STAGIONE 2008/09                                                                                                                                                                                 HOME >>

 

GENOA  - LECCE                       4 - 1   (1 - 1)

Reti: 22' Jankovic, 32' Tiribocchi, 52' Criscito, 56 e 67' Milito

GENOA: Scarpi; Papastathopoulos, Ferrari, Bocchetti (71' Mesto); Rossi, Milanetto, Motta (48' Vanden Borre), Criscito (78' Modesto); Sculli, Milito, Jankovic. (Rubinho, Parfait, Signorini, El Shaarawi). Allenatore: Gasperini

LECCE: Rosati; Vives, Ingrosso, Esposito, Ariatti; Giacomazzi, Zanchetta (61' Stendardo), Edinho (65' Caserta), Basta; Konan (80' Cacia), Tiribocchi. (Petrachi, Benvenga, Mollestam, Janvier). Allenatore: De Canio

Arbitro: Tozzi di Ostia. Ammoniti: Ingrosso, Caserta. Spettatori: 30.000

 

       

 

     

 

     

  

TUTTOSPORT - I rossoblù chiudono affossando il Lecce: Milito saluta con una doppietta. Preziosi: «Dedicato a me» «Ho vissuto 4 anni durissimi. Quanta forza per lottare contro gli scettici». Trentamila tifosi in festa per celebrare l’ingresso in Europa League. Gasperini: «La Fiorentina è stata più fortunata». di Paola Balsomini. GENOVA. «È una festa per tutti. Dopo un campionato grandioso, avremmo potuto fare il colpo grosso, vista la sconfitta della Fiorentina, ma va bene così». Il Genoa piega per 4-1 il già retrocesso Lecce nel giorno dell’addio a Milito e Thiago Motta e il presidente Enrico Preziosi ha il rimpianto di aver visto sfumare la Champions di un soffio: «Avevo fatto i calcoli e avevo capito che occorrevano 69 punti per raggiungere il quarto posto. I fatti mi hanno dato ragione. Ora è tardi per recriminare, ma resta una grandissima stagio­ne ». POKER D’ASSI La gara contro la formazione di De Canio chiude un anno da incorniciare e tra le lacrime di addio per Motta e Milito re­sta il tempo per esultare per il grande gol di tacco di Jankovic, proprio come all’andata, vanificato dal pa­reggio di Tiribocchi dieci mi­nuti dopo. Se il primo tempo è una sequenza di errori sotto porta degli uomini di De Canio, la ripresa è un Milito show alla ricerca del primato di capocannoniere: succede tutto in dieci minuti quando, dopo il gol di Criscito, il Principe prima mette a segno una doppietta, poi spreca più di un occasione per raggiungere la vetta più alta. SENZA RIMPIANTI Ma questa volta va bene così. Lo stadio risponde all’argentino dopo la lettera di addio del giocatore, parafrasando le parole di De Andrè: «Meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati». Il Principe corre sotto la curva, si commuove: «È stata la mia ultima partita nel Genoa, un’emozione incredibile e terrò tutti nel mio cuore». Cori e striscioni accompagnano anche gli ul­timi minuti di gara di Motta che lascia il campo per la meritata passerella prima di raggiungere l’Inter insieme al compagno: «Ricorderò ogni giorno di questa stagione, qui tutti mi hanno aiuta­to moltissimo a cominciare da Gasperini». Poi la festa continua per le strade della città: in centro si riversa la prima ondata di cuori rosso­blù, fino all’appuntamento serale, con trentamila tifosi che salutano la squadra in piazza della Vittoria. Milito non c’è: è già in viaggio per raggiungere la nazionale argentina e tutti i cori sono per Rossi e compagni. Preziosi però lo ricorda così: «Ho un numero fortunato, il 22». DEDICHE Il numero uno rossoblù sale sul palco, lo stesso della festa di quattro anni fa prima della retroces­sione in C, e saluta il bagno di folla. L’Europa è anche la sua vittoria: «Questo successo lo dedico a me perché ho vissuto 4 anni durissimi. Ho dovuto lottare contro lo scetticismo e solo io so quanti sforzi morali ed economici ci sono voluti per arrivare al traguardo di oggi. Ringrazio tutti perché la fiducia dei tifosi non mi è mai mancata. Ora mi godo questo risultato, sperando di fare già meglio l’anno prossimo: si tratta del coronamento di un sogno che non credevo si realizzasse così presto». Il presidente pensa già al mercato e alla prossima stagione europea, mentre Gasperini guarda il quarto posto e non si nasconde: «La Fiorentina ha avuto più fortuna di noi, lo dico senza acredine». Ma ora non c’è spazio per i catti­vi pensieri. GENOA-LECCE 4-1 MARCATORI: pt 22’ Jankovic, 32’ Tiribocchi; st 7’ Criscito, 11’ e 22’ Milito. GENOA (3-4-3): Scarpi 6.5; Papastathopoulos 7, Ferrari 6.5, Bocchetti 6 (26’ st Mesto 6); Rossi 6.5, Milanetto 6, Thiago Motta 6 (3’ st Vanden Borre 6.5), Criscito 7 ( 33’ st Modesto ng); Sculli 6, Milito 7.5, Jankovic 6.5. A disp. Rubinho, Signorini, Parfait, El Shaarawy. ALLENATORE Gasperini 7. ESPULSI: nessuno AMMONITI: nessuno. TIRI: 14. TIRI IN PORTA: 6. FUORIGIOCO: 8. ANGOLI: 3 POSSESSO PALLA: 51%. LECCE ( 4- 4- 2): Rosati 5.5; Vives 6, Ingrosso 5, Esposito 5, Ariatti 5.5; Giacomazzi 6, Zanchetta 5.5 ( 16’ st Stendardo 5.5), Edinho 6.5 ( 19’ st Caserta 6), Basta 6.5; Konan 6 ( 35’ st Cacia ng), Tiribocchi 6.5. A disp. Petrachi, Benvenga, Mollestam, Janvier ALLENATORE: De Canio 6. ESPULSI: nessuno. AMMONITI: Konan e Caserta per gioco scorretto. TIRI: 21. TIRI IN PORTA: 11. FUORIGIOCO: 4. ANGOLI: 9. POSSESSO PALLA: 49%. ARBITRO: Tozzi di Ostia Lido 6. RECUPERO TEMPO: pt 2’, st 0’. SPETTATORI: 28.159 per 445.521 euro.

 

CORRIERE SPORT - GENOA-LECCE L’applauso a Thiago Motta i gol e le lacrime di Milito Genoa tra festa e addii Il Lecce saluta De Canio e salva l’onore con Tiribocchi. GENOVA - Una città dipinta di rossoblù, una tifoseria in delirio per i propri beniamini. Bentornato in Europa vecchio Grifone. Per questa giornata di festa il Genoa non si è fatto mancare proprio nulla: dal saluto dei protagonisti della cavalca­ta europea di diciassette anni fa ad una coreografia da brividi che ha interessato l'intero stadio. Fino alla passerella trion­fale, con un'ovazione per giocatori (in particolar modo per Thiago Motta e Milito, destinati all'Inter), presidente e staff tecnico. Onore anche al Lecce che, pur matematicamente retrocesso (e a fine partita De Canio ha ufficializzato che la­scerà la panchina giallorossa) si è pre­sentato al Ferraris con la voglia di fare una bella figura. Un colpo di genio fa esplodere il Ferraris al 22', quando Jankovic corregge di prima intenzione alle spalle di Rosati un perfetto cross di Papastathopoulos. Pa­reggio al 31': forte e precisa la botta di Tiribocchi che non lascia scampo a Scarpi. Al 6' della ripresa il Genoa si riporta avanti con una bordata di Criscito. All'appello manca ancora il personaggio più at­teso, il Principe Milito, che si scatena nel finale con una doppietta, prima di congedarsi in lacrime dal popolo rossoblù. GENOA (3-4-3): Scarpi 7; Papastathopoulos 6,5 Ferrari 6 Bocchetti 6 (25' st Mesto 6); M. Rossi 6,5 Milanetto 6 Thiago Motta 6 (2’ st Vanden Borre 6) Criscito 7 (32' st Modesto sv); Sculli 6 Milito 7,5 Jankovic 7. A disp. Rubinho, Signorini, Parfait, El Shaarawy. All. Gasperini 7 Falli subiti: 12 Fuorigioco provocati: 4 LECCE (4-4-2): Rosati 6,5; Vives 6,5 Ingrosso 5,5 A. Esposito 6 Ariatti 6,5; Giacomazzi 5,5 Zan­chetta 6 ( 17' st Stendardo 5,5) Edinho 6 (19' st Caserta 5,5) Basta 7; Konan 6,5 (35' st Cacia sv) Tiribocchi 6,5. A disp. Petrachi, Benvenga, Mollestam, Janvier. All. De Canio 6,5 Falli subiti: 14 Fuorigioco provocati: 3. ARBITRO: Tozzi di Ostia Lido 7 Guardalinee: Foschetti e Riviel­lo Quarto uomo: Stefanini MARCATORI: 22' pt Jankovic ( G), 31' pt Tiribocchi ( L), 6' st Criscito (G), 10' st e 21’ st Milito (G). ASSIST: Papastathopoulos ( G), Milito ( G), Sculli ( G), Vanden Borre (G) AMMONITI: Konan (L), Caserta (L) NOTE: spettatori 30mila circa, paganti 5.303 per un incasso complessivo di 160.348 euro. Angoli: 9- 4 per il Lecce. Recu­pero 2' pt, 0' st

