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CAMPIONATO 2007-08 | Cronache Partite | Tabellini | Immagini | Giocatori | Calendario | |
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LAZIO - GENOA 1 - 2 (1 - 0) Reti: 26' Mauri, 51' Borriello (rig), 55' Borriello Lazio: Ballotta, Behrami (89' Kolarov ), Stendardo, Cribari, Zauri, Scaloni (69' Del Nero), Baronio, Mutarelli, Mauri, Rocchi (41' Tare), Pandev. A disposizione: Muslera, Artipoli, Vignaroli. Allenatore: Delio Rossi. Genoa: Rubinho, Bovo, De Rosa, Criscito, Rossi, Konko, Milanetto (86' Masiello), Juric, Sculli (59' Santos), Borriello, Leon (68' Paro). A disposizione: Scarpi, Lucarelli, Fabiano, Figueroa. Allenatore: Gasperini. Arbitro: Stefanini di Prato. Ammoniti: Mutarelli, Pandev, Juric. Angoli: 10 a 6 per la Lazio. Spettatori: 18.964
Il Genoa batte la squadra della Lazie grazie ad un rigore inesistente. Perché iniziare a questo modo? In verità una Lazie decimata e priva di idee, nel primo tempo và in vantaggio al primo tentativo, anche grazie a due belinate consecutive in difesa dei genoani. Nel secondo tempo la squadra del Delio và fisicamente completamente in apnea lasciando i tre punti che si mette meritatamente nel sacco il Genoa, che comunque già nel primo tempo aveva avuto occasioni da rete con Borriello, Juric, Sculli e Konko. Non importa, non è importante l'andamento della partita, l'unica cosa che conta è che il rigore non c'era e chi è del 1973 come me può capire. Non credevo di arrivare a vedere il Genoa vincere a Roma contro la squadra della Lazie con un rigore inesistente. Non sono Nostradamus e non potevo prevedere che sarebbe arrivato Lotito a flagellare gli adepti della formazione più odiosa del calcio italiano. La storia della società delle aquile non è forse conosciuta ai più ma è molto particolare fin dalla nascita. La Lazie dovrebbe fondersi con le altre squadre romane per formarne una in grado di contendere il primato alle grandi squadre del Nord ma non si può, a lazie ha tifosi altolocati quindi intervengono i gerarchi fascisti. A Roma si decide di fondere le squadre della periferia di Genova, salvaguardando l’aquila rampante, liberando così un posto al sole per la Roma. Un certo tipo di frangia si schiera per questa mentre la stragrande maggioranza, quella popolare si schiera con la pargoletta Roma. Non è un caso che Mussolini ne diventi socio e non è un caso che Fini in tempi recentissimi si rechi a vedere la Lazie, naturalmente defilandosi dopo il crack di Cagnotti, lasciamo perdere poi gli anni 70. Grazie a maneggi bilateral parlamentari la Lazie di Cagnotti e dall’ aquila rampante riesce pure a rubare, tesserando giocatori con passaporto fasullo, uno scudetto alla squadra che và in giro con la tenuta dei carcerati che naufraga stranamente sul campo impraticabile di Perugia. L'Inter, a Roma e a Lazie possono far giocare chiunque, anche giocatori tesserati per altre squadre tanto poi Carraro và a Losanna a difendere il patrimonio del calcio Italiano. Retrocessione? Tre a zero a tavolino? Ma stamo a scherzà! La squadra aquilin-Cragnottana deve scomparire dal calcio come il Parma per scandali che vanno oltre il football e l'umana comprensione ma ... ma non si può, per decreto và salvata in parlamento e i suoi debiti spalmati in 25 anni, ha fottuto tutti per 10 anni, non solo calcisticamente parlando, ma viene tutto condonato, in Figc c’è Carraro e poi cosa gli si conta a Capitalia. La squadra particolare del calcio italiano si scontra con quella del Genoa a partire dalla fine degli anni 30. La storia inizia così, il Genoa gioca in Coppa Europa e scoppia una rissa in una partita a Vienna. Chi doveva difendere il Genoa, cioè la federazione, compie il suo dovere. Parte con l’intento di far squalificate entrambe le squadre perché così la Lazie, la squadra del regime, non avendo avversari in semifinale può andare dritta alla finale, che poi naturalmente perde. Ma lasciamo andare e arriviamo a tempi più recenti. Nel 1977-78 forse l’unico a non intervenire per spedire in Serie B il Genoa e salvare a Lazie è forse il Papa ma non ci metterei la mano sul fuoco. Le ultime partite si giocano per formalità, sconfitta, vittoria, marcatore, minuto si sa tutto prima di giocare. Le porcate fatte vengono scoperte assieme a molte altre due anni dopo e pur tentando l’impossibile lo scandalo è troppo grande e la squadra romana viene retrocessa a tavolino. Il sistema ne risente perché nel 1980-81 qualcosa non funziona, la penultima giornata la Lazie deve vincere con il Vicenza per rubare un posto a Genoa o Cesena e tornare così subito in A. Partita che naturalmente rispetto alle altre inizia con 10 minuti di ritardo. Succede l'incredibile, rigore nei minuti di recupero tirato due volte da Chiodi e tutte e due le volte sbagliato. Se lo prendono in saccoccia. Nel 1983-84 arrivano al capolavoro. La Lazie di Chinaglia, simbolo negli anni 70 di una certa parte politica, potrebbe racimolare si e no 10 punti ma incredibile in media arriva ogni due gare un rigore. E’ un vero record. In una partita, che poi a Lazie vince, un biancazzurro para la palla che stava in pallonetto infilandosi in porta. L’arbitro lascia proseguire. Il Genoa passa in vantaggio a Roma dopodiché l’arbitro indossando la camicetta azzurra conduce i laziali alla vittoria condendo l’insalata con il solito rigore inesistente. L'ultima di campionato Chinaglia trionfante intervistato in campo a Pisa dice “salvezza meritata”. Il Genoa finisce a pari punti ma retrocede per lo scontro diretto. L’anno dopo a Lazie retrocede con 15 punti in classifica e il Genoa se la ritrova di fronte. Naturalmente nel campionato di B tra rigori negati, inventati, espulsioni e affini vengono fuori altre porcate e la Lazie è destinata alla Serie C. No, il metodo vale per gli altri, alla Lazie che s’era salvata per soli 3 punti gli danno 9 punti di penalizzazione da scontarsi, pensate un po’, nel campionato sucessivo di serie B. Le altre ingiustamente retrocesse se lo menano. Naturalmente i punti da scontare erano di più ma magnanimi i giudici a metà campionato tagliano e cuciono. Il Genoa và a Roma e perde 3 a 0. Un laziale s’ingamba in area da solo e l’arbitro fischia rigore. Due reti in fuorigioco, un rigore solare a favore non dato, qualche espulsione e una rete annullata a Policano, che parte dalla sua metà campo, udite udite, per fuorigioco. Per anni si và a Roma sapendo come finisce, tra rigori, espulsioni e porcate varie al Genoa vengono rubati, ma rubati veramente, almeno 2 vittorie e 2 pareggi trasformati in pareggi e sconfitte. Se mettiamo assieme tutti i torti che hanno dovuto subire le altre dalla Lazie riempiamo 100 volte il colosseo. Naturalmente le partite alla fine erano condite dalle botte da orbi che si rifilavano le due parti ultras. Le ultime porcate perpetrate dalla Lazie sono arcinote, un derby truccato e archiviato di soppiatto dai giudici, ma sò ragazzi, un campionato truccato con Carraro che telefona a destra e a manca e un allenatore che telefona al suo presidente per sapere se col Lecce si deve giocare o può mettere già i 3 punti in classifica. Lasciatemelo dire, Borriello gooollllll su rigore inesistente!!!!! Akaiaoi
