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       CAMPIONATO 2007-08                                                      Cronache Partite  |   Tabellini    |   Immagini    |   Giocatori   |   Calendario   |

 

LAZIO - GENOA                            1 - 2    (1 - 0)

Reti: 26' Mauri, 51' Borriello (rig), 55' Borriello

Lazio: Ballotta, Behrami (89' Kolarov ), Stendardo, Cribari, Zauri, Scaloni (69' Del Nero), Baronio, Mutarelli, Mauri, Rocchi (41' Tare), Pandev. A disposizione: Muslera, Artipoli, Vignaroli. Allenatore: Delio Rossi.

Genoa: Rubinho, Bovo, De Rosa, Criscito, Rossi, Konko, Milanetto (86' Masiello), Juric, Sculli (59' Santos), Borriello, Leon (68' Paro). A disposizione: Scarpi, Lucarelli, Fabiano, Figueroa. Allenatore: Gasperini.

Arbitro: Stefanini di Prato. Ammoniti: Mutarelli, Pandev, Juric. Angoli: 10 a 6 per la Lazio. Spettatori: 18.964

 

     

 

     

 

Il Genoa batte la squadra della Lazie grazie ad un rigore inesistente. Perché iniziare a questo modo? In verità una Lazie decimata e priva di idee, nel primo tempo và in vantaggio al primo tentativo, anche grazie a due belinate consecutive in difesa dei genoani. Nel secondo tempo la squadra del Delio và fisicamente completamente in apnea lasciando i tre punti che si mette meritatamente nel sacco il Genoa, che comunque già nel primo tempo aveva avuto occasioni da rete con Borriello, Juric, Sculli e Konko. Non importa, non è importante l'andamento della partita, l'unica cosa che conta è che il rigore non c'era e chi è del 1973 come me può capire. Non credevo di arrivare a vedere il Genoa vincere a Roma contro la squadra della Lazie con un rigore inesistente. Non sono Nostradamus e non potevo prevedere che sarebbe arrivato Lotito a flagellare gli adepti della formazione più odiosa del calcio italiano. La storia della società delle aquile non è forse conosciuta ai più ma è molto particolare fin dalla nascita. La Lazie dovrebbe fondersi con le altre squadre romane per formarne una in grado di contendere il primato alle grandi squadre del Nord ma non si può, a lazie ha tifosi altolocati quindi intervengono i gerarchi fascisti. A Roma si decide di fondere le squadre della periferia di Genova, salvaguardando l’aquila rampante, liberando così un posto al sole per la Roma. Un certo tipo di frangia si schiera per questa mentre la stragrande maggioranza, quella popolare si schiera con la pargoletta Roma. Non è un caso che Mussolini ne diventi socio e non è un caso che Fini in tempi recentissimi si rechi a vedere la Lazie, naturalmente defilandosi dopo il crack di Cagnotti, lasciamo perdere poi gli anni 70. Grazie a maneggi bilateral parlamentari la Lazie di Cagnotti e dall’ aquila rampante riesce pure a rubare, tesserando giocatori con passaporto fasullo, uno scudetto alla squadra che và in giro con la tenuta dei carcerati che naufraga stranamente sul campo impraticabile di Perugia. L'Inter, a Roma e a Lazie possono far giocare chiunque, anche giocatori tesserati per altre squadre tanto poi Carraro và a Losanna a difendere il patrimonio del calcio Italiano. Retrocessione? Tre a zero a tavolino? Ma stamo a scherzà! La squadra aquilin-Cragnottana deve scomparire dal calcio come il Parma per scandali che vanno oltre il football e l'umana comprensione ma ... ma non si può, per decreto và salvata in parlamento e i suoi debiti spalmati in 25 anni, ha fottuto tutti per 10 anni, non solo calcisticamente parlando, ma viene tutto condonato, in Figc c’è Carraro e poi cosa gli si conta a Capitalia. La squadra particolare del calcio italiano si scontra con quella del Genoa a partire dalla fine degli anni 30. La storia inizia così, il Genoa gioca in Coppa Europa e scoppia una rissa in una partita a Vienna. Chi doveva difendere il Genoa, cioè la federazione, compie il suo dovere. Parte con l’intento di far squalificate entrambe le squadre perché così la Lazie, la squadra del regime, non avendo avversari in semifinale può andare dritta alla finale, che poi naturalmente perde. Ma lasciamo andare e arriviamo a tempi più recenti. Nel 1977-78 forse l’unico a non intervenire per spedire in Serie B il Genoa e salvare a Lazie è forse il Papa ma non ci metterei la mano sul fuoco. Le ultime partite si giocano per formalità, sconfitta, vittoria, marcatore, minuto si sa tutto prima di giocare. Le porcate fatte vengono scoperte assieme a molte altre due anni dopo e pur tentando l’impossibile lo scandalo è troppo grande e la squadra romana viene retrocessa a tavolino. Il sistema ne risente perché nel 1980-81 qualcosa non funziona, la penultima giornata la Lazie deve vincere con il Vicenza per rubare un posto a Genoa o Cesena e tornare così subito in A. Partita che naturalmente rispetto alle altre inizia con 10 minuti di ritardo. Succede l'incredibile, rigore nei minuti di recupero tirato due volte da Chiodi e tutte e due le volte sbagliato. Se lo prendono in saccoccia. Nel 1983-84 arrivano al capolavoro. La Lazie di Chinaglia, simbolo negli anni 70 di una certa parte politica, potrebbe racimolare si e no 10 punti ma incredibile in media arriva ogni due gare un rigore. E’ un vero record. In una partita, che poi a Lazie vince, un biancazzurro para la palla che stava in pallonetto infilandosi in porta. L’arbitro lascia proseguire. Il Genoa passa in vantaggio a Roma dopodiché l’arbitro indossando la camicetta azzurra conduce i laziali alla vittoria condendo l’insalata con il solito rigore inesistente. L'ultima di campionato Chinaglia trionfante intervistato in campo a Pisa dice “salvezza meritata”. Il Genoa finisce a pari punti ma retrocede per lo scontro diretto. L’anno dopo a Lazie retrocede con 15 punti in classifica e il Genoa se la ritrova di fronte. Naturalmente nel campionato di B tra rigori negati, inventati, espulsioni e affini vengono fuori altre porcate e la Lazie è destinata alla Serie C. No, il metodo vale per gli altri, alla Lazie che s’era salvata per soli 3 punti gli danno 9 punti di penalizzazione da scontarsi, pensate un po’, nel campionato sucessivo di serie B. Le altre ingiustamente retrocesse se lo menano. Naturalmente i punti  da scontare erano di più ma magnanimi i giudici a metà campionato tagliano e cuciono. Il Genoa và a Roma e perde 3 a 0. Un laziale s’ingamba in area da solo e l’arbitro fischia rigore. Due reti in fuorigioco, un rigore solare a favore non dato, qualche espulsione e una rete annullata a Policano, che parte dalla sua metà campo, udite udite, per fuorigioco. Per anni si và a Roma sapendo come finisce, tra rigori, espulsioni e porcate varie al Genoa vengono rubati, ma rubati veramente, almeno 2 vittorie e 2 pareggi trasformati in pareggi e sconfitte. Se mettiamo assieme tutti i torti che hanno dovuto subire le altre dalla Lazie riempiamo 100 volte il colosseo. Naturalmente le partite alla fine erano condite dalle botte da orbi che si rifilavano le due parti ultras. Le ultime porcate perpetrate dalla Lazie sono arcinote, un derby truccato e archiviato di soppiatto dai giudici, ma sò ragazzi, un campionato truccato con Carraro che telefona a destra e a manca e un allenatore che telefona al suo presidente per sapere se col Lecce si deve giocare o può mettere già i 3 punti in classifica. Lasciatemelo dire, Borriello gooollllll su rigore inesistente!!!!! Akaiaoi

 

