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       CAMPIONATO 2007-08                                                      Cronache Partite  |   Tabellini    |   Immagini    |   Giocatori   |   Calendario   |

 

MILAN - GENOA                                    2 - 0    (0 - 0)

Reti: 69' e 82' Pato
Milan:
Kalac, Oddo, Nesta, Kalazde, Maldini, Gattuso (87' Brocchi), Pirlo (82' Emerson), Ambrosini, Seedorf, Kakà, Pato (88' Gilardino). (Fiori, Cafu, Favalli, Gourcuff). Allenatore: Ancelotti.

Genoa: Rubinho, Konko, Bovo, Santos, Fabiano, Rossi (71' Figueroa), Milanetto (71' Scarpi), Juric, Sculli (63' Lucarelli), Borriello, Danilo. (Ghinassi, Vanden Borre, Paro, Masiero). All: Gasperini.

Arbitro: Rocchi di Firenze. Espulso: 70' Rubinho. Spettatori: 49.028

Ammoniti: Bovo, Danilo, Ambrosini, Milanetto, Gilardino. Angoli 7 - 4 per il Milan.

 

     

 

      

 

Il Genoa dopo 12 anni torna a giocare al Meazza per tentare di conquistare un punto prestigioso e nel caso una vittoria che non premia i rossoblù, derubati in almeno tre occasioni, da ormai 50 anni esatti. Il Genoa è come al solito in emergenza, marcano visita Bega, De Rosa e Leon mentre per Wilson non è ancora arrivato il transfer e Criscito è squalificato. Come per De Rosa anche tra i milanisti c'è un forfait dell' ultimo minuto, per i rossoneri è Ronaldo a dare problemi ad Ancelotti mentre Dida come consuetudine nelle ultime partite viene sostituito da Kalac. Gasperini manda nella mischia come esterno d'attacco sinistro Danilo fermo per infortunio da quasi due mesi e nel primo tempo la sua accorta conduzione del gioco con dall' altra parte Sculli che come al solito si mangia un gol porta in dono un primo tempo più che dignitoso di fronte ad un Milan impacciato e privo d'idee. Gli unici a correre tra i rossoneri sono Kakà che in alcune occasioni in accelerazione partendo da distante l'area porta qualche grattacapo alla difesa genoana mentre l'altro è Pato che corre, corre e fà casino e basta facendosi spesso portar via la palla. 08' Pirlo spostato verso lo spigolo sinistro dell' area fa il furbo, viene appena sfiorato e dopo un saltino cade a terra. La conseguente punizione del milanista viene calciata addosso alla barriera. 10' Il Genoa 2 contro 2 si fa' pericoloso in contropiede. Sculli avanzando scambia con Borriello che una volta in area invece di ridare palla al compagno tenta un colpo di tacco per liberarsi perdendo palla. 13' Kakà parte sulla fascia superando Bovo che in scivolata lo atterra prendendo la prima ammonizione della partita. 21' Ottimo traversone in area di Rossi per la testa di Danilo che davanti alla porta viene anticipato da un difensore. La palla finisce fuori area dove Konko rasoterra spara malamente a lato. 26' Prima azione degna di nota per il Milan. Seedorf lancia a destra per Oddo che dal fondo mette all' indietro, Santos scivola e Pato da destra lascia partire un diagonale rasoterra che invece di stringere verso la porta s'allarga uscendo abbondantemente a lato del palo lontano. 28' Rossi riceve e avanza centralmente servendo poi a destra Sculli in area. L'esterno genoano protegge palla e riserve Rossi che in diagonale impegna Kalac alla presa a terra. 29' Azione confusa in area, Ambrosini riceve ma controllando scivola così la sfera all' indietro arriva a Kakà che spara a rete. La palla picchia addosso a Konko e termina a destra nei piedi del liberissimo Pato. A tre metri dalla porta il brasiliano tira a rete ma Rubinho uscitogli incontro ribatte la sfera. E' la prima vera occasione da rete per il Milan. 32' Palla a Kakà che viene fermato, la sfera giunge a Pirlo che spara a rete da 30 metri mandando di poco alto sopra la traversa. 33' Il Milan sembra già stanco e il Genoa negli ultimi 15 minuti ne approfitta. Palla a Borriello che la protegge allargando poi a sinistra per l'accorrente Fabiano. Tiro a mezz'altezza in diagonale del brasiliano che termina sull' esterno della rete. 36' Danilo lancia orizzontalmente sul filo del fallo laterale sinistro. Nesta nel tentativo di ripartire con un colpo di tacco in pratica serve Borriello che parte in contropiede stringendo verso il centro. Dallo spigolo dell' area parte il diagonale verso il primo palo dell' attaccante genoano che impegna in tuffo Kalac a deviare in corner. 37' Ambrosini commette fallo su Konko e protesta. Ammonizione per il rossonero. Bovo dai 30 metri calcia la punizione altissima. 41' Ripartenza genoana, Fabiano da sinistra mette in area dove Borriello non riesce alla deviazione di testa. Palla dall' altro lato a Rossi che serve all' indietro Sculli che può calciare a rete da una distanza di 3 metri dalla porta ma il suo piede sorvola la palla (la ceffa clamorosamente) e l'azione sfuma perchè al secondo tentativo del genoano la difesa respinge. Il Milan esce dal campo tra i fischi di San Siro mentre il Genoa entra negli spogliatoi con un risultato ampiamente meritato. Purtroppo negli spogliatoi Ancelotti versa nei bicchieri dei milanisti possenti dosi di Gatorade e il Milan si ripresenta in campo ribaltando le previsioni che lo volevano sulle ginocchia. A rendere più semplice la vita ai rossoneri è il vistoso calo di Fabiano a sinistra e Sculli a destra che lasciano così le corsie in balia dei milanesi. Al 48' c'è subito una buona opportunità per i rossoneri scaturita però da un vistoso fallo non sanzionato. Kakà si libera di Santos rifilandogli un colpo in viso, la palla arriva ad Oddo che vede e serve Seedorf davanti alla porta. L'Olandese davanti a Rubinho tenta il colpo di fino e spedisce in pallonetto alto sopra la traversa. 49' In contropiede è anche il Genoa ad avere la ghiotta opportunità del vantaggio. Lancio lungo verso l'area rossonera, Borriello accentrandosi sfila in mezzo a due milanisti e in pratica sul dischetto del rigore gira subito a rete. La palla rasoterra è poco potente e Kalac riesce a bloccarla a terra. 50' Intervento di Danilo su Oddo e ammonizione per il genoano. 54' Lo stesso Oddo centralmente mette palla sul dischetto del rigore a Kakà che stoppa si gira e tira in porta trovandosi però di fronte al muro Rubinho che respinge la sfera. 55' Un tiro dal limite dell' area viene deviato da Konko in calcio d'angolo. Nel replay si vede Konko gettarsi col corpo verso la palla e deviarla tra spalla, petto e parte superiore del braccio. In Tv sentenziano che è clamoroso fallo di mano. 56' Caparbia azione sulla fascia di Rossi che si guadagna un calcio d'angolo. Sulla battuta un milanista scivola e la sfera centralmente arriva al liberissimo Borriello che al volo gira alzando sopra la traversa. Poteva essere il gol della svolta della partita ma è invece l'ultima volta che il genoa crea problemi al Milan. 57' Fallo per il Milan, Milanetto ostacola la battuta e viene ammonito. Sugli sviluppi della punizione la palla arriva sulla sinistra a Pato che in diagonale fa attraversare l'area di rigore alla palla che si spegne non di molto a lato del palo lontano. Il brasiliano che nel secondo tempo non l'ha ancora vista essendo il più riposato si sveglia un po' ma in verità a svegliarsi è Seedorf che è il vero artefice della vittoria milanista. 61' Veloce triangolazione milanista che libera sulla destra Ambrosini che con un tiro a girare manda a lato. 63' Il Genoa è in palese difficoltà e necessita di forze fresche ma non ha esterni d'attacco in panca se non Masiero, in effetti il Grifo non riesce più a ripartire ed una mano ce la mette pure l'arbitro che appena c'è un contatto fischia contro i genovesi. Gasperini opta per la copertura ad oltranza e inserisce Lucarelli al posto di Sculli. 68' Maldini mette in area la sfera che viene spizzicata a destra da Seedorf verso il palo lontano. Da quella parte si trova liberissimo e dimenticato dalla difesa Pato che con un piccolo salto incrocia di testa appoggiando nel sacco. 70' Ripartenza milanista che becca in controtempo la difesa rossoblu. Pato come un siluro supera in velocità due difensori arrivando così a tu per tu con Rubinho uscitogli incontro fuori dall' area. Il brasiliano rossonero tenta il pallonetto che il portiere rossoblu devia con la mano. Espulsione del portiere e Genoa in 10. 71' La frittata è completa, Figueroa e Scarpi rilevano Rossi e Milanetto. 75' Seedorf mette dentro per Pato che stoppa male e permette a Scarpi di bloccare palla a terra. 76' C'è un clamoroso fallo su Figueroa al limite dell' area ma l'arbitro lascia proseguire. 82' Contropiede da centrocampo, un lancio sulla destra per Pato trova al centro del campo Bovo in ritardo sul fuorigioco. Vanamente inseguito dal connazionale Fabiano il rossonero arriva fino a Scarpi che è bravissimo a stoppargli la prima conclusione ma purtroppo la palla ritorna sui piedi del milanista che l'accompagna fino sulla riga di porta e poi mette dentro. Girandola di sostituzioni, Pirlo e Gattuso escono per Emerson e Brocchi e al 90' Gilardino entrato al posto di Pato rifila in gioco aereo una gomitata in faccia a Santos, per Rocchi c'è solo un cartellino giallo.

