STAGIONE 2007/08                                                                                                                                      HOME >>

 

   

 

REGGINA - GENOA                       2 - 0    (1 - 0)

Reti: 31' Amoruso, 80' Joelson

Reggina: Campagnolo, Lanzaro, Valdez, Aronica, Vigiani (92' Alvarez), Barreto, Cascione, Hallfredsson (54' Missiroli), Modesto, Ceravolo (58' Joelson), Amoruso. (Novakovic, Stadsgaard, Cherubin, Tullberg) All: Ulivieri

Genoa: Rubinho, Bovo, De Rosa, Lucarelli (68' Rossi), Konko, Paro, Juric, Fabiano (50' Di Vaio), Leon, Figueroa (61' Sculli), Danilo. (Scarpi, Bega, Masiello, Milanetto) Allenatore: Gasperini

Arbitro: Trefoloni. Ammoniti: Valdez, Danilo, De Rosa, Sculli, Modesto, Alvarez. Spettatori: 12.000 circa

 

Le pagelle di Akaiaoi: Rubinho 5.5: Tre occasioni per la Reggina, due reti. Nella prima in uscita chiude bene respingendo il tiro dell' attaccante calabrese lasciato scappare in area da De Rosa, nella seconda becca gol sul suo palo e nella terza becca di nuovo gol di testa, senza colpe ma fare una paratona non è reato. Bovo 6: La Reggina è quello che è e lavoro in difesa ce nè poco. De Rosa 5: Il raddoppio della Reggina è la fotocopia del 3 a 1 segnato l'anno scorso da Marazzina per il Bologna. L'eccezione è che stavolta non salta neanche. Più di una volta sbaglia passaggio mettendo in difficoltà la difesa che gioca contro una squadra che da sola non costruisce niente. Lucarelli 5: Di solito chi torna fa il gol dell' ex, lui lo lascia fare ad Amoruso che però gioca ancora per la Reggina. Nelle poche occasioni che la Reggina si fa vedere in avanti sembra sempre pericolosa. Ci sarà un motivo. (68' Rossi 6: Il Genoa tenta di arrivare al pareggio, sembra inserirsi bene ma dopo 12 minuti finisce la partita col raddoppio di Joelson). Konko 5.5: Su di lui un intervento in area che grida vendetta. La sua spinta in avanti risente della giornata no di Leon ed in occasione del secondo gol con De Rosa guarda in aria i piccioni che sorvolano lo stadio. Paro 6: Il centrocampo è la cosa che funziona meglio, merito suo e di Juric certo ma anche di una Reggina che gioca solo ed esclusivamente nella propria metà campo. Juric 6: Al 13' con un tiro a girare verso il palo lontano và vicinissimo alla marcatura. Per il resto solita partita grintosa. Fabiano 5: Niente di nuovo da registrare (50' Di Vaio 6.5: Si dà da fare quando entra in campo finalmente il Genoa riesce a costruire qualche palla gol. Interviene su un lungo traversone colpendo di testa l'incrocio dei pali a Campagnolo battuto.). Leon 5.5: Non è il solito Leon e ne risente tutta la fase offensiva. Nel secondo tempo manda un calcio di punizione dal limite a sussurrare frasi sconce al palo che forse indignato si scansa lasciando sfilare la sfera sul fondo. Figueroa 6: Si muove bene, dialoga ottimamente coi compagni ma manca di continuità e di forza. Nella prima frazione ha due occasioni di testa ma non colpisce bene la sfera che termina in tutte e due le occasioni alta. (61' Sculli 6: In 30 minuti costruisce più palle gol lui che tutto il Genoa nei primi 60, peccato che però non vadano a buon fine. Prima due tiri a mezz'altezza a lato poi sul 2 a 0 si trova a tu per tu con Campagnolo che però gli esce incontro e ribatte il tiro del rossoblù che stoppa e manda a rete. Speriamo che torni presto al gol.). Danilo 5.5: Molta corsa, come sempre, ma questa volta poca sostanza in avanti per il brasiliano. Allenatore: Gasperini 4: Il Genoa, secondo lui, deve sempre fare il suo gioco. Secondo me il Genoa con Ulivieri in trasferta deve adattarsi al gioco della Reggina che è, lo sanno anche i sassi, tutti in difesa, il Genoa tocca qua, là, su, giù, sbaglia, un tiro un gol. Non è solo la rete di Joelson simile a quella dell' anno passata di Marazzina, è tutta la partita che è simile, con la variante che in quel momento il Bologna era pari al Genoa mentre la Reggina era ultima in classifica ed è la squadra materasso della serie A e questa partita ne è la prova inconfutabile. Il Genoa ha fatto lo "splendido" e speriamo che non faccia lo splendido pure col Torino e con l'Empoli perchè non credo che Novellino e Cagni si mettano ad applaudire i giocatori del Genoa mentre con 250 passaggi tentano di entrare in area. Applaudire no ma sicuramente contenti sì. Arbitro - Trefoloni 4: Konko sulla destra riceve palla a terra in area e superando in velocità l'avversario s'appresta al tiro o al traversone. Il giocatore della Reggina non guarda neanche la palla e gli si scaraventa addosso gettandolo addirittura al di là dell' area di rigore. Cosa vuoi dare ad un arbitro che lascia proseguire come se nulla fosse?

 

  

 

  

 

