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STAGIONE 2007/08 HOME >> |
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Genoa: Rubinho, Konko, Bovo, Lucarelli, Rossi (82' Fabiano), Milanetto, Juric, Danilo, Sculli (70' Papa Waigo), Borriello, Di Vaio (53' Leon). In panchina: Scarpi, De Rosa, Bega, Coppola. All: Gasperini. Arbitro: Banti di Livorno. Espulso: 94' Nedved. Angoli 7- 3 per il Genoa. Spettatori: 21.414 Ammoniti: Borriello, Legrottaglie, Sculli, Salihamidzic, Zanetti, Juric, Del Piero, Lucarelli, Nedved.
Il Grifone inizia il suo ciclo di ferro con una sconfitta immeritata sul campo della Juventus. La squadra di Ranieri, è vero, ha condotto il primo tempo ma senza creare grandi occasioni da rete se non con 2 azioni personali di Del Piero. Dopo una prima mezz’ora dove il Genoa mai in affanno si era difeso con ordine il numero dieci Juventino deviava alle spalle di Rubinho un traversone dalla sinistra di Nedved che fino a quel momento s’era distinto solo per aver tentato di colpire la sfera, rimbalzante davanti alla porta, con una mossa di karate ceffandola completamente. Passati in svantaggio i genoani patiscono il colpo e prima della chiusura del tempo Rubinho deve intervenire per alzare in angolo una punizione di Del Piero battuta dallo spigolo sinistro dell’ area. Nel secondo tempo è tutta un’ altra musica, è la Juventus che si chiude tutta in difesa e il Genoa che imbastisce il gioco. L’occasione del pari cade sui piedi di Sculli che smarcato da un corto colpo di testa all’ indietro di Chiellini per Buffon si vede ribattuto il suo tiro a calpo sicuro dal portierone bianconero. Il Genoa staziona per quasi tutto il secondo tempo nella metà torinese senza creare però seri pericoli alla rete bianconera fino al 90’ quando la palla battuta dall’ angolo da Leon sfila davanti alla porta e proprio Chiellini riesce a deviarla nuovamente in corner salvando il risultato. Proprio sul fischio finale Nedved, gomito in avanscoperta, martella sulla nuca Konko in perfetto anticipo e si becca il cartellino rosso diretto. Evidentemente è simile ai tori, a lui però non basta un colore e quando vede il rossoblù perde la tramontana. Gasperini inizia la partita con in difesa la solita formazione delle ultime gare con Bega e De Rosa in panchina mentre per il resto le varianti sono due, Milanetto al posto dell' infortunato Paro e Sculli messo a destra nel tridente d'attacco con Borriello e Di Vaio. Ranieri deve rinunciare a Camoranesi e Iaquinta e manda in panchina l'ex di turno Criscito mentre l'altro èx Nocerino prende posto a centrocampo. 03’ Sulla sinistra Nedved in velocità supera Sculli, quasi sul fondo mette indietro ma la difesa interviene liberando. 06’ Lancio lungo di Milanetto a cercare sulla sinistra Di Vaio. Il giocatore avanza accentrandosi poi in area cerca Borriello dall’ altra parte ma il suo traversone viene ribattuto. Palla ancora a Di Vaio che calcia malamente e abbondantemente sull’ esterno della rete. 09’ Bello scambio sulla fascia, Danilo arriva al cross su cui in scivolata interviene Legrottaglie spedendo in corner. 11’ Avanzata di chiellini che spedisce da 35 metri in curva. 12’ Borriello salta per colpire la palla di testa ma col braccio troppo alzato e colpisce Legrottaglie. Prima ammonizione della partita. 17’ Sculli viene travolto quasi sulla linea di fuori. La palla battuta velocemente termina a Rossi che s’invola braccato inutilmente da Molinaro. Il traversone in area viene bloccato da Buffon in uscita. 18’ Grygera sulla destra pennella a centro area per la testa di Trezeguet che contrastato da Bovo in pratica appoggia la sfera centralmente per le braccia di Rubinho. 22’ Sulla destra Del Piero entra in area e accentrandosi tenta il tiro, batti e ribatti e la palla arriva rimbalzando a Nedved che davanti a Rubinho tenta un colpo al volo alla Bruce Lee ceffando completamente la sfera che termina al portiere rossoblu. 23’ Chiellini stende Borriello poco fuori l’area spostati a destra. Tacco di Bovo e lo stesso Borriello spara alto sopra la traversa. 28’ Borriello viene colpito da una manata da Legrottaglie. Ammonito il bianconero. 30’ Sulla sinistra Del Piero supera Konko poi rientra con un tunnel al francese e in area da posizione angolata di punta tenta di superare Rubinho che gli respinge il tiro. La palla termina fuori area a Grygera che spara in curva. 33’ Lunghissimo lancio a sinistra per Di Vaio che incrocia al volo ma invece della porta manda verso la bandiera del corner. Borriello tenta il recupero della sfera e si becca la seconda gomitata in faccia da Chiellini. L’arbitro fischia il fallo a favore della Juventus. Borriello s’inc…s’altera un po. 35’ Nedved sulla sinistra mette un traversone in area che Del Piero al volo d’esterno destro devia alle spalle di Rubinho. 37’ Ancora Chiellini proteggendo palla rifila una plateale gomitata in faccia a Borriello. L’arbitro fischia il fallo ma naturalmente a favore della Juventus. 38’ Sculli entra in scivolata in ritardo su Del Piero e viene ammonito. Il 10 bianconero gira la punizione a rete ma Rubinho è pronto ad alzare la palla in corner. Salimidic in scivolata entra su Danilo. Ammonito anche il bianconero. 46’ La prima mezza occasione del secondo tempo è juventina, punizione di Del Piero e deviazione di Nedved che termina debolmente a Rubinho. 47’ Altra ammonizione, questa volta tocca a Zanetti. 53’ Esce Di vaio sostituito da Leon. 54’ Sulla sinistra Leon apre in diagonale verso destra a cercare lo scatto di Sculli. Chiellini interviene di testa per passare la palla a Buffon ma il suo tocco è corto. Sculli entrato in area spara a rete ma Buffon in tuffo devia la sfera in corner. A battere dalla bandierina và Leon, la palla scorre pericolosamente davanti alla porta senza che nessuno riesca nella deviazione. 55’ Fallo di Juric su Del Piero e ammonizione per il genoano. 58’ Legrottaglie stende Sculli. Dai venticinque metri batte Leon ma la palla sorvola di poco l’incrocio destro della porta di Buffon. 69’ Fraseggio al limite dell’ area, il Genoa perde palla e Sculli scivola facendosi male ad una coscia. Non potendo continuare viene rilevato da Papa Waigo. 71’ Angolo di Leon, Borriello svetta di testa e Buffon alza oltre la traversa la palla che aveva preso una traiettoria verso l’angolo a parabola. 74’ Lucarelli commette fallo su Del Piero che alzandosi fa il gesto di dargli una testata. Lucarelli risponde con lo stesso gesto e visto il testa contro testa l’arbitro li ammonisce tutti e due. 78’ Tiraccio dalla distanza di Lucarelli che termina altissimo. 78’ Palladino entra per sostituire uno spento Del Piero che esce rabbuiato. 80’ Entra Almiron ed esce Zanetti. 82’ Fabiano per Rossi. 83’ Punizione per il Genoa. La posizione è buona ma il tiro di Danilo termina sulla barriera. 87’ Fallo laterale per il Genoa visto che la palla carambola su Palladino. Ranieri che sono 20 minuti che grida di tutto all’ arbitro viene fatto allontanare da Banti. 92’ Fallo di mano di Juric in attacco l’arbitro fischia ma Nedved e Milanetto non se ne accorgono e il Ceko entra in scivolata sul genoano. A questo punto Nedved credendo che fosse stato fischiato un fallo a lui dice di tutto all’ arbitro che chiaramente lo ammonisce. 94’ Konko è sulla palla per colpire di testa, Nedved col gomito alzato lo prende in pieno da dietro. L’arbitro fischia la fine e estrae il cartellino rosso. Akaiaoi
