essere qui». E Thiago: «Questo è un gruppo bellissimo, ringrazio tutti i miei compagni ». Partono i fuochi d’artificio. E due fari illuminano e colorano l’Arco di piazza della Vittoria: rosso e blu.
GAZZETTA LUNEDI' - QUATTRO SIGILLI PER UN ANNO MAGICO. di Gianni Massinissa. Finisce in trionfo: 4-1 al Lecce. Domenica indimenticabile: Festa, commozione, gol e la celebrazione dell' Europa. «Con i pantaloni rossi e la maglietta blu ,è il simbolo del Genoa la nostra gioventù ...»: l'inno è sempre quello, diciamo pure mitico, evocativo di tempi lontani e di un grande sogno, quello della stella, il decimo scudetto. Eppure ne sono passati di anni. Quanti ricordi si riversano sullo stadio caro ai genoani, che è ormai vetusto, non al passo dei tempi, però conserva inalterato il suo fascino ed è ricco di sentimenti, di struggenti malinconie di amarezze e di gioie. Ne occorrerebbe uno più moderno, per accompagnare nuove ambizioni che Enrico Preziosi ha reso concrete, reali, come nessuno o forse pochi avrebbero pronosticato solo qualche tempo fa. Però il Ferraris.. Un tuffo al cuore. IL VOLO - L'inno è sempre lo stesso, ma il Grifone non è più spelacchiato o intristito: adesso vola alto, ha piume ben colorate, vivace e impavido, spregiudicato nel suo volteggiare, rapace come lo vuole il popolo genoano. Il giorno della celebrazione, 31 maggio 2009: il Genoa in Europa, una stagione da incorniciare. Una etichetta di "grande" conquistata sul campo e non nelle chiacchiere; la considerazione del popolo calcistico una realtà di fatto. Festa doveva essere e festa è. Vi partecipa anche il Lecce, ormai retrocesso ma più che dignitoso, anzi persino irriverente dinanzi a cotanta cornice di colori rosso e blu, nel contesto di un entusiasmo senza confini. Ci sono sugli spalti tifosi un po datati e commossi ma anche giovani che non hanno provato le delusioni e le amarezze dei loro padri e dei loro nonni. Un passaggio di consegne, tra il Genoa di una volta, che arrancava e sbuffava, e talvolta irritava, e quello di adesso, pimpante, ricco di talento, forte di un programma che punta sempre più avanti e verso traguardi sempre più ambiziosi. LA CORSA - L'Europa chiama e il Genoa risponde: presente. Dalla serie C all'Europa League in pochi anni, questa corsa anche i giovani genoani l'hanno vissuta direttamente e per questo possono esultare, ora che la maledizione è stata esorcizzata. Si aprono nuovi orizzonti. Tanti gli striscioni che inneggiano al traguardo europeo, uno immenso, che copre tutti i Distinti: "Arrivemmo". Dice tutto. La dignità del tifoso non è un optional, non la si può acquisire o comperare, semmai la si conquista con la passione e con la partecipazione alla vita della squadra, a quello che adesso tutti chiamano progetto e chissà mai perché è diventato un luogo comune. Il Genoa sa quello che vuole. Vanno via protagonisti di questa esaltante stagione, altri giocatori di spicco arrivano. C'è un ricambio di facce e di stili di gioco, ma non di ambizioni e poi c'è da legittimare sul campo l'ingresso in Europa dalla porta principale, che poteva addirittura spalancarsi per traguardi ancora più importanti, leggi Champions League. Sarebbe stato meritatissimo, anche giusto, se vogliamo, ma va bene così: un passo alla volta. LA FESTA - La partita? Bella perché vissuta sulle emozioni che regalano la felicità e la soddisfazione di essere arrivati fin lassù. Il Lecce spreca un sacco di gol nella prima parte, si gioca su ritmi soft. Sbaglia e sbaglia ancora, finisci che ti fanno il pero e Jankovic rispetta la regola: al suo posto, sullo splendido cross di Sokratis, che gioca da attaccante esterno aggiunto. Lì dovrebbe esserci il Principe