TUTTOSPORT - Genoa, la difesa non regge. Prima vittoria stagionale della Reggina, a segno con Amoruso e Joelson. Gravi errori su entrambi i gol. Gasperini minimizza ma ammette: «Poco concreti». di Giovanni Tosco. Reggio Calabria. A cinque mesi e mezzo dall’ultima vittoria, quella col Milan che le consentì di festeggiare la salvezza, la Reggina torna a gioire per i tre punti, conquistati «con una prova di umiltà e sacrificio», per usare le parole di Renzo Ulivieri, ma anche grazie a due gravi errori della difesa del Genoa, che hanno permesso ad Amoruso e Joelson di confezionare il 2­0 e rilanciare pesantemente i calabresi, rianimati dalla cura del nuovo allenatore. Una settimana fa, la squadra di Gian Piero Gasperini aveva raccolto applausi, elogi e solo un pareggio col Palermo: ieri, pur mantenendo in maniera costante l’iniziativa, è apparsa una pallida fotocopia rispetto a quella vista a Marassi. «Ci è mancata la concretezza nelle due aree», spiega il tecnico, che si dice però soddisfatto della prestazione. E’ vero che, sullo 0-1, Di Vaio ha centrato il palo in un momento della partita in cui la Reggina era in chiara difficoltà, tuttavia il colpo di testa dell’attaccante, inizialmente in panchina, è arrivato al 33’ della ripresa e fino a quel mo­mento Campagnolo non era mai stato impegnato in maniera seria. Diciamo che se fosse finita 0-0 nessuno avrebbe avuto da ridire, per quanto si è visto in campo, però la “generosità“ dei difensori genoani induce a profonde riflessioni. Ha cominciato Lucarelli, che al 32’ del primo tempo ha permesso ad Amoruso di esibirsi in una serie di finte spalle alla porta fino a trovare lo spazio per girarsi, lasciarlo sul posto e infilare la palla tra il palo e Rubinho, celebrando nel migliore dei modi la tre­centesima presenza in serie A. Hanno continuato De Rosa e Konko quando alla fine mancavano nove minuti, consentendo a Joelsson di sfruttare solo soletto in mezzo all’area il cross dalla destra di Vigiani: l’esperto centrale - schierato da Gasperini proprio per colmare la differenza di centimetri - è saltato a vuoto, il francese ha tardato a chiudere e al brasiliano non è parso vero di andare a segno di testa con uno stacco bello e potente. Siccome già col Palermo le pecche della retroguardia erano state messe in evidenza in modo impietoso e decisivo, ecco che l’allenatore avrà da lavorare durante la sosta, perché è vero che «il Genoa sta raccogliendo meno di quanto meriterebbe», come sottolinea, ma è anche vero che nelle ultime cinque giornate i liguri hanno conquistato solo due punti e subito dieci reti. Di positivo c’è l’esordio dall’inizio di Lucho Figueroa, che s’è mosso abbastanza bene, non ha sfruttato due buone occasioni di testa ma ha il merito di essersi fatto trovare pronto a ricevere l’invito dei compagni: «Non è da lui sbagliare così, però ha dimostrato di possedere le caratteristiche che servono a noi», lo promuove Gasperini. La Reggina ha impostato una partita di con­tenimento, perché Ulivieri era consapevole che contava soprattutto dare continuità al pareggio ottenuto a Napoli. «Spero che in futuro soffriremo di meno: io muoio di questo passo...», la butta sul ridere l’esperto tecnico, che in due turni ha guadagnato quattro punti, contro i cinque raccolti da Ficcadenti nelle precedenti dieci sfide. E’ stato espulso nel finale, Ulivieri: «Sono entrato in campo ma ce l’avevo con alcuni miei giocatori: sul 2-0 è subentrata la paura di vincere, così abbiamo concesso delle ripartenze pericolose al Genoa. Addirittura, stavamo ancora abbracciandoci per la rete di Joelson e Sculli si è trovato a tu per tu con Campagnolo, che è stato bravo a salvare». Ulivieri applaude solo la Reggina della ripresa: «Nel primo tempo recuperavamo palla troppo bassi e non riuscivamo a costruire nulla di concreto. Gli aggiustamenti dopo l’inter­vallo ( in particolare l’innesto di Missiroli per l’impalpabile Hallfredsson, n.d.r.) ci hanno permesso di crescere col passare dei minuti, anche se devo riconoscere che abbiamo avuto un po’ di fortuna. D’altronde, non mi vergogno a dirlo: in questo momento il Genoa gioca meglio di noi». Gasperini cerca di vedere ciò che di buono c’è stato, ma bacchetta Leon («Mi ha fatto arrabbiare perché a un certo punto ha effettuato tre tiri da lontano quando poteva inserirsi in area. Erano tentativi esagerati, che spiegano perché nella sua carriera ha segnato poco») e segna con la matita rossa quello che non gli è piaciuto: «Siamo tornati a compiere errori eccessivi nella nostra area e davanti siamo stati troppo leziosi. Certo, se Di Vaio avesse segnato invece di colpire il palo, poteva cambiare molto, ma questo è un periodo così...». Novembre continua a essere un mese che non gli porta bene... «E allora, ben venga la pausa...».

 

TUTTOSPORT - LE PAGELLE - Vigiani, carattere da leader Di Vaio e Figueroa lottatori. Reggina. Campagnolo 6: lo salva il palo su Di Vaio, poi compie due parate importanti. Lanzaro 5.5: attento nel pt, soffre la rapidità di Di Vaio. Valdez 6: a tratti in affanno, ma nel complesso se la cava. Aronica 6: sbroglia diverse situazioni delicate in area. Modesto 6: rimane “basso”, limitandosi quasi solo a contenere. Vigiani 6.5: rimedia a un avvio incerto con una prova di temperamento. Dal suo piede la palla per il 2-0. Alvarez (48’ st) ng. Barreto 6: lotta in mezzo al campo, non sempre con lucidità. Cascione 6: recupera diversi palloni, specie nella ripresa. Hallfredsson 5: galleggia tra le linee senza trovare la posizione. Missiroli (10’ st) 6.5: determinato e grintoso. Ceravolo 6: dimostra personalità. Joelson (13’ st) 6.5: abile a firmare di testa la rete che chiude la gara. Amoruso 7: spiana la strada alla Reggina col 5° gol stagionale. All. Ulivieri 6.5: schiera bene la squadra. Sfrutta gli errori del Genoa per un successo che può valere la svolta. Genoa. Rubinho 6: senza colpe sui gol, per il resto quasi inoperoso. Bovo 6: il più convincente della difesa. De Rosa 5.5: in tribuna col Palermo, viene ripescato ma salta a vuoto nell’azione del 2-0. Lucarelli 5: grave l’incertezza che permette ad Amoruso di segnare l’1-0. Rossi (24’ st) 6: porta freschezza. Konko 5.5: propositivo nel pt, scala in difesa ed è correo sulla rete di Joelsson. Paro 6: mantiene l’ordine, senza le necessarie accelerazioni. Juric 6: dinamico e combattivo, seppure a corrente alternata. Fabiano 5.5: soffre nel contenere Vigiani. Di Vaio (6’ st) 6.5: ha una gran voglia di lasciare il segno e si vede. Leon 5.5: spesso nel vivo dell’azione, diventa irritante con improbabili conclusioni da fuori. Figueroa 6: al debutto dall’inizio, lascia intravedere segnali positivi. Sculli (17’ st) 6: la sua velocità tiene in apprensione la retroguardia reggina. Danilo 5.5: meglio esterno alto che centrocampista, quando patisce la verve di Vigiani. All. Gasperini 6: gli errori nelle due aree non dipendono da lui. Arbitro. Trefoloni 6: puntuale anche se ignora una spinta su Konko.