Le Pagelle. di Akaiaoi - Rubinho 6.5: Come al solito nelle poche occasioni in cui è chiamato in causa è sempre pronto. Un colpo di testa centralissimo di Trezeguet, una respinta su incursione di Del Piero che supera Konko e una deviazione in corner su di un calcio piazzato dello stesso Del Piero sono le uniche azioni in cui è protagonista. Incolpevole sul gol dei bianconeri. Konko 6: Nel primo tempo, sulla destra, prende due bambole da Del Piero mentre nel secondo tempo il 10 bianconero sparisce completamente dal campo (e s'arrabbia pure per la sostituzione) permettendogli di avanzare più frequentemente verso l'area avversaria costruendo buoni fraseggi coi compagni. Bovo 7,5: Una partita perfetta, impressionante la calma e la precisione con cui stoppa la palla col petto e se la sistema sui piedi partendo in avanti ad impostare l'azione. Trezeguet la vede solo una volta deviando di testa un traversone di Grygera senza impensierire Rubinho. Lucarelli 6: Si becca l'ammonizione per un testa a testa con Del Piero così Domenica salta la Fiorentina. Trezeguet non la vede mai quindi è piuttosto libero di avanzare e spesso di scontrarsi con Nocerino. La Juventus nel primo tempo imbastisce le sue azioni esclusivamente dalla sinistra con Del Piero perchè centralmente non riesce mai minimamente a sfondare. Danilo 7: Avanti e indietro per la fascia per tutta la partita. Salihamidzic probabilmente ad inizio gara non conosce questo brasiliano ma dopo questa figuraccia non se lo dimentica più. Non concede ai bianconeri manco un fallo laterale. Rossi 5.5: E' vero che dalla sua parte deve fronteggiare Nedved ma è anche indubbio che il Ceko in tutta la partita l'unica cosa che fa è mettere dentro all' area la palla gol per Del Piero. Nonostante la giornataccia del bianconero spinge pochissimo e piuttosto inconcludentemente. Nel primo tempo raddoppia la marcatura su Del Piero. (82' Fabiano sv: Pochi minuti per giudicare il suo ritorno dopo l'infortunio pre Udinese). Milanetto 6: In fase di copertura lascia molto a desiderare pero' questa volta dirige bene le operazioni al centro e fa delle buone aperture per i compagni non sempre ben sfruttate. Ha dei momenti nel primo tempo in cui rimane fuori dal gioco, piu' presente nel secondo. Juric 6: La sfida con l'ex di turno Nocerino termina in parità. Sempre grintoso nel primo tempo visto il mancato apporto difensivo di Milanetto fa diga centrale quasi da solo. Sculli 6,5: E' probabilmente la sua migliore partita da inizio stagione. Posto a destra nel primo tempo in fase di contenimento non sbaglia nulla e difatti dalla sua parte Molinaro e Nedved combinano poco o niente. Nel secondo pian piano invece di risentire della fatica aumenta il suo rendimento e si sposta più in avanti verso l'area bianconera. Ha l'occasionissima davanti a Buffon ma il portierone della nazionale respinge il tiro del genoano poi in un azione al limite dell' area scivola infortunandosi alla coscia (70' Papa Waigo: 6 La sua velocità mette in difficoltà Molinaro, recupera palloni sulla fascia e cerca il fondo per il traversone. Sui calci d'angolo questa volta non riesce a mettere a mal partito il portiere). Borriello 5,5: Non è giornata per l'attaccante genoano che commette spesso falli inutili. Perde il duello con Legrottaglie e 2 a 1 quello con Chiellini. Una gomitata in faccia rifilata al bianconero contro le due aggiudicate al viso del rossoblù. La differenza è che il genoano è ammonito mentre il bianconero no. Di Vaio 5: Nella prima frazione di gioco ha le due occasioni più favorevoli per il Genoa. Lanciato dai compagni sulla sinistra si ritrova in area bianconera e nella prima occasione si fa rimpallare il traversone e nella seconda manda in diagonale verso la bandierina del corner destro. Per il resto della partita molto poco da dire (53' Leon 6.5: Entra ed apre sulla destra per Sculli che avvantaggiato da una stupidata di Chiellini si trova a tu per tu con Buffon. Subito dopo dai 25 metri manda di poco alto un calcio piazzato. Crea scompiglio nella difesa bianconera con i suoi calci d' angolo, proprio al novantesimo mischione davanti a Buffon e Chiellini di testa sventa il traversone di Leon mettendo ancora in angolo). All: Gasperini 6: Un vero peccato, se il Genoa avesse terminato il primo tempo in parità probabilmente nel secondo gli spazi per il contropiede per Leon e Papa Waigo sarebbero stati ampi e sfruttabilissimi. Juventus: Buffon 7, Grygera 5.5, Legrottaglie 7, Chiellini 5.5, Molinaro 6; Salihamidzic 5, Nocerino 6, Zanetti 6.5 (80' Almiron sv), Nedved 5; Del Piero 6.5 (78' Palladino sv), Trezeguet 5
TUTTOSPORT -
Il presidente si complimenta
nonostante la sconfitta: «Che sfortuna il tiro di Sculli» «Noi all’altezza
della Juve» Gasperini e Preziosi: «Peccato per i gol mancati, ma restiamo
un’ottima squadra» L’allenatore del Genoa si rammarica: «Meritavamo il pareggio
e avevamo di fronte il gruppo più forte del campionato dopo l’Inter. Se restiamo
umili, possiamo giocarcela con tutti». Juric sconsolato: «Il risultato è
ingiusto, cerchiamo la rivincita contro la Fiorentina». di Anselmo Gramigni.
Torino. Rammarico: per una sconfitta avvertita come ingiusta alla luce del gioco
espresso in campo. Soddisfazione: per aver superato a pieni voti quello che
veniva considerato un esame di maturità. Fiducia: per un futuro che si annuncia
ricco di gioie per il popolo rossoblù. Queste le sensazioni prevalenti nello
spogliatoio genoano al termine di una gara intensa e combattuta fino all’ultimo
minuto. Il presidente Preziosi è sceso negli spogliatoi per complimentarsi con
la squadra e all’uscita ha commentato così l’esito del match. « Peccato,
abbiamo dimostrato di essere un’ottima squadra. La Juve nel secondo tempo non ha
quasi mai tirato in porta e noi siamo stati padroni del gioco. Sculli è stato
sfortunato, poteva pareggiare. Sono dispiaciuto perché penso che se avessimo
portato a casa un punto come meritavamo non avremmo rubato nulla a nessuno » .
Il tecnico Gasperini si muove sulla stessa linea del suo presidente. « Abbiamo
fatto più della Juve e siamo usciti sconfitti. Il mio Genoa ha conceso davvero
poco ai campioni bianconeri ma quel poco ci è costata la gara. Alla vigilia
pensavamo di venire ad affrontare una grande squadra con l’obiettivo di fare
bella figura. Ce ne andiamo con il rammarico di lasciare Torino senza punti dopo
una partita brillante e questo brucia parecchio » . Comunque l’esame è stato
superato a pieni voti. « Credo di sì ma questa consapevolezza non cancella il
rammarico per la sconfitta. Nei primi 45 abbiamo faticato per un po’ poi siamo
cresciuti fino a disputare un’ottima ripresa. Abbiamo beccato gol su un’azione
che potevamo arginare, non mi sembrava travolgente. Ma certamente la prova
della mia difesa è stata molto positiva, basta vedere quanto poco hanno concesso
a gente del calibro di Trezeguet e Del Piero. Davanti non avremo creato tanto
come nelle precedenti partite ma le nostre occasioni chiare le abbiamo avute
anche stavolta » . Gasperini analizza la gara ma non dimentica che: « di fronte
avevamo una delle più forti squadre del campionato. Anzi, la migliore dopo l’Inter.
E il fatto di aver giocato alla pari contro i bianconeri non può che farci ben
sperare per il futuro. Dobbiamo crescere, certo, migliorare, ovvio, acquistare
ancora più convinzione, scontato, ma le basi per una costante progressione verso
l’alto mi sembra che esitano già » . Rammarci anche per una decisione
dell’arbitro: il giallo a Lucarelli ritenuto eccessivo. L’ex reggino era
diffidato e quindi salterà il match con la Fiorentina. « Mi è sembrata
un’ammonizione affrettata comunque ho a disposizione altri difensori validi in
organico » . E a proposito dell’attesa sfida con i viola, Gasperini dice: « Da
stasera sappiamo che possiamo giocarcela contro chiunque. La Fiorentina è
un’altra formazione di prima fascia e non sarà facile affrontarla. Ma giocheremo
davanti al nostro pubblico e con una maggiroe fiducia nei nostri mezzi, quindi
non posso che essere fiducioso » . Gasperini è ormai consapevole di avere la
propria squadra in mano. I suoi allievi hanno memorizzato gli schemi di gioco e
soprattutto hanno assorbito quella mentalità che da luglio l’allenatore si
sforza di inculcare nelle loro teste. « Sono contento di ciò che stanno facendo
questi ragazzi, mi danno ampie garanzie per il futuro. Con il lavoro e l’umiltà
potremo disputare un buon campionato » . Arriva Juric. Il croato non accetta il
risultato maturato in campo. « Troppo penalizzante per noi. Ma sì, diciamolo,
abbiamo giocato meglio della Juve però abbiamo perso. Primo tempo un po’ così e
così, ma durante il quale non abbiamo mai sofferto, nella ripresa invece abbiamo
dominato. Si è visto un bel Genoa, solido, reattivo, pericoloso, sempre pronto a
creare gioco. Purtroppo ci è andata male con Sculli, potevamo pareggiare. Ma
anche in altre circostanze abbiamo sfiorato il gol » . I complimenti non lo
soddisfano: « Quando si perde non mi consola nulla. Oltretutto stavolta c’è la
consapevolezza di aver sfiorato un’impresa. Meritavamo molto di più e torniamo
a Genova senza niente » . Davanti è mancata un po’ di convinzione. « Forse
Borriello è stato meno decisivo di altre volte però era marcatissimo dai
difensori avversari e comunque il suo lo ha fatto. Sfortuna sì, quella ci ha un
po’ condizionato. Ma già contro la Fiorentina voglio prendermi la rivincita con
gli interessi. Mi aspetto un’altra sfida durisisma, anche loro hanno molti
campioni in organico. Ma noi non siamo più una squadra appena nata. Abbiamo i
nostri valori e una grande fiducia. ma contro la Juve ci tenevo proprio a fare
risultato...
