STAGIONE 2007/08                                                                                                                                      HOME >>


Reti: 08' Cordoba, 49' Cambiasso, 72' Konko, 73' Suazo , 87' Cruz (rig)
Inter: Orlandoni, Maicon, Cordoba, Chivu, Maxwell, Figo (85' Solari), Cambiasso, Zanetti, Cesar (78' Burdisso), Crespo (70' Suazo), Cruz. In panchina: Alfonso, Samuel, Dacourt, Ibrahimovic. All: Mancini.

Genoa: Rubinho, Bega, De Rosa, Lucarelli (81' Masiello), Rossi (53' Juric), Milanetto, Konko, Fabiano, Leon, Borriello (53' Figueroa), Danilo. In panchina: Scarpi, Bovo, Ghinassi, Sculli. All: Gasperini

Arbitro: Tagliavento di Terni. Ammoniti: Figo, Milanetto e Rubinho. Angoli 11-5 per l'Inter. Spettatori: 47.230

 

  

 

Il Genoa torna dopo anni a giocare al Meazza di San Siro e come spesso accaduto rimedia una pesante baccata dai nerazzurri. Questo dice il risultato ma ben altro è quello che che si è visto in campo, il Genoa ha giocato a viso aperto coi nerazzurri, forse come poche squadre hanno mai fatto contro la corazzata di Mancini, facendo vedere anche ottimo calcio e mettendo spesso in difficoltà la retroguardia milanese. Intendiamoci, giocare a viso aperto con l'Inter significa sperare in una giornata dove tutto fila per il verso giusto perchè quando si gioca a calcio di conseguenza si lascia giocare gli avversari che preso uno a uno diciamo solo che sono tutti nazionali dei rispettivi paesi. Quella giocata al Meazza è stata una splendida partita, soprattutto nel secondo tempo, giocata alla grande dai milanesi e ottimamente dai genovesi che però hanno pagato duramente incredibili svarioni difensivi che hanno permesso ai nerazzurri di ampliare la differenza di marcature nel tabellino finale. E' anche vero che i nerazzurri hanno mancato con Crespo due occasioni veramente clamorose ma l'Inter non meritava 6 reti perchè và anche detto che se sbagliano i genoani questo vale anche per gli interisti, non si può accumulare solo da una parte. Se il Genoa non regalava quei due gol, perchè il valore degli errori del Genoa è esattamente paragonabile a quello che ha combinato Crespo davanti alla porta, magari la partita prendeva un'altra piega. Dall' altra parte invece qualcosa manca, il grifone ha avuto ben 8 palle gol, 3 nel primo tempo e 5 nel secondo, sfruttandone solo una (22' Leon tiro a girare su punizione che Orlandoni devia in tuffo in angolo. 27' traversone di Rossi da destra, la palla arriva dall' altro lato a Fabiano che solo davanti al portiere stoppando perde l'attimo e spara addosso all' estremo in uscita. 40' Su calcio d'angolo il portiere esce a vuoto, palla a Borriello che di testa tocca a parabola ma sulla riga Figo rinvia ancora di testa. 47' Leon per Milanetto che si destreggia bene al limite dell'area poi fà partire un tiro a mezz'altezza troppo debole facilitando la presa ad Orlandoni. 56' Leon smarca in area Figueroa che controllando palla si gira e rasoterra manda in diagonale a rete ma ancora una volta coi piedi il portiere respinge. 60' Punizione da sinistra di Juric, la palla sul primo palo e per la testa di De Rosa che a due metri dalla meta spedisce incredibilmente a lato. 72' Figueroa al limite riceve ed apre di prima a destra per l'accorrente Konko che entrato in area supera in diagonale verso il palo lontano Orlandoni. 82' Milanetto per Leon che sulla destra in serpentina supera un avversario e vicino al fondo manda a girare verso il palo lontano ma la palla va stamparsi sulla parte superiore della traversa). A questi vanno aggiunti un tentativo di Danilo alto sopra la traversa, uno di Leon parato a terra dal portiere e una buona occasione per Borriello che in area tenta un dribbling di troppo e perde l'attimo che è fuggente. La squadra scesa in campo presentava rispetto alla gara pareggiata con la Fiorentina diverse novità, in difesa De Rosa prendeva il posto di Bovo mentre Lucarelli rientrante dalla squalifica rilevava Konko che però assieme a Milanetto prendeva il centro del campo al posto di Paro e Juric. Sulla fascia sinistra dal primo minuto Fabiano con Danilo più avanti a formare l'attacco coi due confermati Leon e Borriello. Durante la partita inoltre oltre a Juric venivano inseriti Figueroa e Masiello di ritorno in campo anche lui da lungo infortunio. E' certo che tutti questi cambiamenti possono aver avuto un peso sull' andamento difensivo ma è anche vero che non si può aspettare di essere in difficoltà per infortuni o classifica per mettere in campo e testare le condizioni dei diversi giocatori rossoblù fuori per vari motivi. La nota più positiva della partita oltre al gioco corale della squadra è la prestazione di Figueroa che ha dimostrato di poter essere, dopo la sosta per la Nazionale che affronta la Scozia, un giocatore pronto ad affrontare anche i novanta minuti di gioco. Le note negative arrivano tutte dalla difesa, l'Inter accelera per 5 minuti e l'apparato difensivo va in tilt. Rubinho al 07' in tuffo deve salvare in angolo su un tiro da fuori area a girare di Maicon. Proprio sul corner arriva la prima rete di Cordoba all' 08' minuto, uscita di pugni di Rubinho e da destra controcross verso il palo lontano, Bega si lascia surclassare di testa da Crespo e poi sulla ribattuta miracolosa di Rubinho Cordoba è solo soletto pronto ad insaccare nella porta sguarnita. Al 10' Cesar mette in area per Cruz che stavolta sovrasta di testa Rossi ma per fortuna la palla è a lato. Per avere un altra azione pericolosa dell' Inter si passa al 30' quando ancora su corner Crespo schiaccia a terra e Rubinho deve alzare la palla oltre la traversa. Il Genoa inizia bene il secondo tempo ma subito capita ciò che non ti aspetti, 50' Chivu tenta di piazzare la palla su punizione ma ne esce quasi un passaggio per Rubinho che si china sulla palla e se la lascia sfuggire. Cambiasso come un razzo s'avventa sulla sfera tallonato dal solo Milanetto e deposita in rete. Al 55' capita l'incredibile, Crespo lasciato solo a centrocampo s'invola fino in area dove Rubinho gli esce incontro. L'argentino spostandosi a sinistra supera il portiere e davanti alla porta spalancata con il solo Bega praticamente sul primo palo spara un missile a destra mandando la palla sul fondo. 57' Leon quasi in area genoana stoppa la palla per passarla a Rubinho. La sfera è al rallentatore e Cesar d'esterno solo davanti a Rubinho la piazza troppo sul primo palo mandandola d'un soffio a lato. Al 68' ancora Crespo triangola con Cruz e praticamente indisturbato dal dischetto del rigore prende la mira passando centralmente la palla al portiere genoano. 73' Neanche il tempo di battere dopo la rete di Konko e parte un lungo lancio allungato verso l'area dalla testa di un nerazzurro. De Rosa s'avventa con largo anticipo sulla palla e di testa fà una ciofeca pallonara toccandola debolmente verso Rubinho ancora tra i pali. Alle sue spalle Suazo s'inserisce e con un pallonetto supera l'estremo Rossoblù in uscita. Finale con Suazo che in contrasto finisce a terra, si rialza, riparte, fà fuori 3 genoani e viene steso in area da Rubinho in uscita che viene anche graziato dall' arbitro che estrae solo il cartellino giallo. Cruz dal dischetto non lascia scampo all' estremo dei Liguri. In definitiva un punteggio che penalizza abbastanza la formazione di Gasperini che dopo 72' minuti nonostante turn over, errori difensivi e quant' altro ha tenuto sulle corde una squadra forte come quella nerazzurra che facendo a meno di Ibrahimovic può permettersi di mandare in campo Crespo, Cruz e la nostra spina nel fianco Suazo mandando in tribuna Adriano. Per il Genoa la consapevolezza di saper creare un buon gioco e di affrontare i prossimi due turni di campionato con squadre più abbordabili come Palermo e Reggina.

Chiudo con una domanda, ma con tutti i colori che ci sono, Rubinho deve proprio mettere quella belin di maglia gialla? Il giallo a qualcuno porterà anche bene ma al Genoa porta sfiga!!! 

 

Pagelle di Akaiaoi - Inter: Orlandoni 6.5, Maicon 6.5, Cordoba 7, Chivu 6, Maxwell 6, Figo 6 (85' Solari ng), Cambiasso 7, Zanetti 6.5, Cesar 5.5 (78' Burdisso ng), Crespo 5 (70' Suazo), Cruz 6.5.

Genoa: Rubinho 5, Bega 5, De Rosa 5, Lucarelli 6.5 (81' Masiello ng), Rossi 6.5 (53' Juric 6), Milanetto 6.5, Konko 7, Fabiano 5.5, Leon 6.5, Borriello 5.5 (53' Figueroa 6), Danilo 6.