 

IL SECOLO XIX - Il Grifo non vola più. di Giovanni Ciolina. REGGIO CALABRIA.Un passo indietro. Forse due e non solo per demeriti propri. In una cornice che di bollente ha forse solo i ricordi, il Grifone non riesce a tirare fuori gli artigli e subisce una sconfitta pesante anche se a contare le occasioni il Genoa può vantarne un paio di più. Nel bilancio di giornata spicca il palo di Di Vaio che, sotto certi aspetti, aumenta il rammarico per quello che poteva essere e non è stato. Anche nell’approccio alla sfida, maggiormente a trazione anteriore con Sculli o Di Vaio, rispetto a Danilo in versione trequartista. La Reggina guarda in casa sua e può cullare la prima vittoria stagionale (20), il successo della volontà, del cuore,dell’umiltà. Tre punti che portano l’autografo a pennarello grosso di Amoruso e Vigiani. Il Genoa torna invece a casa con la quarta sconfitta stagionale, la terza consecutiva in trasferta e la convinzione che ci sia qualcosa da sistemare. Le amnesie difensive cominciano a ripetersi con troppa frequenza. Il presidente Preziosi alla vigilia aveva parlato dell’eventuale mancanza di umiltà come dell’unico aspetto che lo avrebbe fatto arrabbiare. Il Genoa non ha sottovalutato l’impegno ma il motore rossoblù sembra girare a ritmi ridotti rispetto al solito, con il risultato di consentire ai padroni di casa di non trovarsi subito in affanno. Due punti nelle ultime cinque partite, quattro gol fatti e dieci subiti: sono numeri che se non devono far gridare al lupo, devono far meditare. E se con Juve e Inter la sconfitta ci poteva stare, di ieri pomeriggio non convince la prestazione. «Il risultato non rispecchia l’andamento della gara: la prestazione della squadra mi ha soddisfatto», è la disamina del tecnico rossoblù. «Siamo stati fortunati ma umili» è la puntualizzazione di Renzo Ulivieri, tecnico della squadra di casa che arriva alla prima vittoria stagionale. E sorride sornione. L’impressione è che la verità stia come sempre nel mezzo. In effetti il Grifone che disegna Gasperini è un ventaglio che occupa tutte le parti del campo e soprattutto prova ad aprire e a tenere alta la pressione alla Reggina. Danilo in posizione di centrocampista avanzato a supporto di Leon e soprattutto Figueroa riesce a dare qualche frutto nei primi dieci minuti, nella sua opera di contenimento di Cascione e supporto alle punte,ma alla fine non trova la spalla gusta nel connazionale Fabiano che al contrario fatica tantissimo a contenere Vigiani. Ecco, proprio l’eroe del pareggio di Napoli questa volta non va in rete ma si trasforma nella molla che consente alla squadra calabrese di schizzare in avanti una volta conquistata palla («Nel primo tempo un po’ troppo bassa, per la verità» ammette Ulivieri riferendosi alla linea che doveva diventare invalicabile per il Genoa) e tenere costantemente in apprensione la retroguardia genoana. Non è un caso se nella prima mezz’ora di gioco i pericoli maggiori li procura FabioCeravolo lanciato in contropiede.Non è un caso se la prodezza di Amoruso (con ingenuità di Lucarelli) arriva da un anticipo di testa al limite dell’area su Fabiano proprio di Vigiani. Le palle vaganti al limite dell’area su respinta della difesa si trasformano nel tallone d’Achille della squadra rossoblù che vanta un massiccio possesso ma senza aver la capacità di sfruttare gli spazi. La sfera gira lenta e soprattutto sembra esserci una carenza di movimenti senza palla che non consentono a chi se la trova tra i piedi di trovare soluzioni valide. Leon gioca tanti palloni ma senza la consueta lucidità e con una serie di conclusioni velleitarie che fanno sottolineare a Gasperini «come a volte sprechi il suo talento con conclusioni azzardate. E’ forse per questo che ha sempre segnato poco in carriera». Il Genoa tiene le redini del gioco tra le mani e riesce a creare almeno tre occasioni importanti per Figueroa che, però, all’esordio dal primo minuto deve trovare il cinismo nel suo colpo migliore del repertorio del delantero di Rosario: il colpo di testa. Amoruso sfrutta la prima occasione, Figueroa le spreca. Anche questa è una chiave di lettura che fa pendere l’ago della bilancia sulla sponda amaranto senza però dimenticare la reazione genoana nella ripresa, quando il risultato è da recuperare e Gasperini manda in campo Di Vaio e Sculli, per Fabiano e Figueroa. Gli innesti genoani rendono ancora più intensa la pressione rossoblù che ha lo scopo di aumentare ulteriormente la paura di vincere dei padroni di casa quando cambia ancora il volto della sfida. Il Genoa passa ulteriormente a trazione anteriore con 3-4-3 vero, accorcia le distanze in mezzo al campo e soprattutto avanza di una decina dimetri il raggio d’azione di Paro che nella prima frazionea aveva giocato un po’ troppo sulla linea di Juric che guarda Hallfredsson. Sculli prova a far montare la rabbia dei tifosi di casa nel giro di un minuto (23’ e 24’) calciando fuori due buone occasioni, ma la svolta definitiva al match è attorno alla mezz’ora. Di Vaio centra il palo a portiere battuto e sul rovesciamento di fronte Vigiani, ancora lui, fa partire il contropiede del20conlacollaborazionediAmoruso e finalizzazione di Joelson. E’ la fine dei sogni di recupero. E’ la corsa frenetica di Ulivieri (espulso per comportamento non regolamentare) quando Aronica commette un’ingenuità. E’ la festa amaranto, con delusione rossoblù. Ora c’è la sosta: il Genoa deve riflettere.