TUTTOSPORT - Vittoria 1-0 sul Genoa con gol decisivo di Del Piero e tanto nervosismo. Inter, la Juve c’è: con rabbia. Bianconeri secondi, ma Nedved (rosso) salterà Napoli. Buffon salva su Sculli. Anche Ranieri viene spedito negli spogliatoi dall’insufficiente Banti. Partita sofferta nella ripresa, con Trezeguet rimasto senza rifornimenti. E con Leon e Papa Waigo i rossoblù mettono i brividi. di Vittorio Oreggia. TORINO. Se non è l’unica, per lo meno la Juventus rimane la principale antagonista dell’Inter nella corsa scudetto. Lo dicono, più della vittoria striminzita di ieri sera contro il Genoa, i numeri, cioè la classifica. La squadra di Claudio Ranieri sarà poco bella da vedere, persino bruttina nel suo modo davvero anoressico di esibirsi, però tiene in passo della capolista. Che è avanti appena di tre punti e che tra due settimane si presenterà all’Olimpico per una sorta di resa dei conti attesa da due anni. A essere sinceri, nessuno immaginava che i bianconeri si sarebbero stabilizzati così in alto dopo otto giornate, il derby e due trasferte (Roma e Firenze) delicatissime, ma la realtà a volte supera la fantasia. E oggi la realtà della Juventus è quella di una formazione che ha trovato la sua quadratura in difesa e un discreto cinismo in attacco. Contro il Genoa ha sublimato queste caratteristiche, anche se è lecito attendersi di più e di meglio da tanti giocatori apparsi un po’ troppo giù di corda. Altrimenti non avremmo assistito agli ultimi cinque minuti di assalti ventre a terra da parte dei rossoblù, con Buffon assediato, con calci d’angolo uno dietro l’altro, con l’angoscia addosso, con l’espulsione cervellotica di Ranieri, con il rosso “drogato” a Nedved colpevole sì ma esasperato dalla direzione del livornese Banti, uno che dovrebbe sfruttare diversamente i week-end. Un arbitro nato dalla costola dell’ineffabile Collina, ma dai... Solo con la giocata di un campione e magari l’ingenua complicità degli avversari - due addirittura, Lucarelli e Danilo, colti da narcolessia sull’assist di Nedved da sinistra - la partita poteva scrostarsi dalla sua noia e dalla sua pochezza tecnica. Nella fattispecie, anche per il rispetto mediatico, storico e giornalistico di un copione scritto in settimana con la firma del rinnovo contrattuale, il campione di cui sopra non poteva che essere Alessandro Del Piero. A lui, capello rasato di fresco stile marine, smanie da ragazzino a dispetto dei trentatrè incipienti, parternità a stretto giro di posta, va ascritto il merito di aver confezionato il gol della svolta sei minuti dopo la mezz’ora, quando poco o nulla si era visto. Giusto una testata di Trezeguet (18’) finita tra le mani di Rubinho che, onestamente, considerato l’autore, avrebbe meritato esito diverso, e un’occasione sciupata con una mossa di kung-fu da Nedved (22’). Del Piero si è infilato da dietro tra due genoani e ha freddato il portiere con un tocco dei suoi, di quelli che sono oggettivamente difficili ma che la classe li rende all’apparenza facili. Per la verità ci aveva già provato a castigare con un numero circense ai danni del malcapitato Konko, gabbato un paio di volte con dribbling ubriacanti, però la sua conclusione era stata respinta. Un segnale che i genoani dovevano cogliere. Comunque, ai dirigenti stipati in tribuna non deve essere sembrato vero che le prime migliaia di euro dei molti milioni elargiti al talento di San Vendemiano abbiano trovato subito una ricapitalizzazione da mettere a bilancio del campionato. Senza l’intuizione del capitano (immediatamente bissata da una punizione straordinaria alzata sopra la traversa da Rubinho), chissà per quanto sarebbe andata avanti l’abulia della Juventus, per nulla agevolata dall’atteggiamento spavaldo del Genoa, innestato su un sistema di gioco spregiudicatissimo che presuppone la presenza contemporanea di tre difensori e tre attaccanti, ma soprattutto di una buona dinamicità collettiva. Mancava, alla squadra di Ranieri, la capacità di muoversi senza palla, di sfruttare l’abilità finalizzativa di Trezeguet con adeguati rifornimenti dalla fasce (più efficace a destra la catena straniera Grygera-Salihamidzic rispetto alla coppia di sinistra MolinaroNedved), di verticalizzare dalla trequarti in su. Affidarsi al lancio lungo dalle retrovie - due sballati di Chiellini, tre a misura di Legrottaglie - è un limite, anzi era il must della Juventus di Deschamps. Infatti il Genoa per un bel pezzo ci ha sguazzato, su questo limite, rischiando il minimo sindacale e calandosi nel match come meglio desiderava, cioè attraverso le ripartenze di Di Vaio e Borriello che però non sono mai riusciti a impensierire Buffon, spettatore infreddolito. Fino a quando l’inserimento di Leon proprio per Di Vaio all’inizio della ripresa non ha reso più intraprendenti i rossoblù, che al 9’ hanno sfiorato il pareggio con una conclusione di Sculli, imbeccato dall’honduregno e favorito da una incertezza di Molinaro, il meno appariscente di una difesa innestata sulla forma eccellente di Legrottaglie. Dovendo rincorrere, il Genoa ha rischiato di più in fase offensiva e ha consegnato ai bianconeri ampi spazi, quindi il bonus del contropiede. Ci fosse stato Iaquinta si sarebbe trattato di un vantaggio incalcolabile, così invece è stata appena una piega diversa presa dall’incontro. Con Papa Waigo al posto di Sculli (infortunato) è aumentato il coefficiente di velocità della formazione di Gasperini, che ha gestito il gioco e reso meno banale la domenica di Buffon; con l’avvicendamento tra Del Piero e Palladino (minuto 34) si è aperta una fessurina nei rapporti già fragili tra il capitano e Ranieri, del resto è risaputo che non si amino e che l’uno farebbe volentieri a meno dell’altro. Poi ci sono state due espulsioni, quella di Ranieri e di Nedved, e paure diffuse. Ma poi
TUTTOSPORT - PAGELLE - Il difensore conferma di attraversare un momento di grazia. Legrottaglie, stop a Borriello. Trezegol in ombra, Buffon scudo spaziale, Zanetti lucidissimo. Disastro Banti. Di Vaio non incide mai. E s’arrabbia. DI LUCA BORIONI. Buffon 6,5: una lunga attesa fino ai piccoli pericoli del secondo tempo, dall’anticipo veloce su Di Vaio ai bordi dell’area allo scudo spaziale che oppone al tiro teso e ravvicinato di Sculli qualche minuto più tardi. Grygera 6,5: professionista della fascia destra, stringe al centro e si sovrappone a Salihamidzic in avanti. Cerca il centro dell’area, poi rientra. Un buon lavoro, con l’eccezione di una svista iniziale, quando apre la strada a una pericolosa discesa di Di Vaio. Legrottaglie 7: il processo di beatificazione non si ferma, prosegue con nuove prove. Una chiusura provvidenziale su Di Vaio dopo pochi minuti, tante giocate risolutive con palla al piede, testa alta e lancio pronto. Borriello è un avversario temibile, lo costringe a un cartellino giallo e poi lui gliene concede uno. Chiellini 6: vagamente impacciato prima di procedere alla giusta velocità. Sempre concreto, tutta sostanza, perché se il ruolo originale è quello del terzino sinistro, il fisico è da centrale di altissimo livello. Molinaro 6: scarica spesso velocità in corsia laterale, ma è anche attento in fase di puro contenimento. Magari non brilla per la pulizia dei rilanci, ma è al posto giusto quando occorre. Salihamidzic 6: per un po’ induce a scomodi parallelismi con il più raffinato e incisivo Camoranesi, perché la Juve fatica a creare gioco. Ma a quanto pare contano di più gli equilibri: e Brazzo li garantisce, a costo di qualche pedata di troppo. Nocerino 6: in lungo e in largo, con recuperi a ripetizione. In posizione centrale appare a suo agio, spesso prezioso anche da ispiratore della manovra offensiva. Zanetti 6,5: in linea con Nocerino oppure più arretrato, vertice basso del centrocampo, attentissimo a non sbilanciare mai la manovra. Almirón ( 35’ st) ng. Nedved 5: da una sua azione costante, a sinistra, nasce il gol che decide la partita. Non gli basta. La furia che si porta dentro viene fuori nel secondo tempo, quando gioca più centrale e più avanzato. Ma la forma non è quella dei tempi migliori. Non ancora. Lo si capisce anche da un tiro da trenta metri completamente sballato. Non sono cose da Nedved. Il ceco è riconoscibile, invece, negli scontri a centrocampo, in un pallone lanciato lontanissimo a scopo liberatorio. E nell’ira che scarica sull’indeciso Banti, ira che trasmette anche a Ranieri. È un’escalation, fino al gestaccio su León che gli costa il rosso in zona Cesarini. Già, giocava contro il Genoa... Trezeguet 5: il raggio d’azione è più ampio del solito, retrocede e avanza, si spinge ovunque. Come altre volte, si lamenta perché Del Piero non sempre asseconda i suoi movimenti. Solo un colpo di testa nei primi minuti, indirizzato su Rubinho. Del Piero 7: la sua ricerca dello spazio è paziente, continua. È in condizione eccellente e può permettersi anche un avvio contrastato, in apparenza sfavorevole. Un breve spazio di tempo che può ispirare nei suoi nemici facili ironie legate al recente e abbondante rinnovo contrattuale, che ora sarebbe tenuto a onorare. Cerca lo spazio e risponde: secondo gol in campionato ( a distanza di un mese e mezzo da quello di Cagliari, ora siamo a 219 nella classifica di tutti i tempi), accelerazione in area piccola per deviare d’esterno il pallone buttato lì da un Nedved che in quell’occasione è d’annata. E poi una punizione dalla zona Pinturicchio ( vertice sinistro dell’area) che Rubinho riesce a toccare sulla traversa con il pugno. Aggiunge alcune giocate d’autore, prima di allentare leggermente il ritmo e calciare una punzione dalla distanza fuori misura. Prende male l’ineluttabile sostituzione: la stretta di mano a Ranieri è quanto meno timida e il cenno di saluto ai tifosi esprime disappunto. Prende la giacca, si fa aprire la porta degli spogliatoi. Incontentabile, o forse agitato e confuso per l’imminente nascita del primo figlio. Palladino ( 34’ st)ng: poco tempo per riuscire a velocizzare l’azione e assecondare il contropiede. All. Ranieri 6: imprevedibile la perdita di controllo allo scadere, stimolata però