 

IL SECOLO XIX - Due gol del Principe. L'addio diventa festa. Il 4-1 al Lecce sublima una stagione da favola. Tutta la stagione davanti, non soltanto il Lecce con cui il Grifone chiude vincendo 41. L’intero Ferraris urla “noi abbiamo un Principe” e si torna al 14 settembre 2008, il Genoa sta battendo il Milan 10, gol di Sculli, al 90’ Milito mette l’ipnosi in un dribbling e Maldini lo stende: dal dischetto l’argentino trasforma. Il Principe è tornato, poi è diventato Re: in Nord spunta a inizio ripresa una corona con il numero 22. Ora andrà,ma nel cuore rossoblù resta. E resteranno quegli ultimi gol, il ventitreesimo e il ventiquattresimo in un campionato da capogiro. Sotto la Nord, come dev’essere in una bella favola. Prima, però, guardi la difesa e vedi che manca il marcatore d’assalto. Mente al 19 ottobre, a Marassi c’è il Siena, avversario ostico come sempre, il Grifone soffre ma vince, con un altro uomo simbolo della stagione, cuore, abnegazione e grinta:Biava (in tribuna con Palladino,entrambi in maglia celebrativa per l’Europa). Ieri lo ha sostituito la bandiera tuttofare, capitan Rossi, osannato all’ennesima diagonale vincente, mentre Sokratis spinge più avanti: servirà per l’10. Ed ecco il 5 ottobre, quando il greco realizza e il Genoa batte il Napoli 32. Gian Piero Gasperini: «Vincemmo in inferiorità numerica. Uno dei momenti più belli, come col Milan, i due derby, il successo sulla Juve.All’andata a Torino fu la dimostrazione che erano superiori, al ritorno la differenza non c’è stata». Il momento peggiore? «A Bologna la gara più brutta. Ma siamo arrivati quarti, pari con la Fiorentina,a un niente dalla Champions. C’è solo soddisfazione, non rammarico, perché abbiamo fatto il massimo». E i compagni fanno di tutto per aiutare Milito a segnare, per la classifica cannonieri e per il commiato. Jankovic serve l’assist, il centravanti strozza troppo il sinistro,Sculli ci riprova,il destro dell’argentino è altissimo. Però emerge nei ricordi il 7 dicembre, il primo derby, punizione di Milanetto e testa del Principe all’incrocio. A fine primo tempo il 22 è fermato per fuorigioco, s’arrabbia, quel gol del saluto non arriva. Fa per cacciare via la palla, si ferma, si scusa, abbraccia l’arbitro Tozzi. È una festa. Il gol ancora non c’è, verrà, due volte. Intanto, al 7’ della ripresa, Milito consegna a Criscito l’appoggio per il sinistro al fulmicotone che fa 21. Tuffo indietro, al primo febbraio, Criscito acciuffa il successo in extremis sul Palermo. Poi, a Napoli, il 22febbraio, ci pensa Jankovic. Il serbo aveva segnato anche un girone fa, il 18 gennaio a Lecce, prima del raddoppio di Sculli in contropiede. Da quel tacco salentino al colpo a effetto di ieri, al22’ pt: Sokratis in dribbling a destra a mo’ di ala, traversone radente e Jankovic s’inventa un interno beffardo,delicato, per il vantaggio Genoa. Tiribocchi pareggia al minuto 32 con un sinistro palo gol che batte Scarpi ( al posto di Rubinho e straordinario in una doppia parata nella ripresa), ma l’1 1 è condizione passeggera, il viaggio continua: a Reggio Calabria, il 5 aprile, entra Thiago Motta e risolve. Al 2’della ripresa, ieri, il brasiliano esce, sostituito da Vanden Borre. Ed è più che un gol: il congedo del tifo rossoblù è una standing ovation che scuote il pomeriggio. Come l’urlo del numero 88 aveva incendiato la serata dell’11 aprile. S’arriva alle perle, Juventus e derby di ritorno: doppio Thiago e Palladino per abbattere i bianconeri, triplo Milito per prendersi anche la seconda stracittadina. Alcune delle tante imprese genoane, è nominato chi segna ma il Grifone è collettivo. «Il leader è il gioco», sintetizza la guida Gasperini. In mezzo, i pochi passi falsi che non hanno consentito di acchiappare la Champions, ma tanto basta per la grande festa europea. Celebrazione a cui manca soltanto una gioia, la rete di Diego Milito. Un altro sinistro finisce largo,un destro alto. Pare un sortilegio, ma un Principe sa come infrangerlo. È lì al posto giusto all’11’ del secondo tempo, quando la palla lo raggiunge docile, lui lamette giù con lusinga e le domanda di andare in porta, lei obbedisce. Tutti ad abbracciarsi sotto laNord che grida forte “Diego, Diego”. Va bene,ma l’argentino vuol tornare a centrocampo, c’è ancora un po’da giocare edesultare con la maglia rossoblù indosso. Vanden Borre recupera la palla, Milito apre le braccia e la chiede,lei di nuovo arriva tra isuoi piedi,ci resta un istante a farsi coccolare e poi s’insacca all’angolino. Per il 41, per la doppietta. A Bologna Di Vaio segna una volta, è raggiunto, ma a Milano Ibrahimovic ne fa due e sale sul trono dei capocannonieri.L’argentino non è redel gol in A, però resta il Principe del Genoa. Adios, anzi arrivederci. Lacrime e sorrisi come pioggia col sole. E via con la festa rossoblù.

