STAGIONE 2006/07

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Reti: 16' Cacia, 24' Stamilla, 55' Di Vaio (rig), 88' Nef

Piacenza: Coppola, Nef, Campagnaro, Miglionico, Anaclerio, Nocerino, Patrascu, Gobatto (50' Gemiti), Rantier (61' Lazzari), Stamilla, Cacia (86' Simon). Allenatore: Iachini. (Cassano, Iorio, Bianchi, Degano)

Genoa: Rubinho, Galeoto, De Rosa, Criscito, Rossi (80' Fabiano), Milanetto, Coppola, Juric (85' Botta), Adailton, Di Vaio, Leon (61' Gasparetto). All: Gasperini. (Scarpi, Stellini, Masiello, Carobbio).

Arbitro: Rocchi di Firenze. Note: Giocata a porte chiuse

 

     

 

     

 

AKAIAOI - Babbo Natale passa una volta l'anno mentre il Genoa in Emilia Romagna ci passa almeno 5 volte. Privi di Greco e Bega, che solo dopo la partita col Lecce avrà esaurito i tre turni di squalifica appioppatigli dal giudice sportivo per il non fallo su Ricchiuti, nel primo tempo i genoani credendo di essere ad un pic nic servono su piatti d'argento due reti agli avversari che indulgenti o forse sazi non ripassano (momentaneamente) per il terzo giro. In effetti tanto ben di Dio andrebbe smaltito con un po' di sano moto ma anche ai piacentini correre col boccone  tra i denti non sembra congeniale. Insomma solito copione da trasferta, due tiri in porta subiti e due gol sul groppone. L'antipasto e il primo dalla retroguardia rossoblù vengono serviti dopo soli 16 minuti quando ancora non tutti gli invitati si sono seduti attorno alla tovaglia. Punizione dalla destra e stacco di testa di un commensale piacentino liberissimo davanti alla porta. Rubinho in tuffo riesce miracolosamente a respingere la palla che termina sui piedi di Coppola che invece di rinviare pensa bene di inciamparci sopra. Conseguentemente parte il secondo traversone che questa volta cade proprio tra i piedi di Criscito che "la tocca piano" mettendola quasi sul dischetto del rigore per Cacia che con un sonoro rutto ringrazia. Pochi minuti dopo arriva il secondo con contorno. Lancio diagonale che vede schierato in linea al gran completo il terzetto di cuochi rossoblù. La palla sfila tra Criscito, che la ceffa, e De Rosa terminando a Stam.....(censura) che non sa cosa fare se non metterla nel cestino dell' orso Yoghi alla faccia del ranger Rubinho. Quando sulla tovaglia rimangono le briciole prima Leon con una baguette rasoterra e poi Di Vaio con una girella che non gira sul palo lontano tentano di guastare l'appetito ai biancorossi. Quindici minuti di partite a scacchi e le truppe affamate si ritrovano sul prato. Gobatto ha un' indigestione e deve abbandonare tavola in favore dell' ex Gemiti. Adailton serve un tartufone per De Rosa che, posizionato sul secondo palo ma appesantito, in scivolata a porta vuota mette generoso al popolo affamato. Che mangino brioche! si potrebbe dire ma di popolo non ce né perchè le porte, a parte quella genoana, sono chiuse. Arriva l'ora del dolce, ma Patrascu forse diabetico non gradisce e con ampio gesto di mano respinge l'offerta che prontamente Di Vaio dal dischetto non si lascia sfuggire. Pochi istanti e Cacia vorace si divora campo e avversari per papparsi al volo un traversone di un cameriere suo amico e mandare la sfera a stamparsi sulla traversa. Passano alcuni minuti e furtiva una mano passa una siga al Gaspe che non curante tira una boccata. Qualche secondo e il Gaspe invece di aggiungere un posto a tavola manda via Leon. Che quella mano furtiva fosse appartenuta ad un certo giocator migrato da Firenze? Inizia così il valzer degli imbucati alla festa e un certo Botta che arriva presto, entra tardi e non pulisce il water si porta avanti col lavoro e comincia a sparecchiare. Si arriva di riffa e di raffa a frutta e caffè. Dall' angolo un piacentino si mette a tirar fuori conigli dal cilindro, i genoani stupiti stanno a guardare mentre Nef furbetto la piazza di testa tentando di inzuppare il biscottino nel decaffeinato di Rubinho. Criscito accortosi del trucchetto "la ritocca piano" e Nef ormai scoperto col sorcio in bocca non può far altro che accontentarsi del terzo e ulimo tiramisù rimasto. Mentre Nef piscia in compagnia, le pere sono tre ma i genoani alla frutta preferiscono ancora aspettare che il piacentino estragga il coniglio da mettere in forno con patate.