 

   

 

  

 

TUTTOSPORT - San Siro scopre speedy Suazo. Entra e scaccia la paura, segnando la sua 1ª rete e procurando il rigore del 4-1. Genoa, solo Konko-gol dopo l’uno-due di Cordoba e Cambiasso: Juve avvisata. Mancini risparmia anche Dacourt e non rischia Ibra-Samuel: la difesa rossoblù, Rubinho compreso, lo aiuta. Sempre tre punti sulla Roma. di Alberto Pastorella. MILANO. Un segnale importante, oltre che una vittoria che mantiene la classifica. Un messaggio diretto alla Juventus, quattro gol che il Genoa non meritava ma che sono figli dell’orgoglio Inter, della voglia di arrivare alla supersfida sulle ali di un trionfo, sull’aereo dell’entusiasmo. Ci sono stati momenti di grande calcio e altri di difficoltà. Ma alla fine, oltre ai tre punti che male non fanno, visto che anche tutte le rivali hanno vinto, si possono salutare il gran ritorno di Suazo, gli errori di mira di Crespo, che però ha la tonicità di chi è pronto a esplodere, la forma di Cambiasso e l’inossidabilità di Figo. Insomma, una signora squa­dra che concede qualcosa in difesa, ma che è pronta a marciare verso Torino con il piglio della capolista e la consapevolezza di quello che l’attende. Ma che deve anche capire in fretta che contro Trezeguet e compa­gni, certe disattenzioni potrebbero costare molto care. Contro il Genoa, il gol è arrivato, paradossalmente, troppo presto. Perché sembrava poter dare un’indicazione diversa del match: che cioè sarebbe stato un gioco da ragazzi aver ragione del Genoa, apparso all’inizio quasi una vittima predestinata. il che, a gioco lungo, si è pure verificato, ma solo dopo un primo tempo di sostanziale equilibrio. Prima della rete di Cordoba, Rubinho aveva dovuto sfoderare due interventi da autentico fuoriclasse. Su Maicon, prima, e poi su Crespo, nella stessa azione che ha sbloccato il match: peccato per il portiere del Genoa, in quest’ultima occasione, che i difensori non gli abbiano dato una mano, dormendo il sonno dei giusti sulla sua respinta miracolosa, spedita in qualche modo sulla traversa. Palla in gioco e Cordoba, da due passi e a porta vuota, non ha avuto problemi a mettere definitivamente in rete. Il gol, come si diceva, e la pressione quasi costante la­sciavano ipotizzare una facile goleada. Che in realtà è arrivata solo nella ripresa. E non tanto perché Rubinho abbia continuato a fare il fenomeno, ma perché l’Inter ha perso pericolosità e concretezza. Ha continuato, al­meno fino alla mezzora, ad esercitare un pressoché netto predominio nel possessopalla, ma la manovra si è imbolsita, rallentata. Il solo Maicon ha provato con grande determinazione a pompare palloni nel mezzo, confermando non solo il suo stato di forma specifico, ma in assoluto la sua caratura internazionale di altissimo livello. Buoni alcuni duetti con Figo, altro interista capace di dare qualche segnale di fantasia a un gioco, tutto sommato, prevedibile assai. La squadra si è così sempre più sbilanciata sulla destra, evidenziando di non fidarsi troppo di Cesar, di nuovo titolare della fascia sinistra, ma non più padrone assoluto come in avvio di stagione. Il brasiliano, peraltro, ha giocato solo per l’imprevisto forfait di Dacourt, che si è così ag­giunto alla lista dei giocatori preservati da Mancini in prospettiva Juventus. Dopo Julio Cesar, finito addirittura in tribuna, dopo Samuel e Ibrahimovic, entrambi diffidati e in panchina, anche il francese si è accomodato a bordo campo: tutti e quattro sono già annunciati titolari fra quattro giorni, all’Olimpico di Torino. Non è pertanto così fuor­viante ritenere che anche la rete segnata dopo appena otto minuti abbia spinto l’Inter a pensare, più o meno consapevolmente, alla Juventus. Così come d’altronde aveva già fatto Mancini in sede di formazione. Ma nell’intervallo, l’input è stato deciso: chiudere il match perché l’ 1- 0 era risultato troppo pericoloso. Così, in effetti, l’Inter ha provato a fare, proiettata da uno straordinario Cambiasso. L’argentino non è solo andato a ribattere in gol un goffo intervento di Rubinho su punizione di Chivu, per il provvisorio 2- 0, ma ha preso a comandare, a dominare, a ordinare. La squadra lo ha sorretto, creando una serie di palle gol clamorose: due volte Crespo e una Cesar hanno sprecato occasioni di una facilità disarmante, tanto che quando il Genoa ha accorciato le distanze, con un triangolo da manuale Konko-Figueroa­Konko, si è quasi temuta la clamorosa beffa, tipica di chi sbaglia troppo. Ma non si erano fatti conti con la resurrezione di Suazo, che dopo tre mesi di assoluto anonimato, ha scelto la gara contro il Genoa per tornare quello di Cagliari. Al 25’ ha preso il posto di Crespo e in venti minuti ha prima segnato un gol alla ... Suazo, avventandosi su un retro passaggio corto di De Rosa e superando Rubinho con un delizioso pallonetto, e poi prodotto il penalty del definitivo 4- 1, con uno sla­lom a superare tre difensori prima di essere atterrato dal portiere genoano. Leon, nel finale, ha colpito una traversa, quasi a ribadire che la difesa interista necessita di maggiore attenzione e di maggiore prote­zione.

TUTTOSPORT - LE PAGELLE Maicon devasta, Figo tuttofare. Rubinho rovina tutto sul 2-0. Crespo e Cesar, errori incredibili. di Stefano Pasquino. Inter. Orlandoni 6.5: il mal di schiena di Julio Cesar e i guai di Toldo (operato lunedì per una microfrattura al piede) lo proiettano di nuovo in campo, stavolta da titolare. Bravo su Leon (22’ pt, punizione deviata in angolo) e quando sei minuti dopo mura Fabiano. Addirittura miracoloso su Figueroa (9’ st). Male nelle uscite, tanto che per un soffio Borriello non ne approfitta. Incolpevole sulla rete di Konko. Maicon 7: quando pigia il piede sull’acceleratore è devastante. Rubinho gli nega un gol. Cordoba 6.5: sgobba in difesa ma soprattutto si regala la seconda rete stagionale (la prima l’aveva segnata all’Olimpico con­tro la Roma) con un tapin da consumato centravanti per spingere in porta un pallone vagante dopo l’ennesimo miracolo di Rubinho, nell’occasione su Crespo. Da il là con un “lancione” al 3-1 di Suazo. Chivu 6: stavolta Mancini lo schiera centrale per non rischiare Samuel (diffidato) e lui non fa una piega, anche se gli sfugge Konko sul gol genoano. Gli basta una punizione per mandare in tilt Rubinho. Maxwell 5.5: tiene la posizione anche perché Leon è un brutto cliente. Figo 6.5: distilla gioco e, soprattutto, rincorre a perdifiato gli avversari senza disdegnare di fer­marli con qualche falletto di troppo. Quando serve, si improvvisa addirittura difensore salvando un gol su Borriello. Solari (40’ st): ng. Zanetti 6: stavolta viene schierato come interno di centrocampo. Disegna il cross per Crespo nell’azione dell’1-0. Cambiasso 7: corre anche per non far rimpiangere gli assenti e - tanto per gradire - sforna il 2­0 spedendo in porta il gentile cadeau di Rubinho. Cesar 5.5: altra prova così, così. Si mangia pure, come Crespo, un gol very easy. Burdisso (33’ st) ng: entra e si posiziona in mezzo al campo. Cruz 6.5: galleggia mettendosi al servizio della squadra. Segna il rigore dell’apoteosi. Crespo 6: col testone mette lo zampino sul primo gol e dà la sensazione di far male ogni qual volta la palla gli capita nelle vi­cinanze. Unica pecca della serata quella rete divorata a porta vuota dopo aver scartato Rubinho (11’ st), da vero gentleman però porge le scuse a tutto lo stadio. Suazo (25’ st) 7: San De Rosa riesce nel miracolo di fargli segnare il primo gol in nerazzurro. Una liberazione festeggiata da tutta la squadra che lo sommerge di abbracci. Poi, approfittando delle praterie nell’area genoana, parte in slalom e si guadagna un rigore. All. Mancini 7: azzera i danni in vista della Juve e mantiene le distanze sulla concorrenza. Ora deve riuscire nel miracolo di recuperare pure Adriano. Genoa. Rubinho 6.5: che la serata sarebbe stata da straordinari lo intuisce non appena Tagliavento dà il via alle danze. Miracola su Maicon (7’ pt) e un minuto dopo su Crespo ma non può fare nulla sulla ribattuta di Cordoba. Poi continua il suo show respingendo al mittente le conclusioni di Maxwell e Crespo. Rovina tutto quando si impappina sulla punizione di Chivu regalando a Cambiasso il 2-0. Bega 5: prontivia e gli sfugge Crespo sull’1-0. Poi regala a Cesar il pallone del 3-0, ma il brasiliano calcia incredibilmente fuori. De Rosa 5: si fa sorprendere da Cambiasso sul 2-0 ed è addirittura disastroso quando sull’innocuo lancio di Cordoba manda in porta Suazo. Lucarelli 6: gioca sull’anticipo e, oltre a essere efficace, è decisamente spettacolare. Cala nella ripresa. Masiello (36’ st): ng. Rossi 5.5: Cesar non è in serata ma lui non fa nulla per impensierirlo. Sostituito a inizio ripresa. Juric (9’ st) 5.5: entra nel momento peggiore. Konko 6.5: affronta Cambiasso in prima battuta, ci mette il cuo­re e forse qualcosa di più ma perde la sfida con l’argentino. Riapre, ma solo per un attimo, il match con un diagonale strappa applausi. Milanetto 5.5: tocca un’infinità di palloni e ci prova pure da lontano (3’ st) ma con poca fortuna. Fabiano 5: viene piallato dalla premiata ditta Maicon-Figo. Ha certo passato notti migliori. Leon 6.5: pericolo costante. Ci prova su punizione e colpisce una traversa dopo essersi bevuto Maxwell. Borriello 5: vivacchiare tra Chivu e Cordoba non è che sia il massimo della vita, ma quando gli capita il pallone buono (erro­re di Orlandoni) ci mette la testa ma Figo gli nega la gioia del gol. Figueroa (9’ st) 6.5: impegna subito Orlandoni nella parata più difficile della serata, poi regala a Konko l’assist del gol. Danilo 5: non riesce a lasciare traccia. All. Gasperini 5.5: affronta l’Inter a viso aperto e alla fine paga un conto salatissimo. Nonostante il 4-1 però i tremila genoani giunti a San Siro applau­dono la squadra. Dopo tutto non sono queste le partite da vincere. Arbitro. Tagliavento 6: la partita scorre via senza troppi sussulti. Forse dimentica nel taschino qualche cartellino, ma nel complesso la sua direzione è sufficiente.