La partita è storica, di fronte si trovano due squadre che nel 1922-23 si sono affrontate nella finale per il titolo. Il Genoa, chiuso l'anno con la vittoria sul Parma, si presenta a Roma in una posizione di classifica discreta ma ottima per il suo obiettivo mentre la Lazio un punto sotto e reduce da un pari in 9 a Palermo è lontana dalle sue intenzioni d'inizio stagione. Sono 49 anni che tra un furto ed uno scasso il Genoa non vince nella capitale con i biancazzurri e questa occasione, viste le defezioni tra i romani, è piuttosto ghiotta. Sono diversi infatti i protagonisti a mancare. Sul versante laziale rimangono fuori Ledesma, De Silvestri e Siviglia squalificati, Makinwa in nazionale più Mudingagy che all’ ultimo minuto si unisce a Firmani e Meghni infortunati. Di contro però anche il Genoa non si trova nelle migliori condizioni, danno forfait Bega e Danilo in convalescenza, Fabiano deve accomodarsi in panchina mentre Papa Waigo è in Nazionale e Di Vaio e Coppola sono fuori rosa. Durante la partita per infortunio le squadre dovranno fare a meno anche di Rocchi e Leon. 05’ Sculli dalla destra mette in area una palla filtrante per Borriello. L’attaccante rossoblu fra Cribri e Stendardo colpisce in anticipo mandando la sfera a lato con Ballotta immobile. 07’ Pericolo in area rossoblu, la palla finisce a sinistra e viene rimessa al centro per Rocchi che ceffa la girata a rete. La palla viene messa fuori area dove Baronio con un tiro teso costringe Rubinho alla presa. 08’ Borriello ruba palla ad un laziale e serve a sinistra l’accorrente Juric. Decentrato in area ma solo davanti al portiere il rossoblu spara a rete ma Ballotta in tuffo devia il diagonale destinato nel sacco. 09’ Mutarelli entra a gambe unite su Rossi e si becca il cartellino giallo. Per una decina di minuti non succede quasi nulla dalle parti dei portiere, la palla viene fatta girare a centrocampo senza creare pericoli né da l’una né dall’ altra. 22’ La palla è in area rossoblu ma si stà dirigendo verso il fondo, Konko la controlla e sulla riga cerca il semplice rinvio per evitare il calcio d’angolo. Il genoano s’inciampa sulla palla che finisce oltre la linea. Corner battuto da destra al centro, Rubinho esce malamente scontrandosi con Borriello saltato per respingere di testa, la palla schizza a Mauri che non ha problemi a bucare il disorganizzato muro davanti alla porta. 26’ Traversone di Leon, ballotta esce coi pugni ad anticipare la testa di Borriello. La palla arriva al limite dell’ area dove Konko vince un contrasto e tira verso la rete. Un laziale ribatte la sfera che s’alza a campanile e termina in corner oltre la traversa. 27’ Ripartenza rossoblu, Leon da destra mette sul dischetto del rigore per Sculli che si trova solitario davanti a Ballotta. L’esterno genoano sull’ uscita del portiere a porta spalancata gira al volo mettendo incredibilmente sul fondo. 30’ Su una punizione-cross senza pretese Rubinho si distende a terra tranquillamente perdendo un attimo dopo la sfera. Davanti al portiere rossoblu Konko protegge la sfera su Pandev agevolando Rubinho che riece a rimpossessarsi della sfera. Qualche comico alla Tv dice che è rigore ma viene preso per il sedere dagli altri ospiti. 40’ In precedenza Rocchi aveva risentito di un dolore muscolare. Non riuscendo a proseguire Rossi lo sostituisce con Tare. Finisce il primo tempo con la Lazio in vantaggio immeritatamente e grazie al solito svarione difensivo. Il Genoa non ha affatto brillato ma ha costruito le uniche palle gol della gara. 46’ Su calcio d’angolo per il Genoa la Lazio costruisce la palla per il raddoppio. Persa la sfera Behrami si fa metà campo indisturbato e arrivato al limite dell’ area in diagonale manda la palla a lato del palo lontano. 49’ Juric mette la sfera in area per Borriello. L’attaccante praticamente sul fondo invece di mettere nel mezzo cerca la soluzione impossibile mandando sull’ esterno della rete. 51’ Milanetto decentrato riceve in area e tenta di saltare Stendardo, il rossoblu ci riesce mai due sono entrambi sbilanciati e terminano a terra con il laziale che finisce sopra al genoano. Il buon Stefanini fischia un rigore storico a favore del Genoa che per quest’ anno ha fatto il pieno di torti subiti. Borriello dal dischetto mette alla destra di Ballotta che spiazzato va a sinistra. 53’ Mutarelli in scivolata da dietro prende in pieno Leon. L’arbitro non espelle il laziale già ammonito nel primo tempo. 54’ Milanetto dalla destra pennella a rientrare in area, Borriello stacca imperioso e Ballotta pur toccando deve inchinarsi per la seconda volta in pochi minuti al bomber rossoblu. 56' La partita s'incattivisce, prima Cribari interviene in scivolata su Borriello lanciato a rete ceffando completamente la palla mentre poco dopo Sculli ancora in scivolata entra su Behrami. 58' Entrata fallosa di Juric sull' ex Behrami e cartellino giallo per il rossoblù. 58' Prima sostituzione per Gasperini, entra Santos al posto di Sculli. 59' Contropiede del Genoa, Leon serve in area Borriello che al momento della conclusione viene contratto da un laziale che rimpalla la sfera. 60' La difesa si fà trovare sbilanciata in avanti, ricevuto palla Tare da fuori area s'accentra e di sinistro calcia verso la porta. Il tiro non è irresistibile ma Rubinho ancora una volta si lascia sfuggire la sfera che Bovo deve sparacchiare via prima dell' interventoi di Pandev. 63' Altro contropiede laziale innescato da angolo per i rossoblù, alla fine è bravo Criscito ad intervenire e portare via la palla a Pandev. 64' Palla filtrante di Criscito per Juric che sul fondo mette indietro per la girata di Borriello. Il rossoblù davanti a Ballotta ceffa la palla ma l'arbitro ferma l'azione perchè ritiene la che la palla di Juric abbia in precedenza varcato la linea di fondo. 66' Leon perde palla ma il gioco si ferma perchè il genoano sente dolore e inizia a zoppicare. L'Honduregno deve uscire per una contrattura e al suo posto entra Paro. 68' Delio Rossi cerca di cambiare le carte in tavola, esce Scaloni sostituito da Del Nero. 70' Baronio dalla distanza calcia nel Tevere e non è la prima volta. 72' Scambio veloce sulla fascia, Rossi supera Stendardo e con un tiro cross mette la sfera sull' esterno della rete. 785' angolo per il Genoa sprecato, sul seguirsi dell' azione Paro dalla distanza prova con un tiro a mezz'altezza senza pretese e facile per la presa di Ballotta. 80' Angolo di Baronio, Cribari salta ma manda alto sopra la trasversale. 83' Rossi e Juric dialogano sulla fascia. Juric entra in area e con un tiro a girare verso il palo lontano cerca di triplicare ma con un tuffo felino Ballotta allunga la mano di riporto e toglie la palla dalla porta. 86' Masiello entra a sostituire Milanetto. 89' Ultimo cambio, entra Kolarov al posto di Behrami. 4 minuti di recupero e l'arbitro fischia la fine della partita che finisce con l'ormai famoso e obbligatorio III tempo. Lazio: Ballotta 6, Behrami 6.5 (89' Kolarov sv), Stendardo 5.5, Cribari 6, Zauri 5.5, Scaloni 5 (69' Del Nero 6), Baronio 5.5, Mutarelli 5, Mauri 6, Rocchi 6 (41' Tare 6), Pandev 5.5. Genoa: Rubinho 5.5, Bovo 7, De Rosa 6.5, Criscito 6.5, Rossi 6.5, Konko 6.5, Milanetto 7 (86' Masiello sv), Juric 6.5, Sculli 6 (59' Santos 6), Borriello 7, Leon 5.5 (68' Paro 6). Allenatore: Gasperini 7. Rubinho è l'unica nota stonata della partita, in almeno tre occasioni su tiri senza pretese manca la presa mandando in crisi la difesa. Sulla rete esce male investendo Borriello. Non sò se ha chiamato o meno la sfera all' attaccante rossoblù comunque il patatrac è arrivato. Sarà ma a me sta belin di maglia gialla non convince. Konko causa con un banale errore il calcio d'angolo che porta alla rete laziale. Nel secondo tempo spostato al centro del campo a supportare Milanetto gioca una partita sontuosa. Milanetto ha il difetto di essere lento eppure negli ultimi 25 minuti non è lui che si adatta al gioco ma è la Lazio che si deve adattare al ritmo impresso alla partita dal Genoa. Criscito qualcuno diceva che: "Eh belin è mingherlino, la Juve l'ha cacciato". Non l'ha fatta vedere a nessuno. Borriello nel primo tempo patisce l'influenza avuta in settimana e il fatto di essere come al solito troppo solo in avanti. Questa volta anche Leon pare piuttosto appannato ma nella ripresa oltre a marcare le due reti il Borriello protegge la palla nascondendola ai difensori laziali meglio di un illusionista. Akaiaoi
TUTTOSPORT -
L’ariete rossoblù con 2 gol firma il trionfo del Genoa sui biancocelesti.