 

TUTTOSPORT - Le amnesie rossoblù concedono vittoria e sorpasso alla squadra di Iachini. Il Piacenza apre la crisi Genoa . Preziosi: « Gasperini deve trovare la soluzione per non ripetere queste figure». Cacia e Stamilla sfruttano subito le occasioni regalate. Il ritorno al gol di Di Vaio in Italia (dopo 3 anni) non basta, Nef chiude la giornata. E il Piacenza ora è terzo. di Giovanni Tosco. PIACENZA. Rimandata dalla sofferta vittoria di una set­timana fa col Modena, la crisi del Genoa si apre ufficialmente a Piacenza, dove i rossoblù vengono sconfitti 3- 1 e scavalcati dalla formazione di Iachini, che supera anche il Mantova e si issa al terzo posto. Enrico Preziosi non ha certo avviato le consultazioni, ma per la prima volta usa parole pesanti nel giudicare l’operato di Gian Piero Gasperini: « Sono molto amareg­giato. Nel primo tempo ho visto una squadra senza nerbo e senza meccanismi, con le punte troppo isolate in avan­ti: qualcosa di meglio ha offerto la ripresa, però abbia­mo meritato di perdere. Il fatto è che in passato riuscivamo sempre a segnare un gol in più degli avversari e quindi potevamo permetterci certe disattenzioni in difesa: adesso non è più così. Gasperini deve trovare la soluzione perché non si ripetano certe figure. Analizzerò con lui la situazione, però c’è poco da stare sereni... » . E’ lo stesso Preziosi, in­somma, a certificare la crisi, termine esagerato se si legge la classifica, ma giustificato dai numeri ( un solo punto nelle quattro trasferte del 2007, 31 reti incassate) e dal­la prestazione. Intendiamoci, non che il Piacenza abbia messo sotto il Genoa: anzi, gli emiliani sono stati bravi a cogliere i regali gentilmente concessi dagli avversari e a difenderli con attenzione. Tuttavia, se il preponderante possesso palla dei liguri ha prodotto poco, significa che qualcosa non funziona, che gli eventi non vengono più determinati ma subiti. Gasperini non si nasconde: « Il tempo degli esperimenti è finito. Questa partita mi sarà molto utile in prospettiva futura: abbiamo certe caratteristiche ed è sbagliato snaturarle. Dobbiamo ritornare a un calcio magari meno di qualità ma sicuramente più aggressivo » . Traduzione: il tridente partorito dal mercato di gennaio ( Di Vaio e Leon aggiunti a Adailton) può andare in soffitta, per ora. Non è una questione di sistema di gioco, sia chiaro, perché ieri il tecnico ha proposto un 4- 3- 3 trasformato dopo l’ingresso di Gasparetto, sul 2- 1, in un 4- 4- 2: è un problema di sostanza e di uomini che richiederà scelte dolorose. Di sicuro restano incomprensibili le amnesie che hanno lanciato il Piacenza. « Era una difficoltà d’inizio stagione che pareva risolta » , sottolinea, sconsolato, Gasperini. E invece. 16’: sulla punizione di Campagnaro, a difesa schierata, vengono concesse ai biancorossi tre conclusioni consecutive in area ( testa di Nef parata da Rubinho, botta di Rentier respinta da Criscito, guizzo vincente di Cacia). 24’: sulla palla sfiorata di testa da Rentier, Criscito manca il pallone e lancia Stamilla a tu per tu col portiere per il 2­0. 43’ della ripresa: sull’angolo di Lazzari, Nef irrompe di testa, la palla viene ribattuta e lo stesso difensore svizzero, ancora di testa, spegne le speranze di rimon­ta, alimentate in avvio del secondo tempo dal rigore assegnato per un mani di Patrascu su cross di Rossi e tra­sformato da Di Vaio ( primo gol con la maglia rossoblù, a quasi tre anni dall’ultimo realizzato in Italia con la Juventus). La maledizione dell’Emilia Romagna ( quattro partite e altrettante sconfitte, da Modena a Bologna, da Rimini a Piacenza, dove sfumò nel 2005 la promozione) continua dunque ad accompagnare il Genoa, mentre Giuseppe Iachini sorride per il ritorno al successo casalingo dopo lo scivolone col Vicenza. Il ciclo di fuoco ( Napoli, Bologna, Genoa e, domenica, la Juventus) ha proiettato i biancorossi in una posizione che legittima grandi ambizioni: « Ma il bilancio è negativo, perché ci mancano i tre punti che avremmo meritato al San Paolo » , puntualizza l’allenatore, che elogia la squadra (« Ha interpretato bene la partita») però non s’accontenta: « Nella ripresa siamo rinculati troppo, nonostante le mie raccomandazioni dell’intervallo». Ai pochi tifosi che, sotto la pioggia, hanno inscenato un sitin di protesta per le porte chiuse va benissimo anche così: e a loro, avvicinandosi ai cancelli chiusi, si sono rivolti con un lungo applauso i giocatori.

