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CAMPIONATO 2007-08 | Cronache Partite | Tabellini | Immagini | Giocatori | Calendario | |
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MILAN - GENOA 2 - 0 (0 - 0)
Reti:
69' e 82' Pato Genoa: Rubinho, Konko, Bovo, Santos, Fabiano, Rossi (71' Figueroa), Milanetto (71' Scarpi), Juric, Sculli (63' Lucarelli), Borriello, Danilo. (Ghinassi, Vanden Borre, Paro, Masiero). All: Gasperini. Arbitro: Rocchi di Firenze. Espulso: 70' Rubinho. Spettatori: 49.028 Ammoniti: Bovo, Danilo, Ambrosini, Milanetto, Gilardino. Angoli 7 - 4 per il Milan.
Il Genoa dopo 12 anni torna a giocare al Meazza per tentare di conquistare un punto prestigioso e nel caso una vittoria che non premia i rossoblù, derubati in almeno tre occasioni, da ormai 50 anni esatti. Il Genoa è come al solito in emergenza, marcano visita Bega, De Rosa e Leon mentre per Wilson non è ancora arrivato il transfer e Criscito è squalificato. Come per De Rosa anche tra i milanisti c'è un forfait dell' ultimo minuto, per i rossoneri è Ronaldo a dare problemi ad Ancelotti mentre Dida come consuetudine nelle ultime partite viene sostituito da Kalac. Gasperini manda nella mischia come esterno d'attacco sinistro Danilo fermo per infortunio da quasi due mesi e nel primo tempo la sua accorta conduzione del gioco con dall' altra parte Sculli che come al solito si mangia un gol porta in dono un primo tempo più che dignitoso di fronte ad un Milan impacciato e privo d'idee. Gli unici a correre tra i rossoneri sono Kakà che in alcune occasioni in accelerazione partendo da distante l'area porta qualche grattacapo alla difesa genoana mentre l'altro è Pato che corre, corre e fà casino e basta facendosi spesso portar via la palla. 08' Pirlo spostato verso lo spigolo sinistro dell' area fa il furbo, viene appena sfiorato e dopo un saltino cade a terra. La conseguente punizione del milanista viene calciata addosso alla barriera. 10' Il Genoa 2 contro 2 si fa' pericoloso in contropiede. Sculli avanzando scambia con Borriello che una volta in area invece di ridare palla al compagno tenta un colpo di tacco per liberarsi perdendo palla. 13' Kakà parte sulla fascia superando Bovo che in scivolata lo atterra prendendo la prima ammonizione della partita. 21' Ottimo traversone in area di Rossi per la testa di Danilo che davanti alla porta viene anticipato da un difensore. La palla finisce fuori area dove Konko rasoterra spara malamente a lato. 26' Prima azione degna di nota per il Milan. Seedorf lancia a destra per Oddo che dal fondo mette all' indietro, Santos scivola e Pato da destra lascia partire un diagonale rasoterra che invece di stringere verso la porta s'allarga uscendo abbondantemente a lato del palo lontano. 28' Rossi riceve e avanza centralmente servendo poi a destra Sculli in area. L'esterno genoano protegge palla e riserve Rossi che in diagonale impegna Kalac alla presa a terra. 29' Azione confusa in area, Ambrosini riceve ma controllando scivola così la sfera all' indietro arriva a Kakà che spara a rete. La palla picchia addosso a Konko e termina a destra nei piedi del liberissimo Pato. A tre metri dalla porta il brasiliano tira a rete ma Rubinho uscitogli incontro ribatte la sfera. E' la prima vera occasione da rete per il Milan. 32' Palla a Kakà che viene fermato, la sfera giunge a Pirlo che spara a rete da 30 metri mandando di poco alto sopra la traversa. 33' Il Milan sembra già stanco e il Genoa negli ultimi 15 minuti ne approfitta. Palla a Borriello che la protegge allargando poi a sinistra per l'accorrente Fabiano. Tiro a mezz'altezza in diagonale del brasiliano che termina sull' esterno della rete. 36' Danilo lancia orizzontalmente sul filo del fallo laterale sinistro. Nesta nel tentativo di ripartire con un colpo di tacco in pratica serve Borriello che parte in contropiede stringendo verso il centro. Dallo spigolo dell' area parte il diagonale verso il primo palo dell' attaccante genoano che impegna in tuffo Kalac a deviare in corner. 37' Ambrosini commette fallo su Konko e protesta. Ammonizione per il rossonero. Bovo dai 30 metri calcia la punizione altissima. 41' Ripartenza genoana, Fabiano da sinistra mette in area dove Borriello non riesce alla deviazione di testa. Palla dall' altro lato a Rossi che serve all' indietro Sculli che può calciare a rete da una distanza di 3 metri dalla porta ma il suo piede sorvola la palla (la ceffa clamorosamente) e l'azione sfuma perchè al secondo tentativo del genoano la difesa respinge. Il Milan esce dal campo tra i fischi di San Siro mentre il Genoa entra negli spogliatoi con un risultato ampiamente meritato. Purtroppo negli spogliatoi Ancelotti versa nei bicchieri dei milanisti possenti dosi di Gatorade e il Milan si ripresenta in campo ribaltando le previsioni che lo volevano sulle ginocchia. A rendere più semplice la vita ai rossoneri è il vistoso calo di Fabiano a sinistra e Sculli a destra che lasciano così le corsie in balia dei milanesi. Al 48' c'è subito una buona opportunità per i rossoneri scaturita però da un vistoso fallo non sanzionato. Kakà si libera di Santos rifilandogli un colpo in viso, la palla arriva ad Oddo che vede e serve Seedorf davanti alla porta. L'Olandese davanti a Rubinho tenta il colpo di fino e spedisce in pallonetto alto sopra la traversa. 49' In contropiede è anche il Genoa ad avere la ghiotta opportunità del vantaggio. Lancio lungo verso l'area rossonera, Borriello accentrandosi sfila in mezzo a due milanisti e in pratica sul dischetto del rigore gira subito a rete. La palla rasoterra è poco potente e Kalac riesce a bloccarla a terra. 