 

TUTTOSPORT - Dai fischi all’estasi per la doppietta: un premio alla pazienza, ciao Genoa. Milan, Pato vuol dire fiducia «Non mi sono demoralizzato. E ho smesso con la pasta...» Il Papero fuga le critiche e la tristezza per la partenza di Sthefany, svelando l’obbligo di “dieta”. «I compagni mi hanno sostenuto dopo gli errori: grazie». Ancelotti: «Ci sta che sbagli». Seedorf: «Attento fuori dal campo». di Casagrande e Tosco. MILANO. Più che la partita del Milan, è stata la partita del Papero: goffetto e sciupone nel primo tempo, bello e spietato dopo l’intervallo nel trafiggere due volte il Genoa e provocare, tra un gol e l’altro, l’espulsione di Rubinho. I fischi che hanno accompagnato i rossoneri negli spogliatoi sullo 0-0 erano, anche, i fischi che il pubblico riservava agli er­rori di Pato. Gli applausi che hanno festeggiato la terza vittoria nelle ultime quattro partite di campionato sono par­si, soprattutto, il tributo con cui il popolo rossonero ha voluto omaggiare il giovane fuoriclasse. RE DI SAN SIRO Alla rete segnata nella gara dell’esordio italiano con il Napoli, Pato aveva affiancato una prestazione opaca a Udine e l’occasione d’oro sprecata contro l’Atalanta. Ieri qualche perplessità era affiorata dopo le tre incertezze al tiro, una delle quali (facile conclusione addosso al portiere) clamorosa. «I compagni mi hanno incoraggiato, dicendo di non preoccuparmi per questi sbagli. Per questo sono molto contento della doppietta, che è servita a conquistare il successo. Adesso però non dite che segno solo in casa: è pura casualità», racconta e puntualizza Pato. L’1-0 è arrivato a metà della ripresa, quando, su un cross di Maldini, un rimpallo acrobatico tra Seedorf e Danilo ha messo il brasiliano, tutto solo nell’area piccola, in condizione di toccare facilmente di testa. Il raddoppio, nel finale, a sfruttare in contropiede un sapiente invito di Seedorf: Pato ha percorso palla al piede mezzo campo, ha resistito all’inseguimento di Fabiano, ha raccolto la respinta di Scarpi sulla prima conclusione scucchiaiata e, dopo un controllo di testa, ha appoggiato la palla in rete. PASTA E SAUDADE Il ritorno a casa della fidanzata Sthefany ha un po’ condizionato nei giorni scorsi l’umore del talentuoso diciottenne, che ha affogato la saudade al Picanha, churrascheria dove ha avuto modo di respirare l’aria del Brasile. Ma per tirarsi un po’ su ha anche esagerato con la pasta, al punto da indurre la società a impor­gli una dieta: «Lo confesso, ne ho mangiata tanta e così ho preso qualche chilo. I dirigenti mi hanno ordinato di ri­durre le porzioni... Sto bene e sono felice, perché mi sto integrando in fretta». La scelta di sostituire l’infortunato Ronaldo con Pato non è stata gradita, ovviamente, da Gilardino, decisivo appena una settimana fa a Udine. Ancelotti la motiva così: «Ero curioso di vedere Alexandre nel ruolo di unica punta, visto che non è un riferimento centrale e ama svariare. Mi è piaciuto: rapido, veloce, sempre presente al tiro. Gli errori? E’ giovane: può capitare che non abbia freddezza e lucidità in ogni circostanza. E’ un esperimento che, in certe partite, si potrà ripetere». Pato non si pone problemi tattici: «Preferisco giocare con una punta accanto ma mi adatto a ogni situazione...». Che i giocatori del Milan l’abbiano accolto con simpatia non è una novità. Clarence Seedorf spende per Pato parole di riflessione: «Non deve preoccuparsi per quanto farà in campo ma per quello che succederà fuori. E’ un ragazzo intelligente, però quando hai diciotto anni devi imparare tante cose e avere la protezione di società, allenatori e compagni. Essere considerato uno dei giocatori più forti al mondo ti può portare a circondarti di persone sbagliate: ecco perché dobbiamo aiutarlo». ALBERO DI NATALE L’assenza di Ronaldo ha indotto Ancelotti a tornare al 4-3-2-1, con Seedorf riportato sulla trequarti accanto a Kaká e alle spalle di Pato. In realtà, i due brasiliani si so­no spesso scambiati la posizione, nel tentativo di trovare spazi all’interno della ragnatela tattica costruita con saggezza da Gasperini, che ha proposto la difesa a quattro con l’arretramento di Konko. Il Genoa, va detto, ha affrontato la sfida con coraggio, non limitandosi a difendere ma provando a impensierire il Milan, in particolare con la spinta garantita sulla destra dal francese e da Rossi e con il solito Borriello, pericoloso ma poco fortunato. Seppure con una scontata manovra al rallentatore, la squadra di Ancelotti ha comunque avuto tre possibilità per andare sull’1-0, tutte con Pato, che ha concluso sul fondo (due volte) e addosso a Rubinho. UN’ALTRA STORIA Nella ripresa i campioni del mondo hanno chiuso il Genoa nella trequarti. Rubinho ha ribattuto i tentativi di Pato e Kakà, Seedorf ha sprecato una buona occasione, l’arbitro ha ignorato un tocco col braccio di Konko su tiro di Maldini: e infine, al 24’, il Milan è passato con Pato. Cento secondi dopo Rubinho è uscito dall’area per cercare di opporsi al brasiliano, liberato da un lancio di quaranta metri di Ambrosini sul quale Fabiano e Bovo non sono riusciti a chiudere. Il tocco col braccio sul pallonetto di Pato ha portato all’inevitabile espulsione e all’ingresso di Scarpi per Milanetto. Stanco e con un uomo in meno, il Genoa si è consegnato agli avversari, malgrado i tentativi di rianimazione operati da Gasperini con aggiustamenti e sostituzioni. Una punizione a fil di palo di Pirlo, un clamoroso errore al tiro di Ambrosini, una provvidenziale uscita di Scarpi su Pato hanno preceduto il 2-0, che rilancia il Milan nell’inseguimento al quarto po­sto: mercoledì, nel recupero di Reggio Calabria, c’è la possibilità di superare la Sampdoria.