 

TUTTOSPORT - LE PAGELLE. Nocerino autoritario. Piacenza. F. Coppola 6.5: reattivo in avvio di ripresa sul tiro dalla distanza di Coppola e sulla botta ravvicinata di Leon. Nef 7: sbroglia due situazioni molto delicate in area. Realizza di testa e con cocciutaggine il 3-1. Campagnaro 7: domina sulle palle alte, ma è anche tempestivo nelle chiusure. Miglionico 6.5: lievi sbavature senza conseguenze. Anaclerio 6: gestisce con attenzione la fascia di competenza, soffrendo solo nella parte iniziale del secondo tempo. Nocerino 7: recupera un oceano di palloni, distribuendoli sempre con efficacia. Patrascu 6: talora impreciso, provoca il rigore che potrebbe rimettere in corsa il Genoa. Gobatto 6: funziona a corrente alternata, ma è apprezzabile per la determinazione. Gemiti ( 5’ st) 6: entra in una fase difficile della gara, trovando subito la posizione in campo. Stamilla 6.5: preferito a Degano per sostituire l’infortunato Padalino, dimostra grande freddezza nel finalizzare il contropiede che vale il 2-0. Cacia 7: rende in discesa la partita trovando il guizzo vincente dopo un quarto d’ora ( settima rete stagionale). Nella ripresa con una splendida occasione dal limite sfiora il capolavoro, negato dalla traversa. Simon ( 41’ st) ng. Rantier 6: molto dinamico, efficace solo in certi momenti. Lazzari ( 16’ st) 6: schierato a ridosso di Cacia, ispira il contropiede e lavora in copertura. All.: Iachini 7: le incertezze difensive del Genoa aiutano, però il Piacenza è bravo a non concedere spazi. La vittoria vale il terzo posto e permette di preparare in serenità la trasferta di Torino. Genoa. Rubinho 6: incolpevole sui gol.  Galeoto 6: scelto per sostituire lo squalificato Bega, della difesa è il meno disattento. De Rosa 5.5: prova a tamponare senza fortuna. Sciupa una ghiotta occasione calciando fuori da posizione ravvicinatissima. Criscito 5: da matita rossa l’errore che spiana la strada a Stamilla per il 2- 0. Ma la sofferenza su Cacia è costante.  Juric 5.5: macina chilometri sulla fascia, però non trova il modo di lasciare il segno. Botta ( 40’ st) ng. Rossi 6: un po’ discontinuo, tuttavia ha il merito di conquistare il rigore. Fabiano ( 35’ st) ng. M. Coppola 6: sotto ritmo nel primo tempo, piace di più nella ripresa, quando impegna l’omonimo portiere del Piacenza da lontano. Milanetto 5: il faro rossoblù questa volta accende le luci solo a intermittenza. Adailton 5: pomeriggio con pochi sussulti, se si eccettua il bellissimo cross rasoterra che De Rosa non riesce a trasformare in gol. Di Vaio 5.5: la sua prima re­te da genoano (su rigore) tiene viva la speranza della rimonta. Per il resto si muove parecchio senza sfruttare le rare occasioni che gli capitano. Leon 6: tiene in apprensione la difesa del Piacenza con la rapidità negli scatti ( notevole lo spunto al 39’ pt con tiro a fil di palo). Poco prima di essere sostituito costringe Coppola a un non facile intervento. Gasparetto (16’ st) 5.5: col suo ingresso Gasperini passa al 4-4-2, ma il Genoa si spegne e il bomber che ha risolto una settimana fa la sfida col Modena non riesce a ripetersi. All.: Gasperini 5.5: paga le amnesie difensive, però è vero che il notevole possesso palla ha prodotto troppo poco. Arbitro. Rocchi 7: vede be­ne sul mani di Patrascu che provoca il rigore per il Genoa. Coerente la distribuzione dei cartellini.