50' Intervento di Danilo su Oddo e ammonizione per il genoano. 54' Lo stesso Oddo centralmente mette palla sul dischetto del rigore a Kakà che stoppa si gira e tira in porta trovandosi però di fronte al muro Rubinho che respinge la sfera. 55' Un tiro dal limite dell' area viene deviato da Konko in calcio d'angolo. Nel replay si vede Konko gettarsi col corpo verso la palla e deviarla tra spalla, petto e parte superiore del braccio. In Tv sentenziano che è clamoroso fallo di mano. 56' Caparbia azione sulla fascia di Rossi che si guadagna un calcio d'angolo. Sulla battuta un milanista scivola e la sfera centralmente arriva al liberissimo Borriello che al volo gira alzando sopra la traversa. Poteva essere il gol della svolta della partita ma è invece l'ultima volta che il genoa crea problemi al Milan. 57' Fallo per il Milan, Milanetto ostacola la battuta e viene ammonito. Sugli sviluppi della punizione la palla arriva sulla sinistra a Pato che in diagonale fa attraversare l'area di rigore alla palla che si spegne non di molto a lato del palo lontano. Il brasiliano che nel secondo tempo non l'ha ancora vista essendo il più riposato si sveglia un po' ma in verità a svegliarsi è Seedorf che è il vero artefice della vittoria milanista. 61' Veloce triangolazione milanista che libera sulla destra Ambrosini che con un tiro a girare manda a lato. 63' Il Genoa è in palese difficoltà e necessita di forze fresche ma non ha esterni d'attacco in panca se non Masiero, in effetti il Grifo non riesce più a ripartire ed una mano ce la mette pure l'arbitro che appena c'è un contatto fischia contro i genovesi. Gasperini opta per la copertura ad oltranza e inserisce Lucarelli al posto di Sculli. 68' Maldini mette in area la sfera che viene spizzicata a destra da Seedorf verso il palo lontano. Da quella parte si trova liberissimo e dimenticato dalla difesa Pato che con un piccolo salto incrocia di testa appoggiando nel sacco. 70' Ripartenza milanista che becca in controtempo la difesa rossoblu. Pato come un siluro supera in velocità due difensori arrivando così a tu per tu con Rubinho uscitogli incontro fuori dall' area. Il brasiliano rossonero tenta il pallonetto che il portiere rossoblu devia con la mano. Espulsione del portiere e Genoa in 10. 71' La frittata è completa, Figueroa e Scarpi rilevano Rossi e Milanetto. 75' Seedorf mette dentro per Pato che stoppa male e permette a Scarpi di bloccare palla a terra. 76' C'è un clamoroso fallo su Figueroa al limite dell' area ma l'arbitro lascia proseguire. 82' Contropiede da centrocampo, un lancio sulla destra per Pato trova al centro del campo Bovo in ritardo sul fuorigioco. Vanamente inseguito dal connazionale Fabiano il rossonero arriva fino a Scarpi che è bravissimo a stoppargli la prima conclusione ma purtroppo la palla ritorna sui piedi del milanista che l'accompagna fino sulla riga di porta e poi mette dentro. Girandola di sostituzioni, Pirlo e Gattuso escono per Emerson e Brocchi e al 90' Gilardino entrato al posto di Pato rifila in gioco aereo una gomitata in faccia a Santos, per Rocchi c'è solo un cartellino giallo.
TUTTOSPORT
- Dai fischi all’estasi per la doppietta: un premio alla pazienza, ciao
Genoa. Milan,
Pato vuol dire fiducia «Non mi sono demoralizzato. E ho smesso con la
pasta...» Il Papero fuga le critiche e la tristezza per la partenza di
Sthefany, svelando l’obbligo di “dieta”. «I compagni mi hanno sostenuto
dopo gli errori: grazie». Ancelotti: «Ci sta che sbagli». Seedorf:
«Attento fuori dal campo». di Casagrande e Tosco. MILANO. Più che la
partita del Milan, è stata la partita del Papero: goffetto e sciupone
nel primo tempo, bello e spietato dopo l’intervallo nel trafiggere due
volte il Genoa e provocare, tra un gol e l’altro, l’espulsione di
Rubinho. I fischi che hanno accompagnato i rossoneri negli spogliatoi
sullo 0-0 erano, anche, i fischi che il pubblico riservava agli errori
di Pato. Gli applausi che hanno festeggiato la terza vittoria nelle
ultime quattro partite di campionato sono parsi, soprattutto, il
tributo con cui il popolo rossonero ha voluto omaggiare il giovane
fuoriclasse. RE DI SAN SIRO Alla rete segnata nella gara dell’esordio
italiano con il Napoli, Pato aveva affiancato una prestazione opaca a
Udine e l’occasione d’oro sprecata contro l’Atalanta. Ieri qualche
perplessità era affiorata dopo le tre incertezze al tiro, una delle
quali (facile conclusione addosso al portiere) clamorosa. «I compagni mi
hanno incoraggiato, dicendo di non preoccuparmi per questi sbagli. Per
questo sono molto contento della doppietta, che è servita a conquistare
il successo. Adesso però non dite che segno solo in casa: è pura
casualità», racconta e puntualizza Pato. L’1-0 è arrivato a metà della
ripresa, quando, su un cross di Maldini, un rimpallo acrobatico tra
Seedorf e Danilo ha messo il brasiliano, tutto solo nell’area piccola,
in condizione di toccare facilmente di testa. Il raddoppio, nel finale,
a sfruttare in contropiede un sapiente invito di Seedorf: Pato ha
percorso palla al piede mezzo campo, ha resistito all’inseguimento di
Fabiano, ha raccolto la respinta di Scarpi sulla prima conclusione
scucchiaiata e, dopo un controllo di testa, ha appoggiato la palla in
rete. PASTA E SAUDADE Il ritorno a casa della fidanzata Sthefany ha un
po’ condizionato nei giorni scorsi l’umore del talentuoso diciottenne,
che ha affogato la saudade al Picanha, churrascheria dove ha avuto modo
di respirare l’aria del Brasile. Ma per tirarsi un po’ su ha anche
esagerato con la pasta, al punto da indurre la società a imporgli una
dieta: «Lo confesso, ne ho mangiata tanta e così ho preso qualche chilo.