TUTTOSPORT - LE PAGELLE Kalac sicuro, Maldini decisivo a sinistra Ma Konko stavolta gioca meglio di Kaká. di G.Tosco. Milan. KALAC 6 Sostituisce Dida con sicurezza. Quando serve ( un paio di conclusioni di Borriello) c’è. ODDO 6.5 Macina chilome­tri sulla fascia, conservan­do fino all’ultimo la lucidità. NESTA 6 Per mezz’ora con­tiene con efficacia Borriello. Soffre quando il bomber genoano cresce. Una incertezza clamorosa nella ripresa, seppure senza conse­guenze, mette i brividi a San Siro. KALADZE 6 Patisce quando il Genoa si propone in velocità. MALDINI 6.5 Gestisce la corsia di competenza con sicurezza, spingendosi spesso in avanti. E’ suo il tiro che Konko respinge col braccio. GATTUSO 6 Non demerita, tuttavia non dimostra la solita determinazione. BROCCHI ( 43’ st) ng. PIRLO 6 L’aggressività dei centrocampisti genoani gli annebbia in parte le idee. Vicino al gol su punizione. EMERSON ( 38’ st) ng. AMBROSINI 6.5 Col freno a mano tirato nel primo tempo, sale decisamente di tono dopo l’intervallo. Spreca una clamorosa occasione a tu per tu con Rubinho: si riscatta col millimetrico lancio per Pato sul quale Rubinho viene espulso. KAKA’ 6 Si muove tanto per non concedere punti di riferimento, però non è decisivo. Una sola conclusio­ne: Rubinho è attento. SEEDORF 6.5 A tratti pare giocare con sufficienza, ma negli episodi decisivi ci mette la testa ( rimpallo con Danilo che spinge la palla verso Pato) e il piede ( lancio a sfruttare la fuga del brasiliano). PATO 7.5 E’ vero, spreca al­meno quattro opportunità importanti, ma se in ogni partita segnasse una doppietta e “ guadagnasse” l’e­spulsione del portiere Ancelotti ci metterebbe la firma... GILARDINO ( 44’ st) ng. ALL. ANCELOTTI 6.5 Ri­sveglia nell’intervallo il Milan che sonnecchia, ritrovando una squadra tonica e aggressiva. GENOA. RUBINHO 6 Tiene il Genoa in corsa opponen­dosi con bravura a Pato ( due volte) e Kakà. Incolpe­vole sull’ 1- 0, esce alla disperata su Pato e viene espulso. KONKO 6.5 Gasperini ne sfrutta la duttilità tattica. Il francese che piace all’Inter lo ripaga con una prestazione convincente. BOVO 5.5 Con Fabiano ha sulla coscienza l’espulsione di Rubinho non riuscendo a chiudere su Pato. Tiene in gioco il fenomeno sudamericano nell’azione del raddoppio. SANTOS 5.5 Sorpreso dal rimpallo aereo lascia Pato solo soletto nell’area piccola per l’ 1- 0. FABIANO 5 In costante difficoltà, divide con Bovo la colpa sull’episodio che, lasciando il Genoa in dieci, spegne ogni velleità di rimonta. ROSSI 6.5 Bravo nel contenere e nel riproporsi con rapidità. FIGUEROA ( 27’ st) ng. MILANETTO 6 Pressa alto con qualche sbavatura. SCARPI ( 27’ st) 6 Salva su Pato e nell’azione del 2- 0 riesce, in un primo tempo, a opporsi con efficacia. JURIC 6 Si getta con veemenza su ogni pallone. Come tutto il Genoa cala nel secondo tempo. SCULLI 5.5 Tatticamente disciplinato, non va però oltre il compitino. LUCARELLI ( 19’ st) 5.5 Entra per assicurare centimetri ma nel giro di pochi minuti la gara è decisa. BORRIELLO 6.5 Si trova a far reparto da solo, e nonostante questo tiene in apprensione Nesta e Kaladze, sia pure senza ribadire l’implacabilità dell’andata. DANILO 5.5 Al rientro, piace solo per un tempo. ALL. GASPERINI 6 Schiera bene il Genoa, che per metà gara se la gioca alla pari. Poi non trova le contromisure per frenare il Milan quando cresce. Dopo l’espulsione di Rubinho c’è poco da fare. Arbitro. ROCCHI 5.5 Nega un rigore ai rossoneri ( tocco col braccio di Konko). Al di là dell’episodio, non convince l’interpretazione della gara.

 

IL SECOLO XIX - Il samba ubriaca il Grifone. di Giovanni Ciolina. Milano.Da lui ti aspetti qualcosa di fenomale, scintillante, da rimanere a bocca aperta. Numeri da scuola brasiliana d’alta classe. Pato, invece,diventa l’artefice della partita con la cosa più banale che potesse servire sul piatto del Meazza: un “tap in” di testa facile facile, su un pallone rimpallato da Seedorf in area di rigore. «Non puoi fare sempre grandi gol. Vale anche quello di stinco: basta che frutti tre punti», sottolinea Rubinho, che proprio su Pato si supera in un paio di occasioni e poi deve inchinarsi alla sua «cabezata». D’incanto il diciottenne ritorna un bellissimo cigno bianco, dopo essere passato per un corvo nero dopo Udine e Bergamo. Il gol dell’1-0 ha l’effetto di una doccia gelata sul tran tran del brasiliano fino a quel momento; e di tutto il Milan, che alla lunga vede squagliarsi le paure e i fischi e riprende la corsa all’Europa. E Pato si toglie la soddisfazione di mettere il suo doppio sigillo chiudendo la partita a 7’ dal termine. IL GRIFONE per un’oretta regge. Mette paura al Diavolo con una partita «intensa e dalla buona personalità» come riferisce il tecnico Gasperini; crea almeno tre nitide occasioni, ma poi finisce per piegarsi sotto la pressione di Ambrosini e compagni. E ci sono anche le squalifiche di Rubinho (espulso) e Milanetto ad amareggiare ulteriormente il pomeriggio milanese. Una domenica che a lungo pare tranquilla, con il Genoa pronto a giocare con grande intensità (che forse pagherà alla fine) e carattere e a trasformare il Milan in un avversario incapace di trovare il bandolo della matassa. La Sud, la curva rossonera, non sembra aver dimenticato i fatti del 1995 e intona un «uno di meno, voi siete uno di meno». Il resto del pubblico, peraltro distaccato, non dissente alla faccia del fair play. Il Milan ha maggiore possesso di palla, anche se difficilmente riesce ad andare in profondità. Pato e Kakà si incrociano, ma quasi mai per linee verticali. Il diciottenne mostra un paio di scarpe arancio Anase qualche colpo di tacco a smarcare i compagni,ma deve sempre andarsi a cercare il pane sugli esterni e nel perimetro, pur partendo inizialmente da punta centrale. Deludente anche se volenteroso. Il Pallone d’Oro, invece, svaria e sicuramente in velocità riesce a creare qualche difficoltà in più; dopo un quarto d’ora, con una volata pericolosissima, costringe Bovo alle maniere forti (ammonito). Insomma, è dai piedi di Kakà che il Milan trova le uniche e rare accelerazioni della prima frazione. Gasperini non gli riserva una gabbia particolare, ma massima attenzione. Pirlo, infatti, fatica a entrare in partita anche per la grande prova del Grifone in mezzo al campo. Rossi si danna l’anima e con Juric costruisce una cerniera attorno a Milanetto, che tiene a bada il dirimpettaio e costruisce. Omar si trasforma all’occorrenza anche nell’allenatore in campo, dettando i tempi di ripartenze e accelerazioni. I due mastini azzannano spesso e volentieri i portatori di palla, soprattutto in fase di ripartenza, creando non pochi problemi alla banda Ancelotti, che deve così affidarsi a lanci lunghi per saltare la linea mediana. Kakà più di Pirlo, quindi. Kakà che imposta e gioca da attaccante centrale evitando la pressione di Abdulay Konko che a turno si prende cura di Ambrosini,ma più spesso di Seedorf. KAKÀ DI SACRIFICIO, ma anche ispiratore, come al 25’ quando mette Pato in condizione di tirare, ma il gioiellino fa cilecca. Un po’ meglio – anche se sbagliata – la mira due minuti dopo su un’incrociato che Rubinho segue sfilare fuori. Di tutt’altro rilievo il suo intervento al 30’, quando un rimpallo sfortunato di Konko mette Pato solo davanti al portiere. Gol? No, parato, alla grande e il Meazza comincia a non gradire la prova dei rossoneri. Fischi per Pirlo alla seconda punizione calciata oltre le linea di fondo campo. Fischi per alcuni tocchi sbagliati. Incoraggiamenti per Nesta che trasforma una palla innocua in un assist(di tacco) per Borriello (37’). Kalac c’è. C’è anche un rimpallo a negare a Sculli la gioia di uno shoot a colpo sicuro (42’) e si rientra negli spogliatoi tra i fischi che sanciscono lo 0-0 del primo tempo. La ripresa comincia sulla stessa falsariga. Almeno per qualche minuto. Assetti tattici e marcature identiche, ma si vede subito che l’aria sulla sfida cambia. In cinque minuti (dal4’al9’) ti ritrovi davanti agli occhi le due occasioni più nitide della gara fino a quel punto. Milanetto serve Borriello che arriva al tiro, ma le polveri sono umide. Sul versante opposto Rubinho ipnotizza Kakà che calcia a botta sicura. Ma è solo l’inizio del calo dei rossoblù, che con il passare deiminuti arretrano, faticano a chiudere la cerniera di centrocampo e quando devono ripartire sembrano trovarsi di fronte il Galibier. Il fiato si accorcia, le gambe non reagiscono e il Milan prende la palla al balzo. Ancelotti avanza Ambrosiani (grandioso l’assist per il bis di Pato) all’altezza di Seedorf e il Milan va in superiorità numerica e morale. Il risultato di un Genoa che rincula e appare incapace di ripartire e tenere l’avversario lontano dalla propria area. Rossi non riesce più a chiudere, discorso identico per Sculli e pur senza grandi pericoli nell’aria comincia a materializzarsi l’incubo del gol. Di occasioni poche, se si fa eccezione per un rigore richiesto – e giusto – per mano di Konko, mentre le proteste per tocchi proibiti di Danilo e Santos sono pretestuose, ma dalle fasce piovono troppi palloni.Cambia l’aspetto psicologico e sarà la svolta del match. Il Grifone annaspa. Il Milan capisce, si convince e cerca le armi giuste. E ci riesce. Con Pato. Peccato per l’espulsione di Rubinho e l’ammonizione a Milanetto. Con il Catania non ci saranno.

