STAGIONE 2007/08                                                                                                                                      HOME >>

 

UDINESE - GENOA                            3 - 5   (2 - 2)

Reti: 08' Leon, 27' Di Natale (rig), 39' Di Natale (rig), 43' Sculli, 55' Borriello, 74' Floro Flores, 78' e 85' Borriello. Udinese: Handanovic, Zapotocny (63' Pinzi), Felipe (46' Coda), Lukovic, Ferronetti, D'Agostino, Inler, Dossena, Floro Flores, Quagliarella, Di Natale. (Chimenti, Colombo, Siqueira, Candreva, Eremenko). Allenatore: Marino.

Genoa: Rubinho, Bovo, Santos, Criscito, Konko, Milanetto, Paro, Fabiano (89' Juric), Leon (84' Lucarelli), Borriello, Sculli (75' Di Vaio). (Scarpi, De Rosa, Vanden Borre, Figueroa). Allenatore: Gasperini.

Arbitro: Orsato di Schio. Ammoniti: Criscito, Paro, Bovo, Zapotocny, Rubinho, Di Vaio. Spettatori: 13.540

 

  

  

   

 

  

 

TUTTOSPORT - I rossoblù trionfano a Udine (5-3) e pensano in grande. Genoa show da Uefa. Gasperini: «E’la conferma del gruppo, che ha una propria identità». La voglia di riscatto dopo la sconfitta nel derby premia i rossoblù. Il tecnico si lascia andare: «Questi successi aiutano a credere in qualcosa che va oltre la salvezza». di Stefano Saladin. UDINE. La sfida tra una squadra ricca di talenti ma povera di motivazioni e una squadra meno dotata tecnicamente ma ricca di voglia di riscatto ha prodotto una gara piena zeppa di errori e di emozioni che, alla fine, ha premiato la seconda: quel Genoa che oltre alla determinazione (e ai pasticci) ha potuto contare su un Borriello che si avvia a diventare un attaccante di valore assoluto. Quanto alla prima, l’Udinese, i 5 gol (a 3) subiti sono la fotografia di una compagine svagata e svogliata, lenta e involuta, forse pure presuntuosa in certi interpreti. E non bastano, non possono bastare, le assenze di Zapata e l’uscita di Felipe (problemi fisici per entrambi) per spiegare questo ennesimo fallimento nella corsa al “salto di qualità”. Neppure i primi due ri­gori della stagione (fino a ieri all’Udinese non ne era stato concesso nessu­no: sacrosanti quelli fischiati per fallo di Santos su Inler e per un delirante mani di Bovo) sono bastati per rimettere in carreggiata la partita. Ed è in questo frangente, quando cioè la sua Udinese era riuscita a raddrizzare la baracca pareggiando e poi doppiando il gol subito a freddo da Leon, che Pasquale Marino ha commesso il più gra­ve peccato di manicheismo (o di sovrastima verso i suoi): quello, cioè, di non rinunciare al dogma delle tre punte per irrobustire il centrocampo e protegge­re, di conseguenza, meglio la difesa. Perché si vedeva, oh come si vedeva, che l’Udinese era in soggezione di fronte alla rapida determinazione dei rossoblù. LEZIONI DI CUORE Non bisogna, infatti, commettere l’errore di “leggere” questa partita scorrendo solo le asettiche pagine dei moduli tattici. Sarebbe facile dire che tra due sostenitori del 3­4-3, il più bravo è Gasperini («Lezioni? Mai!» ha sorriso il tecnico rossoblù) che ha avuto la meglio nel doppio scontro (all’andata era finita 3-2 per il Genoa), ma la realtà va appunto al di là dei freddi numeri e non solo perché ieri il Genoa ha giocato con un 4-4-1-1 in cui Leon è stato determinante nel gravitare intorno a Borriello e nello “strappare” l’Udinese con i suoi allunghi. La differenza, piuttosto, l’ha fatta l’approccio mentale che ha consentito al Genoa di trovare energie e convinzioni. Perché se è vero che la partita si era messa su­bito sul binario giusto con il gol di Leon (bel tiro dal limite), è altrettanto vero che i genoani sono stati bravi a farla deragliare con quegli assurdi rigori. La partita, però, l’hanno paradossalmente vinta lì, quando hanno trovato la forza morale di non farsi schiacciare dagli episodi: «E’ vero - commenta Gasperini - il nostro merito è stato quello di trovare subito il pareggio del 2-2 (sospetta la posizione di Sculli sul tocco di Bor­riello, ndr). Non è solo una questioni di moduli, ma del modo in cui si interpretano le gare. Dovevamo dare una ri­sposta alla sconfitta nel derby e ci siamo riusciti. E’ una grande conferma per questo gruppo che ha ormai una propria identità: ragazzi che giocano liberi mentalmente e che si aiutano l’un l’altro». PENSIERO STUPENDO Dopo una vittoria così, da “grande cuore rossoblù”, il Genoa può azzardare sogni che parevano proibiti e che profumano d’Europa. Ai quali si lascia andare perfino Gasperini: «Effettivamente... Effettivamente vittorie come questa aiutano a pensare in qualcosa che va oltre la salvezza. E’ anche vero che dietro corrono tutti, però... Però se vinciamo mercoledì con il Napoli, ecco, allora pos­siamo davvero cominciare a fare certi discorsi». A Udine, invece, fanno già i conti con un’altra stagione che rischia di chiudersi nell’anonimato della metà classifica.
UDINESE-GENOA 3-5 reti: pt 9’ Leon, 28’ e 39’ Di Natale rig., 43’ Sculli; st 9’, 33’ e 40’ Borriello, 27’ Floro Flores
UDINESE (3-4-3)Handanovic 4.5; Zapotocny 5 (18’ st Pinzi 6), Felipe 5 (1’ st Coda 4), Lukovic 4.5; Ferronetti 5 (46’ st Colombo ng), D’Agostino 5.5, Inler 6, Dossena 5.5; Floro Flores 6, Quagliarella 4.5, Di Natale 6.5. A disp.: Chimenti, Eremenko, Candreva, Moreno. Allenatore: Marino 4.5. Espulsi: nessuno. Ammoniti: Zapotocny per gioco falloso. Tiri totali: 10 Tiri in porta: 5 Fuori gioco: 5 Possesso palla: 52% Angoli:3. GENOA (4-4-1-1) Rubinho 6.5; Konko 6, Bovo 5, Santos 5.5, Criscito 5; Sculli 6.5 (29’ st Di Vaio ng), Paro 6.5, Milanetto 6.5, Fa­biano 6.5 (45’ st Juric ng); Leon 7( 39’ st Lucarelli ng); Borriello 9. A disp.: Scarpi, De Rosa, Vanden Borre, Figueroa. Allenatore: Gasperini 7. Espulsi: nessuno. Ammoniti: Criscito, Paro, Di Vaio per gioco falloso; Bovo, Rubinho per gioco scorretto. Tiri totali: 12 Tiri in porta: 9 Fuorigioco: 0 Angoli: 3 Possesso palla: 48% ARBITRO: Orsato di Schio 6. Recupero tempo: pt 1’, st 3’. Spettatori: 13.640 per un incasso di 125.055 euro.

