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TORNEO INTERNAZIONALE DI VIAREGGIO 2007 |
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07 Febbario 2005 - Viareggio Stadio dei Pini - FINALE juventus - Genoa 2 - 0 (0 - 0) Reti: 54' Bianco, 65' Volpato.
JUVENTUS:
Avitabile, Dicuonzo, Masiello, Criscito, Bianco, Luci, Marchisio, De
Ceglie, Bentivoglio, Volpato, Arigò (71' Giovinco poi 81' Cuneaz).
Allenatore: Chiarenza. Espulsi: 79' Masiello, 90' Pisacane. Note: Annullate 2 reti al Genoa. Spettatori: 3.000 circa.
La Formazione Rossoblù prima della finale: da sinistra Di Maio, Volpara, Panizzolo, De Lorentiis, Russo, Siligato. In basso Pisacane, Colurcio, Iovine, Moschella, Renzetti. Foto presa da www.simonearveda.com
Antonelli Cremona Ferrando Ferrara Zenga
LA REPUBBLICA - Viareggio, Genoa - Juve quarant´anni dopo. di Gessi Adamoli. Oggi i grifoncini chiamati a ripetere l´impresa della squadra di Agroppi e Nocentini. Fu l´unica edizione decisa al sorteggio, dopo che anche i rigori erano finiti in parità. Ancora Genoa-Juventus (ore 15, diretta su Sportitalia), come 40 anni fa quando la squadra rossoblù vinse il suo unico Viareggio. E fu una finale storica, l´unica di 57 edizioni decisa al sorteggio. La prima finale su sospesa per pioggia e la partita venne recuperata due giorni dopo. Per il Genoa segnarono Corucci e Petrini, dal dischetto (all´epoca il regolamento prevedeva che poteva battere sempre lo stesso giocatore) Nocentini, il libero, fece quattro su cinque. Un errore anche per la Juventus, che aveva in Furino il giocatore di maggior prestigio, e la decisione fu così affidata alla monetina. Quel 3 marzo 1965 il Genoa scese in campo con Tarabocchia, Bonvicini, Campora, Nocentini, Venturelli, Agroppi, Gallina, Cittarella, Petrini, Masucco (capitano), Corucci. Del gruppo facevano parte il secondo portiere D´Orsi e Franco Ferrari. Quarant´anni dopo che fine hanno fatto i protagonisti di quella storica impresa? La carriera più importante è stata quella di Aldo Agroppi. Era arrivato al Genoa solo in prestito nell´affare Meroni, tornò al Torino l´anno successivo e ne divenne una delle bandiere. In nazionale ha trovato poco spazio (5 presenze) proprio perché chiuso da quel Furino che lui aveva battuto a Viareggio. Ha anche provato a fare l´allenatore, gli calza meglio però il ruolo di opinionista: lingua sciolta e battute al vetriolo da maledetto toscano. Anche Carletto Petrini (Genoa, Milan, Torino, Roma, Bologna, Catanzaro e Cesena) ha fatto una carriera importante: scivolò sullo scandalo del calcio scommesse, da qualche anno si è specializzato in libri denuncia. L´oscar della sfortuna va a Campora, l´unico che quello stesso anno esordì in serie A: il Genoa dopo qualche anno (46 presenze in totale) lo cedette all´Arezzo. Ma mentre raggiungeva la sua nuova destinazione ebbe un incidente stradale: carriera finita. Campora entrò in banca e continuò a giocare nei dilettanti (ora allena i ragazzini della Goliardica). In banca è entrato anche Adriano Nocentini, il rigorista. Franco Ferrari, attualmente uno dei responsabili del settore tecnico di Coverciano, giocò diversi anni in prima squadra e venne soprannominato "il Facchetti di Voltri". Ciccio Gallina, napoletano di Secondigliano, giocò poi in serie A nel Vicenza: estroso in campo e fuori decise di emigrare in Canada. Tarabocchia, che ora allena i portieri del Chiavari, stabilì a Lecce in C il record di imbattibilità (1791 minuti, ancora oggi è il record italiano delle prime tre categorie). Masucco ha fatto una buona carriera in serie C, il toscano Corucci fu ceduto al Savona, dei veneti Bonvicini e Venturelli, gli unici insieme a Cittarella a non aver esordito in prima squadra, si sono perse le tracce.