IL SECOLO XIX - Il pagellone di Giuliano Gnecco. RUBINHO 6 Al 29’ rimedia a un errore di Konko che rimpalla sui piedi di Pato una conclusione di Kakà: con stile approssimativoma efficace ci mette una pezza. Il prodigio vero lo compie al 9’ della ripresa quando Kakà gli si presenta solo davanti e spara a botta sicura.Ancora sicuro al 14’ sul diagonale di Pato. Poco può sul vantaggiomilanista. Poi si immola per salvare su Pato, ed è un’ingenuità grave. KONKO 6 Dalla sua parte all’inizio ronza pressoché stabilmente il nuovo fenomeno, Pato; poi da questa parte arriva Kakà, lamarcatura pensata in settimana. Finisce per giocare a tutto campo, all’occorrenza anche su Seedorf oAmbrosini.Globe trotter. BOVO 5 Un’entrata fuori tempo su Kakà che aveva innestato il turbo, gli costa quasi subito il giallo, che finisce per condizionarlo per l’intera partita. Poi si calma, e cerca di dare ordine anche in fase di impostazione. Con l’ingresso di Lucarelli si decentra a destra. Commette, però, l’errore di tenere in gioco Pato sul raddoppio anche se è questione di centimetri. SANTOS 5 Si aspettava Gilardino, uno che per le sue caratteristiche sarebbe stato l’optimum, invece a sorpresaAncelotti avanza nella sua zona lo sgusciante Kakà.Ovvero: potenza contro agilità e velocità. Poi si alterna con Bovo e pure Fabiano su Pato, che svaria su tutto il fronte offensivo. Poi però lascia libero Pato in occasione del primo gol: distrazione fatale anche se è uno dei pochi errori. FABIANO 6 Pato, che è giovane ma non stupido, cerca spesso di puntarlo sapendo che non è un difensore puro. Lui non abbocca, in ogni caso Gasperini preferisce invertire spesso la sua posizione con quella di Danilo. Spinge quando può, e va anche vicino al gol.Non è al top,ma cresce. ROSSI 6,5 Presta una attenzione particolare ad Ambrosini, che all’andata diede il via alla goleada.Guarda Seedorf, pressa Pirlo, prova anche qualche taglio offensivo: uomo ovunque che si sacrifica inmarcatura per accorciare la squadra e promuovere le ripartenze (27’ ST FIGUEROA NG: non ha tempo per lasciare il segno). MILANETTO 7 Vince il ballottaggio con Paro per sfruttare il suo magic moment e il fosforo che possiede. Svolge un lavoro di altissima sartoria nella capitale della moda. Nel senso: taglia e cuce da regista moderno,mettendo il piede in ogni azione offensiva del Grifone ma pure aiutando in fase di non possesso palla. I suoi lanci favoriscono spesso i tagli di Rossi e Sculli, che al Diavolo fanno piuttosto male. L’ammonizione rimediata gli costerà la squalifica, ed è un peccato (27’ ST SCARPI 6: subito in partita, al 30’ va a chiudere a terra su Pato. Perde però l’Oscar del portafortuna: con lui, finora, ilGenoa aveva sempre vinto). JURIC 6 Sfida fra guerrieri:mostra i denti a Righio Gattusoma, come gli altri compagni, si sdoppia perché né Pato, né Pirlo, néOddo, né Seedorf abbianomai un centimetro di libertà. Si posiziona piuttosto basso,ma partecipa bene alle due fasi anche se poi raramente supera la trequarti avversaria. Molta sostanza. SCULLI 6 Affronta Maldini, un’icona mondiale, con timore reverenziale sotto lo zero. Rincula quando serve fino al limite della propria area e anche oltre, poi si distende subito il fase offensiva, diventando protagonista di una delle occasioni più ghiotte del primo tempo (18’ ST LUCARELLI 6: va a fare il centrale accanto a Santos nella difesa a quattro, e si batte con ardore da toscano sanguigno.Non basta). BORRIELLO 6 Nesta sembra avere mille tentacoli, e trova sempre il modo di mostrargli il semaforo rosso anche quando pare che SuperMarco stia per saltarlo.Al 37’ però approfitta del primo errore dell’ex laziale per involarsi verso la porta e costringere Kalac al miracolo. Il portiere australiano chi chiude la porta in faccia anche al 4’ della ripresa, quando scatta sul geniale lancio di Milanetto. Si batte molto, ma stavolta non trova spazi e quando c’è il varco giusto non graffia. DANILO 6 È al rientro dall’infortunio e non è ancora al top, però ha il merito di impedire le discese di Oddo che all’andata furono decisive.Ottima l’intesa con Fabiano, con il quale spesso inverte la posizione. Con l’uscita di Rossi passa persino a destra. MILAN KALAC6 Un paio di parate che strappano gli applausi di San Siro, vittima della psicosi diDida. ODDO 6 Ha il freno ama no tirato, resta nella sua zona. Solo quando nella ripresa inizia a scendere ilGenoa si chiude e il Milan famale. NESTA 7 Altro chemarcatura a zona: per lunghi tratti segue Borriello anche negli spogliatoi. Alla faccia di chi lo considerava un giocatore finito: prova maiuscola con un solo errore. KALAZDE 6,5 Quando Nesta si prende una licenza, a Borriello pensa lui, alla suamaniera: senza i guanti bianchima portando a casa il risultato. MALDINI 6,5 Alla sua età ha ancora il fiato per fare su e giù più volte sulla fascia.Da una sua iniziativa arriva il vantaggio rossonero. GATTUSO 6 La regola è chiara: lui la gamba la mette sempre, sta all’avversario accettare omeno la sfida.Non brilla,ma neppure molla mai. (42’ ST BROCCHI NG: pochi minuti per far rifiatare la squadra). PIRLO 5,5 Se il Milan, nel primo tempo, non gira, è anche perché in cabina di regia qualcosa non funziona.Anche sui calci piazzati non brilla granché. (37’ ST EMERSON NG: la Pantera ormai passeggia per il campo). AMBROSINI 6,5Ancelotti dice che il Milan non ha problemi di equilibri; intanto però, dopo lo scivolone di Bergamo, si rende conto che due punte, più un trequartista con Seedorf inmediana sono duri da reggere anche per il Milan, così precetta il vecchiomastino a centrocampo. SEEDORF 6 Alla fine è lui l’unico trequartista rossonero, con Kakà che gioca stabilmente accanto a Pato. In realtà si dedica più alla fase offensiva che a coprire, però ha qualità. KAKA’ 7 Da attaccante vero rendemeno, però quando accelera è sempre un pericolo pubblico. È davvero un giocatore intelligente e duttile. PATO 7,5 Persino Diego, quello vero (l’unico che poteva permetterselo), indossava scarpe normali; lui, da fenomeno quale si sente anche se non ha ancora dimostrato nulla, calza vezzosi scarpini arancione.Nel primo tempo i milanisti rivedono il fantasma di Olivera, Bidone d’Oro della scorsa stagione.Alla fine ha ragione lui, lo dicono i numeri: segna un gol e causa l’espulsione di Rubinho. Prima, il nulla quasi assoluto, dopo si trasforma e fa pure il raddoppio (43’ ST GILARDINO NG: entra senza entusiasmo e non nasconde la sua protesta per la lunga attesa a bordo campo;ma si conferma professionista serio). ARBITRO ROCCHI DI FIRENZE 5: il Milan chiede un rigore per una deviazione di braccio – in area – di Konko, per lui è semplicemente angolo. Poi i rossoneri protestano per un presunto mani di Santos. Non perde anche per colpa del guardalinee che non lo aiuta, un mano al limite dell’area di Danilo. Sul fronte Genoa da segnalare sullo 0-0, due falli non fischiati su Borriello.Alla fine finisce per scontentare sia il Milan che il Genoa, per il suo modo di dirigere con due pesi e due misure: manca l’omogeneità nelle scelte.

