STAGIONE 2007/08                                                                                                                                      HOME >>

 
Sampdoria: Mirante; Campagnaro, Sala, Gastaldello (79' Lucchini); Zenoni, Palombo, Volpi, Pieri (82' Ziegler), Delvecchio, Bellucci; Montella (75' Cassano). In panchina: Castellazzi, Franceschini, Sammarco, Caracciolo. All: Mazzarri. Genoa: Rubinho (68' Scarpi); Bega, Bovo, Lucarelli; Konko, Milanetto (50' Sculli), Coppola, Fabiano; Rossi, Borriello, Di Vaio (57' Leon). In panchina: Santos, Masiello, Paro, Danilo. All: Gasperini.

Arbitro: Rosetti di Torino. Ammoniti: Milanetto, Bellucci, Coppola, Lucchini e Delvecchio, Palombo. Angoli 5 - 5. Spettatori: abbonati 18.258, paganti 14.802, totale 33.060

 

    

 

Per iniziare a parlare di questo Derby, che torna dopo 4 anni di attesa, possiamo partire dalla fine. Lo 0 a 0 che chiude le ostilità sul terreno di gioco rispecchia fedelmente quello che si è visto durante la partita cioè poco e niente. Marzarri forse avvicinato da Flachi a fine gara rilascia dichiarazioni allucinate tipo che hanno creato occasioni da gol (che poi sono 2 e tra l'altro casuali in 90 minuti). Quando entra in campo Leon improvvisamente la Zampitoria se la fa addosso per quasi 10 minuti rimanendo tutta dietro a vedere come butta poi ricomincia il solito io la passo a te che tu la passi a me che poi la passo a lui. Il Genoa inizia la partita in difesa anche lui guardando come butta poi quando si accorge che per la ciclistica tira aria da scarpino rimane in difesa che maniman non si sa mai. In definitiva se si analizza quello che si è visto in campo bisognerebbe arrestare i due allenatori per oscenità in luogo pubblico ma se invece si analizzano le cose in base al risultato il discorso cambia. Una partita così disputata a San Siro o all' Olimpico a Gasperini varrebbe un 10 in pagella, io per primo, le squadre che lottano per non retrocedere faranno pochi punti al Ferraris con quei quattro scappati di casa con la maglia sbirulì, e per finire il derby non si è perso e si giocava sulla carta fuori casa. Per la Smertoria invece il discorso è diverso, miracolata dal santo protettore degli infortunati tutti i fuoriclasse blucerchiati sono a disposizione del mister, loro sono in coppa Uefa, lottano per conquistare la coppa Uefa, e come dice la Balsomini Bellucci e Montella sono in gran spolvero, calcio stellare con quei tre falegnami dell' Aalborg. Risultato neanche un tiro nello specchio della porta, uno di Delvecchio va fuori di poco e Montella inizia la partita dando una facciata sul prato e finisce addormentandosi davanti a Scarpi. Bellucci dal canto suo l'unica volta che la prende non è la palla ma la testa di Rubinho. Il fuoriclasse di Bari che doveva portare a 20.000 abbonati gioca un quarto d'ora quando tutti sono stremati e dopo qualche tocco o corsetta che mette in difficoltà gli avversari tira fuori la lingua come un pastore maremmano. In definitiva sono una mediocre squadra da centroclassifica con due pensionati all' attacco come per primi sapevano i loro tifosi. In tanta mediocrità qualche nota positiva, si registrano infatti i primi due cross azzeccati nella carriera da Zenoni. Guardando in funzione del risultato per il Genoa le note positive sono per la tanto vituperata difesa, 0 reti subite su azione (visto che il rigore col Livorno se l'è inventato Dondarini) in 3 partite non sono cosa da poco. Rispetto alla partita col Livorno dove si erano notate alcune lacune collettive del reparto questa volta non solo singolarmente ma anche collettivamente il gruppo difensivo ha creato un muro solido e compatto davanti prima a Rubinho e poi a Scarpi. In questo senso si può parlare anche della zona difensiva Doriana, qui però Gastaldello qualche pecca l'ha avuta ma raggiunge la sufficienza visto il suo stato di forma non eccelso. Campagnaro invece si segnala per essere un forte difensore che sa anche impostare il gioco, come sapevamo già noi genoani dagli anni passati, ma che ogni tanto eccede in confidenza e si addormenta con la palla tra i piedi. Passiamo al centrocampo, è tornato Coppola che ha fatto in pieno il suo dovere, ha ringhiato su tutti e ha strappato palla un po' qua e un po' là. Ogni tanto l'ha persa e ogni tanto ha buttato giù la rumenta dalla scala anche se poteva farne a meno. Milanetto raggiunge la sufficienza ma certamente non riesce a fare quello che faceva l'anno passato mentre Konko delude come col Livorno e Fabiano continua nella sua sterile passeggiata per il campo. Su questi ultimi due si può decisamente pensare in un ritorno a prestazioni sicuramente più significative ma la cosa dovrebbe essere affrettata perchè già alcuni attaccanti sono piuttosto in panne se poi i giocatori di fascia non spingono e non gli aiutano siamo a posto. Dall' altra parte troviamo Palombo che disputa una partita specchio di quella di Coppola con in particolare qualche scintilla con Rossi e uno dei pochi che sa giocare a pallone cioè Volpi di conseguenza il possesso palla risulta a favore della periferica sampierdarena anche perchè Parola e il rattapenugo Zenoni sono comunque più mobili dei nostri laterali. Per l'attacco va spesa una parola in più per Rossi che posizionato nel trio a destra fa di tutto e di più meno che spingere. In pratica all' attacco ci sono solo Borriello e Di Vaio mentre il buon Rossi si fa tutto il campo avanti e indietro ma senza mai affondare (a parte una volta in cui dal fondo mette nell' arietta piccola e il Genoa segna con un colpo di tacco di Di Vaio ma il rossoblù è in fuorigioco). Borriello come col Livorno lotta senza paura ma è completamente solo perchè al suo fianco c'è Di Vaio. Sulla battuta di un angolo l'ex milanista pronto a mettere di testa nel sacco viene clamorosamente affossato da Sala ma Rosetti se ne frega. Risultato della zona offensiva rossoblù neanche mezzo tiro in porta. Con l'entrata di Leon cambia qualcosa, la Zampi se la fa addosso e il nostro colleziona punizioni e calci d'angolo. E' l'unico che spalle alla porta protegge la palla, fa quattro passi e la smista senza perderla. La Zoppettoria fa ridere, Montella sembra uno che all' aeroporto gli hanno smarrito la valigia mentre Bellucci vaga alla ricerca di un Taxi. Dopo non averla vista per tutta la gara l'ex Bolognese in preda ai nervi ha le allucinazioni e scambia la testa di Rubinho per la palla. Delvecchio ha i piedi storti ed infatti ha l'unica occasione della partita e in diagonale la mette a lato. Per il resto scarso fumo e arrosto fantasma. La partita inizia con la Nord imbandierata e la Sud muta. Al primo minuto va in scena alla grande Montella, lancio di 30 metri di Campagnaro e il tappacu blucerchiato in corsa s'inciampa dando una facciata per terra. Al 9' c'è il primo angolo della partita ed è per il Doria. Rubinho in uscita smanaccia via. 13' respinta fuori area, palla a Bellucci che tira in porta in diagonale ma l'intervento di Rubinho è inutile perchè ci sono 2 Zuriani in fuorigioco. 20' Primo angolo per i rossoblù. Palla quasi sul dischetto del rigore, Borriello sta per colpire di testa e Sala si appende per la maglia. Per tenersi su anche il genoano si aggrappa e tutti e due terminano a terra. Rosetti a due passi si gira dall' altra parte. 30' Tiro di Palombo da centrocampo che finisce dalla bandierina del corner. 33' Traversone di Zenoni respinto malamente al limite dell' area. Delvecchio rasoterra in diagonale spara verso il palo destro ma la sfera termina a lato. Rubinho comunque era sulla sfera se fosse stata nello specchio della porta. 34' Konko mette per Rossi che raggiunto il fondo mette rasoterra verso il primo palo. Borriello di tacco mette in rete ma è in fuorigioco. 43' Ripartenza genoana, Milanetto cerca di far filtrare in area per Fabiano, palla respinta e Milanetto in non perfetto equilibrio spara a rete ma la palla in vece di rientrare si allarga verso il fondo. Gran primo tempo.46' Milanetto strattona per la maglia Pieri e viene ammonito. 50' Sculli sostituisce il regista rossoblu. 55' Leon prende il posto di Di Vaio. 56' Angolo teso di Leon, la difesa respinge e Bovo tenta la rovesciata. La palla a spiovere arriva debole tra le mani di Mirante. 64' Leon dalla sinistra, Mirante smanaccia e mette fuori area. 65' Palla filtrante in area, Rubinho esce ed agguanta la palla a terra portandosela al petto. Bellucci non si ferma e allargando la gamba colpisce il portiere genoano. Rubinho rimane a terra e viene portato via in barella. Bellucci viene solo ammonito e Scarpi deve prendere posto fra i pali sotto la Nord. 66' Entrata di Coppola su Palombo e ammonizione per il genoano. 67' Rinvio sbagliato di Bega, Montella prende palla e affrontato da dietro da Leon gli molla una gomitata in faccia. L'Honduregno rimane ferito al labbro. 71' Scambio ravvicinato in area e Montella si trova davanti a Scarpi. Affrontato da un difensore perde l'attimo per il tiro e Scarpi neanche muovendosi tocca la palla e la mette fuori. 73' Leon viene atterrato al limite. Lo stesso Honduregno tira in porta ma la palla non gira e termina alta. 74' Entra l'inutile Montella ed entra Cassano. 79' Konko salta in velocità Lucchini che lo atterra e si becca l'ammonizione.  80' Un traversone all' indietro di Cassano attraversa l'area e termina a Zenoni che da poco fuori area spara nel Bisagno. 82' Leon dall'angolo sinistro tira direttamente in porta. Mirante alza sopra la traversa. Sul secondo angolo di Leon questa volta è Volpi di testa a mettere in angolo salvando sulla riga. 90' Angolo Zandoria la palla rimane pericolosamente in area e poi viene respinta fuori.

Voti in base al risultato: Sampdoria: Mirante 6, Campagnaro 6.5, Sala 6, Gastaldello 6 (79' Lucchini sv); Zenoni 5.5, Palombo 6.5, Volpi 7, Pieri 5.5 (82' Ziegler sv), Delvecchio 6, Bellucci 5; Montella 4 (75' Cassano sv). Genoa: Rubinho 6 (68' Scarpi 6); Bega 6, Bovo 6.5, Lucarelli 6.5, Konko 5, Milanetto 5.5 (50' Sculli 6), Coppola 6.5, Fabiano 5.5; Rossi 6.5, Borriello 6, Di Vaio 5 (57' Leon 6.5). Arbitro Rosetti 4: Rigore non concesso al Genoa, gomitata a Coppola non vista, gomitata a Leon di Montella non rilevata, gomitata in faccia a Borriello superflua, Bellucci non espulso.