IL SECOLO XIX - La favola dei Grifoncini ha un finale da dimenticare. di Giampiero Timossi. Torneo di Viareggio. L’arbitraggio molto discutibile marchia la sfida: 2-0 per la Juve. Torrente: «Ai ragazzi ho detto bravi, non devono cercare alibi» . Viareggio. Questa è la favola di Francesco l’acciuga, di Fabio palla di gomma e di Danilo la pantera. Di un marcantonio che ha vent’anni, fa l’attaccante, fa un gol valido, ma poi gli viene annullato. Cremona (Luca) arriva da Varese: «Belin, mi sono messo davanti a lui, ho preso lo spazio. E lui mi ha preso da dietro». Questo è la favola degli Incredibili ragazzi vestiti di rossoblù. E’ la Primavera del Genoa, che arriva seconda al Torneo di Viareggio, anche perché con un arbitraggio così non potevano che vincere gli altri. Sarà un caso, gli altri sono quelli della Juventus. Scherzi del destino. Può essere crudele. Non può cancellare le favole. Quella del portiere Danilo Russo, dei difensori Fabio Pisacane, Francesco Renzetti, Daniel Panizzolo, e Alessandro Di Maio. Dei centrocampisti Diego Colurcio, Alessandro Moschella, Marco Iovine ed Emanuele Volpara. Degli attaccanti Simone De Lorentiis, Matteo Siligato. Di Simone Pettinari, Agostino Sasso, Martino Borghese, Mirko Antonelli, Giacomo Cotelessa, Luca Cremona e Jacopo Zenga. Sono i nomi di chi non è stato battuto nella finalissima del Viareggio, comunque. E anche Vincenzo Torrente lo sa, ma non lo dice. «Ai ragazzi ho detto bravi, solo questo. Bravissimi, perché se lo meritano, perché arrivare in finale, a Viareggio, è stata la loro impresa. Perché in campo hanno messo tutto, sempre, dalla prima all’ultima partita. E quando dico tutto dico il gioco che fa con il cuore, il cervello e l’applicazione. Abbiamo perso in finale con la Juventus, ma non siamo mai stati inferiori alla miglior squadra italiana, anche nel settore giovanile». Questo ha detto Vincenzo Torrente ai suoi ragazzi, abbracciandoli uno dopo l’altro, quelli che già avevano la faccia triste e delusa. La faccia di chi pensa di aver perso la grande occasione. Senza mai essere stato battuto. Anche se dopo quarant’anni il primo posto vola via, come un cappellaccio di Borsalino alzato dal vento di bora. Quarant’anni fa ci volle una finale bis. Alla prima venne il diluvio e la sospensione, alla seconda finì 2-2. Tirarono in aria le cinque lire, il Genoa disse croce. Portò a casa la prima e unica Coppa Carnevale della sua storia. Poi cambiarono il regolamento. Al posto della monetina hanno preferito la buona sorte, chiamiamola così: due gol annullati al Genoa, uno sicuramente valido. E poi c’era l’espulsione a Bianco. Era già stato ammonito e dopo aver fatto il gol del vantaggio si è tolto la maglia e ha festeggiato. Ci voleva l’ammonizione, la seconda. Lo dice il regolamento, ma l’arbitro Messina non concorda. Torrente lo sa, ma non lo dice. Non ai suoi ragazzi: «Certo, gli episodi li hanno visti tutti.... Ma i ragazzi non devono cercare alibi. Già, a questo pensano già i giocatori più grandi. Meritano di godersi quella che hanno fatto, analizzare con la loro testa. E’ fantastico lavorare con loro, la miglior cosa che ti possa capitare. I ragazzi sanno ascoltare, vogliono imparare, seguirti. I ragazzi di regalano grandi emozioni». Già, chi se ne frega dello sciagurato Messina, arbitro mandato dalla serie A dei grandi. E’ chi se ne frega se è arrivato allo stadio dei Pini sottobraccio con Luciano Moggi, uomo della Juventus di oggi, ieri e domani. Torrente saprà pure questo. Lui però ha preferito andare ad abbracciare i tifosi del Genoa, almeno cinquecento, arrivati anche a Viareggio per seguire il Grifone del capitano. Cinquecento a cantare, sventolare, applaudire, anche a fine gara, anche se il campo ha raccontato di una strampalata vittoria della Juventus. Un 2-0 che sta stretto come una vecchia scarpa ortopedica. Allora è meglio ricordare altre cose. Torrente scatta le foto di un’altra grande avventura in rossoblù: «Rivedo i ragazzi che si abbracciano dopo un gol, li rivedo