 

TUTTOSPORT - I ROSSOBLÙ NON FANNO DRAMMI. Preziosi: «Il 4-1 è esagerato ma paghiamo i nostri sbagli». DI STEFANO SCACCHI. MILANO. Tutto bene fino al gol di Suazo. Lì la partita del Genoa è tramontata, e non c’è rossoblu che non lo faccia notare quasi con malinconia. « Il 3- 1 ci ha tagliato le gambe » , dice Francesco Bega.. « In quel momento potevamo riaprire la partita, invece pochi secondi dopo eravamo definitivamente fuori - aggiunge il vicepresidente Giambattista Pastorello -. Ma io non mi lamento, l’Inter è una spanna sopra tutte le altre grandi. L’unica cosa che mi dà fastidio è che paghiamo sempre dazio sui calci piazzati » . Anche il presidente Enrico Preziosi riesce a sorridere nonostante il punteggio pesante: « E’ già una soddisfazione essere tornati a giocare a San Siro dopo tanti anni. Credo che il 4- 1 non rispecchi in maniera fedele l’andamento del­la partita. Ed è un peccato vedere che siamo stati noi con i nostri errori a facilitare il compito dell’Inter » . Il più evidente di questi errori è la presa difettosa di Rubinho in occasione del 2- 0 di Cambiasso. Il portiere brasiliano, fino a quel momento protagonista di una grande partita, si giustifica: « Sono stato tradito dal rimbalzo, credevo che la palla schizzasse via bassa, invece è saltata più alta e a quel punto ho fatto quello che potevo. Può succedere, non siamo macchine. E’ dura sapere che un tuo sbaglio fa male alla squadra » . Rubinho pensa che un errore l’abbia fatto anche Tagliavento in occasione del rigore fischiato per una sua uscita su Suazo: « Secondo me, non ho commesso fallo. E’ l’attaccante interista che mi viene addosso, io ho cercato anche di ritrarmi » . Leon è stato l’ultimo ad arrendersi: « In avanti abbiamo giocato bene. Peccato che dietro le cose siano andate un po’ meno bene » . In casa rossoblù c’è grande attesa per il recupero completo di Figueroa: dopo il quarto d’ora finale domenica sera con la Fiorentina, Gian Piero Gasperini gli ha concesso quasi 40’ ieri sera. « Io sto bene, sto migliorando, peccato che abbia sprecato una buona occasione, dovevo tirare più vicino al palo » , commenta l’attaccante argentino. « Ha giocato bene, ci aspettiamo molto da lui - aggiunge Gasperi­ni -. Noi siamo sulla buona strada anche se il punteggio pesante fa sembrare meno positiva la nostra prestazione. Ma per un gran pezzo di partita abbiamo tenuto testa all’Inter » . Il migliore in campo, secondo l’allenatore genoano, è stato il pubblico: « Commovente, dobbiamo ricam­biarlo regalandogli una vittoria domenica pomeriggio con il Palermo » , dice Gasperini dei 3000 tifosi rossoblù arrivati a San Siro. Per loro la difficoltà supplementare di avere 500 ultrà dell’Inter sulla testa. I fedelissimi nerazzurri, infatti, si sono autoesiliati nello spazio abitualmente occupato dalla Curva del Milan per reagire alla squalifica del secondo anello verde, decisa dal giudice sportivo Tosel per i cori e gli striscioni razzisti anti-Napoli. E gli ultrà hanno... dimostrato di avere appreso alla perfezione la lezione: ” Noi non siamo napoletani”, è stato il primo coro!

 

CORRIERE SPORT - E’ stato un bel Genoa fino all’1-2 di Konko Poi i nerazzurri (Ibra in panchina) hanno chiuso il conto. Inter, una festa per tuttiù. Cordoba e Cambiasso fanno 2-0, poi si sblocca Suazo. Chiude Cruz su rigore. DI Alberto Polverosi. MILANO - L’Inter ha vinto ieri sera una partita difficile, più di quanto dica il 4-1 finale, contro una squadra forte, più di quanto dicano i nomi dei suoi interpreti. L’ha vinta segnando quattro gol, altri ne poteva fare, ma anche il Genoa ha sbagliato tanto in zona-gol e forse questo è il suo unico, vero rimpianto: giocare a San Siro, contro i campioni d’Italia e primi in classifica, mettere insieme tante occasioni e fallirle tutte tranne una è un peccato grave. E’ stata una partita davvero bella che l’Inter ha conquistato con forza e qualità, ma senza mai eliminare dalla scena la squadra di Gasperini che ha opposto corsa, gioco, idee, tanta rabbia agonistica e anche una bella la personalità, ciò che le ha permesso di restare sempre in partita, anche sullo 0-2 e sull’1-3. Il problema è che quando davanti trovi un giocatore co­me Cambiasso ( gol, assist, equilibrio, tutto concentrato in quella testa e in quei piedi), o come Figo, Zanetti, Maicon e infine anche Suazo, tutti in giornata di grazia, è troppo difficile reggere l’urto. L’Inter ha vinto con merito, giocando da squadra che ha certezze, che sa di es­sere forte, che ha dentro la convinzione del suo giovane allenatore. Una grande Inter. Alla squadra di Mancini sono bastati otto minuti e due attacchi per piegare la partita e trovare poi gli spazi per renderla più piacevole. E’ bastata una straordinaria discesa di Maicon (doppio dribbling in corsa, taglio al centro, sinistro sul palo lontano con deviazione di Rubinho in angolo) per creare le premesse del gol. Dalla bandierina, cross di Figo, primo colpo di testa di Crespo che Rubinho ha toccato sulla traversa, palla in campo ma sulla testa di Cordoba. Uno a zero. Per la difesa genoana, gli angoli (sei nel primo tempo) sarebbero diventati un vero incubo. Quando l’Inter portava in area tutti i suoi saltatori era un problema serio. Troppo netta la differenza di centimetri e troppo bravi, nella specialità della casa, gli interisti perchè Rubinho potesse sentirsi tranquillo. Alla fine, dei 4 gol ben tre arriveranno su sviluppi da calcio piazzato (2) e su calcio di rigore. L’Inter ha dato velocità alla sua manovra e il Genoa ha accettato volentieri di battersi a viso aperto, quanto meno sul ritmo. Interessante è stata la sfida sulla fascia sinistra, dove Maxwell e Cesar si sono battuti con furore con Rossi, il cui movimento continuo e frenetico ha consentito a Leon (che gli stava davanti) di potersi occupare solo della fase offensiva. Sicura a centrocampo, sotto la guida di Cambiasso, rapida a ribaltare il fronte del gioco con Figo e Cruz, che spesso si allargava sulle due fasce, l’Inter non è però riuscita a chiudere la gara nel primo tempo, perchè il Genoa, pur concedendo spazio (era sotto di un gol dopo 8'), la teneva in continua apprensione. Milanetto dava ordine, Leon un po’ di qualità, mentre Borriello portava qualche pericolo alla porta di Orlandoni. Il sostituto di Julio Cesar e Toldo è stato bravo fra i pali (punizione di Leon deviata in angolo con un gran balzo) e nelle uscite basse (ha salvato un gol scappando dalla porta e deviando un tiro di Fabiano), assai meno sulle uscite alte. Proprio su una di queste (a vuoto), Borriello ha avuto di testa la palla dell’uno a uno, ma Figo, a due passi dalla linea di porta, ha respinto. Il Genoa non era solo corsa, che tuttavia resta la sua principale caratteristica. Teneva il campo con autorevolezza, cercando di soffrire il meno possibile la differenza tecnica. Due anni fa aveva giocato vicino a San Siro, a Sesto San Giovanni, in C1 contro la Pro Sesto, e per Gasperini era il debutto in questo stadio mito, ma nessuno è arrossito, nessuno si è intimori­to. Nemmeno il 2-0 ha fatto saltare l’assetto genoano, un 2-0 nato ancora sugli sviluppi di un calcio da fermo. Fallo di Fabiano su Figo, pu­nizione di Chivu, Rubinho si è fatto scappare la palla dalle mani e Cambiasso c’è piombato sopra, anticipando De Rosa. Sei minuti dopo, Crespo ha sbagliato un gol nel modo più incredibile, dopo un tocco di Cambiasso, a porta vuota. L’occasione buona è capitata subito dopo anche a Figueroa, entrato al posto di Borriello. Prodezza di Orlandoni. Poi Mancini ha inserito il suo scattista, David Suazo, acquistato proprio per sfruttare il contropiede. Konko ha accorciato su assist di Figueroa, ma l’illusione del Genoa è dura­ta pochi secondi perchè proprio l’honduregno, sfruttando un errore di De Rosa, ha segnato il terzo gol. Suazo si è scatenato, ha se­minato panico e terrore nella difesa fino ad essere travolto da Rubinho. Rigore, botta di Cruz, 4-1 finale. Dopo la scorsa giornata, così piena di diffi­coltà per gli arbitri, ci piace sottolineare come ha diretto ieri sera a San Siro il giovane ternano Tagliavento: ha assecondato la partita, ne ha tenuto il ritmo e ha fischiato solo quando era indispensabile. Bravo davvero.