Borriello inguaia Rossi. L’allenatore laziale si mette in discussione,
ma Lotito lo conferma. Dubbio il penalty che porta al pari ligure: il
tecnico lo definisce «Scandaloso». Baronio: «Siamo in zona
retrocessione».. Intanto il presidente si butta sul mercato e stringe
per Bianchi e Obodo. Il match winner ringrazia Berlusconi e mette fretta
a Preziosi. di Alvaro Moretti. Roma. Se lo sentiva, forse, Lotito,
quando a Natale invitò Pastorello a Cortina per sfilargli Borriello.
Passate le vacanze, Borriello da sogno diventa incubo per Lotito sempre
più contestato: una doppietta che fa quota 10, che fa tre punti, che
lancia il Genoa a stretto contatto con chi pensa all’Uefa come
traguardo. L’ennesimo ko casalingo di una Lazio sfiduciata, sfoltita
(anche ieri due ko: Mudingayi nel riscaldamento, Rocchi nel primo tempo)
e i colpi di grazia del Pompierone di scuola milanista fanno suonare
campane a morto sul progetto Delio Rossi: «Mi metto in discussione, da
sciocchi dire che io non c’entro niente con tutto questo». Che poi è il
disastro di una stagione che doveva essere quella del decollo. E dunque
l’assunto finale: Borriello manda in crisi Rossi. E la Lazio ormai in
piena zona retrocessione con consapevolezza. Borriello è gioia e
preoccupazione, però anche per il Genoa. Perché ha talento e parla
chiaro. GRAZIE BERLUSCONI «Preziosi - dice il bomber - dice sempre che
mi riscatterà, ma se non si sbriga non so quanto costerà l’altra metà
del mio cartellino. Il Milan è squadra forte economicamente e se decide
di prenderti, ti prende. So che Berlusconi mi ha fatto i complimenti, lo
ringrazio. Ringrazio anche Preziosi che ha puntato su di me quando ero
ai minimi di carriera: al Genoa devo un periodo bellissimo, ma senza
ipocrisie, se il Milan ti chiama è difficile rifiutare. Mi dà una
soddisfazione enorme aver faticato, corso e lottato da vero genoano e
quindi schiantato la Lazio: quando vinci così è ancora più bello». Con
Gasperini afono, parla il vice Caneo che ricorda quando la coppia fece
qui 0-3 col Palermo. ROSSI IN DISCUSSIONE L’effetto sulla Lazio di
questo ko postnatalizio è devastante: tre ore di vertice
Lotito-Sabatini- Rossi. Il tecnico ha una faccia che dice cose molto
diverse da quelle pronunciate in conferenza stampa. Lotito non lo molla.
«Si va avanti con lui», ma l’auto messa in discussione del tecnico va
presa in considerazione: si lasceranno a fine d’anno, se la situazione
non precipita oltre. «Siamo in zona retrocessione, prendiamone atto»,
dice Baronio. «Non ho allenato Oxford o Cambridge, io all’emergenza e
alla lotta sono abituato. Io mi sento allenatore della Lazio, non sono
uno che pensa altrove». Il Napoli, però, strapensa a lui. BIANCHI E
OBODO Nel vertice la frenesia di rilanciare un ambiente ormai ai minimi
termini: ieri contestazione per Lotito, sedata dalla polizia fuori dalla
tribuna d’onore, per la prima volta un «andate a lavorare» agli operai
da Champions di Delio Rossi... Oltre ad un buu per Konko. E così si
parte forte: si sta stringendo per Rolando Bianchi (Corradi va al Man
City), ma anche per il Rolando portoghese. E si riapre la pista Obodo,
mentre si cerca di chiudere pure per Papa Waigo e Benaglio. In uscita
Stendardo (Celtic) e Firmani (Aris). SCANDALOSO La crisi tecnica lascia
in secondo piano le contestazioni all’arbitro: Lotito esce con un
labiale tv in cui dice scandaloso. Rossi parla di «pseudorigore» su
Milanetto e tutti i laziali intuiscono che l’aria anche a livello
arbitrale è di quelle irrespirabili. «Un rigore che non c’era, non il
primo che incassiamo - protesta Pandev -: che sta succedendo? » Che la
Lazio affonda anche grazie alle sue simulazioni. CURIOSITÀ Le urla afone
di Gasperini. Le parole per dirlo, sebbene afono, le ha trovate Gian
Piero Gasperini. Nell’intervallo sotto voce a spiegare, come rivela
Borriello: la Lazio ha punti deboli, lui ce li ha indicati sulla
lavagna. Poi coi gesti: eloquente quello che fa per spiegare a Milanetto
di cercare la testa di Borriello, un attimo prima che la zuccata del
centravanti sugellasse una rimonta che nella testa e nel cuore del
tecnico era visibilissima: servivano le parole per dirlo, ai suoi. Le ha
trovate nei suoni gutturali dell’afono, nelle traduzioni di Caneo (con
lui al Palermo negli anni ’80 vinse 0-3 con la Lazio).