stringersi e cantare tutti insieme l’inno. Vedo le loro facce stanche e piene di orgoglio contro l’Atalanta, in dieci contro undici per tutto il secondo tempo. Vedo le loro facce oggi, piene d’orgoglio e poi di delusione». Ora guardate gli occhi svegli di Danilo Russo. Lo hanno eletto miglior portiere del Torneo, non ha neppure 18 anni, è già portiere della Nazionale. E’ nato a Pompei, è arrivato a Genova cinque anni fa, dal settore giovanile del Sant’Agnello di Gragnano. A segnarlo fu Angelo Belmonte, che ha una villa a due passi da Cetara (paese natale di Torrente) e da quella controlla tutti i campioncini sparsi per mezza Italia. «Deluso? Sì, sognavamo questa vittoria, la volevamo, dopo la vittoria in semifinale credevamo di farcela. Non è andata così, l’arbitro non c’entra, non ne parlo. Il mio modello è Buffon. Anzi, no Buffon ma anche Dida. Cerco di prendere qualcosa da tutti e due. E speriamo bene». Speranze ben risposte. Anche nel miglior giovane del Viareggio, Francesco Renzetti, 17 anni compiuti il 22 gennaio. Arriva da Ventimiglia, è magro come una di quelle acciughe che saltano e popolano i racconti di Nico Orengo. Sottile e veloce, velocissimo: «Infatti i miei compagni mi chiamano il keniano bianco, ora dovrò mettere su qualche chilo». E in fondo il keniano che arriva da Ponente è già contento così: «Al Genoa mi portato Claudio Onofri, dal Ventimiglia. Devo essere sincero, al massimo credevo di giocare un paio di partite. E invece eccoci qui, grazie a mister Torrente, ai miei compagni, a tutti. Oggi siamo delusi, molto. Anche se abbiamo fatto un’ottima gara. Sul nostro primo gol annullato? Guardavo la palla, non so se ero davvero in fuorigioco ». Guardate gli occhi di questi ragazzi, quello profondi e tristi di Emanuele Volpara. Quelli fieri di Jacopo Zenga, figlio d’arte partito dalla panchina. Quelli allegri di Matteo Siligato, il genovese della compagnia. Guardate loro. E così dimenticherete quel nasone dell’arbitro Messina.
IL SECOLO XIX - La partita. Due gol rossoblù annullati. Viareggio. Partiamo dalla cronaca. Finalissima del Torneo di Viareggio, Genoa contro Juventus. Rossoblù che scendono in campo con Russo, Pisacane, Panizzolo, Di Maio, Renzetti, Moschella, Iovine, Colurcio, Volpara, Siligato, De Lorentiis. Bianconeri che rispondono con Avitabile,Di Cuonzo, Masiello, Criscito, De Ceglie, Marchisio, Bianco, Luci, Bentivoglio, Volpato, Arigò e Messina. Oh, ma guardate: la Juventus giocava in dodici? No, è solo l'amara ironia genoana che proprio lì vuol parare: l'arbitro Messina era l'uomo in più. Con riferimento alla cronaca: gol dell'1-0 annullato a Siligato per un fuorigioco di Renzetti, assai presunto. Gol del 1-1 annullato a Cremona per un fallo dell'attaccante. Che invece subiva il fallo da Criscito, ex rossoblù. Finisce 2-0 per la Juventus, prima squadra Primavera capace di aggiudicarsi la Coppa Carnevale tre volte di fila. Apre le marcature Bianco, di testa, all'8' della ripresa. Peccato che fosse già stato ammonito, per un fallaccio su Pisacane. Quando fa centro si toglie la maglia e per questo il regolamento prevede l'espulsione. Non per l'arbitro Messina, che sorvola. Il gol del 2-0 arriva invece al 21', con un colpo di testa di Volpato. Finisce così il pomeriggio di Viareggio. Era iniziato con Luciano Moggi, arrivato in tempo per osservare il successo del Maccabi sull'Inter nella finale per il terzo posto, 3-2 dopo i rigori. E mentre osserva, Moggi saluta cordialmente l'arbitro di turno. E' lunedì pomeriggio, ma non mancano i tifosi genoani. Non ci sono il presidente Preziosi (impegnato in Lega) e il tecnico Cosmi. Torrente sceglie il solito 4-3-1-2. Chiarenza parte con il 3-4-1-2. E partono in panchina i figli d'arte: l'attaccante rossoblù Jacopo Zenga e il centrocampista bianconero Alessandro Bettega. Inno di Mameli, Primavera rossoblù, stretta in un unico abbraccio. Messina fischia, si può partire. Sette minuti e rifischia per annullare il primo gol del Genoa: centro di Siligato, dopo una grande