 

IL SECOLO XIX - Schiaffi dal Piacenza e da Preziosi. di Giovanni Ciolina. Piacenza. Il Napoli si allontana, scappa a cinque lunghezze di distanza. Le due piazze che valgono la promozione diretta anche, ma è soprattutto il modo in cui matura la sconfitta di Piacenza (3-1) a far drizzare le antenne nell'ambiente genoano. Se è prematuro avviare processi sommari è quanto meno doveroso avviare un confronto serrato sul perché la squadra pecca di concentrazione, concede troppi gol agli avversari e sbanda pericolosamente. «Così non si arriva alla serie A», sibila Ivan Juric che poi auspica un confronto «per guardarsi in faccia e capire». Insomma l'atmosfera nel dopo gara non è certo rilassata e il lungo vertice negli spogliatoi tra dirigenza e tecnico è sintomatico di un momento difficile. I padroni di casa giocano una partita astuta, senza sbavature e senza colpi d'ingegno, ma sono pronti ad approfittare degli errori del Genoa. Ne scaturisce una sconfitta che lascia l'amaro in bocca al Grifo, senza dare allo stesso tempo adito a dubbi. «Il Piacenza ha meritato per quanto fatto vedere nel primo tempo»è la disamina di un Enrico Preziosi quanto mai deluso. «Bisogna riflettere sulla difesa e un'analisi complessiva va fatta, di certo non si può regalare tutto un tempo agli avversari. Così non va, anche se ritengo che una sconfitta non possa cambiare i nostri programmi e soprattutto ridurre le nostre ambizioni». «Sono un mix tra il deluso e l'arrabbiato - sono le prime parole di mister Gasperini - Di certo con questa gara finiscono certi esperimenti». Macigni.  La seconda volta nella storia del Genoa a porte chiuse si riassume in maniera semplice. Quasi banale non fosse che alla fine risulterà decisiva: i soliti primi venti minuti regalati all'avversario. La strada dell'Emilia si riscopre nuovamente amara e irta di difficoltà. Venti minuti si diceva. Uno spicchio di partita nel quale il Grifo confeziona due pacchetti regalo per Cacia e soprattutto Stamilla (liscio di Criscito) che si rivelano determinanti. Decisivi, come la dormita sul 3-1 di Nef. Due squilli nell'insolito silenzio di uno stadio. Il Garilli di Piacenza si rivela una ghiacciaia per il pennuto rossoblù. Il Genoa, come a Rimini, sembra entrare in campo ben dopo gli avversari. Sembra quasi che l'approccio alla gara sia carente e la squadra si risvegli solo quando sente le onde della burrasca sfiorargli la bocca e il respiro farsi corto. Al limite dell'asfissia. A quel punto viene fuori il cuore, il carattere di un gruppo che sembra avere la forza per reagire, ma che non basta. L'uno-due che dal 16' al 24' porta avanti il Piacenza potrebbe stroncare un toro. La ventina di tifosi biancorossi che si sono assiepati dietro la curva nord si fanno sentire. E' un'eco distante quello che rimbalza nel Garilli vuoto. Il rumore dei gruppi elettrogeni delle emittenti televisive si sostituisce ai