lungo tutta la partita dalle decisioni dell’arbitro. In campo sceglie una struttura di gioco solida e senza rischi, ancora una volta viene premiato. Non si esime dal sostituire Del Piero e ha la conferma dei problemi che questo comporta. Gestisce tutto, anche se per una volta l’aplomb va a farsi benedire. Prosegue sulla strada giusta, tiene unito il gruppo, faticosamente e con profitto. PAGELLE GENOA Rubinho 6,5: debutta con una presa a terra su colpo di testa ravvicinato di Trezeguet. Lui è pronto. Si ripete distendendosi per toccare con una mano il pallone che Del Piero calcia tagliato su punizione. Dopo il gol, resiste. Konko 5: un passato juventino, un presente pienamente rossoblù. Però il suo apporto non lascia il segno. Bovo 6: attento al centro della difesa, concentrato sui rilanci e spesso presente in fase offensiva. Lucarelli 5,5: sull’azione del gol è in ritardo, così rovina una prestazione inizialmente buona specie dal punto di vista della spinta offensiva. Rossi 6: mette in mezzo qualche pallone insidioso, tiene in equilibrio il centrocampo. E’ un’arma tattica preziosa per Gasperini, anche se finisce per pagare un po’ il peso della fatica. Fabiano ( 38’ st) ng. Milanetto 6: ha personalità e la squadra lo segue, regge bene il suo settore toccando molti palloni e cercando la profondità. Juric 5: parte volenteroso, investe nell’uno contro uno, ma ben presto è frenato dalla linea di centrocampo avversaria. Danilo 5,5: avvio pieno di buone intenzioni ma un’azione che si spegne lentamente fino a lasciare spazio agli avversari che trovano il gol. Sculli 6: assiste soprattutto Borriello, la punta più avanzata del tridente. Ci mette peso, solidità e come sempre tanta corsa. Non si risparmia, fino a un duro colpo che subisce a metà ripresa. E deve uscire in barella. Papa Waigo ( 25’ st) ng: preme subito, da quando entra lui il Genoa si stabilizza nella metà campo juventina. Borriello 6,5: sta affinando doti rare, quelle di un centravanti che unisce al peso specifico abilità tecniche notevoli. Si scontra con Legrottaglie senza tremare, prova anche su punizione calciando però altissimo. Si arrende. Di Vaio 5,5: si produce nella sua specialità - il diagonale sotto porta - in un’occasione, ma sbaglia mira. Impegna a fondo i bianconeri di fascia destra e infine costringe Buffon a una repentina uscita al limite dell’area per anticiparlo. Quando Gasperini lo richiama non è affatto contento, e si vede. Leon ( 9’ st) 6: subito un assist esterno che libera Sculli al tiro. Calcia in seguito una punizione senza centrare la porta. Fa scattare una molla nella testa rovente di Nedved. All. Gasperini 6: attento al modulo, ma anche alla fase difensiva. Sorprendeva in serie B, è decisamente all’altezza anche della serie A. E il Genoa comanda nellam ripresa. Arbitro. Banti 4: il cartellino gli scatta automatico e, fatalmente, anche a sproposito. Tra l’indeciso e l’avventato, commette diversi errori e in progressione. Finale fuori controllo.
CORRIERE SPORT - E’ il gol di Del Piero a fare la differenza Poi Alex, sostituito, si arrabbia. Ranieri e Nedved espulsi. di Luciano Bertolani. TORINO - Del Piero, sempre lui. Poche ore dopo la firma del contratto che lo legherà alla Juve sino al 2010, ecco lo splendido gol al volo infilato a un Genoa risoluto e battagliero, che consente alla squadra bianconera di guadagnare il secondo posto in solitudine a soli tre punti dall’Inter capolista. E non è tutto perchè Alex, a ore, diventerà padre per la prima volta. Il popolo juventino dunque sogna già l’aggancio ai nerazzurri nello scontro diretto del prossimo 4 novembre all’Olimpico anche se, prima del «grande appuntamento» la Juventus è attesa dalla trasferta di Napoli e dalla partita con l’Empoli nel turno infrasettimanale. Ma con il Del Piero visto ieri sera, le speranze di arrivare allo scontro diretto con l’Inter con lo stesso svantaggio a livello di immaginario popolare sembrano di colpo aumentate.Alex, dopo la panchina patita a Firenze, ieri si è presentato allo stadio Olimpico con un nuovo look (capelli cortissimi in stile mondiale) e quanto mai tirato a lucido. Ha preso la Juve per mano, ha prodotto numeri di alta scuola, ha segnato il gol che vale il secondo posto e certamente non pensava di essere sostituito a dieci minuti dalla fine. Invece no. Ranieri lo ha chiamato fuori per far posto a Palladino forse perchè Alex si era un po’ innervosito dopo un’accesa discussione con Lucarelli (ammoniti tutti e due). Uscendo dal campo scuro nel volto e nell’espressione, Del Piero ha rifiutato la stretta di mano di Ranieri. Con garbo ha semplicemente allargato appena il gomito destro toccando la mano del tecnico rimasto per la verità sconcertato. E chissà, forse l’episodio ha innervosito anche Claudio che a tre minuti dalla fine è stato buttato fuori dall’arbitro per proteste. La magica intuizione di Del Piero, che ha sbloccato il risultato forse nel momento peggiore della Juventus, ha tolto dagli impacci Ranieri il quale, scegliendo il vecchio modulo (4-4-2), si è un po’ complicato la vita. Con due mediani tosti come Nocerino e Zanetti davanti alla difesa e due esterni con la luna storta (Nedved e Salihamidzic), la squadra non ha trovato la necessaria qualità tecnica per avere il sopravvento su un avversario molto ben messo in campo e assai organizzato. Pregi e difetti negli stessi settori del campo: Nocerino e Zanetti da una parte, Juric e Milanetto dall’altra per esempio hanno interpretato molto bene la partita: hanno costruito e demolito gioco con buona continuità non trovando tuttavia nei rispettivi esterni di centrocampo (la Juventus) e di attacco (il Genoa) la necessaria collaborazione per rendere la fase di offesa più decisa e vibrante.Sino al colpo magico di Alex c’era stato in sintesi un sostanziale equilibrio: due palle gol sprecate da Di Vaio e altre due gettate al vento da Trezeguet e Nedved. Giocando con il vecchio sistema e con Almiron in panchina, la Juve ha dato l’impressione di patire oltre misura le assenze di Camoranesi che solitamente garantisce un alto tasso tecnico e di Iaquinta che non avrà i piedi dell’italo argentino ma un gioco devastante fatto di strappi e di ripartenze spesso e volentieri decisivi. In questo quadro generale ovviamente la prodezza di Del Piero, che ha trasformato in gol con un tocco secco e preciso un cross di Nedved, ha avuto un peso determinante nella economia del gioco bianconero. Per la cronaca il capitano ha toccato quota 220 gol con la Juve, 136 dei quali realizzati in campionati di serie A. Il Genoa, che è sempre rimasto in partita, ha sfiorato in due occasioni il gol con Sculli la prima volta e con Bovo la seconda, ma ha trovato sulla sua strada un super Buffon che ha salvato i tre punti. Ma che la Juve non fosse nella sua serata migliore è dimostrato anche dal nervosismo strisciante della squadra. Oltre al rosso per Ranieri, i bianconeri a partita finita hanno subìto anche l’espulsione di Nedved che non è proprio in un periodo felice. Il ceko, appena dopo il fischio finale, si è beccato un rosso diretto per una gomitata allentata al genoano Konko, saltando sullo slancio insieme con l’avversario. Brutta scena e grave danno, a Napoli Pavel non ci sarà
CORRIERE SPORT - LE PAGELLE uffon, due prodezze Nocerino ovunque. Milanetto un faro.Konko dà sostanza. Aurelio Benigno. JUVENTUS: 7,5 Del Piero - Per mezz’ora non si è visto, poi è arrivato l’assist di Nedved e lui è tornato Pinturicchio. 7 Buffon - Due prodezze. Tanto per legittimare il premio Fifpra come miglior portiere del Mondo, per la seconda volta consecutiva. 6,5 Legrottaglie - Sta diventando una sicurezza. Migliora di partita in partita, anticipa, marca e imposta. Perfetto. 6,5 C.Zanetti - Oltre a creare gioco e far girare palla, deve necessariamente proteggere la difesa. Generoso. 6,5 Nocerino - Lotta con Juric e cerca pure qualche inserimento. Molto concentrato e attento.6 Grygera - Molto attento in fase difensiva, potrebbe però spingere un po’ di più. Troppo frenato. 6 Ranieri (All.) - Ha scelto l’equilibrio e la solidità, ma manca la qualità. si fa pure espellere. 6 Chiellini - Gli manca la fascia e si vede, ma ricopre il ruolo con autorità e grande abnegazione. Ma gli sta stretto. 6 Molinaro - Ha Sculli da tenere d’occhio per cui limite le sgroppate abituali. 5,5 Trezeguet - Solo un colpo di testa nel primo tempo. Poi di lui si perdono le tracce, vaga senza meta. 5 Salihamidzic - Dovrebbe spingere invece copre e raddoppia, insomma fa quello che può. 5 Nedved - Parte alla sua maniera, veloce e devastante in progressione, poi sparisce e non basta l’assist a Del Piero. E si fa pure espellere nel finale. GENOA 7 Milanetto - E’ lui che fa gioco. Lucido e preciso, un riferimento costante. 6,5 Juric - Ha corsa e buona visione di gioco, inoltre cerca sempre la profondità con spunti molto interessanti. 6,5 Konko - Non molla mai la presa come i mastini che si rispettano. Buona la corsa, un po’ meno gli appoggi. 6 Rubinho - Paratona su colpo di testa di Trezeguet, nessuna colpa sul gol di Del Piero.6 Bovo - Si attacca a Trezeguet, raddoppia su Del Piero e va a chiudere su Nedved. Impossibile chiedergli di più. 6 Lucarelli - Si perde Del Piero in occasione del gol,6 Rossi - Deve limitare Nedved, subito patisce poi prende le misure fino a vincere il duello. 6 Danilo - Dovrebbe sostenere il tridente insierendosi sulla corsia di sinistra ma viene limitato da Salihamdzic. 6 Sculli - Spunti di generosità, ma poco incisivo in fase offensiva, si divora un gol tutto solo davanti a Buffon.6 Gasperini ( All.) - Ha coraggio nell’affidarsi al tridente, ma poteva migliorarlo in qualità e velocità.5 Borriello - Si becca subito un giallo e ne rimane condizionato. 5 Leon - Sostituisce di Vaio ma non cambia un granchè in fase offensiva. 4,5 Di Vaio - Spreca una buona occasione iniziale poi si nasconde e diventa difficile trovarlo. Abulico e pasticcione. L’arbitro 6 Banti - Fiscalissimo. Un po’ troppi cartellini gialli, per il resto autoritario ( forse troppo) e preciso
IL SECOLO XIX
- La Juve operaia castiga il Grifone.