CORRIERE SPORT
- La Lazio segna con Mauri ma poi si spegne, il Genoa vola con la
doppietta firmata Borriello.
di Luigi Ferrajolo. ROMA - Premessa indispensabile: il giovane Stefanini
è un mezzo disastro e il rigore inesistente che ha regalato al Genoa
pesa, se pesa!, sul risutato finale. La premessa va fatta per evitare
che quell’errore e un arbitraggio scadente diventino invece un comodo
alibi per la Lazio e una ingiusta condanna per un Genoa, che ha giocato
meglio della rivale, meritando il successo. La Lazio ha giocato un
discreto primo tempo, ha trovato il gol con Mauri dopo 23’ su un corner
di Baronio che Rubinho ha trasformato in assist ma nella ripresa è
sparita. Il Genoa, al contrario, dopo l’intervallo ringalluzzito da quel
rigore regalato, in 5’ ha ribaltato il risultato. Ci ha pensato
Borriello, prima trasformando alla perfezione dal dischetto, poi con
un’incornata da bomber vero su punizione di Milanetto, tra la
disattenzione dei laziali. E da quel momento la Lazio non si è più
vista. Ha qualche pallida attenuante. Le mancavano Ledesma, Siviglia e
De Silvestri squalificati, durante il riscaldamento ha perso anche
Mudingayi e sul finire del primo tempo si è bloccato Rocchi. Rossi, per
giunta, ha rimediato in modo cervellotico, inserendo a centrocampo
Scaloni, salvo poi arretrarlo sulla linea difensiva per avanzare Behrami.
Si sa che la Lazio non può folleggiare, l’organico è misero e se ti
mancano tre, quattro titolari sono dolori. Questa è la grande, decisiva,
colpa del suo presidente, che ha pensato di replicare il campionato chic
e per giunta di andare in Europa senza rimpolpare adeguatamente il
gruppo, anzi con una squadra persino più debole. Però le attenuanti si
fermano qua, Rossi e i giocatori dovrebbero spiegarci perchè la Lazio,
dopo la lunga sosta, ha retto solo un tempo. L’anno scorso quel suo
gioco aggressivo ha fatto la differenza, è diventato il valore aggiunto
che l’ha proiettata nelle zone alte. Quel gioco è sparito, speriamo
momentaneamente. Si pensava che, liquidata la Champions, liberatasi da
questo peso, la Lazio rifiorisse. Dopo averla rivista col Genoa,
purtroppo la risposta è deludente. Il Genoa ha giocato una partita
attenta. Gasperini ha piazzato Konko sulla linea difensiva con un 4-3-3
mascherato e il solito Milanetto a impostare. Buon lavoro sulle fasce,
un generoso Juric e soprattutto un Borriello sempre pericoloso. Messo
così, il Genoa ha lasciato poche occasioni alla Lazio, che ha sfruttato
la prima con Mauri: Rubinho, ostacolato da Borriello, ha respinto male e
sui piedi del laziale che non ha perdonato. Ha subito un po’
passivamente la Lazio nel finale del primo tempo, si è scatenato invece
nella ripresa, prendendo slancio dal rigore arrivato dopo appena 5’. Il
Genoa è parso più squadra, meno caotico, più lucido e lineare,
pericoloso a tratti con Leon, sempre con Borriello. Non vinceva in
trasferta dal 30 settembre, vittoria a Napoli. E questo la dice lunga
sul momento difficile della Lazio, che nelle ultime sette gare
all’Olimpico ha perso cinque volte. Ora ci sono due cose da fare con
urgenza: il presidente Lotito deve integrare l’organico, basta con i
signor nessuno. La squadra, a sua volta, deve ritrovare gli slanci,
l’entusiasmo e il gioco che sembra aver smarrito. A partire da Rossi.
LAZIO (4-3-1-2): Ballotta 6; Scaloni 5 (24’ st Del Nero 5,5) Stendardo
5,5 Cribari 5,5 Zauri 5,5; Behrami 6,5 (45’ st Kolarov sv) Baronio 6
Mutarelli 6; Mauri 6; Rocchi 6 (41’ pt Tare 5) Pandev 5,5. A disp.
Muslera, Artipoli, Vignaroli. All. Rossi 5 Falli commessi: 21 Fuorigioco
fatti: 5 GENOA (3-4-3): Rubinho 5,5; Bovo 6 De Rosa 6,5 Criscito 6;
Rossi 6 Konko 6 Milanetto 6 (41’ st Masiello sv) Juric 6,5; Leon 6 (22’
st Paro 6) Borriello 7 Sculli 6 (12’ st Dos Santos 6). A disp. Scarpi,
A. Lucarelli, Fabiano, Figueroa. All. Gasperini 6,5 Falli commessi: 16
Fuorigioco fatti: 1 ARBITRO: Stefanini di Prato 4 Guardalinee: Ghiandai
e Bianchi Quarto uomo: Pierpaoli MARCATORI: 23’ pt Mauri (L), 6’ st (rig.)
e 10’ st Borriello (G). AMMONITI: Mutarelli ( L), Pandev (L) e Juric
(G). NOTE: spettatori paganti 4.109 per un incasso di 75.505,00.
Abbonati 14.855 per una quota di 188.264,74. Angoli: 11-6 per la Lazio.
Recupero: 2’ pt e 4’ st.
IL SECOLO XIX -
Il gladiatore Borriello si prende l’Olimpico.
IL GRIFONE AFFOSSA LA LAZIO CON DUE GOL IN 3 MINUTI. di Giovanni Ciolina.
ROMA. Storica. Dopo 49 anni il Genoa torna a violare l’Olimpico di
sponda biancoceleste. Il prezioso passpartout ha l’immagine del bello
del gruppo: Marco Borriello. Sua la doppietta che rimonta e annichilisce
la formazione di Delio Rossi, ma il Grifone arriva a suonare la sinfonia
perfetta grazie a una ripresa maestosa che manda al tappeto la Lazio.