La partita è storica, di fronte si trovano due squadre che nel 1922-23 si sono affrontate nella finale per il titolo. Il Genoa, chiuso l'anno con la vittoria sul Parma, si presenta a Roma in una posizione di classifica discreta ma ottima per il suo obiettivo mentre la Lazio un punto sotto e reduce da un pari in 9 a Palermo è lontana dalle sue intenzioni d'inizio stagione.  Sono 49 anni che tra un furto ed uno scasso il Genoa non vince nella capitale con i biancazzurri e questa occasione, viste le defezioni tra i romani, è piuttosto ghiotta. Sono diversi infatti i protagonisti a mancare. Sul versante laziale rimangono fuori Ledesma, De Silvestri e Siviglia squalificati, Makinwa in nazionale più Mudingagy che all’ ultimo minuto si unisce a Firmani e Meghni infortunati. Di contro però anche il Genoa non si trova nelle migliori condizioni, danno forfait Bega e Danilo in convalescenza, Fabiano deve accomodarsi in panchina mentre Papa Waigo è in Nazionale e Di Vaio e Coppola sono fuori rosa. Durante la partita per infortunio le squadre dovranno fare a meno anche di Rocchi e Leon. 05’ Sculli dalla destra mette in area una palla filtrante per Borriello. L’attaccante rossoblu fra Cribri e Stendardo colpisce in anticipo mandando la sfera a lato con Ballotta immobile. 07’ Pericolo in area rossoblu, la palla finisce a sinistra e viene rimessa al centro per Rocchi che ceffa la girata a rete. La palla viene messa fuori area dove Baronio con un tiro teso costringe Rubinho alla presa. 08’ Borriello ruba palla ad un laziale e serve a sinistra l’accorrente Juric. Decentrato in area ma solo davanti al portiere il rossoblu spara a rete ma Ballotta in tuffo devia il diagonale destinato nel sacco. 09’ Mutarelli entra a gambe unite su Rossi e si becca il cartellino giallo. Per una decina di minuti non succede quasi nulla dalle parti dei portiere, la palla viene fatta girare a centrocampo senza creare pericoli né da l’una né dall’ altra. 22’ La palla è in area rossoblu ma si stà dirigendo verso il fondo, Konko la controlla e sulla riga cerca il semplice rinvio per evitare il calcio d’angolo. Il genoano s’inciampa sulla palla che finisce oltre la linea. Corner battuto da destra al centro, Rubinho esce malamente scontrandosi con Borriello saltato per respingere di testa, la palla schizza a Mauri che non ha problemi a bucare il disorganizzato muro davanti alla porta. 26’ Traversone di Leon, ballotta esce coi pugni ad anticipare la testa di Borriello. La palla arriva al limite dell’ area dove Konko vince un contrasto e tira verso la rete. Un laziale ribatte la sfera che s’alza a campanile e termina in corner oltre la traversa. 27’ Ripartenza rossoblu, Leon da destra mette sul dischetto del rigore per Sculli che si trova solitario davanti a Ballotta. L’esterno genoano sull’ uscita del portiere a porta spalancata gira al volo mettendo incredibilmente sul fondo. 30’ Su una punizione-cross senza pretese Rubinho si distende a terra tranquillamente perdendo un attimo dopo la sfera. Davanti al portiere rossoblu Konko protegge la sfera su Pandev agevolando Rubinho che riece a rimpossessarsi della sfera. Qualche comico alla Tv dice che è rigore ma viene preso per il sedere dagli altri ospiti. 40’ In precedenza Rocchi aveva risentito di un dolore muscolare. Non riuscendo a proseguire Rossi lo sostituisce con Tare. Finisce il primo tempo con la Lazio in vantaggio immeritatamente e grazie al solito svarione difensivo. Il Genoa non ha affatto brillato ma ha costruito le uniche palle gol della gara. 46’ Su calcio d’angolo per il Genoa la Lazio costruisce la palla per il raddoppio. Persa la sfera Behrami si fa metà campo indisturbato e arrivato al limite dell’ area in diagonale manda la palla a lato del palo lontano. 49’ Juric mette la sfera in area per Borriello. L’attaccante praticamente sul fondo invece di mettere nel mezzo cerca la soluzione impossibile mandando sull’ esterno della rete. 51’ Milanetto decentrato riceve in area e tenta di saltare Stendardo, il rossoblu ci riesce mai due sono entrambi sbilanciati e terminano a terra con il laziale che finisce sopra al genoano. Il buon Stefanini fischia un rigore storico a favore del Genoa che per quest’ anno ha fatto il pieno di torti subiti. Borriello dal dischetto mette alla destra di Ballotta che spiazzato va a sinistra. 53’ Mutarelli in scivolata da dietro prende in pieno Leon. L’arbitro non espelle il laziale già ammonito nel primo tempo. 54’ Milanetto dalla destra pennella a rientrare in area, Borriello stacca imperioso e Ballotta pur toccando deve inchinarsi per la seconda volta in pochi minuti al bomber rossoblu. 56' La partita s'incattivisce, prima Cribari interviene in scivolata su Borriello lanciato a rete ceffando completamente la palla mentre poco dopo Sculli ancora in scivolata entra su Behrami. 58' Entrata fallosa di Juric sull' ex Behrami e cartellino giallo per il rossoblù. 58' Prima sostituzione per Gasperini, entra Santos al posto di Sculli. 59' Contropiede del Genoa, Leon serve in area Borriello che al momento della conclusione viene contratto da un laziale che rimpalla la sfera. 60' La difesa si fà trovare sbilanciata in avanti, ricevuto palla Tare da fuori area s'accentra e di sinistro calcia verso la porta. Il tiro non è irresistibile ma Rubinho ancora una volta si lascia sfuggire la sfera che Bovo deve sparacchiare via prima dell' interventoi di Pandev. 63' Altro contropiede laziale innescato da angolo per i rossoblù, alla fine è bravo Criscito ad intervenire e portare via la palla a Pandev. 64' Palla filtrante di Criscito per Juric che sul fondo mette indietro per la girata di Borriello. Il rossoblù davanti a Ballotta ceffa la palla ma l'arbitro ferma l'azione perchè ritiene la che la palla di Juric abbia in precedenza varcato la linea di fondo. 66' Leon perde palla ma il gioco si ferma perchè il genoano sente dolore e inizia a zoppicare. L'Honduregno deve uscire per una contrattura e al suo posto entra Paro. 68' Delio Rossi cerca di cambiare le carte in tavola, esce Scaloni sostituito da Del Nero. 70' Baronio dalla distanza calcia nel Tevere e non è la prima volta. 72' Scambio veloce sulla fascia, Rossi supera Stendardo e con un tiro cross mette la sfera sull' esterno della rete. 785' angolo per il Genoa sprecato, sul seguirsi dell' azione Paro dalla distanza prova con un tiro a mezz'altezza senza pretese e facile per la presa di Ballotta. 80' Angolo di Baronio, Cribari salta ma manda alto sopra la trasversale. 83' Rossi e Juric dialogano sulla fascia. Juric entra in area e con un tiro a girare verso il palo lontano cerca di triplicare ma con un tuffo felino Ballotta allunga la mano di riporto e toglie la palla dalla porta. 86' Masiello entra a sostituire Milanetto. 89' Ultimo cambio, entra Kolarov al posto di Behrami. 4 minuti di recupero e l'arbitro fischia la fine della partita che finisce con l'ormai famoso e obbligatorio III tempo. Lazio: Ballotta 6, Behrami 6.5 (89' Kolarov sv), Stendardo 5.5, Cribari 6, Zauri 5.5, Scaloni 5 (69' Del Nero 6), Baronio 5.5, Mutarelli 5, Mauri 6, Rocchi 6 (41' Tare 6), Pandev 5.5. Genoa: Rubinho 5.5, Bovo 7, De Rosa 6.5, Criscito 6.5, Rossi 6.5, Konko 6.5, Milanetto 7 (86' Masiello sv), Juric 6.5, Sculli 6 (59' Santos 6), Borriello 7, Leon 5.5 (68' Paro 6). Allenatore: Gasperini 7. Rubinho è l'unica nota stonata della partita, in almeno tre occasioni su tiri senza pretese manca la presa mandando in crisi la difesa. Sulla rete esce male investendo Borriello. Non sò se ha chiamato o meno la sfera all' attaccante rossoblù comunque il patatrac è arrivato. Sarà ma a me sta belin di maglia gialla non convince. Konko causa con un banale errore il calcio d'angolo che porta alla rete laziale. Nel secondo tempo spostato al centro del campo a supportare Milanetto gioca una partita sontuosa. Milanetto ha il difetto di essere lento eppure negli ultimi 25 minuti non è lui che si adatta al gioco ma è la Lazio che si deve adattare al ritmo impresso alla partita dal Genoa. Criscito qualcuno diceva che: "Eh belin è mingherlino, la Juve l'ha cacciato". Non l'ha fatta vedere a nessuno. Borriello nel primo tempo patisce l'influenza avuta in settimana e il fatto di essere come al solito troppo solo in avanti. Questa volta anche Leon pare piuttosto appannato ma nella ripresa oltre a marcare le due reti il Borriello protegge la palla nascondendola ai difensori laziali meglio di un illusionista. Akaiaoi

 