CORRIERE SPORT - le pagelle. Super Cambiasso Figo c’è sempre Chivu cresce Figueroa piace. di Pietro Guadagno. INTER 8 Cambiasso - Firma il raddoppio con una zampata da attaccante puro, ma è con la continuità nel detta­re i tempi e con la precisione nel cucire il gioco che diven­ta il protagonista della gara. 7,5 Mancini (all.) - Gestisce le forze al meglio in vista della Juventus. Il Genoa è un osso duro al di là di quello che dica il risultato finale: merito suo se l'Inter sbriga la pratica con una prova spettacolare e di sostanza. 7 Cordoba - Si trasforma in un'arma supplementare in occasione di ogni corner. Be­ne anche nelle chiusure 7 Suazo - Sfrutta il regalo di De Rosa per firmare il primo gol da interista. E Ibra è il primo a correre ad abbracciarlo. Travolgente nell'azione del rigore. 7 Figo - La brillantezza non gli era mai mancata nelle sei gare consecutive da titolare, ma il riposo a Palermo gli è servito per rigenerare le batterie. Qualità e quantità. 7 Maicon - Ogni volta che parte sulla destra sprigiona forza e potenza. Del suo piede destro raffinato già si sa­peva, dimostra di saper usare anche il sinistro con una parabola che costringe Rubinho alla prodezza. 7 Zanetti - Inter a corto di centrali? Il capitano risponde presente. Si piazza al fianco di Cambiasso a cui offre con continuità palloni per alimentare la manovra. 6,5 Cruz - Svaria a destra e sinistra, aggiungendosi a Figo come ispiratore e rifinitore della manovra. Il rigore finale è un giusto premio. 6,5 Orlandoni - Comincia bene, con un paio di interventi che danno sicurezza al resto della difesa. Si fa sorprendere su un'uscita, ma poi non mostra cedimenti. 6,5 Chivu - Con la condizione che migliora, cresce anche il suo rendimento. Dopo la traversa a Palermo, stavolta su punizione provoca la corta respinta di Rubinho su cui si avventa Cambiasso per il raddoppio. 6,5 Cesar - Corsa e gioco nel primo tempo, cala un po' nella ripresa, fallendo pure un gol. 6 Maxwell - Non esagera nel­lo spingere, guardando le spalle a Cesar. Bravo a stoppare un paio di contropiede. 5,5 Crespo - Implacabile di testa nel prendere il tempo a Bega, riesce a divorarsi due occasioni colossali, una con la porta spalancata. GENOA 6,5 Gasperini ( all.) - E' vero che il Genoa è andato sotto dopo pochi minuti, ma non era certo venuto a Milano per difendersi. I suoi continuano a giocare fino alla fine, senza mai perdere identità e spirito. 6,5 Konko - Freddo quando accorcia le distanze, dinamico e aggressivo. 6,5 Milanetto - E' merito anche suo se il Genoa non perde mai la sua caratteristica di gioco. 6,5 Rossi - Aggredisce lungo la sua fascia, ma soffre l'intraprendenza di Cesar. Accorcia sempre le distanze. 6,5 Figueroa - Alla sua seconda gara stagionale, sfiora la rete e apre il varco a Konko per il gol rossoblù. 6 Leon - Da un eccesso all'altro: prima mette Cesar davanti alla sua porta e poi, con una magia, salta Maxwell e coglie la traversa. 6 Borriello - Prova a insinuarsi tra Cordoba e Chivu e riesce a rendersi pericoloso. 6 Lucarelli - Cruz svaria sulle fasce e lui è costretto a inseguirlo, lasciando qualche varco di troppo in mezzo. 5,5 Rubinho - Nella respinta impacciata sulla punizione di Chivu è sembrato di rivedere un altro Dida. Rovina così il gran lavoro sulle uscite nel primo tempo. 5,5 Fabiano - Dalla sua parte c'è Maicon, che viaggia a velocità doppia. 5,5 Juric - Entra insieme a Figueroa, ma non riesce a incidere in mezzo al campo. 5,5 Danilo - Annullato da Maicon, che si sente libero di avanzare. 5 Bega - Dalla sua parte finisce spesso Crespo, che lo sovrasta di testa e gli parte sempre da dietro. 5 De Rosa - Preciso nell'impostare l'azione, ma prima si fa bruciare da Cambiasso e poi sbaglia l'intervento che spalanca la porta a Suazo. L'arbitro 7 Tagliavento - Interpreta perfettamente lo spirito della gara. Fischia poco e lascia giocare.

CORRIERE SPORT - LA STRANA SERATA DI SAN SIRO, SQUALIFICATO IN PARTE E la Curva Nord si sposta nel settore milanista. Il tifo più caldo dell’Inter ha deciso di assistere alla partita nel secondo anello Sud, dove abitualmente si sistemano gli ultras rossoneri. Proprio sopra ai genoani... di Pietro Guadagno. MILANO - Vuota la Nord, quasi vuoto il resto di San Siro. I seimila abbonati sfrattati dalla loro curva si sono confusi in altri settori, ma la maggioranza si è riunita nella parte superiore del secondo anello della curva Sud, la casa del tifo milanista, proprio al di sopra dei quattromila genoani presenti. Ragione per cui un cordone di steward si è piazzato a ridosso della ringhiera per impedire qualsiasi lancio di oggetti. Un doppio cordo­ne era disposto anche nel primo anello per controllare i tifosi del Genoa, sistemati per l'occasione nella parte coperta del settore a loro destinato. La maggioranza ieri era un numero esiguo, tremila o poco più, mentre gli abbonati del secondo anello verde sono il doppio. Si sono presentati col coro «Noi non siamo napoletani» , tanto per rinfrescare la memoria. Non erano stati i cori, ma gli striscioni offensivi, a sfondo razzista, esposti durante In­ter- Napoli a far scattare, per la prima volta nella storia del calcio, la squalifica di una curva e non di tutto lo stadio. Squalifica per questa sola partita, ma sufficiente per far ar­rabbiare la tifoseria nerazzurra. L'Inter aveva presentato (invano) ricorso contro il provvedimento e ieri i rappresentanti della Nord hanno distribuito un volantino in cui manifestavano la loro rabbia contro i provvedimen­ti dell'Osservatorio: «Sono inefficaci, hanno diminuito il pubblico negli stadi, aumentato il clima di tensione e gli incidenti nelle zone limitrofe degli impianti». Nello stesso volantino, la curva interista se l'è presa anche con la società, a cui però ha rivolto un appello per ottenere sostegno. «Ci sentiamo abbandonati da chi dovrebbe almeno mostrare rispetto per la dedizione e per la passione da sempre dimostrate per l'Inter. Invitiamo la società ad adoperarsi per abbattere tutti gli ingiusti vincoli burocratici legati alle modalità d'esposizione di striscioni e coreografie e ripristinare la libertà di scelta e di contenuti e nei tempi di esposizione dei medesimi». C'era anche un accenno alla festa per il Centenario: se rimarrà il malcontento per la situazione, la curva negherà il suo sostegno vocale per i festeggiamenti. Gli ultras nerazzurri, via internet, avevano comunque annunciato una coreografia nonostante l'impossibilità di occupare il loro settore, così il secondo anello blu si è riempito di palloncini bianchi, neri e azzurri che venivano agitati al momento dell'ingresso delle squadre in campo. Poi, una buona parte è finita nel primo anello. Non sono mancati cori contro il Genoa, a cui i sostenitori rossoblù hanno risposto con altre invettive. Il fatto inedito è stato che stavolta le opposte tifose­rie non si trovano di fronte a scambiarsi insulti, ma l'una sopra all'altra. Sul finire del primo tempo, dagli altoparlanti di San Siro è partito un annuncio che invitava il pubblico a non gridare cori offensivi e dal settore interista sono piovuti sonori fischi.

 