azione di Renzetti, Che per guardalinee e arbitro era in fuorigioco. Già, ma è la squadra di Torrente a far la partita. Ci prova al 28', con Siligato, anticipato. Mezz'ora, ancora. Quattro alla fine del tempo, si sveglia la Juventus: torre di Volpato che smarca Arigò davanti a Russo. Insomma, per 45' il Genoa non solo tiene, ma punge più dell'avversario. Si riparte, stesse formazioni, stesso arbitro: prima non vede un fallo su Siligato, poi fischia l'ennesimo fuorigioco a Renzetti. E allora la Juve passa: 8' del secondo tempo, cross da sinistra di De Ceglia, Bianco stacca di testa e insacca. Fa 1-0. Torrente toglie uno stanco Siligato e mette dentro Cremona. E' il 18', scatta Cremona, fallo del bianconero Criscito. Fallo da ultimo uomo. Cremona resiste, si libera in area, fa un gran gol. No, non per Messina. La Juve non può far altro che radoppiare, al 21', con un colpo di testa di Volpato. Torrente manda in campo un'altra punta, Zenga, al posto di Moschella. Una manciata di minuti e il ragazzo becca una gomitata in faccia da Masiello. La palla è troppo lontana, il guardalinee troppo vicino. Stavolta non è possibile sorvolare. Rosso e Juventus in dieci. Ma è già 2-0. Vero, il Genoa potrebbe accorciare e magari riaprire la finalissima, al 36', ma il tiro al volo di Volpara è sbilenco. Per chiudere Messina lascia in dieci anche il Genoa: espulso Pisacane, per proteste. Finisce 2-0, chi doveva vincere ha vinto. Finisce con Torrente e i suoi ragazzi sotto la Curva dei tifosi rossoblù, che applaudono.
LA REPUBBLICA - Genoa, svanisce il sogno ma è l´arbitro ad affossarlo. di Gessi Adamoli. Viareggio. Scandalo al Torneo di Viareggio, il Genoa arrivato alla finale dopo 40 anni, è battuto dalla Juve (2- 0), ma troppe ombre accompagnano il terzo successo consecutivo dei bianconeri. L´arbitro Messina, che prima della partita si è intrattenuto in un cordiale colloquio con Moggi, è determinante. Due gol annullati al Genoa, la mancata espulsione di Bianco (dopo il primo gol della Juve esulta togliendosi la maglia ed era già ammonito) ed il mancato intervento per la spinta di Volpato ai danni di Panizzolo (secondo gol) sono le perle di una direzione a senso unico. «Quando la Juve arriva in finale, poi è difficile che perda», sospira Scapini, amministratore delegato del Genoa a lungo segretario generale del club bianconero. Torrente, l´allenatore dei grifoncini, dà una grande lezione di sportività: «Quello che è successo l´abbiamo visto tutti, ma non ne parlerò con la squadra. Ci sono già i grandi che usano gli arbitri come alibi, io a questi ragazzi devo dare un´altra educazione Resta la soddisfazione del grande torneo, 7 partite in 14 giorni, disputato dalla squadra più giovane della manifestazione. Allenare i ragazzi dà una grande gratificazione: in campo vedi quello che hai provato in settimana. Loro ti stanno a sentire». Il direttore generale Stefano Capozucca, in tribuna d´onore proprio dietro a Moggi, ha già un nome da segnalare a Cosmi: «Fabio Pisacane, il laterale destro, sarà subito aggregato alla prima squadra». All´8´ il primo gol annullato alla squadra di Torrente: va a segno Siligato dopo che Renzetti, considerato però in fuorigioco, aveva guadagnato il fondo. La Juve sblocca il risultato al 9´ della ripresa con Bianco, al 18´ il clamoroso gol annullato a Cremona per fallo su Criscito. «Mi sono messo tra lui e la palla, ho semplicemente difeso lo spazio», spiega incredulo il giovane attaccante. Al 21´ il raddoppio di Volpato, che si aiuta spostando irregolarmente Panizzolo. Il Genoa ha con Cremona (di testa) e con Volpara (al volo da distanza ravvicinata) l´occasione per riaprire l´incontro, ma questa è una gara segnata. Non resta che consolarsi con i premi individuali per Russo e Renzetti. Danilo Russo, napoletano di Pompei e studente modello al classico, è stato premiato come miglior portiere del torneo, Francesco Renzetti, il "keniano bianco", ligure di Dolceacqua ma nato a Montecarlo, 17 anni, è stato il più giovane della finale.