Vince il Genoa (2-1) ed è un successo meritato anche se le immagini
televisive sembrano confermare l’aiutino dell’arbitro Stefanini di Prato
in occasione del rigore fischiato per l’intervento di Stendardo su
Milanetto. Ora bisogna restare in ansia per l’eventuale richiesta di
prova televisiva da parte del giudice sportivo (come è toccato due volte
a Zalayeta). «Rigore netto, mi ha toccato », è l’opinione del
centrocampista alla quale si accodano un po’ tutti i rossoblù. Per
contro la Lazio si è lamentata per una spinta di Konko su Stendardo nel
primo tempo. Certo, sull’onda di quell’occasione il Grifone costruisce
la rimonta, ma l’analisi degli interi novanta minuti regala ai rossoblù
le occasioni migliori. Almeno tre volte il Genoa si presenta davanti a
Ballotta (Borriello, Juric e Sculli) prima di andare sotto. Sull’altra
sponda un tiro di Behrami, qualche pallone non bloccato da Rubinho e
poco altro. E chissà se da ieri sera la grande gioia del presidente
Preziosi è in qualche modo incrinata dal pensiero che da tempo lo
tormenta: non aver fissato il prezzo del riscatto di SuperBorriello. I
TRE PUNTI conquistati ieri a Roma acquistano comunque un grande peso. Un
successo che va oltre l’aspetto statistico. Con il 2-1 il Grifone scatta
a 22 punti, torna nella colonna di sinistra della classifica e
soprattutto mette tra sé e la zona pericolosa ben 8 lunghezze: il
massimo stagionale. «Grande vittoria», riesce a sottolineare il tecnico
Gasperini, con un filo di voce, prima di salire sul pullman della
squadra. La raucedine gli impedisce di presentarsi a microfoni e
taccuini, ma il suo sguardo è fin troppo eloquente. La prima sorpresa di
un pomeriggio che con il passare dei minuti si trasforma da invernale in
primaverile lo regala Mudingayi, che lascia il campo già in fase di
riscaldamento per il riacutizzarsi della pubalgia. Intoppo in corsa al
quale Delio Rossi rimedia inserendo in mezzo al campo Scaloni,ma senza
poter a quel punto rimpinguare la panchina. E proprio l’innesto di
Scaloni, sotto certi aspetti, si rivela una mossa importante, perché
sulla corsia di destra si trovano Behrami e appunto il “panchinaro”. E
già, perché proprio dallo svizzero kosovaro, (ex rossoblù), arriva la
prima svolta della gara. «Gran giocatore Behrami – ammetterà Fabrizio
Preziosi – Ritengo sia stato il migliore della Lazio». Gasperini si
preoccupa del lavoro di Mauri, piazzato a ridosso della coppia offensiva
Pandev Rocchi e si tutela con una difesa a quattro. Konko scala sulla
linea dei difensori e con Bovo forma una gabbia su Rocchi (costretto al
41’ del primo tempo a lasciare il posto a Tare per un infortunio alla
caviglia sinistra), mentre Criscito si prende cura di Pandev sul quale
nel caso raddoppia De Rosa. Il centrale,però,ha il compito di uscire su
Mauri, quando quest’ultimo si schiaccia all’area e lo fa con sicurezza e
puntualità. Peccato per il gol che arriva al 2’ sulla solita palla
inattiva, sulla solita leggerezza difensiva. Questa volta Rubinho e
Borriello si ostacolano e la respinta risulta corte, troppo corta e la
battuta al volo di sinistro del trequartista è letale. LA MOSSA. Il
Grifone si preoccupa di Mauri, ma i veri problemi arrivano da una sua
vecchia conoscenza: Valon Behrami. Quando Delio Rossi decide di
liberarlo da compiti di marcatura (Sculli) e lo sistema a centrocampo
ottiene due effetti benefici: limita le avanzate di Juric, sicuramente
il più in palla del Genoa nella prima frazione (sua la più grande palla
gol all’8’ con Ballotta pronto a deviare) e spariglia le carte rossoblù.
Il risultato più evidente è il gol del vantaggio, ma soprattutto non
concede punti di riferimento al Grifone. Lo svizzero svaria da destra al
centro e soprattutto riesce a dare profondità e pericolosità alle
ripartente. È il momento peggiore del Grifone, quello che dal ventesimo
della prima frazione arriva a metà gara. Mauri, soprattutto, e Behrami
creano scompiglio, ma pochi pericoli. Sufficienti, però, per mandare in
affanno Rossi e compagni che, alla fiammata iniziale, fanno seguire
gravi pause caratteriali e di concentrazione. La ripresa è di ben altra
qualità sia sotto il profilo fisico che mentale. La doppietta di
Borriello in nove minuti ha l’effetto di un rivitalizzante incredibile
per il Grifone, risultando al contrario un anestetico per la Lazio. In
un attimo la squadra di Rossi si sgonfia, perde potenza e distanze
nonostante il tentativo del tecnico di cambiare i fattori con l’innesto
di Del Nero per Scaloni e Kolarov per Behrami,ma senza riuscirci. Il
Genoa diventa padrone del campo e nonostante si arrocchi un po’ troppo a
difesa del vantaggio (i rossoblù finiranno con sei difensori di ruolo)
termina la sfida senza particolari assilli. Anzi, in quella fase,
diventa determinante la prestazione di Marco Rossi che, spostato a
sinistra, fa a fettine la Lazio in ripartenza e costringe Ballotta a una
prodezza capace di tenere a galla i suoi. E il Genoa espugna l’Olimpico.
IL SECOLO XIX - Borriello è stato il migliore in campo dei rossoblù. Buon esordio di Criscito. di Giuliano Gnecco. RUBINHO 5,5 Insolitamente incerto, come un paperino frastornato dalle voci di mercato. Behrami prova a beffarlo di potenza quando non sono passati neppure 7’,ma Rubinho si accartoccia e blocca in presa sicura. Sul vantaggio di Mauri può poco o nulla perché ostacolato nell’uscita da Borriello. Una presa difettosa al 30’ fornisce invece l’occasione alla Lazio per reclamare un rigore dubbio.Nella ripresa al 15’ non trattiene neppure il sinistro di Tare: lo salvaDe Rosa in anticipo su Pandev. KONKO 6,5 Regala, incespicando, un corner, dal quale nasce il gol che sblocca la partita. Nella ripresa si passa al 343 e lui avanza inmediana accanto aMilanetto, di cui fa lo scudiero: è la soluzione per marcareMauri che altrimenti gode di eccessiva libertà anche se ne approfitta solo a corrente alternata. Come spesso capita, cresce alla distanza: corre, tampona e si distende in avanti cercando di sfruttare le lunghe leve nel contropiede.Non lo infastidiscono neppure gli ululati razzisti: a quelli – si spera – penserà il giudice sportivo. L’Inter lo hamesso nelmirino per giugno, ilGenoa gli assegnerà una guardia del corpo per difenderlo dagli assalti di Moratti. BOVO 7 Per lui al Bolshoj o nel cuore dell’area quando la temperatura si fa rovente in pieno gennaio, poco cambia: è sempre elegante come se giocasse in smoking e puntuale come se avesse un appuntamento galante. Entra pulito.Non solo: quando lametàcampo rossoblù, nel finale, assomiglia a via XX Settembre nell’ora di punta sottoNatale,mantiene un’invidiabile calma che abbinata alla tecnica non comune gli permette di essere decisivo. DE ROSA 7 Pochi fronzoli e tanta sostanza. Limita le scorribande offensive, se non nelle occasioni canoniche sui calci piazzati,ma si piazza in trincea con il coltello tra i denti sfidando indifferentemente la rapidità di Rocchi e la fisicità di Tare. La sua esperienza serve nel finale quando la Lazio getta il cuore oltre l’ostacolo facendo saltare gli schemi e attaccando a testa bassa. CRISCITO 7 È destino che all’Olimpico gli tocchi sempre l’avversario più ispido: con la Juve contro la Roma dovette vedersela con Totti, questa volta dalla sua parte ronza quel satanasso di Pandev. Gioca largo a sinistra – ruolo che non ama – in una difesa a 4 – che non predilige – però è sempre attento e puntuale: ilmacedone non riescemai a liberarsi dallamuseruola che gli appiccica.A inizio ripresa torna nel ruolo naturale, poi si sacrifica e non delude. M.ROSSI 7 Meno male che era debilitato dall’influenza: ha una duttilità straordinaria e una facilità di corsa fuori dal comune. Cresce nel secondo tempo, quando è straordinario ad aiutare in fase difensiva per poi far partire il contropiede.Nonno Ballotta, a un certo punto, gli nega un gol chemeriterebbe . Finisce a fare l’esterno sinistro