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STAGIONE 2006/07 |
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Reti: 94' Tarana Mantova: Brivio, Sacchetti, Notari, Cristante, Mezzanotti, Sommese (46' Tarana), Spinale, Brambilla (81' Donazzan), Doga, Caridi (76' Noselli), Godeas. All: Di Carlo. (Bellodi, Di Cesare, Franchini, Bernacci). Genoa: Rubinho, Bega, De Rosa, Criscito, Rossi (81' Galeoto), Milanetto, Coppola, Fabiano (68' Juric), Leon (64' Adailton), Gasparetton, Di Vaio. All: Gasperini. (Scarpi, Masiello, Carobbio, Greco). Arbitro: Giannoccaro di Lecce. Espulso: 55' Mezzanotti. Spettatori: 14.850
TUTTOSPORT - Genoa, veleni e tanta rabbia Rossoblù spreconi, in 11 contro 10 battuti in extremis e superati dal Napoli. Gasperini: «Paghiamo l’arroganza di Casiraghi e una Figc che penalizza la B» «Criscito serviva a noi, non alla Under. Ma non dovevamo prendere gol a partita finita. Genoa e Napoli meritavano subito la A, invece ce la giocheremo a Marassi». di Giovanni Tosco. MANTOVA. Scorrono le lacrime: ma sono di rabbia, non di gioia. Il Genoa getta al vento la possibilità di festeggiare sul campo del Mantova il ritorno in serie A dopo dodici anni e si complica maledettamente la vita: ora il Napoli sta davanti e nello spareggio di domenica prossima a Marassi servirà vincere per essere certi della promozione senza doversi preoccupare degli altri risultati. Tutto questo è accaduto quando al fischio finale mancavano due secondi e dopo che i rossoblù avevano avuto cinque nitide occasioni per passare in vantaggio e il Mantova dall’ 11’ del secondo tempo giocava in dieci per l’espulsione di Mezzanotti. Ecco, questo breve riassunto aiuta a capire lo stato d’animo con cui i seimila e più tifosi genoani presenti al “ Martelli” hanno accolto la rete segnata da Emiliano Tarana al 48’ 58”. Ma occorre aggiungere come è arrivato al gol l’esterno del Mantova: presa palla sulla trequarti, defilato a destra, s’è accentrato, ha superato Juric, poi Criscito, quindi De Rosa e trafitto Rubinho. « Sarebbe bastato un fallo tattico, perché a quel punto la partita era finita. Eravamo tre contro uno... », commenta amaramente Gian Battista Pastorello, il più alto in grado della dirigenza visto che Enrico Preziosi ha preferito rimanere a casa. « Sbagliare le opportunità costruite ci può anche stare, ma non prendere un gol così nel momento in cui la gara è finita » , aggiunge Gian Piero Gasperini. Adesso sarebbe lecito tirare fuori la solita storia di quanto il Genoa sia capace di fare del male a se stesso: basterebbe ricordare i pareggi beffa di Ravenna nel 1997 e Piacenza nel 2005, entrambi alla penultima giornata, guarda caso. Gasperini, però, non ci sta. « Smitizziamo il concetto della sofferenza a cui questa squadra sarebbe destinata. Tutti soffrono se vogliono raggiungere obiettivi importanti. E’ esagerato tirarsi addosso certi piagnistei...» , ammonisce il tecnico prima di aprire una durissima polemica con Pierluigi Casiraghi per la convocazione di Mimmo Criscito con l’Under 21: « Venerdì era in campo contro l’Albania: l’Albania, dico... E domenica col Napoli non ci sarà per l’arroganza di questi allenatori messi lì per caso e perché i calendari vengono fatti soltanto in funzione della serie A » . Dal ritiro di Coverciano, Casiraghi, chiaramente infastidito, annuncia per oggi una replica altrettanto secca. Per sedici minuti del secondo tempo, tra la rete subita dal Rimini a Trieste e quella realizzata dal Piacenza a Vicenza, il Genoa si è illuso di essere in serie A. Poi il vantaggio degli emiliani ha rimandato la definizione della questione all’ultima giornata, ma i rossoblù avevano comunque due risultati su tre a favore, visto che la differenza reti è migliore di quella del Napoli: il gol di Tarana ha spedito il Genoa alle spalle dei campani, che ora potranno permettersi di pareggiare a Marassi. L’amarezza e la rabbia sono dipinte sul volto di tutti. « Nello spogliatoio nessuno aveva voglia di parlare. Per forza: perdere in questa maniera ti fa stare male, c’è poco da dire. Sfortuna, mancanza di lucidità... Non so quale sia stata la causa... » , si sfoga a voce bassa Marco Di Vaio. Analizzare il quadro con un po’ di ottimismo è pressoché impossibile dopo una batosta del genere. Però qualche motivo d’incoraggiamento c’è. Intanto la prestazione di ieri: nonostante i quasi trenta gradi il Genoa ha tenuto bene il campo e solo bravura di Brivio e imprecisione sotto porta hanno portato a interrompere la serie di tredici gare con almeno un gol segnato. A questo si aggiunge il fattore Marassi. Davanti al proprio pubblico, nel 2007 i liguri hanno vinto tutti e dieci gli incontri disputati, macinando un record dopo l’altro. « Alle delusioni finora abbiamo sempre reagito bene. Dovremo essere noi a infiammare i nostri tifosi, però è un fatto che in questa stagione si siano rivelati spesso determinanti » , sottolinea Di Vaio. Gasperini prova a ridare fiducia al gruppo: « In fin dei conti abbiamo sempre pensato che la sfida col Napoli sarebbe stata decisiva... L’insieme di alcuni risultati aveva fatto credere che così non fosse, però sapevamo che l’epilogo più probabile era questo. Certo, non c’è dubbio che sia il Genoa, sia il Napoli meriterebbero la promozione » . Lo imita Pastorello: « Speravamo di esultare, ma adesso non perdiamo la testa. Ci aspetta il momento più importante della stagione » . La consapevolezza di aver compiuto un’impresa è palese nelle parole di Fabrizio Lari: « Domenica ci giochiamo i playoff a Rimini. Ma confesso che mi piacerebbe essere in tribuna a Genova, dove la possibile festa si trasformerà in una battaglia... » . Il presidente del Mantova ammette che la vittoria sta larga alla sua squadra: « Sì, quella dea bendata che spesso ci ha levato qualcosa, stavolta ci ha dato una mano. E’ uno dei giorni più emozionanti da quando ho acquistato la società » . Qualcuno che ha pianto di felicità, c’è: Emiliano Tarana. « Lo confesso. Non mi era mai capitato, ma è stato tutto così eccezionale... » . Quelle del Genoa, invece, sono solo lacrime di rabbia.
TUTTOSPORT - Tarana, gol con slalom a due secondi dalla fine MANTOVA. Ha un grande merito, il Mantova: aver creduto di vincere nonostante la pressione sempre più intensa del Genoa e il fatto di essersi ritrovato con un uomo in meno dopo 11 minuti della ripresa. Poi, certo, c’è stata anche un po’ di fortuna, come molto onestamente hanno riconosciuto tutti, dal presidente Lari a Di Carlo e ai giocatori. Ma non si battono per caso le prime tre del campionato: 1-0 alla Juventus, 1-0 al Napoli, 1-0 al Genoa. E anche grazie a questi successi, la speranza di partecipare di nuovo ai playoff continua a essere viva. L’uomo del match si chiama Emiliano Tarana: entrato in campo solo all’inizio della ripresa perché in condizioni fisiche precarie, s’è inventato la discesa da tre punti quando ormai la partita sembrava conclusa. S’è bevuto Juric, Criscito e De Rosa, quindi ha trafitto Rubinho: in quel momento, il cronometro segnava 48 minuti e 58 secondi. Il che significa che mancavano due secondi al fischio finale. Già lo 0-0 sarebbe stato stretto al Genoa, che ha mantenuto costantemente l’iniziativa, spingendo decisamente sull’acceleratore dopo l’espulsione di Mezzanotti, il quale per rimediare a un proprio errore che stava lanciando in contropiede Leon non ha trovato di meglio che colpire col gomito il volto dell’honduregno. La pressione rossoblù ha prodotto cinque occasioni d’oro: ma Brivio è stato bravissimo nell’opporsi a Criscito (17’, al termine di un’azione strepitosa) e Adailton (48’, diagonale ravvicinato), mentre Di Vaio e De Rosa hanno gettato al vento le opportunità avute (l’attaccante al 13’ e subito dopo sugli sviluppi del tiro respinto a Criscito, il difensore di testa su azione d’angolo al 26’). Consapevole che il pari non sarebbe servito a nulla, Di Carlo ha modificato il 4-4-1 adottato dopo il “rosso” a Mezzanotti in un più coraggioso 4-3-2 con l’innesto di Noselli: mossa tattica intelligente, però per cambiare lo stato delle cose c’è voluta una prodezza individuale, quella che ha trasformato Tarana nell’eroe della domenica.