 

IL SECOLO XIX - Rubinho si autoassolve: «Pato andava fermato». Scarpi pensa al Catania: «Sono questi i punti pesanti da conquistare». di Giovanni Ciolina. Milano. Si è presentato a San Siro con l'etichetta del meno accreditato della colonia carioca in campo. Ma Rubinho ha altro a cui pensare e non se ne preoccupa. Anzi. Per settanta minuti è il brasiliano con il miglior rendimento. Una prodezza su Kakà, una seconda su Pato e poi tutta una serie di interventi in grado di regalare sicurezza alla squadra costituiscono il trofeo del Meazza per il portiere di San Paolo che con molti degli avversari di giornata ha già giocato insieme. Non arriva su quell'inzuccata di Pato, lesto ad arrampicarsi su un pallone che non sembra voler scendere a terra. Poi la solita maledizione dell'uscita fuori area. Era accaduto con l'Udinese (in quella occasione, però il cartellino rosso si era rivelato una clamorosa topica dell'arbitro), si ripete con il Milan: «Sono cose che possono capitare» prova a consolarsi. Rubi affronta con la solita filosofia - quella del sorriso e della serenità - gli eventi anche più brutti «perché non avevo scelta. Su quel pallone che arrivava a Pato dovevo andare fuori area, purtroppo non sono riuscito a prenderlo». Il portiere racconta l'attimo cruciale con dovizia di particolari e di spiegazioni. «Se fossi rimasto in porta, forse avrebbe fatto gol. Oppure avrei potuto provocare rigore. Non si sa mai». Ricostruzione lapalissiana, ma corretta. E ora Rubinho invita il gruppo a «continuare a lavorare sodo, senza pensare alla sconfitta». «A Milano - aggiunge - abbiamo giocato una buona partita, frutto di un primo tempo intenso, mentre nella ripresa ci siamo sbilanciati e i padroni di casa hanno preso il sopravvento». Con il Catania non ci sarà. Al suo posto entrerà in campo Alessio Scarpi «Se Rubi verrà squalificato» puntualizza il numero dodici rossoblù che in occasione del raddoppio del Milan rivela di «non essere certo stato fortunato. La palla è rimasta lì e il brasiliano l'ha depositata in rete. Comunque, complimenti a Pato». Fuorigioco? «Dalla mia posizione è impossibile esprimere un giudizio, anche se dalle immagini televisive sembra di sì. Ma non importa». E già, perché il Grifone sfodera una prestazione gagliarda «disputando una partita a viso aperto, ma quando poi il Milan ha cominciato a spingere ci ha schiacciato. Non penso che il calo si possa imputare a una nostra flessione fisica. Piuttosto, è difficile distendersi in avanti quando il Milan si convince che sia arrivato il momento di produrre l'assalto decisivo». Elogi a Pato, riconoscimento della forza dei rossoneri, ma anche della bontà della prova del Grifo, oltre alla scontata considerazione «di voltare pagina in fretta per prepararsi al meglio in vista della gara con il Catania». Altra musica anche per lui, Alessio Scarpi, che quest'anno non ha mai lasciato punti quando è entrato. Domenica a Marassi potrà disputare la gara con la dovuta concentrazione e soprattutto con un riscaldamento preliminare appropriato, «perché non è facile entrare a freddo». Nonostante tutto Alessio si è disimpegnato con tranquillità contro il Milan. Pronti via e la punizione di Pirlo sfiora il palo: «Meno male» confida Scarpi che scruta con lo sguardo i taccuini e pensa a meritarsi gli elogi con il Catania. «Sono quelli in palio al "Cibali" i punti da conquistare», spiega prima di congedarsi con un sorriso e di infilarsi nel tunnel che porta al pullman rossoblù.