TUTTOSPORT - L’ariete rossoblù con 2 gol firma il trionfo del Genoa sui biancocelesti. Borriello inguaia Rossi. L’allenatore laziale si mette in discussione, ma Lotito lo conferma. Dubbio il penalty che porta al pari ligure: il tecnico lo definisce «Scandaloso». Baronio: «Siamo in zona retrocessione».. Intanto il presidente si butta sul mercato e stringe per Bianchi e Obodo. Il match winner ringrazia Berlusconi e mette fretta a Preziosi. di Alvaro Moretti. Roma. Se lo sentiva, forse, Lotito, quando a Natale invitò Pastorello a Cortina per sfilargli Borriello. Passate le vacanze, Borriello da sogno diventa incubo per Lotito sempre più contestato: una doppietta che fa quota 10, che fa tre punti, che lancia il Genoa a stretto contatto con chi pensa all’Uefa come traguardo. L’ennesimo ko casalingo di una Lazio sfiduciata, sfoltita (anche ieri due ko: Mudingayi nel riscaldamento, Rocchi nel primo tempo) e i colpi di grazia del Pompierone di scuola milanista fanno suonare campane a morto sul progetto Delio Rossi: «Mi metto in discussione, da sciocchi dire che io non c’entro niente con tutto questo». Che poi è il disastro di una stagione che doveva essere quella del decollo. E dunque l’assunto finale: Borriello manda in crisi Rossi. E la Lazio ormai in piena zona retrocessione con consapevolezza. Borriello è gioia e preoccupazione, però anche per il Genoa. Perché ha talento e parla chiaro. GRAZIE BERLUSCONI «Preziosi - dice il bomber - dice sempre che mi riscatterà, ma se non si sbriga non so quanto costerà l’altra metà del mio cartellino. Il Milan è squadra forte economicamente e se decide di prenderti, ti prende. So che Berlusconi mi ha fatto i complimenti, lo ringrazio. Ringrazio anche Preziosi che ha puntato su di me quando ero ai minimi di car­riera: al Genoa devo un periodo bellissimo, ma senza ipocrisie, se il Milan ti chiama è difficile rifiutare. Mi dà una soddisfazione enorme aver faticato, corso e lottato da vero genoano e quindi schiantato la Lazio: quando vinci così è ancora più bello». Con Gaspe­rini afono, parla il vice Caneo che ricorda quando la coppia fece qui 0-3 col Palermo. ROSSI IN DISCUSSIONE L’effetto sulla Lazio di questo ko postnatalizio è devastante: tre ore di vertice Lotito-Sabatini- Rossi. Il tecnico ha una faccia che dice cose molto diverse da quelle pronunciate in conferenza stampa. Lotito non lo molla. «Si va avanti con lui», ma l’auto messa in discussione del tecnico va presa in con­siderazione: si lasceranno a fine d’anno, se la situazione non precipita oltre. «Siamo in zona retrocessione, prendiamone atto», dice Baronio. «Non ho allenato Oxford o Cambridge, io all’emergenza e alla lotta sono abituato. Io mi sento allenatore della Lazio, non sono uno che pensa altrove». Il Napoli, però, strapensa a lui. BIANCHI E OBODO Nel vertice la frenesia di rilancia­re un ambiente ormai ai minimi termini: ieri contestazione per Lotito, sedata dalla polizia fuori dalla tribuna d’onore, per la prima volta un «andate a lavorare» agli operai da Champions di Delio Rossi... Oltre ad un buu per Konko. E così si parte forte: si sta strin­gendo per Rolando Bianchi (Corradi va al Man City), ma anche per il Rolando portoghese. E si riapre la pista Obo­do, mentre si cerca di chiudere pure per Papa Waigo e Benaglio. In uscita Stendardo (Celtic) e Firmani (Aris). SCANDALOSO La crisi tecnica lascia in secondo piano le contestazioni all’arbitro: Lotito esce con un labiale tv in cui dice scandaloso. Rossi parla di «pseudorigore» su Milanetto e tutti i laziali intuiscono che l’aria anche a livello arbitrale è di quelle irrespirabili. «Un rigore che non c’era, non il pri­mo che incassiamo - protesta Pandev -: che sta succedendo? » Che la Lazio affonda anche grazie alle sue simulazioni. CURIOSITÀ Le urla afone di Gasperini. Le parole per dirlo, sebbene afono, le ha trovate Gian Piero Gasperini. Nell’inter­vallo sotto voce a spiegare, come rivela Bor­riello: la Lazio ha punti deboli, lui ce li ha indicati sulla lavagna. Poi coi gesti: eloquente quello che fa per spiegare a Milanetto di cercare la testa di Borriello, un attimo prima che la zuccata del centra­vanti sugellasse una rimonta che nella testa e nel cuore del tecnico era visibilissima: servivano le parole per dirlo, ai suoi. Le ha trovate nei suoni gutturali dell’afono, nelle traduzioni di Caneo (con lui al Paler­mo negli anni ’80 vinse 0-3 con la Lazio).

TUTTOSPORT - LE PAGELLE Pandev e Scaloni: disastro Konko, una gara deliziosa Lazio.BALLOTTA 6.5: bene su Juric e Borriello. BEHRAMI 7: trascina la Lazio, sfiora il raddoppio. Enorme. KOLAROV (45’ st) ng. STENDARDO 5.5: rimedia un rigore non fischiato, gliene fischiano uno inventato. CRIBARI 5.5: si perde Borriello sull’1-2, errore fatale. ZAURI 5.5: León e Rossi imperversano. SCALONI 4: malissimo da centrocampista, male da terzino. DEL NERO (23’ st) 5.5: fa confusione. BARONIO 5: lentissimo di pensiero e azione. MUTARELLI 6.5: un tackle da rosso al 9’, poi energia e una gara tutta vissuta pericolosamente bene. MAURI 5: ritrova il gol, ma molta confusione. ROCCHI 5.5: un liscio clamoroso sotto porta, poi la cavi­glia cede.TARE (41’ st) 5.5: centimetri sprecati. PANDEV 4: totalmente inconcludente, pacchiana simu­lazione. ALLENATORE. ROSSI 5: perde il controllo della situazione. Genoa.RUBINHO 5: non ne blocca una, e fa fibrillare il Genoa. Sul gol laziale responsabile a metà con Borriello. KONKO 7: soffre da terzino, meglio da mediano, chiusura da ala. Che corsa. BOVO 6.5: solido e senza timori da centrale ed esterno. DE ROSA 6.5: orchestra la difesa da leader. CRISCITO 6.5: nello stadio dove ha perso la Juve ricon­quista il Genoa annullando Pandev. M. ROSSI 7: cross e gestione tattica. MILANETTO 7: il rigore rimediato per l’1-1, l’assist per l’1-2 di Borriello e la solita regia. MASIELLO (41’ st) ng. JURIC 6.5: tanta corsa, un errore clamoroso sotto porta. qualche cross. PARO (22’ st) 6: mattone nel muro. SCULLI 5.5: un gol mangiato e Behrami come un incubo. SANTOS (14’ st) 6: affolla la mischia. BORRIELLO 7.5: da solo tiene il Genoa in corsa nel pri­mo tempo, poi affonda: rigore e colpo di testa, ma anche l’assist per Juric. Quota dieci e il Milan che riflette, ora... ALLENATORE. GASPERINI 7: pur afono, nell’intervallo si fa sentire e cambia storia al match. Arbitro. STEFANINI 4: disastroso e supponente. Assol­ve Mutarelli al 9’, non dà rigore a Stendardo (Konko lo affonda) per poi regalarlo a Milanetto.

 

CORRIERE SPORT - La Lazio segna con Mauri ma poi si spegne, il Genoa vola con la doppietta firmata Borriello. di Luigi Ferrajolo. ROMA - Premessa indispensabile: il giovane Stefanini è un mezzo disastro e il rigo­re inesistente che ha regalato al Genoa pesa, se pesa!, sul risutato finale. La premessa va fatta per evitare che quell’errore e un arbitraggio scadente diventino invece un comodo alibi per la Lazio e una ingiusta condanna per un Genoa, che ha giocato me­glio della rivale, meritando il successo. La Lazio ha giocato un discreto primo tempo, ha trovato il gol con Mauri dopo 23’ su un corner di Baronio che Rubinho ha trasformato in assist ma nella ripresa è sparita. Il Genoa, al contrario, dopo l’intervallo ringalluzzito da quel rigore regalato, in 5’ ha ribaltato il risultato. Ci ha pensato Borriello, prima trasformando alla perfe­zione dal dischetto, poi con un’incornata da bomber vero su punizione di Milanetto, tra la disattenzione dei laziali. E da quel momento la Lazio non si è più vista. Ha qual­che pallida attenuante. Le mancavano Ledesma, Siviglia e De Silvestri squalificati, durante il riscaldamento ha perso anche Mudingayi e sul finire del primo tempo si è bloccato Rocchi. Rossi, per giunta, ha ri­mediato in modo cervellotico, inserendo a centrocampo Scaloni, salvo poi arretrarlo sulla linea difensiva per avanzare Behrami. Si sa che la Lazio non può folleggiare, l’organico è misero e se ti mancano tre, quattro titolari sono dolori. Questa è la grande, decisiva, colpa del suo presidente, che ha pensato di replicare il campionato chic e per giunta di andare in Europa senza rimpolpare adeguatamente il gruppo, anzi con una squadra persino più debole. Però le attenuanti si fermano qua, Rossi e i giocatori dovrebbero spiegarci perchè la Lazio, dopo la lunga sosta, ha retto solo un tempo. L’anno scorso quel suo gioco aggressivo ha fatto la differenza, è diventato il valore aggiunto che l’ha proiettata nelle zone alte. Quel gioco è sparito, speriamo momentaneamente. Si pensava che, liquidata la Champions, liberatasi da questo peso, la Lazio rifiorisse. Dopo averla rivista col Genoa, purtroppo la risposta è deludente. Il Genoa ha giocato una partita attenta. Gasperini ha piazzato Konko sulla linea difensiva con un 4-3-3 mascherato e il solito Milanetto a impostare. Buon lavoro sulle fasce, un generoso Juric e soprattutto un Borriello sempre pericoloso. Messo così, il Genoa ha lasciato poche occasioni alla Lazio, che ha sfruttato la prima con Mauri: Rubinho, ostacolato da Borriello, ha respinto male e sui piedi del laziale che non ha perdonato. Ha subito un po’ passivamente la Lazio nel finale del primo tempo, si è scatenato invece nella ripresa, prendendo slancio dal rigore arrivato dopo appena 5’. Il Genoa è parso più squadra, meno caotico, più lucido e lineare, pericoloso a tratti con Leon, sempre con Borriello. Non vinceva in trasferta dal 30 settembre, vittoria a Napoli. E questo la dice lunga sul momento difficile della Lazio, che nelle ultime sette gare all’Olimpico ha perso cinque volte. Ora ci sono due cose da fare con urgenza: il presidente Lotito deve integrare l’organico, basta con i signor nessuno. La squadra, a sua volta, deve ritrovare gli slanci, l’entusiasmo e il gioco che sembra aver smarri­to. A partire da Rossi. LAZIO (4-3-1-2): Ballotta 6; Scaloni 5 (24’ st Del Nero 5,5) Stendardo 5,5 Cribari 5,5 Zauri 5,5; Behrami 6,5 (45’ st Kolarov sv) Baronio 6 Mutarelli 6; Mauri 6; Rocchi 6 (41’ pt Tare 5) Pandev 5,5. A disp. Muslera, Artipoli, Vignaroli. All. Rossi 5 Falli commessi: 21 Fuorigioco fatti: 5 GENOA (3-4-3): Rubinho 5,5; Bo­vo 6 De Rosa 6,5 Criscito 6; Rossi 6 Konko 6 Milanetto 6 (41’ st Masiello sv) Juric 6,5; Leon 6 (22’ st Paro 6) Borriello 7 Sculli 6 (12’ st Dos Santos 6). A disp. Scarpi, A. Lucarelli, Fabiano, Figueroa. All. Gasperini 6,5 Falli commessi: 16 Fuorigioco fatti: 1 ARBITRO: Stefanini di Prato 4 Guardalinee: Ghiandai e Bianchi Quarto uomo: Pierpaoli MARCATORI: 23’ pt Mauri (L), 6’ st (rig.) e 10’ st Borriello (G). AMMONITI: Mutarelli ( L), Pan­dev (L) e Juric (G). NOTE: spettatori paganti 4.109 per un incasso di 75.505,00. Abbonati 14.855 per una quota di 188.264,74. Angoli: 11-6 per la La­zio. Recupero: 2’ pt e 4’ st.