Milito, ma non è così. Scarpi si segnala per alcune grandi parate, poi deve inchinarsi dinanzi alla forza dirompente del Tir(ibocchi). Dieci minuti tra un gol e l'altro. LA CACCIA - Tanta accademia, non è certo un confronto aspro. Milito va a caccia di gol, in fondo è questo l'unico vero motivo della sfida, ma non trova grande supporto alle sue fughe e finisce spesso in fuorigioco, a un certo punto si spazientisce anche e l'arbitro gli risparmia il cartellino giallo, usando il buonsenso. Il Principe. incoronato da una mega corona esposta nella Nord, sbaglia molto e di più. in avvio di ripresa si divora almeno due grandi occasioni, prima di festeggiare sotto la gradinata: e sono 23. Record dei record dei cannonieri che si sono succeduti in maglia rossoblù. Prima aveva servito a Criscito la palla della seconda rete. Il Lecce progressivamente si siede e assiste al festival del Genoa. "Sei venuto da Principe, te ne vai da Re" recita uno striscione in gradinata Sud: in fondo è la sintesi dell'epopea di Milito. E lui risponde com'è nel suo stile: doppietta tra il 10' e il 22' della ripresa, alla pari con Ibra e Di Vaio, che poi recupera da Bologna dopo essere stato in svantaggio nella corsa al trono del gol. Poi Ibra accelera, va avanti. Anche qui, tutto secondo copione nella domenica dell'estasi, dei commiati eccellenti, vedi l'apoteosi per Thiago Motta quando lascia il campo, appena iniziato il secondo tempo. Cala il sipario, quattro gol del Genoa, ancora un successo del Grifo, una bella giornata. E adesso l'Europa. Non sarà un'avventura, così cantava il sommo Lucio Battisti. Non può essere soltanto una primavera.
GAZZETTA DEL LUNEDI' - IL TRIONFO. MILITO: "Non potevo che piangere". L' argentino, futuro interista, osannato durante il suo lungo saluto ai tifosi rossoblù. di PIERLUIGI GAINBINO. Il triplice fischio finale scatena una storica festa al Ferraris, sprigionando tutta l'euforia che il popolo genoano ha tenuto in serbo per 90 minuti, vincendo anche la tentazione di invadere pacificamente il campo. Solo in pochi hanno tentato ugualmente l'impresa, a bocce ferme, ma senza incidere in quella Piedigrotta di gioia incontenibile. ABBRACCI - E' finita con i rossoblù ad abbracciarsi l'un l'altro in una kermesse fantastica, che ha coinvolto anche Juric, Palladino e gli altri giocatori ieri forzatamente assenti. Non mancava nessuno: tecnici, atleti, dirigenti, inspiegati, massaggiatori, accompagnatori. I padri di famiglia sono subito corsi a bordo campo per coinvolgere anche i figlioletti, qualche moglie si è unita al gruppo. Un quadro edificante, (da imitare). ADDIO PRINCIPE - Tutta la squadra ha compiuto il canonico giro di campo, strappando applausi fervidi da ogni settore, ma la reazione individuale è stata ovviamente diversa. Se Thiago Motta ha preferito festeggiare prevalentemente a centrocampo, Diego Milito ha vinto a fatica emozione e abituale ritrosia per diventare l'assoluto dominatore anche nel dopo gara. Per lui la gente genoana ha coniato ogni sorta di slogan: un lungo atto d'amore che lo ha travolto e frastornato. Eccolo, il Principe di Bernal, dapprima salutare tutti col cenno di una mano, muovendosi per il terreno di gioco. Poi, circondato dai compagni di squadra, si è trovato proiettato in alto, portato letteralmente in trionfo proprio ai piedi di una Nord ubriaca d'affetto e di gratitudine. Diego, ormai spogliato della maglia di ordinanza, si è goduto ogni attimo di una privatissima consacrazione. Qualche lacrima liberatoria ha fatto capolino sul suo viso affilato, e lui non ha fatto nulla per nasconderla. Alla faccia di chi lo considera un ragazzo freddo e distaccato, scarsamente restio a manifestare