 

     

 

     

 

TUTTOSPORT - Derby senza gol e senza spettacolo: Samp e Genoa s’accontentano del punto. A Marassi vince la paura. I blucerchiati ci provano di più. Rubinho, drammatico scontro con Bellucci. di giovanni Tosco. GENOVA. Nessuna coreografia sugli spalti, come si sapeva, e nessun gol in campo, come invece non era lecito aspettarsi considerate le filosofie di gioco dei due allenatori e i tanti attaccanti di valore. Il derby di Genova, di nuovo in serie A dopo dodici anni, è finito con uno 0-0 che rispecchia fedelmente l’andamento di una partita caratterizzata dalla tensione e dall’esasperazione tattica, a tratti dura però mai cattiva. La Sampdoria è ri­sultata più propositiva nel primo tempo, il Genoa è piaciuto dopo l’intervallo: ma, nella sostanza, raramente i portieri sono stati impegnati. E, alla fine, l’intervento più difficile è stato quello con cui Scarpi, subentrato a Rubinho, ha fermato Montella al 24’ della ripresa, cui va aggiunto il salvataggio in pieno recupero di Coppola, che ha anticipato Delvecchio sulla linea dopo un colpo di testa di Sala. S’era capito da alcuni giorni che, alla fine, i due tecnici avrebbero recuperato quasi tutti gli acciaccati: Mazzarri, che nel finale ha inserito Cassano, di nuovo protagonista dunque del campionato italiano dopo quasi due anni, ha schierato sia Volpi, sia Delvecchio, e si è affidato di conseguenza al consueto 3-4-2-1. Gasperini, privo di De Rosa, non ha sorpreso nella scelta dei giocatori ma, in parte, nell’atteggiamento tattico, perché ha proposto un modulo speculare nel quale però Rossi si è mosso a uomo su Bellucci, con successo. Il Genoa ha lasciato che fosse la Sampdoria a fare la partita, provando a pungere in contropiede ma riuscendoci di rado. Con i difensori rossoblù attentissimi, per quarantacinque minuti s’è visto tanto possesso palla della Samp ma pochissime occasioni: Bellucci, Montella e soprattutto Volpi ci hanno provato da lontano senza fortuna, finché, al 34’, sugli sviluppi di un cross di Zenoni allontanato da Bega, Delvecchio ha colpito al volo in diagonale dai sedici metri e la palla si è spenta a fil di palo. Dopo un gol non convalidato a Di Vaio, liberato da Rossi in fuorigioco (in precedenza, il Genoa s’era lamentato per una trattenuta di Sala su Borriello, che Rosetti non ha ritenuto irregolare), il finale di frazione ha offerto due sussulti: prima un tentativo di Milanetto sul fondo (di fatto, la prima conclusione rossoblù verso la porta di Mirante, preferito, come previsto, a Castellazzi), quindi un buono spunto di Volpi, con dribbling secco su Coppola e tentativo impreciso. Decisamente più aggressivo il Genoa dopo l’intervallo: per i cambi di Gasperini (dentro Sculli e Leon per Milanetto e Di Vaio, a comporre un 4-3-3 nel quale, però, Rossi ha continuato a seguire come un’ombra Bellucci) e più in generale per l’atteggiamento, cui Mazzarri ha contrapposto un 3­5-1-1 con Delvecchio più arretrato e Palombo spesso a sinistra per limitare, insieme con Pieri, la coppia formata da Konko e Sculli, a sua volta impegnato a contenere l’esterno doriano che nel primo tempo era salito con buona continuità. Come conseguenza di tutto questo, i rossoblù hanno mantenuto il controllo dell’iniziativa, seppure senza creare reali pericoli a Mirante, impegnato solo da insidiosi traversoni. Al 20’ Palombo è penetrato nella trequarti genoana e ha provato a servire Bellucci, sul quale è uscito con bravura Rubinho: l’attaccante non è riuscito a frenare la corsa e ha colpito sul volto il portiere, costretto a uscire sanguinante e sostituito da Scarpi, mentre Rosetti ha estratto il cartellino giallo per l’attaccante. Bellucci, a fine gara, era preoccupato: «Mi dispiace per lui, vado subito a vedere come sta. Ha sbattuto la testa contro il mio parastinco. La paura di perdere? A me è sembrata tutta del Genoa». Col passare dei minuti, la Sampdoria ha provato a salire di tono e al 24’ ha avuto la chance più ghiotta per passare, quando una triangolazione stretta con Bellucci ha permesso a Montella di ritrovarsi solo davanti a Scarpi, bravissimo però a uscire e respingere. Un attimo dopo una punizione calciata malissimo da Leon nonostante l’ottima posizione, Mazzarri ha lanciato nella mischia Cassano, al debutto in blucerchiato (la sua ultima partita nella nostra serie A era Roma-Palermo 1­1 dell’11 dicembre 2005): il talento di Barivecchia ha sostituito Montella, andando dunque a siste­marsi nel ruolo di prima punta ma con ampia licenza di muoversi a suo piacimento. L’estro di Cassano ha inevitabilmente inquietato la difesa rossoblù: da una sua iniziativa, al 36’, la palla è arrivata a Zenoni, che ha concluso alto. Però c’è voluto l’assalto finale della Samp per regalare un vero brivido quando, al 49’, Coppola ha salvato sulla linea il tentativo ravvicinato di Delvecchio dopo un colpo di testa di Sala e ha impedito alla partita di scardinarsi da uno 0-0 che, in fondo, non dispiace a nessuno.

 

TUTTOSPORT - LE PAGELLE Bovo dà sicurezza, Coppola decisivo, Di Vaio abulico. Che derby, signor Rossi. Sala sfiora il colpo, Palombo e Pieri attenti, Gastaldello delude, Montella furioso. di Sandro Bocchio. Sampdoria. Mirante 6: preferito a Castellazzi, l’impegno è limitato alla ripresa quando bada alle traiettorie di Leon su palle inattive. Campagnaro 6.5: non lascia respiro a Di Vaio, concedendosi anche lo sfizio di appoggiare la fase offensiva. Sala 6.5: determinato su Borriello, fino a rischiare il rigore (20’ pt), Rosetti lascia correre. Cerca il gol, salva Coppola sulla linea al 45’ st. Gastaldello 5.5: imbarazzi assortiti, gli serve sempre l’uomo come punto di riferimento. Lucchini (34’ st) ng. Zenoni 6.5: fascia percorsa senza requie. Volpi 6: gestisce (con qualche passaggio a vuoto) una partita dai ritmi alti. Palombo 6.5: bene sia in zona centrale sia sulla fascia: tampona e propone, liberando Bellucci davanti a Rubinho al 20’ st. Pieri 6.5: manda in confusione Konko sulla corsia si­nistra, prendendolo sul ritmo e sul fisico. Ziegler (37’ st) ng. Delvecchio 6.5: interventi sempre al limite ma il la­voro rimane prezioso in ogni frangente. Bellucci 5.5: Gasperini gli mette Rossi a uomo, con marcatura «vecchio stile», e per il bomber la serata diviene complicata. Ha un’opportunità nella ripresa, mette ko Rubinho. Montella 5.5: esce arrabbiato e non si capisce il motivo. Cade spesso nel fuorigioco avversario, l’unico lampo è il dialogo in area con Bellucci, finito poi sul corpaccione di Scarpi. Cassano (31’ st) ng. All. Mazzarri 6: Sampdoria determinata e aggressiva, soprattutto nel primo tempo. Ma ieri sera mancava un terminale offensivo credibile. GENOA. Rubinho 6: più impegnato del collega rossoblù, s’immola su Bellucci in uscita bassa. Scarpi (23’ st) 6.5: subito chiamato in causa, chiude in uscita tempestiva su Montella. Bega 6: tiene botta dietro senza perdersi in fronzoli. Bovo 6.5: non fatica a mettere sotto chiave un Montella spento. Lucarelli 6: confeziona con i compagni una buona prova difensiva. Rossi 7: serata di sacrificio sulle tracce di Bellucci, impreziosisce il tutto facendosi trovare pronto in ogni circostanza pericolosa per i suoi. Coppola 6.5: gran dinamismo, manda in affanno i rivali nella fase «pensante» della manovra. Salva la baracca respingendo alla fine, sulla linea, la capocciata di Sala. Milanetto 5.5: prova a tenere alta la squadra senza però reggere l’aggressività altrui. E’ l’autore dell’unico tentativo verso la porta blucerchiata nei primi 45’. Sculli (5’ st) 6: dentro per un tentativo di tridente, si trova costretto anch’egli a dover puntellare la retroguardia. Lo fa bene. Fabiano 6: Zenoni e Campagnaro sono in palla in corsia. Il brasiliano se la cava. Konko 6: comincia in posizione più avanzata e accentrata rispetto alle abitudini, va in confusione evidente. Meglio quando recupera i vecchi confini all’ingresso di Sculli. Di Vaio 5: prova insufficiente, senza cercare profondità e senza proporsi ai propri portatori di palla. Leon (11’ st) 6: regala brividi quando impegna prima Mirante e quindi Volpi (di testa) direttamente dalla bandierina. Borriello 6: si ritrova spesso solo, specie nel primo tempo, a reggere il fronte dell’attacco. Ci riesce con tenacia e abnegazione. All. Gasperini 6: mischia le carte e ne fa le spese Konko, spaesato. Meglio nella ripresa, quando rivede progressivamente l’assetto per un Genoa più compatto e armonico. Arbitro. Rosetti 6: partita complicata e diretta con autorevolezza, Resta un dubbio sul contatto Sala-Borriello nel primo tempo.