di Giovanni Ciolina. Era scritto. Trombato in Nazionale, fuori a Firenze e
soprattutto fresco firmatario di un rinnovo di contratto che ha infiammato il
popolo bianconero, Alex Del Piero non poteva non essere protagonista. E lo è. A
modo suo. Sornione. Silenzioso, ma letale. Per mezz’ora sta a guardare la
partita da una postazione preferenziale: al centro dell’attacco bianconero.
Ruota su tutto il fronte, si muove soprattutto a sinistra, ma è nel momento in
cui Pinturicchio gioca a nascondino che diventa pericoloso. Se ne accorge il
Grifone. La carezza al pallone su rasoiata di Nedved dalle praterie esterne è
una magia delle sue. Ed è invece uno schiaffone immeritato per il Genoa che fa
la partita, mette alle corde la Juve e torna a casa con una sconfitta
immeritata. Il Grifo gioca alla pari, e forse qualcosa di più, dei blasonati
avversari, ma paga carissima l’unica disattenzione difensiva. Peccato, anche
perché gioca una gran ripresa e merita. Nella notte delle stelle Gian Piero
Gasperini non abbaglia con giochi speciali “da spogliatoio”. In campo vanno gli
undici preventivati e che al momento sembrano garantire maggiore affidabilità.
Giocano Sculli e Di Vaio a formare il tridente offensivo e a provare a tenere
bassi Molinaro e Grygera. Trova conferma Danilo e tutto il pacchetto arretrato
che per tutto il primo tempo concede un paio, anzi tre, situazioni pericolose ai
bianconeri. Fatta eccezione per Leon, costretto da un lungo viaggio in Honduras
per un’amichevole della Nazionale (alla quale aveva chiesto e non ottenuto di
non partecipare) e l’infortunato Paro, il tecnico di Grugliasco conferma la
squadra che tanto bene aveva fatto nella ripresa con il Cagliari. «Grande
tecnico, è uno dei più seri e preparati in un panorama di tante parole» è la
benedizione del signor Luigi, titolare con la moglie del bar Feeling di corso
Agnelli, a cento metri dallo stadio. E se non è feeling quello non ce n’è
proprio in giro. «Abita qui vicino. Grande» aggiunge monsieur Luigi riferendosi
al Gasp. Ma da quella montagna di elogi distano ancora parecchie ore dal fischio
d’inizio e si sa che quando si scende in campo all’Olimpico torinese sensazione
ed emozioni sono le più disparate. E allora via alla celebrazione del
prolungamento del matrimonio di Alex Del Piero con il bianconero, con tanto di
filmati sui maxischermi dei principali gol realizzati dal capitano juventino e
tributo del festeggiato al momento dell’ingresso in campo per il riscaldamento.
Ranieri infatti lascia a Del Piero il compito di affiancare in attacco Trezeguet,
mentre Salihamidzic agisce a destra dalle parti di Danilo, dove spesso va a
inserirsi Nocerino guardato a vista da Juric. Insomma è una partita a scacchi
nella quale il gioco delle coppie si forma quasi subito e senza troppe varianti
sul tema. Può mancare all’appello francobollo Rossi? Assolutamente no e se ne
accorge Pavel Nedved che forse al rientro negli spogliatoi riesce a liberarsi da
quella tarantola che lo guarda da vicino, spinge e quando serve finisce in area
a chiudere su Del Piero. Il veneto, alla 526^ partita in bianconero si muove su
tutto il fronte senza troppe insidie per il Grifone. Ma a Lui bastano poche
occasioni per incidere. Al 31’ fa le prove generali facendo impazzire Konko
sulla sinistra e quattro minuti dopo fa centro (gol numero 220) con un tocco di
esterno destro ad accarezzare un cross dalla sinistra di Nedved. E pensare che
fino a quel punto il Genoa rischia qualcosa (testa di Trezeguet e sforbiciata
sbagliata di Nedved), ma con gran pressing sui portatori di palla in mezzo al
campo riesce a giocare alla pari. Anzi, a dire il vero, fino alla prodezza di
Del Piero, la sfida è in equilibrio. Il Genoa distrugge la manovra avversaria,
si lancia in qualche fiondata sulle fasce (più a destra che a sinistra) e riesce
a portare anche due graffiate con Di Vaio (7’ e 27’) verso Buffon. In entrambe
la mira dell’ex bianconero non è certo impeccabile. E Borriello, almeno nella
prima, si arrabbia per non aver ricevuto il passaggio. Ma al Grifone manca
spesso la precisione e la rapidità nella ripartenza. Il risultato è spesso un
pallone cacciato avanti nelle praterie difensive juventine, nelle quali
Borriello ha poche possibilità per mettersi in mostra. La lotta la fa lo stesso
(si becca anche un’ammonizione per una presunta gomitata a Chiellini), ma fatica
a rendersi pericoloso. Allora il risultato finisce per essere un Genoa bello a
metà, ma contro la Juventus per fare risultato devi essere pressoché perfetto.
Per fare risultato, appunto. Il Genoa, però, a Torino cercava anche conferme sul
profilo del carattere, della tenuta fisica e del gioco, perché no. Il carattere.
Il Grifone gioca con piglio da quinta della classe contro la Vecchia Signora e
nemmeno il kappao di stampo delpieriano lo stordisce. Beh, quel paio di minuti
per assorbire il colpo è necessario, ma al rientro in campo è nuovamente Genoa.
Al punto che al 9’ capita sui piedi di Beppe Sculli l’occasione del pari. Leon,
che Gasperini manda in campo per Di Vaio, taglia un pallone lungo che Molinaro
non aggancia. Sculli stoppa, sogna lo sgarro all’odiata Signora, ma non fa i
conti con l’Uomo Nero. Buffon gli esce incontro e riesce a deviare in angolo.
Peccato. Ma il carattere c’è. Il piglio. Buono anche questo. Il Grifo crede nei
suoi mezzi e spinge come un forsennato per recuperare, abbinando anche la
tecnica. Alternando possesso di palla a ficcanti affondi che trovano in Sculli
(prima dell’infortunio) un diavolo forsennato. E la Juve? Da Vecchia Signora si
trasforma in un operaio Fiat, che festeggia la vittoria della Ferrari con tanto
di annuncio all’altoparlante prima del via, e s’arrocca a difesa del bollettino
di Del Piero. E difende. E calcia palloni in avanti a spazzare i pericoli. La
barca bianconera traballa, ma il Grifone non riesce a creargli la falla letale.
Finisce in battaglia, con Ranieri e Nedved cacciati per proteste, ma la Juve
operaia porta a casa i tre punti.