IL SECOLO XIX - Preziosi e Gasp l'ora del trionfo e il grande futuro. di Mauro Casaccia. Il Patron "dedicato a me ed ai tifosi" Il Mister "Europa primo obiettivo". GENOVA. Diego Milito sta facendo il giro d’onore in lacrime, tutta la squadra in campo saluta il pubblico e Marco Rossi s’arrampica in tribuna d’onore. Va da Enrico Preziosi, che è in piedi e applaude,con gli occhi rossi. Il capitano consegna al presidente rossoblù il regalo di giocatori e staff: un gioiello con oro bianco, rubini e zaffiri, raffigura una maglia con incise le firme dei protagonisti della stagione del Grifone.Opera realizzata in 115 unità, quella donata a Preziosi porta sul retro il numero 1. E quel punto il presidente del Genoa lascia gli spalti ed entra sul terreno di gioco, per accompagnare il giro di campo. «Una dedica? A me stesso, perché ho sofferto tanto in questi anni. E a chi mi vuole bene,mi conosce e sa chi sono. Ai tifosi, per tutto l’affetto che mi dimostrano». Arriva sotto la Gradinata Nord, abbraccia Gasperini, i collaboratori, i giocatori. Abbraccia Milito: «Un po’ di commozione l’ho provata,è un grande uomo. Con la sua lettera e poi con questa partita ha commosso i genoani e anche il sottoscritto. Va via ma il suo cuore sarà sempre qui. Noi andiamo avanti, lavoriamo per essere competitivi e fare ancora meglio, per ripetere questi risultati e conservare questo entusiasmo. Diego tornerà... comunque sarà sempre con noi». Il pomeriggio da emozioni forti cattura anche Gian Piero Gasperini: «Il tifo è stato eccezionale, s’è vista la maturità di una piazza che arriva da tante sofferenze. Milito e Thiago vanno in una grande squadra, a giocarsi scudetto e Champions, a noi resta l’amicizia e tutto ciò che abbiamo fatto insieme. L’anno prossimo sarà difficile, ma non ci spaventa e ci dà stimolo per avere ancora più coraggio. A turno, in questa stagione, anche quando sono mancati Milito o Thiago Motta, abbiamo ottenuto il meglio da tutti. Uno era in calo e subito saltava fuori un altro, il merito è stato di tutta la squadra e di tutto l’ambiente: tutti hanno dato un contributo determinante». Fino ad arrampicarsi a 68 punti. «Siamo quarti, al pari della Fiorentina, a un niente dalla Champions. Senza acredine, loro hanno avuto un pizzico...una manata di fortuna più di noi. Sono forti, noi avremmo meritato ma siamo felici così, perché abbiamo fatto il massimo. Non c’è rammarico, prevale la soddisfazione». Tempo di ringraziamenti, allora. «Li faccio al presidente per tutti. E poi a Fabrizio Preziosi, a Capozucca,a Zarbano, a tutti i dipendenti della sede,ai medici, naturalmente almio staff». La grande stagione del Genoa non è soltanto nei risultati e nel gioco espresso,è in tutto il lavoro fatto quotidianamente al Signorini di Pegli: «C’è un dato significativo di quanto fatto: 290 allenamenti in questa stagione, la media di partecipazione è altissima, anche se incidono infortuni gravi come quello di Paro. Chi ne ha fatti di più, il 93 per cento, è Marco Rossi, che tre anni fa ne saltava molti per vari problemi. Questo fa sì che il Genoa abbia ormai un grande indice di gradimento, i giocatori parlano tra loro, lo sanno, qui c’è un tifo che ha tanto entusiasmo e c’è un ambiente ottimo per lavorare». È già un balzo nel futuro, anche se Gasperini frena per godersi il presente. «Ora la festa,da martedì o mercoledì vedremo il resto, “finalmente” inizia il mercato...». Tra un abbraccio e l’altro, è vero quello a Preziosi alla notizia di Quaresma? «Sì, ma ancora la trattativa non è conclusa». In settimana potrebbero riabbracciarsi. Il calciomercato attenda il tecnico ancora un poco, il salto in avanti si può fare in chiave Europa: «Ci stuzzica, ma bisogna stare attenti, ci saranno tanti impegni da gestire: un test per tutti. Speriamo di avere un po’ di fortuna nel sorteggio, per andare nel girone e rappresentare Genova in Europa. Sarà il primo obiettivo della prossima stagione». Si torna a Preziosi, che prima ha resistito, ma poi è sceso in campo a far festa: «La Federazione conosce le situazioni e i comportamenti, non mi aspetto niente, faccio il mio lavoro. Tutto questo deriva dallo sforzo compiuto, in quattro anni contro ogni scetticismo, con tenacia. Perciò la soddisfazione è doppia. Saluto tutti i genoani del mondo, appuntamento in Europa».

IL SECOLO XIX - Festa grande con lacrime. di Mauro Casaccia. Trentamila in piazza per il ritorno in Europa. GENOVA. Giugno ’73, la canzone di Fabrizio De Andrè che i genoani dedicano a Diego Milito: “È stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati”. E il Principe saluta e piange. Le lacrime scrivono ciò che non era riuscito a dire con la lettera indirizzata ai tifosi: «Non è facile, sono emozionato, è stata la mia ultima partita con questa maglia, impossibile non piangere, non sono riuscito a trattenermi di fronte all’affetto di questa gente». Con l’argentino, si commuovono Enrico Preziosi e Thiago Motta, Gian Piero Gasperini e tutti i genoani. Gioia e adios, adios e gioia: «Non ci sono parole per questo pubblico. Ringrazio i miei compagni, sono felice per la mia stagione». La stagione che ha riportato il Genoa in Europa, 17 anni dopo. Festa grande al Ferraris, per le vie di Genova fino a De Ferrari, infine in piazza della Vittoria. La stessa dell’estate del 2005, cerchio di rinascita che si chiude. Campionato concluso con il 41 al Lecce doppietta di Milito sotto la Nord, prodezze di Jankovic e Criscito, Tiribocchi per i salentini e con tanti record conquistati. Battuta pure la macaia di cui parlava Giuann Brera.«Già dice Gasperini abbiamo superato tanti primati in questa fantastica annata ». È il terzo Genoa più vincente della storia nella serie A a girone unico, con 19 successi, dopo quello del 1930/31, a 22, e quello del 1929/30, a 20. E poi i singoli. Record personale di gol per chi va, comeThiago, altro idolo al passo d’addio, e per chi resta, come Beppe Sculli, eletto bandiera rossoblù insieme a capitan Rossi. Per tornare a Milito. Già superato Guglielmo Trevisan( 20 reti nel 1942/43), il Principe è il miglior marcatore del Genoa in un torneo di A con 24 centri. E ha battuto anche se stesso, a Saragozza nel 2006/2007 esultò 23 volte. Inoltre è diventato il secondo goleador argentino in un campionato di A. Il primo? Hernan Crespo, 26 gol nella Lazio 2000/01, in arrivo al Genoa insieme a Sergio Floccari per sostituire Milito. Il futuro rossoblù. Tanto è già stato fatto da Preziosi in sede di mercato, in settimana potrebbero essere ufficiali anche Quaresma, Kharja e Dembelé. Ma se ne tornerà a parlare da domani, adesso è il tempo della festa del Grifone. Per una stagione strepitosa, che non viene scalfita da alcun rimpianto, nonostante l’arrivo a pari punti con la Fiorentina e la Champions sfumata per l’esito degli scontri diretti. «La soddisfazione prevale dice Gasperini abbiamo fatto ilmassimo». I tifosi lo sanno e colorano di rossoblù il pomeriggio e poi la notte genovese. Salutano le amate nuvole che vanno, magari è un arrivederci: “Nessun prezzo eguaglia il nostro amore, Diego e Thiago per sempre nel cuore... Comunque grazie”. Accolgono le nuvole che vengono. Abbracciano loro e quelli che restano: “Gasperini portaci in Europa”. Eccola

 