 

TUTTOSPORT - QUEL CRONOMETRO PER CASSANO. di Balsomini-Palmieri. Mazzarri: « Occasioni migliori per noi» Gasperini: «Bellucci meritava il rosso». GENOVA. Alla fine, il risultato di 0- 0 ha accontentato tutti e nessuno lo nasconde. Lo dice l’amministratore delegato della Sampdoria, Beppe Marotta: « E’ stato il tipico risultato di un derby in cui entrambe le squadre avevano paura di perdere. Noi abbiamo fatto qualcosa di più, ma alla fine sono emerse la stanchezza e le difficoltà dovute ai tanti giocatori recuperati in extremis » . Lo conferma arriva anche dal presidente del Genoa, Enrico Preziosi: « Sì, è stato il derby della paura. Certo, un gol avrebbe sbloccato la situazione e garantito maggiore spettacolo ma nessuno meritava di vincere. Sono felice soprattutto per la prova di Bovo, che non ha fatto toccare palla a Montella: significa che, malgrado quanto so­stiene qualcuno, i soldi li ho spesi bene » . I due allenatori la pensano più o meno allo stesso modo. Walter Mazzarri: « Sono soddisfatto perché non abbiamo concesso quasi nulla. Il Genoa ci ha messo in difficoltà nel primo quarto d’ora della ripresa e con qualche palla di Leon, però la Sampdoria ha avuto le occasioni più nitide: ci è mancata soltanto la freddezza sotto porta, dovuta anche alla stanchezza » . L’esordio di Cassano è stato da copione... « Sì, sapevamo che aveva 15- 20 minuti di autonomia: guardavo continuamente il cronometro per farlo entrare... » . Le uniche amarezze, per Gian Piero Gasperini, riguardano il fallo in area di Sala su Borriello e l’entrata di Bellucci su Rubinho lanciato in uscita: « Ci poteva stare il rigore sul contattto tra il loro difensore e il nostro attaccante. E forse Bellucci andava espulso anziché ammonito, però nel complesso l’arbitro ha diretto bene » . Per il resto, il tecnico rossoblù non nasconde di essere contento: « Ottimo l’atteggiamento difensivo e ottimo lo spirito, un po’ meno la fase offensiva. Questo è un punto che ci aiuterà a lavorare meglio » .

 

CORRIERE SPORT - Samp e Genoa hanno pensato soprattutto a non perdere. Buon ritorno di Cassano Spettacolo sugli spalti. di Andrea Ramazzotti. GENOVA - Un punto a testa e tutti soddisfatti. Sampdoria e Genoa hanno pensato soprattutto a non perdere ed hanno centrato il loro obiettivo al termine di una gara che non sarà ricordata per le emozioni offerte. Forse ha pesato la grande attesa che c’era intorno al match (nel pomeriggio purtroppo da registrare incidenti tra le due tifoserie), fatto sta che lo spettacolo sul campo al Ferraris ieri non c’è stato. Il derby della Lanterna tornato in serie A dopo 12 anni d’assenza si è rivela­to una vera e propria partita a scacchi con mosse tattiche per intenditori. Gasperini ha rinunciato al suo 3-4-3 in favore di un 3-4-2-1 che in più di un’occasione si è trasformato in 3-5-2 per consentire a Rossi ed a Lucarelli di seguire a uomo rispettivamente Bellucci e Delvecchio, i due trequartisti blucerchiati. Mazzarri è rimasto fedele alla difesa a tre, ma le limitate incursioni degli esterni Zenoni e Pieri, bravi in copertura, hanno permesso al fortino rossoblù di non saltare in aria. La Samp ha fatto più possesso di palla con Volpi discreto nell’organizzazione, ma la mano­vra non ha trovato sbocchi offensivi in attacco e così, sfruttando le difficoltà di Coppola e Milanetto in fase di interdi­zione, i padroni di casa sono arrivati più volte al tiro da fuori area evidenziando però una mira da rivedere. Le emozioni nel primo tempo si sono limitate ad una trattenuta in area di Sala su Borriello (il rigore c’era) ed una conclusione di poco a lato di Delvecchio. Anche la ripresa è stata avara di squilli. Rosetti ha risparmiato un “rosso” sacrosanto a Bellucci per una brutta entrata su Rubinho in uscita ( il portiere è stato costretto ad uscire stordito e sanguinante e in notatta è stato sottoposto ad una Tac in ospedale) ed ha distribuito molti “gialli”. Gli unici lampi così li ha dati Cassano, tor­nato a giocare in serie A dopo che l’ultima sua apparizione italiana risaliva all’11 dicembre 2005 (Roma-Palermo 1­1). L’esordio blucerchiato del ragazzo di Bari Vecchia non è stato però sufficiente per scardinare lo 0-0 anche se Antonio si è mosso benino.

CORRIERE SPORT - Genova, rischiato lo stop. Guerriglia urbana prima del derby. Minacciata la sospensione. GENOVA - Si è rischiato di non giocare. Il derby della Lanterna che Genova aspettava da oltre 12 anni (quello del 19 aprile 2003, l’ultimo disputato in B e vin­to dalla Samp, non viene ritenuto «nobi­le ») nel pomeriggio è stato messo in forte dubbio dagli scontri avvenuti tra le op­poste tifoserie. Alle 16 intorno allo stadio la tensione era alle stelle e la Questura è arrivata a far aleggiare lo spettro del rinvio per motivi di ordine pubblico prima che la situazione si tranquillizzasse e il match si svolgesse in un clima tutto som­mato accettabile. RINVIO - I segnali per­cepiti negli scorsi giorni in città non lasciavano presagire momenti di tensione prima della sfida ed invece nelle vici­nanze dello stadio si sono ritrovati un corteo rossoblù di circa 250 persone che arrivava da piazza Alimonda e almeno 200 sostenitori blucerchiati. E’ andato in scena uno scontro, forse programmato (è stata questa la sensazio­ne degli inquirenti visto il materiale sequestrato: mazze da baseball, aste di plastica rinforzate all’interno con l’alluminio e un coltello ritrovato sotto un auto). Mezz’ora di guerriglia urbana che ha prodotto quattro feriti «in modo non lieve» (secondo quanto riferito dalla Que­stura) e diversi danneggiamenti ad auto (almeno una ventina) e motorini. Indivi­duate anche macchie di sangue per strada. Gli abitanti della zona, impauriti ed arrabbiati, hanno visto anche tifosi con la testa sanguinante che si sono nascosti all’interno di alcuni palazzi per cambiarsi e ripulirsi prima di lasciare via Monticelli, il luogo dove sono avvenuti gli scon­tri più duri. In nottata si è infine sparsa la voce che ci sarebbe già un fermato per gli incidenti: un supporter sampdoriano che avrebbe usato la cinghia contro un collega rossoblù. RUBINHO - Tensione c’è stata nel pre­partita, ma anche in campo, soprattutto dopo che Bellucci non ha evitato il con­tatto con Rubinho colpendolo violentemente alla testa. «Non voglio polemizzare - ha detto Gasperini - ma è stato un brutto intervento. Rivedendo le immagini in televisione, il cartellino poteva essere anche qualcosa in più di un giallo. Per fortuna il ragazzo ha ripreso conoscenza ». Lo staff medico genoano lo ha tra­sportato in ospedale per i primi accerta­menti che hanno evidenziato un trauma cranico. Oggi ne effettuerà altri, ma ieri non è stato ricoverato. Bellucci ha am­messo le sue responsabilità: «Ho rivisto l’azione e... potevo fare meglio. Gli ho chiesto scusa e subito sono andato dai dirigenti del Genoa per sapere come stava. Anche domani ( oggi ­ n.d. i.) cercherò di mettermi in contatto con lui. Mi dispiace davvero per questo episodio e mi sono preoccupato quan­do ha perso i sensi». TATTICA - Sul pareggio allenatori concordi. Gasperini ha spiegato: «Partita difensiva in cui abbiamo avuto spirito ed umiltà giusti. C’è bisogno di lavorare perché abbiamo cambiato molto durante il mercato ed è obbligatorio crescere, so­prattutto in fase propositiva. Il rigore su Borriello? Era netto, ma vincere forse sarebbe stato troppo». Mazzarri ha concluso: «Loro si sono chiusi e sono ripartiti in contropiede, a noi è mancata la zampa­ta vincente anche se nel primo tempo siamo andati bene. La squadra mi è piaciuta. Cassano? L’ho visto tonico. Si sta allenando bene e diventerà un elemento per noi importante. Montella contrariato per il cambio? Non ho mai visto nessuno uscire dal campo soddisfatto, ma le scel­te vanno accettate». (ha collaborato Emmanuele Gerboni/ass)

CORRIERE SPORT - MOVIOLA ROSETTI (Sampdoria-Genoa) Bellucci su Rubinho da rosso. Episodio al limite al 22’ in area blucerchiata: a seguito di un corner, Sala e Borriello si strattonano a vicenda, la ma­glia del rossoblù e quella che si allunga maggiormente, Rosetti decide salomonicamente che va bene così, sba­gliando. Gomito alto di Gastaldello su Borriello proprio sotto gli occhi di Griselli, per l’internazionale di Torino ba­sta un richiamo verbale. Borriello serve Rossi in profon­dità (poi Di Vaio metterà dentro, ma il gioco è già fermo), c’è il fuorigioco. Brutto episodio nella ripresa: Bellucci al­larga la gamba destra con Rubinho che ha già il posses­so del pallone, Rosetti gli mostra il giallo e commette un altro errore, doveva essere espulso. Fallo su Konko, la palla arriva a Sculli che ha una corsia libera verso la por­ta, l’arbitro fischia e ignora il vantaggio.

 

