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STAGIONE 2007/08 HOME >> |
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Genoa: Rubinho, Bega, De Rosa, Lucarelli (81' Masiello), Rossi (53' Juric), Milanetto, Konko, Fabiano, Leon, Borriello (53' Figueroa), Danilo. In panchina: Scarpi, Bovo, Ghinassi, Sculli. All: Gasperini Arbitro: Tagliavento di Terni. Ammoniti: Figo, Milanetto e Rubinho. Angoli 11-5 per l'Inter. Spettatori: 47.230
Il Genoa torna dopo anni a giocare al Meazza di San Siro e come spesso accaduto rimedia una pesante baccata dai nerazzurri. Questo dice il risultato ma ben altro è quello che che si è visto in campo, il Genoa ha giocato a viso aperto coi nerazzurri, forse come poche squadre hanno mai fatto contro la corazzata di Mancini, facendo vedere anche ottimo calcio e mettendo spesso in difficoltà la retroguardia milanese. Intendiamoci, giocare a viso aperto con l'Inter significa sperare in una giornata dove tutto fila per il verso giusto perchè quando si gioca a calcio di conseguenza si lascia giocare gli avversari che preso uno a uno diciamo solo che sono tutti nazionali dei rispettivi paesi. Quella giocata al Meazza è stata una splendida partita, soprattutto nel secondo tempo, giocata alla grande dai milanesi e ottimamente dai genovesi che però hanno pagato duramente incredibili svarioni difensivi che hanno permesso ai nerazzurri di ampliare la differenza di marcature nel tabellino finale. E' anche vero che i nerazzurri hanno mancato con Crespo due occasioni veramente clamorose ma l'Inter non meritava 6 reti perchè và anche detto che se sbagliano i genoani questo vale anche per gli interisti, non si può accumulare solo da una parte. Se il Genoa non regalava quei due gol, perchè il valore degli errori del Genoa è esattamente paragonabile a quello che ha combinato Crespo davanti alla porta, magari la partita prendeva un'altra piega. Dall' altra parte invece qualcosa manca, il grifone ha avuto ben 8 palle gol, 3 nel primo tempo e 5 nel secondo, sfruttandone solo una (22' Leon tiro a girare su punizione che Orlandoni devia in tuffo in angolo. 27' traversone di Rossi da destra, la palla arriva dall' altro lato a Fabiano che solo davanti al portiere stoppando perde l'attimo e spara addosso all' estremo in uscita. 40' Su calcio d'angolo il portiere esce a vuoto, palla a Borriello che di testa tocca a parabola ma sulla riga Figo rinvia ancora di testa. 47' Leon per Milanetto che si destreggia bene al limite dell'area poi fà partire un tiro a mezz'altezza troppo debole facilitando la presa ad Orlandoni. 56' Leon smarca in area Figueroa che controllando palla si gira e rasoterra manda in diagonale a rete ma ancora una volta coi piedi il portiere respinge. 60' Punizione da sinistra di Juric, la palla sul primo palo e per la testa di De Rosa che a due metri dalla meta spedisce incredibilmente a lato. 72' Figueroa al limite riceve ed apre di prima a destra per l'accorrente Konko che entrato in area supera in diagonale verso il palo lontano Orlandoni. 82' Milanetto per Leon che sulla destra in serpentina supera un avversario e vicino al fondo manda a girare verso il palo lontano ma la palla va stamparsi sulla parte superiore della traversa). A questi vanno aggiunti un tentativo di Danilo alto sopra la traversa, uno di Leon parato a terra dal portiere e una buona occasione per Borriello che in area tenta un dribbling di troppo e perde l'attimo che è fuggente. La squadra scesa in campo presentava rispetto alla gara pareggiata con la Fiorentina diverse novità, in difesa De Rosa prendeva il posto di Bovo mentre Lucarelli rientrante dalla squalifica rilevava Konko che però assieme a Milanetto prendeva il centro del campo al posto di Paro e Juric. Sulla fascia sinistra dal primo minuto Fabiano con Danilo più avanti a formare l'attacco coi due confermati Leon e Borriello. Durante la partita inoltre oltre a Juric venivano inseriti Figueroa e Masiello di ritorno in campo anche lui da lungo infortunio. E' certo che tutti questi cambiamenti possono aver avuto un peso sull' andamento difensivo ma è anche vero che non si può aspettare di essere in difficoltà per infortuni o classifica per mettere in campo e testare le condizioni dei diversi giocatori rossoblù fuori per vari motivi. La nota più positiva della partita oltre al gioco corale della squadra è la prestazione di Figueroa che ha dimostrato di poter essere, dopo la sosta per la Nazionale che affronta la Scozia, un giocatore pronto ad affrontare anche i novanta minuti di gioco. Le note negative arrivano tutte dalla difesa, l'Inter accelera per 5 minuti e l'apparato difensivo va in tilt. Rubinho al 07' in tuffo deve salvare in angolo su un tiro da fuori area a girare di Maicon. Proprio sul corner arriva la prima rete di Cordoba all' 08' minuto, uscita di pugni di Rubinho e da destra controcross verso il palo lontano, Bega si lascia surclassare di testa da Crespo e poi sulla ribattuta miracolosa di Rubinho Cordoba è solo soletto pronto ad insaccare nella porta sguarnita. Al 10' Cesar mette in area per Cruz che stavolta sovrasta di testa Rossi ma per fortuna la