IL SECOLO XIX - Mea culpa di Lucarell "La peggior partita della stagione. di Giovanni Ciolina. REGGIO CALABRIA. Facile, fin troppo facile caricare sulle spalle della difesa le colpe della sconfitta patita dal Grifone al Granillo.Quando si subiscono due reti come quelle di ieri non ci sono scuse. Facile, fin troppo facile individuare la difesa per spiegare i numeri (solo quelli) deficitari delle ultime apparizioni. «Le critiche? Non le facciamo – sono le parole Gaetano De Rosa,difensore di fiducia della retroguardia genoana – Sono cose che capitano. Loro hanno interpretato bene la gara, la Reggina è stata brava a ripartire, noi invece non abbiamo trovato il guizzo». Il difensore napoletano porta nella sala stampa dello stadio reggino la lucidità teutonica che gli arriva dalle origini natali a Dusseldorf. «Avremo tempo per rivedere la partita e fare la disanima di cosa non è funzionato» ammette De Rosa. Che qualcosa non sia funzionato ne sono convinti tutti, non resta che andarlo a scovare in fretta per poter rivedere quella squadra che dopo la batosta casalinga con il Milan era riuscire a blindare la porta. Il Grifone non aveva fenomeni allora, come non ha scarsi adesso: è forse solo questione di ritrovare quella tranquillità e quella attenzione necessari per sbrogliare anche le matasse più complicate. Per quanto riguarda i due gol di Reggo Calabria è banale individuare le lacune. Si tratta di black out personali (Lucarelli e De Rosa, appunto) nelle fasi finali, ma che hanno radici da ricercare altrove. E in Calabria non si può parlare di mal di palle inattive. Intanto come mai il Genoa di Reggio ha subito un gol in contropiede, oltre ad accusare un paio di ripartente centrali che hanno consegnato a Ceravolo altrettante palle importanti non sfruttate? «Sul piano mentale si può fare meglio» aggiunge De Rosa in riferimento all’approccio della gara ed alla sua gestione che poi ammette come «Il Genoa abbia voglia di crescere e mettersi in gioco». Restano però alcuni numeri su cui riflettere: diciassette gol subiti in dodici giornate sono tantini. Alcuni spingono a riflettere e soprattutto costringono la squadra a tenere sempre alto il numero delle reti segnate per non doversi trovare in difficoltà. «La peggior partita dell’anno» è stata la spietata ed onesta disamina di Alessandro Lucarelli, ex accolto da cori ed applausi e che avrebbe sperato un ritorno differente sullo Stretto. Cittadino onorario per la salvezza raggiunta nella scorsa stagione, il livornese finisce dietrola lavagna per il gol concesso a Nicola Amoroso. Il gesto dell’ex juventino è pregevole, ma è peccato mortale per un difensore far girare l’attaccante nei cinque metri. Cose che capitano, ma sulle quali Gasperini dovrà lavorare per evitare pericolose repetita. «Ci è mancato il ritmo» è l’ammissione di Danilo che scova quindi subito uno dei temi che finiranno sul quaderno nero di Gasperini e sulle quali si dovrà lavorare. E se i problemi cominciassero dall’attacco? Ossia da una copertura più attenta in fase di non possesso palla? Tutti aspetti, particolari sui quali il tecnico genoano vorrà soffermarsi con attenzione alla ripresa della preparazione mercoledì mattina. Fino a sabato 24 novembre, alla sfida con la Roma ci sarà tempo per migliorarsi. E correggere la rotta collettiva, perché «si vince e si perde in undici» secondo un detto strausato, banale, ma certamente calzante ala situazione

 