CORRIERE SPORT - Furia Lazio: «Basta!» Tare: «Arbitro contro di noi». Mutarelli: «Vergognoso» di Daniele Rindone. ROMA - Aprite gli occhi, ora basta. E’ furia Lazio, ce l’ha con gli arbitri. Mutarelli ha sparato a zero: « Contro la Lazio gli arbitri vengono a fare i protagonisti » . Lotito ufficialmente è rimasto in silenzio, non ha pro­testato. Ma è stato ribeccato dalle telecamere di Sky e dal labiale sarebbe venuta fuori tutta la sua rabbia: « E’ scandaloso » . Tare l’ha accusato direttamente il signor Stefanini di Prato, l’arbitro di Lazio-Genoa e che fu ar­bitro contestato pure di Lazio-Napoli ( gara d’andata di coppa Italia, giocata a dicembre). Tare ha parlato di invenzioni, non di decisioni: « Il rigore è stato inventato al 100 per cento! Abbiamo avuto un arbitraggio tutto contro e non è la prima volta che ci capita ». E Cribari ha difeso Stendardo, l’autore del presunto fallo su Milanetto: « Che doveva fare Stendardo? Non poteva certo sparire! Milanetto gli è arrivato di sopra, Willy non era intenzionato a fare fallo, non c’era rigore ». E per Rossi il rigore ha deciso la partita: « Il rigore l’ha cambiata la partita. E mi sembrava rigore quello di Konko su Stendardo, non mi sembrava così solare quello concesso al Genoa » . LA PROTESTA - Ora basta. E non è la prima volta che accadono pasticci e ci sono omis­sioni penalizzanti. Era successo con la Juve, all’Olimpico, il 15 dicembre scorso, l’arbitro era Brighi di Cesena e ne combinò di tutti i colori. Non assegnò rigori, invertì punizioni, fece il contrario di tutto. E sempre Lotito, ac­calorato, beccato dalle telecamere, si lasciò scappare lo sfogo a bruciapelo: « Partita rubata...» , fu il labiale mandato in onda da Sky. MUTARELLI - Lazio infuriata. Lazio al vele­no e che si sente scippata, attaccata e presa di mira. Mutarelli si è scagliato contro l’ar­bitro Stefanini più volte: « Dare il rigore è stata una concessione vergognosa, inutile infierire più di tanto sull'arbitro » . Come a dire: tanto, non cambia nulla. Se l’è ripromesso di non infierire, poi l’ha fatto, non ne poteva più: « Il rigore ed anche la punizione che ha portato all’ 1- 2 erano inesistenti » . Mutarelli (che ieri ha compiuto 30 anni), ha lanciato un inquietante dubbio: « Evidentemente è facile venire ad arbitrare qui a Roma contro la Lazio. Così non è giusto. Vogliamo uguaglianza di giudizio e di decisioni ». Mutarelli non parla spesso, ma quando ci vuole, ci vuole. Lui, come anche i suoi compagni, si sente offeso: « A fine gara anche noi usciamo con le caviglie piene di lividi » . E ha notato disparità di trattamento e giudizi. La legge è uguale per tutti, non si possono avere due pesi e due misure: « Se faccio fallo vengo ammonito e poi magari mi buttano fuori, non succede quasi mai con i nostri avversari » . LA CONDIZIONE - Smaltita un po’ di rabbia Mutarelli ha parlato della squadra e del pe­riodaccio che non passa: « Non è un problema fisico. Dobbiamo essere più ordinati ed imparare a gestire il vantaggio. A prescindere dai possibili giocatori che arrive­ranno dobbiamo essere noi che già ci siamo a dare qualcosa in più » . C’è un rammarico: « Prendiamo gol sempre allo stesso modo, dobbiamo risolvere questo problema » . Ha visto comunque una Lazio viva: « Ho visto carattere, siamo stati poco lucidi ma l’ani­ma c’è » . E il mercato non fa gelosie: « Certamente se arriveranno altri giocatori a dare una mano saranno ben accetti. Meglio fare una rosa di 50 giocatori visto che, come è avvenuto anche oggi, ci sono sempre infortunati » . Mutarelli ha chiamato la squadra alla reazione definitiva: « Non abbiamo paura ma dobbiamo prenderci le no­stre responsabilità. Abbiamo ancora tante partite per risollevarci da questa classifica e dobbiamo riuscirci » . TARE - L’amarezza di Tare e un’amarezza evidente: « Per la prima volta ho visto una contestazione così da quando sono alla Lazio. Sono stati pagati i 3- 4 minuti di follia del secondo tempo e che ci hanno cambiato la partita. Lì ci siamo persi. Ora c’è da stare attenti. Il presidente ci ha parlato, ci ha detto di non scoraggiarci, era preoccupato per Rocchi »

 

IL SECOLO XIX - Il gladiatore Borriello si prende l’Olimpico. IL GRIFONE AFFOSSA LA LAZIO CON DUE GOL IN 3 MINUTI. di Giovanni Ciolina. ROMA. Storica. Dopo 49 anni il Genoa torna a violare l’Olimpico di sponda biancoceleste. Il prezioso passpartout ha l’immagine del bello del gruppo: Marco Borriello. Sua la doppietta che rimonta e annichilisce la formazione di Delio Rossi, ma il Grifone arriva a suonare la sinfonia perfetta grazie a una ripresa maestosa che manda al tappeto la Lazio. Vince il Genoa (2-1) ed è un successo meritato anche se le immagini televisive sembrano confermare l’aiutino dell’arbitro Stefanini di Prato in occasione del rigore fischiato per l’intervento di Stendardo su Milanetto. Ora bisogna restare in ansia per l’eventuale richiesta di prova televisiva da parte del giudice sportivo (come è toccato due volte a Zalayeta). «Rigore netto, mi ha toccato », è l’opinione del centrocampista alla quale si accodano un po’ tutti i rossoblù. Per contro la Lazio si è lamentata per una spinta di Konko su Stendardo nel primo tempo. Certo, sull’onda di quell’occasione il Grifone costruisce la rimonta, ma l’analisi degli interi novanta minuti regala ai rossoblù le occasioni migliori. Almeno tre volte il Genoa si presenta davanti a Ballotta (Borriello, Juric e Sculli) prima di andare sotto. Sull’altra sponda un tiro di Behrami, qualche pallone non bloccato da Rubinho e poco altro. E chissà se da ieri sera la grande gioia del presidente Preziosi è in qualche modo incrinata dal pensiero che da tempo lo tormenta: non aver fissato il prezzo del riscatto di SuperBorriello. I TRE PUNTI conquistati ieri a Roma acquistano comunque un grande peso. Un successo che va oltre l’aspetto statistico. Con il 2-1 il Grifone scatta a 22 punti, torna nella colonna di sinistra della classifica e soprattutto mette tra sé e la zona pericolosa ben 8 lunghezze: il massimo stagionale. «Grande vittoria», riesce a sottolineare il tecnico Gasperini, con un filo di voce, prima di salire sul pullman della squadra. La raucedine gli impedisce di presentarsi a microfoni e taccuini, ma il suo sguardo è fin troppo eloquente. La prima sorpresa di un pomeriggio che con il passare dei minuti si trasforma da invernale in primaverile lo regala Mudingayi, che lascia il campo già in fase di riscaldamento per il riacutizzarsi della pubalgia. Intoppo in corsa al quale Delio Rossi rimedia inserendo in mezzo al campo Scaloni,ma senza poter a quel punto rimpinguare la panchina. E proprio l’innesto di Scaloni, sotto certi aspetti, si rivela una mossa importante, perché sulla corsia di destra si trovano Behrami e appunto il “panchinaro”. E già, perché proprio dallo svizzero kosovaro, (ex rossoblù), arriva la prima svolta della gara. «Gran giocatore Behrami – ammetterà Fabrizio Preziosi – Ritengo sia stato il migliore della Lazio». Gasperini si preoccupa del lavoro di Mauri, piazzato a ridosso della coppia offensiva Pandev Rocchi e si tutela con una difesa a quattro. Konko scala sulla linea dei difensori e con Bovo forma una gabbia su Rocchi (costretto al 41’ del primo tempo a lasciare il posto a Tare per un infortunio alla caviglia sinistra), mentre Criscito si prende cura di Pandev sul quale nel caso raddoppia De Rosa. Il centrale,però,ha il compito di uscire su Mauri, quando quest’ultimo si schiaccia all’area e lo fa con sicurezza e puntualità. Peccato per il gol che arriva al 2’ sulla solita palla inattiva, sulla solita leggerezza difensiva. Questa volta Rubinho e Borriello si ostacolano e la respinta risulta corte, troppo corta e la battuta al volo di sinistro del trequartista è letale. LA MOSSA. Il Grifone si preoccupa di Mauri, ma i veri problemi arrivano da una sua vecchia conoscenza: Valon Behrami. Quando Delio Rossi decide di liberarlo da compiti di marcatura (Sculli) e lo sistema a centrocampo ottiene due effetti benefici: limita le avanzate di Juric, sicuramente il più in palla del Genoa nella prima frazione (sua la più grande palla gol all’8’ con Ballotta pronto a deviare) e spariglia le carte rossoblù. Il risultato più evidente è il gol del vantaggio, ma soprattutto non concede punti di riferimento al Grifone. Lo svizzero svaria da destra al centro e soprattutto riesce a dare profondità e pericolosità alle ripartente. È il momento peggiore del Grifone, quello che dal ventesimo della prima frazione arriva a metà gara. Mauri, soprattutto, e Behrami creano scompiglio, ma pochi pericoli. Sufficienti, però, per mandare in affanno Rossi e compagni che, alla fiammata iniziale, fanno seguire gravi pause caratteriali e di concentrazione. La ripresa è di ben altra qualità sia sotto il profilo fisico che mentale. La doppietta di Borriello in nove minuti ha l’effetto di un rivitalizzante incredibile per il Grifone, risultando al contrario un anestetico per la Lazio. In un attimo la squadra di Rossi si sgonfia, perde potenza e distanze nonostante il tentativo del tecnico di cambiare i fattori con l’innesto di Del Nero per Scaloni e Kolarov per Behrami,ma senza riuscirci. Il Genoa diventa padrone del campo e nonostante si arrocchi un po’ troppo a difesa del vantaggio (i rossoblù finiranno con sei difensori di ruolo) termina la sfida senza particolari assilli. Anzi, in quella fase, diventa determinante la prestazione di Marco Rossi che, spostato a sinistra, fa a fettine la Lazio in ripartenza e costringe Ballotta a una prodezza capace di tenere a galla i suoi. E il Genoa espugna l’Olimpico.