TUTTOSPORT - LE PAGELLE Di Vaio errori gravi, Brivio prodezze. di Giovanni Tosco. MANTOVA. Brivio 7: due parate decisive su Criscito e Adailton. Sacchetti 6.5: contiene Di Vaio, lucidio fino all’ultimo. Notari 6.5: tempestivo nelle chiusure, sbroglia situazioni delicate. Cristante 6.5: limita la pericolosità di Gasparetto. Mezzanotti 5: macchia la sua prova con la gomitata al volto di Leon che costringe il Mantova a giocare in dieci per più di mezz’ora. Sommese 5.5: patisce la spinta di Fabiano. Impegna Rubinho al 42’ pt. Tarana (1’ st) 8: argina il brasiliano e va a segnare il gol che può cambiare la storia del campionato. Brambilla 6: buon contenimento. Donazzan (36’ st) ng. Spinale 6: lotta in mezzo al campo con grande determinazione. Doga 6: tatticamente disciplinato, salva su Adailton al 26’ st. Caridi 5.5: poco propositivo. Noselli (31’ st) ng. Godeas 6: si danna l’anima malgrado sia spesso isolato in avanti. All. Di Carlo 6.5: prepara bene la partita. E, per una volta, l’aiuta la buona sorte. GENOA. Rubinho 6: reattivo su Sommese, non può nulla sul gol. Bega 6.5: puntuale negli anticipi. De Rosa 5.5: impreciso quando sale sulle palle inattive, si fa saltare da Tarana nell’episodio decisivo. Criscito 5.5: la stanchezza per gli impegni ravvicinati (venerdì era in campo con l’Under) non basta a giustificare l’errore nel movimento che spiana la strada a Tarana. E’ la sola pecca. Rossi 6: sale con continuità. Non sempre lucido. Galeoto (36’ st) ng. Coppola 6: recupera diversi palloni a centrocampo. Milanetto 6.5: detta i tempi con puntualità. Fabiano 6: nel pt è il migliore, poi accusa la fatica. Juric (24’ st) 5: è il primo a lasciarsi sfuggire Tarana nell’azione del gol. Leon 6: guadagna l’espulsione di Mezzanotti e mette in mezzo palle pericolose. Adailton (20’ st) 6: fatica un po’ a trovare la posizione. Ha la palla del match al 48’ st, ma Brivio ribatte con bravura. Gasparetto 5: nervoso, non punge e si fa ammonire per simulazione: sarà squalificato. Di Vaio 5: bravo a proporsi con i tagli in area, ma i due errori sotto misura sono gravi. All. Gasperini 6: la sconfitta ha il sapore della beffa. Arbitro. Giannoccaro 6: ineccepibile l’espulsione di Mezzanotti. Incerto nella distribuzione dei cartellini gialli.
CORRIERE SPORT - Tarana-gol: tutto da rifare Al 94’ rimette in corsa il Mantova e complica la vita a Genoa e Napoli. di Furio Zara. MANTOVA - 48'58' della ripresa gol di Tarana, la B esplode. Resurrezione Mantova, suicidio Genoa. Domenica prossima Genoa-Napoli diventa uno spareggio per la A. Dentro o fuori. Il Napoli ha due risultati su tre, il Genoa - dopo l’harakiri del Martelli - deve vincere. Le chiavi dei play off le ha il Piacenza: se batte la Triestina, il campionato va ai supplementari. Il Genoa è stato in serie A per 16 minuti, dal gol del pari della Triestina col Rimini fino al vantaggio del Piacenza a Vicenza. Doveva essere la domenica delle sentenze, è stata una domenica da cardiopalma, con la radiolina che a intermittenza dava e toglieva vita alla B e faceva galleggiare Genoa e Napoli tra la A e i play off. Tarana fa Kakà e spinge sul baratro i 6.200 tifosi del Grifone venuti a far festa al Martelli. Sacchetti anticipa Di Vaio, dà la palla a Tarana, « non la volevo, ero messo male », dirà alla fine l’hombre del partido, lui che non doveva nemmeno giocare per il ginocchio dolorante. Trequarti destra d’attacco, Tarana salta Juric, punta Criscito, finta, si accentra, accelera, De Rosa lo vede passare come un treno, Tarana entra in area, è solo davanti a Rubinho. Piatto sinistro. Gol. Delirio. Il Martelli è una bolgia. Palla a centrocampo, passano due secondi: Giannoccaro fischia la fine della partita e l’inizio di un altro campionato. Flash dal campo: Di Vaio e Criscito in lacrime, Milanetto crolla a terra, il presidente Lori salta come un grillo, jeans e t-shirt bianca fradicia di sudore, va sotto la curva, manda baci. Gasperini se ne va infuriato, da solo, negli spogliatoi, a testa bassa, dopo aver mandato platealmente al diavolo la sua difesa. Dirà alla fine il vicepresidente del Genoa Pastorello: « Queste partite male che vada le devi pareggiare: quando vuoi vincerle a tutti i costi finisce così ». Il Genoa perde una partita pazzesca, in superiorità numerica per oltre mezzora dopo l’espulsione di Mezzanotti (11'st, sciocca gomitata a Leon), contro un Mantova prima rinunciatario, poi lucido nella sua follia. Il Genoa la perde dopo aver cercato in tutti i modi di vincerla. Sette occasioni da gol fallite, le ultime due nei minuti di recupero: stoccata di Adailton, Brivio si supera, palla di nuovo in area, De Rosa a botta sicura, di testa, da tre metri: fuori. E’ un attimo, poi sarà il patatrac. Tarana inventerà un gol destinato a restare nella storia di un Mantova che si conferma l’ammazzagrandi della B. Qui al Martelli ha battuto tutte le big. Si è rimesso in corsa per i play off col cuore, la forza dei nervi e la spinta di quella Dea Bendata che - un anno fa nella finale play off col Torino - fece scivolare la promozione a cinque centimetri dal palo. Domenica a Rimini, Di Carlo si gioca tutto. Il Genoa oggi è spalle al muro, perseguitato da una maledizione che gli fa ombra da anni, condannato a soffrire e a replicare gli errori del passato: due anni fa a Piacenza, promozione a un passo, finì 2-2 con una megarissa, poi venne Genoa-Venezia, la valigetta di Preziosi e la retrocessione in C. Domenica prossima, i verdetti play off arriveranno da due campi. A Marassi, Genoa-Napoli. Gasperini senza Gasparetto (squalificato) e Criscito (con l’Under 21). Doveva essere una festa, sarà la più degna chiusura del campionato di B più bello della storia. Al Garilli, Piacenza-Triestina. Il Piacenza non gioca solo per sè, gioca per tutti. MANTOVA (4-4-1-1): Brivio 7; Sacchetti 6,5 Notari 7 Cristante 7 Mezzanotti 4; Sommese 5,5 (1'st Tarana 7,5) Spinale 6 Brambilla 6 (36'st Donazzan sv) Doga 6; Caridi 5,5 (31'st Noselli sv); Godeas 6. A disp.: Bellodi, Franchini, Di Cesare, Bernacci. All. Di Carlo 7. Falli commessi: 26 Fuorigioco provocati: 4 GENOA (3-4-3): Rubinho 6; Bega 6 De Rosa 5 Criscito 6; Rossi 5,5 (36'st Galeoto sv) Milanetto 6 Coppola 6 Fabiano 6,5 (24'st Juric sv); Leon 5,5 (20'st Adailton 6) Gasparetto 5 Di Vaio 5. A disp.: Scarpi, Carobbio, Greco, Masiello. All. Gasperini 6. Falli commessi: 23 Fuorigioco provocati: 1 ARBITRO: Giannoccaro di Lecce 5,5 Guardalinee: Lanciani e De Santis Quarto uomo: Barbiero MARCATORI: 49'st Tarana. ESPULSO: all’11'st Mezzanotti (M) per comportamento non regolamentare AMMONITI: Brambilla (M), Fabiano (G) e Criscito (G) per gioco scorretto, Gasparetto (G) per simulazione NOTE: pomeriggio di sole, temperatura sui 30°. Spettatori 14.796 (9.128 paganti e 5.668 abbonati), per un incasso di 154.241,20 euro (quota abbonamenti 54.592,25). Angoli 6-3 per il Mantova. Recupero: 2'pt; 4'st.