IL SECOLO XIX - Rossi e Rubinho i migliori dei rossoblù. Buffon salva la Juventus. di Giuliano Gnecco. RUBINHO 6,5 Al 18’ Trezeguet vuole controllare se il freddo gli ha gelato i riflessi, il brasiliano di fa trovare pronto sulla deviazione aerea del centravanti.Dice no anche alla punizione arcuata diDel Piero al 39’. Incolpevole sulla rete di Pinturicchio. KONKO 6 Rossi lo libera almeno dal fardello Nedved, perché invece entrambi gli attaccanti juventini tendono spesso a decentrarsi da questa parte per poi tagliare inmezzo.Al 31’Del Piero, con finta e controfinta, gli fa venire ilmal di testa: ne nasce l’occasione più nitida del primo tempo per la Signora, gol a parte. Migliora nella ripresa. BOVO 6,5 Lo scorso anno questo era il suo stadio, anche se indossava un’altra maglia. Si alterna fra Trezeguet e Del Piero, ma riesce a dare tranquillità alla retroguardia non rinunciando pure a impostare: avendo i piedi buoni, gli riesce bene. Non spreca una palla. LUCARELLI 6 Inizia su Del Piero,ma tanto Pinturicchio quanto Trezeguet tendono a partire dall’altra parte. Così spesso resta libero di dare una mano nei raddoppi e aiutare a impostare. Ha grande personalità, e inmarcatura – anche sul franco argentino – non tradisce emozioni. L’ammonizione gli impedirà di esserci con la Fiorentina. DANILO 6 Salihamidzic, giocando molto alto, lo obbliga a fare attenzione soprattutto alla fase difensiva. Fa bene la diagonale e riparte, anche se poi non si può spingere troppo sul fondo. ROSSI 6,5 Come al solito al capitano tocca una delle grane più grosse, nella fattispecie deve seguire Nedved. Gli resta incollato a tutto campo nel pimo tempo, e si permette pure di aiutare Konko (con il quale talvolta si alterna) alle sue spalle e spingersi sulla fascia fin oltre le linee nemiche. Nella ripresa inizia più libero di offendere prima di scalare in difesa. Ha raggiunto ormai a una grande maturità, che gli consente di svolgere senza affanni – e con lode – i difficili compiti affidatigli. Esce esausto (37’ ST FABIANO NG: prova a spingere a sinistra). MILANETTO 6 L’infortunio di Paro lo riporta titolare nella partita da lui più sentita: cuore Toro, con la Signora ha un conto aperto. In settimana era sembrato in forma smagliante, invece fatica a restare lucido nei ritmi elevanti a centrocampo per tutto il primo tempo, le cose cambiano nella ripresa. JURIC 6 Duella con Nocerino, suo compagno ai tempi di Crotone: entrambi hanno fatto passi da gigante. È un martello continuo, talvolta si porta pure a destra per raddoppiare. Gli manca a tratti un briciolo di rapidità,ma è in moto perenne e tatticamente è un professore. SCULLI 6 Ruolo ibrido sulla destra, cercando di limitare le avanzate di Molinaro ma anche di coprire a centrocampo. Finisce per rendersi più utile in fase di contenimento,mentre davanti si avventura meno spesso.Al 9’ della ripresa ha una occasione enorme per il pareggio; davanti ha Buffon (25’ ST PAPAWAIGO 5,5: Molinaro non è in serata,ma non riesce ad approfittarne). BORRIELLO 5,5 Fa quasi reparto da solo, si batte con coraggio – e costringe Legrottaglie a prendersi un giallo – per fare salire la squadra, ma poi non riesce ad impensierire Buffon. Talvolta è troppo nervoso e sembra impegnato più a protestare che a giocare. DI VAIO 5,5 Sul lancio di Bovo ha al 7’ la prima pallagol della partita: scatta bene sul filo del fuorigioco, poi però la conclusione è imprecisa. Il suo sinistro non centra lo specchio neppure al 34’, quando si trova a tu per tu con Buffon (8’ ST LEON6: Gasperini vede che Grygera non è il massimo dell’affidabilità e gli piazza contro l’honduregno, schierato a sinistra come in Nazionale. Dovrebbe dare imprevedibilità, non sempre ci riesce). JUVENTUS - BUFFON 7 Ha il Grifone nel cuore: era abbonato alla Nord e non ha mai nascosto di voler terminare la carriera nel Genoa. Per ora però indossa un’altramaglia, e da professionista serio – e grande campione – non fa sconti. Chiedere a Sculli al 9’ della ripresa GRYGERA 5 Apre un buco nel quale si inserisce subito Di Vaio: per sua fortuna la mira dell’attaccante è sbagliata. Poi scendendo sulla fascia mette sulla testa di Trezeguet la palla della prima occasione bianconera. LEGROTTAGLIE 7 Vuole dimostrare che il Grifone non ha fatto un affare a non ingaggiarlo. È tornato il difensore affidabile dei tempi del Chievo. CHIELLINI 6,5 Stakanovista: nonostante l’impegno in Nazionale ha ancora parecchia birra, e nonostante sia un esterno anche da centrale è ormai una sicurezza. MOLINARO 5,5 Quando scende in fase offensiva crea superiorità a sinistra e si rende pericoloso; in fase difensiva sembra invece più incerto. SALIHAMIDZIC 5 È la sorpresa di Ranieri, che lo preferisce a Palladino. Dovrebbe dare imprevedibilità sulla fascia, invece combina un paio di pasticci. NOCERINO 6 Fresco di convocazione in azzurro, l’ex genoano fa di tutto per farsi rimpiangere.Non riesce però ad emergere grazie a Juric che lo contiene. ZANETTI 6,5 Lo vedi poco,ma si sente: non è un caso se Capello lo ha voluto nella Roma dello scudetto. Non consente a Milanetto di ragionare nel primo tempo, poi per abbassarsi a contenere gli lascia maggiore spazio nella ripresa (35’ ST ALMIRON ng: va a fare legna in mezzo al campo). NEDVED 5,5 Finora in campionato aveva deluso, ma con il Genoa ha stimoli particolari, dopo la squalifica rimediata lo scorso anno nella gara del Ferraris. Rossi non lo molla,ma gli basta un tocco per servire aDel Piero la palla del vantaggio.Nel finale si fa ammonire ed espellere DEL PIERO 7 In carriera aveva segnato contro il Genoa una sola rete – la seconda in assoluto con la Juve – al Ferraris nel lontano ’94: coincise con una delle due espulsioni da professionista. I tifosi lo e lui li ripaga al 35’materializzandosi in area piccola per deviare il traversone di Nedved (33’ ST PALLADINO NG: fa respirare l’esausto capitano, facendogli prendere i meritati applausi e permettendogli di correre al capezzale della moglie). TREZEGUET 5 È sornione, si vede poco ma alla prima palla giocabile non perdona. ARBITRO BANTIDI LIVORNO 6: vietato toccare le primedonne, deve essere il nuovo corso; Sculli viene ammonito al primo fallo per un intervento suDel Piero. Nel dubbio, pro Juve. C’è negli episodi più difficili.
IL SECOLO XIX - Juric: «Che peccato meritavamo il pari». Il centrocampista croato: «Nel primo tempo non siamo stati cattivi, ma nelle ripresa siamo stati più bravi». di Marcello Zinola. Torino. «A me piace fare punti. È per questo che non sono contento». Ivan Juric non la manda giù questa sconfitta perché«se nel primo tempo non siamo stati cattivi del tutto, nella ripresa abbiamo giocato meglio noi e potevamo essere lì con loro. Insomma potevamo tornare con un punto». Ventotto su ventitre. Ovvero Juric contro Nocerino. Ex compagni con Gasperini a Crotone, avversari sul prato dell'Olimpico. Ex rossoblù dell'anno di Cosmi, Antonio Nocerino era poi andato via a gennaio (proprio a Crotone) e lo scorso anno si era ulteriormente rilanciato a Piacenza. Ivan Juric lo incrocia più volte, da predestinato. Il "28 sul 23"è stato uno dei temi della partita. Un anno fa Ivan venne messo dal "Gasp" sulle tracce di Nedved e diede vita a un confronto al calor bianco, concluso con il gol di Juric e l'espulsione da cinque giornate di squalifica di Pavel per il pestone finale all'arbitro. All'Olimpico di Torino questa volta Ivan si morde con Nocerino, prendendogli spesso le misure in anticipo sulla destra dell'attacco bianconero. Un darle e prenderle, qualche scambio di battute quando il dare e prendere crea divergenze, ma sostanzialmente è un duello calcisticamente cattivo, non sleale. Gasperini aveva detto che questa partita era un esame di maturità, una verifica per misurare le distanze tra voi e una squadra di fascia superiore. «Non abbiamo demeritato e siamo stati all'alteza, nella partita, nel gioco e nel confronto diretto. Li abbiamo chiusi bene dietro, ha deciso un episodio e nel secondo tempo abbiamo avuto un paio di ottime occasioni». « Questo vuol dire che la distanza tra noi e loro, di gioco e morale, non è grandissima, ma vuole anche dire che dovremo lavorare ancora di più e meglio, prendendo cosa di buono questa sera ci ha dato». Juric strappa palla a centrocampo e se l'allunga col sinistro che usa come un uncino e si fa ventri metri di volata, creando le premesse per una serie di corner tra il 70' e il 73'. Nel centrocampo genoano il croato riesce a togliere più di una castagna dal fuoco consentendo agli altri di allargarsi o di prendere spazio e posizione. Ha una caratteristica che lo fa "individuare" quando lo cerchi in mezzo al campo: se non vedi il numero o il mezzo codino, basta guardare come corre e come mette il sinistro a terra. Dà quasi l'impressione, a tratti, di correre da azzoppato e invece è un po' come i cavalli quando raspano a terra con lo zoccolo e ripartono. Nel primo tempo però là davanti siete sembrati un po' meno efficaci di altre volte. «Beh, intanto loro in difesa erano fisicamente molto forti. Di Vaio ha avuto due buone opportunità, Borriello non è riuscito a fare la differenza come altre volte quando ha fatto anche di più di quello che doveva. Ma ci sta. Mi dispiace perché il gioco espresso meritava un altro risultato che non avrebbe scandalizzato nessuno». Facendo due conti di statistica, seppur non finissima o precisa al millesimo, alla fine Juric ha avuto una prevalenza: 35 a 29 tra palle toccate, strappate al diretto avversario e giocate dopo averne preso possesso. «Sapevamo cosa dovevamo fare, abbiamo avuto delle certezze e delle conferme». Il centrocampista croato guarda subito avanti, alle prossime partite (la prima domenica sera a Marassi contro la Fiorentina di Prandelli). «Abbiamo adesso altre gare difficili, ma questa sera abbiamo avuto la conferma di essere all'altezza di una squadra come la Juventus che è una delle più forti dopo l'Inter». Ma in casa rossoblù c'è la consapevolezza di aver tenuto testa alla squadra di Ranieri dal primo all'ultimo minuto. Se non ci fosse stato il gol di Del Piero, il Genoa di Gasperini sarebbe tornato a casa con un meritato pareggio.