IL SECOLO XIX - Il Genoa combatte ma si inchina all'Inter padrona. Sul 2-0 per i nerazzurri, segna Konko. Poi la capolista fa 4-1. di Giovanni Ciolina. MILANO. Il Genoa lascia al Meazza l’intera posta in palio contro una capolista che non sembra travolgente, ma che, quando spinge, fa male. Finisce 4-1 e la fuga prosegue, più autoritaria che mai. Non si spengono però le luci di San Siro per il Grifone che gioca a ritmo ridotto nella prima frazione, accentua la pressione nella ripresa, quando segna e colpisce una traversa con Leon, ma si consola con la buona prova di Figueroa che proprio a Milano lascia sul terreno qualche granello di classe e di speranza per il futuro. Incoraggiante il suo secondo tempo. Sicuramente differente l’impronta che lascia David Suazo: gol e rigore procurato. Devastante. E nella batosta (a livello numerico) sarebbe ingiusto dare responsabilità al turn over. Mister Gasperini arriva alla sfida del Meazza con la necessità di far rifiatare alcuni uomini e il Genoa cambia nei nomi (4 nuovi rispetto alla Fiorentina e soprattutto Paro, Coppola e Di Vaio in tribuna), ma anche nell’approccio tattico alla partita. Il tecnico piemontese torna all’amato 3-4-3 con un centrocampo speculare ai nerazzurri. Spiccano i duelli Fabiano Figo e Konko Cambiasso. In cabina di regia torna Milanetto che gioca una buona prima frazione in fase di rilancio dell’azione anche se, quando è l’Inter a tornare in possesso palla, il pressing sul portatore di palla latita,con il risultato di un Zanetti libero di manovrare senza pressioni. A dire il vero lo stesso atteggiamento lo ha anche la formazione di Roberto Mancini, ma rispetto ai genoani l’Inter lo ha come filosofia consueta, anche perché tocca poi a Maicon e Maxwell chiudere in uscita. Una delle chiavi di volta della prima frazione viene proprio ad essere il brasiliano che copre, ma soprattutto spinge sulla fascia destra costringendo Danilo ad un faticoso e complicato doppio compito. Non è un caso se il primo pericolo arriva proprio da una percussione diMaicon che, dopo aver saltato due avversari, conclude di sinistro. Rubinho mette in angolo. La prodezza di Rubi non sveglia i suoi che un minuto dopo capitolano nonostante la seconda prodezza del portiere su inzuccata di Crespo. Cordoba, dimenticato in area ribadisce in rete, ma il vantaggio nerazzurro regala lo spunto per esaminare un altro duello difficile per il Genoa. Hernan, il delantero, riesce spesso a sovrastare Ciccio Bega nel gioco aereo ed al 31’ costringe nuovamente il portiere rossoblu alla prodezza sull’ennesima palla inattiva che arriva dalla destra avversaria. L’anima del Genoa, benché avvinghiata da quale timore reverenziale nei primi minuti, non scompare. Nel primo tempo il Grifone gioca con sufficiente tranquillità e buona tecnica, ma senza quella necessaria veemenza e determinazione che tre giorni prima aveva mandato in affanno la Fiorentina. L’Inter può quindi ragionare senza eccessivi affanni e affidarsi al suo gioco fatto di pause e sfuriate. Peccato, perché nelle occasioni in cui la squadra milanese viene attaccata va in affanno. Orlandoni ci mette due pezze su Leon (punizione al 21’) e Fabiano (27’ su cross diRossi dalla destra), ma in altrettante occasioni il portiere che sostituisce Julio Cesar non è puntuale nelle uscite e Borriello (è sempre un po’ troppo solo, ma neanche appare in grande serata)prova ad approfittarne. L’Inter va quindi al riposo in vantaggio, ma la banda Gasperini non demerita: gioca alla pari dell’Inter, pur mostrando la solita difficoltà negli ultimi 20-30 metri. Nella ripresa ti aspetti il Grifo e invece ritrovi subito l’Inter. o meglio i rossoblù condiscono la serata con un doppio errore. La punizione da fuori area di Chivu rimbalza davanti a Rubinho che non trattiene e Cordoba anticipa De Rosa. Gara chiusa? Con qualche altra squadra forse, con il Genoa no. Gasperini cambia Rossi e Borriello con Juric e Figueroa e proprio l’argentino si ritrova suipiedi l’occasioneper tornare a provare la ”pelle di pollo”, ma Orlandoni ci mette i piedi e 3 minuti dopo un’inzuccata di De Rosa finisce fuori. Sussulti di emozioni. Il doppio vantaggio cambia anche l’aspetto mentale della sfida. Esteban Cambiasso, senza l’ossessione Konko, ha maggiori spazi e il suo sinistro dipinge. Crespo(11’ e 23’)e Cesar (retropassaggio di petto di Leon al 13’) hanno ghiotte occasioni. Clamoroso il piattone fuori dell’argentino nella prima occasione. Il cuore non manca al Genoa. Quella voglia di combattere che porta Konko al primo gol in rossoblu (27’) e il Grifo a sperare nella rimonta, ma le streghe milanesi tornano a rifarsi vive e Suazo approfitta di un errore di De Rosa per chiudere il match.

IL SECOLO XIX - Mancini e il momento chiave «Sul 2-1 abbiamo rischiato». Gasperini: «Una buona gara, ma il risultato mi sembra un po' eccessivo». di Giuliano Gnecco. Milano. Una partita, due punti di vista. Gian Piero Gasperini sottolinea: «La squadra ha fatto una buona gara; siamo venuti a San Siro a fare la nostra partita. Il risultato mi pare un po' eccessivo. Ci siamo espressi bene, sono soddisfatto». Roberto Mancini controbatte: «Il 4-1 ci sta tutto, e devo dire che la squadra ha fatto una grande prestazione. Se non avessimo segnato subito il 3-1 la partita avrebbe potuto riaprirsi, ma abbiamo fatto tutto noi perché sul 2-1 avremmo già dovuto essere sul 4- 0: abbiamo sbagliato troppo, sul 2-0 abbiamo fallito tre palle gol». La realtàè che il Genoa ha fatto una buona partita, senza paura neppure a San Siro. Ha però pagato carissimo una serie di errori difensivi, dai quali sono nati i quattro gol nerazzurri. Gasperini non lo nasconde. Anzi, è piuttosto contrariato: «Una buona gara è stata condizionata da errori difensivi; era un po' che non ci capitava, speriamo di averli commessi tutti stasera. Sul primo gol è stato bravo Rubinho a respingere, ma non è stato protetto. Sul secondo uguale, il terzo è stato un retropassaggio, il quarto Suazo è caduto tre volte ed è andato in porta. Cosìè arrivato un risultato pesante. Nel primo tempo eravamo abbastanza equilibrati, difendevamo bene. Magari eravamo un po' leziosi in attacco, nel secondo tempo abbiamo attaccato un po' di più. Gli errori determinano la differenza di valori, se li commetti con l'Inter in particolare non ti perdona. Forse meglio averli fatti stasera, che magari finiva uguale lo stesso». Di positivo c'è anche la prestazione di Figueroa, bravo a smarcarsi per andare al tiro e poi a servire a Konko la palla dell'illusorio 2-1. Dall'altra parte c'è Coppola, che lo stesso Gasperini aveva annunciato titolare alla vigilia e che invece è finito in tribuna: «È stata una scelta tecnica, non l'ho visto bene - spiega il tecnico - Figueroa ha fatto una buona partita, ha valori tecnici. Deve migliorare nei movimenti laterali, gli manca qualcosa. Ma se recupera bene diventa importante perchéè un giocatore di livello. C'è rammarico perché sul 2-1 potevamo riaprire la partita». Per Mancini si riapre invece il caso Adriano: escluso dalla distinta dei diciotto poco prima della partita, il brasiliano se ne è andato senza prendere neppure posto in tribuna. «Non c'entra il fatto che non mi ha dato la mano a Reggio Calabria - puntualizza l'allenatore - Altrimenti dovrei mandarne in tribuna tutte le volte quattro o cinque. Devo fare delle scelte, perché la squadra è più importante dei singoli. Avrà pure problemi ad andare in tribuna, ma li hanno anche Rivas e Pelè. Purtroppo sono cinque attaccanti, lo sapevano dall'inizio. Finché ho potuto ne ho portati tre in panchina, ma ora che ho bisogno di centrocampisti non posso più». Gasperini ha invece altro a cui pensare: «Volevo verificare le possibilità di altri giocatori. Sono abbastanza soddisfatto, a parte gli errori, perché siamo sempre rimasti in partita. È andata bene anche la catena di sinistra brasiliana: non era facile con Maicon e Figo. La squadra ha fatto una buona partita e ha pagato episodi importanti che non si possono concedere a squadre del genere». Un complimento al Genoa arriva anche dal ds interista Gabriele Oriali: «È una buona squadra con individualità importanti che conoscevamo. Un nome su tutti, una conferma: Konko». E pure Mancini ammette: «Temevamo il Genoa perchéè una delle squadre più in forma; gioca bene e corre parecchio. Proprio per questo è ancora più importante questo risultato: contro una squadra di quel valore non abbiamo rischiato niente. Strano per gli errori di Crespo: proprio quella è la sua qualità migliore. Vorrà dire che il gol se lo terrà per domenica». Oggi il Genoa torna già al lavoro a Pegli per preparare la partita di domenica contro il Palermo.

 