I dirigenti mi hanno ordinato di ridurre le porzioni... Sto bene e sono
felice, perché mi sto integrando in fretta». La scelta di sostituire
l’infortunato Ronaldo con Pato non è stata gradita, ovviamente, da
Gilardino, decisivo appena una settimana fa a Udine. Ancelotti la motiva
così: «Ero curioso di vedere Alexandre nel ruolo di unica punta, visto
che non è un riferimento centrale e ama svariare. Mi è piaciuto: rapido,
veloce, sempre presente al tiro. Gli errori? E’ giovane: può capitare
che non abbia freddezza e lucidità in ogni circostanza. E’ un
esperimento che, in certe partite, si potrà ripetere». Pato non si pone
problemi tattici: «Preferisco giocare con una punta accanto ma mi adatto
a ogni situazione...». Che i giocatori del Milan l’abbiano accolto con
simpatia non è una novità. Clarence Seedorf spende per Pato parole di
riflessione: «Non deve preoccuparsi per quanto farà in campo ma per
quello che succederà fuori. E’ un ragazzo intelligente, però quando hai
diciotto anni devi imparare tante cose e avere la protezione di società,
allenatori e compagni. Essere considerato uno dei giocatori più forti al
mondo ti può portare a circondarti di persone sbagliate: ecco perché
dobbiamo aiutarlo». ALBERO DI NATALE L’assenza di Ronaldo ha indotto
Ancelotti a tornare al 4-3-2-1, con Seedorf riportato sulla trequarti
accanto a Kaká e alle spalle di Pato. In realtà, i due brasiliani si
sono spesso scambiati la posizione, nel tentativo di trovare spazi
all’interno della ragnatela tattica costruita con saggezza da Gasperini,
che ha proposto la difesa a quattro con l’arretramento di Konko. Il
Genoa, va detto, ha affrontato la sfida con coraggio, non limitandosi a
difendere ma provando a impensierire il Milan, in particolare con la
spinta garantita sulla destra dal francese e da Rossi e con il solito
Borriello, pericoloso ma poco fortunato. Seppure con una scontata
manovra al rallentatore, la squadra di Ancelotti ha comunque avuto tre
possibilità per andare sull’1-0, tutte con Pato, che ha concluso sul
fondo (due volte) e addosso a Rubinho. UN’ALTRA STORIA Nella ripresa i
campioni del mondo hanno chiuso il Genoa nella trequarti. Rubinho ha
ribattuto i tentativi di Pato e Kakà, Seedorf ha sprecato una buona
occasione, l’arbitro ha ignorato un tocco col braccio di Konko su tiro
di Maldini: e infine, al 24’, il Milan è passato con Pato. Cento secondi
dopo Rubinho è uscito dall’area per cercare di opporsi al brasiliano,
liberato da un lancio di quaranta metri di Ambrosini sul quale Fabiano e
Bovo non sono riusciti a chiudere. Il tocco col braccio sul pallonetto
di Pato ha portato all’inevitabile espulsione e all’ingresso di Scarpi
per Milanetto. Stanco e con un uomo in meno, il Genoa si è consegnato
agli avversari, malgrado i tentativi di rianimazione operati da
Gasperini con aggiustamenti e sostituzioni. Una punizione a fil di palo
di Pirlo, un clamoroso errore al tiro di Ambrosini, una provvidenziale
uscita di Scarpi su Pato hanno preceduto il 2-0, che rilancia il Milan
nell’inseguimento al quarto posto: mercoledì, nel recupero di Reggio
Calabria, c’è la possibilità di superare la Sampdoria.
IL SECOLO XIX
- Il samba ubriaca il
Grifone. di
Giovanni Ciolina. Milano.Da lui ti aspetti qualcosa di fenomale,
scintillante, da rimanere a bocca aperta. Numeri da scuola brasiliana
d’alta classe. Pato, invece,diventa l’artefice della partita con la cosa
più banale che potesse servire sul piatto del Meazza: un “tap in” di
testa facile facile, su un pallone rimpallato da Seedorf in area di
rigore. «Non puoi fare sempre grandi gol. Vale anche quello di stinco:
basta che frutti tre punti», sottolinea Rubinho, che proprio su Pato si
supera in un paio di occasioni e poi deve inchinarsi alla sua «cabezata».
D’incanto il diciottenne ritorna un bellissimo cigno bianco, dopo essere
passato per un corvo nero dopo Udine e Bergamo. Il gol dell’1-0 ha
l’effetto di una doccia gelata sul tran tran del brasiliano fino a quel
momento; e di tutto il Milan, che alla lunga vede squagliarsi le paure e
i fischi e riprende la corsa all’Europa. E Pato si toglie la
soddisfazione di mettere il suo doppio sigillo chiudendo la partita a 7’
dal termine. IL GRIFONE per un’oretta regge. Mette paura al Diavolo con
una partita «intensa e dalla buona personalità» come riferisce il
tecnico Gasperini; crea almeno tre nitide occasioni, ma poi finisce per
piegarsi sotto la pressione di Ambrosini e compagni. E ci sono anche le
squalifiche di Rubinho (espulso) e Milanetto ad amareggiare
ulteriormente il pomeriggio milanese. Una domenica che a lungo pare
tranquilla, con il Genoa pronto a giocare con grande intensità (che
forse pagherà alla fine) e carattere e a trasformare il Milan in un
avversario incapace di trovare il bandolo della matassa. La Sud, la
curva rossonera, non sembra aver dimenticato i fatti del 1995 e intona
un «uno di meno, voi siete uno di meno». Il resto del pubblico, peraltro
distaccato, non dissente alla faccia del fair play. Il Milan ha maggiore
possesso di palla, anche se difficilmente riesce ad andare in
profondità. Pato e Kakà si incrociano, ma quasi mai per linee verticali.