di centrocampo nel 451: jolly insostituibile. MILANETTO 7 La Salernitana gli farebbe ponti d’oro, il Cesena lo vorrebbe a tutti i costi.Ma quando è in questa condizione non può non giocare in A, e ad alti livelli. Gasperini gli dà fiducia, e lui ripaga con tanto di interessi. Con mestiere ed esperienza si guadagna il rigore del pareggio. Poco dopo – su calcio piazzato – telecomanda in mezzo la palla del vantaggio. Sono due gocce nel mare: comanda il gioco e resta lucido anche quando si va a cento all’ora. I numeri valgono più dimille parole: ha sbagliato un pallone contro 45 passaggi dei quali l’80 per cento positivi e ha vinto 6 contrasti (41’ ST MASIELLO NG: alla Desailly, si piazza in mezzo al campo per fare da scudo alla difesa.Glimanca però ancora esperienza: fa un fallo su Del Nero in una posizione del campo nel quale l’avversario non può nuocere, invece ne nasce una punizione che con Tare in mezzo all’area diventa pericolosa). JURIC 6,5 Ci prova in diagonale all’8’: occasione d’oro per aprire le danze; Ballotta gli chiude lo specchio, poi Cribari spazza in angolo per anticipare Borriello appostato a centro area e pronto alla zampata vincente. Behrami è il quarto di destra nella difesa biancoceleste,ma non appena intravede l’occasione, sale costantemente diventando di fatto un centrocampista aggiunto: in quei casi è il croato che va a chiuderlo. Poi Delio Rossi inverte i suoi esterni destri, e allora la marcatura diventa automatica. La sua prestazione è generosissima, anche se soffre la verve dello svizzerokosovaro al quale concede troppo spazio. LEON 5 La tentazione è troppo forte, il vizio forse incorreggibile: tende ad accentrarsi per fare il trequartista, lasciando sguarnita la fascia di competenza. Imbrocca una giornata no di quelle nelle quali dopo un quarto d’ora capisci che è inutile e anzi dannoso tenerlo in campo oltre.Ha alcuni guizzi, ma combina poco di buono (22’ ST PARO 6,5: porta ordine ed equilibrio. Difende, aggredisce, promuove e sostiene la manovra offensiva. In sintesi: canta e porta la croce anche in virtù dellamaggiore freschezza). BORRIELLO 7,5 Adesso diventa difficile andare a trattare il riscatto con il Milan.Al 5’, su cross di Rossi, prende le misure alla porta e al volo devia fuori per una questione di millimetri. Generoso a tutto campo, finisce per eccedere andando a disturbare Rubinho sul calcio d’angolo che provoca il vantaggio laziale. Parte male – troppo isolato – poi si rinfranca. Ha il merito di restare di ghiaccio – dagli undici metri – nonostante i fischi dell’Olimpico. L’inzuccata del 2-1 è imperiosa e non lascia scampo a Ballotta. Poi eccede cercando il gran gol in forbiciata quando di testa avrebbe potuto chiudere i conti in anticipo. SCULLI 6,5 Si vede poco,ma tatticamente è importante. Inizialmente il suo avversario diretto è Behrami, poiDelio Rossi alza l’elveticokosovaro per abbassare sulla linea dei difensori l’argentino Scaloni.Al 27’ tenta la sforbiciata che strappa applausi a scena aperta. Corre come un dannato fino ad esaurirsi (13’ ST SANTOS 6: il suo ingresso riporta la difesa a quattro – poi a cinque e allarga nuovamente Criscito a sinistra. È in un periodo di forma eccellente, è stato un peccato tenerlo fuori inizialmente anche se occorre fare delle scelte). LAZIO Ballotta 6; Behrami 7(45’ st Kolarov ng), Stendardo 5,5, Cribari 5, Zauri 6; Scaloni 5 (23’ stDelNero 5,5), Baronio 5,Mutarelli 5,5;Mauri 6; Pandev 5, Rocchi 5 (40’ Tare 5,5). ARBITRO Stefanini di Prato 5: al 30’ la Lazio chiede un rigore per un contatto fra Konko e Stendardo; l’azione è confusa, entrambi si strattonano: giusto lasciare correre. Il dischetto lo indica invece per la caduta in area di Milanetto: è il rigore molto dubbio del pareggio, contestato dalla Lazio.All’11’ della ripresa non abbocca al tuffo di Pandev per un inesistente contatto con Bovo e ammonisce il macedone per la simulazione. È il suo primo 2 in schedina in serie A.
IL SECOLO XIX - Rossi e Juric: «Lezione di calcio alla Lazio» di Giovanni Ciolina. Il capitano dei rossoblù: «Abbiamo giocato un grande secondo tempo». Sculli è sceso in campo imbottito di antidolorifici. Roma. «Vittoria molto importante e meritata. Abbiamo disputato un secondo tempo impeccabile». Fabrizio Preziosi è raggiante di fronte a tre punti che rischiano di rivelarsi la svolta della stagione. C'è«la fitta al polpaccio» accusata da Leon che lascia in apprensione l'ambiente in vista della sfida di sabato alle 18 on l'Atalanta (la parola agli accertamenti radiografici) e per un attimo anche il mercato sembra passato in secondo piano. Da oggi, però, la navicella rossoblu sembra ributtarsi sull'argomento. Il figlio del presidente sabato scorso ha assistito a Frosinone-Brescia per vedere all'opera Daniele Mannini ma è stata ritenuta troppo alta la richiesta di 2,8 milioni di euro della società lombarda) e ora l'obiettivo principale sembra essere definitivamente il brasiliano Wilson: «Stiamo trattando». Lo stesso dirigente rossoblù ammette di non essere convinto sullo scambio Vanden Borre-Papa Waigo, mentre «Di Vaio è vicino alla Lazio». E Coppola? «Ha tante richieste, vedremo». Resta il fatto comunque, che il Genoa torna alla vittoria in trasferta dopo tre mesi e mezzo e se il protagonista è Borriello per la sua doppietta, i tre punti portano altre quattro firme autografe: Milanetto (si procura il rigore e fa l'assist del raddoppio), Rossi, Konko e Juric. Se in campo il marsigliese si è dimostrato un jolly capace di riciclarsi in più ruoli: «Mi sono reso disponibile alle esigenze del tecnico», si rivela anche molto simpatico e disponibile nonostante la sua allergia alle interviste. Come tutti i compagni punta l'attenzione sulla grande reazione della squadra allo svantaggio «disputando una grande partita. Una prova perfetta». E nel ruolo di trasformista Konko si trova a suo agio a marcare a uomo i pericoli avversari. E il suo spostamento in mezzo al campo «a marcare a uomo Mauri che ci stava dando fastidio»è stata una delle mosse vincenti. Eccellente anche la prova del capitano Marco Rossi («Sono felice di esserlo») che dopo un primo tempo senza squilli, dimostra di aver smaltito l'influenza con una ripresa da incorniciare «anche se è tutto il Genoa ad aver disputato una ripresa strepitosa». Il capitano individua nella volontà la svolta nella ripresa «nella quale abbiamo cercato la vittoria a tutti i costi riuscendo ad abbinare anche un calcio, con un gran bel gioco». Chi non è assolutamente d'accordo con le perplessità sulla prova del primo tempo è Ivan Juric, autentica dinamo della squadra genoana che giudica «giusta la vittoria». «Soprattutto -aggiunge - è stata frutto di un primo tempo dove il Genoa ha registrato anche un calo di venti minuti. Ma le occasioni le abbiamo avute noi, non certo loro». Certamente il gol di Mauri ha scosso la squadra. «Veramente, dai, una rete così non si deve prendere», ammette Juric. E come in sala stampa pressa su ogni argomento, lo trovi dappertutto anche in campo, dalla copertura su Behrami alla pressione sui difensori laziali. Ma il croato non ama le lodi personali, distribuendo i meriti su tutto il gruppo «capace di dimostrarsi duttile e con molti giocatori capaci di giocare in molti ruoli. Forse questa caratteristica mette in difficoltà molti avversari». Ma tra i pregi di questo Genoa c'è anche il sacrificio, tipo quello di Sculli che, pur alle prese con un problema muscolare, ha accettato di giocare imbottito di antidolorifici. Eppure, in quella condizione, ha rischiato un eurogol, pur giocando con il freno a mano, ma in queste occasioni è importante anche saper dire presente. «Comunque anche sotto di una rete dentro sentivamo di poter vincere. Ci abbiamo creduto» puntualizza Juric. E la tenacia è stata ripagata. Con la moneta più preziosa e ricca: un triplo balzo in classifica. E sabato c'è l'Atalanta a Marassi.