IL SECOLO XIX - IL PAGELLONE. di andrea Schiappapietra. SCARPI 7 Il problema al polso di Rubinho, costretto in panchina, gli regala la passerella del Ferraris, nel giorno in cui si festeggia il ritorno in Europa. Premio meritato per il portierone, uno dei leader dello spogliatoio rossoblù, al Genoa dal gennaio 2004, che quest’anno aveva giocato solo in Coppa Italia e una mezz’ora nella sfortunata trasferta di Roma. Al 5’ si allunga a deviare in corner una gran botta dal limite dell’area di Vives .Due minuti più tardi va a chiudere in uscita su Konan, poi al 9’ respinge amano aperta una sventola dal limite di Tiribocchi. Sul pareggio dell’ex attaccante di Torino, Chievo e Siena si allungama non riesce a deviare il pallone che finisce sul palo e poi s’insacca. Al 32’ della ripresa, dopo una respinta non perfetta, fa ilmiracolo ancora una volta su Tiribocchi. SOKRATIS 6.5 In avvio chiude in scivolata, con grande tempestività, rimpallando il tiro a botta sicura di Tiribocchi all’altezza del dischetto del rigore. L’assenza di Biava per infortunio gli ha consentito di giocare da titolare nelle ultime giornate con continuità e le grandi qualità del difensore greco sono subito venite fuori.Difficile da superare nei contrasti, spinge con continuità sulla destra ed è da un suo cross che nasce il gol di Jankovic al 22’. C’è spazio anche per qualche test in vista della prossima stagione: Rossi arretra in difesa e il “Papa” sale sulla linea dei centrocampisti. FERRARI 7 Stagione straordinaria per il centrale rossoblù, che veniva da un periodo nonmolto positivo in maglia giallorossa.Arrivato tra lo scetticismo generale, ha trasmesso sicurezza alla difesa che, non a caso, è diventata una dellemigliori del campionato. Il copione non cambia anche nell’ultimo, inutile,match con il Lecce già retrocesso.Neiminuti finali del primo tempo, ad esempio, salva in scivolata su Tiribocchi lanciato a rete.Di testa non ne sbaglia una, scatena la standing ovation con una discesa palla al piede. BOCCHETTI 6.5 Difende con ordine, anche se si concede qualche errore di troppo in fase di appoggio: un aspetto su cui deve ancora lavorare.Una delle più belle sorprese della stagione, in ogni caso, con un rendimento che gli ha garantito la convocazione inNazionale.Ora parte insieme a Criscito per l’avventura agli Europei con l’Under 21, prima di quella inmaglia rossoblù in Europa League. Esce tra gli applausi. (25’ st MESTO6Al 37’ piazza un bell’assist a Vanden Borre che però spreca). ROSSI 7 “Con noi per i campi della C, ora in Europa League: grazie Marco”, recita uno striscione appeso in gradinata Nord.Una giornata indimenticabile anche per il capitano rossoblù, che ha vissuto tutte le gioie e i dolori della storia recente del Genoa: il premio per chi si è ritrovato a soffrire nell’inferno della terza serie è la conquista dell’Europa, sempre con la fascia al braccio. Parte a centrocampo poi scala in difesa, andando a chiudere su un paio di incursioni di Tiribocchi eGiacomazzi. MILANETTO 6.5 Regista delGenoa promosso e poi tranquillamente salvo in serie A, in questa stagione ha lasciato il passo a Thiago Motta ma si è fatto sempre trovare pronto nelmomento del bisogno. In cabina di regia distribuisce palloni con la consueta precisione, provando anche lui ad innescare Milito. THIAGO MOTTA 6.5 In dubbio fino all’ultimo per un problema al polpaccio, ha voluto essere a tutti i costi in campo per salutare nel modo migliore il suo pubblico. E’ stata un’avventura brevema intensa e indimenticabile, per tutti: in maglia rossoblù è tornato essere un giocatore e al Genoa ha fatto fare il salto di qualità, trasmettendo tutta la sua esperienza e le sue qualità tecniche.Quando viene sostituito tutto lo stadio scatta in piedi per la standing ovation.Meritata. (2’ st VANDEN BORRE 6 Recupera palla su rinvio sballato di Rosati e serveMilito nel corridoio per il suo secondo gol di giornata.Al 37’ calcia debolmente un cross basso diMesto, regalando palla a Rosati. Come diceGasperini, quando entra è come tirare unamoneta). CRISCITO 7 Il primo tentativo a rete della partita è il suo: botta dal limite dopo due minuti emezzo, palla sul fondo. Cresciuto tantissimo da quandoGasperini lo ha trasformato in un esterno, impreziosisce la sua prova con una perla di sinistro da fuori area, al 7’ su assist diMilito. (33’ st MODESTOsv) SCULLI 6.5 Si butta su ogni pallone con grande generosità, rinunciando anche al nono gol stagionale per consentire aMilito di competere con Ibra e Di Vaio nella classifica cannonieri. La suamigliore stagione: partiva nelle retrovie, si è ritrovato titolare inamovibile e vicino alla convocazione in Nazionale. MILITO 7.5 Nel giorno del saluto alla tifoseria rossoblù, il Principe vuole congedarsi dal Ferraris provando a sorpassare Di Vaio e Ibrahimovic in extremis per sedersi sul trono di capocannoniere del campionato. Il primo tentativo è al 13’,ma non riesce a superare Rosati.Al 29’ “anticipa” Jankovicma finisce per ciabattare di sinistro sul fondo.Nella ripresa, al 3’, viene tradito dal rimbalzo del pallone su generoso assist di Sculli. La sua corsa contro il tempo prosegue con l’assist per Criscito e un altro errore dimira,ma al 10’ riesce finalmente a sbloccarsi, con un tocco sull’uscita di Rosati.Una volta rotto il ghiaccio, si ripete al 21’ su assist di Vanden Borre.Non riesce a trovare la tripletta, Ibra lo beffa proprio in volata ma entra con pienomerito nella storia delGenoa. Ciao Principe. JANKOVIC 7 Il serbo è uno dei più attivi fin dai primiminuti, al 9’ il suo colpo di testa, sugli sviluppi di un corner, finisce alto di un soffio. Poi al 22’ è bravissimo ad anticipare tutti e a depositare in rete il gol del vantaggio, con un bellissimo tocco su cross dalla destra di Sokratis. LECCE. La squadra salentina partecipa alla festa rossoblù, ma con la testa è già alla prossima stagione, con la serie A da riconquistare al più presto.In panchina c'è Gigi De Canio, vecchia conoscenza genoana. Rosati 6, Vives 5, Ingrosso 5, Esposito 6, Ariatti 6, Giacomazzi 5,5, Zanchetta 6 (15' st Stendardo 5), Edinho 5.5 (19' st Caserta sv), Basta 6,5, Konan 5 (35' st Cacia sv), Tiribocchi 6,5. L'Arbitro Tozzi di Ostia 6. Esordio in A in una giornata di grande tranquillità, nel clima di festa al Ferraris. Tanti, forse troppi, i fuorigioco fischiati a Milito.

IL SECOLO XIX - Thiago, grazie con gli occhi lucidi. «Un giorno bellissimo dopo un'annata bellissima. Neanch'io mi aspettavo tanto. Porterò sempre il Genoa nel cuore». Si può avere indossato la maglia del Barcellona e amare il rossoblù del Genoa come il blaugrana. Si può vivere un avventura lunga undici mesi e confessare: «Il Genoa lo porterò nel cuore sempre». Si può lasciare la piccola (si fa per dire) Europa della neonata League per andare a giocarsi scudetto e Champions League, e usare una parola che, spesso, nel calcio dei milioni (di euro) si dimentica: grazie. Si può essere così normali da essere un po' straordinari. Thiago Motta, 26 anni, un grande futuro dietro le spalle e un grande futuro davanti a séè tutto questo. Si può finire una conferenza stampa con gli occhi lucidi di una commozione vera, autentica, e ricevere l'applauso di quella piccola tribuna che è una sala stampa. E si può usare un aggettivo - un superlativo assoluto - per contrappuntare i suoi pensieri. L'italiano migliorerà nei prossimi anni di Milano nerazzurra. Ma Genova e il Genoa non saranno mai, per lui, una tappa o una parentesi fra grandi nomi della Liga (Barça e Atletico Madrid) e l'Inter, regina ritrovata. «Un giorno bellissimo - dice - dopo una bellissima stagione. Un giorno bellissimo per tutta la squadra perché so che ci ricorderanno sempre e noi avremo bellissimi ricordi». La partenza ad handicap: un brutto infortunio da cancellare, la forma da ritrovare. Di più: la consapevolezza e la convinzione. «Forse nessuno ci pensava che sarebbe andata così, forse non lo pensavo neanch'io. Devo ringraziare la società, devo ringraziare tutti: compagni splendidi, tifosi. Devo ringraziare anche lei». Un bacio in fronte a Sophia, 2 anni, la maglia da trasferta bianca con rigone rossoblù, il suo nome stampato sopra. In braccio a papà, ogni tanto una parolina che è una cantilena. Dolce e sorridente. «Il ricordo più bello? Forse la doppietta con la Juventus, ma ricorderò ogni giorno di questa avventura, ricorderò tutto, per sempre. Sono stato bene, sono felice, porterò nel cuore ogni momento»

 

IL SECOLO XIX - Criscito: ho un sogno, giocare con l'Eurogenoa. Milanetto: «Andare via? Non ci penso proprio». Il rebus Rubinho: «Può essere anche il momento di provare altre strade». Un giorno speciale. Mimmo Criscito lo definisce «indimenticabile». E aggiunge: «Mi dispiace solo che Diego ci lasci. È un campione straordinario, ma siamo contenti per lui». Non è l'unico rimpianto: «Essere arrivati lì, con la Fiorentina, ma essere dietro. Sarebbe bastato finire diversamente la partita di Marassi...». Ma il bilancio è positivo: «Abbiamo disputato un ottimo campionato, oltre le aspettative. Ora cercheremo di essere competitivi anche in Europa». Un gol, il suo terzo centro stagionale. «Ho dimostrato che sappiamo segnare anche da lontano, non solo da due centimetri», sorride. Si sente un veterano, come se fosse qui da una vita. Vuole restare: «Dovranno parlare, mettersi d'accordo. Io voglio rimanere qui, il mio sogno è giocare nel Genoa in Europa. La società ha il diritto di riscatto. Io mercoledì parto con la nazionale Under. Sarà il mio procuratore a seguire la questione, dubbi non ne ho». È in comproprietà con la Juve, diritto di riscatto fissato intorno a quota 6 milioni. «Penso e mi auguro che tutto fili liscio». Se no? «Se no, Juventus. Juventus e basta: con loro ne ho già parlato». Insomma, dovesse tornare in bianconero, non sarebbe per rifare un'altra volta la valigia. Ma Mimmo, napoletano di Genova (lo striscione nella Sud sembrava fatto apposta per lui: "Amico partenopeo"), ha un sogno: «Sì, sogno di essere il capitano del decimo scudetto, della stella. Ma possiamo fare con calma, un passo alla volta, un traguardo alla volta. Ora pensiamo a fare bene in Europa League». Nessun dubbio. Voglia di restare: la stessa di Omar Milanetto. Terza stagione nel Genoa: «Un po' di strada importante l'abbiamo fatta insieme. Andar via? Non ci penso proprio, ho due anni di contratto, sto benissimo, non vedo l'ora di essere in campo in una partita europea. E, diciamocela: non ho nessun rammarico, nessun rimpianto. Abbiamo giocato ogni partita con il massimo dell'impegno. Abbiamo subito il 3-3 con la Fiorentina nel finale, ma altre partite le abbiamo vinte al novantesimo. No: abbiamo fatto qualcosa che resterà nella storia del Genoa, godiamoci la festa». Per Rubinho, invece, il futuro è un piccolo rebus, almeno secondo il sito di Globoesporte. «In tre anni, qui, ho ricevuto tanto affetto e trovato molti amici. Con il Genoa ho un contratto fino al 2010. Il mio agente ha ricevuto offerte da diverse squadre. E potrebbe anche essere il momento di provare nuove strade, ma tutto dipende da cosa deciderà la dirigenza».