IL SECOLO XIX - Troppa tattica. La Samp parte forte, Leon scuote il Genoa. di Paolo Gianpieri. GENOVA. Dodici anni di attesa per vedere il derby di nuovo in serie A,dodici anni per avere emozioni intense ma soffocate, per strozzare urla che vorrebbero liberarsi, per andarsene con il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, vedete voi. Finisce zero a zero, perché vale la regola del primo non prenderle e poi si vedrà. Il si vedrà è tutto in un gol mangiato di Montella e in un salvataggio sulla linea di Coppola su Delvecchio all’ultimo secondo; la Sampdoria ha provato un po’ di più, ma solo un po’. Avrebbe vinto ai punti, ma alla fine il punto è uno per tutti. Blucerchiati con formazione annunciata. Le uniche scelte un po’ pensate sono state spiegate così, in mattinata, dal tecnico Mazzarri: «In porta gioca Mirante perché più pronto psicologicamente per questa partita rispetto a Castellazzi (che viene da tre errori in due partite consecutive, ndr); gioca Gastaldello perché con due recuperati in extremis (Volpi e Delvecchio, ndr) non volevo mettere il terzo che è Lucchini»; il quale ha un ginocchio, il sinistro, non ancora completamente recuperato. Genoa con l’enigma della fascia destra risolto in questa maniera da Gasperini: nel tridente d’attacco c’è Konko, dietro, sulla linea dei centrocampisti, il capitano Marco Rossi. Il resto,è roba nota. La partita inizia ai mille e cinquecento all’ora e, come spesso accade in questi casi, i cuori battono forte ma gli occhi non godono. Le due squadre fanno pressing ragionato,mai alto ma ossessivo e strettissimo quando la palla arriva a centrocampo. Per non parlare dei passaggi in profondità: sono costretti tutti a giocare spalle alla porta, sempre con un avversario a morsicare garretti e altre parti del corpo siano dure o morbide non importa. Bellucci ha un osservatore speciale in Marco Rossi, che arretra sulla linea della propria trequarti. Il capitano del Genoa, infatti, è l’unico ad avere il passo del piccolo romano.Con questo escamotage, Gasperini riesce a spegnere la maggiore fonte di iniziativa doriana in attacco. Mazzarri ha la contromossa, ed è la dimostrazione pratica di quanto aveva annunciato adoperando la teoria, sabato: «Sono due squadre daimoduli simili – aveva detto l’allenatore – per cui la partita si giocherà molto sugli scontri diretti. Qualche giocatore potrà essere spostato dal proprio ruolo per sfruttare le debolezze avversarie». Le debolezze avversari e sono sulla fascia destra rossoblù, che si sguarnisce un po’ perché Rossi segue spesso Bellucci come fa il levriero con la pelle di lepre. Così, su quella fascia, Mazzarri manda Palomboa sovrapporsi aPieri, e idoriani si trovano talvolta due contro uno. Da tanto ragionare tattico, tuttavia, non nasce granché, perché in attacco, al posto di Pieri, ci vorrebbe Ziegler, il quale però non garantisce sufficiente copertura nella fase difensiva, che invecePieri svolge in maniera adeguata. A proposito di fase difensiva, è la grande protagonista della serata. Per tutto il primo tempo si vedono due squadre molto bloccate, attente più a non prender le che a darle. La Sampdoria ci prova un po’ di più,ma lo fa soprattutto con tiri da lontano, quando riesce a liberare il destro di Volpi o quello di Bellucci. Anche se, ad andare più vicino al gol è Delvecchio, pronto a raccogliere una respinta corta della difesa genoana al 34’. Il tiro esce di poco alla destra di Rubinho. Ed è l’unica vera occasione doriana, se si esclude quella al primo minuto Campagnaro, in serata di grazia,lancia perfettamente Montella, che non riesce ad agganciare davanti alla porta genoana. Montella e Borriello sono i due centravanti della serata,entrambi curiosamente con retrogusto dell’altra sponda, avendo giocato sia nella Sampdoria sia nel Genoa. Il loro scontro a distanza interessa soprattutto tatticamente: Montella funge più da centroboa, Borriello è molto più mobile. Il primo finisce troppe volte in fuorigioco, il secondo è più bravo nel custodire palla e far giocare la squadra. Qualcuno le chiamerebbe in maniera spiccia seghe mentali e non è del tutto sbagliato. L’azione simbolo del primo tempo, infatti, avviene al 32’ e illustra in pieno quel che è stata la frazione iniziale del derby più atteso:Palombo, appena fuori dalla propria area, lancia lunghissimo Pieri che stoppa nella trequarti del Genoa,trova il blocco di Bega, ripiega e passa a Bellucci che ha addossoR ossi eKonko, si libera dei due con il tacco, ripassa indietro a Palombo il quale subisce il pressing di Borriello e quindi alleggerisce indietro al portiere Mirante. Il quale Mirante, per tutto il primo tempo teme solo un po’ al 44’; l’unico tiro del Genoa è di Milanetto, finisce fuori di duemetri. I rossoblù,molto attenti del primo tempo, si trasformano appena inizia il secondo. Gasperini smazza le carte e tira fuori una doppia soluzione: prima Sculli al posto diMilanetto e poi Leon al posto di DiVaio. Konko diventa centrocampista, Sculli si piazza alto sulla destra costringendo Pieri a ripiegare molto. Conseguenze: il Genoa spinge di più proprio da quella parte e si fa a tratti arrembante. Arremba il Grifo ma rischia di segnare la Sampdoria: succede al 27’ quando Montella suggella una cattiva prestazione mangiandosi un gol davanti alla porta su ottimo servizio di Bellucci. E’ la sua ultima azione,Mazzarri risponde a Gasperini a sua volta con una doppia mossa: al 31’ esce il numero 9 per far posto al ritorno di Antonio Cassano nel campionato italiano. Ovazioni dalla Sud, fischi dalla Nord: il genio, comunque, è in palla; l’altra sostituzione (a parte Lucchini per Gastaldello che incide poco) è Ziegler per Pieri, cioè più spinta sulla sinistra. C’è voglia di vincere anche sulla panca blucerchiata. Ma Mazzarri e Gasperini ci hanno creduto un po’ tardi, soprattutto il primo. Riproveranno al ritorno.

 

IL SECOLO XIX - Mazzarri: «Occasioni per noi» Gasperini: «Rigore su Borriello». di Mauro Casaccia e Giuliano Gnecco. GENOVA. Antonio Cassano non ha realizzato il sogno del gol con esultanza sotto la Sud, ma il battesimo al Ferraris, nella cerimonia del derby, è «garbato».Detto così,perché a parlare è Walter Mazzarri, a cui non è piaciuto soltanto Fantantonio, ma la Sampdoria tutta: «Abbiamo creato, gestito la partita e avuto le occasioni. Penso a quella finale con Delvecchio e il salvataggio sulla linea, oppure a quella di Montella. Ci è mancata la zampata. Ma il gol che non arriva non mi preoccupa. A volte non entra, si sa, però la ruota gira e l’unica certezza è il gioco». Quello va curato.Quello aiuta a far girare la ruota e una bella spinta deve arrivare dai giocatori che al pallone danno del tu: leggasi Montella (male ieri),Cassano (incoraggiante,molto, il suo quarto d’ora) e Bellucci (braccato da Rossi ma comunque pericoloso). Perché il tocco giusto apre prospettive diverse. «Abbiamo preparato la gara in un giorno, in pratica, ma si è visto molto di quel che abbiamo provato. Ad esempio la posizione di Palombo, spostato a sinistra. È mancata solo la precisione al tiro. In più non abbiamo concesso azioni manovrate al Genoa, soltanto qualche punizione pericolosa calciata da Leon». Mazzarri soddisfatto, che pensa alle soluzioni offensive da provare in futuro. Anticipo fornito dal quarto d’ora di celebrità di Cassano(al Pibe di Bari vecchia il compito di smentire Andy Warhol e prolungare ben oltre i quindici minuti la sua calcistica celebrità), fatto di ottimi spunti e di entusiasmo. «Ha fatto due o tre giocate importanti – dice il tecnico – conosciamo le sue qualità. Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà importante». Cassano entrato per Montella, l’Aeroplanino scuro in volto, come a Napoli: «Mai visto uno che gioca a calcio ed esce felice. Mica era contento Pieri. Siamo 22, una volta ho dettoai ragazzi: ”Metto le maglie lì e vediamo chi non la prende”. La vogliono tutti, l’allenatore deve fare delle scelte». E queste possono prevedere anche Montella e Cassano insieme: «Può essere, si può giocare con la prima punta mobile, che non sia una torre, la Roma insegna.Mi garberebbe giocare con i tre offensivi davanti, compreso Bellucci, ma la squadra deve essere in grado di sostenerli». Il Genoa invece si lecca le ferite: la Tac alla quale si è sottoposto ha evidenziato per Rubinho un trauma cranico senza perdita di conoscenza. In aggiunta: Leon si è procurato una ferita lacerocontusa al labbro superiore; ferita lacero contusa anche per Coppola. Piove sul bagnato perché il Genoa deve far fronte a questi problemi in aggiunta alle difficoltà che già ha. «Frenati dalla tensione? Forse per la Samp; noi– ammette GianPiero Gasperini siamo sicuramente indietro, non a posto. Stiamo cercando di costruire un gioco che l’anno scorso avevamo. Abbiamo delle difficoltà per la qualità degli avversari e perché siamo in una categoria nuova. Però ci siamo difesi bene». Il paradosso è questo: la difesa che lasciava qualche perplessità continua a tenere, l’attacco che sembrava atomico non sfonda. «Obiettivamente dobbiamo migliorare la qualità del gioco – osservaGasperini Anche tecnicamente abbiamo sbagliato molto: possiamo faremeglio.Èstata una partita difensiva, a dimostrazione che difendere è certo più facile.Abbiamo dimostrato buono spirito, buona umiltà e grinta: è la base. Adesso bisogna lavorare, lavorare e lavorare. Ma dobbiamo disimpegnarci meglio nel gioco compatibilmente alla categoria, se ce lo permette». Se gli attaccanti aiutano la difesa, anche i difensori devono aiutare le punte: «Il gioco parte da dietro – ricorda il tecnico Bovo era alla seconda partita, Lucarelli è arrivato alla vigilia del campionato: non possiamo chiedere lorodi giocare già come Criscito e DeRosa. Il Genoa deve essere camaleontico. Abbiamo cambiato undici giocatori su ventidue; serve tempo, però ho fiducia di rivedere un belGenoa». Recriminazioni: «A me quello su Borriello sembrava rigore, era netto. L’ho visto bene, ero inposizione privilegiata. Forse l’arbitro non l’ha visto, ma se c’è rigore si dà anche nelle partite delicate. L’infortunio diRubinho? Non voglio polemizzare,ma quello di Bellucci non è stato un bell’intervento: forse ci stava qualcosa più del giallo. Ci ha tolto anche un cambio, che era importante ».

 