cori della gente. E non è un bel sentire. Quasi fastidioso. «Juric vai sù» urla De Rosa su una ripartenza (caratteristica della squadra di Iachini) del piacentino Nocerino. Il croato, piazzato da Gasperini a badare la fascia difensiva sinistra, obbedisce. Ma il Genoa di Gasperini pur tenendo il possesso del pallone per gran parte della partita non riesce a pungere, né ad essere incisivo nel cono centrale della difesa di casa. Milanetto tocca decine di palloni, ma raramente riesce a lanciare in profondità e quando al posto suo ci provano Adailton e Rossi l'intesa con Di Vaio non è delle migliori. Il Grifo va a ripetizione sulle ali, ma senza riuscire a spiegarle e soprattutto a fare male. Di Vaio si muove con migliore accortezza e in tre occasioni riesce a farsi vedere, pur mostrando limiti di mira. Da parte sua il Piacenza, forte del doppio vantaggio, si assesta sulla tre quarti con una Maginot che chiude i varchi centrali dove Leon e compagni non riescono a fare breccia ed è pronto a ripartire con foga e velocità. Daniele Cacia finisce quindi per essere un terminale terribile per le offensive di casa. Difende palla, fa salire i suoi, va in velocità: insomma mostra al nulla del Garilli, un repertorio da categoria superiore. La traversa che colpisce al 13 della ripresa è la finalizzazione di un gesto tecnico che meriterebbe ben altra conclusione. «Abbiamo fatto una buona prestazione - analizza Di Vaio, al primo gol in rossoblu - Abbiamo tenuto il pallino del gioco a lungo, ma dopo aver raggiunto il 2-1 ci siamo spenti. E anche agli attaccanti sono arrivati pochi palloni giocabili. Disattenzioni generali come quelle che hanno portato ai gol avversari non possiamo permettercele». Eccolo il nodo, la chiave di lettura di un'avventura in terra d'Emilia che tutti si auguravano ben differente. Il Genoa resta una macchina che gioca molto il pallone, ma rispetto al passato sembra essersi quasi appagata, carente di quella voglia di lottare che ne avevano fatto all'inizio un'autentica combriccola di forsennati, capaci di non concedere un attimo di respiro all'avversario. «Dovremo ritrovare il pressing» dirà il tecnico. Lo stesso tridente offensivo sembra aver perso quella freschezza, quella velocità, quell'inventiva che nel girone d'andata aveva fatto impazzire le difese avversarie. La squadra va sulle fasce, ma mancano i tagli centrali, gli inserimenti dei centrocampisti: è un Genoa più prevedibile. E quindi meno pericoloso. Gasperini prova ad inserire Gasparetto (prima a sinistra, poi centrale) e Fabiano, ma la sostanza non cambia. E' chiaro che venendo a mancare la prolificità offensiva, anche gli errori in copertura vengono ad assumere un profilo più pesante. E se lo spettro delle palle inattive torna ad incombere sulla retroguardia urgono rimedi immediati e decisi per non rovinare quanto di buono fatto finora. A cominciare da sabato con il Lecce.