IL SECOLO XIX - E al fischio finale, festa sul prato: mogli, bambini e giocatori. di Claudio Mangini. In campo quelli del quarto posto. In tribuna Stellini e Lamouchi. E c'è anche il tifoso finito sotto il bus della Fiorentina a febbraio Genova. Non è uno spot per quello che il calcio dovrebbe essere, è una festa per quello che il calcio, qualche volta, sa essere. A Genova più che da altre parti. La festa finisce con due papà, Sculli e Mesto, in mutande e quattro bimbi che si rincorrono sul prato. È solo un particolare, un dettaglio. Le lacrime di Milito, il giro di campo collettivo, quel tifoso che prima convince Criscito a spogliarsi della maglia numero 4, poi Diego a lasciare i calzoncini, le mamme-mogli di calciatori con i figli per mano, i papà con i bambini sulle spalle, Matteo Ferrari a torso nudo con Aron fra le braccia. Sembra una festa in campagna, una Pasquetta sull'erba: è la domenica sul prato di quelli che hanno fatto una fetta di storia, è la festa dei loro affetti. Se volete, potete raccontarla così: il Genoa è una famiglia. È vero, quando si vince va tutto bene. Ma questa è anche la vittoria di un gruppo. Lo dice Gian Piero Gasperini: «Certe volte le rivalità interne finiscono per frenare il potenziale complessivo. Qui, ognuno ha fatto la sua parte. E quando uno ha avuto problemi, un compagno ha trovato il suo momento migliore». A una festa di famiglia non possono mancare zii affettuosi, che non dimenticano le occasioni che contano. Sono nove. Pinuccio Brenzini, voce del Genoa, li introduce uno a uno, quando sono scoccate le 14,30. Sono la metà di quelli che conquistarono il quarto posto, 18 anni fa: Braglia, Berti, Piotti, Torrente, Ferroni, Skuhravy, Iorio, Bianchi e Corradi. E Braglia, maglietta rossi e pantaloni blu come il ritornello dell'inno che fa da colonna sonora al pomeriggio, dice: «Sarei curioso di vederli in campo contro di noi, questi ragazzi. Noi finimmo quarti, loro quinti ma a pari merito. Questa è una grande squadra, costruita benissimo, andrà lontano». In tribuna ci sono anche Cristian Stellini e Sabri Lamouchi, due che hanno percorso un pezzo di strada recente con il Genoa. Il primo, un rigore nel finale a Salerno e un tiraccio da fuori al Ferraris contro la Salernitana, nella finale playoff della maledetta serie C. Tutto, o tanto, è ricominciato da lì. Stellini ha riconquistato la A con il Bari: «Ma mi sarebbe piaciuto esserci, in questo Genoa. Il calcio è così: ogni tanto separa, ma gli affetti e la stima restano. Io sono sempre rimasto legato». Lamouchi era nel Genoa del 2004-2005. Ha 38 anni, quest'anno ha giocato in Qatar. «Ma volevo esserci». C'è anche Gian Piero Ventura, sampdoriano doc ma spesso a Marassi a veder giocare il Genoa e spesso a Pegli a seguire gli allenamenti. «Grande stagione e grande gestione - dice il tecnico, vicino alla panchina del Bari -. L'addio a Milito e Motta? Hanno fatto mercato, e il Genoa che sta nascendo promette davvero bene: Crespo, Floccari, Acquafresca che va in prestito ma tornerà, Dembelé, Quarasma. Forti, forti davvero». A una festa di famiglia si può partecipare con un messaggio: «Con il cuore sono insieme a voi. Vi abbraccio». Firmato Stefano Eranio. Con una telefonata da Montevideo: di Pato Aguilera, naturalmente. Con un abbraccio forte: Alfredo Biondi a Enrico Preziosi, dai giorni bui nelle aule a un'Europa luminosa come la Nord sotto il sole. Splendida la coreografia: le stelle dell'Europa su fondo blu. "Arrivemmö", sta scritto sui Distinti. Dove non è sottinteso, è scritto a caratteri cubitali, lettere d'oro: Europa. Ma le riunioni di famiglia servono anche a ricordare momenti non facili: "L'Europa se la merita chi ha seguito il Genoa da Trieste a Crotone". E una dedica: "Con noi per i campi della C, ora Europa League. Grazie Marco», dedicata al capitano Rossi. Sul prato con le stampelle, alla fine della partita c'è anche Gabriele Amato: il 15 febbraio, finì schiacciato dal pullman della Fiorentina. Ieri sorrideva.

 

IL SECOLO XIX - Torcida in Piazza. "Di nuovo in Europa". di Andrea Schiappapietra. La marea rossoblu da Via XX a De Ferrari. GENOVA. Dopo le lacrime di commozione del Principe e di Thiago Motta e gli applausi di tutto lo stadio per l’EuroGenoa, il Ferraris ha iniziato lentamente a svuotarsi. I tifosi hanno formato un lungo serpentone rossoblù e si sono diretti verso il centro della città, obiettivo piazza De Ferrari, teatro di tante giornate di gioia per il Grifone, nel corso dei suoi 115 anni. Migliaia di persone hanno costeggiato il Bisagno, attraversato il piazzale davanti alla stazione Brignole e buttato un occhio al maxischermo di piazza della Vittoria, dove ancora erano in corso i preparativi per la festa serale, su cui venivano trasmessi a ciclo continuo i tanti gol del Genoa nell’anno di grazia 2008/09.Tuttihanno iniziato a risalire via XX settembre, con i caroselli di auto piene di bandiere che hanno poi lasciato spazio alla marea rossoblù. Negli occhi di tutti, tifosi di ogni età, la felicità per un obiettivo, quello del ritorno nelle coppe europee, raggiunto dopo 17 anni di assenza. Un’intera generazione, quella nata all’inizio degli anni Novanta, aveva visto il Genoa lottare solo, per tanto tempo, tra B e C. I racconti dei padri e dei fratelli maggiori sulle trasferte di Oviedo e Bucarest, la notte di Anfield con la prima vittoria di una squadra italiana nel tempio dei Reds e l’applauso della Kop a partita finita, il sogno solo accarezzato con l’Ajax in una semifinale beffa: tutto ormai cominciava a diventare un po’ sfocato, a perdere d’intensità. Ora quei ragazzi avranno la possibilità di rivivere quelle serate magiche. “Dalla serie C all’Europa, la nostra passione non viene meno. Ovunque sarai, noi ci saremo”: questo il grido di battaglia stampato su centinaia di magliette celebrative di un’altra giornata storica. Nell’interminabile corteo che punta dritto su piazza De Ferrari il lungo cammino del Genoa in questi ultimi vent’anni rivive nelle maglie indossate dai tifosi. Ci sono quelle con lo sponsor “Levante assicurazioni”, le prime in sintetico, che richiamano gli albori dell’era Spinelli. Poi compaiono quelle di Branco, Skuhravy e Aguilera, che segnarono la cavalcata del gruppo di Bagnoli verso la Coppa Uefa.Tanti indossano con orgoglio le divise della decadenza, della retrocessione in B e delle tante stagioni anonime e tristi. Non mancano “chicche”, come la maglia con il numero 2 del tunisino Badra e quella del connazionale Gabsi, entrambi portati da Franco Scoglio per un effimero progetto di risalita. Un po’ a sorpresa impazza anche Lucho Figueroa, la speranza argentina rimasta tale fino all’arrivo di Milito: ora è al Boca,mamolti non lo hanno dimenticato e così nel mucchio s’intravedono alcune camisetas gialloblù della squadra di Buenos Aires, guarda caso fondata da genovesi. E s’arriva alle casacche degli eroi di oggi, da Milito a Thiago Motta, da Bocchetti a Criscito, da capitan Rossi a tutti gli altri. Intorno alle 18.30 appare in fondo a via XXil camioncino che guida i ragazzi della Nord, lo zoccolo duro della tifoseria genoana. Crescono i cori, sventolano centinaia di bandiere e naturalmente nel mirino c’è soprattutto la Sampdoria: qualche insulto e tanta ironia, uno striscione utilizza il verbo di Mourinho “Zeru Derby”. Un altro dipinge la stagione blucerchiata, con il primato cittadino riconquistato dal Grifone: “Dall’Europa eliminati , nei derby umiliati, in campionato ... uno strazio e la Coppa ... alla Lazio”. Una battuta da stracittadina arriverà anche da Enrico Preziosi, sul palco di piazza della Vittoria: «Il numero fortunato è il 22». Quello della maglia di Borriello prima e Milito poi, nonché i punti di distacco tra Genoa e Sampdoria. Nonostante la pioggia, sono circa 30mila all’appuntamento preparato dalla tifoseria organizzata rossoblù, per salutare la squadra (assenti soltanto Milito, Jankovic e Olivera), Gasperini e lo staff, la dirigenza al gran completo. Musica con Francesco Baccini e tanti altri (seguirà anche un duetto rap tra Thiago e Vanden Borre sulle note dell’inno del Genoa), cabaret con Enrique Balbontin e compagnia, quindi il palco è tutto per i protagonisti della cavalcata genoana, arrivati verso le 21 e 40.Microfono a Preziosi: «Quattro anni fa eravamo qui per una festa drammatica, sembra passata una vita.Èstatadurissima,ma ora siamo in Europa grazie alla vostra fiducia e al vostro affetto, dimostrato inquesti anni. Sono felice di aver ripagato la fiducia». Poi tocca a Gasperini: «Grazie per il vostro appoggio in questi anni, ma il merito è soprattutto dei giocatori, sono loro i veri protagonisti ». Capitan Rossi, allora: «Campionato storico ed eccezionale». Palladino: «Ultimamente non sono stato molto bene, ma sono felice di essere qui». E Thiago: «Questo è un gruppo bellissimo, ringrazio tutti i miei compagni ». Partono i fuochi d’artificio. E due fari illuminano e colorano l’Arco di piazza della Vittoria: rosso e blu.