IL SECOLO XIX - Criscito "riscatta" l'errore su Totti. Roma. «Bella, bella soddisfazione». Mimmo Criscito è il primo rossoblù ad uscire dagli spogliatoi dell'Olimpico. In mano ha un sacchetto con la sua maglia del Genoa da regalare a qualche amico o parente. La gente biancazzurra fischia anche quando sui maxischermi dello stadio scorrono i trailers del film "L'allenatore nel pallone 2" con la sua immagine. E la bordata di dissenso ancora più rumorosa rispetto a quella riservata a Francesco Totti. E, a proposito di Totti, come sono distanti per Criscito gli incubi di quel maledetto 23 settembre quando il capitano giallorosso fregò due volte lo scugnizzo napoletano.«Grande vittoria» ammette Criscito. E quando gli si ricorda quella serata sorride. Sono lontani anni luce, anche perché, sarà un caso, ma il ritorno a Genova del figliol prodigo sembra preludere a qualche recriminazione in casa juventina. Criscito gioca con sicurezza e precisione, presidiando la fascia sinistra con autorità. Per prendersi la rivincità con Totti c'è tempo, il sei aprile si torna all'Olimpico sponda giallorosa e a quel punto potrebbe anche esserci la serenità a giocare a favore del Genoa e di Criscito. Per ora il difensore si gode l'attualità e la seconda vittoria in trasferta del Geno

 

IL SECOLO XIX - Borriello è stato il migliore in campo dei rossoblù. Buon esordio di Criscito. di Giuliano Gnecco. RUBINHO 5,5 Insolitamente incerto, come un paperino frastornato dalle voci di mercato. Behrami prova a beffarlo di potenza quando non sono passati neppure 7’,ma Rubinho si accartoccia e blocca in presa sicura. Sul vantaggio di Mauri può poco o nulla perché ostacolato nell’uscita da Borriello. Una presa difettosa al 30’ fornisce invece l’occasione alla Lazio per reclamare un rigore dubbio.Nella ripresa al 15’ non trattiene neppure il sinistro di Tare: lo salvaDe Rosa in anticipo su Pandev. KONKO 6,5 Regala, incespicando, un corner, dal quale nasce il gol che sblocca la partita. Nella ripresa si passa al 343 e lui avanza inmediana accanto aMilanetto, di cui fa lo scudiero: è la soluzione per marcareMauri che altrimenti gode di eccessiva libertà anche se ne approfitta solo a corrente alternata. Come spesso capita, cresce alla distanza: corre, tampona e si distende in avanti cercando di sfruttare le lunghe leve nel contropiede.Non lo infastidiscono neppure gli ululati razzisti: a quelli – si spera – penserà il giudice sportivo. L’Inter lo hamesso nelmirino per giugno, ilGenoa gli assegnerà una guardia del corpo per difenderlo dagli assalti di Moratti. BOVO 7 Per lui al Bolshoj o nel cuore dell’area quando la temperatura si fa rovente in pieno gennaio, poco cambia: è sempre elegante come se giocasse in smoking e puntuale come se avesse un appuntamento galante. Entra pulito.Non solo: quando lametàcampo rossoblù, nel finale, assomiglia a via XX Settembre nell’ora di punta sottoNatale,mantiene un’invidiabile calma che abbinata alla tecnica non comune gli permette di essere decisivo. DE ROSA 7 Pochi fronzoli e tanta sostanza. Limita le scorribande offensive, se non nelle occasioni canoniche sui calci piazzati,ma si piazza in trincea con il coltello tra i denti sfidando indifferentemente la rapidità di Rocchi e la fisicità di Tare. La sua esperienza serve nel finale quando la Lazio getta il cuore oltre l’ostacolo facendo saltare gli schemi e attaccando a testa bassa. CRISCITO 7 È destino che all’Olimpico gli tocchi sempre l’avversario più ispido: con la Juve contro la Roma dovette vedersela con Totti, questa volta dalla sua parte ronza quel satanasso di Pandev. Gioca largo a sinistra – ruolo che non ama – in una difesa a 4 – che non predilige – però è sempre attento e puntuale: ilmacedone non riescemai a liberarsi dallamuseruola che gli appiccica.A inizio ripresa torna nel ruolo naturale, poi si sacrifica e non delude. M.ROSSI 7 Meno male che era debilitato dall’influenza: ha una duttilità straordinaria e una facilità di corsa fuori dal comune. Cresce nel secondo tempo, quando è straordinario ad aiutare in fase difensiva per poi far partire il contropiede.Nonno Ballotta, a un certo punto, gli nega un gol chemeriterebbe . Finisce a fare l’esterno sinistro di centrocampo nel 451: jolly insostituibile. MILANETTO 7 La Salernitana gli farebbe ponti d’oro, il Cesena lo vorrebbe a tutti i costi.Ma quando è in questa condizione non può non giocare in A, e ad alti livelli. Gasperini gli dà fiducia, e lui ripaga con tanto di interessi. Con mestiere ed esperienza si guadagna il rigore del pareggio. Poco dopo – su calcio piazzato – telecomanda in mezzo la palla del vantaggio. Sono due gocce nel mare: comanda il gioco e resta lucido anche quando si va a cento all’ora. I numeri valgono più dimille parole: ha sbagliato un pallone contro 45 passaggi dei quali l’80 per cento positivi e ha vinto 6 contrasti (41’ ST MASIELLO NG: alla Desailly, si piazza in mezzo al campo per fare da scudo alla difesa.Glimanca però ancora esperienza: fa un fallo su Del Nero in una posizione del campo nel quale l’avversario non può nuocere, invece ne nasce una punizione che con Tare in mezzo all’area diventa pericolosa). JURIC 6,5 Ci prova in diagonale all’8’: occasione d’oro per aprire le danze; Ballotta gli chiude lo specchio, poi Cribari spazza in angolo per anticipare Borriello appostato a centro area e pronto alla zampata vincente. Behrami è il quarto di destra nella difesa biancoceleste,ma non appena intravede l’occasione, sale costantemente diventando di fatto un centrocampista aggiunto: in quei casi è il croato che va a chiuderlo. Poi Delio Rossi inverte i suoi esterni destri, e allora la marcatura diventa automatica. La sua prestazione è generosissima, anche se soffre la verve dello svizzerokosovaro al quale concede troppo spazio. LEON 5 La tentazione è troppo forte, il vizio forse incorreggibile: tende ad accentrarsi per fare il trequartista, lasciando sguarnita la fascia di competenza. Imbrocca una giornata no di quelle nelle quali dopo un quarto d’ora capisci che è inutile e anzi dannoso tenerlo in campo oltre.Ha alcuni guizzi, ma combina poco di buono (22’ ST PARO 6,5: porta ordine ed equilibrio. Difende, aggredisce, promuove e sostiene la manovra offensiva. In sintesi: canta e porta la croce anche in virtù dellamaggiore freschezza). BORRIELLO 7,5 Adesso diventa difficile andare a trattare il riscatto con il Milan.Al 5’, su cross di Rossi, prende le misure alla porta e al volo devia fuori per una questione di millimetri. Generoso a tutto campo, finisce per eccedere andando a disturbare Rubinho sul calcio d’angolo che provoca il vantaggio laziale. Parte male – troppo isolato – poi si rinfranca. Ha il merito di restare di ghiaccio – dagli undici metri – nonostante i fischi dell’Olimpico. L’inzuccata del 2-1 è imperiosa e non lascia scampo a Ballotta. Poi eccede cercando il gran gol in forbiciata quando di testa avrebbe potuto chiudere i conti in anticipo. SCULLI 6,5 Si vede poco,ma tatticamente è importante. Inizialmente il suo avversario diretto è Behrami, poiDelio Rossi alza l’elveticokosovaro per abbassare sulla linea dei difensori l’argentino Scaloni.Al 27’ tenta la sforbiciata che strappa applausi a scena aperta. Corre come un dannato fino ad esaurirsi (13’ ST SANTOS 6: il suo ingresso riporta la difesa a quattro – poi a cinque e allarga nuovamente Criscito a sinistra. È in un periodo di forma eccellente, è stato un peccato tenerlo fuori inizialmente anche se occorre fare delle scelte). LAZIO Ballotta 6; Behrami 7(45’ st Kolarov ng), Stendardo 5,5, Cribari 5, Zauri 6; Scaloni 5 (23’ stDelNero 5,5), Baronio 5,Mutarelli 5,5;Mauri 6; Pandev 5, Rocchi 5 (40’ Tare 5,5). ARBITRO Stefanini di Prato 5: al 30’ la Lazio chiede un rigore per un contatto fra Konko e Stendardo; l’azione è confusa, entrambi si strattonano: giusto lasciare correre. Il dischetto lo indica invece per la caduta in area di Milanetto: è il rigore molto dubbio del pareggio, contestato dalla Lazio.All’11’ della ripresa non abbocca al tuffo di Pandev per un inesistente contatto con Bovo e ammonisce il macedone per la simulazione. È il suo primo 2 in schedina in serie A.