IL SECOLO XIX - Il Genoa si butta via Spreca e cade a Mantova all’ultimo secondo Ora deve vincere con i “cugini” del Napoli. di Giovanni Ciolina. Mantova. Come complicarsi la vita e vivere - come troppe volte - sul filo del rasoio. Cose da Grifo, commentano con quel sarcasmo tipico dei genovesi i vecchi tifosi. Una partita che vale la vita. Una partita, a Mantova, non bella ma con molte occasioni. Qualcuna da urlo, da cuore in gola. La serie A accarezzata per quasi un'ora nella girandola di risultati. Alla fine un pareggio che sembra il male minore. Un pareggio saldamente nelle mani. Fino alla sbandata finale, collettiva: Tarana - sembra il nome di uno stregone, forse ci voleva un esorcismo - che infila Rubinho. Tutto più difficile, ora. E venticinque anni dopo, la sfida con il Napoli torna ad essere decisiva. Per entrambe, però, questa volta. E non sarà il San Paolo il teatro prescelto per ospitare lo spettacolo. Si giocherà a Marassi, ore 15. In ballo c'è la serie A diretta, c'è la porta per evitare la roulette dei play off e quindi le gambe rischiano di essere percorse da lunghi brividi. Venticinque anni dopo, Grifone e Ciuccio si ritrovano faccia a faccia per qualcosa di importante. Nessuno dei due avrebbe voluto un epilogo tanto spietato. Tremendo. «Insieme in serie A» avevano predetto gli scaramantici tifosi partenopei alla vigilia della penultima tappa del campionato. Una speranza, un sogno in grado di trasformarsi in una sciarpa rossa e azzurra. Un mezzo per consolidare ulteriormente un gemellaggio di ferro scaturito proprio da quell'antica sfida, ma che il destino questa volta ha previsto di saggiare nella sua resistenza. Il Genoa si salvò grazie al pareggio del San Paolo, grazie ad una clamorosa papera di Luciano Giaguaro Castellini che si fece scappare dalla mani un pallone che finì in angolo e dal quale nacque il gol di Mario Faccenda. Ben altra storia, ben altro canovaccio attende invece il match di domenica prossima. Si giocheranno novanta minuti nei quali non sono ammessi errori, se non si vuole poi ritrovarsi all'inferno e con i rimorsi di coscienza a mangiare l'anima. Dentro o fuori. «Avete ubriacato l'acqua» commentano con tanto rammarico i tifosi napoletani di fronte alla sconfitta del Grifone a Mantova. E già, perché la battuta a vuoto dei rossoblù complica terribilmente la vita ai Gasperini Boys e li costringe a cercare la vittoria con il Napoli per strappare il pass per la serie A. Al Napoli può bastare il pareggio, ma di conti al Ferraris se ne potranno fare veramente pochi. Bisogna giocarsela e basta. Per assurdo Genoa e Napoli devono contare sulle esigenze di salvezza della Triestina a Piacenza. Un pareggio dei giuliani in Emilia infatti aprirebbe le porte della serie A a entrambe, con il Piacenza (senza cinque elementi) a raggiungere quota 68 e quindi fuori dai giochi. «Abbiamo allungato l'agonia» ripetono in casa mantovana riferendosi alle loro speranze di playoff. Il Grifone a questo punto non deve fare calcoli di nessun genere ma pensare solo alla vittoria, nonostante per la partita della vita Gasperini debba fare a meno di Gasparetto e Criscito. Di certo sarà una partita vera. Con Marassi che si incammina verso il tutto esaurito.
IL SECOLO XIX - Stellini: «Lavoro e fatica per voltare pagina». di Giovanni Ciolina. Assente per infortunio, il difensore ha consolato i compagni, poi è stato eletto portavoce. Sculli litiga in tribuna. Mantova. Un infortunio al polpaccio gli impedisce di essere parte in causa nella partita che può valere una fetta di stagione, e già questo è fonte di delusione. Ma Cristian Stellini è capitano vero e nel momento del bisogno risponde presente. Non piange come fanno i suoi compagni in campo. Forse vorrebbe farlo, ma non c'è tempo. Milanetto, Criscito, Di Vaio e Coppola, crollano sul prato verde stroncati dalla delusione, dall'amarezza. Stellini li abbraccia negli spogliatoi e riceve l'investitura dai compagni di farsi portavoce di questa sconfitta. «Bisognerà lavorare un'altra settimana - dice il capitano - ma con la stessa intensità ed entusiasmo. Bisogna lasciarsi alle spalle il rammarico per la sconfitta e ritrovare serenità». Facile a dirsi, ma forse è un pochino più complicato da mettere in pratica anche se i fantasmi «si possono sconfiggere». «Con il Mantova abbiamo avuto tante occasioni, ma alla fine siamo stati beffati. Nel calcio ci sta e dobbiamo prendere le cose positive di questa gara». Il capitano, non giocatore per questo finale, non fatica eccessivamente a trovare gli aspetti positivi della gara: «La condizione fisica gioca dalla nostra parte e poi anche il gioco non è mancato. Con il Napoli l'augurio è che diventi decisivo». In divisa da Genoa Image, il capitano segue la sfida in tribuna con Beppe Sculli che nel finale sbotta di fronte agli sfottò dei tifosi di casa che sembrano avercela in modo particolare con il Genoa e con il presidente Enrico Preziosi. Ci sta anche questo in un pomeriggio di rabbia e delusione ma la prestazione del Grifone «è difficile da analizzare». «L'importante, però - ancora parole di Stellini -, per noi è non analizzare solo gli aspetti negativi, ma guardare avanti. Alle cose buone». Insomma, in casa genoana si cerca di addolcire l'amarissima pillola fatta ingoiare da Tarana, dispensando parole di tranquillità e invece di parlare di errori o sfortuna Stellini evidenzia che le parole importanti «saranno quelle che ci diremo in settimana» nel cuore di Villa Rostan. Impensabile trovare elementi per commentare a caldo lo 0-1 di Mantova: «Dobbiamo lasciarci alle spalle il rammarico odierno». E basta. L'indicazione di capitan Stellini è una sola e soprattutto l'unica in grado di raffreddare tensioni e rabbia: il lavoro. Solo mettendo la testa in basso e sacrificandosi si ottengono i risultati. Fatica per voltare pagina e ritrovare subito la concentrazione. Lavoro, lavoro, lavoro, quindi è la ricetta per superare la tranvata in pieno volto ricevuta dal Mantova. Dolori ed ematomi rimarranno a lungo nel cuore e nesi muscoli del Grifone, ma domenica contro il Napoli non ci sarà tempo e spazio per guardare a queste cose. Servono novanta minuti in apnea.
IL SECOLO XIX - Dalla serie A diretta ai possibili avversari dei play-off Gli spareggi per il terzo posto si giocheranno in quattro tappe: semifinali mercoledì 13 e sabato 16 giugno. Finali il 21 e il 24. di Fosco Rustighi. Genova. Cosa succede se. La "cosa da Grifone" di Mantova - marea di occasioni sprecate e gol beffa subìto al 94' - getta i rossoblù nell'infido campo dell'ipotetico, nell'intreccio di combinazioni per capire quali avversarie si troverebbero di fronte in malaugurato caso di play-off. Semifinale e finale (da giocare il 13 e 16 giugno e poi il 21 e 24 giugno), prolungamento del campionato che pareva lontano e che invece la sconfitta del "Martelli" ha riavvicinato, con corredo di tensioni dovuto al ben diverso stato mentale di chi era in fuga e si trova a essere braccato d'appresso e di chi era distaccato e vede a tiro la preda. «Artefici del proprio destino», lo aveva detto Gasperini prima di Mantova. Giusto modo per caricare la squadra e responsabilizzarla, però con inevitabile rovescio della medaglia. Se ti va male, se il destino non sei riuscito a modellarlo a dovere e sei costretto a ricominciare, spuntano i fantasmi. L'ansia che il calcio possa funzionare un po' come il ciclismo: ti ripigliano proprio all'ultimo sulla salita più dura, riscattare è dura. Servono polpacci allenati e, soprattutto, psiche di ferro. «Artefici del proprio destino», il tecnico lo ridirà prima del Napoli. Se il Genoa vince con i partenopei, è in A. Se pareggia e il Piacenza non batte la Triestina (che è ancora in lotta salvezza), è in A. Se perde e lo stesso fa il Piacenza, è in A. Ma se invece saranno play-off, quali sfide dovrà affrontare il Grifo? I sentieri sono molti, anche perché l'ultima giornata propone il confronto diretto tra Rimini e Mantova. Il Bologna potrebbe rientrare in gioco vincendo contro il tranquillo Albinoleffe e, quindi, orientatore dei destini potrebbe essere il Brescia, che ospiterà al Rigamonti l'altrettanto sereno Cesena. Prima trama, il Brescia vince. Se a Rimini non finisce in pareggio, i primi avversari del Genoa sono proprio le Rondinelle. In caso di "ics", invece, lo sfidante è il Rimini se il Bologna vince, il Mantova se il Bologna non vince. La ragione sta nel regolamento che prevede, nell'eventualità di più squadre a pari punti, di gerarchizzare in base a: punti negli scontri diretti; differenza reti negli scontri diretti; differenza reti generale; maggior numero di reti segnate; sorteggio. Per tornare in corsa il Bologna deve vincere e sperare nella sconfitta del Brescia. In questo caso, qualunque sia il risultato di Rimini-Mantova saranno i felsinei ad affrontare il Grifone nella semifinale play-off. Se invece il Brescia perde ma il Bologna non vince, l'avversario del Genoa sarebbe il Mantova se vince il Rimini, il Rimini se vince il Mantova o finisce in parità. Altre opzioni con un pareggio tra Brescia e Cesena. Il Genoa si troverebbe faccia a faccia con Serse Cosmi sia con la vittoria del Rimini sia con quella del Mantova (pure in caso di successo del Bologna). In caso di pari in Romagna e pareggio o sconfitta del Bologna, Grifo contro Rimini. In caso di pari in Romagna e vittoria del Bologna grande ammucchiata con quattro squadre a 65 punti: il Mantova sarebbe secondo nella classifica avulsa e quindi si replicherebbe la sfida di ieri. Il Vecchio Balordo dovrebbe evitare, potendo scegliere, la squadra di Cosmi, per quel che il tecnico rappresenta e perchéè quella più in forma in questo finale di torneo: 2,3 punti di media negli ultimi 12 turni, esattamente come i rossoblù. I quali, nell'eventualità dei play-off, avrebbero il vantaggio del ritorno sempre al Ferraris. Ma lo svantaggio di doversi giocare in altre quattro partite ciò che a lungo hanno stretto tra le mani. Ciò che, domenica contro il Napoli, possono ancora afferrare definitivamente.