 

GAZZETTA LUNEDI' - QUATTRO SIGILLI PER UN ANNO MAGICO. di Gianni Massinissa. Finisce in trionfo: 4-1 al Lecce. Domenica indimenticabile: Festa, commozione, gol e la celebrazione dell' Europa. «Con i pantaloni rossi e la maglietta blu ,è il simbolo del Genoa la nostra gioventù ...»: l'inno è sempre quello, diciamo pure mitico, evocativo di tempi lontani e di un grande sogno, quello della stella, il decimo scudetto. Eppure ne sono passati di anni. Quanti ricordi si riversano sullo stadio caro ai genoani, che è ormai vetusto, non al passo dei tempi, però conserva inalterato il suo fascino ed è ricco di sentimenti, di struggenti malinconie di amarezze e di gioie. Ne occorrerebbe uno più moderno, per accompagnare nuove ambizioni che Enrico Preziosi ha reso concrete, reali, come nessuno o forse pochi avrebbero pronosticato solo qualche tempo fa. Però il Ferraris.. Un tuffo al cuore. IL VOLO - L'inno è sempre lo stesso, ma il Grifone non è più spelacchiato o intristito: adesso vola alto, ha piume ben colorate, vivace e impavido, spregiudicato nel suo volteggiare, rapace come lo vuole il popolo genoano. Il giorno della celebrazione, 31 maggio 2009: il Genoa in Europa, una stagione da incorniciare. Una etichetta di "grande" conquistata sul campo e non nelle chiacchiere; la considerazione del popolo calcistico una realtà di fatto. Festa doveva essere e festa è. Vi partecipa anche il Lecce, ormai retrocesso ma più che dignitoso, anzi persino irriverente dinanzi a cotanta cornice di colori rosso e blu, nel contesto di un entusiasmo senza confini. Ci sono sugli spalti tifosi un po datati e commossi ma anche giovani che non hanno provato le delusioni e le amarezze dei loro padri e dei loro nonni. Un passaggio di consegne, tra il Genoa di una volta, che arrancava e sbuffava, e talvolta irritava, e quello di adesso, pimpante, ricco di talento, forte di un programma che punta sempre più avanti e verso traguardi sempre più ambiziosi. LA CORSA - L'Europa chiama e il Genoa risponde: presente. Dalla serie C all'Europa League in pochi anni, questa corsa anche i giovani genoani l'hanno vissuta direttamente e per questo possono esultare, ora che la maledizione è stata esorcizzata. Si aprono nuovi orizzonti. Tanti gli striscioni che inneggiano al traguardo europeo, uno immenso, che copre tutti i Distinti: "Arrivemmo". Dice tutto. La dignità del tifoso non è un optional, non la si può acquisire o comperare, semmai la si conquista con la passione e con la partecipazione alla vita della squadra, a quello che adesso tutti chiamano progetto e chissà mai perché è diventato un luogo comune. Il Genoa sa quello che vuole. Vanno via protagonisti di questa esaltante stagione, altri giocatori di spicco arrivano. C'è un ricambio di facce e di stili di gioco, ma non di ambizioni e poi c'è da legittimare sul campo l'ingresso in Europa dalla porta principale, che poteva addirittura spalancarsi per traguardi ancora più importanti, leggi Champions League. Sarebbe stato meritatissimo, anche giusto, se vogliamo, ma va bene così: un passo alla volta. LA FESTA - La partita? Bella perché vissuta sulle emozioni che regalano la felicità e la soddisfazione di essere arrivati fin lassù. Il Lecce spreca un sacco di gol nella prima parte, si gioca su ritmi soft. Sbaglia e sbaglia ancora, finisci che ti fanno il pero e Jankovic rispetta la regola: al suo posto, sullo splendido cross di Sokratis, che gioca da attaccante esterno aggiunto. Lì dovrebbe esserci il Principe Milito, ma non è così. Scarpi si segnala per alcune grandi parate, poi deve inchinarsi dinanzi alla forza dirompente del Tir(ibocchi). Dieci minuti tra un gol e l'altro. LA CACCIA - Tanta accademia, non è certo un confronto aspro. Milito va a caccia di gol, in fondo è questo l'unico vero motivo della sfida, ma non trova grande supporto alle sue fughe e finisce spesso in fuorigioco, a un certo punto si spazientisce anche e l'arbitro gli risparmia il cartellino giallo, usando il buonsenso. Il Principe. incoronato da una mega corona esposta nella Nord, sbaglia molto e di più. in avvio di ripresa si divora almeno due grandi occasioni, prima di festeggiare sotto la gradinata: e sono 23. Record dei record dei cannonieri che si sono succeduti in maglia rossoblù. Prima aveva servito a Criscito la palla della seconda rete. Il Lecce progressivamente si siede e assiste al festival del Genoa. "Sei venuto da Principe, te ne vai da Re" recita uno striscione in gradinata Sud: in fondo è la sintesi dell'epopea di Milito. E lui risponde com'è nel suo stile: doppietta tra il 10' e il 22' della ripresa, alla pari con Ibra e Di Vaio, che poi recupera da Bologna dopo essere stato in svantaggio nella corsa al trono del gol. Poi Ibra accelera, va avanti. Anche qui, tutto secondo copione nella domenica dell'estasi, dei commiati eccellenti, vedi l'apoteosi per Thiago Motta quando lascia il campo, appena iniziato il secondo tempo. Cala il sipario, quattro gol del Genoa, ancora un successo del Grifo, una bella giornata. E adesso l'Europa. Non sarà un'avventura, così cantava il sommo Lucio Battisti. Non può essere soltanto una primavera.