palla è a lato. Per avere un altra azione pericolosa dell' Inter si passa al 30' quando ancora su corner Crespo schiaccia a terra e Rubinho deve alzare la palla oltre la traversa. Il Genoa inizia bene il secondo tempo ma subito capita ciò che non ti aspetti, 50' Chivu tenta di piazzare la palla su punizione ma ne esce quasi un passaggio per Rubinho che si china sulla palla e se la lascia sfuggire. Cambiasso come un razzo s'avventa sulla sfera tallonato dal solo Milanetto e deposita in rete. Al 55' capita l'incredibile, Crespo lasciato solo a centrocampo s'invola fino in area dove Rubinho gli esce incontro. L'argentino spostandosi a sinistra supera il portiere e davanti alla porta spalancata con il solo Bega praticamente sul primo palo spara un missile a destra mandando la palla sul fondo. 57' Leon quasi in area genoana stoppa la palla per passarla a Rubinho. La sfera è al rallentatore e Cesar d'esterno solo davanti a Rubinho la piazza troppo sul primo palo mandandola d'un soffio a lato. Al 68' ancora Crespo triangola con Cruz e praticamente indisturbato dal dischetto del rigore prende la mira passando centralmente la palla al portiere genoano. 73' Neanche il tempo di battere dopo la rete di Konko e parte un lungo lancio allungato verso l'area dalla testa di un nerazzurro. De Rosa s'avventa con largo anticipo sulla palla e di testa fà una ciofeca pallonara toccandola debolmente verso Rubinho ancora tra i pali. Alle sue spalle Suazo s'inserisce e con un pallonetto supera l'estremo Rossoblù in uscita. Finale con Suazo che in contrasto finisce a terra, si rialza, riparte, fà fuori 3 genoani e viene steso in area da Rubinho in uscita che viene anche graziato dall' arbitro che estrae solo il cartellino giallo. Cruz dal dischetto non lascia scampo all' estremo dei Liguri. In definitiva un punteggio che penalizza abbastanza la formazione di Gasperini che dopo 72' minuti nonostante turn over, errori difensivi e quant' altro ha tenuto sulle corde una squadra forte come quella nerazzurra che facendo a meno di Ibrahimovic può permettersi di mandare in campo Crespo, Cruz e la nostra spina nel fianco Suazo mandando in tribuna Adriano. Per il Genoa la consapevolezza di saper creare un buon gioco e di affrontare i prossimi due turni di campionato con squadre più abbordabili come Palermo e Reggina. Chiudo con una domanda, ma con tutti i colori che ci sono, Rubinho deve proprio mettere quella belin di maglia gialla? Il giallo a qualcuno porterà anche bene ma al Genoa porta sfiga!!!
Pagelle di Akaiaoi - Inter: Orlandoni 6.5, Maicon 6.5, Cordoba 7, Chivu 6, Maxwell 6, Figo 6 (85' Solari ng), Cambiasso 7, Zanetti 6.5, Cesar 5.5 (78' Burdisso ng), Crespo 5 (70' Suazo), Cruz 6.5. Genoa: Rubinho 5, Bega 5, De Rosa 5, Lucarelli 6.5 (81' Masiello ng), Rossi 6.5 (53' Juric 6), Milanetto 6.5, Konko 7, Fabiano 5.5, Leon 6.5, Borriello 5.5 (53' Figueroa 6), Danilo 6.
TUTTOSPORT
- San Siro scopre speedy Suazo.
Entra e scaccia la paura, segnando la sua 1ª rete e procurando il rigore del
4-1. Genoa, solo Konko-gol dopo l’uno-due di Cordoba e Cambiasso: Juve avvisata.
Mancini risparmia anche Dacourt e non rischia Ibra-Samuel: la difesa rossoblù,
Rubinho compreso, lo aiuta. Sempre tre punti sulla Roma. di Alberto Pastorella.
MILANO. Un segnale importante, oltre che una vittoria che mantiene la
classifica. Un messaggio diretto alla Juventus, quattro gol che il Genoa non
meritava ma che sono figli dell’orgoglio Inter, della voglia di arrivare alla
supersfida sulle ali di un trionfo, sull’aereo dell’entusiasmo. Ci sono stati
momenti di grande calcio e altri di difficoltà. Ma alla fine, oltre ai tre punti
che male non fanno, visto che anche tutte le rivali hanno vinto, si possono
salutare il gran ritorno di Suazo, gli errori di mira di Crespo, che però ha la
tonicità di chi è pronto a esplodere, la forma di Cambiasso e l’inossidabilità
di Figo. Insomma, una signora squadra che concede qualcosa in difesa, ma che è
pronta a marciare verso Torino con il piglio della capolista e la consapevolezza
di quello che l’attende. Ma che deve anche capire in fretta che contro Trezeguet
e compagni, certe disattenzioni potrebbero costare molto care. Contro il Genoa,
il gol è arrivato, paradossalmente, troppo presto. Perché sembrava poter dare
un’indicazione diversa del match: che cioè sarebbe stato un gioco da ragazzi
aver ragione del Genoa, apparso all’inizio quasi una vittima predestinata. il
che, a gioco lungo, si è pure verificato, ma solo dopo un primo tempo di
sostanziale equilibrio. Prima della rete di Cordoba, Rubinho aveva dovuto
sfoderare due interventi da autentico fuoriclasse. Su Maicon, prima, e poi su
Crespo, nella stessa azione che ha sbloccato il match: peccato per il portiere
del Genoa, in quest’ultima occasione, che i difensori non gli abbiano dato una
mano, dormendo il sonno dei giusti sulla sua respinta miracolosa, spedita in
qualche modo sulla traversa. Palla in gioco e Cordoba, da due passi e a porta
vuota, non ha avuto problemi a mettere definitivamente in rete. Il gol, come si
diceva, e la pressione quasi costante lasciavano ipotizzare una facile goleada.