Poco tempo dopo
20-05-2006 IL SECOLO XIX - Quella strana sconfitta della Primavera al Viareggio. Moggi nello spogliatoio dell'arbitro Messina. E la Juve batte il Grifone di Torrente. C'è chi rivendica un paio di scudetti, assegnati alla Juventus negli ultimi due anni. Lo fa Silvio Berlusconi nella veste di azionista di maggioranza del Milan. Perché se davvero i titoli sono stati assegnati secondo il "sistema Moggi", è il pensiero dell'ex premier, è giusto che subentri chi è arrivato secondo comportandosi regolarmente. C'è chi, nel suo "piccolo", rivendica invece una Coppa Carnevale, volgarmente nota con l'etichetta di Torneo di Viareggio, una delle manifestazioni di maggior prestigio a livello internazionale per il calcio giovanile. Lo fa un gruppo di tifosi genoani che amano combattere le proprie battaglie con forza coniugata a stile goliardico, e che hanno il loro ritrovo virtuale sul sito Internet dei Druidi (www.druidi.it). Sì, perché quanto accaduto a Viareggio l'8 febbraio 2005 ricorda ciò che secondo gli inquirenti accadeva ad altissimi livelli: allo stadio dei Pini il Genoa di Vincenzo Torrente perde 2-0 in finale con la Juventus. Il giorno dopo il Secolo XIX titola: "La favola dei Grifoncini ha un finale da dimenticare". Nell'occhiello spiega che "L'arbitraggio molto discutibile marchia la sfida". All'epoca Vincenzo Torrente non fece polemiche: «Certo, gli episodi li hanno visti tutti, ma i ragazzi non devono cercare alibi», si limitò a dire. Però, riletta con il senno di poi, quella partita assume aspetti inquietanti. L'arbitro era Domenico Messina, nativo di Cava dei Tirreni ma appartenente alla sezione di Bergamo. Uno dei direttori di gara sospesi dall'Aia dopo l'esplosione dello scandalo. Messina era arrivato allo stadio sottobraccio a Luciano Moggi, scomodatosi appositamente per assistere al terzo successo bianconero consecutivo a Viareggio. Insieme, sotto gli occhi di tutti. Come se fosse la cosa più naturale del mondo. In realtà un dirigente rossoblù confida di averli visti insieme anche nello spogliatoio dell'arbitro prima della gara. Non vorrebbe dire nulla, se ciò che accadrà in partita non destasse più di qualche perplessità. Esempio? Due reti valide annullate ai Grifoncini. Al 7' i rossoblù si portano in vantaggio con Siligato dopo un'azione di Renzetti: per arbitro e guardaline il propiziatore della rete è in posizione di fuorigioco che per il Secolo XIX è "assai presunto". A inizio ripresa segna invece la Juve con Bianco. Il Secolo XIX sottolinea "Peccato che fosse già stato ammonito, per un fallaccio su Pisacane. Quando fa centro si toglie la maglia e per questo il regolamento prevede l'espulsione. Non per l'arbitro, che sorvola". Bazzecole rispetto a ciò che accadrà più tardi. Ancora dal Secolo XIX: "È il 18', scatta Cremona, fallo del bianconero Criscito. Fallo da ultimo uomo. Cremona resiste, si libera in area, fa un gran gol. No, non per Messina". Che annulla. Sarebbe il pareggio, con espulsione dello juventino. La finale cambierebbe. Invece i bianconeri si portano sul 2- 0. A risultato acquisito, il Genoa si trova in superiorità numerica. "Una manciata di minuti e il ragazzo (Zenga junior, ndr) becca una gomitata in faccia da Masiello. La palla è troppo lontana, il guardalinee troppo vicino, stavolta è impossibile sorvolare. Rosso e Juve in dieci. La partita terminerà in parità numerica: successivamente sarà espulso anche il rossoblù Pisacane. Per proteste. di Giuliano Gnecco
* Mio appunto d'epoca all' articolo: L'avevo fatto notare anch'io almeno 15 giorni fà! Ecco!