 

TUTTOSPORT - LE PAGELLE Quagliarella fiacco.Leon segna la svolta. UDINESE. Handanovic 4.5 Terminale in sintonia con una difesa imbarazzante. Solo una parata degna di tal nome (su Borriello, toh) in mezzo a incertezze e mezze papere. Zapotocny 5 Gran dormita sul tiro-gol di Leon. Pinzi (18’ st) 6 Perché rientrava dopo un lungo infortunio. Felipe 5 E’ vero: partecipa al pasticcio che porta al gol di Sculli, ma è altrettanto vero che senza di lui - fuori per una botta ­la difesa crolla miseramente. Coda (1’ st) 4 E’ lui il simbolo del crollo bianconero. Borriello ha il telepass per superare Coda e tutta la difesa friulana. Lukovic 4.5 Buon inizio, ma poi crolla anche lui. Ferronetti 5 Controlla Fabiano, ma incide davvero poco. Colombo (46’ st) ng. D’Agostino 5.5 Cerca di dare ordine, ma è travolto dal ritmo rossoblù. Inler 6 L’ultimo ad arrendersi, e anche colui che si sacrifica di più per mantenere la squadra unita. Dossena 5.5 Nell’anonimato, almeno l’assist per Floro Flores. Floro Flores 6 Il gol e poco altro, ma almeno quello c’è. Quagliarella 4.5 Perde senza possibilità di appello la sfi­da in prospettiva azzurra con Borriello. Molle, fiacco, svagato. Di Natale 6.5 Trasforma i primi rigori stagionali dell’Udinese, ispira il terzo gol. Tanto, certo, rispetto alla media dei compagni sebbene anche lui non sia brillante come al solito. All. Marino 4.5 Non accetta di mettere in discussione l’assetto tattico, ma allora deve prendersi pesanti responsabilità riguardo al bruttissimo approccio mentale alla partita. GENOA. Rubinho 6.5 Stoppa Quagliarella in avvio ripresa, unico rischio. Ammonito per aver perso tempo, salterà il Napoli. Konko 6 Qualche amnesia, ma Di Natale deve segnare da fermo. Bovo 5 Il fallo di mano da rigore è un delirio inspiegabile: lui tirerà in ballo il sole. Peccato, il resto non è male. Santos 5.5 L’irruenza con cui provoca il primo rigore macchia una buona gara. Criscito 5 Non dà sensazione di solidità, sovrastato sul terzo gol. Sculli 6.5 Duro lavoro in copertura e ripartenze. Trova il tempo anche per un gol rapinoso. Di Vaio (29’ st) ng. Paro 6.5 Inesauribile nel lavoro di tamponamento oltre a qualche tentativo in sostegno all’attacco. Milanetto 6.5 Dà ordine senza rinunciare al ritmo. Fabiano 6.5 Non risparmia una corsa sulla fascia. Serve il pallone per il terzo gol di Borriello. Juric (45’ st) ng. Leon 7 Gasperini lo lancia come l’uomo della svolta e lui non fallisce. Solo un errore: arretra dopo il suo gol, ma riparte in fretta. Lucarelli (39’ st) ng. Borriello 9 La partita perfetta. Non sbaglia un pallone e lavora alla grande per i compagni. All. Gasperini 7 E’ una questione tattica, ma soprattutto motivazionale. I suoi ragazzi lottano con la determinazione giusta. ARBITRO Orsato 6 Rigori ineccepibili, poteva essercene un altro per fallo di Paro. Sculli era in fuorigioco, ma l’assistente Niccolai non lo aiuta.

 

IL SECOLO XIX - Gasperini filosofo: «Si gioca bene perché abbiamo la testa libera». Il dopo-gara del tecnico rossoblù «Borriello è da Nazionale. Meglio con Leon? Io non lo vedo mai particolarmente solo, là davanti. È presto per dire dove arriveremo». di Marcello Zinola. Udine. «Non credo sia stata una questione di moduli, abbiamo dato risposte importanti, per recuperare la delusione e la rabbia della sconfitta bruciante nel derby. Dimostrando che in campo la squadra sa leggere e interpretare le partite, gioca con la testa libera e il gruppo non è un'idea ma un dato di fatto». Giampiero Gasperini vince la sua personale partita con l'avversario Pasquale Marino. E nello spogliatoio riserva ancora una frecciatina ai cugini, al loro presidente (Garrone) e al loro allenatore Mazzarri: «Ho dato una lezione? Io non insegno nulla a nessuno, sono altri a farlo...». Parentesi derby chiusa. La realtà è Udine. Si parla di schemi, ma lui: «Non è solo questione di moduli, ogni gara fa storia a sé e non ci sono situazioni statiche, ma "fasi" difensive e di attacco. Noi difendiamo e attacchiamo in molti, siamo una squadra matura». Appunto le "fasi": nei primi sei minuti due ammoniti (Criscito e Paro), un altro calcetto e poteva cambiare tutto. «L'arbitro ha diretto bene, però queste situazioni a volte ti possono girare le partite in un certo modo. Siamo stati bravi a non incrociare altre ammonizioni». Borriello è da nazionale. La risposta di Gasperini è una di quelle da tenere a mente bene perché, tra qualche mese, potrebbe essere interpretata come una di quelle da uomo che legge il futuro. La frase è articolata, i punti che contiene sono tre. Primo, la partita: «Borriello sta crescendo ancora. Ha fatto tre gol, ha avuto altre due occasioni ed è andato a prendere palla anche in ripiegamento». Secondo, il futuro azzurro e quello in rossoblù: «Sta dimostrando una crescita totale, da giocatore e da uomo. Preziosi ce la sta mettendo tutta per tenerlo a Genova, ma più segna più Galliani e il Milan alzeranno il prezzo. Ma sale anche quello che dovranno pagare, in caso di mancato accordo sulla comproprietà. Se non resta, frutterà un bel po' di dobloni da reinvestire, ma Gasperini negherebbe anche sotto tortura un tale retropensiero. Il terzo punto del mister, la tattica. Le domande erano sul beneficio che Borriello ha con Leon in squadra: «Io non ho mai visto Borriello troppo solo là davanti. A volte lo assistiamo al meglio, a volte meno, ma credo che lui giochi meglio così rispetto a quando ha qualcuno vicino che un po' può soffocarlo». Quella di Udine è una vittoria che cambia qualcosa nella prospettiva futura. «Le partite con il Napoli e con il Cagliari saranno quelle che ci "diranno" e che ci faranno "dire". E' presto per trarre conclusioni, anche se la classifica è buona, come lo sono il gioco e l'ambiente. Ma dietro di noi vedo che tutte continuano a vincere, è un campionato che non consente distrazioni o troppi sogni». C erto che l'Udinese del uo ne ha messo... «Se abbiamo fatto cinque gol, io voglio credere che i loro errori sono stati merito del nostro buon gioco». Le due difese non state eccezionali. «Abbiamo commesso alcuni errori nei centrali. Ma siamo stati bravi a non mollare e a cercare sempre, prima il pareggio, poi la vittoria». Marino ha messo Pinzi, Gasperini un attaccante. «Di Vaio volevo farlo entrare già sul nostro secondo vantaggio». Gara strana: due rigori nel primo tempo e vittoria solo dopo che il Grifone s'è trovato sotto. E Bovo, con quel fallo di mano. Gasperini risponde con un sorriso e allargando un po' le braccia: «Mi ha detto di essere stato abbagliato dal sole». Ma qui a Udine il sole invernale.... E nel caso specifico il sole era dall'altra parte». Poi, il tecnico anticipa la critica ricordando subito che « effettivamente, riguardando l'azione, lui era girato con la testa mentre stava saltando». E lo sguardo di Bovo incrociava il sole di Udine. Se per il futuro servisse un paio di occhiali da sole, Gasperini lo avrà detto, o lo dirà, nello spogliatoio.