IL SECOLO XIX - Le Pagelle. di Giuliano Gnecco. RUBINHO 6 Al 9’ è bravo in uscita a chiudere lo specchio a Ceravolo, lanciato in contropiede daAmoruso; si ripete al 12’, ancora su Ceravolo, in presa alta.Nulla può invece per opporsi al diagonale diAmoruso che sblocca la partita. Paradossalmente, è quasi inattivo. È però fra coloro che non tradiscono. BOVO 6 In settimana Bruno Conti ha speso per lui parole impegnative: «Il giocatore più tecnico uscito dal settore giovanile della Roma?Non è Totti,ma Cesare Bovo». Lui però si sforza di smentirlo con un paio di controlli difettosi in fase di impostazione: una novità per il difensore. Poi comunque si rinfranca, e là dietro è fra i più sicuri. Con l’uscita di Lucarelli passa a sinistra, e la musica cambia poco: oltre a essere bravo è pure duttile. DE ROSA 5 Al 12’ di testa, specialità della casa, si lascia anticipare da Ceravolo che si invola verso la porta, ma Rubinho cimette una pezza. È uno dei pochi errori, perché poi tiene discretamente, cercando di onorare la fascia da capitano, anche se inizia a spingere in fase di impostazione solo nel finale di primo tempo. Pure nella ripresa alterna interventi provvidenziali a ingenuità che uno della sua esperienza non dovrebbe commettere, compreso l’errore di posizione sul secondo gol. LUCARELLI 5 È un cittadino onorario di Reggio Calabria: la curva calabrese lo accoglie con tutti gli onori. Galvanizzato, sembra fra i più positivi, poi però si fa ingannare dalla giocata di Amoruso che porta in vantaggio i calabresi. È uno dei due errori soltanto di tutta la gara, ma è quello che condiziona la partita (24’ ST ROSSI 6: si sistema a centrocampo e cerca di guidare la riscossa; spinge senza sosta, ma è anche poco e male aiutato). KONKO 5,5 Stavolta non ha la possibilità di scambiarsi con Rossi; gioca su Modesto cercando di controllare l’esterno calabrese e poi proporsi in avanti anche se non trova molto spazio anche perché Leon non lo asseconda: l’honduregno non si accentra al momento opportuno per liberargli il corridoio emetterlo in moto. Si abbassa in difesa, su Joelson, quando entra il suo gemello nella catena di destra. Nel patatrac sul secondo gol è coinvolto anche lui. PARO 6 Il suo dirimpettaio è Cascione, colui che fra gli avversari è dotato di maggiore fosforo. Il motore del centrocampo rossoblù non perde giri e svolge le consuete mansioni di interdizione e costruzione. Semmai è nella ripresa che tende a delegare i compiti di impostazione a Juric per avanzare in pressing alto. JURIC 5,5 Si fa rubare palla da Amoruso a centrocampo, e al 9’ ne nasce una ripartenza calabrese disinnescata da Rubinho in uscita su Ceravolo. Poi, al 14’, è suo il primo tentativo di impensierire l’ex Campagnolo: fuori di poco. Controlla abbastanza bene il granatiere Hallfredsson, e ci mette anima e cuore in ogni circostanza, anche se spesso è sorprendentemente impreciso nel palleggio. Cresce nella ripresa, dopo un inizio a scarto ridotto. DANILO 6 Ha funzioni di raccordo fra centrocampisti e punte; segue Barreto – anche stringendo al centro pressandolo molto e poi ripartendo in fase offensiva distendendosi come vertice sinistro del tridente, quando punta Lanzaro (genoano di una estate maledetta). Retrocede nel centrocampo a quattro ridisegnato con l’ingresso di Di Vaio. Si fa apprezzare in fase di spinta. FABIANO 5 Gli tocca Vigiani, che non solo è uno dei pupilli di Mazzarri ma è pure uno dei grocatori più in forma degli amaranto.All’inizio gli toglie l’ossigeno,ma limita molto le scorribande in avanti. Poi l’esterno calabrese prende lemisure e il brasiliano lo soffre.Non riesce comunque a ritrovare ancora la brillantezza della scorsa stagione (6’ ST DI VAIO 6,5: porta subito vivacità e brio in un attacco spento. Infatti è lui a rendersi più pericoloso di tutti, quando centra il palo; ci prova anche di testa,ma Campagnolo non si fa superare. Con il senno di poi, se avesse giocato dall’inizio avrebbe potuto finire diversamente. Con il senno di poi). LEON 5 Irriconoscibile rispetto alla partita da marziano con il Palermo; è spesso avulso dal gioco, e pure piuttosto pasticcione. Così non di rado finisce anche per ostacolare i compagni. Fa indispettire Gasperini quando per tre volte consecutive tenta la conclusione velleitaria da distanza siderale quando invece avrebbe potuto avanzare in area o servire un compagno in posizione migliore. Con il Palermo era genio puro, stavolta solo sregolatezza. Non aiuta neppure Figueroa, perché non gli serve mai i palloni giusti. FIGUEROA 6 Bravo negli scambi stretti, nei tocchi di prima, nelle sponde. Al 44’, su cross di Danilo, di testa alza pure di poco sotto la traversa.Gli manca però ancora l’intesa con i compagni, e pure la condizione: nello scatto breve denota inevitabilmente i limiti dopo venti mesi ai box. E poi, un rapinatore d’area come lui, ai tempi belli mai avrebbe sciupato le due ghiotte occasioni che gli sono capitate nel gioco aereo. Rispetto a quando c’è Borriello, con lui a mezzo servizio il Genoa è costretto a snaturare il suo gioco. Poi esce quando le batterie sono esaurite. È comunque fra coloro che hanno le maggiori scusanti. In ogni caso le qualità si vedono. (17’ ST SCULLI 6: va a fare la prima punta, come da ragazzino nel Crotone. Al 22’ ci prova con un diagonale di sinistro, con poca fortuna; ritenta subito dopo di destro,ma è ancora fuori. La terza volta è invece bravo Campagnolo a chiudergli lo specchio. Poi è bravo a crossare pericolosamente per la testa di Di Vaio. Con la Reggina ha il dente avvelenato, e si danna l’anima. Però è un periodo che nei sedicimetri la sorte gli è avversa). REGGINA Campagnolo 6,5; Lanzaro 6,Valdez 6, Aronica 6,5; Vigiani 6,5 (48’ st Alvarez), Barreto 6, Cascione 6,5,Modesto 6; Hallfredsson 5,5 (9’ st Missiroli 6); Ceravolo 5,5 (13’ st Joelson 6), Amoruso 7. ARBITRO TREFOLONI DI SIENA 6: al 9’ Konko viene spinto in area mentre sta per saltare; il difensore perde l’equilibrio e cade. Potrebbe anche starci il rigore, ma non è sugli episodi che oggi si più recriminare. Fa arrabbiare i tifosi calabresi perché non fischia quelli che a loro modo di vedere sono falli; se commette un errore – semmai – è non ammonire Joelson per le continua simulazioni, anche lontano dall’area. Comunque non influisce sul risultato.

 

IL SECOLO XIX - Pastorello: «Riflettiamo ma evitiamo processi». Il vicepresidente è deluso «Ho visto una squadra compassata, qualcuno non era al meglio». Le telefonate di Preziosi. di Giovanni Ciolina. Reggio Calabria. Una sconfitta che deve portare «ad una pausa di riflessione». Parole e musica di Giambattista Pastorello che senza fare drammi per la sconfitta di Reggio Calabria, non può certo nascondere il disappunto per un passaggio a vuoto inatteso «anche perché queste gare erano da fare punti. Con i due punti del Palermo e almeno uno con la Reggina la classifica sarebbe sicuramente differente e speriamo di non doverli rimpiangere in futuro». Il dirigente rossoblù si accomoda nei primi posti del pullman che riporta la squadra all'aeroporto. Accenna un sorriso, ma si vede lontano un miglio che si tratta di un atteggiamento di circostanza. Forse nemmeno lui si aspettava questa sconfitta sullo Stretto. Amarezza e rammarico si palpano nell'ambiente genoano. Il presidente Enrico Preziosi non avrebbe mascherato la sua arrabbiattura per la sconfitta ma soprattutto per come è maturata. Umore che il patron avrebbe manifestato direttamente ai dirigenti presenti a Reggio Calabria ed ai quali ha chiesto notizie via telefono. Lo spirito con il quale è sceso in campo il Grifone e il modo in cui si sono dipanate le reti di casa non avrebbero convinto Preziosi. Contropiedi che hanno mandato di traverso il pranzo al patron rossoblu. «Potevamo essere più vispi» puntualizza Pastorello che se nella ripresa ha individuato «una reazione una volta passati in svantaggio» non può nascondere un commento stizzito in riferimento al primo tempo: «Ho visto una squadra piuttosto compassata. Nella prima mezz'ora abbiamo forse pensato di poter vincere senza eccessiva fatica e quando abbiamo subito il gol invece siamo andati in affanno. Alcuni giocatori si sono espressi non al meglio delle loro possibilità». Fin qui la disamina, forse spietata della sfida, ma senza la minima intenzione di aprire dibattiti «e soprattutto evitiamo processi». Nemmeno il pensiero di aver messo in carniere due punti solo su quindici a disposizione riesce a scardinare l'ottimismo del vice presidente rossoblù che pensa già alla Roma «ed alla necessità di riprendere a fare punti». Senza dimenticare la prestazione del primo tempo al Granillo e ai due gol subiti. Dopo il ritorno alla gioia da rete di Brienza dopo due anni di assenza, ieri è toccato a Joelson provare l'ebbrezza de primo gol in carriera nella massima serie. Il Genoa in versione Babbo Natale o onlus «sorriso del gol» non piace certo a Gasperini e tanto meno al presidente Preziosi che sembrava quasi aver subodorato il timore di un calo di tensione a Reggio al punto da presentarsi al Pio XII giovedì per suonare la carica. Purtroppo non sembra essere stato sufficiente il presidente in versione veggente per evitare il passaggio a vuoto. E anche gli incoraggiamenti a Leon sembrano non essere serviti. L'honduregno ha forse mandato in onda sul campo che lo ha visto protagonista in passato una delle sue prestazioni più opache dell'intera stagione.