IL SECOLO XIX - Santos: «Se sbagli il Milan ti castiga». Anche Juric recrimina sugli errori del Grifo. «Il gol dei rossoneri ci ha tagliato le gambe quando dovevamo tenere duro». di Giovanni Ciolina. Milano. Pato, Pato e ancora Pato. Gleison Santos ha incrociato raramente i tacchetti con il nuovo fenomeno che dedica i gol (ieri al fratello e alla fidanzata) mimando un piccolo cuoricino che da ieri pulsa intensamente anche per i tifosi rossoneri, ma si è ben presto reso conto che si tratta di «un giocatore veloce, di fronte al quale devi usare la massima attenzione. Non è facile». E non è impresa facile tenerlo a bada anche quando si esibisce in versione terrestre: «Non vedo errori sul primo gol. La difesa si è comportata bene e poi quella palla è arrivata sul secondo palo dopo un rimpallo». Santos sembra quindi imputare alla sorte le responsabilità del pallone, ma anche nella prima frazione un rimpallo (stinco di Konko) aveva regalato a Pato una ghiotta palla gol. Anche il difensore sembra però allinearsi al tema rossoblù che considera la prova genoana al Meazza «buona, con sofferenza nella ripresa». «Non puoi però sbagliare tanti gol con squadre come il Milan» incalza il saggio e mai banale Ivan Juric. E se il primo tempo «è fatto di tanta pressione e raddoppi continui» la ripresa è andata in calando. «Abbiamo speso tanto e indubbiamente abbiamo finito per pagare. Ma il primo tempo è stato di un'intensità immensa e nel quale abbiamo costruito almeno tre palle gol. Certo che se le sbagli il Milan ti castiga». «Certo,perché se vai in vantaggio anche i rossoneri vanno in difficoltà», aggiunge Juric che, come consuetudine, non lascia spazio alle interpretazioni. Le sue parole sono frecciate dirette alla verità e all'analisi della sfida: «Mancato il gol del vantaggio diventa difficile giocare palla a terra. Il Milan ha cominciato a schiacciarci e nel momento in cui dovevamo tenere duro è arrivato il gol che ci ha tagliato le gambe. Sapevamo di essere attesi da una partita difficile. Per uscire indenni da qui avremmo dovuto giocare la partita perfetta: così non è stato. Pazienza. Pensiamo al Catania e a riprendere a correre». Sia Juric, sia Santos non hanno una spiegazione tecnica al calo della ripresa «perché? - ammette Santos - siamo rientrati in campo con la stessa voglia», ma come hanno sottolineato un po' tutti i genoani quando il Milan si è scrollato di dosso ansie e paure il piede sull'acceleratore ha cominciato a pigiare in maniera pesante.

 

IL SECOLO XIX - Gasperini amaro contesta l’arbitro. «Troppi falli contro di noi nella fase cruciale». di Giuliano Gnecco. MILANO. Il Genoa come Giano: bifronte. Gian Piero Gasperini non lo nasconde: «Sono soddisfatto della prestazione. Abbiamo avuto anche occasioni importanti, pure sullo 00. È chiaro che in partite come queste non devi sbagliare nulla». Però, stavolta il trend è stato in controtendenza: buon primo tempo, che ha lasciato pure accarezzare il sogno del colpo grosso a Milano, ripresa in calo. Premesso che non si tratta di un problema di tenuta fisica, proprio in considerazione dei precedenti, cosa è cambiato nell'intervallo? L'analisi di Gasperini è lucida: «È stato un insieme di situazioni. Da una parte il Milan ha alzato il ritmo. Noi ci siamo un po’ inibiti e abbiamo sbagliato qualche passaggio perdendo palla con frequenza. Abbiamo inserito Lucarelli perché l'obiettivo era quello di mettere centimetri in area. Abbiamo finito per farci schiacciare, anche perché ogni volta che riconquistavamo palla ci veniva fischiato fallo contro». Ecco, Rocchi ha finito per scontentare tutti: il Milan reclama un rigore per il braccio di Konko, il Genoa nota che sul secondo gol forse Pato è partito in fuorigioco. «La mia impressione sottolinea il tecnico e che Konko abbia cercato di deviare con il corpo. Però sono sempre episodi difficili da valutare e per questo vanno accettati. Non è questo che dà fastidio: lo danno più quei falli che ci impedivano di ripartire. A volte il limite che passa da un risultato all'altro è molto sottile. Abbiamo avuto buone opportunità, se fossimo passati in vantaggio la partita poteva cambiare». PREZIOSI parla apertamente di obiettivo Uefa per la prossima stagione. «Vediamo frena Gasperini Intanto pensiamo a salvarci, che è un campionato ancora lungo ed equilibrato. Poi penseremo al secondo obiettivo che ci eravamo prefissati a inizio stagione: cercare di arrivare davanti alla Sampdoria. All'anno prossimo avremo tempo e modo di pensare». Anche perché ci sono ancora situazioni in bilico. La comproprietà di Bovo, quella di Forestieri. Ma soprattutto le situazioni di Criscito e Borriello: «Criscito oggi ci è mancato. È giovane, è l'ideale per il nostro tipo di gioco. Ha grandi valori tecnici e credo che potrà essere utile anche alla Juve. Borriello è un trascinatore, gioca con lo spirito giusto, è sicuro di sé. Se continua così, è chiaro che ambisca a traguardi importanti. Intendiamoci: spero che il presidente Preziosi lo trattenga. Se torna al Milan per fare la terza o quarta punta, tanto vale che resti con noi. Nelle grandi squadre anche ai grandi giocatori capita di restare fuori. Pensate a Gilardino: sbaglio o è in Nazionale? L'importante è comunque che Borriello continui con questo entusiasmo e questa qualità, anzi lavori per aumentarla ancora. Poi gli auguro di raccogliere grandi soddisfazioni, ma non è detto che non possa averle con il Genoa». Questo è il futuro. Il presente lascia l'amaro in bocca: «Abbiamo giocato una buona gara, con buone opportunità di andare in vantaggio.Chiaro che non puoi sempre segnare, ma se con avversarie come il Milan non colpisci, poi vieni punito.Poi è arrivato quel gol rocambolesco, edè stata la svolta.Pato era libero,ma è chiaro che quando stai tanti minuti consecutivi sotto pressione l'errore ci scappa. Per questo mi hanno infastidito quelle continue punizioni contro in fase di possesso palla. Comunque, se questa è stata una partita diversa rispetto a quella dell'andata, penso e spero sia merito del Genoa. Allora eravamo alla prima in A dopo 12 anni,adesso abbiamo una ventina di partite sulle spalle e siamo cresciuti ». Di positivo c'è invece il rientro di Danilo: «Sì, ha fatto bene. Però, anche quando ci schiacciavano, c'era spazio per fare male. Se avessimo fatto la ripartenza giusta, magari la vincevamo». Adesso, invece, contro il Catania è emergenza: rientra Criscito, ed è cosa buona, ma il Genoa perde Rubinho (Scarpi è comunque una garanzia) e soprattutto Milanetto, che sta attraversando un momento di forma straordinaria. Rientra Paro, certo, a dare solidità. Ma la fantasia di Milanetto poteva essere importante contro gli etnei. Così Gasperini sarà costretto a cambiare ancora. Per dire: fino ad ora ha schierato tredici difese diverse. Questione di scelte ma anche di necessità. E contro il Catania bisogna tornare alla vittoria, «perché il campionato è lungo e difficile».

 