Che in realtà è arrivata solo nella ripresa. E non tanto perché Rubinho abbia
continuato a fare il fenomeno, ma perché l’Inter ha perso pericolosità e
concretezza. Ha continuato, almeno fino alla mezzora, ad esercitare un
pressoché netto predominio nel possessopalla, ma la manovra si è imbolsita,
rallentata. Il solo Maicon ha provato con grande determinazione a pompare
palloni nel mezzo, confermando non solo il suo stato di forma specifico, ma in
assoluto la sua caratura internazionale di altissimo livello. Buoni alcuni
duetti con Figo, altro interista capace di dare qualche segnale di fantasia a un
gioco, tutto sommato, prevedibile assai. La squadra si è così sempre più
sbilanciata sulla destra, evidenziando di non fidarsi troppo di Cesar, di nuovo
titolare della fascia sinistra, ma non più padrone assoluto come in avvio di
stagione. Il brasiliano, peraltro, ha giocato solo per l’imprevisto forfait di
Dacourt, che si è così aggiunto alla lista dei giocatori preservati da Mancini
in prospettiva Juventus. Dopo Julio Cesar, finito addirittura in tribuna, dopo
Samuel e Ibrahimovic, entrambi diffidati e in panchina, anche il francese si è
accomodato a bordo campo: tutti e quattro sono già annunciati titolari fra
quattro giorni, all’Olimpico di Torino. Non è pertanto così fuorviante ritenere
che anche la rete segnata dopo appena otto minuti abbia spinto l’Inter a
pensare, più o meno consapevolmente, alla Juventus. Così come d’altronde aveva
già fatto Mancini in sede di formazione. Ma nell’intervallo, l’input è stato
deciso: chiudere il match perché l’ 1- 0 era risultato troppo pericoloso. Così,
in effetti, l’Inter ha provato a fare, proiettata da uno straordinario Cambiasso.
L’argentino non è solo andato a ribattere in gol un goffo intervento di Rubinho
su punizione di Chivu, per il provvisorio 2- 0, ma ha preso a comandare, a
dominare, a ordinare. La squadra lo ha sorretto, creando una serie di palle gol
clamorose: due volte Crespo e una Cesar hanno sprecato occasioni di una facilità
disarmante, tanto che quando il Genoa ha accorciato le distanze, con un
triangolo da manuale Konko-FigueroaKonko, si è quasi temuta la clamorosa beffa,
tipica di chi sbaglia troppo. Ma non si erano fatti conti con la resurrezione di
Suazo, che dopo tre mesi di assoluto anonimato, ha scelto la gara contro il
Genoa per tornare quello di Cagliari. Al 25’ ha preso il posto di Crespo e in
venti minuti ha prima segnato un gol alla ... Suazo, avventandosi su un retro
passaggio corto di De Rosa e superando Rubinho con un delizioso pallonetto, e
poi prodotto il penalty del definitivo 4- 1, con uno slalom a superare tre
difensori prima di essere atterrato dal portiere genoano. Leon, nel finale, ha
colpito una traversa, quasi a ribadire che la difesa interista necessita di
maggiore attenzione e di maggiore protezione.
TUTTOSPORT - I ROSSOBLÙ NON FANNO DRAMMI. Preziosi: «Il 4-1 è esagerato ma paghiamo i nostri sbagli». DI STEFANO SCACCHI. MILANO. Tutto bene fino al gol di Suazo. Lì la partita del Genoa è tramontata, e non c’è rossoblu che non lo faccia notare quasi con malinconia. « Il 3- 1 ci ha tagliato le gambe » , dice Francesco Bega.. « In quel momento potevamo riaprire la partita, invece pochi secondi dopo eravamo definitivamente fuori - aggiunge il vicepresidente Giambattista Pastorello -. Ma io non mi lamento, l’Inter è una spanna sopra tutte le altre grandi. L’unica cosa che mi dà fastidio è che paghiamo sempre dazio sui calci piazzati » . Anche il presidente Enrico Preziosi riesce a sorridere nonostante il punteggio pesante: « E’ già una soddisfazione essere tornati a giocare a San Siro dopo tanti anni. Credo che il 4- 1 non rispecchi in maniera fedele l’andamento della partita. Ed è un peccato vedere che siamo stati noi con i nostri errori a facilitare il compito dell’Inter » . Il più evidente di questi errori è la presa difettosa di Rubinho in occasione del 2- 0 di Cambiasso. Il portiere brasiliano, fino a quel momento protagonista di una grande partita, si giustifica: « Sono stato tradito dal rimbalzo, credevo che la palla schizzasse via bassa, invece è saltata più alta e a quel punto ho fatto quello che potevo. Può succedere, non siamo macchine. E’ dura sapere che un tuo sbaglio fa male alla squadra » . Rubinho pensa che un errore l’abbia fatto anche Tagliavento in occasione del rigore fischiato per una sua uscita su Suazo: « Secondo me, non ho commesso fallo. E’ l’attaccante interista che mi viene addosso, io ho cercato anche di ritrarmi » . Leon è stato l’ultimo ad arrendersi: « In avanti abbiamo giocato bene. Peccato che dietro le cose siano andate un po’ meno bene » . In casa rossoblù c’è grande attesa per il recupero completo di Figueroa: dopo il quarto d’ora finale domenica sera con la Fiorentina, Gian Piero Gasperini gli ha concesso quasi 40’ ieri sera. « Io sto bene, sto migliorando, peccato che abbia sprecato una buona occasione, dovevo tirare più vicino al palo » , commenta l’attaccante argentino. « Ha giocato bene, ci aspettiamo molto da lui - aggiunge Gasperini -. Noi siamo sulla buona strada anche se il punteggio pesante fa sembrare meno positiva la nostra prestazione. Ma per un gran pezzo di partita abbiamo tenuto testa all’Inter » . Il migliore in campo, secondo l’allenatore genoano, è stato il pubblico: « Commovente, dobbiamo ricambiarlo regalandogli una vittoria domenica pomeriggio con il Palermo » , dice Gasperini dei 3000 tifosi rossoblù arrivati a San Siro. Per loro la difficoltà supplementare di avere 500 ultrà dell’Inter sulla testa. I fedelissimi nerazzurri, infatti, si sono autoesiliati nello spazio abitualmente occupato dalla Curva del Milan per reagire alla squalifica del secondo anello verde, decisa dal giudice sportivo Tosel per i cori e gli striscioni razzisti anti-Napoli. E gli ultrà hanno... dimostrato di avere appreso alla perfezione la lezione: ” Noi non siamo napoletani”, è stato il primo coro!