IL SECOLO XIX - Con Leon la coppia più bella (e fortunata). L'honduregno in campo insieme a Borriello apre spazi ed esalta le doti del compagno, che con lui ha collezionato 11 gol su 15. di Giovanni Ciolina. Udine. Ricondurre i meriti di una vittoria alla prova di un singolo giocatore è operazione ardua e spesso sbagliata quando si parla di Genoa. «La nostra è la forza del gruppo, dell'insieme di movimenti di squadra, delle ripartenze, dei raddoppi», puntualizza il tecnico Gian Piero Gasperini da sempre restio a compilare classifiche di merito. Ed è fin troppo scontata la risposta quando il riferimento è a Julio Cesar de Leon e al giovamento della presenza dell'honduregno sul rendimento di Borriello. «Non mi pare di aver mai visto Borriello così solo lì davanti e credo che giochi e renda meglio in questa condizione, piuttosto che quando ha un compagno vicino che un po' può soffocarlo», è il pensiero di Gasperini. Questo non significa però che Borriello senza Leon ci rimetta, mentre è altrettanto incontrastabile che con Leon e Borriello insieme dal primo minuto quanto meno la fortuna sembra fare l'occhiolino al Grifone. E Borriello trovare vena realizzativa: 11 centri sui 15 realizzati. Tre su tre in trasferta, è il bottino della splendida accoppiata. Dopo i successi in rimonta di Napoli e Roma (con la Lazio), lo stesso copione è stato scritto al Friuli. La cabala non fa certo parte del bagaglio di un allenatore di calcio, soprattutto di uno come Gian Piero Gasperini che fa della cultura del lavoro e dell'applicazione il suo credo, ma la curiosità ha anche qualche fondamento tecnico. Indubbiamente è necessario il Leon di ieri perché il Genoa possa trarre vantaggio dalla sua qualità tecnica, cioè di un centroamericano che interpreta l'impegno nell'ottica del gruppo e non della sfida individuale. A quel punto anche Borriello diventa meno prevedibile, più esplosivo e, di conseguenza, letale per l'avversario. L'influsso di Leon su Borriello è un'onda lunga che parte da lontano e che si inserisce anche nel gran lavoro svolto dai compagni sulle fasce, ma se Rambo Leo naviga tra le linee, innesta rapidissime ripartenze, i risultati sono collettivi. E Borriello è meno solo. Leon riesce infatti a distribuire manciate di qualità allo stato puro sulla trequarti avversaria e in velocità supera l'avversario. E torna pure indietro. Deve però eliminare quelle pause, pericolose, durante le quali il pallone invece di finire ai compagni, casca tra i piedi degli avversari. Ed è per questo che il Gasp ne centellina le apparizioni, lo inserisce spesso a gara iniziata: «Anche perché è reduce da un infortunio. È stato sfortunato nel derby, avrebbe potuto giocare non ci fosse stata l'espulsione di Danilo e capisco la sua arrabbiatura, ma c'è sempre spazio per tutti». Leon ieri pomeriggio non si è visto nella accogliente e funzionale sala stampa dell'impianto friulano per raccontare la sua prodezza tecnica, un destro scagliato dal limite dell'area, ma non bisogna essere indovini per immaginare che il gol sia da dedicare alla compagna ed alla piccola Rebecca. Ma un po' anche alla tifoseria come dimostra il gesto che Leon regala allo "spicchio" rossoblù dello stadio Friuli. La mano sinistra che batte sul cuore e sullo scudetto del Grifone e poi il dito indice rivolto al popolo esultante sono evidenti di una dedica che l'attaccante regala a gesti per la sua terza prodezza stagionale.

 