IL SECOLO XIX - Il pagellone. di Giuliano Gnecco. RUBINHO 5,5. Battesimo di fuoco nello stadio dei portieri brasiliani: Dida, Julio Cesar. Inizia con un incontro ravvicinato – piuttosto ruvido – con Cruz: l’arbitro vede il fallo dell’argentino e ferma tutto. Poi, presenta le credenziali a tutti deviando prima la botta di Maicon, poi sul susseguente calcio d’angolo il tocco in acrobazia di Crespo: su Cordoba non più fare proprio nulla. È invece ancora decisivo sull’incornata sporca di Crespo al 31’. Nell’unico errore, però, lo punisce Cambiasso: errore grave perché è il gol che chiude la partita. BEGA 5,5. Si perde subito Crespo in occasione del vantaggio interista: di testa il duello con l’argentino è una lotta impari. Sembra titubante, poi migliora specialmente quando dalla sua parte arriva Cruz, anche se spesso è troppo precipitoso: con una frazione in più per pensare si può impostare invece di spazzare.Non riesce poi a chiudere sull’occasionissima del 30 sprecata da Crespo. DE ROSA 5. Il centrale da trasferta: straordinario a Catania, ottimo – con due sole distrazioni – a Napoli dove giocò l’ultima partita da titolare. Stavolta si concentra sulla fase difensiva limitando le scorribande. In ritardo però sul gol di Cambiasso. Poi è sfortunato di testa quando sfiora il 21, ma l’errore è tutto su sul gol di Suazo. LUCARELLI 6. Rientra dopo la squalifica ed è tirato a lucido: ha grande personalità sia quando deve affrontare Cruz sia quando gli arriva Crespo; sfrontato, lungi dall’impaurirsi, avanza a sostegno della fase offensiva ( 36’ ST MASIELLO NG: è finito il calvario dovuto all’infortunio). ROSSI 6,5 Altro che riposare: il capitano si veste da Stakanov e macina chilometri. Sulla linea dei difensori, quando serve, o a schiacciare Cesar nella sua metà, più spesso. I suoi cambi di marcia e i suoi tagli mettono sempre scompiglio.Gasperini lo risparmia quando il risultato è compromesso (8’ ST JURIC 6,5: si piazza nella zona di Zanetti e lo affronta con irriverenza). KONKO 6,5 Giocatore universale, si reinventa mediano nella zona di Cambiasso, argentino originario di Serra Riccò, e all’occorrenza si prende pure Figo quando il portoghese si accentra a fare il trequartista. Fa il bravo soldatino, anche se può spingere meno. Con l’uscita di Rossi torna a destra, ed è freddo a battere Orlandoni per il gol dell’illusione. MILANETTO 6 Si mette subito a dirigere il traffico, anche se spesso opta per soluzioni in orizzontale invece di verticalizzare rapidamente. Ripete comunque la prestazione positiva di Torino. FABIANO 6 Ha sui piedi la palla dell’11, ma Orlandoni dice no; non è ancora il giocatore travolgente della scorsa stagione,ma evidenzia continui progressi. Ha un paio di ingenuità in fase di contenimento, però cerca di sovrapporsi sempre a Danilo per creare la superiorità numerica a sinistra. E riesce a limitare Figo. LEON 5,5 Deve aver preso ripetizioni di nozioni tattiche da Adailton: riesce ad aprire spazi per Rossi, e metterlo in moto al momento giusto, come solo il brasiliano riusciva a fare. Ogni tanto dà libero sfogo all’estro, come giusto che sia, ma sta imparando anche a giocare con e per la squadra. Bravo anche nei ripiegamenti: sbaglia solo quello nel quale per poco Cesar lo beffa, ma è un errore da matita blu. Dopo cala vistosamente. BORRIELLO 5,5 Trova, con l’involontaria sponda di Cordoba, il varco giusto,ma Figo salva sulla linea. Però, come con la Juve, è spesso troppo isolato e non riesce a graffiare. Da apprezzare il fatto che si batta come un leone correndo su tutto il fronte d’attacco, ma talvolta si lascia tentare dalla debolezza di protestare invece di giocare (8’ ST FIGUEROA 6: appena entrato si costruisce, con il movimento giusto, una grande occasione: Orlandoni gli strozza il gol in gola. Poi è bravo a servire la palla gol a Konko). DANILO 6 Gioca in una posizione ibrida: dovrebbe essere il vertice sinistro del tridente e invece si abbassa spesso a rimpolpare il centrocampo, come faceva spesso Botta lo scorso anno. Inesauribile nel fare l’elastico, ed è buona pure l’intesa con Fabiano. INTER: Orlandoni 6,5 Sarà anche il terzo portiere,ma al 21’ è provvidenziale nel deviare la maligna punizione di Leon, e si ripete al 27’ su Fabiano. Il tris nella ripresa su Figueroa. L’Inter può accendergli un cero, anche se in alcune uscite mette paura. Maicon 6. Subito devastante e solo un grande Rubinho gli nega il gol. Poi è costretto soprattutto a giocare sulla difensiva, perché Fabiano e Danilo cercano di metterlo in mezzo. CORDOBA 6,5 Al posto giusto nel momento giusto in occasione del gol. Quando Mancini si rende conto che Borriello può essere un problema, glielo appiccica addosso pressoché a uomo. CHIVU 6,5 È un giocatore di una calma invidiabile, e pure contagiosa: la trasmette al reparto. È anche elegante nei movimenti; sembra lento ma ci arriva sempre. MAXWELL 6 Serata difficile con Leon, per di più raddoppiato da Rossi; lui che ama spingersi in avanti, è costretto a fare il difensore vero, con una punta di mal di testa. FIGO 6 Talento straordinario, che con l’esperienza sa dosare le energie. Trova un rivale arcigno in Fabiano,ma si rende sempre pericoloso sui calci da fermo.(40’ ST SOLARI NG). ZANETTI 6,5 Il capitano se la cava bene anche in mezzo al campo a tamponare: si sacrifica in interdizione e prova pure a costruire. CAMBIASSO 7 Un lottatore inesauribile, una grinta straordinaria: tantissima quantitàma anche qualità. Segna la seconda rete e ispira per Crespo che sciupa. CESAR 6 Rossi lo costringe a restare sempre basso; trova qualche spazio in più con Konko. Poi, su errore marchiano di Leon, simangia un gol grande così va a tamponare in mezzo al campo). CRUZ 5 Stasera il Jardinero non ha il toccomagico. Riesce a farsi vedere solo sui calci da fermo. CRESPO 5 Gran lavoro dal punto di vista tattico, anche in fase di contenimento. Pesano però i due gol divorati (25’ ST SUAZO6,5: lesto come una faina, lascia subito il segno punendo l’errore di De Rosa. Si guadagna un rigore). ARBITRO Tagliavento di Terni 6: sempre vicino all’azione, non influisce sul risultato

 

IL SECOLO XIX - Coppola in tribuna resta senza parole. di Giovanni Ciolina. Milano. Una maglietta dell'Inter tra le mani, il volto non certo felice e nessun commento. Manuel Coppola lascia il Meazza quando la partita è finita da una decina di minuti. Martedì pomeriggio il centrocampista era considerato uno dei possibili titolari del match con l'Inter. Alla lettura delle formazioni finisce addirittura in tribuna, al pari di Di Vaio («Scelta tecnica, non me l'aspettavo») e Paro («Avevo male ad una caviglia»). Per tutti comunque si tratta di scelta tecnica da parte di Gasperini che sull'esclusione di Coppola sottolinea di «non averlo visto bene». Resta il fatto che in panchina va Tommaso Ghinassi. Con tutto il rispetto per il ragazzino toscano e, pur avendo visto Coppola in condizione, la tribuna è forse decisione eccessiva per quello che era considerato l'idolo della tifoseria e che a luglio era andato vicinissimo al trasferimento alla Lazio, sfumato solo per l'intervento del presidente Preziosi. Ai tre esclusi che lasciano lo stadio non certo soddisfatti e, spicca la condizione dei brasiliani del Grifo. In loro c'è rammarico per le proporzioni del punteggio, ma anche la consapevolezza di aver affrontato una grande squadra «alla quale non ti puoi permettere di regalare quattro gol». Moedin Rubinho non ha dubbi sulla lettura della gara. E non si tira indietro di fronte alle responsabilità sul raddoppio interista aggrappandosi a scuse varie: «Il terreno di San Siro è scivoloso, ma sugli errori non sarebbe giusto trovare scuse per il campo o il pallone. Sulla punizione di Chivu sono andato per la parata, ma la palla è saltata più alta e mi ha colpito sulla spalla». Il portierone paulista mima la situazione a gesti prima di fermarsi ad abbracciare e parlare con Neto, ex calciatore del Corinthians . «Siamo riusciti a giocare una buona partita, ma abbiamo pagato i nostri errori» spiega Rubinho. Sulla stessa linea si schiera anche Danilo che sottolinea però«come si debba dimenticare subito questa gara per pensare al Palermo. Ci aspetta una gara difficile. Il rigore? E' venuto contro di me, ho fatto di tutto per togliermi, ma mi è venuto addosso». Leon ha qualche spunto positivo da cui ripartire e affrontare il Palermo «per fare punti. A condizione di correggere gli errori. Comunque il risultato è bugiardo, perché le nostre occasioni le abbiamo avute». A cominciare dalla traversa colpita dall'honduregno: «L'ho vista dentro, quella palla. Si è alzata all'ultimo momento».

IL SECOLO XIX - Preziosi: «Troppi errorima la squadra è forte e mi è piaciuta». Crespo e Figueroa dopo i gol mancati se la prendono con la "malasuerte": sconfiggeremo anche quella. di Marcello Zinola. Milano. «Va bene, sta andando bene ed è sulla strada per tornare con noi. Vedrete, farà tantissimi gol non come me stasera che ne ho sbagliati troppi». Hernan Crespo sorride mentre parla e abbraccia Lucho Figueroa, argentini contro in Italia, argentini insieme nella nazionale prima del crac del ginocchio di Lucho. Lucho ascolta e sorride, ma non è contento: «Sì, grazie, ma stasera ho avuto più tempo, ma mi manca ancora quella rapidità e quella cattiveria che ti fanno fare gol». Gasperini le ha fatto i complimenti per come va e come sta in campo pur con i problemi che deve ancora risolvere. «Fa bene " dice Crespo " lui merita questo e merita di battere la sfortuna». La «malasuerte come dico io "? allunga Figueroa "Io ci vado sul pallone, ci mette gamba e ginocchio e poi se deve succedere qualcosa succede, se succede male allora è proprio malasuerte. Peccato perché stasera potevo segnare, avrei dovuto piazzarlo sul palo quel tiro, ho tirato forte e malsuerte ha preso il piede del portiere». Lo sguardo di Figueroa è trasparente, ma non esprime contentezza. «Sì non sono contento, perdi 4-1 ed è troppo perché loro sono forti forti, ma noi abbiamo fatto degli errori e io purtroppo quel tiroÂ?». Potrebbe riprovarci col Palermo. «Sì, sì» dice Lucho che si abbraccia ancora con Hernan che di gol sbagliati ha fatto indigestione, uscendo però tra gli applausi: «mi vogliono bene e mi perdonano queste cose». Anche Lucho ha avuto applausi, ma non è contento. Crespo lo conosce bene e capisce la situazione. E allora lo riabbraccia e lo ristrattrona come si fa tra amici, si rivolge ai giornalisti e dice, mimando con le mani e scandendo le parole: «lui farà molti molti gol e tornerà Figueroa, parola di Crespo». Lucho incassa, sorride. Ripete: «Sì, sì» e allunga ancora lo sguardo verso qualcosa che vede solo lui, gli si legge negli occhi che quel tiro, comunque fosse finita la partita, lo avrebbe voluto vedere finire nel sacco.«Sì, sì, adesso lavoriamo ancora» anche contro la malasuerte come dice lui. Chi esce con il sorriso è anche Enrico Preziosi tornato alla Scala del calcio: «Fa piacere, peccato, nostri errori e loro forza, grandissima, spiegano il risultato. Ma al di là di questo l'Inter ha meritato di vincere. Poi è chiaro "se" segnava Figueroa, se non facevamo l'errore sulla punizione del loro 2-0, se non prendevamo subito il 3-1, ma con i "se" non si fanno i punti. Mi è piaciuto in molte fasi il gioco e, comunque, il fatto che la squadra gioca sempre e ci prova anche al 93'». Lei aveva detto 4 punti in 4 partite. A Torino gioco e complimenti, zero punti; con i viola un punto, Inter, zero, tre arriveranno col Palermo. «Io faccio auspici, poi si gioca 11 contro 11, col Palermo peròè una gara alla portata della nostra voglia di vincere». Figueroa si sta recuperando. «Sta facendo strada, gli manca ancora un po' di velocità e di quelle cose che ti fanno fare gol, ma sta recuperando». Giamba Pastorello fotografa la partita tra bontà ed errori del Genoa e strapotere dell'Inter con sano realismo. Ciccio Bega guarda la classifica che segna sempre cinque punti sulla terz'ultima, cioè la salvezza «che è il nostro obiettivo. Ci aiuta e ci dà morale il fatto di giocare comunque bene e con la nostra mentalità ovunque e contro chiunque. Domenica dovremo provare ad allungare ancora su quella quota salvezza che rimane ed era il nostro obiettivo». Questa sera avete avuto difficoltà sui calci piazzati e qualche distrazione difensiva di troppo: «Sì, ed è il motivo per cui dobbiamo lavorare ancora di più, ma il gioco c'è ed è questo che ci conforta, si perde certo, abbiamo perso, ma dipende anche da come si perde». Altri campioni, brasiliani, se la passano peggio. Come Adriano che non sorride e non ride. Anzi se ne va a casa o in discoteca quando capisce che si sarebbe seduto solo in Tribuna. Mancini? «Basta parlare di Adriano».