 

GAZZETTA DEL LUNEDI' - IL TRIONFO. MILITO: "Non potevo che piangere". L' argentino, futuro interista, osannato durante il suo lungo saluto ai tifosi rossoblù. di PIERLUIGI GAINBINO. Il triplice fischio finale scatena una storica festa al Ferraris, sprigionando tutta l'euforia che il popolo genoano ha tenuto in serbo per 90 minuti, vincendo anche la tentazione di invadere pacificamente il campo. Solo in pochi hanno tentato ugualmente l'impresa, a bocce ferme, ma senza incidere in quella Piedigrotta di gioia incontenibile. ABBRACCI - E' finita con i rossoblù ad abbracciarsi l'un l'altro in una kermesse fantastica, che ha coinvolto anche Juric, Palladino e gli altri giocatori ieri forzatamente assenti. Non mancava nessuno: tecnici, atleti, dirigenti, inspiegati, massaggiatori, accompagnatori. I padri di famiglia sono subito corsi a bordo campo per coinvolgere anche i figlioletti, qualche moglie si è unita al gruppo. Un quadro edificante, (da imitare). ADDIO PRINCIPE - Tutta la squadra ha compiuto il canonico giro di campo, strappando applausi fervidi da ogni settore, ma la reazione individuale è stata ovviamente diversa. Se Thiago Motta ha preferito festeggiare prevalentemente a centrocampo, Diego Milito ha vinto a fatica emozione e abituale ritrosia per diventare l'assoluto dominatore anche nel dopo gara. Per lui la gente genoana ha coniato ogni sorta di slogan: un lungo atto d'amore che lo ha travolto e frastornato. Eccolo, il Principe di Bernal, dapprima salutare tutti col cenno di una mano, muovendosi per il terreno di gioco. Poi, circondato dai compagni di squadra, si è trovato proiettato in alto, portato letteralmente in trionfo proprio ai piedi di una Nord ubriaca d'affetto e di gratitudine. Diego, ormai spogliato della maglia di ordinanza, si è goduto ogni attimo di una privatissima consacrazione. Qualche lacrima liberatoria ha fatto capolino sul suo viso affilato, e lui non ha fatto nulla per nasconderla. Alla faccia di chi lo considera un ragazzo freddo e distaccato, scarsamente restio a manifestare i propri sentimenti. Il Principe ha parlato solo ai microfoni di Stadio Sprint: «Non è facile, sono emozionato. E' stata la mia ultima partita con questa maglia, impossibile non piangere, non sono riuscito a trattenermi di fronte all'affetto di questa gente». RICONOSCENZA - Le parole gli uscivano a fatica, tale era la tensione di un momento vissuto con estrema partecipazione: «Ringrazio i miei compagni, sono contento per la mia stagione». Provava persino imbarazzo, non riusciva a calarsi completamente nella parte del beniamino con le valigie pronte. Nella Nord piangevano in parecchi, ed è indubbio che la notizia ormai ufficiale della partenza di Diego abbia insinuato un'ombra di rimpianto e di tristezza nell'atmosfera festaiola generale. Quale Genoa sarà? Si chiedevano in molti, giovani e anziani, pensando all'addio del Principe e di Thiago. PREZIOSI - Il Ferraris era una bolgia, un calderone di sentimenti forti, espulsi come la lava di un vulcano. Capitan Marco Rossi, ad un certo punto, si è avvicinato al portoncino che divide il terreno di gioco dal parterre di tribuna. Mezzo minuto più tardi, ecco l'ultimo che mancava all'appello, Enrico Preziosi, scendere gli scalini della tribuna, entrare sulla pelouse, invocato da tutto lo stadio e applaudito dai suoi giocatori. Anche lui ha iniziato a sfilare partendo dalla Sud, rallentando sotto i distinti e rimirando tutta quella gente, bloccata nelle rispettive postazioni a crogiolarsi nell'euforia, senza alcuna voglia di sfollare. Giunto a dieci metri dalla Nord, il Joker non ha restitito: eccolo, ripetere il rito pagano della corsa sfrenata fin sotto la gradinata, alzando la mano al cielo per salutare ed esultare coi tifosi e nel contempo cercando di frenare per evitare l'impatto coi cartelloni. Poi anche lui ha iniziato ad abbracciare chiunque gli capitasse a tiro. L'ultima immagine è quella del gruppo allargato che si è ricompattato sotto la Nord per una foto ricordo da tramandare ai posteri. Una istantanea che certa mente farà capolino in chissà quanti poster. VECCHIE GLORIE - Un pomeriggio splendido, quello trascorso dai trentamila all'interno del Ferraris. Già venti minuti prima del via, la festa era cominciata con la lettura dei telegrammi di congratulazione giunti da due illustri ex rossoblù - Pato Aguilera e Stefano Eranio. Poi, ecco attraversare il campo altri giocatori che hanno fatta la storia del Grifone. Tra essi, alcuni artefici del quarto posto di 17 anni orsono: Maurizio Iorio, Armando Ferroni, Simone Braglia e - soprattutto - Vincenzo Torrente, capitano di mille battaglie, e Tomasone Skuhravy; il bomber rossoblù più amato degli ultimi decenni prima che arrivasse dal Sudamerica quel sacripante che ieri ha salutato per andare ad indossare la maglia col tricolore cucito sul petto.

 

LA REPUBBLICA - Genoa, il giorno dell´apoteosi "In Europa per restarci a lungo". di Gessi Adamoli. Da via Venti Settembre a piazza della Vittoria, i luoghi simbolo della fede nel Grifone si colorano di una gioia nuova . Preziosi: "Per me è naturale allestire squadre competitive". Il giorno più lungo del popolo rossoblù la prima festa senza il gusto della paura. Milito se ne va in lacrime. Il patron: "Avessi dato retta solo al cuore, non l´avrei mai ceduto". È solo una grande, straordinaria festa. La parola rimpianto è bandita. Restare fuori dai preliminari di Champions, nonostante i 68 punti, tanti quanti la Fiorentina, non rovina il giorno del Grifone: città imbandierata, caroselli dei tifosi e grande orgoglio del popolo genoano. Che può essere riassunto da un lungo striscione che campeggia nella Nord: "L´Europa la merita chi ha seguito il Grifone da Trieste a Crotone". Felicità e lacrime. Gioia per il ritorno in Europa, commozione per l´addio a Milito. Dopo l´ultimo abbraccio con il Principe, sotto la Nord festante, Enrico Preziosi confessa di essersi emozionato: «Perdo un grande campione ed un uomo straordinario. La sua lettera è stata bellissima, il modo con il quale ha scelto di accomiatarsi dal Genoa e dai suoi tifosi mi ha commosso. Se avessi dato retta al mio istinto, Milito non l´avrei mai lasciato andare via. Però ha prevalso la ragione». "Meglio essersi lasciati che non essersi mai incontrati - Grazie Diego" fa sapere la Nord con uno dei mille graffiti che campeggiano in gradinata. Tutta la squadra ha provato a regalare al "Principe diventato re", come recita un altro striscione, il titolo di capocannoniere. Due dei quattro gol rifilati al Lecce li ha segnati Diego, ma non sono bastati, c´è ne sarebbe voluto infatti un terzo per agguantare Ibrahimovic a sua volta autore di una doppietta. È stata anche la giornata dell´addio di Thiago Motta, un altro protagonista della straordinaria stagione rossoblù. Ieri, quando al 2´ della ripresa Gasperini l´ha sostituito, lo stadio gli ha dedicato una standing ovation che solo i grandi campioni meritano. Thiago è uscito da leader, battendo il doppio 5 a tutti i compagni e poi anche ai componenti della panchina, iniziando naturalmente da Gasperini. Due fuoriclasse, difficilissimi da rimpiazzare. Ma Preziosi, ancora a caldo, dopo il giro di campo, ha garantito un Genoa che possa avere ancora l´Europa come obiettivo: «Per me è un fatto quasi naturale allestire squadre competitive». Lui, che è uno specialista in giocattoli, ne ha costruito uno bellissimo che non ha alcuna intenzione di rompere. Non succederà come 17 anni fa, stavolta il Genoa in Europa ci vuole andare nel segno della continuità. «Questa è una soddisfazione che vale doppio - ha confidato il presidente - Sono stato più forte dello scetticismo che mi ha accolto quando ero arrivato a Genova. Niente arriva dal niente, dietro questo traguardo c´è una grande tenacia ed enormi sforzi morali ed economici. Ed è per questo allora che non faccio dediche se non a me stesso e a chi mi conosce veramente e sa chi sono». No, davvero nessun rimpianto per la Champions svanita per un´inezia. «Purtroppo - dice Preziosi - sono stato buon profeta. Avevo infatti pronosticato che ci sarebbero voluti 69 punti. Ma questo non significa che abbiamo l´amaro in bocca: ci bastano i nostri 68 punti, siamo contenti così». La partita dell´apoteosi contro il Lecce è stato il festival del gol. Squadre allegre e molto aperte: 4 a 1 il risultato, ma poteva tranquillamente finire 6 a 3. In gol Jankovic, momentaneo pareggio di Tiribocchi e nella ripresa, reti di Criscito e doppietta di Milito.