 

IL SECOLO XIX - Rossi e Juric: «Lezione di calcio alla Lazio» di Giovanni Ciolina. Il capitano dei rossoblù: «Abbiamo giocato un grande secondo tempo». Sculli è sceso in campo imbottito di antidolorifici. Roma. «Vittoria molto importante e meritata. Abbiamo disputato un secondo tempo impeccabile». Fabrizio Preziosi è raggiante di fronte a tre punti che rischiano di rivelarsi la svolta della stagione. C'è«la fitta al polpaccio» accusata da Leon che lascia in apprensione l'ambiente in vista della sfida di sabato alle 18 on l'Atalanta (la parola agli accertamenti radiografici) e per un attimo anche il mercato sembra passato in secondo piano. Da oggi, però, la navicella rossoblu sembra ributtarsi sull'argomento. Il figlio del presidente sabato scorso ha assistito a Frosinone-Brescia per vedere all'opera Daniele Mannini ma è stata ritenuta troppo alta la richiesta di 2,8 milioni di euro della società lombarda) e ora l'obiettivo principale sembra essere definitivamente il brasiliano Wilson: «Stiamo trattando». Lo stesso dirigente rossoblù ammette di non essere convinto sullo scambio Vanden Borre-Papa Waigo, mentre «Di Vaio è vicino alla Lazio». E Coppola? «Ha tante richieste, vedremo». Resta il fatto comunque, che il Genoa torna alla vittoria in trasferta dopo tre mesi e mezzo e se il protagonista è Borriello per la sua doppietta, i tre punti portano altre quattro firme autografe: Milanetto (si procura il rigore e fa l'assist del raddoppio), Rossi, Konko e Juric. Se in campo il marsigliese si è dimostrato un jolly capace di riciclarsi in più ruoli: «Mi sono reso disponibile alle esigenze del tecnico», si rivela anche molto simpatico e disponibile nonostante la sua allergia alle interviste. Come tutti i compagni punta l'attenzione sulla grande reazione della squadra allo svantaggio «disputando una grande partita. Una prova perfetta». E nel ruolo di trasformista Konko si trova a suo agio a marcare a uomo i pericoli avversari. E il suo spostamento in mezzo al campo «a marcare a uomo Mauri che ci stava dando fastidio»è stata una delle mosse vincenti. Eccellente anche la prova del capitano Marco Rossi («Sono felice di esserlo») che dopo un primo tempo senza squilli, dimostra di aver smaltito l'influenza con una ripresa da incorniciare «anche se è tutto il Genoa ad aver disputato una ripresa strepitosa». Il capitano individua nella volontà la svolta nella ripresa «nella quale abbiamo cercato la vittoria a tutti i costi riuscendo ad abbinare anche un calcio, con un gran bel gioco». Chi non è assolutamente d'accordo con le perplessità sulla prova del primo tempo è Ivan Juric, autentica dinamo della squadra genoana che giudica «giusta la vittoria». «Soprattutto -aggiunge - è stata frutto di un primo tempo dove il Genoa ha registrato anche un calo di venti minuti. Ma le occasioni le abbiamo avute noi, non certo loro». Certamente il gol di Mauri ha scosso la squadra. «Veramente, dai, una rete così non si deve prendere», ammette Juric. E come in sala stampa pressa su ogni argomento, lo trovi dappertutto anche in campo, dalla copertura su Behrami alla pressione sui difensori laziali. Ma il croato non ama le lodi personali, distribuendo i meriti su tutto il gruppo «capace di dimostrarsi duttile e con molti giocatori capaci di giocare in molti ruoli. Forse questa caratteristica mette in difficoltà molti avversari». Ma tra i pregi di questo Genoa c'è anche il sacrificio, tipo quello di Sculli che, pur alle prese con un problema muscolare, ha accettato di giocare imbottito di antidolorifici. Eppure, in quella condizione, ha rischiato un eurogol, pur giocando con il freno a mano, ma in queste occasioni è importante anche saper dire presente. «Comunque anche sotto di una rete dentro sentivamo di poter vincere. Ci abbiamo creduto» puntualizza Juric. E la tenacia è stata ripagata. Con la moneta più preziosa e ricca: un triplo balzo in classifica. E sabato c'è l'Atalanta a Marassi.

 

IL SECOLO XIX - SuperMarco: «Grazie a Berlusconi per gli elogi, ma mi sento legato a Preziosi». A giugno la trattativa con il Milan. L'attaccante giura fedeltà, ma ammette di voler, un giorno, giocare per importanti obiettivi. di Giovanni Ciolina. Roma. Dieci gol in diciotto partite di campionato, ma solo 15 giocate da protagonista. Marco Borriello è il condottiero di questo Genoa che veleggia nei quartieri tranquilli della classifica. Di spada e di fioretto, SuperMarco è diventato prepotentemente l'uomo nuovo di questo campionato. Una scommessa vinta dal presidente Enrico Preziosi, che lo ha voluto a tutti i costi in rossoblu. Una scommessa di Gian Piero Gaspeirni che ne ha fatto la boa offensiva della squadra. La vittoria del cannoniere napoletano che, dopo le difficoltà sulla sponda sampdoriana, ha ritrovato il filone giusto nel Grifone. Ed è diventato uomo mercato. E già, perché il Genoa lo ha preso in prestito con diritto di riscatto dal Milan. A giugno l'attaccante diventerà l'oggetto del desiderio di molti club e il rischio è che il club di villa Rostan sia costretto a vederlo partite: «Che i genoani stiano tranquilli. Il Genoa è una piazza importante, alla quale sono legato. Mi ha rilanciato, quando sono arrivato ero nessuno, ora faccio gol». Mica male come dichiarazione d'amore. Gli occhi di Borriello brillano. Un po' come alla vigilia, sotto il diluvio universale, aveva garantito massimo impegno nonostante l'influenza ed è stato di parola, ora il popolo si augura che il presidente Preziosi riesca a trattenere l'attaccante in rossoblu. Certo le sirene del Milan si sono fatte pressanti negli ultimi tempi. «Ho sentito le parole di Berlusconi che mi elogiavano e non possono che esserne felice - ammette Borriello - ma ho un grande debito con Preziosi. Senza essere ipocrita è bello giocare in Champions League, ma ora resto al Genoa. Non nascondo che un giorno gradirei giocare per obiettivi importanti». Ma un giorno? Intanto il Grifone si coccola il suo benefattore e spera che la società convinca il Milan a cederlo. A dire il vero il vice presidente Giambattista Pastorello ha già incontrato Adriano Galliani sul tema Borriello, battendo però in ritirata a causa della sparata del suo collega rossonero. Da febbraio, però Enrico Preziosi confida di poter cominciare a tessere la tela in grado di trattenere Borriello a Genoa. Si annuncia una campagna difficile e dispendiosa, ma necessaria. «Se il Milan si mette in testa di prendere un giocatore difficilmente lo perde?»: questa è la dichiarazione sibillina che l'attaccante si lascia scappare ai microfoni di Sky. Intanto, Borriello, si gode la sua prima doppietta genoana (con l'Udinese aveva fatto addirittura tripletta) e spera di convincere Donadoni a concedergli una chance azzurra: «Se continuo cosìè difficile che non riescano a vedermi. Sono ambizioso e la Nazionale è un mio obiettivo». Ma riavvolgendo il nastro della sfida dell'Olimpico, Borriello ha tempo per elogiare Milanetto «per lo splendido pallone che i ha messo. Stendardo per un attimo mi ha perso di vista e sono staccato bene». Però il bomber ha anche l'umiltà di fare autocritica sul gol del momentaneo svantaggio. L'incomprensione con Rubinho è parsa evidente, «ma Rubi mi ha chiamato il pallone». «Sono io - ha aggiunto - che non me la sono sentita di lasciare quella palla al centro dell'area. Ho preso anche due pugni in quella occasione, ma non potevo lasciarla passare?». Straripante in area di rigore e quando si parla di nazionale, ma nel dna di SuperMarco c'è anche quell'arma in più di saper riconoscere eventuali errori. E' pronto per il grande salto. Ovviamente con il Genoa. Il presidente Preziosi non può farselo scappare o quantomeno, deve provare in tutti i modi a trattenerlo.