i propri sentimenti. Il Principe ha parlato solo ai microfoni di Stadio Sprint: «Non è facile, sono emozionato. E' stata la mia ultima partita con questa maglia, impossibile non piangere, non sono riuscito a trattenermi di fronte all'affetto di questa gente». RICONOSCENZA - Le parole gli uscivano a fatica, tale era la tensione di un momento vissuto con estrema partecipazione: «Ringrazio i miei compagni, sono contento per la mia stagione». Provava persino imbarazzo, non riusciva a calarsi completamente nella parte del beniamino con le valigie pronte. Nella Nord piangevano in parecchi, ed è indubbio che la notizia ormai ufficiale della partenza di Diego abbia insinuato un'ombra di rimpianto e di tristezza nell'atmosfera festaiola generale. Quale Genoa sarà? Si chiedevano in molti, giovani e anziani, pensando all'addio del Principe e di Thiago. PREZIOSI - Il Ferraris era una bolgia, un calderone di sentimenti forti, espulsi come la lava di un vulcano. Capitan Marco Rossi, ad un certo punto, si è avvicinato al portoncino che divide il terreno di gioco dal parterre di tribuna. Mezzo minuto più tardi, ecco l'ultimo che mancava all'appello, Enrico Preziosi, scendere gli scalini della tribuna, entrare sulla pelouse, invocato da tutto lo stadio e applaudito dai suoi giocatori. Anche lui ha iniziato a sfilare partendo dalla Sud, rallentando sotto i distinti e rimirando tutta quella gente, bloccata nelle rispettive postazioni a crogiolarsi nell'euforia, senza alcuna voglia di sfollare. Giunto a dieci metri dalla Nord, il Joker non ha restitito: eccolo, ripetere il rito pagano della corsa sfrenata fin sotto la gradinata, alzando la mano al cielo per salutare ed esultare coi tifosi e nel contempo cercando di frenare per evitare l'impatto coi cartelloni. Poi anche lui ha iniziato ad abbracciare chiunque gli capitasse a tiro. L'ultima immagine è quella del gruppo allargato che si è ricompattato sotto la Nord per una foto ricordo da tramandare ai posteri. Una istantanea che certa mente farà capolino in chissà quanti poster. VECCHIE GLORIE - Un pomeriggio splendido, quello trascorso dai trentamila all'interno del Ferraris. Già venti minuti prima del via, la festa era cominciata con la lettura dei telegrammi di congratulazione giunti da due illustri ex rossoblù - Pato Aguilera e Stefano Eranio. Poi, ecco attraversare il campo altri giocatori che hanno fatta la storia del Grifone. Tra essi, alcuni artefici del quarto posto di 17 anni orsono: Maurizio Iorio, Armando Ferroni, Simone Braglia e - soprattutto - Vincenzo Torrente, capitano di mille battaglie, e Tomasone Skuhravy; il bomber rossoblù più amato degli ultimi decenni prima che arrivasse dal Sudamerica quel sacripante che ieri ha salutato per andare ad indossare la maglia col tricolore cucito sul petto.
LA REPUBBLICA
- Genoa, il giorno dell´apoteosi "In Europa per restarci a lungo".
di Gessi Adamoli. Da via Venti
Settembre a piazza della Vittoria, i luoghi simbolo della fede nel Grifone si
colorano di una gioia nuova . Preziosi: "Per me è naturale allestire squadre
competitive". Il giorno più lungo del popolo rossoblù la prima festa senza il
gusto della paura. Milito se ne va in lacrime. Il patron: "Avessi dato retta
solo al cuore, non l´avrei mai ceduto". È solo una grande, straordinaria festa.
La parola rimpianto è bandita. Restare fuori dai preliminari di Champions,
nonostante i 68 punti, tanti quanti la Fiorentina, non rovina il giorno del
Grifone: città imbandierata, caroselli dei tifosi e grande orgoglio del popolo
genoano. Che può essere riassunto da un lungo striscione che campeggia nella
Nord: "L´Europa la merita chi ha seguito il Grifone da Trieste a Crotone".