LA REPUBBLICA
- Il Genoa fa tremare la Juve assedio dopo il lampo di Del Piero.
Ai bianconeri basta una prodezza del capitano. Gasperini azzecca i cambi e
sfiora il pareggio Dopo un primo tempo cauto, rossoblù padroni del campo. di
Gessi Adamoli. TORINO - Che peccato: un bel Genoa battuto da una brutta Juve. Fa
poco e niente la squadra bianconera per vincere la partita, capitalizza una
giocata di Del Piero che sfrutta l´unico vero errore della difesa genoana (in
precedenza c´era stato qualche piccolo sbandamento ma superato senza danni). Il
Genoa si batte con coraggio, insegue il pareggio sino all´ultimo (al 91´ su
corner di Leon mischia incredibile davanti a Buffon), recrimina per un risultato
ingiusto ma può consolarsi con la consapevolezza di aver superato il famoso
esame di maturità. Sono duemila (1.984 i biglietti venduti a Genova) i tifosi
rossoblù al seguito, molti erano a Torino in occasione della partita in campo
neutro con il Pizzighetone. Sembrano passati anni luce e invece tutto questo
accadeva appena due campionati fa. Il Genoa prova a fare la partita come se
davanti avesse un avversario qualunque, una grande attestato di autostima ma
anche la voglia di sottoporsi ad un test di maturità con la convinzione di
riuscire a superarlo. Gasperini, anche per capire i progressi della sua squadra
rispetto al devastante impatto di inizio stagione con il Milan, sceglie così il
3-4-3. Con la variante che spesso ha apportato in questo inizio di stagione,
ovvero la marcatura ad uomo del trequartista avversario destinato a diventare un
attaccante aggiunto. Così Rossi, dopo aver seguito come un´ombra Bellucci nel
derby, riserva lo stesso trattamento a Nedved. Il ceko parte dalla fascia di
sinistra, ma ha l´abitudine di «tagliare» ripetutamente al centro e Rossi, ligio
alle consegne, non lo molla un istante. Nel reparto arretrato genoano c´è Konko,
come già contro il Cagliari, e De Rosa resta in panchina. Nel terzetto
offensivo, invece, non trova inizialmente posto Leon, che Gasperini
evidentemente vuole sfruttare a partita in corso. Di Vaio è così nuovamente
chiamato ad una partita di sacrificio, con la differenza però che Grygera non è
Oddo ma anche che lui sta molto meglio come condizione fisica. Proprio a Di Vaio
(6´) capita la prima palla gol della partita. Potrebbe sfruttare meglio un
liscio di Grygera, ma non è prontissimo nel controllo e poi spara sull´esterno
della rete. La statura di De Rosa farebbe comodo al 18´ quando, sul cross dalla
destra di Grygera, Trezeguet svetta indisturbato. Il colpo di testa è però
centrale e Rubinho blocca a terra. Il Genoa rischia pochissimo, la Juve fatica
ad imporre il suo gioco. La partita è equilibrata, non sembra davvero che di
fronte ci sia una squadra che vuole entrare in zona Champions ed un´altra che ha
la salvezza come obiettivo. Così il gol della Juventus (36´) arriva come una
doccia gelata. E bravo Del Piero ad inserirsi, ma il capitano bianconero è
agevolato dalla dormita del reparto genoano che guarda, senza intervenire, la
palla che Nedved dalla sinistra indirizza in area di rigore. Nel secondo tempo
Gasperini inverte le posizioni di Konko e Rossi, ma soprattutto si gioca la
carta Leon. L´honduregno entra in campo al 9´ e sessanta secondi dopo dal suo
piede parte l´assist che smarca Sculli davanti a Buffon (Molinaro di testa tocca
la palla senza riuscire a respingerla). L´attaccante genoano sceglie la
soluzione di potenza, ma scarica una bordata centrale che permette a Buffon di
fare bella figura. Entrano anche Papa Waigo, al quale Gasperini ordina di stare
larghissimo sulla destra, che però non riesce, e nel finale anche Fabiano (per
Rossi) per costruire una catena di sinistra tutta brasiliana. Ma la fortuna non
aiuta gli audaci e la mischia che nasce davanti a Buffon sul corner di Leon
partorisce semplicemente un altro calcio d´angolo.
LA REPUBBLICA - Juve, c´è sempre un Del Piero in più. Legrottaglie ok Rossi a uomo Risolve il n.10: 1-0 al Genoa e secondo posto. Espulsi Nedved e Ranieri. di Maurizio Crosetti. TORINO - Dal contratto al prato, da un foglio di carta ai fili d´erba, è sempre Del Piero a mettere la firma sulla Juve. Stavolta, più che altro, la timbra con il colpo al volo che permette di battere il Genoa, scavalcare la Roma in classifica, arrampicarsi al secondo posto e restare nella scia dell´Inter, su questi schermi torinesi il prossimo 4 novembre. Niente facile, perché il Genoa si è battuto fino all´ultimo senza risparmio, si vede che è una squadra vera, con un´identità precisa, e che non sta in alto per caso. Ma era troppo allettante la sceneggiatura del film, perché Del Piero non lo intepretasse così. In settimana il rinnovo contrattuale, prima della gara ovazioni e canti e cori solo per lui, poi quella rete da punta pura, come lui continua a sentirsi. Il pallone decisivo gliel´ha dato Nedved, un altro che ha ritrovato l´effervescenza naturale dopo un inizio di stagione un po´ sgasato. Pure troppa: nei minuti finali è nervosissimo, praticamente isterico, e l´arbitro giustamente lo caccia dopo il triplice fischio (poco prima, era toccato a Ranieri che protestava). La soluzione della partita ha richiesto alla Juventus una buona dose di pazienza. Prima se l´è fatta girare in mano, come il famoso cubo a scacchi colorati da sistemare, faccia dopo faccia, e poi se l´è presa ed è riuscita a non farsela strappare. Senza Iaquinta, ancora infortunato, Ranieri ha preferito non esagerare con le punte e ne ha messe solo due, però quelle due lì, Del Piero e Trezeguet. Invece Gasperini non ha rinunciato al tridente con Sculli, Borriello e Di Vaio, molte intenzioni, poche opere, nel primo tempo almeno. Anche se il presidio genoano del territorio ha dato frutto per oltre mezz´ora, consegnando alla Juventus il pallone ma non sempre il gioco. All´inizio, anzi, i rossoblù sembravano più organizzati, pur non riuscendo mai ad arrivare al tiro. E nella ripresa hanno spinto tanto, ammirevoli. Per la prima azione bianconera bisogna però aspettare il 18´, quando Trezeguet colpisce di testa, centrale, e Rubinho abbraccia la palla. E´ una sera di calcio confuso e convulso, la Juve sa che il Genoa è in forma, attento, ed è raro che perda, dunque ci sta attenta e non si fida. Nel nodo di azioni spesso ingarbugliate, con pochi passaggi che seguano un percorso coerente, servono i campioni per ridare ordine al caos. Perciò si fa avanti Alessandro Del Piero, è questo il mestiere suo. La prima cosa bella è uno slalom al 31´ tra i birilli dell´area: il tiro viene respinto dal portiere. Il capitano è più dinamico di Trezeguet, mentre è di nuovo smagliante Nedved, come se il primo freddo torinese l´avesse svegliato. Ed è merito della sua azione al 36´ se la Juve va in vantaggio e vince la partita: il biondo corre a sinistra, vede Del Piero centravanti, lo cerca e lo trova con un passaggio perfetto. Il numero 10 sbuca da dietro e colpisce al volo d´esterno destro, con un gesto secco e rapace. Il gol fatale renderà ancora più aspra la sfida, perché il Genoa non s´arrende e la Juve non riesce a chiuderla. Ci sono botte, liti, cartellini gialli (anche per Del Piero), affanni più o meno assortiti e c´è soprattutto il grosso rischio che i bianconeri corrono al 54´, quando un errore di testa da parte di Molinaro lancia Sculli, tutto solo davanti a Buffon: il tiro è forte, preciso ma l´azzurro è di più e respinge. Adesso è quasi una mischia, sono usciti di Vaio e Sculli, sono entrati Leon e Papa Waigo che aiutano il Genoa a mordere e martellare, invano. Per lunghi momenti si gioca dentro un´area sola, e non è quella rossoblù. Però è qui che la Juve si conferma per niente schizzinosa: se c´è da sporcarsi la maglia, rotolandosi nell´erba e ringhiando, i bianconeri lo fanno. Il loro secondo posto in classifica diventa così una faccenda di bravura ma anche di fiato, muscoli e nervi, cuore e gomiti, polpacci e polmoni.