IL SECOLO XIX - Gasperini attacca l'Under 21«Hanno spremuto Criscito» «Gestione arrogante con l'Albania». E sulla beffa: non si prende un gol così. di Giuliano Gnecco. Mantova. L'ammissione: «Sono incazzato per la sconfitta». Testuale: quando ci vuole, ci vuole. Gasperini attacca, senza citarlo, il ct dell'Under 21 Casiraghi. «Dispiace per i tifosi, però? sbotta il tecnico - la sfortuna non esiste. Tutti i risultati bisogna conquistarli all'ultima giornata, basta con questa barzelletta che il Genoa deve sempre soffrire fino all'ultimo. Forse la differenza è che il Genoa non centra risultati da 12 anni, però credete che anche in Napoli non soffra? E il Piacenza? Il Rimini? Il Mantova? La bocca, come i tifosi, l'avevamo fatta anche noi, ora bisogna reagire». C'è un rammarico: non poter utilizzare Mimmo Criscito contro il Napoli, a maggior ragione per il fatto che pure Stellini è indisponibile. Il difensore campano è stato precettato dal ct Pierluigi Casiraghi per gli Europei Under 21: per lui stagione in rossoblù finita comunque vada. Non ci si può fare nulla, perché i calendari di queste competizioni li stila la Uefa. Semmai il problema sta nel fatto che Criscito sia stato tenuto in campo per tutta la gara venerdì nell'inutile amichevole con l'Albania: Casiraghi avrebbe anche potuto utilizzarlo con maggiore giudizio. Gasperini va giù pesantissimo: «Se vogliamo anomalie ce ne sono, anche le convocazioni. Avevamo Criscito convocato nell'Under. Ci sono giocatori convocati nei campionati di serie B, quando i calendari sono fatti per la A, devo dire anche con molta presunzione, molta arroganza, da parte di allenatori federali. Perché quello che è successo con l'Albania l'altro giorno era evitabile. C'è tutta una serie di situazioni che può essere rivista. Qusta peròè la realtà del momento, e non possiamo cambiarla». Però bisogna ripartire: «Non siamo riusciti a chiudere la gara - ricorda il tecnico - Abbiamo avuto occasioni importanti che non siamo riusciti a concretizzare: questo lo accetto ancora. Quello che non accetto è prendere gol a 5 secondi dalla fine. Non potevamo impedire al Piacenza di vincere, ma questo potevamo evitarlo: così è una beffa. Non so se si poteva fare un fallo tattico, ma Tarana è andato via in mezzo a cinque: forse qualcuno ha temuto di dover saltare il Napoli. Peccato, era un'occasione importante. Però la prestazione c'è stata, abbiamo avuto fino alla fine grandi occasioni. Questo è il calcio». Bisogna ripartire, certo. Ma in questo momento non è facile: «Qualcuno alla fine era più che scoraggiato - ammette Gasperini - Però c'è una settimana per ricaricarci. Sapevamo da tempo che la partita con il Napoli sarebbe stata decisiva. Dispiace per i tifosi. Non eravamo brillanti in attacco, precisi, reattivi». Anche per questo, quando la squadra è entrata in campo per saggiare il terreno, sentendo il boato dei tifosi il tecnico ha subito preferito richiamare i giocatori negli spogliatoi: «Abbiamo risentito un po' della fatica, della tensione, della pressione. Dobbiamo riorganizzare tutto, abbiamo una settimana». C'è chi ha storto il naso per il cambio sugli esterni: «Rossi aveva dato tanto - ricorda Gasperini - Fabiano era anche ammonito». E a rischio espulsione, perché dopo il rosso sacrosanto a Mezzanotti, l'arbitro dava l'impressione di non aspettare che l'occasione per riequilibrare la situazione. Per 17' minuti il Genoa è stato il serie A. Poi c'è stata la nemesi, la Grande Beffa. Il replay di Ravenna e Piacenza. E per certi versi di Cesena in questa stagione: «È successa la stessa cosa di Cesena, è il desiderio della squadra di vincere sempre. Però? puntualizza il vicepresidente Giambattista Pastorello - allora eravamo sbilanciati, stavolta c'erano tre difensori. Un osservatore neutrale, vedendo questa partita, non può non ammettere che il Genoa meritava almeno un punto. Forse un fallo tattico era da fare, però siamo sereni». Ricorda Gasperini: «Genoa e Napoli sono due squadre che hanno meritato la serie A, però bisognerò contendersela fino alla fine». È di parere differente Mimmo Di Carlo, allenatore del Mantova: «Non credo che per i valori ci fosse tutto questo divario fra la terza e la quarta, per cui è giusto che si giochino i playoff. Tuttavia ritengo che il Genoa sia una squadra forte, che merita la A. Oggi ha preso una bella mazzata per il modo nel quale è venuta la sconfitta, ma sono convinto che si riprenderà e centrerà l'obiettivo. Ha pagato un solo episodio: nell'ultimo mese era capitato a noi, oggi è toccato a loro». Ma è l'ennesima Grande Beffa patita dal Grifone. C'è però ancora un modo per fare sì che si tratti solo di un incidente di percorso: serve una vittoria domenica nello scontro diretto con il Napoli, con la consapevolezza però che alla squadra di Reja bastano due risultati su tre e che i campani in trasferta si trovano meglio perché possono sfruttare il contropiede che è la loro arma migliore. A Gasperini trovare il modo di disinnescarla.
IL SECOLO XIX - Di Vaio, lacrime di rabbia «Vinceremo con il "nervoso"» Il bomber all'uscita dal Martelli è il volto della delusione. Come Criscito, atteso dallo zio per andare al raduno Under 21. di Marcello Zinola. Mantova. Rimanere 17 minuti esatti in serie A, tanti ne ha vissuti ieri il Genoa con il pareggio (quando c'era) e la concomitanza degli altri risultati, tra il 64' (gol della Triestina) e l'81' (rete del Piacenza). Eppoi zacchete, ti ritrovi come se avessi fatto un frontale con un autotreno. Allora che si fa? Come ci si riprende se "uno è uno di quelli" che hanno preso la facciata? «Che si fa? Si torna in famiglia, si cerca di prendere coscienza e martedì si riparte, mi hanno detto che anche prima che arrivassi io c'erano stati momenti difficili e che ci siamo ripresi. Domenica è una partita da dentro e fuori, peccato, proveremo a vincere quella». Marco Di Vaio è una sindone di delusione, del resto le "borse" sotto gli occhi rivelano quanto le telecamere avevano immortalato: le sue lacrime di rabbia e di delusione mentre Gasperini, al gol di Tarana, calciava con un perfetto shoot la borsa dei medicinali mandando a "vaffa" tutto il mondo. «La delusione è grande e quella dei tifosi che sono venuti qui, tanto che sembrava quasi di giocare in casa, sarà, anzi è enorme e giustificata. Noi speriamo di saperli trascinare tutti domenica, da subito, con noi in campo, proveremo senz'altro a vincerla». Poco più di un quarto d'ora in serie A con l'altalena degli altri risultati. «Sì, ma con i se e con i ma, facendo i conti sugli altri non si vincono le partite. Oggi abbiamo fatto una partita quasi perfetta, abbiamo avuto occasioni da gol, io stesso sono stato a un passo dal farli, poi è successo quel che è successo». Magari poteva starci un fallo tattico, a una manciata di secondi dalla fine. Di Vaio abbozza un sorriso che proprio non gli viene e continua a tormentare la bottiglietta d'acqua che ha tra le mani. «Se ne possono o se ne potevano fare tante di cose, ma quando sei in mezzo al campo, lì così... dire adesso "potevi fare quello" sarebbe ingiusto». Il contraccolpo psicologico potrebbe essere importante. «Dovremo vincere domenica o saranno play off. Cosa promettiamo ai tifosi? Di giocare con il cuore e la voglia, di fare un'altra settimana di preparazione sul piano nervoso, tattico e fisico come abbiamo fatto per Mantova. Abbiamo lavorato in modo perfetto, eravamo e siamo sereni. Il "nervoso" sarà un'alleato importante, non credo che ci sentissimo già in serie A». E nello spogliatoio cos'è successo? «Silenzio, subito, poi la determinazione e la voglia di riprendere la corsa e di preparare domenica prossima. Adesso sarà importante il rientro, un viaggio che sarà piuttosto "lungo", la famiglia, l'ambiente. Martedì (domani) non sarà tutto dimenticato perché sarebbe un errore, ma sarà affrontato nel modo giusto. Domenica avremo un risultato solo? Io non mi aspetto nulla da nessuno, ciascuno faccia il suo». Come dire, Piacenza-Triestina e altre gare proprio non interessano. Visto oggi. Passa Mimmo Criscito, lo zio l'aspetta per portarlo al raduno della Under 21. Anche lui sembra una sindone con scritto delusione. Lo sguardo è più che a terra, ma a uno che gioca 190' in tre giorni, segna con la Nazionale e ha rischiato di farlo ieri cosa si può chiedere di più? Il treno di Tarana è passato non solo sui suoi piedi, lui quel pendolino della disperazione lo sente fischiare ancora mentre esce dal Martelli.