IL SECOLO XIX - Gasperini esulta senza voce. di Giuliano Gnecco. IL TECNICO: «CHE REAZIONE». ROMA. L’analisi di Lionel Scaloni, un grande passato nel Deportivo La Coruña, è un atto di accusa neppure troppo velato a Delio Rossi: «Giocavo a centrocampo e vincevamo 1-0. Mi ha arretrato in difesa e abbiamo perso 2 1 ». A prescindere dal fatto che l’argentino è un esterno destro difensivo di ruolo, dunque semmai dovrebbe prendersela con sé stesso, il tecnico laziale è spento e quasi rassegnato: «Siamo tutti in discussione, io per primo». Ecco: la Lazio si rimpalla le colpe di questa sconfitta, facendo pesantemente sponda anche sull’arbitro mentre i tifosi puntando l’indice sull’inviso Lotito.Però, la realtà è che il Genoa ha i suoi meriti: nel primo tempo ha controllato bene, ha avuto anche le sue occasioni ed è andato sotto perché ha pagato a carissimo prezzo un errore difensivo. Poi nella ripresa è cresciuto, ha ribaltato la situazione e ha legittimato il risultato soffrendo – fisiologicamente – solo uno’ nel finale, senza peraltro che Rubinho corresse rischi. Gian Piero Gasperini non può rivendicare le benemerenze della sua squadra: è impossibilitato a causa di una fastidiosa afonia. Parla solo per bocca del suo braccio destro, Bruno Caneo, il quale ricorda: «Ci credevamo. Ogni partita la impostiamo per ottenere il meglio. La squadra ha reagito bene anche sotto di un gol, siamo stati precisi e compatti in difesa». L’ambiente laziale riconosce una superiorità fisica e di tenuta soprattutto nella ripresa,ma si appella all’assenza dell’ultimo minuto di Mudingayi per giustificare parzialmente la debacle. Obietta Caneo: «Loro hanno giocatori importanti per sopperire al meglio le mancanze». Poi il vice di Gasperini sottolinea: «Il rigore suMilanetto? C’era, è danno procurato. Quando stava per calciare è scivolato. Siamo felici, anche se dobbiamo tenere i piedi per terra. Però questa vittoria dà fiducia e gli stimoli per continuare. La squadra segue Gasperini, e si vede». Materiale per le statistiche: con Stefanini non era mai uscito il 2 in serie A; con l’inizio del nuovo millennio il Grifone aveva sempre toppato – tranne in una occasione – alla ripresa dopo la sosta natalizia. Poi: a Roma con la Lazio non vinceva da 49 anni e 2 giorni. Caneo sorride: «Veramente io e Gian Piero qui abbiamo vinto più recentemente, nell’82. Con il Palermo di Mimmo Renna ci imponemmo 3-0. Però sono, siamo, felici per il Genoa». UNA NOVITÀ TATTICA: il Grifone è partito con il 433 per passare al 343 nella ripresa e tornare al 433 dopo il vantaggio. Poi il modulo si è trasformato in un 451 terminando – per la prima volta nell’era Gasperini – con cinque difensori in campo contemporaneamente, sebbene Masiello di fatto abbia fatto il volante davanti alla retroguardia. Caneo è diretto: «Non c’erano molte alternative in panchina, e comunque per vincere una partita importante, negli ultimi 15’ non devi pensare a fare filosofia, ma essere concreto e determinato.Hanno perso Rocchi, è vero, ma è entrato Tare che poteva metterci in difficoltà nel gioco aereo». Ancora una volta per il Genoa è stato decisivo Borriello: due gol, altre due ghiotte occasioni, ma anche tanto lavoro in contropiede e in pressione sui difensori. «Borriello – ricorda Caneo – è il finalizzatore della nostra azione. Poi Milanetto l’ha messo in condizione di segnare». L’esordio ritorno di Criscito? «È eccezionale dal punto di vista tecnico». Ora però bisogna dare continuità di risultati perché in serie A con un filotto si fa presto a togliersi dalla zona rovente ma con un paio di mezzi passi falsi si fa anche presto a precipitare sul ciglio del burrone. Caneo è saggio e conferma: «Con l’Atalanta servono altri tre punti in classifica, perché il girone di ritorno è più difficile e dobbiamo mettere quanto più fieno in cascina possibile».

 

LA REPUBBLICA - Genoa, impresa all´Olimpico. di Gessi Adamoli. Al termine di una gara quasi perfetta, il Grifone batte la Lazio a Roma: non accadeva da quarantanove anni Va sotto di un gol, poi vince con doppietta di Borriello Decide la condizione fisica: i rossoblù escono alla distanza e dominano l´ultima mezz´ora senza rischiare nulla. ROMA - E´ un mix perfettamente dosato la partita che permette di scacciare un tabù che durava da 49 anni e due giorni: un grande bomber, organizzazione di gioco, sagacia tattica dell´allenatore ed anche un pizzico di buona sorte. Era dall´11 gennaio 1959 che il Genoa non vinceva in trasferta contro la Lazio, l´impresa riesce grazie ad uno strapotere atletico con la squadra rossoblù che esce alla distanza, tanto che nell´ultima mezz´ora quasi non c´è più partita con Marco Rossi e compagni che dominano letteralmente il campo. Ritrovata l´intensità perduta, quella che aveva permesso il filotto delle tre vittorie consecutive, il Genoa non si smarrisce nemmeno dopo lo svarione difensivo che regala alla Lazio il gol di un vantaggio provvisorio. Gasperini, nonostante le polemiche fumose di questa lunga sosta natalizia, non si è spostato di un centimetro dalla sua filosofia di calcio con le due punte esterne larghe e Borriello unico attaccante centrale che però una squadra che ha di nuovo il pieno di benzina riesce a supportare in maniera ottimale. Ma per l´occasione Gasperini rinuncia però al suo abituale 3-4-3. Decide di proteggersi con quattro difensori, forse perché preoccupato dagli inserimenti da dietro di Pandev e di Mauri. Konko così parte nelle retrovie: finirà poi addirittura attaccante di destra. Quando il Genoa, che difende con i denti quella vittoria preziosa, addirittura ha in campo cinque marcatori. La prima palla gol (8´) è proprio per il Genoa, ma capita sul piede sbagliato, quello di Juric. E´ Borriello che lo smarca davanti a Ballotta, ma il croato sceglie la soluzione di forza finendo per far bella figura al quarantaquattrenne Ballotta. La Lazio si ritrova in vantaggio, senza aver fatto nulla per meritarlo. Sul corner di Baronio si scontrano Borriello e Rubinho, la palla resta lì e Mauri deve solo spingerla nella porta vuota. C´è una teoria secondo la quale un attaccante che rientra nella propria area di rigore molto spesso fa dei danni, a Borriello era già capitato contro la Roma (gol di Pannucci al 90´) e si ripete contro la Lazio: «Rubinho non c´entra - ammetterà - è solo colpa mia. Lui quella palla me l´aveva chiamata, ma io per istinto ho cercato comunque di colpirla di testa. «. Ma Borriello si rifarà con gli interessi. E´ lui che, dopo 5´ della ripresa, trasforma il rigore concesso con un pizzico di magnanimità dall´arbitro Stefanini: impatto tra Stendardo e Milanetto che era entrato in area per cercare di raggiungere una palla che Juric gli aveva messo in corridoio. Il raddoppio dopo solo 4´: punizione dalla destra di Milanetto che Borriello, liberissimo, va a schiacciare di testa in rete con un terzo tempo da giocatore da basket. «Non è plausibile prendere un altro gol su calcio fermo con l´avversario che può saltare indisturbato», si lamenta Delio Rossi a fine partita. Ma quante volte in questa stagione abbiamo sentito lo stesso ritornello da parte genoana... Sarà anche per questo che Gasperini blinda quel vantaggio preziosissimo, non vergognandosi di inserire prima Santos e poi anche Masiello, altri due difensori, e di spostare Konko e Rossi sulla linea degli attaccanti.

LA REPUBBLICA - Lazio contestata, ora è proprio crisi. di Giulio Cardone. Arbitro disastroso: uno-due di Borriello, il Genoa vince all´Olimpico. ROMA - Al 26´ del secondo tempo, il coro timido ma significativo della curva laziale fotografa la situazione: «Resteremo in serie A». Altamente simbolica anche la canzone di Ligabue diffusa a sorpresa dagli altoparlanti alla fine della partita: «Il giorno di dolore che uno ha». Felice invece il Genoa, che vince 2-1, legittima le aspirazioni Uefa e si gode un Borriello da Milan. Due gol in cinque minuti contro la Lazio, dieci in campionato e un futuro tutto da scrivere: «Se Preziosi aspetta un altro po´ a riscattarmi, non so quanto costerà l´altra metà del mio cartellino», ironizza. Il Milan a giugno potrebbe richiamarlo alla base: «E sarebbe una proposta difficile da rifiutare, anche se a Genova mi trovo benissimo». Certo, la squadra corre e gira intorno a lui, bravo ad approfittare delle distrazioni laziali e di un errore clamoroso dell´arbitro. Già, perché sull´1-0 per i biancocelesti (uscita maldestra di Rubinho, ostacolato dallo stesso Borriello, e bel sinistro in controbalzo di Mauri al 23´), Stefanini si fa ingannare da una caduta di Stendardo su Milanetto e indica il dischetto. In realtà è il genoano a rovinare sul laziale perché perde l´equilibrio dopo un controllo sbagliato. In tribuna, Lotito vorrebbe mangiarsi l´arbitro: «Scandaloso, scandaloso», urla. E protesta per un intervento sospetto di Konko su Stendardo al 31´, quindi ancora sull´1-0. Tra le maledizioni di questa disastrosa stagione laziale, anche il malinconico zero alla voce "rigori a favore". Tutta colpa della difesa, invece, il gol che decide la partita al 10´ st: punizione di Milanetto da destra, Cribari dormicchia e Borriello in perfetta solitudine incorna il 2-1. Ci sarebbero 39 minuti, recupero compreso, per agguantare il pareggio-contentino, ma il nevrotico forcing della Lazio - con Tare al posto dell´infortunato Rocchi - riesce solo a produrre qualche corner e un paio di innocui colpi di testa. Una dimostrazione d´impotenza francamente inquietante. Al punto che stavolta il pubblico fischia anche la squadra: «Andate a lavorare», il coro finale. Più pesante del solito la contestazione a Lotito, con momenti di tensione all´uscita della tribuna d´onore: il presidente non c´è, i contestatori "sciolti" sì, tenuti a bada dalla polizia mentre urlano insulti. Nello spogliatoio, vertice di un´ora tra lo stesso Lotito, Rossi e il ds Sabatini. Parlano soprattutto di come correggere la squadra: l´obiettivo numero uno è Rolando Bianchi, Caracciolo l´alternativa. Già presi Benaglio (un altro portiere!) e il difensore Rolando. Ma c´è anche un caso Rossi: «Mi metto in discussione, la colpa è anche mia», sospira il tecnico, che nell´immediato rischia solo se la crisi diventa irreversibile. «Ha un contratto fino al 2009, voglio che lo rispetti», dice Lotito. Parole. A fine stagione sarà divorzio consensuale.