IL SECOLO XIX - Gasperini benedice la sosta. «COMMESSI TROPPI ERRORI, MA NON MERITAVAMO DI PERDERE». di Giuliano Gnecco. Reggio Calabria. Controcorrente: Genoa irriconoscibile, anche solo rispetto alla partita di domenica scorsa contro il Palermo? «Non sono d'accordo, non è il risultato che può cancellare una prestazione in una difficile trasferta», obietta Gian Piero Gasperini. Il quale insiste: «Abbiamo fatto una buona gara, siamo solo stati poco concreti nelle due aree». Il punto è questo: il Grifone ha commesso troppi errori, in attacco e in difesa. Ora, se davanti è un problema i vecchia data il fatto che non venga realizzato per quanto costruito, quello della retroguardia è un grattacapo nuovo. Perché dopo un precampionato con l'allarme sempre fisso sul rosso, l'arrivo di Lucarelli aveva sistemato le cose, che erano migliorate ancora con il rientro di Bovo. Invece, nelle ultime gare, il Genoa ha finito per pagare caro distrazioni difensive: a Torino, con la Juve, la prima. Poi l'allarme era tornato sul giallo dopo Inter e Palermo, e oggi tende verso l'arancione. «Il Genoa - rivendica Gasperini - ha dimostrato sicurezza, ma ha commesso errori eccessivi. Nel primo tempo siamo stati un po' lezioni nelle conclusioni, abbiamo dominato una gara che abbiamo mancato di concretizzare. Abbiamo preso un gol evitabile; poi abbiamo spinto bene. Siamo mancati al momento di raccogliere. Abbiamo pagato gli errori: ci aiutano a migliorare, a crescere». La possibile svolta - mancata -è stata il palo centrato da Di Vaio: lì poteva cambiare la gara, invece sul capovolgimento di fronte è arrivato il gol che ha chiuso i conti. A essere sinceri, persino sul 2-0 in pieno recupero i calabresi hanno commesso errori dovuti a paura che il Grifone avrebbe potuto e dovuto sfruttare meglio, e questo non fa altro che aumentare il rammarico per l'occasione sciupata. «Con Di Vaio - ricorda Gasperini - si poteva andare sull'1-1 in un momento nel quale la Reggina era in difficoltà: c'erano i presupposti per ribaltare la partita. Invece anche sul secondo gol eravamo schierati». Nella circostanza ha sbagliato la posizione De Rosa, troppo avanti, e pure Konko ha avuto una distrazione fatale perdendosi Joelson, che a Reggio Calabria - almeno fino a ieri - vedevano come il fumo negli occhi. Poi davanti: «Abbiamo avuto palle gol clamorose di testa con Figueroa. Dobbiamo crescere. Da quello che stiamo raccogliendo, ben venga la pausa; raccogliamo pochi punti, ma ho fiducia nelle prestazioni: su questo lavoriamo. Non abbiamo avuto fortuna negli episodi, che ci hanno messo in difficoltà. Per il resto la squadra si è comportata bene, ma bisogna concretizzare quando si ha l'occasione per fare gol. Tutto è condizionato da quello. Poi ci sono state le occasioni per Figueroa, che ha le caratteristiche giuste; peccato, oggi erano occasioni importanti». Obiezione: non poteva giocare Sculli dall'inizio? Gasperini dissente: «È entrato - puntualizza - All'inizio ho preferito Figueroa perché non sapevamo quanto durava. Sculli ha avuto le sue opportunità, è meglio parlare di chi ha giocato». Aggiunge il tecnico: «Il fatto che si sia perso 2-0, è un risultato che non rispecchia l'andamento della gara. Il risultato non deve trarre in inganno, abbiamo creato opportunità importanti. Abbiamo messo i presupposti, ma non abbiamo concretizzato nelle conclusioni. Comunque ribadisco: la prestazione è buona, di negativo c'è il risultato». In verità, il Genoa ha dato l'impressione di essere molto diverso rispetto a quello che ha dato spettacolo - e ha pagato a carissimo prezzo distrazioni difensive - contro il Palermo. Al Granillodi Reggio Calabria si è visto un Grifone troppo brutto per essere vero. Nel senso: la squadra c'è e gioca bene; la stessa vittoria dell'Udinese a Firenze dà maggiore risalto pure al successo del Grifone contro i friulani. Però, contro i calabresi tecnicamente inferiori e psicologicamente fragili, nonostante abbia dominato nel possesso palla non è mai riuscito ad alzare i ritmi e a far valere il proprio superiore tasso tecnico. Sotto questo aspetto ha tradito pure Leon: «A volte - conferma Gasperini - spreca il suo talento con conclusioni assurde da distanza eccessiva, quando potrebbe entrare in area. Forse per questo ha fatto pochi gol in carriera. Se fa questo ulteriore passo, può aumentare il suo peso in fase realizzativa». Sull'ennesima domenica nera del calcio: «Non è solo del calcio, riguarda tutti - sottolinea il tecnico - Si fa ripercuotere sul calcio una cosa che è avvenuta a centinaia di chilometri da Roma e Torino, con tifoserie che neppure si dovevano affrontare. È un problema che riguarda il nostro modo di vivere: basta gettare tutti addosso al calcio, significa non capire il problema»

 