21-05-2006 IL SECOLO XIX - «Vietato infangare il Viareggio» Il nuovo fronte Svolta sulla finale del 2005 vinta dalla Juve dopo un colloquio fra Moggi e l'arbitro Messina Gli organizzatori: «Se saranno confermati i sospetti il trofeo andrà al Genoa». di Giuliano Gnecco. Genova. Hanno infangato il calcio: lo dicono le intercettazioni, lo dicono i documenti in mano agli inquirenti. Il sospetto è che abbiano fatto anche peggio: che abbiano sporcato il calcio più puro, quello giovanile. Edizione 2005 del Torneo di Viareggio, uno dei più importanti a livello internazionale per i vivai: in finale la Juventus batte il Genoa di Vincenzo Torrente per 2-0. Però l'arbitro annulla ai Grifoncini due reti regolari, e risparmia ai bianconeri un paio di espulsioni. Storie di ordinarie sviste. Che rilette con il senno di poi fanno però sorgere inquietanti sospetti. Perché l'arbitro è Domenico Messina, uno dei nove sospesi dall'Aia dopo lo scoppio dello scandalo, e perché in tribuna c'è Luciano Moggi, che prima della partita si è intrattenuto con il direttore di gara chiudendosi insieme a lui nello spogliatoio dello Stadio dei Pini. Solo coincidenza? O i dubbi sono leciti? Non ci sono conferme, ma a questo proposito potrebbero esserci interessanti intercettazioni. «Infangare il Torneo di Viareggio è una cosa praticamente impossibile ? assicura Alessandro Palagi, 52 anni, presidente del Centro Giovani Calciatori di Viareggio che organizza la manifestazione ? I rapporti collaterali con il mondo del calcio professionistico a noi non toccano nemmeno di striscio, non ci poniamo il problema. Anzi, dalla prossima edizione lanceremo dei messaggi forti. Perché se il calcio vuole ricominciare deve farlo dal settore giovanile. In questo momento proviamo solo schifo». Se i timori fossero fondati? «Il campo è quello che dice sempre la verità? premette Palagi ? Sempre che non venga provato il contrario in altre sedi. Siamo disgustati e schifati come sportivi e tifosi. Bisogna ricominciare daccapo con regole precise per tutti, a partire dal settore giovanile: le società devono essere proprietarie del giocatore fino a 18 anni per eliminare quel sottobosco di osservatori che si rivolge alle famiglie promettendo che loro figlio diventerà Maradona. Anche perché su dieci famiglie almeno sette si sfaldano e lasciano i figli in balia di certa gente: l'educazione dei calciatori si fa da giovani, non da vecchi». I dubbi restano comunque su quella finale: «La nostra garanzia è la storia ? sottolinea Palagi ? Però se certe cose venissero provate, è possibile che la Coppa venga tolta alla Juve e data al Genoa. Noi siamo puliti, se è successo qualcosa non ne siamo a conoscenza. Le società dovrebbero essere proprietarie dei loro ragazzi; con la legge Bosman e lo svincolo è venuto fuori un Carnevale, come si dice a Viareggio: a chi lavorava sui giovani con entusiasmo e sacrifici si è aggiunta gente che se vede soldi diventa ladra. Chi ha sbagliato deve pagare. Fino in fondo».
21-05-2006 IL SECOLO XIX - La gara sarebbe al centro di alcune intercettazioni. Sui settori giovanili si allunga l'ombra del "sistema". di Giuliano Gnecco. Genova. Domenico Messina sottobraccio a Luciano Moggi all'arrivo nello stadio dei Pini era visibile a tutti, senza ipocrisie. L'ex direttore generale bianconero nello spogliatoio dell'arbitro prima della gara lo era invece solo a pochi. Ciò che poi è accaduto in campo non è un mistero: il resoconto scritto da Giampiero Timossi, inviato in quella occasione dal Secolo XIX, in proposito è eloquente. Però su quella partita esisterebbero anche alcune intercettazioni. Del resto siamo al 7 febbraio 2005, nel pieno del periodo in cui la procura la Napoli ha tenuto sotto controllo le sei utenze attribuite a big Luciano. E si apre uno scenario inquietante: i tentacoli di quello che è stato definito "sistema Moggi" si sarebbe allungati anche a livello di calcio giovanile. Perché anche qui esisteva un business molto redditizio. Anche qui una vittoria portava denaro. Vincere in torneo importante come quello di Viareggio significa aumentare il valore commerciale dei giocatori. E a quel punto è possibile metterli sul mercato sia per cederli a titolo definitivo, sia per prestarli a società di C1 o di serie B quando non addirittura di A. Il meccanismo è identico a tutti i livelli: basti pensare che una squadra che dalla C1 sale in serie B vede mediamente aumentare di cinque volte il valore del