IL SECOLO XIX - Attacco super difesa mini. A centro area si balla. E meno male che c’è Rubinho. di Marcello Zinola. UDINE. Il Genoa come il Refosco dal peduncolo rosso. Vino gradevole il cui peduncolo, in senso sportivo, è Borriello: capocannoniere a quota 15 gol, di diritto nella lista degli azzurrabili di Roberto Donadoni per l'Europeo, con particolare versatilità alla realizzazione contro il bianconero friulano. Sei gol in questo campionato: tre all'andata, tre al ritorno. Al Friuli la gara è anche un po' stramba e in qualche fase avrebbe potuto (le ammonizioni a Paro e Criscito nei primi sei minuti) cambiare le carte in tavola al Genoa. Le difese, inoltre, non è che scrivano una pagina da manuale, però Marco Borriello si eleva su votazioni d'eccellenza con uno dei tre gol (il primo) che entrano di diritto nella galleria del bello da rivedere. Ovvero:stop di petto, palleggio, tiro e gol. Alla fine fa 5-3 per il Genoa, abituato,dice la statistica, a goleade nella terra dell'est: però con cinque gol in trasferta non vinceva da mezzo secolo. Un Genoa che, per usare un acronimo capace di sintetizzare la gara, è stato "Fa.Bo.Le.Scu". Laddove "Fa"sta per Fabiano, spesso ascendente in attacco con cross precisi (vedi il gol del 5-3 con volo e inzuccata di Borriello), "Bo" ovviamente per Borriello, "Le" per Leon che, comunque la pensi Gasperini (giusto che sia così: in panchina siede lui), messo vicino a Borriello qualche carta in più l'ha offerta. E "Scu" per Sculli, il quale ha ilmerito di riprendere il 2-2 entro i primi 45' e di essere quasi sempre al posto giusto. Unica pecca lo riconoscerà lui stesso a fine gara l'infilata di Dossena sulla fascia destra difensiva rossoblù, che porta il bianconero sul fondo a fare uno splendido cross per il provvisorio 3-3 di Floro Flores. Il "FaBoLeScu" sintetizza una buona prestazione in cui mette una sigla importante Rubinho (salterà il Napoli in quanto ammonito e sotto diffida) al primo giro di lancetta della ripresa, quando Quagliarella beffa Criscito( insufficiente)e tocca in rete,ma le manone del brasiliano dicono no. Ecco, la difesa, soprattutto nei due centrali, è stata la spina nel fianco di Gasperini e dei 400 tifosi saliti sino a Udine, vincenti anche loro nella battaglia del tifo(correttissima su entrambi i fronti), una volta tanto "per" e non "contro". Criscito, Santos e Bovo non hanno brillato e non perché travolti da ondate di attacchi dell'Udinese o perché gli altri non facessero la fase difensiva. Certo con la velocità di Di Natale (Konko, come accaduto con Cassano nel derby, lo ha spesso fatto girare al largo), Quagliarella e Floro Flores non c'era da stare sereni,ma in difesa «nei due centrali» e «con due rigori netti» qualcosa da rivedere c'è. Ma come direbbe Totò, essendo "la somma che fa il totale", il saldo resta comunque attivo e il Genoa esce dal Friuli con la consapevolezza di poter guardare al primo traguardo (salvezza) con coscienza serena e "chissà che" non possa maturare dopo le gare con Napoli e Cagliari qualcosa di diverso. “Gasperson” non pronuncia la parola Europa, vietato. Alla resa dei conti Marino e l'Udinese vedono sconfitta anche la loro supponenza. Una difesa (quella friulana) verrebbe da dire da "urlo" per la sufficienza (seppur priva di Zapata e Felipe, rilevato al 46' da Coda subito bastonato dall'eurogol di Borriellone) con cui ha affrontato la gara. Anche dopo avere ripreso il 3-3, friulani in affanno e sulle gambe, Marino non ha cambiato strategia. Gasperini ha lasciato il Genoa a giocare la sua partita e alla fine ha vinto anche la battaglia dei cambi (Di Vaio per Sculli al 74' che era ormai in debito di ossigeno dopo una buona gara) e Lucarelli nel finale per Leon. Marino aveva detto alla vigilia «che Borriello non andava marcato come all'andata».Si è visto: al Ferraris Marco gol ne aveva fatti tre, ieri ha replicato. Alla fine del primo tempo sarebbe venuto da dire "molti gol e poco onore". Nei primi sedici minuti Orsato (peraltro inappuntabile sui rigori concessi ai friulani) commina tre ammonizioni (Criscito, in difficoltà, Paro e Zapotocny), assegna un gol (sventola da venticinque metri con ampio spettro di tiro per Leon, Handanovic dà l'impressione di capire il tutto con mezz'ora di ritardo) e uno lo annulla a Di Natale. Ma quando il Genoa sembra poter prendere il largo ecco il ribaltone. Ci pensa la sinistra (difensiva) genoana a cambiare lo scenario. Criscito e Milanetto pasticciano, Inler entra centralmente e Santos lo atterra. Rigore che Di Natale insacca: 1-1. Il Genoa non subisce il contraccolpo. Ma il nuovo vantaggio dell'Udinese ha lo stesso prologo. Sono i rossoblù a riprovare la ricerca del gol con Sculli sul cui tiro Handanovic mette in angolo con nuovi imbarazzi. Tre minuti prima del secondo rigore bianconero è Floro Flores a reclamare il penalty per un mani (involontario) di Paro sulla sua rovesciata: Orsato è vicino e dice di proseguire. Al 40' l'amnesia di Bovo che sul cross di Ferronetti alza la mano. Ammonizione, rigore e gol: 21. Scullifarà22rubandoil tempo anche a Borriello. Nella ripresa Rubinho salva dopo sessanta secondi. Poi il Genoa fa girare tutto per sé:Borriello ai minuti 54', 78' e 85'fa tripletta. In mezzo il 33 sul cross di Dossena sull'unico errore di Sculli (71') che Floro Flores inzucca beffando Criscito. Tre telegrammi da Borriello per Donadoni. Per Marino la colonna sonora è quella di Branduardi: "alla fiera dell'est per tre soldi...". Ne sono arrivati cinque col conio del Grifone.

IL SECOLO XIX - TUFFO DI TESTA NELLA STORIA L’ULTIMA CINQUINA NEL 1959. di Marco Peschiera. Un tuffo di testa, quello di Marco Borriello, per un tuffo nella storia. Il Genoa che vince in trasferta in serie A con una cinquina di gol merita un momento di meditazione. L’ultima volta era accaduto ai tempi del Pardo, Julio Cesar Abbadie, l’asso uruguayano protagonista di una delle più belle epoche del Grifone, seconda metà degli anni Cinquanta del secolo scorso: il 2 giugno 1959, in quel di Ferrara, Spal Genoa finì 1-5 con i gol di Abbadie, Dalmonte, Maccacaroe doppietta di Paolone Barison. Era la penultima di un dignitoso campionato chiuso all’undicesimo posto, ma fu anche il canto del cigno di un Genoa che l’anno successivo finì in serie B con l’onta dell’ultimo posto, e perdipiù in quell’estate del 1960 subì un processo per illecito sportivo chiuso con una penalizzazione di 10 punti.Erano proprio i giorni della rivolta di Genova ma in piazza non c’erano i tifosi rossoblù bensì i portuali, gli operai e i ragazzi delle magliette a strisce contro il ritorno dei fascisti al governo.Già a quei tempi il calcio era importante,ma non troppo, e se si eccedeva eraper altre e più impegnative ragioni. Un piccolo passo indietro e si ritrova una cinquina rossoblù ancora più significativa, 25 maggio 1958,Milan Genoa 1-5, doppietta di Abbadie e tripletta di Barison per la salvezza all’ultima giornata. Poi, per un’altra goleada bisogna fare il salto al 5 aprile 1941, campionato di guerra vinto dal Bologna, quando i rossoblù vanno a battere il Torino per 6 a 3. E ancora indietro, 6 a 2 inflitto al Venezia in casa sua il 5 novembre 1939. Quello era un altro calcio ma anche un altro mondo: le squadre salutavano romanamente e il Genoa aveva perfino un altro nome trasformato dall’odiato idioma britannico nell’italianissimo Genova perché così voleva il Cavaliere di allora Benito Mussolini. Prima di Udine, dunque, si contano soltanto quattro vittorie esterne del Genoa con cinque o più gol:Spal,Milan,Torino e Venezia. Poi, se si vuole, dalla storia bisogna passare all’archeologia: il professor Stefano Massa, custode di tutti i numeri e tutti i nomi dei 115 anni di storia rossoblù, ha scovato ieri altre diciotto partite (su oltre 1.500) vinte in trasferta con punteggi simili nei campionati precedenti il 1930. Tutti i dati saranno pubblicati da oggi sul sito ufficiale della Fondazione Genoa (www.fondazionegenoa.com). Visto comunque che Borriello e compagni ci hanno preso gusto, se vogliono togliersi prossimamente un’altra soddisfazione sappiano che anche a Marassi già da qualche tempo non si vede una cinquina in serie A: Genoa Palermo 50, Baveni, Bolzoni, Firmani e doppietta di Bean. Era il 18 novembre 1962.