Il diciottenne mostra un paio di scarpe arancio Anase qualche colpo di
tacco a smarcare i compagni,ma deve sempre andarsi a cercare il pane
sugli esterni e nel perimetro, pur partendo inizialmente da punta
centrale. Deludente anche se volenteroso. Il Pallone d’Oro, invece,
svaria e sicuramente in velocità riesce a creare qualche difficoltà in
più; dopo un quarto d’ora, con una volata pericolosissima, costringe
Bovo alle maniere forti (ammonito). Insomma, è dai piedi di Kakà che il
Milan trova le uniche e rare accelerazioni della prima frazione.
Gasperini non gli riserva una gabbia particolare, ma massima attenzione.
Pirlo, infatti, fatica a entrare in partita anche per la grande prova
del Grifone in mezzo al campo. Rossi si danna l’anima e con Juric
costruisce una cerniera attorno a Milanetto, che tiene a bada il
dirimpettaio e costruisce. Omar si trasforma all’occorrenza anche
nell’allenatore in campo, dettando i tempi di ripartenze e
accelerazioni. I due mastini azzannano spesso e volentieri i portatori
di palla, soprattutto in fase di ripartenza, creando non pochi problemi
alla banda Ancelotti, che deve così affidarsi a lanci lunghi per saltare
la linea mediana. Kakà più di Pirlo, quindi. Kakà che imposta e gioca da
attaccante centrale evitando la pressione di Abdulay Konko che a turno
si prende cura di Ambrosini,ma più spesso di Seedorf. KAKÀ DI
SACRIFICIO, ma anche ispiratore, come al 25’ quando mette Pato in
condizione di tirare, ma il gioiellino fa cilecca. Un po’ meglio – anche
se sbagliata – la mira due minuti dopo su un’incrociato che Rubinho
segue sfilare fuori. Di tutt’altro rilievo il suo intervento al 30’,
quando un rimpallo sfortunato di Konko mette Pato solo davanti al
portiere. Gol? No, parato, alla grande e il Meazza comincia a non
gradire la prova dei rossoneri. Fischi per Pirlo alla seconda punizione
calciata oltre le linea di fondo campo. Fischi per alcuni tocchi
sbagliati. Incoraggiamenti per Nesta che trasforma una palla innocua in
un assist(di tacco) per Borriello (37’). Kalac c’è. C’è anche un
rimpallo a negare a Sculli la gioia di uno shoot a colpo sicuro (42’) e
si rientra negli spogliatoi tra i fischi che sanciscono lo 0-0 del primo
tempo. La ripresa comincia sulla stessa falsariga. Almeno per qualche
minuto. Assetti tattici e marcature identiche, ma si vede subito che
l’aria sulla sfida cambia. In cinque minuti (dal4’al9’) ti ritrovi
davanti agli occhi le due occasioni più nitide della gara fino a quel
punto. Milanetto serve Borriello che arriva al tiro, ma le polveri sono
umide. Sul versante opposto Rubinho ipnotizza Kakà che calcia a botta
sicura. Ma è solo l’inizio del calo dei rossoblù, che con il passare
deiminuti arretrano, faticano a chiudere la cerniera di centrocampo e
quando devono ripartire sembrano trovarsi di fronte il Galibier. Il
fiato si accorcia, le gambe non reagiscono e il Milan prende la palla al
balzo. Ancelotti avanza Ambrosiani (grandioso l’assist per il bis di
Pato) all’altezza di Seedorf e il Milan va in superiorità numerica e
morale. Il risultato di un Genoa che rincula e appare incapace di
ripartire e tenere l’avversario lontano dalla propria area. Rossi non
riesce più a chiudere, discorso identico per Sculli e pur senza grandi
pericoli nell’aria comincia a materializzarsi l’incubo del gol. Di
occasioni poche, se si fa eccezione per un rigore richiesto – e giusto –
per mano di Konko, mentre le proteste per tocchi proibiti di Danilo e
Santos sono pretestuose, ma dalle fasce piovono troppi palloni.Cambia
l’aspetto psicologico e sarà la svolta del match. Il Grifone annaspa. Il
Milan capisce, si convince e cerca le armi giuste. E ci riesce. Con Pato.
Peccato per l’espulsione di Rubinho e l’ammonizione a Milanetto. Con il
Catania non ci saranno.
IL SECOLO XIX
- Rubinho si autoassolve: «Pato andava fermato».