Felicità e lacrime. Gioia per il ritorno in Europa, commozione per l´addio a
Milito. Dopo l´ultimo abbraccio con il Principe, sotto la Nord festante, Enrico
Preziosi confessa di essersi emozionato: «Perdo un grande campione ed un uomo
straordinario. La sua lettera è stata bellissima, il modo con il quale ha scelto
di accomiatarsi dal Genoa e dai suoi tifosi mi ha commosso. Se avessi dato retta
al mio istinto, Milito non l´avrei mai lasciato andare via. Però ha prevalso la
ragione». "Meglio essersi lasciati che non essersi mai incontrati - Grazie
Diego" fa sapere la Nord con uno dei mille graffiti che campeggiano in
gradinata. Tutta la squadra ha provato a regalare al "Principe diventato re",
come recita un altro striscione, il titolo di capocannoniere. Due dei quattro
gol rifilati al Lecce li ha segnati Diego, ma non sono bastati, c´è ne sarebbe
voluto infatti un terzo per agguantare Ibrahimovic a sua volta autore di una
doppietta. È stata anche la giornata dell´addio di Thiago Motta, un altro
protagonista della straordinaria stagione rossoblù. Ieri, quando al 2´ della
ripresa Gasperini l´ha sostituito, lo stadio gli ha dedicato una standing
ovation che solo i grandi campioni meritano. Thiago è uscito da leader, battendo
il doppio 5 a tutti i compagni e poi anche ai componenti della panchina,
iniziando naturalmente da Gasperini. Due fuoriclasse, difficilissimi da
rimpiazzare. Ma Preziosi, ancora a caldo, dopo il giro di campo, ha garantito un
Genoa che possa avere ancora l´Europa come obiettivo: «Per me è un fatto quasi
naturale allestire squadre competitive». Lui, che è uno specialista in
giocattoli, ne ha costruito uno bellissimo che non ha alcuna intenzione di
rompere. Non succederà come 17 anni fa, stavolta il Genoa in Europa ci vuole
andare nel segno della continuità. «Questa è una soddisfazione che vale doppio -
ha confidato il presidente - Sono stato più forte dello scetticismo che mi ha
accolto quando ero arrivato a Genova. Niente arriva dal niente, dietro questo
traguardo c´è una grande tenacia ed enormi sforzi morali ed economici. Ed è per
questo allora che non faccio dediche se non a me stesso e a chi mi conosce
veramente e sa chi sono». No, davvero nessun rimpianto per la Champions svanita
per un´inezia. «Purtroppo - dice Preziosi - sono stato buon profeta. Avevo
infatti pronosticato che ci sarebbero voluti 69 punti. Ma questo non significa
che abbiamo l´amaro in bocca: ci bastano i nostri 68 punti, siamo contenti
così». La partita dell´apoteosi contro il Lecce è stato il festival del gol.
Squadre allegre e molto aperte: 4 a 1 il risultato, ma poteva tranquillamente
finire 6 a 3. In gol Jankovic, momentaneo pareggio di Tiribocchi e nella
ripresa, reti di Criscito e doppietta di Milito.
LA REPUBBLICA
- LE PAGELLE. Criscito
alla Riva, Jankovic replica la magia dell' andata. Scarpi pronto, Milanetto
lucido. SCARPI 6,5 Al rientro dopo l'operazione al menisco, ma non è
arrugginito. PAPASTATHOPOULOS 7 Più ala che terzino. FERRARI 7 Persino una
discesa con avversari saltati come birilli. BOCCHETTI 6,5 Ogni tanto si
deconcentra, errori di gioventù. Dal 25' st MESTO 6,5: Quando mette il turbo è
inarrestabile. ROSSI 7 L'anima e il cuore del Genoa: un vero capitano. MILANETTO
6,5 Ha fosforo: sa far girare palla. THIAGO MOTTA 6,5 Quando esce standing
ovation da brividi. Dal 2' st VANDEN BORRE 6: assist per il secondo gol di
Milito. CRISCITO 7 In gol con un sinistro alla gigi Riva. SCULLI 6 E'arrivato
stremato al termine di una stagione intensissima. MILITO 7 Due gol non gli
bastano ad agguantare Ibrahimovic. JANKOVIC 7 Dopo il gol di tacco dell' andata,
questa volta un raffinato tocco d'esterno.
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AKAIAOI |