 

LA REPUBBLICA - Il Genoa ci prova, poi s´arrende. Micidiale uno-due dei nerazzurri. Il Grifone riapre la partita ma un errore di De Rosa azzera le speranze 90´ minuti di passione alla fine solo applausi i tifosi Inter troppo forte, la prodezza di Konko non basta Rubinho miracoloso nel primo tempo, una disattenzione però cambia la partita. di Alberto Puppo. Il Genoa ci ha provato. E´ andata come tutti immaginavano contro quella che probabilmente è, anche in emergenza, la migliore squadra del mondo. Dal ciclo terribile iniziato contro la Juve, il Grifone torna con un solo punticino e con la convinzione che, comunque, la squadra c´è. Perché il 4-1 finale è impietoso quanto bugiardo. Per la Scala del calcio Gasperini era tornato all´antica, almeno sul piano del modulo. A San Siro rispunta l´amato 3-4-3. Ma nessun intento garibaldino. Anche perché l´esterno sinistro d´attacco è il brasiliano Danilo, utilizzato nelle ultime partite, con buoni risultati, sulla linea dei difensori. Duttile, insomma, più che arrembante. Accanto a lui, davanti, i confermatissimi Borriello e Leon. A centrocampo torna Milanetto a dirigere l´orchestra. Al suo fianco Konko, questa volta in posizione di mezzo destro. Fabiano e Rossi sulle due corsie. Davanti a Rubinho, turno di riposo per Bovo e rientro di Lucarelli (dopo la squalifica) e De Rosa. Conferma per Bega. L´intento è chiaro: non offrire grandi spazi all´Inter senza però rinunciare a giocare. Certo, un conto è preparare le partite, un altro la dura realtà. Che si concretizza Dopo soli otto minuti. Il Genoa è già sotto. E, in fondo, non è una sorpresa. Un minuto prima c´era voluta tutta la reattività di Rubinho per deviare in calcio d´angolo un tiro a girare di Maxwell. Il bis del portiere pochi istanti dopo, su colpo di testa di Crespo, palla sulla traversa e difesa impegnata a contemplare la parabola che s´impenna e atterra morbida sulla testa di Cordoba, completamente solo, che appoggia in rete, al cospetto della curva deserta. Partita in salita, come previsto. Il Grifone però non si perde d´animo, anche se l´intensità non è quella di tre giorni prima, a Marassi con la Fiorentina. Gasperini se ne accorge e mostra platealmente ai suoi l´orologio. Forse vuole spiegare che il tempo per recuperare non manca, più probabilmente suona la sveglia. L´invito sembra funzionare, perché i suoi sembrano scrollarsi di dosso ogni timore. E attacca in massa, con ottimi sincronismi. L´occasione del pareggio arriva al 21´ quando Leon calcio una punizione ad effetto che Orlandoni devia in corner con la punta delle dita. Poco dopo è Fabiano ad avere sul piede una palla d´oro. Controllo e tiro che produce soltanto una mischia. I tifosi, intanto, cantano "O sole mio", a suggellare, se mai ce ne fosse bisogno, il gemellaggio con il Napoli. Saranno in tremila e sugli spalti si sentono soltanto loro. La squadra fa di tutto per meritare questo appoggio incondizionato. Il Genoa tiene il campo con grande autorevolezza e, a cinque minuti dalla fine del primo tempo, ha una grande occasione, dopo un´uscita a vuoto (non l´unica) di Orlandoni. Sulla palla si avventa Fabiano, non certo un cecchino, la scelta di tempo è giusto ma un carambola ammorbidisce la traiettoria e Figo riesce a salvare sulla linea di porta. Difficile chiedere di più a San Siro. Con queste premesse ci sarebbe da attendere una ripresa tiratissima. Ma stavolta, a scompaginare ogni piano, ci pensa Rubinho che s´impappina su una modesta punizione di Chivu. Cambiasso ringrazia e castiga. Gasperini prova a cambiare: fuori Rossi e Borriello, dentro Juric e Figueroa. Proprio l´argentino, dopo un´occasione gigantesca sprecata dal connazionale Crespo, rischia di riaprire la partita. Gran tiro, para Orlandoni. Ci riesce Konko, dopo una strepitosa apertura di Figueroa. Neppure il tempo di crederci che De Rosa fa la frittata. Passaggio indietro di testa a Rubinho. Cortissimo. Suazo ne approfitta. C´è ancora spazio per Masiello, al posto di Lucarelli. Per una traversa di Leon e per la travolgente azione finale di Suazo. Rigore trasformato da Cruz.

LA REPUBBLICA - Le pagelle. Zanetti e Cambiasso perfetti. Leon fa disperare Gasperini. di Gessi Adamoli. Rubinho 5,5: il portiere nel mirino di Dunga, CT del Brasile, commette il primo errore del suo campionato quando non trattiene la punizione di Chivu e regala a Cambiasso la palla del 2-0. Bega 5,5: Sulle palle alte che spiovono nell'area di rigore genoana, contro i granatieri nerazzurri, fa quello che può. De Rosa 5,5: da quando in un'intervista aveva dichiarato che con il tecnico Gasperini non esiste rapporto, era finito tra le riserve. Viene ripescato in quella che il Genoa considerava la partita impossibile. E' attento e efficace fino al clamoroso errore del retropassaggio a favore di Suazo. Lucarelli 6: quando esce dal bunker il suo piede non è proprio vellutato, ma in area la sua prestanza tecnica si fa sentire. Rossi 6,5: è l'uomo ovunque, raddoppia in difesa e poi si propone in sovrapposizione di Leon. Dall'8 s.t. Juric: 6 è il soldatino rossoblù. Konko 6,5: segna il gol che riapre la partita ma l'illusione genoana dura meno di un minuto. Milanetto 5,5: prova a cucire il gioco ma non è semplice sempre con il fiato di Zanetti e Cambiasso sul collo. Fabiano 6: brasiliano atipico poco appariscente, ma di sostanza. Leon 5: sbaglia le prime tre palle e fa imbestialire Gasperini in panchina. L'unico assist (tocco morbido con il petto) lo fa a Cesar. Peccato però che abbia una maglia diversa dalla sua. Borriello 6: torna a San Siro e ci tiene a fare bella figura. Si batte ma chiuso nella morsa Cordoba Chivu trova pochissimo spazio. Dall'8 del s.t. Figueroa 6,5: Entra e va subito vicino al gol, fa da sponda per l'inserimento di Konko in occasione del gol genoano. Danilo 6: è un finto attaccante, una sorta di tornante anni 60. Arbitro Tagliavento 6,5: partita corretta, sbaglia solo quando non concede un vantaggio a Cambiasso. E applica il buon senso quando ammonisce solo Rubinho in occasione del rigore su Suazo

 