CORRIERE SPORT
- E’ stato un bel Genoa fino all’1-2 di Konko
Poi i nerazzurri (Ibra in panchina) hanno chiuso il conto. Inter, una festa per
tuttiù. Cordoba e Cambiasso fanno 2-0, poi si sblocca Suazo. Chiude Cruz su
rigore. DI Alberto Polverosi. MILANO - L’Inter ha vinto ieri sera una partita
difficile, più di quanto dica il 4-1 finale, contro una squadra forte, più di
quanto dicano i nomi dei suoi interpreti. L’ha vinta segnando quattro gol, altri
ne poteva fare, ma anche il Genoa ha sbagliato tanto in zona-gol e forse questo
è il suo unico, vero rimpianto: giocare a San Siro, contro i campioni d’Italia e
primi in classifica, mettere insieme tante occasioni e fallirle tutte tranne una
è un peccato grave. E’ stata una partita davvero bella che l’Inter ha
conquistato con forza e qualità, ma senza mai eliminare dalla scena la squadra
di Gasperini che ha opposto corsa, gioco, idee, tanta rabbia agonistica e anche
una bella la personalità, ciò che le ha permesso di restare sempre in partita,
anche sullo 0-2 e sull’1-3. Il problema è che quando davanti trovi un giocatore
come Cambiasso ( gol, assist, equilibrio, tutto concentrato in quella testa e
in quei piedi), o come Figo, Zanetti, Maicon e infine anche Suazo, tutti in
giornata di grazia, è troppo difficile reggere l’urto. L’Inter ha vinto con
merito, giocando da squadra che ha certezze, che sa di essere forte, che ha
dentro la convinzione del suo giovane allenatore. Una grande Inter. Alla squadra
di Mancini sono bastati otto minuti e due attacchi per piegare la partita e
trovare poi gli spazi per renderla più piacevole. E’ bastata una straordinaria
discesa di Maicon (doppio dribbling in corsa, taglio al centro, sinistro sul
palo lontano con deviazione di Rubinho in angolo) per creare le premesse del
gol. Dalla bandierina, cross di Figo, primo colpo di testa di Crespo che Rubinho
ha toccato sulla traversa, palla in campo ma sulla testa di Cordoba. Uno a zero.
Per la difesa genoana, gli angoli (sei nel primo tempo) sarebbero diventati un
vero incubo. Quando l’Inter portava in area tutti i suoi saltatori era un
problema serio. Troppo netta la differenza di centimetri e troppo bravi, nella
specialità della casa, gli interisti perchè Rubinho potesse sentirsi tranquillo.
Alla fine, dei 4 gol ben tre arriveranno su sviluppi da calcio piazzato (2) e su
calcio di rigore. L’Inter ha dato velocità alla sua manovra e il Genoa ha
accettato volentieri di battersi a viso aperto, quanto meno sul ritmo.
Interessante è stata la sfida sulla fascia sinistra, dove Maxwell e Cesar si
sono battuti con furore con Rossi, il cui movimento continuo e frenetico ha
consentito a Leon (che gli stava davanti) di potersi occupare solo della fase
offensiva. Sicura a centrocampo, sotto la guida di Cambiasso, rapida a ribaltare
il fronte del gioco con Figo e Cruz, che spesso si allargava sulle due fasce,
l’Inter non è però riuscita a chiudere la gara nel primo tempo, perchè il Genoa,
pur concedendo spazio (era sotto di un gol dopo 8'), la teneva in continua
apprensione. Milanetto dava ordine, Leon un po’ di qualità, mentre Borriello
portava qualche pericolo alla porta di Orlandoni. Il sostituto di Julio Cesar e
Toldo è stato bravo fra i pali (punizione di Leon deviata in angolo con un gran
balzo) e nelle uscite basse (ha salvato un gol scappando dalla porta e deviando
un tiro di Fabiano), assai meno sulle uscite alte. Proprio su una di queste (a
vuoto), Borriello ha avuto di testa la palla dell’uno a uno, ma Figo, a due
passi dalla linea di porta, ha respinto. Il Genoa non era solo corsa, che
tuttavia resta la sua principale caratteristica. Teneva il campo con
autorevolezza, cercando di soffrire il meno possibile la differenza tecnica. Due
anni fa aveva giocato vicino a San Siro, a Sesto San Giovanni, in C1 contro la
Pro Sesto, e per Gasperini era il debutto in questo stadio mito, ma nessuno è
arrossito, nessuno si è intimorito. Nemmeno il 2-0 ha fatto saltare l’assetto
genoano, un 2-0 nato ancora sugli sviluppi di un calcio da fermo. Fallo di
Fabiano su Figo, punizione di Chivu, Rubinho si è fatto scappare la palla dalle
mani e Cambiasso c’è piombato sopra, anticipando De Rosa. Sei minuti dopo,
Crespo ha sbagliato un gol nel modo più incredibile, dopo un tocco di Cambiasso,
a porta vuota. L’occasione buona è capitata subito dopo anche a Figueroa,
entrato al posto di Borriello. Prodezza di Orlandoni. Poi Mancini ha inserito il
suo scattista, David Suazo, acquistato proprio per sfruttare il contropiede.
Konko ha accorciato su assist di Figueroa, ma l’illusione del Genoa è durata
pochi secondi perchè proprio l’honduregno, sfruttando un errore di De Rosa, ha
segnato il terzo gol. Suazo si è scatenato, ha seminato panico e terrore nella
difesa fino ad essere travolto da Rubinho. Rigore, botta di Cruz, 4-1 finale.
Dopo la scorsa giornata, così piena di difficoltà per gli arbitri, ci piace
sottolineare come ha diretto ieri sera a San Siro il giovane ternano
Tagliavento: ha assecondato la partita, ne ha tenuto il ritmo e ha fischiato
solo quando era indispensabile. Bravo davvero.
IL SECOLO XIX
- Il Genoa combatte ma si inchina all'Inter padrona.