LA REPUBBLICA - Gasperini processa la difesa "Due errori gravi e decisivi". Analisi in chiaroscuro dell´allenatore rossoblù: "Ma la prestazione è stata buona" Proteste per la direzione di Rocchi "Ogni volta che rubavamo palla, l´arbitro ci fischiava fallo contro". di Gessi Adamoli.MILANO - Chi di Pato ferisce di Pato perisce: il Genoa, che grazie al suo Pato uruguaiano era riuscito ad arrivare in Europa ed aveva firmato l´impresa dell´Anfiled Road, si arrende davanti al talento di un altro grande Pato, quello del ragazzo brasiliano che al Milan è costato 22 milioni di euro. Diciotto anni, scarpe arancioni e una classe cristallina: è proprio Pato che fa pendere alla parte del Milan una partita che il Genoa per tutto il primo tempo aveva giocato alla pari. «Per fare risultato contro il Milan - spiega Gasperini - non bisogna sbagliare nulla. E invece abbiamo commesso almeno un paio di errori gravi in fase difensiva, ma soprattutto non siamo riusciti a fare male nelle occasioni nelle quali ci siamo proposti in avanti. Per non perdere a San Siro bisogna essere cinici, è sulle opportunità che non abbiamo sfruttato che si costruisce un risultato importante». Gasperini inizialmente schiera il Genoa con un 4-4-2 che all´atto pratico è un 4-5-1, perché Sculli arretra costantemente sulla linea dei centrocampisti con Rossi che si accentra. Ma presto il Genoa cambia il suo assetto tattico: la squadra di Gasperini passa a difendere a tre e Konko lascia la linea arretrata per andare a marcare a uomo Seedorf a tutto campo. «C´eravamo preparati ad affrontare un Milan con Ronaldo, Pato e Kakà, ma avevamo pronte anche altre soluzioni, nel caso avessero optato per un altro schieramento offensivo», rivela Gasperini. Il Genoa tiene ma alla mezz´ora un tiro sbagliato di Kakà sbatte su una coscia di Konko e si trasforma in una clamorosa palla gol per Pato. Il tiro è secco e frontale, ma Rubinho compie un vero e proprio miracolo. Dopo un primo tempo giocato a viso aperto, nella ripresa il Genoa non ha più il piglio di riproporsi e si arrocca in una difesa passiva che, alla lunga, gli è fatale. Colpa anche del pressing esercitato dall´arbitro Rocchi, che non appena la squadra rossoblù entra in possesso di palla fischia una punizione in favore del Milan. L´arbitro di Firenze riuscirà nell´impresa di scontentare tutti, perché il Milan protesta per un intervento di braccio di Konko sul tiro-cross di Maldini ed il Genoa avanza anche dubbi sulla posizione di Pato in occasione del secondo gol rossonero (ma Bovo che non sale lo tiene in gioco anche se per una questione di centimetri). «Il problema non sono gli episodi - puntualizza Gasperini - quando per esempio c´è una posizione difficile da decifrare come quella di Pato, dobbiamo imparare ad accettare l´errore del direttore di gara. Ma diventa difficile giustificare una gestione complessiva della gara così penalizzante: ogni volta che rubavamo palla l´arbitro fischiava fallo». E così torna alla mente una massima di Osvaldo Bagnoli che, dopo aver perso alla guida del Cesena a Marassi contro la Sampdoria, osservò: «E´ vero non ci sono decisioni arbitrali eclatanti contro di noi, però fanno più male cento punture di zanzara che non la zampata di un elefante». Fatto sta che il Genoa finisce per appiattirsi nella propria metà campo. E arretra ulteriormente il proprio baricentro quando al 19´ Lucarelli entra al posto di Sculli. «In quel contesto - spiega Gasperini - ho voluto alzare la statura della squadra, mi servivano centimetri in area di rigore. Però, quando stai troppi minuti senza spezzare la pressione avversaria, rischi di commettere qualche errore». E così, pur avendo immesso un difensore in più, Pato finisce per ritrovarsi libero e di testa porta il Milan in vantaggio (23´). Evidentemente qualcosa non ha funzionato. Come si inceppano i meccanismi difensivi quando il baby brasiliano scappa via tra Bovo e Fabiano e costringe Rubinho al fallo d´espulsione. Con il Genoa in dieci non c´è più partita, l´ingresso di Figueroa è ininfluente e nel finale Pato ha segnato il secondo gol, sempre approfittando di una assoluta libertà. Le maschere degli spogliatoi di San Siro riferiscono che il dopo partita nello spogliatoi del Genoa non è stato sereno e che sono riecheggiate le urla di Gasperini. Il diretto interessato, però, minimizza: «Perdere non fa mai piacere, ma il Genoa ha fornito una buona prestazione. Se ripensate alla partita d´andata, avrete la dimensione di quanto siamo cresciuti in questi mesi».

 

LA REPUBBLICA - l ragazzo brasiliano al terzo centro (tutti in casa) in altrettante partite. Primo tempo dei rossoneri deludente, poi il "Papero" sale in cattedra. Pato, vede San Siro e si scatena. Due gol per battere il Genoa. I rossoblù sconfitti dopo tre successi consecutivi. MILANO - Dategli San Siro e il "Papero" regalerà gol, punti e spettacolo. Il Milan batte in casa il Genoa e a decidere la partita è una doppietta di Pato, la prima in rossonero, in tutto fanno 3 gol in 2 partite al Meazza. Vittoria sofferta per la squadra di Ancelotti che, dopo un primo tempo deludente, gioca un'ottima ripresa facendosi trascinare dal talento e dalla forza atletica del suo campione più giovane che al 23' batte Rubinho di testa, poi costringe all'espulsione lo stesso Rubinho e, al 37', chiude la partita battendo Scarpi dopo uno scatto di 40 metri. E' lui la star del Milan che però, nel primo tempo, non ha convinto del tutto. Non c'è Ronaldo, per l'ennesimo guaio muscolare, ma non c'è neanche Gilardino. Ancelotti, infatti, preferisce un Milan ad una sola punta: Pato, con Kakà e Seedorf alle sue spalle. Tre centrocampisti davanti alla difesa a 4 e Kalac in porta al posto dell'infortunato Dida. Il Genoa di Gasperini, reduce da tre vittorie consecutive, conferma il 3-4-3, ma come sempre tatticamente il Grifone offre spunti interessanti con i due esterni di centrocampo (Danilo e Fabiano) a fare da elastico tra attacco e difesa. Quindi il tridente Rossi-Borriello-Sculli, ma in realtà la vera punta è il solo Borriello, il giocatore più atteso della gara. Al Milan non trovava spazio, al Genoa ha trovato una maglia da titolare e gol (ben 11), ma il suo cartellino è a metà tra le due società e a Milanello c'è già chi lo rimpiange. Tanta attesa anche per la prestazione di Pato. Il "Papero" aveva dato spettacolo al debutto contro il Napoli, poi non aveva del tutto convinto a Udine e a Bergamo. Oggi, schierato come unica punta e orfano di Ronaldo, tre tiri in porta nel primo tempo, non esaltanti i primi due, da pochi metri il terzo che esalta i riflessi di Rubinho, bravissimo ad opporsi. Poi la ripresa da fuoriclasse e la doppietta che decide la partita, ma nella prima frazione di gioco, nonostante le accelerazioni di Kakà, il Milan non incanta. Ancelotti aveva chiesto un'immediata reazione ai suoi dopo il ko di Bergamo, ma i rossoneri sono lenti, Pirlo in cabina di regia non sembra ispiratissimo e anche sulle fasce Oddo e Maldini non trovano mai il fondo. Il Genoa aspetta, controlla, poi capisce che osare si può e affonda a sinistra con Danilo e Rossi e poi lì davanti Borriello è sempre pericoloso e al 37' scappa a Nesta e costringe Kalac in angolo. Finisce 0-0 il primo tempo, nessun cambio nella ripresa, ma Milan decisamente diverso. I rossoneri mettono alle corde il Genoa (ma al 10' è Kalac a salvare il Diavolo sul tiro di Borriello) che se la cava tra gli errori sotto-porta di Seedorf e Ambrosini, le parate di Rubinho su Kakà e Pato, ma poi capitola e a far saltare il bunker rossoblu è proprio il "Papero". Prima il gol di testa al 23', poi il contropiede e il pallonetto che costringe Rubinho ad un fallo di mani fuori area e all'espulsione, quindi, al 37', il 2-0 (in sospetto fuorigioco la sua posizione di partenza) dopo una corta respinta di Scarpi che aveva detto no al primo tentativo di Pato. Il Milan vince 2-0, prosegue la sua marcia verso il quarto posto, il Genoa perde dopo tre vittorie consecutive, ma Gasperini può comunque ritenersi soddisfatto della sua squadra che a San Siro non ha per nulla demeritato.