IL SECOLO XIX - Gol mancati e beffa. Su Tarana al 94' fatale il timore di ammonizione Il suicidio finale ha il colore giallo paura. di Giovanni Ciolina. Mantova. Il Genoa rimane per quasi un'ora in serie A: 59 minuti per la precisione, con quei diciassette giri di cronometro della ripresa che parevano decisivi: dal pari della Triestina con Graffiedi, al gol del 2-1 dell'argentino Simon al Menti di Vicenza. Poi è delusione allo stato puro. E già, perché a una manciata di secondi dalla fine dei quattro minuti di recupero Tarana si inventa il colpo del kappao al Grifone. Una botta terribile, in grado di sbriciolare la sicurezza dei rossoblù e far saltare i nervi a mister Gasperini che se la prende con la borsa dei medicinali che si trova nei pressi della panchina. E già, perché la sconfitta complica terribilmente la situazione e mette il Grifone nella condizione di avere un solo risultato a disposizione con il Napoli. Ma il rovescio della medaglia è proprio quello. Si gioca a Marassi una partita da vincere «e proveremo a portare dalla nostra tutta la gente» afferma Marco Di Vaio, che solo dopo la doccia riesce a ritrovare un po'di serenità. In campo è una maschera. Al fischio finale esplode in un pianto inconsolabile: «Non ci aspettiamo niente da nessuno, andremo a prendercela noi la serie A». Un fattore casa che deve servire a smaltire rabbia e delusione, senza fare drammi. «Reagiremo» tuona il tecnico Gasperini che ha sul volto ancora i segni della terribile delusione mantovana. Prendere un gol del genere a tempo scaduto e per di più con la superiorità numerica per 37 minuti (espulsione di Mezzanotti per gomitata a Leon) sono bocconi che restano nel gozzo a lungo e rischiano di strangolarti. Se si aggiungono le sette occasioni nitide sprecate e uno sconto a Cristante per una gomitata a Fabiano nel primo tempo ce n'è abbastanza per un attacco di bile. Ma è necessario reagire, anche perché domenica al Ferraris serve la mente sgombra da fantasmi o vittimismi per centrare la vittoria. Tre punti indispensabili per evitare i playoff e dare spazio alla gioia. Quella che ieri è rimasta bloccata nelle gole degli oltre seimila tifosi rossoblù assiepati al Martelli. Anche perché il Genoa a Mantova butta via una ghiotta occasione per approdare in Paradiso, o quanto meno di fare un ulteriore passettino verso il traguardo. Invece è harakiri. La difesa rossoblù lascia un'autostrada davanti all'incredulo Tarana. Milanetto, Juric, Criscito e De Rosa, in rapida successione, si limitano a guardare l'avversario che una volta in area crede al miracolo e fa esplodere il Martelli. E' il suicidio genoano. «Un fallo che ci andava» commenta il vice presidente Giambattista Pastorello. Fatale la voglia di vincere: «E' successo la stessa cosa di Cesena quando abbiamo preso gol con tre difensori a marcare un uomo. Purtroppo abbiamo sbagliato tante, troppe occasioni», ma a tradire il Grifo forse è stata la paura di subire un'ammonizione che avrebbe impedito di partecipare alla sfida con il Napoli. E a quel punto il pericolo giallo ha presentato il conto. Nel match della vita infatti mancheranno Gasparetto (diffidato e ammonito) e soprattutto Criscito che già ieri sera ha raggiunto il ritiro della Nazionale under 21 a Coverciano. «In bocca al lupo Mimmo»è stato il saluto del tecnico al suo pupillo. «Speriamo, tanto vado in panchina nella prima partita» risponde amaramente il mancino a un dirigente genoano. «Purtroppo perdiamo un giocatore importante in un momento topico della stagione per l'arroganza di qualche tecnico federale»è l'attacco neanche troppo implicito a Pierluigi Casiraghi. Il pericolo giallo si è concretizzato a una manciata di secondi dal fischio finale quando nessuno ha preso il coraggio (o la forza?) a quattro mani stendendo Tarana. Già il pari sarebbe stato stretto, figurarsi la delusione nello stanzone genoano di fronte al volto della sconfitta. Il Grifone non gioca certo la migliore partita della stagione, ma per lunghi tratti della sfida il pallino resta nelle mani, pardon nei piedi, di Milanetto e compagnia. Se si eccettua una conclusione di Sommese a fine primo tempo su cui Rubinho si esalta, i padroni di casa non trovano sbocchi. Godeas fa la guerra con De Rosa e Criscito e la perde. Dall'altra parte sorte analoga per l'incursore Gasparetto che non riesce a trovare spazi vitali. I veri problemi del Genoa di Mantova sono la difficoltà ad andare a rete, confermando una tradizione avversa al Martelli. Di Vaio e De Rosa si divorano due occasioni a testa, mentre Brivio mette i sigilli a Criscito e Adailton, ma è soprattutto la sensazione di scarsa incisività che lascia l'amaro in bocca. Si cerca il tocchetto piuttosto che provare la conclusione da fuori. E il Mantova? Festeggia. Ha ragione per il gol, ma fatica molto e forse il merito di Di Carlo è provare il tutto per tutto nel finale di gara, in dieci, schierando due punte. Ma sono aghi nel pagliaio. La sostanza è che il Genoa fallisce il primo kappao. Nessun dramma, però. Domenica c'è il bis. Da non fallire.
IL SECOLO XIX - Il pagellone RUBINHO 7 Si guadagna lo stipendio nel miracoloso tuffo a salvare al 42’ sulla conclusione di Sommese dopo un buco diDe Rosa sul cross di Caridi dalla sinistra. Peccato sia una prodezza inutile. Poi nulla può fare sulla conclusione di Tarana, che salta i giocatori genoani come birilli nemmeno fosse Maradona. BEGA 6 Caridi gioca fra le linee, ruota intorno a Godeas; quanto il trequartista biancorosso avanza n fase offensiva, lo prende in consegna prevalentemente lui che a marcare i fantasisti (da Ricchiuti in poi) è abituato.Ha la capacità di intervenire in scivolata con perfetta scelta di tempo anche quando Caridi avanza palla al piede. Sbroglia alcunematasse piuttosto intricate. DE ROSA 6 Un paio di buchi in chiusura: in un’occasione deve offrire quanto meno un aperitivo a Rubinho che ci mette una pezza.Meglio invece quando suona la carica, e palla al piede guida l’assalto alla retroguardia lombarda. Nella ripresa si rinfranca anche in fase offensiva, andando a rubar palla senza rinunciare alle avanzate garibaldine. Potrebbe diventare l’eroe di giornata al 27’ con la consueta deviazione aerea, però tocca di spalla e sbaglia la mira. Va poi a fare in pratica da centravanti aggiunto, e chiude da capitano di giornata da dimenticare. CRISCITO 7,5 D’accordo, gli va in soccorso pure la giovane età, 20 anni appena.Ma sarebbe utile alla medicina fare una ricerca su come riesca a giocare con tale intensità – e con il caldo – la seconda partita in tre giorni appena.Una forza della natura, freddo e lucido. Pulito e sempre in anticipo, soprattutto sul pennellone Godeas.Monumentale nelle chiusure, anche quando si trova all’uno contro uno.Al 16’ della ripresa fa tutto da solo, scende a sinistra e va ad un passo dal gran gol. Sarebbe stata comunque la sua ultima uscita stagionale. Si sarebbe meritato di chiudere in ben altro modo, lui comunque è già di un’altra categoria. ROSSI 6,5 Duella in velocità con l’ex blucerchiato Doga, un motorino inesauribile.Deve però tenere il freno amano tirato, con compiti soprattutto di contenimento, per coprire le spalle a Leon: si rende prezioso con alcune diagonali al limite della propri area. Con l’ingresso di Adailton riesce ad andare con maggiore insistenza sul fondo, poi esce stanchissimo (36’ ST GALEOTO 5,5: il suo ingresso non porta le migliorie sperate; sbaglia diversi cross: in fase offensiva non aiuta poimolto e, visti i risultati, neppure in quella difensiva si copre di gloria). MILANETTO 5,5 Finisce andando con i fumi: per un’ora detta tempi e ritmi con la consueta intelligenza, prova pure la conclusione ed è lucido nell’imbeccare il compagno smarcato. Poi va in apnea, non regge più i ritmi e il Genoa ne risente. E, diffidato, non se la sente di stendere Tarana quando parte per il gol partita. COPPOLA 6 Sradica palla dai piedi di Brambilla a centrocampo e si invola verso Brivio provando la fucilata di sinistro; ne esce una conclusione sporca, con Di Vaio meglio piazzato,ma è anche una dimostrazione del suo temperamento battagliero. È fra gli ultimi a molare. FABIANO 6 Fa gli straordinari, gli tocca un doppio turno di lavoro: da una parte non perde di vista il guizzante Sommese, dall’altra cerca di spingere andando al cross con continuità; ogni palla che scodella in mezzo manda in fibrillazione la retroguardia biancorossa. Ammonito, esce anche per risparmiargli il rischio del rosso. (23’ ST JURIC6: fa quasi il quarto a sinistra in difesama, avendomaggiore birra dei compagni nonostante il lungo stop, prova anche a spingere sulla fascia. Glimanca solo l’ultimo passaggio). LEON 6 Al 13’ tenta la specialità della casa: la punizione liftata; risultato: a Brivio vengono i brividi, però il pallone sfila di poco a lato. Poi vuole strafare, e al 38’ invece dimettere la sfera in mezzo quando i saltatori erano già pronti alla deviazione, tenta la rete impossibile sprecando una ghiotta opportunità. Nella ripresa rispolvera il vecchio vizio: accentrarsi troppo, però ha ilmerito di aver causato l’espulsione (l’ennesima) di Mezzanotti. Poco dopo serve una palla d’oro a Di Vaio che sbaglia. (19’ ST ADAILTON 6,5: per parecchio dà l’illusione di accendere la luce: in palla, inventa e conclude.Nel recupero solo Brivio gli nega il gol che varrebbe la serieA, poco prima della Grande Beffa). GASPARETTO 5,5 Come l’orsetto del luna park: prende un’infinità di colpi (proibiti) dal solido duo Notari Cristante senza che Giannoccaro faccia una piega.Non la fa neppure lui e continua a battersi con ostinazione e coraggio cercando in modo di lasciare l’avversario sul posto almeno il tempo sufficiente per fare da sponda ai compagni che sopraggiungono dalle retrovie. Si guadagna forse un mezzo rigore per un contatto con Cristante; l’arbitro invece lo ammonisce: diffidato, per l’eccesso fiscalismo dell’arbitro salterà il Napoli. Poi spreca anche un’occasionissima: generoso ma meno lucido del solito. DI VAIO 5 Al 12’ della ripresa ha il match ball su invito di Leon ma, da posizione favorevole, appoggia a lato. Si ripete nel finale, quando passa a destra. Sembra sentire molto la partita, e pure il caldo. Sacchetti riesce a concedergli poco spazio. L’errore più grande: il fatto di intestardirsi cercando costantemente colpi di tacco e la giocata ad effetto, quando occorrerebbe avere maggiore praticità. Nell’ultimo quarto d’ora è praticamente in campo solo per onor di firma: non ha più benzina e sono esaurite le sostituzioni. MANTOVA Brivio 6,5; Sacchetti 6,5,Notari 7, Cristante 7, Mezzanotti 4; Sommese 6 (1’ st Tarana 7), Spinale 6,5, Brambilla 6 (36’ stDonazzan sv),Doga 6; Caridi 5,5 (31’ stNoselli sv); Godeas 6. ARBITRO GIANNOCCARO DI LECCE 5: dirige all’anglomantovana, nel senso che lascia correre molto, tollera il gioco ruvido e risparmia ai lombardi il giallo quando intervengono in modo ispido. Finisce invece per ammonire Gasparetto per simulazione senza che neppure l’attaccante avesse accennato alla protesta dopo la trattenuta di Cristante. Poi non può non espellere Mezzanotti per la gomitata rifilata a Leon. Successivamente ci sarebbe pure un rigore di Sacchetti su Di Vaio. Finisce per scontentare tutti. di Giuliano Gnecco.