Sul 2-0 per i nerazzurri, segna Konko. Poi la capolista fa 4-1. di Giovanni
Ciolina. MILANO. Il Genoa lascia al Meazza l’intera posta in palio contro una
capolista che non sembra travolgente, ma che, quando spinge, fa male. Finisce
4-1 e la fuga prosegue, più autoritaria che mai. Non si spengono però le luci di
San Siro per il Grifone che gioca a ritmo ridotto nella prima frazione, accentua
la pressione nella ripresa, quando segna e colpisce una traversa con Leon, ma si
consola con la buona prova di Figueroa che proprio a Milano lascia sul terreno
qualche granello di classe e di speranza per il futuro. Incoraggiante il suo
secondo tempo. Sicuramente differente l’impronta che lascia David Suazo: gol e
rigore procurato. Devastante. E nella batosta (a livello numerico) sarebbe
ingiusto dare responsabilità al turn over. Mister Gasperini arriva alla sfida
del Meazza con la necessità di far rifiatare alcuni uomini e il Genoa cambia nei
nomi (4 nuovi rispetto alla Fiorentina e soprattutto Paro, Coppola e Di Vaio in
tribuna), ma anche nell’approccio tattico alla partita. Il tecnico piemontese
torna all’amato 3-4-3 con un centrocampo speculare ai nerazzurri. Spiccano i
duelli Fabiano Figo e Konko Cambiasso. In cabina di regia torna Milanetto che
gioca una buona prima frazione in fase di rilancio dell’azione anche se, quando
è l’Inter a tornare in possesso palla, il pressing sul portatore di palla latita,con
il risultato di un Zanetti libero di manovrare senza pressioni. A dire il vero
lo stesso atteggiamento lo ha anche la formazione di Roberto Mancini, ma
rispetto ai genoani l’Inter lo ha come filosofia consueta, anche perché tocca
poi a Maicon e Maxwell chiudere in uscita. Una delle chiavi di volta della prima
frazione viene proprio ad essere il brasiliano che copre, ma soprattutto spinge
sulla fascia destra costringendo Danilo ad un faticoso e complicato doppio
compito. Non è un caso se il primo pericolo arriva proprio da una percussione
diMaicon che, dopo aver saltato due avversari, conclude di sinistro. Rubinho
mette in angolo. La prodezza di Rubi non sveglia i suoi che un minuto dopo
capitolano nonostante la seconda prodezza del portiere su inzuccata di Crespo.
Cordoba, dimenticato in area ribadisce in rete, ma il vantaggio nerazzurro
regala lo spunto per esaminare un altro duello difficile per il Genoa. Hernan,
il delantero, riesce spesso a sovrastare Ciccio Bega nel gioco aereo ed al 31’
costringe nuovamente il portiere rossoblu alla prodezza sull’ennesima palla
inattiva che arriva dalla destra avversaria. L’anima del Genoa, benché
avvinghiata da quale timore reverenziale nei primi minuti, non scompare. Nel
primo tempo il Grifone gioca con sufficiente tranquillità e buona tecnica, ma
senza quella necessaria veemenza e determinazione che tre giorni prima aveva
mandato in affanno la Fiorentina. L’Inter può quindi ragionare senza eccessivi
affanni e affidarsi al suo gioco fatto di pause e sfuriate. Peccato, perché
nelle occasioni in cui la squadra milanese viene attaccata va in affanno.
Orlandoni ci mette due pezze su Leon (punizione al 21’) e Fabiano (27’ su cross
diRossi dalla destra), ma in altrettante occasioni il portiere che sostituisce
Julio Cesar non è puntuale nelle uscite e Borriello (è sempre un po’ troppo
solo, ma neanche appare in grande serata)prova ad approfittarne. L’Inter va
quindi al riposo in vantaggio, ma la banda Gasperini non demerita: gioca alla
pari dell’Inter, pur mostrando la solita difficoltà negli ultimi 20-30 metri.
Nella ripresa ti aspetti il Grifo e invece ritrovi subito l’Inter. o meglio i
rossoblù condiscono la serata con un doppio errore. La punizione da fuori area
di Chivu rimbalza davanti a Rubinho che non trattiene e Cordoba anticipa De
Rosa. Gara chiusa? Con qualche altra squadra forse, con il Genoa no. Gasperini
cambia Rossi e Borriello con Juric e Figueroa e proprio l’argentino si ritrova
suipiedi l’occasioneper tornare a provare la ”pelle di pollo”, ma Orlandoni ci
mette i piedi e 3 minuti dopo un’inzuccata di De Rosa finisce fuori. Sussulti di
emozioni. Il doppio vantaggio cambia anche l’aspetto mentale della sfida.
Esteban Cambiasso, senza l’ossessione Konko, ha maggiori spazi e il suo sinistro
dipinge. Crespo(11’ e 23’)e Cesar (retropassaggio di petto di Leon al 13’) hanno
ghiotte occasioni. Clamoroso il piattone fuori dell’argentino nella prima
occasione. Il cuore non manca al Genoa. Quella voglia di combattere che porta
Konko al primo gol in rossoblu (27’) e il Grifo a sperare nella rimonta, ma le
streghe milanesi tornano a rifarsi vive e Suazo approfitta di un errore di De
Rosa per chiudere il match.