proprio parco giocatori. Lo scenario è da brividi: speculazioni economiche su giocatori adolescenti. Da qui l'importanza di assicurarsi successi. Se davvero ciò che è accaduto di strano in campo durante quel Juventus-Genoa non è da attribuire a oscure manovre o bieche speculazioni, lo potranno eventualmente stabilire le indagini. Qualora invece venissero comprovate irregolarità, la coppa sarebbe revocata ai bianconeri e assegnata ai Grifoncini, che sarebbero stati vittime di un sistema corrotto. L'inchiesta di Napoli deve sciogliere anche questo nodo. Emerge però qualcosa in più, che prescinde dall'esito di quella chiacchierata partita. Emerge un sottobosco di interessi economici che avvelenta un ambiente che dovrebbe essere sano, che deve formare uomini prima ancora che calciatori. Non sono le vittorie ad ingrassare i più spregiudicati. C'è un intero mondo di osservatori e procuratori scaltri che si arricchiscono senza remore sulle spalle di ragazzini. Bisogna intendersi: addetti ai lavori che svolgono i loro compiti con passione, sacrifici e nel pieno rispetto delle regole, della correttezza e della deontologia ce ne sono. Ma ci sono altri (il caso Chiellini e del procuratore genovese Paolo Bordonaro, raccontato ieri, lo conferma) che agiscono in modo disinvolto. Ci sono procuratori senza scrupoli che fanno firmare la delega a giocatori minorenni, la conservano in un cassetto per poi farla riapparire al compimento della maggiore età. Precisazione: è possibile ottenere la procura da parte di minori, a patto che venga sottoscritto anche da almeno uno dei genitori. Non solo, esiste tutto un mercanteggiamento delle procure, anche se il regolamento dei procuratori obbliga l'agente a «non stabilire contatti con un giocatore sottocontratto con lo scopo di fargli rescindere il contratto o non fargli osservare le obbligazioni contrattuali». Le sanzioni vanno fino al ritiro della tessera. Tuttavia ci sono agenti che contattano giovani già sotto contratto con altri colleghi. Per rescindere un mandato occorre spesso pagare una penale: l'agente che intende subentrare garantisce di pagare lui per la famiglia, pur non dovendo apparire agli occhi del vecchio procuratore per non subire le punizioni previste. A volte la penale supera i 10.000 euro: anche a queste cifre ci arriva con lo scopo di assicurarsi un ragazzo promettente che lascia intravvedere la possibilità di ben più cospicui guadagni. È un investimento, come giocare in Borsa. Vittorie che spostano rilevanti quantità di denaro, ragazzi trattati come titoli azionari sui quali guadagnare: è il quadro niente affatto edificante di un ambiente che dovrebbe essere l'ultimo rifugio pulito del calcio in putrefazione. In mezzo c'è il Genoa, che ha perso una finale senza capire perché. Forse la magistratura darà una spiegazione. E magari l'esito di quella partita potrebbe cambiare a tavolino. Nel frattempo a Viareggio la buttano sull'ironia: "Moggi sindaco"è scritto su uno striscione comparso sul lungomare.
22-05-2006 IL SECOLO XIX - Siligato: «Riaperta la ferita per quell'ingiustizia» Caso Viareggio. Nuovi particolari sulla finale persa con la Juve: il figlio di Bettega era in panchina e Lippi junior in tribuna. L'ex capitano della Primavera rossoblù: «Avevamo smaltito la sconfitta, ora c'è rabbia» di Giuliano Gnecco. Genova. Una ferita rimarginata a fatica si è riaperta a distanza di oltre un anno: «Potevamo alzarla sul campo, quella Coppa», sospira Matteo Siligato, 20 anni, attaccante del Genoa in prestito al Pergocrema. E soprattutto capitano dei Grifoncini sconfitti 2-0 dalla Juventus nella finale del Viareggio 2005. L'edizione dei veleni e dei sospetti. L'edizione nella quale Luciano Moggi si intrattenne nello spogliatoio dell'arbitro Messina (uno dei nove sospesi dall'Aia dopo la deflagrazione dello scandalo) prima della gara. Poi in campo accadde di tutto: due reti valide (la prima di Siligato, ancora sullo 0-0) annullate al Genoa di Vincenzo Torrente, due espulsioni graziate ad altrettanti giovani bianconeri. Due curiosità: Vincenzo Chiarenza, ex blucerchiato e allenatore della Juve baby, aveva portato in panchina Alessandro Bettega, figlio di Roberto. E in tribuna, accando a Moggi, era seduto un altro figlio d'arte, Davide Lippi. Molti erano gli interessi, anche economici, su quella partita, molte le pressioni. La procura di Napoli sarebbe in possesso anche di intercettazioni compromettenti, che potrebbero cambiare