Scarpi pensa al Catania: «Sono questi i punti pesanti da conquistare».
di Giovanni Ciolina. Milano. Si è presentato a San Siro con l'etichetta
del meno accreditato della colonia carioca in campo. Ma Rubinho ha altro
a cui pensare e non se ne preoccupa. Anzi. Per settanta minuti è il
brasiliano con il miglior rendimento. Una prodezza su Kakà, una seconda
su Pato e poi tutta una serie di interventi in grado di regalare
sicurezza alla squadra costituiscono il trofeo del Meazza per il
portiere di San Paolo che con molti degli avversari di giornata ha già
giocato insieme. Non arriva su quell'inzuccata di Pato, lesto ad
arrampicarsi su un pallone che non sembra voler scendere a terra. Poi la
solita maledizione dell'uscita fuori area. Era accaduto con l'Udinese
(in quella occasione, però il cartellino rosso si era rivelato una
clamorosa topica dell'arbitro), si ripete con il Milan: «Sono cose che
possono capitare» prova a consolarsi. Rubi affronta con la solita
filosofia - quella del sorriso e della serenità - gli eventi anche più
brutti «perché non avevo scelta. Su quel pallone che arrivava a Pato
dovevo andare fuori area, purtroppo non sono riuscito a prenderlo». Il
portiere racconta l'attimo cruciale con dovizia di particolari e di
spiegazioni. «Se fossi rimasto in porta, forse avrebbe fatto gol. Oppure
avrei potuto provocare rigore. Non si sa mai». Ricostruzione
lapalissiana, ma corretta. E ora Rubinho invita il gruppo a «continuare
a lavorare sodo, senza pensare alla sconfitta». «A Milano - aggiunge -
abbiamo giocato una buona partita, frutto di un primo tempo intenso,
mentre nella ripresa ci siamo sbilanciati e i padroni di casa hanno
preso il sopravvento». Con il Catania non ci sarà. Al suo posto entrerà
in campo Alessio Scarpi «Se Rubi verrà squalificato» puntualizza il
numero dodici rossoblù che in occasione del raddoppio del Milan rivela
di «non essere certo stato fortunato. La palla è rimasta lì e il
brasiliano l'ha depositata in rete. Comunque, complimenti a Pato».
Fuorigioco? «Dalla mia posizione è impossibile esprimere un giudizio,
anche se dalle immagini televisive sembra di sì. Ma non importa». E già,
perché il Grifone sfodera una prestazione gagliarda «disputando una
partita a viso aperto, ma quando poi il Milan ha cominciato a spingere
ci ha schiacciato. Non penso che il calo si possa imputare a una nostra
flessione fisica. Piuttosto, è difficile distendersi in avanti quando il
Milan si convince che sia arrivato il momento di produrre l'assalto
decisivo». Elogi a Pato, riconoscimento della forza dei rossoneri, ma
anche della bontà della prova del Grifo, oltre alla scontata
considerazione «di voltare pagina in fretta per prepararsi al meglio in
vista della gara con il Catania». Altra musica anche per lui, Alessio
Scarpi, che quest'anno non ha mai lasciato punti quando è entrato.
Domenica a Marassi potrà disputare la gara con la dovuta concentrazione
e soprattutto con un riscaldamento preliminare appropriato, «perché non
è facile entrare a freddo». Nonostante tutto Alessio si è disimpegnato
con tranquillità contro il Milan. Pronti via e la punizione di Pirlo
sfiora il palo: «Meno male» confida Scarpi che scruta con lo sguardo i
taccuini e pensa a meritarsi gli elogi con il Catania. «Sono quelli in
palio al "Cibali" i punti da conquistare», spiega prima di congedarsi
con un sorriso e di infilarsi nel tunnel che porta al pullman rossoblù.
IL SECOLO XIX - Gasperini amaro contesta l’arbitro. «Troppi falli contro di noi nella fase cruciale». di Giuliano Gnecco. MILANO. Il Genoa come Giano: bifronte. Gian Piero Gasperini non lo nasconde: «Sono soddisfatto della prestazione. Abbiamo avuto anche occasioni importanti, pure sullo 00. È chiaro che in partite come queste non devi sbagliare nulla». Però, stavolta il trend è stato in controtendenza: buon primo tempo, che ha lasciato pure accarezzare il sogno del colpo grosso a Milano, ripresa in calo. Premesso che non si tratta di un problema di tenuta fisica, proprio in considerazione dei precedenti, cosa è cambiato nell'intervallo? L'analisi di Gasperini è lucida: «È stato un insieme di situazioni. Da una parte il Milan ha alzato il ritmo. Noi ci siamo un po’ inibiti e abbiamo sbagliato qualche passaggio perdendo palla con frequenza. Abbiamo inserito Lucarelli perché l'obiettivo era quello di mettere centimetri in area. Abbiamo finito per farci schiacciare, anche perché ogni volta che riconquistavamo palla ci veniva fischiato fallo contro». Ecco, Rocchi ha finito per scontentare tutti: il Milan reclama un rigore per il braccio di Konko, il Genoa nota che sul secondo gol forse Pato è partito in fuorigioco. «La mia impressione sottolinea il tecnico e che Konko abbia cercato di deviare con il corpo. Però sono sempre episodi difficili da valutare e per questo vanno accettati. Non è questo che dà fastidio: lo danno più quei falli che ci impedivano di ripartire. A volte il limite che passa da un risultato all'altro è molto sottile. Abbiamo avuto buone opportunità, se fossimo passati in vantaggio la partita poteva cambiare». PREZIOSI parla apertamente di obiettivo Uefa per la prossima stagione. «Vediamo frena Gasperini Intanto pensiamo a salvarci, che è un campionato ancora lungo ed equilibrato. Poi penseremo al secondo obiettivo che ci eravamo prefissati a inizio stagione: cercare di arrivare davanti alla Sampdoria. All'anno prossimo avremo tempo e modo di pensare». Anche perché ci sono ancora situazioni in bilico. La comproprietà di Bovo, quella di Forestieri. Ma soprattutto le situazioni di Criscito e Borriello: «Criscito oggi ci è mancato. È giovane, è l'ideale per il nostro tipo di gioco. Ha grandi valori tecnici e credo che potrà essere utile anche alla Juve. Borriello è un trascinatore, gioca con lo spirito giusto, è sicuro di sé. Se continua così, è chiaro che ambisca a traguardi importanti. Intendiamoci: spero che il presidente Preziosi lo trattenga. Se torna al Milan per fare la terza o quarta punta, tanto vale che resti con noi. Nelle grandi squadre anche ai grandi giocatori capita di restare fuori. Pensate a Gilardino: sbaglio o è in Nazionale? L'importante è comunque che Borriello continui con