IL SECOLO XIX - Il pagellone. di Giuliano Gnecco. RUBINHO 5,5. Battesimo di fuoco nello stadio dei portieri brasiliani: Dida, Julio Cesar. Inizia con un incontro ravvicinato – piuttosto ruvido – con Cruz: l’arbitro vede il fallo dell’argentino e ferma tutto. Poi, presenta le credenziali a tutti deviando prima la botta di Maicon, poi sul susseguente calcio d’angolo il tocco in acrobazia di Crespo: su Cordoba non più fare proprio nulla. È invece ancora decisivo sull’incornata sporca di Crespo al 31’. Nell’unico errore, però, lo punisce Cambiasso: errore grave perché è il gol che chiude la partita. BEGA 5,5. Si perde subito Crespo in occasione del vantaggio interista: di testa il duello con l’argentino è una lotta impari. Sembra titubante, poi migliora specialmente quando dalla sua parte arriva Cruz, anche se spesso è troppo precipitoso: con una frazione in più per pensare si può impostare invece di spazzare.Non riesce poi a chiudere sull’occasionissima del 30 sprecata da Crespo. DE ROSA 5. Il centrale da trasferta: straordinario a Catania, ottimo – con due sole distrazioni – a Napoli dove giocò l’ultima partita da titolare. Stavolta si concentra sulla fase difensiva limitando le scorribande. In ritardo però sul gol di Cambiasso. Poi è sfortunato di testa quando sfiora il 21, ma l’errore è tutto su sul gol di Suazo. LUCARELLI 6. Rientra dopo la squalifica ed è tirato a lucido: ha grande personalità sia quando deve affrontare Cruz sia quando gli arriva Crespo; sfrontato, lungi dall’impaurirsi, avanza a sostegno della fase offensiva ( 36’ ST MASIELLO NG: è finito il calvario dovuto all’infortunio). ROSSI 6,5 Altro che riposare: il capitano si veste da Stakanov e macina chilometri. Sulla linea dei difensori, quando serve, o a schiacciare Cesar nella sua metà, più spesso. I suoi cambi di marcia e i suoi tagli mettono sempre scompiglio.Gasperini lo risparmia quando il risultato è compromesso (8’ ST JURIC 6,5: si piazza nella zona di Zanetti e lo affronta con irriverenza). KONKO 6,5 Giocatore universale, si reinventa mediano nella zona di Cambiasso, argentino originario di Serra Riccò, e all’occorrenza si prende pure Figo quando il portoghese si accentra a fare il trequartista. Fa il bravo soldatino, anche se può spingere meno. Con l’uscita di Rossi torna a destra, ed è freddo a battere Orlandoni per il gol dell’illusione. MILANETTO 6 Si mette subito a dirigere il traffico, anche se spesso opta per soluzioni in orizzontale invece di verticalizzare rapidamente. Ripete comunque la prestazione positiva di Torino. FABIANO 6 Ha sui piedi la palla dell’11, ma Orlandoni dice no; non è ancora il giocatore travolgente della scorsa stagione,ma evidenzia continui progressi. Ha un paio di ingenuità in fase di contenimento, però cerca di sovrapporsi sempre a Danilo per creare la superiorità numerica a sinistra. E riesce a limitare Figo. LEON 5,5 Deve aver preso ripetizioni di nozioni tattiche da Adailton: riesce ad aprire spazi per Rossi, e metterlo in moto al momento giusto, come solo il brasiliano riusciva a fare. Ogni tanto dà libero sfogo all’estro, come giusto che sia, ma sta imparando anche a giocare con e per la squadra. Bravo anche nei ripiegamenti: sbaglia solo quello nel quale per poco Cesar lo beffa, ma è un errore da matita blu. Dopo cala vistosamente. BORRIELLO 5,5 Trova, con l’involontaria sponda di Cordoba, il varco giusto,ma Figo salva sulla linea. Però, come con la Juve, è spesso troppo isolato e non riesce a graffiare. Da apprezzare il fatto che si batta come un leone correndo su tutto il fronte d’attacco, ma talvolta si lascia tentare dalla debolezza di protestare invece di giocare (8’ ST FIGUEROA 6: appena entrato si costruisce, con il movimento giusto, una grande occasione: Orlandoni gli strozza il gol in gola. Poi è bravo a servire la palla gol a Konko). DANILO 6 Gioca in una posizione ibrida: dovrebbe essere il vertice sinistro del tridente e invece si abbassa spesso a rimpolpare il centrocampo, come faceva spesso Botta lo scorso anno. Inesauribile nel fare l’elastico, ed è buona pure l’intesa con Fabiano. INTER: Orlandoni 6,5 Sarà anche il terzo portiere,ma al 21’ è provvidenziale nel deviare la maligna punizione di Leon, e si ripete al 27’ su Fabiano. Il tris nella ripresa su Figueroa. L’Inter può accendergli un cero, anche se in alcune uscite mette paura. Maicon 6. Subito devastante e solo un grande Rubinho gli nega il gol. Poi è costretto soprattutto a giocare sulla difensiva, perché Fabiano e Danilo cercano di metterlo in mezzo. CORDOBA 6,5 Al posto giusto nel momento giusto in occasione del gol. Quando Mancini si rende conto che Borriello può essere un problema, glielo appiccica addosso pressoché a uomo. CHIVU 6,5 È un giocatore di una calma invidiabile, e pure contagiosa: la trasmette al reparto. È anche elegante nei movimenti; sembra lento ma ci arriva sempre. MAXWELL 6 Serata difficile con Leon, per di più raddoppiato da Rossi; lui che ama spingersi in avanti, è costretto a fare il difensore vero, con una punta di mal di testa. FIGO 6 Talento straordinario, che con l’esperienza sa dosare le energie. Trova un rivale arcigno in Fabiano,ma si rende sempre pericoloso sui calci da fermo.(40’ ST SOLARI NG). ZANETTI 6,5 Il capitano se la cava bene anche in mezzo al campo a tamponare: si sacrifica in interdizione e prova pure a costruire. CAMBIASSO 7 Un lottatore inesauribile, una grinta straordinaria: tantissima quantitàma anche qualità. Segna la seconda rete e ispira per Crespo che sciupa. CESAR 6 Rossi lo costringe a restare sempre basso; trova qualche spazio in più con Konko. Poi, su errore marchiano di Leon, simangia un gol grande così va a tamponare in mezzo al campo). CRUZ 5 Stasera il Jardinero non ha il toccomagico. Riesce a farsi vedere solo sui calci da fermo. CRESPO 5 Gran lavoro dal punto di vista tattico, anche in fase di contenimento. Pesano però i due gol divorati (25’ ST SUAZO6,5: lesto come una faina, lascia subito il segno punendo l’errore di De Rosa. Si guadagna un rigore). ARBITRO Tagliavento di Terni 6: sempre vicino all’azione, non influisce sul risultato
IL SECOLO XIX
- Coppola in tribuna resta senza parole.