LA REPUBBLICA - Genoa, i colori della Vittoria. di Alberto Puppo. Travolto il Lecce ma la doppietta non basta a Milito per agganciare Ibra, il Principe piange al momento dell´addio. La città si tinge di rosso e blu. Preziosi torna da trionfatore nella piazza del "non mollo". Ventimila in delirio . DICIAMO la verità: una festa all´ultima di campionato, ma programmata una settimana prima, non è da Genoa. Potresti quasi definirla una festa di non compleanno, se il Cappellaio Matto e il Leprotto Bisestile, nella fiaba visionaria di Lewis Carrol, non si fossero abbuffati di the e pasticcini per celebrare un giorno qualsiasi. Non è roba da Genoa, questa, perché le feste del Grifone si connotano, da sempre, per l´urlo liberatorio più che per il sorriso. Si finisce in piazza, d´istinto, quando una pedata di Faccenda salva in extremis una squadra con un piede nella fossa, quando Milito stende, a fatica, un Venezia annunciato allo sbando (con quel che seguirà), quando un Lopez qualsiasi evita un altro anno di C, quando si finisce in mutande contro il Napoli, dopo un pomeriggio incollato alla radiolina. Un giorno un po´ così, qualche anno prima, in molti avevano invaso il centro addirittura per una disgraziata finale della Samp. Roba da parenti poveri, ammettiamolo. Stavolta no. L´unica suspence, a cercarla col lanternino, è quella legata al titolo di capocannoniere invano inseguito dal figliol prodigo, ora di nuovo in cerca di avventure. Eppure, a De Ferrari, ci si abbraccia come sempre, solo con un pizzico d´incazzatura difficile da trattenere per quella Champions svanita per un soffio. Ma, in fondo è un dettaglio. E te lo spiega il bambino che alza gli occhi e chiede: "Papà, ti ricordi quando siamo andati a San Marino?". E lui, il papà, lo guarda con l´aria di chi, nella sua vita, ha già visto tutto. E inizia a snocciolare nomi di giocatori improbabili, da Rigotto a Ciampoli, da Bergamaschi a Podavini. Fino a Imbriani e Di Muri. Quando il ragazzino rilancia con Cvitanovic e Colasante capisci che sì, questa storia della Champions è proprio un dettaglio. E che, a ben guardare, potrebbe essere un dettaglio anche il fatto che la maggioranza dei presenti abbia sulla schiena la maglia numero 22 di Milito. Diego non ci sarà più ma, per la prima volta, un addio, anzi due, non sono visti come un tradimento. Né da parte dell´interessato né da parte del presidente. Quel presidente che, come in un copione facile facile da scrivere, risbuca poco prima delle dieci in piazza della Vittoria. Non è un caso, la scelta della location. Lo sanno tutti e, agli eventuali distratti, lo spiega proprio Enrico Preziosi, che da qui, quattro anni fa, lanciò quel celebre "non mollo" destinato a diventare cult per i fedelissimi e motivi di dileggio per gli avversari. «Sembra passata una vita», spiega Preziosi che stavolta non ha alcun motivo per gridare. «Ho dovuto lottare con tutti quelli che non mi credevano. Ma l´ho fatto perché non ho mai sentito mancare la fiducia nei miei confronti». Gli slogan, stasera, non servono. Basta l´arco colorato di rosso e blu e le decine di bandiere europee. Tutto il resto è contorno. Ed era stato così anche allo stadio. Lo spettacolo, tutto sugli spalti. Con un tocco di emozione quando, sul parato, è sfilata la squadra che aveva conquistato la Coppa Uefa con Bagnoli. In realtà, a Marassi, è arrivata soltanto una delegazione, neppure troppo rappresentativa, se si eccettuano Tomas Skuhravy e Vincenzo Torrente. Ma sufficiente per scaldare ancora di più cuori già incandescenti. E, al Ferraris, tra la sorpresa di molti, si presenta anche Gabriele Amato, il tifoso travolto dal pullman della Fiorentina. Quel giorno, mentre il Genoa si giocava una bella fetta di Champions, Amato rischiò di morire. Oggi il ricordo più evidente è la stampella che lo sorregge. A molti tifosi, poi, sarà passato inosservato il curioso duello che si compie, allo stadio, in nome di un´altra Europa, quella da reinventare alle prossime elezioni. Da una parte Francesca Balzani, candidata Pd. Per un miracolo del fotoritocco il suo santino ha sostituito un´anonima pashmina con una sciarpa rossoblù. Dall´altra Lara Comi, Pdl, presentata da Berlusconi come risposta a che lo accusa di scegliere solo veline. Lei, brand manager della Giochi Preziosi, siede in tribuna con il presidente. E non è certo un habitué di Marassi. Buon segno: accostarsi al Grifone ora fa chic. E, si dice, porta anche consensi

 

LA REPUBBLICA - LE PAGELLE. Criscito alla Riva, Jankovic replica la magia dell' andata. Scarpi pronto, Milanetto lucido. SCARPI 6,5 Al rientro dopo l'operazione al menisco, ma non è arrugginito. PAPASTATHOPOULOS 7 Più ala che terzino. FERRARI 7 Persino una discesa con avversari saltati come birilli. BOCCHETTI 6,5 Ogni tanto si deconcentra, errori di gioventù. Dal 25' st MESTO 6,5: Quando mette il turbo è inarrestabile. ROSSI 7 L'anima e il cuore del Genoa: un vero capitano. MILANETTO 6,5 Ha fosforo: sa far girare palla. THIAGO MOTTA 6,5 Quando esce standing ovation da brividi. Dal 2' st VANDEN BORRE 6: assist per il secondo gol di Milito. CRISCITO 7 In gol con un sinistro alla gigi Riva. SCULLI 6 E'arrivato stremato al termine di una stagione intensissima. MILITO 7 Due gol non gli bastano ad agguantare Ibrahimovic. JANKOVIC 7 Dopo il gol di tacco dell' andata, questa volta un raffinato tocco d'esterno.

LA REPUBBLICA - Gasperini si gode il capolavoro "Dalla Champions ci divide un niente". di Luca Palmieri. Il tecnico: "Fiorentina solo più fortunata di noi. Siamo stati la squadra più continua insieme all´Inter" ."L´Europa ottima occasione per dimostrare che stiamo diventando grandi". Giampiero Gasperini è pienamente soddisfatto per la stagione del suo Genoa. Con il successo sul Lecce, i rossoblù hanno raggiunto la Fiorentina, superandola per differenza reti ma non andando in Champions, come era già scritto da una settimana, per gli scontri diretti. «E´ un risultato straordinario – dice – e alla fine siamo arrivati quarti come i viola, dalla Champions League ci divide davvero un niente. Penso, come ho già detto e ripeto ora senza acredine, che la Fiorentina abbia più di noi solamente una manciata di fortuna». Se riguarda il film del campionato, il tecnico fatica ad individuare momenti no. «Credo che il Genoa sia stata la squadra più continua del campionato assieme all´Inter. Non riesco qui a mettere a fuoco delusioni. Forse, per come siamo stati in campo inferiori all´avversario, la sconfitta all´andata con la Juve, ma al ritorno abbiamo ribaltato tutto. Quella di Roma è invece stata netta solo nel punteggio, sul campo invece abbiamo capito che avremmo potuto arrivare davanti ai giallorossi». Per quanto riguarda il futuro, Gasperini ha le idee chiare: «Ripetersi o fare meglio non sarà facile, ma ci proveremo. Sarebbe importante essere fortunati nel sorteggio del turno preliminare in Europa per andare avanti, disputare il girone e farci conoscere. Se ci riusciremo, sarà fondamentale saper gestire uomini ed energie. E lì si vedrà quanto saremo bravi». Mimmo Criscito è tra i più emozionati, non solo perché ha segnato il suo terzo gol. Adesso partirà per l´Europeo Under 21 non sapendo se il prossimo anno sarà ancora al Genoa, come in cuor suo vorrebbe. «Mi piacerebbe – dice – anche perché sono sicuro che con l´Europa sarà ancora più bello. Spero che il Genoa mi riscatti, in caso contrario ho già parlato con la Juve e sono stato chiaro: se torno, lo faccio per restare e non per essere girato altrove». Felice anche Omar Milanetto e con le idee assai chiare: «E´ stato un campionato strepitoso, senza se e senza ma. Non possono quindi esistere rimpianti, neanche per il 3-3 con la Fiorentina»

 

     

 

        

 

     

 

 

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