IL SECOLO XIX -
SuperMarco: «Grazie a Berlusconi per gli elogi, ma mi sento legato a
Preziosi». A
giugno la trattativa con il Milan. L'attaccante giura fedeltà, ma
ammette di voler, un giorno, giocare per importanti obiettivi. di
Giovanni Ciolina. Roma. Dieci gol in diciotto partite di campionato, ma
solo 15 giocate da protagonista. Marco Borriello è il condottiero di
questo Genoa che veleggia nei quartieri tranquilli della classifica. Di
spada e di fioretto, SuperMarco è diventato prepotentemente l'uomo nuovo
di questo campionato. Una scommessa vinta dal presidente Enrico
Preziosi, che lo ha voluto a tutti i costi in rossoblu. Una scommessa di
Gian Piero Gaspeirni che ne ha fatto la boa offensiva della squadra. La
vittoria del cannoniere napoletano che, dopo le difficoltà sulla sponda
sampdoriana, ha ritrovato il filone giusto nel Grifone. Ed è diventato
uomo mercato. E già, perché il Genoa lo ha preso in prestito con diritto
di riscatto dal Milan. A giugno l'attaccante diventerà l'oggetto del
desiderio di molti club e il rischio è che il club di villa Rostan sia
costretto a vederlo partite: «Che i genoani stiano tranquilli. Il Genoa
è una piazza importante, alla quale sono legato. Mi ha rilanciato,
quando sono arrivato ero nessuno, ora faccio gol». Mica male come
dichiarazione d'amore. Gli occhi di Borriello brillano. Un po' come alla
vigilia, sotto il diluvio universale, aveva garantito massimo impegno
nonostante l'influenza ed è stato di parola, ora il popolo si augura che
il presidente Preziosi riesca a trattenere l'attaccante in rossoblu.
Certo le sirene del Milan si sono fatte pressanti negli ultimi tempi.
«Ho sentito le parole di Berlusconi che mi elogiavano e non possono che
esserne felice - ammette Borriello - ma ho un grande debito con
Preziosi. Senza essere ipocrita è bello giocare in Champions League, ma
ora resto al Genoa. Non nascondo che un giorno gradirei giocare per
obiettivi importanti». Ma un giorno? Intanto il Grifone si coccola il
suo benefattore e spera che la società convinca il Milan a cederlo. A
dire il vero il vice presidente Giambattista Pastorello ha già
incontrato Adriano Galliani sul tema Borriello, battendo però in
ritirata a causa della sparata del suo collega rossonero. Da febbraio,
però Enrico Preziosi confida di poter cominciare a tessere la tela in
grado di trattenere Borriello a Genoa. Si annuncia una campagna
difficile e dispendiosa, ma necessaria. «Se il Milan si mette in testa
di prendere un giocatore difficilmente lo perde?»: questa è la
dichiarazione sibillina che l'attaccante si lascia scappare ai microfoni
di Sky. Intanto, Borriello, si gode la sua prima doppietta genoana (con
l'Udinese aveva fatto addirittura tripletta) e spera di convincere
Donadoni a concedergli una chance azzurra: «Se continuo cosìè difficile
che non riescano a vedermi. Sono ambizioso e la Nazionale è un mio
obiettivo». Ma riavvolgendo il nastro della sfida dell'Olimpico,
Borriello ha tempo per elogiare Milanetto «per lo splendido pallone che
i ha messo. Stendardo per un attimo mi ha perso di vista e sono staccato
bene». Però il bomber ha anche l'umiltà di fare autocritica sul gol del
momentaneo svantaggio. L'incomprensione con Rubinho è parsa evidente,
«ma Rubi mi ha chiamato il pallone». «Sono io - ha aggiunto - che non me
la sono sentita di lasciare quella palla al centro dell'area. Ho preso
anche due pugni in quella occasione, ma non potevo lasciarla passare?».
Straripante in area di rigore e quando si parla di nazionale, ma nel dna
di SuperMarco c'è anche quell'arma in più di saper riconoscere eventuali
errori. E' pronto per il grande salto. Ovviamente con il Genoa. Il
presidente Preziosi non può farselo scappare o quantomeno, deve provare
in tutti i modi a trattenerlo.
LA REPUBBLICA -
Genoa, impresa all´Olimpico.
di Gessi Adamoli. Al termine di una gara quasi perfetta, il Grifone
batte la Lazio a Roma: non accadeva da quarantanove anni Va sotto di un
gol, poi vince con doppietta di Borriello Decide la condizione fisica: i
rossoblù escono alla distanza e dominano l´ultima mezz´ora senza
rischiare nulla. ROMA - E´ un mix perfettamente dosato la partita che
permette di scacciare un tabù che durava da 49 anni e due giorni: un
grande bomber, organizzazione di gioco, sagacia tattica dell´allenatore
ed anche un pizzico di buona sorte. Era dall´11 gennaio 1959 che il
Genoa non vinceva in trasferta contro la Lazio, l´impresa riesce grazie
ad uno strapotere atletico con la squadra rossoblù che esce alla
distanza, tanto che nell´ultima mezz´ora quasi non c´è più partita con
Marco Rossi e compagni che dominano letteralmente il campo. Ritrovata
l´intensità perduta, quella che aveva permesso il filotto delle tre
vittorie consecutive, il Genoa non si smarrisce nemmeno dopo lo svarione
difensivo che regala alla Lazio il gol di un vantaggio provvisorio.
Gasperini, nonostante le polemiche fumose di questa lunga sosta
natalizia, non si è spostato di un centimetro dalla sua filosofia di
calcio con le due punte esterne larghe e Borriello unico attaccante
centrale che però una squadra che ha di nuovo il pieno di benzina riesce
a supportare in maniera ottimale. Ma per l´occasione Gasperini rinuncia
però al suo abituale 3-4-3. Decide di proteggersi con quattro difensori,
forse perché preoccupato dagli inserimenti da dietro di Pandev e di
Mauri. Konko così parte nelle retrovie: finirà poi addirittura
attaccante di destra. Quando il Genoa, che difende con i denti quella
vittoria preziosa, addirittura ha in campo cinque marcatori. La prima
palla gol (8´) è proprio per il Genoa, ma capita sul piede sbagliato,
quello di Juric. E´ Borriello che lo smarca davanti a Ballotta, ma il
croato sceglie la soluzione di forza finendo per far bella figura al
quarantaquattrenne Ballotta. La Lazio si ritrova in vantaggio, senza
aver fatto nulla per meritarlo. Sul corner di Baronio si scontrano
Borriello e Rubinho, la palla resta lì e Mauri deve solo spingerla nella
porta vuota. C´è una teoria secondo la quale un attaccante che rientra
nella propria area di rigore molto spesso fa dei danni, a Borriello era
già capitato contro la Roma (gol di Pannucci al 90´) e si ripete contro
la Lazio: «Rubinho non c´entra - ammetterà - è solo colpa mia. Lui
quella palla me l´aveva chiamata, ma io per istinto ho cercato comunque
di colpirla di testa. «. Ma Borriello si rifarà con gli interessi. E´
lui che, dopo 5´ della ripresa, trasforma il rigore concesso con un
pizzico di magnanimità dall´arbitro Stefanini: impatto tra Stendardo e
Milanetto che era entrato in area per cercare di raggiungere una palla
che Juric gli aveva messo in corridoio. Il raddoppio dopo solo 4´:
punizione dalla destra di Milanetto che Borriello, liberissimo, va a
schiacciare di testa in rete con un terzo tempo da giocatore da basket.