di Giovanni Ciolina. Milano. Una maglietta dell'Inter tra le mani, il volto non
certo felice e nessun commento. Manuel Coppola lascia il Meazza quando la
partita è finita da una decina di minuti. Martedì pomeriggio il centrocampista
era considerato uno dei possibili titolari del match con l'Inter. Alla lettura
delle formazioni finisce addirittura in tribuna, al pari di Di Vaio («Scelta
tecnica, non me l'aspettavo») e Paro («Avevo male ad una caviglia»). Per tutti
comunque si tratta di scelta tecnica da parte di Gasperini che sull'esclusione
di Coppola sottolinea di «non averlo visto bene». Resta il fatto che in panchina
va Tommaso Ghinassi. Con tutto il rispetto per il ragazzino toscano e, pur
avendo visto Coppola in condizione, la tribuna è forse decisione eccessiva per
quello che era considerato l'idolo della tifoseria e che a luglio era andato
vicinissimo al trasferimento alla Lazio, sfumato solo per l'intervento del
presidente Preziosi. Ai tre esclusi che lasciano lo stadio non certo soddisfatti
e, spicca la condizione dei brasiliani del Grifo. In loro c'è rammarico per le
proporzioni del punteggio, ma anche la consapevolezza di aver affrontato una
grande squadra «alla quale non ti puoi permettere di regalare quattro gol».
Moedin Rubinho non ha dubbi sulla lettura della gara. E non si tira indietro di
fronte alle responsabilità sul raddoppio interista aggrappandosi a scuse varie:
«Il terreno di San Siro è scivoloso, ma sugli errori non sarebbe giusto trovare
scuse per il campo o il pallone. Sulla punizione di Chivu sono andato per la
parata, ma la palla è saltata più alta e mi ha colpito sulla spalla». Il
portierone paulista mima la situazione a gesti prima di fermarsi ad abbracciare
e parlare con Neto, ex calciatore del Corinthians . «Siamo riusciti a giocare
una buona partita, ma abbiamo pagato i nostri errori» spiega Rubinho. Sulla
stessa linea si schiera anche Danilo che sottolinea però«come si debba
dimenticare subito questa gara per pensare al Palermo. Ci aspetta una gara
difficile. Il rigore? E' venuto contro di me, ho fatto di tutto per togliermi,
ma mi è venuto addosso». Leon ha qualche spunto positivo da cui ripartire e
affrontare il Palermo «per fare punti. A condizione di correggere gli errori.
Comunque il risultato è bugiardo, perché le nostre occasioni le abbiamo avute».
A cominciare dalla traversa colpita dall'honduregno: «L'ho vista dentro, quella
palla. Si è alzata all'ultimo momento».
LA REPUBBLICA
- Il Genoa ci prova, poi s´arrende.
Micidiale uno-due dei nerazzurri.
Il Grifone riapre la partita ma un errore di De Rosa azzera le speranze 90´
minuti di passione alla fine solo applausi i tifosi Inter troppo forte, la
prodezza di Konko non basta Rubinho miracoloso nel primo tempo, una
disattenzione però cambia la partita. di Alberto Puppo. Il Genoa ci ha provato.
E´ andata come tutti immaginavano contro quella che probabilmente è, anche in
emergenza, la migliore squadra del mondo. Dal ciclo terribile iniziato contro la
Juve, il Grifone torna con un solo punticino e con la convinzione che, comunque,
la squadra c´è. Perché il 4-1 finale è impietoso quanto bugiardo. Per la Scala
del calcio Gasperini era tornato all´antica, almeno sul piano del modulo. A San
Siro rispunta l´amato 3-4-3. Ma nessun intento garibaldino. Anche perché
l´esterno sinistro d´attacco è il brasiliano Danilo, utilizzato nelle ultime
partite, con buoni risultati, sulla linea dei difensori. Duttile, insomma, più
che arrembante. Accanto a lui, davanti, i confermatissimi Borriello e Leon. A
centrocampo torna Milanetto a dirigere l´orchestra. Al suo fianco Konko, questa
volta in posizione di mezzo destro. Fabiano e Rossi sulle due corsie. Davanti a
Rubinho, turno di riposo per Bovo e rientro di Lucarelli (dopo la squalifica) e
De Rosa. Conferma per Bega. L´intento è chiaro: non offrire grandi spazi
all´Inter senza però rinunciare a giocare. Certo, un conto è preparare le
partite, un altro la dura realtà. Che si concretizza Dopo soli otto minuti. Il
Genoa è già sotto. E, in fondo, non è una sorpresa. Un minuto prima c´era voluta
tutta la reattività di Rubinho per deviare in calcio d´angolo un tiro a girare
di Maxwell. Il bis del portiere pochi istanti dopo, su colpo di testa di Crespo,
palla sulla traversa e difesa impegnata a contemplare la parabola che s´impenna
e atterra morbida sulla testa di Cordoba, completamente solo, che appoggia in
rete, al cospetto della curva deserta. Partita in salita, come previsto. Il
Grifone però non si perde d´animo, anche se l´intensità non è quella di tre
giorni prima, a Marassi con la Fiorentina. Gasperini se ne accorge e mostra
platealmente ai suoi l´orologio. Forse vuole spiegare che il tempo per
recuperare non manca, più probabilmente suona la sveglia. L´invito sembra
funzionare, perché i suoi sembrano scrollarsi di dosso ogni timore. E attacca in
massa, con ottimi sincronismi. L´occasione del pareggio arriva al 21´ quando
Leon calcio una punizione ad effetto che Orlandoni devia in corner con la punta
delle dita. Poco dopo è Fabiano ad avere sul piede una palla d´oro. Controllo e
tiro che produce soltanto una mischia. I tifosi, intanto, cantano "O sole mio",
a suggellare, se mai ce ne fosse bisogno, il gemellaggio con il Napoli. Saranno
in tremila e sugli spalti si sentono soltanto loro. La squadra fa di tutto per
meritare questo appoggio incondizionato. Il Genoa tiene il campo con grande
autorevolezza e, a cinque minuti dalla fine del primo tempo, ha una grande
occasione, dopo un´uscita a vuoto (non l´unica) di Orlandoni. Sulla palla si
avventa Fabiano, non certo un cecchino, la scelta di tempo è giusto ma un
carambola ammorbidisce la traiettoria e Figo riesce a salvare sulla linea di
porta. Difficile chiedere di più a San Siro. Con queste premesse ci sarebbe da
attendere una ripresa tiratissima. Ma stavolta, a scompaginare ogni piano, ci
pensa Rubinho che s´impappina su una modesta punizione di Chivu. Cambiasso
ringrazia e castiga. Gasperini prova a cambiare: fuori Rossi e Borriello, dentro
Juric e Figueroa. Proprio l´argentino, dopo un´occasione gigantesca sprecata dal
connazionale Crespo, rischia di riaprire la partita. Gran tiro, para Orlandoni.