IL SECOLO XIX - «Sta a vedde che...» Il sortilegio colpisce ancora I tifosi a Mantova Seimilacinquecento da Genova, anche in bici, Dalla speranza alla delusione. di Marcello Zinola. Mantova. Sant'Anselmo batte Santa Apollonia e Davide dovrà riportare tutta la sua delusione sulla canna della bicicletta con cui, da sabato, aveva pedalato per quasi 300 chilometri per raggiungere Mantova da Genova, facendo tappa notturna a Piacenza. Sant'Anselmo, uno dei primi vescovi cristiani, è il patrono di Mantova e giocava in casa. Sant'Apollonia alla quale è dedicata la chiesa di corso Garibaldi, dove attorno alle 9 di ieri mattina è entrato un drappello di genoani per partecipare alla celebrazione della messa, non ha potuto certo fare uno sgarbo al suo "principale". Vabbé, mescolando un po' di sacro con il profano, la "bella gita" (si fa per dire) dei seimilacinquecento genoani, colorata e vivace in andata, è delusa e con la faccia di sale al ritorno. Cose da Genoa verrebbe da dire, visto che i tifosi, nel dopo, ritornano a smoccolare sulla "maledizione" della penultima giornata, sulla storia di Piacenza di due anni e vai di rimando sino a Vlaovic e al rigore dello spareggio di Firenze. Ma Gasperini, che manda un messaggio preciso ai tifosi, non ci sta: «Piantiamola con questa storia. Del resto avremmo firmato per risolverla con il Napoli alla fine». Cose da Genoa, meglio da genoani, la preparazione dell'esodo cercando di rimuovere ogni ricordo e fantasma del passato. Così i sei chilometri di coda in arrivo a Mantova sulla ex statale 10 o tra i due caselli di Mantova nord e sud, gli oltre quaranta pullmani, auto, moto iniziavano a occupare Mantova. A chi ne aveva approfittato per un week end culturale e gastronomico, oltreché calcistico, si aggiungevano i primi arrivi. Così c'era chi alle 9 e mezza andava a messa da Sant'Apollonia e chi sciamava in piazza Erbe. Chi recuperava qualche ora di sonno su una panchina e chi cercava la tavola dove avrebbe consumato "sorbir d'agnoli" e stracotto d'asino. Lo stracotto d'asino sarebbe rimasto sullo stomaco. Lambrusco e zanzare tra l'ora di pranzo e l'arrivo allo stadio, visto che un sole spaccapietre con alto tasso di umido aveva progressivamente preso il posto della pioggia. Il cronometro della passione comprende anche Filippo, sei anni. Mancano meno di due ore alla partita e lo staff rossoblu (l'ad Alessandro Zarbano, Gianni Blondet e Stefano Capozucca) attende il pullman della squadra. Filippo passa con i genitori, Blondet gli chiede scherzando per che squadra tiene, «perché non si capisce». Filippo si nasconde dietro al babbo e dice: «Genoa». Al circolo della Bocciofila, a due passi da palazzo Te e dallo stadio, "Skonvolts" biancorossi e sciarpe genoane si accalcano al bancone e tra i tavoli del ristorante. Tutti amici? Allo stadio, dove il popolo genoano occupa i due terzi dei distinti e la curva Cisa oltre al parterre della tribuna, gli scambi di battute e di sfottò sono pesantucci. Ma via, è una partita. La sbrisolona viene offerta in tribuna nell'intervallo. Non c'è un poliziotto a dividere i tifosi nei distinti, solo steward e ognuno canta la sua. Poi il tabellone, soprattutto nel secondo tempo, diventa un metronomo delle sensazioni, di accessi di speranza e di tremarelle improvvise. I ritmi sono quelli di Vicenza-Piacenza, con altalena di reti che spinge il Genoa a provare a vincere e a chiudere lì la storia. L'altalena sale fino a Trieste dove c'è il Rimini. I distinti scoppiano quando la combinazione dei risultati promuoverebbe il Genoa, la curva mantovana pure quando accade l'esatto contrario e la tribuna biancorossa, riconoscendo Gianbattista Pastorello nella tripla veste di ex del Verona ("Mai veronesi" recitano molte magliette ultras), vice del Genoa e di Preziosi, gli dedica una serie di cori di "spessore" dedicati a valigette e storie di due anni fa. La partita rotola verso la fine tra gli "uuuh" delle occasioni mancate. E la signora Gina con il signor Mario nel parterre della tribuna inizia a ripetere la litania del "sta a vedde che". Belin, sta a vedde che per davvero: minuto 93 e secondi 58, Juric, Criscito e De Rosa vedono passarsi sui piedi il treno di Tarana che entra in area e tira. San Rubinho non ce la fa, tocca appena. Sant'Apollonia ha spento la candela, Sant'Anselmo ha tirato una bacchettata con il suo bastone pastorale e San Giorgio era rimasto a Genova pensando che il drago fosse già morto. Seimilacinquento mascelle serrate, tredicimila occhi sbarrati che non avrebbero voluto vedere. Poi via, verso casa. Mogi, ammutoliti. Niente incidenti, a parte qualche schiaffo volato alla fine tra opposti gruppetti. Domenica è un altro giorno.