IL SECOLO XIX - Ulivieri: «Nel primo tempo il Genoa ci ha messo in difficoltà». L'allenatore della Reggina: «Abbiamo superato la paura di vincere». Amoruso spiega perché non ha esultato dopo il gol. di Filippo Cutrupi. REGGIO CALABRIA. Si fa aspettare Renzo Ulivieri prima di arrivare in sala stampa: «Abbiamo vinto con il cuore - racconta il tecnico amaranto, al suo esordio casalingo sulla panchina della Reggina - abbiamo cercato di far bene giocando come sappiamo fare, soffrendo abbastanza specialmente nel primo tempo, quando il Genoa ci ha messo in difficoltà» Nonostante tutto però la squadra è riuscita a passare in vantaggio lo stesso nei primi quarantacinque minuti: «E' stato un gol voluto e cercato da Amoruso, che è stato incontenibile, però poi siamo stati bravi a tenere palla senza farci prendere dal panico». La paura però ha preso il sopravvento: «E' vero, quando non riesci a vincere per tanto tempo inizi a pensare che tutto vada storto, quindi incosciamente hai paura anche di attaccare. Anche in questo dobbiamo migliorare». Nella ripresa, invece, qualcosa è cambiato: «Nel secondo tempo la gestione della gara da parte nostra è stata decisamente migliore visto che mi è sembrata minore la nostra sofferenza nel difendere il risultato. Gli accorgimenti usati ci hanno dato ragione e la scelta di usare Modesto più basso si è rivelata felice, dato che i loro attacchi da quella parte non sono stati decisivi nell'economia della partita come era avvenuto in altre circostanze in cui il Genoa aveva avuto la meglio sull'avversario». Non ha la faccia di chi ha appena vinto la prima gara del campionato a fine partita, né quella di chi ha trascinato la sua squadra alla conquista di un risultato importante. Nicola Amoruso, migliore in campo, è stato piuttosto polemico: «La mia non esultanza scaturisce dal voler far notare che rispetto a qualche settimana fa non è cambiato assolutamente nulla, se non la fortuna che sembra iniziare a girare un po' di più della nostra parte. A differenza di quanto qualcuno ha detto io mi sono sempre impegnato al massimo delle mie possibilità e, onestamente, mi sono sentito dire cose che non mi sono piaciute soprattutto perchè io non credo di meritarmi certi giudizi. Non ce l'ho con i tifosi, loro mi hanno sempre sostenuto».

IL SECOLO XIX - Figueroa sorride il calvario è finito. di Giuliano Gnecco. L'argentino continua a fare progressi anche se deve lavorare ancora. Al Granillo è andato vicino al gol. Reggio Calabria. Un motivo per sorridere? Cercando, si trova anche in una giornata amara. Quando si perde con un avversario che dà l'impressione di essere più debole e comunque fragile. Quando si gioca in un clima irreale: rispetto a Napoli stavolta c'è il pubblico, ma sullo stadio aleggia tristezza e lutto. Un motivo per sorridere, per il Genoa, c'è anche a Reggio Calabria: il calvario di Luciano Gabriel Figueroa è finito. Alt: la strada da percorrere è ancora lunga, c'è ancora parecchio da lavorare per ritrovare una condizione psicofisica paragonabile a quella che l'argentino aveva prima dell'infortunio. Però, dall'esordio contro la Fiorentina, al secondo tempo contro l'Inter fino alla maglia da titolare al Granillo il centravanti ha fatto continui progressi, non solo per quanto riguarda i minuti giocati. Cosa manca ancora? Intanto brillantezza, potenza, lo scatto nel breve: certe occasioni che sono capitate, il "vecchio" Figueroa non le avrebbe fallite, anche se il gioco aereo non è quello che preferisce. Poi serve qualcuno che lo sostenga, che gli giochi accanto: Danilo, impegnato anche a guardare Barreto, non ha potuto sostenerlo adeguatamente neppure in quel ruolo ibrido fra il trequartista e il vertice sinistro del tridente. Leon invece è stato troppo confusionario e individualista: avrebbe dovuto con la sua qualità essere l'uomo dell'ultimo passaggio, quello che avrebbe dovuto mettere l'argentino in condizione di colpire, invece per l'honduregno è stata una giornata nera. D'altra parte, Figueroa si è confermato abile - e disponibile - nel dialogo stretto di prima, oltre che nel gioco di sponda. E comunque c'è una buona base di partenza. Lucho ha perso quella brillantezza che aveva in ritiro a Neustift, ma «sapevo che mi mancava ancora qualcosa. È normale dopo un infortunio partire forte e poi avere una flessione. Senza contare che dopo il ritiro ho avuto altri problemi. Ora sto meglio, anche se devo ancora lavorare». Dice Gasperini: «Per questi due mesi ci siamo posti l'obiettivo di recuperare Figueroa»

 

LA REPUBBLICA - Troppi sbagli, Genoa giù di giri e la Reggina lo manda k.o. I rossoblù smarriscono l´abituale brillantezza e vengono sconfitti da un avversario modestissimo Difesa disattenta, Di Vaio colpisce l´incrocio De Rosa e compagni non sono riusciti ad aggredire gli spazi e ad alzare i ritmi Ha pesato davanti l´assenza di Borriello. di Gessi Adamoli. REGGIO CALABRIA - La condanna del Genoa è essere costretto a giocare su ritmi altissimi. Appena prova ad abbassare i giri, combina la frittata proprio come ieri. La squadra di Gasperini non affonda, la manovra è troppo leziosa, anche se ci sono dubbi per intervento in area ai danni di Konko al 9´. Il netto possesso di palla del Genoa finisce per essere sterile; in più a completare il quadro ci si deve aggiungere un paio di disattenzioni difensive, una costante purtroppo delle ultime prestazioni. E così una squadra che non vinceva in campionato dal 21 maggio, quasi terrorizzata al punto da sparare la palla in tribuna anche sul due a zero, finisce per prendersi i tre punti. La Reggina si dimostra un avversario modestissimo, per di più condizionato dall´ansia di dover far quadrare una classifica decisamente negativa. Ha pochi giocatori sopra la media: Vigiani, il pupillo di Mazzarri, sull´out destro; Modesto, che Ulivieri schiera a sinistra nella linea difensiva, e Amoruso che gioca alla Cruyff a tutto campo. Proprio Amoruso, al 32´, si inventa il gol che spezza l´equilibrio di una gara che aveva visto marcare una netta supremazia territoriale del Genoa senza però mai riuscire a proporsi al tiro. Decisiva è però la collaborazione di Lucarelli che prima si attacca alla maglia dell´ex compagno di squadra, rischiando il rigore, e poi gli permette di girarsi. Era la partita che il Genoa non doveva perdere. Perché, dopo la serie delle sfide impossibili, era tornato a giocare contro un avversario diretto. È questo il suo campionato, quello per la salvezza, e in partite come questa i punti in palio valgono doppio. Ci prova il Genoa a rimontare, ma senza Borriello è certamente tutto più difficile. Anche se Figueroa non demerita e Gasperini lo promuove: «Ha fatto un´ottima gara, dimostrando di avere le caratteristiche che servono a noi. Ha i movimenti da punta centrale classica e si è anche procurato un paio di occasioni. Quelle lui solitamente non le sbaglia, perché in area è un cecchino e difficilmente perdona». È proprio Figueroa, alla fine del primo tempo, ad andare di testa vicino al pareggio (cross di Fabiano). Quando le squadra si ripresentano in campo dopo l´intervallo, i giocatori del Genoa si dispongono in cerchio per darsi la carica ed è Lucarelli il più motivato nello spronare i compagni. Ma per mettere in difficoltà la Reggina occorre alzare il ritmo e andare ad aggredire gli spazi come il Genoa aveva fatto splendidamente la domenica precedente contro il Palermo. «Temevamo la loro spinta lungo le corsie esterne, ma questa mi sembrava quasi un´altra squadra squadra» confida Foti, il presidente della Reggina. Non ci sono le abituali sovrapposizioni sulle fasce e Leon fa imbestialire Gasperini con alcune velleitarie conclusioni da distanze siderali: «Nella sua carriera ha fatto pochi gol perché entra raramente in area. Se riuscirà ad eliminare questo difetto, allora ci potrà dare un contributo importante». Entra Di Vaio al posto di Fabiano e Danilo arretra sulla linea dei centrocampisti, tornando nella posizione che gli è più congeniale. Altri cambi: Sculli per Figueroa (staffetta prevista) e Rossi per Lucarelli con Konko che scivola sulla linea dei difensori. Il Genoa preme ma il colpo di testa di Di Vaio (cross di Leon) si stampa sull´incrocio dei pali (33´). E due minuti dopo arriva il gol di testa del brasiliano Joelson, non certo un gigante, che ruba il tempo a De Rosa e Konko.