Ci riesce Konko, dopo una strepitosa apertura di Figueroa. Neppure il tempo di
crederci che De Rosa fa la frittata. Passaggio indietro di testa a Rubinho.
Cortissimo. Suazo ne approfitta. C´è ancora spazio per Masiello, al posto di
Lucarelli. Per una traversa di Leon e per la travolgente azione finale di Suazo.
Rigore trasformato da Cruz.
LA REPUBBLICA
- Il gruppo Mancini batte i liguri (4-1).
In gol, per la prima volta, Suazo.
E domenica i nerazzurri vanno a Torino contro i bianconeri. Aspettando la Juve,
l'Inter vince. Il Genoa non ferma la capolista. MILANO - L'Inter con due sprint
all'inizio dei due tempi e gol di Cordoba e Cambiasso (poi Suazo ha replicato a
Konko e si è procurato il rigore del quarto gol di Cruz) ha battuto un buon
Genoa, evitando guai e tenendo in panchina Samuel e Ibrahimovic in vista della
partitissima di Torino. La capolista ha tenuto a distanza gli inseguitori,
giocando una buona partita. La squadra di Gasperini ha mostrato una bella
capacità di manovra, ma non altrettanta abilità nel concludere. Borriello è
apparso in cattiva serata, meglio forse Figueroa, ma il risultato è stato
modesto: poco di concreto, oltre al gol di Konko. Nel finale poi la squadra di
Gasperini ha mollato, subendo un punteggio immeritato. Nell'Inter segnano tutti:
stavolta è toccato a Cordoba, Cambiasso (gran partita, come Figo e Maicon) e a
Suazo che ha realizzato il suo primo gol in campionato. Suo il merito del gol su
rigore di Cruz. Mancini, che ha dovuto rinunciare ai portieri Julio Cesar e
Toldo e ha schierato dall'inizio Orlandoni; problemi a centrocampo per gli
infortuni a Vieira e Stankovic, in campo Cesar e non Dacourt; la diffida a
Samuel e Ibrahimovic ha indotto il tecnico nerazzurro a mandarli inizialmente in
panchina per averli contro la Juventus. Adriano se n'è andato a casa invece che
in tribuna. Caso spinoso. Meno acciacchi e polemiche per il Genoa di Gasperini,
che ha inserito De Rosa in difesa, Milanetto e Konko centrali a centrocampo. La
squadra rossoblu ha subito l'Inter nel primissimi minuti, poi si è rimessa in
linea di galleggiamento, ma è stato proprio grazie al suo buon inizio che la
squadra di Mancini è andata in vantaggio: dopo una bellissima azione di Maicon
che da destra al 7' si è accentrato sparando un sinistro deviato dal bravissimo
Rubinho, l'Inter è passata. Sull'angolo, Crespo di testa ha chiamato il portiere
brasiliano a un altro grande intervento, con l'aiuto della traversa e, sulla
respinta, da due passi il solissimo Cordoba ha insaccato di testa. Sull'onda del
buon avvio, Cesar e Maxwell hanno messo a repentaglio la porta rossoblu, poi il
Genoa si è ripreso e al 22' su punizione di Leon, Orlandoni è volato sulla
sinistra a deviare. Orlandoni ha poi salvato ancora su palla di Fabiano al 28',
prima di un miracolo di Rubinho su colpo di testa di Crespo. Ma l'Inter ha
tremato quando su colpo di testa di Borriello al 40' Figo ha salvato a porta
vuota di testa. Insomma, un primo tempo ben giocato e ricco di emozioni. Il
Genoa ha subito in avvio, poi si è ripreso bene dando fastidi alla squadra di
Mancini che è passata spesso da destra. Non in grande serata Crespo e Cruz. I
rossoblu hanno cominciato bene il secondo tempo con un tiro di Milanetto, ma è
passata ancora l'Inter con una punizione di Maxwell da 25 metri, mal controllata
da Rubinho. Sulla respinta del portiere genoana, Cambiasso ha insaccato. A
questo punto Gasperini ha fatto entrare Figueroa per Borriello e Juric per
Rossi. L'Inter ha poi mancato il terzo gol su una bella azione di Cambiasso:
Crespo all'11' è andato via in area, ha superato Rubinho e poi ha messo alto da
solo davanti alla porta. Insomma, anche nel secondo tempo gioco e occasioni
(come quelle capitate a Cesar che ha messo fuori e il colpo di testa di De Rosa
a lato). Crespo ha buttato un'altra grande occasione prima che Konko riaprisse
la partita grazie a una bella combinazione con Figueroa. Nemmeno il tempo di
mettere la palla al centro e l'Inter è andata a fare il terzo gol con Suazo
(errore di De Rosa) su azione Cordoba-Cruz. Poi Leon ha pizzicato la traversa al
38' e Suazo con un'azione strepitosa si è procurato il rigore del 4-1 di Cruz.
In sostanza l'Inter ha vinto bene.
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AKAIAOI |