questo entusiasmo e questa qualità, anzi lavori per aumentarla ancora. Poi gli auguro di raccogliere grandi soddisfazioni, ma non è detto che non possa averle con il Genoa». Questo è il futuro. Il presente lascia l'amaro in bocca: «Abbiamo giocato una buona gara, con buone opportunità di andare in vantaggio.Chiaro che non puoi sempre segnare, ma se con avversarie come il Milan non colpisci, poi vieni punito.Poi è arrivato quel gol rocambolesco, edè stata la svolta.Pato era libero,ma è chiaro che quando stai tanti minuti consecutivi sotto pressione l'errore ci scappa. Per questo mi hanno infastidito quelle continue punizioni contro in fase di possesso palla. Comunque, se questa è stata una partita diversa rispetto a quella dell'andata, penso e spero sia merito del Genoa. Allora eravamo alla prima in A dopo 12 anni,adesso abbiamo una ventina di partite sulle spalle e siamo cresciuti ». Di positivo c'è invece il rientro di Danilo: «Sì, ha fatto bene. Però, anche quando ci schiacciavano, c'era spazio per fare male. Se avessimo fatto la ripartenza giusta, magari la vincevamo». Adesso, invece, contro il Catania è emergenza: rientra Criscito, ed è cosa buona, ma il Genoa perde Rubinho (Scarpi è comunque una garanzia) e soprattutto Milanetto, che sta attraversando un momento di forma straordinaria. Rientra Paro, certo, a dare solidità. Ma la fantasia di Milanetto poteva essere importante contro gli etnei. Così Gasperini sarà costretto a cambiare ancora. Per dire: fino ad ora ha schierato tredici difese diverse. Questione di scelte ma anche di necessità. E contro il Catania bisogna tornare alla vittoria, «perché il campionato è lungo e difficile».
LA REPUBBLICA - Gasperini processa la difesa "Due errori gravi e decisivi". Analisi in chiaroscuro dell´allenatore rossoblù: "Ma la prestazione è stata buona" Proteste per la direzione di Rocchi "Ogni volta che rubavamo palla, l´arbitro ci fischiava fallo contro". di Gessi Adamoli.MILANO - Chi di Pato ferisce di Pato perisce: il Genoa, che grazie al suo Pato uruguaiano era riuscito ad arrivare in Europa ed aveva firmato l´impresa dell´Anfiled Road, si arrende davanti al talento di un altro grande Pato, quello del ragazzo brasiliano che al Milan è costato 22 milioni di euro. Diciotto anni, scarpe arancioni e una classe cristallina: è proprio Pato che fa pendere alla parte del Milan una partita che il Genoa per tutto il primo tempo aveva giocato alla pari. «Per fare risultato contro il Milan - spiega Gasperini - non bisogna sbagliare nulla. E invece abbiamo commesso almeno un paio di errori gravi in fase difensiva, ma soprattutto non siamo riusciti a fare male nelle occasioni nelle quali ci siamo proposti in avanti. Per non perdere a San Siro bisogna essere cinici, è sulle opportunità che non abbiamo sfruttato che si costruisce un risultato importante». Gasperini inizialmente schiera il Genoa con un 4-4-2 che all´atto pratico è un 4-5-1, perché Sculli arretra costantemente sulla linea dei centrocampisti con Rossi che si accentra. Ma presto il Genoa cambia il suo assetto tattico: la squadra di Gasperini passa a difendere a tre e Konko lascia la linea arretrata per andare a marcare a uomo Seedorf a tutto campo. «C´eravamo preparati ad affrontare un Milan con Ronaldo, Pato e Kakà, ma avevamo pronte anche altre soluzioni, nel caso avessero optato per un altro schieramento offensivo», rivela Gasperini. Il Genoa tiene ma alla mezz´ora un tiro sbagliato di Kakà sbatte su una coscia di Konko e si trasforma in una clamorosa palla gol per Pato. Il tiro è secco e frontale, ma Rubinho compie un vero e proprio miracolo. Dopo un primo tempo giocato a viso aperto, nella ripresa il Genoa non ha più il piglio di riproporsi e si arrocca in una difesa passiva che, alla lunga, gli è fatale. Colpa anche del pressing esercitato dall´arbitro Rocchi, che non appena la squadra rossoblù entra in possesso di palla fischia una punizione in favore del Milan. L´arbitro di Firenze riuscirà nell´impresa di scontentare tutti, perché il Milan protesta per un intervento di braccio di Konko sul tiro-cross di Maldini ed il Genoa avanza anche dubbi sulla posizione di Pato in occasione del secondo gol rossonero (ma Bovo che non sale lo tiene in gioco anche se per una questione di centimetri). «Il problema non sono gli episodi - puntualizza Gasperini - quando per esempio c´è una posizione difficile da decifrare come quella di Pato, dobbiamo imparare ad accettare l´errore del direttore di gara. Ma diventa difficile giustificare una gestione complessiva della gara così penalizzante: ogni volta che rubavamo palla l´arbitro fischiava fallo». E così torna alla mente una massima di Osvaldo Bagnoli che, dopo aver perso alla guida del Cesena a Marassi contro la Sampdoria, osservò: «E´ vero non ci sono decisioni arbitrali eclatanti contro di noi, però fanno più male cento punture di zanzara che non la zampata di un elefante». Fatto sta che il Genoa finisce per appiattirsi nella propria metà campo. E arretra ulteriormente il proprio baricentro quando al 19´ Lucarelli entra al posto di Sculli. «In quel contesto - spiega Gasperini - ho voluto alzare la statura della squadra, mi servivano centimetri in area di rigore. Però, quando stai troppi minuti senza spezzare la pressione avversaria, rischi di commettere qualche errore». E così, pur avendo immesso un difensore in più, Pato finisce per ritrovarsi libero e di testa porta il Milan in vantaggio (23´). Evidentemente qualcosa non ha funzionato. Come si inceppano i meccanismi difensivi quando il baby brasiliano scappa via tra Bovo e Fabiano e costringe Rubinho al fallo d´espulsione. Con il Genoa in dieci non c´è più partita, l´ingresso di Figueroa è ininfluente e nel finale Pato ha segnato il secondo gol, sempre approfittando di una assoluta libertà. Le maschere degli spogliatoi di San Siro riferiscono che il dopo partita nello spogliatoi del Genoa non è stato sereno e che sono riecheggiate le urla di Gasperini. Il diretto interessato, però, minimizza: «Perdere non fa mai piacere, ma il Genoa ha fornito una buona prestazione. Se ripensate alla partita d´andata, avrete la dimensione di quanto siamo cresciuti in questi mesi».