 

IL SECOLO XIX - Il pagellone. di Giovanni Ciolina. RUBINHO 6 Si becca un giallo per aver ritardato un rinvio dal fondo e dovrà quindi saltare la gara con il Napoli. Peccato,ma Scarpi è pronto. Si oppone alla grande al primominuto della ripresa sull’unico guizzo diQuagliarella, ma per il resto è ordinaria amministrazione. Non èmai impegnato.A voler cercare il pelo nell’uovo avrebbe potuto uscire sul cross dal fondo di Dossena. La palla non era velocissima e era al limite dell’area piccola. KONKO 6,5 Imbriglia Di Natale da par suo, senza lasciargli aria vitale. E’ il solito mastino che abbaia poco e morde parecchio. La punta azzurra svaria su tutto il fronte offensivo, ma senza trovare le opportunità per farmale. E perde il duello con Borriello. Ma il merito è sicuramente del marsigliese: assalta, difende, raddoppia, sfonda: se le grandi lo seguono unmotivo ci sarà pure. BOVO 5,5 Non è al meglio della condizione e si vede. Il fallo di mano sul cross dal fondo di Ferronetti al 38’ del primo tempo è tanto evidente, quanto elementare.Un gesto da pallavolista che lo stesso difensore non riesce a spiegare. Riflesso condizionato, si può dire,ma il centrale difensivo sembra aver perso quella sicurezza e precisione in fase di costruzione dell’azione che ne aveva caratterizzato la prima fase di stagione.Un po’ più sicuro nella ripresa,ma deve ritrovare tranquillità e serenità. SANTOS 5,5 Per 28 minuti non ti accorgi quasi della sua presenza. Quagliarella si muove tanto, ma senza costrutto e il merito è anche da attribuire al brasiliano del Grifone. Ingenuo, o forse precipitoso nell’intervenire sul turco, di passaporto svizzero, Inler che al limite dell’area taglia verso il centro. Poteva forse essere accompagnato nella sua corsa,ma è questione di attimi.Nelle poche volte che viene preso in velocità fatica. CRISCITO 5 Comincia con buon piglio,ma alla distanza patisce la verve e la velocità di Floro Flores.Da quella parte arrivano imaggiori pericoli per la difesa rossoblù e il suo apporto ad evitarli non è il solito.Ha grosse responsabilità sull’avvio dell’azione che porta al primo rigore fischiato a Inler. Criscito appoggia male a Milanetto e consente all’Udinese di infilarsi nel cuore della difesa. Si fa sorprendere sul 3-3 e in avvio di ripresa sbaglia il tempo dell’intervento aereo lasciando aQuagliarella la palla per calciare in porta. La sua peggior gara da quando è tornato a Genova. Può succedere. SCULLI 6,5 E’ l’uomo per tutte le stagioni. E aUdine riesce anche a centrare lo specchio della porta per la seconda volta in stagione. L’esordio era stato a Napoli: nella terra del San Daniele, Beppe da Locri si trasforma in un bocconcino saporito per Gasperini che lo schiera a destra al posto dell’influenzato Rossi. Sicuramente indigesta la presenza di Sculli per Dossena. L’udinese non trova spazi in attacco e al contrario deve trasformarsi sovente in difensore.Devastanti sono le ripartente di Sculli, con il taglio al centro a cercare la sponda di Borriello e Leon. ( DI VAIO 6 Entra e dà il suo contributo anche in difesa. Peccato per il giallo). PARO 6,5 Interdizione su D’Agostino che taglia il traguardo delle 200 presenze in serie A ed esegue il compitino senza squilli di tromba,ma neppure errori particolari. Una vita da mediano. Cresce nella ripresa e riesce a far emergere le sue doti balistiche con una condizione fisica eccellente. MILANETTO 6,5 Prova a dettare i tempi dell’azione e, nonostante i ritmi alti in attacco della squadra di casa, si cala perfettamente nel ruolo di operaio. Si piazza davanti alla difesa e molto spesso impugna la spada al fioretto. Sul primo rigore c’è anche una sua minima responsabilità. Ma proprio minima. Preziosissimo dal punto di vista tattico. FABIANO 6,5 Non giocava da tre giornate (San Siro con il Milan),ma si fa trovare pronto nel ruolo di esterno sinistro di centrocampo nonostante Ferronetti si rivela un osso non malleabile. In una partita concreta e attenta dal punto di vista tattico, il brasiliano regala anche due assist a Sculli e Borriello. (JURIC NG). LEON 7 Per un’ora almeno è il migliore in campo. Sblocca il risultato con una legnata dalla distanza: interpreta nella maniera migliore il compito di raccordo tra centrocampo e attacco e soprattutto si muove come sponda ideale per Borriello. Il suo apporto si fa sentire anche in fatto di palle recuperate, ma il rovescio dellamedaglia è il solito: alcune palle perse di troppo (almeno 5) in fase di ripartenza. La vera pecca la evidenzia al 13’ della ripresa quando non sfrutta un contropiede che potrebbe chiudere la partita con 4 contro 3. (LUCARELLI N.G.) BORRIELLO 9 Come i gol realizzati in carriera all’Udinese. SuperMarco applica anche al ritorno la regola del tre e sale a quota 15. Capocannoniere del campionato. Peccato che le zebrette si affrontino solo due volte in una stagione. Minuto 54’: controllo di petto su una palla apparentemente innocua che gli regala Konko, se l’aggiusta con il sinistro in palleggio e poi la gira di sinistro tra il limite dell’area e il dischetto del rigore. La palla si infila nell’angolo alto alla destra di Handanovic. La chicca numero 13 di Super Marco merita da sola il prezzo del biglietto. E sembra caricare il panzer napoletano, fino a quel momento combattivo,ma poco incisivo. Sei minuti dopo sfiora il bis con un sinistro in caduta che il portiere di casa riesce a deviare. Poi segna di testa e ancora di sinistro dal limite. UDINESE Handanovic 5, Zapotocny 5,5 (Pinzi 6), Felipe 5 (Coda 5), Lukovic 5, Ferronetti 6 (Colombo ng),D’Agostino 6, Inler 7, Dossena 5,5, Floro Flores 6,5, Quagliarella 5, Di Natale 6. ARBITRO ORSATO 6,5: Non si vede e per un arbitro è sicuramente il miglior biglietto da visita. I due rigori assegnati all’Udinese sono netti. Per il resto è corretta anche la gestione dei tanti cartellini gialli ai giocatori delle due squadre. Ben supportato anche dai due assistenti se si fa eccezione per un fuorigioco non segnalato da Papi a favore dell’Udinese. Comunque una direzione di gara sicuramente positiva.