 

IL SECOLO XIX - Gasperini difendeil modulo d'attaccoma ritocca il tridente. l'analisi. di Giuliano Gnecco. Lungo confronto con Preziosi negli spogliatoi. «Non manca equilibrio, torneremo a un calcio aggressivo» Piacenza. Una sconfitta che impone una riflessione. Perchéè l'ennesima in trasferta, perché il Genoa continua a costruire tanto senza riuscire a rendersi pericoloso concretamente, perché la difesa incassa reti frutto di errori macroscopici, specialmente quando è schierata. Un film già visto, troppe volte. Enrico Preziosi chiede spiegazioni, lo fa negli spogliatoi. È un confronto schietto e lungo quello fra Gian Piero Gasperini e il presidente. Preziosi vuole capire perché si ripetono gli stessi errori, perché il Grifone ha un rendimento che sembra il negativo di una foto rispetto al girone di andata: in attesa del recupero con il Vicenza, ha battuto la squadra con la quale aveva perso mesi fa (Modena) ed è uscito sconfitto con quelle che aveva piegato (Rimini e Piacenza, appunto). La situazione è seria perché«siamo poco concentrati, così non possiamo andare avanti; dobbiamo guardarci in faccia e chiarirci fra noi: così non si vince niente», è l'allarme di Ivan Juric, un fedelissmo dell'allenatore. Il punto è: il Genoa può permettersi tre punte vere, tre punte che non ritornano? «Non è mancato l'equilibrio - sottolinea Gasperini - tanto è vero che anche sul 2-0 abbiamo tenuto bene. Non abbiamo attaccato con efficacia, questo sì. Ma con che modulo abbiamo giocato oggi? Certo non con il 3-4-3: bisogna stare attenti prima di parlare di moduli, e conoscerli». Spiegazione: il tecnico subisce pressioni da più parti per passare a un modulo più prudente, magari il 4-4-2; forse anche Preziosi si sentirebbe più tranquillo. Replica del tecnico: «Perché, oggi dietro non giocavamo a quattro? L'equilibrio c'era, abbiamo subito reti con la difesa piazzata. La seconda è stata un infortunio di Criscito, le altre sono nate da palle inattive: un problema che avevamo a inizio stagione e da alcune settimane non si presentava più. Sul 2-1 abbiamo provato anche il 4-4-2, però siamo stati meno efficaci, ci siamo disuniti un po'». Dedicato ai fautori di questo modulo. «Perché bisognerebbe cambiare se è con il 3-4-3 che il Genoa è arrivato a giocare per la promozione?», domanda Marco Di Vaio. Una sconfitta che merita una riflessione. Cambierà Gasperini dopo il ko di Piacenza? Risposta: sì. Però il cambiamento non andrà sulla linea di coloro che chiedono di cambiare modulo: «Il tempo degli esperimenti è finito», annuncia il tecnico. Che precisa: «Questa partita ci ha insegnato molto, abbiamo certe caratteristiche che non si possono snaturare. Dobbiamo tornare a un calcio più aggressivo e meno qualitativo». L'uscita di Leon è forse indicativa della restaurazione. Nel senso: il Genoa gioca con il tridente da inizio stagione, ma allora c'era Sculli che rientrava e lottava; il Grifone tornerà al 3-4-3, però davanti non sarà più possibile permettersi contemporaneamente giocatori con le caratteristiche di Adailton, Di Vaio e Leon che sono meno collaborativi in fase difensiva. E la retroguardia che prende sempre gol? Anche quello della difesa a tre è un falso problema, visto che quasi sempre le reti arrivano a difesa piazzata, e non quando il Genoa è sbilanciato. «Sui calci da fermo - aggiunge Gasperini - non è solo un problema di difensori, ma di tutta la squadra. Se sull'1-0 avessero segnato al primo tentativo ci poteva stare, al terzo è grave».  Beppe Iachini prova a spostare l'attenzione sui meriti del Piacenza: «Non ho visto distrazioni del Genoa; siamo stati bravi noi con verticalizzazioni e velocità a metterli in difficoltà». L'allenatore rossoblù dissente: «Abbiamo regalato due gol, e ci siamo subito messi in condizione di dover compiere un'impresa».