IL GIORNALE
- È il momento Del Piero. Juve sempre anti-Inter.
di Franco Ordine. Torino - La Juve
si riprende il secondo posto, con qualche fatica e in una sera colma di furori
eccessivi (espulsi Ranieri, per protesta, e Nedved perché vuole fare il “ganassa”).
Il Genoa interrompe la corsa verso il sogno e torna a rivedere la sua giusta
classifica. Una magia di Del Piero, qualche ora prima di diventare papà,
incornicia il successo nel primo tempo. Più avanti Buffon provvede a tenerlo al
sicuro nel finale tambureggiante. E queste sono le uniche buone notizie
provenienti dal posticipo di ieri sera a Torino. Per lo spettacolo, bisogna
portare pazienza. Ranieri sembra avere una certezza, è una delle tante. Presto
se ne aggiungeranno altre di cui c’è bisogno. Ecco la prima, servita con
l’assegnazione delle maglie: disponibile o no Iaquinta, la sua Juve più
affidabile sembra quella scolpita col 4-4-2 di Firenze. E da quello schieramento
non si discosta anche al cospetto del Genoa, sgabbiato in modo giusto dalla
sfida, tanto da presentare subito Di Vaio dalle parti di Buffon senza peraltro
procurare brividi al portierone premiato come migliore del ruolo nella passata
stagione. Senza Almiron, in panchina, con Zanetti e Nocerino, due mediani, nel
cuore del gioco, pretendere la qualità delle trame bianconere è come chiedere a
Maria De Filippi di fare la sensuale. Il Genoa sembra meglio organizzato, affida
la sua visibilità al duello Borriello-Legrottaglie che è un bel vedere, fanno
scintille senza scadere nella lotta greco-romana, e sembra capace di difendersi
senza ricorrere a un particolare ostruzionismo. Gasperini e i suoi non valutano
le prime mosse di Del Piero, pensano che sia quello scivolato malamente a metà
campo, nel calciare una punizione e un po’ lo perdono d’occhio, specie quando la
Juve organizza il più efficace dei suoi assalti. Nedved “pesca” Del Piero alla
perfezione e lui, sotto porta, non può sbagliare. Non sbaglia andando incontro
all’abbraccio dello stadio e dei suoi tifosi. Questo deve fare Del Piero: far
gol a Rubinho, non imprese balistiche speciali, tentate in verità, su punizione,
con una traiettoria perfida che il portiere brasiliano vede e allontana dalla
traversa con un bel balzo felino. Con la moglie in ospedale, Del Piero
interpreta il ruolo del perfetto capitano juventino e del professionista
esemplare: in campo anche nella ripresa, a dispetto di notizie fantasiose su una
sua corsa in corsia. E invece Alex onora il suo lavoro e il suo contratto, non
si tira indietro quando c’è da bisticciare con Lucarelli che non gli riserva
certo un trattamento da lord. E quando si congeda, non propriamente soddisfatto,
dagli astanti riceve una specie di ovazione dallo stadio. Invece di accomodarsi
in panchina, va subito sotto la doccia e poi dalla sua Sonia. Nella seconda
frazione, la Juve si fa operaia fino in fondo e ricorre alle prodezze del suo
fuoriclasse numero uno (nel senso di maglia), Buffon insomma, per tenere sotto
chiave il risultato. Il Genoa infatti si ritrova con una bella palla servita a
Sculli da uno sciagurato sfondone di Molinaro ma il portierone azzurro ha una
reattività strepitosa e vola sotto la traversa ad annullare il pericolo. Le
correzioni di Gasperini sono tempestive: Leon è quello che serve più di Di Vaio
per fare gioco e per tentare di rimettere in bilico la sfida, Papa Waigo si
becca più cicchetti dall’allenatore che incoraggiamenti dai suoi. Nel finale,
per una protesta, neanche esasperata, Ranieri viene espulso dall’arbitro Banti e
lo marchia con un “vaffa”: provvedimento eccessivo. Poi per farsi perdonare il
fischietto livornese fa finta di non sentire l’intemerata dell’isterico Nedved,
ammonito ed espulso alla fine per un falletto veniale. Si ravveda per tempo,
Pavel. È vero, c’è un metro diverso, quest’anno, nei confronti della Juve,
trattata come una squadra qualunque.
LA STAMPA - IL CAPITANO FESTEGGIA IL NUOVO CONTRATTO E LA PROSSIMA PATERNITA'. Juve, l'anti-Inter. I bianconeri battono il Genoa con Del Piero e sono secondi. di Massimiliano Nerozzi. Nell’attesa di farle esplorare i nuovi territori del marketing narrati dal nuovo contratto biennale, per ora Alex Del Piero fattura alla Juventus quello che ancora dovrebbe riuscigli meglio, il gol, una specialità assente dalla seconda di campionato, a Cagliari. Basta la pedata ravvicinata del capitano nel primo tempo, per sigillare una partita piuttosto brutta (e nervosetta, nove ammoniti, Ranieri e Nedved espulsi nel finale), mai dominata, ma sufficente a issare i bianconeri al secondo posto, solitario, dietro l’Inter. La Juve di questi tempi non è bella, anzi, non fa spettacolo, non si costruisce troppe occasioni, ma resta solida davanti a Buffon (e in Buffon), uscendo dalla quarta partita filata senza reti prese su azione (a Firenze fu il rigore di Mutu). Premesso che il talento non è lo stesso, sennò si rischia la querela, la squadra di Ranieri fabbrica una partita molto capelliana, lasciando poche occasioni al Genoa e cementando il massimo dall’unico sprazzo vincente. Chiaro che, a occhio, non basterà per affondare la portarei nerazzurra, copyright del presidente Cobolli Gigli, che attraccherà il 4 novembre all’Olimpico. Quando s’inizia, il tridente bianconero rimane una tentazione, perché Ranieri, senza la forza d’urto di Iaquinta, non cerca avventure: e allora, ecco il 4-4-2 già assemblato contro la Fiorentina, con Del Piero al posto dell’ex udinese e Zanetti (di rientro dalla squalifica) nella posizione di Almiron. All’inizio, però, la Juve non ne cava granché, perché con in mezzo due che di mestiere fanno (bene) i mediani, l’inventiva dovrebbe arrivare sulle corsie, da Salihamidzic e Nedved: resta una tentazione pure questa. Brazzo, che non è Camoranesi, non scappa una volta e il ceco non ha ancora trovato una decente messa a punto, ai suoi livelli almeno. Servono così diciotto minuti per sparare un pallone verso Rubinho: arriva dalla testa di Trezeguet (centrale però), innescato da una delle rare discese di Grygera. Rare saranno anche le apparizioni del francese. Nonostante il gioco bianconero resti sotto il minimo sindacale, la Juve avrebbe pure le occasioni per segnare, ma le spreca goffamente entrambe. La prima al 22’, quando una deviazione aerea di Nocerino mette Nedved davanti al portiere avversario, a due passi, ma l’ala, pensando di essere in fuorigioco, cerca un improbabile (e innocuo) tocco carpiato. Combina ancora peggio Salihamidzic, cui capita sotto la suola il pallone a un metro dalla linea, dopo un bello slalom di Del Piero sulla sinistra: prevalgono però i cromosomi del difensore, perché il colpo di tacco va nella direzione sbagliata. Lo zero a zero regge anche perché dall’altra parte il Genoa non si vede quasi mai, con l’unica proto-occasione di Di Vaio nata da un liscio di Grygera: rimedia Legrottaglie, che pilota bene la retroguardia, a volte anche con eleganza. Tocca a Del Piero, allora: cross di Nedved dalla sinistra e delizioso tocco d’esterno destro del capitano, che fulmina la linea del fuorigioco, lasciando sul posto i tre difensori centrali rossoblu. Poco dopo sfiora il replay, tagliando bene una punizione da venti metri, che Rubinho alza sulla traversa. Secondo tempo. Gasperini ci prova con Leon, messo sul prato al posto di un imbarazzante Di Vaio. Il primo pericolo per la Juve arriva dopo 9’, per un erroraccio di Molinaro che sbaglia la chiusura e spalanca il rettilineo a Sculli, uno dei quattro ex in campo: il tiro è violento, ma Buffon fa il Buffon e lo devia in angolo. Il portiere, nel finale, alza bene anche un colpo di testa di Lucarelli, poi la partita si scioglie in un nervosismo decisamente fuori posto, mentre Del Piero è già uscito, filando in ospedale per la prossima nascita del figlio. Ranieri si fa cacciare per proteste e Nedved lo imita, beccandosi il rosso a partita finita per una gomitata. Un po’ di camomilla, please.
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AKAIAOI |