«Non è plausibile prendere un altro gol su calcio fermo con l´avversario
che può saltare indisturbato», si lamenta Delio Rossi a fine partita. Ma
quante volte in questa stagione abbiamo sentito lo stesso ritornello da
parte genoana... Sarà anche per questo che Gasperini blinda quel
vantaggio preziosissimo, non vergognandosi di inserire prima Santos e
poi anche Masiello, altri due difensori, e di spostare Konko e Rossi
sulla linea degli attaccanti.
LA REPUBBLICA
- I rossoblù passano
all'Olimpico, ma un rigore non c'era.
Biancazzurri, quinto ko interno consecutivo, brutta classifica. Lazio,
proteste e crisi. Genoa targato Borriello. ROMA - Ancora una rimonta, ma
questa volta è la Lazio a subirla e il Genoa a far festa. Il 2007 dei
biancocelesti si era chiuso con il 2-2 di Palermo dopo il doppio
vantaggio rosanero, il 2008 si apre con un ko interno che complica ancor
di più la classifica della Lazio. Dopo l'1-0 segnato da Mauri e con il
quale si era chiuso il primo tempo, ad inizio ripresa il Genoa piazza un
micidiale 1-2 che regala i tre punti ai rossoblu e che fa sprofondare la
Lazio. Di Borriello la doppietta che decide la partita. Due gli episodi
ai quali Rossi può attaccarsi: le tante assenze (e l'infortunio di
Rocchi al 41') e il rigore dell'1-1 ligure che non convince del tutto.
La cronaca. Già in emergenza, Rossi perde Mudingayi nel riscaldamento.
Sono 9 gli indisponibili e in difesa si rivede Stendardo che nelle
ultime gare era stato escluso dalla lista dei convocati. Rossi ripropone
il 4-3-1-2 con Behrami terzino destro, Scaloni a centrocampo davanti a
lui (ma i due si alterneranno spesso), Baronio in cabina di regia e
Mutarelli interditore. Mauri torna a fare il trequartista alle spalle di
Pandev e Rocchi che, al 41', deve abbandonare il campo per un infortunio
alla caviglia. Gasperini schiera il solito 3-4-3, in difesa subito
titolare Criscito al rientro dopo l'esperienza alla Juve. Il jolly Konko
gioca centrale di centrocampo al fianco di Milanetto, in avanti il
tridente Sculli-Borriello-Leon. Non convocato l'ex laziale Di Vaio
sicuro partente a gennaio. Parte bene il Grifone che, al 5', con una
gran girata di Borriello va vicino al gol, ma la Lazio non sta a
guardare e risponde con Baronio che impegna Rubinho dal limite. Partita
viva, all'8' bravo Ballotta a salvarsi su Juric. Meglio il Genoa nella
prima parte della gara, ma poi la Lazio cresce, Baronio non fa
rimpiangere Ledesma, Mauri dà fastidio ai rossoblu giocando tra le
linee. E' proprio lui, al 23', a sbloccare il risultato risolvendo di
sinistro una mischia in area dopo un'uscita imperfetta di Rubinho. Il
Genoa si riorganizza subito, Leon va via a destra e mette dentro, Sculli
anticipa Ballotta, ma non trova la porta per un soffio. La gara resta
bella e aperta, ma rischia di chiudersi al 31' su un altro errore di
Rubinho che poi si salva su Pandev, forse toccato da Konko al momento
del tiro. Rocchi ko, entra Tare, finisce 1-0 un buon primo tempo. Ancora
meglio la ripresa che si apre con uno splendido contropiede di Behrami e
che, pochi minuti dopo, prosegue con l'episodio che cambia la partita:
al 5' Milanetto finisce a terra, dopo un dubbio contatto con Stendardo,
per Stefanini è rigore e Borriello lo realizza. La Lazio protesta, ma
tre minuti dopo deve ringraziare l'arbitro che non espelle l'ammonito
Mutarelli per un brutto fallo su Leon, ci stava almeno il giallo. Al 10'
il Genoa raddoppia: punizione di Milanetto e stacco imperioso di
Borriello che, tutto solo, batte ancora Ballotta. Non c'è un attimo di
pausa e due minuti dopo Pandev finisce a terra in area per un presunto
fallo di Bovo, Stefanini ammonisce il macedone per simulazione.
Gasperini pensa a proteggere il vantaggio, dentro Santos e fuori Sculli,
poi si fa male Leon ed entra Paro al suo posto. Rossi inserisce Del Nero
per Scaloni, ma il Genoa ha in pugno la gara e in contropiede fa venire
i brividi a Ballotta. Finisce 2-1 per i rossoblu che volano a quota 22
punti, 4 in più della Lazio, al quinto ko interno e contestata dal
proprio pubblico.
LA REPUBBLICA - LE PAGELLE. De Rosa leader della difesa Per Criscito un ritorno alla grande. Rubinho 5,5: sul gol di Mauri l´errore più grave è di Borriello, però la presa non sempre è impeccabile e un paio di palloni gli scappano pericolosamente. Konko 7: a conferma della sua straordinaria duttilità inizia sulla linea dei difensori e finisce su quella degli attaccanti, dopo uno scampolo di partita come esterno destro di centrocampo. Bovo 6,5: difende ma riparte anche, sempre sorretto da una tecnica inusuale per un difensore. De Rosa 6,5: un grande professionista, chiarito il rapporto con Gasperini va in campo con la giusta concentrazione. Il Genoa ha ritrovato il suo leader difensivo. Criscito 7: torna e non patisce emozioni, gioca con quella freddezza e quella classe che era rimasta impressa nella memoria dei tifosi genoani. La precisione e la pulizia con la quale ferma Pandev lanciato in contropiede sono la fotografia di una partita perfetta nella sua semplicità. Rossi 6,5: ha un marcia in più, sia che giochi a centrocampo sulla destra o in attacco sulla sinistra. Milanetto 6,5: cuce la manovra come nei giorni belli. Si guadagna con mestiere il rigore e pennella sulla testa di Borriello il secondo gol. Dal 41´ st Masiello sv. Juric 6: il soldatino non tradisce mai. Leon 6: corre, si sacrifica ma, prima di essere messo ko da un problema muscolare, nessuna giocata geniale delle sue. Dal 22´ Paro 6: diligente, tampona senza affanno. Borriello 7: va all´indietro senza guardare, per cercare il pallone e finisce invece per trovare Rubinho e la frittata è combinata. Ma è devastante quando agisce nell´area di rigore avversaria. E quando il Genoa difende con i denti il vantaggio, là davanti tiene palla da solo. Sculli 5,5: ormai è a tutti gli effetti un mediano, anche come impostazione mentale. Tanto vale allora che allora schierare un mediano vero, soprattutto una volta che il risultato era stato ribaltato. Dal 14´ st Santos 6 : va in trincea su Tare, Konko avanza a destra e Rossi si sposta a sinistra.
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