 

IL SECOLO XIX - LE PAGELLE - di Giuliano Gnecco. RUBINHO 6 Straordinario il tuffo per deviare la conclusione di Nef, poi nulla può sulla ribattuta vincente di Cacia. Criscito lo trae in inganno sul raddoppio, la traversa lo salva sulla bordata in contropiede di Cacia. È più vittima che colpevole della giornata storta dei compagni di reparto. GALEOTO 6,5 Guarda Rantier e prova pure a pressarlo alto, ma con la coda dell'occhio deve anche controllare quello che accade alla sua sinistra per tamponare e tentare di dare il proprio contributo mettendoci una pezza. Il più attento e generoso della difesa, a tratti persino arrembante. DE ROSA 5,5 Cacia va a puntarlo, lui fa spallucce: chiude con tempismo e cerca di sostenere l'azione d'attacco essendo il primo ad impostare. Nell'area piccola ha sui piedi la palla per riaprire la partita, ma divora l'occasione. Poi, con l'assalto a Fort Apache alla ricerca del pari, si viene a trovare nell'uno contro uno con Cacia, che in velocità gli fa rizzare i capelli. CRISCITO 5 L'errore più grave da chi meno di aspetti: un errore di leggerezza, di sufficienza e distrazione, che permette però a Stamilla di realizzare il raddoppio. Sul 2-1 è ancora Cacia che mette la freccia e lo semina per andare a timbrare la traversa. Irriconoscibile. JURIC 6 In fase difensiva si abbassa molto, sulla linea dei difensori, per contenere Stamilla; tradotto: fa il terzino vero. La sua saggezza tattica gli permette di scegliere i tempi giusti per gli inserimenti in avanti: giannizzero che non tradisce mai (40' st BOTTA sv). ROSSI 6 Parte da una posizione più accentrata rispetto al consueto, in marcatura sul brasiliano Gobatto. Si allarga sulla fascia in fase offensiva, aggredendo gli spazi e provando a sorprendere la retroguardia avversaria con improvvisi tagli. Con le sue sovrapposizioni, riapre la partita sorprendendo Patrascu che tocca con la mano in area (34' st FABIANO sv: entra nel momento in cui il Genoa ha esaurito la spinta). MILANETTO 6 Gioca nonostante la lombalgia, ma non si direbbe: non solo è fra i più lucidi nel leggere la partita, è pure fra coloro che - pur stringendo i denti - ci mette maggiore dinamismo. Il suo avversario diretto, Patrascu, è uno dei leader degli emiliani, eppure il romeno è costretto sulla difensiva. Generoso. M. COPPOLA  5,5 Scontro ruspante con Nocerino, uno aggressivo come lui, uno che avrebbe potuto (e voluto) giocare con quella maglia al suo posto. Cerca la sberla dalla distanza. Però, sul gol del vantaggio emiliano, è lui a sbagliare quando avrebbe l'occasione di spazzare. Corre meno del solito.  ADAILTON 5,5 Quando punta Anaclerio, l'ex barese va in confusione. Con i postumi della pubalgia preferisce giocare in una posizione più arretrata per vestire i panni del suggeritore: dal suo sinistro - largo da destra - arriva sempre qualcosa di interessante. Alla lunga però accusa la fatica. DI VAIO 6 Voto di incoraggiamento, per il gol. Si vede per la prima volta al 22', quando devia di testa sopra la traversa un cross da destra di Galeoto; in precedenza la sua macchinosità aveva consentito a Campagnaro di giocare senza affanno. Dal dischetto segna la sua prima rete in rossoblù spiazzando Ferdinando Coppola, anche se poi si fa ammonire ingenuamente correndo a recuperare la palla. Ha un'attenuante: è servito poco e male, e non è neppure abituato a giocare spalle alle porta. LEON 6 Prova a metterla sulla velocità e sulla furbizia, cercando di procacciare punizioni dal limite. Prova pure di potenza, con conclusioni dalla distanza: almeno ci prova, in tutti i modi. La sua imprevedibilità, sulla sinistra, lo rende una spina nel fianco della retroguardia emiliana. Difetta solo nella continuità (16' st GASPARETTO 6: largo a sinistra, come contro il Modena, come giocava a Empoli. Poi si accentra per dare maggiore fisicità: non è fortunato). PIACENZA F. Coppola 6,5; Nef 6,5, Campagnaro 7, Miglionico 6, Anaclerio 5,5; Nocerino 6,5, Patrascu 6, Gobatto 5,5 (5' st Gemiti 6); Stamilla 6, Cacia 7 (41' st Simon sv), Rantier 5,5 (16' st Lazzari 6). ARBITRO Rocchi di Firenze 5,5: Nef tocca in area la caviglia di Leon, per il direttore di gara aveva però prima sfiorato la palla; nel recupero del primo tempo sembra più netto l'intervento di Miglionico su Di Vaio: è fuori area, ma nel dubbio Rocchi lascia proseguire. Vede almeno il mani di Patrascu sul cross di Rossi, però non ammonisce il romeno.