IL SECOLO XIX - LE PAGELLE DEL DERBY di Mauro Casaccia e Giuliano Gnecco. SAMP Bellucci in palla GENOA Motorino Rossi IL PILASTRO CAMPAGNARO BOVO LEADER LEON INVENTA . RUBINHO 6 Si eleva su un nugolo di giocatori, fra compagni e avversari, e smanaccia lontano un calcio d’angolo di Bellucci che si stava pericolosamente indirizzando sulla testa diDelvecchio, uno che ilGrifone l’ha sempre graffiato con qualunquemaglia. Si ripete sulla punizione di Volpi, che ha una traiettoria velenosa. Si direbbe ordinaria amministrazione, se non fosse che nei derby, con i palloni che spiovono in un’area affollatissima, non può esistere l’ordinaria amministrazione. Poi ci mette la faccia, in senso letterale, per salvare la porta su Bellucci che non alza il piede: grande intervento, perfetto per scelta di tempo. Finisce in ospedale a fare una Tac per sicurezza (22’ ST SCARPI 6: come alla Spezia, è costretto a entrare nella pugna quando la questione si fa spessa.Ancora a freddo, è chiamato a dire no a Montella su invito di Bellucci). BEGA 6 È unamaledizione: quelli sguscianti e rapidi, quelli reattivi e vivaci – i rompiscatole, insomma – capitano sempre a lui.Anche questa volta dalla sua parte c’è uno dei principali pericoli pubblici: Bellucci. Come se non bastasse, deve sdoppiarsi per andare pure a prendere Montella: con Bovo diventano spesso due contro uno. Attento, concentrato: commette un solo errore in 90’. È bravo a trovare sempre la posizione anche quando c’è solo una frazione di secondo per scegliere dove scalare. Poi, sempre più difficile: c’è anche Cassano che non dà punti di riferimento e cerca di portare l’avversario a spasso per il campo. BOVO 6 Il rientro su Bogdani era come fare semplicemente qualche flessione di allenamento; quando davanti hai Montella sei già sul ring perché si fa sul serio. Montella si vede poco o punto; riesce anche a trovare il modo di guidare la difesa, tenendola alta e reattiva. Più problematico il lavoro su Cassano, che rincula per non dare punti di riferimento, cercando di chiamare fuori i difensori avversari: un modo per aprire una voragine in mezzo alla retroguardia. Non ci casca, e lascia che semmai sia Bega a uscire. LUCARELLI 6 Contro il Livorno ha rischiato di rimetterci una caviglia,ma uno con il suo temperamento non avrebbe rinunciato a questa partita per tutto l’oro delmondo: anche se c’è ancora un po’ di dolore, stringe i denti e non si tira indietro. Delvecchio, partendo da una posizione ibrida, cerca di risucchiarlo fuori dalla zona di competenza: lui ci mette l’esperienza e non abbocca.Non si scompone neppure quando dalla sua parte plana l’Aeroplanino: trova un muro. ROSSI 7 Il controspionaggio non ha funzionato: per tutta la settimana si è parlato dell’impiego di Leon,ma Mazzarri si aspettava Konko al posto di Leon e ha impostato la gara in questo modo. Contromossa diGasperini: il capitano resta dietro al francese e si accentra permarcare Bellucci permettendo così a Bega di sganciarsi sul centrale non abbandonando Bovo al duello senza rete conMontella. Esterno o centrale, difensore o attaccante: un giocatore per tutte le stagioni. Straordinario. MILANETTO 6 In questo inizio di stagione non ha ancora trovato un centro di gravità permanente, che gli consenta di non perdersi neimarosi: finora è andato a sprazzi: cose buone alternate a lunghi blackout. Con Volpi si guarda da lontano: c’è spazio per ragionare e agire,ma prova a giocare sempre di prima per tenere i ritmi altissimi. Cuce per gli altri,ma al 44’ ha anche l’occasione di cercare fortuna personale e non si fa pregare: tiro fuori di poco.A inizio ripresa si immola e si fa ammonire per evitare che Pieri possa fare ciò che ha fatto domenica scorsa Pasquale del Livorno: involarsi verso la porta partendo da lontanissimo con la difesa male piazzata (5’ ST SCULLI 6: cerca di schiacciare Pieri sulla linea dei difensori per avere la supremazia numerica a centrocampo. Al 24’ parte dalla propria trequarti e fa una sgroppata fino sul fondo senza che nessuno riesca a fermarlo: fa tutto benissimo, glimanca solo l’ultimo passaggio). COPPOLA 6 L’esordio in A è di quelli comunque da ricordare: subito il derby; per lui che nell’animo è anche un tifoso da curva, è un’emozione particolare e doppia. Fermo dalla partita con il Napoli, ha una gran voglia dimettersi in evidenza. Inizia troppo nervoso e sbaglia alcune palle.Dopo 20’ di rodaggio si riprende e inizia a macinare: non si ferma mai. E nel finale salva la baracca sulla linea. FABIANO 6 Come Rossi dall’altra parte, in fase difensiva si accentra molto per tenere sotto controllo Delvecchio, che non dà punti di riferimento, anche se in prima battuta il suo uomo è Zenoni. Si trova però spesso fuori dal vivo dell’azione, perché il gioco pende più dal lato opposto. Limita le sgroppate, anche se si proponemolto e spesso i compagni non lo vedono. KONKO 5 Gasperini sceglie la freccia nera; rispetto a Leon un atteggiamento più prudente solo in apparenza. Perché il francesino parte sì basso,ma poi riparte sostenuto dalle sovrapposizioni di Rossi con il quale forma una solida catena di destra. Il derby nel destino: ClaudioOnofri, il suo scopritore, lo avrebbe fatto esordire in una stracittadina se –mal consigliato – non fosse fuggito in Inghilterra (il tecnico ripiegò suDonzella). Sulla carta la scelta diGasperini è sensata: Leon non ha le caratteristiche per fare un certo tipo di lavoro, però Konko – che forse sente eccessivamente la gara – è troppo confusionario e commette troppe leggerezze negli appoggi. Con l’ingresso di Sculli si accentra per fare diga con Coppola. BORRIELLO 6 Nella Samp solo pochi mesi,ma è pur sempre un ex con il canino avvelenato perché non ha dimenticato di essere statomesso alla porta e spedito al Treviso che stava già retrocedendo come un piombo.Al 21’ chiede il rigore per un contatto ispido con Sala: l’arbitro gli dice no. Si batte su tutto il fronte offensivo facendo un pressing altissimo, nonmollamai su nessuna palla, anche se poi non riesce a impensierire Mirante. DI VAIO 5,5 Forse il più atteso: i fischi di domenica – ingenerosi – lo hanno ferito, l’incoraggiamento di giovedì gli ha dato nuova forza. Il derby per lui era atteso come la prova della verità: voleva dimostrare che il veroDi Vaio è diverso da quello delle prime tre giornate. Prova a stupire subito con un numero,ma il colpo di tacco non gli riesce. Si sacrificamolto in copertura, rientrandomolto e andando anche a fare ilmarcatore. Però davanti incide poco. (11’ ST LEON6: laNord lo accoglie con una ovazione e lui ripaga immediatamente con una giocata: dribbling stretto inmezzo a tre avversari. Cerca dimettere inmostra le sue doti balistiche soprattutto sui calci piazzati. Cerca il gol anche direttamente su angolo:Mirante non ci casca.Di buono c’è che rientra anche a coprire).

MIRANTE 6 Scelta difficile, con potenziali conseguenze psicologiche: per il derbyMazzarri sceglieMirante. Castellazzi, dopo il brutto pomeriggio diNapoli e la pessima serata con l’Aalborg, va in panchina.Nella prima parte di gara non èmai chiamato in causa, a parte lemischie su calcio d’angolo: Konko,marcato da Pieri, si piazza su di lui per impedirgli l’uscita. Chiamato spesso a giocare con i piedi, lo fa senza tentennamenti.Quando ilGenoa colleziona punizioni dalle fasce, intorno a metà ripresa, è puntuale con i pugni a respingere. E non si fa sorprendere dai corner tagliatissimi di Leon. CAMPAGNARO 7 Minuti primo, dribbling suDi Vaio e lancio con il contagiri perMontella: presentazionemaiuscola. Colleziona falli subiti chemanco un’ala, prendendosi qualche rischio con finte di corpo sul diretto avversario. L’attaccante esterno rossoblù non lomettemai in ambasce, qualche grattacapo soltanto quando Fabiano prova la sortita creando la superiorità numerica: episodi rari, diversamente dal solito ilGenoa spinge quasi unicamente a destra.Vita diversa contro lo sfuggente Leon, deve farsi più rude, comunque lo tiene a bada e partecipa all’attacco finale. SALA 6,5 Battaglia corpo a corpo con Borriello, ex dal dente avvelenato e daimuscoli possenti, su ogni calcio piazzato.Al 21’ del primo tempo il reciproco tirare di casacche porta alle proteste di Borriello.Dirige con ordine la retroguardia, facendo dell’efficacia il cavallo di battaglia. GASTALDELLO 5,5 Fino all’ultimo in ballottaggio con Lucchini, autore di un recupero fisico a tempo record.Mazzarri opta per l’ex senese: già c’è Campagnaro al rientro nonostante gli acciacchi,meglio non rischiare eccessivamente. E’ derby, anche il gioco delle sostituzioni alla fine può essere determinante.Nell’impostazione della manovra mostra ancora limiti notevoli, sparacchiando malamente più d’un pallone.Meglio nella puramarcatura: gli tocca perlopiù Borriello, che ”abbandona” Sala e si sposta verso la sinistra blucerchiata. Dalla punta rossoblù, tuttavia, becca un paio di anticipi secchi che creano panico. Chiude con i crampi (33’ ST LUCCHINI SV: ammonizione subito, ferma con lemaniere dure la volata di Konko.Dà comunque solidità alla retroguardia). ZENONI 6 Di duelli individuali, visti imoduli simili delle due formazioni, si è parlato nella settimana che porta al derby.Quello tra Zenoni e Fabiano è forse ilmeno intaccato dalle scalate difensive che ”spaiano” i confronti tra singoli. Il brasiliano al traversone è il più temibile dei rossoblù, per limitarlo Mazzarri dàmandato al numero 77 blucerchiato di attaccare e stare alto. Tanta corsa, tra i due finisce pari. VOLPI 6 Senza la sua bacchetta a centrocampo la Samp non può stare, nonostante la cavigliamenomata è là nelmezzo a dirigere l’orchestra. Metodista classico, non ha Palombo propriamente al fianco come accade in genere,ma arretrando qualchemetro riesce a ricavarsi spazio dove Coppola eMilanetto non salgono a pressare, per tessere la tela. Il problema è che ilGenoa difende bene, frequentemente con dieci undicesimi dietro la linea della palla, così gli tocca provare più d’una volta la sortita personale: bene la preparazione, non trova la porta. Prezioso anche sui corner di Leon, si piazza sul primo palo a far da respingente. PALOMBO 6 Si comincia aimille all’ora e il duello con Coppola ha un che di rugbistico. E’ una delle varianti indicate daMazzarri alla vigilia, perché spesso si allarga a sinistra a sostegno di Pieri nella spinta e si fa trovare in posizionemolto avanzata nella fase attiva, quella in cui la Samp gestisce la manovra.Aggressivo, nel clima di lotta a centrocampo (al pari di Coppola) si trova bene.Unica pecca quando, a metà primo tempo, perde palla sulla lineamediana e permette un pericoloso contropiede alGenoa. Resta un avvenimento isolato. PIERI 6 Aiutato da Palombo che gli offre assistenza e gli copre le spalle, spingemolto in avvio. In quella zona ilGenoa ha gli interscambiabili Konko e Rossi,ma quest’ultimo è spesso dirottato sulle tracce di Bellucci. Mossa e contromossa, scacchi tra Mazzarri eGasperini: perciò a Palombo è chiesto di infilarsi in avanti. Funziona in avvio di gara, poi i rossoblù prendono lemisure.Nella ripresaGasperini prova a farmale dalla sua parte inserendo Sculli, regge difensivamentema deve limitare le progressioni offensive ( 36’ ST ZIEGLERSV: freschezza sulla fascia sinistra, fa bene la fase difensiva, talvolta suo tallone d’achille, e non disdegna l’assalto). DEL VECCHIO 6 Fase attiva e fase passiva, predica Mazzarri.Nella seconda il centrocampista di Barletta si accentra per intercettareMilanetto,mente rossoblù. Nella prima va quasi a fare il centravanti aggiunto, per sfruttare le doti nel gioco aereo: l’ordine perMontella e Bellucci è di formare un cuneo ristretto intorno a lui, per sfruttare le eventuali spizzate. Capita invece,minuto 34 del primo tempo, che sia il numero 40 a catturare una palla vagante e colpire bene di destro: palla fuori di poco alla destra di Rubinho. Lucarelli sale alto inmarcatura su di lui e ne limita il raggio d’azione.Alla fine piazza la zampata, Coppola salva. BELLUCCI 6 Parte da centrosinistrama, nella maggior parte dei casi, cerca di trovare spazio nella zona centrale, sfuggendo a Bega e infilandosi nello spazio alle spalle di Coppola eMilanetto. In quella posizione ha il tempo per stop e tiro a un paio dimetri dall’area, Rubinho si distende e devia. Sembra il più in palla del trio offensivo sampdoriano, anche per la posizione che assume, fastidiosa per la retroguardia rossoblù. Con l’andare deiminuti, però, si fa più stringente e opprimente per lui lamarcatura pressoché a uomo di Rossi. Ripresa sempre per vie centrali, da lì costruisce in duetto con Montella l’occasione più nitida per la Sampdoria. MONTELLA 5 Minuto primo, lo stop in corsa è difettoso, avvisaglia di una brutta serata. Bovo comanda la retroguardia rossoblù e la tiene alta per metterlo in fuorigioco, si gioca sui centimetri: troppe volte il numero 9 si fa beccare aldilà. Così gli spazi sono limitati e il suo estro soffre di claustrofobia. Inusuale per lui, perde anchemolti palloni.Quando l’uno due è quello giusto con Bellucci non trova l’attimo fuggente per il tocco davanti a Scarpi. ( 31’ STCASSANOSV:modello Roma, entra a fare la prima punta come Totti in giallorosso. Subito una giravolta e un esterno a pelo d’erba per Palombo che infiamma la Sud. Caracollando si trascina sempre dietro almeno un paio di avversari e crea apprensione).