l'esito della finale: «Se ci saranno le prove - ha ammesso Alessandro Palagi, presidente del Centro Giovani Calciatori di Viareggio, che da quasi sessant'anni organizza la manifestazione - potremmo revocare la coppa alla Juve e assegnarla al Genoa». Siligato ricorda controvoglia, per un dolore ancora intenso: «È passata. Resta il rammarico per aver perso comunque sul campo, anche se ci hanno annullato due gol regolari. Eravano riusciti ad accettare la sconfitta, sembrava smaltita. Ora invece c'è rabbia perché quella Coppa avremmo potuto alzarla sul campo». Nonostante la rabbia, nonostante i sospetti, Siligato assicura di non essersi reso conto di oscure manovre: «Se ci fossimo accorti di qualcosa di strano non avrebbe neppure avuto senso continuare la partita. Certo, poi fra di noi abbiamo parlato di qualche episodio che ci aveva colpito. Però nel calcio può succedere, è accaduto anche in altre partite. Ma è inutile parlare di una partita che è stata giocata, ora sarebbe troppo facile: non voglio dire niente». È invece indignato Andrea D'Angelo, uno dei due reggenti della Fondazione, che fra gli scopi statutari ha la cura e il progresso del settore giovanile rossoblù: «Se i sospetti venissero confermati sarebbe una cosa di una gravità estrema, perché si andrebbe alle radici dello sport e della deontologia. Sarebbe una vergogna prima ancora che una lesione al Genoa». Nonostante in questo momento le priorità siano altre, la societàè interessata alla vicenda, ad avere giustizia. E non è escluso che possa prendere qualche iniziativa: «Ne parleremo con il presidente», ammette D'Angelo. C'è poi un altro aspetto scabroso emerso da questa storiaccia: l'esistenza di un sottobosco di osservatori e agenti che agisce al di fuori delle regole e tratta calciatori anche minorenni come merce. Il Genoa intende studiare una soluzione che tenga lontano dal suo settore giovanile questi mercanti di bambini: «Ci vogliono riforme normative - spiega D'Angelo - La disciplina è consentita. Il nostro lavoro, quello della Fondazione, è appena iniziato, ma abbiamo allo studio alcuni progetti: siamo in movimento».
18-02-2007 IL SECOLO XIX - Moggi e Messina, lo scippo annunciato. di Giuliano Gnecco. Amarcord. Pisa. Sembra una banalità, ma è una rivoluzione copernicana: stavolta la finale del Viareggio - la prima dopo Moggiopoli - si gioca in undici contro undici. «Come è finita l'altra volta lo hanno visto tutti, non voglio aggiungere altro taglia corto Vincenzo Torrente - Non c'è stato nessuno che abbia detto che hanno vinto meritatamente, io poi l'ho rivista tre volte». La ferita è ancora aperta, i fantasmi tornano dal passato: due anni fa, con la Juve fu uno scippo senza neppure destrezza; con espulsioni assurde, reti annullate senza un perché. "Quella" è una partita che ancora grida vendetta. «Loro erano forti, ma in quella gara noi lo fummo di più», ricorda oggi Torrente. Chi ha dimenticato quella partita: l'arbitro Messina di Bergamo arrivato allo stadio Dei Pini sottobraccio a Big Luciano. Prima della gara il dirigente responsabile Antonio Bartoluppi entrò nello spogliatoio dell'arbitro per portare le formazioni: «Dentro, con lui, c'è Moggi», riferì sbalordito a Torrente. Il quale allargò le braccia: «E io che ci posso fare?». Niente, lo si vide in campo. Da quella parte, da quella degli avversari, allora c'erano Masiello e Criscito. Da questa i reduci sono il portiere Danilo Russo, i difensori Martino Borghese e Alessandro Di Maio, e centrocampisti Giacomo Cotellessa e Alessandro Moschella, l'attaccante Matteo Siligato. Di quella squadra, Siligato era pure capitano. Voglia prendersi una rivincita? «Ho di nuovo questa possibilità, quella di giocare la finale: dobbiamo vincerla - esorta la punta - Anche se non fosse successo niente sarebbe importante vincere questo torneo. In più c'è quella miccia ancora accesa». Vincenzo Torrente qualche perplessità ce l'ha: «Non vorremo fare cattivi pensieri, speriamo che si giochi solo Genoa-Roma. Nella rissa fatta dagli argentini noi non c'entriamo niente: siamo vittime». Sono gli scheletri che tornano dal passato. Sembra una banalità, ma è una rivoluzione copernicana: stavolta la finale del Viareggio si gioca in undici contro undici. Nella speranza di non doversi ricredere.
* Mio appunto sulla vicenda - Risultato finale: Moggi và nelle scuole ad insegnare l'etica sportiva
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| Akaiaoi 2006 |