 

IL SECOLO XIX - Criscito: «Sbagliato l'approccio mentale». Di Vaio: «momento no, ma ci tireremo fuori».  Piacenza. Il difensore «La palla mi è schizzata sul piede ed è finita sui piedi di Stamilla?». Mimmo Criscito è tra i primi ad abbandonare gi spogliatoi del Garilli. Berretto della felpa rossoblù alzato sulla testa, un sacchetto di maglie in mano, per la prima volta il difensore della nazionale under 21 è finito sul banco degli imputati per un errore che è costato caro. «Il pallone bagnato non mi ha aiutato su quel lancio centrale, ma sono cose che possono succedere». Anche a un difensore come lui che nel commento della partita non si sente di addossare colpe ad uno o all'altro. «Attacchiamo in undici e difendiamo in undici - ammette - e quindi se abbiamo perso le colpe devono essere ripartite tra tutti». Anche in fase di approccio mentale alla partita «che tutta la squadra ha sbagliato. E' comunque una sconfitta che ci regala grande stimoli per riscattarci da questa brutta figura già a cominciare da sabato con il Lecce». «Certo che una vittoria ti aiuta da affrontare la settimana con maggior intensità e serenità? gli fa da eco Di Vaio - ma la base che abbiamo è importante e con i sacrifici di tutti ci tireremo fuori». Parole che sembrano uscire in fotocopia da tutti i rossoblù, anche se Criscito entra ancora più nello specifico di una sconfitta che se ha sul banco degli imputati l'assetto difensivo, non può certo prescindere da un attacco che nonostante i numeri e le qualità si sta rivelando asfittico. «Non calciamo mai in porta» sottolinea il difensore «e quando dobbiamo inserirci non ci riusciamo. Ce lo dice sempre anche il tecnico e dobbiamo riuscire a metterlo in pratica».  Compito non certo agevole anche se, come sostiene Gasperini, l'equilibrio tattico non manca. Purtroppo gli innesti invernali si stanno rivelando ancora una volta più difficoltosi del previsto.

 

   

 

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