LA REPUBBLICA - l ragazzo brasiliano al terzo centro (tutti in casa) in altrettante partite. Primo tempo dei rossoneri deludente, poi il "Papero" sale in cattedra. Pato, vede San Siro e si scatena. Due gol per battere il Genoa. I rossoblù sconfitti dopo tre successi consecutivi. MILANO - Dategli San Siro e il "Papero" regalerà gol, punti e spettacolo. Il Milan batte in casa il Genoa e a decidere la partita è una doppietta di Pato, la prima in rossonero, in tutto fanno 3 gol in 2 partite al Meazza. Vittoria sofferta per la squadra di Ancelotti che, dopo un primo tempo deludente, gioca un'ottima ripresa facendosi trascinare dal talento e dalla forza atletica del suo campione più giovane che al 23' batte Rubinho di testa, poi costringe all'espulsione lo stesso Rubinho e, al 37', chiude la partita battendo Scarpi dopo uno scatto di 40 metri. E' lui la star del Milan che però, nel primo tempo, non ha convinto del tutto. Non c'è Ronaldo, per l'ennesimo guaio muscolare, ma non c'è neanche Gilardino. Ancelotti, infatti, preferisce un Milan ad una sola punta: Pato, con Kakà e Seedorf alle sue spalle. Tre centrocampisti davanti alla difesa a 4 e Kalac in porta al posto dell'infortunato Dida. Il Genoa di Gasperini, reduce da tre vittorie consecutive, conferma il 3-4-3, ma come sempre tatticamente il Grifone offre spunti interessanti con i due esterni di centrocampo (Danilo e Fabiano) a fare da elastico tra attacco e difesa. Quindi il tridente Rossi-Borriello-Sculli, ma in realtà la vera punta è il solo Borriello, il giocatore più atteso della gara. Al Milan non trovava spazio, al Genoa ha trovato una maglia da titolare e gol (ben 11), ma il suo cartellino è a metà tra le due società e a Milanello c'è già chi lo rimpiange. Tanta attesa anche per la prestazione di Pato. Il "Papero" aveva dato spettacolo al debutto contro il Napoli, poi non aveva del tutto convinto a Udine e a Bergamo. Oggi, schierato come unica punta e orfano di Ronaldo, tre tiri in porta nel primo tempo, non esaltanti i primi due, da pochi metri il terzo che esalta i riflessi di Rubinho, bravissimo ad opporsi. Poi la ripresa da fuoriclasse e la doppietta che decide la partita, ma nella prima frazione di gioco, nonostante le accelerazioni di Kakà, il Milan non incanta. Ancelotti aveva chiesto un'immediata reazione ai suoi dopo il ko di Bergamo, ma i rossoneri sono lenti, Pirlo in cabina di regia non sembra ispiratissimo e anche sulle fasce Oddo e Maldini non trovano mai il fondo. Il Genoa aspetta, controlla, poi capisce che osare si può e affonda a sinistra con Danilo e Rossi e poi lì davanti Borriello è sempre pericoloso e al 37' scappa a Nesta e costringe Kalac in angolo. Finisce 0-0 il primo tempo, nessun cambio nella ripresa, ma Milan decisamente diverso. I rossoneri mettono alle corde il Genoa (ma al 10' è Kalac a salvare il Diavolo sul tiro di Borriello) che se la cava tra gli errori sotto-porta di Seedorf e Ambrosini, le parate di Rubinho su Kakà e Pato, ma poi capitola e a far saltare il bunker rossoblu è proprio il "Papero". Prima il gol di testa al 23', poi il contropiede e il pallonetto che costringe Rubinho ad un fallo di mani fuori area e all'espulsione, quindi, al 37', il 2-0 (in sospetto fuorigioco la sua posizione di partenza) dopo una corta respinta di Scarpi che aveva detto no al primo tentativo di Pato. Il Milan vince 2-0, prosegue la sua marcia verso il quarto posto, il Genoa perde dopo tre vittorie consecutive, ma Gasperini può comunque ritenersi soddisfatto della sua squadra che a San Siro non ha per nulla demeritato.