LA REPUBBLICA - Il gruppo Mancini batte i liguri (4-1). In gol, per la prima volta, Suazo. E domenica i nerazzurri vanno a Torino contro i bianconeri. Aspettando la Juve, l'Inter vince. Il Genoa non ferma la capolista. MILANO - L'Inter con due sprint all'inizio dei due tempi e gol di Cordoba e Cambiasso (poi Suazo ha replicato a Konko e si è procurato il rigore del quarto gol di Cruz) ha battuto un buon Genoa, evitando guai e tenendo in panchina Samuel e Ibrahimovic in vista della partitissima di Torino. La capolista ha tenuto a distanza gli inseguitori, giocando una buona partita. La squadra di Gasperini ha mostrato una bella capacità di manovra, ma non altrettanta abilità nel concludere. Borriello è apparso in cattiva serata, meglio forse Figueroa, ma il risultato è stato modesto: poco di concreto, oltre al gol di Konko. Nel finale poi la squadra di Gasperini ha mollato, subendo un punteggio immeritato. Nell'Inter segnano tutti: stavolta è toccato a Cordoba, Cambiasso (gran partita, come Figo e Maicon) e a Suazo che ha realizzato il suo primo gol in campionato. Suo il merito del gol su rigore di Cruz. Mancini, che ha dovuto rinunciare ai portieri Julio Cesar e Toldo e ha schierato dall'inizio Orlandoni; problemi a centrocampo per gli infortuni a Vieira e Stankovic, in campo Cesar e non Dacourt; la diffida a Samuel e Ibrahimovic ha indotto il tecnico nerazzurro a mandarli inizialmente in panchina per averli contro la Juventus. Adriano se n'è andato a casa invece che in tribuna. Caso spinoso. Meno acciacchi e polemiche per il Genoa di Gasperini, che ha inserito De Rosa in difesa, Milanetto e Konko centrali a centrocampo. La squadra rossoblu ha subito l'Inter nel primissimi minuti, poi si è rimessa in linea di galleggiamento, ma è stato proprio grazie al suo buon inizio che la squadra di Mancini è andata in vantaggio: dopo una bellissima azione di Maicon che da destra al 7' si è accentrato sparando un sinistro deviato dal bravissimo Rubinho, l'Inter è passata. Sull'angolo, Crespo di testa ha chiamato il portiere brasiliano a un altro grande intervento, con l'aiuto della traversa e, sulla respinta, da due passi il solissimo Cordoba ha insaccato di testa. Sull'onda del buon avvio, Cesar e Maxwell hanno messo a repentaglio la porta rossoblu, poi il Genoa si è ripreso e al 22' su punizione di Leon, Orlandoni è volato sulla sinistra a deviare. Orlandoni ha poi salvato ancora su palla di Fabiano al 28', prima di un miracolo di Rubinho su colpo di testa di Crespo. Ma l'Inter ha tremato quando su colpo di testa di Borriello al 40' Figo ha salvato a porta vuota di testa. Insomma, un primo tempo ben giocato e ricco di emozioni. Il Genoa ha subito in avvio, poi si è ripreso bene dando fastidi alla squadra di Mancini che è passata spesso da destra. Non in grande serata Crespo e Cruz. I rossoblu hanno cominciato bene il secondo tempo con un tiro di Milanetto, ma è passata ancora l'Inter con una punizione di Maxwell da 25 metri, mal controllata da Rubinho. Sulla respinta del portiere genoana, Cambiasso ha insaccato. A questo punto Gasperini ha fatto entrare Figueroa per Borriello e Juric per Rossi. L'Inter ha poi mancato il terzo gol su una bella azione di Cambiasso: Crespo all'11' è andato via in area, ha superato Rubinho e poi ha messo alto da solo davanti alla porta. Insomma, anche nel secondo tempo gioco e occasioni (come quelle capitate a Cesar che ha messo fuori e il colpo di testa di De Rosa a lato). Crespo ha buttato un'altra grande occasione prima che Konko riaprisse la partita grazie a una bella combinazione con Figueroa. Nemmeno il tempo di mettere la palla al centro e l'Inter è andata a fare il terzo gol con Suazo (errore di De Rosa) su azione Cordoba-Cruz. Poi Leon ha pizzicato la traversa al 38' e Suazo con un'azione strepitosa si è procurato il rigore del 4-1 di Cruz. In sostanza l'Inter ha vinto bene.

IL GIORNALE - Inter devastante aspettando la Juve. Milano - Quattro scampanellate per la Juve, un ritocco al look, i gol della classe operaia fanno 101, ovvero le reti segnate in casa dall’Inter nella striscia che dura da 43 partite. San Siro soffrirà o goirà, ma un gol l’ha visto sempre. E ieri sono stati quattro per mettere a nanna il Genoa, superare quota cento e dire alla Juve: ci siamo. Non c’era Ibrahimovic, in panchina, ma c’era l’Inter determinata, concentrata, che non si nega i rischi (tre parate di Orlandoni, il gol di Konko e la traversa finale di Leon) ma sa giocare svelta e decisa, talvolta furibonda sulle fasce, concreta negli uomini del centrocampo. Il Genoa ci ha provato, ha onorato storia e bontà del suo gioco, ma Rubinho non è superman. Serve anche segnare. La curva di San Siro era vuota, secondo volere del giudice, ma quelli della curva non sono mancati. Posizionati dalla parte opposta, si sono fatti sentire, hanno mandato ai napoletani i loro saluti, hanno distribuito volantini. Tipico del mondo del calcio: chi sbaglia, sbraita. In tribuna c’era pure Adriano, a dimostrazione che il tempo del buonismo nei suo confronti è abbondantemente esaurito. Peraltro se n’è andato alla fine del primo tempo. Ma l’Inter non se n’è fatta un cruccio. Stavolta è partita con le batterie ben cariche e dopo otto minuti ha messo a punto la sua partita: cross di Zanetti, testina d’oro Crespo propone uno squillo, Rubinho dimostra il suo tasso di qualità, ma non quello di una difesa dormivegliante il tanto per concedere a Cordoba di sbucar con il suo testolone e annullare la prodezza del portiere. Il primo tempo si riassume in questo gol: sintomatico delle fatiche difensive del Genoa e della scioltezza offensiva dell’Inter che sfrutterà una mezza papera del portiere per il raddoppio all’inizio della ripresa. Punizione di Chivu, Rubinho non trattiene e Cambiasso sfrutta il solito sonno dei genoani. Ma il resto, cioè il resto della partita è stato frizzar di giocate spettacolari e di voglia di far male dell’Inter. Il Genoa ha cercato di mostrare gioco in bella copia, ma quanta nebbia davanti a Orlandoni, portiere numero tre della family nerazzurro, ma niente affatto datato dall’età e dalla lunga assenza. Tre parate per far intuire a tutti attenzione e riflessi da prima scelta: guizzo a deviar una punizione di Leon, uscita a far scudo al calciare di Fabiano, deviazione di piede quando Figueroa ha tirato a colpo sicuro. Sono stati questi i momenti in cui l’Inter ha mostrato i difettucci suoi costituzionali che più tardi sfrutterà Konko. Poi ci sono state le sofferenze degli avversari: tante e tavolta ripagate da buona sorte. Maicon ha demolito la fascia sinistra producendo calcio di qualità e pericoli in quantità. Crespo non ha mai perso l’occasione per sfruttare le idee dei compagni anche se, dopo 10 minuti della ripresa, deve essersi sentito sprofondare, azione tra velocità e dribbling: tiro in alto nei cieli come un brocco qualunque. Non era serata. Perchè nel suo facile incidere nella burrosa difesa avversaria, il killer argentino ha sempre trovato le manine o le manone di Rubinho. Il portiere genoano, fratello del Ze Elias che giocò in nerazzurro spesso con andatura tartarughesca, è stato reattivo e decisivo, anche se qualche sbadataggine non è mancata. In quel caso ci ha pensato la buona stella. Esempio: Leon sbuccia palla, Cesar è appostato dietro e calcia maldestramente fuori. Che pensare? Che il Genoa era pronto a segnare ed, infatti, Konko ha sfruttato errori difensivi e la svagatezza di Chivu per dare il brivido a San Siro. Senza sapere che sarebbe bastato riveder Suazo in campo ed anche la stella avrebbe voltato la faccia. La prima azione del gattone honduregno è stato una sonata da mattatore: pasticcio difensivo genoano (vedi alla voce De Rosa) e gol esaltato dal boato di San Siro. Per poi ripetere la scena poco più tardi, quando Suazo ha rimesso la marcia in più, infilato la difesa fino a farsi stendere: rigore e gol di Cruz sono stati l’ultima cruz genoana.

IL GIORNALE - Chivu di sale su Konko. Suazo, una palla un gol. INTER: 7 ORLANDONI. Occhi aperti, decisivo in almeno tre parate. 7 MAICON. Devastante quando apre il turbo: straripante per potenza e prepotenza. Anche tecnica. 6,5 CORDOBA. Piccole sofferenze difensive. Gran topolino d’area: altrui. 6 CHIVU. Gestisce il ruolo del regista difensivo in modo spigliato. Resta di sale sul gol di Konko. 5,5 MAXWELL. Si propone senza dar nell’occhio. Fa scoprire qualche pecca di Rubinho. Preoccupante solo in difesa. 6 FIGO. Volonteroso, senza scintillio nel suo giocare. 6,5 CAMBIASSO. Meno reattivo di altre partite: ovvio, non è un robot che va a carica. Si limita all’ordinario. Eppoi sboccia per il gol. 6,5 ZANETTI. Là in mezzo ci sta come un re: guizza, corre, va al recupero con lucidità e precisione. 5 CESAR. Sta perdendo colpi, va a sprazzi.(dal 33’st Burdisso sv.) 5,5 CRUZ. Parte e fila con la vena delle serate ispirate. Lentamente si sgonfia. 6 CRESPO. La crapa d’oro fa danni anche stavolta. Gli basta poco per mostrar gli artigli e la classe. Potrebbe devastare, chiude con errori strabilianti. (dal 25’ st Suazo 7. Prima palla e gol: l’urlo di San Siro lo incorona. ALL.MANCINI 6,5. La squadra ha ritrovato sostanza e scioltezza nel gioco. Meno in fase difensiva. GENOA: 6,5 RUBINHO. Ha il senso del brivido: spettacolare, reattivo anche quando sbaglia il piazzamento. 5 BEGA. Crespo lo fa dannare. A volte statuario, altre più vispo. 4,5 DE ROSA. Affonda a lungo andare, tiene testa alle devastazioni interiste finché Suazo lo demolisce. 5 LUCARELLI. Trema quando gli arriva addosso Maicon. 5 ROSSI. Soffre la marea nerazzurra. Beve quasi sempre (dall’8 st Juric 5,5. Vita dura). 6,5 KONKO. Elementare ma elegante e sostanzioso. È l’unico punto di riferimento credibile nel centrocampo genoano. Splendido nel gol. 6 MILANETTO. Se c’è da spalare, spala. Non di più. 5,5 FABIANO. Lotta e si batte per evitare troppi guai. 6 LEON. Guizzante e pasticcione. L’unico da brivido: in ogni senso. 4,5 BORRIELLO. Attaccante solo di maglia. Dall’8’ st Figueroa 6. Più sveglio di Borriello. 5 DANILO. Sembra lì per farne undici in campo. ALL.GASPERINI 5,5. Bel gioco, ma poco incisivo. ARBITRO: TAGLIAVENTO 6. Dignitoso. 

 

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