LA REPUBBLICA - Gasperini: "Il mio novembre nero". di Gessi Adamoli. L´allenatore difende la squadra, mentre il vicepresidente Pastorello è critico Il tecnico: "Siamo in salute, soltanto un po´ deboli nelle due aree Serve più concretezza". REGGIO CALABRIA - Giampiero Gasperini e Giambattista Pastorello, rispettivamente allenatore e vicepresidente del Genoa, hanno visto due partite diverse. «No, non era il solito Genoa. Voglio dire quello aggressivo, brillante e vivace che eravamo abituati a vedere all´opera» è il commento di Pastorello, impietrito in tribuna d´onore, solo qualche secondo dopo il fischio finale di Trefoloni. «Per mezz´ora - prosegue il vicepresidente genoano - abbiamo fatto possesso palla ma senza mai riuscire a renderci pericolosi e, una volta che loro hanno trovato il gol, è diventato tutto più difficile. Abbiamo avuto con Di Vaio l´occasione per pareggiare, ma la palla si è stampata sull´incrocio dei pali. La formazione? Le scelte del tecnico vanno rispettate, semmai c´è da analizzare le singole prestazioni dei giocatori che hanno avuto la fiducia dell´allenatore per capire come mai l´organizzazione di gioco e la corsa non erano quelle solite». Opposta la chiave di lettura offerta da Gasperini: «Genoa irriconoscibile? Non sono assolutamente d´accordo. La nostra è stata una buona gara, una prestazione positiva in trasferta alla quale è mancata solo il conforto del risultato. Il Genoa ha dimostrato di essere in salute, lo conferma la sicurezza con la quale ha giocato. Siamo stati però deboli nelle due aree di rigore: ormai vola una palla in area e prendiamo gol. Soprattutto la prima rete era evitabile, ma anche oggi ho avuto la conferma che la strada è quella giusta, anche se certamente dovremo crescere ancora. Siamo stati un po´ troppo leziosi e poco concreti, ma quando Di Vaio ha centrato l´incrocio la Reggina era in palese difficoltà e c´erano tutti i presupposti per ribaltare la partita». Ora arriva la sosta e, questa volta, Gasperini la benedice: «Perché comincio a pensare che novembre sia davvero il mio mese nero. Il Genoa si esprime bene, ma è condannato dagli episodi e finisce per raccogliere poco e niente. Alla mia squadra non chiedo niente di più che maggiore concretezza»

 

LA REPUBBLICA - Leon stavolta è indisponente. Rubinho 6: due tiri, due gol, ma imparabili. Bovo 6: pulito e preciso, però da centrale ha un altro spessore. De Rosa 6: il piccolo Joelson gli ruba il tempo saltando tra lui e Konko. Ma è l´unica sbavatura. Lucarelli 5: da ex riceve tanti applausi, ma c´è l´incredibile errore che favorisce il gol di Amoruso e anche troppi appoggi su Fabiano fuori misura. Dal 25´ st Rossi sv. Konko 5,5: non è arrembante come al solito. Paro 6,5: ci prova a dettare i tempi, sono i compagni che non si propongono andando ad aggredire gli spazi. Mezzo voto in meno per l´ammonizione (palla scaraventata in tribuna). Juric 5,5: qualche errore di troppo in fase di disimpegno. Fabiano 5: la catena di sinistra, tutta brasiliana, non decolla. Dal 5´ st Di Vaio 6: sembra avere una marcia in più e questo la dice lunga sul ritmo imposto dal Genoa alla partita. L´incrocio dei pali gli nega il pareggio. Leon 5,5: indisponente quando comincia a tirare da lontano senza mai prendere la porta. Figueroa 6: un esordio incoraggiante, sfiora anche il gol di testa. Dal 17´ st Sculli 5,5: ci prova a reinventarsi centravanti come da ragazzino, ma con scarsi risultati. Danilo 5: non punge mai.

LA REPUBBLICA - CATTIVERIA PERSA di Franco Rotella. È stata una prestazione al di sotto delle ultime. Un buon possesso di palla, ma poca concretezza negli ultimi 20 metri. La squadra si è un po´ persa, non è stata brillante e cattiva come al solito. Tranne nel finale, con il palo di Di Vaio, non è quasi mai riuscita a rendersi pericolosa. Dietro poi i due errori sono imperdonabili, perché in serie A si pagano a caro prezzo. Peccato perché questa era una trasferta alla portata del Genoa, non bisognava essere così leziosi, ma più determinati. Consideriamola una giornata storta. Da non ripetere. Amoruso non può girarsi in quel modo in area come nel primo gol e sul raddoppio qualcuno doveva marcare Joelson.

 

AKAIAOI