L’ARBITRO SFIDA IN PUGNO, QUANTE AMMONIZIONI. ROSETTI 6: secondo derby della Lanterna per il fischietto torinese, dopo quello del 2002/2003. Fisico massiccio, potrebbe quasi fare lo stopper. E in qualchemodo stoppa, nel senso che fischiamoltissimo, non sempre a dovere. Dal punto disciplinare, comunque, tiene la partita in pugno, anche con copiosa distribuzione di ammonizioni. Prova il dialogo con i giocatori, non è poco. Antonio Cassano contrastato da Leon: piedi buoni contro MarcoDi Vaio contrastato daDaniele Gastaldello

 

IL SECOLO XIX Capitani coraggiosi e corretti. A VOLPI E ROSSI IL PREMIO DEL “XIX”. di Giovanni ciolina. GENOVA. Silenziosi, un po’ introversi, ma capitani. Coraggiosi. Sergio Volpi eMarco Rossi sono due uomini simili, anche se in campo le caratteristiche non sono proprio identiche. Il sampdoriano trasuda fosforo quando si trova a giocare il pallone. E dipinge affreschi impagabili. Panorami che diventano distese di felicità per i tifosi. Il rossoblù ha piedi buoni,ma la sua forza è indubbiamente la corsa. La fascia è la sua casa, anche se da quando in rossoblu è approdato un certo signor Gasperini il biondino massese si è trovato spesso a bazzicare in altre parti del campo: difesa, attacco. E proprio là, nelle praterie offensive lo piazza il tecnico in occassione di questo derby. «Vai e fai impazzire la difesa sampdoriana» deve essere stata più o menola consegna. E Marco Rossi alle parole preferisce sempre i fatti. Introverso e silenzioso. Vero, ma quando c’è da far roteare le gambe Rossi non si risparmia. Volpi, da Orzinuovi risponde in geometria. Ma sono proprio simili questi due uomini derby. Anche nei riti pre gara. Identici.Volpi consegna il gagliardetto al team manager Giorgio Amazzone e lo abbraccia.Movimenti e sentimenti che si possono ribaltare in rossoblu. Cambia il destinatario dell’abbraccio: il massaggiatore Valerio Caroli. Poi la parola passa al campo. «Linea a Marassi» avrebbe detto Enrico Ameri. E non passa neppure un minuto che tocca a Rossi il primo pallone. Èin fase di copertura, su Bellucci. Poi è un ping pong di giocate. Un botta e risposta anche di ululati delle due tifoserie con il boato che sale, gonfia, sprizza speranza a seconda della sponda che sale in attacco. Un rimpallo di emozioni, sensazioni, voglie matte. Come per i bugiardini delle medicine, le prove dei due capitani si snoda su terreni differenti.Volpi comincia in posizione arretrata e si ritrova a fare i conti con il Piranha Coppola che gli morsica le caviglie. Correttamente, anche se con un pressing continuo e asfissiante e lui soffre. Sergio fatica a trovare ossigeno vitale se non dalla distanza. Conclude alto al 18’, chiude il tempo allo stesso modo. Inmezzo Volpi riesce a dispensare anche chicchedi fairplay.Cade su Lucarelli e gli stringe la mano. Becca una botta all’orecchio e riprende l’avversario amodo suo.Da uomo garbato qual è. Poi raccoglie un parastinco che DiVaio perde in un contrasto di gioco. Insomma il solito signore che in una gara giocata a mille all’ora forse fatica a prendere in mano le redini del gioco, ma quando tocca la sfera è sinfonia. La gara di Marco Rossi è intensità allostatopuro.Siprende cura,praticamente a uomo, diClaudio Bellucci e lo bracca, lo pungola, si becca anche a metà primo tempo. Uno scambio di opinioni conrotearedimanoche ci sta in un derby.Poca roba, alla quale si aggiunge anche Palombo. E Rossi? Il solito generoso settepolmoni. Ci prova a farmale, quando Coppola e Konko si trasformano nei suoi guardaspalle, ma non è facile quando sei costretto a fare il pendolino sulla fascia. Marco riesce anche in questo, tantopoi avrà tempodi riposarsi a casa guardando la televisione e ascoltando le canzoni diClaudio Baglioni. Rossi è fatto così. Come Volpi. Per darti confidenza devono conoscere e fidarsi: a quel punto sono due da compagnia. Confidenza che a Sergio Volpi non regala Manuel Coppola. Il rossoblù butta sul prato del Ferraris una partita massiccia al suo rientro e fa rombare il motore genoano. Quella spuma dell’onda genoana che non fa respirare a dovere il direttore d’orchestra blucerchiato e la manovra della squadra di casa ne risente e stenta. Ma queste sono cose tecniche. Il derby è anche un insieme di giocate, ma spesso è anche emblema di qualcosa che va oltre almero colpo straordinario. Volpi e Rossi ne sono i due testimonial. Roba da premio fair play che spesso vale più di tantissime pacche sulle spalle. Sergio eMarco distanti in campo, differenti nelmodo di giocare, ma vicini nel modo di intendere non solo il calcio. E questa sera alle 18,30 saranno proprio loro due a ritirare,nella redazione del Secolo in Piazza Piccapietra, il premio ai giocatori più corretti del match.

 

LA REPUBBLICA - Derby, la paura batte il gioco. Cassano e Leon alzano il tono, ansia per Rubinho. Finisce 0-0 Sampdoria-Genoa: una partita mediocre, con tanti falli e un vero grande assente: lo spettacolo. Solo nel finale le due squadre hanno provato a superarsi, ma mancavano le idee, anche se Leon da una parte e Cassano dall´altra hanno cercato di vivacizzare un derby che le due appassionate tifoserie, dopo 12 anni di attesa, sognavano diverso. In campo grande agonismo (culminato in un fallo evitabile di Bellucci su Rubinho, uscito in stato confusionale), ma poca lucidità e nessuna voglia di rischiare. Pochissime le occasioni da rete: un paio per Delvecchio, una per Leon. Al 31´ della ripresa Mazzarri ha fatto esordire Cassano al posto di Montella, che non ha gradito la sostituzione.

 