 

IL SECOLO XIX - Per la storia nel segno di Borriello. SUPER MARCO, TRIPLETTA E LAUREA «VOGLIO I GOL ANCHE IN AZZURRO». di Giovanni Ciolina. UDINE. Una partita da record. Nessuno si aspetta un ritorno dal Friuli tanto trionfale dopo la batosta psicologica del derby. E invece le zebrette di Pasquale Marino hanno il grande merito di rivitalizzare il Grifone. Cinque gol in trasferta il Genoa non li segnava in serie A da quasi cinquant'anni. Ancora più indietro bisogna tornare per scoprire un capocannoniere che indossa la maglia a quarti rossa e blu. L'ultimo capocannoniere a fine stagione è stato Dalla Torre(48 49, con 18 gol),mentre nel 1942' 43 Trevisan segnò 18 reti, ma venne preceduto da Piola. Bisogna tornare agli anni '20 (Catto) per trovare altri cannonieri. Marco Borriello, 25 anni, da San Giovanni a Peduccio, arrivato a 15 gol(in coabitazione con Trezeguet) è riuscito nell'impresa di riaccendere la fiamma dell'entusiasmo nel popolo. «È un bell'effetto essere lì, in cima alla classifica cannonieri e soprattutto avere tanti punti con il Genoa. Bisogna continuare così». E più che un invito, quello del centravanti genoano, sembra una speranza «perché sarebbe un fallimento non fare gol in futuro». Ha scavalcato Ibrahimovic e Mutu, ha raggiunto Trezeguet, non si vuole fermare. Sorride. Il telefonino che ha tra le mani vibra e sullo schermo appare l'immagine di Belen, la fidanzata. SuperMarco non le risponde. Telecamere e taccuini lo pressano come i difensori friulani, ma l'esito della marcatura a uomo sul cannoniere della serie A sortisce frutti migliori di quella montatagli dai difensori di casa. Borriello resiste al pressing di chi gli chiede delle sirene del Milan e lancia l'ennesima frecciata d'amore al Grifone: «Senza peccare di presunzione mi sento di dire che non mi va di fare panchina a nessuno. Nelle passate stagioni ho già guardato troppe partite dalla tribuna e dalla panchina ed ora ho voglia di sfogarmi e sprigionare tutta la forza che ho. Ed è tanta». Il riferimento all'eventuale trasferimento a fine stagione in una grande squadra è evidente. Il Milan piacerebbe a tutti, ma Borriello sembra preferire il campo alle platee. I tre gol li dedica al presidente Preziosi «che ha sempre creduto in me, mi stima emi ha detto di volersi svenare pur di tenermi qui»,mentre ritiene che nessuno dei tre gol possa essere piaciuto particolarmente al commissario tecnico della Nazionale Roberto Donadoni «che riterrà più belli quelli che farò per lui». A livello personale, però, nella tripletta realizzata all'Udinese (la seconda consecutiva dopo quella di Marassi all’andata) l'attaccante napoletano sceglie «il terzo, perché è frutto di un movimento, di uno schema. Sotto il profilo balistico, dell'estetica, è ovvio che la girata nel primo gol mi è piaciuta molto, però l'ultimo è frutto di un gioco di squadra ». In sala stampa qualcuno gli ricorda un gol simile messo a segno da Riva negli anni '70 alla Germania Est: «Vorrà dire che tra vent'anni qualcuno ricorderà il gol alla Borriello ». Ride Super Marco e l'espressione del suo volto è sempre più quella di uno scugnizzo partenopeo che sa di averla fatta grossa. «Mi spiace confida ma con l'Udinese mi riesce sempre tutto. Comunque sono bravo e fortunato a sfruttare il momento». Certo la difesa bianconera non gli ha reso pesantissimo il pomeriggio «ma sono in una condizione ottimale e sulle ali dell'entusiasmo spero di continuare su questa linea». Anche perché c'è un Europeo alle porte «e io voglio andarci eccome». Con Cassano? «Quando ha voglia, Antonio è uno dei talenti più puri del nostro calcio ed ora anche in grande forma fisica». Ma di Nazionale SuperBorriello adesso preferisce non parlare. Ci pensa, la sogna, ma la concentrazione è tutta indirizzata già alla prossima sfida con il Napoli di mercoledì sera «nella quale va bene anche che non segni, a condizione che arrivino i punti». L'obiettivo «resta la salvezza»,ma se dopo questi tre punti ne arrivassero altri... «Vedremo». E anche per l'uomo della Provvidenza rossoblù il futuro è pieno di aspettative. «Con i gol sale anche il mio valore? Non sono bravo in matematica», scherza Borriello prima di schizzare via, abbracciato ad un amico la quale regala la maglia.

 