 

LA REPUBBLICA - Riflettori su Borriello "Non farò mai la riserva". Il tecnico: è legittimo che Marco abbia ambizioni. di Gessi Adamoli. MILANO - Enrico Preziosi prima della partita annuncia che farà di tutto per tenere Borriello al Genoa, anche perché lui il prossimo anno punterà ad un piazzamento Uefa. Ma a fine match Giampiero Gasperini fa capire che trattenere Borriello non sarà semplice: «Anche perché se continua ad esprimersi a questi livelli, penso che da parte sua sia legittimo aspirare ad una grande squadra». Poi, temendo di essere stato frainteso, il tecnico genoano puntualizza: «E´ evidente che sarei il più contento di tutti, se Borriello dovesse rimanere al Genoa anche la prossima stagione. Mi dite che il Milan lo vuole? Bene, allora cerchiamo di far lievitare il prezzo il più possibile. Credo che sia importante, per lui e per noi, che si esprimi nel girone di ritorno come ha fatto in quello d´andata. Poi se non resterà più con noi, vorrà dire che avremo contribuito a valorizzarlo al meglio. Ed è chiaro che se il Genoa vuole porsi traguardi importanti, la presenza di Borriello diventa fondamentale. Così come quella di Criscito la cui assenza qui a San Siro abbiamo avvertito parecchio». Il diretto interessato, però, al riguardo sembra avere le idee molto chiare. «Io sono già in una grande squadra - confida Borriello - Io ho in testa solo il Genoa, poi a giugno vedremo. E se non si metteranno d´accordo, vorrà dire che andranno alle buste. Io so che al Genoa c´è un ambiente straordinario che mi permette di rendere al massimo. E dunque ci penserò a lungo prima di lasciare una realtà di questo tipo. Ma anche Berlusconi e Galliani parlano di me in termini lusinghieri e lo stesso fa Ancelotti. Di sicuro però voglio una squadra dove essere protagonista, non vado a fare la riserva». 

 

IL GIORNALE - Pato, numeri da campione: tre gol in quattro partite. di Franco Ordine. Nel secondo Pato Day, in cui la stellina brasiliana si scrolla di dosso i rimproveri di scarsa mira regalando i tre punti al Milan, nei rossoneri c’è molto di italiano. Maldini impetuoso nonostante gli Anta si avvicinino, Ambrosini perpetuo, Oddo che pare aver superato il suo lungo periodo di flessione. Opaco invece Kaladze, che patisce un Borriello tornato in gran forma nel suo stadio di un tempo. Il miglior bomber italiano del campionato è però l’unico a suonare la carica nel Genoa, che paga le molte incertezze difensive e l’abulia degli esterni. Con Pato si rischia grosso. Anzi con Pato si rischia la figuraccia. Perciò è il caso di arginare la vis polemica e di dar retta a qualche saggio conoscitore di calcio che si aggira dalle parti di Milanello o di Torino. «Io so già chi vincerà il prossimo Pallone d’oro» raccontò un giorno divertito Carlo Ancelotti e non ci fu bisogno della fattucchiera per decifrare il riferimento. «Tra di noi c’è un extra-terrestre» la profezia di Claudio Ranieri che non è proprio alle prime armi, deve averne incrociati lungo la sua carriera, di modesto calciatore e poi di allenatore internazionale, per non cadere in clamoroso equivoco. Con Pato si rischia grosso, è vero. E il riferimento riguarda in specie quei critici di casa nostra o quei finti opinionisti che sotto sotto fanno il tifo contro i quali cambiano idea a seconda del tabellino. Se Pato segna, pronte le iperboli. Se Pato fa cilecca, pronta la stroncatura. Patetici. Con Pato si rischia la figuraccia fin dai giorni in cui venne rappresentato come un papero costoso, troppo costoso, 22 milioni di euro. E nessuno riuscì a riflettere sul fatto che se Real Madrid e Chelsea, Inter e Milan si dedicano a un promettente attaccante di18 anni, dev’esserci più di un buon motivo. Pato non è un campioncino qualunque. Il primo a intuirlo fu proprio Roberto Mancini il quale spedì in Brasile un suo osservatore personale per ottenere notizie attendibili. E appena un suo caro amico, di mestiere opinionista, firmò giudizi irriverenti su Pato in tv, lo chiamò al telefono e l’avvertì. «Guarda che prendi un abbaglio, Pato è un campione» garantì. Con Pato si rischia la figuraccia specie da parte di chi dovesse credere che un ragazzo di 18 anni, con la faccia da bimbo, la dinamite nei piedi e il turbo nelle gambe, Pato insomma, può lasciarsi condizionare da un paio di banali errori. Capitano, nel calcio. Naturalmente. Anche Van Basten sbavò davanti al portiere. La differenza tra lui e qualche altro pretendente al trono fu un’altra: subito dopo l’errore Marco l’olandese volante fu capace di rimediare alla grande. Il pretendente al trono no. Ecco una qualità di Pato: sbava davanti al portiere del Genoa una palletta facile facile, facendo la spaccata dopo il tiro di Kakà deviato da un difensore. E invece di deprimersi, di fare la faccia della retrocessione come sarebbe accaduto a Gilardino, per esempio, il Paperino del Milan sbuca dall’intervallo come reduce da una gita scolastica. E si rimette a prendere la mira come sanno fare solo gli esponenti di una famiglia speciale di calciatori, quelli tipo Maradona per capirsi, i fuoriclasse insomma. «Ho sbagliato gol incredibili, i miei compagni mi hanno raccomandato di stare tranquillo» racconta alla fine il ragazzo brasiliano che sembra uno del Milan da sempre. Entra e tira un paio di sassate, una di destro e l’altra di sinistro, su cui Rubinho fa ancora bella figura prima di far centro di testa. E quando finalmente le maglie del Genoa si allargano ed è possibile scavare degli spazi in velocità, a quel punto Pato condanna il Genoa alla sconfitta e spinge il Milan verso il secondo successo consecutivo nelle sfide domestiche targate 2008. Un tempo, nel secondo semestre del 2007, furono il tormento di Ancelotti, adesso sembrano il trampolino di lancio da cui volare verso l’improbabile quarto posto. Con Pato passa la paura. Tre gol in 4 presenze sono un bottino da superdotato. Pensate se avesse fatto centro tutte le altre volte. Di chi staremmo parlando adesso? Mercoledì a Reggio Calabria tocca a lui riposare: mai dimenticarsi che ha solo 18 anni. E pensi a Ibrahimovic: quattro anni fa, quando sbarcò a Torino era già così forte?

IL GIORNALE - PAGELLE GENOA 6 RUBINHO. Gli va bene una volta su Pato, la seconda si scotta con l’espulsione. 5 KONKO. Il migliore intervento è da portiere affidabile sulla rasoiata di Maldini. 5 SANTOS. Brasiliano di rara virtù: al suo rivale concede molto, troppo per i gusti di una difesa accorta. 5 BOVO. Prova a “eliminare” Kakà dalla sfida: prende il giallo e se ne sta tranquillo in trincea. 5 FABIANO. Non mette mai fuori il naso per evitarsi conseguenze peggiori. 5 ROSSI. Retrocede di qualche metro per dare consistenza al centrocampo: si vede in un paio di contropiedi. Dal 36’ st FIGUEROA sv 6 MILANETTO. Pirlo non lo mette sotto, esce per far posto al portiere di riserva. Dal 26’ st SCARPI 5. Entra e regala il secondo gol a Pato. 5 JURIC. Troppo piccolo per trovarlo. 5 DANILO. Si fa travolgere da Seedorf sul primo gol milanista. 5 SCULLI. Non incassa neanche un solo duello. Dal 19’ st A. LUCARELLI 6. 6.5 BORRIELLO. Uno così può stare benissimo nel Milan. All. GASPERINI 5. Prima del gol alza le barricate: punito. Arbitro ROCCHI 4.5. Ma come fa un arbitro internazionale a non vedere un rigore così? MILAN 6.5 KALAC. Para, e bene, su Borriello. Esce ancora meglio sui palloni alti e conferisce ai suoi la sicurezza necessaria. Domanda: come si fa a tirarlo fuori squadra adesso? 6.5 ODDO. Gli fa bene l’esclusione nelle prime tre: capisce la lezione, crossa meglio, difende con autorità e sicurezza, partecipa in modo ordinato all’assedio.

 

     

 

 

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