LA REPUBBLICA - Coppola rientro perfetto. Fabiano non punge. Rossi si sacrifica in marcatura su Bellucci, Milanetto delude ancora. Scarpi salva il match, Bovo ok. Fabiano e Di Vaio ancora poco determinanti Borriello prova a fare reparto ma è troppo solo. Bega annulla Montella, Konko non sfrutta l´ampia libertà sulla fascia destra Sculli dà più profondità. di Gessi Adamoli. Rubinho 6,5: grande padronanza del ruolo, anche se il lavoro da svolgere non è molto. Lo mette k.o. un calcio in faccia di Bellucci al quale, con splendida scelta di tempo, aveva rubato la palla in uscita a terra. L´impatto è certamente fortuito, però una volta si usava saltare il portiere che usciva. Dal 22´ st Scarpi 6,5: ha la freddezza di restare in piedi sino all´ultimo e ipnotizza così Montella che gli si presenta solo davanti e finisce per calciargli addosso.. Bega 6,5: nella zona, davvero molto "sporca" del Genoa, gli tocca Montella, ovvero il giocatore più pericoloso della Sampdoria, l´avversario al quale non lasciare un metro. Bovo 6,5: è il centrale staccato della difesa genoana, una sorta di libero. Buoni piedi e anche ottima senso della posizione, raddoppia spesso la marcatura su Montella. Lucarelli 6: anche lui di fatto marca ad uomo, così appena Delvecchio si affaccia nella trequarti gli si appiccica addosso. Konko 6: la prudente e saggia disposizione tattica di Gasperini gli libera tutta la corsia di destra, spesso gli capita così di doversi improvvisare uomo dell´ultimo passaggio e quello proprio non è il suo mestiere. Rossi 6,5: ma quale punta? Fa il mediano alle vecchia maniera, la sua su Bellucci è una marcatura simile a quella celebre di Trapattoni su Pelè. Lo segue a tutto campo, lo molla per qualche rara sortita sulla fascia. È il capitano, con il Genoa è arrivato dall´inferno della C sino alla serie A: normale che senta la partita. Così si becca con Palombo e Bellucci. Ma sono normali schermaglie da derby, niente di più. Milanetto 5,5: giocare in notturna un po´ lo aiuta, è infatti leggermente più tonico rispetto alla partita con il Livorno. Ma ha solo un tempo di autonomia, Gasperini lo toglie al 5´ della ripresa, dopo che si era aggrappato alla maglia di Pieri. Dal 5´ st Sculli 6: nell´intervallo si scalda Paro, ma poi Gasperini cambia idea. Il Genoa sceglie così di giocare senza regista. Sculli dà più profondità alla squadra rossoblù, sistemandosi in campo nella posizione di Konko, che passa centrale di centrocampo con compiti di interdizione. Coppola 6,5: è il gladiatore rossoblù, non tira mai indietro la gamba. Non giocava in campionato dal 10 giugno, si era strappato nei primi minuti della partita con il Napoli. Salva il derby al 95´, stoppando Delvecchio praticamente sulla linea di porta. Fabiano 5,5: ha corsa e tecnica ma non riesce ad essere determinante come nella passata stagione. Borriello 6: spesso lasciato da solo, comunque ci prova a fare reparto. Nel primo tempo reclama il rigore per una trattenuta di Sala. Di Vaio 5,5: Gasperini gli chiede una partita tatticamente un po´ meno di sacrificio rispetto alle prime tre di campionato. Dall´11´ st Leon 6: da molti, compreso l´ex ct Marcello Lippi, indicato come il possibile match-winner del derby, parte dalla panchina e si rende pericoloso solo sui corner che calcia, tagliatissimi, sul primo palo. Campagnaro di lotta e di governo Montella stecca davanti alla Nord. di Massimo Calandri. Lo 0-0 è figlio di una partita con poche emozioni e dominata dal timore di perdere Mirante se la cava benissimo sugli angoli velenosi calibrati da Leon Pieri padrone della fascia sinistra, Volpi non al meglio, ma non molla sino all´ultimo. Mirante 6.5: qualche maligno in tribuna azzarda un paragone con Yascin, a patto però di ricordarsi dei recenti pasticci di Castellazzi. Se la cava egregiamente sui malvagi tiri da fermo di Leon. Campagnaro 6.5: dopo un minuto pennella un lancio per Montella che potrebbe sbancare Marassi, ma l´Aeroplanino non ci sente. Deciso e concreto sulla fascia, favorito anche dall´evanescenza di Di Vaio. Nel finale inzucca e sta per mandare in delirio i suoi tifosi, ma in mezzo non ne approfittano. Sala 6: quello strattone reciproco con Borriello puzza di penalty, poi il centrale ingaggia un´onesta gara con l´ex milanista. Non sfigurando. Gastaldello 6: «Non ho ancora i 90´ nelle gambe», confessava domenica scorsa al San Paolo. Verissimo - crampi al polpaccio nella ripresa -, ma il ragazzo sopperisce con la concentrazione e la sponda di Pieri. Dal 33´ st Lucchini sv: dopo un minuto si fa ammonire, saltato come un birillo da Konko. Zenoni 5.5: perde il duello con Fabiano, in particolare nella prima parte della gara. E infatti il solo spunto di rilievo - un gran bel cross con gran tiro al volo di Delvecchio – gli riesce quando affronta Lucarelli. Un po´ spaesato sui cambiamenti di fronte del Genoa, ci mette la grinta ma non basta. Volpi 6: nel primo tempo prende per mano la squadra, è l´anima e il fosforo dei blucerchiati ma questa volta sembra meno continuo del solito. Correttezza esemplare, finisce col fiato corto ma non molla mai. Palombo 6: tanta corsa e molto impegno, prima in mezzo e poi sulla fascia sinistra quando – nella seconda parte del match – deve fare i conti con Sculli. Sembra più preoccupato di tenere la posizione, forse un po´ più di iniziativa avrebbe fatto bene ai suoi. Pieri 6.5: la fascia sinistra è sua, vince il duello con Konko e dà una mano in difesa. Costringe Milanetto all´ammonizione, è sempre lucido e presente. Dal 36´ st Ziegler sv: ha voglia di fare, prova a proporsi ma il tempo a disposizione è poco. Delvecchio 6: per l´impegno meriterebbe un voto in più, corre e si danna l´anima, ma non conosce i limiti dell´agonismo. Si becca il solito inutile giallo e resta a guardare quando nel finale Coppola spazza via nell´area piccola rossoblù. Bellucci 6: corre e gioca sagace la palla a terra, è così attento che proprio non si capisce quell´entrata assurda che manda k.o. Rubinho. Montella 5.5: una delusione. L´Aeroplanino era l´uomo giusto per mettere le ali alla Samp; invece s´incarta, pasticcia, si fa sorprendere quattro volte consecutive in fuorigioco. E spreca un pallone d´oro che nella ripresa gli mette tra i piedi Bellucci. Esce ad un quarto d´ora dalla fine e non nasconde una smorfia di delusione. Dal 30´ st Cassano: una veronica con accelerazione su Coppola, un tocchetto fatato ma anche un paio di errori da sovrappeso

 

LA REPUBBLICA - In campo e sugli spalti che nostalgia per quei fuochi d´artificio. Proibiti striscioni e tamburi s´è tornati all´antico. DI ALBERTO PUPPO. Fair play, please. Invocazione della Fifa che arriva con tre ore di ritardo rispetto agli scontri di via Monticelli. Meglio tardi che mai: quattro bambini in rossoblucerchiato consegnano il messaggio al centro del Ferraris. Giallo su verde, l´abbinamento non è un granché. Ma è nulla rispetto alla sorpresa di vedere il Grifone in maglia bianca. Per ricordarlo così serve l´aiuto di uno storico. E poi, a ben vedere, le squadre si distinguono pure un po´ peggio rispetto alla tradizione. Tradizione che voleva anche le due gradinate impegnate a fronteggiarsi come palcoscenici di due teatri. Stavolta nulla da fare. Ed era previsto. Il decreto Amato proibisce striscioni, megafoni e tamburi. E allora figurarsi i giochi pirotecnici, i cavi e le carrucole indispensabili per le grandi rappresentazioni. Così ci si arrangia come si può, all´antica. Nella Sud praticamente tutti raccolgono l´invito di presentarsi con la maglia blucerchiata. Tutto esaurito, forse anche più, sugli scaloni. Poche bandiere ma l´esperimento funziona. Dall´altra parte si rispolverano gli stendardi dei tempi d´oro, a cui si affiancano quelli del Senegal, in onore del panchinaro Papa Waigo e un volto di Fabrizio De André su sfondo bianco. Il resto lo fanno le ugole. E per i genoani è una giornata di straordinari. La Samp gioca in casa, e si vede. Oltre alla Sud sono colorati di blucerchiato anche buona parte delle Tribune e tre quarti dei Distinti. Tutto previsto. Al ritorno sarà il contrario. Fair play, please, chiede la Fifa, quella con la maiuscola, involontaria compagna di viaggio della paura, quella minuscola, che sembra attanagliare tutte e due le squadre. E che, inevitabilmente, finisce per contagiare anche le due tifoserie. Perché le due gradinate sono straordinarie, ma qualche palla dalle parti delle aree di rigore rappresenta un buon combustibile anche per i più tiepidi. Che devono invece, finché ce la fanno, affidarsi alle proprie risorse, non illimitate. Ci provano gli allenatori, con i cambi, a scaldare i cuori. Leon da una parte, Cassano dall´altra. Fantasia al potere, ma solo in teoria. Per sbloccare una partita come questa ci vorrebbe ben altro. Appunto finale per i produttori della maglie da calcio. Ai tempi di Roccia Dalmonte o, per dire, di Custer Garbarini, gente che non andava certo per il sottile, le casacche, che subivano certamente ripetuti, robusti lavaggi, sembravano indistruttibili. Solo ieri, per un paio di timide trattenute le maglie ipertecnogiche sono finite a brandelli. E non dev´essere questione di candeggio.

 

LA REPUBBLICA - Botte e paura prima del derby. È guerriglia intorno allo stadio. Poche ore prima della partita alcune centinaia di tifosi si sono affrontati armati di mazze e caschi. Trovato anche un coltello. Tre feriti. Danneggiate auto in sosta, situazione tornata tranquilla a ridosso del match di MARCO PREVE. «I capi tifoseria storici, da entrambe le parti, non riescono più a controllare le nuove frange ultrà, quelle formate da giovanissimi che non riconoscono la loro autorità e questo è pericoloso....come si è visto oggi». Arriva dalla questura questa chiave di lettura degli scontri avvenuti ieri pomeriggio poco dopo le 16 in via Monticelli tra due schieramenti di ultrà sampdoriani e genoani. Pochi minuti di battaglia violenta che ha provocato tre feriti (ufficiali, perché c´è chi ha preferito medicarsi da solo per non rinunciare alla partita e non avere guai con la polizia) e danni soprattutto ai proprietari di una mezza dozzina di auto la cui colpa era quella di essere posteggiate sul campo di battaglia. Vetri infranti, fanali in frantumi, carrozzerie segnate dai lanci di pietre e bottiglie. Come al solito se i proprietari sono assicurati si rifaranno, altrimenti ancora una volta i vandalismi degli ultrà resteranno impuniti. Come accade nelle forme di comunità più primitive, anche questa volta alle due fazioni è bastato vedersi a una distanza di circa 200 metri per "annusarsi", riconoscersi e far salire l´adrenalina. Un corteo di tifosi rossoblù era arrivato in corso De Stefanis percorrendo corso Sardegna proveniente da piazza Alimonda dove c´è la sede dell´Ottavio Barbieri, storico club che raccoglie alcune delle "brigate" più accese. Arrivato all´altezza di via Monticelli il gruppo si è trovato di fronte, sul lato opposto della via, i tifosi doriani diretti all´ingresso della "Sud". Cori e insulti sono bastati a creare la scintilla. Qualche istante dopo venivano ribaltate le campane di vetro con l´obiettivo di procurarsi bottiglie da lanciare. Qualcuno ha estratto anche i coltelli. Uno a serramanico è stato recuperato più tardi dalla polizia su un marciapiedi. Poco lontano, accanto ad un portone c´era una macchia di sangue. Difficile dire se fosse il risultato di un fendente o di una bottigliata. In ogni caso la morte di Vincenzo Spagnolo e i roboanti proclami "basta lame" suonano una volta di più come una presa in giro che nessuna autorità riesce a sanzionare. Quando i poliziotti del reparto mobile sono arrivati, gli ultrà sono fuggiti. In tre - due genoani e un nordafricano che ha detto di essersi ritrovato nella mischia per caso - sono finiti al pronto soccorso del San Martino per farsi suturare tagli e lacerazioni. Ma molti altri, con ferite meno gravi, hanno preferito stare alla larga dagli ospedali per non dover rispondere alle domande della Digos, e anche per potersi vedere la partita. A metà pomeriggio il questore Salvatore Presenti aveva annunciato che a fronte di altri episodi violenti l´incontro avrebbe potuto essere sospeso. Una minaccia dalla difficile attuazione. A tutti, infatti, era ben chiaro il rischio di uno scenario (ormai accettato come una normale conseguenza) di migliaia di tifosi inferociti in giro per la città in cerca di uno sfogo perché privati dello spettacolo. In ogni caso, non si sono verificate più intemperanze gravi. Solo verso le 19 un gruppo di ultrà genoani ha forzato in massa i cancelli d´ingresso alla gradinata Nord. Qualcuno è riuscito a passare, altri sono stati fermati dalla polizia che ha ristabilito l´ordine. Poi la partita è iniziata con forti preoccupazioni tra le forze dell´ordine per le ore notturne, quando i supporter delle due squadre sarebbero stati di nuovo a contatto nelle vie cittadine.