LA REPUBBLICA - Genoa, in A per sedici minuti Una partita drammatica a Mantova con la vittoria e la promozione matematica sfiorate fino al 94´ quando arriva la beffa Grande delusione poi la speranza di battere il Napoli domenica. di Gessi Adamoli. Non è vero che i sogni muoiono all´alba. Quelli dei semila tifosi genoani, che hanno seguito il Grifone in trasferta e delle decina di migliaia rimasti a Genova, incollati alla tv o alle radioline, muoiono alle 17.52 di una domenica di giugno afosa e appicicaticcia come nella peggior tradizione della Bassa Padana. E forse finita peggio che a Ravenna e Piacenza, altri beffardi capolinea di esodi biblici del popolo rossoblù. Il Genoa resta sedici minuti in serie A, poi, in un secondo tempo che ha dell´incredibile, non sfrutta la superiorità numerica, sprecando una mezza dozzina di palle gol, per poi fare harakiri a due secondi dalla fine del quarto ed ultimo minuto di recupero. E´ il 48´ e 58´´ quando Tarana, dopo aver saltato come birilli Juric, Criscito e De Rosa, trova l´angolino basso alla destra di Rubinho. Quel gol lo subisce una squadra stremata, che ha cercato in tutti i modi di vincere la partita non entrando nell´ordine di idee che in fondo, domenica prossima con il Napoli, le sarebbero andati bene due risultati su tre. Una squadra che non ha più la forza di stendere Tarana che parte in dribbling neanche fosse il nuovo Garrincha. E stata una partita strana che il Genoa, palesemente troppo contratto, non è riuscito a giocare nel primo tempo, ma che poi ha scelleratamente buttato via nella ripresa, sbagliando l´impossibile e poi prendendo quell´assurdo gol a due secondi dalla fine. Un suicidio perfetto, anche perché, questa volta, i cambi decisi da Gasperini hanno destato qualche perplessità. Soprattutto la sostituzione di Leon, che aveva appena fatto espellere Mezzanotti, anche considerando che Di Vaio ha patito i 29 gradi di Mantova finendo addirittura con i crampi. Anche Milanetto ha terminato in apnea, mentre l´inserimento di Galeoto al posto di Rossi, uno tra quelli che come gamba stava meglio, non ha prodotto effetti né in fase di copertura né in quella di spinta (sballati un paio di cross). Per la matematica il Mantova aveva una sola probabilità su ottantuno di riuscire ad approdare ai playoff, ma la squadra di Di Carlo ci ha creduto, comunque, interpretando con grande ardore la partita. Un temperamento che va anche oltre il consentito approfittando della direzione all´inglese di Giannoccaro. Così l´esuberante Cristante, impunito, può prima assestare un colpo al volto a Fabiano e poco dopo, sempre senza pagar dazio, anche a Gasparetto. E Mezzanotti, con una scivolata assassina, lascia il segno con i tacchetti sulla tibia di Marco Rossi. Ci vuole oltre mezz´ora per vedere il primo cartellino giallo, impossibile peraltro graziare Brambilla dopo quella brutta entrata su Milanetto. Il Genoa del primo tempo è teso. Sente oltre modo la partita, avverte il peso di quel traguardo così importante e ora anche così vicino. Così fatica a sviluppare il suo gioco abituale. Non riesce ad innescarsi sulla destra la catena Rossi-Leon e, a sinistra, Fabiano non trova spazi. Nemmeno il Mantova, al di là della trance agonistica, riesce a fare la partita che si era prefisso. Il gioco è spezzettato e ristagna soprattutto a centrocampo, ma la squadra di Di Carlo ha comunque una clamorosa opportunità per imprimere una svolta alla partita. E un clamoroso errore di De Rosa, che va a vuoto sul cross dalla sinistra di Caridi, a consegnare su un piatto d´argento la palla gol a Sommese. Tiro secco e straordinaria risposta di Rubinho che vola e d´istinto mette una mano a respingere la conclusione a colpo sicuro dell´attaccante mantovano. Il secondo tempo è un´altra partita. Dopo 10´ Leon salta di slancio Mezzanotti che per fermarlo gli affibbia una gomitata in faccia. Un brutto intervento che persino il permissivo Giannoccaro non può tollerare. Il Genoa si rovescia in attacco per sfruttare la superiorità numerica e subito (12´) inizia la sagra delle occasioni fallite: splendido servizio di Leon e Di Vaio, da pochi passi, non trova la porta. Al 16´ slalom irresistibile di Criscito che salta tre avversari e va al tiro: respinge Brivio, riprende Di Vaio tiro e la palla sbatte contro Gasparetto che si trova sulla traiettoria. Poi, 26´, è De Rosa che di testa manda fuori sul corner pennellato da Adailton. Ci prova anche Gasparetto, 28´, ma Notari riesce a smorzare la conclusione tuffandosi a corpo morto e la palla così finisce docile tra le braccia di Brivio. Al 40´ tiro - cross di Galeoto e Gasparetto in spaccata non ci arriva. Nel recupero il Genoa ha due altre clamorose occasioni: prima Brivio respinge su Adailton, poi De Rosa mette fuori di testa da pochi passi. Ma il Genoa che voleva a tutti i costi vincere, subisce la beffa più atroce. Piangono tutti. I tifosi sugli spalti, Mimmo Criscito in campo, mentre altri compagni si gettano a terra disperati. Ma il Grifone non muore mai. Domenica c´è il Napoli ed è un´altra storia. Si può, si deve vincere, anche senza Criscito (con l´under 21 agli europei) e Gasparetto (squalificato).
LA REPUBBLICA - PAGELLE Criscito sempre superlativo De Rosa stavolta tradisce. Di Vaio insufficiente: non è riuscito a capitalizzare le occasioni. di Gessi Adamoli. Rubinho 6,5: grande parata d´istinto su Sommese nel primo tempo, niente da fare invece su Tarana. Bega 6: reattivo e concentrato. De Rosa 5,5: non bene in fase difensiva. Va a vuoto nel primo tempo, ma su Sommese ci mette una pezza Rubinho. Poi è uno di quelli che si fa saltare da Tarana in versione Garrincha. E tradisce anche la sua fama di difensore-gol: ci prova due volte di testa ma l´urlo resta strozzato in gola ai seimila tifosi genoani. Criscito 6,5: una partita superlativa (compresa un´irresistibile discesa conclusa con un tiro respinto da Brivio) con la macchia del gol di Tarana. Perché c´è anche lui tra quelli che non hanno fatto ricorso al fallo tattico per fermarlo. Rossi 6,5: aveva la gamba sciolta, stava macinando la fascia. La sua sostituzione ha destato parecchie perplessità. Dal 36´ st Galeoto sv. Milanetto 6: all´inizio della ripresa, per mezz´ora, detta i tempi e si mette a far girare la palla. Poi, però, finisce la benzina e boccheggia in mezzo al campo. Coppola 6: cuore, polmoni e qualche errore di misura. Fabiano 6,5: era il padrone della fascia sinistra, Gasperini l´ha sostituito temendo il secondo giallo. Dal 24´ st Juric 6: al rientro, lascia partire Tarana confidando che qualcuno l´avrebbe fermato. Leon 6,5: Mezzanotti è l´ottavo avversario che fa espellere in questa stagione, subito dopo serve un assist splendido a Di Vaio. Poi, però, viene sostituito. Dal 20´ st Adailton 6: questa volta non regala nessuna della sue magie. Gasparetto 6: è un centravanti che gioca sempre spalle alla porta, prova a difendere la palla per fare salire la squadra o fare da sponda. Con i giganti Notari e Cristante ne dà ma soprattutto ne prende. Di Vaio 5,5: si mangia un gol, patisce il grande caldo e finisce con i crampi.
LA REPUBBLICA - E LA PIAZZA RESTÒ VUOTA TRA SILENZI E CATTIVI PENSIERI di Massimo Calandri. QUELLI delle bancarelle - che poi, chissà perché, hanno tutti l´accento napoletano - alle cinque del pomeriggio erano scuri in volto, ma di brutto, e brontolando riponevano sciarpe e bandiere negli scatoloni. Non se l´aspettavano, e del resto non se l´aspettava nessuno. Anzi: a metà dei secondi tempi delle partite del campionato cadetto, il numero dei venditori ambulanti tra piazza De Ferrari, via XX Settembre e piazza della Vittoria s´era miracolosamente moltiplicato. C´era un bel sol sole e si respirava aria di festa, di tuffi nella fontana, di cori e brindisi. Aria di promozione, aria di serie A. E infatti i titolari di diversi bar del centro avevano scelto di tenere aperto, riempiendo di birre i frigoriferi. In questura si predisponeva discretamente il servizio d´ordine, sui furgoni già salivano gli agenti in divisa. E qualche ragazzo vestito di rossoblù gironzolava intorno alla piazza per prendere posto. E dalle finestre delle case sfuggivano i primi squilli di tromba, con le bombolette spray. Invece no. All´improvviso è arrivata la rete in trasferta del Piacenza. E per un attimo tutto è sembrato fermarsi. Anche il traffico, i semafori - giuro, in quel momento ero al volante - segnavano rosso. Un rosso cupo. Poi il vecchio Grifone si è mangiato grappoli di occasioni, poi il Mantova ha aggiunto la beffa finale, un gol crudele ed ingiusto che domenica non concederà alternative. La festa annunciata si è trasformata in un´altra amarezza, mitigata solo dalla speranza che la prossima settimana sarà tutto diverso. «Intanto noi rischiamo di perderci un bel po´ di soldi», si lamentava uno degli ambulanti. «Avevamo anche preparato delle sciarpe per la doppia promozione di Genoa e Napoli, invece mi sa che dovremo buttare via tutto». E sì, perché domenica le due squadre giocheranno un match alla morte, con un solo posto in paradiso. Tra un moccolo e l´altro, passa un papà tirato per un braccio da un bambino che di fronte a tanti colori sgrana gli occhioni: l´uomo vorrebbe comprare una bandiera, poi prudentemente si informa del risultato. E scopre che c´è poco da sbandierare, almeno per ora. «La compri lo stesso, le faccio tre euro di sconto - fa il commerciante, e ancora non si sa bene chi stia facendo l´affare - . Vedrà che porta ‘bbuono». Il genitore mette mano al portafogli, il piccolo è felice e s´incammina sventolando verso piazza De Ferrari. Sull´erba, quella sistemata dove prima c´erano i getti d´acqua, due ragazzi prendono controvoglia il sole. Hanno piantato una bandiera genoana, uno di loro parla al cellulare con un amico che sta lasciando lo stadio di Mantova. Ed è una litania di «belin», «siamo condannati a soffrire sempre», e ancora «belin», «mai una volta che ci vada bene», «mica come i ciclisti», «ma non molliamo», «belin, che sfiga», e «vedrai che casino domenica prossima», «sarà ancora più bello». La maglietta recita «In Genoa we trust», crediamo nel Genoa: e deve essere proprio così, perché provano a cancellare quella faccia da funerale mettendosi a parlare della sfida con il Napoli, scommettendo su chi metterà in ginocchio i campani. Dicono di essere così usi alle sventure che niente e nessuno li può piegare. Cosa volete che sia un golletto in contropiede quando sembrava così facile passare a Mantova e guadagnarsi matematicamente la A. Facile, appunto. Troppo facile. Arriva un gruppetto che dice di voler fare festa comunque, un po´ perché fa caldo e una birra è proprio quello che ci vuole, ma soprattutto perché «ce lo siamo meritati comunque» e chissenefrega della scaramanzia. In quattro confessano che l´idea è di tornare qui, a De Ferrari, domenica prossima, e prendersi una zolla d´erba: come se fosse quella del Luigi Ferraris, un ricordo per la promozione più lunga e sofferta della storia del calcio mondiale. «Sono tre anni che non facciamo altro che vincere una partita dietro l´altra: tre campionati in testa, e ci ritroviamo al punto di partenza», spiega uno. «Ma questa è la storia del Genoa: siamo condannati a soffrire, soffriremo sino in fondo. Ci piace così». E intanto dalle case di tutta la città, quelle dove si erano radunati per la diretta di Sky, escono con poca voglia di parlare. Ma a testa bassa no, a testa bassa mai: «Perché noi crediamo nel Genoa. E domenica sarà ancora una grande festa».