LA REPUBBLICA - Borriello guida l´ottovolante Genoa. Entusiasmante partita al "Friuli". Il Grifone cancella la delusione derby, non segnava cinque reti in trasferta da 49 anni Gioco e gol d´autore, Udinese al tappeto. Rossoblù in zona Uefa Match preparato magistralmente da Gasperini, che dà scacco a Marino Il tecnico: "Reazione di carattere esemplare dopo il doppio rigore subito". di Gessi Adamoli. UDINE - Borriello, proseguendo nel solco di Aguilera, Fontolan e Skuhravy, lascia il segno in quello che ormai si può definire lo stadio delle grandi goleade rossoblù. Proprio come all´andata, firma una tripletta e con 15 reti complessive raggiunge Trezeguet al vertice della classifica dei cannonieri. Borriello, con il supporto di un Leon ispirato trequartista, stravince il duello con quello che sulla carta era considerato il trio delle meraviglia Di Natale-Quagliarella-Floro Flores ed il Genoa riesce a metabolizzare nel migliore dei modi la battuta d´arresto di sette giorni prima nel derby. La squadra di Gasperini spazza via i fantasmi di una sconfitta, che poteva rischiare di avere ripercussioni negative sul prosieguo del campionato. Lo fa con una prestazione capolavoro, riuscendo a mettere a nudo tutti i difetti strutturali di una squadra che ha rimediato una modesta figura. L´Udinese a tratti sembrava una formazione di oratorio e invece non va dimenticato che figura nelle zone alte della classifica. E stato un match fotocopia di quello dell´andata, Gasperini ha concesso il bis, mettendo nel sacco il suo collega Marino. Eppure questa volta non ha potuto contare sul fattore sorpresa, perché ha ripetuto pari pari l´impostazione della partita che era stata giocata a Marassi. Ha riproposto così quel 4-4-1-1 che in tutto il campionato ha utilizzato solo contro la squadra friulana. Sculli ha giocato sulla linea dei centrocampisti (a destra al posto di Rossi messo ko nella notte da un virus intestinale), Leon si è sistemato alle spalle di Borriello senza compiti particolari di copertura e con la possibilità, per una volta, di dare spazio alla sua fantasia. Particolare di non trascurabile rilevanza tattica, questa volta Gasperini, trattandosi di una partita in trasferta, ha lasciato che a fare il match fosse l´Udinese e la linea dei 4 centrocampisti era molto ravvicinata a quella dei difensori. Ancora una volta tutto il peso dell´attacco è finito così sulle spalle di Borriello, che peraltro se l´è cavata straordinariamente. E Gasperini, del resto 5 gol in trasferta sono un dato inconfutabile, ha ribadito che per lui quella è la soluzione ottimale: «Così si esaltano le sue caratteristiche, lui è uno che fa reparto da solo. Ho paura di soffocarlo, togliendogli gli spazi se gli metto vicino un altro». Nel 1989 il Genoa aveva vinto allo stadio Friuli per 4 a 2 (doppiette di Aguilera e Fontolan) e nel ‘93 per 4- 0 (a segno Skuhravy, Nappi, Caricola e Ciocci), ma questa volta i gol sono stati addirittura cinque, proprio come a Ferrara contro la Spal 49 anni fa. «E la mia squadra mi è piaciuta anche per il carattere che ha dimostrato - confida Gasperini - perché venivano da una settimana, quella post derby, certamente difficile e poi in partita non era facile reagire dopo essersi trovati sotto a causa di due rigori commessi così ingenuamente». Passato in vantaggio dopo appena 9´ con Leon (una sassata da 20 metri), il Genoa ha poi rischiato di rovinare tutto con due interventi suicidi in area di rigore. Al 28´ Santos ha sciaguratamente deciso di andare in scivolata su Inler, non trovando la palla ma le gambe dell´avversario. Un´entrata azzardata perché la difesa era schierata e si era appena dentro l´area con la porta dunque ancora lontana. Dal dischetto, calciando rasoterra alla destra di Rubinho, ha trasformato Di Natale che poi ha concesso il bis al 40´, cambiando però angolo. Questa volta il fallo è di Bovo, un´assurda manata alla palla. «Mi ha detto che aveva il sole negli occhi, ma quale gli ho riposto io», racconta Gasperini che ora, visto com´è finita, ci scherza su. «Davvero - prosegue il tecnico genoano - non ho capito la dinamica di quell´intervento. Lui è saltato di spalle, ma tenendo il braccio alto». A rimediare una situazione che poteva essere pesante, prima del riposo (43´) è arrivato il gol di Sculli: cross dalla sinistra di Fabiano e il portiere Handanovic, indeciso se uscire o meno, resta a metà strada. Borriello di testa sfiora solo la palla ed il tocco decisivo è così di Sculli. Nella ripresa si scatena Borriello (in gol al 9´, 33´ e 40´). «C´erano spazi invitanti dove poter fare male - spiega Gasperini - Far ripartire la squadra toccava a Sculli, che ha speso molto e che poi ho così sostituito con Di Vaio, e a Leon che è stato devastante, quando ha saputo interpretare la partita che volevo da lui». L´Udinese prova a reagire e con Floro Flores, che di testa brucia Criscito, segna il gol del tre a tre (27´). Ma poi si deve inginocchiare al nuovo capocannoniere del campionato.LA REPUBBLICA - Festival di gol e spettacolo allo stadio "Friuli". L'Udinese si inchina a Borriello. Il bomber firma lo show del Genoa. Otto reti, spettacolo e un super Borriello al Friuli. Il Genoa conquista una vittoria che manda via gli incubi del derby. L'Udinese sembra di nuovo in crisi. Al 10' Leon fa partire un bolide da fuori e porta in vantaggio il Genoa. Di Natale risponde un minuto dopo, ma il gol viene annullato per fuorigioco. Il pareggio al 28' su rigore di Di Natale concesso per un fallo di Santos su Inler. Il secondo rigore al 38' sempre per l'Udinese: Bovo si improvvisa pallavolista in area. Ancora Di Natale, 2-1. Al 43' Sculli pareggia ma in probabile fuorigioco su tocco di Borriello. Al 9' della ripresa numero ancora di Borriello: palleggio e tiro in girata, Grifone di nuovo in vantaggio. Al 27' Floro Flores raccoglie di testa un bellissimo assist di Inler e pareggia. Al 32' Borriello si conferma l'eroe di oggi: petto e sinistro: 4-3. Non basta, al 40' ancora lui, tre gol proprio come all'andata. La squadra allenata da Gasperini. vince 5-3 grazie anche alla tripletta realizzata dal suo attaccante che raggiunge quota 15 reti. UDINE - Super Borriello. L'attaccante del Genoa firma con una splendida tripletta il prezioso successo esterno per 5-3 dei rossoblù sul campo dell'Udinese. Gol e spettacolo al "Friuli", con continui capovolgimenti di fronte ma con difese in difficoltà. Marino conferma il modulo 3-4-3: davanti al portiere sloveno Handanovic; Zapotocny (al posto di Zapata), Felipe e Lukovic in difesa; a centrocampo Ferronetti, D'Agostino, Inler e Dossena; tridente con Floro Flores, Quagliarella e Di Natale. Genoa con il brasiliano Rubinho davanti alla difesa composta da Bovo, Santos e Criscito; Konko, Milanetto, Paro e Fabiano a centrocampo; Leon, Borriello e Sculli in attacco. Partita molto vivace, sin dalle prima battute. Al 4' Borriello impegnava Handanovic con un preciso colpo di testa. Al minuto 7 splendida girata di testa per Di Natale, con palla di poco fuori. All'8' il Genoa sblocca il punteggio: gran destro a girare di Leon con palla in fondo al sacco (terza rete stagionale per l'attaccante honduregno). L'Udinese reagisce prontamente e dopo appena un minuto va in rete ma la posizione di Quagliarella è in fuorigioco. Al 16' stop di Quagliarella che calcia di sinistro ma non riesce ad indirizzare il pallone verso la porta di Rubinho. Al 27' Santos sgambetta in area Inler ed il direttore di gara decretava la massima punizione. Dal dischetto Di Natale firmava il pareggio dei friulani. Al 31' gran destro di Sculli con Handanovic pronto alla deviazione in angolo. Al 39' fallo di mano in area di Bovo e ancora penalty per l'Udinese. Dal dischetto Di Natale non fallisce il raddoppio. Genoa tutt'altro che dimesso: al 43' i liguri si portano sul 2-2 con le rete di Sculli, bravo a deviare sottoporta un cross dalla sinistra. Nella seconda frazione di gioco, Marino toglie dal campo Felipe ed al suo posto entra Coda. Subito un'occasione per l'Udinese: al 2' gran desto di Quagliarella e splendida parata di Rubinho a negare la rete all'attaccante dei friulani. Al 10' il Genoa si porta in vantaggio: fa tutto Borriello, bravo a stoppare palla, girarsi e beffare Handanovic con un tiro imprendibile. Al 16' Borriello calcia da terra ma questa volta Handanovic gli nega la rete. Al 29' l'Udinese riporta il punteggio in parità: gran cross di Di Natale per l'accorrente Floro Flores, bravo a realizzare la rete. Ma non è finita: la difesa friulana soffre la velocità dei liguri che con Borriello (splendido sinistro) torna avanti sul 4-3. L'Udinese tenta di raddrizzare la partita ma Borriello, davvero incontenibile firma la sua tripletta con un colpo di testa in tuffo.