LA REPUBBLICA - Riflettori su Borriello "Non farò mai la riserva". Il tecnico: è legittimo che Marco abbia ambizioni. di Gessi Adamoli. MILANO - Enrico Preziosi prima della partita annuncia che farà di tutto per tenere Borriello al Genoa, anche perché lui il prossimo anno punterà ad un piazzamento Uefa. Ma a fine match Giampiero Gasperini fa capire che trattenere Borriello non sarà semplice: «Anche perché se continua ad esprimersi a questi livelli, penso che da parte sua sia legittimo aspirare ad una grande squadra». Poi, temendo di essere stato frainteso, il tecnico genoano puntualizza: «E´ evidente che sarei il più contento di tutti, se Borriello dovesse rimanere al Genoa anche la prossima stagione. Mi dite che il Milan lo vuole? Bene, allora cerchiamo di far lievitare il prezzo il più possibile. Credo che sia importante, per lui e per noi, che si esprimi nel girone di ritorno come ha fatto in quello d´andata. Poi se non resterà più con noi, vorrà dire che avremo contribuito a valorizzarlo al meglio. Ed è chiaro che se il Genoa vuole porsi traguardi importanti, la presenza di Borriello diventa fondamentale. Così come quella di Criscito la cui assenza qui a San Siro abbiamo avvertito parecchio». Il diretto interessato, però, al riguardo sembra avere le idee molto chiare. «Io sono già in una grande squadra - confida Borriello - Io ho in testa solo il Genoa, poi a giugno vedremo. E se non si metteranno d´accordo, vorrà dire che andranno alle buste. Io so che al Genoa c´è un ambiente straordinario che mi permette di rendere al massimo. E dunque ci penserò a lungo prima di lasciare una realtà di questo tipo. Ma anche Berlusconi e Galliani parlano di me in termini lusinghieri e lo stesso fa Ancelotti. Di sicuro però voglio una squadra dove essere protagonista, non vado a fare la riserva».
IL GIORNALE
- Pato, numeri da campione: tre
gol in quattro partite. di Franco Ordine. Nel secondo Pato Day, in cui la
stellina brasiliana si scrolla di dosso i rimproveri di scarsa mira regalando i
tre punti al Milan, nei rossoneri c’è molto di italiano. Maldini impetuoso
nonostante gli Anta si avvicinino, Ambrosini perpetuo, Oddo che pare aver
superato il suo lungo periodo di flessione. Opaco invece Kaladze, che patisce un
Borriello tornato in gran forma nel suo stadio di un tempo. Il miglior bomber
italiano del campionato è però l’unico a suonare la carica nel Genoa, che paga
le molte incertezze difensive e l’abulia degli esterni. Con Pato si rischia
grosso. Anzi con Pato si rischia la figuraccia. Perciò è il caso di arginare la
vis polemica e di dar retta a qualche saggio conoscitore di calcio che si aggira
dalle parti di Milanello o di Torino. «Io so già chi vincerà il prossimo Pallone
d’oro» raccontò un giorno divertito Carlo Ancelotti e non ci fu bisogno della
fattucchiera per decifrare il riferimento. «Tra di noi c’è un extra-terrestre»
la profezia di Claudio Ranieri che non è proprio alle prime armi, deve averne
incrociati lungo la sua carriera, di modesto calciatore e poi di allenatore
internazionale, per non cadere in clamoroso equivoco. Con Pato si rischia
grosso, è vero. E il riferimento riguarda in specie quei critici di casa nostra
o quei finti opinionisti che sotto sotto fanno il tifo contro i quali cambiano
idea a seconda del tabellino. Se Pato segna, pronte le iperboli. Se Pato fa
cilecca, pronta la stroncatura. Patetici. Con Pato si rischia la figuraccia fin
dai giorni in cui venne rappresentato come un papero costoso, troppo costoso, 22
milioni di euro. E nessuno riuscì a riflettere sul fatto che se Real Madrid e
Chelsea, Inter e Milan si dedicano a un promettente attaccante di18 anni, dev’esserci
più di un buon motivo. Pato non è un campioncino qualunque. Il primo a intuirlo
fu proprio Roberto Mancini il quale spedì in Brasile un suo osservatore
personale per ottenere notizie attendibili. E appena un suo caro amico, di
mestiere opinionista, firmò giudizi irriverenti su Pato in tv, lo chiamò al
telefono e l’avvertì. «Guarda che prendi un abbaglio, Pato è un campione»
garantì. Con Pato si rischia la figuraccia specie da parte di chi dovesse
credere che un ragazzo di 18 anni, con la faccia da bimbo, la dinamite nei piedi
e il turbo nelle gambe, Pato insomma, può lasciarsi condizionare da un paio di
banali errori. Capitano, nel calcio. Naturalmente. Anche Van Basten sbavò
davanti al portiere. La differenza tra lui e qualche altro pretendente al trono
fu un’altra: subito dopo l’errore Marco l’olandese volante fu capace di
rimediare alla grande. Il pretendente al trono no. Ecco una qualità di Pato:
sbava davanti al portiere del Genoa una palletta facile facile, facendo la
spaccata dopo il tiro di Kakà deviato da un difensore. E invece di deprimersi,
di fare la faccia della retrocessione come sarebbe accaduto a Gilardino, per
esempio, il Paperino del Milan sbuca dall’intervallo come reduce da una gita
scolastica. E si rimette a prendere la mira come sanno fare solo gli esponenti
di una famiglia speciale di calciatori, quelli tipo Maradona per capirsi, i
fuoriclasse insomma. «Ho sbagliato gol incredibili, i miei compagni mi hanno
raccomandato di stare tranquillo» racconta alla fine il ragazzo brasiliano che
sembra uno del Milan da sempre. Entra e tira un paio di sassate, una di destro e
l’altra di sinistro, su cui Rubinho fa ancora bella figura prima di far centro
di testa. E quando finalmente le maglie del Genoa si allargano ed è possibile
scavare degli spazi in velocità, a quel punto Pato condanna il Genoa alla
sconfitta e spinge il Milan verso il secondo successo consecutivo nelle sfide
domestiche targate 2008. Un tempo, nel secondo semestre del 2007, furono il
tormento di Ancelotti, adesso sembrano il trampolino di lancio da cui volare
verso l’improbabile quarto posto. Con Pato passa la paura. Tre gol in 4 presenze
sono un bottino da superdotato. Pensate se avesse fatto centro tutte le altre
volte. Di chi staremmo parlando adesso? Mercoledì a Reggio Calabria tocca a lui
riposare: mai dimenticarsi che ha solo 18 anni. E pensi a Ibrahimovic: quattro
anni fa, quando sbarcò a Torino era già così forte?
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AKAIAOI |