LA REPUBBLICA - "Assurdo prendere quel gol" Gasperini contro Casiraghi: "Assurdo l´utilizzo di Criscito". Che salterà il Napoli come Gasparetto Pastorello: bisognava stendere Tarana, ma ora basta piagnistei Di Vaio: "Mi dispiace per la gente, più di così non potevamo fare Ma ora abbiamo un altro match-ball" L´accusa del vicepresidente: "Qualcuno non ha commesso fallo per evitare l´ammonizione". di Stefano Zaino. MANTOVA - Una mazzata terribile. Il mondo rossoblù deve ancora una volta rimandare la sua voglia di ricominciare dalla prima lettera dell´alfabeto. Serie A, parola che resta vietata, almeno per altri sette giorni, dopo una gara allucinante, che il Genoa avrebbe dovuto stravincere e che invece perde in maniera assurda, dopo aver gettato al vento più di mezza dozzina di occasioni da gol e aver subito la rete del Mantova a due secondi dallo scadere dei quattro minuti di recupero. Una botta mostruosa. Che pesa sulle gambe, ma soprattutto nella testa. Che piega il fisico, ma più che altro distrugge il morale. Negli spogliatoi nessun giocatore ha la forza di dire una parola, mutismo e disperazione, lo scoramento è generale. Un silenzio che non vuole essere una resa, «Abbiamo ancora una chance - è l´urlo di Di Vaio - guai a mollare», ma sa tanto di rabbia, di sgomento. Pastorello, il vicepresidente, cerca di mantenersi lucido. Ma non può trattenere la sua amarezza. «Abbiamo commesso un peccato grave, non bisognava assolutamente perdere questa partita, dovevamo mantenere il vantaggio dei due risultati favorevoli su tre contro il Napoli. Dovevamo essere più razionali, ci ha tradito la nostra solita voglia di vincere, come già era capitato a Cesena. La differenza è che in quel caso eravamo sbilanciati, qui invece la difesa era schierata. Era sufficiente un fallo tattico su Tarana e ogni discorso si sarebbe chiuso. Il problema è che qualcuno ha preferito non intervenire, perché aveva paura dell´ammonizione e così ora ci troviamo a convivere con questa incredibile sconfitta. Bisogna recitare il mea culpa. Nel finale abbiamo avuto due occasioni da gol con un difensore, De Rosa, questo spiega molte cose. Eravamo in superiorità numerica, con tutti i nostri tifosi sugli spalti era come giocare in casa, quanto è accaduto è inconcepibile. Adesso però non dobbiamo assolutamente perdere la testa. Le possibilità di andare in A restano intatte, smitizziamo questa atavica sofferenza del Genoa, basta piagnistei, questi lamenti che portano anche un po´ sfortuna. Capisco le ferite, comincio a rendermi conto di quante amarezze debba sopportare il tifoso rossoblù, di quante ne abbia subite nella propria storia, ma ora basta. Tiriamo una bella riga e concentriamoci solo sul Napoli». Cose da Genoa. Nessuno nega che ieri l´eterno film abbia vissuto l´ennesima puntata, ma la disperazione del mondo rossoblù non deve tradursi in follia capace di distruggere tutto quanto di buono la squadra ha costruito in questa stagione e soprattutto negli ultimi tre mesi fantastici, quelli delle dieci vittorie e un pareggio nelle ultime 13 gare, dei 10 successi consecutivi a Marassi, con quel pieno incredibile conquistato nel 2007. La pensa così anche Gasperini. «Non siamo riusciti a chiudere la gara, abbiamo fallito occasioni clamorose, ci può stare, l´unica cosa inaccettabile è prendere gol a due secondi dalla fine. E´ una beffa assurda, bisognava fare fallo, stare più attenti, siamo riusciti a passare dalla A al dolore. Ora però bisogna battere il Napoli e questo incubo di Mantova svanirà». Pensa già alla grande sfida e impreca per l´assenza di Criscito. Il difensore sarà impegnato nella fase finale del campionato europeo under 21, non potrà essere utilizzato domenica, Pastorello ha già chiarito che non ci sono speranze, che non verrà nemmeno fatta richiesta alla Federcalcio per una deroga. Gasperini abbozza, ma fatica ad accettare: «Questi calendari sono fatti solo per le squadre di serie A». E la sua rabbia si concentra soprattutto su Casiraghi, il ct dell´Under 21, colpevole di aver fatto giocare Criscito per tutta la partita contro l´Albania venerdì scorso. Non lo nomina direttamente, ma il messaggio è chiarissimo: «Mi sconcerta l´arroganza di questi allenatori messi lì per caso». Contro il Napoli non ci sarà anche Gasparetto. «Sarà squalificato e mi dispiace. Là davanti è molto utile». Il peso dell´attacco sarà pertanto in massima parte sulle spalle di Di Vaio, ieri particolarmente provato dopo la sconfitta. «Mi spiace per i nostri tifosi, erano tantissimi, ma noi più di così non potevamo fare. Abbiamo sprecato il primo matchball, ma ne resta un altro. Se giochiamo così contro il Napoli, non possiamo fallire». Come viatico beneagurante può servire il messaggio di Stellini, uno dei leader di questa squadra, ma soprattutto uno dei pochi superstiti dell´incredibile beffa di due anni fa, il pareggio di Piacenza, prologo al Venezia e all´infuocata estate con la retrocessione in C1. «La situazione è completamente diversa: allora avevamo paura, squadra e ambiente, ora grande fiducia. Contro il Napoli butteremo in campo carattere e orgoglio».
IL GIORNALE - Thrilling in serie B: la rabbia del Napoli la beffa del Genoa La rabbia del Genoa beffato allo scadere, la festa mancata del Napoli, le speranze dei play-off riaccese dal Piacenza, lo sfogo polemico del patron partenopeo De Laurentiis. Il penultimo atto della cadetteria cancella i sospetti di chi riteneva il discorso già chiuso per la serie A. E regala thrilling ai 90’ finali. L’istantanea della domenica arriva da Mantova, con la disperazione dei giocatori del Genoa, che dominano il match e gettano al vento almeno 5 occasioni da gol. L’azione finale di Tarana (entrato nella ripresa) resterà impressa nella mente dei rossoblù: cinque i secondi alla fine, cinque i giocatori superati prima di segnare. Nella bolgia del San Paolo il Napoli fa il suo dovere: la zuccata di Calaiò dopo sei minuti dà il via alla festa, peccato che l’argentino Simon a dieci minuti dalla fine completi la rimonta del Piacenza a Vicenza. Risultato: da un’attesa promozione a braccetto di Napoli e Genoa (come recita la beneaugurante sciarpa dei tifosi biancocelesti) alla sfida «fratricida» di domenica prossima a Marassi. I liguri, ora terzi, devono solo vincere; ai partenopei, di nuovo secondi, basta il pari. Con il rischio play-off per una delle due, sempre che il Piacenza batta la Triestina. Amareggiato per una A che ancora non c’è, il presidente del Napoli De Laurentiis si lascia andare ad uno sfogo in cui prefigura scenari «all’americana»: campionati bloccati, che privilegino il bacino d’utenza e il seguito da parte del pubblico. «Non siamo ancora in serie A, in quest’Italia che non funziona sotto tutti i punti di vista - l’attacco del patron azzurro -. Del resto abbiamo accettato di essere governati da questi politici e di sottostare a questo tipo di regole. Siamo qui e giocheremo questa commedia. Nessuna rabbia, ma la gente si allontana dagli stadi. Studio le varie trasmissioni da tre anni e noto che viene sempre proposta la stessa minestra riscaldata. Se lo facessi io con i film, i cinema sarebbero vuoti. Nei campionati noia e ripetitività sono disarmanti, e quest’anno la serie B è stata più interessante della A». De Laurentiis offre anche la ricetta per modernizzarsi: «Il ministro Melandri parla di redistribuzione dei soldi dei diritti tv, ma bisogna mettersi intorno al tavolo con certi governanti per far sì che si affronti il problema alla radice. Prima bisognerebbe stabilire come e in quale campionato far giocare le squadre, come essere internazionalmente più elevati e meno provinciali, perché questo provincialismo sta uccidendo l’Italia. Per domenica auspico un pari per il Piacenza e che Genoa e Napoli vadano dove meritano di stare». La polemica di De Laurentiis si accompagna al rammarico dei genoani. «Potevamo giocare anche due giorni, ma non avremmo mai fatto gol», ammette Di Vaio. «Difficile digerire quella rete incassata allo scadere - sostiene l’allenatore Gasperini -. Domenica sarà una partita molto attesa, con due tifoserie fra le più importanti d’Italia, non sarà facile che entrambe gioiscano. Ma il nostro calcio ha tante anomalie: la Juve in B, con il piacere di molti; i campionati non all’altezza; le convocazioni in azzurro di giocatori come il nostro Criscito, quando i calendari sono fatti per la A, e l’arroganza degli allenatori federali».
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