 

IL GIORNALE - Neppure Cassano illumina un brutto derby. da Genova. Atteso da dodici anni. Non certo atteso così brutto. In campo e fuori. Il derby di Genova torna in serie A e a perderci è lo spettacolo. Non solo per lo 0-0, ma anche perché tutti i vari decreti antiviolenza dichiarano fallimento. I cretini si sfidano tranquillamente a mazzate fuori dallo stadio quattro ore prima del match mentre i tifosi, quelli veri, non possono colorare lo stadio come solo da queste parti sanno fare per il derby. Zero striscioni, solo magliette blucerchiate nella Sud, solo bandiere rossoblù nella Nord. Poi, certo, l'adrenalina è al massimo, il clima è da brividi, ma l'occasione poteva offrire di più. Comunque si gioca e in campo si fatica a sentire i fischi di Rosetti. Dodici anni fa la sfida era quella della classe della Samp contro il cuore del Genoa. Dodici anni sono tanti e si sentono, ma i blucerchiati iniziano come se avessero ancora sulle spalle quel peso, l'onere di fare la partita. E Bellucci si prende la briga di fare da Lanterna per i compagni. Il Genoa si difende con tranquillità anche se ogni scatto di Montella provoca terremoti (per la verità, più che altro palpitazioni nei cuori dei tifosi, e nulla di più). Mazzarri chiede ai suoi di giocare soprattutto sulla sinistra, ma da quella parte Gasperini ha schierato Rossi e Konko, un deciso passo indietro rispetto al suo solito spregiudicato 3-4-3, e un monito agli avversari nel caso dovessero lasciare troppo spazio al contropiede. I portieri finiscono per farla da spettatori non paganti a parte qualche uscita alta di Rubinho. Fino alla mezz'ora. Quando la Samp sfiora il gol. Palla respinta al limite dell'area rossoblu dove è appostato Delvecchio che di destro al volo manda a fil di palo. Ah sì? Il Genoa ha patito l’affondo e, a scanso di equivoci, replica subito. Il contropiede di cui sopra prende d'infilata la difesa della Samp, Rossi mette al centro, tacco di Di Vaio e gol. La Nord esulta ben sapendo però che l'azione era ferma per quella manciata di centimetri che avevano lasciato proprio Rossi in fuorigioco. In campo c'è anche Rosetti, che riesce ad adeguarsi alla partita. Alla fine del primo tempo il suo fischio sorprende per la discrezione. Non sorprende il rientro delle squadre in campo. Solo il Genoa ci prova un po' di più. Allora ci pensa Gasperini a stupire se stesso. Toglie il regista (Milanetto) e mette un incursore (Sculli), poi, all'11', fa entrare addirittura Leon al posto di Di Vaio. Boato del pubblico genoano e prime palle toccate da Mirante. La Samp addirittura ci prova in contropiede e al 20' Palombo serve in profondità Bellucci. Rubinho esce in modo perfetto e anticipa l'attaccante che però lo colpisce al volto. Poi chiama subito i soccorsi, è dispiaciuto, ma il portiere rossoblù lascia il campo in barella. I medici diranno che è un trauma cranico. Entra Scarpi e il clima si fa ancora più rovente. Il nuovo portiere rossoblù non si fa trovare impreparato sei minuti dopo quando Montella e Bellucci triangolano di prima e l'Aeroplanino gli si trova solo davanti. Ma non lo sorprende. Non sarà certo per questo, ma Mazzarri toglie subito l'ex romanista e fa venire giù lo stadio buttando nella mischia Antonio Cassano. All'esordio nel campionato italiano dopo 22 mesi. Inutile anche lui per cambiare il derby più atteso e forse più brutto.

IL GIORNALE - Palombo diesel. Bellucci sensuale. Di Vaio disperso. SAMPDORIA. SV Mirante. Spettatore. 7 Campagnaro. Lo voleva il Genoa, l'ha preso la Sampdoria. Lui ricambia con una prestazione perfetta sia davanti che dietro. Il cugino Campagnaro. Anima sua. 6 Sala. Didascalico. Ma basta. 6 Gastaldello. Titolare per caso, fa la sua parte (sv dal 35' st Lucchini). 5 Zenoni. Purtroppo per lui, la buona volontà e l'impegno non raddrizzano i piedi. 6,5 Volpi. Ci si accorge di lui soprattutto quando manca. Ieri c'era. 7 Palombo. Motorino diesel. Non sarà euro 4, ma porta sempre a destinazione. 6 Pieri. Giocatore da battaglia, miglioratissimo rispetto all'anno scorso. Mazzarri ha vinto la guerra di Pieri. (dal 36’ Ziegler 6). 5,5 Delvecchio. Confusionario. 7,5 Bellucci. Giocate morbide, assist sensuali per Montella, parabole e curve pennellate. Si chiama Claudio, sembra Monica. 4 Montella. L'Aeroplanino sembra dell'Alitalia. Mai decollato (6,5 dal 31' st Cassano. Bentornato). All. 6 Mazzarri. Di questo derby, resterà la scommessa su Cassano. GENOA 6,5 Rubinho. Fa una parata in più di Mirante. Cioè fa una parata (6,5 dal 21' st Scarpi. Salva la porta sull'occasione più pericolosa della Samp). 6 Bega. Senza infamia, ma soprattutto senza lode. 6,5 Bovo. Dalle sue parti non si passa. 6 Lucarelli. Sta inserendosi bene negli schemi del Genoa. 5,5 Konko. Pasticcione, a volte addirittura incespica sulla palla. Fra lampi e situazioni imbarazzanti. 4,5 Milanetto. Se questo è il metronomo, si spiega perché il Genoa è stonato (6,5 dal 5' st Sculli. Sulla sua fascia si vedono le cose migliori). 5 Coppola. Qualcuno l'ha definito il “Gattuso del Genoa”. Gattuso può querelare. 5,5 Fabiano. Si nota perché gli si strappa la maglia. 6,5 Rossi. Sacrificato, ci mette sempre l'anima. 6 Borriello. Il migliore degli attaccanti del Genoa. Basta appena per la sufficienza. 4 Di Vaio. La distinta delle formazioni è l'unica prova che fosse in campo (5 dall'11’ st Leon. Attesissimo. Resta attesissimo). All. 5,5 Gasperini. Dal calcio champagne a cui ci aveva abituato, sono sparite le bollicine. Bene sui cambi. Arbitro: 6,5 Rosetti. Nessun errore macroscopico.

 

LA STAMPA - IL DERBY DELLA LANTERNA SENZA GOL NÉ EMOZIONI. Cassano non scuote la Samp. Entra a un quarto d'ora dalla fine ma il Genoa controlla il pareggio. Se i tifosi di Samp e Genoa avessero saputo che il ritorno al loro derby sarebbe stato così povero di emozioni e senza un tiro in porta in novanta minuti più recupero, forse avrebbero atteso anche qualche anno in più dei dodici trascorsi dall’ultimo confronto. Capita di rado che una stracittadina sia così brutta e inutile. Nessuno è andato a casa contento, più confusione che passione, più timore della fregatura che voglia di imporre la supremazia cittadina. Anche il finale, che pure ha offerto qualcosa sotto il profilo delle emozioni e ha visto la Samp vicina alla vittoria con Campagnaro, è stato in linea con il resto della partita. Ovvero segnato dall’assoluta mancanza di concretezza. Succede e non è la prima volta. Così com’era nelle previsioni che i soliti imbecilli si mettessero in mostra. Infatti era cominciata con le risse e i coltelli abbandonati, quattro in ospedale, perfino la minaccia di sospendere la partita lanciata dal questore di Genova Presenti. Per fortuna si è giocato regolarmente, ma sul campo i giocatori non hanno riversato la rabbia giusta. Imperterrito Gasperini con il suo 4-3-3 che resta immutabile anche se c’è stato un cambio volante con Konko avanzato e Rossi a centrocampo per un marcamento a uomo che più stretto non avrebbe potuto su Bellucci. Ottime le intenzioni di partenza, pessimo il risultato sul campo. Un derby da Genova calcistica depressa, un primo tempo che non ha mai visto i due portieri impegnati. Due uscite volanti di Rubinho a smanacciare il pallone, nessuna parata per Mirante. Davvero triste. Il gioco sempre in mano alla Samp, il Genoa, che spesso in B è stato esaltato giustamente per la sua manovra spregiudicata, si è ritirato nella sua metà campo e ha agito di rimessa Buona la fase difensiva, cercando di limitare i danni, difendendo la sua povera classifica che ha già creato problemi a Gasperini. Il tecnico si è giustificato: «Siamo indietro, abbiamo cambiato molti giocatori, facciamo fatica ad essere la squadra dell’anno scorso. Intanto ha funzionato bene la difesa e possiamo recriminare per un rigore netto su Borriello». L’unico pericolo, si fa per dire, del primo tempo è arrivato al 43’ quando Delvecchio ha sfiorato il palo alla destra di Rubinho. Per il resto, tanti onesti pedalatori da entrambe le parti, qualcuno dei possibili protagonisti, come Milanetto, sacrificato in un lavoro di contenimento che non ha valorizzato le sue qualità. Misero il lavoro della Samp sulle fasce, avvilente il rendimento di Montella che non ha mai ricevuto un pallone e ha dovuto battersi nel cuore di una difesa che spazzava via senza tanti riguardi e lo metteva in costante fuorigioco. Mazzarri non si è lamentato: «Abbiamo tenuto sempre la partita in pugno, abbiamo avuto le occasioni migliori soprattutto con Montella e nel finale con Campagnaro. Cassano? Nel calcio moderno serve essere al massimo della forma e lui non lo è. In futuro potrà anche giocare in coppia con Montella». Nel secondo tempo Gasperini provava a dare maggior spessore al gioco offensivo con Sculli al posto di Milanetto e subito dopo con Leon per l’inutile Di Vaio. Piccole mosse che non sono riuscite a sovvertire il corso di un gara anonima. Partita neppure cattiva almeno fino al 21’ quando Bellucci rifilava un’inutile scarpata sul volto di Rubinho in uscita e obbligava il portiere a lasciare il campo in barella e poi ad andare in ospedale per una Tac: in nottata il giocatore è stato dimesso. Brutto fallo, con scuse successive. Al 26’ era Montella a divorarsi il vantaggio facendosi fregare da Scarpi in uscita. Un ulteriore errore che gli faceva perdere il posto a vantaggio di Cassano. Quindici minuti per il ragazzo che sculettava senza incidere, poco tempo perché potesse entrare nel clima di una partita che, improvvisamente, si riaccendeva nel finale.

 

AKAIAOI