 

LA REPUBBLICA - Trentun´anni dopo Pruzzo "Non vado a fare panchina". Nel 1976-´77 il bomber rossoblù fu superato in extremis da Graziani. Marco Borriello segna una tripletta, proprio come all´andata, ed è, insieme a Trezeguet il capocannoniere del campionato. Un genoano re dei bomber: non succedeva dai tempi di Pruzzo, 31 anni fa. Scherza, Borriello: «Evidentemente quando vedo l´Udinese mi scateno».. Ma poi diventa estremamente serio: «A costo di ripetermi e diventare anche un pò noioso, io dal Genoa non voglio andare via. Anche se so perfettamente che il mio presidente non si può svenare. E, intanto, colgo l´occasione per ringraziare pubblicamente Preziosi: mi ha dato fiducia, ha investito su di me quando molti mi davano per finito. E poi ancora un concetto per rafforzare il fatto che da Genova non voglio andare via: con tutto il rispetto la riserva io non la faccio più a nessuno». Ha firmato 15 dei 28 gol del Genoa (dunque oltre il 50 per cento) ed il primo dei tre segnati all´Udinese è un piccolo capolavoro: stop di petto spalle alla porta, un palleggio con destro e mezza girata al volo di sinistro che ha fulminato Handanovic. Più bello questo di Udine o quella segnata all´andata al Cagliari? «Una bella lotta, scegliete voi. Vi dico anche che alle spalle c´è un lavoro di squadra, perché il movimento di Konko, che poi mi dà la palla, non è casuale ma provato in allenamento. Ma se devo essere sincero da attaccante dico che mi è piace più il terzo. Perché se il primo è certamente una prodezza balistica, quello è il degno coronamento di una straordinaria azione di squadra». In tuffo di testa come Gigi Riva su cross di Domenghini a Napoli contro la Germania Est commenta qualcuno con un pizzico di esagerazione. «Vorrà dire - ribatte Borriello - che qualcuno tra 20 anni potrà dire: come il gol di Borriello a Udine. E dico anche che pure il secondo è un gol da attaccante vero, da uno che ha fiuto. Sentivo che la palla sarebbe arrivata proprio lì e così mi sono staccato dal grappolo che è andato a saltare sul corner». Anche Cassano ha segnato. «Ha forza e talento, ha di nuovo voglia e se trova anche la continuità è un fuoriclasse come ce ne sono pochi. Chi gli gioca vicino grazie a lui segna valanghe di gol». Un momento storico, non capitava ad un rossoblù di stare sul trono dei cannonieri dall´8 maggio 1977. Roberto Pruzzo acchiappò Francesco Graziani grazie al gol di Catanzaro all´85´, dopo che il bomber granata era andato a segno al 59´ contro il Milan. Proprio il duello tra i due attaccanti caratterizzò le ultime due partite. La settimana dopo, Graziani decise, al 78´, la sfida di Foggia, mentre Pruzzo rimase a secco, a Marassi, contro il Verona. Il Genoa s´impose, però, lo stesso, grazie a Pierino Ghetti, e conquistò la salvezza con una giornata di anticipo. L´ultima partita presentò proprio lo scontro diretto tra i due bomber, ma la sfida non ebbe storia. I granata inseguivano ancora lo scudetto e si imposero 5-1, con due reti ancora di "Ciccio gol" al 3´ ed al 57´. Graziani staccò così definitivamente " O Rey di Crocefieschi", rimasto a secco. Il successo non servì, però, ai granata, perché la Juventus si impose con la Sampdoria, con le reti nella ripresa di Bottega e Boninsegna, e conquistò un altro scudetto. Con quindici reti alla quinta di ritorno, con ventuno presenze personali in totale, Borriello sta procedendo ad un ritmo ancora superiore di Pruzzo, che arrivò alla stessa quota alla settima, ventiduesimo incontro in campionato, grazie all´acuto di Firenze. Nessuno nel dopoguerra ha saputo fare altrettanto. Borriello ha raggiunto Skuhravy ed Aguilera, arrivati a quindici marcature nella magica stagione 1990-1991.

LA REPUBBLICA - Konko ovunque, Paro lucido ma Criscito è rimandato. Milanetto sempre attento, Fabiano si ripropone anche in avanti. di Gessi Adamoli. Rubinho 6,5: capitola due volte su rigore, è decisivo all´inizio della ripresa su Quagliarella. Konko 7: l´uomo ovunque. In difesa è perfetto, ma spesso anche esce a sostegno del centrocampo ed è suo anche un assist per Borriello (gol del 3- 2). Bovo 6: sbaglia molto poco, ma è imperdonabile quel braccio per aria che regala il secondo rigore all´Udinese. Santos 6: Liedholm diceva che un difensore deve andare in scivolata in area solo se ha la certezza di prebdere la palla. Lui questa certezza non l´ha. Criscito 5,5: evidentemente l´esperienza juventina l´ha traumatizzato. Timido, quasi impacciato con la palla nei piedi: non sembra nemmeno più lui. Quagliarella gli va via e Rubinho ci mette una pezza, ma Floro Flores lo brucia di testa e segna il 3- 3. Sculli 6,5: mediano dichiarato, dopo tante partite da finta punta. E ci scappa pure il gol. Dal 29´ st Di Vaio sv. Milanetto 6: regista attento, anche se non di grande dinamismo.  Paro 6,5: finalmente in campo con personalità. Fabiano 6,5: un solo errore (il disimpegno sbagliato che poi porta al rigore di Santos), ma di nuovo propositivo anche in fase offensiva Dal 45´ st Juric sv. Leon 6,5: un gol e tanto lavoro a supporto di Borriello, anche se a corrente alternata. Dal 39´ st Lucarelli sv. Borriello 8: devastante, un incubo per i difensori friulani.

 

AKAIAOI