 

LA REPUBBLICA - I rossoblù passano all'Olimpico, ma un rigore non c'era. Biancazzurri, quinto ko interno consecutivo, brutta classifica. Lazio, proteste e crisi. Genoa targato Borriello. ROMA - Ancora una rimonta, ma questa volta è la Lazio a subirla e il Genoa a far festa. Il 2007 dei biancocelesti si era chiuso con il 2-2 di Palermo dopo il doppio vantaggio rosanero, il 2008 si apre con un ko interno che complica ancor di più la classifica della Lazio. Dopo l'1-0 segnato da Mauri e con il quale si era chiuso il primo tempo, ad inizio ripresa il Genoa piazza un micidiale 1-2 che regala i tre punti ai rossoblu e che fa sprofondare la Lazio. Di Borriello la doppietta che decide la partita. Due gli episodi ai quali Rossi può attaccarsi: le tante assenze (e l'infortunio di Rocchi al 41') e il rigore dell'1-1 ligure che non convince del tutto. La cronaca. Già in emergenza, Rossi perde Mudingayi nel riscaldamento. Sono 9 gli indisponibili e in difesa si rivede Stendardo che nelle ultime gare era stato escluso dalla lista dei convocati. Rossi ripropone il 4-3-1-2 con Behrami terzino destro, Scaloni a centrocampo davanti a lui (ma i due si alterneranno spesso), Baronio in cabina di regia e Mutarelli interditore. Mauri torna a fare il trequartista alle spalle di Pandev e Rocchi che, al 41', deve abbandonare il campo per un infortunio alla caviglia. Gasperini schiera il solito 3-4-3, in difesa subito titolare Criscito al rientro dopo l'esperienza alla Juve. Il jolly Konko gioca centrale di centrocampo al fianco di Milanetto, in avanti il tridente Sculli-Borriello-Leon. Non convocato l'ex laziale Di Vaio sicuro partente a gennaio. Parte bene il Grifone che, al 5', con una gran girata di Borriello va vicino al gol, ma la Lazio non sta a guardare e risponde con Baronio che impegna Rubinho dal limite. Partita viva, all'8' bravo Ballotta a salvarsi su Juric. Meglio il Genoa nella prima parte della gara, ma poi la Lazio cresce, Baronio non fa rimpiangere Ledesma, Mauri dà fastidio ai rossoblu giocando tra le linee. E' proprio lui, al 23', a sbloccare il risultato risolvendo di sinistro una mischia in area dopo un'uscita imperfetta di Rubinho. Il Genoa si riorganizza subito, Leon va via a destra e mette dentro, Sculli anticipa Ballotta, ma non trova la porta per un soffio. La gara resta bella e aperta, ma rischia di chiudersi al 31' su un altro errore di Rubinho che poi si salva su Pandev, forse toccato da Konko al momento del tiro. Rocchi ko, entra Tare, finisce 1-0 un buon primo tempo. Ancora meglio la ripresa che si apre con uno splendido contropiede di Behrami e che, pochi minuti dopo, prosegue con l'episodio che cambia la partita: al 5' Milanetto finisce a terra, dopo un dubbio contatto con Stendardo, per Stefanini è rigore e Borriello lo realizza. La Lazio protesta, ma tre minuti dopo deve ringraziare l'arbitro che non espelle l'ammonito Mutarelli per un brutto fallo su Leon, ci stava almeno il giallo. Al 10' il Genoa raddoppia: punizione di Milanetto e stacco imperioso di Borriello che, tutto solo, batte ancora Ballotta. Non c'è un attimo di pausa e due minuti dopo Pandev finisce a terra in area per un presunto fallo di Bovo, Stefanini ammonisce il macedone per simulazione. Gasperini pensa a proteggere il vantaggio, dentro Santos e fuori Sculli, poi si fa male Leon ed entra Paro al suo posto. Rossi inserisce Del Nero per Scaloni, ma il Genoa ha in pugno la gara e in contropiede fa venire i brividi a Ballotta. Finisce 2-1 per i rossoblu che volano a quota 22 punti, 4 in più della Lazio, al quinto ko interno e contestata dal proprio pubblico.

LA REPUBBLICA - Il bomber: "Preziosi, riscattami subito". Gasperini finisce senza voce, ribalta al vice, Caneo. Ma il protagonista ancora una volta è un altro Fronte mercato, sempre più probabile l´arrivo del belga Vanden Borre. ROMA - In attesa del probabile arrivo di Vandem Borre, il belga della Fiorentina che il Genoa vorrebbe per aumentare la propria fisicità a centrocampo (scambio di prestiti con Papa Waigo), e della ormai famoso attaccante esterno, sarebbe limitativo dire che Gasperini ha fatto di necessità virtù. Perchè la partita del Genoa all´Olimpico è stata un piccolo capolavoro. Del resto il tecnico di Grugliasco, prima ancora della sosta, aveva comunque detto che lui era pronto ad andare avanti con questo gruppo: "E a garantire la salvezza". Gasperini però non può commentare l´impresa dell´Olimpico perché è letteralmente senza voce. Tocca così al suo vice, Bruno Caneo, il compito di passare in sala stampa: «Il Genoa non vinceva in trasferta con la Lazio dal 1959, ma io e Giampiero da giocatori qui avevamo vinto 3-0 con il Palermo nell´82». Ma è Marco Borriello il grande protagonista della giornata. La doppietta gli consente di arrivare a quota 10: «Ed è una grande soddisfazione essere già arrivato in doppia cifra, anche perché non mi capitava da tempo». Borriello ha parlato anche del suo futuro. «So che Preziosi mi vuole riscattare, ma se aspetta ancora un po´ quanto dovrà pagare l´altra metà del mio cartellino?», ha detto scherzando. E i recenti complimenti di Berlusconi? «Chiaro, fanno piacere. E sarei un´ipocrita se dicessi che giocare in una squadra come il Milan non mi interesserebbe. E dico anche se il Milan vuole un giocatore, economicamente non credo che abbia problemi a prenderlo. Però ora ho in testa solo il Genoa dove ho trovato un ambiente eccezionale e un presidente che mi stima e che ha creduto in me quanto più nessuno era disposto a farlo». Genoa che diventa un ricordo per Marco Di Vaio. L´affare con il Bologna è praticamente concluso.

 

LA REPUBBLICA - LE PAGELLE. De Rosa leader della difesa Per Criscito un ritorno alla grande. Rubinho 5,5: sul gol di Mauri l´errore più grave è di Borriello, però la presa non sempre è impeccabile e un paio di palloni gli scappano pericolosamente. Konko 7: a conferma della sua straordinaria duttilità inizia sulla linea dei difensori e finisce su quella degli attaccanti, dopo uno scampolo di partita come esterno destro di centrocampo. Bovo 6,5: difende ma riparte anche, sempre sorretto da una tecnica inusuale per un difensore. De Rosa 6,5: un grande professionista, chiarito il rapporto con Gasperini va in campo con la giusta concentrazione. Il Genoa ha ritrovato il suo leader difensivo. Criscito 7: torna e non patisce emozioni, gioca con quella freddezza e quella classe che era rimasta impressa nella memoria dei tifosi genoani. La precisione e la pulizia con la quale ferma Pandev lanciato in contropiede sono la fotografia di una partita perfetta nella sua semplicità. Rossi 6,5: ha un marcia in più, sia che giochi a centrocampo sulla destra o in attacco sulla sinistra. Milanetto 6,5: cuce la manovra come nei giorni belli. Si guadagna con mestiere il rigore e pennella sulla testa di Borriello il secondo gol. Dal 41´ st Masiello sv. Juric 6: il soldatino non tradisce mai. Leon 6: corre, si sacrifica ma, prima di essere messo ko da un problema muscolare, nessuna giocata geniale delle sue. Dal 22´ Paro 6: diligente, tampona senza affanno. Borriello 7: va all´indietro senza guardare, per cercare il pallone e finisce invece per trovare Rubinho e la frittata è combinata. Ma è devastante quando agisce nell´area di rigore avversaria. E quando il Genoa difende con i denti il vantaggio, là davanti tiene palla da solo. Sculli 5,5: ormai è a tutti gli effetti un mediano, anche come impostazione mentale. Tanto vale allora che allora schierare un mediano vero, soprattutto una volta che il risultato era stato ribaltato. Dal 14´ st Santos 6 : va in trincea su Tare, Konko avanza a destra e Rossi si sposta a sinistra.

 

     

  

 

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